Chiesa di Santa Maria Antiqua

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è dentro il Foro Romano, alle pendici settentrionali del Palatino, e non ha un indirizzo proprio: ci si arriva passando dai varchi del Parco archeologico del Colosseo, cioè Largo della Salara Vecchia 5/6, via Sacra presso l'Arco di Tito e via di San Gregorio 30 per chi entra dal versante del Palatino. La fermata utile della metropolitana è Colosseo sulla linea B, alla quale si è aggiunta Colosseo-Fori Imperiali sulla linea C; le linee di superficie indicate dal Parco per il Foro Romano sono 51, 75, 81, 85, 87 e 118, e il tram 3 serve il fronte del Colosseo. Il biglietto ordinario del circuito Colosseo-Foro Romano-Palatino è pubblicato dal Ministero della cultura a 18 euro l'intero e 2 euro il ridotto per i cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 24 anni compiuti, con l'apertura quotidiana dalle 8.30 alle 19.15 nella stagione lunga e ultimo ingresso alle 18.00. Attenzione però al punto che conta: la Chiesa di Santa Maria Antiqua non è compresa nel biglietto base. Fa parte dei luoghi a percorso riservato del Parco, quelli che si aprono con le formule di tipo Forum Pass SUPER e Full Experience, e la sua apertura è a periodi alterni: certi mesi si entra tutti i giorni, certi altri solo in alcune giornate, e in alcune stagioni con un supplemento e un contingentamento di ingressi. Prima di muovervi, la disponibilità va controllata sul sito ufficiale del Parco archeologico del Colosseo, perché il calendario dei siti a rotazione cambia più volte l'anno. La prenotazione della fascia oraria è consigliata sempre e in alta stagione è di fatto necessaria.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Detto il minimo indispensabile per non presentarsi al cancello a vuoto, vi porto dentro. Perché la Chiesa di Santa Maria Antiqua è, senza esagerazione retorica, il monumento cristiano più antico e più importante del Foro Romano, e uno dei tre o quattro luoghi al mondo dove si può ancora vedere con i propri occhi che cosa fosse la pittura sacra prima che l'iconoclastia bizantina la cancellasse. Duecentocinquanta metri quadrati di affreschi compresi fra la metà del VI secolo e il IX, sopravvissuti perché la chiesa è stata sepolta da una frana e dimenticata per mille anni. Un paradosso che mi diverte raccontare ai gruppi: questo posto è arrivato fino a noi proprio perché nessuno se n'è più occupato. Se lo avessero restaurato con continuità, come è successo a tutte le altre chiese di Roma, oggi avremmo dei begli stucchi barocchi e nessuna Annunciazione del VI secolo. Se volete inquadrarla nel contesto, vi conviene leggere anche la pagina del Palatino e quella del Colosseo, perché il biglietto è lo stesso e la visita si organizza insieme.

Dove si trova esattamente la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Chi entra dal varco di Largo della Salara Vecchia percorre l'asse della via Sacra tenendo il Palatino sulla destra, supera il Tempio di Antonino e Faustina, la Basilica di Massenzio resta più avanti a sinistra, e all'altezza del Tempio di Castore e Polluce deve cercare, addossato alla parete del colle, un corpo di fabbrica basso e apparentemente anonimo, coperto da una tettoia moderna. È quello. La Chiesa di Santa Maria Antiqua non ha facciata, non ha campanile, non ha nulla che gridi «chiesa» a chi passa distratto: è un blocco di muratura romana incassato sotto la Domus Tiberiana, e per novantanove visitatori su cento del Foro Romano è semplicemente un edificio in più fra le rovine.

Questa invisibilità ha una ragione topografica precisa. L'edificio nacque per essere un passaggio, non un monumento: raccordava il piano del Foro con i palazzi imperiali che si trovavano una trentina di metri più in alto. Chi lo attraversava non doveva fermarsi ad ammirarlo, doveva salire. La chiesa si è insediata dentro un corridoio monumentale, e questo spiega la sua pianta strana, la sua compressione contro il colle, l'assenza di un prospetto verso la piazza. Quando poi il Palatino le è franato addosso, nell'847, il corpo di fabbrica è scomparso sotto una collina di detriti che nessuno ha più rimosso fino al Novecento.

Gli ingressi del Foro Romano più comodi per la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Se il vostro obiettivo primario è la Chiesa di Santa Maria Antiqua, il varco più razionale è quello di Largo della Salara Vecchia 5/6, sul lato di via dei Fori Imperiali: da lì si scende direttamente nella piazza del Foro e il tragitto a piedi è di sette-otto minuti di cammino lento. Il varco della via Sacra presso l'Arco di Tito, sulla piazza di Santa Maria Nova, è comodo per chi arriva dal Colosseo, ma implica attraversare tutto il Foro in discesa; è la scelta giusta se volete anche il Palatino nello stesso giro. Il varco di via di San Gregorio 30 immette invece sulle pendici meridionali del Palatino ed è il più scomodo di tutti per questa meta: dovreste salire il colle e ridiscenderlo dall'altra parte.

Un avvertimento pratico che nessun sito ufficiale scriverà mai con questa franchezza: il Foro Romano si visita a senso unico in molte tratte, e nei mesi di massima affluenza il personale incanala il flusso. Se entrate alle 11 di un sabato di maggio dal varco dell'Arco di Tito con l'idea di arrivare rapidamente alla chiesa, vi ritroverete in coda dietro trenta gruppi. Entrare presto e dal lato giusto non è pignoleria da guida: è la differenza fra avere venti minuti di raccoglimento davanti al muro palinsesto e avere quattro minuti in mezzo al vociare.

Come arrivare alla Chiesa di Santa Maria Antiqua con i mezzi pubblici

La metropolitana è il mezzo migliore. La linea B ha la fermata Colosseo proprio davanti all'Anfiteatro Flavio, e da lì si risale la via Sacra o si costeggia via dei Fori Imperiali fino al varco della Salara Vecchia. La linea C, entrata in servizio nella tratta centrale con la stazione Colosseo-Fori Imperiali, offre un secondo accesso allo stesso nodo. Le linee di autobus che il Parco archeologico indica per il Foro Romano sono la 51, la 75, la 81, la 85, la 87 e la 118; il tram 3 arriva sul fronte del Colosseo. Se arrivate dalla stazione Termini, la B è diretta e impiega pochi minuti.

L'automobile non serve e complica: l'intera area è in zona a traffico limitato, i parcheggi di superficie in prossimità non esistono, e quelli in struttura più vicini costano cifre che rendono il taxi più conveniente. Se arrivate in taxi, fate scendere davanti al Colosseo o all'altezza di piazza Venezia e camminate: sono comunque dieci minuti.

A piedi verso la Chiesa di Santa Maria Antiqua dal centro storico

Da piazza Venezia sono circa dieci minuti lungo via dei Fori Imperiali, un tratto che percorro sempre volentieri perché consente di guardare dall'alto i Fori Imperiali e i Mercati di Traiano prima di scendere nel Foro repubblicano. Dal Campidoglio si può usare la terrazza del Tabularium per una veduta d'insieme e poi ridiscendere: è il modo migliore per capire la geografia del Foro prima di entrarci. Da Circo Massimo sono venti minuti abbondanti, in salita nella parte finale.

I biglietti per la Chiesa di Santa Maria Antiqua e come funziona l'accesso

Qui bisogna essere chiari, perché è il punto su cui più spesso i visitatori sbagliano. Il biglietto ordinario del Parco archeologico del Colosseo dà diritto al Colosseo, al Foro Romano e al Palatino. La Chiesa di Santa Maria Antiqua appartiene invece al gruppo di monumenti a percorso riservato, quelli che il Parco apre con i titoli di tipo Forum Pass SUPER e Full Experience, e che ruotano secondo un calendario stagionale. Tradotto: potete entrare al Foro con il biglietto base, passare a dieci metri dalla chiesa e trovare il cancello chiuso, senza che nessuno vi abbia avvisato.

Il circuito SUPER e la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il circuito riservato comprende, secondo i periodi, l'Aula Isiaca con la Loggia Mattei, la Casa di Augusto, la Casa di Livia, il Criptoportico neroniano, il Museo Palatino, il Tempio di Romolo, la Rampa di Domiziano e la Chiesa di Santa Maria Antiqua con l'Oratorio dei Quaranta Martiri. Non sono tutti aperti contemporaneamente e non sono tutti aperti tutto l'anno: il Parco pubblica un calendario che indica quali siti del circuito siano visitabili in ciascun periodo. In certe fasi la chiesa è stata accessibile con visite contingentate a orari fissi, in altre con ingresso libero all'interno della fascia oraria del biglietto, in altre ancora con un supplemento dedicato. Non esiste una regola stabile e chi vi promette il contrario vi sta raccontando una comodità.

La mia raccomandazione operativa è brutale nella sua semplicità: controllate la pagina ufficiale del Parco archeologico del Colosseo il giorno prima, non una settimana prima, e se il calendario indica l'apertura acquistate subito la fascia oraria. I posti per i luoghi riservati sono numericamente pochi rispetto ai biglietti generali del Foro e si esauriscono con anticipo, soprattutto nei fine settimana e nei ponti.

Riduzioni, gratuità e biglietti integrati

Il Ministero della cultura pubblica per il circuito ordinario un intero di 18 euro e un ridotto di 2 euro riservato ai cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 24 anni compiuti; sotto i 18 anni si entra gratuitamente, previa esibizione di un documento. Restano valide le gratuità di legge per le persone con disabilità e per un accompagnatore, per le guide turistiche abilitate nell'esercizio della professione, per i docenti e gli studenti universitari degli ambiti indicati dal decreto ministeriale, per i giornalisti e per i soci ICOM. Sui titoli a percorso riservato il quadro tariffario può differire e va verificato al momento dell'acquisto sul canale ufficiale, perché il Parco vi applica talvolta un contributo aggiuntivo.

Le domeniche a ingresso gratuito nei musei statali valgono per il circuito ordinario e generano una folla considerevole; nella mia esperienza sono la giornata peggiore per programmare una visita alla Chiesa di Santa Maria Antiqua, sia perché il Foro diventa impraticabile, sia perché i percorsi riservati in quelle giornate hanno spesso una gestione diversa dal solito.

Prenotare la visita alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

La prenotazione si effettua sul sistema di biglietteria autorizzato dal Parco, indicato sul sito istituzionale. Non nomino rivenditori: il Parco autorizza un unico concessionario e ogni altro canale rivende con sovrapprezzo. Il biglietto è nominativo, va esibito insieme a un documento, e la fascia oraria si riferisce all'ingresso, non alla permanenza. Se prenotate un ingresso alle 9.30 e volete dedicare tempo alla chiesa, arrivate al varco venti minuti prima: i controlli di sicurezza, in alta stagione, richiedono più tempo del previsto.

Perché chiamo la Chiesa di Santa Maria Antiqua la Cappella Sistina del primo Medioevo

L'espressione non è mia e circola da anni fra gli storici dell'arte, ma vale la pena spiegarla invece di ripeterla. La Cappella Sistina è il luogo dove si legge, su una superficie unica e continua, un momento decisivo della pittura occidentale. La Chiesa di Santa Maria Antiqua fa la stessa cosa per un momento decisivo e molto meno noto: il passaggio dalla pittura tardoantica romana alla pittura medievale, con l'innesto dell'ellenismo bizantino. Solo che qui non c'è un unico artista e un'unica campagna: ci sono almeno cinque campagne successive, distribuite su due secoli e mezzo, e in un punto della parete absidale si sovrappongono l'una sull'altra come i fogli di un quaderno.

C'è di più, ed è l'argomento che rende questo edificio irripetibile. Nel 726 l'imperatore Leone III diede avvio alla politica iconoclasta, e nei territori dell'impero d'Oriente le immagini sacre furono sistematicamente distrutte. Di tutta la produzione pittorica bizantina anteriore a quella data, in Oriente non è sopravvissuto quasi nulla. A Roma, che rimase fedele alle immagini e che ospitava una comunità greca cospicua, quella pittura ha continuato a esistere; e in un solo luogo si è conservata in quantità e in sequenza. Quel luogo è la Chiesa di Santa Maria Antiqua. Chi studia la pittura bizantina preiconoclastica passa di qui per necessità, non per curiosità.

La mia opinione, dopo aver accompagnato qui dentro centinaia di persone: è il monumento più sottovalutato di Roma in rapporto alla sua importanza. Al Colosseo entrano milioni di visitatori l'anno; alla Chiesa di Santa Maria Antiqua, quando è aperta, entrano poche migliaia di persone. È un'asimmetria che dice molto su come funziona il turismo culturale e pochissimo sul valore delle cose.

