La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio al Teatro Argentina di Roma — dal 9 al 31 gennaio 2027
La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, con la regia e l'interpretazione di Massimo Popolizio, è in scena al Teatro Argentina di Roma, in Largo di Torre Argentina 52, dal 9 al 31 gennaio 2027, per diciassette recite. Le date pubblicate dal Teatro di Roma sono sabato 9 e domenica 10 gennaio; da martedì 12 a domenica 17; da martedì 19 a sabato 23; da giovedì 28 a domenica 31. Gli orari di inizio delle singole recite sono indicati sul sito ufficiale del Teatro di Roma. Il teatro si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, oppure a piedi da piazza Venezia in pochi minuti. Il listino del Teatro Argentina pubblicato dal Teatro di Roma prevede la poltrona a 44 euro intero e 35 ridotto, i palchi di platea, primo e secondo ordine a 35 e 30 euro, i palchi di terzo e quarto ordine a 26 e 20 euro. I biglietti si comprano alla biglietteria del teatro oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal Teatro di Roma.
Gennaio all'Argentina appartiene a Popolizio. Il teatro più antico della prosa pubblica romana affida il cuore dell'inverno a uno dei suoi attori di casa, con un testo inglese che racconta un re che perde la ragione e una corte che fa di tutto per nasconderlo. Ventuno interpreti in scena, quattro teatri nazionali in coproduzione, un autore che in Italia si vede meno di quanto meriti: ce n'è abbastanza per una delle serate più interessanti della stagione. Qui sotto trovate il testo e la sua storia, la carriera di Popolizio, la compagnia, le date da scegliere, e poi la sala dorata di Largo Argentina e tutto quello che c'è intorno.
La pazzia di Re Giorgio: di che cosa parla
La pazzia di Re Giorgio racconta Giorgio III, sovrano d'Inghilterra alla fine del Settecento, che perde completamente il senno, e la corte che deve decidere come salvare la stabilità del regno. Il Teatro di Roma lo presenta come un testo di forte attualità, sul rapporto fra malattia e potere.
Quando il potere perde il controllo
La domanda al centro del dramma è semplice e scomoda: che cosa succede quando un capo politico, al vertice del potere, perde il controllo delle proprie facoltà mentali? Bennett segue la vulnerabilità del sovrano e la reazione di chi gli è intorno, diviso fra lealtà, opportunismo e disperazione.
La gestione dell'informazione
Il secondo tema, come sottolinea la presentazione del teatro, è la gestione delle notizie. La trama si muove fra intrighi di corte e il modo in cui il governo manipola le informazioni sulla salute del re per restare al potere. Chi legge i giornali di oggi non avrà bisogno di spiegazioni.
Una commedia, più che un dramma
Il Teatro di Roma lo dice espressamente: il dramma, e sarebbe meglio dire la commedia. Bennett è uno scrittore ironico, e il suo Giorgio III fa ridere prima di commuovere. È una delle ragioni per cui Popolizio, attore capace di passare dal grottesco al tragico nella stessa battuta, è la scelta giusta.
L'uomo sotto la corona
Al di là degli intrighi, dice ancora il teatro, il testo è una esplorazione dell'umanità del re: Bennett spoglia Giorgio III della sua regalità per mostrare un uomo spaventato, umiliato, in lotta con se stesso, e invita a riflettere sulla fragilità che si nasconde dietro ogni uomo di potere.
Il testo di Alan Bennett: da Londra al cinema
The Madness of George III è una commedia di Alan Bennett del 1991, che ha debuttato il 28 novembre 1991 al Lyttelton Theatre del National Theatre di Londra. In Italia va in scena nella traduzione di Franco Salvatorelli.
La prima al National Theatre
La regia della prima era di Nicholas Hytner, le scene di Mark Thompson. Nel ruolo del re c'era Nigel Hawthorne, con Janet Dale come regina Carlotta e Michael Fitzgerald come principe di Galles; Julian Wadham era William Pitt, Charles Kay il dottor Willis.
La tournée e il film
Dopo Londra lo spettacolo fece una tournée nel Regno Unito e negli Stati Uniti, tornò al National nel 1993 e nel 1994 fu presentato ad Atene e in Israele. Nel 1994 Hawthorne riprese il ruolo nel film The Madness of King George, e fu candidato all'Oscar come miglior attore.
