Trio Concept per la Filarmonica Romana al Teatro Argentina — 10 dicembre 2026
Il Trio Concept suona per l'Accademia Filarmonica Romana giovedì 10 dicembre 2026 alle 21:00 al Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, nel centro storico di Roma. Sul palco Edoardo Grieco al violino, Francesco Massimino al violoncello e Lorenzo Nguyen al pianoforte, con il Trio n. 4 «Dumky» op. 90 di Antonín Dvořák e il Trio in la minore op. 50 di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Il teatro si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, con le numerose linee di autobus che attraversano il largo, oppure a piedi dal Pantheon e da piazza Venezia; le stazioni della metro B più vicine sono Colosseo e Circo Massimo. I prezzi sono pubblicati sul circuito di prevendita autorizzato a cui rimanda la pagina ufficiale del concerto sul sito della Filarmonica; i biglietti si acquistano da lì o alla biglietteria del teatro.

Tre musicisti torinesi, un trio con pianoforte che ha cambiato nome dopo undici anni di lavoro insieme, e due capolavori del repertorio slavo: uno dei due, il Trio di Čajkovskij, fu scritto proprio a Roma. Suonarlo in una sala del Settecento a pochi passi dal Pantheon significa riportarlo nella città in cui è nato, per una sera di dicembre.
Il Trio Concept al Teatro Argentina: data, orario e biglietti
Il concerto del Trio Concept è in programma giovedì 10 dicembre 2026 alle 21:00 al Teatro Argentina, dentro la stagione 2026/2027 dell'Accademia Filarmonica Romana. È una data unica.
L'orario
Le 21:00 sono l'orario abituale dei concerti serali della Filarmonica all'Argentina. La durata non è indicata; il solo Trio di Čajkovskij, nelle esecuzioni più diffuse, supera i quaranta minuti, e con il «Dumky» la serata è quella di un concerto da camera completo.
Dove si comprano i biglietti
Dalla pagina del concerto sul sito della Filarmonica un pulsante di acquisto porta al circuito di prevendita autorizzato, dove sono indicati i prezzi. In alternativa ci si può rivolgere alla biglietteria del Teatro Argentina. Chi pensa di seguire più concerti trova sul sito della Filarmonica anche la sezione dedicata agli abbonamenti.
La serie all'Argentina
Il concerto del Trio Concept è il terzo della serie che la Filarmonica tiene all'Argentina in questa stagione: dopo l'inaugurazione del 5 novembre con I Solisti della Filarmonica e la Quarta di Mahler e il recital della pianista Anna Fedorova il 19 novembre, prima degli appuntamenti di febbraio 2027 con la percussionista Adélaïde Ferrière e con il baritono Thomas Oliemans nella Winterreise.
Il programma: Dvořák e Čajkovskij
Il Trio Concept ha scelto per la Filarmonica due trii con pianoforte scritti a dieci anni di distanza, entrambi costruiti in modo lontano dalla forma classica in quattro movimenti: il «Dumky» di Dvořák, del 1891, e il Trio op. 50 di Čajkovskij, composto fra il 1881 e il 1882.
Dvořák, il Trio «Dumky»
Il Trio per pianoforte n. 4 in mi minore op. 90 è una delle opere più conosciute di Dvořák. Il titolo è il plurale di dumka. La presentazione della Filarmonica spiega che è una parola slava che significa meditare, riflettere, ed è anche una forma poetica, un canto epico che celebra i grandi eroi del passato; nell'Ottocento i compositori slavi presero la duma come forma per indicare un pezzo meditativo, malinconico, interrotto da sezioni allegre.
Sei dumky
Il trio è fatto di sei episodi, ciascuno una dumka con parti pensose e parti rapide. I primi tre sono collegati senza interruzione e formano, di fatto, un lungo primo movimento; gli ultimi tre sono in tonalità non collegate, e il risultato dà l'impressione di quattro movimenti. Dvořák, scrive la Filarmonica, intende l'op. 90 come una forma musicale di fondo malinconica, inframmezzata da sezioni serene, gradevoli, più leggere.