Che cosa c'era prima della Chiesa di Santa Maria Antiqua: il complesso domizianeo

Per molto tempo l'archeologia ottocentesca identificò questo settore con il Tempio del Divo Augusto, e la denominazione compare ancora in guide non aggiornate. Gli studi più recenti hanno spostato la lettura: il complesso appartiene all'età di Domiziano, che regnò dall'81 al 96 dopo Cristo, e riprende strutture precedenti riferibili all'ampliamento della Domus Tiberiana voluto da Caligola. La sua funzione era di raccordo e di rappresentanza: qui il Foro finiva e cominciava il palazzo.

L'aula occidentale, il quadriportico e i vani meridionali

Il complesso comprendeva quattro ambienti comunicanti. Una grande aula occidentale, quella che diventerà il corpo della chiesa, ampia e rettangolare, con un impianto che alcuni studiosi hanno letto come sacrale e altri come funzionale al servizio del palazzo. Una aula orientale più piccola, per la quale è stata proposta la destinazione a biblioteca. Un quadriportico voltato con cortile scoperto al centro e impluvio per la raccolta dell'acqua piovana, che nella fase cristiana funzionerà da atrio. E tre vani meridionali addossati al colle. A oriente, il sistema si concludeva con la rampa che saliva al Palatino.

Le proporzioni dell'insieme si leggono ancora bene, e la misura complessiva della chiesa che vi si è insediata è di circa trenta metri per venti. Non è un edificio piccolo: è un edificio che sembra piccolo perché è schiacciato fra il colle e la piazza, e perché ha perso la copertura. Provate a immaginarlo con le volte integre e con il quadriportico coperto: la scala cambia radicalmente.

Le nicchie del cortile e l'impluvio di età caligolana

Nel cortile quadrato che fungeva da vestibolo si conservano i resti dell'impluvio risalente all'epoca di Caligola, e lungo le pareti si aprono nicchie che secondo l'ipotesi più diffusa ospitavano statue imperiali. Su quelle stesse pareti sono state riconosciute tracce di affreschi dell'epoca di papa Adriano I, cioè dell'ultimo quarto dell'VIII secolo: un'ottima dimostrazione di come, in questo edificio, ogni superficie racconti almeno due storie sovrapposte. Le nicchie per gli imperatori e la pittura del papa carolingio distano fra loro sette secoli e si toccano.

La guardia pretoriana e la funzione di filtro

La lettura più diffusa vuole che in questi ambienti stazionasse un distaccamento della guardia pretoriana, con funzione di controllo dell'accesso al palazzo. È un'ipotesi ragionevole e coerente con la topografia: chi voleva salire al Palatino doveva passare di qui, e un passaggio obbligato è per definizione un punto da presidiare. Mi piace far notare ai visitatori che il primo mestiere di questo edificio è stato il filtro: separare chi poteva salire da chi doveva restare in basso. Cinque secoli dopo continuerà a fare lo stesso lavoro, ma la soglia sarà quella fra il sacro e il profano.

Da atrio imperiale a Chiesa di Santa Maria Antiqua

La trasformazione avvenne nel corso del VI secolo, in un contesto storico che vale la pena ricostruire perché spiega tutto il resto. Roma, dopo la guerra greco-gotica, fu ripresa dai Bizantini nel 552. Le fonti raccontano che il potere imperiale ripristinò allora le infrastrutture urbane, mura e acquedotti, e rimise in efficienza i vecchi palazzi del Palatino, che tornarono a essere sede di rappresentanza dell'autorità bizantina in Occidente. In quel quadro, l'aula rettangolare e il quadriportico antistante furono adattati a luogo di culto dedicato alla Vergine: una sorta di cappella palatina, la chiesa del palazzo.

Le monete di Giustino sotto la base di colonna

La datazione non è un'invenzione degli storici dell'arte: durante le indagini archeologiche sono state rinvenute monete dell'imperatore Giustino, che regnò dal 518 al 527, sotto la base di una colonna. È il tipo di documento che gli archeologi amano, perché fornisce un termine cronologico concreto per l'allestimento della struttura ecclesiastica. Su questa base, e sull'analisi degli strati pittorici più antichi, la fondazione della chiesa viene collocata dagli studiosi fra il primo e il pieno VI secolo, con l'intervento bizantino della metà del secolo come momento di consolidamento.

Perché la Chiesa di Santa Maria Antiqua si chiama così

L'aggettivo «Antiqua» non è antico quanto la chiesa: le fu attribuito quando, nel Foro, sorsero altre chiese mariane e servì un modo per distinguerla. In particolare, dopo che papa Leone IV, nel IX secolo, trasferì il titolo a una chiesa costruita ex novo poco distante, quella nuova prese il nome di Santa Maria Nova e questa, per contrasto, restò la «vecchia». Che poi la chiesa nuova sia oggi la basilica di Santa Francesca Romana, e che la vecchia sia rimasta sepolta per un millennio, è una di quelle simmetrie che la storia di Roma produce senza sforzo.

Una rivoluzione nella geografia del sacro

C'è un dettaglio che merita più attenzione di quanta gliene si dia di solito. Prima di questa fondazione, le chiese all'interno delle mura di Roma portavano di norma il nome degli antichi proprietari delle case in cui erano state ricavate: i tituli, le chiese di quartiere nate dentro le abitazioni private. Le chiese nuove sorgevano invece fuori dalle mura, come luoghi di culto sulle tombe dei martiri. Insediare una chiesa dedicata alla Vergine dentro il cuore monumentale della città antica, nel Foro, addossata al palazzo degli imperatori, fu un gesto di enorme portata simbolica. Il cristianesimo smetteva di occupare i margini e prendeva possesso del centro.

La leggenda del drago e di papa Silvestro alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

La tradizione racconta che in questo luogo papa Silvestro I, il pontefice dell'età costantiniana, avrebbe ucciso un drago. È una leggenda, e come tale va presentata: nessuna fonte storica la sostiene. Ma le leggende sono documenti di ciò che una società pensava, e questa è particolarmente eloquente. L'interpretazione corrente vede nel drago un'allusione al culto di Vesta, la cui immagine era accompagnata da un serpente o drago nel tempio attiguo, a pochi passi da qui. La fondazione della chiesa in questo punto avrebbe quindi avuto anche il valore di un esorcismo topografico: si cristianizza il luogo dove il paganesimo aveva la sua roccaforte più conservativa.

La leggenda ha avuto una lunga vita e ha lasciato tracce toponomastiche. La chiesa medievale che sorse più tardi sulle rovine portava il nome di San Silvestro in lacu, per la presunta vicinanza al Lacus Curtius, e la tradizione locale continuò a raccontare di un demonio annidato in quell'area, sconfitto dal papa. Da lì, per una deriva lessicale comprensibile, si arrivò al titolo di Santa Maria Liberatrice: liberatrice, appunto, dal drago e dai suoi effetti. Quando racconto questa catena ai visitatori, mi piace far notare che una leggenda del IV secolo ha determinato il nome di una chiesa del XVII e continua a determinare il nome di una parrocchia del Testaccio nel XXI. Poche cose sono resistenti quanto una storia ben raccontata.

Il Tempio di Vesta, con il suo focolare perenne e le sue sacerdotesse, fu chiuso alla fine del IV secolo per disposizione imperiale. Che la prima grande chiesa mariana del Foro sorgesse a una manciata di metri dalla Casa delle Vestali non è certamente un caso: la Vergine sostituisce la vergine, il fuoco perenne cede il posto alla lampada del santuario, e la continuità del sacro nello stesso luogo è più forte del cambio di religione. Se visitate il Foro con calma, fate questi cinquanta passi di seguito: dal recinto di Vesta alla soglia della chiesa. Sono i cinquanta passi più densi dell'archeologia romana.

La pianta della Chiesa di Santa Maria Antiqua, ambiente per ambiente

Adesso entriamo. La descrizione che segue segue l'ordine con cui si incontrano le cose, che è anche l'ordine con cui conviene guardarle.

L'atrio e il cortile della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Si accede dal quadriportico romano riconvertito ad atrio. È lo spazio in cui si trovano l'impluvio di età caligolana e le nicchie sulle pareti. In età cristiana questo cortile assunse la funzione classica dell'atrio paleocristiano: luogo di sosta e di attesa per chi non era ancora ammesso ai misteri, e in seguito area di sepoltura. Gli scavi vi hanno individuato infatti una vasta zona cimiteriale con numerose sepolture riferibili all'VIII e al IX secolo, il che dice che alla chiesa era riconosciuto un forte prestigio funerario: si veniva sepolti qui perché qui la Vergine era vicina.

Le tre navate della Chiesa di Santa Maria Antiqua

L'aula romana fu divisa in tre navate da due file di sostegni: arcate impostate su colonne di granito di reimpiego, come si usava in un'epoca che aveva a disposizione un immenso magazzino di materiale antico e nessuna cava attiva. Le navate laterali sono più strette della centrale, secondo lo schema basilicale, e sulle loro pareti si conserva la parte più leggibile del programma pittorico dell'VIII secolo. Le colonne stesse furono affrescate: nella Chiesa di Santa Maria Antiqua anche i fusti portano immagini di santi, ed è un dettaglio che sorprende sempre chi lo nota per la prima volta, perché si è abituati a pensare la colonna come elemento strutturale e non come supporto pittorico.

Il presbiterio, l'abside e il ciborio

Nello spessore del muro di fondo fu ricavata una piccola abside, soluzione economica e intelligente che evitava di sfondare la struttura romana. Il presbiterio era rialzato e pavimentato in opus alexandrinum, il pavimento a tarsie marmoree bianche e nere con inserti di porfido e serpentino che sarebbe poi diventato la firma dei Cosmati. Dell'arredo liturgico restano frammenti notevoli: un arco di ciborio della metà dell'VIII secolo e un pluteo del IX secolo con maglie annodate e motivi zoomorfi, cioè il repertorio decorativo altomedievale nella sua forma più tipica.

La schola cantorum e l'ambone

La navata centrale conservava il recinto della schola cantorum, lo spazio riservato al clero cantore, con una piattaforma poligonale per l'ambone. È un elemento che aiuta a immaginare la liturgia: la chiesa non era un contenitore vuoto in cui si stava in piedi a guardare gli affreschi, era una macchina liturgica con recinti, gradini, transenne, percorsi separati per il clero e per i fedeli. Quando guardate la pianta, provate a rimettere mentalmente al loro posto questi diaframmi: capirete perché certi affreschi sono in posizioni apparentemente scomode. Erano visibili da chi doveva vederli.

Le cappelle laterali della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Ai lati del presbiterio si aprono due cappelle. Quella di sinistra è la celebre Cappella di Teodoto, la meglio conservata di tutto l'edificio; quella di destra è dedicata ai Santi Medici, Cosma e Damiano, e la sua istituzione è ricondotta alla campagna di papa Giovanni VII. Sono ambienti piccoli, quasi scatole, e proprio la loro piccolezza ha favorito la conservazione: meno superficie esposta, meno dilavamento, meno crolli.

La rampa che sale al Palatino

A sinistra della chiesa una rampa sale al Palatino. È la rampa imperiale domizianea, di cui parlerò più avanti perché merita un capitolo suo: è uno degli oggetti architettonici più impressionanti del Foro e per decenni non è stata visitabile.

Gli affreschi della Chiesa di Santa Maria Antiqua: che cosa si conserva

All'interno sono ancora visibili circa 250 metri quadrati di affreschi sui circa mille che si stima ricoprissero l'edificio, dipinti fra la metà del VI secolo e il IX. Un quarto del programma originario, quindi: molto in termini assoluti, poco rispetto a ciò che c'era. Le superfici dipinte interessano il presbiterio, le cappelle, la navata sinistra, le colonne e i pilastri. Chi entra con l'aspettativa di un interno interamente colorato resterà deluso; chi entra sapendo di trovare lacerti, e sapendo che ogni lacerto è un unicum, uscirà con la testa piena.

Come si datano gli affreschi della Chiesa di Santa Maria Antiqua

La datazione di questi dipinti è insolitamente precisa per l'alto Medioevo, e la ragione è duplice. Primo: alcuni personaggi reggono cartigli con testi che rinviano a eventi databili, come i concili. Secondo, e più affascinante: la convenzione del nimbo. Il nimbo quadrato di colore azzurro contraddistingue le persone ancora viventi al momento in cui l'affresco fu eseguito; il nimbo tondo, giallo e oro, è riservato a santi e martiri, cioè a chi è già passato dall'altra parte. Ne segue che, quando in un affresco compare un papa con il nimbo quadrato, quell'affresco è databile con precisione al suo pontificato, che nel caso dei papi dell'VIII secolo significa una forbice di pochi anni.

È un dispositivo che consiglio sempre di cercare, perché trasforma la visita. Non state guardando genericamente «arte medievale»: state guardando un ritratto eseguito mentre il soggetto respirava, e lo sapete perché il pittore ve lo ha segnalato con un codice. Nel primo Medioevo il ritratto dal vero è rarissimo; la Chiesa di Santa Maria Antiqua ne conserva più di uno.