Le riprese inglesi
Il testo è tornato più volte in scena: a San Diego nel 2010, all'Apollo Theatre di Londra nel 2012 con David Haig, alla Nottingham Playhouse nel 2018 con Mark Gatiss, in un allestimento che il National Theatre ha poi trasmesso online nel 2020.
Un testo per un grande attore
La critica inglese lo ha sempre considerato un banco di prova per l'interprete del re: il successo delle diverse edizioni è stato attribuito soprattutto ai protagonisti. È esattamente il tipo di testo che un attore regista come Popolizio sceglie per sé.
Chi è Massimo Popolizio
Massimo Popolizio è un attore, regista teatrale e doppiatore nato a Genova il 4 luglio 1961, vincitore di sei premi Ubu fra interpretazione e regia. È uno dei protagonisti del teatro italiano degli ultimi quarant'anni, e uno dei volti più riconoscibili del cinema d'autore.
L'Accademia e Luca Ronconi
Nato a Genova da una famiglia di origine pugliese, si forma all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico e subito dopo comincia una lunga collaborazione con Luca Ronconi. Esordisce nel 1983 in Santa Giovanna di Shaw, diretto da Ronconi, e con lui attraversa Strano interludio di O'Neill, Gli ultimi giorni dell'umanità di Kraus, Misura per misura, Re Lear, I fratelli Karamazov, I due gemelli veneziani di Goldoni, Lolita, Baccanti, Le rane, Professor Bernhardi.
I premi Ubu
Il primo Ubu arriva nel 1995, come miglior attore, per Re Lear e Verso Peer Gynt. Seguono quelli del 2001 per I due gemelli veneziani, del 2005 come attore non protagonista per Professor Bernhardi, del 2015 per Lehman Trilogy di Stefano Massini, del 2017 per la regia di Ragazzi di vita e del 2019 per Un nemico del popolo come miglior spettacolo. Ha ricevuto anche l'Eschilo d'oro nel 2006, il premio Hystrio nel 2015 e il premio Riccoboni nel 2016.
Popolizio regista
Dal 2015 firma le sue regie: Il prezzo di Arthur Miller, Ragazzi di vita da Pasolini, Un nemico del popolo di Ibsen, Furore da Steinbeck, M Il figlio del secolo da Antonio Scurati nel 2022, Uno sguardo dal ponte di Miller nel 2023, L'albergo dei poveri di Gor'kij nel 2024, Il ritorno a casa di Pinter nel 2025. La pazzia di Re Giorgio continua questa linea: grandi testi del Novecento, compagnie numerose, un teatro di attori.
Il cinema
Al cinema lo si ricorda in Romanzo criminale di Michele Placido, Mio fratello è figlio unico di Luchetti, Il divo e La grande bellezza di Sorrentino, Il giovane favoloso di Martone, dove è Monaldo Leopardi, Era d'estate, dove interpreta Giovanni Falcone, Sono tornato, dove è Mussolini. Ha vinto il Nastro d'argento e il Ciak d'oro come attore non protagonista per I predatori di Pietro Castellitto, nel 2021.
La voce
Come doppiatore è la voce italiana di Lord Voldemort nei film di Harry Potter, di Tim Roth nella Leggenda del pianista sull'oceano e nella serie Lie to Me, di Tom Cruise in Eyes Wide Shut, di Scar nel Re leone del 2019. Nel 1998 ha vinto il Nastro d'argento per il doppiaggio di Hamlet di Kenneth Branagh. Per Rai Radio3 ha letto, fra gli altri, Il deserto dei Tartari e Il maestro e Margherita.
La compagnia: ventuno interpreti
In scena con Massimo Popolizio ci sono Sandra Toffolatti, Raffaele Esposito, Michele Nani, Massimo Nicolini, Paolo Serra, Alberto Onofrietti, Giampiero Cicciò, Francesco Migliaccio, Tommaso Cardarelli e Riccardo Bocci. Con loro Luca Carbone, Adriano Exacoustos, Alessandro Leonardi, Michele Lisi, Paolo Minnielli, Michele Montironi, Eros Pascale, Arianna Pozzi, Giorgio Sales e Gianluca Scaccia.
