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Santa Brigida

Santa Brigida si trova in piazza Farnese 96, all’angolo con via di Monserrato, ed è affidata alle suore dell’Ordine del Santissimo Salvatore di santa Brigida, le Brigidine. In chiesa si entra gratis durante le messe e le aperture indicate dalle suore. Le stanze dove la santa visse e morì si visitano soltanto su prenotazione, telefonando allo 06 68892596 oppure scrivendo a santabrigida@brigidine.org. Non esiste una biglietteria.

È la chiesa nazionale degli svedesi a Roma, e sotto il vestito barocco del primo Settecento conserva la casa in cui Brigida di Svezia abitò dal 1350 insieme alla figlia Caterina e in cui morì il 23 luglio 1373. Da quel giorno il complesso non ha mai smesso di essere un punto di riferimento per il Nord cattolico, anche nei secoli in cui la Svezia era diventata luterana.

Orari, contatti e modalità di visita riportati qui risultano dal controllo del 29 settembre 2026 sulla pagina degli orari pubblicata dalle Brigidine e sulle schede istituzionali del Comune e del Giubileo. Le suore cambiano calendario fra estate e inverno, e il mercoledì la chiesa segue un orario ridotto: prima di muovervi, e soprattutto prima di presentarvi per le stanze, telefonate e fatevi confermare giorno e ora.

Chiesa di Santa Brigida su piazza Farnese
Santa Brigida su piazza Farnese. Foto di C_messier, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

La chiesa occupa uno dei lati di piazza Farnese, nel rione Regola, la piazza dominata dal palazzo che oggi ospita l’ambasciata di Francia. Alle spalle, a un minuto a piedi, c’è Campo de’ Fiori con il suo mercato e il suo rumore. Chi arriva dal Campo ha la facciata di Santa Brigida quasi di fronte, stretta fra i palazzi, e spesso la scambia per un portone nobiliare.

La facciata tardo barocca fu cominciata nel 1705. Il portale è inquadrato da due colonne staccate dal fondo, e sopra il timpano si alzano le statue di santa Brigida e di santa Caterina scolpite da Andrea Fucigna. Accanto svetta un campanile in mattoni rossi che con il barocco non ha nulla a che vedere: è del 1894, neoromanico, legato ai restauri diretti dall’architetto Raffaele Ingami.

Dentro trovate una navata unica coperta a botte, con due altari laterali in nicchia e il presbiterio. La volta è di Biagio Puccini, che la affrescò fra il 1709 e il 1711 con la Gloria di santa Brigida. Lo stesso pittore firmò le sei tele appese alle pareti con gli episodi della vita della santa. È una decorazione coerente, fatta in pochi anni da una sola mano, e si legge bene anche senza guida.

Sulla controfacciata c’è una cantoria lignea del 1705. All’altare di destra una copia di fine Seicento della Madonna col Bambino di Annibale Carracci, e accanto il monumento funebre del conte svedese Nils Bielke, datato 1768, opera di Tommaso Righi su disegno di Pietro Camporese il Vecchio. È l’unico segno marmoreo, dentro la chiesa, della nobiltà svedese passata al cattolicesimo nel Settecento.

A sinistra un dittico con Brigida e Caterina sormontato da un clipeo con san Giuseppe e il Bambino, lavoro di Eugenio Cisterna del 1894. Lo stesso anno fu rifatto in marmi policromi l’altare maggiore. Le fonti in lingua inglese ricordano anche una cappella neogotica di quell’anno dedicata a san Riccardo, con otto dipinti di Cisterna. Il grosso dell’aspetto attuale, insomma, viene da due cantieri: primo Settecento e fine Ottocento.

La cornice conta. Piazza Farnese è una delle piazze più ordinate del centro, chiusa sul lato lungo dal palazzo cominciato per il cardinale Alessandro Farnese e completato con il cornicione di Michelangelo. Le due fontane gemelle usano grandi vasche di granito di età romana. Santa Brigida, rispetto a questo fondale, è piccola e quasi timida, e proprio per questo sfugge a chi passa.

Il palazzo si visita con un canale suo, su prenotazione, e ha una storia che merita una giornata a parte: la trovate nella scheda di Palazzo Farnese. Qui basta dire che chi prenota la visita al palazzo e ha mezz’ora prima dell’appuntamento può spenderla bene attraversando la piazza ed entrando in chiesa, invece di aspettare in piedi davanti al portone dell’ambasciata.

Quello che non vedete dalla piazza è la parte più importante: la casa. Le stanze in cui vissero le due sante si trovano nell’edificio accanto alla chiesa e si raggiungono solo con la visita prenotata. Gli ambienti della comunità religiosa e quelli dell’accoglienza non sono aperti al pubblico. Chi entra in chiesa senza prenotazione vede la navata e basta, e va via convinto di aver visto tutto.

Come leggere la chiesa in dieci minuti

Entrate e fermatevi subito sotto la cantoria di legno. Da lì la navata si legge tutta d’un colpo: la volta di Puccini sopra, le sei tele sulle pareti a destra e a sinistra, l’altare maggiore in fondo con i marmi colorati del 1894. Prima di avvicinarvi a qualunque dettaglio, alzate la testa e seguite la Gloria di santa Brigida dal centro verso i bordi.

