Catacombe di Generosa

Le Catacombe di Generosa sono in via delle Catacombe di Generosa, 00148 Roma, nel territorio del Municipio XI Arvalia Portuense, sulla riva destra del Tevere all'altezza di una grande ansa del fiume, in quello che gli antichi chiamavano il sesto miglio della via Campana e Portuense. Non si entra liberamente: la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra le classifica fra le catacombe romane aperte solo su richiesta. La domanda si presenta via mail a protocollo@arcsacra.va, con i dati anagrafici completi del richiedente oppure su carta intestata dell'istituzione, indicando motivo, giorno, orario, numero di partecipanti ed eventuale necessità di una guida archeologica in lingua straniera. I recapiti telefonici pubblicati sulla pagina della catacomba sono 06 4465610 e 06 4467601. Il contributo indicato dalla Commissione per questo tipo di visita è di 250,00 euro per gruppo, con gruppi non superiori a quindici persone, e comprende un fossore per la custodia e l'assistenza e un archeologo che illustra il monumento; l'importo va confermato al momento della richiesta, perché le condizioni pubblicate sulle diverse pagine dell'ente non sono sempre allineate. Non esiste biglietto individuale, non esiste orario di apertura, non esiste biglietteria. Le linee di superficie 128, 719 e 228 percorrono via della Magliana e via del Tempio degli Arvali; la stazione ferroviaria Magliana della linea FL1 è a poca distanza, e l'ultimo tratto si copre a piedi lungo una strada senza uscita e un sentiero sterrato.

🕯️✦ Tour guidato

Catacombe di San Callisto: tour guidato

Sottoterra ci sono quindici gradi tutto l'anno: è la visita giusta per le ore centrali di una giornata di luglio.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Per il quadro d'insieme del sottosuolo cristiano della città il punto di partenza è la pagina sulle catacombe di Roma.

Catacombe di Generosa
Catacombe di Generosa

Dove si trovano davvero le Catacombe di Generosa

Siamo alla Magliana Vecchia, e conviene dirlo subito perché è la ragione per cui quasi nessuno arriva fin qui. Il Tevere, uscito dalla città, disegna un'ansa larghissima; la riva destra si solleva in una collina di tufo e argilla che le carte antiche chiamano Monte delle Piche; dentro quella collina, a otto metri dal piano di campagna, si aprono le gallerie. Chi guarda la posizione su una mappa vede una macchia verde fra i capannoni, la ferrovia e i palazzi degli anni Settanta, e conclude che non ci sia niente. È l'errore che fanno tutti. Qui c'è uno dei luoghi di culto più antichi del suburbio portuense, e sopra di esso il santuario di uno dei collegi sacerdotali più antichi di Roma.

Via delle Catacombe di Generosa è una strada senza uscita che si distacca dall'asse di via della Magliana. Vale la pena sapere che quell'asse moderno ricalca il tracciato della via Campana antica, la strada che dal guado del Tevere presso l'isola Tiberina seguiva l'argine destro fino alle saline della costa. Non è un dettaglio da eruditi: la ragione per cui c'era un santuario qui, e la ragione per cui c'era una cava, e la ragione per cui c'era un cimitero, discendono tutte dalla stessa cosa, cioè dal fatto che di qui passava il sale.

Il paesaggio intorno alle Catacombe di Generosa

Chi arriva trova uno slargo dove lasciare l'auto, un parco pubblico, il casale Arvalia poco distante e un sentiero stretto senza segnaletica. Nessun cartello monumentale, nessun bookshop, nessuna fila. Il cancello di accesso alla catacomba è una piccola costruzione in mattoni chiusa da una porta di ferro, moderna, senza pretese architettoniche: l'ingresso antico era tutt'altra cosa e lo vedremo fra poco. Chi si aspetta l'apparato scenografico dell'Appia Antica farà bene a rivedere le aspettative prima di partire, altrimenti resterà deluso da un luogo che invece è straordinario per ragioni diverse.

Come arrivare alle Catacombe di Generosa con i mezzi pubblici

Le tre linee che servono il quadrante sono la 128, che collega viale Ferdinando Baldelli all'Ostiense con il capolinea di viale Gaetano Arturo Crocco alla Magliana Vecchia passando per ponte Guglielmo Marconi e via della Magliana; la 719, che da viale Crocco raggiunge piazzale dei Partigiani alla stazione Ostiense attraversando via della Magliana, via del Tempio degli Arvali, via del Trullo e poi Trastevere; e la 228, linea circolare imperniata sulla stazione Trastevere, che tocca via della Magliana, via del Tempio degli Arvali, via del Trullo e ha fra le sue fermate la stazione Magliana della FL1. La combinazione più comoda per chi viene dal centro è il treno regionale fino a Magliana e poi il bus, oppure il bus diretto dall'Ostiense se si accetta un percorso più lento.

Un avvertimento che do sempre ai gruppi: le percorrenze di questo quadrante cambiano con una certa frequenza per cantieri e deviazioni, e la fermata utile non porta il nome della catacomba. Chi guida un gruppo di quindici persone verso un appuntamento a orario fisso con un archeologo della Pontificia Commissione non può permettersi di arrivare in ritardo. Il mio consiglio, senza mezzi termini, è di prenotare un pullman se il gruppo è grande, oppure di darsi appuntamento con largo anticipo allo slargo di via delle Catacombe di Generosa e di verificare il percorso sull'applicazione del trasporto pubblico romano il giorno stesso.

Le Catacombe di Generosa in auto e a piedi

In auto si arriva senza difficoltà da via della Magliana e si parcheggia nello slargo. L'ultimo tratto è su terra battuta e in inverno, dopo la pioggia, diventa fangoso. Scarpe chiuse con la suola che tiene, sempre, anche a luglio. Chi arriva a piedi dalla stazione Magliana metta in conto una passeggiata lungo strade che non hanno nulla di monumentale e marciapiedi non sempre continui. Non è un percorso pericoloso, è semplicemente un percorso di periferia produttiva, e va affrontato per quello che è.

Come si visitano le Catacombe di Generosa

Metto le mani avanti, perché è il punto su cui la gente si arrabbia: non ci si presenta al cancello e si entra. Nell'elenco romano delle catacombe aperte su richiesta della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra compaiono, oltre a Generosa, la catacomba di Novaziano, la catacomba di Santa Tecla, il Museo di Domitilla con la Regione dei Fornai, il Museo della Torretta e le Cripte di Lucina, il Museo e catacomba di Pretestato, l'Ipogeo degli Aureli in viale Manzoni, la catacomba anonima di via Anapo, la catacomba di Commodilla e quella di Vigna Chiaraviglio. Sono dieci complessi che si aprono con la stessa procedura, e Generosa è fra questi.

La richiesta alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra

La procedura pubblicata è lineare e va rispettata alla lettera. Si scrive a protocollo@arcsacra.va allegando i dati anagrafici completi del richiedente, oppure si scrive su carta intestata dell'istituzione, il che semplifica molto la vita a parrocchie, scuole, associazioni culturali e università. Nella mail si specificano il motivo della richiesta, il giorno e l'orario desiderati, il numero dei partecipanti e l'eventuale necessità di una guida archeologica in lingua straniera. I telefoni indicati sulla pagina della catacomba sono 06 4465610 e 06 4467601.

Consiglio da chi organizza gruppi da vent'anni: scrivete con settimane di anticipo, non con giorni. La Commissione deve mettere insieme per voi due figure che non si improvvisano, il fossore che apre, custodisce e vi assiste sotto terra, e l'archeologo che vi spiega il monumento. Non sono professionisti che si trovano il giorno dopo, e in certi periodi dell'anno le disponibilità si esauriscono. Indicate due o tre date alternative già nella prima mail: fa risparmiare un giro di corrispondenza e vi mette in una luce migliore.

