Mario Biondi in concerto a Roma — Teatro Brancaccio — 14 dicembre 2026
Lunedì 14 dicembre 2026 il Teatro Brancaccio di Roma, via Merulana 244, ospiterà un concerto di Mario Biondi. Il teatro lo annuncia in calendario con il titolo THIS IS WHAT YOU ARE, cioè il nome del brano che nel 2006 ha trasformato un cantante catanese conosciuto soprattutto dagli addetti ai lavori in un artista che nel giro di pochi mesi si è ritrovato programmato dalle radio inglesi e giapponesi. Una serata di voce e di band dentro una sala all'italiana, in pieno rione Esquilino, a metà dicembre.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi legge adesso ha davanti circa tre mesi. La data risulta in calendario, mancano ancora parecchie settimane e questo cambia il modo ragionevole di organizzarsi: c'è tempo per decidere con calma dove sedersi, per capire come funziona quella sala, per sapere cosa si trova intorno e per costruire la serata invece di limitarsi a comprare un posto e presentarsi. Il quartiere in cui si entra non è un quartiere qualunque, e nemmeno il teatro lo è.
Qui sotto trovi tutto quello che conviene sapere prima: che cos'è questo appuntamento e in che punto della carriera di Biondi arriva, chi è davvero l'uomo che canta, com'è fatto il Brancaccio e come si comporta l'acustica nei diversi settori, come funziona in generale un concerto in un teatro all'italiana rispetto a un palazzetto o a un club, come ci si arriva, cosa dice il teatro sull'accessibilità, e infine cosa vale la pena vedere o attraversare nel raggio di dieci minuti a piedi, perché via Merulana attraversa una delle zone più stratificate della città.
Una premessa di metodo, perché serve a leggere il resto con la misura giusta. Scaletta, ospiti, formazione della band, prezzi e disponibilità dei settori per la serata del 14 dicembre 2026 non vengono riportati qui, perché sono esattamente le informazioni che cambiano fino all'ultimo e che nessuna fonte affidabile pubblica con anticipo. Quello che segue riguarda l'artista, la sala, il contesto e il funzionamento pratico: cose che restano vere anche a due mesi di distanza.
Che cos'è questo concerto
È una data singola, in teatro, dentro una stagione che al Brancaccio mescola prosa, musical, danza e musica dal vivo. Il formato conta più di quanto sembri. Un concerto in un teatro all'italiana non è la versione ridotta di un concerto in un palazzetto: è un'altra cosa, con altre regole e un altro patto tra chi canta e chi ascolta.
In un palasport la voce arriva amplificata dentro un volume enorme, il pubblico si muove, i bassi lavorano sul corpo prima che sull'orecchio e la dinamica utile è compressa dentro una fascia stretta, perché il riverbero di un impianto sportivo divora tutto quello che scende sotto una certa soglia. In un teatro con platea e balconate accade il contrario: il volume complessivo è minore, il silenzio tra una frase e l'altra è praticamente totale, e un cantante può permettersi di scendere fino a un sussurro sapendo che la sala lo raccoglie. Per una voce come quella di Biondi, che lavora molto sul registro grave e sulle mezze voci, è una differenza sostanziale.
Il titolo scelto per l'appuntamento, THIS IS WHAT YOU ARE, va letto come quello che è: il richiamo al brano che ha fatto conoscere Biondi fuori dall'Italia. Non è la promessa di una scaletta né l'elenco di quello che verrà eseguito. Serve a identificare la serata in calendario e a dire da quale parte della sua produzione si guarda: il soul cantato in inglese, la formula che nel 2006 lo ha portato dalle sale di provincia alle playlist internazionali.
La data, l'orario e il periodo dell'anno
Il 14 dicembre 2026 cade di lunedì. È un dettaglio che pesa più di quanto sembri, e va detto subito perché condiziona tutto il resto della giornata.
Il lunedì, a Roma, è il giorno morto dei musei e di molti spazi culturali: parecchie sedi statali e civiche chiudono, e chi arriva in città la mattina contando di riempire le ore prima del concerto con una visita rischia di trovare porte sbarrate. Le basiliche, al contrario, restano aperte, e questo orienta naturalmente il pomeriggio verso il patrimonio religioso della zona, che nel raggio di dieci minuti dal teatro è di primissimo livello. Sotto, nel capitolo sui dintorni, trovi la mappa mentale.
Sull'orario di inizio conviene essere precisi su cosa è verificabile e cosa no. L'indicazione che circola per questa data è le 21:00. Il Brancaccio, per le serate musicali, ha però usato storicamente anche l'orario delle 20:00, a seconda dello spettacolo. L'ora che vale è quella stampata sul titolo di ingresso e pubblicata sulla pagina ufficiale dell'appuntamento: va letta lì, e va riletta nei giorni immediatamente precedenti, perché gli spostamenti di mezz'ora su una serata musicale sono più frequenti di quanto il pubblico immagini.
Il periodo, poi, è quello che è: metà dicembre, Roma in versione natalizia, giornate cortissime, buio pieno dalle 16:45 in poi. Alle 20:30, quando il pubblico arriva su via Merulana, la strada è già notturna da quattro ore. Se l'idea è di vedere qualcosa prima, va programmata nel pomeriggio e non nel tardo pomeriggio, perché la luce utile finisce prima di quanto il calendario suggerisca. È anche il periodo in cui il freddo romano si fa sentire nella fascia serale, con umidità alta e temperature che nella zona di piazza Vittorio scendono più che nel centro storico compatto: la fila davanti all'ingresso, se c'è, si fa all'aperto.
Chi è Mario Biondi
Si chiama Mario Ranno, è nato a Catania il 28 gennaio 1971, e il cognome con cui tutti lo conoscono è un'eredità paterna: suo padre, Giuseppe Ranno, cantava con lo pseudonimo di Stefano Biondi. Prendere quel nome è stato un gesto di continuità dichiarata, non una trovata di marketing, e racconta già parecchio del modo in cui questo artista si colloca rispetto alla tradizione.