La dumka nell'opera di Dvořák
Dvořák usò la forma della dumka in diverse composizioni: la Dumka per pianoforte op. 35, la seconda delle Danze slave, il Sestetto per archi e il Quintetto con pianoforte op. 81. Probabilmente l'aveva conosciuta attraverso Leoš Janáček, autore nel 1876 di una duma corale, e attraverso una raccolta di canti popolari ucraini pubblicata nel 1862. Il termine, secondo le ricostruzioni musicologiche, è di origine ucraina: diminutivo di duma, la ballata epica o il lamento dei prigionieri.
Čajkovskij, il Trio op. 50
Il Trio in la minore op. 50 porta il sottotitolo «À la mémoire d'un grand artiste», alla memoria di un grande artista: il grande artista è Nikolaj Rubinštejn, pianista e didatta, amico intimo e sostenitore di Čajkovskij, fratello del più celebre Anton, morto il 23 marzo 1881. Čajkovskij lo scrisse a Roma dopo averne appreso la morte.
Due movimenti
Il Trio ha solo due movimenti. Il primo, «Pezzo elegiaco», si apre con un tema affidato al violoncello che torna alla fine come marcia funebre. Il secondo è un tema con variazioni, fra cui un valzer, una fuga e una mazurka, che dopo una variazione finale sempre più luminosa ripiomba nella tonalità minore e riprende il tema iniziale con una gravità ancora maggiore, chiudendo con un'altra marcia funebre. Complessivamente dura circa tre quarti d'ora.
Perché ascoltarli insieme
Messi uno accanto all'altro, i due trii raccontano due modi opposti di rompere la forma classica. Dvořák moltiplica i movimenti, sei episodi brevi che alternano ombra e luce; Čajkovskij li riduce a due, un'elegia e un lungo ciclo di variazioni che finisce dove era cominciato, nel lutto. Il primo è un trio di stati d'animo, il secondo un monumento funebre. A nostro giudizio è un accostamento intelligente: la malinconia slava in due dosi diverse, prima leggera e mutevole, poi piena e dichiarata.
Chi è il Trio Concept
Il Trio Concept è un trio con pianoforte formato da tre giovani musicisti torinesi: il violinista Edoardo Grieco, il violoncellista Francesco Massimino e il pianista Lorenzo Nguyen. Suonano insieme dal 2013.
Dal Trio Chagall
I tre si sono incontrati nel 2013 e hanno fondato il Trio Chagall. Dopo undici anni di attività l'ensemble ha scelto di cambiare nome in Trio Concept, per sottolineare, spiega la Filarmonica, la coesione di un percorso artistico più che decennale.
Il nome e Michelangelo
Il nuovo nome si ispira ai versi di Michelangelo Buonarroti: «Non ha l'ottimo artista alcun concetto c'un marmo solo in sé non circoscriva». Come lo scultore trova la forma perfetta dentro il blocco di marmo, così il Trio intende cercare la bellezza custodita in ogni opera e farla rinascere nell'esecuzione. Concetto, in inglese concept: il nome contiene un programma.
Una formazione stabile
Un trio con pianoforte che lavora insieme da più di dieci anni ha, a nostro giudizio, un vantaggio evidente in un programma come questo. Nel «Dumky» i cambi di carattere sono improvvisi, dalla meditazione alla danza nel giro di poche battute, e chiedono ai tre strumenti di respirare insieme; nelle variazioni di Čajkovskij ogni episodio ha un colore diverso, dal valzer alla fuga alla mazurka. Sono pagine in cui l'intesa conta quanto la tecnica.