Quanto costa la visita alle Catacombe di Generosa

Il contributo pubblicato dalla Pontificia Commissione per le catacombe aperte su richiesta è di 250,00 euro per gruppo, con gruppi non superiori a quindici persone, e comprende la presenza di un fossore per il servizio di custodia e assistenza e quella di un archeologo per l'illustrazione del monumento. Le pagine dell'ente non riportano tutte lo stesso importo, quindi la cifra esatta va confermata quando si presenta la domanda: chiedetela per iscritto nella mail e mettetela agli atti. Il conto si fa a corpo e non a testa, ed è esattamente questo il motivo per cui conviene andarci in gruppo pieno. In quindici la spesa individuale scende attorno ai diciassette euro; in cinque supera i cinquanta. La differenza fra una visita ragionevole e una visita cara, qui, è soltanto organizzativa.

Le aperture straordinarie alle Catacombe di Generosa

Esiste un secondo canale, ed è quello che negli ultimi anni ha portato quaggiù il maggior numero di romani. Il Comitato Catacombe di Generosa lavora sulla valorizzazione delle memorie storiche del Municipio XI Arvalia Portuense e organizza visite guidate e conferenze insieme al Municipio e alla Pontificia Commissione. Il recapito indicato sulle schede istituzionali è il numero 349 7930661; il Comitato ha anche un sito, comitatocatacombedigenerosa.it, e una pagina sui social. Le aperture straordinarie non seguono un calendario fisso e vengono annunciate di volta in volta: chi vuole approfittarne deve telefonare e chiedere. È un canale che vale la pena esplorare soprattutto per i singoli e le coppie, che difficilmente riescono a mettere insieme il gruppo richiesto dalla procedura ordinaria.

Una curiosità su Catacombe di Generosa

Il nome antico di questo luogo non era Generosa. Era ad sextum Philippi, cioè "al sesto di Filippo", e compare nelle fonti anche nella forma super Philippi. Vuol dire, tradotto in italiano corrente, "al sesto miglio, quello di Filippo". Filippo era un possidente locale, uno di quei proprietari terrieri il cui nome finisce per identificare un pezzo di campagna e poi ci resta attaccato per secoli. Roma antica funzionava così: il territorio fuori le mura non aveva indirizzi, aveva miglia e nomi di famiglie. Si diceva "al sesto di Filippo" come oggi diremmo "all'altezza del distributore". Il fatto che quella formula sia sopravvissuta negli itinerari dei pellegrini medievali, quando di Filippo non ricordava più niente nessuno, dice qualcosa sulla tenacia dei toponimi.

La seconda curiosità riguarda il nome che poi ha vinto. Generosa era una donna in carne e ossa, una matrona romana proprietaria del terreno, e la catacomba porta il suo nome perché fu lei a mettere a disposizione la terra. È la regola generale dei cimiteri sotterranei romani, e conviene tenerla a mente perché spiega mezza toponomastica cristiana della città: le catacombe di Priscilla portano il nome di una matrona della gens Acilia, quelle di Domitilla il nome di Flavia Domitilla, le catacombe di San Callisto quello del diacono che le amministrava per conto della Chiesa di Roma. Non sono santi, sono proprietari e amministratori. Il cimitero prendeva il nome di chi ne rispondeva.

Terza curiosità, e forse la più istruttiva. Il luogo circola in rete anche sotto la formula di museo delle Catacombe di Generosa, ma un museo qui non esiste, e chi arriva aspettandosi un antiquarium resterà a bocca asciutta. La Pontificia Commissione ha in effetti dei musei sotterranei a Roma, il Museo di Domitilla con la Regione dei Fornai, il Museo della Torretta con le Cripte di Lucina, il Museo e catacomba di Pretestato: strutture con vetrine, materiali esposti, percorsi ordinati. Generosa non è fra queste. Sulla pagina ufficiale il luogo è semplicemente "Catacomba di Generosa", e quello che si vede è quello che c'è sul posto, sotto terra e sopra terra. Chi vuole il museo lo trova a Domitilla o a Pretestato; chi viene qui viene per il documento, non per la vetrina.

Perché si chiamano Catacombe di Generosa

La proprietà di Generosa non era un giardino né un fondo agricolo di pregio: era una cava di pozzolana esaurita. La pozzolana è la sabbia vulcanica che i Romani impastavano con la calce per ottenere il loro calcestruzzo, ed è il materiale che ha reso possibile la cupola del Pantheon e le volte delle terme. Attorno a Roma le cave di pozzolana erano centinaia, scavate a gallerie orizzontali nel banco di tufo. Quando una cava si esauriva, restava un reticolo di corridoi asciutti, a temperatura costante, in un terreno che si lavorava facilmente con la sola picozza.

Per una comunità cristiana rurale di fine terzo secolo, un reticolo del genere era esattamente quello che serviva. Non bisognava scavare da zero, bastava allargare, regolarizzare, aprire i loculi nelle pareti. È il meccanismo che ha dato origine a buona parte delle catacombe romane, e a Generosa lo si legge con particolare chiarezza perché le gallerie hanno conservato l'andamento irregolare della cava invece di essere state riordinate secondo una griglia. Chi cammina qui sotto cammina in un'ex area industriale del terzo secolo riconvertita a cimitero.

Dalla cava al cimitero cristiano

La datazione che le fonti concordano è fra la fine del terzo secolo e l'inizio del quarto. Vuol dire che il cimitero nasce prima dell'editto di tolleranza, in un momento in cui la comunità cristiana di questo tratto di campagna era piccola, povera e non particolarmente visibile. Non troverete qui la ricchezza epigrafica delle catacombe patrizie, e la ragione è semplice: chi seppelliva i suoi morti in questa collina lavorava la terra, il fiume e le saline. Il marmo costava, le tegole no.

Il bosco sacro della dea Dia sopra le Catacombe di Generosa

Sopra la catacomba cristiana c'era un santuario pagano, e i due mondi si toccano fisicamente. Il pianoro che sovrasta le gallerie ospitava il bosco sacro della dea Dia, con il tempio, un piccolo circo per le corse e la sede del collegio sacerdotale dei fratres Arvales, i fratelli Arvali. Era un'istituzione di origine antichissima, che la tradizione romana faceva risalire ai primissimi tempi della città e che in età imperiale ebbe fra i suoi dodici membri gli imperatori in persona. Il loro compito era il culto di una divinità agraria, con una festa di tre giorni in maggio che comprendeva sacrifici, un banchetto rituale e il canto di un testo latino arcaico, il Carmen Arvale, talmente antico che già i sacerdoti di età imperiale lo recitavano senza capirlo del tutto.

Gli Acta fratrum Arvalium e il pavimento della basilica

Gli Arvali mettevano per iscritto tutto quello che facevano, anno per anno, su lastre di marmo affisse nel santuario: sono gli Acta fratrum Arvalium, uno dei corpus epigrafici più importanti che possediamo sulla religione romana e sulla vita ufficiale dell'impero. Da quelle lastre gli studiosi ricavano nomi di sacerdoti, formule di preghiera, resoconti di sacrifici, date, riferimenti a eventi dinastici. È una serie che copre secoli.

E qui viene la parte che quasi nessuno racconta. Quelle lastre, quando il culto degli Arvali si spense, furono riusate come materiale da costruzione della basilica cristiana sorta sopra la catacomba. Le sepolture ricavate nel pavimento della chiesa presso l'abside erano costruite in muratura e chiuse da lastre marmoree che facevano da pavimentazione: marmi di reimpiego, incisi per un altro dio, capovolti e messi a terra. I cristiani del quarto secolo hanno camminato per decenni sopra il calendario liturgico dei sacerdoti pagani. Ed è precisamente per questo che il testo degli Acta è arrivato fino a noi: senza quel riuso, quelle lastre sarebbero finite in una fornace da calce come milioni di altre.

Una cosa che non ti dice nessuno su Catacombe di Generosa

Che l'archeologia cristiana, qui, è arrivata per sbaglio. Nessuno stava cercando una catacomba nel 1868. Il cantiere aperto sul pianoro era un cantiere di epigrafia pagana: si scavava il bosco sacro della dea Dia per recuperare le lastre degli Acta degli Arvali, che erano il vero obiettivo scientifico dell'impresa. La basilica cristiana fu rinvenuta casualmente e messa in luce solo parzialmente, e la catacomba venne dopo, come conseguenza. Il complesso cristiano più importante di questo tratto di Tevere è emerso perché un epigrafista tedesco cercava iscrizioni di sacerdoti romani.