Ha iniziato da ragazzino, a dodici anni, cantando nei cori delle chiese e poi nelle piazze siciliane. È un dettaglio biografico che di solito viene liquidato in mezza riga e che invece spiega molto: chi impara a cantare in una navata impara prima di tutto a gestire il riverbero, a lasciare spazio tra le parole, a non riempire. Sono esattamente le qualità che poi hanno reso riconoscibile la sua voce in studio, dove la tentazione opposta, cioè riempire ogni battuta, è la più diffusa.
Dalla fine degli anni Ottanta ha cominciato a lavorare accanto ad artisti di primo piano, e in quel periodo ha scelto l'inglese come lingua principale del canto. Anche questa è una scelta che merita una riga in più. In Italia, negli anni Novanta, cantare soul in inglese significava escludersi volontariamente dai canali principali: niente radio generaliste, niente festival, niente televisione. Significava suonare nei club, nei festival jazz, nelle rassegne specializzate, con un pubblico competente e numericamente piccolo. Biondi ha fatto quella scelta e ci è rimasto per quasi vent'anni prima che producesse qualcosa di visibile dall'esterno.
La svolta è il 2006. Il brano This Is What You Are, nato in un progetto pensato inizialmente per il mercato giapponese, arriva nelle mani del dj britannico Norman Jay, che lo inserisce in programmazione sulla BBC. Da lì il pezzo circola nelle radio europee, torna in Italia per rimbalzo e apre la strada all'album Handful of Soul, pubblicato lo stesso anno. È una traiettoria rara: un artista italiano che diventa noto in patria dopo essere stato notato altrove, e per un disco cantato interamente in un'altra lingua.
Da lì la discografia procede con regolarità. I Love You More nel 2007, doppio album dal vivo. If nel 2009. Yes You Live nel 2010. Mario Christmas nel 2012, poi ripreso e ampliato con A Very Special Mario Christmas nel 2014. Sun nel 2013. Beyond nel 2015. Best of Soul nel 2016. Dare nel 2021, pubblicato il 29 gennaio, a ridosso del suo cinquantesimo compleanno.
Il capitolo delle collaborazioni è lungo e attraversa mondi che non si parlano quasi mai tra loro. Nel 2007 con Amalia Gré e con Ornella Vanoni. Nel 2008 con i Neri per Caso. Nel 2009 con Karima. Nel 2010 con gli Incognito, storica formazione dell'acid jazz britannico, e con Pino Daniele. Nel 2011 con Anna Tatangelo e con Renato Zero. Nel 2012 con i Pooh. Nel 2017 con Marcella Bella. Nel 2020 il brano collettivo Il nostro tempo, inciso con Annalisa Minetti, Gaetano Curreri, Dodi Battaglia e Petra Magoni per un progetto benefico.
Con Sanremo il rapporto è a fasi. Ospite nel 2007, in duetto con Amalia Gré. Ospite di nuovo nel 2009, in duetto con Karima, in una serata in cui l'orchestra era diretta da Burt Bacharach. In gara una volta sola, nel 2018, con il brano Rivederti, chiuso al diciannovesimo posto. È un dato che vale la pena tenere in mente quando si valuta la carriera: la sua popolarità non passa dal festival e non dipende dal festival, il che in Italia è una posizione piuttosto scomoda da costruire e poi da mantenere.
Tra i riconoscimenti figura il Premio Lunezia nella sezione interprete, ricevuto nel 2014 a Marina di Carrara.
Negli anni più recenti ha lavorato anche sulla canzone italiana. Nel 2024 ha portato nei teatri italiani il progetto Crooning Undercover, costruito attorno a riletture del grande cantautorato: un repertorio che, secondo la presentazione pubblicata dal Teatro Brancaccio in occasione di quella tournée, comprendeva pagine di Francesco De Gregori, Claudio Baglioni, Patty Pravo e Riccardo Cocciante. Quel progetto riguarda una tournée passata e non anticipa in alcun modo cosa verrà eseguito nel dicembre 2026, ma dice qualcosa di utile sulla direzione in cui la sua ricerca si è mossa negli ultimi anni: dopo quasi vent'anni di soul in inglese, un ritorno alla lingua e al repertorio di casa, affrontati con gli strumenti del crooner.
Una curiosità su Mario Biondi in concerto a Roma — Teatro Brancaccio — 14 dicembre 2026
La curiosità riguarda il modo in cui la sua voce è arrivata al pubblico italiano, e va raccontata per intero perché è quasi il rovescio di come funziona di solito.
Il percorso normale di un cantante italiano che vuole farsi conoscere all'estero passa dal successo interno: prima il pubblico di casa, poi il festival, poi la televisione, poi, forse, qualche data fuori confine. Nel caso di Biondi è successo il contrario. Un brano registrato pensando a un mercato lontanissimo, il Giappone, finisce nelle mani di un dj di Londra, che lo mette in onda su una radio pubblica britannica. Da Londra il pezzo si diffonde nelle radio europee. E solo a quel punto, per rimbalzo, il nome arriva in Italia con la forza sufficiente a fare notizia.
Significa che per anni, in Italia, c'è stato un cantante che riempiva club e festival jazz senza che il pubblico generalista sapesse della sua esistenza, e che poi è diventato improvvisamente familiare a tutti grazie a una rotazione radiofonica britannica. Chi lo seguiva da prima si è ritrovato all'improvviso circondato; chi lo ha scoperto nel 2006 ha pensato, in perfetta buona fede, di trovarsi davanti a un esordiente. Era invece un professionista con circa diciotto anni di lavoro alle spalle.
C'è un secondo strato, meno raccontato. La scelta dell'inglese, che per quasi due decenni è stata il suo limite commerciale in Italia, si è rivelata alla fine la chiave di tutto. Un disco soul in italiano, nel 2006, non sarebbe mai finito su una radio londinese. Il vincolo che lo aveva tenuto ai margini è esattamente quello che lo ha portato fuori. Non è una morale, è una coincidenza produttiva, ma spiega perché in quel repertorio la lingua non è un accessorio: è la condizione stessa in cui quella voce ha trovato la sua collocazione.
