Mura Serviane
Le Mura Serviane si vedono dalla strada, gratis, senza biglietto e senza orari: il tratto più lungo si trova davanti alla Stazione Termini, sul lato di piazza dei Cinquecento, altri spezzoni emergono sull'Aventino, in largo Magnanapoli, in via Carlo Alberto e in piazza Manfredo Fanti. Il portale turistico di Roma Capitale le indica come resti archeologici all'aperto e visitabili liberamente, con la Sovrintendenza Capitolina come riferimento e il numero 060608 per le informazioni.
Sono la cinta difensiva della Roma repubblicana, lunga quasi undici chilometri, costruita con grandi blocchi di tufo giallo estratti a Grotta Oscura, nel territorio di Veio. La tradizione le attribuisce al sesto re, Servio Tullio, da cui prendono il nome. Quasi tutto quello che si vede oggi, però, appartiene alla ricostruzione del IV secolo avanti Cristo, fatta dopo che i Galli avevano preso e saccheggiato la città nel 390 a.C.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulle pagine della Sovrintendenza Capitolina dedicate alle mura e all'Auditorium di Mecenate, sul portale turistico di Roma Capitale e sulle altre fonti citate nel testo. Trattandosi di resti all'aperto, la variabile vera non sono gli orari ma i cantieri, le recinzioni e le aree chiuse: chi vuole un tratto preciso fa bene a controllare prima il sito della Sovrintendenza o a chiamare lo 060608.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Dove: tratti sparsi nel centro. Il principale in piazza dei Cinquecento, davanti alla Stazione Termini. Il portale di Roma Capitale indica come indirizzo di riferimento via Giosuè Carducci 1.
- Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, indicata dal portale turistico di Roma Capitale. Alcuni tratti ricadono dentro edifici pubblici o privati.
- Come si entra: non si entra. I tratti principali sono all'aperto e si guardano dal marciapiede o dai giardini pubblici.
- Prezzo: gratis. Nessun biglietto per i resti all'aperto.
- Orari: nessun orario per i tratti su strada. Gli orari dei giardini che ne ospitano alcuni non sono pubblicati sulla pagina della Sovrintendenza dedicata alle mura.
- Come si arriva: metropolitana linea B a Termini, Cavour e Circo Massimo, poi a piedi.
- Informazioni: contact center di Roma Capitale 060608.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Le mura non sono un monumento solo. Sono una linea che correva per circa undici chilometri e racchiudeva, secondo la Sovrintendenza Capitolina, 426 ettari: la cinta più grande fra quelle della stessa epoca conservate in Italia. Oggi di quella linea restano pezzi. Alcuni lunghi decine di metri, altri ridotti a pochi blocchi in un'aiuola, altri ancora dentro cortili, sotterranei e scantinati. Per capirle bisogna metterli in fila.
La tabella raccoglie i tratti che le fonti indicano come visibili, con il modo in cui si guardano. I dati di posizione vengono dalla pagina della Sovrintendenza Capitolina, dal portale turistico di Roma Capitale, dalla pagina della parrocchia di Santa Maria Maggiore in San Vito, dal censimento dei siti di Sotterranei di Roma e, per le misure, dalla voce enciclopedica sulle mura. Dove una fonte non dice se il tratto è accessibile, la tabella lo segnala.
| Tratto | Dove | Come si vede |
|---|---|---|
| Piazza dei Cinquecento | Davanti alla Stazione Termini, verso la Porta Viminale | Dal marciapiede, gratis. Il tratto più lungo e più alto |
| Atrio sotterraneo di Termini | Piano inferiore della stazione | Due tronconi dell'aggere, uno dentro un fast food della stazione |
| Piazza Manfredo Fanti | Giardino attorno all'ex Acquario Romano | Resti dell'aggere, dal giardino |
| Via Carlo Alberto | Sperone accanto al civico 45, verso l'Arco di Gallieno | Dalla strada |
| Largo Leopardi | Accanto all'Auditorium di Mecenate | Due filari di blocchi. Il monumento è chiuso per lavori |
| Via Salandra | Sede del Comando unità forestali dei Carabinieri | Dentro un edificio pubblico, accesso non indicato |
| Largo Magnanapoli | Aiuola centrale della piazza e Palazzo Antonelli | Circa dieci metri di muro in aiuola, gratis |
| Viale Aventino | Lungo il viale, verso piazza Albania | Circa 42 metri di muro, dal marciapiede |
| Piazza Albania e via di Sant'Anselmo | Aventino | Spezzoni su strada, con l'arcata per le macchine da lancio |
| Campidoglio | Giardini fra l'Aracoeli e la scalinata del Vittoriano | Resti presso il sepolcro di Gaio Publicio Bibulo |
Il tratto di piazza dei Cinquecento è quello che quasi tutti incrociano senza saperlo. Si trova sul piazzale antistante la stazione, nell'area dell'antica Porta Viminale. Secondo la voce enciclopedica sulle mura misura circa 94 metri di lunghezza, circa quattro di spessore, e conserva diciassette filari di blocchi per circa otto metri di altezza. È il pezzo meglio conservato di tutta la cinta.
