Passetto del Biscione
Il Passetto del Biscione è il passaggio coperto che unisce via di Grotta Pinta a piazza del Biscione, a un passo da Campo de' Fiori, nel rione Parione: l'ingresso lato piazza si apre sotto Palazzo Orsini Pio Righetti, quello opposto scende in via di Grotta Pinta, la stradina a mezzaluna dietro il Cinema Farnese. L'accesso è libero e gratuito, non esiste biglietteria e non serve prenotare; il passaggio resta percorribile durante il giorno e viene chiuso la sera, quindi conviene arrivarci con la luce. I mezzi utili sono quelli di corso Vittorio Emanuele II e di largo di Torre Argentina: i bus 40, 46, 62, 64, 70, 87, 190F, 492 e 916 fermano a corso Vittorio Emanuele II/Navona o a largo Argentina, il tram 8 arriva in largo Argentina da Trastevere, e dalla fermata della metro A Spagna o dalla B Colosseo si cambia comunque su bus di superficie. A piedi sono cinque minuti da piazza Navona, quattro da Campo de' Fiori, sette dall'area archeologica di largo Argentina. Il restauro e la cura degli affreschi si devono al Centro studi Cappella Orsini, che ha sede nell'ex chiesa di Santa Maria in Grottapinta affacciata sullo stesso isolato; per eventuali aperture straordinarie della Cappella conviene rivolgersi direttamente a loro.
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✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo un giro a piedi in questo quadrante, vale la pena leggere anche la pagina su Campo de' Fiori: il Passetto è a meno di duecento metri dal monumento a Giordano Bruno e i due luoghi si raccontano bene insieme.

Dove si trova davvero il Passetto del Biscione
Il problema del Passetto del Biscione non è la distanza, è la soglia. Chi arriva da Campo de' Fiori e imbocca piazza del Biscione si trova davanti una piazzetta stretta, occupata da tavolini e insegne, e l'imboccatura del passaggio somiglia a un portone di servizio più che a un monumento. Ci si passa davanti tre volte prima di accorgersene. Vale la pena tenere a mente due riferimenti fisici: il fianco di Palazzo Orsini Pio Righetti con i suoi timpani abitati da leoni e aquile, e l'insegna del Cinema Farnese sull'angolo opposto della piazza grande. Il varco è fra i due.
L'ingresso di piazza del Biscione
Da questo lato il Passetto del Biscione si presenta come un arco basso incassato nella cortina degli edifici. È l'ingresso che quasi tutti i visitatori usano, perché piazza del Biscione è la naturale prosecuzione di Campo de' Fiori verso oriente. L'arco fu parzialmente tamponato alla fine del Settecento per dare una sistemazione più decorosa al tabernacolo mariano che vi era custodito: la forma stretta e un po' storta che si vede oggi non è quella originaria, è il risultato di quell'intervento devozionale. Chi guarda in alto prima di entrare vede già l'attacco della volta decorata.
L'ingresso di via di Grotta Pinta
Dall'altra parte si sbuca in via di Grotta Pinta, e questa è l'uscita che consiglio, perché produce l'effetto giusto: si esce da un corridoio buio e ci si ritrova in una strada curva, senza capire subito perché sia curva. La curvatura non è un capriccio medievale. È il profilo della cavea del Teatro di Pompeo, rimasto impresso nel tessuto edilizio come un fossile. Il nome della strada, del resto, nasce proprio dal passaggio: per secoli lo chiamarono Arco di Grotta Dipinta, perché a Roma si diceva grotta qualunque anfratto buio, e questo anfratto era dipinto.
Come arrivare al Passetto del Biscione con i mezzi
Nessuna linea di metropolitana arriva in questo settore del centro storico, ed è bene saperlo in partenza. Il capolinea pratico è largo di Torre Argentina, servito dal tram 8 e da una quantità di autobus; da lì si percorre corso Vittorio Emanuele II per duecento metri, si scende su via dei Chiavari o su via del Paradiso e in cinque minuti si è in piazza del Biscione. Chi arriva dal Vaticano o da piazza Venezia trova le fermate di corso Vittorio Emanuele II/Navona altrettanto comode. In taxi o in auto è inutile insistere: l'area è pedonale o a traffico limitato quasi in permanenza, e i sanpietrini di via di Grotta Pinta scoraggiano anche i più determinati.
Che cosa si vede dentro il Passetto del Biscione
Il passaggio è lungo poche decine di metri e si attraversa in meno di un minuto, ma è uno di quei luoghi dove la fretta è il vero nemico. Chi entra con il telefono in mano e la testa altrove esce dall'altra parte senza aver visto nulla. Chi si ferma trenta secondi e alza lo sguardo si accorge che la volta è interamente decorata, che le pareti conservano finte architetture e che in fondo, sopra un'edicola, c'è un'immagine della Madonna.
La volta dipinta del Passetto del Biscione
La decorazione recuperata dal restauro è di gusto tardo cinquecentesco e seicentesco: putti, finte colonne, festoni vegetali, cornici architettoniche dipinte a inganno prospettico. Non è un ciclo d'autore e nessuna fonte seria gli attribuisce un nome celebre: è pittura decorativa di bottega, quella che a Roma copriva migliaia di metri quadrati di androni, scale e passaggi e che proprio per questo è quasi tutta perduta. Il suo valore è la rarità del sopravvissuto, non la firma. Una parte della decorazione è stata reintegrata durante il restauro seguendo il disegno originale, e questo va detto per onestà: quello che si vede è in parte recupero, in parte ricostruzione filologica.