Il Trio di Čajkovskij variazione per variazione
Il secondo movimento del Trio op. 50 è un tema con undici variazioni, seguito da una variazione finale e da una coda: la parte più lunga e più varia dell'opera, quella in cui il Trio Concept dovrà cambiare carattere più spesso.
Il tema
Il movimento si apre con una melodia di sapore quasi classico, che ricorda le Variazioni su un tema rococò che lo stesso Čajkovskij aveva scritto per violoncello e orchestra. È un inizio sereno, lontanissimo dal lutto del primo movimento, e proprio per questo il ritorno finale del dolore colpisce di più.
Le variazioni
Dopo la prima variazione, la seconda è più mossa, la terza e la settima sono Allegro moderato, la quarta e la quinta proseguono nello stesso tempo. La sesta è un valzer, l'ottava una fuga, la nona un Andante «flebile, ma non tanto», la decima una mazurka, l'undicesima un Moderato. È un piccolo catalogo di forme e di danze, dal salotto alla chiesa, che mette alla prova ciascuno dei tre strumenti.
Il finale
La variazione finale, Allegro risoluto e con fuoco, sale verso un'apoteosi luminosa; poi una modulazione improvvisa riporta alla tonalità minore, torna il tema del primo movimento e la coda, Andante con moto, indicata come «lugubre», chiude l'opera con una marcia funebre. Chi ascolta sapendolo aspetta quel momento, e non ne resta deluso.
Una curiosità su Trio Concept per la Filarmonica Romana al Teatro Argentina — 10 dicembre 2026
La curiosità più romana della serata è che il Trio di Čajkovskij è nato a Roma. Il compositore lo scrisse in città fra la fine del 1881 e il gennaio 1882, dopo la morte dell'amico Nikolaj Rubinštejn. Le fonti non concordano sul mese d'inizio: la presentazione della Filarmonica parla di novembre 1881, altre ricostruzioni di dicembre; tutte concordano sulla conclusione della prima versione alla fine di gennaio 1882. Esattamente centoquarantacinque anni dopo, il 10 dicembre 2026, il Trio torna a risuonare a Roma nei giorni in cui fu scritto.
La seconda curiosità è che Čajkovskij non voleva scriverlo. Nel 1880 la sua mecenate, Nadežda von Meck, gli aveva chiesto un trio, e lui aveva rifiutato con una lettera del 5 novembre: non sopportava, scriveva, la combinazione del pianoforte con il violino o il violoncello, perché i timbri non si fondono; per lui il pianoforte funzionava solo da solo, con l'orchestra o come accompagnamento. Un anno dopo compose il trio senza che nessuno glielo chiedesse. È l'unica opera che abbia mai scritto per questa formazione.
C'è poi un filo che lega le due opere in programma: il violoncellista Hanuš Wihan. Fu lui a suonare nella prima esecuzione del «Dumky», a Praga, accanto al violinista Ferdinand Lachner e a Dvořák stesso al pianoforte. Pochi anni dopo, Wihan sarebbe stato il destinatario del Concerto per violoncello di Dvořák.
Il Teatro Argentina, la sede del concerto
Il Teatro Argentina è una sala all'italiana a ferro di cavallo con 720 posti, 354 in platea e 366 in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma, che la gestisce. Rossa e oro, con il soffitto verde decorato e un grande lampadario a sedici bracci, è una delle sale storiche più belle della città.
Un nome che viene da Strasburgo
Il nome non ha nulla a che fare con il paese sudamericano. Viene dalla torre del palazzo di Johannes Burckardt, il Burcardo, cerimoniere pontificio nato a Strasburgo, in latino Argentoratum, che si firmava episcopus argentinensis. Da lui presero il nome la torre, il largo e il teatro; il palazzo del Burcardo, costruito fra il 1491 e il 1500, è ancora in via del Sudario, accanto al teatro.
