Roberto Vecchioni al Teatro Brancaccio

Roberto Vecchioni porta a Roma il Tra il Silenzio e il Tuono Tour: appuntamento mercoledì 30 settembre 2026 al Teatro Brancaccio, in Via Merulana 244, con inizio alle ore 21:00. È una data recuperata: il concerto era in calendario il 6 marzo 2026 ed è stato spostato all'inizio dell'autunno, con i biglietti di marzo validi per la nuova serata. Chi legge oggi, 12 settembre, ha davanti diciotto giorni esatti per decidere, comprare, organizzare la serata e capire dove sedersi: un margine stretto ma sufficiente, a patto di muoversi subito, perché una data unica in una sala da milleseicento posti in una città come Roma non resta disponibile a lungo.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Lo spettacolo prende il nome da un libro. Tra il silenzio e il tuono è l'autobiografia epistolare che Vecchioni ha pubblicato per Einaudi nel 2024, e il titolo a sua volta è una autocitazione: la formula viene da Chiamami ancora amore, la canzone con cui il cantautore vinse il Festival di Sanremo il 19 febbraio 2011. Lo spettacolo è prodotto da DM Produzioni e la serata romana è organizzata da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. La struttura, dichiarata dallo stesso autore, prevede due movimenti: la prima parte costruita sui brani dell'ultimo album di inediti, L'infinito del 2018, la seconda dedicata ai classici del repertorio, con i monologhi a fare da cerniera fra un blocco e l'altro. Non è un recital di sole canzoni e non è un reading con accompagnamento: è una forma ibrida che Vecchioni pratica da decenni e che in teatro, con la gente seduta e il silenzio giusto, funziona molto meglio che in piazza.

Sul palco con lui c'è quella che nelle note di produzione viene chiamata la band storica: Lucio Fabbri al pianoforte e al violino, Massimo Germini alla chitarra acustica, Antonio Petruzzelli al basso, Roberto Gualdi alla batteria. Quattro musicisti, non un'orchestra, il che dice già parecchio sul tipo di suono che si sentirà: asciutto, acustico, costruito perché le parole arrivino integre fino all'ultima fila della seconda balconata. Germini in particolare lavora con Vecchioni da tantissimi anni e ha riarrangiato per chitarra e voce buona parte del repertorio: in alcune tournée precedenti i due sono andati in scena praticamente da soli, e questo spiega perché anche in formazione completa gli arrangiamenti restino leggeri.

Il Teatro Brancaccio non è una sala neutra per una serata così. Occupa l'angolo basso di un isolato enorme, quello di Palazzo Brancaccio, e fu inaugurato il 16 gennaio 1916 con il nome di Teatro Morgana. Ha una pianta rettangolare, una fossa d'orchestra, una platea ampia e due balconate sovrapposte: una macchina acustica pensata quando il politeama e il teatro popolare stavano cambiando pelle, e per questo molto più adatta a un concerto di parole e chitarre di quanto lo sarebbe un teatro all'italiana con i palchetti laterali. Chi si siede in platea al Brancaccio guarda dritto verso il palco, senza colonne e senza tagli di visuale, e questo per un concerto in cui conta il testo fa una differenza enorme.

Che cosa è davvero il Tra il Silenzio e il Tuono Tour

Il titolo, e perché non è un titolo qualunque

Vecchioni ha spiegato la formula in modo abbastanza netto: il silenzio appartiene all'immaginazione, allo spirito, all'anima; il tuono appartiene a quello che ha fatto e a quello che gli è stato fatto, cioè alla vita, che pulsa forte e che secondo lui si acquieta soltanto rivolgendosi allo spirito. Non è una dichiarazione di poetica costruita per la brochure: è la descrizione letterale dell'architettura dello spettacolo. La prima parte, quella del silenzio, ruota intorno a figure che hanno battuto il destino, combattuto il male, amato la vita e gli altri e se stesse. La seconda, quella del tuono, è un ritorno: uno sguardo all'indietro con le canzoni di prima, per mostrare come si sia arrivati all'idea di infinito passando attraverso pensieri particolari sull'amore, sul sogno, sull'esistenza, sul dolore, sulla gioia e sulla felicità.

Detta così può sembrare la solita retorica del cantautore anziano che tira le somme. Dal vivo funziona in modo diverso, e il motivo è che Vecchioni non ha mai smesso di essere un insegnante di liceo classico. Quando racconta un mito o una figura letteraria non lo fa per decorare la canzone: lo fa perché ha passato trent'anni a spiegare testi a ragazzi di sedici anni e sa esattamente dove mettere la pausa, quando alzare la voce e quando lasciar cadere una frase. Il monologo, nel suo caso, non è un riempitivo fra un pezzo e l'altro: è il pezzo.

Le due parti, in concreto

La prima parte è dedicata ai brani di L'infinito, pubblicato nel novembre 2018 per l'etichetta DME, disco che tra gli ospiti in studio ha visto Francesco Guccini e Morgan. È l'ultimo album di inediti pubblicato dal cantautore, e questo è un dato che vale la pena tenere a mente: chi va al concerto aspettandosi materiale nuovissimo uscito nel 2026 resterà spiazzato, perché negli ultimi anni Vecchioni ha lavorato soprattutto sui libri. La seconda parte pesca invece nel repertorio lungo, quello che va dagli anni settanta in avanti. Sulla scaletta esatta non mi azzardo a fare previsioni e non ha senso che ve le faccia: le tournée di Vecchioni cambiano da sera a sera, e in alcune occasioni passate ha tirato fuori canzoni che non aveva quasi mai cantato in carriera. Se avete un brano del cuore, andate sperando e non pretendendo.

Quanto dura, più o meno

Con inizio alle 21:00, una serata di questo tipo in teatro si muove di solito fra le due ore e le due ore e mezza, intervallo compreso o meno a seconda di come viene costruita la scaletta. Il Brancaccio non è una sala che spinge a serate infinite, ma non è nemmeno un locale con il coprifuoco: per i vostri conti, considerate di uscire da Via Merulana fra le 23:00 e le 23:30. Questo dettaglio conta per chi deve tornare con i mezzi pubblici, e ci torno più avanti perché a Roma la questione dell'ultima corsa della metropolitana rovina più serate di quanto si immagini.

