Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano è un’area naturale protetta istituita dal Ministero dell’Ambiente con decreto ministeriale del 29 marzo 1996, in applicazione dell’articolo 17 della legge quadro 394 del 1991 sulle aree protette, e si distribuisce in modo discontinuo sul litorale laziale fra Palidoro a nord e Capocotta a sud, dentro i confini amministrativi dei comuni di Roma e di Fiumicino. Non ha un ingresso, non ha un biglietto, non ha un cancello: si attraversa senza accorgersene mentre si va al mare, mentre si prende un aereo, mentre si percorre la via del Mare o la Roma Fiumicino. La superficie complessiva viene indicata dall’ente gestore in circa 15.900 ettari, mentre altre fonti divulgative parlano di oltre 16.000 ettari e arrivano a citare 16.327 ettari: la differenza dipende dal modo in cui si conteggiano le aree contigue, le zone di rispetto e i tratti demaniali, e su questo punto conviene essere prudenti. Quello che non cambia è l’ordine di grandezza, ed è un ordine di grandezza enorme: si parla di una delle più vaste aree protette affacciate sul Mediterraneo, incastrata dentro l’area metropolitana di una capitale europea. La gestione risulta affidata ai due comuni nei rispettivi tratti di competenza, e alcune aree naturalistiche sono state concesse in gestione a organizzazioni ambientaliste come la LIPU e il WWF Italia. Dal punto di vista idrografico la riserva si affaccia sul mar Tirreno ed è attraversata dal Tevere, la cui valle e la cui foce rientrano tra le aree protette, e dall’Arrone, il piccolo emissario del lago di Bracciano che sfocia fra Fregene e Maccarese. Chi vuole farsi un’idea concreta dei singoli pezzi può partire dalle pagine dedicate a Ostia Antica, alla Pineta di Castel Fusano, all’Oasi WWF di Macchiagrande e alla Tenuta di Castelporziano.

Dove si trova la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e come ci si arriva davvero
La prima cosa da mettere in chiaro riguarda la geografia, perché qui la geografia non è un dettaglio ma la chiave di lettura di tutto il resto. La riserva occupa la fascia costiera a ovest e a sud ovest di Roma, in una striscia che parte dalla foce del fosso di Palidoro, poco a sud di Ladispoli, e scende fino alle dune di Capocotta, alle porte di Torvaianica. In mezzo si trovano Fregene, Maccarese, Focene, Fiumicino, l’Isola Sacra, la foce del Tevere, Ostia Antica, il Lido di Ostia, Castel Fusano e Castelporziano. Sono nomi che chiunque viva a Roma pronuncia con la naturalezza di chi parla del proprio cortile, e proprio per questo quasi nessuno si rende conto che appartengono a un’unica area protetta nazionale.
Il confine, sulla carta, è una linea spezzata che entra e esce dall’abitato con una libertà che a prima vista sembra arbitraria. Segue gli argini dei canali di bonifica, si infila dentro le pinete, taglia fuori i quartieri costruiti, si allunga lungo il Tevere fino quasi all’altezza del Grande Raccordo Anulare, risale per un tratto verso l’entroterra a inglobare la Macchiagrande di Galeria e i boschi di Castel di Guido. Il risultato è un perimetro di sviluppo notevolissimo: la cifra che circola più spesso parla di oltre 140 chilometri, un dato che ha senso se si pensa a quante volte la linea deve aggirare una strada, un capannone, un residence, un campo coltivato. Nessuna riserva italiana di analoga estensione ha un contorno così tormentato.
In treno: le due linee che tagliano la riserva
La rete ferroviaria regionale serve la riserva meglio di quanto si immagini. La linea FL5 Roma Civitavecchia corre parallela alla costa nel tratto settentrionale e ferma a Maccarese Fregene e a Torre in Pietra Palidoro: da queste due stazioni si raggiungono a piedi o con pochi minuti di autobus l’Oasi di Macchiagrande, la foce dell’Arrone, la lecceta di Fregene e le dune di Palidoro. La ferrovia Roma Lido, oggi indicata come linea Metromare, collega Porta San Paolo con Ostia e ferma a Ostia Antica, a Lido Centro e a Stella Polare: dalla stazione di Ostia Antica si arriva agli Scavi in cinque minuti a piedi, mentre da Cristoforo Colombo si entra nella Pineta di Castel Fusano. La stazione ferroviaria di Fiumicino Aeroporto, infine, si trova a poche centinaia di metri dalle Vasche di Maccarese e dall’Oasi di Porto, anche se quasi nessuno dei quaranta milioni di passeggeri annui lo sospetta.
