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Il barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico — dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027

Il barocco italiano a Dresda è aperta al Museo Napoleonico dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, in piazza di Ponte Umberto I 1, nel rione Ponte, affacciata sul Tevere a pochi minuti da piazza Navona. L'orario è dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15; il 24 e il 31 dicembre il museo apre dalle 10 alle 14, e chiude il lunedì e il 25 dicembre. La mostra è compresa nel biglietto del museo: 7,50 euro intero e 6 euro ridotto, con ingresso gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana, mostrando la carta d'identità, e per chi ha la MIC card. La fermata autobus più vicina è Zanardelli, sulla strada che porta al ponte Umberto I; le linee in servizio e gli orari si controllano sul calcolatore di percorso ATAC. I biglietti si comprano alla biglietteria del museo o sul circuito di prevendita indicato dal sito ufficiale dei Musei in Comune; informazioni al numero 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Palazzo Primoli in via Zanardelli, sede del Museo Napoleonico
Palazzo Primoli in via Zanardelli, sede del Museo Napoleonico Foto: Foto: Lalupa, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico: la mostra in breve

Il barocco italiano a Dresda porta a Roma una selezione di disegni e bozzetti architettonici del Settecento conservati nella raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen, l'ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia. Il sottotitolo del comunicato ufficiale è chiaro: per la prima volta a Roma dopo trecento anni, una selezione di capolavori del disegno architettonico europeo del XVIII secolo.

Chi la organizza

La mostra è curata e organizzata dal Landesamt für Denkmalpflege Sachsen, con il sostegno del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Territoriale della Sassonia. È promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; i servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Il comunicato stampa porta la data del 24 settembre 2026.

Uno scambio incrociato

La mostra romana ha un contrappeso a Dresda. Mentre in Sassonia è in corso un'ampia retrospettiva sui dipinti di Correggio arrivati dall'Italia, a Roma arrivano i disegni architettonici settecenteschi di Dresda. Fra questi ci sono fogli realizzati proprio a Roma tre secoli fa: alcune opere, sottolinea il museo, tornano per la prima volta dopo quasi trecento anni nel luogo in cui furono disegnate.

Perché vale la visita

Diciamolo con franchezza: una mostra di disegni di architettura non è per tutti. Chi cerca il colpo d'occhio resterà deluso. Chi invece ama capire come si costruisce una chiesa barocca, come un architetto ne studia un'altra per imitarla, come un progetto passa dal foglio alla pietra, troverà qui una delle mostre più intelligenti dell'autunno romano. E la troverà in un museo che raramente è affollato.

Dresda, la Firenze sull'Elba: il contesto della mostra

A metà del Settecento Dresda, capitale della Sassonia, divenne uno dei principali centri della cultura italiana a nord delle Alpi, tanto da guadagnarsi il soprannome di Firenze sull'Elba per la ricchezza dei suoi tesori artistici. Il racconto della mostra parte da qui.

Augusto III e Maria Giuseppa

Il protagonista è il principe elettore Federico Augusto II di Sassonia, re di Polonia con il nome di Augusto III, insieme alla consorte Maria Giuseppa. Appassionati dell'Italia e dell'opera seria, i due sovrani non si limitarono a collezionare pittura italiana, con nomi come Raffaello, Correggio, Giorgione e Tiziano. Chiamarono a Dresda compositori, cantanti, strumentisti, poeti, scenografi e architetti teatrali dall'Italia.

Una corte cattolica in terra protestante

Il dettaglio decisivo è religioso. La corte di Dresda era cattolica, in una Sassonia protestante: una diaspora, come la definisce il testo ufficiale, in cui la vita culturale fu promossa in modo determinante dai gesuiti italiani. Il simbolo di questa stagione della Controriforma è la cattedrale della Santissima Trinità, la chiesa cattolica di corte, inaugurata nel 1751 su progetto dell'architetto italiano Gaetano Chiaveri e considerata l'edificio più romano a nord delle Alpi. Danneggiata nel 1945, domina ancora oggi il panorama urbano della città.

L'età augustea e Bellotto

Lo splendore di quella che a Dresda si chiamò età augustea attirò pittori, stuccatori, musicisti, ballerini e impresari teatrali italiani. Fra tutti spicca il pittore di corte Bernardo Bellotto, veneziano, noto anche come Canaletto, le cui vedute tramandano in modo unico l'aspetto della città del tempo. Nello stesso tempo studiosi, pittori e architetti di Dresda partivano per lunghi viaggi di studio verso sud, e tornavano con quaderni pieni di Roma.