Gli Sforza Cesarini e Theodoli
La famiglia Sforza Cesarini avviò il cantiere nel 1730. La sala fu disegnata dall'architetto e marchese Gerolamo Theodoli, che scelse la forma a ferro di cavallo per l'acustica e la visibilità; in origine era quasi tutta in legno, con centottantasei palchi.
La facciata e il restauro
La facciata neoclassica, con la dedica alle muse Melpomene, Euterpe e Tersicore, fu realizzata nel 1826 su progetto di Pietro Holl. Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro, ripristinando il rosso dei rivestimenti e la sagoma originale delle mantovane dei palchi: è a quel restauro che la sala deve il suo aspetto settecentesco.
Una cosa che non ti dice nessuno su Trio Concept per la Filarmonica Romana al Teatro Argentina — 10 dicembre 2026
Quello che pochi dicono è che il Teatro Argentina, oggi casa della prosa del Teatro di Roma, è nato come teatro d'opera e di musica. Fu inaugurato nel gennaio 1732 con Berenice di Domenico Sarro; vi debuttò il Barbiere di Siviglia di Rossini, il 20 febbraio 1816; vi suonò Niccolò Paganini nel 1827; Verdi vi portò due prime. Un concerto da camera all'Argentina è un ritorno alla vocazione originaria dell'edificio.
La seconda cosa riguarda l'ascolto. In una sala a ferro di cavallo di queste dimensioni un trio con pianoforte arriva diretto, senza la distanza delle grandi sale sinfoniche: ogni linea del violino e del violoncello si distingue. Per la musica da camera, a nostro giudizio, anche i palchi più alti funzionano bene, perché qui conta l'ascolto più della visuale.
La terza è pratica: il teatro è in zona a traffico limitato e non ha parcheggio. Chi arriva in auto deve lasciarla fuori dalla ZTL e prendere il tram 8, che ferma davanti all'area sacra, o camminare.
Il consiglio che ti do per visitare Trio Concept per la Filarmonica Romana al Teatro Argentina — 10 dicembre 2026
Il consiglio è di arrivare all'Argentina a piedi, attraversando il centro storico dal Pantheon o da piazza Navona. Non serve cercare l'indirizzo in cui Čajkovskij lavorò: basta sapere che il Trio che si ascolterà alle 21 fu scritto in questa stessa città, negli stessi giorni dell'anno, per sentirlo in un altro modo.
Secondo consiglio: ascoltare prima il primo movimento del Trio di Čajkovskij, il «Pezzo elegiaco», con il suo tema affidato al violoncello. In sala lo si riconoscerà quando torna, trasformato in marcia funebre, alla fine del secondo movimento: è il momento più commovente della serata.
Terzo: per il «Dumky», leggere prima due righe su che cosa sia una dumka. Sapere che ogni episodio alterna meditazione e danza aiuta a non perdersi nei cambi improvvisi di tempo e di carattere. Arrivare con mezz'ora d'anticipo permette infine di guardare la sala con le luci accese, prima che si spengano.
L'Accademia Filarmonica Romana, chi organizza
L'Accademia Filarmonica Romana è un'istituzione privata senza scopo di lucro fondata a Roma nel 1821, che organizza concerti di musica da camera e sinfonica, balletti e spettacoli di teatro musicale: una delle istituzioni musicali più antiche della città.
Le origini
La fondarono alcuni musicisti dilettanti riuniti intorno al compositore Raffaele Muti Papazzurri, per eseguire musica da camera e sinfonica e opere in forma di concerto quando la censura ne vietava la rappresentazione. Nel 1824 divenne istituzione ufficiale dello Stato Pontificio; la sua attività fu interrotta fra il 1849 e il 1856 per ragioni economiche e fra il 1860 e il 1870 per ragioni politiche, perché molti accademici avevano idee liberali.
Dal Pantheon a via Flaminia
Dopo il 1870 divenne una società corale e dal 1878 curò la musica delle commemorazioni ufficiali al Pantheon. Nel 1946 la rifondazione con la direzione artistica di Alfredo Casella; la sede si spostò alla Casina Vagnuzzi, in via Flaminia 118, dove oggi c'è la Sala Casella. Dal 1980 la Filarmonica è proprietaria del Teatro Olimpico.