Ultimo dettaglio, il più leggero e insieme il più rivelatore. Il brano che dà il titolo alla serata romana del 14 dicembre 2026 è lo stesso che venti anni prima ha fatto la differenza. Non capita spesso che un artista, dopo una carriera piena e un catalogo largo, scelga ancora di identificarsi con il pezzo del debutto. Di solito quel titolo diventa ingombrante e si tende a nasconderlo. Qui viene messo in copertina.
Il soul cantato in inglese da un catanese, e perché ha funzionato
Vale la pena fermarsi un momento sul suono, perché il modo in cui viene descritto in giro tende a semplificare troppo. Definire Biondi un crooner è corretto ma parziale, e rischia di suggerire un'immagine sbagliata: il microfono a stelo, lo smoking, la grande orchestra alle spalle e un repertorio di standard americani.
Biondi arriva a quella tecnica da un'altra strada. La sua formazione è il soul e il rhythm and blues, non lo standard di Broadway. Il timbro naturalmente grave gli consente una zona bassa che pochi cantanti italiani hanno, e il fraseggio deriva dalla scuola nera americana, dove la nota viene raggiunta con un movimento, non colpita frontalmente. Il risultato è una via di mezzo riconoscibile: la morbidezza del crooner applicata a un materiale soul, con una sezione ritmica che tiene il groove invece di limitarsi ad accompagnare.
In sala questo produce un effetto molto specifico. I passaggi forti arrivano, ma non sono il centro. Il centro sono i momenti in cui l'accompagnamento si assottiglia e resta la voce quasi parlata, dove si sente il respiro. Sono i momenti che in un impianto grande vanno persi e che in un teatro reggono benissimo. È anche il motivo per cui, in una serata del genere, il rumore di fondo del pubblico pesa più che altrove: in un palasport nessuno si accorge di una conversazione in quarta fila, in una sala all'italiana la sente anche chi canta.
Una cosa che non ti dice nessuno su Mario Biondi in concerto a Roma — Teatro Brancaccio — 14 dicembre 2026
La cosa che quasi nessuno dice riguarda la sala, non l'artista, e riguarda un'asimmetria che al Brancaccio è particolarmente netta: il settore migliore per vedere e il settore migliore per sentire non coincidono.
Il Brancaccio ha una platea ampia e due ordini di balconata. La griglia dei settori che il teatro utilizza per le serate musicali distingue la poltronissima e la poltrona in platea, poi la prima balconata e la seconda balconata, quest'ultima suddivisa in due fasce. La logica commerciale è lineare: più si è vicini al palco, più il posto costa. La logica acustica è tutt'altra cosa.
Nelle primissime file si vede tutto, ma il suono arriva sbilanciato e diretto dalle casse laterali. Il punto in cui un impianto teatrale viene tarato è il centro della platea, indicativamente tra la ottava e la quindicesima fila, sull'asse centrale. È lì che il tecnico del suono si posiziona con la regia, ed è lì che si sente esattamente quello che è stato deciso di far sentire. Chi sceglie quella fascia paga meno delle prime file e ottiene una resa migliore.
La prima balconata merita un discorso a parte. È il settore più sottovalutato dal pubblico italiano, che tende a considerare la galleria una scelta di ripiego. In una sala all'italiana la prima balconata frontale offre spesso l'ascolto più pulito in assoluto: si è leggermente in alto rispetto alle sorgenti, il suono arriva senza essere assorbito dalle teste delle file davanti, e la prospettiva sul palco è completa. Per un concerto costruito sulle dinamiche basse è, in molte sale, la posizione più intelligente in rapporto a quanto si spende. Va però ricordato che le balconate si raggiungono soltanto per scale.
Il Teatro Brancaccio come spazio
Il Teatro Brancaccio si trova in via Merulana 244, nel rione Esquilino, lungo la strada rettilinea che collega Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano. Fa parte del complesso di Palazzo Brancaccio, l'ultimo palazzo nobiliare costruito a Roma, progettato da Luca Carimini per la famiglia Brancaccio all'estremità del colle Oppio.
La sala fu inaugurata il 16 gennaio 1916 con il nome di Teatro Morgana, realizzata dall'ingegner Carlo Sacconi. Il nome non durò: divenne presto Politeama Brancaccio, formula che indicava una sala capace di ospitare generi diversi, dalla lirica al varietà, dal balletto alla prosa. Quella vocazione mista non è mai andata perduta ed è ancora oggi la cifra della programmazione.
Le direzioni artistiche successive raccontano bene come è cambiata la vocazione dello spazio. Gigi Proietti dal 2001 al 2007. Maurizio Costanzo dal 2007 al 2010. Stage Entertainment dal 2010 al 2012, cioè una società internazionale specializzata in musical, che in quel biennio orientò decisamente la sala verso il grande spettacolo musicale di importazione. Alessandro Longobardi dal 2012 in poi, con una linea che tiene insieme musical, prosa, danza, circo contemporaneo, teatro per ragazzi e una robusta sezione di concerti.
Sulla capienza esatta conviene una nota di trasparenza. Il numero preciso dei posti non risulta pubblicato in modo esplicito sul sito ufficiale del teatro, e le cifre che circolano altrove variano in modo sensibile, anche perché la configurazione della sala cambia in funzione dell'allestimento. Quello che risulta certo è la collocazione: il Brancaccio si colloca tra i teatri romani di maggiore capienza, in una fascia dimensionale paragonabile a quella delle grandi sale storiche della città, e molto al di sopra di un club o di un auditorium di quartiere.
Per una scheda generale sullo spazio, indipendentemente dallo spettacolo in cartellone, il riferimento resta Teatro Brancaccio.
Il consiglio che ti do per visitare Mario Biondi in concerto a Roma — Teatro Brancaccio — 14 dicembre 2026
Il consiglio è uno solo e riguarda il tempo: arriva su via Merulana almeno un'ora prima dell'orario di inizio, e fai in modo che quell'ora non sia tempo perso ma parte della serata.
Spiego il perché in concreto, perché formulato così sembra la solita raccomandazione generica e invece ha ragioni molto specifiche.
Primo motivo: il controllo all'ingresso di un teatro con sala piena richiede tempo reale. Su alcune centinaia di persone che entrano quasi tutte nella stessa mezz'ora, con verifica dei titoli e accompagnamento al posto da parte del personale di sala, la coda si forma sempre. A metà dicembre quella coda si fa in strada, al freddo, su un marciapiede che non è larghissimo. Chi arriva con un'ora di margine entra quando ancora non c'è nessuno e si siede con calma.
