Camposanto Teutonico
Il Camposanto Teutonico si trova dentro la Città del Vaticano, sul fianco sinistro della Basilica di San Pietro, e l’ingresso è gratuito: niente biglietto, niente prenotazione per il visitatore singolo. Lo gestiscono l’Arciconfraternita di Santa Maria della Pietà e il Pontificio Collegio Teutonico. Si entra dal lunedì al sabato, di mattina e fino alle 13, passando i controlli della Guardia Svizzera dal lato di piazza del Sant’Uffizio. La domenica si entra solo per la messa delle 10.
È il cimitero dei cattolici di lingua tedesca e dei fiamminghi legati a Roma, chiuso da un muro alto, con palme, cipressi, lapidi addossate alle pareti e una chiesa di fine Quattrocento dedicata a Santa Maria della Pietà, consacrata nel 1500. Il terreno coincide in parte con l’area dell’antico circo di Caligola e di Nerone, dove la memoria cristiana colloca i primi martiri di Roma. Accanto c’è il collegio sacerdotale, con biblioteca e archivio.
Le informazioni pratiche sono state controllate il 29 settembre 2026 sul sito ufficiale del Campo Santo Teutonico, nelle pagine per i visitatori e in quella sulla chiesa e le messe. Orari, chiusure e regole di accesso dipendono dal calendario vaticano, dalle udienze del mercoledì e dalle celebrazioni straordinarie: prima di partire ricontrollate la pagina ufficiale, e se venite in gruppo scrivete alla segreteria attraverso il modulo di contatto del sito.

Come si entra davvero
La pagina ufficiale dice una cosa precisa: l’accesso avviene da piazza del Sant’Uffizio, la piazza che si apre a sinistra di piazza San Pietro, dietro il colonnato, davanti al palazzo del Dicastero per la Dottrina della Fede. Lì si passano i controlli di sicurezza dello Stato della Città del Vaticano affidati alla Guardia Svizzera. Il gestore chiede di mettere in conto il tempo necessario, e al mattino presto, prima delle udienze e delle grandi celebrazioni, di solito è breve.
Molte guide e molti racconti di viaggio parlano invece dell’Arco delle Campane, il passaggio sotto l’orologio a sinistra della facciata della basilica, anch’esso presidiato dalle guardie. Le fonti non concordano sul varco, e l’unica indicazione pubblicata dal gestore resta piazza del Sant’Uffizio. Presentatevi lì, dite con chiarezza che andate al Camposanto Teutonico e seguite le istruzioni del personale di servizio. Se vi indirizzano altrove, fatelo senza discutere: sul territorio vaticano decidono loro.
Gli orari pubblicati sono questi. Dal lunedì al sabato si entra fino alle 13, con apertura anticipata alle 7 per chi viene alla messa del mattino. Il mercoledì l’accesso è sospeso durante l’udienza generale del papa. La domenica si entra soltanto per la messa delle 10. In agosto la chiesa resta chiusa. Il sabato mattina il gestore avverte che può capitare una chiusura per le pulizie. Il pomeriggio non esiste: dopo le 13 si torna indietro.
Le regole sono poche e vanno prese sul serio. Abbigliamento che copra spalle e ginocchia, niente coltellini, niente bottiglie di vetro o di metallo. Il gestore chiede di rispettare la quiete del luogo, e il motivo è evidente appena si varca il cancello: è un cimitero in uso, con sepolture recenti e famiglie che vengono a pregare. Non è un giardino di passaggio fra una coda e l’altra, e chi lo tratta così viene notato subito.
I gruppi sono un capitolo a parte. Per i pellegrinaggi con più di venti persone il gestore chiede, per ragioni organizzative, un avviso alla segreteria almeno cinque giorni lavorativi prima della visita, attraverso la pagina di registrazione del sito ufficiale. Nella pagina delle informazioni non è pubblicato un numero di telefono: il canale è il modulo di contatto. Chi accompagna gruppi farebbe bene a stampare la conferma e a tenerla in mano al controllo.
Il biglietto dei Musei Vaticani qui non serve a niente. I Musei hanno un altro ingresso, dal lato delle mura su viale Vaticano, e un percorso chiuso che non porta al Camposanto. Nessun portale di rivendita offre un accesso al cimitero, perché non c’è niente da vendere: l’ingresso è libero negli orari pubblicati. Se qualcuno vi propone un biglietto o un salta fila per il Camposanto Teutonico, sta vendendo aria.
Dove si trova e che cosa si vede
Il recinto occupa un rettangolo stretto fra il fianco meridionale della Basilica di San Pietro, l’aula delle udienze e gli edifici del collegio. Si arriva attraverso la piazza dei Protomartiri Romani, nome che il gestore spiega con la memoria dei primi martiri della città. Dalla strada non si vede quasi niente: un muro, un portale, qualche cima di palma. Tutto il senso del posto si trova oltre il cancello, in uno spazio che si percorre in dieci minuti e si guarda per un’ora.
Dentro trovate un giardino funerario compatto. I viali sono corti, le tombe a terra sono poche e fitte, la maggior parte delle memorie è sulle pareti: lapidi, stemmi di famiglia, rilievi, iscrizioni in latino, tedesco, olandese, italiano. Le piante sono quelle del Mediterraneo romano, palme e cipressi soprattutto. Sopra, a pochi metri, la massa della basilica e il tamburo della cupola chiudono il cielo da un lato. La sensazione di recinto nascosto dipende tutta da quel contrasto.