La seconda cosa che non si dice riguarda la disposizione dell'ingresso antico. Alle Catacombe di Generosa non si entrava da una porta in mezzo ai campi: si entrava da dentro una chiesa. La basilica costruita da papa Damaso inglobava fisicamente l'accesso al sotterraneo, e il percorso dei pellegrini era progettato e guidato. C'era una porta chiamata introitus ad martyres che immetteva nella galleria principale, verso le tombe; c'era, nell'abside, una fenestella confessionis che permetteva di affacciarsi sul luogo di culto martiriale senza scendere. Chi conosce il sistema damasiano riconosce la firma: la tomba del martire diventa il centro liturgico dell'edificio, e l'edificio si piega per adattarsi alla tomba. L'abside di Generosa, infatti, ha profilo irregolare ed è decentrata rispetto all'asse longitudinale, e la chiesa risulta leggermente obliqua. Non è un errore dei costruttori. È il sepolcro dei martiri, che c'era già, a comandare la geometria.

La terza cosa, e la più concreta per chi ci va: qui il valore della visita è per metà in superficie. La gente pensa "catacomba" e pensa a gallerie. Ma i resti della basilica damasiana, con le tre navate leggibili a terra e l'abside verso la collina, e l'area del santuario degli Arvali sopra di essi, sono il vero motivo per cui questo sito è unico nel panorama romano. Nessun'altra catacomba della città vi mette davanti agli occhi, nello stesso perimetro, un collegio sacerdotale repubblicano e un cimitero cristiano che ne riusa i marmi.

I martiri portuensi sepolti alle Catacombe di Generosa

Quattro nomi, e uno di questi è un enigma. Simplicio, Faustino, Beatrice e Rufiniano sono i santi martiri portuensi, e attorno alle loro tombe il cimitero rurale di Generosa si è sviluppato rapidamente da modesto sepolcreto a luogo di pellegrinaggio.

La passio di Simplicio e Faustino

Il racconto tradizionale, che ci arriva attraverso una Passio di età altomedievale, narra che durante la persecuzione ordinata sotto Diocleziano, imperatore dal 284 al 305, i fratelli Simplicio e Faustino furono torturati e uccisi, e i loro corpi gettati nel Tevere. La corrente li trasportò a valle fino a questo tratto di riva destra, dove la sorella Beatrice li recuperò e provvide alla sepoltura nella cava della matrona Generosa, con l'aiuto dei presbiteri Crispo e Giovanni. Poco dopo, secondo il racconto, anche Beatrice fu uccisa e deposta accanto ai fratelli.

Va detto con chiarezza che siamo davanti a una tradizione agiografica, non a un verbale. La Passio è molto più tarda dei fatti che descrive e appartiene a un genere letterario con regole proprie. Sulla data del martirio le fonti oscillano fra il 302 e il 303, e un repertorio di speleologia archeologica indica addirittura il giorno, il 29 luglio 303. Il nucleo storico difendibile è che in questa catacomba erano venerate tombe di martiri già in età damasiana, e che il culto era abbastanza forte da giustificare la costruzione di una basilica: il resto appartiene alla tradizione, e come tradizione va raccontato.

Beatrice, ovvero Viatrix

Il nome della sorella genera confusione da secoli, e vale la pena chiarirlo una volta per tutte. Beatrice e Viatrice sono la stessa persona: il nome latino è Viatrix, italianizzato in Beatrice, e le fonti antiche e moderne usano indifferentemente le due forme. Chi legge "Viatrice" nella descrizione dell'affresco e "Beatrice" nel racconto del martirio non sta leggendo di due donne diverse. È la stessa martire.

Aggiungo un'osservazione che faccio sempre davanti ai gruppi. La figura di Beatrice è, nella struttura del racconto, la più moderna delle quattro: è la sorella che recupera i corpi dal fiume e li seppellisce, cioè che compie l'atto di pietà funeraria che l'autorità aveva voluto impedire buttando i cadaveri in acqua. Il gesto che la tradizione le attribuisce è precisamente il gesto che dà senso a tutto il complesso: seppellire dove si vuole, e sopra quella sepoltura costruire una memoria.

Rufiniano, il quarto nome

Rufiniano è il personaggio più sfuggente della vicenda. Non compare nella Passio dei tre fratelli, non ha una tomba identificata, non ha una biografia. La sua unica attestazione è l'affresco della cripta martiriale, dove riceve la corona insieme agli altri tre. Esiste, in sostanza, perché qualcuno lo ha dipinto. Ai gruppi dico sempre che Rufiniano è il santo più onesto di Roma: è tutto quello che l'iconografia può dare quando i documenti tacciono, ed è un ottimo promemoria di quanto poco sappiamo delle persone reali che riempivano questi loculi.

La traslazione del 682 e la fine della catacomba

Nel 682, sotto papa Leone II, le reliquie dei martiri furono portate via dalla catacomba e trasferite dentro le mura, nella chiesa di Santa Bibiana all'Esquilino. Da quel momento il complesso perde la sua ragione d'essere. È una vicenda che si ripete in decine di catacombe romane fra settimo e nono secolo: la campagna fuori le mura non è più sicura, i pellegrini fanno fatica ad arrivarci, e i papi portano i corpi santi dentro il perimetro urbano. Con le reliquie se ne va il pellegrinaggio, con il pellegrinaggio se ne va la manutenzione, e la collina si richiude sopra le gallerie. Poi undici secoli di silenzio, e nessuno che sappia più dov'era il sesto di Filippo.

La basilica di papa Damaso sopra le Catacombe di Generosa

Damaso I, papa dal 366 al 384, è il pontefice che ha inventato la topografia sacra della Roma cristiana. Cercò le tombe dei martiri, le fece scavare e monumentalizzare, le dotò di iscrizioni metriche incise dal calligrafo Furio Dionisio Filocalo in caratteri di eleganza inconfondibile, e trasformò un patrimonio disperso di sepolture in un sistema di pellegrinaggio. La basilica di Generosa appartiene a questo programma.

Le misure e l'impianto della basilica

L'edificio misura circa venti metri di lunghezza per quattordici di larghezza ed è diviso in tre navate di ampiezza diversa. L'orientamento è nord-sud, cosa insolita per una basilica, e la spiegazione è geologica prima che liturgica: la costruzione è addossata su tre lati al banco di tufo della collina, con accesso esterno soltanto da ovest. A sud si apre una sorta di nartece. L'abside ha profilo irregolare ed è decentrata rispetto all'asse longitudinale, tanto che l'edificio risulta leggermente obliquo, e la ragione, come si diceva, è l'adattamento al sepolcro dei martiri preesistente.

Chiamarla basilica semipogea, cioè mezza interrata, rende bene l'idea. Non è una chiesa piantata su un terreno pianeggiante, è un edificio incassato nel fianco di una collina, con la parte posteriore che sprofonda nel tufo e la facciata che guarda verso il fiume. Il fedele scendeva verso l'altare invece di salire: un'inversione spaziale che chi conosce le basiliche romane classiche percepisce subito come anomala e che qui è la conseguenza diretta della presenza delle gallerie.

Come si muovevano i pellegrini alle Catacombe di Generosa

Il percorso era studiato per gestire flussi. Si entrava da ovest, unica apertura verso l'esterno. Nell'abside una fenestella confessionis permetteva di vedere e venerare il luogo di culto martiriale dall'alto, senza scendere: era la soluzione per chi non poteva o non doveva entrare nelle gallerie, e per i giorni di grande affluenza. Chi invece scendeva usciva da una porta laterale, l'introitus ad martyres, che immetteva nella galleria principale e conduceva alle tombe. Un ingresso e un'uscita separati, un punto di venerazione a distanza, un percorso a senso unico: chiunque abbia organizzato visite in ambienti stretti riconoscerà una soluzione di gestione dei visitatori vecchia di sedici secoli.