Secondo motivo: il posto va capito prima che le luci si abbassino. Trovare il settore giusto, la scala giusta, la fila giusta in una sala storica con ingressi separati non è immediato per chi non ci è mai stato. Farlo con la sala ancora illuminata e mezza vuota è banale; farlo cinque minuti prima dell'inizio, con tutti seduti e il personale impegnato altrove, è un'altra faccenda.
Terzo motivo, e per me è il principale: quell'ora è il momento migliore per stare all'Esquilino. Via Merulana a dicembre, dopo il tramonto, con le vetrine accese e il traffico che si dirada, è una delle passeggiate serali più sottovalutate di Roma. Dal teatro, risalendo verso nord, in sette o otto minuti si arriva a Santa Maria Maggiore, che di sera illuminata dalla piazza ha una presenza che di giorno, con i pullman e i gruppi, si perde completamente. Scendendo nella direzione opposta, in dodici o tredici minuti si arriva davanti alla Basilica di San Giovanni in Laterano, in fondo al rettilineo. Sono due estremi di una delle strade più deliberatamente progettate della città.
Un consiglio dentro il consiglio, per chi ha l'automobile: lasciala a casa. La zona di via Merulana in fascia serale è complicata, i posti liberi sono rari e la ricerca del parcheggio può costare più tempo di tutto il viaggio. La metro A ha una fermata a pochi minuti e funziona fino a tardi, e questo risolve il problema all'origine, anche per il ritorno.
Come funzionano i concerti in teatro
Per chi frequenta soprattutto club e palazzetti, un concerto in teatro ha regole diverse che conviene conoscere in anticipo, perché sono quelle che determinano se la serata funziona.
Tutti seduti, tutti numerati. Non c'è posto in piedi. Il numero stampato sul titolo corrisponde a una poltrona precisa e ci si resta per l'intera durata. Alzarsi in piedi a metà spettacolo, in una sala all'italiana, toglie visuale a chi è dietro, e in genere il pubblico lo evita spontaneamente fino al finale.
L'inizio è puntuale. Nei teatri l'orario dichiarato viene rispettato con uno scarto contenuto, molto più che nei club, dove mezz'ora di ritardo è considerata fisiologica. Chi calcola il proprio arrivo sulle abitudini dei locali rischia di perdere l'apertura dello spettacolo.
L'intervallo può esserci o non esserci. Dipende dalla struttura della serata e non viene sempre dichiarato in anticipo. Se c'è, dura tra i quindici e i venti minuti e il pubblico esce nei foyer. Se non c'è, lo spettacolo corre senza pause. Conviene non dare per scontata né l'una né l'altra ipotesi, soprattutto per chi deve regolarsi con i mezzi per il ritorno.
Foto e riprese. Nelle serate musicali la politica varia da produzione a produzione, e la regola viene comunicata in sala dal personale o annunciata prima dell'inizio. Il criterio prudente e sempre valido: niente flash, mai; niente riprese prolungate; niente schermo acceso puntato verso il palco mentre chi ha dietro cerca di guardare.
Il bis. Nei concerti in teatro il finale è quasi sempre a due tempi, con un rientro dopo gli applausi. Chi si alza al primo calo di luci per evitare la calca perde regolarmente la parte più intima della serata, che spesso è quella in cui il cantante resta con uno o due strumenti soltanto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è questo: via Merulana non è una strada antica. Sembra la spina dorsale naturale dell'Esquilino, e invece è un'operazione urbanistica deliberata, nata per collegare due basiliche papali in linea retta.
Chiunque cammini da Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano ha la sensazione di percorrere qualcosa che c'è da sempre. In realtà quel rettilineo è il prodotto di una precisa idea di città: rendere leggibile e percorribile il pellegrinaggio tra le grandi basiliche, dando al fedele una direttrice unica invece di un labirinto di vicoli. Roma, per secoli, ha lavorato così, e questa strada è uno degli esempi più chiari di quel modo di pensare lo spazio urbano: prima si decide la meta, poi si taglia il percorso per arrivarci.
La conseguenza è che tutto quello che si vede lungo via Merulana è più recente della strada stessa, o vi si è affacciato in un secondo momento. Il Palazzo Brancaccio che ospita il teatro è di fine Ottocento, ed è l'ultimo palazzo nobiliare che una famiglia aristocratica romana si sia fatta costruire da zero: dopo di lui la città ha edificato ministeri, banche, alberghi e condomini borghesi, ma non più dimore di rappresentanza. Il Palazzo Merulana, più avanti verso piazza Vittorio, è un edificio del Novecento riconvertito a museo. Il tessuto edilizio circostante è in larghissima parte post unitario, prodotto dalla febbre costruttiva che trasformò l'Esquilino da zona di ville e vigne in quartiere residenziale nel giro di pochi decenni.
Perché questo fatto viene citato poco pur essendo noto? Perché contrasta con l'immagine mentale che ci si fa di Roma, dove tutto quello che sembra vecchio viene automaticamente considerato antico. L'Esquilino è uno dei rioni più profondamente ridisegnati della città moderna, e il teatro in cui si entra il 14 dicembre 2026 fa parte esattamente di quella stagione: un edificio dei primi anni Dieci del Novecento, in una strada ottocentesca, dentro un rione ricostruito, appoggiato su uno dei colli più antichi di Roma. Quattro epoche sovrapposte in duecento metri.
Biglietti e accesso, in generale
Qui vengono riportati soltanto i meccanismi, non prezzi né disponibilità per la data del 14 dicembre 2026: sono informazioni che il teatro pubblica sulla pagina ufficiale dell'appuntamento e che cambiano nel tempo.
Il botteghino del teatro. Il Teatro Brancaccio ha una biglietteria fisica in via Merulana 244. Gli orari pubblicati sono da martedì a sabato dalle 16:00 alle 19:00; la domenica la biglietteria apre al pubblico in orario di spettacolo, se previsto; il lunedì è chiuso. Quest'ultima riga merita attenzione proprio per questa data: il 14 dicembre 2026 è un lunedì, quindi chi contasse di passare al botteghino nel pomeriggio dello stesso giorno deve verificare prima, perché nel giorno di uno spettacolo l'apertura in orario di rappresentazione è la prassi, ma il regime ordinario del lunedì è la chiusura.