Che cosa non è

Non è un concerto con orchestra sinfonica, non è uno spettacolo con proiezioni e apparato scenico, non è una serata di ospiti. Sono cinque persone sul palco, un impianto luci essenziale e due ore di canzoni e parole. Se cercate lo spettacolone, il Brancaccio in quella stagione offre altro: il cartellone della sala alterna musical di grande formato, balletti e concerti rock. Se invece cercate una serata in cui si capiscono tutte le parole e in cui il silenzio del pubblico fa parte dell'arrangiamento, siete nel posto giusto.

Chi è Roberto Vecchioni, al di là del soprannome

Il Professore non è un vezzo

Lo chiamano il Professore da così tanto tempo che il soprannome ha perso il suo significato letterale, e invece è letterale eccome. Vecchioni, nato a Carate Brianza il 25 giugno 1943, si è laureato in lettere classiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1968, e dal 1969 al 1999 ha insegnato italiano, greco e latino nei licei classici delle province di Milano e di Brescia. Trent'anni di cattedra, non una parentesi. Buona parte di quella vita è legata al liceo classico Cesare Beccaria di Milano; poi preferì spostarsi in provincia e scelse il liceo classico statale Giovanni Bagatta di Desenzano del Garda, dove tenne la cattedra dal 1992 al 1996. Fra i suoi studenti ci fu anche Paola Iezzi, quella di Paola e Chiara.

La cosa notevole è che ha continuato a insegnare anche quando era già famoso. Nel 1977 Samarcanda lo aveva reso popolarissimo in tutta Italia, e lui tornava comunque in aula a spiegare l'aoristo. Ha smesso soltanto con la pensione, e nemmeno del tutto: dal 2001 al 2003 ha tenuto il corso di Forme di poesia per musica al DAMS dell'Università di Torino, poi lo stesso corso a Teramo nel biennio successivo, poi un laboratorio di scrittura alla Sapienza di Roma, e dal 2006 insegna all'Università di Pavia, dove nel corso degli anni ha costruito corsi monografici su Fabrizio De André, sulla canzone di protesta, sulla figura femminile nella canzone d'autore italiana e sulla scuola genovese.

La carriera in breve, senza agiografia

Prima di cantare, Vecchioni scriveva per gli altri. Comincia nel 1966 con l'amico Andrea Lo Vecchio, e il primo brano pubblicato è una traduzione italiana di Barbara Ann dei Beach Boys, incisa dai Pop Seven, gruppo messo insieme apposta per quel disco. Negli anni successivi firma testi per Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Gigliola Cinquetti, i Nuovi Angeli. Nel 1968 arriva a Sanremo come autore, con Sera. Il primo album a suo nome, Parabola, esce nel 1971 per la Ducale e contiene Luci a San Siro. Nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo come interprete con L'uomo che si gioca il cielo a dadi, dedicata al padre, e arriva ottavo. Poi il passaggio alla Philips, Ipertensione, Elisir, e nel 1977 l'album Samarcanda, che gli dà il successo grande: gli archi dell'introduzione di quella canzone li compose e li incise Angelo Branduardi.

Da lì in avanti la discografia è lunghissima: Robinson, come salvarsi la vita nel 1979, Montecristo nel 1980, Hollywood Hollywood nel 1982, Il grande sogno nel 1984, Milady nel 1989, Per amore mio nel 1991, Blumùn nel 1993, Il cielo capovolto nel 1995, El bandolero stanco nel 1997, Sogna ragazzo sogna nel 1999, Il lanciatore di coltelli nel 2002, Rotary Club of Malindi nel 2004, Di rabbia e di stelle nel 2007, Chiamami ancora amore nel 2011, Io non appartengo più nel 2013, e infine L'infinito nel 2018. Nel mezzo, il Premio Tenco nel 1983 e il Festivalbar nel 1992.

Il 2011, l'anno che ha cambiato la percezione

Il 19 febbraio 2011 Vecchioni vince il Festival di Sanremo con Chiamami ancora amore. Aveva sessantasette anni e mancava dal Festival da trentotto: a convincerlo a tornare era stato Gianni Morandi, che quell'anno conduceva. Nella votazione finale fra i tre superstiti prese il 48 per cento del televoto, contro il 40 per cento dei Modà con Emma e il 12 per cento di Al Bano. Nella stessa edizione gli vennero assegnati il Premio della Critica Mia Martini nella sezione Artisti e il premio Golden Share della sala stampa radio e televisione. È la vittoria che ha spostato Vecchioni dal recinto del cantautore per intenditori a quello dell'artista popolare a tutti gli effetti, e che ha portato in sala, ai suoi concerti, un pubblico molto più giovane di quello degli anni novanta.

Lo scrittore

La produzione letteraria è cospicua e non è un passatempo. Il primo romanzo, Le parole non le portano le cicogne, esce per Einaudi nel 2000; seguono Il libraio di Selinunte nel 2004, Diario di un gatto con gli stivali nel 2006, la raccolta di poesie Volevo. Ed erano voli nel 2008, i racconti di Scacco a Dio nel 2009, Il mercante di luce nel 2014, La vita che si ama nel 2016, Lezioni di volo e di atterraggio nel 2020. Poi Tra il silenzio e il tuono per Einaudi nel 2024, che dà il titolo a questa tournée, L'orso bianco era nero. Storia e leggenda della parola per Piemme nel 2025, e Scrivere il cielo. Poesie al contrario per Einaudi nel 2026. C'è un filo che tiene insieme il Vecchioni cantautore e il Vecchioni scrittore, ed è l'ossessione per la parola come oggetto con una storia propria: chi ha letto l'ultimo saggio ritrova quella stessa attenzione nei monologhi dello spettacolo.

Il metodo: il mito usato come specchio

Nelle sue canzoni tornano di continuo figure della storia, della letteratura e dell'arte, e non compaiono per raccontarne le gesta ma come espediente per rappresentare una parte di sé. È una chiave di lettura che vale per Samarcanda, dove il soldato fugge dalla morte vestita di nero, e vale per la gran parte del repertorio successivo. Se andate al concerto avendo in testa questa regola, i monologhi vi sembreranno molto meno digressivi di quanto sembrino a chi li ascolta la prima volta: non sono spiegazioni della canzone, sono la stessa cosa detta in prosa.