Qui la pianura non offriva difese naturali. La Sovrintendenza spiega che dalla Porta Collina fino alla Porta Esquilina il terreno pianeggiante obbligò i costruttori ad aggiungere un aggere, cioè un fossato con un grande terrapieno di terra alle spalle del muro. Il tratto davanti a Termini è la faccia esterna di quel sistema. Il terrapieno, largo oltre trenta metri secondo le misure correnti, oggi non c'è più.
Sull'Aventino il paesaggio cambia. Il muro segue il colle, lungo viale Aventino e fino a piazza Albania, fra palazzi, alberi e il traffico che scende verso la Piramide Cestia. La pagina della parrocchia di Santa Maria Maggiore in San Vito indica lungo il viale un tratto di circa 42 metri. In via di Sant'Anselmo, poco più in alto, si trova il pezzo con l'arcata per una macchina da lancio.
Largo Magnanapoli è il caso più spiazzante. In mezzo alla piazza, tra le auto che salgono da via Nazionale e quelle che scendono verso il Foro di Traiano, l'aiuola centrale conserva un tratto di circa dieci metri. Qui si apriva la Porta Sanquale. Restano tre filari, dodici blocchi in tutto, ognuno di circa 120 per 57 per 54 centimetri secondo la voce enciclopedica: misure che danno un'idea precisa della scala dell'opera.
Sull'Esquilino i resti sono più frammentati. In piazza Manfredo Fanti, nel giardino attorno all'ex Acquario Romano, oggi Casa dell'Architettura, la Sovrintendenza segnala i resti dell'aggere, lo stesso sistema di terrapieno e fossato che si vede a Termini. È il punto di partenza scelto dalla stessa Sovrintendenza per le sue visite guidate alle mura, segno che è il luogo più adatto per capire come funzionava la difesa in pianura.
Poco più a sud, in via Carlo Alberto, il censimento di Sotterranei di Roma segnala uno sperone di muro accanto al civico 45. La strada porta verso l'Arco di Gallieno, in via di San Vito, che corrisponde all'antica Porta Esquilina. È una delle poche porte della cinta di cui resta un segno monumentale, anche se nella forma che le diedero i rifacimenti successivi. Da qui la linea delle mura piegava verso sud, in direzione del Celio.
In largo Leopardi, lungo via Merulana, la voce enciclopedica indica resti in due filari di blocchi. Accanto si trova l'Auditorium di Mecenate, che secondo la Sovrintendenza si addossa alle mura appena fuori dal loro perimetro. È uno dei pochi punti dove si capisce che cosa accadde alla cinta quando perse la sua funzione: i giardini delle grandi famiglie romane si allargarono fino a toccarla, e le costruzioni private la usarono come appoggio.
Altri due tratti completano il quadro, ma vanno messi nel conto con prudenza. In via Salandra la voce enciclopedica colloca un tratto dentro la sede del Comando unità forestali dei Carabinieri, quindi in un edificio pubblico e non in un giardino aperto. Sul Campidoglio restano resti nei giardini fra la chiesa dell'Aracoeli e la scalinata del Vittoriano, nell'area del sepolcro di Gaio Publicio Bibulo. Qui il muro si appoggiava alla rupe della collina.
Una curiosità sulle Mura Serviane
Sui blocchi di tufo si vedono ancora dei segni incisi. La voce enciclopedica sulle mura li descrive come incisioni piuttosto rozze di segni e caratteri alfabetici che sembrano greci, probabilmente usati per controllare l'andamento dei lavori. L'ipotesi più citata è che una parte delle maestranze venisse da Siracusa, la grande città greca di Sicilia, dove le fortificazioni in blocchi squadrati erano un mestiere avanzato.
L'idea di una squadra di scalpellini greci che lavora a Roma nel IV secolo avanti Cristo sposta parecchio l'immagine di una città chiusa e rustica. Roma, allora, cercava fuori le competenze che le mancavano. Gli stessi marchi, del resto, servivano a un cantiere enorme: undici chilometri di muro alto circa dieci metri non si costruiscono con una sola impresa, ma con molte squadre che si dividono i lotti.
Per trovare i segni serve pazienza. Vanno cercati sulle facce dei blocchi più protette dalla pioggia, e la luce radente del mattino o del tardo pomeriggio aiuta molto. Nel tratto di piazza dei Cinquecento lo sguardo tende a fermarsi sulla massa del muro, e i dettagli sfuggono. In largo Magnanapoli e sull'Aventino, dove si arriva più vicini alla pietra, la ricerca è più facile.
Una cosa che non ti dice nessuno sulle Mura Serviane
Il nome promette un re del VI secolo avanti Cristo. La pietra dice altro. Il tufo giallo di Grotta Oscura, con cui è fatta quasi tutta la cinta visibile, veniva da cave del territorio di Veio. Roma conquistò Veio nel 396 a.C., e il portale di Roma Capitale lo usa proprio come limite: prima di quella data quelle cave non erano disponibili. Le mura che vedete sono più giovani di Servio Tullio di quasi due secoli.
Questo non vuol dire che il re non abbia costruito niente. La Sovrintendenza Capitolina colloca un nucleo più antico nel VI secolo e ricorda che il tracciato più vecchio usava blocchi più piccoli di tufo granulare grigio, diverso da quello giallo. Resti di quella fase esistono, ma sono pochi e difficili da riconoscere per chi non è del mestiere. Quello che si fotografa a Termini appartiene alla fase successiva.