Una corte in scena
Ventuno attori sono tanti, oggi, per una produzione di prosa. Il testo di Bennett lo richiede: re, regina, principi, ministri, medici, servitori, un'intera corte che si agita attorno al sovrano. In uno spettacolo del genere la qualità del secondo e del terzo piano conta quanto quella del protagonista.
Facce note
Giampiero Cicciò e Alberto Onofrietti erano fra i protagonisti di Ragazzi di vita, la regia di Popolizio che debuttò proprio all'Argentina nell'ottobre 2016. Il regista lavora volentieri con una compagnia fedele, e si vede.
La coproduzione
Lo spettacolo è prodotto da Teatro di Roma, Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano, Teatro d'Europa, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro della Toscana. Dopo Roma va al Piccolo di Milano, al Teatro Strehler, dal 4 al 28 febbraio 2027.
Date delle diciassette recite al Teatro Argentina
La pazzia di Re Giorgio è all'Argentina per diciassette recite fra il 9 e il 31 gennaio 2027. Il calendario ha una particolarità da conoscere prima di comprare.
Le prime due settimane
Si comincia sabato 9 e domenica 10 gennaio. Poi, dopo il riposo del lunedì, da martedì 12 a domenica 17 e da martedì 19 a sabato 23.
La pausa di fine gennaio
Da domenica 24 a mercoledì 27 gennaio non ci sono recite. Lo spettacolo riprende giovedì 28 e chiude domenica 31. Chi pensava di andare a metà dell'ultima settimana deve spostarsi.
Gli orari
Gli orari di inizio delle singole recite sono pubblicati sul sito del Teatro di Roma e sul circuito di prevendita. La biglietteria dell'Argentina, la domenica, apre tre ore prima dello spettacolo.
Biglietti, prezzi e riduzioni
I biglietti del Teatro Argentina costano 44 euro in poltrona, 35 euro nei palchi di platea, primo e secondo ordine, 26 euro nei palchi di terzo e quarto ordine, secondo il listino del Teatro di Roma. I ridotti sono rispettivamente di 35, 30 e 20 euro.
Chi ha diritto al ridotto
Il ridotto spetta alle persone sotto i 35 anni e sopra i 65, agli insegnanti, alle associazioni, ai CRAL convenzionati e alle persone con disabilità. Gli operatori e gli artisti dello spettacolo hanno una tariffa di 15 euro, su richiesta all'ufficio promozione.
Studenti e scuole
Per gli studenti universitari e gli allievi delle scuole di teatro convenzionate: 20 euro in poltrona, 15 nei palchi bassi, 13 in quelli alti. Per le scuole: 17, 15 e 12 euro. Queste tariffe non valgono per le ultime tre repliche, cioè, qui, per venerdì 29, sabato 30 e domenica 31 gennaio.
La biglietteria
La biglietteria del Teatro Argentina è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dello spettacolo; i numeri indicati sono lo 06 684000311 e lo 06 684000314. I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio, altrimenti il sistema annulla la prenotazione; dopo l'emissione non si possono cambiare né annullare.
Una curiosità su La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio al Teatro Argentina di Roma — dal 9 al 31 gennaio 2027
Il primo interprete di Giorgio III, Nigel Hawthorne, fu candidato all'Oscar per lo stesso ruolo nel film del 1994, e il titolo del film cambiò rispetto a quello della commedia. A teatro era The Madness of George III; al cinema divenne The Madness of King George.
Il cambio di titolo ha lasciato un segno anche in Italia: La pazzia di Re Giorgio, il titolo scelto per questa edizione nella traduzione di Franco Salvatorelli, segue la strada del film, con la parola re al posto del numero dinastico. È un dettaglio, ma dice quanto il film abbia fissato l'immagine di questa storia nel pubblico europeo, al punto che il testo teatrale, da cui tutto è nato, si presenta oggi con il nome della sua versione cinematografica.