Poi camminate lungo le pareti. Le tele raccontano episodi della vita della santa, e la cosa utile è leggerle in sequenza come un fumetto barocco: la vocazione, i pellegrinaggi, le visioni, la morte. Non servono didascalie per capire che la protagonista è sempre la stessa donna vestita di scuro, con il velo, spesso accompagnata dalla figlia. Sono quadri narrativi, pensati per i pellegrini.

A destra, fermatevi davanti al monumento Bielke. È il pezzo di scultura più interessante della chiesa, con il linguaggio misurato del secondo Settecento romano, e racconta una storia che sta tutta nel nome: un nobile svedese sepolto nella chiesa della sua santa nazionale, a Roma, quando in patria il cattolicesimo era una minoranza. Guardate come il ritratto è inserito nella composizione.

A sinistra c’è il dittico delle due sante con il clipeo di Cisterna, e qui si vede bene la mano dell’Ottocento: colori più freddi, disegno più netto, un gusto che guarda al Medioevo attraverso gli occhi del secolo del neogotico. Il confronto con le tele di Puccini, a pochi metri, è la lezione di storia dell’arte più rapida che possiate fare in questa zona di Roma.

Una curiosità su Santa Brigida

A metà del Cinquecento questa casa è stata una tipografia svedese. Con la Riforma la Svezia era passata al luteranesimo, e gli ultimi vescovi cattolici del regno trovarono rifugio a Roma. Johannes Magnus, l’ultimo arcivescovo cattolico di Uppsala, visse qui. Suo fratello Olaus Magnus arrivò nel 1549 e, secondo le ricostruzioni storiche, installò nella casa un torchio da stampa.

Da quel torchio, nel 1557, uscì un’edizione delle Rivelazioni di santa Brigida. Il libro della mistica svedese veniva stampato nella stessa casa in cui lei aveva passato gli ultimi ventitré anni della sua vita e in cui, secondo la tradizione, aveva dettato ai confessori una parte delle sue visioni. Un’operazione editoriale e politica insieme: tenere viva una santa nazionale mentre in patria i monasteri chiudevano.

Olaus Magnus è ricordato in Scandinavia soprattutto come autore della Historia de gentibus septentrionalibus, la grande descrizione dei popoli del Nord uscita a Roma nel 1555, piena di incisioni su slitte, renne, pesca nel ghiaccio e mostri marini. Pochi di quelli che la sfogliano in una biblioteca di Stoccolma sanno che l’autore la pensò da esule, a pochi passi da Campo de’ Fiori, circondato dal mercato romano.

A me questa storia piace più di tante altre legate al posto, perché spiega bene che cosa fosse la casa di Brigida nei secoli difficili: non un santuario chiuso, ma un’ambasciata informale della Svezia cattolica, con i suoi preti, i suoi pellegrini, i suoi libri. Se vi interessa, chiedetene durante la visita delle stanze.

Una cosa che non ti dice nessuno su Santa Brigida

Il corpo di santa Brigida non è qui. Visitate la stanza dove è morta, non la sua tomba. Dopo il 23 luglio 1373 la salma fu sepolta provvisoriamente in una chiesa romana e poi riportata in Svezia, al monastero di Vadstena, la casa madre dell’Ordine che lei stessa aveva fondato. Secondo la tradizione fu la figlia Caterina ad accompagnare il corpo nel lungo viaggio verso il Nord.

Sulla prima sepoltura romana le fonti non concordano. Una parte delle biografie indica San Lorenzo in Damaso, la chiesa incorporata nel Palazzo della Cancelleria, a pochi minuti da qui. Un’altra tradizione, molto radicata a Roma, lega invece la santa al monastero delle clarisse di San Lorenzo in Panisperna, sul Viminale, dove si ricorda la sua presenza. Chi vuole seguire le tracce della santa in città può visitarle entrambe.

Anche Caterina non morì in questa casa, contrariamente a quanto si legge in qualche descrizione frettolosa. Tornata in Svezia con le spoglie della madre, guidò la comunità di Vadstena e lì finì i suoi giorni. Qui restano le reliquie delle due sante custodite nelle stanze, e resta il luogo, che per i pellegrini nordici conta più di qualunque urna. È una distinzione semplice che quasi nessuno fa.

C’è poi il capitolo dei crocifissi, dove conviene tenere separati tre livelli. I documenti dicono che Brigida visse a Roma per oltre vent’anni e morì qui. La tradizione dice che pregava a lungo davanti al Crocifisso della Basilica di San Paolo fuori le Mura e a quello di Santa Maria in Monticelli. La leggenda aggiunge che uno di quei crocifissi le avrebbe parlato. Sono tre cose diverse.

Se il tema vi interessa, ricordate che Brigida a Roma era una pellegrina instancabile e frequentava le grandi basiliche. Per questo il suo nome compare in più chiese della città, spesso in forma di tradizione orale non documentata. La regola è semplice: la casa di piazza Farnese è il solo luogo romano in cui la sua presenza è certa per più di vent’anni.