L'angelo sulla volta e l'edicola mariana
Sulla volta compare la figura di un angelo, ed è il dettaglio che quasi tutti fotografano. Sotto, l'edicola ospita oggi un dipinto della Madonna eseguito dalla pittrice contemporanea Raffaella Curti, collocato in occasione del recupero. Non è un falso storico e non pretende di esserlo: è una sostituzione dichiarata, che rimette al suo posto una funzione devozionale interrotta da decenni. L'originale seicentesco non è più qui, e su questo torniamo fra poco.
Le strutture antiche visibili dal Passetto del Biscione
Nei sotterranei dei palazzi che circondano il passaggio si conservano murature in opera reticolata appartenenti alle sostruzioni del teatro antico. Non sono visitabili passando dal Passetto: fanno parte di cantine, magazzini e locali privati, alcuni dei quali oggi ospitano ristoranti e alberghi che li mostrano ai clienti. Il Passetto del Biscione è però l'unico punto in cui quel sistema di accessi resta percorribile da chiunque, gratuitamente, senza chiedere permesso a nessuno. È questa la sua singolarità.
Il Teatro di Pompeo sotto il Passetto del Biscione
Per capire il Passetto del Biscione bisogna smettere di guardarlo come un vicolo e cominciare a guardarlo come una porta. Sopra e intorno c'è Roma barocca; sotto e dentro c'è il primo teatro stabile in muratura mai costruito nella città, un edificio che cambiò l'urbanistica del Campo Marzio meridionale e che nessun romano di oggi ha mai visto per intero.
Perché Gneo Pompeo Magno costruì un teatro in muratura
Fino alla metà del I secolo a.C. Roma aveva teatri di legno, montati per le feste e smontati subito dopo. La ragione era ideologica prima che tecnica: il Senato considerava il teatro stabile una scuola di ozio greco e ne aveva ostacolato la costruzione a più riprese. Pompeo, tornato dalle campagne d'Oriente carico di gloria e di denaro, decise di forzare la consuetudine. Il cantiere si svolse fra il 61 e il 55 a.C. e produsse un complesso monumentale che non aveva paragoni in Italia.
Il tempio di Venere Vincitrice in cima alla cavea
L'espediente con cui Pompeo aggirò l'ostilità dei conservatori è raccontato dalle fonti antiche ed è diventato un classico della storia dell'architettura: in cima alla gradinata fece erigere un tempio dedicato a Venere Vincitrice, la dea alla quale attribuiva le proprie vittorie. Così le gradinate potevano essere presentate come la scalinata monumentale di un santuario, e l'edificio nel suo insieme assumeva carattere sacro. Se la formula fosse un'astuzia giuridica reale o una lettura elaborata dagli storici successivi resta materia di discussione fra gli studiosi; le fonti antiche la riportano come fatto, la critica moderna la ridimensiona a giustificazione propagandistica.
I numeri della cavea e il profilo che si legge ancora oggi
Le cifre tramandate parlano di una cavea di circa 150 metri di diametro e di una capienza stimata intorno ai 30.000 spettatori: numeri che vanno presi come ordini di grandezza, non come misure da collaudo. Quello che invece si misura con i piedi è il profilo. Percorrendo via di Grotta Pinta si segue esattamente la curva interna della gradinata; gli edifici costruiti nei secoli successivi si sono appoggiati alle strutture antiche invece di demolirle, e ne hanno ereditato la forma. È uno dei pochi casi al mondo in cui la pianta di un monumento scomparso si legge camminando in una strada abitata.
Il portico, i platani e i quattordici simulacri
Dietro la scena si estendeva un portico enorme, dell'ordine dei 180 metri per 135, con colonne di granito, boschetti di platani, fontane e opere d'arte: una delle prime grandi aree verdi pubbliche di Roma, pensata per il passeggio e per il riparo dalla pioggia durante gli spettacoli. Le fonti ricordano una serie di quattordici statue che rappresentavano le nazioni sottomesse da Pompeo, una dichiarazione politica travestita da arredo urbano. Di quel giardino monumentale oggi non resta nulla in superficie, ma la sua estensione copriva buona parte dell'area compresa fra il Passetto del Biscione e largo di Torre Argentina.
L'inaugurazione del 55 a.C.
L'apertura durò giorni e fu, per gli standard romani, smisurata: tragedie greche, commedie, spettacoli con centinaia di animali, distribuzioni di vino e cibo alla folla. Le fonti antiche riportano cifre spettacolari, seicento muli portati in scena e migliaia di recipienti di vino, che vanno lette come cifre di propaganda più che come inventari. Cicerone, che assistette, ne scrisse con fastidio: trovava lo sfarzo volgare e gli spettacoli con le fiere penosi. Su un punto però tutti gli autori concordano: Roma non aveva mai visto niente di simile.
Le idi di marzo del 44 a.C.
Annessa al portico c'era una grande aula, la Curia di Pompeo, che il Senato usava quando la Curia del Foro era inagibile. Lì, il 15 marzo del 44 a.C., Gaio Giulio Cesare fu assassinato. Le fonti raccontano che cadde ai piedi della statua di Pompeo, dettaglio che gli antichi lessero subito come una vendetta postuma del rivale sconfitto a Farsalo. L'aula è stata identificata nelle strutture che si trovano dietro il tempio B dell'area sacra di largo Argentina, oggi visibili dal percorso archeologico: chi attraversa il Passetto del Biscione e poi cammina per sette minuti verso levante arriva, letteralmente, sul luogo di uno degli omicidi politici più celebri della storia. Conviene raccontarlo con prudenza: l'identificazione è largamente accettata dagli archeologi, non è una certezza epigrafica.