La seconda curiosità riguarda Popolizio e le figure del potere. Al cinema è stato Vittorio Sbardella nel Divo di Sorrentino, Mussolini in Sono tornato, Giovanni Falcone in Era d'estate; a teatro ha diretto M Il figlio del secolo da Scurati. Con Giorgio III aggiunge un re alla sua galleria di uomini pubblici. La differenza è che questa volta il potere si guarda dall'interno di una testa che si sgretola, e la risata arriva prima della pietà. Per un attore che ha dato la voce a Lord Voldemort, passare dal cattivo assoluto al sovrano fragile è un salto che vale il biglietto.
Il Teatro Argentina: come è fatta la sala
Il Teatro Argentina ha 720 posti, 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con un soffitto verde e un lampadario a candelabro a sedici bracci.
Una torre di Strasburgo
Il nome non ha a che fare con il paese sudamericano. Viene dalla torre del palazzo di Johannes Burckardt, il Burcardo, cerimoniere pontificio nativo di Strasburgo, in latino Argentoratum; il Burcardo si firmava episcopus argentinensis. Il palazzo, costruito fra il 1491 e il 1500, si trova ancora in via del Sudario, accanto al teatro.
Gli Sforza Cesarini e Theodoli
Il teatro fu voluto dagli Sforza Cesarini, che nel 1730 aprirono il cantiere riusando una parte del loro palazzetto e della torre. La sala fu progettata dal marchese architetto Gerolamo Theodoli a ferro di cavallo, per la migliore acustica e visibilità; in origine era tutta in legno, con centottantasei palchi.
La facciata del 1826
La facciata neoclassica arrivò nel 1826, su progetto di Pietro Holl. Sopra le finestre ad arco corre la dedica Alle arti di Melpomene d'Euterpe e di Tersicore: tragedia, poesia lirica, danza.
Il restauro di Portoghesi
Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro, ripristinando il rosso dei rivestimenti al posto del giallo oro del 1970 e la sagoma a festone delle mantovane dei palchi. La sala che vedrete è quella.
Una cosa che non ti dice nessuno su La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio al Teatro Argentina di Roma — dal 9 al 31 gennaio 2027
Il Teatro Argentina sorge su una parte del complesso del Teatro di Pompeo, di cui faceva parte la Curia in cui fu ucciso Giulio Cesare nel 44 avanti Cristo. Il Teatro di Roma lo racconta apertamente: la storia di questo luogo comincia con un assassinio politico.
Per uno spettacolo sul potere e sulla sua fragilità, la coincidenza è forte. Bennett racconta una corte che si interroga su come gestire un sovrano che non è più in grado di governare, fra ministri che calcolano, medici che litigano e un erede che aspetta. Duemila anni prima, a pochi metri da questa sala, un gruppo di senatori aveva risolto il problema del potere personale nel modo più brutale. Non è un parallelo che lo spettacolo propone, e non va forzato; ma chi arriva a Largo Argentina e guarda l'area sacra prima di entrare porta con sé una domanda in più.
Il secondo dettaglio è pratico. L'Argentina è l'unico teatro della Fondazione vincolato agli orari della ZTL del centro storico, e non ha parcheggio. Molti spettatori che arrivano in auto lo scoprono con la multa. La soluzione è lasciare l'auto fuori dalla fascia a traffico limitato e prendere il tram 8, che ferma davanti all'area sacra, oppure arrivare a piedi da piazza Venezia.
Come arrivare al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, e il modo più semplice per arrivarci è il tram 8, che ferma proprio a Torre Argentina.
In tram
Il tram 8 collega Trastevere e piazza Venezia e ferma a pochi passi dall'ingresso. All'uscita, la sera, è la soluzione più comoda per chi abita sull'altra riva del Tevere.
In metropolitana
Nessuna stazione è a ridosso del teatro. Le più comode sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B, da cui si prosegue con i mezzi di superficie o a piedi. Da piazza Venezia a Largo Argentina, lungo via delle Botteghe Oscure, si cammina pochi minuti.
In autobus
Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da molte linee che collegano Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Orari e percorsi serali si controllano sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano prima di partire.
In auto e in taxi
Il teatro non ha parcheggi ed è dentro la ZTL. Chi arriva in auto deve lasciarla fuori dalla fascia a traffico limitato e completare il tragitto con i mezzi. Il taxi resta la soluzione più semplice per chi ha difficoltà di movimento.