Le prime e i grandi ospiti
La storia pubblicata dall'Accademia ricorda la prima italiana dell'Assedio di Corinto nel 1827 e Anna Bolena diretta da Donizetti nel 1833; fra le due guerre interpreti come Adolf Busch, Rudolf Serkin, Alfred Cortot e Jascha Heifetz; dopo il 1946 Bartók, Britten, Messiaen, Stravinskij, Berio, Boulez. Fra i direttori artistici si contano Goffredo Petrassi, Luciano Berio, Hans Werner Henze; dal 2024 la direzione è di Domenico Turi.
Le altre sedi della Filarmonica
L'Argentina è una delle sedi della stagione dell'Accademia. Accanto alla serie di concerti in questa sala, la Filarmonica programma i concerti da camera e le lezioni di musica nella Sala Casella, in via Flaminia 118, e spettacoli di danza e teatro musicale al Teatro Olimpico. Chi segue la stagione può costruirsi un percorso fra il centro storico e il Flaminio, con proposte molto diverse fra loro.
Come arrivare al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina è in Largo di Torre Argentina 52, davanti all'area sacra, nel centro storico. Il tram 8 è il mezzo più comodo.
In tram
Il tram 8 ferma a Torre Argentina, a pochi passi dall'ingresso: all'andata e al ritorno è la soluzione più semplice per chi viene da Trastevere o da Monteverde.
In metropolitana e in autobus
Nessuna stazione della metro è vicina al teatro: le più comode sono Colosseo e Circo Massimo, sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie. Largo Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da molte linee di autobus che collegano Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere; gli orari serali vanno controllati sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano.
A piedi e in auto
Da piazza Venezia, lungo via delle Botteghe Oscure, bastano pochi minuti; lo stesso dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto. In auto bisogna parcheggiare fuori dalla ZTL: il teatro non ha parcheggio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che il «Dumky» è uno dei trii più amati del repertorio. Meno spesso si ricorda l'occasione per cui nacque. Dvořák lo completò il 12 febbraio 1891 e lo presentò a Praga l'11 aprile, suonando lui stesso il pianoforte: il concerto festeggiava la laurea honoris causa che l'Università Carolina gli aveva conferito il 17 marzo di quell'anno.
Il successo fu tale che Dvořák lo portò in un tour d'addio di quaranta concerti in Boemia e Moravia, poco prima di partire per gli Stati Uniti, dove avrebbe diretto il National Conservatory di New York. Il trio fu pubblicato mentre il compositore era già in America, e a correggerne le bozze fu il suo amico Johannes Brahms.
Anche il Trio di Čajkovskij ha una prima poco raccontata. Dopo esecuzioni private in marzo e aprile, e una revisione profonda, fu presentato in pubblico il 30 ottobre 1882 a Mosca, in un concerto della Società musicale russa, con Sergej Taneev al pianoforte, Jan Hřímalý al violino e Wilhelm Fitzenhagen al violoncello. Una prima moscovita per un'opera nata a Roma.
La foto giusta da fare a Trio Concept per la Filarmonica Romana al Teatro Argentina — 10 dicembre 2026
La foto giusta si fa dalla platea, prima che si abbassino le luci, puntando verso l'alto: i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde, il lampadario a sedici bracci. È l'inquadratura che racconta l'Argentina meglio di ogni descrizione, e funziona anche con il telefono, purché si tenga tutta la sala nel fotogramma.
La seconda è il palco prima dell'inizio: un pianoforte a coda aperto, due sedie, due leggii, nel mezzo di una sala costruita per l'opera. Un'immagine che dice in un colpo d'occhio la differenza di scala fra il luogo e la musica da camera.