Perché questi affreschi contano per la storia dell'arte mondiale

Il ciclo è un documento fondamentale per la conoscenza della pittura bizantina, e non per motivi campanilistici. Dopo la crisi iconoclasta avviata nel 726 e il concilio di Hieria del 754, in Oriente le immagini sacre furono distrutte con metodo: della produzione anteriore non è sopravvissuto praticamente nulla. Roma non aderì all'iconoclastia, anzi la contestò apertamente, e nella Chiesa di Santa Maria Antiqua si conserva una sequenza di pittura di gusto e di mano orientale che altrove è perduta. Chi voglia sapere che aspetto avesse un'icona costantinopolitana del VI o del VII secolo deve, in larga parte, venire in questo cantiere sotto il Palatino.

Vi si riconoscono inoltre i modi della pittura cristiano-romana nel momento di massima influenza dell'arte greco-copta, cioè l'incontro fra la tradizione ellenistica di matrice alessandrina, il linearismo orientale e la solidità plastica romana. Nella stessa parete potete passare da una figura modellata con colpi di luce quasi impressionistici a una figura costruita con contorni netti e campiture piatte, e la distanza fra le due non è di qualità: è di cultura.

Il muro palinsesto della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Se dovessi indicare una sola cosa da guardare, indicherei questa: la parete a destra dell'abside, quella che gli studiosi chiamano parete palinsesto. Un palinsesto, nel lessico dei manoscritti, è una pergamena raschiata e riscritta, in cui il testo cancellato riaffiora sotto il nuovo. Qui succede la stessa cosa con l'intonaco: campagne pittoriche successive si sono sovrapposte, e le cadute e i distacchi hanno lasciato visibili contemporaneamente strati diversi. Il risultato è un oggetto stratigrafico unico, in cui si legge in verticale ciò che di solito si legge solo in orizzontale, sfogliando i libri.

Quattro fasi leggibili, sei strati identificati

La lettura più diffusa distingue quattro fasi pittoriche successive. Le indagini più recenti, condotte in occasione dei restauri e presentate nella campagna scientifica che ha accompagnato la riapertura, identificano fino a sei strati di pittura, compresi fra il IV-V secolo e l'VIII: i più profondi corrispondono alla decorazione dell'edificio ancora profano, con intonaci dipinti di gusto tardoantico, e sopra vi si innestano le immagini cristiane. Le due cifre non si contraddicono: quattro sono le fasi con figurazione riconoscibile, sei sono gli strati materiali distinguibili. Quando lo racconto, uso l'immagine del quaderno: quattro pagine scritte, sei fogli.

Il primo strato: la Madonna col Bambino e l'angelo

Lo strato figurato più antico è databile al periodo immediatamente successivo alla liberazione bizantina dai Goti e raffigura la Madonna col Bambino e un angelo. La Vergine è abbigliata come un'imperatrice bizantina: è il tipo iconografico che gli storici dell'arte chiamano Maria Regina, e ne parlo diffusamente più avanti perché è probabilmente l'immagine più importante conservata in questa chiesa. Lo stile è severo, tardoantico, con una frontalità che impone distanza.

Il secondo strato: l'Annunciazione e l'Angelo bello

Alla seconda fase appartiene un'Annunciazione di cui restano il volto della Vergine e la figura passata alla storia come l'Angelo bello, databile secondo la lettura corrente fra il 565 e il 578. È il capolavoro assoluto del complesso e uno dei volti più celebri dell'arte altomedievale europea. Ne parlo in un capitolo a parte, perché merita di essere guardato da solo.

Il terzo strato: Basilio e Giovanni Crisostomo

Il terzo momento è rappresentato dalle figure dei santi Basilio e Giovanni Crisostomo, realizzate attorno alla metà del VII secolo. Reggono cartigli con riferimenti al Concilio Lateranense convocato da papa Martino I, e questo àncora lo strato al suo pontificato, fra il 649 e il 653. Sono i due grandi Padri della Chiesa greca: la loro presenza, in una chiesa di Roma, con iscrizioni in greco, è la prova più diretta che qui la liturgia e la cultura erano bilingui.

Il quarto strato: san Gregorio Nazianzeno

L'ultimo strato risale al pontificato di Giovanni VII, fra il 705 e il 707, e raffigura san Gregorio Nazianzeno, terzo dei grandi Cappadoci. La sequenza dei quattro strati copre quindi circa un secolo e mezzo, dal pieno VI all'inizio dell'VIII, e in quel secolo e mezzo si vede la pittura cambiare pelle: dal modellato luministico e quasi vibrante dell'Angelo bello alla costruzione più grafica e simbolica dell'VIII secolo.

Come guardare il muro palinsesto della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Un consiglio pratico che vale più di una lezione: non cercate di vedere tutto insieme. Individuate prima il volto dell'Angelo, che è la cosa più leggibile; poi allargate lo sguardo alla figura della Vergine imperatrice; poi cercate i due Padri greci con i cartigli; infine, e solo infine, provate a distinguere i bordi degli intonaci, i margini netti dove uno strato finisce e comincia quello sotto. Sono quei margini la vera meraviglia. E se la visita coincide con una delle fasi in cui il Parco attiva l'illuminazione dedicata, aspettate il passaggio: la luce radente separa gli strati meglio di qualunque spiegazione verbale.

La Maria Regina della Chiesa di Santa Maria Antiqua

L'affresco è ridotto a un lacerto e chiede attenzione, ma quello che rappresenta è un momento di svolta nella storia dell'immagine cristiana. La Vergine è seduta su un trono incrostato di gemme, indossa abiti di corte bizantina, ha il Bambino sulle ginocchia in vesti imperiali. Non è la Madonna umile della devozione popolare successiva: è una sovrana, con il vocabolario visivo della basileia costantinopolitana. È una delle rappresentazioni più antiche conosciute della Madonna in trono, e l'antichità qui non è un dato statistico ma una questione teologica.

Bisogna infatti ricordare che il Concilio di Efeso del 431 aveva proclamato Maria Theotokos, madre di Dio. Da quel momento l'iconografia mariana ha dovuto inventarsi un linguaggio all'altezza del titolo, e il linguaggio disponibile era quello del potere imperiale: trono, gemme, corona, clamide, guardia angelica. La Maria Regina della Chiesa di Santa Maria Antiqua è uno dei primi luoghi dove quella traduzione visiva è compiuta e leggibile. Da qui discende, per rivoli e trasformazioni, tutta l'iconografia della Madonna in maestà che attraverserà il Medioevo fino a Cimabue e a Giotto.

Il tipo torna anche nella Cappella di Teodoto, dove la Vergine in trono riceve il modellino della chiesa dalle mani del committente. La ripetizione del motivo nel medesimo edificio, a distanza di due secoli, dimostra che l'immagine era percepita come identitaria del luogo: la Regina era la padrona di casa, e chi voleva farsi ritrarre qui si faceva ritrarre davanti a lei.

L'Angelo bello della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Lo chiamano così da più di un secolo, da quando gli scavatori lo videro emergere dalla terra, e nessuno ha mai avuto voglia di cambiargli nome. È l'angelo dell'Annunciazione del secondo strato del palinsesto, databile fra il 565 e il 578, e di lui restano essenzialmente la testa e parte del busto. La qualità è tale che chiunque si occupi di pittura tardoantica lo conosce a memoria.

Che cosa lo rende straordinario. I capelli sono resi con tocchi rapidi di biacca su un fondo bruno, come farebbe un pittore ellenistico di Pompei; l'incarnato è costruito per velature e non per contorni; lo sguardo ha una direzione, non è frontale e ipnotico come sarà l'icona più tarda; la bocca ha un accenno di volume. In una parola: c'è ancora il naturalismo antico, e c'è già la sacralità nuova. È il punto esatto in cui la pittura romana diventa pittura bizantina, e la fortuna vuole che quel punto sia sopravvissuto in un pezzo di intonaco di mezzo metro quadrato sotto il Palatino.

La mia opinione, e la dico senza cautele: se andate alla Chiesa di Santa Maria Antiqua e non guardate l'Angelo bello per almeno cinque minuti consecutivi, avete sprecato il biglietto. Non è un'iperbole da guida. È un volto che regge il confronto con qualunque cosa produrrà l'arte europea nei mille anni successivi, e lo sostiene partendo da una condizione di conservazione disastrosa. Il paragone che faccio ai gruppi è con i ritratti del Fayyum: stessa carne dipinta, stessa capacità di guardarvi indietro.

I papi che hanno decorato la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Cinque pontefici, in poco più di un secolo e mezzo, hanno lasciato qui la propria firma pittorica: Martino I, Giovanni VII, Zaccaria, Paolo I e Adriano I. Non è la storia di una decorazione, è la storia di cinque decorazioni sovrapposte, ciascuna con un'agenda politica e teologica propria. Vale la pena prenderle una per una, perché nella Chiesa di Santa Maria Antiqua la pittura è sempre anche un discorso.

Papa Martino I e il Concilio Lateranense del 649

Martino I, pontefice fra il 649 e il 653, è responsabile della prima campagna organica nel presbiterio e nella navata centrale. Il suo pontificato fu drammatico: convocò il Concilio Lateranense del 649 per condannare il monotelismo, la dottrina sostenuta dall'imperatore di Costantinopoli secondo cui in Cristo vi era una sola volontà. Fu un atto di insubordinazione clamoroso verso l'autorità imperiale. Le conseguenze furono all'altezza dell'audacia: Martino fu arrestato per ordine dell'imperatore Costante II, portato a Costantinopoli, processato, umiliato pubblicamente ed esiliato in Crimea, dove morì nel 655. È l'ultimo papa venerato come martire.

Ora tornate ai cartigli dei santi Basilio e Giovanni Crisostomo sul muro palinsesto, che rinviano proprio al Concilio Lateranense. Non sono decorazione: sono un manifesto. Il papa fa dipingere, nella chiesa che sorge sotto il palazzo dell'autorità bizantina a Roma, i due massimi Padri della Chiesa greca che reggono i testi del concilio con cui ha appena contraddetto l'imperatore. È come affiggere il proprio comunicato sulla porta della caserma. Questa è la ragione per cui insisto che gli affreschi qui vanno letti, non solo guardati.

Papa Giovanni VII, il papa greco della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Giovanni VII è il personaggio decisivo di questa storia. Eletto il 1 marzo 705, morto il 18 ottobre 707, ottantaseiesimo pontefice, era originario di Rossano, in Calabria, terra di lingua e di rito greco. Suo padre Platone era un alto funzionario bizantino con l'incarico di curator palatii urbis Romae, cioè sovrintendente al palazzo imperiale sul Palatino. Giovanni VII è stato quindi il primo papa figlio di un funzionario bizantino, e soprattutto il primo papa cresciuto letteralmente dentro il palazzo che sovrasta questa chiesa.

Fece una scelta senza precedenti: trasferì la propria residenza dal Laterano al Palatino, ed elesse la Chiesa di Santa Maria Antiqua a propria cappella privata. Per due anni, dunque, questo edificio fu la chiesa personale del papa di Roma. Lanciò una campagna decorativa massiccia che riplasmò l'intero interno, istituì la Cappella dei Santi Medici, e fece dipingere sull'arco trionfale una Crocifissione monumentale con la Vergine e san Giovanni Evangelista ai lati, serafini e arcangeli adoranti nel registro superiore, e in basso le schiere dei beati in attesa del giudizio.

Fu anche il primo pontefice a far eseguire ritratti attendibili di sé stesso mentre era in vita, con il nimbo quadrato che ne certifica la condizione di vivente. È un fatto che dice molto sulla sua cultura: veniva da un mondo, quello bizantino, in cui l'immagine del potere era uno strumento di governo, e lo applicò al papato. Fuori dal Foro, la sua opera più nota è l'oratorio con il grande mosaico mariano che fece costruire nell'antica basilica di San Pietro, dove fu sepolto e i cui frammenti sono oggi dispersi fra vari musei europei.

Sul piano politico Giovanni VII fu prudente fino alla timidezza. Quando l'imperatore Giustiniano II gli inviò gli atti del Concilio Quinisesto perché li approvasse, non prese posizione e rimandò la questione a Costantinopoli: le fonti, con una durezza che sorprende, gli attribuiscono una debolezza umana. Ebbe invece rapporti eccellenti con i Longobardi, e il re Ariberto II restituì alla Chiesa i patrimoni delle Alpi Cozie che erano stati sottratti secoli prima. Un papa cauto in politica e spregiudicato in materia di immagini: la combinazione ha prodotto ciò che vediamo su queste pareti.

Papa Zaccaria e la stagione della Cappella di Teodoto

Zaccaria, pontefice dal 741 al 752, ultimo papa di origine greca della storia, nato in Calabria, è il committente indiretto della fase più conservata dell'edificio: la Cappella di Teodoto. Il suo ritratto compare con il nimbo quadrato, e quindi la cappella si data al suo pontificato. Zaccaria è ricordato dalla storia generale per ragioni ben più clamorose: fu lui che diede il via libera all'ascesa dei Carolingi, autorizzando di fatto la deposizione dell'ultimo re merovingio e l'incoronazione di Pipino il Breve. Il papa che approvò la nascita dell'Europa carolingia è dipinto in una cappella di tre metri per tre nel Foro Romano.