Il consiglio che ti do per visitare La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio al Teatro Argentina di Roma — dal 9 al 31 gennaio 2027
Il consiglio è di scegliere una recita infrasettimanale fra martedì 12 e giovedì 21 gennaio, in poltrona centrale o in un palco di primo ordine, e di comprare subito. Popolizio all'Argentina riempie la sala, e con diciassette recite in tutto il margine non è grande.
La ragione della data è semplice. Il primo fine settimana, 9 e 10 gennaio, cade a ridosso delle feste, con la città ancora piena di visitatori. L'ultima settimana ha il vuoto dal 24 al 27, e le ultime tre repliche, dal 29 al 31, sono escluse dalle tariffe per studenti e scuole: saranno le più richieste da chi ha rimandato. La metà del mese, a teatro ormai rodato, è il momento migliore per vedere uno spettacolo con ventuno interpreti, quando i meccanismi di scena sono oliati.
Sul posto: in un testo di parola, con una corte intera in scena, conta vedere i volti e seguire gli scambi. La poltrona centrale e i palchi di primo ordine, frontali, sono la scelta giusta. I palchi laterali alti costano meno, ma in una sala a ferro di cavallo tagliano una parte della scena.
Ultimo consiglio: rileggete o rivedete qualcosa prima di andare. Il film del 1994 con Nigel Hawthorne si trova, ed è il modo più rapido per entrare nella storia. Poi dimenticatelo: Popolizio non è un attore che imita.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
A Roma «fare il portoghese» significa entrare a uno spettacolo senza pagare, e una delle spiegazioni più diffuse di questo modo di dire porta proprio al Teatro Argentina. Lo sanno quasi tutti; quasi nessuno sa da dove venga.
Secondo questa versione, nel Settecento l'ambasciatore del Portogallo presso lo Stato Pontificio invitò i portoghesi residenti a Roma ad assistere gratuitamente a uno spettacolo all'Argentina, senza invito scritto: bastava dichiarare la propria nazionalità. Molti romani ne approfittarono spacciandosi per portoghesi, e l'espressione nacque lì.
Va detto con onestà che è un'ipotesi. Esiste una spiegazione più antica, legata a papa Leone X e al 1514, che avrebbe concesso all'ambasciatore portoghese e al suo seguito di frequentare gratis teatri e osterie per ringraziare il re del Portogallo del dono dell'elefante Annone; e ce ne sono altre ancora. La versione dell'Argentina resta però la più citata dai dizionari.
Per lo spettatore di gennaio la morale è pratica: i portoghesi, oggi, all'Argentina non entrano, e un biglietto prenotato e non ritirato entro un'ora dall'inizio viene annullato dal sistema. Il bello è sapere che la sala in cui si siede ha lasciato un segno nella lingua quotidiana degli italiani, e che ogni volta che qualcuno scavalca un tornello allo stadio, senza saperlo, cita il Teatro Argentina.
Accessibilità al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non consente di eliminare tutte le barriere, ma è dotato di ascensori e di servizi dedicati.
Posti riservati
Alcuni posti in platea sono riservati alle persone con disabilità, secondo la normativa di sicurezza; l'accompagnatore siede vicino. Per la disponibilità il teatro chiede di contattare la biglietteria negli orari di apertura.
Il biglietto dell'accompagnatore
Gli spettatori con disabilità hanno diritto al ridotto. Per i titolari di indennità di accompagnamento certificata dall'INPS è previsto un biglietto omaggio per l'accompagnatore.
La foto giusta da fare a La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio al Teatro Argentina di Roma — dal 9 al 31 gennaio 2027
La foto giusta si fa dalla platea, prima che si spengano le luci, con l'obiettivo verso l'alto: sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde, il lampadario a sedici bracci. Per uno spettacolo che parla di una corte, è l'inquadratura più coerente: la sala stessa è una corte settecentesca, con i palchi che Proust, secondo il Teatro di Roma, descriveva come piccoli salotti sospesi.
Tenete la sala intera nel fotogramma, non cercate il dettaglio, e scattate mentre il pubblico entra e le luci sono piene. Appena comincia lo spettacolo il telefono va spento: in una sala a ferro di cavallo uno schermo acceso si vede da ogni palco, e con ventuno attori in scena la concentrazione è tutto.