Che fine ha fatto il Teatro di Pompeo
Il teatro fu incendiato e restaurato più volte in epoca imperiale, poi, con la fine del mondo antico, smise di funzionare. Nel Medioevo divenne una cava: i marmi furono asportati per essere reimpiegati o ridotti in calce, le strutture in cementizio vennero inglobate in case, torri e chiese. La famiglia Orsini vi impiantò le proprie fortificazioni urbane. Nel 1864 dagli scavi della zona emerse una colossale statua bronzea dorata di Ercole, alta circa quattro metri, oggi conservata nei Musei Vaticani: uno dei ritrovamenti più clamorosi dell'Ottocento romano.

Perché si chiama Passetto del Biscione
Il toponimo Biscione indica questa zona almeno dal Quattrocento e la sua origine ha due spiegazioni concorrenti. Nessuna delle due è dimostrata da un documento, e chi vi racconta il contrario semplifica.
L'anguilla degli Orsini
La prima ipotesi, e la più accreditata dagli studiosi di toponomastica romana, lega il nome allo stemma di un ramo della famiglia Orsini, nel quale compare la figura di un'anguilla. Gli Orsini possedevano qui il palazzo che oggi chiamiamo Palazzo Orsini Pio Righetti e controllavano l'intero isolato costruito sulle rovine del teatro. Un popolo che vede un'anguilla scolpita su un portone nobiliare la chiama biscia, e da biscia a biscione il passo è breve.
L'osteria dei milanesi e il serpente visconteo
La seconda ipotesi racconta di un'osteria gestita da milanesi che esponeva come insegna il serpente dei Visconti, signori di Milano dal 1277. È una spiegazione affascinante e molto ripetuta, ma nessuna fonte ne documenta l'esistenza; va trattata come tradizione orale, non come fatto accertato. Ha però un pregio: ricorda che in questa piazza le insegne delle osterie erano il vero sistema di indirizzi di una città senza numeri civici.
Arco di Grotta Dipinta, il nome antico del Passetto del Biscione
Prima che si affermasse il nome attuale, il passaggio era noto come Arco di Grotta Dipinta, e da quel nome deriva quello della strada che ci sbuca dentro, via di Grotta Pinta. Il termine grotta, a Roma, non indicava una caverna naturale: designava qualunque ambiente buio e voltato, comprese le rovine antiche interrate. Dipinta, perché la volta era decorata. Il nome, insomma, è una descrizione: il buco dipinto.
Una curiosità su Passetto del Biscione
Da questo passaggio, secondo la tradizione romana, nasce il modo di dire cercare Maria per Roma, che si usa ancora oggi quando qualcuno si mette a inseguire una cosa introvabile. L'immagine della Madonna custodita nell'edicola era così nascosta, in un anfratto buio incastrato fra due strade che quasi nessuno percorreva, che i pellegrini e i devoti arrivati in città con l'indicazione generica di andare a venerare quella Vergine potevano girare ore senza trovarla. La leggenda popolare è quasi certamente una ricostruzione a posteriori, una di quelle etimologie affettuose che i romani costruiscono per spiegare le proprie espressioni; ma dice qualcosa di vero sul luogo, e cioè che il Passetto del Biscione è sempre stato difficile da trovare anche per chi lo cercava apposta.
La curiosità si allarga se si pensa a quanti proverbi romani nascono da un luogo fisico preciso e sopravvivono al luogo stesso. Qui è successo il contrario: il modo di dire è rimasto vivo nella lingua parlata, e il posto che lo ha generato è rimasto vivo anche lui, scampando a demolizioni, sventramenti ottocenteschi e decenni di incuria. Vale la pena entrare pensando a questo: si sta camminando dentro un proverbio. E c'è un dettaglio che pochi notano: il modo di dire funziona ancora perché il Passetto non ha mai avuto un'insegna. Nessuna targa turistica, nessun cartello luminoso. Chi ci arriva, ci arriva perché lo cercava.
Santa Maria in Grottapinta e la Cappella Orsini
Accanto al Passetto del Biscione, sullo stesso isolato, si trova un edificio religioso che quasi nessun visitatore collega al passaggio: l'ex chiesa di Santa Maria in Grottapinta, impiantata sulle strutture della cavea. Le origini risalgono all'XI secolo; la consacrazione documentata è del 1343; nel 1599 gli Orsini ne rimaneggiarono l'impianto romanico trasformandola nella cappella gentilizia del loro palazzo. Nell'Ottocento ospitò un istituto per orfani, poi fu sconsacrata e abbandonata. Nel 1889, curiosamente, vi si insediò la prima sede dell'Accademia romana dei cuochi e dei pasticceri.
Il Centro studi Cappella Orsini e il Passetto del Biscione
Oggi lo spazio è assegnato al Centro studi Cappella Orsini, scuola d'arte e centro di ricerche culturali e antropologiche, che nel 2013 ottenne le autorizzazioni per intervenire sul passaggio e che finanziò per intero il cantiere di restauro, senza contributi pubblici. È un caso raro: un privato che spende per recuperare un bene che poi rimane aperto a tutti e gratuito. Chi passa e trova il portone della Cappella aperto per un evento faccia un passo dentro: la sala conserva l'andamento curvo delle strutture antiche e si capisce in un istante dove ci si trova.
