Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina — dal 2 al 14 febbraio 2027
Una delle ultime sere di Carnovale di Carlo Goldoni, con la regia di Valerio Binasco, è in scena al Teatro Argentina di Roma dal 2 al 14 febbraio 2027, in Largo di Torre Argentina 52, per dodici recite: da martedì 2 a domenica 7 febbraio e da martedì 9 a domenica 14 febbraio, con il lunedì 8 di riposo. Il teatro si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, oppure a piedi da piazza Venezia in pochi minuti; le stazioni della metro B più comode sono Colosseo e Circo Massimo. In scena ci sono quattordici attori, fra cui Natalino Balasso, Milvia Marigliano e Michele Di Mauro. I prezzi e gli orari di inizio delle singole recite sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro di Roma; i biglietti si comprano alla biglietteria del teatro oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal Teatro di Roma.
Una delle ultime sere di Carnovale all'Argentina: date, compagnia e produzione
Una delle ultime sere di Carnovale resta in cartellone al Teatro Argentina per due settimane, dal martedì 2 alla domenica 14 febbraio 2027, con dodici recite. È una delle produzioni più ricche della stagione 2026/2027 del Teatro di Roma, che la firma insieme a tre altri teatri pubblici: il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Bolzano.
Le date delle dodici recite
Il calendario ufficiale elenca queste serate: martedì 2, mercoledì 3, giovedì 4, venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 febbraio; poi martedì 9, mercoledì 10, giovedì 11, venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 febbraio. Il lunedì 8 il teatro riposa. Due sabati e due domeniche sono pochi per uno spettacolo con un cast così noto: chi vuole il fine settimana si muova presto, chi ha libertà di scelta punti sul martedì o sul mercoledì.
Una produzione a quattro teatri nazionali
La produzione è del Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, del Teatro di Roma, Teatro Nazionale, del TSV, Teatro Nazionale, e del Teatro Stabile di Bolzano. Quattro enti pubblici che uniscono le forze per un Goldoni con quattordici attori in scena: oggi è la sola strada per vedere una commedia corale di questo tipo con la compagnia al completo, senza tagli di personaggi.
La squadra creativa
Le scene sono di Guido Fiorato, i costumi di Alessio Rosati, le luci di Alessandro Verazzi, il suono di Filippo Conti, il video di Simone Rosset. È la squadra con cui Binasco lavora da anni, e che conosce bene il suo modo di trattare i classici: pochi orpelli, attenzione ai corpi e alle voci.
La commedia: l'addio di Goldoni a Venezia
Una delle ultime sere di carnovale è una commedia in tre atti di Carlo Goldoni, scritta nel 1761 e rappresentata per la prima volta il 16 febbraio 1762 al Teatro San Luca di Venezia. Fu l'ultima commedia che Goldoni scrisse a Venezia prima di partire per Parigi, dove era stato chiamato come autore della Comédie Italienne.
La trama
Siamo a Venezia, nella casa laboratorio di sior Zamaria, fabbricante di stoffe. Sua figlia Domenica è innamorata di Anzoletto, disegnatore di stoffe. È l'ultima sera di Carnevale e in casa si festeggia: si chiacchiera, si gioca a carte, si balla, si cena. Poi Anzoletto annuncia che partirà per la Moscovia, insieme a madame Gatteau, un'anziana ricamatrice francese che si è invaghita di lui. Scoppia la gelosia di Domenica, monta la tensione, e la serata trova il suo equilibrio solo con un doppio matrimonio: Domenica con Anzoletto, Zamaria con madame Gatteau. Partiranno tutti per la Moscovia, e a Venezia la bottega resterà affidata a Momolo.
Un mondo di mestieri
Il bello della commedia è la galleria di personaggi. Oltre a Zamaria e Anzoletto ci sono sior Bastian, mercante di seta, con la moglie Marta; sior Lazaro e sior Agustin, fabbricanti di stoffe, con le mogli Alba ed Elenetta; siora Polonia, che fila oro; sior Momolo, manganaro; i tre garzoni della bottega, Cosmo, Baldissera e Martin. È la Venezia produttiva del Settecento, quella delle arti tessili, raccontata dall'interno di una casa in cui lavoro e festa si mescolano. Chi cerca il Goldoni delle maschere qui trova altro: trova la borghesia artigiana, con le sue gelosie e le sue piccole ambizioni.