La chiesa di Santa Maria della Pietà occupa un lato del cimitero, e il gestore precisa che ci si arriva soltanto passando dal camposanto. Nessuna porta sulla strada, nessun ingresso autonomo. Il collegio, con la residenza dei sacerdoti studiosi, la biblioteca e l’archivio, chiude il complesso e non è visitabile. Chi arriva sperando in un museo resta spiazzato: qui si vedono un cimitero e una chiesa, e basta.
Che cosa non si vede. Gli spazi del collegio, la biblioteca, l’archivio, gli ossari sotterranei di cui si è parlato nel 2019, gli uffici dell’Arciconfraternita. Non ci sono pannelli esplicativi degni di questo nome, non c’è un percorso segnato, non c’è personale che racconta. È un luogo di preghiera che tollera il visitatore rispettoso, non un sito organizzato per il turismo. Il bello, per chi ha pazienza, è proprio questo.
Una curiosità sul Camposanto Teutonico
Il Camposanto Teutonico è uno dei pochi luoghi della Città del Vaticano dove si può ancora essere sepolti, e le regole per entrarci da defunti sono più strette di quelle per entrarci da vivi. Il gestore elenca chi ha diritto alla sepoltura: i membri dell’Arciconfraternita con i coniugi, i membri delle istituzioni religiose di lingua tedesca e fiamminga a Roma, gli alunni dei collegi dell’Anima e del Germanico, i cattolici morti durante pellegrinaggi ufficiali e le Guardie Svizzere.
L’ultima voce è quella che sorprende di più. La Guardia Svizzera, secondo quanto riporta il gestore, ha diritti di sepoltura qui dal 1520, e il legame si capisce guardando la carta: le caserme sono a poche decine di metri, il corpo nasce agli inizi del Cinquecento, e sette anni dopo quella data si consumerà nel sacco di Roma la sua pagina più sanguinosa. Il cimitero dei tedeschi è, da allora, anche il cimitero dei soldati svizzeri del papa.
Il nome tradisce un’abitudine linguistica antica. Teutonico, per la Roma medievale e moderna, significava più o meno tutto il mondo di lingua germanica a nord delle Alpi, e il gestore infatti parla di un cimitero nato per franchi, tedeschi e fiamminghi. Chi legge le lapidi trova famiglie austriache, bavaresi, renane, olandesi, belghe, svizzere. La nazione, qui, è quella della lingua e della fede, non quella dei confini politici di oggi.
Il dettaglio che chiarisce tutto riguarda la chiesa nazionale. La grande chiesa dei tedeschi a Roma è Santa Maria dell’Anima, vicino a piazza Navona, con il suo collegio sacerdotale. Il Camposanto è l’altra metà di quella presenza: là si viveva, si studiava e si faceva carriera in curia, qui si veniva sepolti accanto a San Pietro. Due indirizzi, una sola comunità, e i collegi dell’Anima e del Germanico compaiono infatti nell’elenco dei diritti di sepoltura.
La chiesa di Santa Maria della Pietà
La chiesa è dedicata a Santa Maria della Pietà e il gestore la dà per consacrata nel 1500. L’aspetto esterno è sobrio, quasi anonimo per gli standard romani: una facciata semplice che guarda il cimitero, senza la scenografia delle chiese barocche del centro. Sul portale di sinistra le fonti enciclopediche segnalano una Madonna col Bambino con lo stemma dell’Arciconfraternita, un’aquila bicefala che richiama l’impero e il mondo germanico da cui veniva la confraternita.
Dentro, il pezzo che il gestore mette in evidenza è l’altare maggiore, con un polittico in cinque parti coevo alla chiesa. È una pala di impianto nordico, più vicina agli altari a sportelli delle chiese tedesche che ai quadroni delle pale romane, e questo è il primo segnale del carattere nazionale dell’edificio. Chi entra dopo aver visto la basilica sente un cambio di scala e di lingua figurativa che vale la visita da solo.
Le fonti enciclopediche attribuiscono a Polidoro da Caravaggio, allievo di Raffaello, gli affreschi di una cappella legata alla Guardia Svizzera, ricordata in relazione ai caduti del 1527. Il gestore non descrive la cappella nelle pagine per i visitatori e l’attribuzione, in questa forma, va presa con cautela. Resta il fatto che la chiesa ha avuto committenti colti e ben collegati alla corte papale, e che le cappelle laterali ne portano i segni.
Le lapidi continuano anche dentro la chiesa, sulle pareti e nel pavimento, con nomi di ecclesiastici, diplomatici, artisti e mercanti della comunità tedesca a Roma. Leggerle con calma è il modo migliore per capire chi fosse questa comunità: non una colonia di passaggio, ma una presenza stabile, radicata in curia, nelle botteghe e nelle ambasciate. Non aspettatevi di poter girare durante la messa: si entra, ci si siede, si guarda alla fine.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Camposanto Teutonico
Nell’estate del 2019 il Camposanto Teutonico è finito sulle prime pagine per la scomparsa di Emanuela Orlandi. L’11 luglio, su richiesta della famiglia e con autorizzazione vaticana, furono aperte due tombe: quella della principessa Sofia di Hohenlohe, morta nel 1836, e quella della duchessa Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin, morta nel 1840. Le tombe risultarono vuote, senza nemmeno i resti delle due nobildonne sepolte lì nell’Ottocento.