Il pavimento, le tombe e l'epistilio

Le indagini completate negli anni Ottanta hanno restituito, sul piano della basilica, numerose sepolture: tombe a fossa scavate direttamente nell'argilla, in alcuni casi coperte da tegole disposte in piano oppure a cappuccina, cioè a doppio spiovente. Presso l'abside, invece, le tombe erano costruite in muratura e chiuse da lastre marmoree che fungevano da pavimento della chiesa: le sepolture privilegiate, quelle più vicine ai martiri, con la copertura più costosa. La gerarchia sociale del quarto secolo si legge a terra, in pianta, senza bisogno di documenti.

Nei pressi dell'abside è stato rinvenuto un frammento marmoreo appartenente all'epistilio della basilica con incisa la dedica ai martiri, e al centro della curva absidale un piccolo seggio marmoreo posto su due gradini. Sono i due reperti che chiudono il ragionamento: c'era un'iscrizione monumentale sopra le teste dei fedeli e c'era un seggio per chi presiedeva. Questa non era una cappella funeraria di famiglia, era una chiesa organizzata.

Quando fu costruita la basilica di Generosa

Le indicazioni disponibili convergono sul pontificato di Damaso ma non coincidono sull'anno. La Pontificia Commissione e la scheda della Sovrintendenza capitolina parlano di seconda metà del quarto secolo senza precisare; l'enciclopedia cattolica indica il 382; un repertorio in lingua inglese sulle chiese di Roma propone una data attorno al 370. Tutte e tre le indicazioni cadono dentro i diciotto anni del pontificato damasiano, e la formulazione prudente resta quella più larga: seconda metà del quarto secolo, con il 382 come anno spesso citato. Chi deve scrivere una tesi vada alle pubblicazioni della Commissione e agli atti degli scavi francesi; chi deve fare una visita si accontenti di sapere che la chiesa nasce nel momento in cui Roma cristiana costruisce la propria memoria martiriale.

Il consiglio che ti do per visitare Catacombe di Generosa

Non provateci da soli. Il primo e più importante consiglio è organizzativo: qui il conto è a corpo, quindi il vero problema non è il denaro, è mettere insieme le persone. Parrocchie, circoli culturali, associazioni di quartiere, gruppi scolastici, corsi universitari e sezioni di associazioni escursionistiche sono i soggetti che funzionano meglio, anche perché la richiesta si presenta volentieri su carta intestata e questo semplifica l'istruttoria. Se siete in due o in tre, la strada realistica è un'altra: telefonare al Comitato Catacombe di Generosa e aspettare un'apertura straordinaria.

Secondo consiglio, e lo scrivo in maiuscolo mentale: chiedete espressamente nella mail che la visita comprenda l'area della basilica in superficie e il pianoro del santuario degli Arvali. Non datelo per scontato. La domanda standard produce una visita alla catacomba, e chi esce di lì senza aver visto la pianta della basilica damasiana e senza aver capito che sopra c'era il bosco sacro ha perso la metà migliore della giornata. Scrivetelo nella richiesta, ripetetelo al telefono, chiedetelo di nuovo al fossore quando aprite il cancello.

Terzo: se il vostro obiettivo è vedere una catacomba spettacolare, con chilometri di gallerie, affreschi in sequenza e la scenografia del percorso illuminato, questo non è il posto giusto. Andate a San Callisto o a San Sebastiano, aprono tutti i giorni, hanno guide in tutte le lingue e vi daranno esattamente quello che cercate. Generosa è un'altra cosa: è piccola, è rurale, è disadorna, ed è un documento storico di prim'ordine. Ci si va se interessa la storia, non se si cerca l'effetto.

Quarto, e lo dico con una certa durezza perché ci tengo: portate una torcia vera, non il telefono. La luce di un telefono in una galleria alta un metro e ottanta e larga sessanta centimetri è inutile e vi costringe a tenere in mano l'unico oggetto che vi serve per fotografare, per orientarvi e per chiamare qualcuno. Una piccola frontale costa dieci euro e cambia la qualità della visita. E lasciate la batteria carica: sotto terra non c'è campo.

Che cosa si vede dentro le Catacombe di Generosa

Poco, e per questo è interessante. Chi ha visitato i grandi complessi dell'Appia si troverà spaesato: qui non c'è la sequenza monumentale, non ci sono i cubicoli affrescati uno dopo l'altro, non c'è la vertigine dei quattro piani sovrapposti. C'è un cimitero di campagna, conservato per quello che era.

Le gallerie e i loculi delle Catacombe di Generosa

Il complesso si sviluppa su un solo livello dentro la collina, a circa otto metri di profondità, e occupa un'area di circa 2.800 metri quadrati. Le gallerie sono strette e irregolari, sensibilmente più strette di quelle delle catacombe famose, perché seguono l'andamento delle vecchie gallerie di cava e la natura del terreno invece di imporgli una griglia. La galleria principale ha volta a botte ed è stata rinforzata già in antico con muri di sostegno e archi in laterizio; anche la parete della cripta dei martiri fu consolidata. Vuol dire che il posto dava problemi di tenuta quindici secoli fa, e che qualcuno se ne occupò.

Le sepolture sono a loculo, ricavate nelle pareti e sovrapposte su tre e a volte quattro file, chiuse con tegole legate a calce. Ci sono loculi corti, di bambini, e chi li guarda per la prima volta di solito smette di parlare. Ci sono nicchie scavate nel tufo per le lampade a olio. Le iscrizioni marmoree sono poche e povere, e questo è coerente con quello che sappiamo della comunità: contadini, barcaioli, gente delle saline. Al momento della scoperta la grande maggioranza dei loculi era ancora intatta.

La cripta martiriale e l'arcosolio del pastore

Due sono le eccezioni alla sobrietà generale. La prima è la cripta martiriale alle spalle dell'abside della basilica, il centro devozionale di tutto il complesso, quella su cui si affacciava la fenestella confessionis e a cui portava l'introitus ad martyres. La seconda è un arcosolio privilegiato decorato con scene pastorali, dove sulla destra si riconosce un pastore fra due pecore accompagnato dalla scritta PASTOR.

Su quest'ultimo mi permetto un'opinione personale netta: è la cosa più commovente del sito. È pittura povera, di mano non raffinata, un pastore appena abbozzato con due pecore e una parola scritta in lettere maiuscole per essere sicuri che si capisse. Nelle catacombe patrizie il Buon Pastore è un tema iconografico elegante, filtrato dalla cultura figurativa classica. Qui è il mestiere di chi c'è dentro. Un pastore che si fa dipingere un pastore.

L'affresco Coronatio Martyrum delle Catacombe di Generosa

È il pezzo forte, ed è anche il pezzo più ferito. Nella cripta dei martiri si trovava un affresco di gusto bizantino chiamato Coronatio Martyrum, l'incoronazione dei martiri. Al centro Cristo Salvatore seduto in trono, con veste e pallio di colore purpureo, benedicente; ai lati i quattro santi con le corone della vittoria. Simplicio riceve la corona dalle mani di Cristo ed è affiancato da Beatrice; dall'altra parte Faustino, con la palma, e Rufiniano.

Come si legge la scena

La composizione riproduce un cerimoniale di corte trasferito in Paradiso, ed è il modo in cui l'arte tardoantica e altomedievale immagina la gloria dei martiri: il sovrano in trono che consegna la corona d'oro al suddito meritevole, con gli altri dignitari schierati simmetricamente. Chi ha in mente i mosaici absidali romani dei santi in fila con la corona velata fra le mani ha già il codice per leggere questo affresco. La differenza è di scala e di mezzi. Qui siamo in una cripta di campagna, e la scena regale è dipinta a fresco su un muro di tufo consolidato.

La datazione della Coronatio Martyrum

Sulla data non c'è accordo. La scheda della Sovrintendenza capitolina lo dice certamente anteriore al 682, l'anno della traslazione delle reliquie, e propende per la prima metà del sesto secolo; la voce enciclopedica generalista conferma il sesto secolo; l'enciclopedia cattolica lo porta invece alla metà del settimo. Cento anni non sono un dettaglio quando si parla di un'opera che documenta il culto di quattro santi. L'argomento più solido resta quello cronologico e materiale: un affresco che celebra i martiri nella loro cripta ha senso finché i corpi ci sono, e i corpi partono nel 682. L'indicazione prevalente, e quella che io riporto ai gruppi, è il sesto secolo, segnalando la datazione più bassa come alternativa sostenuta da fonti serie.