La terza si fa fuori, di sera, dal lato opposto del largo: la facciata neoclassica con la dedica alle muse e, in primo piano, le colonne dell'area sacra illuminate. Durante il concerto, invece, il telefono resta spento: nel finale del Trio di Čajkovskij un pianissimo del violoncello vale più di qualsiasi foto.
Intorno al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina è a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto: un concerto qui si abbina con naturalezza a una passeggiata nel centro storico.
L'area sacra
Davanti al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i resti dei templi e delle strutture legate al complesso del Teatro di Pompeo; fra le rovine vive la colonia felina del santuario dei gatti di Largo Argentina.
Pantheon e piazza Navona
Verso nord, in cinque minuti, si arriva al Pantheon; verso ovest, oltre corso Vittorio Emanuele II, piazza Navona e Campo de' Fiori.
Il Ghetto
Verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si raggiunge il Teatro di Marcello; a pochi passi dall'Argentina c'è anche la chiesa del Gesù.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio 1732 con Berenice di Domenico Sarro, e da allora la sua storia si intreccia con quella della musica italiana e della politica romana. Nel Settecento i viaggiatori stranieri lo consideravano il più importante dei teatri della città.
Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini, con Manuel García: fu un fiasco, perché in platea sedevano molti ammiratori del Barbiere di Paisiello, ma dalla seconda sera l'opera trionfò. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Donizetti; nel 1827 un concerto di Niccolò Paganini.
Verdi vi portò I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849; secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quest'ultima i romani avviarono le manifestazioni che portarono alla Repubblica Romana. Dopo il 1870 l'apertura di corso Vittorio Emanuele II mise il teatro al centro della nuova città, e l'edificio passò al Comune. Nel 1993 il restauro di Paolo Portoghesi; dal 2022 è la prima sede della Fondazione Teatro di Roma, e ospita anche i concerti dell'Accademia Filarmonica Romana.
Chi è passato da Trio Concept per la Filarmonica Romana al Teatro Argentina — 10 dicembre 2026
Dal palcoscenico dell'Argentina sono passati Gioachino Rossini con il Barbiere di Siviglia e Manuel García; Gaetano Donizetti con Zoraida di Granata, cantata da Domenico Donzelli e Luigia Boccabadati; Giuseppe Verdi con due prime; Niccolò Paganini in concerto. Nel Novecento la sala ha visto le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello, e i direttori del Teatro di Roma, da Vito Pandolfi a Luca Ronconi.
Nella storia della Filarmonica, che il 10 dicembre porta il Trio Concept in questa sala, passano Raffaele Muti Papazzurri, il fondatore, Alfredo Casella, Goffredo Petrassi, Luciano Berio, Hans Werner Henze e Giuseppe Sinopoli, oltre a interpreti come Serkin, Cortot e Heifetz.
E idealmente passano di qui anche i due compositori in programma: Čajkovskij, che a Roma scrisse il suo unico trio, e Dvořák, con il trio che suonò lui stesso a Praga. Il 10 dicembre ci salgono Edoardo Grieco, Francesco Massimino e Lorenzo Nguyen.
Accessibilità e informazioni pratiche
Il Teatro Argentina è un edificio storico in cui le barriere architettoniche non possono essere eliminate del tutto; secondo il Teatro di Roma la struttura ha ascensori e posti riservati in platea per le persone con disabilità. Per la disponibilità nella sera del concerto conviene contattare in anticipo la Filarmonica o la biglietteria del teatro.
Con i ragazzi
Un trio con pianoforte è una buona occasione per un ragazzo che studia uno strumento: tre voci sole, riconoscibili, e due opere dal carattere forte. L'orario delle 21:00 e la durata rendono la serata impegnativa per i più piccoli.
Abbigliamento
All'Argentina non c'è un codice di abbigliamento, ma la sala settecentesca invita a un minimo di cura. A dicembre cappotto e ombrello sono quasi sempre utili.