La meneghella, un gioco di carte veneziano
Nella commedia si gioca alla meneghella, un gioco di carte che Goldoni stesso, nella prefazione, descrive come particolare di Venezia, adatto alle compagnie numerose, a cui si può giocare fino in sedici alla stessa tavola. È uno di quei dettagli che fanno di questo testo un ritratto di costume: la festa di Carnevale in una casa di artigiani, con il gioco che tiene insieme tutti.
Una commedia allegorica
Goldoni la definì, nella prefazione all'edizione a stampa, una commedia d'allegoria che ha bisogno di una spiegazione. Anzoletto, il disegnatore che parte per la Moscovia, è lui stesso, che parte per Parigi. Domenica rappresenta la commedia riformata, quella che Goldoni aveva costruito a Venezia; madame Gatteau, che parla un giocoso italo francese, rappresenta la Comédie Italienne che lo reclama. I tessitori sono gli attori, e il pubblico della festa è il pubblico veneziano. Una commedia sulla malinconia delle cose che finiscono, scritta da un autore che sapeva di chiudere un capitolo.
La sera della prima
La prima del 1762 fu un successo, e Goldoni ne lasciò il ricordo nei suoi Mémoires: la platea risuonava di applausi, e fra gli applausi si sentiva gridare buon viaggio, felice ritorno. L'autore confessò di essersi commosso fino alle lacrime. Arrivava al termine di una stagione che aveva visto il trionfo delle Baruffe chiozzotte e dei Rusteghi.
La lettura di Valerio Binasco
Dopo Il bugiardo e Arlecchino servitore di due padroni, Valerio Binasco torna a Goldoni con Una delle ultime sere di Carnovale, che la presentazione ufficiale definisce il saluto malinconico di Goldoni a Venezia. È la terza tappa di un percorso goldoniano che il regista porta avanti da più di dieci anni.
Goldoni osservatore dell'animo umano
Nella visione del regista, Goldoni è un attento osservatore dell'animo umano, capace di svelare dietro il sorriso la verità delle relazioni, le ipocrisie, i piccoli inganni quotidiani. Binasco legge in lui una modernità sorprendente: la comicità nasce sempre da una fragilità, da una patologia del vivere, e per questo parla ancora al pubblico di oggi. È una lettura che condivido: i grandi Goldoni degli ultimi anni sono quelli che hanno smesso di cercare il colore veneziano e hanno cercato le persone.
Maschere e uomini
La presentazione dello spettacolo accosta Arlecchino, Lelio e Anzoletto: maschere e uomini insieme, figure vive di un'umanità che non cambia mai davvero. Arlecchino e Lelio sono i protagonisti dei due Goldoni precedenti di Binasco; Anzoletto è il nuovo arrivato. Chi ha visto gli altri due spettacoli troverà una continuità di sguardo, e anche di attori.
Un atto d'amore verso il teatro
Nella lettura del regista lo spettacolo diventa un atto d'amore verso il teatro stesso, uno spazio vitale che smette di guardare al passato e continua a interrogare il presente attraverso la forza diretta della scena. Detto in termini più semplici: un testo in cui un autore saluta i suoi attori e il suo pubblico, messo in scena da un regista che da anni guida un teatro nazionale, diventa inevitabilmente una riflessione sul mestiere. Ed è questo, credo, il motivo per cui Binasco lo ha scelto.
Chi è Valerio Binasco
Valerio Binasco, nato a Paderna nel 1964, è attore e regista teatrale; formato alla scuola del Teatro Stabile di Genova, dove si è diplomato nel 1988, è stato direttore artistico del Teatro Stabile di Torino dal 2018. La nomina era arrivata nel maggio 2017, per il triennio 2018-2021.
Gli anni da attore
Binasco ha debuttato a Genova in produzioni dirette da Marco Sciaccaluga, fra cui due Goldoni: La putta onorata nel 1987 e La buona moglie nel 1988. Carlo Cecchi lo scelse per il suo Amleto, prodotto dal Festival dei Due Mondi di Spoleto; con Cecchi ha recitato anche in Finale di partita di Beckett e nella Serra di Pinter. Ha lavorato a lungo con Franco Branciaroli, in Antigone, Re Lear, L'ispettore generale; con Gianfranco De Bosio è stato nei Due gemelli veneziani di Goldoni. Con Mario Martone ha interpretato Edipo a Colono di Sofocle.