La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: il tratto di piazza dei Cinquecento, quello che finisce su tutte le guide, non è il migliore da guardare. È lungo e alto, certo, ma si trova in un'area ribassata, circondato da transenne, fermate degli autobus e traffico, e l'occhio lo legge come un muro qualunque. Il tratto dell'Aventino, con l'arcata di via di Sant'Anselmo, racconta molto di più su come la cinta funzionava.
Chi le ha costruite davvero e quando?
Le ricostruzioni correnti fissano l'inizio della cinta del IV secolo al 378 a.C., con i censori Spurio Servilio Prisco e Quinto Clelio Siculo, e parlano di un cantiere durato oltre venticinque anni. Il portale di Roma Capitale colloca le strutture visibili alla metà del secolo. Le due indicazioni si tengono insieme: una data di avvio documentata, e poi decenni di lavori per chiudere un anello di undici chilometri.
Il motivo è scritto nella storia della città. Nel 390 a.C. i Galli arrivarono a Roma, la presero e la saccheggiarono. La Sovrintendenza lega la ricostruzione proprio a quel trauma: le difese esistenti si erano rivelate insufficienti. La risposta fu un muro alto circa dieci metri e spesso quattro, con un fossato davanti e, nei punti deboli della pianura a nord est, il grande terrapieno dell'aggere.
Le misure dell'aggere, secondo la voce enciclopedica, sono impressionanti: un terrapieno largo oltre trenta metri e alto circa cinque, preceduto da un fossato largo in media più di trenta metri e profondo fino a nove. Fra Quirinale ed Esquilino la città non aveva colli su cui appoggiarsi, e la difesa doveva essere costruita da zero. È il tratto che oggi corrisponde alla zona di Termini e di piazza Manfredo Fanti.
Il muro fu restaurato più volte. Le fonti registrano interventi nel 353, nel 217, nel 212 e nell'87 avanti Cristo, cioè nei momenti in cui Roma si sentiva minacciata, dalle guerre contro Annibale a quelle civili. Poi, con l'espansione dello Stato, le mura persero la loro funzione difensiva. Già in età augustea la città le aveva scavalcate da ogni lato, e le porte diventarono passaggi stradali o monumenti.
Anche dopo, però, la cinta continuò a contare sulla carta. La voce enciclopedica ricorda che le distanze delle grandi strade venivano calcolate a partire dalle porte della cinta repubblicana del IV secolo. Il muro, cioè, restava il punto zero della geografia amministrativa di Roma anche quando nessuno lo difendeva più. Lo sostituirono solo le Mura aureliane, costruite molto più in là nel III secolo dopo Cristo.
Come funzionava la difesa?
Il principio era semplice. Dove c'erano colli con pareti ripide, bastava un muro sul ciglio, appoggiato alla roccia. Dove il terreno era piatto, come fra Quirinale ed Esquilino, il muro da solo non bastava. Serviva un ostacolo davanti, il fossato, e una massa dietro, il terrapieno, che rendeva il muro difficile da abbattere e offriva ai difensori uno spazio largo per muoversi e combattere.
La tecnica muraria si legge ancora bene. I blocchi di tufo, alti fino a una sessantina di centimetri secondo la voce enciclopedica, sono disposti a file alterne, una con i blocchi messi di testa e una con i blocchi messi di taglio. Il risultato è un muro che lega in profondità, non una semplice facciata. Chi guarda il tratto di piazza dei Cinquecento con attenzione vede questa alternanza da un filare all'altro.
La difesa non era solo passiva. Il portale di Roma Capitale ricorda che la cinta era attrezzata con macchine da guerra, fra cui le catapulte. Due arcate conservate, una nel Palazzo Antonelli in largo Magnanapoli e una in via di Sant'Anselmo sull'Aventino, sono interpretate come piazzole per catapulte o baliste, aggiunte con restauri successivi al primo cantiere. Da quelle aperture si tirava sugli assalitori da una posizione protetta.
Le porte erano i punti deboli, e insieme i punti vitali. Da lì uscivano le strade verso il Lazio e l'Italia, e lì si concentrava il controllo di chi entrava e usciva. Molte presero il nome dalle strade, dai culti o dalle zone che servivano: la Collina verso il Quirinale, la Viminale verso il Viminale, l'Esquilina verso l'Esquilino. Per altre porte l'origine del nome è discussa, e le fonti non concordano.
Il consiglio che ti do per visitare le Mura Serviane
Il consiglio è di non trattarle come un monumento da vedere in dieci minuti, ma come un filo da seguire a piedi. Un percorso sensato parte da piazza dei Cinquecento, passa per piazza Manfredo Fanti e via Carlo Alberto fino all'Arco di Gallieno, e scende verso largo Leopardi. È tutto in piano o quasi, sull'Esquilino, e si fa in un'ora senza fretta.
L'Aventino merita una mattina a parte. Si sale da viale Aventino, si guarda il tratto lungo il viale, poi piazza Albania e via di Sant'Anselmo. Da lì la passeggiata continua naturalmente verso la Basilica di Santa Sabina, il Giardino degli Aranci e il buco della serratura della Villa del Priorato di Malta. Le mura diventano la prima tappa di una mattinata sul colle.
