Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Passetto di Borgo

Il Passetto di Borgo è il corridoio murato, lungo all’incirca ottocento metri, che collega il Palazzo Apostolico Vaticano a Castel Sant’Angelo correndo sopra il muro della Città Leonina, fra le vie del rione Borgo. I romani lo hanno sempre chiamato in un altro modo, il Corridore, e una delle due strade che gli corrono accanto porta ancora quel nome. Serviva a una cosa sola: permettere al papa di raggiungere la fortezza sul Tevere senza scendere in strada. Nella sua storia documentata è stato usato per quello scopo due volte, nel 1494 e il 6 maggio 1527, e le due volte sono bastate a fargli guadagnare un posto stabile nella storia di Roma e, molto più tardi, nella narrativa popolare. Oggi è visitabile in modo intermittente, a numero chiuso, con aperture che dipendono dai programmi di Castel Sant’Angelo e non da un calendario stabile: chi ci vuole entrare deve verificare la disponibilità prima di partire, perché non esiste un orario fisso da dare per scontato. Da fuori, invece, si vede benissimo e gratis, e in questa pagina spieghiamo da dove.

Passetto di Borgo
Foto: Falk2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dove si trova il Passetto di Borgo e come arrivarci

Il Passetto di Borgo attraversa il rione Borgo da est a ovest, dal bastione di Castel Sant’Angelo, il cui ingresso si apre su lungotevere Castello 50, fino alle mura vaticane a ridosso del Palazzo Apostolico, l’edificio che ospita anche la Cappella Sistina e che si affaccia sui Giardini Vaticani. Chi cerca il monumento con una mappa in mano rischia di non trovarlo, perché non ha una piazza davanti né un portone su strada: è un muro, e come tutti i muri si incontra camminandogli accanto. Le due strade da imboccare si chiamano Borgo Sant’Angelo e via dei Corridori, e corrono una per lato.

A piedi, dal centro storico

Da piazza Navona si arriva in una ventina di minuti: si prende verso il Tevere, si attraversa su ponte Sant’Angelo con gli angeli disegnati da Bernini ai lati, e ci si ritrova direttamente sotto il castello. Da lì il Passetto comincia sulla destra guardando la mole. Dal Pantheon il tempo è più o meno lo stesso, da Campo de’ Fiori si aggiungono cinque minuti passando per via dei Banchi Vecchi e corso Vittorio Emanuele II. Chi arriva invece da piazza San Pietro percorre il tragitto contrario, e in quel caso conviene lasciare via della Conciliazione e infilarsi in Borgo Pio, che è parallela e molto più interessante da camminare.

Con i mezzi pubblici

Le fermate di metropolitana più vicine sono Ottaviano e Lepanto, entrambe sulla linea A, a dieci o dodici minuti di cammino dal lato vaticano del corridoio. Sul fronte del castello arrivano diverse linee di superficie che fanno capolinea o transitano a piazza Pia e sul lungotevere, fra cui storicamente il 40 e il 62 dalla stazione Termini e il 23 e il 280 lungo il fiume. Le linee romane cambiano percorso con una certa frequenza per cantieri e deviazioni, quindi il numero va ricontrollato il giorno stesso sull’applicazione dell’azienda di trasporto: la fermata, invece, resta quella. Chi viene da fuori Roma in treno e scende a Termini trova la metro A al piano interrato della stazione, direzione Battistini.

In auto è un problema. Il rione Borgo è in gran parte a traffico limitato, i posti auto su strada sono pochi e a pagamento, e i parcheggi privati della zona hanno tariffe orarie che nel fine settimana diventano pesanti. Chi arriva in macchina da fuori città fa prima a lasciarla in uno dei parcheggi di scambio della linea A e a completare in metropolitana.

Tre riferimenti per non sbagliare strada

Il primo riferimento è la cupola di San Pietro, con l’obelisco vaticano davanti: dal fondo di Borgo Sant’Angelo la cupola si vede quasi per intero e indica l’ovest. Il secondo è la mole cilindrica di Castel Sant’Angelo, che chiude l’est. Il terzo è il muro stesso: alto, continuo, coronato da merli, con una fila di contrafforti ad arco che scavalcano i portoni. Una volta individuato quello, basta seguirlo. Chi si ritrova su via della Conciliazione senza vedere nessun muro ha sbagliato lato: il Passetto corre più a nord, dietro la fila di palazzi.

Che cos’è il Passetto di Borgo: un muro con dentro una strada

Il Passetto di Borgo è un camminamento coperto ricavato sopra un tratto della cinta muraria che protegge il Vaticano, la cosiddetta Città Leonina. La struttura ha due quote sovrapposte: in basso la muraglia, spessa e continua, e in alto il corridoio percorribile, riparato, che permette di andare da un capo all’altro senza mai toccare terra. Chi lo percorre cammina dentro un muro. Questa è la ragione per cui il monumento sfugge a chi lo cerca: non ha una facciata, non ha una pianta riconoscibile dall’alto, si legge solo di taglio.

La lunghezza, e perché le cifre ballano

La misura più diffusa è ottocento metri. Alcune fonti scrivono ottocentotrenta, altre si tengono su una stima arrotondata di circa ottocento, altre ancora parlano genericamente di un chilometro scarso. La ragione della discordanza è che il tratto percorribile e il tratto murario non coincidono, e che il capo occidentale, verso il Palazzo Apostolico, si innesta in un sistema di torri e bastioni dove stabilire dove finisca il corridoio e cominci il palazzo è una decisione convenzionale. In pagina teniamo la cifra prudente di circa ottocento metri, segnalando che una misura al metro non esiste in letteratura divulgativa.