Il 20 luglio 2019 furono ispezionati due ossari sotterranei nell’area del collegio, e a fine luglio la Santa Sede comunicò che nessun osso esaminato risaliva a un’epoca successiva alla fine dell’Ottocento. Nell’aprile del 2020 il procedimento vaticano sulle ossa del Teutonico fu archiviato, come riportato da Vatican News. Secondo la ricostruzione vaticana, le tombe vuote si spiegano con i lavori di ampliamento del collegio fra Ottocento e Novecento, che spostarono sepolture più antiche negli ossari.
Il motivo è questo. Perché questa storia è stata raccontata moltissimo, spesso in versioni romanzate, e chi entra rischia di cercare le tombe delle principesse come un’attrazione. Il luogo non espone niente in proposito e non ne fa oggetto di curiosità. Chi vuole capire lo faccia sulle carte pubblicate e sui comunicati ufficiali, e davanti alle tombe tenga il tono che si tiene in qualunque cimitero dove riposano persone vere.
Il giudizio controcorrente è questo: il Camposanto Teutonico viene raccontato in rete come il trucco per entrare gratis in Vaticano senza fila, oppure come il posto dei misteri del caso Orlandi. Tutte e due le chiavi sono sbagliate e rovinano la visita. È un cimitero di comunità, piccolo e silenzioso, dove si capisce la Roma dei pellegrini nordici meglio che in qualunque museo. Chi cerca il brivido o la scorciatoia esce deluso, e fa bene.
La terra, il circo e i martiri: documenti, tradizione, leggenda
Quello che dicono i documenti. Nella zona vaticana esisteva il circo iniziato sotto Caligola e completato sotto Nerone, che il gestore descrive lungo circa cinquecentoquaranta metri e largo cento. Tacito, negli Annali, racconta che dopo l’incendio del 64 i cristiani furono messi a morte fra scherni e torture, sbranati dai cani o crocifissi, e che Nerone offrì i suoi giardini per lo spettacolo. Che il cimitero si trovi su parte dell’area del circo è un dato topografico accettato.
Quello che dice la tradizione. Il martirio di San Pietro in questa zona è tradizione antichissima, sostenuta dalla presenza della tomba venerata sotto la basilica, oggi visitabile con gli Scavi della Necropoli Vaticana. Il nome della piazza dei Protomartiri Romani viene da qui: il luogo del sangue dei primi cristiani di Roma. Che i martiri di Tacito siano morti esattamente sul terreno del cimitero non si può dimostrare, ma la memoria del luogo si è costruita su questa convinzione.
Quello che è leggenda, o quasi. Una tradizione medievale, riportata dallo stesso gestore, vuole che Sant’Elena, la madre di Costantino, abbia fatto portare a Roma terra da Gerusalemme per questo campo. Nella versione che si sente raccontare in piazza la terra viene dal Calvario. Il gestore è più prudente e indica come provenienza più probabile, nella tradizione, il campo di Akeldama, comprato con i trenta denari di Giuda, oppure la basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
Il racconto della terra santa trasportata non è un’esclusiva romana. Ricorre in altri camposanti monumentali, e ha sempre la stessa funzione: trasformare un cimitero cittadino in un pezzo di Terra Santa, dove essere sepolti valeva come un pellegrinaggio compiuto. A Roma il nome di Elena ritorna in molti luoghi, dalle reliquie di Santa Croce al Mausoleo di Sant’Elena sulla Casilina. Nessun documento coevo prova il trasporto, e conviene dirlo senza togliere niente al valore della tradizione.
Anche la fondazione carolingia va messa sui livelli giusti. Il gestore scrive che il cimitero fu fondato da Carlo Magno per franchi, tedeschi e fiamminghi. Che nel Borgo altomedievale esistessero le scholae dei pellegrini nordici, istituzioni di accoglienza con chiesa e cimitero, è documentato, e la Schola Saxonum sopravvive nel nome di Santo Spirito in Sassia. Il gesto fondativo personale di Carlo, con la data del 799 che circola nelle enciclopedie, appartiene invece alla tradizione.
Il consiglio che ti do per visitare il Camposanto Teutonico
Andate presto, di lunedì, martedì, giovedì o venerdì. Il sabato c’è il rischio di una chiusura per le pulizie, il mercoledì c’è l’udienza generale che sospende l’accesso e trasforma piazza San Pietro in un cantiere di transenne. Tra le 8 e le 10 del mattino i controlli sono rapidi, la luce entra bassa fra le palme e nel recinto ci sono solo i sacerdoti del collegio e qualche famiglia. Dopo le 11 la calma resta, ma la luce si appiattisce.
Se volete vedere la chiesa aperta e viva, andate alla messa. Quella delle 7 nei giorni feriali è quasi sempre in tedesco, con il mercoledì in latino, e il sabato alle 8 si celebra in italiano. La domenica alle 10 c’è la messa in tedesco, l’unico momento in cui si entra nel giorno festivo. Chi non è credente può partecipare con rispetto o aspettare la fine: in entrambi i casi il modo più corretto di vedere questa chiesa è in funzione.