Una cosa che non ti dice nessuno su Passetto del Biscione
L'immagine sacra che ha reso celebre il passaggio non è più dentro il passaggio, e questo nessuna guida lo spiega con chiarezza. Il dipinto storico è opera di Scipione Pulzone da Gaeta, pittore attivo a Roma nella seconda metà del Cinquecento, e risale al 1594; proveniva dalla vicina chiesa di Santa Maria in Grottapinta e fu poi trasferito, secondo le fonti nel 1663, nella chiesa di San Carlo ai Catinari, dove si conserva. Le fonti oscillano sul titolo mariano con cui l'opera va indicata, e la prudenza impone di riferirsi semplicemente alla Madonna del Pulzone: chi vuole vedere l'originale deve andare a San Carlo ai Catinari, a quattro minuti a piedi lungo via dei Giubbonari e via Arenula, non nel Passetto.
La seconda parte della cosa che nessuno dice riguarda il periodo successivo. Portata via l'opera del Pulzone, nell'edicola si alternarono per due secoli altre immagini devozionali, sistematicamente rubate o danneggiate. Nel Novecento il passaggio divenne un deposito di rifiuti e un orinatoio a cielo chiuso, e per decenni nessuno ci passò se non per necessità. La frase che il promotore del restauro ha usato per descrivere quella situazione è rimasta: nel passetto non camminava più nessuno. Il dipinto che oggi si vede nell'edicola è quindi il terzo o il quarto capitolo di una storia di sostituzioni, non un originale sopravvissuto. Saperlo non toglie niente al luogo: gli restituisce la sua vera natura di cosa viva, rifatta e rimessa in uso più volte.
Palazzo Orsini Pio Righetti e piazza del Biscione
Il palazzo che incombe sul Passetto del Biscione merita qualche minuto in più di quanti gliene concede il turista medio. La prima fabbrica risale al 1450 circa e si deve al cardinale Francesco Condulmer; nel 1494 l'edificio passò agli Orsini, che vi aggiunsero un orologio sulla torre detta Arpacata, tanto che i romani presero a chiamarlo Palazzo dell'Orologio. La sistemazione che vediamo oggi è del 1667 e si deve all'architetto Camillo Arcucci, che ridisegnò la facciata su due ordini con i timpani delle finestre popolati da leoni e aquile, emblemi araldici dei Pio di Savoia. Il cognome Righetti arriva più tardi, con la famiglia che acquisì l'immobile nell'Ottocento.
Il rilievo delle vetture di rimessa
Sul lato opposto della piazzetta si conserva un piccolo edificio decorato che fu prima scuderia del palazzo e poi rimessa per il noleggio di carrozze. Il rilievo con l'iscrizione che ricorda le vetture di rimessa di Augusto Pisani è ancora leggibile: è il genere di dettaglio che si fotografa poco e che racconta più di una targa, perché documenta il passaggio dalla Roma dei nobili a quella dei servizi urbani di fine Ottocento.
Il consiglio che ti do per visitare Passetto del Biscione
Andateci presto la mattina, fra le otto e le nove e mezza, e percorretelo da piazza del Biscione verso via di Grotta Pinta. Il motivo è pratico prima che estetico: a quell'ora i tavolini dei locali non hanno ancora invaso la piazzetta, la luce radente entra dall'arco e illumina la volta senza bisogno di flash, e soprattutto non c'è nessuno. Un passaggio di pochi metri con dentro quattro persone che fotografano smette di funzionare. Alle otto del mattino ci siete voi e il custode che apre il bar.
Secondo consiglio, e qui sono categorico: non trattatelo come una attrazione singola. Da solo, il Passetto del Biscione delude chiunque si aspetti un monumento. Funziona dentro un percorso di un'ora e mezza che parte da largo Argentina, attraversa via dei Barbieri e via dei Chiavari, entra nel passaggio, esce su via di Grotta Pinta seguendo la curva della cavea, sbuca a Campo de' Fiori e prosegue verso Palazzo Spada e il Tevere. Raccontato così, diventa il cardine di una passeggiata; raccontato come tappa isolata, diventa un vicolo.
Terzo: portate una torcia o usate quella del telefono, ma puntatela sulla volta e non negli occhi di chi arriva dall'altra parte. La decorazione si legge molto meglio con una luce radente che con il sole pieno, e nei mesi invernali il passaggio resta scuro tutto il giorno. Se viaggiate con un gruppo, fatelo entrare a scaglioni di quattro o cinque persone: è l'unico modo di farlo vedere davvero.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il 9 luglio 1796 la Madonna del Passetto del Biscione avrebbe mosso gli occhi. Il racconto, tramandato dalle cronache devozionali dell'epoca, descrive un'immagine che apre e chiude le palpebre, segue con le pupille la folla accorsa e assume un colorito più acceso. L'episodio è noto ai romani appassionati di storia locale, ma quasi mai viene inquadrato dove va inquadrato, e cioè dentro un fenomeno collettivo.
Nell'estate del 1796 le armate francesi avanzavano in Italia e lo Stato pontificio era in crisi aperta. Fra giugno e l'autunno di quell'anno furono segnalati a Roma e in decine di città dello Stato episodi analoghi: immagini mariane che muovevano gli occhi, lacrimavano o cambiavano espressione. Le autorità ecclesiastiche aprirono processi informativi, raccolsero centinaia di testimonianze giurate e riconobbero ufficialmente una parte dei casi. Gli storici moderni leggono quell'ondata come una reazione collettiva all'angoscia politica e militare del momento, senza che questo richieda di dare dei bugiardi ai testimoni.