Il distacco ottocentesco e i restauri

La storia della sua conservazione fa male. Nell'Ottocento si tentò di staccarlo dalla parete e l'operazione produsse danni gravi; altri danni arrivarono con il trasporto su tela; un restauro è stato eseguito nel 1983. La parte inferiore risulta particolarmente compromessa, e per capire come fosse in origine bisogna ricorrere alle incisioni ottocentesche che ne documentano l'aspetto prima degli interventi. È una lezione severa su come il secolo che ha riscoperto le catacombe le abbia anche maltrattate: lo stacco degli affreschi era prassi corrente, l'idea di conservare in situ non era ancora un dogma, e il risultato lo vediamo oggi.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che le Catacombe di Generosa sono state saccheggiate in tempi recentissimi, e che a farlo non furono i barbari né i cavatori di reliquie del Seicento. Al momento della scoperta la grande maggioranza dei loculi era ancora intatta, e così si conservò fino al 1970, quando ignoti compirono atti vandalici che li danneggiarono, con ogni probabilità nella ricerca di reperti di valore. Non stiamo parlando di un episodio medievale: parliamo di una Roma che aveva già le sue soprintendenze, le sue leggi di tutela, i suoi archeologi. Loculi che avevano attraversato sedici secoli sigillati sono stati aperti in una notte, per niente, perché dentro non c'era nulla di prezioso e non poteva esserci: era un cimitero di poveri.

Questo dato, che di solito viene liquidato in una riga, andrebbe letto come il vero motivo per cui le catacombe romane non sono tutte aperte al pubblico. La chiusura non è un capriccio clericale né un problema di risorse: è la conseguenza di quello che succede quando un complesso fragile resta accessibile senza controllo. Ogni volta che qualcuno si lamenta perché non si entra a Generosa quando si vuole, io penso a quella notte del 1970.

Il secondo fatto poco citato riguarda la geografia economica, e spiega perché questo posto esiste. La via Campana, che il tracciato di via della Magliana ricalca, partiva dal guado del Tevere presso l'isola Tiberina, seguiva l'argine destro e conduceva al Campus salinarum romanarum, le saline alla foce del fiume, oggi all'incirca sotto l'aeroporto di Fiumicino. Il sale era una merce strategica prima ancora che Roma fosse Roma, e la coppia via Campana e via Salaria costituiva il sistema che portava il sale dal Tirreno all'Adriatico. Solo a partire dal primo secolo dopo Cristo, con la costruzione dei porti di Claudio e di Traiano, la Campana perse importanza a vantaggio della via Portuense. Il bosco sacro degli Arvali sorgeva qui perché qui passava il traffico più antico del Lazio; la cava di pozzolana serviva i cantieri raggiungibili da quella strada; il cimitero cristiano nacque ai margini di quel sistema. Chi ignora il sale non capisce Generosa.

La riscoperta delle Catacombe di Generosa nel 1868

L'anno che cambia tutto è il 1868, e per capirlo bisogna tenere insieme due cantieri e due discipline.

Wilhelm Henzen e il santuario degli Arvali

Wilhelm Henzen, nato a Brema nel 1816 e morto a Roma nel 1887, era un epigrafista, non un archeologo, e questa distinzione conta. Primo segretario dell'Istituto archeologico germanico di Roma, collaboratore di Theodor Mommsen nell'impresa del Corpus Inscriptionum Latinarum, Henzen dedicò anni al santuario della dea Dia e alle lastre degli Arvali, e la sua edizione degli Acta fratrum Arvalium quae supersunt resta un riferimento della disciplina. Fu il suo cantiere sul pianoro a mettere in movimento tutto il resto. Chi voglia rendersi conto del personaggio guardi la mole del lavoro: ricostruire un corpus epigrafico frammentario, restituirlo e commentarlo, nel diciannovesimo secolo, senza fotografia digitale e senza banche dati.

Giovanni Battista de Rossi e la basilica

Giovanni Battista de Rossi è il fondatore dell'archeologia cristiana come disciplina scientifica, l'uomo della Roma sotterranea cristiana e della Cripta dei Papi a San Callisto. Qui individuò i resti della basilica in quella che allora era la vigna dei fratelli Ceccarelli: lungo il pendio settentrionale della collina, a quarantacinque metri sul livello del mare, riconobbe alcuni accessi corrispondenti alle aperture delle antiche cave di pozzolana, e da lì risalì alla catacomba. La basilica fu rinvenuta casualmente e messa in luce solo parzialmente.

De Rossi merita però anche l'altra metà del ritratto, e io la racconto sempre. È lo stesso uomo sotto la cui responsabilità si tentò il distacco della Coronatio Martyrum, con i danni che sappiamo. Le due cose vanno tenute insieme: il fondatore della disciplina lavorava con i criteri del suo tempo, e i criteri del suo tempo hanno rovinato l'affresco più importante di questo complesso. Fare l'agiografia degli archeologi non serve a nessuno.

Enrico Josi e gli scavi del Novecento

Negli anni Trenta del Novecento Enrico Josi, uno dei grandi nomi dell'archeologia cristiana italiana, condusse restauri e nuove indagini, rimettendo ordine in quello che l'Ottocento aveva scavato in fretta. Le campagne conclusive, condotte dalla scuola archeologica francese, hanno completato lo scavo della basilica e precisato l'impianto a tre navate: le date indicate dalle fonti divergono, una parla di 1980-1986 e un'altra di 1975-1986, e sono in ogni caso gli anni in cui il sito è stato letto con metodo stratigrafico moderno. È a quelle campagne che dobbiamo la conoscenza delle tombe nel pavimento della chiesa e la ricostruzione affidabile della pianta.

La foto giusta da fare a Catacombe di Generosa

Non è la foto sotto terra, e lo dico contro l'istinto di tutti. Nelle gallerie c'è poca luce, le riprese nei complessi della Pontificia Commissione sono soggette a regolamento e vanno concordate, e comunque una galleria stretta illuminata con il flash restituisce un tubo grigio senza profondità e senza emozione. Le foto sotterranee che vedete pubblicate sono fatte con illuminazione professionale, treppiede e tempi lunghi, cioè con attrezzatura e permessi che una visita di gruppo non prevede.

La foto giusta si fa in superficie, sui resti della basilica damasiana. Aspettate la luce bassa del tardo pomeriggio, mettetevi sul lato ovest, cioè dalla parte da cui entravano i pellegrini, e inquadrate le tre navate in scorcio con l'abside sul fondo e la collina alle spalle. La luce radente fa emergere i filari di muratura e i limiti delle navate, che a mezzogiorno spariscono in un piatto uniforme. L'immagine che ne esce racconta esattamente quello che l'edificio era: una chiesa appoggiata al fianco di una collina piena di morti. Se avete un obiettivo grandangolare moderato, ventiquattro o ventotto millimetri equivalenti, è la focale giusta; con il telefono, usate la lente principale e non lo zoom digitale.

La seconda fotografia che consiglio è quella dei marmi di reimpiego. Se il percorso vi porta dove sono visibili lastre iscritte riusate come materiale della basilica, fotografatele rasenti, con la luce di taglio, in modo che le incisioni si leggano: è il dettaglio più parlante del sito, lettere latine tagliate per un culto pagano e finite sotto i piedi di una liturgia cristiana. La terza, se ci arrivate, è l'arcosolio con il pastore fra le due pecore e la scritta PASTOR: inquadratelo frontale, senza flash diretto se potete, perché il flash appiattisce il colore già esausto.

Un'ultima cosa, e non è una formalità. Chiedete sempre il permesso prima di scattare e rispettate le indicazioni del personale. Qui non siete in un museo, siete in un cimitero, e la differenza dovrebbe bastare da sola.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Età repubblicana e imperiale. Il pianoro sopra la collina ospita il bosco sacro della dea Dia e la sede del collegio dei fratelli Arvali. Ogni maggio, per secoli, dodici sacerdoti celebrano qui una festa di tre giorni con sacrifici, banchetto e il canto del Carmen Arvale, e ogni anno incidono su lastre di marmo il resoconto di quello che hanno fatto. In età imperiale al collegio appartengono gli imperatori.