Dove mangiare prima o dopo il concerto
Il centro storico intorno all'Argentina offre ogni tipo di locale: trattorie romane nelle strade verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, forni e pizzerie al taglio lungo corso Vittorio Emanuele II per un pasto veloce prima delle 21, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo concerto. Con l'inizio alle 21:00 conviene cenare presto, verso le 19:30, oppure prenotare per dopo, tenendo conto che molte cucine chiudono verso le 23. A dicembre, con le cene prenatalizie, la prenotazione è quasi obbligatoria.
Un concerto a metà dicembre
Il 10 dicembre il centro storico è già nel clima delle feste, e una passeggiata fra il Pantheon e piazza Navona prima del concerto è parte della serata. Che cosa offre la città in queste settimane è raccontato nella scheda su Natale a Roma.
Il clima e il ritorno
Le sere di metà dicembre sono fresche e a volte piovose, e il bello di un concerto all'Argentina è proprio il tragitto a piedi nel centro storico: conviene avere scarpe comode, un cappotto e un ombrello pieghevole. All'uscita il tram 8 e gli autobus del largo riportano verso Trastevere, Termini e piazza Venezia; chi resta in centro può concludere la serata con una passeggiata fino al Pantheon illuminato, a cinque minuti dal teatro.
Domande frequenti sul Trio Concept al Teatro Argentina
Quando suona il Trio Concept al Teatro Argentina?
Il Trio Concept suona al Teatro Argentina giovedì 10 dicembre 2026 alle 21:00, nella stagione dell'Accademia Filarmonica Romana. Il teatro è in Largo di Torre Argentina 52, nel centro storico di Roma.
Che cosa suona il Trio Concept?
Il Trio Concept esegue al Teatro Argentina il Trio n. 4 in mi minore op. 90 «Dumky» di Antonín Dvořák e il Trio in la minore op. 50 di Pëtr Il'ič Čajkovskij, scritto a Roma fra il 1881 e il 1882 in memoria di Nikolaj Rubinštejn.
Chi sono i musicisti del Trio Concept?
Il Trio Concept è formato da tre musicisti torinesi: Edoardo Grieco al violino, Francesco Massimino al violoncello e Lorenzo Nguyen al pianoforte. Suonano insieme dal 2013, prima con il nome di Trio Chagall, cambiato dopo undici anni in omaggio a versi di Michelangelo.
Dove si comprano i biglietti per il Trio Concept?
I biglietti per il Trio Concept al Teatro Argentina si acquistano dalla pagina del concerto sul sito dell'Accademia Filarmonica Romana, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato dove sono pubblicati i prezzi, oppure alla biglietteria del teatro.
Come si arriva al Teatro Argentina?
Il Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, e con le numerose linee di autobus che attraversano il largo. Le stazioni della metro B più vicine sono Colosseo e Circo Massimo. Il teatro è in ZTL e non ha parcheggio.
Perché il Trio di Čajkovskij è legato a Roma?
Il Trio op. 50 di Čajkovskij, in programma al Teatro Argentina, fu composto a Roma fra la fine del 1881 e il gennaio 1882, dopo la morte dell'amico Nikolaj Rubinštejn, a cui è dedicato con il sottotitolo «alla memoria di un grande artista». È l'unico trio con pianoforte del compositore.
Il consiglio finale sul Trio Concept al Teatro Argentina
Un trio torinese che ha preso il nome da Michelangelo, un capolavoro scritto a Roma centoquarantacinque anni fa, una sala del 1732 in cui debuttò il Barbiere di Siviglia: a nostro giudizio è il concerto da camera più romano del dicembre in città. Conviene arrivare a piedi dal Pantheon, ascoltare prima il «Pezzo elegiaco» di Čajkovskij, cenare presto o prenotare per dopo, e prendersi dieci minuti per guardare la sala prima che si spengano le luci.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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