La conseguenza materiale, per il Passetto del Biscione, fu concreta: per dare al tabernacolo una collocazione più dignitosa e per gestire l'afflusso dei devoti si decise di chiudere parzialmente uno dei due ingressi del passaggio. La forma stretta e asimmetrica che il Passetto conserva oggi nasce da quel cantiere devozionale di fine Settecento. Chi entra da piazza del Biscione e trova l'arco più basso del previsto sta attraversando la conseguenza architettonica di un presunto miracolo.

La foto giusta da fare a Passetto del Biscione
La fotografia che funziona è una sola e va costruita, non improvvisata. Ci si mette all'interno del passaggio, spalle all'edicola, e si inquadra l'arco di uscita verso via di Grotta Pinta tenendo la volta dipinta nella parte alta del fotogramma e il rettangolo di luce della strada in fondo. Il contrasto fra il buio decorato e la luce esterna è il soggetto: la volta racconta il Seicento, il taglio di luce racconta la strada curva del teatro antico. Occorre appoggiare il telefono o la fotocamera a una parete, perché senza stabilizzazione l'immagine viene mossa: qui i tempi di posa si allungano sempre.
Due errori ricorrenti. Il primo è usare il flash: appiattisce la volta e cancella proprio le finte architetture che si volevano mostrare. Il secondo è fotografare l'edicola frontalmente e in pieno, ottenendo un'immagine banale che somiglia a mille altre edicole romane. Molto meglio lasciarla di taglio, in penombra, sul bordo del fotogramma.
La seconda inquadratura da portarsi a casa non è dentro il passaggio ma fuori: uscite su via di Grotta Pinta, camminate una ventina di metri e voltatevi. Da lì si vede la strada piegare in un arco regolare, con le facciate che seguono la curva. Quella foto, apparentemente banale, è l'unica immagine esistente della cavea del Teatro di Pompeo: non esiste altro modo di fotografare un edificio scomparso duemila anni fa. Se avete un obiettivo grandangolare, usatelo qui e non dentro il Passetto del Biscione.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è il cantiere stesso, fra il 61 e il 55 a.C.: la costruzione del primo teatro stabile in muratura di Roma, con l'espediente del tempio di Venere Vincitrice in cima alle gradinate, cambiò per sempre il modo in cui la città concepiva gli spazi dello spettacolo. Tutti i teatri romani successivi, dal Teatro di Marcello in giù, discendono da quel modello.
Il secondo è l'inaugurazione del 55 a.C., con giorni di rappresentazioni, cacce e distribuzioni alla plebe, e con la reazione infastidita di Cicerone, che nelle sue lettere giudicò lo sfarzo eccessivo e gli spettacoli con gli animali sgradevoli. È una delle prime critiche teatrali conservate della storia occidentale, ed è stroncante.
Il terzo è il 15 marzo del 44 a.C.: l'assassinio di Cesare nella Curia annessa al portico di Pompeo, a poche centinaia di metri da dove oggi si apre il Passetto del Biscione. Quell'unico pomeriggio ha prodotto la guerra civile, la fine della repubblica e il principato di Augusto.
Il quarto è la lunga dissoluzione medievale: lo smontaggio del teatro come cava di materiali, l'inglobamento delle strutture nelle case e nelle fortificazioni degli Orsini, la nascita di quel tessuto edilizio curvo che oggi conserva la memoria del monumento meglio di qualunque scavo.
Il quinto è il 9 luglio 1796, con l'episodio della Madonna che muove gli occhi e la conseguente chiusura parziale di un ingresso del passaggio.
Il sesto è il 1864, quando gli scavi nella zona restituirono la statua bronzea dorata di Ercole alta circa quattro metri, oggi ai Musei Vaticani: uno dei pochissimi grandi bronzi antichi giunti fino a noi, e il ritrovamento che più di ogni altro ha ricordato ai romani dell'Ottocento che cosa avevano sotto i piedi.
Il settimo e ultimo è recentissimo: il cantiere di restauro promosso e finanziato dal Centro studi Cappella Orsini, autorizzato nel 2013, condotto negli anni successivi e concluso con la riapertura ufficiale del passaggio nel 2016. Un luogo che era diventato una discarica è tornato a essere una strada percorribile e un piccolo ambiente decorato visitabile gratuitamente.
Chi è passato da Passetto del Biscione
Il primo nome è quello di Gneo Pompeo Magno, che qui costruì il proprio monumento politico e che dalle gradinate del suo teatro guardava la Roma che aveva conquistato. Il secondo è Gaio Giulio Cesare, che nel complesso pompeiano trovò la morte nel 44 a.C.: non esattamente nel passaggio, ma nell'aula annessa allo stesso portico, a pochi minuti di cammino. Il terzo è Marco Tullio Cicerone, spettatore riluttante dell'inaugurazione e testimone scritto di quei giorni.
Scendendo nei secoli, il luogo appartiene agli Orsini, che dal 1494 dominarono l'isolato dal loro palazzo con l'orologio, e ai Pio di Savoia, che ne ereditarono la proprietà e vi lasciarono le proprie aquile e i propri leoni sui timpani delle finestre. Per il Seicento il nome che conta è quello di Scipione Pulzone da Gaeta, il cui dipinto del 1594 fece del passaggio una meta devozionale; Camillo Arcucci è invece l'architetto che nel 1667 diede al palazzo la facciata attuale.