I premi
Ha vinto tre premi Ubu: nel 1997/98 come nuovo attore, nel 2003/04 come miglior attore non protagonista per Edipo a Colono, nel 2010/11 per la miglior regia con Romeo e Giulietta, messo in scena al Teatro Eliseo di Roma con Riccardo Scamarcio. Ha ricevuto due premi dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, un premio Olimpico del Teatro e il premio Flaiano per la regia nel 2020.
Il cinema
Al cinema Binasco ha lavorato con Guido Chiesa in Lavorare con lentezza, che nel 2005 gli valse la candidatura ai Nastri d'argento, e con Claudio Cupellini in Alaska, che nel 2016 gli portò la candidatura al David di Donatello come attore non protagonista. Lo si è visto in Un giorno perfetto di Ferzan Özpetek, in Noi credevamo e nel Giovane favoloso di Mario Martone, in Nome di donna di Marco Tullio Giordana e nel Signore delle formiche di Gianni Amelio.
Il regista e Roma
Come regista Binasco ha lavorato nei principali teatri stabili italiani. Con Roma il legame è antico: per il Teatro di Roma ha diretto Il gabbiano di Čechov nel 2001 e nel 2008 E la notte canta di Jon Fosse, autore che ha frequentato più di chiunque altro in Italia; per il Teatro Eliseo Noccioline di Fausto Paravidino, Un giorno d'estate di Fosse, L'intervista di Natalia Ginzburg e il Romeo e Giulietta premiato con l'Ubu. Nel 2012 ha fondato la Popular Shakespeare Kompany, compagnia indipendente con cui ha messo in scena La tempesta, Il mercante di Venezia con Silvio Orlando e, nel 2014, Il bugiardo di Goldoni.
Il Goldoni di Binasco
Nell'ottobre 2018 Binasco ha diretto per la prima volta Il servitore di due padroni, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, con Natalino Balasso nel ruolo di Arlecchino. Otto anni dopo Balasso è di nuovo in compagnia per questo Goldoni. Negli anni torinesi Binasco ha affrontato anche Pirandello, Molière, Shakespeare, Ionesco, Euripide, Fosse; al Maggio Musicale Fiorentino ha firmato due regie d'opera, Cardillac di Hindemith e Otello di Verdi.
Chi c'è in scena
Il cast di Una delle ultime sere di Carnovale conta quattordici attori: Andreapietro Anselmi, Natalino Balasso, Mauro Bernardi, Marta Cortellazzo Wiel, Matteo Cremon, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Milvia Marigliano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Aron Tewelde e Ivan Zerbinati. Il teatro non ha ancora pubblicato l'assegnazione dei ruoli.
Una commedia corale
Il testo di Goldoni prevede quindici personaggi, e la compagnia di Binasco ne schiera quattordici: una distribuzione quasi uno a uno, rara nel teatro italiano di oggi. Il vantaggio per il pubblico è evidente. La commedia vive del brusio della festa, dei dialoghi incrociati, del gioco collettivo: con pochi attori diventa un duetto, con quattordici torna a essere una casa piena.
Natalino Balasso
Il nome più noto al grande pubblico è quello di Natalino Balasso, che nel 2018 era Arlecchino nel Servitore di due padroni di Binasco. È un attore che conosce il veneto di Goldoni dall'interno, e questo pesa in una commedia scritta in larga parte in dialetto veneziano.
Milvia Marigliano e Michele Di Mauro
Milvia Marigliano e Michele Di Mauro sono, con Balasso, i nomi più riconoscibili della compagnia. In una commedia in cui i ruoli maturi, Zamaria, madame Gatteau, le coppie di mercanti, reggono l'impianto, la loro presenza dà peso alla compagnia.
La lingua
Un avvertimento pratico: la commedia è in veneziano, e madame Gatteau parla un italo francese volutamente buffo. La discussione fra lei e Anzoletto su quale lingua usare è uno dei passaggi più divertenti del testo. Per un pubblico romano non è un ostacolo, ma leggere la trama prima di entrare aiuta a godersi le sfumature.
Una curiosità su Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina — dal 2 al 14 febbraio 2027
La prima assoluta di Una delle ultime sere di carnovale andò in scena il 16 febbraio 1762; l'ultima recita romana di Binasco è domenica 14 febbraio 2027, due giorni prima dell'anniversario. E nel 2027 il martedì grasso cade proprio in quei giorni: lo spettacolo coincide con le ultime sere di Carnevale del calendario reale.