La Città Leonina, il muro su cui il Passetto cammina

La Città Leonina è il recinto fortificato che papa Leone IV fece costruire intorno alla basilica di San Pietro e al borgo che le era cresciuto attorno, in un cantiere collocato dalle fonti fra l’848 e l’852. La ragione fu concreta e drammatica: nell’846 una flotta saracena era risalita dal mare fino alle porte di Roma e aveva saccheggiato le basiliche extraurbane, fra cui San Pietro, che si trovava fuori dalle mura di Aureliano e quindi senza protezione. Il papato reagì costruendo un muro.

846: il saccheggio che cambia la topografia di Roma

Il colpo dell’846 non fu una scaramuccia. Le incursioni arrivarono fino alla basilica vaticana e alla basilica di San Paolo, entrambe fuori dal perimetro delle mura aureliane, e portarono via quanto c’era da portare via. La città murata, quella che gravitava intorno al Campidoglio e al Foro Romano, resistette. Il Vaticano no. Da quel momento la protezione della tomba dell’apostolo diventa un problema di ingegneria militare, e il risultato è il recinto che conosciamo.

Il 1277 di Niccolò III e le date da maneggiare con cautela

La data che la letteratura divulgativa ripete con maggiore costanza è il 1277, e attribuisce la costruzione del corridoio a papa Niccolò III, al secolo Giovanni Gaetano Orsini, eletto il 25 novembre 1277 dopo una lunga sede vacante e morto nel 1280. Qui nasce il primo problema: se l’elezione cade a fine novembre, il 1277 può indicare al massimo la decisione di avviare i lavori, non la loro esecuzione. La data coincide comunque con l’inizio del grande cantiere vaticano che quel papa mise in moto, compreso l’ampliamento del Palazzo Apostolico che spostò stabilmente la residenza papale dal Laterano al Vaticano. La coerenza del quadro è forte, e per questo la data ha preso piede.

Che cosa regge e che cosa no

Regge il fatto che Niccolò III promosse un programma edilizio vaticano di grande respiro e che il collegamento fra palazzo e fortezza rientra nella logica di quel programma. Regge meno l’idea che nel 1277 il corridoio sia stato costruito da zero e completato: quel che le fonti permettono di dire con ragionevole sicurezza è che in quegli anni si mise mano al tracciato leonino per renderlo percorribile, in un processo che proseguì con interventi successivi per oltre due secoli. Chi scrive 1277 come data di nascita di un manufatto finito semplifica.

Le divergenze fra le fonti

Sul punto le divergenze esistono e vanno dette. Alcune ricostruzioni retrodatano un primo collegamento a interventi precedenti, altre spostano in avanti il completamento effettivo, altre ancora attribuiscono al Quattrocento la trasformazione decisiva. La differenza non è accademica: cambia il modo in cui si guarda il muro, perché in un caso si sta guardando un manufatto duecentesco rimaneggiato e nell’altro un manufatto rinascimentale appoggiato su resti più antichi. La lettura che oggi convince di più gli studiosi è la seconda, con il nucleo duecentesco riconosciuto ma non prevalente. Quando in questa pagina diamo una data, diciamo anche quanto è solida.

Alessandro VI Borgia e il cantiere del 1492-1494

Il secondo intervento che la letteratura attribuisce con costanza al Passetto di Borgo è quello di Alessandro VI, il papa valenzano Rodrigo Borgia, eletto nell’agosto del 1492 e morto nel 1503. Le date che si leggono più spesso per i lavori sono 1492-1494, cioè i primi due anni di pontificato, e questo ha una logica politica precisa: Alessandro VI sapeva che la discesa di un esercito francese in Italia era questione di mesi, e si mise in condizione di reggere un assedio in Castel Sant’Angelo.

Che cosa fu fatto davvero

L’intervento borgiano viene descritto come un rafforzamento strutturale: consolidamento della muratura, copertura del camminamento nei tratti scoperti, inserimento o riordino delle feritoie, messa in sicurezza dei collegamenti alle due estremità, con lavori sulle difese del castello che proseguirono anche dopo. In sostanza il corridoio passa da percorso di servizio utilizzabile a percorso di emergenza affidabile. Il merlo a coda di rondine che ancora si vede in alcuni tratti appartiene a questa fase di rifacimento del coronamento.

Le date discordanti, dette apertamente

Qui le fonti non vanno d’accordo, e sarebbe scorretto nasconderlo. La forbice 1492-1494 è quella più ripetuta nella divulgazione italiana. Altre ricostruzioni collocano il grosso dei lavori borgiani più avanti, fra la fine del Quattrocento e il Giubileo del 1500, quando Alessandro VI mise mano a tutta la zona di Borgo compresa la nuova strada che da lui prese il nome, via Alessandrina, poi scomparsa nel Novecento sotto via della Conciliazione. Non è raro che un cantiere di quelle dimensioni copra entrambi i periodi, con una prima fase d’urgenza e una seconda fase giubilare. Chi legge una data secca, da qualunque parte arrivi, sta leggendo una semplificazione: in questa pagina teniamo il 1492-1494 come periodo del rafforzamento d’urgenza e segnaliamo che interventi borgiani proseguirono fino al Giubileo.

