Sinagoga di Ostia Antica
La Sinagoga di Ostia Antica si trova dentro il Parco archeologico di Ostia antica, istituto del Ministero della Cultura con ingresso in viale dei Romagnoli 717, e non ha un biglietto proprio: si entra con quello del parco, diciotto euro l’intero, due euro il ridotto per i cittadini europei fra i diciotto e i venticinque anni, gratis sotto i diciotto e la prima domenica del mese. Si compra alla biglietteria, sull’app Musei Italiani o sul portale indicato dal parco.
L’edificio è il resto più antico e più discusso della presenza ebraica nel Mediterraneo occidentale di età romana. Si trova in fondo al sito, fuori dalla Porta Marina, lungo la via Severiana, dove una volta c’era la spiaggia. È stato scoperto nel 1961 durante i lavori per la strada verso l’aeroporto di Fiumicino, e quella strada passa ancora oggi a poche decine di metri dalle colonne rialzate della sala.
Orari, tariffe e canali di vendita riportati qui risultano dalle pagine ufficiali del parco e del concessionario della biglietteria alla data del 28 settembre 2026. Il parco cambia orario quattro volte l’anno, chiude il lunedì e ha in corso progetti di restauro proprio sulla sinagoga: prima di partire controllate sul sito del parco o chiedete al telefono se l’area di Porta Marina è aperta il giorno in cui avete deciso di andare.

Dove si trova e che cosa si vede davvero
Chi entra dall’ingresso principale di viale dei Romagnoli si trova all’estremità orientale della città antica, dalla parte della Porta Romana. La sinagoga è all’estremità opposta. Per arrivarci si percorre tutto il Decumano, si supera il teatro, il Foro, le terme, si esce dalla Porta Marina e si prosegue verso sud oltre le Terme di Porta Marina. Le fonti la collocano a circa duecento metri fuori dalle mura, nella regione IV, isolato XVII.
Quello che si vede sul posto è una pianta leggibile, non un edificio in piedi. Ci sono i muri bassi degli ambienti, i pavimenti in parte conservati, le soglie, e soprattutto le quattro colonne di marmo con capitelli corinzi che segnano l’ingresso monumentale alla sala di preghiera, rialzate dopo lo scavo. Sono il riferimento visivo di tutta l’area e le vedete da lontano, spuntare fra i pini e la vegetazione bassa.
La sala principale ha la parete di fondo leggermente curva e misura, secondo le schede divulgative più diffuse, circa venticinque metri per dodici e mezzo. Vicino all’ingresso della sala si alza la base dell’edicola che custodiva i rotoli della Torah, con i gradini di accesso. Sul fondo si riconosce il podio da cui si leggeva il testo sacro. Il complesso intero supera gli ottocento metri quadrati.
Accanto alla sala ci sono gli ambienti di servizio, e sono la parte che interessa di più chi guida gruppi. Una cucina con un forno e contenitori interrati, che gli scavatori hanno collegato alla preparazione del pane azzimo, un vestibolo con una vera di pozzo in marmo, un bacino per le abluzioni, una stanza con banconi lungo le pareti che poteva servire da sala per i pasti o per ospitare chi arrivava dal porto.
Che cosa non si vede: la decorazione originale in posto. Le mensole scolpite con i simboli ebraici e l’iscrizione più famosa non sono lasciate alle intemperie, e le schede divulgative riportano che sul posto si trovano copie. Non c’è un tetto, non c’è una ricostruzione, non ci sono pannelli multimediali. Chi arriva aspettandosi un monumento come la Sinagoga di Roma sul Lungotevere trova un campo di rovine con una storia enorme dentro.
Una curiosità sulla Sinagoga di Ostia Antica
La sinagoga è stata trovata grazie a un aeroporto. All’inizio degli anni Sessanta Roma aveva bisogno di collegare il nuovo scalo di Fiumicino alla città, e il tracciato della nuova strada passava a ridosso del limite sud occidentale degli scavi di Ostia. I sondaggi preventivi di quel cantiere hanno fatto emergere muri, colonne e pavimenti. Nel maggio del 1961 partì lo scavo sistematico sotto la direzione della soprintendente Maria Floriani Squarciapino.
L’identificazione arrivò in poche settimane. Secondo le ricostruzioni pubblicate sulla scoperta, nel giugno del 1961 vennero alla luce elementi architettonici scolpiti con un candelabro a sette bracci, un corno di montone, un fascio di rami e un cedro. Quei quattro simboli non lasciano margini: il candelabro è la menorah, il corno è lo shofar, il fascio è il lulav con l’etrog della festa delle Capanne. L’edificio era una sinagoga.
Il paradosso è che l’infrastruttura che ha rivelato la sinagoga è la stessa che oggi la disturba. La strada dell’aeroporto corre a pochissima distanza, il rumore del traffico arriva fino alla sala, e il traffico dello scalo si avverte anche nel cielo. Il parco vieta i droni proprio per la vicinanza allo scalo. Stare in piedi davanti all’arca della Torah con il rombo di un aereo in lontananza è un’esperienza che nessuna guida mette in conto.
C’è una seconda curiosità, meno nota, legata al calendario della memoria. Da oltre vent’anni la sinagoga ospita l’iniziativa Arte in Memoria, che porta opere di artisti contemporanei fra le rovine in occasione della Giornata della Memoria. Nel 2021 un convegno ne ha celebrato insieme i sessant’anni dalla scoperta e i vent’anni di attività. Un luogo di culto antico usato come spazio per ricordare la Shoah, a pochi chilometri dal Ghetto di Roma.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Sinagoga di Ostia Antica
La frase che trovate ovunque, sinagoga più antica d’Europa, va presa con le pinze. Le fonti divulgative in lingua inglese la ripetono senza riserve. Le fonti italiane più attente scrivono un’altra cosa: la più antica dell’Europa occidentale, oppure una delle più antiche della diaspora. La differenza non è pignoleria. Sull’isola greca di Delo esiste un edificio identificato come sinagoga e datato al primo secolo avanti Cristo.
Delo si trova in Grecia, quindi in Europa. Se l’identificazione di Delo regge, e nella letteratura specialistica è largamente condivisa, il primato europeo di Ostia cade. Resta il primato occidentale, che è già moltissimo: nessun’altra sinagoga di età romana in Italia, in Francia o in Spagna ha una sequenza così lunga e un edificio così leggibile. È un risultato solido e non ha bisogno di essere gonfiato.
Il secondo punto che nessuno spiega riguarda la parola antica. Anche a Ostia, la data di nascita della sinagoga è materia di discussione. La scavatrice la faceva risalire alla seconda metà del primo secolo dopo Cristo, con un grande rifacimento nel quarto. Studi successivi hanno sostenuto che l’edificio sia nato come struttura di altro tipo e sia diventato sinagoga solo più tardi. Se ha ragione la seconda ipotesi, la sinagoga è meno antica del cartello.
Una posizione controcorrente: la sinagoga di Ostia viene venduta come un record, e il record è la parte più fragile del racconto. Il motivo vero per arrivare fin qui è un altro. È uno dei pochissimi posti al mondo dove si vede, in pianta, come funzionava una comunità ebraica della diaspora di età imperiale: dove pregava, dove cuoceva il pane, dove si lavava, dove accoglieva chi arrivava dal mare.
Terzo punto. La maggior parte dei visitatori di Ostia non ci arriva. Si ferma al teatro, al Piazzale delle Corporazioni, magari al Capitolium, e torna indietro stanca. La sinagoga richiede di arrivare fino in fondo e di uscire dalle mura, e questo taglia fuori quasi tutti i gruppi organizzati con due ore contate. Nelle giornate feriali di autunno potete trovarvi da soli fra quelle colonne, cosa impossibile al centro del sito.
Le fasi dell’edificio e il dibattito sulla datazione
La ricostruzione proposta da Maria Floriani Squarciapino negli anni Sessanta è la più citata. Una prima sinagoga costruita nella seconda metà del primo secolo dopo Cristo, negli anni successivi alla realizzazione del porto voluto dall’imperatore Claudio, poi ampliamenti fra secondo e terzo secolo, e un grande rifacimento nel quarto, con l’edicola monumentale per la Torah e i pavimenti a mosaico e in marmi colorati. Una comunità stabile per tre o quattro secoli.
Negli ultimi anni del Novecento lo studioso americano L. Michael White ha riesaminato strutture e murature e ha proposto una lettura diversa. Secondo lui il nucleo del primo secolo era un edificio di tipo abitativo o collegiale, trasformato in sinagoga solo in età severiana, fra la fine del secondo e il terzo secolo. Altri studiosi, fra cui lo svedese Anders Runesson, hanno difeso invece l’uso sinagogale fin dall’inizio. Il dibattito non è chiuso e le fonti non concordano.
Fra il 2001 e il 2021 un gruppo di ricerca dell’Università del Texas ha condotto sei campagne di scavo con quarantaquattro nuovi sondaggi, individuando tre livelli di pavimentazione che collegano la sinagoga alla via Severiana. Il quadro che ne esce, secondo la sintesi pubblicata in occasione del sessantesimo anniversario, sposta verso il basso alcune fasi: trasformazione in sinagoga intorno alla metà del terzo secolo, ampliamento nel quarto, forse dopo un terremoto, e un ultimo rinnovamento nel quinto secolo.
Una moneta dell’imperatore Massenzio, trovata negli strati legati alle modifiche tarde, dà un termine dopo il quale collocare quei lavori. È il tipo di indizio che gli archeologi amano, perché non si discute: le strutture che la sigillano non possono essere più antiche della moneta. Da lì si ricava che l’edificio era ancora curato e ristrutturato quando a Roma il cristianesimo era già diventato religione favorita dall’impero.
Per il visitatore la sostanza è semplice. Qualunque sia la data di nascita, questo edificio ha funzionato come sinagoga almeno dal terzo al quinto secolo, cioè per un tempo più lungo della storia di molti monumenti del Foro Romano. Una comunità ebraica ha pregato qui mentre Ostia passava dalla prosperità al declino, e ha continuato a rinnovare il suo luogo di culto quando la città intorno si svuotava.
Il consiglio che ti do per visitare la Sinagoga di Ostia Antica
Fate il giro al contrario. La tentazione è seguire il Decumano con calma fermandosi ovunque e arrivare alla sinagoga alla fine, stanchi e con la biglietteria che chiude. Andateci per prima, camminando spediti lungo il Decumano per una ventina di minuti, e poi risalite verso l’ingresso visitando il resto con la testa libera. La luce del mattino sulle colonne è migliore, e fuori dalle mura non c’è quasi nessuno.
Portate acqua e un cappello, anche a fine settembre. Il tratto fuori da Porta Marina è esposto, poco ombreggiato, e la distanza dall’ingresso si fa sentire al ritorno. Scarpe chiuse: il basolato del Decumano è irregolare, e intorno alla sinagoga il terreno è sabbioso e sconnesso. Le sedute sono poche e le fontanelle non vanno date per scontate lungo tutto il percorso, soprattutto nella parte periferica del sito.
Prima di entrare, leggete due cose sui simboli. Menorah, shofar, lulav ed etrog rimandano al culto del Tempio di Gerusalemme e alla festa di Sukkot, e sono gli stessi che trovate nelle catacombe ebraiche di Roma. Chi riconosce questi quattro oggetti prima di arrivare li ritrova subito sulla copia della mensola e capisce l’edificio in un colpo. Chi non li conosce vede un frammento di marmo decorato.
Orientatevi con la sala. Le fonti descrivono l’ingresso monumentale rivolto verso sud est, cioè grosso modo nella direzione di Gerusalemme, e questo è il primo indizio che si trattava di un luogo di preghiera. Mettetevi fra le colonne con le spalle al mare antico e guardate verso l’interno: capite come entravano i fedeli e dove si trovava l’arca. È un esercizio di cinque minuti che vale più di qualsiasi pannello.
Se avete tempo, tornate all’ingresso passando per il Museo Ostiense, che il parco apre dalle 9.30 con ultimo ingresso anticipato rispetto all’area archeologica. Secondo le schede divulgative, alcuni elementi originali della sinagoga sono conservati lì. Il parco dedica una scheda specifica alla mensola con la menorah, ma non indica in modo chiaro dove sia esposto l’originale: chiedetelo in biglietteria prima di cominciare, così organizzate il percorso.
Orari e biglietti
La sinagoga segue gli orari del parco. Dal 1 aprile al 30 settembre l’area apre dalle 8.30 alle 19, dal 1 al 24 ottobre fino alle 18.30, dal 25 ottobre a fine febbraio fino alle 16.30, a marzo fino alle 17.15. Ultimo ingresso e chiusura della biglietteria un’ora prima. Il parco è chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito.
Il canale ufficiale è quello indicato dal Parco archeologico di Ostia antica, che rimanda alla biglietteria online del concessionario CoopCulture, oltre alla cassa sul posto e all’app Musei Italiani. Chi preferisce un rivenditore con cancellazione gratuita trova su GetYourGuide un biglietto d’ingresso all’area di Ostia Antica, con opzioni aggiuntive a pagamento.
Le tariffe ufficiali sono diciotto euro l’intero e due euro il ridotto per i cittadini dell’Unione europea fra diciotto e venticinque anni. La gratuità vale per i minori di diciotto anni, per le persone con disabilità e un accompagnatore e per le altre categorie previste dalle norme statali, oltre alla prima domenica del mese e ad alcune date nazionali come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Il biglietto intero vale otto giorni.
Quegli otto giorni sono la cosa che quasi nessuno sfrutta. Il biglietto copre tutti i siti e i musei del parco: oltre all’area archeologica di Ostia, il Castello di Giulio II con il borgo, i Porti Imperiali di Claudio e Traiano, il Museo delle Navi romane di Fiumicino, la Necropoli di Porto all’Isola Sacra e il complesso della basilica di Sant’Ippolito. Con diciotto euro si montano due giornate intere.
Per informazioni il parco pubblica il numero 06 39967950, che è anche quello del call center della biglietteria, attivo tutti i giorni, e il servizio Musei Italiani al numero 06 563580299 con l’indirizzo info@museiitaliani.it. Per la sinagoga non esiste una visita guidata ordinaria in calendario: le visite speciali vengono annunciate dal parco in occasioni precise, soprattutto intorno alla Giornata della Memoria di fine gennaio, e vanno cercate di volta in volta.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
La sinagoga era sulla spiaggia. Tutti lo sanno, pochi ci pensano. Quando fu costruita, la linea di costa passava a breve distanza dall’edificio, e la via Severiana che le corre accanto era la strada litoranea che collegava Ostia agli insediamenti lungo il mare. Oggi il mare si trova diversi chilometri più a ovest, spinto indietro da secoli di sedimenti del Tevere, e per capirlo bisogna immaginare le onde dove ci sono i pini.
Perché una sinagoga fuori dalle mura e vicino all’acqua? Le spiegazioni degli studiosi vanno in due direzioni. La prima è pratica: lo spazio fuori dalle mura era disponibile e meno costoso. La seconda è religiosa: alcuni ricercatori, fra cui Runesson, collegano la posizione alla ricerca di un luogo puro, lontano dai santuari pagani della città e vicino all’acqua necessaria per i riti. Le due letture non si escludono.
La via Severiana porta il nome di Settimio Severo, lo stesso imperatore dell’Arco di Settimio Severo al Foro. È la stessa età in cui, secondo la lettura di White, l’edificio sarebbe diventato sinagoga. Coincidenza o no, la sinagoga e la strada sono cresciute insieme, e i tre livelli di pavimento individuati dagli scavi americani mostrano come l’accesso sia stato rialzato più volte per seguire la quota della strada.
Ultimo fatto poco citato. Ostia era il porto di Roma, e il porto significava gente da tutto il Mediterraneo: mercanti, marinai, schiavi, liberti. Gli ebrei di Ostia facevano parte di questa popolazione mobile, parlavano greco, portavano nomi latini, e scrivevano le loro dediche nelle due lingue. Un’iscrizione funeraria del primo secolo trovata nel 2009 lungo la via Ostiense ricorda una famiglia di Iudaei. La comunità è più antica di qualsiasi datazione dell’edificio.
L’iscrizione di Mindis Faustos e gli altri testi
Il documento scritto più famoso della sinagoga è una lastra di marmo con una dedica in greco che si apre con una formula latina, pro salute Aug, cioè per la salute dell’Augusto, l’imperatore regnante. Il testo ricorda un certo Mindis Faustos, che con i suoi familiari costruì e fece a proprie spese e collocò l’arca per la legge santa. Mindis Faustos è la forma greca del nome, che nelle fonti in lingua inglese trovate anche come Mindius Faustus.
La datazione dell’iscrizione oscilla fra la seconda metà del secondo secolo e l’inizio del terzo, secondo le diverse schede. Il dettaglio più interessante è dove fu trovata: reimpiegata come materiale da pavimento, con la faccia scritta rivolta verso il basso. Le fonti non concordano sull’ambiente preciso, fra il vestibolo, la sala interna e la stanza del forno. Significa comunque che l’arca di Mindis Faustos fu sostituita da una nuova, più monumentale.
La formula per la salute dell’imperatore colpisce chi ha in mente le guerre giudaiche e l’Arco di Tito, con la menorah portata in trionfo dopo la distruzione del Tempio. A Ostia, qualche generazione dopo, un ebreo del porto dedica un arredo sacro invocando il benessere dell’imperatore. È una formula di lealtà comune a tutta la società romana, e dice molto sull’integrazione della comunità nella vita del porto.
Accanto alla dedica di Mindis Faustos ci sono altri testi, trovati fuori dall’edificio. Un’epigrafe funeraria ricorda Plotius Fortunatus archisynagogus, cioè capo della sinagoga, sepolto dai figli e dalla moglie: fu trovata alla fine degli anni Sessanta durante lavori agricoli nella zona di Pianabella, a sud della città, e pubblicata da Floriani Squarciapino nel 1970. Un’altra iscrizione trovata a Castel Porziano nomina un gerusiarca, Caius Iulius Iustus.
Messi insieme, questi testi mostrano una comunità organizzata, con cariche precise, capace di finanziare arredi di marmo e di dedicarli in pubblico. Le schede più diffuse stimano alcune centinaia di persone, ma è una stima, non un dato. Chi vuole vedere come la stessa comunità seppelliva i suoi morti a Roma trova un confronto diretto nelle Catacombe ebraiche di Vigna Randanini sull’Appia.
La foto giusta da fare alla Sinagoga di Ostia Antica
La foto è quella delle quattro colonne del propileo prese dal basso, dall’interno della sala, con il cielo sopra e i capitelli corinzi che si stagliano. Inquadratura verticale, obiettivo normale o leggermente grandangolare, voi accovacciati all’altezza della soglia. Le colonne sono l’unico elemento verticale dell’area e danno la scala di tutto il resto. Senza di loro la sinagoga, in fotografia, diventa un pavimento con dei muretti.
La luce giusta è quella del mattino, per due motivi. Il primo è che le colonne hanno il sole di fianco e i capitelli prendono rilievo. Il secondo è pratico: arrivandoci per prima, come suggerisco, avete l’area libera e non dovete aspettare che un gruppo si sposti. Nel pomeriggio d’estate la luce è piatta e il marmo bianco brucia le alte luci. D’inverno, con il sole basso, il pomeriggio torna utile.
La seconda immagine è il dettaglio della mensola con la menorah, lo shofar, il lulav e l’etrog. Avvicinatevi e riempite il fotogramma, con la luce radente che tira fuori il bassorilievo. Anche se sul posto c’è una copia, il soggetto è quello che rende la sinagoga riconoscibile. Chi fotografa l’originale al Museo Ostiense, se lo trova esposto, deve fare i conti con vetri e riflessi: mettetevi di sbieco e appoggiate l’obiettivo al vetro.
Una terza inquadratura racconta la storia della scoperta. Dalla parte sud dell’area, mettendo in primo piano i muri della sinagoga e sullo sfondo la recinzione con la strada dell’aeroporto, avete in un solo scatto il motivo per cui questo edificio è riemerso nel 1961. Non è una foto bella nel senso da cartolina. È una foto vera, e nei racconti di viaggio funziona meglio delle colonne da sole.
Una nota sui divieti. Il parco vieta i droni per la vicinanza dell’aeroporto, e chi pensava di riprendere la pianta dall’alto deve rinunciare. Per foto e video amatoriali senza attrezzature ingombranti non risultano restrizioni particolari nell’area archeologica. Per treppiedi, set e riprese professionali consultate il regolamento di accesso pubblicato dal parco, che disciplina anche cani al guinzaglio, cibo e comportamenti nelle aree di scavo.
Come si arriva da Roma
Il mezzo naturale è il treno Roma-Lido, oggi chiamato Metromare, che parte dalla stazione di Porta San Paolo accanto alla fermata Piramide della metro B e arriva fino a Cristoforo Colombo, sul litorale. La fermata giusta è Ostia Antica. Dalla stazione all’ingresso del parco si va a piedi seguendo le indicazioni per gli scavi. Si viaggia con il biglietto integrato del sistema Metrebus, lo stesso di bus e metro di Roma.
La linea è gestita da Cotral e Astral dal 2022. Nel 2026 il gestore segnala lavori notturni di rinnovo dell’infrastruttura: dal lunedì al venerdì il servizio ferroviario termina con le ultime partenze dai capolinea intorno alle 22.30, poi subentrano bus sostitutivi con fermate dedicate, fra cui Ostia Antica. Per una visita diurna non cambia niente, ma controllate gli avvisi sul sito Cotral o al numero verde 800 174 471 prima di partire.
La partenza da Porta San Paolo vi fa passare davanti a due tappe che si legano bene al tema. La Porta San Paolo e la Piramide Cestia sono lì accanto, e il Museo della via Ostiense dentro la porta racconta proprio la strada che collegava Roma al suo porto. Un quarto d’ora prima del treno spesi lì danno senso a tutto il viaggio.
In auto si esce da Roma lungo la via del Mare o la via Ostiense e si seguono le indicazioni per gli scavi. Il parco mette a disposizione un parcheggio non custodito aperto dalle 7.30 alle 19.30, con posti separati per chi ha il contrassegno disabili. Chi arriva da Fiumicino o dall’aeroporto fa pochi chilometri, e la guida ai collegamenti dagli aeroporti al centro di Roma aiuta a costruire la tappa.
In bicicletta il percorso ha senso solo per chi è abituato al traffico romano, perché le strade di accesso sono trafficate e i tratti ciclabili non sono continui. Una soluzione intelligente per chi soggiorna sul litorale è partire da Ostia Lido con il treno nella direzione opposta: sono poche fermate, e la visita agli scavi si combina con il pomeriggio al mare, cosa che d’estate molti romani fanno davvero.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Metà del primo secolo dopo Cristo. L’imperatore Claudio avvia la costruzione di un nuovo porto a nord della foce del Tevere, e Ostia diventa il centro di un sistema portuale che rifornisce Roma di grano e merci. È in questo contesto che, secondo la ricostruzione di Floriani Squarciapino, nasce il primo edificio della sinagoga. Il porto di Claudio, ampliato poi da Traiano, lo potete vedere oggi con lo stesso biglietto del parco.
Fra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo Mindis Faustos dona un’arca per i rotoli della Legge e la dedica per la salute dell’imperatore. In età severiana la via Severiana definisce il fronte stradale della zona, e secondo una parte degli studiosi l’edificio assume in questa fase la funzione di sinagoga. Negli stessi decenni Ostia è ancora una città ricca, affollata, piena di cantieri.
Quarto secolo. L’edificio viene ampliato e ristrutturato, forse dopo un terremoto: nuovo ingresso a gomito, nuovi ambienti con banconi, pavimenti in marmi colorati e mosaico, e soprattutto l’edicola monumentale per la Torah con le mensole decorate. La vecchia dedica di Mindis Faustos finisce reimpiegata nel pavimento. È la fase che vedete oggi, la più leggibile, quella che ha dato all’edificio la sua pianta finale.
Quinto secolo. Le ricerche americane indicano un ultimo rinnovamento dell’arca. Poi l’edificio cade in rovina, come gran parte di Ostia, con lo spopolamento della città e l’impaludamento della costa. Il sito viene coperto da sabbia e vegetazione e sparisce per quindici secoli, al punto che nessuno scavo ottocentesco o della prima metà del Novecento lo aveva intercettato, nonostante le grandi campagne che hanno riportato alla luce il resto della città.
Maggio e giugno 1961. I lavori per la strada dell’aeroporto di Fiumicino riportano alla luce i resti, Maria Floriani Squarciapino dirige lo scavo e identifica l’edificio grazie ai simboli ebraici scolpiti. Dall’inizio degli anni Duemila la sinagoga ospita Arte in Memoria. Nel 2021 il sessantesimo della scoperta viene celebrato con un convegno. Il 6 maggio 2026 la Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia annuncia un finanziamento del Ministero della Cultura per il restauro della sinagoga.
Su quell’ultimo punto conviene essere precisi. La notizia è stata data dal presidente della Fondazione, Dario Disegni, durante la riunione del Consiglio a Roma, e le cronache non riportano l’importo né il calendario dei lavori. Il gestore non indica ancora date di cantiere. Per questo insisto sul consiglio di telefonare prima della visita: un restauro annunciato nel 2026 può tradursi in recinzioni temporanee proprio nei mesi in cui volete andare.
Chi è passato dalla Sinagoga di Ostia Antica
Mindis Faustos, prima di tutti, perché è l’unico fedele di cui conosciamo il nome legato a un gesto preciso dentro l’edificio. Un uomo con un nome misto, greco e latino, che aveva abbastanza denaro per pagare un arredo sacro e abbastanza senso della posizione sociale per metterci sopra una formula di lealtà all’imperatore. Di lui non sappiamo altro. È il ritratto perfetto di un ebreo del porto di Roma.
Plotius Fortunatus, capo della sinagoga, e la sua famiglia: i figli, fra cui Plotius Ampliatus, e la moglie Ofilia, che gli dedicarono l’epitaffio. Non è certo che abbia guidato proprio questa sinagoga, ma a Ostia non se ne conoscono altre, e il collegamento viene fatto di solito. Un archisinagogo con nome romano, sepolto in una necropoli fuori città, come tutti gli abitanti del porto.
Caius Iulius Iustus, gerusiarca, cioè membro del consiglio degli anziani della comunità, ricordato in un’iscrizione trovata nell’area di Castel Porziano, oggi dentro la Tenuta di Castelporziano. Anche lui porta tre nomi da cittadino romano. Insieme a Plotius Fortunatus mostra che la comunità aveva una struttura di governo simile a quella delle sinagoghe di Roma documentate nelle catacombe.
Maria Floriani Squarciapino, archeologa e soprintendente, che nel 1961 ha diretto lo scavo, ha identificato l’edificio e ne ha proposto la prima lettura. È stata la prima a sostenere che Ostia avesse una sinagoga del primo secolo, e la sua ricostruzione, discussa e corretta nel tempo, resta il punto di partenza di ogni studio. Senza la sua rapidità, in un cantiere stradale con tempi stretti, l’edificio avrebbe potuto essere sacrificato.
L. Michael White e il gruppo dell’Università del Texas, che per vent’anni hanno riaperto lo scavo con sondaggi mirati, e Anders Runesson, che ha difeso la datazione alta. Il dibattito fra loro è la ragione per cui la sinagoga di Ostia compare in tutti i manuali sulla storia del giudaismo antico: pochi edifici hanno ricevuto tanta attenzione per una questione di secoli. Chi visita l’area cammina dentro una discussione ancora aperta.
Infine gli artisti contemporanei di Arte in Memoria, che da oltre vent’anni portano installazioni fra le rovine per la Giornata della Memoria, e il pubblico che le segue. L’associazione ha sede presso il Centro Ebraico Italiano Il Pitigliani a Roma. È un uso moderno e rispettoso di un luogo antico, che tiene insieme le due estremità della storia ebraica di Roma, dalla diaspora imperiale alla deportazione del Novecento.
Gli ebrei di Roma antica: dove continuare il racconto
La sinagoga di Ostia è il capitolo più antico visibile di una storia che a Roma si legge in una decina di luoghi. Il passo successivo naturale è l’Arco di Tito al Foro, con il rilievo della menorah portata in trionfo nel 71 dopo Cristo. Poi le catacombe ebraiche dell’Appia, che mostrano gli stessi simboli della mensola di Ostia dipinti e incisi sulle tombe della comunità romana.
Per il presente si va al Ghetto ebraico, fra il Portico d’Ottavia e il Teatro di Marcello, con la Sinagoga di Roma, il Tempio Maggiore, e il Museo Ebraico di Roma al suo interno. Il confronto fra le due sinagoghe, quella di Ostia e quella monumentale del Lungotevere del primo Novecento, attraversa quasi due millenni di presenza ininterrotta.
Chi vuole il capitolo del Novecento trova il quadro nei luoghi della memoria a Roma e alla Casa della memoria e della storia. È lo stesso filo che Arte in Memoria porta ogni anno fra le rovine di Ostia. Per chi accompagna gruppi scolastici, questa sequenza di tre tappe funziona meglio di qualsiasi lezione in aula, e si costruisce in due giornate.
Per il contesto dei culti stranieri nel porto di Roma, Ostia offre un confronto diretto: la città conserva numerosi mitrei, luoghi di culto del dio persiano Mitra. A Roma trovate lo stesso fenomeno nel Mitreo del Circo Massimo e a Santa Prisca. Ebrei, seguaci di Mitra, cristiani e fedeli degli dèi tradizionali convivevano negli stessi quartieri, spesso negli stessi isolati.
Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi
La sinagoga è chiusa quando è chiuso il parco: tutti i lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. Oltre a questo, l’area può essere interdetta per lavori, per manutenzione del verde o per ragioni di sicurezza, e trovandosi all’estremità del sito è fra le prime zone a essere transennate. Il gestore non pubblica un calendario delle chiusure parziali dell’area di Porta Marina, per questo la telefonata preventiva resta il consiglio più utile.
Non aspettatevi accessibilità completa. Il parco indica percorsi per sedie a rotelle dalla biglietteria al Museo Ostiense e al Piazzale delle Corporazioni, con servizi igienici accessibili, ma la sinagoga si trova oltre, fuori dalle mura, su terreno sabbioso e irregolare. Chi si muove in carrozzina o con difficoltà motorie deve chiedere al parco, al momento della prenotazione, se il tratto fino a Porta Marina sia percorribile e con quali accompagnamenti.
Non aspettatevi servizi vicino alla sinagoga. Bar, bookshop, bagni e punti di ristoro si trovano nella zona centrale del parco, a buona distanza. Non ci sono audioguide dedicate specificamente alla sinagoga nelle informazioni ufficiali, e i pannelli sul posto sono essenziali. Il materiale didattico migliore è quello del parco stesso, con le schede dei pannelli navigabili pubblicate sul sito, da leggere prima di partire.
Non aspettatevi funzioni religiose. È un sito archeologico dello Stato, non un luogo di culto attivo, e la comunità ebraica di Roma celebra altrove. Detto questo, comportatevi come in un luogo sacro: niente seduti sull’edicola dell’arca, niente picnic sui muri, niente oggetti lasciati come ricordo. Sembra ovvio, ma basta un’ora sul posto in primavera per capire che non lo è.
Mangiare in zona
Il posto dove mangiare dopo gli scavi è il borgo di Ostia Antica, il piccolo centro murato intorno al Castello di Giulio II, a pochi minuti a piedi dall’ingresso del parco. Ha un’offerta di trattorie concentrata in poche strade e un pubblico misto, fatto di famiglie romane nel fine settimana e di gruppi di passaggio. Proprio questa mescolanza obbliga a stare attenti, perché accanto a cucine serie ci sono locali costruiti per chi esce stanco dagli scavi.
Primo segnale: il menu con le fotografie dei piatti, plastificato e tradotto in cinque lingue. Un locale che deve mostrarvi l’immagine della carbonara sta parlando a chi non l’ha mai vista, e costruisce la cucina su un pubblico che non tornerà. Secondo segnale: la persona sulla porta che vi ferma e vi invita a entrare. Chi ha clienti abituali non ha bisogno di procurarseli sul marciapiede, e i romani lo sanno bene.
Terzo segnale: la signora che tira la pasta fresca in vetrina o direttamente in strada. È una scena studiata per fermare il passante, non un indizio di qualità. La pasta fresca fatta bene si prepara la mattina in cucina, lontano dalla polvere. Quarto segnale: i locali aperti senza pausa dalla mattina alla notte. Una cucina vera ha orari, una brigata che si riposa e prepara, e un menu che cambia con la stagione.
Quinto segnale, tipico dei posti davanti ai monumenti: il prezzo che si adatta al cliente. Voci senza prezzo, pesce del giorno senza cifra al chilo, menu diversi fra i tavoli fuori e la sala interna. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, soprattutto il pesce, che sul litorale romano è la voce dove si concentrano le sorprese. Non è sfiducia verso chi lavora, è semplicemente il modo in cui ordinano anche i romani.
Il criterio è guardare chi è seduto. Se a pranzo in un giorno feriale ci sono impiegati, operai e famiglie del posto che parlano romanesco, siete nel posto giusto. Se ci sono solo tavoli di visitatori con lo zaino e il cameriere passa all’inglese al primo sguardo, non è un giudizio morale, è un’informazione sul tipo di cucina che vi aspetta. Dentro gli scavi, poi, i punti di ristoro sono pochi.
Per non andare a tentativi fra il borgo, Ostia Lido e il litorale, teniamo una lista di indirizzi che frequentiamo davvero, a Roma e nei dintorni, senza sponsorizzazioni e aggiornata quando i posti cambiano: la nostra lista dei posti dove mangiamo noi. Sul litorale conviene sempre telefonare prima, perché molte cucine cambiano orari fra alta e bassa stagione e alcune chiudono un giorno a settimana.
Che cosa abbinare in giornata
La combinazione più ovvia è la più giusta: sinagoga e scavi di Ostia Antica la mattina, pranzo nel borgo, Castello di Giulio II nel primo pomeriggio con lo stesso biglietto. Chi ha ancora energia può chiudere con una passeggiata nella Pineta di Castel Fusano, che si trova sulla strada verso il mare ed è il polmone verde del litorale romano.
La seconda giornata, se sfruttate gli otto giorni di validità del biglietto, va dedicata al versante di Portus. I Porti Imperiali di Claudio e Traiano e la necropoli dell’Isola Sacra raccontano l’altra metà della storia del porto di Roma. La necropoli, con le tombe di famiglia di mercanti e artigiani, è il complemento perfetto della sinagoga: mostra come vivevano e morivano le persone che la frequentavano.
Per chi ama la natura, il litorale offre la Riserva del Litorale Romano e, più a sud, le dune di Capocotta. D’estate l’abbinamento scavi al mattino e mare al pomeriggio è quello che fanno davvero le famiglie romane. D’autunno la Riserva di Decima Malafede è una buona alternativa per una camminata sulla via del ritorno verso Roma.
Chi torna in città con il treno può scendere a metà strada e chiudere con l’Ostiense, fra la Basilica di San Paolo fuori le Mura, la Centrale Montemartini con le statue antiche fra i macchinari industriali e la street art del quartiere. Una giornata che va dal porto antico alla Roma industriale, lungo la stessa strada.
Per completare il quadro dell’antico a Roma, il Palazzo Massimo alle Terme e la Crypta Balbi del Museo Nazionale Romano conservano materiali che aiutano a capire la vita quotidiana delle comunità dell’Urbe. Chi preferisce la Roma moderna, a fine giornata, può chiudere al Teatro Argentina, che affaccia sull’Area Sacra di Largo Argentina, un passaggio che tiene insieme rovine e cartellone.
Domande frequenti
Serve un biglietto separato per la Sinagoga di Ostia Antica?
No, la sinagoga si trova dentro il Parco archeologico di Ostia antica e si visita con il biglietto del parco: diciotto euro l’intero, due euro il ridotto per i cittadini europei fra diciotto e venticinque anni, gratis per i minori di diciotto anni e per tutti la prima domenica del mese. Il biglietto intero vale otto giorni e comprende anche gli altri siti del parco.
Dove si trova la sinagoga dentro gli scavi?
Si trova all’estremità sud occidentale dell’area archeologica, fuori dalla Porta Marina, a circa duecento metri dalle mura lungo la via Severiana, oltre le Terme di Porta Marina. Dall’ingresso principale di viale dei Romagnoli 717 si raggiunge percorrendo tutto il Decumano, con una camminata di una ventina di minuti a passo sostenuto, più lunga se vi fermate lungo la strada.
È davvero la sinagoga più antica d’Europa?
Il primato va ridimensionato. Le fonti italiane più attente la definiscono la più antica dell’Europa occidentale o una delle più antiche della diaspora, perché sull’isola greca di Delo esiste un edificio identificato come sinagoga e datato al primo secolo avanti Cristo. Inoltre la data di nascita della sinagoga di Ostia è discussa, fra il primo secolo e il terzo secondo gli studiosi.
Quando è stata scoperta la sinagoga?
È stata scoperta nel 1961 durante i lavori per la costruzione della strada che collega Roma all’aeroporto di Fiumicino. Lo scavo è stato diretto dalla soprintendente Maria Floriani Squarciapino, che ha identificato l’edificio come sinagoga grazie agli elementi scolpiti con la menorah, lo shofar, il lulav e l’etrog. Negli anni successivi l’area è stata indagata di nuovo da un gruppo dell’Università del Texas.
Che cosa dice l’iscrizione di Mindis Faustos?
È una dedica in greco che si apre con la formula latina pro salute Aug, cioè per la salute dell’imperatore. Ricorda che Mindis Faustos, con i suoi familiari, costruì a proprie spese e collocò l’arca per la legge santa, cioè il contenitore dei rotoli della Torah. È datata fra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo e fu poi reimpiegata in un pavimento.
Quali sono gli orari di apertura?
La sinagoga segue gli orari del parco: dalle 8.30 alle 19 dal 1 aprile al 30 settembre, fino alle 18.30 dal 1 al 24 ottobre, fino alle 16.30 dal 25 ottobre a fine febbraio, fino alle 17.15 a marzo. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura. Il parco resta chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
Si prende il treno Metromare, la ex Roma-Lido, dalla stazione di Porta San Paolo, accanto alla fermata Piramide della metro B, e si scende alla fermata Ostia Antica. Da lì si raggiunge a piedi l’ingresso del parco. Vale il biglietto integrato Metrebus. Nel 2026 nei giorni feriali le corse serali dopo le 22.30 sono sostituite da bus per lavori.
La sinagoga è accessibile in sedia a rotelle?
Il parco indica percorsi accessibili dalla biglietteria fino al Museo Ostiense e al Piazzale delle Corporazioni, ma la sinagoga si trova oltre, fuori dalle mura, su terreno sabbioso e irregolare. Il gestore non pubblica una dichiarazione di accessibilità specifica per quest’area, quindi conviene contattare il parco prima della visita per sapere se il percorso sia praticabile e con quale assistenza.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e canali di vendita riportati qui risultano dalle fonti ufficiali del parco e del concessionario alla data indicata in apertura: essendo un sito statale con orari stagionali e restauri annunciati, ricontrollateli prima di partire. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Mettere in fila una giornata fra Ostia e il litorale significa incastrare orari che cambiano quattro volte l’anno, un biglietto che vale otto giorni su siti distanti fra loro, un treno con lavori serali e un’area come quella della sinagoga che richiede tempo e gambe, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dal litorale romano ai laghi vulcanici del nord fino ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