Poi ci sono i passanti anonimi che hanno fatto la fama del posto: i pellegrini che cercavano la Madonna e non la trovavano, generando il proverbio; i devoti accorsi in massa nel luglio del 1796; gli abitanti del rione Parione che per generazioni hanno usato il Passetto del Biscione come scorciatoia domestica fra due strade, senza sapere di attraversare un accesso del teatro di Pompeo.
Nel presente, il nome da ricordare è quello della pittrice Raffaella Curti, autrice del dipinto della Madonna oggi esposto nell'edicola, e quello dei promotori del Centro studi Cappella Orsini che hanno pagato il restauro. Aggiungo i registi e i fotografi: la piazza e il passaggio, con il Cinema Farnese a due passi, sono comparsi in più di un film e in innumerevoli servizi fotografici sulla Roma meno battuta. Chi cammina qui cammina in un luogo che ha avuto molte vite e nessuna targa.
Dal degrado alla riapertura del Passetto del Biscione
Per gran parte del Novecento il passaggio fu abbandonato. Il tabernacolo restava vuoto o occupato da immagini di poco conto, regolarmente rubate o vandalizzate; l'ambiente serviva da ricovero notturno e da deposito di immondizia; gli affreschi erano coperti da uno strato nero di sporco e di fumo. La zona intorno, fra Campo de' Fiori e piazza del Biscione, viveva la sua stagione di movida notturna e il Passetto ne raccoglieva gli scarti.
Il cantiere e la riapertura del 2016
L'operazione partì dal Centro studi Cappella Orsini, che nel 2013 ottenne le autorizzazioni necessarie dall'amministrazione comunale e dagli organi di tutela del patrimonio, e che finanziò l'intervento con risorse proprie. Il cantiere comportò la pulitura delle superfici, il consolidamento degli intonaci, il recupero degli stucchi e la reintegrazione delle parti perdute della decorazione seguendo il disegno superstite. Il passaggio è stato riconsegnato alla città nel 2016 con la nuova immagine mariana nell'edicola. Da allora il Passetto del Biscione è tornato a essere quello che era: una scorciatoia che i romani usano e una piccola meraviglia che i visitatori scoprono per caso.
Cosa vedere intorno al Passetto del Biscione
Nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra una delle maggiori densità di monumenti d'Europa. Ecco come lo organizzo quando accompagno un gruppo.
Campo de' Fiori a due minuti dal Passetto del Biscione
La piazza prende il nome dal prato fiorito e dagli orti che la occupavano nel Quattrocento; fu lastricata sotto Callisto III intorno al 1456 e divenne uno snodo del percorso dei pellegrini verso San Pietro. Qui il 17 febbraio 1600 fu arso vivo Giordano Bruno, e il monumento in bronzo che lo ricorda, opera di Ettore Ferrari, fu inaugurato il 9 giugno 1889 fra grandi polemiche fra Stato e Chiesa. Il mercato ortofrutticolo si trasferì qui da piazza Navona nel 1869. Il racconto completo è nella pagina su Campo de' Fiori.
L'area sacra di largo Argentina e la curia di Cesare
Sette minuti a piedi verso levante. I quattro templi repubblicani, indicati convenzionalmente con le lettere A, B, C e D, emersero durante le demolizioni del 1926 e l'area fu inaugurata nel 1929. Dal giugno 2023 il sito è percorribile con passerelle accessibili, pannelli tattili e due ambienti espositivi; dietro il tempio B si trovano le strutture identificate con la Curia di Pompeo. Il sito ufficiale della Sovrintendenza capitolina indica un biglietto intero di 7 euro e un ridotto di 4 euro per i non residenti, con apertura da martedì a domenica e orario che cambia fra stagione invernale ed estiva: conviene controllare prima di partire. La pagina dedicata è quella su largo Argentina, e vale la pena leggere anche quella sulla Crypta Balbi, che spiega la stratificazione del Campo Marzio meglio di qualunque altro museo romano.
Palazzo Spada, piazza Navona e il Campo Marzio
Cinque minuti a occidente c'è la Galleria Spada con la prospettiva borrominiana che tutti provano a fotografare e quasi nessuno riesce a rendere. A nord, oltre corso Vittorio Emanuele II, si apre piazza Navona sulla forma dello stadio di Domiziano, e poco distanti si trovano Palazzo Altemps, la chiesa di San Luigi dei Francesi con i Caravaggio della cappella Contarelli e la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza. Sul corso, la basilica di Sant'Andrea della Valle è a trecento metri dal Passetto del Biscione e ha la seconda cupola più alta di Roma.
Verso il Tevere, il Ghetto e l'Isola Tiberina
Prendendo via dei Giubbonari si arriva a via Arenula e da lì al quartiere ebraico, con il Museo Ebraico di Roma e la Sinagoga; un ponte più in là c'è l'Isola Tiberina. In direzione opposta, su via del Pellegrino e via Giulia, si incontra la basilica di San Giovanni dei Fiorentini. Chi vuole chiudere la giornata con l'antico può salire ai Musei Capitolini, e chi viaggia con un budget stretto farà bene a consultare la pagina sui musei gratis a Roma.