Il contatto diretto. Il teatro indica l'indirizzo botteghino@teatrobrancaccio.it come recapito del botteghino. È il canale utile per le domande che nessuna pagina web risolve: posti riservati, accessibilità, situazioni particolari.
La pagina ufficiale. Prezzi per settore, orario di inizio esatto, eventuali riduzioni e regole di ingresso si leggono sul sito ufficiale del Teatro Brancaccio. È la sola fonte che vale la pena consultare per i dati che cambiano.
Sulla struttura dei prezzi. Senza citare cifre, il criterio nelle serate musicali del Brancaccio è la fascia per settore: poltronissima, poltrona, prima balconata, seconda balconata nelle sue due fasce. La differenza tra il settore più caro e quello più economico, nelle serate musicali di questo teatro, è tipicamente di più del doppio. È un divario che rende la riflessione sul settore ben più che una questione di dettaglio.
Sulla prevendita. Per le serate musicali la vendita passa in genere da un circuito autorizzato, oltre che dal botteghino. La via più sicura per non sbagliare è partire sempre dalla pagina dell'appuntamento sul sito del teatro e seguire il canale che il teatro stesso indica, invece di cercare il nome dello spettacolo su un motore di ricerca e fidarsi del primo risultato. La differenza, in termini di garanzie sul titolo acquistato, è sostanziale.
Accessibilità
Su questo punto il Teatro Brancaccio pubblica informazioni precise, ed è giusto riportarle per come sono formulate, perché è raro trovare un teatro che scriva con tanta chiarezza anche i propri limiti.
Posti dedicati. Il teatro mette a disposizione quattro posti in platea per persone con disabilità motoria che utilizzano la sedia a ruote, più due ulteriori posti destinati a persone con difficoltà di deambulazione.
Accesso alla platea. È disponibile una rampa dedicata per raggiungere la platea. Il personale di sala indica il percorso conforme alle norme.
Servizi igienici. Il bagno accessibile alle sedie a ruote si trova al piano terra ed è raggiungibile dal foyer di platea.
Limitazioni dichiarate. Gli ascensori non raggiungono la galleria: le sedie a ruote non possono accedere ai settori di balconata. È l'informazione più importante di tutto il capitolo, perché significa che per chi si muove in sedia a ruote la scelta del settore è obbligata, e va quindi impostata in fase di prenotazione e non il giorno stesso.
Disabilità visiva e uditiva. Il teatro riserva posti in platea previa prenotazione, fino a esaurimento della disponibilità.
Cani di servizio. L'accesso con cani di servizio è consentito su richiesta inviata al botteghino, allegando il certificato di invalidità che specifichi il servizio svolto dall'animale.
Come si prenota. La procedura indicata prevede l'invio del modulo di prenotazione compilato, con copia del certificato di invalidità oppure della Disability Card, all'indirizzo botteghino@teatrobrancaccio.it.
Due osservazioni pratiche che il teatro non scrive ma che discendono direttamente da quanto pubblicato. La prima: quattro posti in sedia a ruote per una sala di grande capienza sono pochi, quindi la prenotazione va fatta appena la vendita apre e non nelle settimane finali. La seconda: la richiesta passa per email e per allegati, quindi non è istantanea, e va messa in conto una tempistica di risposta. Chi ha bisogno di quei posti per il 14 dicembre 2026 deve muoversi con largo anticipo rispetto a chi compra un posto qualunque.
La foto giusta da fare a Mario Biondi in concerto a Roma — Teatro Brancaccio — 14 dicembre 2026
La foto giusta, per una serata come questa, non si fa dentro la sala. Lo dico con convinzione, e la ragione non riguarda soltanto il galateo.
Dentro un teatro, con luci sceniche da palco e senza flash, uno smartphone produce quasi sempre la stessa immagine: una sagoma scura contro una macchia colorata, il viso sovraesposto dai fari e tutto il resto nero. È una foto che non restituisce niente e che nel frattempo illumina la faccia di chi la scatta in una sala buia, disturbando le tre file dietro. Aggiungi che in una serata costruita sulle dinamiche basse il rumore dell'otturatore simulato e la luce dello schermo sono percepibili, e il conto è presto fatto. Se proprio si vuole un ricordo dall'interno, un solo scatto al momento degli applausi finali, con la sala illuminata e le luci di servizio accese, vale più di venti tentativi durante lo spettacolo.
La foto che resta è un'altra, e va fatta prima di entrare.
La facciata dall'altro marciapiede. Il colpo d'occhio migliore sul Brancaccio si ottiene attraversando via Merulana e mettendosi sul marciapiede opposto, leggermente spostati di lato rispetto all'asse dell'ingresso. Da lì entra tutta la facciata con l'insegna illuminata, e la strada in primo piano con le luci delle auto in movimento dà profondità. In dicembre, alle 20:00, la scena è completamente notturna: conviene appoggiare il telefono a un palo o a un'auto ferma e lasciare che l'esposizione si allunghi, invece di alzare la sensibilità e ottenere una foto sgranata.
L'ora blu su via Merulana. A metà dicembre la finestra utile è strettissima, indicativamente tra le 17:00 e le 17:30, quando il cielo conserva ancora una tinta blu profonda e le luci artificiali sono già accese. È il momento in cui le foto urbane funzionano meglio, perché il cielo non è ancora una macchia nera e non sovraespone. Chi arriva presto in zona può usare quella mezz'ora per il rettilineo di via Merulana, con la prospettiva che fugge verso San Giovanni.
L'abside di Santa Maria Maggiore. A sette o otto minuti a piedi dal teatro, risalendo. La parte posteriore della basilica, quella che si affaccia su piazza dell'Esquilino con l'obelisco, di sera illuminata è uno dei soggetti più fotogenici e meno fotografati della città, perché tutti si concentrano sulla facciata principale. Verticale, obelisco compreso, con l'abside come fondale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Brancaccio ha poco più di un secolo e in quel secolo ha attraversato tutte le fasi possibili di un teatro italiano. I passaggi che contano davvero sono cinque.