Non è una coincidenza di poco conto. Goldoni aveva scritto la commedia per chiudere la stagione del San Luca, che a Venezia terminava con il Carnevale: il pubblico della prima usciva da teatro e trovava la città in festa, le maschere per strada, l'ultima notte prima della Quaresima. Il testo racconta proprio quell'atmosfera, una festa che sta per finire. Vedere lo spettacolo a Roma a metà febbraio significa ritrovare, a oltre due secoli e mezzo di distanza, lo stesso incastro fra palcoscenico e calendario.
La seconda curiosità riguarda il Teatro Argentina. Nel febbraio del 1816, sempre in pieno Carnevale, l'Argentina ospitò la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini: fischi la prima sera, trionfo dalla seconda. Il Carnevale romano era allora la grande stagione dei teatri, quella in cui si concentravano le novità. Anche la prima del 1762 a Venezia apparteneva a quella tradizione. Portare un Goldoni carnevalesco all'Argentina nelle stesse settimane in cui Roma festeggiava il suo Carnevale settecentesco ha il sapore di un ritorno a casa: la sala fu inaugurata nel 1732, trent'anni prima della commedia.
Il Teatro Argentina: la sala che ospita Goldoni
Il Teatro Argentina ha 720 posti, 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con un soffitto verde decorato e un grande lampadario a candelabro a sedici bracci; il Teatro di Roma lo chiama il teatro dorato della città.
Un nome che viene da Strasburgo
Argentina non ha niente a che fare con il paese sudamericano. Il nome viene dalla torre del palazzo tardo gotico di Johannes Burckardt, detto il Burcardo, cerimoniere pontificio originario di Strasburgo, costruito fra il 1491 e il 1500. Strasburgo in latino era Argentoratum, e il Burcardo si firmava episcopus argentinensis: la torre divenne l'Argentina, e con lei il largo, la via e il teatro. Il palazzo del Burcardo è ancora in via del Sudario, a fianco del teatro.
Gli Sforza Cesarini e Theodoli
Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che avviò il cantiere nel 1730. La sala fu progettata dal marchese e architetto Gerolamo Theodoli, con la forma a ferro di cavallo scelta per l'acustica e la visibilità. In origine era quasi tutta in legno; la platea aveva quaranta file di banchi e i palchi erano centottantasei. Fu inaugurata nel gennaio del 1732 con Berenice di Domenico Sarro.
La facciata
La facciata neoclassica arrivò solo nel 1826, su progetto di Pietro Holl. Sopra le finestre ad arco corre la dedica alle arti di Melpomene, Euterpe e Tersicore: tragedia, poesia lirica e danza. Per una commedia la dedica non contempla Talia, la musa comica, ed è un dettaglio che fa sorridere chi lo nota.
Il restauro di Portoghesi
Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro rispettandone la struttura: ripristinò il rosso dei rivestimenti al posto del giallo oro introdotto nel 1970 e restituì alle mantovane dei palchi la sagoma a festone. È grazie a quel lavoro che la sala ha di nuovo l'aspetto settecentesco, quello che la rende perfetta per una commedia dello stesso secolo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina — dal 2 al 14 febbraio 2027
Il Teatro Argentina sorge sopra una parte del grande complesso del Teatro di Pompeo, di cui faceva parte la Curia in cui fu ucciso Giulio Cesare nel 44 avanti Cristo. Il Teatro di Roma lo racconta apertamente: la storia di questo luogo comincia con un assassinio politico.
Quello che quasi nessuno sa è che le visite spettacolo del Teatro di Roma si concludono nel refettorio dell'antico convento dei benedettini dell'Abbazia di Farfa, nell'area archeologica compresa fra il teatro e la Curia di Pompeo. Dentro il perimetro del teatro esiste quindi un accesso a quello strato della città. Durante le recite quegli ambienti non sono visitabili, ma sapere che esistono cambia il modo di guardare la sala mentre, sul palcoscenico, un gruppo di tessitori veneziani festeggia il Carnevale.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda l'auto. Il Teatro Argentina è l'unico dei teatri della Fondazione vincolato agli orari della ZTL del centro storico; il Teatro India e il Teatro Torlonia non hanno questo problema. Molti spettatori che arrivano in auto dalla periferia lo scoprono con la multa. Il teatro non ha parcheggio privato: la soluzione giusta è lasciare l'auto fuori dalla fascia a traffico limitato e prendere il tram 8, che ferma davanti all'area sacra.