Le quattro sale della mostra sul barocco italiano a Dresda

La mostra è articolata in quattro sale, ciascuna con un tema preciso, per un totale di una quarantina di fogli fra disegni e bozzetti. Il percorso va da Roma a Dresda e ritorno, e conviene seguirlo nell'ordine.

Sala 1: Roma come modello

La prima sala presenta la città di Dresda ed espone sei disegni di dettagli interni di chiese romane: Sant'Ivo alla Sapienza, San Carlo alle Quattro Fontane e Trinità dei Monti, oltre alla Villa Albani. Due fogli particolarmente imponenti sono di Julius Heinrich Schwarze, futuro capo architetto sassone, che a Roma copiò il celebre progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra e lo trasferì a Dresda in un proprio progetto di chiesa. È la sala che spiega il titolo della mostra meglio di qualunque pannello.

Sala 2: la chiesa cattolica di corte

La seconda sala è dedicata alla costruzione della nuova chiesa cattolica di corte di Dresda, progettata e realizzata dall'architetto romano Gaetano Chiaveri. Oltre a otto fogli di Chiaveri e di altri architetti coinvolti nel cantiere, l'opera principale è il disegno a colori dell'altare dell'Annunciazione nella chiesa di Sant'Ignazio a Roma, realizzato dalla cerchia di Anton Raphael Mengs, che doveva servire da modello per un altare a Dresda.

Sala 3: il palazzo reale mai costruito

Anche la terza sala è dedicata a Chiaveri. Dieci disegni, alcuni di formato eccezionalmente grande, presentano i progetti per un nuovo palazzo reale del principe elettore di Sassonia a Dresda. Per chi ama l'architettura disegnata, è la sala più emozionante: si vede un'idea di città nella sua scala piena, sul foglio.

Sala 4: gli italiani a Dresda

L'ultima sala si intitola Gli italiani a Dresda. Dodici disegni mostrano i progetti degli artigiani e degli artisti italiani chiamati in Sassonia per architetture e decorazioni, e anche le loro condizioni di vita in città. Da cercare i progetti di Giuseppe Galli Bibiena per la decorazione del soffitto della chiesa cattolica di corte e il pezzo forte della mostra: un progetto di Giovanni Antonio Pellegrini per le decorazioni pittoriche nello Zwinger di Dresda, considerato il più grande disegno conosciuto del maestro.

Gaetano Chiaveri, l'architetto romano di Dresda

Gaetano Chiaveri, nato a Roma nel 1689 e morto a Foligno il 5 marzo 1770, è l'architetto a cui la mostra dedica due sale su quattro. È un esponente del barocco romano che ha costruito la sua carriera quasi tutta lontano da Roma.

Una carriera europea

I suoi progetti più importanti appartengono alla seconda fase del barocco di Dresda. Oltre alla Katholische Hofkirche, la chiesa cattolica di corte oggi cattedrale della Santissima Trinità, progettò l'ala nuova del Castello Reale di Varsavia: logico, visto che il suo committente era anche re di Polonia. In precedenza aveva supervisionato la costruzione del palazzo di Kadriorg su progetto di un altro romano, Nicola Michetti. Un architetto nato a Roma, attivo fra la Polonia e la Sassonia, e morto a Foligno: una biografia che da sola racconta quanto l'architettura romana fosse un prodotto d'esportazione nel Settecento.

La chiesa più romana a nord delle Alpi

La Hofkirche fu inaugurata nel 1751. La definizione di edificio più romano a nord delle Alpi, riportata dal testo ufficiale della mostra, dice molto: una chiesa progettata da un romano, decorata da italiani, pensata per una corte cattolica che voleva dichiararsi tale nel cuore protestante della Germania. Gli artisti e gli artigiani italiani che vi lavorarono lasciarono poi la loro impronta anche in altre località intorno a Dresda e in Sassonia.

Il palazzo sulla carta

I dieci fogli della terza sala, con i progetti di Chiaveri per un nuovo palazzo reale, sono forse la parte più preziosa della mostra perché documentano un'architettura rimasta sulla carta. Non è la prima volta che la storia dell'architettura si capisce meglio dai progetti non realizzati che dagli edifici finiti; qui lo si tocca con mano.