Portate un taccuino e leggete le lapidi. È il consiglio più semplice e quello che rende di più. Le iscrizioni raccontano mestieri, provenienze, parentele, morti premature di giovani sacerdoti in arrivo per gli studi, diplomatici, pittori, artigiani. Con un’ora e una lista di nomi in mano il cimitero diventa un libro di storia della presenza tedesca a Roma, e vi accorgerete che la lista dei famosi è la parte meno interessante.
Tenete il cellulare in tasca per i primi dieci minuti. Non per regola scritta, che il gestore non pubblica, ma perché il luogo si capisce con le orecchie prima che con gli occhi: il rumore di piazza San Pietro si spegne in pochi metri, si sentono gli uccelli e i passi sulla ghiaia. Il contrasto con la folla che avete lasciato dall’altra parte del colonnato è la vera esperienza di questo posto, e una foto non la restituisce.
Per chi accompagna un gruppo, il consiglio pratico è di separare le cose. Prima il Camposanto, all’apertura, con dieci o quindici persone al massimo, poi la basilica. Oltre i venti partecipanti ricordatevi l’avviso alla segreteria cinque giorni lavorativi prima, come chiede il gestore. Spiegate tutto fuori, in piazza, e dentro fate parlare il luogo: una guida che tiene una lezione ad alta voce fra le tombe è la cosa più fuori posto che si possa vedere qui.
Messe, lingue e calendario
Il calendario delle messe pubblicato dal gestore è questo. Domenica alle 10 in tedesco. Lunedì, martedì, giovedì e venerdì alle 7 in tedesco. Mercoledì alle 7 in latino. Sabato alle 8 in italiano. In agosto la chiesa è chiusa, e nei giorni di celebrazioni particolari il sito pubblica avvisi specifici nel calendario degli eventi, come è successo per il Corpus Domini. Prima di organizzare la mattina intorno a una messa, controllate il calendario ufficiale della settimana.
La lingua dice molto sulla funzione del luogo. Questa è la chiesa di riferimento per i fedeli di lingua tedesca che lavorano in Vaticano, per i sacerdoti del collegio e per i pellegrini che arrivano dall’Austria, dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Alto Adige. La messa del sabato in italiano apre la porta anche ai romani. Chi vuole capire come vive una comunità cattolica straniera accanto a San Pietro trova qui l’esempio più chiaro della città.
Le grandi occasioni sono legate ai morti. Il 2 novembre 2020 papa Francesco celebrò nella chiesa del collegio la messa per i defunti e poi pregò sulle tombe del cimitero, come documentano le pagine ufficiali della Santa Sede. In quei giorni l’accesso segue regole straordinarie e il visitatore comune non entra: il calendario ordinario non vale durante le visite papali.
Una nota per chi viene a pregare su una tomba precisa. Il gestore non pubblica un elenco consultabile delle sepolture né un servizio di ricerca online. Se cercate un parente, un sacerdote della vostra diocesi o un soldato svizzero, scrivete prima alla segreteria dal modulo di contatto del sito, indicando nome e anno di morte. Arrivare sperando di trovare da soli una lapide fra centinaia, in un’ora di apertura mattutina, è il modo più sicuro di tornare a casa a mani vuote.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
L’obelisco di piazza San Pietro stava qui accanto. Il monolite egizio portato a Roma sotto Caligola decorava il circo vaticano, e rimase in piedi nella sua posizione originaria, sul fianco sinistro della basilica, per tutto il Medioevo e il Rinascimento. Solo nel 1586 Sisto V lo fece spostare da Domenico Fontana al centro della piazza. Chi guarda l’Obelisco Vaticano dal colonnato vede un pezzo del circo che ha lasciato il vicinato del cimitero.
Per più di mille anni, quindi, chi veniva sepolto nel Camposanto Teutonico riposava all’ombra dell’unico obelisco di Roma mai caduto. Le guide riferiscono che una lapide nella piazza dei Protomartiri ricorda il luogo in cui l’obelisco sorgeva prima del trasferimento. Il gestore non la descrive, ma è uno dei dettagli che rendono leggibile il circo sparito: la lunghezza di cinquecento metri si capisce solo mettendo in fila la lapide, la basilica e la piazza.
Il secondo fatto riguarda la piazza San Pietro e la sua forma. Il colonnato del Bernini, costruito un secolo dopo il trasferimento dell’obelisco, abbraccia uno spazio che era stato pensato intorno a quel monolite spostato dal circo. Il cimitero, rimasto al suo posto, conserva così la topografia più antica dell’area, quella precedente alla piazza barocca. Per chi studia Bernini a Roma è un utile rovescio della medaglia.
Terzo, e meno noto ancora: il Camposanto non è un’enclave straniera. Si trova dentro lo Stato della Città del Vaticano, appartiene a una confraternita di diritto pontificio e segue le regole di accesso vaticane. I Patti Lateranensi del 1929 lo hanno lasciato dentro i confini, a differenza di altri beni della Santa Sede che godono solo di extraterritorialità in territorio italiano. Chi pensa di entrare in Germania varcando il cancello sbaglia indirizzo.
La foto giusta da fare al Camposanto Teutonico
Sulle fotografie il gestore non pubblica regole specifiche nelle pagine per i visitatori: non c’è un divieto scritto, ma nemmeno un permesso. Valgono le regole del buon senso in un cimitero in uso e le indicazioni del personale al momento. Niente fotografie durante la messa, niente primi piani di tombe recenti con nomi leggibili, niente cavalletti o riprese video da set. Se qualcuno del collegio vi chiede di mettere via il telefono, fatelo.