Dove si trova il Teatro Brancaccio e come arrivarci la sera del 30 settembre

L'indirizzo, e come riconoscere la porta giusta

L'indirizzo è Via Merulana 244, codice di avviamento postale 00185, rione Monti. Sembra un dettaglio da modulo, invece qui serve davvero, perché Via Merulana è lunga poco più di un chilometro e mette in comunicazione due basiliche papali: parte da piazza di Santa Maria Maggiore e finisce davanti a San Giovanni in Laterano. Il numero 244 corrisponde al tratto basso, quello più vicino al Colle Oppio, all'altezza del Largo Brancaccio, dove la carreggiata si allarga e il fianco del palazzo gira l'angolo verso via Mecenate. Chi cerca il teatro alzando gli occhi in cerca di una facciata monumentale rischia di passargli davanti: la sala è incassata nell'estremità inferiore dell'isolato e all'esterno si presenta con una sequenza di porte e un'insegna, niente di più. Il riferimento visivo affidabile è il palazzone alle spalle, con il suo paramento chiaro, e la paletta dell'autobus che porta proprio il nome Merulana/Brancaccio.

Con la metropolitana

Le due fermate utili sono Vittorio Emanuele sulla linea A e Cavour sulla linea B, con Termini come nodo di scambio fra le due. Da Vittorio Emanuele si esce sulla piazza, si costeggia il giardino oppure si taglia per via Carlo Alberto, si arriva sotto Santa Maria Maggiore e da lì si imbocca Via Merulana in discesa: dieci minuti scarsi, tutti su marciapiede, con la pendenza a favore. Da Cavour il percorso è un filo più lungo ma decisamente più bello, perché si sale lungo via Cavour, si passa sotto l'abside della basilica e si prende la Merulana dallo stesso punto. La questione seria riguarda il ritorno: la metropolitana di Roma chiude presto, con l'ultima corsa che nei giorni feriali è programmata attorno alle 23:30, e il 30 settembre è un mercoledì. Se il concerto si allunga con i bis, il rischio di trovare i tornelli chiusi è concreto. Un piano B in tasca, la sera stessa, vale più di qualsiasi calcolo fatto adesso.

Con autobus e tram

Alla fermata Merulana/Brancaccio passano le linee 16, 75, 714 e 717, alle quali si aggiunge la C3 nelle configurazioni temporanee. Una fermata più avanti, a Merulana/Mecenate, transitano le stesse linee. Se invece scendete all'incrocio con via Labicana, alla fermata Labicana/Merulana, il ventaglio si allarga parecchio: 3, 53, 75, 85, 87, 186, 571, 810, oltre alla C3 e alla notturna N10 nelle versioni temporanee. Quest'ultima è l'informazione che conta di più per il rientro, perché la N10 è fra le poche linee che di notte tengono collegata questa zona con il resto della città quando il metrò ha già spento le luci. Il consiglio pratico, banale ma efficace: fotografate la paletta con l'elenco delle linee quando arrivate, così a mezzanotte non vi tocca cercarla al buio con il telefono quasi scarico.

A piedi da Termini, e perché conviene

Dalla stazione Termini al Brancaccio sono circa venti minuti a piedi. Sembrano tanti e invece è il modo migliore di arrivarci, soprattutto a fine settembre, quando alle sette e mezza di sera la luce è ancora buona e la temperatura è finalmente civile. Si esce da piazza dei Cinquecento, si prende via Giolitti oppure via Cavour, si arriva sotto l'abside di Santa Maria Maggiore, si gira l'angolo e si è già sulla Merulana. Da lì al teatro la strada scende dritta, con i negozi ancora aperti e il traffico che si dirada man mano che ci si allontana dalla stazione. È una passeggiata che prepara al concerto meglio di qualunque corsa in taxi, e per uno spettacolo fatto di parole e di silenzi arrivare camminando non è un dettaglio da poco.

In automobile, ovvero la soluzione peggiore

Il Brancaccio ricade dentro la zona a traffico limitato del centro storico e si trova in una delle aree romane con meno parcheggio di superficie in assoluto. Chi arriva da fuori città fa prima a lasciare la macchina in un parcheggio di scambio lungo la linea A o la linea B della metropolitana e a coprire l'ultimo tratto sotto terra. Il sistema dei permessi e degli orari delle zone a traffico limitato cambia nel tempo e va controllato sul sito di Roma Capitale prima di partire, ma la regola generale non cambia mai: in questo quadrante, la sera di uno spettacolo, l'automobile è un problema e non una soluzione. Se proprio dovete venire in macchina, mettete in conto di parcheggiare lontano e di camminare, e calcolate almeno mezz'ora in più di quella che vi dice il navigatore.

Il quartiere intorno, se arrivate presto

Il Brancaccio si trova in una delle zone più stratificate della città, ed è un peccato presentarsi cinque minuti prima dell'inizio. A poche centinaia di metri, salendo verso l'Esquilino, c'è Palazzo Merulana, che espone una collezione di arte italiana del Novecento e ha orari serali in certi giorni della settimana. Sempre a due passi, dentro piazza Vittorio, si trova la Porta Alchemica, l'unica porta magica sopravvissuta a Roma, che è esattamente il genere di oggetto che Vecchioni avrebbe potuto mettere dentro una canzone. Poco distante c'è il Nuovo Mercato Esquilino, che di sera è chiuso ma che vale la deviazione se capitate in zona di giorno. E dall'altra parte, salendo il Colle Oppio, ci sono le rovine delle Terme di Traiano, sulle quali fu costruito il parco di casa Brancaccio.

La sala, i settori e i prezzi

Una platea e due balconate

Il Brancaccio è una sala rettangolare con la fossa d'orchestra sotto il palcoscenico e una capienza che si aggira intorno ai milleseicento posti. Non ha i tre ordini di palchi dei teatri all'italiana ottocenteschi e non ha la pianta a ferro di cavallo: è una sala del primo Novecento, e questo la rende molto più simile a un grande cinema d'epoca che a un teatro d'opera. Per un concerto acustico è una fortuna. Il suono arriva compatto, il palcoscenico è abbastanza ampio da ospitare una band completa senza costringere i musicisti a incastrarsi, e soprattutto non esistono i posti laterali dai quali si vede un terzo di scena, che nei teatri con i palchetti sono il vero inganno della biglietteria.