Largo Magnanapoli si incastra bene con un giro dei Fori. Si trova in cima a via Quattro Novembre, sopra i Mercati di Traiano, e si raggiunge salendo da piazza Venezia in pochi minuti. Chi ha già in programma la Colonna Traiana può aggiungere la sosta davanti all'aiuola e poi proseguire verso il Quirinale, lungo il tracciato della cinta.
Un'avvertenza pratica: molti tratti non hanno pannelli, o ne hanno di vecchi e sbiaditi. Conviene arrivare con la mappa già pronta, magari con i punti salvati sul telefono, perché sul posto nessuno vi dirà dove guardare. E conviene accettare l'idea che alcuni resti, come quello di via Salandra o i tronconi interni alla stazione, si vedano solo in parte o per niente.
Sul piano dell'ordine, conviene cominciare da piazza Manfredo Fanti, dove l'aggere si capisce meglio, e arrivare dopo a piazza dei Cinquecento. Visto prima il sistema, il muro davanti a Termini smette di essere un frammento e diventa la faccia esterna di una difesa più grande. Chi fa il contrario, partendo dalla stazione, rischia di liquidare il tratto più importante come un semplice rudere in mezzo al traffico.
Si paga qualcosa e serve prenotare?
Per i tratti all'aperto non si paga niente e non si prenota niente. Il portale turistico di Roma Capitale le presenta come resti visitabili liberamente, e i principali si trovano su marciapiedi, aiuole e giardini pubblici. Non esiste un biglietto delle Mura Serviane né un circuito unico a pagamento. Anche i due tronconi nel sotterraneo della stazione sono in aree aperte al passaggio di chi usa Termini.
Le visite guidate sono un'altra cosa. La Sovrintendenza Capitolina propone periodicamente itinerari gratuiti con prenotazione obbligatoria: per esempio quello del 25 aprile 2025, con partenza da piazza Manfredo Fanti davanti alla Casa dell'Architettura, durata di novanta minuti, turni in inglese e in italiano, e tappe all'aggere di piazza dei Cinquecento, all'aggere di piazza Manfredo Fanti e all'Arco di Gallieno. Il calendario si segue sul sito della Sovrintendenza Capitolina.
Chi vuole entrare anche nell'Auditorium di Mecenate, che si appoggia alle mura in largo Leopardi, deve sapere che la Sovrintendenza lo indica chiuso al pubblico dal 1° agosto 2024 per i lavori finanziati dal PNRR. Quando era aperto la visita costava 9,50 euro l'intero e 5 il ridotto, gratis per i residenti a Roma con documento e per i possessori della MIC card, con prenotazione allo 060608.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la stazione Termini sia costruita sopra un pezzo di Roma antica lo sanno in molti. Meno citato è il fatto che il muro davanti alla facciata non sia un reperto isolato, ma la parte visibile di una difesa che continua sotto la stazione. Secondo la voce enciclopedica, due tronconi dell'aggere sono conservati nell'area sotterranea dell'atrio della stazione, a pochi metri da chi corre per un treno.
Uno dei due tronconi si trova dentro un fast food della stazione, e la cosa fa sorridere chi lo scopre per caso con un vassoio in mano. Il senso, però, è serio. Nei lavori di una grande città i resti antichi raramente vengono spostati. Si conservano dove sono, e il nuovo edificio si adatta. Per questo a Roma capita di trovare tufo repubblicano fra un banco di vendita e una scala mobile.
Anche il numero delle porte è meno sicuro di quanto sembri. Il portale di Roma Capitale parla di circa dodici porte, mentre l'elenco tradizionale ne mette in fila diciassette, dalla Fontinale presso il Campidoglio alla Flumentana vicino al Tevere. Le fonti non concordano perché alcune porte sono note solo dai testi antichi, e la loro posizione è ricostruita. Di molte non resta niente sopra terra.
C'è infine un aspetto che le guide trascurano: la cinta serviana non ha mai avuto un aspetto uniforme. Tratti costruiti in momenti diversi, restauri ripetuti, arcate aggiunte, porte rifatte. Quello che oggi si vede a Termini, all'Aventino e in largo Magnanapoli non è lo stesso muro nello stesso momento, ma tre episodi di una storia lunga almeno tre secoli, dal IV al I avanti Cristo.
La foto giusta da fare alle Mura Serviane
La foto che racconta meglio le mura non è quella del tratto isolato, ma quella del contrasto. In piazza dei Cinquecento conviene inquadrare i blocchi di tufo in primo piano con la facciata della stazione, o con gli autobus, sullo sfondo. Due mondi a pochi metri: la città del IV secolo avanti Cristo e quella che ogni giorno arriva e parte dal più grande scalo ferroviario di Roma.
La luce giusta, a Termini, è quella del mattino presto, quando il piazzale è ancora meno affollato e il sole radente fa uscire i giunti fra i blocchi. Nel pomeriggio il muro va in ombra e diventa una massa grigia. Una buona alternativa è la sera, con l'illuminazione pubblica: il tufo giallo prende un colore caldo che di giorno non si vede.