Papa Paolo I e l'ultima grande campagna

Paolo I, pontefice dal 757 al 767, firmò l'ultima campagna di grande respiro: la decorazione definitiva dell'abside con un Cristo in trono fra il tetramorfo, cioè fra i quattro simboli degli evangelisti, e i cicli veterotestamentari e neotestamentari sulle pareti delle navate laterali, con i Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente nel registro inferiore. È il programma più sistematico e anche il più «medievale» nel senso pieno: non più icone singole accostate, ma un discorso teologico ordinato in registri, dall'alto verso il basso, dal cielo alla terra.

Papa Adriano I, l'ultimo pennello

Adriano I, che regnò dal 772 al 795, è l'autore degli ultimi interventi pittorici. Tracce riferite alla sua epoca compaiono anche nelle pareti dell'atrio, sopra le nicchie romane. Il suo pontificato fu lunghissimo e coincise con l'affermazione di Carlo Magno: la Chiesa di Santa Maria Antiqua smette di essere dipinta proprio nel momento in cui il baricentro politico dell'Occidente si sposta definitivamente dal Mediterraneo bizantino all'Europa franca. Non è un caso, ed è un modo molto concreto di vedere la fine di un'epoca: le pareti smettono di ricevere colore.

La Cappella di Teodoto nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

È la cappella a sinistra del presbiterio ed è, senza discussione, l'ambiente meglio conservato dell'intero complesso. Il ciclo che la decora quasi integralmente è databile al pontificato di papa Zaccaria, 741-752, e la sua conservazione consente ciò che altrove nella chiesa è impossibile: leggere un programma pittorico completo, dal soffitto al battiscopa, come lo vide chi lo commissionò.

Chi era Teodoto

Teodoto era un alto funzionario della curia romana, primicerius defensorum, cioè capo del corpo dei difensori, i funzionari incaricati dell'amministrazione patrimoniale e dell'assistenza; ricoprì anche l'incarico di dispensiere della diaconia di Santa Maria Antiqua. La tradizione lo identifica come zio di papa Adriano I, il che colloca la famiglia nell'aristocrazia romana di vertice. Si fece ritrarre nella cappella, identificato da un'iscrizione, in compagnia della moglie e dei figli: un ritratto di famiglia dell'VIII secolo, evento raro quanto un'eclissi.

Il pannello di dedica: Teodoto offre il modellino

Il pannello dedicatorio mostra Teodoto in ginocchio che offre alla Vergine in trono il modellino della chiesa, gesto convenzionale del committente che nella storia dell'arte durerà mille anni. Ha il nimbo quadrato, come i familiari e come il papa: erano tutti vivi. Non sono ritratti nel senso moderno, ma non sono neppure tipi generici: c'è la volontà di individuare, e il fatto stesso che un laico e la sua famiglia occupino una parete accanto ai santi segnala una società in cui la committenza privata rivendica visibilità dentro lo spazio sacro.

Il ciclo di san Quirico e santa Giulitta

La cappella conserva il ciclo del martirio dei santi Quirico, o Ciriaco, e di sua madre Giulitta. La vicenda, tramandata dalla passio, colloca il martirio in età dioclezianea: Giulitta, nobildonna di Iconio fuggita a Tarso con il figlio di tre anni, fu riconosciuta come cristiana e torturata; il bambino, secondo il racconto, dichiarò a sua volta la propria fede e fu ucciso davanti a lei, che subì poco dopo la stessa sorte. È un ciclo narrativo, con scene distinte e didascalie: la pittura racconta una storia, e la racconta a chi entrava in cappella nell'VIII secolo. La sequenza è fra le meglio preservate della pittura altomedievale in Occidente.

La Crocifissione con il colobium

Nella cappella si trova anche la Crocifissione che considero l'immagine più densa di tutta la chiesa dopo l'Angelo bello. Cristo è raffigurato vestito, con un lungo colobium grigio-azzurro, la tunica smanicata dei primi monaci, e con i piedi non sovrapposti, cioè inchiodati separatamente. Gli occhi sono aperti: è il Cristo vivo e regnante sulla croce, non il Cristo morente della pietà gotica. Frontale, immobile, gerarchicamente più grande delle altre figure.

Ma intorno a questa impostazione bizantina si affaccia un linguaggio nuovo e più popolare, e sono i dettagli a tradirlo: i paletti conficcati alla base della croce per puntellarla, come in un cantiere vero; il terreno su cui Maria e Giovanni poggiano i piedi, che è terra e non fondo oro; il dinamismo dei due soldati romani, Longino con la lancia e l'altro con la spugna imbevuta d'aceto sulla canna. La pittura si abbassa verso lo spettatore, cerca la sua esperienza quotidiana. Nell'VIII secolo, a Roma, questo è un fatto nuovo.

Un particolare che i visitatori apprezzano: il Cristo vestito è la norma nell'iconografia antica, e il Cristo nudo con il perizoma, quello che tutti abbiamo in mente, si afferma solo più tardi. Se vi sembra strano vedere un crocifisso in tunica, non è l'affresco a essere strano: siamo noi ad avere gli occhi tarati su mille anni di immagini successive.

La navata sinistra della Chiesa di Santa Maria Antiqua

La navata di sinistra conserva due fasce sovrapposte di affreschi, e la loro logica è quella di una pagina scritta su due righe. In alto corrono le scene del Vecchio Testamento, oggi molto rovinate: la sola sequenza ancora chiaramente leggibile è la storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe venduto dai fratelli. Sotto si svolge la fascia con Cristo in trono fra una teoria di santi, papi e martiri, allineati in processione verso il centro.

Perché la storia di Giuseppe

La scelta non è casuale. Giuseppe venduto, imprigionato ingiustamente e infine elevato al governo d'Egitto è una delle prefigurazioni cristologiche più solide della tradizione esegetica: il giusto tradito che salva il suo popolo. Metterla nel registro alto, sopra la teoria dei santi, significa costruire un ragionamento verticale: sopra la promessa, sotto il compimento. Ai gruppi che portano bambini dico sempre di cercare questa storia, perché è la più narrativa e la più facile da seguire anche in condizioni di conservazione difficili.

La teoria dei santi e la doppia lingua

La processione di santi, papi e martiri che converge su Cristo in trono è il cuore ideologico del programma dell'VIII secolo. I nomi sono scritti accanto alle figure, e qui viene il punto: le iscrizioni sono in parte in greco e in parte in latino. Non si tratta di un vezzo erudito, ma del riflesso di una comunità realmente bilingue. Nella navata sfilano i santi della Chiesa greca accanto ai santi della Chiesa latina, con Cristo al centro a tenere insieme le due metà del mondo cristiano che di lì a poco cominceranno a separarsi.

I Padri della Chiesa greci e latini nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il registro inferiore delle navate laterali ospita, nella campagna di Paolo I, la sequenza dei Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente. È un'iconografia dotta: ciascuno regge un cartiglio con un brano dei propri scritti, ciascuno è identificato dal nome. Nel Medioevo maturo questo schema diventerà usuale; qui è ancora sperimentale, e ha un valore politico specifico. Roma sta dicendo, per immagini, che la tradizione cristiana è una sola e che lei ne è la custode legittima, mentre l'Oriente è dilaniato dalla controversia sulle immagini.

Individuare i personaggi richiede pazienza e, francamente, un binocolo o una buona fotografia da guardare dopo. Ma i nomi ricorrenti sono quelli che ci si aspetta: i Cappadoci, Basilio e i due Gregori; Giovanni Crisostomo; Atanasio; e sul versante latino Ambrogio, Agostino, Girolamo, Leone Magno. La sensazione che si prova a vederli allineati è quella di entrare in una biblioteca dipinta.

La Cappella dei Santi Medici e le altre immagini devozionali

La cappella a destra del presbiterio è dedicata ai Santi Medici, Cosma e Damiano, i due fratelli martiri di origine siriaca che esercitavano la medicina senza chiedere compenso, per cui la tradizione greca li chiama anargiri, cioè senza argento. Il loro culto a Roma era radicato e aveva già una sede monumentale nel Foro, nella basilica che occupa l'aula di età severiana affacciata sulla via Sacra. La fondazione della cappella è ricondotta alla campagna di Giovanni VII, e il collegamento con la sua cultura greca è evidente.

I pannelli votivi e il committente che entra in scena

A partire dal VII secolo, accanto alla decorazione absidale e programmatica, compaiono nella Chiesa di Santa Maria Antiqua i pannelli votivi: immagini commissionate da singoli, collocate dove c'era spazio, spesso sovrapposte a decorazioni precedenti. È il fenomeno che genera materialmente il palinsesto. Fra i soggetti si riconoscono episodi biblici come Salomone e la madre dei Maccabei, con un trattamento volumetrico dei corpi che denuncia ancora una robusta memoria classica.

Questa pratica racconta una cosa che nessuna guida generalista dice: nella Chiesa di Santa Maria Antiqua la parete non era considerata intoccabile. Chi aveva i mezzi comprava un pezzo di muro e ci faceva dipingere la propria devozione, coprendo ciò che c'era. È un'idea di monumento radicalmente diversa dalla nostra. La conservazione, per loro, non era un valore; la presenza sì.

Le tre Sante Madri della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Fra le immagini più citate del complesso c'è quella nota come «Le tre sante Madri»: Maria con il Bambino iscritto in un ovale, sant'Anna con in braccio Maria bambina, santa Elisabetta con in braccio san Giovannino. Tre generazioni e tre maternità allineate, un'idea iconografica di grande intelligenza teologica e di rara efficacia visiva.

Il Bambino racchiuso in un ovale luminoso sul petto della madre è il tipo che l'iconografia orientale chiama Platytera o della Vergine del segno: la Vergine più ampia dei cieli, che contiene l'incontenibile. Vederlo affiancato ad Anna ed Elisabetta significa vedere la maternità presentata come catena, come trasmissione, come storia della salvezza che passa di grembo in grembo. Nel VII-VIII secolo non era un'idea ovvia, e la sua formulazione qui è precocissima.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua e la crisi iconoclasta

Nel 726 l'imperatore Leone III Isaurico avviò la politica di distruzione delle immagini sacre, che il Concilio di Hieria del 754 avrebbe eretto a dottrina ufficiale. Le ragioni erano teologiche, politiche e militari insieme: la sconfitta contro gli Arabi veniva letta come castigo divino per l'idolatria, e le immagini erano l'imputato più comodo. Roma reagì con nettezza, i papi condannarono l'iconoclastia e la questione contribuì in modo decisivo al distacco progressivo fra il papato e Costantinopoli.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è la prova materiale di quella posizione. Mentre in Oriente si scalpellavano i volti, qui si continuava a dipingere, e a dipingere con maestranze di formazione orientale. Molte di quelle maestranze erano probabilmente arrivate a Roma proprio in fuga dalla persecuzione: monaci e artisti greci che portavano con sé un patrimonio tecnico e iconografico che in patria era diventato illegale. Se guardando questi affreschi avete l'impressione di trovarvi in una chiesa orientale, non vi sbagliate. La Roma dell'VIII secolo era, per una parte consistente, una città greca.

I greci a Roma e la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Fra il VII e l'VIII secolo Roma ospitò una comunità orientale numerosa e influente: monaci greci, siriaci, armeni, funzionari bizantini, mercanti. Il quartiere attorno al Foro Boario ne conserva memoria nel nome stesso di Santa Maria in Cosmedin, la cui denominazione rinvia al quartiere costantinopolitano di Kosmidion e che fu affidata a una comunità greca. Nello stesso periodo, undici papi su una trentina furono di origine greca, siriaca o comunque orientale.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è il monumento più eloquente di quella stagione. Le iscrizioni bilingui, i santi orientali, l'iconografia costantinopolitana, la committenza di due papi greci come Giovanni VII e Zaccaria compongono un quadro coerente. Roma non era una periferia latina che riceveva influssi orientali: era una capitale del Mediterraneo bizantino, con una popolazione mista e un ceto dirigente che parlava greco. Quando si racconta il Medioevo romano come una lunga notte fra la caduta dell'impero e il Mille, si dimentica questo secolo abbondante di cultura raffinatissima, e la Chiesa di Santa Maria Antiqua serve a ricordarlo.

Il terremoto dell'847 e l'abbandono della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Nell'847 un terremoto colpì Roma. Sul Palatino provocò il crollo di parte delle strutture dei palazzi imperiali sovrastanti, e la frana investì la chiesa sottostante seppellendola. I danni furono tali da rendere impensabile il recupero: la chiesa fu abbandonata.