La seconda foto è fuori, di sera, dall'altro lato del largo. Da lì si inquadrano insieme la facciata neoclassica con la dedica alle muse e, in primo piano, le colonne illuminate dell'area sacra. A gennaio il buio arriva presto, e alle 19 la luce è già quella giusta. Chi ha pazienza aspetta il tram 8 per aggiungere movimento.
Terza possibilità, per chi arriva in anticipo: il palazzo del Burcardo in via del Sudario, dietro il teatro, con la facciata tardo gotica e la torre che ha dato il nome all'Argentina. Quasi nessuno la fotografa, ed è l'origine di tutto.
Intorno al Teatro Argentina: prima e dopo lo spettacolo
Il Teatro Argentina si trova nel centro storico, a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto. È uno dei rari teatri romani in cui la passeggiata fa parte della serata.
L'area sacra
Davanti al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i templi repubblicani e i resti legati al complesso di Pompeo. Fra le rovine vive la colonia felina del santuario dei gatti di Largo Argentina.
Pantheon e piazza Navona
In cinque minuti verso nord si arriva al Pantheon; verso ovest, oltre corso Vittorio, a piazza Navona e Campo de' Fiori.
Il Gesù e il Ghetto
Verso est c'è la chiesa del Gesù; scendendo verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si arriva al Teatro di Marcello, un teatro antico a pochi minuti da uno settecentesco.
Piazza Venezia
Lungo via delle Botteghe Oscure si raggiunge piazza Venezia, snodo dei mezzi e dei taxi per il rientro.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice di Domenico Sarro: La pazzia di Re Giorgio debutta quasi esattamente duecentonovantacinque anni dopo, nello stesso mese. Nel Settecento i viaggiatori stranieri lo consideravano il più importante dei teatri romani.
Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini, con Manuel García: un fiasco, con i sostenitori del Barbiere di Paisiello a fischiare in platea, e dalla seconda sera un trionfo che dura ancora. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima di Zoraida di Granata di Donizetti; nel 1827 suonò Niccolò Paganini.
Giuseppe Verdi vi portò I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quella rappresentazione i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che portarono alla Repubblica Romana: un'opera patriottica che diventa gesto politico, in un teatro che sorge sul luogo dell'assassinio di Cesare.
Dopo il 1870 l'apertura di corso Vittorio Emanuele II mise il teatro al centro della nuova capitale, e l'edificio passò al Comune. Nel Novecento l'Argentina è diventato la casa della prosa pubblica romana; nel 2016 vi debuttò Ragazzi di vita di Popolizio, premio Ubu per la regia, e nel 2022 la gestione è passata alla Fondazione Teatro di Roma.
Chi è passato da La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio al Teatro Argentina di Roma — dal 9 al 31 gennaio 2027
Dal palcoscenico del Teatro Argentina sono passati Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi e Niccolò Paganini, e le opere di Gabriele D'Annunzio e Luigi Pirandello. Nel Novecento lo hanno guidato alcuni dei nomi decisivi della regia italiana.
Fra i direttori della casa il Teatro di Roma ricorda Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco. E Luca Ronconi, direttore dal 1994 al 1999.
Ronconi è il nome che conta per questo spettacolo. Popolizio si è formato con lui, ha esordito nel 1983 in un suo spettacolo e per oltre trent'anni è stato uno dei suoi attori di riferimento, da Re Lear ai Fratelli Karamazov, fino a Lehman Trilogy nel 2015. Quando oggi Popolizio sale sullo stesso palco come regista di una produzione con ventuno attori, porta con sé quella scuola: il gusto per i grandi testi, le compagnie numerose, la parola scolpita.
Marcel Proust, ricorda il Teatro di Roma, descriveva i palchi come piccoli salotti sospesi. Per un testo ambientato a corte, l'immagine va presa alla lettera: ogni palco dell'Argentina, a gennaio, sarà una piccola anticamera del re.
Come organizzare la serata
Una serata alla Pazzia di Re Giorgio si organizza facilmente a piedi: cena nel centro storico, spettacolo, rientro con il tram 8 o in taxi da piazza Venezia.