La foto giusta è una sola e si fa dal fondo del cimitero guardando verso la basilica. Mettete in primo piano una palma o un cipresso, a metà le lapidi addossate al muro e sopra, a occupare il cielo, il fianco di San Pietro con il tamburo della cupola. È l’unica inquadratura che racconta il posto in un colpo: un recinto minuscolo sotto la chiesa più grande della cristianità. In verticale funziona meglio che in orizzontale.
La luce buona è quella delle prime ore. La basilica si alza a nord del recinto e prende il sole, mentre i muri e gli edifici del collegio allungano ombre sul cimitero, quindi alle 8 avete zone di luce radente sulle lapidi e il cielo ancora morbido. Verso mezzogiorno il sole entra dall’alto, schiaccia i rilievi e brucia il travertino della basilica. Compensate l’esposizione sul bianco della pietra, altrimenti le cornici delle lapidi spariscono.
La seconda immagine che vale la pena portarsi a casa è un dettaglio. Scegliete una lapide con lo stemma di famiglia o di città e fotografate solo quello, a luce radente, con l’iscrizione tedesca o latina tagliata a metà. È la foto che racconta la natura del luogo meglio di qualunque panorama: un pezzo di Baviera, di Fiandre o di Tirolo incastrato nel muro più romano che esista. Nessun nome leggibile, nessuna tomba recente.
Evitate la foto del portale d’ingresso dalla piazza con le guardie in posa. Le Guardie Svizzere sono in servizio, non sono una comparsa, e la foto ravvicinata al varco di controllo è la cosa che vi fa perdere tempo e simpatia. Se volete l’uniforme della Città del Vaticano, fotografatela da lontano stando in piazza, dove il contesto è turistico e nessuno se ne offende.
Come si arriva
A piedi, che è il modo giusto. Da Castel Sant’Angelo si percorre via della Conciliazione fino alla piazza, poi si gira a sinistra lungo il braccio del colonnato fino a piazza del Sant’Uffizio. Sono una ventina di minuti a passo tranquillo. Chi arriva dal Gianicolo scende verso Porta Santo Spirito e taglia per il rione Borgo, che resta il modo più bello di avvicinarsi al Vaticano senza passare dalla folla del viale.
Con i mezzi pubblici il quartiere Prati e la zona di Borgo sono ben serviti dalla metropolitana e da molte linee di superficie, ma i percorsi cambiano spesso per cantieri, grandi eventi e chiusure legate alle celebrazioni vaticane. Pianificate il viaggio il giorno stesso con il servizio di calcolo del percorso dell’azienda di trasporto romana. Nei giorni di udienza e di canonizzazione, la zona intorno a piazza San Pietro è chiusa al traffico e le fermate vicine vengono spostate.
In auto non ha senso. Borgo e Prati sono dentro la zona a traffico limitato e i parcheggi a raso sono rari e cari, mentre i parcheggi in struttura della zona si riempiono presto nei giorni di grande affluenza. In taxi fatevi lasciare al Sant’Uffizio o su via di Porta Cavalleggeri, non in piazza. Per chi ha difficoltà motorie questo è l’unico caso in cui l’auto aiuta davvero: il tratto finale a piedi è breve e quasi tutto in piano.
Sull’accessibilità il gestore non pubblica una dichiarazione. Il percorso dalla piazza al cancello è in piano, i viali del cimitero sono in parte in ghiaia e in parte lastricati, la chiesa ha qualche gradino. Chi si muove in carrozzina farebbe bene a scrivere prima alla segreteria per sapere se esiste un accesso agevolato alla chiesa. Nel cimitero ci si muove, con un po’ di pazienza sulla ghiaia, e il resto dipende dalle condizioni del giorno.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la persecuzione del 64, raccontata da Tacito, che la tradizione lega a quest’area del circo neroniano. Il secondo è la sepoltura di Pietro nella necropoli vicina, fondamento di tutto quello che è venuto dopo. Il terzo è la nascita, nell’Alto Medioevo, delle scholae dei pellegrini nordici intorno alla basilica costantiniana, che il gestore collega a Carlo Magno. Su questa rete di ospizi e cimiteri nazionali nasce il Camposanto che vedete oggi.
Nel 1454 il terreno viene affidato alla confraternita dei tedeschi di Roma, secondo quanto riporta il gestore, dopo che l’Anno Santo del 1450 aveva mostrato un cimitero in cattivo stato. I membri tedeschi della curia finanziano una ricostruzione completa dell’area, e verso la fine del secolo sorge la chiesa, consacrata nel 1500. Dal 1513 la confraternita ha il diritto esclusivo di sepoltura sul terreno, e nel 1520 lo condivide con la Guardia Svizzera.
Il 6 maggio 1527 i lanzichenecchi entrano in Borgo e comincia il sacco di Roma. La Guardia Svizzera copre la fuga di Clemente VII verso Castel Sant’Angelo attraverso il Passetto di Borgo, e la gran parte delle guardie muore negli scontri intorno alla basilica. La tradizione colloca l’ultima resistenza vicino all’obelisco, quindi a ridosso del Camposanto. Ogni 6 maggio il giuramento delle nuove reclute ricorda quella giornata.