Terza, per chi conosce il testo: l'Argentina fu inaugurato nel 1732, trent'anni prima che Goldoni scrivesse questa commedia. Vedere un Goldoni in una sala all'italiana coeva alla sua scrittura, con i palchi e il lampadario, è un'occasione meno frequente di quanto si pensi.
Come arrivare al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, e il modo più semplice per arrivarci è il tram 8, che ferma proprio a Torre Argentina. A febbraio, con le serate fredde, conviene scegliere il mezzo che lascia più vicino all'ingresso.
In tram
Il tram 8 ferma a Torre Argentina, a pochi passi dal teatro. Per chi arriva da Trastevere o da Monteverde è la soluzione più comoda anche all'uscita, a fine spettacolo.
In metropolitana
Nessuna stazione della metropolitana si trova a ridosso del teatro. Le più comode sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie. Da piazza Venezia a Largo Argentina la passeggiata lungo via delle Botteghe Oscure richiede pochi minuti.
In autobus
Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da numerose linee di superficie che collegano la stazione Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Le linee e gli orari serali vanno controllati sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano prima di partire.
In auto e in taxi
Il teatro non dispone di parcheggi ed è vincolato agli orari della ZTL. Chi arriva in auto deve parcheggiare fuori dalla fascia a traffico limitato e completare il tragitto con i mezzi o a piedi. Il taxi resta l'alternativa più semplice per chi ha difficoltà di movimento.
A piedi
Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro si raggiunge in pochi minuti. È uno dei rari teatri di Roma in cui arrivare a piedi è la scelta migliore.
Il consiglio che ti do per visitare Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina — dal 2 al 14 febbraio 2027
Il consiglio è netto: per questo Goldoni scegliete la platea o un palco basso, e leggete la trama prima di entrare. Una commedia corale con quattordici attori, scritta in veneziano, si gode quando si riconoscono subito i personaggi e le loro relazioni; dai palchi alti si segue la festa, ma si perdono gli sguardi, e in Goldoni gli sguardi dicono metà del testo.
Secondo consiglio: dedicate cinque minuti alla lista dei personaggi. Zamaria il padrone di bottega, Domenica sua figlia, Anzoletto il disegnatore, madame Gatteau la ricamatrice francese, le tre coppie di mercanti e fabbricanti, siora Polonia che fila l'oro, Momolo il manganaro, i tre garzoni. Chi entra in sala sapendo chi è chi segue la festa come un invitato; chi non lo sa passa il primo atto a capire. Il testo completo della commedia è disponibile liberamente online, ed è breve: vale la pena leggerne la prefazione, dove Goldoni spiega l'allegoria.
Terzo: arrivate con almeno quaranta minuti di anticipo. La biglietteria del teatro annulla le prenotazioni non ritirate entro un'ora dall'inizio, e l'Argentina vuota con i sei ordini di palchi che si illuminano uno dopo l'altro è uno spettacolo che precede lo spettacolo. Quarto: se potete scegliere, prendete una sera della seconda settimana, dal 9 al 14 febbraio. Una compagnia di quattordici attori, dopo sei recite, ha trovato il ritmo, e in una commedia di dialoghi incrociati il ritmo è tutto.
Biglietti e biglietteria del Teatro Argentina
La biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dell'inizio dello spettacolo; in presenza di spettacolo resta aperta fino all'inizio. I numeri indicati dal teatro sono lo 06 684000311 e lo 06 684000314.
Dove si comprano
Il Teatro di Roma vende i biglietti al botteghino dell'Argentina e online, sul circuito di prevendita che il teatro indica dalle sue pagine. Alla biglietteria dell'Argentina si possono acquistare anche i biglietti del Teatro India e del Teatro Torlonia. Da un'ora prima dello spettacolo il botteghino vende soltanto per la recita della sera.
Prezzi e riduzioni
Il listino della sala, diviso fra poltrona e palchi dei diversi ordini, è pubblicato sul sito del Teatro di Roma insieme alle riduzioni. Il Teatro di Roma prevede tariffe ridotte per i più giovani, per gli over 65, per gli insegnanti e per le persone con disabilità, e tariffe dedicate agli studenti universitari e agli allievi delle scuole di teatro convenzionate, che di norma non valgono nelle ultime repliche di ogni spettacolo. Verificate le condizioni aggiornate prima di acquistare.