I settori pubblicati e i prezzi

Il teatro pubblica per questa data una griglia di settori articolata, che comprende Poltronissima Gold, Poltronissima Gold Vip, Poltronissima, Poltronissima A, Poltronissima B, Poltrona, Poltrona A, Poltrona B, I Balconata A, I Balconata B, II Balconata A e II Balconata B. I prezzi interi indicati per la serata sono questi: Poltronissima A 46 euro, Poltronissima B 39 euro, Poltrona A 39 euro, Poltrona B 34 euro, I Balconata A 39 euro, I Balconata B 34 euro, II Balconata A 29 euro, II Balconata B 29 euro. A queste cifre, comprando online, si aggiungono di norma i diritti di prevendita, che variano a seconda del canale: al botteghino del teatro, di solito, si paga il prezzo pieno senza sovrapprezzo. Le tariffe delle categorie Gold non compaiono nella tabella pubblica e vanno chieste direttamente in biglietteria.

Dove spenderei i miei soldi

Per un concerto di questo tipo, il posto migliore secondo me non è il più caro. Le primissime file della platea mettono lo spettatore sotto il livello del palco, costringono a guardare in alto per due ore e collocano l'orecchio davanti ai diffusori invece che dentro il loro punto di fuoco: bellissimo per il contatto visivo, faticoso per il collo e acusticamente discutibile. Le file centrali della platea, indicativamente dalla sesta alla quindicesima, sono il compromesso ideale fra visione e suono. Ma la vera occasione, a mio giudizio, è la prima balconata: a 39 o 34 euro si prende un punto di ascolto rialzato, con il palco intero davanti agli occhi e il suono che arriva dopo aver attraversato tutta la sala, cioè già impastato come deve essere. Per uno spettacolo in cui bisogna capire ogni parola, non conosco posizione migliore.

La seconda balconata a 29 euro

Ventinove euro per due ore di Vecchioni sono, in assoluto, uno dei rapporti fra prezzo e contenuto migliori della stagione romana. Si vede da lontano, questo è vero, e chi ha bisogno di leggere le espressioni del volto farà meglio a spendere di più. Ma il suono dall'alto al Brancaccio tiene benissimo, e per un concerto di canzoni e monologhi la distanza pesa molto meno che per un musical o per un balletto. Se il budget è stretto, la seconda balconata non è un ripiego: è una scelta ragionevole. L'unica accortezza riguarda le file laterali estreme, dove la visuale può essere parzialmente limitata dalla struttura: in quel caso conviene chiedere esplicitamente in biglietteria prima di confermare.

Orari, porte, guardaroba

Lo spettacolo è indicato alle 21:00. Le porte del Brancaccio aprono di norma un'ora prima, e l'ingresso in sala comincia circa mezz'ora prima dell'inizio. Arrivare alle 20:30 significa entrare con calma, trovare il posto senza scavalcare sedici persone e avere il tempo di lasciare il cappotto: a fine settembre serve poco, ma una giacca leggera la sera a Roma ci vuole già. Chi arriva a spettacolo iniziato, in teatro, viene fatto accomodare alla prima pausa utile, e in un concerto costruito su monologhi le pause utili sono meno frequenti di quanto si pensi: un ritardo di dieci minuti può tradursi in venti minuti passati in piedi nel foyer.

Una curiosità su Roberto Vecchioni al Teatro Brancaccio

Una data che nasce da un rinvio

La cosa più curiosa di questa serata è che non doveva esistere. Il concerto era fissato per il 6 marzo 2026 e fa parte, nella catalogazione del teatro, della stagione 2025 e 2026: la pagina dello spettacolo vive ancora oggi dentro l'archivio di quella stagione, anche se la data ricade nella successiva. Quando è arrivato il rinvio, il teatro ha scelto la strada più corretta e meno comoda: i biglietti del 6 marzo sono stati dichiarati validi per il 30 settembre, e chi non poteva o non voleva aspettare sei mesi aveva tempo fino al 13 marzo 2026 per chiedere il rimborso. Chi ha comprato in biglietteria poteva farsi restituire i soldi presentandosi allo sportello, chi aveva comprato online doveva passare dal circuito di vendita.

Il risultato pratico, per chi compra oggi, è che una parte della sala risulta occupata da biglietti emessi sei mesi fa. Non è un dettaglio da poco quando si guarda la mappa dei posti disponibili: i buchi sparsi che vedete nei settori centrali non sono necessariamente posti brutti, sono semplicemente quello che è rimasto dopo che i possessori dei biglietti di marzo hanno confermato. Se cercate due posti vicini in Poltronissima, muovetevi presto, perché in una situazione del genere le coppie contigue sono la prima cosa che sparisce.

Il titolo del tour è una citazione di se stesso

L'altra curiosità riguarda il titolo. Tra il Silenzio e il Tuono è il nome del libro Einaudi del 2024, ma la formula era già dentro Chiamami ancora amore, la canzone che nel 2011 gli fece vincere Sanremo. Vecchioni ha costruito una specie di catena: la canzone genera il verso, il verso genera il titolo del libro, il libro genera il nome della tournée, e la tournée riporta la canzone sul palco. È un meccanismo che lui pratica da sempre: anche il tour del 2016 prendeva il nome dal romanzo La vita che si ama, uscito quello stesso anno per Einaudi. Per uno che ha passato la vita a spiegare come funzionano i testi, autocitarsi in questo modo non è vanità: è una struttura.