Nel 1586 l’obelisco lascia il fianco della basilica per il centro della piazza, e il cimitero perde il suo vicino più antico. Fra Seicento e Settecento il recinto si riempie di lapidi di diplomatici, prelati e artisti di lingua tedesca. Nel 1876 accanto al cimitero nasce la residenza per sacerdoti studiosi di archeologia e storia della Chiesa, voluta da Anton de Waal, da cui deriva il Pontificio Collegio Teutonico. Le enciclopedie aggiungono l’arrivo di una grande biblioteca di studi a fine Ottocento.
Nel Novecento il complesso cambia volto con la costruzione del nuovo palazzo del collegio, che le fonti enciclopediche datano agli anni Sessanta con il progetto dell’architetto Silvio Galizia, e con il rifacimento dell’accesso negli anni Settanta. Il 2 novembre 2020 papa Francesco vi celebra la messa per i defunti in pieno periodo di restrizioni sanitarie. Nel luglio 2019 l’apertura delle tombe per il caso Orlandi porta il cimitero sulle cronache di tutto il mondo.
Chi è passato dal Camposanto Teutonico
Joseph Anton Koch, il pittore tirolese maestro del paesaggio eroico, che ha passato a Roma gran parte della vita, morto nel 1839, è sepolto qui secondo gli elenchi pubblicati. Accanto a lui, fra gli artisti, le fonti ricordano Johann Martin von Wagner, pittore e archeologo al servizio del re di Baviera, morto nel 1858. La colonia degli artisti tedeschi a Roma, quella dei caffè di via Condotti e degli studi sul Pincio, finiva spesso qui.
Carolyne zu Sayn-Wittgenstein, la principessa che per anni fu compagna di Franz Liszt e che venne a Roma sperando nell’annullamento del suo matrimonio per sposarlo, morta nel 1887, riposa in questo cimitero. Il matrimonio non si fece mai, e lei rimase a Roma a scrivere volumi di teologia in una casa del centro. Una delle storie d’amore più discusse dell’Ottocento musicale si chiude fra queste palme, con una lapide sobria.
Hermann Kanzler, il generale di origine badese che comandava l’esercito pontificio a Porta Pia il 20 settembre 1870, morto nel 1888, è sepolto qui secondo le fonti enciclopediche. È un nome che i romani conoscono poco e che chiude un’epoca: l’ultimo comandante delle truppe del papa re. Chi cammina fra queste tombe incontra così il Risorgimento visto dall’altra parte, quella di chi difendeva lo Stato della Chiesa fino all’ultimo giorno.
Fra gli studiosi, il fondatore del collegio Anton de Waal, morto nel 1917, l’archeologo Ludwig Curtius, morto nel 1954, il gesuita Engelbert Kirschbaum, che lavorò agli scavi sotto la basilica alla ricerca della tomba di Pietro e morì nel 1970, e lo storico Hubert Jedin, il grande studioso del Concilio di Trento, morto nel 1980. Il Camposanto è anche il cimitero della scienza storica cattolica tedesca del Novecento.
Ci sono nomi scomodi. Il vescovo austriaco Alois Hudal, rettore dell’Anima, morto nel 1963, è sepolto qui ed è ricordato dagli storici per l’aiuto dato nel dopoguerra alla fuga di criminali nazisti verso il Sudamerica. C’è suor Pascalina Lehnert, per decenni al fianco di Eugenio Pacelli, poi Pio XII, morta nel 1983. C’è lo scrittore Stefan Andres, morto nel 1970. La storia della comunità tedesca a Roma, qui, non è stata ripulita.
E ci sono gli ultimi. Nel 2015 è stato sepolto qui Willy Herteleer, un senza fissa dimora di origine belga che per anni aveva vissuto nelle strade di Borgo, grazie, secondo le cronache, all’interessamento di chi lo conosceva nella comunità del Camposanto. Negli anni successivi le cronache hanno riportato altre sepolture di senzatetto fiamminghi e tedeschi. Accanto ai principi, ai cardinali e ai grandi studiosi, è la notizia che dice di più sul luogo.
Arciconfraternita e collegio: chi gestisce oggi
Il cimitero e la chiesa appartengono all’Arciconfraternita di Santa Maria della Pietà in Camposanto dei Teutonici e dei Fiamminghi, che in tedesco si chiama Erzbruderschaft zur Schmerzhaften Muttergottes. È un’associazione di fedeli, laici e sacerdoti, con radici quattrocentesche, che amministra le sepolture, la chiesa e le celebrazioni. Le enciclopedie datano al 1597 il titolo di arciconfraternita, ma la comunità che la anima risale al secolo precedente.
Accanto c’è il Pontificio Collegio Teutonico di Santa Maria in Camposanto, un collegio sacerdotale per preti di lingua tedesca che studiano a Roma, soprattutto archeologia cristiana e storia della Chiesa. Il sito ufficiale presenta il collegio, la sua biblioteca e il suo archivio. Gli ospiti vivono in un edificio moderno che chiude un lato del cimitero, e sono loro, in buona parte, a celebrare le messe del mattino che il visitatore può seguire.
Questa doppia gestione spiega le regole. Non c’è un ente turistico, non c’è un servizio visite, non c’è una biglietteria: c’è una comunità religiosa che apre il proprio cimitero e la propria chiesa nelle ore del mattino, e che chiede di essere avvisata quando arrivano gruppi numerosi. Il visitatore è ospite nel senso pieno del termine. Chi lo capisce trova porte aperte e, a volte, un sacerdote disposto a spiegare una lapide.