Dove mangiare
Il centro storico intorno all'Argentina ha ogni tipologia: trattorie romane verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, pizzerie al taglio e forni su corso Vittorio per un pasto veloce, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Nei fine settimana conviene prenotare.
Con i ragazzi
Per uno studente delle superiori il testo di Bennett è un buon ingresso alla prosa: ironico, politico, con un protagonista memorabile. Le tariffe scuole e universitari lo rendono accessibile, ma non valgono per le ultime tre repliche. Per i bambini il Teatro di Roma ha una programmazione di Teatro Ragazzi dedicata.
Gennaio a Roma
Gennaio, dopo l'Epifania, è il mese in cui Roma si svuota di turisti e torna ai suoi ritmi. I musei sono tranquilli, le sere nel centro storico sono fredde e raccolte. Portate un cappotto vero e un ombrello: il selciato bagnato di Largo Argentina non perdona.
La stagione 2026/2027 del Teatro Argentina
La pazzia di Re Giorgio è uno dei titoli centrali della stagione 2026/2027 del Teatro di Roma, intitolata Il teatro è vita. Prima, a novembre, l'Argentina ha ospitato l'Otello di Luca De Fusco, e in autunno i titoli in corealizzazione con il Romaeuropa Festival, fra cui Four Seasons Changed di Max Richter. Per il quadro completo del cartellone c'è la scheda sulla stagione del Teatro di Roma.
Domande frequenti su La pazzia di Re Giorgio a Roma
Quando va in scena La pazzia di Re Giorgio al Teatro Argentina?
La pazzia di Re Giorgio con Massimo Popolizio è al Teatro Argentina dal 9 al 31 gennaio 2027, per diciassette recite: 9 e 10 gennaio, dal 12 al 17, dal 19 al 23, dal 28 al 31. Non ci sono recite nei lunedì e fra il 24 e il 27 gennaio.
Chi c'è nel cast della Pazzia di Re Giorgio?
La pazzia di Re Giorgio ha ventuno interpreti: Massimo Popolizio, che firma anche la regia, con Sandra Toffolatti, Raffaele Esposito, Michele Nani, Massimo Nicolini, Paolo Serra, Alberto Onofrietti, Giampiero Cicciò, Francesco Migliaccio, Tommaso Cardarelli, Riccardo Bocci e altri dieci attori.
Quanto costano i biglietti al Teatro Argentina?
Il listino del Teatro Argentina prevede la poltrona a 44 euro intero e 35 ridotto, i palchi di platea, primo e secondo ordine a 35 e 30 euro, i palchi di terzo e quarto ordine a 26 e 20 euro. Studenti universitari e scuole hanno tariffe dedicate, escluse le ultime tre repliche.
Chi ha scritto La pazzia di Re Giorgio?
La pazzia di Re Giorgio è una commedia di Alan Bennett del 1991, The Madness of George III, nata al National Theatre di Londra con Nigel Hawthorne e diventata un film nel 1994. A Roma va in scena nella traduzione di Franco Salvatorelli.
Come si arriva al Teatro Argentina con i mezzi?
Il Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, oppure a piedi da piazza Venezia in pochi minuti. Le stazioni della metro B più comode sono Colosseo e Circo Massimo. Il teatro è in ZTL e non ha parcheggio.
La pazzia di Re Giorgio va in tournée dopo Roma?
Sì, dopo il Teatro Argentina La pazzia di Re Giorgio va al Piccolo Teatro di Milano, al Teatro Strehler, dal 4 al 28 febbraio 2027. Lo spettacolo è una coproduzione di Teatro di Roma, Piccolo Teatro di Milano, ERT Emilia Romagna Teatro e Teatro della Toscana.
Quando è aperta la biglietteria del Teatro Argentina?
La biglietteria del Teatro Argentina è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dello spettacolo. I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio; da un'ora prima si vendono solo biglietti per la recita del giorno.
Il consiglio è netto: non aspettate l'ultima settimana. Popolizio all'Argentina, con un testo di Bennett e una compagnia di ventuno attori, è il tipo di serata che a fine gennaio si trova solo in palco alto. Prendete una poltrona a metà mese, arrivate a piedi da piazza Venezia, guardate l'area sacra prima di entrare, e lasciate che un re inglese impazzito vi racconti qualcosa sul potere di casa nostra.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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