Ritiro e cambi
I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio dello spettacolo; scaduto quel termine la prenotazione viene annullata. Dopo l'emissione i biglietti non si sostituiscono né si annullano. La biglietteria accetta pagamenti con carta.
Abbonamenti
Il Teatro di Roma propone per la stagione 2026/2027 abbonamenti e card. Per chi pensa di vedere più titoli della stagione conviene confrontare le formule prima di comprare i biglietti singoli.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che a Roma fare il portoghese significa entrare a uno spettacolo senza pagare; meno noto è che una delle spiegazioni più diffuse di questo modo di dire porta proprio al Teatro Argentina. Secondo questa versione, nel Settecento l'ambasciatore del Portogallo presso lo Stato Pontificio invitò i portoghesi residenti a Roma ad assistere gratis a uno spettacolo all'Argentina, e bastava dichiarare la propria nazionalità per entrare.
Molti romani ne approfittarono spacciandosi per portoghesi, e l'espressione nacque da lì. Va detto con onestà che è un'ipotesi, non un fatto documentato. Esiste un'altra spiegazione, più antica, che risale al 1514 e a papa Leone X, che avrebbe concesso all'ambasciatore portoghese e al suo seguito di frequentare gratis teatri e osterie per ringraziare il re del Portogallo del dono dell'elefante Annone; ce ne sono altre ancora, legate a esenzioni daziarie. La versione dell'Argentina è però quella che i dizionari riportano più spesso.
Per lo spettatore di Goldoni la storia ha un sapore particolare. Il Settecento dell'ambasciatore portoghese è lo stesso secolo della commedia, e la folla che si spacciava per straniera per entrare in teatro somiglia ai personaggi di Goldoni: gente di bottega, furba quanto basta, pronta a cogliere l'occasione di una festa. Una delle ultime sere di carnovale racconta una casa veneziana in cui tutti si conoscono e tutti si osservano; la leggenda del portoghese racconta una platea romana in cui qualcuno fingeva di non conoscersi. Oggi, naturalmente, all'Argentina il biglietto va comprato e ritirato in tempo.
Accessibilità al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non consente di eliminare del tutto le barriere architettoniche, ma la struttura è dotata di ascensori e di servizi che facilitano l'accesso. Per le persone con disabilità il teatro riserva alcuni posti in platea, secondo la normativa di sicurezza, con l'accompagnatore in una poltrona vicina.
Per verificare la disponibilità il teatro chiede di scrivere alla biglietteria o di telefonare negli orari di apertura. Per i titolari di indennità di accompagnamento certificata dall'INPS è previsto un biglietto omaggio per l'accompagnatore. Il personale di sala è a disposizione per ogni necessità.
La foto giusta da fare a Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina — dal 2 al 14 febbraio 2027
La foto giusta si fa dalla platea, prima che si abbassino le luci, con l'obiettivo rivolto verso l'alto: i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde e il lampadario a sedici bracci. È l'inquadratura che racconta l'Argentina meglio di qualsiasi descrizione, e per un Goldoni è anche quella giusta: una sala settecentesca per una commedia settecentesca.
Il momento migliore è quando il pubblico sta ancora entrando e le luci di sala sono piene. Tenete tutta la sala nel fotogramma, senza cercare il dettaglio. Appena comincia lo spettacolo il telefono va spento: in una commedia corale, fatta di battute rapide e di pause, uno schermo acceso in platea si vede da ogni palco e disturba chi recita.
La seconda foto si fa fuori, di sera, dall'altra parte del largo. Da lì si vedono insieme la facciata neoclassica con la dedica alle muse e, in primo piano, le colonne dell'area sacra illuminate. A febbraio il buio arriva presto, e chi ha una recita serale trova la piazza già accesa.
Terza, per chi arriva in anticipo: il palazzo del Burcardo in via del Sudario, dietro il teatro, con la sua facciata tardo gotica. È la torre che ha dato il nome all'Argentina, e quasi nessuno la fotografa. Chi vuole un'immagine a tema può fotografare la locandina dello spettacolo all'ingresso, con la sala dietro: per un titolo che parla di Carnevale, a febbraio, è il ricordo più adatto.