Una curiosità sul barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico — dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027

La curiosità più bella della mostra è il viaggio circolare di alcuni fogli. Nella prima sala sono esposti disegni di dettagli interni di chiese romane come Sant'Ivo alla Sapienza e San Carlo alle Quattro Fontane, fatti da architetti e studiosi di Dresda durante i loro viaggi di studio a Roma. Quei fogli partirono per la Sassonia nel Settecento, servirono da modello per le architetture della corte, entrarono nelle raccolte della tutela dei monumenti sassone e ora tornano, per la prima volta dopo quasi trecento anni, nella città in cui furono tracciati.

Il caso di Julius Heinrich Schwarze è il più eloquente. Futuro capo architetto della Sassonia, a Roma copiò il famoso progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra e poi lo trasformò in un proprio progetto per Dresda. È un processo che oggi chiameremmo trasferimento di conoscenze, e che allora si faceva con matita, compasso e mesi di permanenza in città.

C'è poi un'ironia tutta romana: i disegni tornano a pochi passi da piazza Navona, dove molti degli architetti che quei visitatori studiavano avevano lavorato. Uscendo dal museo, basta una passeggiata di pochi minuti per vedere dal vero alcune delle architetture che nelle sale si vedono sulla carta. Per un appassionato è un invito a fare il percorso al contrario: prima i fogli, poi le chiese.

Il Museo Napoleonico e Palazzo Primoli

Il Museo Napoleonico di Roma è un museo storico dedicato ai cimeli napoleonici, nato dalla collezione del conte Giuseppe Primoli, che la donò alla città nel 1927 insieme al pianterreno del palazzo di famiglia. Il museo è aperto dal 1950 e fa parte del sistema Musei in Comune.

Giuseppe Primoli, un Bonaparte romano

Giuseppe Primoli, vissuto fra il 1851 e il 1927, era figlio di Carlotta Bonaparte e di Pietro Primoli, conte di Foglia, sposati nel 1848. Carlotta era figlia di Carlo Luciano Bonaparte, principe di Canino, e di Zénaïde Bonaparte, cugini fra loro perché figli di due fratelli di Napoleone I, Luciano e Giuseppe. La collezione di Primoli era concepita più come racconto di una storia familiare privata che come raccolta di cimeli: ritratti, oggetti, memorie di casa.

Le tre sezioni della collezione

Le raccolte sono divise in tre parti. Il periodo napoleonico vero e proprio, con grandi tele e busti che ritraggono in pose auliche i membri della famiglia imperiale. Il periodo detto romano, dalla caduta di Napoleone I all'ascesa di Napoleone III. E il Secondo Impero, con dipinti, sculture, incisioni, mobili e oggetti dell'epoca. La sistemazione attuale segue nelle linee generali le indicazioni lasciate dallo stesso Primoli.

Soffitti e fregi

Le sale conservano in parte i soffitti settecenteschi a travetti dipinti. I fregi delle sale VIII, IX e X risalgono ai primi decenni dell'Ottocento, quando il palazzo era già dei Primoli; quelli delle sale III e V, con il leone rampante dei Primoli e l'aquila dei Bonaparte, sono successivi al matrimonio fra Pietro Primoli e Carlotta Bonaparte. Sono dettagli da guardare alzando la testa, perché raccontano l'unione di due famiglie meglio di un albero genealogico.

Due musei in un palazzo

Palazzo Primoli ospita anche la Fondazione Primoli, creata dallo stesso conte, la Biblioteca Primoli con circa trentamila volumi e il Museo Mario Praz, sezione distaccata della Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Chi ha tempo può combinare le due visite nella stessa mattinata.

Una cosa che non ti dice nessuno sul barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico — dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027

Quello che quasi nessuno dice è che il palazzo del Museo Napoleonico ha cambiato faccia per colpa del Tevere. Palazzo Primoli fu costruito nel Cinquecento, appartenne ai Gottifredi fino alla fine del Settecento, poi ai Filonardi, e fu acquistato dal conte Luigi Primoli fra il 1820 e il 1828. All'inizio del Novecento la costruzione degli argini del Tevere e del ponte Umberto I, con la nuova via Zanardelli che vi arrivava, sconvolse il suo rapporto con la città.

Nel 1901 Giuseppe Primoli decise un rimaneggiamento radicale e lo affidò all'architetto Raffaello Ojetti. I lavori durarono fino al 1911: la vecchia facciata fu demolita e sostituita da una loggia, l'edificio fu sopraelevato e si creò un nuovo ingresso monumentale su via Zanardelli. Il palazzo che si vede oggi, quindi, è insieme un palazzo cinquecentesco e un edificio dell'Italia unita, rifatto per adattarsi ai muraglioni.