Una curiosità su Passetto di Borgo

La curiosità che vale la pena mettere per prima è di lingua: il nome ufficiale del monumento è quello meno usato dai romani. In città il corridoio si è sempre chiamato er Corridore, e la strada che gli corre accanto sul lato meridionale si chiama ancora oggi via dei Corridori proprio per questo. Il termine Passetto, diminutivo di passo, si è affermato nell’uso scritto e turistico, e ha finito per prevalere nelle mappe. In un’altra zona di Roma esiste peraltro il Passetto del Biscione, che è una cosa completamente diversa, un passaggio coperto fra via di Grotta Pinta e piazza del Biscione con un’edicola mariana: capita con regolarità che i due vengano confusi da chi cerca online, e vale la pena tenerli distinti.

Una toponomastica che racconta la storia

Il rione Borgo conserva nei nomi delle strade la memoria di tutto quello che è successo qui: Borgo Pio dal papa che la aprì, Borgo Vittorio, Borgo Angelico, via dei Corridori dal corridoio, Borgo Sant’Angelo dalla fortezza. È una griglia di nomi che si legge come un indice cronologico, e camminarci dentro con questa chiave in mano cambia parecchio la passeggiata. Chi vuole una lettura d’insieme del rione la trova nella nostra pagina su Prati e Borgo, che copre il quartiere nel suo complesso mentre questa resta concentrata sul corridoio.

1494: la prima fuga, quella che quasi nessuno ricorda

La prima occasione documentata in cui il Passetto di Borgo fu usato per quello per cui era stato costruito risale al dicembre del 1494, quando l’esercito di Carlo VIII di Francia entrò a Roma diretto verso la conquista del Regno di Napoli. Alessandro VI si rifugiò in Castel Sant’Angelo passando per il corridoio. Non ci fu massacro, non ci fu saccheggio generale: ci fu una trattativa, lunga e sgradevole per il papa, che si concluse con un accordo nel gennaio del 1495.

Che cosa successe in quei giorni

Le truppe francesi si acquartierarono in città. Il papa si chiuse nella fortezza. Le trattative si svolsero a distanza e poi di persona, con Alessandro VI che riuscì a evitare il peggio: nessuna deposizione, nessun concilio convocato contro di lui, il riconoscimento formale del passaggio dell’esercito e la consegna di alcuni ostaggi, fra cui il fratello del sultano ottomano che il papa teneva a Roma come pedina diplomatica. Il corridoio aveva funzionato: aveva comprato al papa il tempo e la posizione di forza minima per negoziare.

Una cosa che non ti dice nessuno su Passetto di Borgo

La cosa che di norma nessuno dice è che il Passetto di Borgo non è un passaggio segreto, e non lo è mai stato. Un muro alto parecchi metri e lungo ottocento, con i merli in cima, che attraversa un rione abitato scavalcando le strade con archi visibili da chiunque, è l’oggetto meno segreto che si possa immaginare. Tutti a Roma sapevano che cosa fosse e dove portasse. Il vantaggio che offriva era diverso: garantiva un percorso protetto e sopraelevato, fuori dalla portata di una folla in strada e di una banda armata, non l’invisibilità.

La differenza fra riservato e segreto

Nel linguaggio della corte papale esisteva una nozione precisa di riservatezza, quella delle stanze segrete e dei cortili segreti, che indicava l’accesso limitato e non l’occultamento. Il corridoio apparteneva a quella categoria: chiuso a chiave, sorvegliato, riservato a pochissimi, ma perfettamente noto. Sul corridoio circolano anche racconti di apparizioni legati al 1527, che appartengono alla tradizione popolare romana raccolta nella nostra pagina sui fantasmi di Roma e non alla documentazione storica. La vulgata moderna del tunnel nascosto è una sovrapposizione recente, alimentata dalla narrativa e dal cinema, e non corrisponde a come il manufatto veniva pensato e usato nel Rinascimento.

Quante volte è stato davvero usato

Le fughe papali documentate lungo il corridoio sono due, quella del 1494 e quella del 1527. Per un’opera costruita e mantenuta per secoli è un tasso di utilizzo bassissimo, e questo alimenta una domanda ragionevole: valeva la spesa? La risposta storica è sì, perché il valore di un’infrastruttura d’emergenza non si misura sulla frequenza d’uso ma su che cosa sarebbe successo senza. Nel 1527 il papa che scappa per quel corridoio è la differenza fra una crisi gravissima e la fine del papato romano.

Il 6 maggio 1527: il Sacco di Roma e la fuga di Clemente VII

Il 6 maggio 1527 l’esercito imperiale di Carlo V, composto da lanzichenecchi tedeschi, fanteria spagnola e mercenari italiani, attaccò le mura di Roma sul fronte del Gianicolo e di Borgo e le sfondò nella prima mattina. Papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici, si trovava in Vaticano e raggiunse Castel Sant’Angelo lungo il Passetto di Borgo mentre la difesa cedeva. È la fuga che ha reso famoso il corridoio, e conviene raccontarla per quello che le fonti permettono di dire, senza aggiungerci nulla.

Come si era arrivati a quel giorno

L’esercito imperiale era arrivato sotto Roma in condizioni pessime, senza paghe da mesi, senza rifornimenti e ormai fuori dal controllo dei suoi comandanti. Il duca di Borbone, Carlo III, che lo guidava, non aveva la possibilità concreta di fermarlo: i soldati volevano Roma perché Roma era ricca. La città, dal canto suo, era quasi indifesa. Le milizie cittadine erano poche e male armate, i soldati di professione ancora meno, e le mura in diversi tratti erano vecchie e non adattate alle artiglierie del Cinquecento.