Cinque persone su un palco che di solito ne ospita quaranta

Terza curiosità, più spicciola. Il Brancaccio, negli ultimi anni, è diventato una delle case romane del musical di grande formato: nelle settimane intorno a questa data la sala ospita produzioni con decine di interpreti in scena, orchestre, cambi di scenografia. Il 30 settembre, su quello stesso palcoscenico, ci saranno cinque persone e pochi strumenti. È un contrasto che vale la pena tenere a mente quando entrate: lo spazio vuoto attorno ai musicisti fa parte dell'effetto, e in una sala abituata a essere riempita fino ai bordi produce una specie di vertigine acustica che con il repertorio di Vecchioni funziona benissimo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Roberto Vecchioni al Teatro Brancaccio

Il primo tempo è il disco che quasi nessuno ha consumato

Ecco il punto che raramente viene spiegato bene a chi compra il biglietto: la prima parte dello spettacolo è costruita su L'infinito, album del 2018, cioè su materiale che una parte del pubblico di Vecchioni conosce molto meno del repertorio storico. Chi arriva pensando a una scaletta di successi in fila trova invece un primo tempo quasi monografico, con canzoni recenti e monologhi, e i grandi classici concentrati nella seconda metà. Non è un difetto, è una scelta drammaturgica dichiarata: il percorso va dal presente al passato, e il passato arriva come conseguenza e non come premessa.

La conseguenza pratica è semplice: se avete diciotto giorni, usateli anche per ascoltare quel disco. Non serve impararlo a memoria, basta averlo attraversato una volta con attenzione. La differenza fra sentire per la prima volta una canzone in sala e riconoscerla dal primo accordo è enorme, e in un concerto dove la prima parte è quella meno familiare fa la differenza fra un'ora passata ad ambientarsi e un'ora passata dentro lo spettacolo. È il consiglio meno romantico che posso dare e anche il più utile.

I monologhi sono lunghi, e devono esserlo

Seconda cosa che non viene detta: nei concerti di Vecchioni si parla molto. Non un paio di battute fra un brano e l'altro, ma blocchi di racconto costruiti, che possono durare diversi minuti. Chi ha in testa il format del concerto pop, in cui il silenzio fra una canzone e l'altra è considerato tempo morto da riempire con un saluto, la prima volta resta spiazzato. Poi capisce che quei blocchi sono la parte che lui cura di più, e che il pubblico abituale li aspetta esattamente come aspetta le canzoni. In sala questo significa una regola di comportamento non scritta ma ferrea: durante i monologhi non si parla, non si commenta con il vicino, non si va al bagno. Chi lo fa viene zittito dalla platea, e ha ragione la platea.

La sala è la variabile che nessuno considera

Terza cosa. Uno spettacolo così cambia moltissimo a seconda di dove viene fatto, e il tour è stato pensato per i luoghi più suggestivi d'Italia, che nella pratica vuol dire spesso arene, chiostri e piazze all'aperto. Il Brancaccio è l'opposto: una scatola chiusa, con il pubblico seduto al buio e il palco illuminato. Per un repertorio di parole è la condizione ideale, molto più che una bella cornice all'aperto con il rumore di fondo della città. Chi ha già visto questo spettacolo in una piazza d'estate e pensa di conoscerlo, in teatro lo sentirà diverso, e quasi sempre meglio.

Il bis non è garantito nella forma che immaginate

Ultima, e vale come avvertenza affettuosa: Vecchioni non è un artista da scaletta fissa. Ci sono state tournée in cui ha tirato fuori canzoni quasi mai eseguite prima, e serate in cui ha cambiato ordine e contenuto rispetto alla sera precedente. Andare aspettandosi con certezza un titolo preciso è il modo migliore per uscire scontenti da un concerto bellissimo. Andare pronti a ricevere quello che decide di dare quella sera è il modo migliore per uscirne pieni.

Il consiglio che ti do per visitare Roberto Vecchioni al Teatro Brancaccio

Comprate adesso, non fra dieci giorni

Diciotto giorni sembrano tanti e non lo sono. Per una data unica, in un teatro da milleseicento posti, con una fetta della sala già occupata dai biglietti di marzo, la finestra reale per scegliere il posto e non subirlo è questa settimana. Se volete due o tre posti vicini nello stesso settore, ogni giorno che passa riduce le combinazioni disponibili. Chi compra all'ultimo minuto trova quasi sempre soltanto singoli sparsi o le file estreme della seconda balconata, che vanno benissimo per una persona sola e molto meno bene per una coppia o per una famiglia.

Il botteghino del teatro batte l'acquisto online

Se abitate a Roma o passate in zona nei prossimi giorni, il consiglio è di andare di persona al botteghino di Via Merulana 244. Si risparmiano i diritti di prevendita, si vede la mappa vera della sala e soprattutto si può fare la domanda che online non si può fare: quale posto preciso, in quel settore, ha la visuale migliore quella sera. Gli operatori di biglietteria sanno cose che il sistema di vendita non mostra, per esempio dove passa la linea dei riflettori o quali file sono leggermente decentrate rispetto al palco. Gli orari del botteghino vanno controllati prima di presentarsi, perché cambiano nei giorni senza spettacolo.

Arrivate alle 20:15, non alle 21:00

Con inizio alle 21:00, tre quarti d'ora di anticipo sono la misura giusta. Vi permettono di trovare il posto, di lasciare le giacche, di andare al bagno prima che si formi la coda vera e di sedervi con qualche minuto di calma. In un concerto che comincia con un monologo, essere già seduti quando si abbassano le luci cambia l'esperienza della prima mezz'ora. E se arrivate con i mezzi, quel margine assorbe senza danni il ritardo di un autobus.

Cenare prima o dopo

Con l'inizio alle nove, la mia soluzione è una cena leggera prima e qualcosa dopo, se ne avete ancora voglia. Il quadrante fra l'Esquilino, Monti e il Celio è pieno di trattorie e di posti più informali, e camminando verso San Giovanni si trovano insegne aperte fino a tardi. L'errore classico è la cena completa alle otto, che porta in sala con il fiato corto e la digestione in corso: due ore seduti al buio dopo un pasto pesante sono il modo più sicuro per perdersi il secondo tempo. Verificate gli orari del locale prima di andarci, perché il mercoledì alcune cucine chiudono presto.

Portate un maglione, anche se fuori fa caldo

A fine settembre Roma di giorno può ancora superare i venticinque gradi, e la tentazione di uscire in maniche corte è forte. Le sale teatrali romane, però, tengono la climatizzazione accesa fino a stagione inoltrata, e due ore seduti immobili sotto una bocchetta sono un'esperienza diversa da dieci minuti in piedi nel foyer. Una felpa o una giacca leggera in borsa costano nulla e salvano la serata, soprattutto in balconata, dove l'aria si muove di più.