La conseguenza per la mostra è sottile ma interessante. Si entra a guardare progetti di architetti settecenteschi che adattavano modelli romani a una città del nord, dentro un palazzo che a sua volta è stato ridisegnato per adattarsi a una città trasformata dall'urbanistica moderna. Architettura che si adatta, in due epoche diverse, sotto lo stesso tetto. Non è il tema della mostra, ma è il modo migliore di guardarla.

Orari e biglietti del barocco italiano a Dresda

Il barocco italiano a Dresda è compresa nel biglietto del Museo Napoleonico: 7,50 euro intero e 6 euro ridotto, con gratuità per i residenti a Roma e nella Città metropolitana e per i possessori della MIC card in corso di validità.

Gli orari

Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15. Il 24 e il 31 dicembre l'orario è ridotto, dalle 10 alle 14, con ultimo ingresso alle 13.15. Chiude il lunedì e il 25 dicembre. Il museo raccomanda di consultare sempre la pagina avvisi prima di programmare la visita.

Residenti e MIC card

Per i romani la mostra è di fatto gratuita: basta mostrare la carta d'identità che attesti la residenza a Roma o nella Città metropolitana. Chi non è residente ma frequenta spesso i musei civici fa bene a valutare la MIC card, che dà accesso gratuito al sistema dei Musei in Comune.

Dove si comprano

Il biglietto si compra alla biglietteria del museo oppure online sul circuito di prevendita indicato dal sito ufficiale dei Musei in Comune. Le riduzioni e le gratuità aggiornate sono pubblicate nella pagina biglietti del sistema, e per ogni dubbio risponde lo 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Il consiglio che ti do per visitare il barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico — dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027

Il consiglio è di fare la mostra come un itinerario, non come una visita. Prima entra al Museo Napoleonico e guarda con calma le quattro sale, soffermandoti sulla prima, Roma come modello. Poi esci e vai a vedere dal vero almeno una delle chiese romane disegnate nei fogli: Sant'Ivo alla Sapienza è la più vicina e si raggiunge a piedi. Confrontare il disegno di un dettaglio interno con l'originale è l'esperienza che nessun catalogo può restituire.

Secondo consiglio: porta con te un paio di occhiali da vicino se ne usi, o una lente. I disegni di architettura del Settecento sono pieni di annotazioni, misure, piccole correzioni a matita; molte delle informazioni più interessanti sono lì, a pochi millimetri dal bordo del foglio. Non avere fretta: qui la lentezza è metodo.

Terzo: approfitta della mostra per visitare il museo permanente. Chi entra solo per i disegni di Dresda e tira dritto davanti ai ritratti dei Bonaparte perde metà del valore del biglietto. Le due cose, del resto, parlano della stessa Europa: corti, dinastie, artisti che si spostano fra capitali. Conta almeno un'ora e mezza per tutto.

Come arrivare al Museo Napoleonico

Il Museo Napoleonico si trova in piazza di Ponte Umberto I 1, nel rione Ponte, all'estremità di via Zanardelli verso il Tevere, a circa duecento metri dal Chiostro del Bramante e da Palazzo Altemps.

A piedi

Da piazza Navona si esce dal lato nord e in pochi minuti si raggiunge via Zanardelli, che porta dritta al museo. Chi arriva da Castel Sant'Angelo può attraversare il Tevere sul ponte Umberto I e si trova davanti al palazzo. Il centro storico, qui, si gira bene a piedi.

In autobus

La fermata più vicina è Zanardelli, a breve distanza dal museo; altre fermate utili sono su corso del Rinascimento e su corso Vittorio Emanuele II. Le linee in servizio, i percorsi e gli orari vanno controllati sul calcolatore di percorso ATAC prima di partire: nel centro storico i tracciati cambiano spesso per lavori e manifestazioni.

In metropolitana

Nessuna stazione della metropolitana è vicina: le fermate Spagna e Lepanto della linea A richiedono una lunga camminata o un cambio con l'autobus.