L’attacco e la morte del duca di Borbone

L’assalto cominciò con la nebbia del primo mattino, che favorì gli assalitori nascondendo il movimento sotto le mura. Durante quella fase il duca di Borbone fu colpito e ucciso mentre dirigeva l’attacco nel settore fra il Gianicolo e Borgo, poco sotto il colle dove si trova San Pietro in Montorio. La sua morte, invece di fermare l’esercito, lo lasciò senza il solo comando che ancora contasse qualcosa, e da quel momento nessuno ebbe più autorità sufficiente per trattenere le truppe.

La Guardia Svizzera sul sagrato di San Pietro

La difesa del papa fu affrontata dalla Guardia Svizzera pontificia, il corpo istituito da Giulio II nel 1506, che combatté in ripiegamento fino allo spiazzo davanti alla basilica vaticana. La tradizione del corpo, che ogni 6 maggio celebra proprio quella giornata giurando le reclute nuove, riporta che dei centoottantanove uomini in servizio ne caddero centoquarantasette, e che i superstiti riuscirono a scortare Clemente VII fino al corridoio. La cifra è quella che la Guardia stessa tramanda e che tutte le ricostruzioni riprendono: nessun registro contemporaneo ne offre una verifica indipendente, quindi va letta come dato tradizionale robusto e non come conteggio d’archivio.

Che cosa fece esattamente il papa

Clemente VII si trovava in Vaticano quando arrivò la notizia dello sfondamento. Fu condotto al Passetto e percorse il corridoio verso il castello con il suo seguito, un gruppo che le fonti descrivono composto da cardinali, familiari e funzionari di curia, in numero variabile a seconda del racconto. Il portone della fortezza fu chiuso alle spalle degli ultimi. Da quel momento il papa rimase assediato dentro Castel Sant’Angelo per mesi, mentre la città sotto veniva saccheggiata con una sistematicità che gli osservatori dell’epoca descrivono come metodica.

Il mantello di Paolo Giovio

L’episodio più citato di quella corsa lo racconta lo storico e vescovo Paolo Giovio, che era presente. Nella sua versione, mentre il gruppo attraversava il tratto scoperto del camminamento, Giovio gettò il proprio mantello paonazzo sulle spalle del papa per coprirne la veste bianca, che dal basso sarebbe stata un bersaglio riconoscibile per gli archibugieri. Il dettaglio è verosimile e coerente con la situazione, ma va tenuto presente che Giovio racconta un fatto in cui è lui stesso l’eroe discreto, e che scrive anni dopo. Lo riportiamo come testimonianza diretta di parte, non come cronaca neutra.

Benvenuto Cellini, testimone interessato

La seconda fonte celebre è la Vita di Benvenuto Cellini, l’orafo fiorentino che nel 1527 si trovava a Roma e che nel racconto autobiografico si attribuisce un ruolo notevole nella difesa del castello: sostiene di aver sparato il colpo di archibugio che uccise il duca di Borbone e di essersi poi occupato dell’artiglieria della fortezza. La Vita è un capolavoro letterario e una fonte storica pessima quando parla del suo autore. Cellini scrive decenni dopo, si assegna sistematicamente il merito degli eventi cui assiste, e l’uccisione del Borbone gli viene contesa da almeno altre versioni contemporanee. Chi visita il castello e sente raccontare il colpo di Cellini come un fatto accertato sta ascoltando una tradizione, non un documento.

Quanto durò l’assedio

Le truppe dilagarono prima in Trastevere e poi, passato ponte Sisto, nel resto della città. Clemente VII restò chiuso nella fortezza per circa sette mesi, fino alla fuga verso Orvieto nel dicembre del 1527, travestito, dopo aver trattato la resa e il pagamento di un riscatto. Il saccheggio durò settimane nella fase più violenta e mesi in quella successiva, e le stime sulle vittime variano enormemente a seconda delle fonti, dai pochi migliaia alle decine di migliaia, senza che esista un conteggio affidabile. Roma perse una quota altissima della propria popolazione fra morti, fughe e deportazioni, e la data segna convenzionalmente la fine del Rinascimento romano: la generazione che aveva lavorato in città nei decenni precedenti, quella di Raffaello e di Michelangelo, si disperse o smise di lavorare qui.

Come si visita oggi il Passetto di Borgo: aperture intermittenti e numero chiuso

Il Passetto di Borgo non ha un’apertura continuativa al pubblico: si visita solo in occasione di aperture straordinarie o di programmi stagionali gestiti in collegamento con Castel Sant’Angelo, quasi sempre con visita accompagnata, gruppi contingentati e prenotazione obbligatoria. Non esiste un orario fisso da riportare, e chiunque ne pubblichi uno come se fosse stabile sta dando un’informazione fragile. La sola procedura corretta è controllare il calendario ufficiale del museo nelle settimane precedenti al viaggio.

Da dove si entra

L’accesso al corridoio, quando è aperto, avviene dall’interno del complesso di Castel Sant’Angelo, il cui ingresso si trova su lungotevere Castello 50. Non c’è una biglietteria dedicata al Passetto su strada, né un portoncino indipendente in Borgo Sant’Angelo: si entra nel museo, si raggiunge il punto di innesto del camminamento e si percorre il tratto reso agibile, che in molte aperture non coincide con l’intera lunghezza del corridoio. Anche questo va chiesto in fase di prenotazione, perché cambia parecchio la durata e il senso della visita.