La decisione conseguente fu presa da papa Leone IV, il pontefice delle Mura Leonine, che trasferì il titolo in una chiesa costruita ex novo poco distante, Santa Maria Nova, sull'area del Tempio di Venere e Roma. Quella chiesa esiste ancora e si chiama oggi basilica di Santa Francesca Romana, dal nome della santa romana che vi è sepolta e che vi fondò la sua congregazione nel XV secolo. Il campanile romanico che spunta accanto all'Arco di Tito, quello che tutti fotografano dal Colosseo senza sapere che cosa sia, appartiene a lei.

Il trasferimento del titolo è un atto giuridico, non sentimentale: la comunità, le rendite, il clero, le reliquie e il nome si spostano, e l'edificio vecchio cessa di esistere come istituzione. Da quel momento la Chiesa di Santa Maria Antiqua non è più una chiesa: è un ammasso di macerie sotto una collina di terra franata. E in quella condizione resterà per oltre mille anni.

Il paradosso che ha salvato gli affreschi

Ed è qui che la storia diventa affascinante. La frana che ha ucciso la chiesa ne ha salvato la pittura. Sepolti sotto metri di detriti, gli affreschi si sono trovati in un ambiente relativamente stabile per temperatura e umidità, al riparo dalla luce, dalla pioggia, dal gelo, dai piccioni, dai fumi delle candele e soprattutto dagli uomini. Non hanno subito ridipinture barocche, non sono stati staccati per essere venduti, non sono stati coperti da altari, non sono stati «migliorati» da nessun restauratore ottocentesco.

Provate a fare il confronto con qualunque altra chiesa romana di fondazione altomedievale: Santa Prassede, San Clemente, Santa Maria in Cosmedin. Tutte magnifiche, tutte stratificate, tutte profondamente trasformate da mille anni di uso continuo. La Chiesa di Santa Maria Antiqua è l'unica che si sia fermata nell'847 e che non abbia più ricevuto nulla. È un fermo immagine, ed è per questo che vale.

Santa Maria Liberatrice, la chiesa che sorgeva sopra la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Sulle rovine sepolte, nel XIII secolo, fu costruita una chiesetta. Portava il nome di San Silvestro in lacu, per la vicinanza presunta al Lacus Curtius e per la leggenda del drago, e più tardi assunse il titolo di Santa Maria Liberatrice. Nel 1617 fu integralmente riedificata su progetto di Onorio Longhi, architetto milanese attivo a Roma, padre di Martino Longhi il Giovane e figlio di Martino Longhi il Vecchio: una dinastia di costruttori che ha lasciato molte firme in città.

L'intervento di Longhi ebbe una conseguenza che nel Seicento nessuno percepiva come tale: cancellò definitivamente ogni traccia visibile della chiesa antica. Le fondazioni furono impostate nel corpo dell'edificio sepolto, le murature vennero tagliate, e la memoria di che cosa vi fosse sotto si perse quasi del tutto. Quasi: perché nel Settecento alcuni scavi fortuiti riportarono in luce tracce di affreschi antichi, che furono documentate, e nell'Ottocento indagini più mirate cominciarono a formulare l'ipotesi corretta.

La demolizione del 1900

All'inizio del Novecento la decisione fu presa: la chiesa del Longhi, alla quale la critica del tempo non riconosceva particolari meriti artistici, sarebbe stata demolita per riportare alla luce la basilica altomedievale. La demolizione fu condotta nell'ambito degli scavi del Foro Romano ed era completata entro il febbraio del 1900. Il nome, il titolo e le icone furono trasferiti a una chiesa nuova, costruita nel quartiere Testaccio e tuttora dedicata a Santa Maria Liberatrice: il passaggio del titolo si perfezionò nel 1909, e nella chiesa nuova finirono marmi policromi e stucchi provenienti dall'edificio demolito.

È un episodio che merita di essere raccontato senza infingimenti, perché racchiude tutta l'ambiguità dell'archeologia moderna. Per far riemergere un monumento del VI secolo è stato distrutto un monumento del XVII. Nessuno oggi prenderebbe una decisione simile con altrettanta disinvoltura, e la sensibilità corrente considera ogni fase storica degna di tutela. Ma è anche vero che senza quella demolizione la Chiesa di Santa Maria Antiqua non esisterebbe per noi, e che l'Angelo bello sarebbe ancora sotto un pavimento barocco. La mia opinione: il bilancio è largamente positivo, e chi giudica quella scelta con i criteri di oggi dovrebbe almeno avere l'onestà di dire che cosa avremmo perso in cambio.

Giacomo Boni e la riscoperta della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Giacomo Boni, veneziano, formatosi come tagliapietra nel cantiere di restauro di Palazzo Ducale, autodidatta geniale e uno degli inventori dell'archeologia stratigrafica in Italia, prese la direzione degli scavi del Foro Romano alla fine dell'Ottocento e li trasformò in un laboratorio metodologico. Prima di lui si scavava per trovare oggetti; con lui si comincia a scavare per leggere sequenze. Applicò al Foro il principio che i livelli vanno rimossi uno per uno e documentati, adoperò la fotografia in modo sistematico, usò perfino il pallone aerostatico per riprese dall'alto.

Le date della scoperta

La cronologia dell'impresa è nota con precisione. Boni iniziò gli scavi in quest'area l'8 gennaio 1900, con la demolizione di Santa Maria Liberatrice. Il 22 marzo individuò l'Oratorio dei Quaranta Martiri. Poi riportò in luce la parete absidale con l'Adorazione della Croce. Il 5 agosto raggiunse la parete palinsesto, l'oggetto che avrebbe reso celebre il monumento nella letteratura scientifica europea. Gli affreschi furono complessivamente scoperti nel corso del 1901, e la notizia fece il giro delle riviste di archeologia e di storia dell'arte del continente.

Gli acquerelli del Settecento che indicarono la strada

C'è un dettaglio che amo particolarmente. Boni non scavò a caso: si servì della documentazione grafica prodotta nel Settecento, quando gli scavi fortuiti avevano intercettato lacerti di affreschi e qualcuno aveva avuto la buona idea di copiarli ad acquerello. Quelle tavole, redatte da eruditi che non potevano sapere che cosa stessero documentando, indicarono all'archeologo dove cercare. È un caso esemplare di come la documentazione, anche quando sembra inutile, sia il vero capitale dell'archeologia. Chi copiò quei frammenti con il pennello nel Settecento ha lavorato, senza saperlo, per un uomo che sarebbe nato un secolo dopo.

La necropoli e le altre scoperte

Le indagini nell'area produssero anche il rinvenimento di una vasta zona cimiteriale con numerose sepolture riferibili all'VIII e al IX secolo, distribuite nell'atrio e negli spazi limitrofi, e di materiali di grande interesse. Fra questi un sarcofago della seconda metà del III secolo con le figure di un sapiente e di un'orante, il battesimo di Gesù nel Giordano e le storie del profeta Giona: è considerato uno dei primi sarcofagi ad accogliere scene bibliche e quindi esplicitamente cristiano, un pezzo importante per la storia dell'iconografia paleocristiana.

Boni, che aveva una relazione quasi mistica con il Foro, chiese di esservi sepolto, e fu esaudito: la sua tomba è sul Palatino, negli Orti Farnesiani. Poche altre volte un archeologo ha ottenuto di restare dentro il proprio scavo. Quando accompagno gruppi al Palatino mi fermo sempre un momento davanti a quella lastra: è una nota a piè di pagina di questa storia, e vale la deviazione.

Un secolo di restauri alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

La riscoperta creò immediatamente un problema che nessuno all'epoca sapeva risolvere. Affreschi rimasti mille anni in condizioni di sepoltura, riportati bruscamente all'aria, alla luce e alle escursioni termiche di un sito all'aperto, cominciano a degradarsi rapidamente. Per tutto il Novecento la chiesa ha alternato coperture provvisorie, interventi di consolidamento, chiusure prolungate e riaperture parziali.

La grande campagna di restauro

Dagli anni Ottanta l'edificio fu chiuso per una campagna sistematica. Un progetto complessivo avviato nei primi anni Duemila, finanziato con risorse statali e con il contributo determinante del World Monuments Fund e di fondazioni con sede a New York e a Oslo, affrontò tutti i fronti: consolidamento strutturale delle murature, protezione delle superfici pittoriche, recupero dei pavimenti, controllo microclimatico. Non fu un restauro estetico: fu, prima di tutto, un'opera di ingegneria della conservazione.

La chiesa fu aperta brevemente al pubblico nel corso del 2004, con i lavori ancora in corso, in una forma che si potrebbe definire di anteprima. Dal novembre 2012 è tornata accessibile con continuità nell'ambito dei percorsi riservati del Parco. Chi vi racconta che è aperta da sempre, o che è chiusa da sempre, semplifica una vicenda che è fatta di aperture intermittenti, esattamente come oggi.

La riapertura del 2016 e il videomapping nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il momento di massima visibilità è arrivato con la mostra «Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio», allestita nella chiesa stessa dal 17 marzo all'11 settembre 2016, curata da Maria Andaloro, Giulia Bordi e Giuseppe Morganti, con catalogo Electa. È stata l'occasione in cui il grande pubblico ha scoperto l'esistenza di questo luogo, e ha coinciso con l'introduzione di tecnologie che nel Foro Romano non erano mai state usate prima.

Il light mapping sul muro palinsesto

La trovata più efficace è stata l'applicazione del light mapping alla parete palinsesto: proiezioni luminose calibrate che isolano progressivamente i singoli strati pittorici, restituendo allo spettatore la sequenza cronologica come una successione di immagini. Chi ha assistito a quella proiezione ha capito in tre minuti ciò che uno storico dell'arte spiega in un'ora. Il videomapping è stato inoltre impiegato per ricostruire virtualmente le porzioni di decorazione perdute, restituendo l'idea dell'insieme senza toccare l'originale.

Su questo genere di soluzioni ho un'opinione precisa e non del tutto conformista: la tecnologia in un monumento è quasi sempre un fastidio, tranne quando risolve un problema che l'occhio non può risolvere da solo. Qui lo risolve. Distinguere sei strati di intonaco a occhio nudo, in penombra, è oggettivamente impossibile per un visitatore non addestrato. La luce calibrata non aggiunge spettacolo: sottrae difficoltà. Le installazioni non sono permanenti e la loro presenza varia con i cicli espositivi del Parco: se al momento della vostra visita sono attive, consideratevi fortunati.

L'Oratorio dei Quaranta Martiri accanto alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Adiacente all'ingresso della chiesa si trova un ambiente quadrangolare che deve il proprio nome all'affresco absidale, databile all'VIII secolo, con i Quaranta Martiri di Sebaste. È verosimilmente l'aula d'ingresso della rampa imperiale, trasformata in oratorio nel Medioevo: un altro caso di riuso, un altro passaggio dal profano al sacro nello stesso metro quadrato.

La storia dei Quaranta Martiri di Sebaste

Il racconto è uno dei più impressionanti dell'agiografia antica, e lo trovo perfetto per far capire che cosa significasse la persecuzione. Erano quaranta soldati romani della Legio XII Fulminata, di stanza a Melitene, arrestati per la loro fede durante le persecuzioni scatenate dall'imperatore Licinio a partire dal 316. Il martirio è collocato nel 320, presso Sebaste, nell'Armenia Minore. Rifiutarono di abiurare e il prefetto li condannò a una pena studiata per fiaccarli lentamente: essere esposti nudi su uno stagno ghiacciato, in una notte d'inverno, con un bagno caldo acceso sulla riva a disposizione di chiunque volesse rinnegare.

Uno solo cedette, di nome Melezio secondo la tradizione: raggiunse i bagni caldi e vi morì all'istante per lo sbalzo termico. Gli altri trentanove resistettero. La fonte principale è un'omelia di Basilio di Cesarea, vescovo dal 370 al 379, pronunciata attorno al 372, cioè una cinquantina d'anni dopo i fatti, e la festa era già allora più antica del suo episcopato: segno di un culto radicato precocemente.

Che questo racconto orientale sia dipinto in un oratorio del Foro Romano nell'VIII secolo è, di nuovo, la prova della presenza greca a Roma. I Quaranta Martiri sono santi popolarissimi in Oriente e quasi ignoti alla devozione latina medievale: se li trovate qui, è perché qui c'erano persone che li pregavano nella loro lingua.

Che cosa si vede nell'Oratorio

Oltre all'affresco absidale, sulla parete destra si conserva un'immagine di sant'Antonio abate, l'eremita egiziano padre del monachesimo, altra figura di forte connotazione orientale. Sono inoltre visibili frammenti del pavimento marmoreo medievale. L'ambiente è piccolo e la sua visita richiede pochi minuti, ma non va saltato: è il complemento naturale della chiesa e ne condivide la logica di riuso.

La Rampa di Domiziano accanto alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

La rampa imperiale è l'oggetto che mi lascia più a bocca aperta di tutto il complesso, e non è un affresco: è un pezzo di ingegneria. Costruita nella seconda metà del I secolo dopo Cristo sotto Domiziano, collegava il piano del Foro con il palazzo imperiale sul Palatino superando un dislivello di circa trentacinque metri, l'equivalente di più di dieci piani, con sette rampe a tornante coperte a volta.