Per completare il quadro delle comunità straniere legate al papato conviene guardare anche Santo Stefano degli Abissini, la piccola chiesa etiope dietro l’abside della basilica, e l’Istituto Svizzero di Roma per il versante culturale elvetico. In città, fra le chiese nazionali, San Luigi dei Francesi, Santa Maria in Monserrato e San Giovanni Battista dei Genovesi completano il mosaico.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi
Il Camposanto è chiuso tutti i pomeriggi, la domenica fuori dalla messa delle 10, il mercoledì durante l’udienza generale, e la chiesa è chiusa per tutto agosto. A queste chiusure ordinarie si aggiungono quelle imprevedibili: il sabato mattina per le pulizie, le celebrazioni papali, i funerali, le cerimonie della Guardia Svizzera, i grandi eventi che blindano l’area. Presentarsi al controllo alle 13.15 significa tornare indietro senza discutere.
Non aspettatevi una visita guidata sul posto, un’audioguida, un opuscolo, un bookshop o dei servizi igienici per il pubblico. Non aspettatevi pannelli che raccontino chi è sepolto dove. Non aspettatevi di poter entrare nel collegio, nella biblioteca o negli ossari. Non aspettatevi nemmeno che la chiesa sia aperta a ogni ora del mattino: fra una messa e l’altra può essere chiusa. Quello che trovate è un cimitero aperto e, se va bene, una chiesa.
Le visite di gruppo con guida esistono, organizzate periodicamente da associazioni culturali e da operatori che si mettono d’accordo con la segreteria. Non sono un prodotto del gestore e non hanno una tariffa ufficiale. Se ne trovate una che vi interessa, verificate che l’organizzatore dichiari di aver concordato la visita con il Camposanto, e diffidate di chi promette di mostrare le tombe del caso Orlandi o di portarvi in zone chiuse.
Una nota sulla sicurezza. Il controllo al varco è quello di uno Stato sovrano e segue regole che possono cambiare da un giorno all’altro. Il gestore elenca gli oggetti non ammessi e chiede di prevedere il tempo per i controlli. Zaini voluminosi, borracce di metallo, coltellini multiuso: lasciateli in albergo. Uno scontro al varco, con dieci persone in fila dietro di voi e il cancello che chiude alle 13, è la cosa più facile da evitare.
Mangiare in zona
Borgo e le strade intorno a San Pietro sono uno dei posti di Roma dove si mangia peggio in rapporto a quello che si paga, e non per colpa del quartiere. È la pressione del flusso: milioni di persone che escono dalla basilica e dai Musei con fame e fretta, e che non torneranno mai più. Chi cucina per un pubblico che non tornerà ha pochi incentivi a farlo bene. I segnali per riconoscere questi posti ci sono, e sono sempre gli stessi.
Il primo è il menù con le fotografie dei piatti, plastificato e tradotto in sei lingue. Il secondo è la persona sulla porta che vi ferma e vi invita a entrare: un locale che deve procurarsi i clienti sul marciapiede non ha clienti abituali. Il terzo è la signora che tira la pasta fresca in vetrina, che è scenografia e non garanzia. La pasta seria si fa in cucina, al mattino presto, lontano dalla strada.
Il quarto segnale è la cucina aperta di continuo, da mezzogiorno a mezzanotte senza pausa: una brigata vera si ferma, prepara, riparte. Il quinto riguarda i locali piazzati davanti ai monumenti, che tendono ad adattare il prezzo al cliente, con voci senza prezzo come il pesce del giorno, e talvolta con un menù diverso fra i tavoli fuori e la sala dentro. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, soprattutto di vino e pesce.
Perché i romani non ci vanno. Non per snobismo, ma perché sanno che a dieci minuti a piedi, verso Prati o verso il Trionfale, il rapporto fra prezzo e qualità cambia completamente. Chi viene al Camposanto la mattina presto ha il vantaggio di uscire alle 11: il tempo per camminare un po’ lontano dalla piazza, sedersi dove mangiano gli impiegati della zona e guardare in che lingua ordinano i tavoli vicini.
Per non andare a tentativi, qui c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e nei dintorni. Non è sponsorizzata, cambia quando cambiano i posti e non contiene indirizzi scelti per la vicinanza ai monumenti. Dentro il Vaticano, nella zona del Camposanto, non c’è niente per il pubblico: portatevi una bottiglia d’acqua di plastica, visto che vetro e metallo non passano il controllo.
Che cosa abbinare in giornata
L’abbinamento naturale è la basilica subito dopo, entrando dalla piazza con il controllo pubblico e salendo eventualmente alla cupola. Chi ha prenotato la visita agli scavi ha nella necropoli sotto San Pietro il complemento perfetto del discorso sul circo e sui martiri. Il pomeriggio può andare ai Musei e alla Cappella Sistina, con biglietto separato, oppure ai Giardini Vaticani con la visita organizzata dai Musei.
Chi preferisce restare sul tema dei cimiteri e delle comunità straniere ha a Roma un confronto diretto: il Cimitero acattolico di Testaccio, dove riposano i tedeschi protestanti, gli inglesi, gli scandinavi. Il paragone fra i due recinti, uno cattolico accanto al papa e uno per chi dal papa non dipendeva, racconta la Roma dei forestieri meglio di qualunque saggio. Il Verano completa il quadro con la città dei romani.