Fino al terzo secolo. Il fianco della collina viene sfruttato come cava di pozzolana. Le gallerie orizzontali che ne risultano serviranno a tutt'altro.

Fra la fine del terzo secolo e l'inizio del quarto. Le gallerie della cava ormai abbandonata vengono scelte da una piccola comunità cristiana rurale come luogo di sepoltura. È la nascita delle Catacombe di Generosa.

302 o 303, sotto Diocleziano. Secondo la tradizione agiografica, il martirio dei fratelli Simplicio e Faustino, i corpi gettati nel Tevere, il recupero da parte della sorella Beatrice e la sepoltura nella cava della matrona Generosa. Poco dopo, il martirio di Beatrice. Attorno a quelle tombe il cimitero si sviluppa rapidamente.

Seconda metà del quarto secolo, con il 382 spesso indicato. Papa Damaso fa costruire la basilica semipogea di venti metri per quattordici sopra il sepolcro dei martiri, organizza il percorso dei pellegrini con l'introitus ad martyres e la fenestella confessionis, e trasforma un sepolcreto rurale in un santuario. Le lastre degli Arvali finiscono nella costruzione.

Fino ai primi decenni del sesto secolo. La basilica conserva destinazione funeraria: si continua a seppellire nel pavimento della chiesa, in tombe a fossa scavate nell'argilla e coperte da tegole.

Prima metà del sesto secolo, secondo l'ipotesi prevalente. Viene dipinta nella cripta martiriale la Coronatio Martyrum, con Cristo in trono che incorona i quattro santi portuensi.

Fra la fine del sesto e l'inizio del settimo secolo. Comincia l'abbandono del complesso; l'uso delle gallerie si spegne lentamente.

682. Papa Leone II fa traslare le reliquie dei martiri nella chiesa di Santa Bibiana all'Esquilino. È la data che chiude la storia antica di Generosa: senza i corpi santi non c'è più pellegrinaggio, e senza pellegrinaggio il sito si richiude. Seguono undici secoli di silenzio.

1868. Wilhelm Henzen scava il santuario della dea Dia. Giovanni Battista de Rossi individua i resti della basilica nella vigna dei fratelli Ceccarelli, riconosce lungo il pendio settentrionale gli accessi delle antiche cave e risale alla catacomba. È l'anno che cambia tutto.

Ottocento, dopo la scoperta. Il tentativo di distacco della Coronatio Martyrum, che danneggia gravemente l'affresco, e il successivo trasporto su tela, che ne aggiunge altri.

Anni Trenta del Novecento. Enrico Josi conduce restauri e nuove indagini.

1970. Ignoti entrano nel complesso e compiono atti vandalici che danneggiano i loculi rimasti intatti dalla scoperta, presumibilmente cercando reperti di valore. È il danno più grave subito dal sito in età contemporanea.

Anni Ottanta. Le campagne di scavo della scuola francese completano l'indagine della basilica, confermano l'impianto a tre navate e documentano le sepolture pavimentali.

1983. Restauro della Coronatio Martyrum.

Chi è passato da Catacombe di Generosa

Gli imperatori romani, in veste di sacerdoti. Il collegio dei fratelli Arvali contava dodici membri, e in età imperiale gli imperatori ne facevano parte. Vuol dire che sul pianoro sopra queste gallerie, durante le feste di maggio, sono passati i principi di Roma, non come sovrani in visita ma come confratelli di un culto agrario arcaico. Gli Acta conservano i nomi dei presenti anno per anno, ed è una delle poche serie documentarie che ci permette di sapere chi c'era, in un giorno preciso, in un luogo preciso.

Papa Damaso I. Pontefice dal 366 al 384, è l'uomo che ha fatto di questo cimitero rurale un santuario. Che sia venuto di persona è più che verosimile per un papa che fece della ricerca delle tombe dei martiri il programma del suo pontificato, ma il dato certo è un altro e vale di più: qui c'è la sua architettura, e l'edificio si piega attorno al sepolcro dei martiri secondo la logica che Damaso applicò in tutta la Roma sotterranea.

Papa Leone II. Nel 682 dispone la traslazione delle reliquie a Santa Bibiana. È il papa che, di fatto, chiude Generosa: un atto amministrativo e devozionale che spegne un pellegrinaggio secolare.

I pellegrini altomedievali. Non sappiamo i loro nomi, ma sappiamo che venivano, perché la fenestella confessionis e l'introitus ad martyres esistono per gestirli. Erano gente che veniva da lontano con gli itinerari in mano, e negli itinerari questo luogo compariva ancora come ad sextum Philippi.

Wilhelm Henzen. L'epigrafista di Brema, dal 1856 primo segretario dell'Istituto archeologico germanico, collaboratore di Mommsen, arrivò qui per le lastre degli Arvali e finì per riaprire la porta di una catacomba. Il suo cantiere del 1868 è la ragione per cui oggi si può parlare di questo posto.

Giovanni Battista de Rossi. Il fondatore dell'archeologia cristiana scientifica, l'uomo che aveva già riportato alla luce la Cripta dei Papi. Nel 1868 riconobbe la basilica nella vigna dei Ceccarelli e da lì la catacomba. Ed è lo stesso uomo sotto la cui gestione l'affresco della cripta venne rovinato nel tentativo di staccarlo. Il merito e il danno appartengono alla stessa persona.

Enrico Josi. Negli anni Trenta rimise ordine nel sito con criteri più maturi. È un nome che ricorre in mezza archeologia cristiana romana del Novecento.

Gli archeologi della scuola francese. Negli anni Ottanta hanno condotto lo scavo moderno della basilica, quello con la stratigrafia, la documentazione grafica e i quaderni di campo. Senza il loro lavoro la pianta che si legge oggi a terra sarebbe un'ipotesi.

I contadini, i barcaioli e i salinari del suburbio portuense. Sono i veri protagonisti, e non hanno lasciato il nome da nessuna parte, se non su una tegola sigillata a calce e su qualche iscrizione modesta. Sono loro che hanno scavato i loculi, portato i morti sotto terra, acceso le lampade nelle nicchie e fatto dipingere un pastore fra due pecore. Le Catacombe di Generosa sono loro, molto più che dei quattro martiri.

Le Catacombe di Generosa con i bambini

Parliamoci chiaro: non è un posto per passeggini. Le gallerie sono strette e irregolari, si scende di circa otto metri, il percorso in superficie è su terra battuta e il sentiero d'accesso non ha segnaletica. Sotto i sei o sette anni io lascerei perdere, non per pignoleria ma perché il bambino non ricava niente e complica la visita a tutti.

Dai sette anni in su, invece, funziona bene, e funziona per una ragione narrativa precisa: la vicenda dei due fratelli gettati nel fiume e della sorella che li recupera di notte è un racconto che tiene, e la logica del cimitero scavato in una cava esaurita si spiega in trenta secondi con un disegno sulla sabbia. Ai gruppi con ragazzi consiglio sempre di preparare il racconto prima, in autobus o al parcheggio: sotto terra si parla poco, la voce si perde e l'attenzione dura meno. Chi arriva già sapendo la storia guarda le cose invece di ascoltare una spiegazione.

Accessibilità e cosa mettersi per le Catacombe di Generosa

Sull'accessibilità per persone con disabilità motoria la Pontificia Commissione non pubblica dichiarazioni specifiche per questo complesso. Il quadro oggettivo è quello di gallerie strette, un dislivello di circa otto metri, un percorso esterno su terreno naturale e un accesso attraverso una porta di servizio. Chi ha esigenze particolari deve porre la domanda espressamente nella mail di richiesta, descrivendo la situazione con precisione, e regolarsi sulla risposta della Commissione. Chi cerca una catacomba con percorso più agevole e informazioni pubblicate guardi alle catacombe di Priscilla o a San Sebastiano.