Come funzionava

Immaginate un corridoio in salita, ampio, voltato, illuminato da lucernari, che ripiega su sé stesso sette volte dentro il fianco del colle. Non una scala: una rampa a pendenza costante, percorribile in lettiga, forse a cavallo. Era il collegamento ufficiale fra la città e il potere, e la sua monumentalità era essa stessa un messaggio: l'ingresso al palazzo non era una porta, era un percorso lungo, controllato, buio e poi improvvisamente luminoso, che preparava psicologicamente chi saliva all'incontro con l'imperatore. L'ingresso solenne è verosimilmente identificabile nell'aula che nel Medioevo divenne l'Oratorio dei Quaranta Martiri.

La riapertura e che cosa si vede oggi

La struttura fu individuata e scavata da Giacomo Boni all'inizio del Novecento, e restò poi inaccessibile per decenni. Dopo un lungo restauro è stata riaperta al pubblico il 21 ottobre 2015, con una mostra di reperti che accompagnò la riapertura fino al gennaio successivo. Delle sette rampe originarie, quattro sono percorribili dal pubblico; il percorso termina con una veduta sul Foro Romano che non somiglia a nessun'altra, perché la si guadagna dopo essere saliti dentro il colle anziché sopra. Anche la Rampa appartiene ai percorsi che il Parco apre a rotazione: verificatene lo stato prima di contarci.

Come si visita davvero la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Passiamo alle cose pratiche, quelle che decidono se la visita sarà memorabile o frustrante.

Quanto tempo dedicare alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il tempo minimo utile è di trenta minuti: sotto quella soglia si guarda senza vedere. Un'ora è la durata giusta per una visita attenta che comprenda l'atrio, le navate, il presbiterio, il muro palinsesto e la Cappella di Teodoto. Con l'Oratorio dei Quaranta Martiri si arriva a un'ora e un quarto. Se il Parco ha attivato la Rampa di Domiziano, aggiungete altri trenta o quaranta minuti. E tenete presente che, in certe fasi, la permanenza all'interno della chiesa è contingentata dal personale per ragioni di conservazione: in quei casi il tempo lo decide il custode, non voi, e conviene entrare avendo già in testa che cosa cercare.

Che cosa portare e che cosa lasciare a casa

Portate una torcia frontale spenta soltanto se avete l'abitudine di usarla e sapete che non è consentito accenderla sulle superfici dipinte; in realtà il consiglio sensato è un altro: portate gli occhiali giusti. Molti visitatori scoprono qui di non riuscire a mettere a fuoco a media distanza in penombra. Un piccolo binocolo da teatro, otto ingrandimenti, è lo strumento che cambia radicalmente la visita, perché consente di leggere i volti nella parte alta delle pareti. Lasciate a casa lo zaino grande: i controlli in ingresso al Foro sono rigorosi e le dimensioni consentite sono limitate.

Scarpe con la suola chiusa e aderente: il percorso all'interno del Foro è su fondo antico, sconnesso, con basoli e ghiaia, e nella stagione delle piogge diventa scivoloso. Acqua sì, in quantità: nel Foro le fontanelle esistono ma non sono ovunque, e d'estate la conca del Foro è un forno.

Con la guida o da soli

Dico quello che penso: questo è uno dei pochissimi monumenti di Roma dove una guida preparata fa una differenza sostanziale. Non perché il luogo sia complicato da raggiungere, ma perché senza una chiave di lettura si vedono macchie di colore su un muro. La distinzione fra i quattro strati, il significato del nimbo quadrato, il collegamento fra i cartigli e il concilio del 649 non sono cose che si deducono guardando. In alternativa, arrivate documentati: leggetevi la sequenza dei papi prima di entrare e sappiate già che cosa cercare in ciascuna parete.

Fotografia dentro la Chiesa di Santa Maria Antiqua

La regola generale nei luoghi del Parco archeologico del Colosseo consente la fotografia per uso personale senza flash, senza treppiede e senza bastoni per selfie; le riprese professionali richiedono autorizzazione. Il divieto di flash, nella Chiesa di Santa Maria Antiqua, non è una formalità burocratica: le superfici pittoriche sono fragilissime e la luce intensa ripetuta è un fattore di degrado documentato. Regolate la sensibilità del sensore verso l'alto e appoggiatevi a una parete moderna per stabilizzare. Verificate sempre le indicazioni esposte all'ingresso, perché per le mostre temporanee possono essere più restrittive.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua con i bambini

La risposta onesta è: dipende dall'età e dal metodo. Sotto i sette anni, un ambiente in penombra con pitture frammentarie non funziona da solo. Dagli otto anni in su funziona benissimo, a una condizione: raccontare storie invece di descrivere stili.

Le storie qui abbondano. Il papa che uccide il drago dove le vestali custodivano il fuoco. I quaranta soldati sul lago ghiacciato e il compagno che cede e muore nella vasca calda. Il bambino di tre anni che si dichiara cristiano davanti al giudice. Il papa che va a vivere nel palazzo dell'imperatore. L'archeologo che demolisce una chiesa per trovarne un'altra e poi si fa seppellire nello scavo. Un ragazzino a cui raccontate queste cinque cose esce dal Foro con l'idea che l'archeologia sia un mestiere avventuroso, che è esattamente l'effetto che si vuole ottenere.

Il gioco che consiglio, e che funziona sempre: la caccia al nimbo quadrato. Spiegate la regola, aureola tonda per i morti santi, aureola quadrata azzurra per i vivi, e lasciate che siano loro a trovarli. Diventano archeologi in cinque minuti. Attenzione però al fattore stanchezza: la Chiesa di Santa Maria Antiqua è dentro il Foro Romano, e per arrivarci un bambino ha già camminato parecchio sotto il sole. Mettetela all'inizio del giro, non alla fine.

Accessibilità della Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il Parco archeologico del Colosseo ha lavorato molto negli ultimi anni sui percorsi accessibili e ha realizzato itinerari facilitati nel Foro Romano, ma bisogna essere realistici: il Foro è un sito archeologico su terreno antico, con dislivelli, fondi sconnessi e tratti in pendenza. Il percorso verso la Chiesa di Santa Maria Antiqua e l'ingresso all'edificio presentano difficoltà che variano con l'allestimento del momento e con le condizioni del fondo.

Chi si muove in sedia a rotelle, chi ha difficoltà motorie o chi accompagna una persona anziana dovrebbe contattare preventivamente il Parco per verificare la praticabilità nel giorno prescelto e per farsi indicare il varco più adatto: sono informazioni che il personale fornisce e che possono cambiare da una stagione all'altra. È il tipo di verifica che risparmia un pomeriggio andato a male. Ricordo inoltre che l'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore.

Quando andare alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Se posso scegliere, scelgo una mattina di novembre o di febbraio, feriale, primo ingresso. Le ragioni sono tre. La prima è la folla: il Foro nei mesi di bassa stagione è un altro luogo, si cammina, si sente il silenzio, si può stare fermi davanti a una parete senza essere spinti. La seconda è la luce: il sole basso invernale entra nel Foro con un'angolazione che valorizza i volumi delle rovine e non brucia le fotografie. La terza è il caldo, o meglio la sua assenza: la conca del Foro d'estate, fra mezzogiorno e le quattro, è insopportabile e non c'è ombra.

Il periodo peggiore, senza discussione, è l'intervallo fra metà aprile e metà giugno nelle ore centrali, quando si sommano i gruppi scolastici, i croceristi e i turisti individuali. In quelle condizioni la visita alla Chiesa di Santa Maria Antiqua resta gradevole, perché il contingentamento tiene fuori la calca, ma il tragitto per arrivarci diventa un percorso a ostacoli.

Un dettaglio meteorologico che nessuno considera: nelle giornate di pioggia il Foro si svuota e la Chiesa di Santa Maria Antiqua, essendo coperta, diventa uno dei posti migliori dove trovarsi. Se il vostro biglietto capita in una giornata brutta, non disdite: cambiate ordine di visita e mettete i luoghi coperti al centro della giornata.

Che cosa vedere intorno alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

La chiesa è al centro dell'area archeologica più densa del pianeta, e nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra una quantità di monumenti che altrove basterebbe per una città intera.

Dentro il Foro Romano

A pochi passi si trovano il Tempio di Castore e Polluce, la Casa delle Vestali con il tempio rotondo di Vesta, il Tempio di Antonino e Faustina inglobato nella chiesa di San Lorenzo in Miranda, la Basilica di Massenzio con le sue tre volte colossali, la Curia Iulia e l'Arco di Settimio Severo. Il Carcere Mamertino, il luogo di prigionia di stato dell'antica Roma, è alle spalle della Curia, sulle pendici del Campidoglio.

Sul Palatino

Salendo si raggiungono la Domus Tiberiana, la Casa di Livia, la Casa di Augusto con i suoi affreschi di Secondo Stile, lo Stadio Palatino, gli Orti Farnesiani con la tomba di Boni e il Museo Palatino, che espone i materiali provenienti dagli scavi del colle ed è la naturale integrazione museale di questa visita.

Poco più in là

A cinque minuti c'è l'Arco di Costantino, a dieci il Colosseo, a un quarto d'ora la Domus Aurea sul Colle Oppio. In direzione opposta si sale al Campidoglio e ai Musei Capitolini, dove si conserva la statuaria che dava un volto alle istituzioni del Foro. Verso il fiume si arriva al Foro Boario, alla Bocca della Verità e a Santa Maria in Cosmedin, che è la chiesa da abbinare a questa se volete capire la Roma greca dell'VIII secolo.

Per continuare il discorso sull'alto Medioevo

Chi esce dalla Chiesa di Santa Maria Antiqua con la curiosità accesa dovrebbe programmare tre tappe successive. La Basilica di Santa Prassede, con la Cappella di San Zenone e i suoi mosaici del IX secolo, che mostra dove arriva la pittura romana dopo la stagione qui raccontata. La Basilica di San Clemente, con la basilica inferiore affrescata e i livelli sotterranei, che è la migliore lezione di stratigrafia urbana disponibile a Roma. E il Museo dell'Alto Medioevo all'EUR, che raccoglie i materiali di quei secoli e che quasi nessuno visita. Aggiungerei la Crypta Balbi, il museo che spiega meglio di ogni altro come Roma sia passata dall'antichità al Medioevo.

Una curiosità su Chiesa di Santa Maria Antiqua

La curiosità che racconto sempre e che non compare quasi mai nelle descrizioni sbrigative riguarda le colonne dipinte. In una chiesa normale la colonna è struttura: sostiene, scandisce, e la decorazione la lascia in pace. Qui no. Nella Chiesa di Santa Maria Antiqua i fusti delle colonne di granito furono intonacati e affrescati con figure di santi, e in alcuni punti si riconoscono ancora. Significa che la superficie disponibile veniva sfruttata integralmente, senza gerarchie fra parete e sostegno, e che l'idea stessa di ordine architettonico classico era ormai irrilevante per chi commissionava quei dipinti. Il granito egiziano di reimpiego, materiale prezioso che un romano di età imperiale avrebbe esibito con orgoglio, viene coperto di calce e trasformato in supporto pittorico. È il segno più tangibile di un cambio di civiltà, e ha il vantaggio di essere visibile a occhio nudo.

La seconda curiosità è di natura numerica e riguarda la proporzione fra ciò che c'era e ciò che resta. I 250 metri quadrati superstiti sono circa un quarto dei mille metri quadrati stimati per il programma originario. Ma quel quarto, per densità di informazione storico-artistica, vale più dell'intero apparato decorativo di molte basiliche integre, perché la sua stratificazione contiene informazioni che una superficie omogenea non potrebbe mai dare. In archeologia vale la stessa regola che vale nel giornalismo: una fonte contraddittoria dice più di dieci fonti concordi.