16 gennaio 1916, l'inaugurazione. La sala apre con il nome di Teatro Morgana, dentro il complesso di Palazzo Brancaccio, realizzata dall'ingegner Carlo Sacconi. Il momento storico non è secondario: l'Italia è in guerra da meno di un anno, e inaugurare un grande teatro in quel frangente è una scelta che dice molto della vitalità del quartiere in cui nasce, l'Esquilino post unitario, allora la parte più nuova e più in espansione della città.
1937, l'arrivo del cinema. Da quell'anno lo spazio funziona anche come sala cinematografica. È la storia di quasi tutti i grandi teatri romani nel Novecento: il cinema paga le spese, il dal vivo arretra. Seguono decenni di uso misto e di progressivo logoramento, fino a un declino che porta la sala sull'orlo dell'irrilevanza.
1978, la riapertura. Dopo un restauro, il teatro torna alla piena attività per iniziativa di Gabriele Lavia e Gigi Proietti. È il momento in cui il Brancaccio rientra nel circuito che conta. Che a riaprirlo siano proprio quei due nomi, uno legato al teatro classico e l'altro al rapporto diretto con il pubblico romano, è quasi un programma: la sala grande che non rinuncia né alla qualità né alla popolarità.
Il biennio 2010 e 2012, il musical internazionale. La gestione affidata a Stage Entertainment porta al Brancaccio le produzioni di musical di scala internazionale, con le esigenze tecniche che comportano. È la fase che consegna alla sala la reputazione di spazio attrezzato per il grande spettacolo musicale, reputazione che resta anche dopo, sotto la direzione di Alessandro Longobardi, aperta dal 2012.
Sopra questa storia teatrale ne corre un'altra, quella del luogo. Il teatro poggia sul colle Oppio, propaggine dell'Esquilino, cioè su un settore di Roma che sotto il livello stradale conserva stratificazioni di età imperiale. A poche centinaia di metri si trova la Domus Aurea, e nel raggio di dieci minuti a piedi si incontrano San Pietro in Vincoli e la Basilica di Santa Prassede. Un secolo di storia teatrale appoggiato su duemila anni di storia urbana.
Chi è passato da Mario Biondi in concerto a Roma — Teatro Brancaccio — 14 dicembre 2026
L'elenco di chi è salito su quel palco è uno dei motivi per cui vale la pena arrivare in anticipo e guardarsi intorno prima che le luci si abbassino.
Sul versante della prosa e del teatro popolare italiano, il Brancaccio ha ospitato Ettore Petrolini, Totò, Aldo Fabrizi e Anna Magnani. Sono quattro nomi che raccontano un'epoca intera: il varietà romano, l'avanspettacolo, il passaggio dal palcoscenico al cinema che a Roma è stato più fluido che altrove. Petrolini e Magnani, in particolare, appartengono a quella linea di teatro che nasceva nelle sale come questa e che poi ha formato il cinema italiano del dopoguerra.
Sul versante lirico figura Giuseppe Di Stefano, uno dei tenori italiani più celebri del Novecento, e questo conferma la vocazione da politeama di cui si diceva: una sala che nello stesso decennio poteva ospitare un tenore di livello internazionale e uno spettacolo di varietà.
Il capitolo musicale è quello che sorprende di più. Al Brancaccio si sono esibiti Louis Armstrong, Fabrizio De André, Adriano Celentano e, nel 1968, Jimi Hendrix.
Su quest'ultimo nome conviene fermarsi un secondo, perché è il tipo di informazione che sembra una leggenda metropolitana e invece è documentata. Nel 1968 Jimi Hendrix era all'apice assoluto della sua fama internazionale, e la sua tournée italiana toccò poche città. Che una di quelle date si sia tenuta in un teatro all'italiana su via Merulana, in un rione allora considerato periferico rispetto al centro dello spettacolo romano, dice molto su come funzionava il circuito dei concerti prima che nascessero i palazzetti e gli stadi. Non c'era alternativa: i grandi teatri erano gli unici spazi con capienza, palco e impianto elettrico adeguati. Per una manciata di anni, tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta, i teatri italiani hanno ospitato il rock internazionale prima che il rock si costruisse i propri luoghi.
Mettere in fila Armstrong, Hendrix, De André, Celentano, Petrolini, Totò, Magnani e Di Stefano restituisce il senso della sala in cui si entra il 14 dicembre 2026. Non è un luogo specializzato: è un luogo che per un secolo ha ospitato tutto quello che aveva bisogno di una sala grande e di una buona acustica. Un concerto soul, in quella lista, è perfettamente a casa.
Sul presente, la stagione musicale del Brancaccio continua a intrecciare generi. Nello stesso arco di mesi il cartellone del teatro accoglie appuntamenti diversissimi tra loro, dal pop d'autore alla canzone italiana: tra gli altri sono passati o passeranno per questa sala Roberto Vecchioni, Arisa, Mr. Rain e Michele Bravi. È la stessa logica del politeama del 1916, applicata cent'anni dopo.
Come ci si arriva
L'indirizzo è via Merulana 244, rione Esquilino. La zona è servita bene dal trasporto pubblico e servita male dal parcheggio: la conclusione pratica è una sola.
Metropolitana, linea A. È la via naturale. La fermata di riferimento è Vittorio Emanuele, da cui si raggiunge il teatro in pochi minuti a piedi lungo un percorso pianeggiante. In alternativa, la fermata Manzoni serve bene chi arriva dal versante di San Giovanni. Dalla stazione Termini, che è sulla stessa linea A, si tratta di una sola fermata.
Metropolitana, linea C. La linea C serve il versante orientale della città e si interscambia con la linea A a San Giovanni. Per chi arriva dai quartieri sud est è una soluzione comoda, con cambio a San Giovanni e poi una fermata di linea A fino a Manzoni, oppure con pochi minuti di autobus lungo via Merulana.
Treno e stazione Termini. Termini si trova a circa quindici minuti a piedi dal teatro, con un percorso semplice che passa davanti a Santa Maria Maggiore e poi imbocca via Merulana. È il tragitto che consiglio a chi arriva in giornata da fuori città con una valigia leggera: è breve, illuminato e attraversa il punto più bello del quartiere.
Autobus. L'asse di via Merulana e piazza Vittorio è servito da diverse linee urbane, tra cui quelle che collegano Termini a San Giovanni. Le linee e i percorsi vengono modificati con una certa frequenza, quindi conviene verificare il giorno stesso sull'applicazione del trasporto pubblico romano invece di fidarsi di un numero letto mesi prima.
A piedi. Dal Colosseo sono circa quindici minuti risalendo il colle Oppio. Da Santa Maria Maggiore sette o otto minuti in discesa lungo via Merulana. Da San Giovanni in Laterano una dozzina di minuti in leggera salita. Per chi soggiorna tra Monti, Esquilino e Termini, camminare resta la scelta migliore.
Automobile. Sconsigliata. Il quadrante è soggetto a limitazioni di traffico, i posti di superficie in fascia serale sono rari e la sosta irregolare in quella zona viene sanzionata con regolarità. Chi arriva comunque in automobile faccia i conti con un parcheggio a pagamento in struttura e con un tratto a piedi, e metta in preventivo tempo aggiuntivo.
Il ritorno. È la parte che si dimentica sempre. Uno spettacolo che inizia alle 21:00 finisce presumibilmente tra le 23:00 e le 23:30, e la metropolitana romana in giorno feriale chiude in tarda serata: l'ultima corsa utile va verificata prima di uscire di casa, perché scoprire a mezzanotte che il tornello è chiuso è un finale di serata evitabile. In alternativa restano le linee notturne di superficie, con tempi più dilatati.
Cosa c'è intorno: via Merulana, Santa Maria Maggiore, l'Esquilino
Il teatro si trova in uno dei punti più densi di Roma, e chi arriva con un paio d'ore di anticipo ha davanti scelte serie, non ripieghi.
Via Merulana. È il rettilineo che collega le due basiliche, e va percorsa almeno una volta per intero, perché è un esercizio di prospettiva urbana costruito apposta. Camminando verso nord si ha Santa Maria Maggiore come punto di fuga; camminando verso sud si ha San Giovanni. In mezzo scorre un tessuto di palazzi post unitari, negozi storici, portoni monumentali e vetrine di quartiere. A dicembre, con le luminarie accese, la passeggiata guadagna parecchio.
Santa Maria Maggiore. A sette o otto minuti a piedi si trova Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali, con i mosaici paleocristiani della navata e il soffitto a cassettoni dorato. L'ingresso alla chiesa è libero, come nelle altre basiliche papali. Chi ha tempo a sufficienza può valutare anche il percorso museale della basilica, che ha però orari e modalità di accesso propri e va verificato prima. Di lunedì pomeriggio, quando molti musei sono chiusi, è una delle poche grandi visite disponibili.
Palazzo Merulana. A pochi minuti in direzione di piazza Vittorio si trova Palazzo Merulana, museo dedicato alla Scuola Romana e all'arte italiana del Novecento, ospitato in un edificio razionalista riconvertito. È una collezione di dimensioni ragionevoli, che si visita bene in un'ora e mezza, e rappresenta la scelta giusta per chi vuole qualcosa di consistente ma non impegnativo prima di una serata a teatro. Orari e giorni di apertura vanno controllati in anticipo, perché il museo non apre tutti i giorni.
Palazzo Brancaccio. È l'edificio di cui il teatro fa parte. La scheda su Palazzo Brancaccio chiarisce un punto su cui molte guide cartacee sono rimaste indietro: per decenni ha ospitato il Museo Nazionale d'Arte Orientale, che oggi non si trova più qui, essendo confluito nelle collezioni del Museo delle Civiltà all'EUR. Chi si presenta contando di visitare quel museo su via Merulana fa un viaggio a vuoto.
Piazza Vittorio e il mercato. Piazza Vittorio Emanuele II è il grande quadrilatero porticato che costituisce il cuore dell'Esquilino post unitario, con i suoi giardini e i resti antichi all'interno, tra cui la celebre Porta Alchemica, una delle presenze più enigmatiche della città. Poco distante si trova il Nuovo Mercato Esquilino, che ha ereditato il mercato storico della piazza: è il mercato più internazionale di Roma, dove la spesa romana convive con banchi di prodotti di mezzo mondo. Funziona al mattino e nelle prime ore del pomeriggio, quindi è un'opzione da giornata e non da serata.
Le chiese meno battute. Sono il vero tesoro nascosto del quadrante, e quasi sempre ad accesso libero. La Basilica di Santa Prassede, a due passi da Santa Maria Maggiore, custodisce nella cappella di San Zenone uno dei cicli musivi più straordinari di Roma, un ambiente interamente rivestito d'oro che i gruppi organizzati saltano quasi sempre. Poco più in là, sul versante di Monti, si trova la Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, con una cripta e una stratificazione che risale alle origini della Roma cristiana.
Se la serata musicale diventa un fine settimana. Chi costruisce un soggiorno attorno a questa data trova in città altre occasioni nella stessa settimana e nelle successive: per restare sulla musica dal vivo in ambiente raccolto, i club storici della città sono il Alexanderplatz Jazz Club, il Gregory's Jazz Club e l'Elegance Cafè Jazz Club, mentre la Casa del Jazz, dentro il suo parco sull'Aventino, resta la sede istituzionale del genere in città. Sempre in dicembre 2026, in altre sale romane, sono in calendario Sergio Cammariere, l'11 dicembre, e Noemi, il 22 dicembre.
Domande veloci
Quando si tiene il concerto?
Lunedì 14 dicembre 2026.
Dove?
Al Teatro Brancaccio, via Merulana 244, Roma, rione Esquilino.
Con quale titolo è annunciato?
Il teatro lo indica in calendario come THIS IS WHAT YOU ARE, dal nome del brano che nel 2006 ha fatto conoscere Mario Biondi a livello internazionale.
A che ora inizia?
L'indicazione che circola è le 21:00, ma il Brancaccio usa anche l'orario delle 20:00 per le serate musicali. L'ora valida è quella pubblicata sulla pagina ufficiale dell'appuntamento e stampata sul titolo di ingresso: va verificata lì.