Perché le aperture sono discontinue

Le ragioni sono tre, tutte concrete. La prima è di sicurezza: il corridoio è stretto, ha una sola via d’uscita per verso e una capienza istantanea molto bassa, il che impone gruppi piccoli e distanziati. La seconda è di conservazione: il camminamento è un manufatto antico sottoposto a monitoraggio e a interventi periodici, e i cantieri chiudono tratti per periodi anche lunghi. La terza è di competenze: il corridoio attraversa il confine fra la giurisdizione dello Stato italiano e quella della Santa Sede, il che rende ogni apertura il risultato di un accordo e non di una decisione unilaterale.

Dove verificare prima di partire

Le due fonti da controllare sono il sito ufficiale del museo di Castel Sant’Angelo, che pubblica gli avvisi sulle aperture straordinarie e i canali di prenotazione, e la biglietteria telefonica del museo per le conferme dell’ultimo momento. Per la parte vaticana, il riferimento sono i Musei Vaticani, che gestiscono gli accessi dal lato del Palazzo Apostolico. Sconsigliamo di prenotare sui portali di rivendita che promettono il Passetto come tappa inclusa: se l’apertura non è in calendario, quella promessa non può essere mantenuta, e il rimborso diventa un problema del viaggiatore.

Passetto di Borgo
Foto: Falk2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il consiglio che ti do per visitare Passetto di Borgo

Il consiglio operativo è uno solo, e vale più di qualsiasi altro: non costruire il viaggio intorno all’ingresso nel Passetto. Le aperture sono poche, i posti si esauriscono, le date si spostano. Chi arriva a Roma avendo promesso a qualcuno di entrare nel corridoio del papa ha ottime probabilità di restare deluso, e la delusione avvelena il resto della giornata. La strategia che funziona è rovesciata: si programma la visita a Castel Sant’Angelo, si controlla se per caso in quei giorni il Passetto è aperto, e se lo è lo si considera un guadagno.

Prenotare con largo anticipo, e chiedere che cosa si percorre

Quando un’apertura viene annunciata, i posti si esauriscono in tempi brevi perché la capienza è ridotta per ragioni di sicurezza. Vale la pena mettersi in allerta sui canali ufficiali con settimane di anticipo. In fase di prenotazione conviene chiedere esplicitamente due cose: quale tratto del corridoio è incluso e se la visita è accompagnata o libera. Due aperture con lo stesso nome possono essere esperienze molto diverse.

L’ora della giornata

Se si può scegliere, la prima fascia del mattino è la migliore per tutta la zona: il rione Borgo, con il complesso di Santo Spirito in Sassia sul fronte del fiume, comincia a riempirsi verso le dieci e dalle undici in poi il tratto fra piazza San Pietro e il castello diventa un flusso continuo. Entrare a Castel Sant’Angelo all’apertura significa avere i camminamenti superiori quasi vuoti e la terrazza libera, e da lì il Passetto si legge dall’alto in tutta la sua lunghezza, cosa che dal basso non è possibile. Da evitare il mercoledì mattina, quando l’udienza generale del papa riempie Borgo e modifica i controlli di sicurezza, e la domenica a mezzogiorno per l’Angelus.

Che cosa portarsi

Scarpe chiuse con suola aderente, perché il fondo è irregolare. Niente zaini ingombranti, perché il passaggio è stretto e i controlli all’ingresso del museo li limitano. Una torcia non serve e in genere non è consentita. Per la basilica vaticana, se si prosegue, spalle e ginocchia coperte: il controllo sull’abbigliamento all’ingresso di San Pietro è reale e non ammette eccezioni, e tornare indietro a cambiarsi costa un’ora.

Vedere il Passetto da fuori, senza biglietto

Il Passetto di Borgo si vede per intero dall’esterno, gratis, camminando lungo le due strade che lo fiancheggiano: Borgo Sant’Angelo sul lato nord e via dei Corridori sul lato sud. È la ragione per cui il monumento resta accessibile anche quando è chiuso, e per molti viaggiatori è l’unico modo in cui lo incontreranno. La passeggiata completa da Castel Sant’Angelo alle mura vaticane richiede un quarto d’ora scarso a passo tranquillo, ed è una delle poche cose gratuite di questa zona insieme a quelle raccolte nella nostra pagina su Roma gratis.

Borgo Sant’Angelo, il lato in ombra

Borgo Sant’Angelo corre addossata al muro sul fianco settentrionale, ed è la strada da percorrere per vedere la muratura da vicino: si cammina con il corridoio a fianco, alto sopra la testa, e si passa sotto gli archi che scavalcano le traverse verso Borgo Pio. Essendo esposta a nord, questa faccia resta in ombra per gran parte della giornata: la luce è piatta e uniforme, ottima per leggere l’apparecchio murario e le differenze di fase costruttiva, meno buona per una fotografia di forte contrasto.

Via dei Corridori, il lato in luce

Sul fianco meridionale la strada che affianca il corridoio porta il nome romanesco del monumento, via dei Corridori, e riceve sole per buona parte della giornata. Da qui il muro si legge come un fronte compatto illuminato, e il coronamento merlato si stacca meglio sul cielo. Chi ha poco tempo e vuole una sola passeggiata faccia l’andata da un lato e il ritorno dall’altro: sono quindici minuti in più e si vedono due monumenti diversi.