Intorno al Teatro Argentina: cosa vedere prima e dopo
Il Teatro Argentina si trova nel centro storico, a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto. Una serata di prosa si abbina qui, senza mezzi, a una passeggiata fra i luoghi più importanti della città.
L'area sacra
Di fronte al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i templi repubblicani e le strutture legate al complesso del Teatro di Pompeo. Fra le rovine vive una colonia felina seguita dai volontari: la scheda sul santuario dei gatti di Largo Argentina racconta come funziona.
Pantheon e piazza Navona
In cinque minuti verso nord si arriva al Pantheon; verso ovest, oltre corso Vittorio Emanuele II, si raggiungono piazza Navona e Campo de' Fiori.
Il Gesù, il Ghetto e il Teatro di Marcello
Verso est c'è la chiesa del Gesù. Scendendo verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si arriva al Teatro di Marcello: un teatro antico a breve distanza da un teatro settecentesco.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice di Domenico Sarro, e da allora la sua storia si intreccia con quella della musica italiana e con quella politica di Roma. Nel Settecento, secondo i viaggiatori stranieri, era considerato il più importante fra i teatri romani.
Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con Manuel García. Fu un fiasco: in platea sedevano molti ammiratori del Barbiere di Giovanni Paisiello, che fischiarono per protesta. Dalla seconda sera l'opera trionfò. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti; nel 1827 vi suonò Niccolò Paganini.
Giuseppe Verdi vi portò due prime: I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quella rappresentazione i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che sfociarono nella Repubblica Romana.
Dopo il 1870 l'apertura di corso Vittorio Emanuele II mise il teatro al centro della nuova città; l'edificio passò al Comune e divenne teatro di rappresentanza. Nel Novecento, con la nascita del Teatro di Roma, l'Argentina è diventato la casa della prosa pubblica della capitale; nel 1993 il restauro di Paolo Portoghesi gli ha restituito l'aspetto settecentesco, e nel 2022 la gestione è passata a una fondazione. Per il pubblico di Goldoni, il dato che conta è il primo: la sala nacque trent'anni prima della commedia, nello stesso mondo di palchi, candele e stagioni di Carnevale.
Chi è passato da Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina — dal 2 al 14 febbraio 2027
Dal palcoscenico del Teatro Argentina sono passati Gioachino Rossini, con il Barbiere di Siviglia nel 1816, Gaetano Donizetti, con Zoraida di Granata nel 1822, Giuseppe Verdi, con I due Foscari e La battaglia di Legnano, e Niccolò Paganini, in concerto nel 1827. È un elenco che nessun altro teatro di prosa romano può vantare.
Il Teatro di Roma ricorda che sulla scena dell'Argentina sono passate le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello. Poi ci sono i direttori che hanno guidato la casa: Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi dal 1994 al 1999, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco.
Nell'elenco c'è un filo che lega questo spettacolo alla storia della sala. Mario Martone, direttore del Teatro di Roma, è il regista che diresse Binasco in Edipo a Colono, l'interpretazione che gli valse l'Ubu come attore non protagonista; ed è lo stesso Martone che lo volle al cinema in Noi credevamo e nel Giovane favoloso. Binasco stesso è passato più volte da Roma come regista del Teatro di Roma, con Il gabbiano nel 2001 e con E la notte canta nel 2008.
Nella stagione 2026/2027 la lista si allunga: prima di Goldoni l'Argentina ospita l'Otello di De Fusco a novembre, raccontato nella scheda dedicata, e Massimo Popolizio a gennaio. Dopo Binasco, sempre a febbraio, arriva Roberto Andò con Lino Musella.
Come organizzare la serata
Una serata di Goldoni all'Argentina si organizza facilmente a piedi: cena prima o dopo nel centro storico, spettacolo, rientro con il tram 8 o con un taxi da piazza Venezia. Febbraio a Roma è un mese di serate fredde e spesso umide, e questo va messo in conto.
Dove mangiare
Il centro storico intorno all'Argentina offre ogni tipologia: trattorie romane nelle strade verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, pizzerie al taglio e forni lungo corso Vittorio Emanuele II per un pasto veloce, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Nei fine settimana conviene prenotare, soprattutto dopo le 22.