E se arrivate da fuori Roma

Chi viene da un'altra città per questa data ha la fortuna di trovarsi a venti minuti a piedi da Termini, il che rende la serata compatibile con un treno serale di ritorno solo in teoria: con fine spettacolo intorno alle 23:00, l'ultimo collegamento utile va verificato con attenzione e, nella maggior parte dei casi, conviene dormire a Roma. Se dormite in zona, tenete conto che l'Esquilino di notte è una parte di città viva e molto frequentata, con i suoi pregi e i suoi difetti; chi preferisce una passeggiata più tranquilla al rientro faccia base verso Monti o verso il Celio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il teatro non lo pagò un principe romano

Sul Brancaccio circola da anni una versione comoda e sbagliata, secondo la quale la sala sarebbe nata per volontà di un antico casato romano, e più di una volta il nome tirato in ballo è quello dei Colonna. La realtà documentata è un'altra e ha molto più sapore. Il denaro che costruì l'intero complesso arrivò dall'America: fu Mary Elizabeth Bradhurst Field, ricchissima esponente dell'alta società di New York, a finanziare l'operazione. Sua figlia, anche lei di nome Elizabeth, sposò il principe Salvatore Brancaccio portandogli una dote che all'epoca ammontava a un milione di dollari, una cifra che oggi corrisponderebbe a circa ventidue milioni. Il palazzo, insomma, è il frutto di un matrimonio fra il patriziato napoletano trapiantato a Roma e il capitale americano di fine Ottocento.

Mary Elizabeth aveva comprato nel 1879 dal comune di Roma la chiesa, il convento, l'orto e il giardino di Santa Maria della Purificazione ai Monti, beni finiti al demanio comunale dopo l'eversione dell'asse ecclesiastico. La proprietà si estendeva all'estremità del Colle Oppio, sopra le rovine delle Terme di Traiano, e comprendeva un grande parco cresciuto fra i ruderi, con dentro perfino una torre chiamata di Mecenate, quella da cui secondo Svetonio Nerone avrebbe guardato bruciare Roma nel 64 dopo Cristo. Buona parte di quel parco venne espropriata fra il 1935 e il 1936 per farne parco archeologico. Il teatro sorse nel 1916 all'angolo inferiore dell'isolato, su un terreno rimasto di proprietà Brancaccio.

E sul progettista le fonti non vanno d'accordo

Qui la faccenda diventa interessante per chi ama i dettagli. Sul nome di chi firmò il teatro le fonti divergono apertamente. Una ricostruzione attribuisce il progetto all'architetto Luca Carimini, poi realizzato materialmente dall'ingegner Carlo Sacconi dopo il completamento del palazzo. Un'altra ricostruzione indica invece l'ingegnere Giuseppe Sacconi, cioè il progettista del Vittoriano, come autore del progetto del Teatro Morgana. I nomi in gioco non sono intercambiabili e la differenza non è banale. Quello che è certo è il contesto: Palazzo Brancaccio ebbe una gestazione lunghissima, dal 1886 al 1912, passando per le mani di Gaetano Koch, poi di Luca Carimini fra il 1886 e il 1890, poi di Rodolfo Buti e Giuseppe Sacconi fra il 1893 e il 1922. Con un cantiere durato quasi quarant'anni e quattro firme diverse, l'incertezza sull'attribuzione di un corpo aggiunto all'estremità dell'isolato è quasi inevitabile.

Un teatro nato con un altro nome

Terzo fatto noto e poco ripetuto: il Brancaccio non si è sempre chiamato così. Aprì il 16 gennaio 1916 come Teatro Morgana, e soltanto più tardi prese il nome di Politeama Brancaccio, in memoria della proprietà originaria del terreno. Dal 1937 la sala fu usata anche come cinema, cosa che spiega la forma della platea e la mancanza dei palchetti laterali. Dopo anni di decadenza il teatro, passato di proprietà al Comune di Roma, fu restaurato e riaperto nel 1978 da Gigi Proietti e Gabriele Lavia. Il nome originario non è mai sparito del tutto: la saletta al secondo piano, oggi conosciuta come Brancaccino, per un certo periodo si chiamò nuovo Teatro Morgana, in omaggio dichiarato alla sala grande delle origini.

Il palazzo, oggi

Il complesso alle spalle del teatro è oggi diviso fra proprietari diversi. Gli esterni, cioè quello che rimane del parco con il laghetto, il gazebo e la Coffee House decorata dal pittore romano Francesco Gai, insieme all'atrio e a diverse sale interne, sono usati come sede per matrimoni ed eventi. L'ammezzato nobile, circa millesettecento metri quadrati rimasti di proprietà Brancaccio, ha ospitato dal 16 giugno 1958 al 31 ottobre 2017 il Museo nazionale d'arte orientale Giuseppe Tucci, prima che le collezioni fossero trasferite all'EUR dentro il Museo delle Civiltà. Oggi quello stesso piano accoglie uno spazio espositivo intitolato, non a caso, alla famiglia Field. Il che chiude il cerchio: il cognome della signora di New York che pagò tutto è tornato sulle porte del palazzo.

La foto giusta da fare a Roberto Vecchioni al Teatro Brancaccio

Dentro la sala, la regola è semplice

Durante lo spettacolo non si fotografa e non si riprende. Non è una fisima del teatro: è una condizione contrattuale che vale per quasi tutte le produzioni musicali in sala, e al Brancaccio il personale la fa rispettare con cortesia ma senza sconti. Il motivo, in un concerto come questo, è anche pratico: lo schermo acceso di un telefono in una platea al buio è visibile a venti file di distanza e disturba chi ascolta un monologo. Se volete una foto, fatela prima che si abbassino le luci o dopo gli applausi finali, quando il divieto decade e in genere nessuno dice nulla.

Lo scatto che vale davvero

La fotografia migliore della serata, secondo me, non è quella del palco. È quella dell'ingresso di Via Merulana verso le otto e mezza di sera, con la luce dei lampioni che comincia a prevalere sul cielo di fine settembre e il flusso di persone che entra. Mettetevi sul marciapiede opposto, il numero 244 dall'altra parte della strada, e inquadrate l'insegna con il fianco del palazzo che sale sopra la sala: è l'unica angolazione che racconta insieme le due cose, cioè un teatro piccolo incastrato sotto un palazzo enorme. Con il telefono in modalità notturna e le mani ferme viene benissimo, e non serve nessun cavalletto.