Il punto migliore, in concreto

Il punto di ripresa che consigliamo si trova all’imbocco di Borgo Sant’Angelo dal lato del castello, nei primi trenta o quaranta metri dopo l’innesto sul bastione. Da lì, mettendosi contro il muro dal lato opposto della carreggiata e guardando verso ovest, si inquadra il corridoio che fugge in prospettiva con la cupola di San Pietro che chiude il fondo. È l’unica inquadratura in cui i due capi della storia, la fortezza alle spalle e la basilica davanti, stanno nello stesso fotogramma. La strada è stretta e si fa fatica a tenere tutto il muro nel campo: serve un grandangolo moderato o un passo indietro fin contro il portone di fronte.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo e poco citato è che il Passetto di Borgo è stato per secoli un confine amministrativo oltre che un passaggio, e lo è ancora. Il muro segna in più punti la linea fra il territorio italiano e quello della Città del Vaticano definita dai Patti Lateranensi del 1929, con un regime particolare per il corridoio stesso. È la ragione tecnica per cui una visita non dipende da una sola amministrazione e per cui le aperture richiedono un coordinamento fra enti diversi.

Il rione mutilato

Il secondo elemento poco citato riguarda quello che intorno al muro non c’è più. Fino agli anni Trenta il corridoio sbucava su un tessuto fittissimo di vicoli, e fra il Tevere e la basilica correvano due strade parallele separate da un isolato lungo e stretto, la cosiddetta spina di Borgo. Fra il 1936 e il 1950 quell’isolato fu demolito per aprire via della Conciliazione. Il Passetto sopravvisse perché correva più a nord, fuori dalla fascia sventrata, ma perse il contesto urbano per cui era stato pensato: oggi lo si legge isolato, mentre per quattro secoli era una linea dentro un tessuto continuo.

Settembre 1870, l’ultima volta che il muro conta

Il muro leonino ha svolto la sua ultima funzione di confine militare nel settembre del 1870. Dopo la breccia di Porta Pia, il 20 settembre, le truppe italiane si fermarono davanti alla cinta della Città Leonina, che restò per qualche ora l’ultimo perimetro non occupato di Roma; l’ingresso nel quartiere avvenne nei giorni immediatamente successivi, per ragioni di ordine pubblico, e le ricostruzioni divergono sulle modalità e sulle richieste che lo precedettero. Da quel momento il Passetto smette di essere una via di fuga possibile e diventa un manufatto storico. Il papa non ne avrebbe avuto più bisogno: la fortezza sul Tevere era ormai dall’altra parte di un confine.

Il Passetto nella narrativa popolare, e la geografia che non torna

Buona parte della notorietà internazionale del Passetto di Borgo viene da un romanzo di grande successo pubblicato nel 2000 e dal film che ne è stato tratto nel 2009, dove il corridoio compare come via di fuga in una vicenda di fantasia ambientata fra Vaticano e centro di Roma. Il risultato è che da un quarto di secolo molti visitatori arrivano in Borgo cercando un luogo che hanno conosciuto in una storia inventata, e restano spiazzati da quello che trovano.

Che cosa non corrisponde

La geografia romanzesca non coincide con quella reale su almeno tre punti. Il corridoio corre in quota sopra un muro, in mezzo alle case, e con la Roma sotterranea non ha niente a che fare. Non è percorribile liberamente, né di notte, né dall’esterno: le estremità sono chiuse e sorvegliate, e non esistono ingressi laterali di servizio aperti sulla strada. E non collega i luoghi che nella finzione collega: porta dal Palazzo Apostolico alla fortezza sul Tevere, punto, senza diramazioni verso le chiese del centro storico.

Come trattarlo in una visita

Il consiglio che diamo a chi arriva con quel riferimento in testa è di rovesciare l’ordine: la storia vera del 1527 è più interessante di quella inventata, e ha il vantaggio di essere successa. Chi vuole seguire comunque un percorso di fantasia troverà utile la nostra pagina su Roma di notte per capire che cosa in città è davvero visitabile dopo il tramonto, che è molto meno di quanto il cinema lasci credere.

La foto giusta da fare a Passetto di Borgo

La fotografia che rende il Passetto di Borgo si fa da terra, in Borgo Sant’Angelo, nel tratto iniziale a ridosso del bastione di Castel Sant’Angelo, con la macchina tenuta bassa e l’inquadratura rivolta a ovest, verso la cupola di San Pietro. Il muro entra in diagonale sulla destra, gli archi dei contrafforti scandiscono la profondità, e la cupola chiude il fondo della strada. Serve un grandangolo moderato, intorno ai ventiquattro millimetri in formato pieno, e la pazienza di aspettare un vuoto fra le auto in sosta.

L’ora e la luce

La strada corre in direzione est ovest e resta stretta, quindi la luce diretta ci arriva poco. Il tardo pomeriggio funziona meglio, perché il sole basso a ovest illumina la cupola sul fondo e lascia il muro in ombra morbida, dando alla foto una profondità che a mezzogiorno non c’è. Il cielo bianco delle giornate coperte va evitato: senza stacco fra muro e cielo la merlatura sparisce.

La seconda inquadratura, dall’alto

Chi entra a Castel Sant’Angelo trovi la terrazza superiore e guardi verso il Vaticano: da lì il corridoio si legge come una linea continua che attraversa i tetti del rione fino alle mura, ed è l’unico punto della città da cui se ne capisce la lunghezza. È una fotografia che spiega il monumento meglio di qualsiasi didascalia, e si fa solo con il biglietto del museo in mano. La stessa terrazza è il posto da cui si inquadra ponte Sant’Angelo con le statue in fila.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Passetto di Borgo si riassume in una manciata di date, e quasi tutte riguardano momenti in cui il papato si è trovato in pericolo dentro la propria città. Le riportiamo in ordine, distinguendo i fatti accertati dalle attribuzioni tradizionali.

1277: l’intervento di Niccolò III

La tradizione storiografica attribuisce a questo anno la trasformazione del tratto murario in corridoio percorribile, nel quadro del grande cantiere vaticano di Niccolò III. La data è convenzionale e indica un avvio, non un completamento.

1492-1494: il rafforzamento borgiano

Alessandro VI consolida e copre il camminamento in previsione della discesa francese. Alcune fonti spostano parte dei lavori verso il Giubileo del 1500, e la contraddizione va segnalata invece che risolta d’autorità.

Dicembre 1494: la fuga davanti a Carlo VIII

Alessandro VI raggiunge Castel Sant’Angelo lungo il corridoio mentre l’esercito francese entra in Roma. È il primo uso documentato del Passetto come via di fuga, e si chiude con una trattativa nel gennaio successivo.

6 maggio 1527: il Sacco di Roma

Clemente VII percorre il corridoio verso la fortezza mentre la difesa cede e la Guardia Svizzera viene annientata davanti alla basilica. Resta assediato per circa sette mesi e lascia Roma nel dicembre dello stesso anno.

2000: il restauro giubilare

In occasione del Giubileo il corridoio viene restaurato e reso parzialmente visitabile, avviando la stagione delle aperture straordinarie che continua a intermittenza fino a oggi. Le date esatte delle singole campagne di restauro successive non sono riportate qui perché variano a seconda delle fonti.

Chi è passato da Passetto di Borgo

L’elenco delle persone che hanno percorso il Passetto di Borgo è per definizione corto, perché il corridoio era chiuso a chiave e riservato a pochissimi. Quelli di cui abbiamo notizia certa o tradizione consolidata sono questi.

Niccolò III Orsini

Il papa a cui si attribuisce la trasformazione del muro in corridoio, eletto alla fine del 1277 e morto nel 1280, è lo stesso che sposta stabilmente la residenza papale in Vaticano e avvia l’ampliamento del Palazzo Apostolico.

Alessandro VI Borgia

Lo percorse nel dicembre del 1494 e ne aveva ordinato il rafforzamento pochi mesi o pochi anni prima. È l’unico papa a cui si possano attribuire con certezza sia il cantiere sia l’uso.

Clemente VII de’ Medici

Il 6 maggio 1527 lo percorse con il seguito mentre Borgo veniva sfondata. La sua fuga è l’episodio che ha fissato il Passetto nella memoria europea, e il cugino di Leone X pagò poi il conto politico del Sacco per il resto del pontificato.

Paolo Giovio

Storico, medico e vescovo, era nel gruppo che accompagnò Clemente VII e racconta di avergli coperto la veste bianca con il proprio mantello. La testimonianza è diretta ma interessata, e va letta come tale.

Benvenuto Cellini

L’orafo fiorentino si trovava a Roma quel giorno e nella Vita si attribuisce un ruolo di primo piano nella difesa del castello. Non c’è modo di verificare gran parte di quello che racconta, e il colpo che uccise il duca di Borbone gli viene conteso da altre versioni.

La Guardia Svizzera pontificia

Il corpo fondato da Giulio II nel 1506 scortò il papa fino all’imbocco del corridoio perdendo, secondo la tradizione del reparto, centoquarantasette uomini su centoottantanove. Ogni 6 maggio le reclute prestano giuramento in ricordo di quella giornata.

Mangiare in Borgo senza cadere in trappola

Borgo è una delle zone di Roma più esposte al turismo di passaggio, con un flusso enorme concentrato fra piazza San Pietro e il castello e una permanenza media brevissima. Questa combinazione produce ristorazione di qualità molto disuguale, e conviene sapere come si riconosce. Non facciamo nomi di locali, per scelta: un elenco di insegne invecchia in pochi mesi. Diamo i criteri, che restano.

I cinque segnali che fanno cambiare strada

Il primo è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o direttamente sul marciapiede: è una messa in scena pensata per fermare il passante, non l’indizio di una cucina. Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti, che esiste per farsi capire da chi non legge la lingua e non per descrivere quello che c’è in cucina. Il terzo è la persona all’ingresso che invita a sedersi: un locale che deve fermare la gente in strada ha un problema di clientela. Il quarto è l’orario continuato dalla mattina a notte fonda senza pausa: una cucina vera si ferma, perché ha turni e preparazioni. Il quinto è la posizione, cioè i tavoli piazzati davanti al monumento famoso, qui come alla fontana di Trevi o a piazza di Spagna, dove il prezzo si adatta al turista che si ha davanti, con voci non prezzate sul menu e listini diversi fra dentro e fuori.

Le catene del centro

Nel raggio di pochi minuti dal Vaticano operano diverse catene di ristorazione con la stessa insegna ripetuta in più punti della città, menu identico e fila col numerino. Non le nominiamo e non le consigliamo. Basta un’osservazione: i romani non ci mangiano. Sono strutture costruite sul flusso, non sulla clientela di ritorno, e chi ha un’ora sola a Roma farà comunque meglio a spenderla altrove.