Sull'Aventino la foto da fare è quella dell'arcata di via di Sant'Anselmo. Un'apertura ad arco dentro un muro difensivo sembra una contraddizione, e proprio per questo va fotografata bene, dritta, con il muro intero ai lati. Chi ha un grandangolo lo usi qui. In largo Magnanapoli, invece, funziona lo scatto dall'alto, con l'aiuola e i blocchi in mezzo al traffico.
Una terza possibilità, meno ovvia, è piazza Manfredo Fanti. Qui i resti dell'aggere si trovano nel verde, con l'edificio ottocentesco dell'ex Acquario Romano alle spalle. La foto che funziona mette insieme le due cose: la pietra repubblicana in basso e la facciata dell'Acquario sullo sfondo. Nelle giornate di sole conviene cercare l'ombra degli alberi per evitare il contrasto troppo duro sul tufo.
Come si arriva ai tratti principali?
Per il tratto più lungo non c'è problema: la metropolitana linea B ferma a Termini, e da lì si esce su piazza dei Cinquecento. Anche chi arriva in treno, dall'aeroporto o dalle stazioni del Lazio, ha le mura davanti appena esce dalla stazione. Piazza Manfredo Fanti e via Carlo Alberto si raggiungono a piedi in dieci, quindici minuti, verso piazza Vittorio.
Per l'Aventino la fermata più comoda sulla linea B è Circo Massimo. Si esce, si costeggia il Circo Massimo e si sale verso viale Aventino e piazza Albania. Chi preferisce può scendere a Piramide e risalire il viale. Le linee di autobus di superficie cambiano spesso per lavori, e conviene controllarle sul sito dell'ATAC prima di partire.
Per largo Magnanapoli la metropolitana aiuta poco. La fermata Cavour della linea B lascia a una decina di minuti di salita attraverso il rione Monti. In alternativa si parte da piazza Venezia e si sale a piedi. In auto, in tutti i casi, è meglio lasciar perdere: il centro è in zona a traffico limitato, e i parcheggi attorno a Termini sono cari e affollati.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è quello che le ha fatte nascere nella forma attuale: il sacco gallico del 390 a.C. La città fu presa e saccheggiata, e la memoria di quella umiliazione restò viva per secoli. La Sovrintendenza lega esplicitamente a quell'evento la ricostruzione della cinta. Il muro che vedete a Termini è, in un certo senso, la risposta di Roma a quella notte.
Il cantiere, però, non si chiuse subito. La data del 378 a.C. segna l'avvio, e le fonti registrano un primo restauro già nel 353 a.C., quando i lavori della prima fase erano appena conclusi o ancora in corso. Per una città in guerra quasi continua con i vicini, la cinta era un cantiere permanente più che un'opera finita una volta per tutte.
Il secondo momento cade alla fine del III secolo avanti Cristo, durante la guerra contro Annibale. Le fonti registrano restauri nel 217 e nel 212 a.C., anni in cui l'esercito cartaginese si muoveva in Italia e Roma temeva di essere assediata. La città le rinforzò due volte in pochi anni, segno di quanto l'assedio sembrasse vicino.
Il terzo è il restauro dell'87 a.C., in piena guerra civile. In quegli anni lo scontro politico diventò guerra aperta fra fazioni romane, e le mura tornarono a essere curate come una difesa reale. Poi, con Augusto, la città si allargò oltre il muro, e la cinta smise di essere un confine difensivo per diventare un reperto dentro la città.
Il quarto avvenimento è moderno. Nel 1909, secondo la voce enciclopedica, circa dieci metri di un tratto lungo circa 32 metri tra via Barberini e largo di Santa Susanna furono demoliti. Un'iscrizione latina ricorda il tratto conservato con un gioco di parole sul verbo servare: Quae Urbem servaverunt hic moenia servantur, qui si conservano le mura che hanno conservato la città. Il resto finì sotto la nuova Roma.
L'ultimo capitolo è quello della stazione. La costruzione e poi la ricostruzione di Termini hanno scavato proprio dove correva l'aggere, e il tratto di piazza dei Cinquecento è rimasto in vista davanti alla facciata. Oggi è uno dei resti antichi più visti di Roma per numero di passanti, e uno dei meno guardati davvero.
Chi è passato dalle Mura Serviane
Il primo nome è quello del re Servio Tullio, che secondo la tradizione regnò dal 578 al 535 avanti Cristo e incluse nella città Quirinale, Viminale ed Esquilino. La tradizione gli attribuisce anche la prima grande organizzazione dei cittadini per classi di censo e il primo censimento. Le mura portano il suo nome perché gli autori antichi, a partire da Livio, gli attribuivano la prima cinta completa della città.
Poi ci sono i due censori del 378 a.C., Spurio Servilio Prisco e Quinto Clelio Siculo, a cui le ricostruzioni correnti attribuiscono l'avvio del nuovo cantiere. Sono nomi che quasi nessuno ricorda, ma sono loro i responsabili del muro che vedete. E ci sono gli scalpellini, forse arrivati dalla Sicilia greca, che hanno lasciato i loro segni sui blocchi senza lasciare il proprio nome.
E ci sono, per contrasto, quelli che le mura non le hanno viste. I Galli che nel 390 a.C. presero Roma trovarono una città senza la cinta che oggi si vede, ed è proprio la loro incursione a spiegare perché questa cinta esiste. La Sovrintendenza lega la ricostruzione del IV secolo a quel saccheggio: le difese precedenti non avevano retto, e Roma decise di non correre più lo stesso rischio.
In età imperiale le mura avevano già perso il loro ruolo. Nella zona di largo Leopardi, nei giardini legati al nome di Mecenate, il consigliere di Augusto, l'aula oggi chiamata Auditorium si appoggiò alla cinta, appena fuori dal suo perimetro. La Sovrintendenza data le pitture dell'aula agli inizi del I secolo dopo Cristo. Un luogo di ozio e di cultura costruito contro un muro di guerra.
Anche l'imperatore Claudio entra nella storia delle mura, per una via indiretta. Secondo la tradizione riportata nella voce enciclopedica su Servio Tullio, Claudio identificava il re con un condottiero etrusco di nome Mastarna, alleato dei fratelli Vibenna, e le pitture della tomba François di Vulci sembrano confermare l'esistenza di questi personaggi. Il re delle mura, insomma, potrebbe avere avuto un nome etrusco.
Infine, ogni giorno, passano davanti alle mura moltissime persone che non lo sanno. Viaggiatori che escono da Termini, pendolari, turisti con la valigia. Il tratto di piazza dei Cinquecento è probabilmente il monumento antico di Roma davanti a cui passa più gente in assoluto. Guardarlo con attenzione, anche solo per cinque minuti, è un piccolo atto di resistenza alla fretta della stazione.
Servio Tullio: che cosa è documento, tradizione e leggenda?
Quello che dicono i documenti materiali è chiaro. La cinta visibile è del IV secolo avanti Cristo, costruita in tufo di Grotta Oscura dopo la conquista di Veio del 396 a.C. e dopo il sacco gallico del 390. La Sovrintendenza riconosce anche un tracciato più antico, del VI secolo, in blocchi più piccoli di tufo grigio. Una fortificazione di età regia, quindi, esisteva, anche se ne resta poco.
Quello che dice la tradizione è che fu Servio Tullio a volere la prima cinta completa. Livio, secondo quanto riporta la voce enciclopedica sulle mura, gli attribuisce il vallo, il fossato e il muro attorno alla città, alla metà del VI secolo. Altre versioni antiche assegnano un primo avvio a Tarquinio Prisco e un ampliamento a Servio. Il nome delle mura viene da questa tradizione, non dagli scavi.
Alla stessa tradizione appartiene l'idea di una città organizzata in quattro parti, la cosiddetta Roma quadrifaria, che la voce enciclopedica collega al disegno difensivo attribuito a Servio. Il re avrebbe inglobato Quirinale, Viminale ed Esquilino, dato alla città un perimetro unico e diviso i cittadini secondo il censo. Mura, territorio e cittadinanza, nel racconto antico, nascono insieme, come parti di un'unica riforma.
Poi c'è la leggenda, che riguarda il re più che il muro. La tradizione racconta che Servio fosse figlio di Ocresia, una prigioniera di guerra di Cornicolo ridotta in servitù nella casa del re Tarquinio Prisco, e che la regina Tanaquil ne avesse intuito il destino. Gli avrebbe dato in sposa la figlia e, alla morte del marito, avrebbe manovrato perché fosse lui a salire al trono.
La leggenda racconta anche la sua fine. Il futuro Tarquinio il Superbo lo avrebbe ucciso con l'aiuto della figlia del re, Tullia, che sarebbe passata con il carro sul corpo del padre ferito. È un racconto costruito per spiegare la caduta della monarchia e il passaggio alla repubblica, più che una cronaca. Le mura, costruite quasi due secoli dopo, ne hanno ereditato il nome.
Le porte scomparse: dove si trovavano?
Seguire le porte è il modo migliore per capire il tracciato. L'elenco tradizionale parte dal Campidoglio con la Porta Fontinale, sale sul Quirinale con la Porta Sanquale in largo Magnanapoli, la Salutare in via della Dataria e la Quirinale in via delle Quattro Fontane. Poi arriva alla Porta Collina, fra via Goito e via Venti Settembre, dove la collina finiva e cominciava la pianura.
Da qui partiva l'aggere. La Porta Viminale si apriva nell'area dell'attuale piazza dei Cinquecento, la Porta Esquilina in via di San Vito, dove fu poi trasformata nell'Arco di Gallieno, vicino alla chiesa di Sant'Eusebio all'Esquilino e a piazza Vittorio. Più a sud la Porta Celimontana corrisponde all'Arco di Dolabella, e la Querquetulana si collocava nell'area della Basilica di San Clemente.
La Porta Capena si apriva presso il Circo Massimo, all'inizio della via Appia. Sull'Aventino si trovavano la Nevia, la Raudusculana in piazza Albania e la Lavernale presso la chiesa di Sant'Anselmo. Ai piedi del colle, la Trigemina. Poi le porte vicine al Tevere: la Trionfale nell'area di Sant'Omobono, la Carmentale verso l'attuale Anagrafe e la Flumentana presso il tempio di Portuno, al Foro Boario.
Chi conosce le porte delle Mura aureliane, come Porta San Sebastiano, Porta Maggiore o Porta Pia, deve dimenticare quell'immagine. Delle porte serviane non resta quasi nulla di monumentale, salvo l'Arco di Gallieno, che è la Porta Esquilina trasformata in epoca successiva, e l'Arco di Dolabella sul Celio, legato alla Porta Celimontana. Le altre sono nomi, posizioni ricostruite e qualche blocco inglobato in un palazzo.
Quando non si vede niente e che cosa non aspettarsi?
I tratti su strada non chiudono mai. Il limite è un altro: cantieri, ponteggi, recinzioni. Piazza dei Cinquecento è uno snodo di autobus e taxi, e l'area attorno al muro può essere transennata in modo diverso da una visita all'altra. Prima di organizzare una passeggiata con un gruppo, conviene passare a vedere o chiamare lo 060608 per chiedere se ci sono aree interdette.
Non aspettatevi pannelli, percorsi segnalati o un centro visite. Le Mura Serviane non sono un sito museale, e la Sovrintendenza non pubblica un itinerario permanente con orari. Chi cerca un museo sulle fortificazioni di Roma trova il Museo delle Mura dentro Porta San Sebastiano, ma quello è dedicato alle Mura aureliane, un'altra cinta costruita sei secoli dopo.
Non aspettatevi neppure di vedere il muro dall'interno. Il tratto di via Salandra si trova nella sede di un comando dei Carabinieri, l'arcata di Palazzo Antonelli fa parte di un edificio con accesso non indicato dalle fonti, e l'Auditorium di Mecenate, che permetterebbe di vedere il rapporto fra l'aula e la cinta, risulta chiuso dal 1° agosto 2024 per lavori. Resta la strada, che per queste mura è la condizione normale.
Un'ultima avvertenza riguarda i tronconi sotto l'atrio di Termini. Sono in un'area commerciale di passaggio, e cambiano di aspetto a seconda dei lavori nei negozi e nei locali. Può capitare di trovarli coperti da allestimenti o difficili da individuare. Se il vostro tempo è poco, meglio concentrarsi sul tratto esterno di piazza dei Cinquecento e lasciare il sotterraneo a una visita di passaggio.
Mangiare vicino a Termini e all'Aventino
Attorno a Termini le trappole sono le solite, solo più concentrate. Menù fotografici esposti in quattro lingue, buttadentro che fermano chi esce dalla stazione con la valigia, cucine aperte di continuo dalle undici di mattina a mezzanotte senza pausa. Sono segnali che il locale lavora sul passaggio, su chi non tornerà. Un romano che deve mangiare in zona sceglie una strada più interna, lontana dal piazzale.
Altri segnali da riconoscere: la vetrina dove una signora tira la pasta fresca davanti ai passanti, che è spettacolo più che cucina, le lavagne con piatti senza prezzo, il menù diverso fra l'interno e l'esterno, i prezzi che cambiano a seconda di chi ordina. Nessuno di questi elementi è un reato. Messi insieme, però, dicono che il locale conta sul fatto che non conoscete la città.
Sull'Aventino il problema è opposto: i locali sono pochi, e il colle è soprattutto residenziale. Conviene scendere verso Testaccio, dove la cucina romana di quartiere si trova ancora con prezzi onesti, oppure portarsi qualcosa e fermarsi in un giardino pubblico. Per scegliere senza sorprese, una base di partenza è la lista di indirizzi su Google Maps, con locali selezionati fra Roma e il Lazio.
Che cosa abbinare in giornata
Attorno a Termini l'abbinamento naturale è con il Museo Nazionale Romano. Il Palazzo Massimo alle Terme si trova sul lato opposto di piazza dei Cinquecento, le Terme di Diocleziano a pochi minuti, con l'Aula Ottagona. Fra il muro repubblicano e le terme imperiali passano più di sei secoli, e la differenza di tecnica, dal tufo in blocchi al laterizio, si coglie in un colpo d'occhio.
A pochi passi c'è piazza della Repubblica, con la Fontana delle Naiadi e la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri nelle aule delle terme. Più su, verso la Porta Collina, la Fontana del Mosè segna l'arrivo dell'Acqua Felice. È il tratto nord della cinta, oggi del tutto scomparso sotto la città umbertina.
Scendendo verso l'Esquilino si incontrano la Porta Alchemica di Piazza Vittorio, il Nuovo Mercato Esquilino e, lungo via Merulana, Palazzo Merulana, a pochi metri da largo Leopardi. Per un quadro del rione c'è la nostra guida Esquilino: cosa vedere, che mette in fila chiese, mercati e resti antichi di una zona spesso attraversata di corsa.
Sull'Aventino le mura si abbinano alle chiese del colle. Da piazza Albania si raggiungono in pochi minuti la Basilica di San Saba, Santa Balbina all'Aventino, nei cui giardini la voce enciclopedica segnala altri resti della cinta, e Santa Prisca con il suo mitreo. Una sintesi utile del colle è la nostra pagina Aventino: cosa vedere.
Scendendo dall'Aventino verso la via Appia si passa accanto al Mitreo del Circo Massimo e alle Terme di Caracalla. Chi preferisce il lato del Celio trova San Gregorio al Celio, anche questa indicata fra i luoghi con resti delle mura, e poco oltre Porta San Paolo con la Piramide. Sono tutte tappe a piedi, senza mezzi.
Per largo Magnanapoli la combinazione ovvia è con il Quirinale: piazza del Quirinale, le Scuderie del Quirinale se c'è una mostra aperta, e San Carlo alle Quattro Fontane. Dall'altro lato, scendendo, si arriva al Campidoglio, dove i Musei Capitolini chiudono la giornata con la collina da cui l'elenco delle porte comincia.
Domande frequenti
Le Mura Serviane si pagano?
No. I tratti principali, a cominciare da quello di piazza dei Cinquecento davanti alla Stazione Termini, si vedono dalla strada o dai giardini pubblici senza biglietto e senza prenotazione. Il portale turistico di Roma Capitale le indica come visitabili liberamente, con la Sovrintendenza Capitolina come riferimento. Si pagano solo eventuali monumenti vicini, come l'Auditorium di Mecenate quando è aperto, o le visite guidate private.
Dove si vede il tratto più lungo?
In piazza dei Cinquecento, davanti alla facciata della Stazione Termini. Secondo la voce enciclopedica sulle mura il tratto misura circa 94 metri di lunghezza e conserva diciassette filari di blocchi per circa otto metri di altezza. È anche il pezzo meglio conservato di tutta la cinta, e si trova nell'area dell'antica Porta Viminale.
Le mura sono davvero del re Servio Tullio?
Solo in minima parte. La Sovrintendenza Capitolina attribuisce al VI secolo avanti Cristo un nucleo più antico in blocchi di tufo grigio, ma quasi tutto quello che si vede appartiene alla ricostruzione del IV secolo, successiva al sacco gallico del 390 a.C. Il tufo giallo usato veniva dalle cave di Grotta Oscura, disponibili solo dopo la conquista di Veio nel 396.
Che differenza c'è con le Mura aureliane?
Sono due cinte diverse, separate da circa sei secoli. Le Mura Serviane sono repubblicane, del IV secolo avanti Cristo, in blocchi di tufo, e racchiudevano circa 426 ettari. Le Mura aureliane sono del III secolo dopo Cristo, in laterizio, molto più ampie e ancora oggi in gran parte in piedi, con porte monumentali come Porta San Sebastiano o Porta Maggiore. Le serviane sono sopravvissute solo a pezzi.
È vero che un tratto si trova dentro un fast food?
Sì. Nel sotterraneo dell'atrio della Stazione Termini sono conservati due tronconi dell'aggere, e uno dei due si trova dentro un locale di ristorazione veloce del piano inferiore. Si trova in un'area commerciale di passaggio, e allestimenti e lavori ne cambiano spesso l'aspetto. Il tratto esterno di piazza dei Cinquecento resta molto più leggibile.
Esistono visite guidate alle Mura Serviane?
La Sovrintendenza Capitolina organizza periodicamente itinerari gratuiti con prenotazione obbligatoria, come quello del 25 aprile 2025 partito da piazza Manfredo Fanti, di novanta minuti, con tappe all'aggere di piazza dei Cinquecento, a piazza Manfredo Fanti e all'Arco di Gallieno. Non esiste un calendario fisso: le nuove date vanno cercate sul sito della Sovrintendenza o chieste allo 060608.
Quanto tempo serve per vedere i tratti principali?
Per il solo tratto di piazza dei Cinquecento bastano dieci minuti. Il giro dell'Esquilino, da Termini a piazza Manfredo Fanti, via Carlo Alberto e largo Leopardi, richiede circa un'ora a piedi. L'Aventino, con viale Aventino, piazza Albania e via di Sant'Anselmo, è un'altra ora. Largo Magnanapoli si aggiunge a un giro dei Fori. In una giornata si vede tutto, senza correre.
Qual è il tratto più interessante sull'Aventino?
Quello di via di Sant'Anselmo, che la voce enciclopedica indica fra i meglio conservati della cinta, con un'arcata interpretata come piazzola per catapulte o baliste. Lungo viale Aventino, verso piazza Albania, la pagina della parrocchia di Santa Maria Maggiore in San Vito segnala un tratto di circa 42 metri. Altri resti sono indicati nei giardini di Santa Balbina e presso San Gregorio al Celio.
Si possono vedere con i bambini?
Sì, e funzionano meglio di quanto si pensi, perché sono all'aperto, gratis, e si prestano a una caccia al tesoro: trovare i segni incisi sui blocchi, contare i filari, immaginare dove fosse il fossato. Per altre idee sulla città con i più piccoli c'è la nostra guida Roma con i bambini. Attenzione al traffico in largo Magnanapoli e in piazza dei Cinquecento.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: le pagine della Sovrintendenza Capitolina sulle mura e sull'Auditorium di Mecenate e il portale turistico di Roma Capitale. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una passeggiata lungo le Mura Serviane, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto costruire un percorso fra tratti sparsi, controllare i cantieri e scegliere l'ordine delle tappe in base alla luce e al traffico. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma, con itinerari tematici sulla città antica e sulle sue difese, una risorsa utile è Tour Leader Pro.
Le mura repubblicane sono solo il primo anello di una storia che a Roma continua con le Mura aureliane, le porte monumentali, i bastioni del Rinascimento e le fortificazioni ottocentesche. Chi vuole allargare lo sguardo al Lazio trova cinte etrusche e latine in molti borghi a un'ora dalla capitale, da Palestrina ai Castelli. Per mettere insieme un viaggio di più giorni, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
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Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