Chi è Mario Biondi?
Cantante nato a Catania il 28 gennaio 1971, all'anagrafe Mario Ranno. Il nome d'arte deriva dallo pseudonimo del padre, Giuseppe Ranno, che cantava come Stefano Biondi.
Perché viene definito crooner?
Per il timbro grave e per il modo di cantare vicino al microfono, morbido e appoggiato sul respiro, tipico della tradizione del crooning. La sua formazione, però, viene dal soul e dal rhythm and blues più che dallo standard americano.
Qual è il suo brano più noto?
This Is What You Are, del 2006, contenuto nell'album Handful of Soul dello stesso anno.
Ha partecipato a Sanremo?
Sì. Ospite nel 2007 e nel 2009, in gara una volta sola nel 2018 con Rivederti, arrivato diciannovesimo.
Qual è il suo album più recente tra quelli documentati?
Dare, pubblicato il 29 gennaio 2021.
Si conosce la scaletta?
No, e non viene ipotizzata qui. Le scalette non vengono diffuse in anticipo e cambiano da data a data.
Si sa chi suonerà con lui?
La formazione per questa data non risulta comunicata. Gli organici cambiano da tour a tour.
Quanto costano i biglietti?
I prezzi per settore si leggono sulla pagina ufficiale dell'appuntamento sul sito del teatro. Le fasce utilizzate dal Brancaccio per le serate musicali sono poltronissima, poltrona, prima balconata e seconda balconata in due fasce.
Dove si trova il botteghino?
In via Merulana 244, con orario da martedì a sabato dalle 16:00 alle 19:00. La domenica apre in orario di spettacolo, se previsto. Il lunedì è chiuso.
Qual è il contatto del botteghino?
L'indirizzo indicato dal teatro è botteghino@teatrobrancaccio.it.
Il teatro è accessibile in sedia a ruote?
Sì, in platea. Il teatro dichiara quattro posti dedicati per chi utilizza la sedia a ruote, più due posti per difficoltà di deambulazione, una rampa dedicata per la platea e un bagno accessibile al piano terra. Gli ascensori non raggiungono la galleria, quindi i settori di balconata non sono accessibili in sedia a ruote.
Come si prenotano i posti accessibili?
Inviando al botteghino il modulo di prenotazione compilato con copia del certificato di invalidità o della Disability Card. Conviene farlo appena la vendita apre, perché i posti dedicati sono pochi.
Si può entrare con un cane di servizio?
Sì, su richiesta inviata al botteghino, allegando il certificato di invalidità che specifichi il servizio svolto dall'animale.
Si possono fare fotografie durante il concerto?
Dipende dalle disposizioni della produzione, che vengono comunicate in sala. In ogni caso niente flash e niente riprese prolungate. Le foto migliori, in una serata come questa, si fanno prima di entrare.
C'è un intervallo?
Dipende dalla struttura della serata e non viene sempre dichiarato in anticipo.
Come ci si arriva con i mezzi?
Metro A, fermate Vittorio Emanuele o Manzoni, entrambe a pochi minuti a piedi. Da Termini sono circa quindici minuti a piedi passando davanti a Santa Maria Maggiore.
Conviene arrivare in automobile?
No. La zona ha limitazioni, i posti in superficie sono rari e la sosta irregolare viene sanzionata.
Quanto dista dal Colosseo?
Circa un quarto d'ora a piedi attraverso il colle Oppio.
Quando è stato inaugurato il teatro?
Il 16 gennaio 1916, con il nome di Teatro Morgana, dentro il complesso di Palazzo Brancaccio.
Chi lo dirige?
La direzione è affidata ad Alessandro Longobardi dal 2012. In precedenza si sono succeduti Gigi Proietti, Maurizio Costanzo e la società Stage Entertainment.
Che cosa si può fare nei dintorni di lunedì pomeriggio?
Le basiliche restano aperte quando molti musei chiudono: Santa Maria Maggiore, Santa Prassede, San Pietro in Vincoli e San Giovanni in Laterano si trovano tutte nel raggio di un quarto d'ora a piedi.
Prima di uscire di casa
Riepilogo dell'essenziale. Concerto di Mario Biondi al Teatro Brancaccio, via Merulana 244, Roma, lunedì 14 dicembre 2026, annunciato in calendario con il titolo THIS IS WHAT YOU ARE. Sala all'italiana con platea e due ordini di balconata, settori poltronissima, poltrona, prima balconata e seconda balconata in due fasce, tutti i posti a sedere e numerati. Botteghino in via Merulana 244, da martedì a sabato dalle 16:00 alle 19:00, chiuso il lunedì, contatto botteghino@teatrobrancaccio.it. Accessibilità: quattro posti in platea per sedia a ruote più due per difficoltà di deambulazione, rampa dedicata, bagno accessibile al piano terra, balconate non raggiungibili in sedia a ruote, prenotazione via email con documentazione. Arrivo con la metro A a Vittorio Emanuele o Manzoni, oppure quindici minuti a piedi da Termini. Automobile sconsigliata.
Tre cose valgono più delle altre. La prima: l'orario di inizio va verificato sulla pagina ufficiale dell'appuntamento, perché su questa data circola l'indicazione delle 21:00 mentre il teatro usa anche le 20:00 per le serate musicali, e mezz'ora di differenza cambia tutta l'organizzazione della giornata. La seconda: il settore va scelto ragionando su cosa conta davvero, perché in una sala all'italiana la platea anteriore è il posto migliore per vedere ma non per sentire, e la prima balconata frontale resta la scelta più intelligente in rapporto a quanto si spende. La terza: arrivare con un'ora di anticipo, in un lunedì di dicembre, significa avere il tempo di percorrere via Merulana fino a Santa Maria Maggiore e tornare indietro con la basilica illuminata alle spalle, che è un modo di cominciare la serata molto migliore che stare in coda al freddo.
Per prezzi, orario esatto, disponibilità dei settori e regole di accesso, la fonte da consultare resta il sito ufficiale del Teatro Brancaccio, che pubblica la pagina dedicata a ciascun appuntamento in cartellone.
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