Con i ragazzi
Goldoni si studia a scuola, e questa commedia è un buon primo Goldoni a teatro per un adolescente: una festa, un amore contrastato, una partenza, un lieto fine. Il veneziano può spiazzare i più piccoli; per loro il Teatro di Roma ha una programmazione di Teatro Ragazzi con tariffe dedicate.
Il Carnevale a Roma
Le settimane dello spettacolo coincidono con il Carnevale. Nelle strade del centro si vedono bambini mascherati e le pasticcerie sfornano frappe e castagnole. Una frappa prima di entrare a vedere l'ultima sera di Carnevale di Goldoni è il genere di abbinamento che un gruppo ricorda.
La stagione 2026/2027 del Teatro Argentina
Una delle ultime sere di Carnovale arriva a metà della stagione 2026/2027 del Teatro di Roma, intitolata Il teatro è vita. La stagione del Teatro Argentina comprende fra gli altri l'Otello di Luca De Fusco a novembre, Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford a dicembre, La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio a gennaio, Non posso narrare la mia vita di Roberto Andò con Lino Musella a febbraio e l'Amleto di Leonardo Lidi a marzo. La stagione segna anche la riapertura del Teatro Valle, che torna a far parte della Fondazione.
Domande frequenti su Una delle ultime sere di Carnovale
Quando va in scena Una delle ultime sere di Carnovale al Teatro Argentina?
Una delle ultime sere di Carnovale va in scena al Teatro Argentina dal 2 al 14 febbraio 2027, per dodici recite: da martedì 2 a domenica 7 e da martedì 9 a domenica 14 febbraio. Il lunedì 8 febbraio il teatro riposa. Gli orari di inizio sono pubblicati sul sito del Teatro di Roma.
Chi è il regista di Una delle ultime sere di Carnovale?
La regia di Una delle ultime sere di Carnovale è di Valerio Binasco, attore e regista vincitore di tre premi Ubu, già direttore artistico del Teatro Stabile di Torino. È il suo terzo Goldoni dopo Il bugiardo, del 2014, e Arlecchino servitore di due padroni, del 2018.
Chi recita in Una delle ultime sere di Carnovale?
Nel cast di Una delle ultime sere di Carnovale ci sono quattordici attori: Andreapietro Anselmi, Natalino Balasso, Mauro Bernardi, Marta Cortellazzo Wiel, Matteo Cremon, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Milvia Marigliano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Aron Tewelde e Ivan Zerbinati.
Di cosa parla Una delle ultime sere di carnovale di Goldoni?
Una delle ultime sere di carnovale racconta una festa di fine Carnevale nella casa del fabbricante di stoffe Zamaria, a Venezia. Il disegnatore Anzoletto annuncia la partenza per la Moscovia: è l'allegoria della partenza di Goldoni per Parigi, dove fu chiamato dalla Comédie Italienne nel 1762.
Quando fu scritta la commedia di Goldoni?
Goldoni scrisse Una delle ultime sere di carnovale nel 1761. La prima rappresentazione fu il 16 febbraio 1762 al Teatro San Luca di Venezia, a chiusura della stagione delle Baruffe chiozzotte e dei Rusteghi. Fu l'ultima commedia che l'autore scrisse a Venezia.
Come si arriva al Teatro Argentina con i mezzi?
Il Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, e con le numerose linee di autobus che attraversano il largo. Le stazioni della metro B più vicine sono Colosseo e Circo Massimo. Il teatro non ha parcheggio ed è vincolato agli orari della ZTL.
Quanti posti ha il Teatro Argentina?
Il Teatro Argentina ha 720 posti: 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi. È una sala all'italiana a ferro di cavallo inaugurata nel 1732, con i rivestimenti rossi, le decorazioni dorate e un lampadario a sedici bracci, restaurata da Paolo Portoghesi nel 1993.
Quando è aperta la biglietteria del Teatro Argentina?
La biglietteria del Teatro Argentina è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dello spettacolo. I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio. I numeri indicati dal teatro sono 06 684000311 e 06 684000314.
Un ultimo consiglio: questo Goldoni va visto sapendo che è un addio. Leggete la prefazione dell'autore, prendete un posto da cui si vedono i volti, e guardate come Binasco muove quattordici attori in una sola stanza. In una sala del 1732, a metà febbraio, con il Carnevale fuori dalla porta, è difficile immaginare un'occasione più adatta per incontrare il Goldoni più malinconico.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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