Terza curiosità, la più sottile. Il nome «Antiqua» le è stato dato da chi la considerava già vecchia nel IX secolo, quando aveva appena trecento anni. Oggi noi la chiamiamo antica intendendo tutt'altro, e nel frattempo la chiesa «nuova» che le rubò il titolo, Santa Maria Nova, è a sua volta antica di undici secoli e si chiama Santa Francesca Romana. I nomi dei luoghi di Roma sono fotografie scattate in un momento preciso e poi rimaste appese, e continuano a raccontare la percezione del tempo di generazioni scomparse. Quando si dice che a Roma il passato è dappertutto, si intende anche questo: non solo nei muri, ma nelle parole.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chiesa di Santa Maria Antiqua

Che potreste arrivarci e trovarla chiusa pur avendo pagato il biglietto del Foro Romano. Sembra ovvio scritto così, ma è la ragione numero uno delle delusioni su questo monumento, e non lo si legge quasi da nessuna parte con la chiarezza necessaria. La Chiesa di Santa Maria Antiqua non è un ambiente sempre accessibile del percorso ordinario: appartiene ai luoghi che il Parco archeologico del Colosseo apre a rotazione, con titoli di ingresso specifici, in periodi che cambiano più volte l'anno e talvolta con un supplemento. Ho visto persone attraversare tutto il Foro sotto il sole di luglio per trovarsi davanti a un cancello e a un cartello. Verificare il calendario ufficiale il giorno prima non è un consiglio da manuale: è l'unica cosa che vi separa dalla visita.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda la luce. Questo è un ambiente in penombra, per necessità conservativa, e la percezione dei colori richiede un adattamento fisiologico che impiega parecchi minuti. Se entrate dal sole abbagliante del Foro e cominciate immediatamente a cercare l'Angelo bello, non lo vedrete: vedrete una macchia scura. Il metodo giusto è entrare, fermarsi vicino all'ingresso, guardare il pavimento per due o tre minuti lasciando che la pupilla si dilati, e solo dopo alzare gli occhi. Sembra un dettaglio da maniaco. È la differenza fra vedere e non vedere, e nessuna audioguida ve lo dirà mai.

La terza è di ordine storiografico e vale la pena metterla in chiaro. Molte guide e molte didascalie ripetono che l'area corrispondesse al Tempio del Divo Augusto: è una identificazione ottocentesca superata dagli studi, che riferiscono il complesso all'età domizianea e alla funzione di raccordo fra Foro e palazzo. Non è pignoleria accademica: cambia completamente il senso dell'edificio. Un tempio è un fine, un atrio è un mezzo. La Chiesa di Santa Maria Antiqua è nata dentro un mezzo, dentro un passaggio, e questa origine spiega la sua pianta, la sua compressione e persino il suo destino.

Il consiglio che ti do per visitare Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il consiglio principale è uno solo e lo formulo senza attenuanti: fatene la prima tappa della giornata, non l'ultima. Comprate l'ingresso per la prima fascia oraria disponibile, entrate dal varco di Largo della Salara Vecchia e andate direttamente qui, ignorando tutto il resto. Il Foro Romano non scappa, e i templi repubblicani si guardano benissimo anche con la stanchezza addosso e con il sole alto. Gli affreschi no. Gli affreschi richiedono occhi riposati, attenzione fresca e un ambiente non affollato, e tutte e tre queste condizioni si verificano soltanto nella prima ora di apertura.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine di lettura all'interno. Non girate a caso. Cominciate dall'atrio, dove capite l'origine romana dell'edificio guardando l'impluvio e le nicchie. Passate nelle navate e individuate la fascia bassa con la teoria dei santi, cercando le iscrizioni in greco. Arrivate al presbiterio e collocatevi frontalmente all'abside. Poi spostatevi a destra e affrontate il muro palinsesto, dedicandogli almeno dieci minuti, con l'Angelo bello come punto di partenza. Concludete con la Cappella di Teodoto, che è la ricompensa: l'unico ambiente in cui vedete un programma completo e potete finalmente rilassare lo sforzo di ricostruzione. Poi, se aperto, l'Oratorio dei Quaranta Martiri.

Terzo consiglio, il più pratico di tutti: scaricate qualche buona immagine degli affreschi prima di entrare e guardatele sul telefono all'interno, confrontandole con l'originale. Non è un tradimento dell'esperienza diretta, è il contrario. Le riproduzioni fotografiche di questi dipinti sono realizzate con illuminazione controllata e restituiscono dettagli che l'occhio in penombra non coglie; averle sotto mano vi permette di capire che cosa state guardando e quindi di guardarlo meglio. Uso questo metodo da anni con i gruppi e funziona sempre. E un'ultima raccomandazione da professionista: non venite qui con meno di mezz'ora davanti. Se avete solo dieci minuti, rimandate. Un luogo così va rispettato con il tempo, non con l'entusiasmo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che per riportare alla luce questa chiesa ne è stata demolita un'altra. Il fatto è noto e nessuno lo nasconde, eppure viene quasi sempre liquidato in una riga senza che se ne tirino le conseguenze. Nel gennaio del 1900 Giacomo Boni fece abbattere la chiesa di Santa Maria Liberatrice, riedificata da Onorio Longhi nel 1617, e a febbraio l'operazione era conclusa. Il titolo, il nome, le icone, i marmi policromi e gli stucchi furono trasferiti alla nuova chiesa omonima costruita al Testaccio, con il passaggio formale perfezionato nel 1909. Un edificio seicentesco è stato sacrificato in nome di un edificio del VI secolo.

Il giudizio dell'epoca era netto: la chiesa del Longhi non aveva particolari meriti artistici, e la scelta apparve ovvia. Ma dietro quella formula c'è un'intera filosofia della tutela, quella che gerarchizza le epoche e considera alcune più degne di altre. È la stessa filosofia che nel Foro ha rimosso strati medievali e moderni per raggiungere il livello augusteo, e che oggi è stata abbandonata: la prassi contemporanea considera ogni fase storica un documento, e una demolizione simile sarebbe impensabile. Il Foro Romano che visitiamo non è quindi un luogo antico ritrovato: è un luogo antico selezionato, in cui qualcuno ha deciso quali secoli far vedere e quali no.

Sono consapevole che questa constatazione contenga un paradosso scomodo, e la sostengo comunque. Senza quella scelta discutibile non avremmo l'Angelo bello, non avremmo la Cappella di Teodoto, non avremmo l'unico deposito organico di pittura preiconoclastica esistente. La mia posizione è che il bilancio sia positivo, ma che vada dichiarato per intero, perdite comprese. Chi visita la Chiesa di Santa Maria Antiqua sta guardando un guadagno straordinario ottenuto al prezzo di una perdita reale, e sapere il prezzo fa parte del capire il valore.

La foto giusta da fare a Chiesa di Santa Maria Antiqua

La fotografia più forte, e anche la meno scontata, non è il ritratto isolato dell'Angelo bello: è la giunzione degli strati sul muro palinsesto. Cercate il punto in cui l'intonaco di una campagna si interrompe e sotto affiora quello precedente, con il margine netto, quasi tagliato. Inquadrate in orizzontale, includendo entrambi gli strati e il bordo che li separa, senza cercare di raddrizzare la composizione. Quella singola immagine racconta in un colpo solo mille anni di storia della pittura, e nessuna fotografia di un affresco intero riesce a fare altrettanto. È la foto che poi la gente vi chiede di spiegare, ed è il segno che ha funzionato.

Sul piano tecnico, poche regole ferree. Niente flash, mai, per ragioni conservative prima ancora che regolamentari. Alzate la sensibilità del sensore fino a 3200 o 6400 senza paura del rumore: un'immagine leggermente granulosa è infinitamente meglio di un'immagine mossa. Appoggiate i gomiti al corpo e la schiena a una superficie moderna, non alle murature antiche. Se il telefono ha una modalità notturna, usatela restando immobili per l'intera esposizione. E fotografate in due tempi: una posa per il dettaglio, una posa più larga per il contesto, perché a distanza di mesi il dettaglio senza contesto diventa incomprensibile anche a voi.

Se cercate invece l'immagine d'insieme, la migliore non si scatta dentro la chiesa ma dall'alto del Palatino, dai belvedere sopra la Domus Tiberiana, guardando in giù verso il Foro: da lì si coglie la posizione del complesso ai piedi del colle e si capisce a colpo d'occhio perché una frana del Palatino abbia potuto seppellirlo. È una fotografia che spiega la geografia di un evento, e vale più di dieci didascalie. Ultimo suggerimento, e sarò impopolare: fatevi meno foto e guardate di più. Le riproduzioni professionali di questi affreschi sono migliori di qualunque scatto riusciate a ottenere; l'unica cosa che non potrete replicare a casa è la vostra presenza qui dentro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento che segna questo luogo è la riconquista bizantina di Roma nel 552 e la conseguente conversione dell'aula domizianea in chiesa. È il momento in cui il cristianesimo si insedia stabilmente nell'area monumentale della città antica, abbandonando la logica dei tituli domestici e dei santuari extraurbani. Non fu un evento drammatico né rumoroso, ma cambiò la geografia religiosa di Roma per sempre. La documentazione archeologica lo àncora con il rinvenimento di monete di Giustino, imperatore fra il 518 e il 527, sotto la base di una colonna.

Il secondo è il Concilio Lateranense del 649, convocato da papa Martino I contro il monotelismo, che risuona su queste pareti attraverso i cartigli retti dai santi Basilio e Giovanni Crisostomo nel terzo strato del palinsesto. È il momento in cui il papato romano contraddice apertamente l'imperatore di Costantinopoli su una questione dottrinale, e ne paga il prezzo: Martino I sarà arrestato, deportato, processato e morirà in esilio in Crimea nel 655. La pittura di questa chiesa è testimone diretta di quello scontro.

Il terzo è il trasferimento della residenza papale sul Palatino nel 705, con Giovanni VII, e l'elevazione della Chiesa di Santa Maria Antiqua a cappella privata del pontefice. Per due anni questa fu la chiesa del papa, e la campagna decorativa che ne seguì fu la più imponente della sua storia. Il quarto è la crisi iconoclasta del 726 e il concilio di Hieria del 754: mentre in Oriente si distruggono le immagini, qui si continua a dipingere, e la chiesa diventa un rifugio materiale per una tradizione figurativa condannata a morte altrove.

Il quinto avvenimento è il terremoto dell'847, che fece franare sulla chiesa parte dei palazzi imperiali sovrastanti e ne determinò l'abbandono, con il trasferimento del titolo a Santa Maria Nova per decisione di papa Leone IV. È il giorno in cui questo luogo esce dalla storia e comincia il suo lunghissimo sonno. Il sesto è la riscoperta del 1900: l'8 gennaio Boni avvia lo scavo demolendo Santa Maria Liberatrice, il 22 marzo individua l'Oratorio dei Quaranta Martiri, il 5 agosto raggiunge la parete palinsesto, e nel 1901 gli affreschi sono complessivamente riportati alla luce.

Il settimo e ultimo, per ora, è la riapertura del 17 marzo 2016 con la mostra «Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio», curata da Maria Andaloro, Giulia Bordi e Giuseppe Morganti, chiusa l'11 settembre dello stesso anno: l'occasione in cui il pubblico non specialistico ha scoperto questo luogo e in cui il Foro Romano ha visto per la prima volta l'impiego del videomapping e del light mapping a fini di lettura scientifica. Fra il primo e l'ultimo di questi eventi corrono quattordici secoli e mezzo, e tutti sono accaduti dentro lo stesso perimetro di trenta metri per venti.

Chi è passato da Chiesa di Santa Maria Antiqua

Prima ancora che fosse una chiesa, di qui passavano gli imperatori e chi saliva a incontrarli. L'edificio era il raccordo fra il Foro e i palazzi del Palatino, costruito sotto Domiziano su strutture riferibili all'ampliamento di Caligola: ambasciatori, senatori, funzionari e petenti attraversavano questi ambienti per accedere alla rampa e salire al palazzo. Il presidio della guardia pretoriana, secondo l'ipotesi più accreditata, stazionava proprio qui. Non conosciamo i nomi di quei soldati, ma conosciamo il loro mestiere, e il pavimento su cui camminavano è lo stesso.

Nell'età bizantina il luogo appartiene all'amministrazione imperiale d'Occidente, e vi passa Platone, il curator palatii urbis Romae, il funzionario incaricato del palazzo palatino. Suo figlio è il personaggio successivo: papa Giovanni VII, calabrese di Rossano, eletto il 1 marzo 705 e morto il 18 ottobre 707, che trasferì qui la residenza pontificia e fece della Chiesa di Santa Maria Antiqua la propria cappella. È l'unico papa della storia che si possa dire abbia abitato il Palatino. Il suo ritratto con il nimbo quadrato lo mostra da vivo, ed è uno dei primi ritratti papali attendibili che possediamo.

Da qui è passato papa Martino I, pontefice fra il 649 e il 653, l'ultimo papa venerato come martire, che nella chiesa lasciò la prima campagna organica e che finì i suoi giorni in esilio in Crimea. Vi è passato papa Zaccaria, dal 741 al 752, ultimo papa greco della storia, colui che autorizzò l'ascesa dei Carolingi al trono dei Franchi, ritratto anche lui con il nimbo quadrato nella Cappella di Teodoto. Vi sono passati papa Paolo I, dal 757 al 767, autore dell'ultima grande campagna absidale, e papa Adriano I, dal 772 al 795, il papa di Carlo Magno, le cui pitture segnano l'ultimo capitolo decorativo dell'edificio. E vi è passato papa Leone IV, che nell'847, dopo il terremoto, ne trasferì il titolo altrove e ne decretò di fatto la fine.