Le stanze di santa Brigida, che cosa sono davvero

La visita delle stanze si fa su prenotazione in tre fasce orarie pubblicate dalle suore: dalle 9.15 alle 12, dalle 13 alle 14.30 e dalle 17.30 alle 19. Sono gli ambienti dove Brigida e Caterina abitarono, oggi trasformati in cappelle. Custodiscono reliquie delle due sante e sono decorati con dipinti che raccontano le loro vite. La visita è breve e raccolta, pensata per chi prega prima che per chi fotografa.

Chiesa e stanze furono restaurate fra il 1857 e il 1858, e a quel cantiere risalgono buona parte delle pitture che vedete. Nella stanza di Brigida le fonti ricordano il lavoro di Édouard Brandon, pittore francese di famiglia ebraica. È un dettaglio che dice molto sulla Roma di Pio IX, più aperta nei cantieri di quanto la si racconti, e sulla libertà con cui i committenti sceglievano gli artisti.

Il giudizio controcorrente è questo: chi entra nelle stanze cercando la casa trecentesca intatta resta deluso. Quello che si vede è un allestimento devozionale ottocentesco dentro muri più antichi, con altari, dipinti e arredi sacri che il Trecento non ha mai conosciuto. Venderla come la camera da letto medievale della santa è sbagliato. Il valore delle stanze è la continuità del luogo, non l’arredo.

Detto questo, andateci. Stare nello spazio in cui è morta una delle patrone d’Europa, a pochi metri dal chiasso di Campo de’ Fiori, ha un effetto che nessuna ricostruzione riesce a dare. Il gestore non pubblica una tariffa per la visita: chiedete al momento della prenotazione se è gradita un’offerta.

Il consiglio che ti do per visitare Santa Brigida

Prenotate le stanze per telefono, non presentatevi alla porta sperando di entrare. Le fasce di visita sono tre, i posti dipendono dal lavoro della comunità e dalle altre attività della casa, e una telefonata allo 06 68892596 o allo 06 68892497 vi risparmia un giro a vuoto. Chiedete anche da quale ingresso si accede, perché la porta della chiesa e quella della casa non coincidono.

Scegliete la fascia delle 9.15. La piazza a quell’ora è ancora vuota, i banchi del mercato del Campo si stanno montando e il rumore arriva attutito. Uscendo verso le dieci trovate la luce ancora morbida sulla facciata e la piazza libera dai tavolini. La fascia pomeridiana delle 17.30 va bene d’estate, ma in autunno significa uscire che fa già buio.

Evitate il mercoledì se volete vedere la chiesa con calma. Nel calendario invernale pubblicato dalle Brigidine il mercoledì la chiesa apre soltanto dalle 15.30 alle 17.30, con la messa alle 17, e in estate quel giorno non c’è l’apertura del mattino. Negli altri giorni la chiesa apre presto, con la messa alle 7.30, e chi è mattiniero la trova piena solo di chi prega.

Leggete due pagine sulla santa prima di entrare. Sembra un consiglio da insegnante, ma qui fa la differenza: le stanze sono piccole, le spiegazioni rapide, e chi sa già chi era Brigida, perché venne a Roma e che cosa fece, riconosce subito i dettagli nei dipinti. Chi arriva a mani vuote vede cappelle belle e ordinate, e basta. Il capitolo che trovate più sotto serve a questo.

Vestitevi come per qualunque chiesa romana: spalle coperte, niente pantaloncini da spiaggia, voce bassa. Nelle stanze vale ancora di più, perché sono cappelle a tutti gli effetti e spesso c’è qualcuno in preghiera. Le fotografie vanno chieste alla suora che accompagna, non date per scontate. Durante la messa, ovviamente, niente visite e niente macchine fotografiche alzate.

Arrivate con una domanda precisa. Chi vive nella casa ne conosce la storia dall’interno, e il sito dell’Ordine è pubblicato in italiano, spagnolo, inglese e tedesco. Chiedete di Olaus Magnus, di madre Hesselblad, della famiglia nascosta durante la guerra. La visita cambia completamente tono quando capiscono che siete venuti per la casa e non per la foto.

Orari, ingresso e prenotazione

Nel calendario invernale, da ottobre a giugno, la messa feriale è alle 7.30 dal lunedì al sabato, la domenica alle 7.30 e alle 10.30. Il mercoledì la chiesa apre dalle 15.30 alle 17.30 con la messa delle 17. Il lunedì, il martedì, il giovedì e il venerdì è prevista l’adorazione eucaristica in mattinata. Negli altri giorni l’apertura è variabile e non va oltre il tardo pomeriggio.

L’ingresso in chiesa è libero, come per tutte le chiese cattoliche di Roma, e non c’è nessun biglietto da comprare né online né sul posto. Non esistono rivenditori autorizzati e non ci sono prodotti turistici dedicati a questo luogo sui portali di prenotazione: il solo canale reale sono le suore, raggiungibili ai numeri pubblicati sulla pagina degli orari delle Brigidine. Diffidate di chi vi propone un accesso a pagamento.

Nel calendario estivo, dal primo luglio al primo settembre, la chiesa apre alle 6.15 tutti i giorni tranne il mercoledì, la messa è alle 7.30 e alle 16.10 ci sono il rosario e i vespri. Per le settimane fra la fine del calendario estivo e l’inizio di quello invernale il gestore non indica un orario distinto, ed è proprio il periodo in cui conviene telefonare prima di partire.