In auto e in taxi

Il rione è in zona a traffico limitato. Chi arriva in auto deve lasciarla fuori dalla ZTL e verificare prima le regole di accesso. Il taxi è la soluzione per chi ha difficoltà a camminare: chiedi di scendere in piazza di Ponte Umberto I.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Dresda sia stata chiamata la Firenze sull'Elba lo sanno in molti, ed è ripetuto in ogni guida. Molto meno citato è il fatto che quella fioritura artistica nacque in una corte cattolica circondata da un paese protestante, e che il suo simbolo architettonico sia stato progettato da un romano. La cattedrale della Santissima Trinità di Gaetano Chiaveri, inaugurata nel 1751, era la chiesa di corte di un principe elettore cattolico, re di Polonia, in una Sassonia protestante.

Il ruolo dei gesuiti italiani, sottolineato dal testo ufficiale della mostra, completa il quadro: la cultura italiana a Dresda non fu solo gusto di collezionisti, ma parte di una strategia religiosa e politica. L'opera seria, i cantanti, gli scenografi, gli architetti venivano dall'Italia anche perché l'Italia era la patria del cattolicesimo barocco.

Anche il destino recente della chiesa è poco raccontato in Italia: danneggiata nel 1945, caratterizza ancora oggi il panorama della città. Guardare in mostra i fogli di Chiaveri e del suo cantiere significa vedere l'origine di un edificio che ha attraversato la distruzione e ne è uscito ancora in piedi.

Accessibilità, bambini e gruppi al Museo Napoleonico

Il Museo Napoleonico occupa il pianterreno di Palazzo Primoli, e le sale della collezione sono ambienti storici con soffitti dipinti e fregi.

Persone con disabilità

Prima della visita conviene chiamare lo 060608 per avere informazioni aggiornate sui percorsi accessibili, sugli ausili disponibili e sulle modalità di ingresso. Riduzioni e gratuità per le persone con disabilità sono indicate nella pagina biglietti ufficiale dei Musei in Comune.

Con i bambini

Una mostra di disegni di architettura è difficile per i più piccoli, ma può funzionare con ragazzi dagli undici o dodici anni in su, soprattutto se hanno visto qualche chiesa barocca di Roma. Il gioco è semplice: riconoscere nei fogli una chiesa già vista. Nel museo permanente, invece, i ritratti della famiglia Bonaparte e gli oggetti del Secondo Impero incuriosiscono anche i bambini.

Gruppi e scuole

Per gruppi di studenti di architettura, di storia dell'arte o di tedesco, la mostra è un'occasione rara. Le visite didattiche si prenotano tramite il sistema dei Musei in Comune, allo 060608 o sul sito ufficiale.

La foto giusta da fare al barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico — dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027

La foto giusta, qui, si fa in due tempi. La prima è all'interno, nella sala dei progetti di Chiaveri per il palazzo reale: i fogli di grande formato, visti in obliquo, rendono l'idea della scala di un progetto che non fu mai costruito. Prima di fotografare chiedi sempre al personale se è consentito: le mostre con prestiti da istituzioni straniere hanno spesso regole proprie, e il flash sui disegni antichi è da evitare in ogni caso.

La seconda foto è fuori. Esci su piazza di Ponte Umberto I e cerca l'inquadratura che mette insieme la loggia del palazzo, il Tevere e il ponte: è la fotografia della Roma che nel 1901 costrinse i Primoli a rifare la facciata. Chi ama i contrasti può spingersi sul ponte e fotografare il palazzo dalla riva opposta, con i muraglioni in primo piano.

La terza, facoltativa ma consigliata, è il confronto. Se dopo la mostra vai a Sant'Ivo alla Sapienza o a San Carlo alle Quattro Fontane, fotografa lo stesso dettaglio che hai visto disegnato nella prima sala. Accostare le due immagini, il foglio settecentesco e la pietra di oggi, è il modo migliore di ricordare questa mostra.

Intorno al Museo Napoleonico: che cosa vedere nel rione Ponte

Il Museo Napoleonico è in una delle zone più dense di monumenti del centro storico, fra il Tevere e piazza Navona: nel raggio di duecento metri si trovano diverse visite brevi e poco affollate.

Chiostro del Bramante e Santa Maria della Pace

Il Chiostro del Bramante è a circa duecento metri, accanto alla chiesa di Santa Maria della Pace, a nord di piazza Navona. Il chiostro ospita mostre temporanee con ingresso autonomo.

Palazzo Altemps

Palazzo Altemps, in piazza di Sant'Apollinare, è anch'esso a circa duecento metri. Per chi ha una mattinata libera, Museo Napoleonico e Altemps si combinano bene.

Via dei Coronari e San Salvatore in Lauro

Via dei Coronari, pedonale, corre verso ovest fino al Tevere; lungo il percorso si incontra la chiesa di San Salvatore in Lauro. Arrivati al fiume, si attraversa e si raggiunge Castel Sant'Angelo.

Il Museo Mario Praz

Nello stesso palazzo del Museo Napoleonico ha sede il Museo Mario Praz, sezione distaccata della Galleria Nazionale d'Arte Moderna. È la visita più naturale da abbinare: stesso indirizzo, un'altra idea di collezione privata.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Palazzo Primoli fu costruito nel XVI secolo e appartenne per circa due secoli alla famiglia Gottifredi. Alla fine del Settecento passò ai Filonardi, e fra il 1820 e il 1828 fu acquistato dal conte Luigi Primoli, padre di Pietro.

Nel 1848 Pietro Primoli, conte di Foglia, sposò Carlotta Bonaparte, nipote per parte di padre e di madre di due fratelli di Napoleone. Da quel matrimonio nacquero i fregi con il leone rampante e l'aquila imperiale che ancora oggi decorano le sale III e V, e nacque nel 1851 Giuseppe Primoli, il collezionista a cui si deve il museo.

Alla fine dell'Ottocento Roma capitale costruì gli argini del Tevere e il ponte Umberto I, con la nuova via Zanardelli. Nel 1901 Giuseppe Primoli affidò a Raffaello Ojetti il rifacimento del palazzo, con lavori fino al 1911: nuova loggia, sopraelevazione, ingresso monumentale su via Zanardelli. Nel 1927 il conte donò alla città la collezione e il pianterreno del palazzo, e nel 1950 il Museo Napoleonico aprì al pubblico. Dal 25 settembre 2026 le sue sale ospitano, per la prima volta a Roma dopo trecento anni, i disegni settecenteschi degli architetti di Dresda.

Chi è passato dal barocco italiano a Dresda al Museo Napoleonico — dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027

Il primo nome è Giuseppe Primoli, conte, collezionista, discendente dei Bonaparte per parte di madre, che visse in questo palazzo, lo trasformò all'inizio del Novecento e lo lasciò alla città con la sua collezione. Con lui passano idealmente i suoi antenati: Carlo Luciano Bonaparte, principe di Canino, e Zénaïde Bonaparte, figli rispettivamente di Luciano e di Giuseppe, fratelli di Napoleone.

Poi l'architetto Raffaello Ojetti, che fra il 1901 e il 1911 ridisegnò il palazzo per adattarlo alla Roma dei muraglioni. E Mario Praz, il cui museo occupa lo stesso edificio, testimone di un'altra forma di collezionismo privato diventato pubblico.

Con la mostra entrano nelle sale, attraverso i loro fogli, gli architetti del barocco fra Roma e Dresda: Gaetano Chiaveri, romano di nascita e sassone di carriera; Julius Heinrich Schwarze, che copiò a Roma il progetto di Filippo Juvarra; la cerchia di Anton Raphael Mengs, con il disegno per l'altare di Sant'Ignazio; Giuseppe Galli Bibiena con i progetti per il soffitto della chiesa di corte; Giovanni Antonio Pellegrini con il suo disegno più grande conosciuto, per lo Zwinger. E, sullo sfondo, i sovrani che resero possibile tutto questo: Augusto III di Polonia e Maria Giuseppa, e il loro pittore di corte, Bernardo Bellotto.

Dove mangiare vicino al Museo Napoleonico

Il rione Ponte e la zona a nord di piazza Navona offrono molte possibilità, ma chiedono un po' di metodo.

Pranzo leggero

Fra via dei Coronari, via Zanardelli e le strade verso piazza Navona si trovano forni, bar e piccoli locali per un pranzo veloce. Se combini la mostra con Altemps o con il Chiostro del Bramante, fermati fra una visita e l'altra per qualcosa di leggero.

Trattorie

Nelle vie interne del rione ci sono trattorie di cucina romana. Il criterio che uso da sempre: menu breve, in italiano, cambiato con la stagione. Evita i tavoli con vista diretta su piazza Navona: si paga soprattutto il panorama.

Un caffè sul Tevere

Prima di entrare, alle 10, un caffè al banco nei dintorni e poi dentro: nelle prime ore le sale sono quasi vuote, e i disegni si guardano come si deve.

Autunno e inverno a Roma: il periodo della mostra

Il barocco italiano a Dresda attraversa l'autunno e le feste di Natale, fino al 10 gennaio 2027. È una mostra che si presta bene alle giornate corte e incerte: al coperto, poco affollata, in una zona dove si passa facilmente da un museo all'altro.

Le feste

Tieni presenti le date particolari: il 24 e il 31 dicembre il museo chiude alle 14, il 25 dicembre è chiuso. Fra Natale e l'Epifania il centro storico si riempie di famiglie e visitatori; il Museo Napoleonico resta un museo poco affollato.

Le altre mostre nei musei civici

Nello stesso periodo i Musei in Comune offrono altre mostre combinabili: a pochi minuti, in corso Vittorio Emanuele II, il Museo Barracco ospita fino al 15 novembre la statua ritratto di Maria Callas di Nikos Floros, e dal 6 ottobre il Museo di Roma a Palazzo Braschi presenta la grande mostra su Keith Haring.

Domande frequenti su Il barocco italiano a Dresda

Fino a quando è aperta la mostra Il barocco italiano a Dresda?

Il barocco italiano a Dresda è aperta al Museo Napoleonico di Roma dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. L'orario è dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, ultimo ingresso alle 17.15; il 24 e il 31 dicembre dalle 10 alle 14. Il museo è chiuso il lunedì e il 25 dicembre.

Quanto costa il biglietto per Il barocco italiano a Dresda?

Il barocco italiano a Dresda è compresa nel biglietto d'ingresso del Museo Napoleonico: 7,50 euro intero e 6 euro ridotto. L'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana, mostrando la carta d'identità, e per i possessori della MIC card in corso di validità.

Dove si trova il Museo Napoleonico di Roma?

Il Museo Napoleonico si trova in piazza di Ponte Umberto I 1, nel rione Ponte, al pianterreno di Palazzo Primoli, all'estremità di via Zanardelli verso il Tevere. È a pochi minuti a piedi da piazza Navona e a circa duecento metri dal Chiostro del Bramante e da Palazzo Altemps.

Che cosa si vede nella mostra sul barocco a Dresda?

La mostra del Museo Napoleonico espone disegni e bozzetti architettonici del Settecento dalla raccolta del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen, in quattro sale: Roma come modello, la chiesa cattolica di corte di Dresda, i progetti di Gaetano Chiaveri per un nuovo palazzo reale, gli italiani a Dresda. Il pezzo forte è un grande disegno di Giovanni Antonio Pellegrini per lo Zwinger.

Chi era Gaetano Chiaveri?

Gaetano Chiaveri fu un architetto barocco nato a Roma nel 1689 e morto a Foligno nel 1770. Progettò la chiesa cattolica di corte di Dresda, inaugurata nel 1751, e l'ala nuova del Castello Reale di Varsavia; supervisionò anche il palazzo di Kadriorg su progetto di Nicola Michetti. La mostra gli dedica due sale.

Quanto tempo serve per visitare la mostra?

Per Il barocco italiano a Dresda servono circa tre quarti d'ora se si guardano con attenzione i fogli, che sono pieni di dettagli. Aggiungendo la collezione permanente del Museo Napoleonico, dedicata ai Bonaparte, conviene prevedere un'ora e mezza.

Perché la mostra dice per la prima volta a Roma dopo trecento anni?

La mostra del Museo Napoleonico comprende disegni realizzati a Roma nel Settecento da architetti e studiosi di Dresda, come i dettagli di Sant'Ivo alla Sapienza e San Carlo alle Quattro Fontane o la copia di Schwarze da un progetto di Juvarra. Portati in Sassonia, tornano ora per la prima volta dopo quasi trecento anni nel luogo in cui furono disegnati.

Il consiglio finale sul barocco italiano a Dresda

A nostro giudizio è una di quelle mostre che fanno uscire dal museo con voglia di camminare. Guarda i fogli con calma, soprattutto la prima sala, poi esci e vai a Sant'Ivo alla Sapienza o a San Carlo alle Quattro Fontane: vedrai con occhi diversi quello che gli architetti di Dresda vennero a studiare tre secoli fa. E se sei romano, ricordati che con la carta d'identità entri gratis: non c'è scusa.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Contact Information

Data Evento25 Settembre 2026 — 10 Gennaio 2027
IndirizzoMuseo Napoleonico, Piazza di Ponte Umberto I 1, 00186 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

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