Il Passetto del Biscione con i bambini
Funziona, e funziona meglio di molti musei. Un tunnel buio con un angelo dipinto sul soffitto e una storia di statue che muovono gli occhi tiene un bambino di otto anni molto più di una sala di sarcofagi. Il gioco che uso sempre: far entrare i ragazzini da piazza del Biscione senza dire niente, farli uscire su via di Grotta Pinta e chiedere loro perché la strada sia curva. Quando si spiega che stanno camminando dentro la sagoma di un teatro da trentamila persone svanito duemila anni fa, il colpo va a segno. Il passaggio è breve, non ha gradini impegnativi e non richiede silenzio: due caratteristiche che con i bambini contano.
Accessibilità del Passetto del Biscione
Il passaggio è pianeggiante e privo di gradini, ma stretto, con pavimentazione irregolare in sanpietrini e con un dislivello ai raccordi con le due strade. Una carrozzina manuale con accompagnatore passa; una elettrica di grandi dimensioni può trovare difficoltà nel punto più angusto, e le strade di accesso sono anch'esse in sanpietrini. Non ci sono servizi igienici, non c'è illuminazione dedicata oltre a quella minima, non c'è personale sul posto. Chi ha problemi di vista tenga presente che l'interno è molto buio anche di giorno.
Quando andare al Passetto del Biscione
La mattina presto, in qualunque stagione. Da aprile a ottobre la piazzetta si riempie di tavolini entro le undici e il passaggio perde il suo carattere; d'inverno il buio arriva presto e alle cinque del pomeriggio non si vede più niente della volta. I giorni di mercato a Campo de' Fiori, dal lunedì al sabato mattina, sono perfetti per abbinare le due cose: si fa il mercato alle otto e mezza e il Passetto alle nove. La domenica la zona è più quieta ma il mercato non c'è. Evitate il venerdì e il sabato sera: la movida di Campo de' Fiori arriva fin qui, e non è il momento giusto per guardare un affresco.
Domande veloci su Passetto del Biscione
Dove si trova il Passetto del Biscione?
Fra piazza del Biscione e via di Grotta Pinta, nel rione Parione, a poche decine di metri da Campo de' Fiori, sotto Palazzo Orsini Pio Righetti.
Quanto costa visitare il Passetto del Biscione?
Niente. È un passaggio pubblico ad accesso libero e gratuito, senza biglietteria e senza prenotazione.
Quali sono gli orari del Passetto del Biscione?
Il passaggio è percorribile durante il giorno e viene chiuso la sera. Non esiste un orario di museo: per le aperture della Cappella Orsini adiacente conviene contattare il Centro studi che la gestisce.
Serve prenotare per entrare nel Passetto del Biscione?
No, non serve alcuna prenotazione e non esistono biglietti.
Quanto tempo serve per visitare il Passetto del Biscione?
Cinque minuti se ci si ferma a guardare la volta, dieci se si legge anche il contesto di piazza del Biscione e di via di Grotta Pinta. Un'ora e mezza se lo si inserisce in una passeggiata da largo Argentina a Campo de' Fiori.
Si possono fare fotografie nel Passetto del Biscione?
Sì, liberamente. Meglio senza flash e con il telefono appoggiato a una parete, perché l'ambiente è molto scuro.
Il Passetto del Biscione è accessibile in sedia a rotelle?
In gran parte sì, essendo pianeggiante e senza gradini, ma il fondo in sanpietrini e la strettezza del punto centrale rendono difficile il transito alle carrozzine elettriche di grandi dimensioni.
Il Passetto del Biscione è adatto ai bambini?
Molto. È breve, buio quanto basta per essere avventuroso e permette di spiegare in due minuti che cosa sia un teatro romano.
Che cosa c'entra il Teatro di Pompeo con il Passetto del Biscione?
Il passaggio ricalca uno degli accessi che collegavano la cavea del teatro con l'esterno: è l'unico tratto di quel sistema ancora percorribile liberamente.
Perché via di Grotta Pinta è curva?
Perché segue il profilo interno della gradinata del Teatro di Pompeo: gli edifici successivi si appoggiarono alle strutture antiche ereditandone la forma.
Giulio Cesare fu ucciso nel Passetto del Biscione?
No. Fu ucciso il 15 marzo del 44 a.C. nella Curia annessa al portico di Pompeo, identificata nelle strutture dietro il tempio B dell'area sacra di largo Argentina, a sette minuti a piedi dal passaggio.
Perché si chiama Biscione?
Per l'anguilla dello stemma di un ramo della famiglia Orsini, proprietaria del palazzo adiacente, secondo l'ipotesi più accreditata. Una tradizione alternativa parla del serpente dei Visconti su un'insegna di osteria, ma non è documentata.
Dove si trova oggi la Madonna del Passetto del Biscione?
Il dipinto storico di Scipione Pulzone da Gaeta, del 1594, si conserva nella chiesa di San Carlo ai Catinari, a pochi minuti a piedi. Nell'edicola del passaggio si trova oggi un dipinto della pittrice contemporanea Raffaella Curti.
Che cosa significa cercare Maria per Roma?
Vuol dire inseguire una cosa introvabile. La tradizione fa nascere l'espressione proprio dalla difficoltà di trovare l'immagine mariana custodita nel passaggio.
Chi gestisce il Passetto del Biscione?
Il restauro e la cura del passaggio si devono al Centro studi Cappella Orsini, con sede nell'ex chiesa di Santa Maria in Grottapinta; l'area resta comunque suolo pubblico.
Quando è stato restaurato il Passetto del Biscione?
Le autorizzazioni furono ottenute nel 2013, il cantiere si svolse negli anni successivi e la riapertura ufficiale avvenne nel 2016.