Il dettaglio che quasi nessuno fotografa

Se avete dieci minuti in più, salite di qualche decina di metri verso via Mecenate e giratevi a guardare lo spigolo dell'isolato. Da lì si vede la cosa che dalla Merulana sfugge: il volume del teatro è un corpo aggiunto, incollato sotto la mole del palazzo, con un'altezza e un linguaggio diversi. È il punto in cui la storia che ho raccontato poco sopra diventa visibile a occhio nudo. Verso le venti e trenta la luce radente di fine settembre disegna bene i piani, e viene fuori una fotografia che spiega l'edificio meglio di qualunque didascalia.

E dopo, all'uscita

Finito il concerto, alle undici passate, la Merulana svuota in fretta. Se invece di correre alla fermata scendete duecento metri verso il Laterano, vi trovate davanti la facciata di San Giovanni in Laterano illuminata e quasi deserta, che di notte è uno dei posti più fotogenici e meno affollati del centro. Nella direzione opposta, risalendo, c'è la fiancata di Santa Maria Maggiore. Due basiliche papali alle estremità della stessa strada, a venti minuti di camminata l'una dall'altra: è il genere di cortocircuito romano a cui ci si abitua e che invece andrebbe fotografato ogni volta.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

1916: l'inaugurazione

Il teatro apre le porte il 16 gennaio 1916, con il nome di Teatro Morgana, nel mezzo della Grande Guerra. È l'ultimo tassello di un cantiere immenso, quello di Palazzo Brancaccio, che era cominciato nel 1886 e si sarebbe chiuso soltanto nel 1912, e che rappresenta l'ultimo palazzo nobiliare costruito a Roma. La sala nasce in un quartiere che in quegli anni era in piena trasformazione: l'Esquilino umbertino era da poco stato tirato su, piazza Vittorio era una piazza nuova, e la Merulana era diventata l'asse di collegamento fra due basiliche che fino a pochi decenni prima erano separate da campagna e vigne.

1937: la sala diventa anche cinema

Dal 1937 lo spazio viene utilizzato anche come sala cinematografica. È il destino di moltissimi politeama italiani in quegli anni, e nel caso del Brancaccio lascia una traccia che si vede ancora: la platea larga e profonda, la doppia balconata frontale, l'assenza dei palchetti laterali. Chi entra oggi per un concerto si siede dentro una geometria pensata per due usi diversi, e proprio per questo particolarmente adatta a un concerto amplificato, dove conta che il suono raggiunga tutti i settori senza rimbalzare fra pareti curve.

Gli anni del varietà e della rivista

Nei decenni centrali del Novecento il palcoscenico del Brancaccio ospita i nomi che il pubblico romano considerava di casa: Ettore Petrolini, Totò, Aldo Fabrizi, Anna Magnani. Sono i protagonisti di una stagione in cui la distanza fra teatro popolare, rivista e cinema era sottilissima, e in cui una sala come questa, grande ma non enorme, funzionava da collegamento fra il pubblico di quartiere e i nomi nazionali. Su questo stesso palcoscenico è passato anche Giuseppe Di Stefano, uno dei tenori più importanti del secolo.

1968: Jimi Hendrix a Via Merulana

Il fatto che a molti romani risulta ancora difficile da credere: nel 1968 Jimi Hendrix suonò qui. In un teatro dell'Esquilino, a poche centinaia di metri da Santa Maria Maggiore, in una sala che pochi anni dopo sarebbe finita in stato di abbandono. Prima e dopo di lui sono passati Louis Armstrong, Fabrizio De André e Adriano Celentano. Quando il 30 settembre vi sederete ad ascoltare un uomo che canta di Samarcanda e di Marco Polo, tenete presente che quelle stesse assi hanno retto il peso di una Stratocaster di Hendrix: non cambia nulla dell'ascolto, ma cambia qualcosa del modo in cui si guarda il palco.

1978: la riapertura firmata Proietti e Lavia

Dopo anni difficili, con la sala ormai di proprietà del Comune di Roma, il Brancaccio viene restaurato e riaperto nel 1978 grazie a Gigi Proietti e Gabriele Lavia. È l'atto che salva il teatro e che lo riporta dentro il circuito vero della città. Proietti ne terrà poi la direzione artistica dal 2001 al 2007, passando il testimone a Maurizio Costanzo fino al 2010 e poi, dopo un biennio di gestione affidata a Stage Entertainment, ad Alessandro Longobardi, che dirige la sala dal 2012 e che arrivava dalla direzione del Teatro Sala Umberto.

Dal balletto al musical

Dopo la ristrutturazione, la sala si è dimostrata capace di reggere allestimenti molto diversi fra loro, dall'opera lirica alla prosa. Per alcuni anni il Brancaccio ha svolto la funzione di succursale del Teatro Costanzi, ospitando soprattutto il balletto. Negli ultimi tre lustri, invece, è diventato uno dei presidi romani del musical di grande formato, con produzioni che occupano il palcoscenico per settimane intere. Al secondo piano, infine, funziona il Brancaccino, una sala da un centinaio di posti con programmazione autonoma, che è il luogo dove a Roma si vedono spesso i lavori che nella sala grande non entrerebbero mai.

Chi è passato da Roberto Vecchioni al Teatro Brancaccio

I nomi del Novecento

L'elenco di chi ha calcato questo palcoscenico è uno di quelli che, letti tutti insieme, sembrano inventati. Petrolini, Totò, Anna Magnani e Aldo Fabrizi per il versante romano e per il teatro popolare. Giuseppe Di Stefano per la lirica. Louis Armstrong, Jimi Hendrix, Fabrizio De André e Adriano Celentano per la musica. Gigi Proietti e Gabriele Lavia come attori, come direttori e come salvatori della sala. Maurizio Costanzo come direttore artistico. È la stratificazione tipica dei teatri romani che hanno attraversato tutto il secolo senza cambiare mestiere.