Poi c'è il committente laico, Teodoto, primicerius defensorum e dispensiere della diaconia, zio secondo la tradizione di papa Adriano I, che si fece ritrarre nella cappella con moglie e figli mentre offriva alla Vergine il modellino della chiesa: una famiglia romana dell'VIII secolo di cui conosciamo il nome e vediamo i volti, cosa rarissima per quel secolo.

Dopo il millennio di silenzio arriva Onorio Longhi, che nel 1617 riedificò sopra queste rovine la chiesa di Santa Maria Liberatrice senza sapere che cosa stesse coprendo, e arrivano gli eruditi settecenteschi che copiarono ad acquerello i lacerti riaffiorati per caso, lavorando involontariamente per chi sarebbe venuto dopo. Chi sarebbe venuto dopo è Giacomo Boni, veneziano, il più visionario degli archeologi italiani, che l'8 gennaio 1900 avviò lo scavo, riportò alla luce la chiesa e ne fece uno dei casi di studio dell'archeologia europea; è sepolto a poche decine di metri da qui, negli Orti Farnesiani sul Palatino, per sua espressa volontà.

Nel Novecento e nel nostro secolo sono passati di qui i restauratori e gli studiosi che hanno reso possibile la visita: le équipe della Soprintendenza e poi del Parco archeologico del Colosseo, i tecnici dei cantieri sostenuti dal World Monuments Fund e dalle fondazioni di New York e di Oslo, e gli storici dell'arte che hanno riletto il monumento nella campagna scientifica culminata nella mostra del 2016, fra cui Maria Andaloro, Giulia Bordi e Giuseppe Morganti. Sono nomi meno spettacolari di quelli dei papi, ma senza di loro oggi non entrerebbe nessuno.

Domande veloci su Chiesa di Santa Maria Antiqua

Dove si trova la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Nel Foro Romano, alle pendici settentrionali del Palatino, subito dietro il Tempio di Castore e Polluce. Non ha un ingresso proprio dalla strada: si entra dai varchi del Parco archeologico del Colosseo, cioè Largo della Salara Vecchia 5/6, la via Sacra presso l'Arco di Tito sulla piazza di Santa Maria Nova, e via di San Gregorio 30 per il versante palatino.

Quanto costa visitare la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Il biglietto ordinario del circuito Colosseo-Foro Romano-Palatino è indicato dal Ministero della cultura a 18 euro l'intero e 2 euro il ridotto per i cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 24 anni compiuti. La chiesa, però, non è compresa in quel titolo: richiede le formule di tipo Forum Pass SUPER o Full Experience, e in alcuni periodi è previsto un supplemento. La tariffa esatta va verificata sul sito ufficiale del Parco al momento dell'acquisto.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è sempre aperta

No, ed è il punto più importante da sapere. L'accesso è a periodi alterni: appartiene ai luoghi che il Parco archeologico del Colosseo apre secondo un calendario stagionale, con giorni e orari che cambiano più volte l'anno. Controllate la pagina ufficiale del Parco il giorno prima della visita.

Serve prenotare per la Chiesa di Santa Maria Antiqua

È fortemente consigliato e in alta stagione di fatto necessario, perché i posti disponibili sui percorsi riservati sono numericamente limitati rispetto ai biglietti generali del Foro. La prenotazione si effettua sul canale di biglietteria autorizzato indicato dal Parco.

Quanto dura la visita alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Trenta minuti è il minimo per non sprecare l'occasione, un'ora è la durata giusta per una visita attenta. Con l'Oratorio dei Quaranta Martiri si arriva a un'ora e un quarto; se è aperta anche la Rampa di Domiziano, aggiungete mezz'ora abbondante. In certe fasi la permanenza all'interno è contingentata dal personale.

Si possono fare foto nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

La regola generale nei luoghi del Parco consente la fotografia per uso personale senza flash, senza treppiede e senza bastone per selfie. Il divieto di flash qui è particolarmente stringente per la fragilità delle superfici dipinte. Le indicazioni esposte all'ingresso prevalgono e per le mostre temporanee possono essere più restrittive.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è accessibile in sedia a rotelle

Il Parco ha realizzato percorsi facilitati nel Foro Romano, ma il sito resta un'area archeologica con fondi sconnessi, ghiaia e dislivelli, e la praticabilità dell'accesso alla chiesa varia con l'allestimento del momento. Conviene contattare preventivamente il Parco per verificare le condizioni del giorno prescelto. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è ancora consacrata

No. Non è una chiesa officiata: è un monumento archeologico gestito dal Parco archeologico del Colosseo. Il titolo fu trasferito nel IX secolo a Santa Maria Nova, oggi basilica di Santa Francesca Romana, e la funzione liturgica non è mai tornata qui.

Perché si chiama Antiqua

Perché quando papa Leone IV, dopo il terremoto dell'847, trasferì il titolo in una chiesa costruita ex novo poco distante, quella prese il nome di Santa Maria Nova e questa, per contrapposizione, restò la «vecchia». L'aggettivo è quindi più recente della chiesa stessa.

Che cos'è il muro palinsesto della Chiesa di Santa Maria Antiqua

È la parete alla destra dell'abside, dove campagne pittoriche successive si sono sovrapposte e le cadute di intonaco hanno lasciato visibili contemporaneamente strati di epoche diverse. Si riconoscono quattro fasi figurate principali e fino a sei strati materiali, compresi fra il IV-V secolo e l'VIII.

Che cos'è l'Angelo bello

È la figura dell'angelo di un'Annunciazione appartenente al secondo strato del muro palinsesto, databile fra il 565 e il 578. Ne restano essenzialmente la testa e parte del busto ed è considerato uno dei capolavori assoluti della pittura tardoantica europea, per la resa naturalistica dell'incarnato e per lo sguardo non frontale.

Quanti affreschi si conservano nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

Circa 250 metri quadrati sui circa mille stimati per il programma originario, dipinti fra la metà del VI secolo e il IX. Interessano il presbiterio, le cappelle, la navata sinistra, le colonne e i pilastri.

Perché gli affreschi si sono conservati così bene

Per un paradosso: il terremoto dell'847 fece franare sulla chiesa parte dei palazzi del Palatino e la seppellì. Sotto i detriti gli affreschi si sono trovati al riparo dalla luce, dalle escursioni termiche, dall'acqua e soprattutto dagli uomini, senza ridipinture né rimaneggiamenti, fino agli scavi del 1900.

Chi ha scoperto la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Giacomo Boni, che avviò gli scavi l'8 gennaio 1900 demolendo la sovrastante chiesa di Santa Maria Liberatrice, individuò l'Oratorio dei Quaranta Martiri il 22 marzo e raggiunse la parete palinsesto il 5 agosto dello stesso anno. Gli affreschi furono complessivamente riportati alla luce nel corso del 1901.

Che cos'è il nimbo quadrato che si vede negli affreschi

È la convenzione con cui la pittura altomedievale segnalava che il personaggio raffigurato era ancora vivo al momento dell'esecuzione: nimbo quadrato azzurro per i viventi, nimbo tondo giallo e oro per santi e martiri. È il principale strumento di datazione degli affreschi della Chiesa di Santa Maria Antiqua.

Che cos'è la Cappella di Teodoto

È la cappella a sinistra del presbiterio, la meglio conservata dell'intero complesso, decorata al tempo di papa Zaccaria fra il 741 e il 752. Contiene il ciclo del martirio dei santi Quirico e Giulitta, una Crocifissione con Cristo vestito del colobium e il pannello con il committente Teodoto e la sua famiglia davanti alla Vergine in trono.

Che cos'è l'Oratorio dei Quaranta Martiri

È l'ambiente quadrangolare adiacente all'ingresso della chiesa, verosimilmente l'aula d'accesso alla rampa imperiale trasformata in oratorio nel Medioevo. Prende il nome dall'affresco absidale dell'VIII secolo con i Quaranta Martiri di Sebaste, soldati cristiani condannati nel 320 a morire su uno stagno ghiacciato durante le persecuzioni di Licinio.

Si può visitare anche la Rampa di Domiziano

Quando è compresa nel calendario dei percorsi riservati, sì. È la rampa imperiale del I secolo che superava un dislivello di circa trentacinque metri con sette rampe a tornante coperte a volta; ne sono percorribili quattro. È stata riaperta al pubblico il 21 ottobre 2015 dopo un lungo restauro.

La Chiesa di Santa Maria Antiqua è adatta ai bambini

Dagli otto anni in su funziona molto bene, a patto di raccontare storie invece di descrivere stili: il papa e il drago, i quaranta soldati sul lago ghiacciato, l'archeologo che demolisce una chiesa per trovarne un'altra. Sotto i sette anni la penombra e la frammentarietà rendono la visita difficile. Consiglio di metterla all'inizio del giro, quando i bambini non sono ancora stanchi.

Qual è il periodo migliore per visitare la Chiesa di Santa Maria Antiqua

Una mattina feriale di novembre o febbraio, con il primo ingresso disponibile: poca folla, luce invernale bassa e nessun problema di caldo. Il periodo peggiore sono le ore centrali fra metà aprile e metà giugno. Nelle giornate di pioggia il Foro si svuota e un ambiente coperto come questo diventa la scelta ideale.

Che differenza c'è fra la Chiesa di Santa Maria Antiqua e Santa Maria Liberatrice

Santa Maria Liberatrice era la chiesa costruita sopra le rovine di quella antica: una chiesetta del XIII secolo, riedificata da Onorio Longhi nel 1617, demolita nel 1900 per riportare alla luce la basilica altomedievale. Il suo titolo, le icone e parte degli arredi furono trasferiti alla chiesa omonima costruita al Testaccio, con il passaggio perfezionato nel 1909.

Perché la Chiesa di Santa Maria Antiqua è chiamata la Cappella Sistina del primo Medioevo

Perché conserva, in sequenza e su una superficie unica, il passaggio dalla pittura tardoantica romana a quella medievale con l'innesto bizantino, e perché è il maggiore deposito esistente di pittura preiconoclastica: dopo il 726 in Oriente le immagini sacre furono distrutte, e ciò che vediamo qui non ha equivalenti altrove.

Che cosa vedere vicino alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Nel raggio di pochi minuti la Casa delle Vestali, il Tempio di Castore e Polluce, la Basilica di Massenzio, la Curia Iulia, il Carcere Mamertino, e salendo il Palatino con il Museo Palatino e gli Orti Farnesiani. Poco oltre l'Arco di Costantino, il Colosseo, il Campidoglio con i Musei Capitolini e, verso il fiume, il Foro Boario con Santa Maria in Cosmedin.

Conviene una visita guidata alla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Sì, più che altrove. Senza una chiave di lettura gli affreschi frammentari risultano illeggibili, e i nessi fra strati, cartigli, concili e pontificati non si deducono guardando. In alternativa, arrivate documentati e sapendo già che cosa cercare su ciascuna parete.

C'è un guardaroba o un deposito bagagli

Il Parco applica limiti dimensionali agli zaini e ai bagagli in ingresso e non offre un deposito paragonabile a quello di un museo al chiuso. Presentatevi con il minimo indispensabile: uno zaino grande può comportare il rifiuto dell'accesso ai controlli.

Si entra gratis la prima domenica del mese

Le domeniche a ingresso gratuito nei musei statali riguardano il circuito ordinario del Parco. Per i percorsi riservati la gestione in quelle giornate può differire, e in ogni caso l'affluenza rende la visita al Foro molto meno piacevole: la sconsiglio a chi abbia come obiettivo questo monumento.

Un ultimo pensiero sulla Chiesa di Santa Maria Antiqua

Ci sono monumenti che impressionano per dimensione e monumenti che impressionano per densità. Il Colosseo appartiene alla prima categoria e non ha bisogno di nessuno che lo difenda. La Chiesa di Santa Maria Antiqua appartiene alla seconda: è un edificio di trenta metri per venti, senza facciata, senza tetto originale, con un quarto della sua decorazione superstite, e contiene più informazione storica di interi quartieri monumentali. Chi ci entra preparato ne esce con la sensazione precisa di aver visto qualcosa che non avrebbe potuto vedere altrove, perché altrove non esiste.

Il mio consiglio finale è di trattarla come si tratta un manoscritto raro: con tempo, con silenzio e con l'accettazione del fatto che non capirete tutto alla prima lettura. Entrateci presto la mattina, restate fermi finché gli occhi non si abituano, cercate l'Angelo bello e poi cercate il margine dell'intonaco che gli è accanto. Quel margine è il punto in cui la storia dell'arte occidentale cambia direzione, ed è a portata di mano, dentro il Foro Romano, dietro un cancello che si apre poche settimane l'anno. Quando si apre, andateci.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoLa chiesa di Santa Maria Antiqua è uno dei più antichi luoghi di culto cattolico dedicati alla Madonna, nel VI secolo, in un gruppo di edifici domizianei nel Foro Romano.
TagsChiesa di Santa Maria AntiquaSanta Maria Antiqua

Contact Information

IndirizzoVia dei Fori Imperiali, 00186 Roma RM Centro storico, Roma, Roma Città
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →