Roma sotterranea: cosa si visita sotto la città
Roma sotterranea non è un luogo: è un secondo strato della città, spesso dieci o quindici metri sotto i piedi di chi cammina in centro, e si visita a pezzi, quasi sempre su prenotazione e quasi mai per caso. Sotto le basiliche ci sono altre basiliche, sotto i palazzi umbertini domus con i pavimenti a mosaico, sotto i giardini dell’Appia chilometri di gallerie funerarie scavate nel tufo, sotto qualche villa del Novecento un rifugio antiaereo in cemento armato. Il problema non è la mancanza di siti: è che ognuno ha un gestore diverso, un sistema di prenotazione diverso, orari che cambiano e, in diversi casi, una chiusura in corso di cui il visitatore scopre l’esistenza solo davanti al cancello. Le pagine che seguono mettono in fila che cosa c’è sotto Roma, che cosa si visita, che cosa è chiuso e come si prenota. Dove il dato non è confermato da una fonte ufficiale, è scritto che va verificato.
Perché sotto Roma c’è un’altra città
Il piano di calpestio della Roma antica si trova in media fra i quattro e i quindici metri sotto quello attuale, e questo dislivello è la ragione fisica per cui esiste una Roma sotterranea visitabile. Salvo una minoranza di casi non sono gallerie scavate apposta, ma edifici antichi rimasti al loro posto e sepolti dal lento innalzamento del terreno: piene del Tevere che depositavano fango, macerie di incendi e crolli spianate invece che rimosse, riporti dei cantieri. Per venti secoli il livello del suolo è salito, e quello che era al pianterreno si è ritrovato in cantina.
Come si è alzato il livello del suolo
Nella città bassa, fra il Foro Boario e il Campo Marzio, il colpevole è il fiume: prima dei muraglioni ottocenteschi ogni piena lasciava uno strato di limo che nessuno toglieva. Nelle zone alte, sul Palatino, sull’Esquilino e sul Celio, il meccanismo è diverso: quando un edificio crollava, il modo più economico di costruire sopra era riempirlo di macerie e usarlo come fondazione. È ciò che è accaduto sotto decine di chiese, ed è la ragione per cui gli scavi sotto una basilica restituiscono quasi sempre una sequenza e non un singolo edificio.

Le basiliche stratificate: chiese costruite sopra altre chiese
Le basiliche con scavi aperti sotto il pavimento sono il modo più semplice ed economico di vedere Roma sotterranea: quasi tutte sono in centro e si visitano con un biglietto ordinario senza attese lunghe. Il principio è sempre lo stesso: una chiesa paleocristiana o medievale costruita sopra un edificio romano, poi rialzata, con i livelli inferiori riportati alla luce fra Ottocento e Novecento. Il risultato è una discesa a tappe, dove ogni rampa di scale corrisponde a qualche secolo.
San Clemente: tre livelli e un mitreo in fondo
La basilica di San Clemente, a poche centinaia di metri dal Colosseo lungo via di San Giovanni in Laterano, è il caso di scuola della stratificazione romana e il sito sotterraneo da visitare per primo se se ne visita uno solo. Al livello della strada c’è la basilica medievale, con il mosaico absidale della croce come albero di vita e la schola cantorum in marmo. Una rampa più sotto si entra nella basilica paleocristiana, in uso dal quarto secolo, con gli affreschi altomedievali e la celebre iscrizione in volgare della leggenda di Sisinnio. Ancora più giù ci sono gli edifici romani del primo secolo: un caseggiato, magazzini e un mitreo con l’altare scolpito, dove si sente correre l’acqua di un condotto antico ancora attivo.
Il complesso è gestito dai padri domenicani irlandesi. L’area archeologica ha un biglietto a parte rispetto alla chiesa superiore, gratuita come luogo di culto: importo e orari vanno verificati sul sito della basilica o telefonando alla segreteria, perché sono stati aggiornati più volte e le pagine di terzi riportano spesso cifre vecchie. Per i singoli la prenotazione in genere non è obbligatoria, per i gruppi lo è.
Santi Giovanni e Paolo e le Case Romane del Celio
Le Case Romane del Celio, sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, sono l’unico complesso di abitazioni romane affrescate visitabile in centro con ingresso indipendente, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 16, biglietteria chiusa un’ora prima, a 10 euro intero e 8 ridotto. Si entra dal clivo di Scauro, la stradina fiancheggiata dagli archi di contrafforte che collega il Celio alla valle del Colosseo, e si scende in un labirinto di venti ambienti di edifici diversi, fra il secondo e il quarto secolo: una casa d’affitto a più piani, una domus signorile con ninfeo affrescato, botteghe.
La parte che colpisce di più è il cosiddetto confessio, un vano con scene di martirio dipinte, collegato dalla tradizione ai santi Giovanni e Paolo, sepolti secondo il racconto della Chiesa nella propria casa: il collegamento è discusso fra gli studiosi e va riferito come tradizione, non come dato accertato. Il confessio non è accessibile alle sedie a rotelle, il resto del percorso lo è in parte. Le visite guidate si acquistano a parte e il sito chiude il primo gennaio e il 25 dicembre.
Santa Cecilia in Trastevere: la domus sotto la navata
Sotto la basilica di Santa Cecilia in Trastevere si visita un’area archeologica con strutture di età repubblicana e imperiale: vasche, muri in opera reticolata, ambienti interpretati a lungo come una conceria e oggi letti con più prudenza, e alcuni sarcofagi. La tradizione identifica questi resti con la casa della santa, dove sarebbe avvenuto il martirio: anche qui il legame è devozionale, e gli archeologi lo trattano come tale. La cripta neobizantina del primo Novecento, con le colonne policrome, è l’elemento che più resta in mente.
La visita ha un contributo a parte, richiesto anche per il Giudizio universale di Pietro Cavallini nel coro delle monache, e dipende dagli orari della comunità benedettina: sono orari brevi e variabili, da verificare telefonicamente prima di andare. Chi è in zona può abbinare la basilica di Santa Maria in Trastevere e il Museo di Roma in Trastevere, a pochi minuti a piedi.
San Crisogono: la basilica paleocristiana sotto il pavimento
La chiesa di San Crisogono, in piazza Sonnino a Trastevere, conserva sotto la navata i resti di una basilica paleocristiana del quarto o quinto secolo, con abside, annessi e affreschi altomedievali staccati: si scende da una scaletta nel transetto in un ambiente basso e umido, molto meno frequentato di San Clemente. L’accesso prevede un piccolo contributo e dipende dall’orario della chiesa, con la consueta chiusura pomeridiana: conviene chiamare la parrocchia prima, perché la discesa viene sospesa quando manca il personale.
Santi Silvestro e Martino ai Monti: la sala romana sotto la navata
Sotto la basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, sul colle Oppio a due passi da Santa Maria Maggiore, si conserva un grande ambiente romano del terzo secolo in opera listata, lungo una ventina di metri. A lungo identificato con il titulus Equitii, la casa di un cristiano che avrebbe ospitato le assemblee prima della pace della Chiesa, oggi si interpreta piuttosto come struttura civile riutilizzata. La visita dipende dalla comunità carmelitana che officia la chiesa, si chiede in sacrestia e non ha listino pubblico: è uno dei sotterranei più facili da mancare e più semplici da vedere, se si capita nell’orario giusto.
Le altre chiese con qualcosa sotto
L’elenco delle chiese romane con strutture antiche sotto il pavimento è lungo e in buona parte non aperto alla visita ordinaria, ma alcune valgono una deviazione. La basilica dei Santi Quattro Coronati sul Celio conserva sotto la navata l’impronta di una basilica altomedievale molto più grande. La basilica di Santa Pudenziana poggia su un complesso termale romano in parte visibile dalla navata, e lì accanto la basilica di Santa Prassede custodisce la cappella di San Zenone e una cripta ad anello; la basilica di San Saba ha ambienti antichi sotto il piano della chiesa. San Nicola in Carcere è il caso più spettacolare fra quelli meno noti: la chiesa ingloba tre templi repubblicani del Foro Olitorio e si cammina fra le loro colonne nel sotterraneo, con visita a contributo gestita dalla parrocchia.
A questi si aggiungono i complessi papali. Sotto la basilica di San Pietro ci sono le Grotte Vaticane, ad accesso libero negli orari della basilica, e più in basso la necropoli vaticana, visitabile solo con prenotazione all’Ufficio Scavi della Fabbrica di San Pietro, in gruppi piccolissimi e con divieto assoluto di fotografare. Sotto la basilica di San Giovanni in Laterano si estende un’area archeologica con resti di case romane e della caserma degli equites singulares, aperta in modo discontinuo e con biglietto a parte. Nel Foro, Santa Maria Antiqua è sepolta sotto le pendici del Palatino e conserva il più importante ciclo di affreschi altomedievali di Roma, compresa nel biglietto del Parco archeologico del Colosseo.
Le domus e le città sepolte sotto i palazzi
La seconda famiglia è quella delle case romane riscoperte durante lavori edilizi in pieno centro e musealizzate sotto l’edificio moderno. Sono i siti più curati, con la migliore illuminazione e i percorsi più comodi, e quelli che funzionano meglio con i bambini, perché il racconto è visivo e la visita è corta.
Domus Romane di Palazzo Valentini
Le Domus Romane di Palazzo Valentini, sotto la sede della Città metropolitana a pochi metri dai Mercati di Traiano e dal Foro di Traiano, si visitano solo con un percorso guidato a turni fissi, con biglietto intero a 15 euro, formula open a 16 euro, ridotto a 9 euro e diritto di prevendita di 1,50 euro. Aprono tutti i giorni tranne il martedì: dal primo marzo al 31 ottobre dalle 10 alle 19, ultimo turno alle 17.30; dal primo novembre alla fine di febbraio dalle 10 alle 18, ultimo turno alle 16.30. Per i gruppi la prenotazione è obbligatoria tramite il contact center, per i singoli è fortemente consigliata almeno il giorno prima, e diventa obbligatoria per chi ha difficoltà motorie e necessita di assistenza.
Si vedono i resti di due domus aristocratiche di età imperiale, con pavimenti in marmi colorati, tracce di impianti termali e le fondazioni di strutture successive. La differenza rispetto a un normale scavo è il sistema di proiezioni e ricostruzioni virtuali che riveste i muri: alle pareti compaiono alzati, arredi, colori. È una scelta museografica che divide, perché racconta più di quanto il rudere mostri, ma per un pubblico non specialista è il modo più efficace di capire com’era una casa ricca del quarto secolo. Il percorso dura circa un’ora e zaini e borse ingombranti non sono ammessi.
Vicus Caprarius, la Città dell’Acqua sotto Fontana di Trevi
Il Vicus Caprarius, a pochi passi dalla Fontana di Trevi, è aperto da martedì a domenica dalle 11 alle 17 e chiude il lunedì. Si scende nel vano dell’ex cinema Trevi, dove i lavori degli anni Novanta hanno intercettato un isolato romano: una insula d’affitto trasformata in età imperiale in domus di lusso e, soprattutto, un castellum aquae, la vasca di raccolta dell’Acqua Vergine, l’acquedotto che ancora oggi alimenta la fontana in superficie. L’acqua scorre ancora nel sito e si sente.
La piccola esposizione raccoglie i materiali dello scavo: monete, anfore, elementi architettonici e una testa in marmo di Alessandro Helios divenuta l’immagine simbolo del luogo. Il prezzo del biglietto non risulta pubblicato in modo stabile e va chiesto alla gestione, che raccoglie anche le prenotazioni per visite guidate e private. È una visita breve, fra i venti e i quaranta minuti, da incastrare fra la fontana e il Pantheon.
Domus Aurea: il cantiere che si visita
La Domus Aurea sul colle Oppio si visita solo con percorso guidato nel fine settimana e con prenotazione obbligatoria, perché il monumento è insieme sito archeologico e cantiere di restauro permanente. Di tutta la reggia che Nerone fece costruire dopo l’incendio del 64, progettata da Severo e Celere e decorata dal pittore Fabullo, si percorre il solo padiglione dell’Oppio, che i successori riempirono di terra per costruirci sopra le terme di Traiano: proprio quel riempimento ha salvato le volte affrescate.
Dentro fa freddo e c’è molta umidità, normale per un ambiente interrato coperto da un parco pubblico, e questo spiega perché il restauro non finisca mai. La visita comprende una parte in realtà virtuale che restituisce il volume delle sale. Prezzo del biglietto e calendario dei turni cambiano di stagione in stagione e vanno controllati sul sito del Parco archeologico del Colosseo: in alta stagione i posti si esauriscono con settimane di anticipo. Le stanze, riscoperte nel Rinascimento come grotte, sono all’origine della parola grottesche, il repertorio decorativo che da lì passò a Raffaello e a mezza Europa.
Crypta Balbi: chiusa per ristrutturazione
La Crypta Balbi, sede del Museo Nazionale Romano in via delle Botteghe Oscure, risulta chiusa per lavori di ristrutturazione dal 9 gennaio 2023 e non è quindi visitabile: chi la trova ancora indicata come aperta in guide e itinerari sta leggendo un’informazione superata. È una chiusura che pesa, perché lì il passaggio dalla città antica a quella medievale si leggeva meglio che altrove: sotto il museo si conserva il cortile porticato annesso al teatro di Balbo, e sopra la sequenza di case, botteghe e conventi che ne hanno occupato lo spazio. La riapertura va verificata sul sito del Museo Nazionale Romano; restano aperte le altre sedi del circuito, da Palazzo Massimo alle Terme all’Aula Ottagona e alle Terme di Diocleziano.
Immagine: percorso museale dentro una domus romana ipogea, con passerella metallica e mosaico illuminato.
I mitrei: i templi sotterranei del dio Mitra
A Roma sono noti oltre quaranta mitrei, di cui solo una minoranza è visitabile e quasi sempre su prenotazione con numero chiuso. Il culto di Mitra, diffuso nell’impero fra il secondo e il quarto secolo soprattutto fra militari, funzionari e commercianti, si praticava in ambienti bui e stretti, ricavati in sotterranei esistenti o costruiti apposta per somigliare a una grotta: una sala rettangolare con due banconi laterali, i podia, e sul fondo la tauroctonia, cioè Mitra che uccide il toro cosmico.
Mitreo del Circo Massimo
Il mitreo del Circo Massimo, scoperto nel 1931 durante i lavori per un deposito nell’ex pastificio Pantanella, si visita con prenotazione obbligatoria al numero 060608, attivo dalle 9 alle 19, con ingresso consentito solo a gruppi accompagnati e un massimo di 25 persone per visita. Il biglietto costa 4 euro intero e 3 euro ridotto, con gratuità per i residenti a Roma e per i titolari della MIC card; la visita guidata non è compresa nel biglietto. Il sito non è accessibile alle sedie a rotelle.
È il mitreo più grande fra quelli visitabili in città, ricavato nel terzo secolo dentro un edificio pubblico imperiale, con podia conservati e un rilievo marmoreo della tauroctonia. Si scende da un varco poco appariscente sul lato di piazza della Bocca della Verità, a breve distanza dall’Arco di Giano e da Santa Maria in Cosmedin, e questo lo rende facile da abbinare a una passeggiata nel Foro Boario e alla Bocca della Verità.
Mitreo di Santa Prisca
Il mitreo di Santa Prisca, sull’Aventino, risulta con visite temporaneamente sospese: prima di programmare la salita conviene verificare la ripresa delle aperture sul canale ufficiale della Sovrintendenza Capitolina, che ne cura la gestione insieme al contact center 060608. È un peccato, perché insieme al mitreo Barberini è uno dei due soli mitrei dipinti di Roma: le pareti conservano una processione di iniziati con le maschere dei gradi, dipinta in due fasi sovrapposte, e un gruppo scultoreo con la tauroctonia. Fu scoperto nel 1934 sotto la chiesa e scavato dall’Istituto Olandese negli anni Cinquanta.
Mitreo Barberini: non si visita dalla Galleria Nazionale
Il mitreo Barberini genera parecchia confusione. Il sacello si trova sotto la palazzina Savorgnan di Brazzà, costruita nel 1936 in via San Nicola da Tolentino, edificio di proprietà del Circolo Ufficiali delle Forze Armate: fu lo scavo delle fondazioni di quel fabbricato a intercettarlo. Non è raggiungibile dal percorso di visita di Palazzo Barberini, cioè dalle sale della Galleria Nazionale d’Arte Antica, nonostante il nome e la vicinanza topografica inducano a pensarlo. L’accesso dipende dalla proprietà e dalla soprintendenza competente, avviene solo con aperture straordinarie o visite autorizzate a piccoli gruppi, e non esiste biglietteria ordinaria: la scheda del mitreo Barberini resta sul sito. Quando si apre, si vede uno degli affreschi mitraici meglio conservati al mondo, con la tauroctonia al centro e i pannelli laterali con gli episodi del mito.
Il mitreo di San Clemente e gli altri
Il mitreo del terzo livello di San Clemente è in pratica l’unico mitreo romano visibile senza prenotazione, con il normale biglietto dell’area archeologica: una sala con volta a botte decorata a finte rocce, i due podia laterali e l’altare con la tauroctonia al centro. Accanto si conserva la cosiddetta scuola mitraica, un ambiente con panche usato probabilmente per l’istruzione degli iniziati. Il mitreo più ampio conosciuto a Roma è invece sotto le Terme di Caracalla: apre solo con percorsi speciali, non compresi nel normale giro delle terme, quindi la disponibilità va verificata con il Parco archeologico. Chi vuole vedere un mitreo senza incertezze può puntare su Ostia Antica, dove se ne conservano più di una decina all’aperto, inclusi nel biglietto ordinario dello scavo.
Le catacombe cristiane: cinque aperte, decine chiuse
Le catacombe di Roma sono oltre sessanta, si sviluppano per centinaia di chilometri di gallerie e sono quasi tutte della Santa Sede, amministrate dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: cinque sono aperte al pubblico con visite guidate regolari, le altre si visitano solo con autorizzazione motivata o non si visitano affatto. È la distinzione più importante, perché molte guide elencano catacombe chiuse da decenni.
Come funziona la visita
Nelle catacombe non si entra mai da soli: si entra in gruppo con un accompagnatore, lungo un percorso fisso, in visite che durano fra i trenta e i quarantacinque minuti. Le gallerie sono strette, umide, con temperatura costante intorno ai quindici gradi e pavimento a tratti irregolare; le fotografie sono di norma vietate e la maggior parte dei percorsi non è accessibile alle sedie a rotelle. Le catacombe non sono i sotterranei delle chiese: sono cimiteri suburbani scavati fuori dalle mura, perché la legge romana vietava le sepolture dentro il pomerio, ed è per questo che si trovano lungo le grandi vie consolari e non in centro.
San Callisto
Le catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica al civico 110, sono aperte dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, con chiusura il mercoledì, il primo gennaio, a Pasqua e il 25 dicembre, più un periodo annuale fra gennaio e febbraio. L’ultima visita della mattina parte alle 12 e quella del pomeriggio alle 17; le visite partono ogni trenta minuti, durano circa quaranta minuti e si effettuano in gruppi di almeno due persone con un collaboratore della struttura. La prenotazione online è richiesta. Il prezzo del biglietto non risulta pubblicato in modo chiaro e va confermato alla prenotazione o chiamando lo 06 5130151.
È il complesso più esteso e più visitato: venti chilometri di gallerie su più livelli, la cripta dei Papi con nove vescovi di Roma del terzo secolo, la cripta di Santa Cecilia con gli affreschi e la copia della statua di Stefano Maderno. Si raggiunge lungo il Parco dell’Appia Antica, a breve distanza dalla chiesa Domine Quo Vadis.
San Sebastiano
Le catacombe di San Sebastiano, poco più avanti sull’Appia, sono l’unico complesso mai abbandonato: il nome stesso di catacomba, dal greco per cavità presso la depressione, nasce qui e si è poi esteso agli altri cimiteri sotterranei. La parte più sorprendente non sono le gallerie ma la cosiddetta piazzola, uno slargo con tre mausolei pagani del secondo secolo perfettamente conservati, rimasti in piedi perché sepolti dal terrapieno su cui poi si costruì la memoria apostolica, e la triclia con i graffiti dei pellegrini che invocavano Pietro e Paolo. Orari, giorni di chiusura e prezzo vanno verificati presso il complesso, accanto alla basilica omonima e al Mausoleo di Cecilia Metella.
Domitilla
Le catacombe di Domitilla, sulla via delle Sette Chiese, sono le più estese di Roma per sviluppo lineare e le uniche con all’interno una basilica semipogea, dedicata ai martiri Nereo e Achilleo, ancora usata per celebrazioni. Il complesso è ricco di affreschi paleocristiani, dal Buon Pastore alle scene bibliche, e ingloba un ipogeo pagano più antico. Il percorso ha tratti ampi, il che lo rende una delle scelte migliori per chi soffre di claustrofobia. Orari e costo vanno verificati sul sito della struttura.
Priscilla e Sant’Agnese, sul versante nord
Le catacombe di Priscilla, sulla via Salaria, sono note per il cubicolo della Velata, per una rappresentazione mariana fra le più antiche conosciute e per la cappella greca con le decorazioni a stucco; le curano le suore benedettine e la visita si prenota tramite la struttura. Poco distante, sotto la basilica di Sant’Agnese fuori le mura, si visitano le catacombe di Sant’Agnese, con gallerie ben conservate e un tracciato regolare; a pochi passi c’è il Mausoleo di Santa Costanza, con i mosaici della volta anulare. È l’abbinamento sotterraneo più efficace fuori dall’Appia.
Le catacombe minori e quelle chiuse
Esiste poi un secondo elenco, quello delle catacombe che si aprono solo su richiesta motivata alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, per studio o per gruppi accompagnati. Fra queste le catacombe di Commodilla, celebri per l’iscrizione in volgare più antica di Roma, e le catacombe di Santa Tecla, dove i restauri hanno restituito i più antichi ritratti degli apostoli; sulla via Portuense, il complesso delle catacombe di Generosa e la necropoli di via Portuense. La regola è sempre la stessa: si scrive, si aspetta, si va quando l’autorizzazione arriva. Presentarsi al cancello non serve a nulla.
Immagine: galleria di catacomba nel tufo, con loculi sovrapposti e una lampada che illumina il fondo del corridoio.
Le catacombe ebraiche: le più antiche e le meno accessibili
A Roma sono note sei catacombe ebraiche, di cui due sopravvivono in condizioni leggibili, e nessuna delle due è aperta alla visita libera con biglietteria. Sono documenti di enorme importanza, perché la comunità ebraica di Roma è la più antica della diaspora occidentale e perché in alcuni casi queste gallerie precedono le catacombe cristiane, il che ha ribaltato una vecchia convinzione sull’origine del sepolcreto sotterraneo a Roma.
Vigna Randanini
La catacomba ebraica di Vigna Randanini, fra la via Appia Antica e la via Appia Pignatelli, si estende per circa settecento metri di gallerie con cubicoli, arcosoli e pitture, fra cui simboli ebraici come la menorah, il lulav e lo shofar, accanto a soggetti decorativi classici. È su proprietà privata e non ha apertura regolare: le visite avvengono solo in via straordinaria, con autorizzazione e in gruppi accompagnati. Chi vuole capire il contesto può visitare il Museo Ebraico di Roma sotto la Sinagoga di Roma, che espone materiali e ricostruisce duemila anni di storia della comunità.
Villa Torlonia
Sotto il parco di Villa Torlonia, sulla Nomentana, ci sono due catacombe ebraiche scoperte nel 1919, con gallerie affrescate e iscrizioni in greco, latino ed ebraico. Non sono aperte al pubblico: l’accesso è riservato a ricerche autorizzate e a rarissime aperture. Il parco in superficie si visita liberamente, e le sue sedi museali, dal Casino Nobile alla Casina delle Civette, sono aperte con biglietto ordinario. Nello stesso parco si trova il bunker di cui si parla più avanti.
Ipogei, colombari e tombe dipinte
Fra le catacombe collettive e le grandi domus c’è una categoria intermedia: i sepolcri di famiglia o di associazione scavati sotto terra, spesso decorati con qualità sorprendente e quasi sempre con accesso contingentato a pochissime persone. Sono i luoghi più fragili della Roma sotterranea e per questo i più difficili da vedere.
Ipogeo degli Aureli
L’ipogeo degli Aureli, in viale Manzoni, è gestito dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e non è aperto al pubblico in modo regolare: le visite si ottengono solo su richiesta autorizzata, scrivendo all’ente. Fu scoperto per caso nel 1919 vicino a Porta Maggiore e conserva cicli di affreschi dei primi decenni del terzo secolo, di lettura discussa: scene pastorali, banchetti, una figura di filosofo, un ingresso in città a cavallo, un personaggio letto da alcuni come Cristo e da altri come un maestro di sapienza. Va detto chiaramente: le interpretazioni religiose delle sue pitture sono ipotesi accademiche in contrasto fra loro, non fatti stabiliti.
Ipogeo di via Dino Compagni
L’ipogeo di via Dino Compagni, noto anche come catacomba di via Latina, è forse il complesso dipinto più straordinario del sottosuolo romano e si visita solo su prenotazione autorizzata dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, in gruppi molto piccoli. Scoperto nel 1955, conserva cubicoli affrescati della metà del quarto secolo in cui scene dell’Antico Testamento convivono con le fatiche di Ercole e, in un ambiente, con quella che è stata letta come una scena di lezione anatomica, con colori di vivacità rara. Non esiste biglietteria né orario: la richiesta va inoltrata all’ente con congruo anticipo.
Basilica sotterranea di Porta Maggiore
La basilica sotterranea di Porta Maggiore, in piazzale Labicano, è accessibile solo con aperture straordinarie e in occasione di eventi, con prenotazione tramite il servizio online della Soprintendenza Speciale di Roma. Fu scoperta nel 1917 durante lavori alla linea ferroviaria e si trova a circa dodici metri di profondità: è un’aula a tre navate con abside, scavata nel terreno e poi rivestita, interamente decorata con stucchi bianchi che rappresentano scene mitologiche e figure allegoriche, datata alla prima metà del primo secolo dell’era volgare. La funzione è discussa: la lettura più diffusa la considera il luogo di riunione di una comunità neopitagorica, ma è un’ipotesi, e altri la leggono come sala funeraria o basilica privata.
Colombario di Pomponio Hylas
Il colombario di Pomponio Hylas, presso le Mura Aureliane sul versante della via Latina, risulta chiuso dal primo agosto 2024 per lavori di riqualificazione finanziati dal PNRR. Quando è aperto si visita solo in gruppi di massimo sette persone con prenotazione obbligatoria al 060608, con biglietto a 4 euro intero e 3 euro ridotto e gratuità per i residenti a Roma e i titolari di MIC card. Scoperto nel 1831 dal marchese Pietro Campana, è una camera sepolcrale in uso fra Tiberio e Claudio, con volta a motivi vegetali, nicchie per le urne ornate di colonnine, affreschi e stucchi, e una tabella in mosaico di pasta vitrea con il nome dei proprietari sopra la scala. Il tema ricorrente è Orfeo. Nella stessa zona si trova il Museo delle Mura, che consente di camminare in un tratto del camminamento antico.
Acquedotti, castelli d’acqua e Cloaca Massima
La parte davvero enorme del sottosuolo romano non è funeraria né residenziale: è idraulica. Acquedotti e fognature hanno prodotto centinaia di chilometri di condotti, molti ancora integri e in qualche caso in funzione, ed è la porzione meno visitabile in assoluto, perché si tratta di infrastrutture attive o instabili.
Gli acquedotti: cosa si vede sopra e cosa sotto
Degli acquedotti romani la parte spettacolare è fuori terra, nelle arcate del Parco degli Acquedotti, fra i resti dell’Anio Novus, del Claudio, del Marcio e dell’acquedotto Felice rinascimentale. Ma il tratto in arcate era una minoranza: quasi tutto il tracciato era interrato, in cunicoli scavati nel tufo con pozzi di ispezione regolari, e quei cunicoli esistono ancora sotto la campagna e sotto i quartieri. Non si visitano: vi accedono solo ricercatori e gruppi speleologici autorizzati. L’unico acquedotto antico ancora in funzione è l’Acqua Vergine, che alimenta la Fontana di Trevi e le fontane di piazza Navona, e il punto in cui lo si osserva senza permessi speciali è il Vicus Caprarius.
La Cloaca Massima
La Cloaca Massima non è visitabile e non esiste alcun percorso turistico autorizzato al suo interno, perché alcuni tratti fanno ancora parte del sistema fognario attivo. È il grande collettore che dall’età arcaica drenava la valle del Foro verso il Tevere. Quello che si vede è lo sbocco, il grande arco sul lungotevere fra Isola Tiberina e ponte Palatino, più alcuni tratti a vista nell’area del Foro. Chi trova offerte di visite alla Cloaca Massima faccia attenzione: quasi sempre si tratta di altri cunicoli, venduti sotto un nome più attraente.
Monumenti antichi diventati sotterranei
Alcuni edifici non sono nati sotto terra ma ci sono finiti, perché la città moderna li ha coperti: si visitano scendendo sotto una piazza o dentro un ipogeo di servizio.
Stadio di Domiziano sotto piazza Navona: attualmente chiuso
L’area archeologica dello Stadio di Domiziano, sotto piazza Navona, risulta al momento chiusa al pubblico secondo l’avviso pubblicato sul sito ufficiale del sito archeologico, che per informazioni rimanda alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Chi trova ancora biglietti e pacchetti che la includono deve verificare prima di acquistare. Quando è accessibile, si scende da via di Tor Sanguigna nelle sostruzioni dell’emiciclo settentrionale dello stadio costruito da Domiziano nell’86 dell’era volgare per le gare atletiche alla greca: sono gli ambienti che reggevano le gradinate e che hanno dettato al piano superiore la forma allungata e curva della piazza barocca, che è dunque il calco di un edificio sportivo antico.
Gli ipogei del Colosseo
Sotto l’arena del Colosseo si estendono gli ipogei, il sistema di corridoi, gabbie, argani e montacarichi che portava in scena uomini e animali: non sono compresi nel biglietto ordinario, si visitano con un titolo di accesso specifico e percorso guidato a disponibilità limitata, da prenotare con largo anticipo sul canale ufficiale del Parco archeologico del Colosseo. È la visita sotterranea più richiesta di Roma e quella che si esaurisce prima.
Il sottosuolo del Novecento: rifugi, bunker e metropolitana
La Roma sotterranea non finisce con l’antichità: il Novecento ha scavato quanto e più dei romani, per ragioni militari prima e per il trasporto pubblico poi, e una parte di questo sottosuolo recente è visitabile.
Rifugi antiaerei e bunker
Roma fu bombardata a partire dal 19 luglio 1943, con l’attacco al quartiere di San Lorenzo, e negli anni precedenti si era attrezzata con ricoveri di ogni genere: cantine rinforzate, gallerie, cave di pozzolana adattate e alcuni bunker veri e propri. Sotto Villa Torlonia, residenza di Mussolini dal 1925 al 1943, si trovano tre rifugi successivi, l’ultimo un bunker in cemento armato con doppio ingresso e impianto di filtraggio dell’aria, realizzato nel 1942 e mai completato: si visita su prenotazione con percorso guidato, nell’ambito dei Musei in Comune, in giorni e orari limitati. Altri rifugi aprono in via straordinaria, come quello di Villa Ada, ricavato dentro la collina per la famiglia reale, e i ricoveri dell’EUR sotto il Palazzo degli Uffici. Nessuno ha ingresso libero.
La metro C e l’archeologia
La linea C della metropolitana è il più grande scavo archeologico urbano d’Europa e ha cambiato quello che sappiamo del sottosuolo di Roma. Ogni pozzo di stazione ha attraversato la stratigrafia completa della città, restituendo caserme militari di età adrianea, un edificio di lusso presso l’Amba Aradam, case medievali, strutture repubblicane e persino frutti e semi conservati nei livelli umidi. Parte dei reperti viene musealizzata dentro le stazioni, con vetrine e ricostruzioni: un museo diffuso che si visita con il biglietto della metropolitana, la forma più economica di Roma sotterranea.
Immagine: interno di un rifugio antiaereo degli anni Quaranta, con porta blindata a ruota e panche lungo le pareti.
Tre itinerari sotterranei collaudati
Roma sotterranea non si visita a caso: i siti hanno orari brevi, turni fissi e distanze reali fra loro, per cui conviene raggruppare per zona. Ecco tre combinazioni che reggono dal punto di vista degli orari, a patto di prenotare in anticipo ciò che va prenotato.
Mezza giornata al Celio
Al mattino la basilica di San Clemente per i tre livelli e il mitreo, poi dieci minuti a piedi fino alla basilica dei Santi Quattro Coronati e infine, lungo il clivo di Scauro, le Case Romane del Celio, che chiudono alle 16 con biglietteria alle 15. Chi ha ancora tempo prosegue verso Santo Stefano Rotondo o scende al Colosseo.
Una giornata sull’Appia
Con le catacombe di San Callisto al mattino e le catacombe di San Sebastiano nel pomeriggio, la giornata si costruisce da sola: in mezzo ci sono la chiesa Domine Quo Vadis, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, il Mausoleo di Cecilia Metella e il basolato del Parco dell’Appia Antica. Attenzione: quasi tutte le catacombe chiudono fra le 12 e le 14, e San Callisto chiude il mercoledì. Chi ha tempo può spingersi fino alla Villa dei Quintili.
Mezza giornata nel centro barocco
Dalla Fontana di Trevi si scende al Vicus Caprarius fra le 11 e le 17, poi si cammina fino ai Mercati di Traiano e alle Domus Romane di Palazzo Valentini, con il turno prenotato. Entrambi chiudono un giorno a settimana, il Vicus Caprarius il lunedì e Palazzo Valentini il martedì: la combinazione funziona da mercoledì a domenica. In coda si può aggiungere il Carcere Mamertino ai piedi del Campidoglio oppure, in superficie, i Musei Capitolini.
Come si prepara una visita nel sottosuolo
Una buona giornata di Roma sotterranea dipende quasi tutta dalla preparazione, perché questi siti hanno capienze basse, orari corti e chiusure improvvise.
Prenotare: chi, come, quando
I canali sono pochi e conviene impararli. Per i monumenti comunali (mitreo del Circo Massimo, colombari, ipogei, bunker di Villa Torlonia) si prenota al contact center 060608, dalle 9 alle 19, o sul sito dei Musei in Comune. Per Colosseo, Palatino, Domus Aurea e Terme di Caracalla si passa dal Parco archeologico del Colosseo. Per le catacombe cristiane si prenota sul sito della singola catacomba, gestita da una congregazione diversa per ciascun complesso. Per i siti statali come la basilica sotterranea di Porta Maggiore si usa la prenotazione online della Soprintendenza Speciale di Roma; per le domus in concessione, come Palazzo Valentini e il Vicus Caprarius, il sito del gestore. In alta stagione due o tre settimane di anticipo non sono eccessive.
Fotografie, bambini, accessibilità
Le regole cambiano da sito a sito ed è bene informarsi al momento della prenotazione. Nelle catacombe la fotografia è di norma vietata, nella necropoli vaticana il divieto è assoluto, nelle domus musealizzate in genere si fotografa senza flash e senza treppiede. I bambini reggono bene le visite brevi e visive, come Palazzo Valentini e il Vicus Caprarius. L’accessibilità è il punto debole del sistema: molti siti ipogei si raggiungono solo con scale ripide e strette, il mitreo del Circo Massimo non è accessibile alle sedie a rotelle, la sala del confessio delle Case Romane del Celio nemmeno.
Domande frequenti su Roma sotterranea
Cosa si visita davvero sotto Roma?
Sotto Roma si visitano con biglietto regolare le basiliche stratificate come San Clemente e le Case Romane del Celio, le domus di Palazzo Valentini e del Vicus Caprarius, la Domus Aurea nei fine settimana su prenotazione, cinque catacombe cristiane con visita guidata e alcuni mitrei e colombari della Sovrintendenza Capitolina, prenotando al 060608. Altri siti, come la basilica sotterranea di Porta Maggiore, aprono solo con autorizzazioni o eventi straordinari.
Lo Stadio di Domiziano sotto piazza Navona è aperto?
L’area archeologica dello Stadio di Domiziano sotto piazza Navona risulta attualmente chiusa al pubblico, secondo l’avviso pubblicato sul sito ufficiale del sito archeologico, che rimanda alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali per informazioni. Chi trova ancora in vendita biglietti o pacchetti che la includono deve verificare prima di acquistare. La forma allungata e curva della piazza resta comunque il calco dell’edificio antico, leggibile anche dalla superficie.
Quanto costa il biglietto delle Domus Romane di Palazzo Valentini?
Le Domus Romane di Palazzo Valentini costano 15 euro il biglietto intero, 16 euro la formula open che consente di scegliere data e ora dopo l’acquisto, 9 euro il ridotto per ragazzi dai 6 ai 17 anni, 6 euro a studente per le scolaresche, più 1,50 euro di prevendita. L’ingresso è gratuito sotto i 6 anni e per i visitatori con disabilità. Si entra solo su percorso guidato a turni e il sito chiude il martedì.
Si possono visitare le catacombe di Roma senza guida?
No: nelle catacombe di Roma si entra sempre accompagnati da un operatore della struttura, in gruppo e lungo un percorso fisso, con visite che durano in media fra i trenta e i quarantacinque minuti. A San Callisto, per esempio, le visite partono ogni trenta minuti, durano circa quaranta minuti e si effettuano in gruppi di almeno due persone. Le fotografie sono di norma vietate e la maggior parte dei percorsi non è accessibile alle sedie a rotelle.
Il Mitreo Barberini si visita andando a Palazzo Barberini?
No: il mitreo Barberini non è raggiungibile dal percorso di visita della Galleria Nazionale d’Arte Antica a Palazzo Barberini. Si trova sotto la palazzina Savorgnan di Brazzà, costruita nel 1936 in via San Nicola da Tolentino e di proprietà del Circolo Ufficiali delle Forze Armate, e fu scoperto proprio durante lo scavo delle fondazioni di quell’edificio. L’accesso avviene solo con aperture straordinarie autorizzate e a gruppi molto piccoli, senza biglietteria ordinaria.
Quanto costa il mitreo del Circo Massimo e come si prenota?
Il mitreo del Circo Massimo costa 4 euro il biglietto intero e 3 euro il ridotto, con ingresso gratuito per i residenti a Roma che esibiscono un documento e per i titolari della MIC card. La prenotazione è obbligatoria al numero 060608, attivo dalle 9 alle 19, e l’ingresso è consentito solo a gruppi accompagnati con un massimo di 25 persone per visita. La visita guidata non è compresa nel prezzo del biglietto e il sito non è accessibile alle sedie a rotelle.
La Crypta Balbi è visitabile?
No: il museo della Crypta Balbi, sede del Museo Nazionale Romano in via delle Botteghe Oscure, risulta chiuso per lavori di ristrutturazione dal 9 gennaio 2023, e la riapertura va verificata sul sito del Museo Nazionale Romano. Restano aperte le altre sedi del circuito, da Palazzo Massimo alle Terme alle Terme di Diocleziano e all’Aula Ottagona, con parte dei materiali sul passaggio dalla città antica a quella medievale.
Si può entrare nella Cloaca Massima?
No: la Cloaca Massima non è visitabile e non esiste alcun percorso turistico autorizzato al suo interno, perché alcuni tratti fanno ancora parte del sistema fognario attivo. Si vede lo sbocco monumentale sul Tevere, il grande arco fra l’Isola Tiberina e ponte Palatino, e alcuni tratti a vista nell’area del Foro. Le visite pubblicizzate come Cloaca Massima riguardano in genere altri cunicoli.
Chi organizza visite nel sottosuolo romano per lavoro, come guida o accompagnatore, sa che questi siti richiedono una gestione diversa da quella di un monumento all’aperto: turni contingentati, capienze di sette o venticinque persone, gruppi da tenere insieme in ambienti bui e stretti, e un piano B sempre pronto quando un sito chiude senza preavviso. Su tourleaderpro.com si trovano strumenti e materiali pensati per chi accompagna gruppi in Italia, dalla costruzione dell’itinerario alla gestione operativa delle prenotazioni multiple, ed è un riferimento utile per trasformare un elenco di siti sotterranei in una giornata che funziona davvero.
Chi invece sta costruendo un viaggio in Italia e vuole capire come incastrare Roma sotterranea dentro un percorso più ampio, magari con tappe in altre città d’arte o con giorni di margine per le prenotazioni che non arrivano, può partire da italyplanner.com, che ragiona sul viaggio nel suo insieme: quanti giorni servono davvero a Roma, quando conviene venire per trovare i siti aperti, come alternare visite faticose e giornate leggere. Il sottosuolo romano premia chi arriva preparato, e la preparazione comincia molto prima di scendere le scale.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