Il criterio che funziona sempre

Prima di sedersi, guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se ai tavoli ci sono persone che parlano italiano e ordinano senza guardare il menu, il posto regge. Se ci sono solo tavoli di stranieri con la macchina fotografica appoggiata accanto al piatto, si cammina ancora cinque minuti. In Borgo bastano davvero cinque minuti: allontanandosi verso nord, oltre Borgo Pio e dentro Prati, il rapporto fra prezzo e piatto cambia in modo netto.

La lista di Daniele Dezi

Per chi vuole un riferimento concreto invece di un elenco generico, esiste una raccolta personale su Google Maps curata da Daniele Dezi, non sponsorizzata e aggiornata sul campo: la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps. Sono posti scelti perché ci si mangia, senza accordi commerciali con nessuno.

Domande frequenti su Passetto di Borgo

Il Passetto di Borgo si può visitare?

Il Passetto di Borgo si visita solo durante aperture straordinarie o stagionali gestite in collegamento con Castel Sant’Angelo, con gruppi contingentati e prenotazione obbligatoria. Non esiste un’apertura continuativa né un orario stabile: il calendario va controllato sul sito ufficiale del museo nelle settimane precedenti. Chi arriva a Roma senza avere prenotato in un periodo di apertura difficilmente riuscirà a entrare.

Quanto costa il biglietto per il Passetto di Borgo?

Il Passetto di Borgo non ha una tariffa fissa pubblicata in modo stabile, perché il prezzo dipende dalla singola apertura e dal tipo di visita, quasi sempre accompagnata e legata al biglietto di Castel Sant’Angelo. Qualsiasi cifra riportata fuori dai canali ufficiali va considerata indicativa. La sola fonte attendibile è la biglietteria del museo al momento della prenotazione.

Quanto è lungo il Passetto di Borgo?

Il Passetto di Borgo misura all’incirca ottocento metri fra il Palazzo Apostolico Vaticano e Castel Sant’Angelo. Alcune fonti indicano ottocentotrenta metri, altre si limitano a una stima arrotondata, perché il punto in cui il corridoio si innesta nel palazzo da un lato e nel bastione dall’altro è una convenzione e non un confine netto. Il tratto reso percorribile nelle aperture è in genere più corto dell’intero sviluppo.

Come si arriva al Passetto di Borgo con i mezzi?

Al Passetto di Borgo si arriva scendendo alle fermate Ottaviano o Lepanto della metropolitana linea A, a dieci o dodici minuti a piedi, oppure con le linee di superficie che servono piazza Pia e il lungotevere accanto a Castel Sant’Angelo, il cui ingresso è su lungotevere Castello 50. I percorsi degli autobus romani cambiano spesso per cantieri, quindi il numero della linea va verificato il giorno stesso.

Si può vedere il Passetto di Borgo senza biglietto?

Il Passetto di Borgo si vede gratuitamente dall’esterno percorrendo Borgo Sant’Angelo sul lato nord e via dei Corridori sul lato sud, le due strade che lo fiancheggiano per tutta la sua lunghezza. La passeggiata da Castel Sant’Angelo alle mura vaticane richiede un quarto d’ora scarso e permette di passare sotto gli archi che scavalcano le traverse. Dall’interno, invece, serve il biglietto del museo.

Il Passetto di Borgo è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il Passetto di Borgo non è accessibile a chi ha difficoltà motorie: si raggiunge per scale strette, il pavimento è irregolare e in alcuni tratti l’altezza obbliga ad abbassare la testa, senza ascensori né percorsi alternativi. Anche chi soffre di claustrofobia dovrebbe valutarlo prima di prenotare, perché il corridoio è lungo e privo di uscite intermedie. Il resto di Castel Sant’Angelo è parzialmente accessibile.

Chi ha costruito il Passetto di Borgo e quando?

Il Passetto di Borgo viene attribuito dalla tradizione storiografica a papa Niccolò III nel 1277, su un tratto delle mura leonine costruite da Leone IV fra l’848 e l’852, e fu poi rafforzato da Alessandro VI Borgia negli anni 1492-1494. Le fonti non concordano sulle date precise dei cantieri borgiani, che alcune ricostruzioni spostano verso il Giubileo del 1500: si tratta di un manufatto stratificato, non di un’opera nata in un solo anno.

Il papa è davvero scappato dal Passetto di Borgo?

Sì, il Passetto di Borgo fu usato per la fuga di un papa due volte: da Alessandro VI nel dicembre del 1494, all’arrivo di Carlo VIII di Francia, e da Clemente VII il 6 maggio 1527, durante il Sacco di Roma, mentre la Guardia Svizzera veniva annientata davanti alla basilica vaticana. Sono gli unici due impieghi documentati del corridoio come via di fuga in oltre sette secoli.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi costruisce un itinerario romano intorno a questa zona, incrociando il Passetto con Castel Sant’Angelo, i Musei Vaticani e le altre tappe del rione, trova strumenti di pianificazione e assistenza operativa su Tour Leader Pro, che lavora su Roma e sul Lazio con gruppi e committenti che hanno bisogno di tempi certi e non di improvvisazione.

Per chi invece sta mettendo insieme un viaggio più largo, con spostamenti fra città, treni e tappe fuori dal Lazio, una risorsa utile è Italy Planner, che ragiona su scala nazionale e aiuta a capire quanti giorni servono davvero per ogni tratta prima di incastrare le visite come questa.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoPiazza Adriana Roma Roma Città 00193

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi