Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art — dal 6 ottobre al 20 novembre 2026
Coltivare la luce da fermi, la prima personale di Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art, è aperta dal 6 ottobre al 20 novembre 2026 in Vicolo del Curato 3, nel rione Ponte, a pochi passi da Castel Sant'Angelo. L'inaugurazione è martedì 6 ottobre dalle 18.30 alle 20.30; poi la mostra si visita dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19, o su appuntamento. Si arriva con i bus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, fermate sul Lungotevere o su Corso Vittorio Emanuele II; per informazioni e appuntamenti il riferimento è la galleria, all'indirizzo info@galleriarichter.com.
Pierluigi Antonucci, Coltivare la luce da fermi in breve
Coltivare la luce da fermi raccoglie dipinti di medie dimensioni in cui Pierluigi Antonucci, pittore nato a Popoli nel 1982, racconta la campagna abruzzese in cui vive e lavora, tra memoria, agricoltura e filosofia.
Le date
La mostra apre il 6 ottobre 2026 e chiude venerdì 20 novembre 2026. Con l'inaugurazione la Galleria Richter Fine Art apre la propria stagione espositiva autunnale: è la prima personale di Antonucci in questa galleria.
Gli orari
La galleria è aperta dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19, oppure su appuntamento. La domenica è chiusa. Chi ha solo la mattina a disposizione deve scrivere prima per fissare una visita.
L'ufficio stampa
La comunicazione della mostra è curata da UC Studio. Il comunicato stampa ufficiale è pubblicato sul sito della galleria, in italiano e in inglese.
Cosa si vedrà nella mostra di Pierluigi Antonucci
Nelle sale di Vicolo del Curato si vedono paesaggi, abitazioni, strade sterrate, rocce, cieli appena mossi e ampie vallate: soggetti reali, filtrati dalla memoria e dall'immaginazione del pittore.
I soggetti
Il comunicato descrive con precisione il repertorio: case, paesaggi rupestri, cieli appena perturbati e mai minacciosi, strade sterrate, vallate ampie. La figura umana compare di rado, e quando compare è vista di spalle, oppure con il viso rivolto verso l'alto, verso la luce del sole. È una pittura di luoghi più che di persone, e di una luce precisa, quella dell'Appennino.
La tecnica
Il tratto comune delle opere è un tremolio vibrato, un'inesattezza voluta, unita a una forte essenzialità delle forme. L'effetto nasce in parte dall'uso di tele grezze, che danno alle scene una qualità leggera e vibrante. Tocco dopo tocco, il pittore costruisce un rilievo plastico robusto, con una stesura piena che dà solidità all'immagine.
Una pittura non mimetica
Antonucci non copia la realtà: la riduce all'essenziale, fino alla stilizzazione. Il paesaggio non è ritratto per somiglianza, ma restituito nel suo senso, come una risorsa da accudire, ascoltare e abitare. Chi cerca il vedutismo resterà spiazzato; chi cerca una pittura che si prende il suo tempo troverà quello che cerca.
Il formato
Le opere sono di medie dimensioni. Non ci sono tele monumentali: la scala è quella di una stanza, di un rapporto ravvicinato. In una galleria piccola come la Richter è la misura giusta, e obbliga lo sguardo ad avvicinarsi alla superficie, dove si vede la trama grezza della tela sotto il colore.
Come guardare questi quadri
La pittura di Antonucci chiede un doppio movimento. Da lontano si leggono le forme essenziali, la casa, la strada, il profilo della roccia, il taglio del cielo. Da vicino si vede il lavoro: la tela grezza che respira tra un tocco e l'altro, la materia stesa piena, la vibrazione che impedisce ai contorni di chiudersi del tutto. Il comunicato parla di una pittura come espressione di libertà, svincolata da regole precostituite: la libertà si vede soprattutto in questi margini imprecisi, dove il pittore lascia che l'immagine si assesti da sola.
Il titolo: coltivare, e restare fermi
Coltivare la luce da fermi è un'espressione dello stesso Antonucci, che lega la propria pittura al pensiero del filosofo e agricoltore giapponese Masanobu Fukuoka.
Masanobu Fukuoka
Fukuoka, vissuto tra il 1913 e il 2008, è noto soprattutto per aver ideato l'agricoltura naturale, il cosiddetto metodo del non fare, che riduce al minimo l'intervento umano e lascia che i processi naturali si sviluppino da sé. Antonucci ha letto i suoi testi due anni fa, e da quella lettura è nata la direzione di questa mostra.
La pittura come coltivazione
Nel testo del comunicato il pittore spiega che per lui dipingere non significa costruire immagini, ma coltivare una qualità dello sguardo, capace di trasformare lentamente chi dipinge e chi guarda. Coltivare implica cura, tempo, ripetizione, attesa; stare fermi indica una condizione apparentemente immobile, ma attivissima sul piano della percezione. Antonucci parla dell'idea che «togliere, rallentare e non forzare possano essere gesti radicali».
Lo studio in campagna
Il parallelo con Fukuoka riguarda anche il modo di lavorare. La pittura di Antonucci matura nello studio nella campagna di Popoli, senza ricerche forzate, aperta alle corrispondenze tra la pratica pittorica e lo spazio agricolo. Il pittore non cerca di imporre l'immagine, ma di accompagnarne l'apparizione, lasciando che luce, materia e tempo trovino un equilibrio.
Chi è Pierluigi Antonucci
Pierluigi Antonucci è nato a Popoli, in provincia di Pescara, nel 1982; vive e lavora in Abruzzo e si è diplomato in Arti Visive all'Accademia di Belle Arti dell'Aquila.
La formazione
Il diploma accademico all'Aquila lo lega a una scuola che ha formato molti pittori del Centro Italia. La sua scelta di restare in Abruzzo, nella campagna di Popoli, è una presa di posizione: il comunicato insiste su un legame con la terra vissuta non solo come luogo lontano dalle metropoli, ma come radice e fonte di ricordi.
Le mostre personali
Tra le personali precedenti: Alla luce della Pittura, a cura di Daniela Pietranico, allo YAG/Garage di Pescara nel 2024; Sudoku e Vento alla Galleria Bianca di Palermo nel 2014; una personale allo Spazio Transiti di Marina di Scarlino, in provincia di Grosseto, nel 2012; Studiolo #6, a cura di Maria Chiara Valacchi, allo Spazio Cabinet di Milano, nello stesso anno.
Le mostre collettive
Antonucci ha esposto in Studiolo, The best of Italian Youth, al Museo di arte moderna e contemporanea San Francesco di San Marino nel 2014; in Landina, esperienze di pittura en plein air, a cura di Lorenza Boisi, a Villa Giulia di Verbania Pallanza nel 2014 e al Palazzotto di Orta San Giulio nel 2013; in Lumen al MARS di Milano nel 2013. Con Bianca Arte Contemporanea di Palermo ha partecipato ad Arte Fiera Bologna nel 2013 e nel 2014.
Accanto a Enzo Cucchi
Nel 2012, alla Bianca Arte Contemporanea di Palermo, Antonucci ha esposto in La Pittura Isola accanto a Enzo Cucchi, Angelo Mosca e Michele Tocca. Gli esordi risalgono al 2010 e al 2011 in Abruzzo: En Plein Air, il necessario rapporto con la realtà, e I Rifiutati, alla Galleria/Galleria di Ortona, e Debut all'Ex Aurum di Pescara.
Un percorso indipendente
Il comunicato presenta la sua ricerca come indipendente, non riconducibile a una categoria o a un linguaggio codificato, estranea ai condizionamenti dei circuiti del contemporaneo. Dopo il 2014 il curriculum registra un lungo intervallo fino alla personale di Pescara del 2024: dieci anni di lavoro in campagna, lontano dal sistema, che questa mostra romana porta alla luce.
La Galleria Richter Fine Art
La Galleria Richter Fine Art si trova in Vicolo del Curato 3, nel rione Ponte, ed è nata per volontà di Tommaso Richter, collezionista, che ha ristrutturato l'antica bottega di un fabbro accanto allo spazio di antiquariato della famiglia.
Dall'antico al contemporaneo
Il portale turistico di Roma Capitale descrive la galleria come una prosecuzione quasi naturale dell'attività di famiglia, che dall'arte antica arriva ai giorni nostri. È una storia romana tipica: nelle vie intorno a via dei Coronari e via Giulia l'antiquariato è di casa da generazioni, e il passaggio al contemporaneo avviene per contiguità, porta accanto a porta.
Gli artisti
La galleria lavora soprattutto con la pittura italiana contemporanea: tra gli artisti presentati figurano Luca Grechi, Dario Carratta, Silvia Argiolas, Dario Molinaro, Emilio Leofreddi e Jacopo Casadei. La personale di Antonucci si inserisce con naturalezza in questa linea.
Il Rome Gallery Weekend
La Richter partecipa al Rome Gallery Weekend promosso dall'Associazione Contemporanea, che propone anche un tour dedicato alle gallerie di Via Giulia e dintorni. È il segnale di una zona che negli ultimi anni è diventata uno dei distretti dell'arte contemporanea romana.
Gli spazi
La galleria occupa una ex bottega artigiana: un ambiente raccolto, a livello strada, adatto alla pittura di medio formato. La visita richiede venti minuti, ma conviene concedersene di più, perché queste tele si leggono da vicino.
Come arrivare alla Galleria Richter Fine Art
La Galleria Richter Fine Art si raggiunge con i bus che percorrono il Lungotevere e Corso Vittorio Emanuele II, le linee 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, e a piedi da Castel Sant'Angelo, da piazza Navona e da Campo de' Fiori.
In autobus
Il 40 e il 64 collegano la zona con Termini e piazza Venezia; il 280 corre lungo il Lungotevere; il 46, il 62, l'87 e il 916 passano sul Corso Vittorio. Dalle fermate si raggiunge Vicolo del Curato in pochi minuti a piedi, attraverso i vicoli del rione Ponte.
A piedi
Da Ponte Sant'Angelo si arriva in cinque minuti. Da piazza Navona ci vogliono circa dieci minuti, attraversando la zona di via dei Coronari. Da San Pietro, passando per via della Conciliazione e il ponte, un quarto d'ora abbondante.
In metropolitana
La metropolitana non arriva nel rione Ponte. Le stazioni più vicine della linea A sono in Prati, oltre il Tevere, a una ventina di minuti a piedi: per chi arriva da lontano conviene combinare metro e bus.
In auto
La zona è dentro la ZTL del centro storico. I parcheggi più semplici sono sul Lungotevere, quando si trovano posti, o nelle strutture a pagamento vicino a Castel Sant'Angelo e al Gianicolo. Il consiglio resta quello dei mezzi o delle gambe.
Il rione Ponte, il quartiere della mostra
Il rione Ponte è il quinto rione di Roma e prende il nome da ponte Sant'Angelo, che gli è appartenuto fino a quando Sisto V, nel Cinquecento, istituì il rione Borgo.
Il porto e i pellegrini
Nell'antica Roma la zona era parte del Campo Marzio e ospitava un porto usato per sbarcare i materiali delle grandi opere. Nel Medioevo e nell'età moderna qui confluivano le strade che portavano a San Pietro: il continuo passaggio di pellegrini arricchiva il rione, fitto di locande, osterie e botteghe di oggetti sacri.
Il Cinquecento dei palazzi
Nel Cinquecento la rete viaria fece del rione un luogo ambito, e famiglie aristocratiche e mercantili vi costruirono grandi palazzi su progetti di artisti celebri. È il secolo in cui Ponte diventa il rione dei banchieri: lo ricordano i nomi di via dei Banchi Nuovi, via dei Banchi Vecchi e via del Banco di Santo Spirito.
Il Tevere e i muraglioni
Ricco e vivace, il rione era però il più colpito dalle piene del Tevere. Dopo il 1870 la costruzione dei muraglioni cambiò il suo volto: le viuzze che scendevano al fiume scomparvero per lasciare posto al Lungotevere. Il carattere antico è rimasto all'interno, nei vicoli come quello del Curato.
Cosa vedere intorno alla Galleria Richter
Intorno a Vicolo del Curato si concentrano alcuni dei luoghi più belli della Roma rinascimentale e barocca, da Castel Sant'Angelo a via Giulia, dalla Chiesa Nuova a Santa Maria della Pace.
Castel Sant'Angelo e il ponte
A pochi passi c'è Castel Sant'Angelo, il mausoleo di Adriano diventato fortezza dei papi, collegato alla riva sinistra dal ponte Elio, oggi Ponte Sant'Angelo. Una visita al Castello nel pomeriggio e la galleria alle cinque è un abbinamento naturale.
Via Giulia
Via Giulia, aperta da Giulio II all'inizio del Cinquecento, comincia dalla basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini e lungo il suo percorso ospita l'Oratorio del Gonfalone e diverse gallerie d'arte.
La Chiesa Nuova e la Vallicelliana
Verso Corso Vittorio si trovano Santa Maria in Vallicella, la Chiesa Nuova di San Filippo Neri, e accanto la Biblioteca Vallicelliana, nel complesso borrominiano dei Filippini.
Santa Maria della Pace e Palazzo Altemps
Verso piazza Navona si arriva a Santa Maria della Pace, con il chiostro del Bramante, e a Palazzo Altemps, una delle sedi del Museo Nazionale Romano, entrambi nel rione Ponte.
Come organizzare la visita
La mostra di Pierluigi Antonucci si visita nel pomeriggio, dalle 15 alle 19, e si inserisce bene in una passeggiata tra via Giulia, via dei Coronari e il Tevere.
Il pomeriggio ideale
Partite verso le tre da Castel Sant'Angelo, attraversate il ponte, entrate in galleria quando apre e proseguite per via dei Coronari fino a Santa Maria della Pace e piazza Navona. Al tramonto il Lungotevere è il posto giusto per chiudere.
L'inaugurazione
Il vernissage del 6 ottobre, dalle 18.30 alle 20.30, è il momento in cui incontrare l'artista. Nelle gallerie romane le inaugurazioni sono affollate e informali: si entra, si guarda, si scambia qualche parola. Per vedere davvero i quadri conviene tornare in un giorno qualunque.
Su appuntamento
Per un gruppo, una classe di accademia, un collezionista, la galleria riceve anche su appuntamento, fuori dagli orari ordinari. Basta scrivere per tempo.
Accessibilità
La galleria è in un'ex bottega a livello strada, ma i vicoli del rione Ponte hanno sampietrini e marciapiedi stretti. Chi si muove in sedia a rotelle o con un passeggino fa bene a contattare la galleria prima della visita.
Con i bambini
Una galleria piccola è un buon primo contatto con l'arte per un bambino: poche opere, niente code, tempi brevi. Con i paesaggi di Antonucci si può fare un gioco semplice, cercare la figura umana nascosta nei quadri, quasi sempre di spalle o con il viso verso il sole. Poi si esce e si corre verso Castel Sant'Angelo, che per un bambino resta il castello per eccellenza.
Dove mangiare vicino a Vicolo del Curato
Il rione Ponte e le vie intorno a via dei Banchi Vecchi, via dei Coronari e via del Governo Vecchio offrono enoteche, trattorie romane, pizzerie e bistrot, adatti sia a un aperitivo dopo la galleria sia a una cena.
L'aperitivo
Alle sette, quando la galleria chiude, la zona dei Banchi si anima: le enoteche e i piccoli bar di via dei Banchi Vecchi e dintorni sono la scelta più naturale per un bicchiere.
La cena
Per una cena seduti, le trattorie tra via del Governo Vecchio e piazza Navona sono a pochi minuti. Il consiglio: allontanatevi di cento metri dalle piazze principali e si mangia meglio, spendendo meno.
In ottobre e novembre
Tra ottobre e novembre il centro storico ritrova un ritmo più romano: meno comitive estive, giornate ancora miti, tavoli all'aperto fino a sera nelle giornate buone. È la stagione migliore per un giro di gallerie seguito da una cena nei vicoli, senza la calca dei mesi caldi.
Una curiosità su Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art — dal 6 ottobre al 20 novembre 2026
La curiosità riguarda il curriculum. Nella lista delle mostre di Pierluigi Antonucci c'è un vuoto evidente: dopo la stagione intensa tra il 2010 e il 2014, con le personali a Palermo e a Milano, Arte Fiera a Bologna, le collettive a San Marino e sul lago d'Orta, il curriculum tace per dieci anni, fino alla personale di Pescara del 2024. Coltivare la luce da fermi arriva dopo quel silenzio.
Letto alla luce del titolo, quel vuoto diventa coerente. Un pittore che dice di aver scelto una pratica lenta, più vicina alla coltivazione che alla produzione di immagini, e che ha trovato nel metodo del non fare di Fukuoka una conferma, non poteva avere un curriculum affollato. Dieci anni in uno studio di campagna sono un campo lasciato a riposo.
C'è poi un dettaglio sulla sede. La galleria nasce in quella che era la bottega di un fabbro: un luogo di lavoro manuale, di materia battuta e trasformata. Per una pittura che rivendica il gesto artigianale, il tocco ripetuto e la tela grezza, è una coincidenza felice.
Una cosa che non ti dice nessuno su Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art — dal 6 ottobre al 20 novembre 2026
Quello che nessuno dice è che le gallerie private di Roma sono il modo più semplice, e meno frequentato, per vedere arte contemporanea in città. Molti visitatori pensano che serva un invito, o che entrare comporti un obbligo d'acquisto. Non è così: le gallerie sono aperte a chiunque negli orari indicati, e chi entra con curiosità è sempre benvenuto.
La seconda cosa riguarda gli orari. La Richter apre dalle 15 alle 19: chi organizza la giornata tra musei statali, che spesso chiudono prima, e gallerie private deve rovesciare lo schema abituale. Musei la mattina, gallerie il pomeriggio. Il rione Ponte e via Giulia permettono di vederne diverse nello stesso giro.
La terza: la mostra dura sei settimane e mezza, fino al 20 novembre. In autunno inoltrato le giornate si accorciano, e dopo il cambio dell'ora, a fine ottobre, alle cinque del pomeriggio è già buio. Per vedere questi paesaggi pieni di luce con una luce naturale ancora viva, conviene andare nelle prime settimane.
Il consiglio che ti do per visitare Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art — dal 6 ottobre al 20 novembre 2026
Conviene fare quello che il titolo suggerisce: fermarsi. Davanti a queste tele non si passa in rassegna, si sosta. Scegliete due o tre quadri e restate davanti a ciascuno qualche minuto. Avvicinatevi fino a vedere la trama della tela grezza, poi allontanatevi di qualche passo: il tremolio della pennellata cambia natura con la distanza, e quello che da vicino sembra incerto da lontano diventa solido.
Secondo consiglio: prima di entrare leggete due righe su Masanobu Fukuoka. Non serve un saggio, basta sapere che il suo metodo consisteva nel lasciare fare alla natura, intervenendo il meno possibile. Con questa chiave i paesaggi di Antonucci smettono di sembrare semplici vedute di campagna e diventano una riflessione sul fare e sul non fare.
Terzo: abbinate la galleria a una camminata lungo il Tevere. Uscite verso Ponte Sant'Angelo e guardate il cielo sopra il fiume. Dopo un'ora con questa pittura, un cielo appena mosso non vi sembrerà più un dettaglio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che il rione Ponte prende il nome da Ponte Sant'Angelo, l'antico ponte Elio fatto costruire dall'imperatore Adriano per collegare il suo mausoleo alla città. È meno citato che poco a valle esisteva un secondo ponte, attribuito a Nerone e detto trionfale, perché vi passava la via percorsa dagli eserciti di ritorno dalle battaglie. Più tardi fu chiamato pons vaticanus e infine pons ruptus, ponte rotto, perché già nel Medioevo era in rovina.
Un altro fatto poco ricordato riguarda la giustizia pontificia. Nel rione era frequente un corteo guidato da una figura velata vestita di nero con un crocifisso in spalla, seguita da un carro con il condannato in catene. La meta era la piazza di Ponte Sant'Angelo, dove era montata la forca. Oggi quella piazza è un punto di passaggio per turisti diretti a San Pietro.
E un terzo: la casa di via dei Coronari 124 che la tradizione chiama casa di Raffaello non fu mai abitata dal pittore. Fu acquistata secondo il suo testamento per garantire una rendita alla manutenzione della sua tomba al Pantheon. Un'altra forma di coltivazione lenta, a suo modo.
La foto giusta da fare a Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art — dal 6 ottobre al 20 novembre 2026
In galleria la regola è chiedere prima di fotografare le opere: in genere le gallerie lo consentono per uso personale, ma è una cortesia dovuta. Se il permesso c'è, la foto giusta non è il quadro intero, che nessuno smartphone restituisce, ma un dettaglio ravvicinato della superficie, dove la tela grezza affiora sotto il colore. È lì che si capisce la tecnica di Antonucci.
Fuori, la foto giusta è Vicolo del Curato stesso, uno dei tanti vicoli del rione Ponte che conservano il carattere antico, con la luce del tardo pomeriggio che scende obliqua sui muri. Il rione ha perso le sue discese al fiume con i muraglioni, ma all'interno la trama dei vicoli è rimasta quella di secoli fa.
La terza foto è da Ponte Sant'Angelo verso Castel Sant'Angelo al tramonto, con le statue del ponte in controluce. È una fotografia che tutti fanno; conviene farla dopo aver visto questi cieli dipinti, e confrontarli con quello vero.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del rione Ponte coincide in gran parte con quella della Roma dei pellegrini. In età romana la zona, compresa nella nona regione augustea, il Circus Flaminius, ospitava un porto per i materiali del Campo Marzio. Adriano costruì il ponte Elio per collegare il suo mausoleo alla città, e da quel ponte il rione ha preso nome e stemma, un ponte bianco in campo rosso.
Nel Medioevo e nell'età moderna tutte le grandi strade dirette a San Pietro confluivano qui. Le alluvioni del Tevere colpivano il rione più di ogni altro. Nel Cinquecento Sisto V separò la parte oltre il fiume, creando il rione Borgo; nello stesso secolo sorsero i grandi palazzi e le banche che hanno dato il nome a via dei Banchi e a via del Banco di Santo Spirito. All'inizio del secolo Giulio II aveva aperto via Giulia.
Dopo il 1870, con Roma capitale, la costruzione dei muraglioni del Tevere e del Lungotevere cancellò i vicoli che scendevano al fiume e mise fine alle piene. Nel Novecento la zona di via Giulia e dei Banchi ha conservato botteghe di antiquari e artigiani; in anni recenti, accanto a quelle botteghe, sono nate gallerie d'arte contemporanea come la Richter, ricavata da un'antica bottega di fabbro.
Chi è passato da Pierluigi Antonucci alla Galleria Richter Fine Art — dal 6 ottobre al 20 novembre 2026
Dal rione Ponte sono passati alcuni dei grandi nomi dell'arte romana. Nella vicina basilica di San Giovanni dei Fiorentini sono sepolti Francesco Borromini e Carlo Maderno; nella stessa chiesa fu rettore San Filippo Neri, che vi fondò la Congregazione dell'Oratorio prima di trasferirsi alla Chiesa Nuova. In via dei Coronari c'è la casa acquistata per volontà testamentaria di Raffaello, in via di Tor di Nona la casa-studio di Marcello Piacentini.
Dalla Galleria Richter Fine Art sono passati pittori italiani di generazioni diverse: Luca Grechi, Dario Carratta, Silvia Argiolas, Dario Molinaro, Emilio Leofreddi, Jacopo Casadei. Una scuderia che guarda soprattutto alla pittura figurativa e al paesaggio, in cui Antonucci trova una collocazione coerente.