La stagione intorno al 30 settembre

Nelle settimane che circondano il concerto di Vecchioni, il cartellone del Brancaccio dà bene l'idea di che cosa sia oggi questa sala. Il 24 settembre la serata è affidata a Deva Premal e Miten, fra il 26 e il 27 settembre passa il Groupe Acrobatique de Tanger con la regia e le coreografie di Raphaëlle Boitel, il 4 ottobre tocca a Giovanni Scifoni, il 9 ottobre a Francesco Renga, l'11 ottobre a Mr. Rain, il 13 ottobre a Benji e Fede. In mezzo al mese, dal 22 al 25 ottobre, arriva il musical Amélie con Giulia Ottonello, e dal 29 ottobre Il Principe d'Egitto. In pratica, nell'arco di quattro settimane, la stessa sala passa dal canto devozionale al circo contemporaneo, dal cantautorato al rap melodico, dal musical di importazione alla prosa.

Il resto della stagione, per chi vuole tornarci

Guardando più avanti, il Brancaccio mette in fila una serie di serate che meritano di essere segnate adesso. Il 16 novembre c'è la serata dedicata alle colonne sonore di Hans Zimmer con l'Ensemble Symphony Orchestra diretta da Giacomo Loprieno, il 17 novembre Steve Hackett con il suo programma su Genesis, il 20 novembre Michele Bravi, il 23 novembre Marco Goldin con il suo racconto su Monet. A dicembre la sala si riempie di appuntamenti: Lo Schiaccianoci dal 4 al 6, Arisa il 7, Giovanni Scifoni con Lorella Cuccarini in Aggiungi un posto a tavola dal 10 al 20, Mario Biondi il 14. Nel 2027 arrivano Arturo Brachetti a metà gennaio, Neri Marcorè con il suo Gaber dal 20 al 24 gennaio, e in febbraio il musical dedicato a Raffaella Carrà.

E, restando sulla canzone d'autore

Chi va al Brancaccio il 30 settembre perché ama la canzone d'autore italiana ha, nelle stesse settimane, un altro appuntamento romano da segnare: Francesco De Gregori tiene una lunga residenza al Teatro Sala Umberto dal 27 ottobre al 15 novembre. Due modi diversissimi di stare su un palco, due idee opposte di rapporto con il pubblico, e la stessa generazione. Metterli in fila nello stesso autunno è uno di quei lussi che Roma offre senza farci troppo caso.

Diciotto giorni: che cosa fare adesso, in ordine

Oggi

Prima cosa, decidere il settore e comprare. Seconda cosa, se avete il biglietto del 6 marzo in un cassetto, tiratelo fuori e controllate che sia integro e leggibile: quel titolo vale per il 30 settembre, ma un biglietto stampato e piegato per sei mesi può diventare illeggibile al lettore ottico, e in quel caso conviene passare in biglietteria prima della serata e non alle 20:55 del 30. Terza cosa, segnate sul telefono l'orario di inizio e quello dell'ultima corsa del mezzo con cui pensate di tornare.

Nei prossimi giorni

Ascoltate L'infinito, l'album del 2018, perché è la materia prima del primo tempo. Se avete voglia di andare oltre, recuperate Chiamami ancora amore, che è la canzone da cui nasce il titolo del tour, e, per chi vuole arrivare preparato sul versante letterario, il libro del 2024 che dà il nome allo spettacolo. Non serve altro: non c'è nessun esame da superare all'ingresso, e la parte migliore di una serata così è quella che non si è prevista.

Il giorno stesso

Il 30 settembre è un mercoledì. Significa traffico ordinario di rientro nel tardo pomeriggio, mezzi pubblici pieni fra le diciotto e le venti, e cucine dei ristoranti che lavorano normalmente. Calcolate l'arrivo in zona per le venti, la cena leggera o l'aperitivo entro le venti e quarantacinque, l'ingresso in sala alle venti e quindici o venti e trenta. Se venite con qualcuno che non conosce Vecchioni, spendete cinque minuti prima di entrare per spiegargli che si parlerà parecchio: eviterete la faccia perplessa dopo il primo monologo.

Perché vale la pena esserci

A ottantatré anni compiuti a giugno, con una carriera che ha attraversato sessant'anni di canzone italiana, Vecchioni potrebbe limitarsi a fare il giro dei successi e riempire comunque i teatri. Fa invece una cosa più scomoda: costruisce uno spettacolo che parte dal disco meno noto, lo tiene insieme con blocchi di racconto, e solo nella seconda metà concede il repertorio che tutti aspettano. È la scelta di uno che ha passato trent'anni in cattedra e che continua a pensare che l'ordine in cui si dicono le cose conti quanto le cose stesse. Non è un concerto comodo e proprio per questo è un concerto che si ricorda.

C'è poi il fattore sala. Un teatro da milleseicento posti è la dimensione esatta per questo repertorio: abbastanza grande da avere l'energia di un pubblico vero, abbastanza piccolo da permettere a una voce sola con una chitarra acustica di reggere l'ultima fila senza urlare. In una città che offre musica dal vivo ogni sera ma quasi sempre in spazi o troppo grandi o troppo piccoli, una serata come questa in una sala come questa è un incastro che non capita spesso. E il fatto che quelle assi abbiano retto Petrolini, Anna Magnani e Jimi Hendrix, in un edificio pagato da una signora di New York nell'Ottocento, aggiunge a tutto quanto una profondità di campo che a Roma si dà per scontata e non lo è.

Chi arriva da fuori città e vuole costruire intorno a questa data un paio di giorni romani, o chi organizza la serata per un gruppo e deve far quadrare orari, ingressi e spostamenti, trova materiale utile nei nostri progetti collegati: su italyplanner.com mettiamo insieme itinerari e informazioni pratiche per chi viaggia in Italia e vuole incastrare spettacoli, musei e trasferimenti senza bruciare giornate intere; su tourleaderpro.com lavoriamo invece dal lato di chi accompagna i gruppi, con strumenti e materiali pensati per guide e accompagnatori che devono gestire prenotazioni collettive, tempi di ingresso e serate come questa. Il resto del calendario romano, teatro per teatro e mese per mese, lo trovate sulle nostre pagine dedicate ai concerti e agli spettacoli della città.

Contact Information

Data Evento30 Settembre 2026
IndirizzoTeatro Brancaccio, Via Merulana 244, Roma RM Roma Città
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