Per la visita delle stanze i recapiti sono quelli della casa: 06 68892596 e 06 68892497, posta elettronica santabrigida@brigidine.org. Le stesse suore gestiscono nell’edificio una casa di accoglienza per pellegrini e viaggiatori, con un indirizzo di posta dedicato alle camere, ma per la visita alle stanze della santa è meglio usare i recapiti della chiesa. Il gestore non pubblica un numero massimo di partecipanti per gruppo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Nell’inverno del 1943, dopo il rastrellamento del ghetto del 16 ottobre, le Brigidine di piazza Farnese nascosero nella casa tredici persone della famiglia Piperno: fratelli, mogli, figli e un’anziana nonna. Rimasero fino al 4 giugno 1944, il giorno della liberazione di Roma. La vicenda è raccontata da Piero Piperno, che all’epoca era un bambino, in un articolo uscito nel settembre 2013 su Pagine Ebraiche e ripreso da Avvenire.

A guidare la comunità c’era madre Maria Elisabetta Hesselblad, svedese, convertita dal luteranesimo, arrivata in questa casa nel 1904 da malata considerata inguaribile. Accanto a lei lavorava madre Riccarda Beauchamp Hambrough. Nel 2005 Hesselblad è stata iscritta fra i Giusti tra le Nazioni, il riconoscimento dello Stato di Israele per chi salvò ebrei durante la Shoah. Nel 2016 papa Francesco l’ha proclamata santa.

Il fatto è noto agli storici e alla comunità ebraica romana, ma quasi nessuno lo racconta sulla piazza. Chi visita il Ghetto ebraico di Roma e il Museo Ebraico sotto la Sinagoga è a un quarto d’ora di cammino da qui, e il collegamento fra i due luoghi rende la giornata molto più densa di senso.

Nella stessa stagione molte case religiose romane aprirono le porte ai perseguitati, e la storiografia su quei mesi è ancora in movimento. Il caso delle Brigidine ha il vantaggio di essere documentato da un riconoscimento formale e dal racconto diretto di un salvato. Per le suore di piazza Farnese madre Hesselblad è la fondatrice moderna, oltre che una santa del Novecento.

Chi era Brigida di Svezia, in poche righe

Birgitta Birgersdotter era una nobile svedese. Sposò Ulf Gudmarsson, giudice della provincia di Närke, ed ebbe otto figli, fra cui Caterina, anche lei poi venerata come santa. Rimasta vedova nel 1344, cambiò vita: pellegrinaggi, preghiera, un progetto di ordine religioso. Da quel progetto nacque l’Ordine del Santissimo Salvatore, con la casa madre a Vadstena, sulle rive del lago Vättern.

Arrivò a Roma nel 1349, alla vigilia del Giubileo del 1350, e non tornò più a vivere in Svezia. Da qui partivano i suoi pellegrinaggi, fino alla Terra Santa, e qui arrivavano i suoi scritti. Le sue rivelazioni mistiche furono raccolte dai confessori in otto libri e circolarono in tutta Europa. Le biografie ricordano anche le sue lettere ai papi di Avignone perché riportassero la sede a Roma.

Fu proclamata santa da papa Bonifacio IX il 7 ottobre 1391, meno di vent’anni dopo la morte, e il primo ottobre 1999 Giovanni Paolo II la proclamò compatrona d’Europa. La festa liturgica cade il 23 luglio, giorno della morte, ed è la data in cui la chiesa di piazza Farnese vive il suo momento più affollato.

Chi vuole capire il peso di Brigida nella Roma del Trecento deve pensarla come una figura pubblica, non come una suora ritirata. Parlava con cardinali e pontefici, frequentava le basiliche, fondava un ordine, ospitava connazionali. La casa di piazza Farnese era la sua base operativa. Le stanze, con tutto il loro arredo ottocentesco, restano il punto da cui guardare quella storia.

Un’ultima nota che aiuta a leggere la visita. Brigida non era una santa popolare nel senso romano, legata a un rione o a una confraternita. Era una straniera influente, rispettata e anche temuta, con una rete di relazioni che andava da Stoccolma a Napoli. Roma l’ha adottata tardi. È per questo che la sua chiesa, pur essendo in una delle piazze più belle della città, resta un luogo di nicchia.

La foto giusta da fare a Santa Brigida

La foto buona si fa dal lato opposto della piazza, con una delle due grandi vasche di granito delle fontane in primo piano e la facciata della chiesa sullo sfondo. Tenete la macchina in verticale: solo così entrano insieme il portale, le statue delle due sante sul timpano e il campanile di mattoni. In orizzontale la chiesa si perde fra i palazzi e sembra una quinta.

Il senso dell’inquadratura è il contrasto. Da una parte la facciata barocca del 1705, chiara, con le colonne e le statue, dall’altra il campanile neoromanico rosso del 1894. Due secoli di gusto diverso nello stesso fotogramma, e la cosa curiosa è che l’occhio li accetta subito. Mettete il campanile a un terzo del bordo e lasciate respirare il cielo sopra.

Andate presto. Alle otto del mattino la piazza è vuota, i tavolini dei locali non sono ancora fuori e le fontane lavorano per voi. Già a metà mattina passano i gruppi diretti a Campo de’ Fiori e le auto dell’ambasciata, e il lato della chiesa si riempie di biciclette e motorini parcheggiati. La luce del primo mattino, inoltre, non schiaccia le statue.

Dentro, la foto giusta è la volta di Puccini presa dall’ingresso, sotto la cantoria, con un grandangolo e senza flash. La navata unica aiuta: la prospettiva tira dritta verso l’altare maggiore. Nelle stanze della santa chiedete sempre alla suora prima di scattare, e se la risposta è no accettatela senza discutere. Sono cappelle, non sale di un museo.

La chiesa nazionale degli svedesi, oggi

Santa Brigida è la chiesa nazionale degli svedesi, titolo che conserva anche se la Svezia è da quasi cinque secoli un paese a maggioranza luterana. Il rito è quello romano della Chiesa cattolica: messe, rosario, vespri, adorazione eucaristica. Il gestore non pubblica un calendario di celebrazioni in lingua svedese, e chi cerca una messa in una lingua precisa deve chiederlo alle suore.

Le Brigidine che la gestiscono appartengono al ramo dell’Ordine rifondato da madre Hesselblad, che fa cominciare formalmente il nuovo istituto l’8 settembre 1911. Oggi l’Ordine ha case in diversi paesi e più di una a Roma. Papa Pio XI affidò definitivamente il complesso di piazza Farnese alle suore nel 1931, dopo secoli in cui era passato fra mani diverse.

Nel rione e nei dintorni la presenza delle chiese nazionali è fittissima, ed è uno dei modi più interessanti di leggere la Roma dei pellegrini. A pochi passi c’è Santa Maria in Monserrato, chiesa degli spagnoli, più avanti San Biagio degli Armeni e Santo Spirito dei Napoletani lungo via Giulia, poi San Giovanni dei Fiorentini in fondo.

Verso piazza Navona trovate Santa Maria dell’Anima, dei tedeschi, San Luigi dei Francesi e Sant’Antonio dei Portoghesi. Più lontano, verso il Tevere di Ripetta, San Girolamo dei Croati. Chi è curioso delle comunità del Nord e dell’Est può aggiungere la chiesa russa di Santa Caterina.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Dal 1350 Brigida abita qui con la figlia Caterina, e il 23 luglio 1373 muore in questa casa. La proprietà passa al monastero svedese di Vadstena, che la amministra attraverso un rettore. Dopo la canonizzazione del 1391, sotto Bonifacio IX, viene costruita una piccola cappella dedicata alla santa, e accanto funziona un ospizio per i pellegrini svedesi in arrivo a Roma.

Nel 1513, secondo le ricostruzioni storiche, il sacerdote svedese Peder Månsson fa costruire una nuova chiesa. Pochi anni dopo la Svezia abbraccia il luteranesimo e il legame con Vadstena si spezza. La casa diventa rifugio degli ultimi vescovi cattolici del regno: Johannes Magnus, poi il fratello Olaus Magnus con la sua stamperia. Nel 1557 papa Paolo IV affida l’amministrazione alle Convertite di Santa Maddalena.

Nel 1589 papa Sisto V dona il complesso a Sigismondo III Vasa, re di Polonia e sovrano cattolico di Svezia, in un momento in cui a Roma si sperava ancora di riportare il Nord alla Chiesa. Il dono ha un chiaro valore politico. Nei secoli seguenti la casa cambia più volte custode, passando fra religiosi brigidini e altre istituzioni ecclesiastiche romane.

Il primo Settecento è il momento del grande cantiere. Sotto Clemente XI la chiesa viene ampliata con lavori diretti da Pietro Giacomo Patriarca, la facciata comincia nel 1705 e Biagio Puccini decora l’interno fra il 1709 e il 1711. Nel 1768 arriva il monumento di Nils Bielke. È la chiesa che vedete oggi, nelle sue linee principali, con gli aggiornamenti dell’Ottocento.

Nel 1828 Leone XII assegna il complesso ai canonici di Santa Maria in Trastevere, nel 1855 passa alla Congregazione di Santa Croce, e fra il 1857 e il 1858 chiesa e stanze vengono restaurate. Alla fine dell’Ottocento arrivano le carmelitane di madre Edwige Wielhorski, che finanziano i lavori di Raffaele Ingami: campanile, altare maggiore, dipinti di Cisterna, tutto nel 1894.

Nel 1904 madre Maria Elisabetta Hesselblad arriva malata in questa casa, nel 1911 comincia il nuovo istituto brigidino e nel 1931 Pio XI consegna definitivamente chiesa e casa alle suore. Fra l’inverno del 1943 e il giugno 1944 la comunità nasconde la famiglia Piperno. Madre Hesselblad muore a Roma il 24 aprile 1957, viene beatificata nel 2000 e canonizzata nel 2016.

L’ultimo capitolo è recente. Nel 1991, per il sesto centenario della canonizzazione, i dipinti della chiesa furono restaurati in vista del giubileo brigidino. Nel 2025 Santa Brigida è entrata negli itinerari ufficiali del Giubileo romano, come tappa svedese del cammino delle nazioni europee. Sei secoli e mezzo dopo la morte della santa, la casa continua a fare il mestiere per cui era nata: accogliere pellegrini.

Chi è passato da Santa Brigida

Brigida di Svezia, prima di tutti, che qui ha vissuto gli ultimi ventitré anni della sua vita. E con lei Caterina, la figlia che l’aveva raggiunta a Roma e che scelse di restarle accanto invece di tornare a una vita di corte. Madre e figlia sono raffigurate insieme dappertutto nel complesso, dalle statue sulla facciata al dittico dell’altare di sinistra.

Johannes e Olaus Magnus, i due fratelli arcivescovi senza diocesi. Il primo, ultimo arcivescovo cattolico di Uppsala, visse qui negli anni della Riforma. Il secondo arrivò nel 1549 e ne fece una casa editrice dell’esilio. Sono personaggi poco noti in Italia e molto noti in Scandinavia, dove i loro libri restano fonti di prima mano sulla storia e sulla vita del Nord nel Cinquecento.

Peder Månsson, il sacerdote svedese che secondo le ricostruzioni fece costruire la nuova chiesa nel 1513, poco prima che la Riforma cambiasse tutto. E Sigismondo III Vasa, re di Polonia e di Svezia, al quale Sisto V donò il complesso nel 1589. Non risulta che il re sia mai venuto a vederlo: il dono serviva a legare la corona cattolica del Nord alla casa della santa nazionale.

Cristina di Svezia, la regina che abdicò e si convertì, fu secondo alcune ricostruzioni protettrice della casa fra il 1673 e il 1689, gli ultimi anni del suo soggiorno romano. Abitava a Palazzo Riario, alla Lungara, dall’altra parte del Tevere. Il legame è di tipo istituzionale e le fonti italiane ne parlano poco: prendetelo come un’indicazione da approfondire, non come un fatto accertato.

Maria Elisabetta Hesselblad, la santa svedese del Novecento, arrivata qui nel 1904 per morire e rimasta invece per oltre mezzo secolo. Da questa casa rifondò l’Ordine e da qui guidò la comunità negli anni della guerra. Accanto a lei madre Riccarda Beauchamp Hambrough, che condivise con lei l’accoglienza dei Piperno.

E gli artisti: Andrea Fucigna con le statue della facciata, Biagio Puccini con la volta e le tele, Tommaso Righi con il monumento Bielke, Édouard Brandon con le pitture delle stanze, Eugenio Cisterna con i dipinti del 1894. Nessuno di loro è un nome da manuale, e proprio per questo la chiesa si guarda bene: è la Roma dei professionisti bravi, non quella dei geni.

Con un gruppo o in pellegrinaggio

Santa Brigida compare negli itinerari romani del Giubileo 2025, sia nel cammino dedicato alle donne patrone d’Europa e dottori della Chiesa sia in quello dedicato alle nazioni europee, dove rappresenta la Svezia. Per questo negli ultimi anni i gruppi organizzati sono aumentati, e la casa si è abituata a ricevere pellegrini in più lingue. Il ritmo resta però quello di una comunità religiosa.

Con un gruppo telefonate con almeno una settimana di anticipo e dite subito quante persone siete. Il gestore non pubblica un numero massimo per le stanze, ma gli ambienti sono piccoli e con venti o trenta persone la visita va divisa in turni. Con i gruppi è meglio mandare dentro metà del gruppo mentre l’altra metà si ferma in chiesa, e poi scambiare.

Se il gruppo vuole partecipare a una celebrazione, chiedetelo in anticipo e rispettate gli orari pubblicati: la messa del mattino alle 7.30 è quella feriale della comunità e non va trasformata in una tappa turistica. La festa del 23 luglio è il giorno più affollato dell’anno. Evitate di portare gruppi numerosi in quella data se non avete un motivo devozionale preciso.

Come si arriva

A piedi è la soluzione naturale. Da Campo de’ Fiori si arriva in un minuto, da Largo Argentina in una decina, attraversando le strade dietro Sant’Andrea della Valle. Da piazza Navona si passa per Pasquino e si scende verso il Campo, un quarto d’ora di passeggiata senza salite.

Da Trastevere si attraversa Ponte Sisto, pedonale, e si risale via dei Pettinari fino all’altezza di via Giulia: da lì piazza Farnese è a pochi minuti. È il percorso più piacevole della zona, soprattutto la sera, e collega bene la visita con una cena dall’altra parte del fiume. Chi viene dal rione di Trastevere non ha bisogno di mezzi.

Con i mezzi pubblici la metropolitana non vi aiuta, perché non passa nel rione. Le linee di superficie che percorrono corso Vittorio Emanuele II e quelle che arrivano a Largo Argentina lasciano a pochi minuti a piedi dalla piazza. Numeri di linea e percorsi cambiano con i lavori in centro: controllateli il giorno stesso sul pianificatore di viaggio dell’azienda dei trasporti di Roma.

In auto non venite. Piazza Farnese si trova dentro la zona a traffico limitato del centro storico, i parcheggi sono per i residenti e le strade intorno sono strette e spesso chiuse per il mercato o per i servizi dell’ambasciata. Un taxi può lasciarvi su corso Vittorio, all’altezza di Sant’Andrea della Valle o della Cancelleria, e da lì in cinque minuti siete davanti alla chiesa.

Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi

La chiesa non ha un orario continuato da monumento. Il mercoledì mattina è chiusa, nei mesi invernali la sera chiude presto e nei giorni delle grandi celebrazioni, a partire dalla festa della santa del 23 luglio, l’accesso dei visitatori è subordinato alle funzioni. Presentarsi alle sei di sera d’inverno significa trovare il portone chiuso. Le stanze si aprono solo nelle fasce previste e con prenotazione.

Non aspettatevi i servizi di un museo. Non c’è un bookshop, non ci sono audioguide, non ci sono pannelli esplicativi estesi, e le informazioni arrivano dalla voce delle suore. Chi si aspetta un percorso segnalato con didascalie resta spiazzato. Chi arriva sapendo che entra in una casa religiosa abitata, con i suoi tempi e le sue regole, esce soddisfatto.

Sull’accessibilità il gestore non pubblica indicazioni dettagliate. La chiesa affaccia direttamente sulla piazza, ma le stanze si trovano in un edificio storico e il percorso per raggiungerle va chiesto in fase di prenotazione. Il Comune rimanda alla sezione dedicata all’accessibilità del portale turistico di Roma, che per questo luogo non riporta dati specifici. Telefonate e descrivete le vostre esigenze.

Non aspettatevi neppure la tomba della santa, come abbiamo visto, né una collezione di oggetti personali del Trecento. Le reliquie sono custodite nelle cappelle delle stanze, gli arredi sono in gran parte dell’Ottocento. E non aspettatevi che la chiesa sia vuota durante le messe: è un luogo di culto vivo, frequentato da romani, pellegrini e ospiti della casa di accoglienza.

Infine, non aspettatevi di poter combinare la visita delle stanze con un orario qualsiasi della giornata. Le tre fasce pubblicate lasciano scoperti il primo pomeriggio e la tarda serata, e fra le 14.30 e le 17.30 le stanze non risultano visitabili in nessun giorno. Se il vostro programma è rigido, costruitelo intorno alla prenotazione delle stanze e non il contrario.

Mangiare in zona

Piazza Farnese e Campo de’ Fiori sono uno dei punti di Roma dove è più facile mangiare male pagando tanto. Non perché manchino cucine serie nel rione, ma perché il flusso di visitatori è tale che una parte dei locali lavora per chi passa una volta sola. I romani lo sanno e si regolano. Voi potete fare lo stesso guardando pochi segnali precisi.

Primo segnale: il menu con le fotografie dei piatti, plastificato e tradotto in cinque lingue. Un locale che deve mostrarvi l’immagine della carbonara per convincervi sta parlando a qualcuno che non sa che cosa sia. Sul Campo se ne vedono parecchi. Secondo segnale: la persona sulla porta che vi ferma e vi invita a sedere. Chi ha clienti abituali non ha bisogno di andarli a prendere per strada.

Terzo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina o direttamente davanti all’ingresso. È scena, non garanzia. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, al mattino, lontano dalla polvere della strada. Quarto segnale: la cucina aperta senza interruzione da mezzogiorno a mezzanotte. Una brigata vera ha una pausa fra pranzo e cena, perché deve riposare e preparare.

Quinto segnale, tipico delle piazze monumentali: il prezzo che si adatta al cliente. Voci senza prezzo sul menu, pesce del giorno senza cifra, menu diversi fra i tavoli fuori e la sala interna. Davanti a un palazzo famoso o a una fontana il tavolino all’aperto si paga, e non sempre lo si scopre prima del conto. Chiedete il prezzo prima di ordinare, sempre, senza imbarazzo.

Non è snobismo. Le catene e i locali pensati per il passaggio funzionano, sono comodi, aperti a tutte le ore, e chi viaggia con bambini stanchi fa bene a sceglierli quando servono. Semplicemente, i romani non ci vanno, perché sanno che basta allontanarsi di due strade dalle piazze principali, verso via Giulia o verso il Ghetto, per trovare cucine che vivono della clientela del quartiere.

Il criterio è guardare chi è seduto. Se alle due di un giorno feriale ci sono impiegati, commercianti del mercato e famiglie che parlano romanesco, siete nel posto giusto. Per orientarvi senza andare a tentativi, qui c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e dintorni, non sponsorizzata e aggiornata quando cambiano i posti.

Che cosa abbinare in giornata

L’abbinamento più naturale è via Giulia, che comincia a due strade da qui. Scendendo verso il Tevere trovate Santa Maria dell’Orazione e Morte con la sua cripta, Santa Maria del Suffragio, Sant’Eligio degli Orefici e l’Oratorio del Gonfalone. Tutta la strada è raccontata nella scheda di via Giulia.

Chi preferisce restare sul tema della santità femminile e dei pellegrini può legare Santa Brigida a San Girolamo della Carità, dove visse san Filippo Neri, e alla Santissima Trinità dei Pellegrini, nata proprio per accogliere chi arrivava a Roma per i Giubilei. Sono tutte raggiungibili in pochi minuti e raccontano la stessa città di ospizi e confraternite.

Per l’arte, la tappa obbligata è la Galleria Spada, con la prospettiva di Borromini, dall’altra parte di piazza Farnese. Poi Palazzo della Cancelleria su corso Vittorio e il Museo Barracco, piccolo e gratuito, con la scultura antica. Chi ha ancora energie scende a San Paolo alla Regola.

Per chi vuole seguire le tracce di Brigida in città, la giornata si può costruire in tre tappe: la casa di piazza Farnese al mattino, la Basilica di San Pietro che la santa frequentava da pellegrina, e nel pomeriggio San Paolo fuori le Mura con il suo Crocifisso. Poco oltre la fine di via Giulia, verso Ponte Sant’Angelo, si trova Santi Celso e Giuliano, chiusa per restauro: la facciata si guarda da fuori.

La sera, chiusa la chiesa, la scelta più semplice è attraversare Ponte Sisto e perdersi fra le strade di Trastevere, oppure risalire verso piazza Navona passando per Campo de’ Fiori, che dopo il tramonto cambia completamente pubblico e diventa uno dei punti di ritrovo della città. Chi preferisce la quiete resta su via Giulia, che di sera si svuota ed è una delle strade più belle da percorrere a piedi.

Domande frequenti

Si paga per entrare nella chiesa di Santa Brigida?

No, l’ingresso in chiesa è libero. La chiesa si trova in piazza Farnese 96 ed è gestita dalle suore Brigidine, l’Ordine del Santissimo Salvatore di santa Brigida. Anche per la visita delle stanze della santa il gestore non pubblica una tariffa: si prenota per telefono allo 06 68892596 o allo 06 68892497, e al momento della prenotazione conviene chiedere se è gradita un’offerta.

Quando si possono visitare le stanze di santa Brigida?

Le suore indicano tre fasce orarie, sempre su prenotazione: dalle 9.15 alle 12, dalle 13 alle 14.30 e dalle 17.30 alle 19. Le stanze sono gli ambienti in cui Brigida e la figlia Caterina abitarono, oggi trasformati in cappelle con reliquie e dipinti ottocenteschi. Conviene telefonare qualche giorno prima e farsi indicare l’ingresso corretto.

Quali sono gli orari delle messe?

Nel calendario invernale, da ottobre a giugno, la messa è alle 7.30 dal lunedì al sabato e alle 7.30 e 10.30 la domenica, mentre il mercoledì la chiesa apre dalle 15.30 alle 17.30 con messa alle 17. Nel calendario estivo, dal primo luglio al primo settembre, la messa è alle 7.30 e alle 16.10 ci sono rosario e vespri.

Santa Brigida è sepolta in questa chiesa?

No. Brigida morì in questa casa il 23 luglio 1373, fu sepolta provvisoriamente a Roma e poi il corpo fu riportato in Svezia, al monastero di Vadstena. Sul luogo della prima sepoltura romana le fonti non concordano. Nelle stanze di piazza Farnese si conservano reliquie delle due sante, Brigida e la figlia Caterina.

Perché si chiama chiesa nazionale degli svedesi?

Perché è nata come luogo di riferimento dei pellegrini svedesi a Roma, accanto alla casa della santa più importante del paese, con un ospizio dedicato ai connazionali. Anche dopo il passaggio della Svezia al luteranesimo il complesso è rimasto legato al Nord cattolico. Oggi il rito è quello romano cattolico e la gestione è affidata alle suore Brigidine.

Le messe sono celebrate in svedese?

Il gestore non pubblica un calendario di celebrazioni in svedese o in altre lingue straniere, e le funzioni indicate sulla pagina degli orari sono messe, rosario, vespri e adorazione eucaristica secondo il rito romano. Chi cerca una celebrazione in una lingua precisa deve chiederlo direttamente alle suore, scrivendo a santabrigida@brigidine.org o telefonando ai numeri della casa.

Quanto tempo serve per la visita?

Per la chiesa bastano venti minuti, il tempo di guardare la volta di Puccini, le tele sulle pareti e il monumento Bielke. La visita delle stanze aggiunge una mezz’ora abbondante, a seconda del gruppo e delle domande. Con la piazza, le fontane e un passaggio a Campo de’ Fiori si arriva comodamente a un’ora e mezza.

Si possono fare fotografie?

In chiesa, fuori dagli orari delle funzioni, si fotografa con discrezione e senza flash, come in quasi tutte le chiese romane. Durante le messe no. Nelle stanze della santa, che sono cappelle, il permesso va chiesto ogni volta alla suora che accompagna la visita. Dall’esterno la foto migliore si fa dal lato opposto della piazza, in verticale, con una fontana in primo piano.

Si può dormire nella casa di Santa Brigida?

Le suore Brigidine gestiscono nell’edificio di piazza Farnese una casa di accoglienza per pellegrini e viaggiatori, con un indirizzo di posta dedicato alle prenotazioni delle camere, casabrigidaroma@brigidine.org. Condizioni e disponibilità vanno chieste direttamente al gestore. La casa di accoglienza è una struttura distinta dalla visita delle stanze della santa, che resta su prenotazione separata.

Chi ha scritto la pagina

La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari delle messe, fasce di visita delle stanze e recapiti riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: le suore cambiano calendario con le stagioni, quindi ricontrollateli prima di partire. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Mettere in fila una mattina nel centro storico significa incastrare chiese che aprono solo per le funzioni, stanze visitabili su prenotazione, mercati che occupano le piazze e zone a traffico limitato che cambiano con i lavori, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoPiazza Farnese 96 Roma Centro storico, Roma, Roma Città 00186

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