Nel percorso di Pierluigi Antonucci sono passati curatori come Daniela Pietranico, Maria Chiara Valacchi e Lorenza Boisi, e colleghi come Enzo Cucchi, Angelo Mosca e Michele Tocca, con cui ha esposto a Palermo nel 2012. Dal 6 ottobre la pittura nata nella campagna di Popoli entra nel rione dei papi e dei banchieri: il tipo di incontro che fa bene a entrambi.
Altre mostre e gallerie in zona
La mostra di Pierluigi Antonucci si inserisce nella stagione autunnale delle gallerie romane, che si concentra proprio tra via Giulia, via dei Banchi Vecchi e Campo de' Fiori.
Le gallerie di via Giulia
Lungo via Giulia e nelle traverse ci sono diverse gallerie di arte contemporanea e antiquari storici: un giro di due ore permette di vederne quattro o cinque, tutte negli stessi orari pomeridiani.
Palazzo Altemps
Per chi vuole mettere a confronto la pittura di oggi con la scultura antica, Palazzo Altemps è a dieci minuti a piedi, con la sua collezione di statue classiche.
Domande frequenti su Pierluigi Antonucci, Coltivare la luce da fermi
Quando è aperta la mostra di Pierluigi Antonucci a Roma?
Coltivare la luce da fermi di Pierluigi Antonucci è aperta alla Galleria Richter Fine Art dal 6 ottobre al 20 novembre 2026. L'inaugurazione è martedì 6 ottobre dalle 18.30 alle 20.30; poi la mostra si visita dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19, o su appuntamento.
Dove si trova la Galleria Richter Fine Art?
La Galleria Richter Fine Art si trova in Vicolo del Curato 3, 00186 Roma, nel rione Ponte, a pochi passi da Castel Sant'Angelo e da via Giulia. Si raggiunge con i bus 40, 46, 62, 64, 87, 280 e 916, fermate sul Lungotevere e su Corso Vittorio Emanuele II.
Chi è Pierluigi Antonucci?
Pierluigi Antonucci è un pittore nato a Popoli, in provincia di Pescara, nel 1982. Vive e lavora in Abruzzo, si è diplomato all'Accademia di Belle Arti dell'Aquila e ha esposto a Palermo, Milano, Pescara, San Marino e ad Arte Fiera Bologna.
Cosa significa il titolo Coltivare la luce da fermi?
Coltivare la luce da fermi è un'espressione dello stesso Pierluigi Antonucci, ispirata al pensiero di Masanobu Fukuoka e al suo metodo del non fare. Indica una pittura lenta, vicina alla coltivazione, fatta di cura, attesa e ripetizione.
Quali opere si vedono nella mostra?
Nella mostra di Pierluigi Antonucci si vedono dipinti di medie dimensioni su tela grezza: case, paesaggi rupestri, strade sterrate, vallate e cieli, con figure umane viste di spalle o rivolte verso la luce del sole.
Serve prenotare per visitare la Galleria Richter?
La Galleria Richter Fine Art è aperta dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19 senza necessità di prenotazione negli orari indicati. Per visite fuori orario o per gruppi si concorda un appuntamento scrivendo a info@galleriarichter.com.
Cosa vedere vicino alla Galleria Richter Fine Art?
Vicino alla Galleria Richter Fine Art si trovano Castel Sant'Angelo, Ponte Sant'Angelo, via Giulia, la Chiesa Nuova con la Biblioteca Vallicelliana, Santa Maria della Pace, Palazzo Altemps e piazza Navona, tutti a pochi minuti a piedi.
Il giudizio sulla mostra di Pierluigi Antonucci
Coltivare la luce da fermi è la mostra giusta per chi pensa che a Roma si guardi solo l'antico. Una galleria piccola, un pittore che ha scelto la campagna e il tempo lungo, una manciata di paesaggi da guardare da vicino. Andateci in un pomeriggio feriale di ottobre, prima che le giornate si accorcino, e poi uscite a camminare lungo il Tevere: vi accorgerete di guardare il cielo in un altro modo.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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