C'è un bagno o un punto informazioni al Passetto del Biscione?
No. Non ci sono servizi, biglietterie né personale: i bar di piazza del Biscione e di Campo de' Fiori sono i riferimenti più vicini.
Qual è il momento migliore della giornata per il Passetto del Biscione?
La prima mattina, quando la luce entra dall'arco e la piazzetta non è ancora occupata dai tavolini.
Il Passetto del Biscione è pericoloso la sera?
Non più di qualunque vicolo del centro, ma la sera è chiuso o poco frequentato e la zona intorno è affollata dalla movida: la visita ha senso di giorno.
Si può visitare la Cappella Orsini accanto al Passetto del Biscione?
L'ex chiesa di Santa Maria in Grottapinta è uno spazio privato usato per eventi e attività culturali: l'accesso dipende dal calendario del Centro studi che la gestisce.
Che differenza c'è fra il Passetto del Biscione e il Passetto di Borgo?
Sono due cose diverse e vengono confuse di continuo. Il Passetto di Borgo è il corridoio fortificato lungo circa 800 metri che collega il Vaticano a Castel Sant'Angelo; il Passetto del Biscione è un passaggio di poche decine di metri presso Campo de' Fiori, ricavato in un accesso del Teatro di Pompeo.
Vale la pena andare al Passetto del Biscione?
Sì, a una condizione: che sia inserito in una passeggiata e non trattato come una attrazione a sé. Da solo dura cinque minuti; dentro un percorso, è una delle porte migliori per capire come è fatta Roma.
Vi lascio con l'unica cosa che dico sempre ai gruppi prima di farli entrare. Roma non conserva il Teatro di Pompeo in un recinto archeologico con i cartelli e il biglietto: lo conserva nella forma delle strade, nelle cantine dei ristoranti e in questo corridoio dipinto dove la gente passa per andare a comprare il pane. È un modo di custodire il passato meno spettacolare di un'area di scavo, e infinitamente più vivo. Entrateci piano, alzate gli occhi, e poi uscite a guardare la curva della strada: in tre minuti avrete capito di Roma più di quanto vi spieghi mezza giornata di code.
Domande frequenti su Passetto del Biscione
Dove si trova il Passetto del Biscione?
Il Passetto del Biscione si trova fra piazza del Biscione e via di Grotta Pinta, nel rione Parione di Roma, a poche decine di metri da Campo de' Fiori, sotto Palazzo Orsini Pio Righetti. È un passaggio breve e facile da attraversare senza accorgersene, tanto che molti visitatori ci passano davanti più volte prima di notarlo.
Quanto costa visitare il Passetto del Biscione?
Visitare il Passetto del Biscione non costa niente, perché è un passaggio pubblico ad accesso libero e gratuito, senza biglietteria e senza necessità di prenotazione. Basta percorrerlo a piedi in uno dei suoi orari di apertura per vederne la volta decorata e l'edicola con l'immagine sacra.
Che cosa c'è dentro il Passetto del Biscione?
Dentro il Passetto del Biscione si trova una volta interamente decorata, con pareti che conservano finte architetture dipinte e, in fondo, sopra un'edicola, un'immagine sacra. Il passaggio è lungo poche decine di metri e si attraversa in meno di un minuto, ma merita di fermarsi trenta secondi per alzare lo sguardo, perché chi entra distratto esce senza aver visto nulla.
Cosa c'è sotto il Passetto del Biscione?
Sotto il Passetto del Biscione si trovano i resti del Teatro di Pompeo, il primo teatro stabile in muratura mai costruito a Roma, fatto edificare da Gneo Pompeo Magno fra il 61 e il 55 a.C. Quell'edificio cambiò l'urbanistica del Campo Marzio meridionale e da esso discendono tutti i teatri romani successivi, a partire dal Teatro di Marcello.
Il Passetto del Biscione è accessibile in sedia a rotelle?
Il Passetto del Biscione è pianeggiante e privo di gradini, ma stretto, con pavimentazione irregolare in sanpietrini e un dislivello nei raccordi con le due strade che lo delimitano. Una carrozzina manuale con accompagnatore riesce a passare, mentre una elettrica di grandi dimensioni può trovare difficoltà nel punto più angusto del passaggio.
Il Passetto del Biscione è adatto ai bambini?
Sì, il Passetto del Biscione funziona bene con i bambini, spesso meglio di un museo: un tunnel buio con un angelo dipinto sul soffitto e una storia di statue che muovono gli occhi tiene un bambino di otto anni più a lungo di una sala di sarcofagi. Un gioco efficace è farli entrare da piazza del Biscione e uscire su via di Grotta Pinta, chiedendo poi perché la strada sia curva.
Quando conviene andare al Passetto del Biscione?
Il momento migliore per visitare il Passetto del Biscione è la mattina presto, in qualunque stagione, e idealmente fra le otto e le nove e mezza. A quell'ora i tavolini dei locali non hanno ancora invaso la piazzetta, la luce radente entra dall'arco e illumina la volta senza bisogno di flash, e il passaggio è quasi deserto.
Perché si chiama Passetto del Biscione?
Il nome Passetto del Biscione indica questa zona almeno dal Quattrocento e ha due spiegazioni concorrenti, nessuna dimostrata da un documento certo. La più accreditata dagli studiosi di toponomastica romana lo lega allo stemma di un ramo della famiglia Orsini, nel quale compare la figura di un'anguilla, il biscione appunto.
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