Per il tema della morte e della memoria nella Roma barocca, la cripta dei Frati Cappuccini in via Veneto e Santa Maria dell’Orazione e Morte in via Giulia mostrano l’altro modo, quello teatrale, di stare accanto ai defunti. Le catacombe, da Priscilla a San Callisto, riportano invece alla sepoltura dei primi cristiani, che è il filo che lega tutto al circo di Nerone.
Se avete il resto della mattina libero, scendete verso il Borgo e Prati. Santa Maria in Traspontina su via della Conciliazione e Santo Spirito in Sassia sono a pochi minuti, e l’Auditorium Conciliazione chiude il viale. Salendo verso il Gianicolo si passa da Sant’Onofrio e si arriva al Tempietto del Bramante di San Pietro in Montorio, l’altro luogo che la tradizione lega al martirio di Pietro.
Chi vuole restare sulla presenza tedesca e nordica a Roma può chiudere la giornata a Santa Maria dell’Anima, con il suo collegio, e passare per Santa Brigida in piazza Farnese, la chiesa degli svedesi. La Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, in fondo a via Giulia, mostra come un’altra nazione, quella fiorentina, costruiva a Roma la propria chiesa e i propri luoghi di sepoltura.
Domande frequenti
Il Camposanto Teutonico si paga?
L’ingresso al Camposanto Teutonico e alla chiesa di Santa Maria della Pietà è gratuito e non richiede prenotazione per il visitatore singolo. Si entra negli orari pubblicati dal gestore, dal lunedì al sabato fino alle 13, passando i controlli della Guardia Svizzera. I gruppi con più di venti persone devono avvisare la segreteria almeno cinque giorni lavorativi prima.
Da dove si entra?
Il sito ufficiale indica l’accesso da piazza del Sant’Uffizio, la piazza che si apre a sinistra di piazza San Pietro dietro il colonnato. Lì si passano i controlli di sicurezza vaticani. Molte guide citano l’Arco delle Campane, accanto alla facciata della basilica: in caso di dubbio seguite l’indicazione ufficiale e le istruzioni del personale di servizio al varco.
Serve il biglietto dei Musei Vaticani?
Il biglietto dei Musei Vaticani non serve e non aiuta. I Musei hanno un ingresso separato su viale Vaticano e un percorso che non porta al Camposanto. L’accesso al cimitero è libero negli orari del mattino, attraverso i controlli della Guardia Svizzera. Nessun rivenditore autorizzato vende biglietti o accessi prioritari per questo luogo.
Quali sono gli orari delle messe?
Il gestore pubblica questo calendario: domenica alle 10 in tedesco, lunedì, martedì, giovedì e venerdì alle 7 in tedesco, mercoledì alle 7 in latino, sabato alle 8 in italiano. In agosto la chiesa è chiusa. Nei giorni di celebrazioni particolari il sito ufficiale pubblica avvisi specifici nel calendario degli eventi, da controllare prima di partire.
Si possono fare fotografie?
Il gestore non pubblica regole specifiche sulle fotografie nelle pagine per i visitatori. Valgono il rispetto dovuto a un cimitero in uso e le indicazioni del personale: niente foto durante la messa, niente primi piani di tombe recenti con nomi leggibili, niente cavalletti. Le Guardie Svizzere al controllo sono in servizio e non vanno fotografate da vicino.
Chi può essere sepolto nel Camposanto Teutonico?
Secondo il gestore hanno diritto alla sepoltura i membri dell’Arciconfraternita e i loro coniugi, i membri delle istituzioni religiose di lingua tedesca e fiamminga a Roma, gli alunni dei collegi dell’Anima e del Germanico, i cattolici morti durante pellegrinaggi ufficiali e i membri della Guardia Svizzera Pontificia. Le eccezioni, come quelle concesse a senzatetto della zona, sono state decise caso per caso.
È vero che la terra viene dal Calvario?
È una tradizione medievale, non un fatto documentato. Il gestore riferisce che secondo la tradizione Sant’Elena fece portare terra da Gerusalemme, e indica come provenienza più probabile il campo di Akeldama oppure la basilica di Santa Croce in Gerusalemme. La versione del Calvario è quella popolare. Documentata è invece la posizione del cimitero sull’area del circo di Nerone.
Che cosa c’entra il Camposanto con il caso Orlandi?
L’11 luglio 2019 furono aperte due tombe ottocentesche di principesse tedesche, che risultarono vuote. Il 20 luglio furono ispezionati due ossari nell’area del collegio, e la Santa Sede comunicò poi che nessun osso era successivo alla fine dell’Ottocento. Il procedimento vaticano fu archiviato nell’aprile 2020. Il luogo non espone niente sulla vicenda.
Chi ha scritto la pagina
La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari, regole di accesso e calendario delle messe riportati qui risultano dalle pagine ufficiali del Campo Santo Teutonico alla data indicata in apertura: trattandosi di un luogo dentro lo Stato della Città del Vaticano, ricontrollateli sempre prima di partire e segnalateci quello che trovate cambiato.
Mettere in fila una mattina intorno a San Pietro significa incastrare varchi di sicurezza diversi, udienze del mercoledì, chiusure improvvise per celebrazioni, prenotazioni degli scavi e dei Musei con finestre diverse, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo, dagli appunti di percorso alle schede sui luoghi.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