Sull'abbigliamento sono categorico, perché ho visto troppa gente soffrire per niente. Scarpe chiuse con suola che tiene, mai sandali e mai tacchi: il fondo è irregolare e in alcuni punti umido. Una felpa o una giacca leggera anche ad agosto, perché sotto terra la temperatura resta bassa e costante tutto l'anno e il contrasto con il caldo esterno è brutale. Pantaloni lunghi. Una torcia frontale. Nessuna borsa ingombrante, perché nelle gallerie strette una tracolla che ondeggia sfrega contro le pareti e i loculi. E la batteria del telefono carica prima di scendere.

Le Catacombe di Generosa e le altre catacombe di Roma

Roma ha oltre sessanta complessi catacombali censiti, e solo una manciata è visitabile con biglietto e orario. Il confronto più utile è con il colosso dell'Appia: le catacombe di San Callisto occupano un'area di quindici ettari, con una rete di gallerie lunga quasi venti chilometri distribuita su più piani, e raggiungono profondità superiori ai venti metri; il biglietto pubblicato è di dieci euro intero e sette euro ridotto, con gratuità per i bambini fino a sei anni, per le persone con disabilità superiore al settantaquattro per cento, per le guide turistiche e per gli studiosi autorizzati.

Rispetto a quella scala, Generosa è un'altra categoria e un'altra storia: 2.800 metri quadrati, un solo livello, otto metri di profondità, un cimitero di campagna cresciuto attorno a tre tombe. Nessuno dei due modelli è superiore all'altro, ma pretendere dall'uno quello che offre l'altro porta soltanto delusione.

Le altre catacombe romane aperte su richiesta

Nella stessa condizione di Generosa si trovano la catacomba di Novaziano, le catacombe di Santa Tecla, il Museo di Domitilla con la Regione dei Fornai, il Museo della Torretta con le Cripte di Lucina, il Museo e catacomba di Pretestato, l'Ipogeo degli Aureli in viale Manzoni, la catacomba anonima di via Anapo, le catacombe di Commodilla e la catacomba di Vigna Chiaraviglio. Commodilla è quella più vicina a Generosa per dimensione e per regime di visita, e le due si abbinano bene in una giornata dedicata al suburbio meridionale e occidentale. Chi si interessa agli ipogei privati e alla pittura funeraria del quarto secolo tenga d'occhio anche l'ipogeo di via Dino Compagni, che appartiene a un'altra categoria di monumenti ma risponde alla stessa logica di accesso controllato.

Le catacombe aperte al pubblico

Per completezza: a Roma la Pontificia Commissione elenca fra le catacombe aperte al pubblico San Pancrazio, Priscilla, San Sebastiano, Domitilla, Sant'Agnese, San Callisto e i Santi Marcellino e Pietro. Sono queste le sette che si visitano con biglietto e senza pratica preventiva. Tutte le altre, Generosa compresa, passano per la procedura scritta.

Cosa c'è intorno alle Catacombe di Generosa

Il quadrante è quello della Magliana e del Portuense, e non appartiene ad alcun itinerario turistico standard. Proprio per questo si presta a una giornata costruita bene, a patto di avere l'automobile o di accettare i tempi del trasporto di superficie.

A pochi minuti, lungo lo stesso asse di via della Magliana che ricalca la via Campana antica, c'è la chiesa di Santa Passera, uno dei piccoli edifici più curiosi della riva destra, con un ipogeo sotto il piano di calpestio: è la sosta naturale prima o dopo Generosa, e completa il discorso sul cristianesimo antico di questo tratto di fiume. Proseguendo verso la città si incontra la necropoli di via Portuense, che racconta il mondo funerario pagano dello stesso quadrante e permette un confronto diretto fra due modi di seppellire.

Più avanti, in Trastevere, la basilica di Santa Cecilia in Trastevere chiude il cerchio con la martire romana per eccellenza, il cui corpo venne portato in città proprio da una catacomba dell'Appia: è l'esempio più celebre di quel meccanismo di traslazione che nel 682 ha svuotato Generosa. Sull'altra sponda, la basilica di San Paolo fuori le mura e il museo della via Ostiense dentro Porta San Paolo raccontano l'altra grande strada verso il mare, quella sulla riva sinistra.

Chi ha mezza giornata e l'automobile può chiudere all'EUR, che è a un quarto d'ora, per un contrasto violento e istruttivo fra il quarto secolo e il Novecento. Se invece il tema catacombe ha preso il sopravvento, il territorio giusto è il parco dell'Appia Antica, dove si trovano i complessi maggiori e dove nella stessa giornata si possono aggiungere la villa dei Quintili e le grandi tombe di strada. Per il capitolo moderno della sepoltura romana, invece, il riferimento resta il cimitero del Verano.

Quando andare alle Catacombe di Generosa

La stagione migliore è quella intermedia, aprile e maggio oppure ottobre. Il motivo non riguarda la catacomba, dove la temperatura resta bassa e costante tutto l'anno, ma la superficie: il pianoro della basilica e l'area del santuario si camminano su terreno naturale, e con il fango invernale o con quaranta gradi di luglio la parte all'aperto diventa faticosa e si finisce per liquidarla in cinque minuti. Sarebbe un peccato, visto che è la metà migliore.

L'orario che consiglio è il tardo pomeriggio, per la luce radente sui resti della basilica di cui ho parlato a proposito delle fotografie. Se dovete scegliere fra una mattina e un pomeriggio, scegliete il pomeriggio. Un'ultima considerazione di calendario, per chi ama le coincidenze storiche: la festa degli Arvali cadeva in maggio, e in maggio il pianoro è al suo meglio. Non è un argomento archeologico, è un argomento di piacere della visita, e come tale lo offro.

Domande veloci su Catacombe di Generosa

Le Catacombe di Generosa si possono visitare?

Non liberamente. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra le classifica fra le catacombe romane aperte soltanto su richiesta. Serve una domanda scritta preventiva e non esiste un ingresso a biglietto.

Quanto costa la visita alle Catacombe di Generosa?

Il contributo indicato per le catacombe romane aperte su richiesta è di 250,00 euro per gruppo, con gruppi non superiori a quindici persone. Non esiste un biglietto individuale. Le pagine dell'ente non riportano tutte lo stesso importo, quindi conviene farsi confermare la cifra per iscritto al momento della richiesta.

Che cosa comprende il contributo?

La presenza di un fossore per il servizio di custodia e assistenza e quella di un archeologo per l'illustrazione del monumento. Non è una visita che si fa da soli con una torcia.

Come si prenota una visita alle Catacombe di Generosa?

Con una mail a protocollo@arcsacra.va contenente i dati anagrafici completi del richiedente oppure redatta su carta intestata dell'istituzione, e con l'indicazione di motivo, giorno, orario, numero di partecipanti ed eventuale necessità di una guida archeologica in lingua straniera. I telefoni indicati sulla pagina della catacomba sono 06 4465610 e 06 4467601.

Con quanto anticipo bisogna scrivere?

Settimane, non giorni. La Commissione deve organizzare un fossore e un archeologo per il vostro gruppo, e questo richiede tempo. Indicate più date alternative già nella prima mail.

Qual è l'indirizzo esatto delle Catacombe di Generosa?

Via delle Catacombe di Generosa, 00148 Roma, nel Municipio XI Arvalia Portuense, sulla riva destra del Tevere nel suburbio portuense.

Come ci si arriva con i mezzi pubblici?

Le linee di superficie 128, 719 e 228 percorrono via della Magliana e via del Tempio degli Arvali; la 228 ha fra le sue fermate la stazione Magliana della linea FL1. L'ultimo tratto si fa a piedi lungo una strada senza uscita e un sentiero sterrato. Conviene verificare il percorso il giorno stesso sull'applicazione del trasporto pubblico romano, perché in questo quadrante le deviazioni sono frequenti.

Si può arrivare in auto e parcheggiare?

Sì. Si arriva da via della Magliana e c'è uno slargo dove lasciare l'auto all'imbocco della strada senza uscita. L'ultimo tratto verso il sito è su terra battuta.

Esiste un museo delle Catacombe di Generosa?

No. La formula "museo delle Catacombe di Generosa" circola in rete per ragioni storiche, ma sul sito della Pontificia Commissione il luogo è semplicemente "Catacomba di Generosa" e non ha sezione museale. I musei sotterranei della Commissione a Roma sono quelli di Domitilla, della Torretta con le Cripte di Lucina e di Pretestato.

Quanto dura la visita alle Catacombe di Generosa?

Non esiste una durata ufficiale pubblicata. Le aperture straordinarie organizzate nel quadrante hanno di solito impegnato un paio d'ore comprendendo anche l'area di superficie. Regolatevi su questo ordine di grandezza e chiedete conferma quando prenotate.

Si possono fare foto dentro le Catacombe di Generosa?

Le riprese nei complessi della Pontificia Commissione sono soggette a regolamento e vanno concordate. Chiedete il permesso quando presentate la richiesta e attenetevi alle indicazioni del personale sul posto.

Ci sono ossa visibili?

I loculi sono in gran parte vuoti. Le reliquie dei martiri furono traslate nel 682 e il complesso è stato scavato e ripulito in età moderna; nel 1970 atti vandalici hanno aperto molti loculi rimasti fino ad allora integri. Non aspettatevi un ossario come quello della cripta dei Cappuccini.

Fa freddo dentro le Catacombe di Generosa?

Sotto terra la temperatura resta bassa e costante tutto l'anno, anche in piena estate romana. Portate una felpa o una giacca leggera, e mettetela prima di scendere.

Le Catacombe di Generosa sono accessibili a chi ha difficoltà motorie?

La Commissione non pubblica dichiarazioni di accessibilità specifiche per questo complesso. Le gallerie sono strette, si scende di circa otto metri e il percorso esterno è su terreno naturale. Ponete la domanda espressamente nella mail di richiesta.

Sono adatte ai bambini?

Dai sei o sette anni in su e con un adulto attento, sì. Il racconto dei martiri portuensi funziona molto bene con i ragazzini. Con i più piccoli e con i passeggini, no.

Perché si chiamano Catacombe di Generosa?

Dal nome della matrona romana proprietaria del terreno, una cava di pozzolana esaurita, dove secondo la tradizione furono sepolti i martiri. È la regola generale delle catacombe romane: il cimitero porta il nome di chi ha messo a disposizione la terra.

Che cosa vuol dire "ad sextum Philippi"?

"Al sesto di Filippo", cioè al sesto miglio, in un tratto di campagna identificato dal nome di un possidente locale. Compare anche nella forma "super Philippi". È il nome antico del cimitero, precedente all'uso del nome di Generosa.

Chi sono i martiri sepolti alle Catacombe di Generosa?

Simplicio, Faustino, Beatrice e Rufiniano, detti i santi martiri portuensi. Simplicio e Faustino erano fratelli, Beatrice la sorella. Rufiniano è attestato soltanto dall'affresco della Coronatio Martyrum.

Beatrice e Viatrice sono due sante diverse?

No, sono la stessa persona. Il nome latino è Viatrix, italianizzato in Beatrice, e le fonti usano indifferentemente le due forme.

Che cos'è la Coronatio Martyrum?

Un affresco della cripta martiriale con Cristo in trono, in veste e pallio purpurei, che incorona i quattro martiri. Fu danneggiato nel tentativo di distacco ottocentesco, ulteriormente compromesso dal trasporto su tela e restaurato nel 1983. La datazione prevalente è il sesto secolo, con una proposta alternativa alla metà del settimo; è comunque anteriore al 682.

Quanto è grande la catacomba?

Circa 2.800 metri quadrati su un solo livello, a circa otto metri di profondità dentro la collina. Le gallerie sono strette e irregolari perché ricalcano l'andamento delle vecchie gallerie di cava.

Che differenza c'è fra Generosa e le grandi catacombe visitabili?

Dimensione e regime di accesso. San Callisto occupa quindici ettari con quasi venti chilometri di gallerie su più piani e apre con biglietto e guide; Generosa ha 2.800 metri quadrati su un livello e si apre soltanto su richiesta scritta.

Quali altre catacombe romane sono aperte su richiesta?

Novaziano, Santa Tecla, il Museo di Domitilla con la Regione dei Fornai, il Museo della Torretta con le Cripte di Lucina, il Museo e catacomba di Pretestato, l'Ipogeo degli Aureli in viale Manzoni, la catacomba anonima di via Anapo, Commodilla, Vigna Chiaraviglio e Generosa.

Quali catacombe romane aprono invece con biglietto?

San Pancrazio, Priscilla, San Sebastiano, Domitilla, Sant'Agnese, San Callisto e i Santi Marcellino e Pietro.

Si può visitare da soli senza guida?

No. La visita prevede l'accompagnamento del personale della Commissione, e in ogni caso il cancello è chiuso.

C'è qualcosa da vedere in superficie?

Sì, e vale il viaggio: i resti della basilica semipogea di papa Damaso, circa venti metri per quattordici, con tre navate e abside, e l'area del santuario della dea Dia con la sede del collegio dei fratelli Arvali. Chiedete espressamente che siano compresi nella visita.

Quando furono scoperte le Catacombe di Generosa?

Nel 1868, durante gli scavi di Wilhelm Henzen nel bosco sacro degli Arvali. Giovanni Battista de Rossi individuò i resti della basilica in quella che allora era la vigna dei fratelli Ceccarelli e da lì risalì alla catacomba.

Chi gestisce oggi le Catacombe di Generosa?

La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, che dipende dalla Santa Sede e ha competenza sui cimiteri cristiani antichi. Il numero da chiamare per una visita è quello della Commissione.

Ci sono aperture gratuite o straordinarie?

Il Comitato Catacombe di Generosa organizza visite guidate e conferenze insieme al Municipio XI e alla Pontificia Commissione. Il recapito indicato sulle schede istituzionali è 349 7930661. Il calendario non è fisso e va chiesto direttamente.

Conviene abbinare la visita ad altri luoghi?

Sì. Nella stessa giornata funzionano bene la chiesa di Santa Passera sullo stesso asse stradale e la necropoli di via Portuense. Con l'automobile si aggiunge senza fatica l'EUR.

Qual è il periodo migliore dell'anno?

Aprile, maggio e ottobre. Sotto terra la temperatura non cambia mai, ma la parte in superficie, che è metà del valore della visita, si gode molto meglio con terreno asciutto e temperature miti.

Che cosa bisogna portare?

Scarpe chiuse con suola che tiene, felpa o giacca leggera anche in estate, pantaloni lunghi, una torcia frontale, telefono carico e nessuna borsa ingombrante.

Perché le Catacombe di Generosa non sono aperte tutti i giorni?

Perché sono un complesso fragile, con gallerie strette e già rinforzate in antico, e perché l'esperienza degli atti vandalici del 1970 ha mostrato che cosa succede quando un sito del genere resta accessibile senza controllo. La visita accompagnata da fossore e archeologo è una misura di tutela, prima che un servizio.

Chiudo con l'opinione che do sempre ai gruppi quando risaliamo verso lo slargo. Le Catacombe di Generosa sono il luogo meno spettacolare e più istruttivo del sottosuolo di Roma. Non c'è la Cripta dei Papi, non c'è la fila, non c'è il negozio di souvenir. C'è una collina sopra un'ansa del Tevere dove per secoli dodici sacerdoti hanno cantato in un latino che nemmeno loro capivano più; dove poi dei contadini cristiani hanno seppellito i propri morti dentro una cava esaurita; e dove infine un papa ha costruito una chiesa lunga venti metri usando come materiale le lastre di marmo degli dei precedenti. Tre religioni di scarto sovrapposte in venti metri di collina. Se riuscite a mettere insieme un gruppo e a scrivere quella mail, fatelo: resta addosso più di molti luoghi che hanno la biglietteria e la coda.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoLe catacombe di Generosa sono una catacomba di Roma, poste in via delle Catacombe di Generosa, nei pressi di un'importante ansa del fiume Tevere sulla riva destra, nel suburbio Portuense.
TagsMuseo

Contact Information

IndirizzoVia delle Catacombe di Generosa, 41, 00148 Roma RM
Telefono349 7930661
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