In auto: le tre direttrici storiche
Chi guida ha tre strade principali. La via Aurelia serve il settore nord, con gli svincoli per Fregene, Maccarese, Palidoro e Castel di Guido; l’autostrada A12 corre in parallelo e consente di uscire a Fiumicino o a Torrimpietra. La via Portuense e la Roma Fiumicino servono il cuore della riserva, quello dei porti imperiali e dell’Isola Sacra. La via del Mare e la via Ostiense, infine, portano a Ostia Antica e al Lido, mentre la litoranea prosegue verso Castel Fusano, Castelporziano e Capocotta. Il parcheggio è il vero problema estivo: nei fine settimana di luglio e agosto tutto il tratto fra Castel Fusano e Capocotta si intasa dalle nove del mattino, e la stessa cosa accade a Fregene e a Maccarese. Chi si muove in bassa stagione non ha nessuna difficoltà.
Che cosa è davvero la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano: un mosaico, non un parco compatto
Il fraintendimento più diffuso riguarda la forma. Chi sente la parola riserva immagina un’area continua, delimitata, con un centro visite all’ingresso e un reticolo di sentieri numerati. Qui la realtà risulta diversa: si tratta di un mosaico di frammenti superstiti, tenuti insieme da un decreto e da una cartografia più che da una continuità fisica. Fra un pezzo e l’altro si attraversano centri abitati, zone industriali, l’aeroporto di Fiumicino, campi coltivati intensivi, strade a scorrimento veloce. La riserva ha la forma di quello che è rimasto dopo un secolo di bonifiche, lottizzazioni e speculazione edilizia, e proprio per questo ha un valore documentario oltre che naturalistico.
Gli ambienti rappresentati sono però sorprendentemente completi. Ci sono boschi sempreverdi di leccio che scendono fino quasi alla battigia, come nella lecceta di Fregene e in alcuni settori di Castel Fusano. Ci sono pinete di pino domestico impiantate dall’uomo fra Seicento e Ottocento, che oggi funzionano da bosco a tutti gli effetti e ospitano picchi, ghiandaie e rapaci notturni. Ci sono cordoni dunali con la loro vegetazione psammofila, dal giglio di mare al ravastrello marittimo, conservati soprattutto fra Capocotta e Castelporziano e nel tratto di Palidoro. Ci sono zone umide retrodunali e vasche di bonifica riconvertite a oasi, dove sostano aironi, fenicotteri, anatre e limicoli. Ci sono argini e foci fluviali, con il Tevere che arriva al mare dividendosi nei due rami di Fiumara Grande e canale di Traiano. Ci sono distese di macchia mediterranea alta e bassa. E ci sono tratti di Campagna Romana residua, con i pascoli, le querce isolate e i casali, di una bellezza che sorprende chi non se l’aspetta a venti chilometri dal Colosseo.
Accanto a tutto questo si estendono i paesaggi agrari della bonifica, dominati dalle linee rette dei canali, dai collettori, dalle idrovore costruite a partire dalla fine dell’Ottocento. Non sono paesaggi naturali e nessuno pretende che lo siano, ma fanno parte a pieno titolo del sistema: le vasche di Maccarese, per esempio, nascono come opera idraulica e sono diventate uno dei siti migliori del Lazio per l’osservazione degli uccelli acquatici. La stessa cosa vale per l’Oasi di Porto, che occupa il bacino esagonale del porto di Traiano e per due millenni è stata prima un’infrastruttura portuale, poi una palude malarica, poi una tenuta di caccia e infine un’area protetta.
A completare il quadro ci sono i siti archeologici, e qui la riserva gioca una partita che nessun’altra area protetta italiana può giocare. Dentro il perimetro si trovano Ostia Antica, i porti di Claudio e di Traiano, la necropoli dell’Isola Sacra, la via Severiana, decine di ville romane, torri costiere medievali e moderne, borghi fortificati quattrocenteschi. La tutela ambientale e la tutela archeologica si sovrappongono su centinaia di ettari, e questa sovrapposizione ha salvato dal cemento superfici che altrimenti sarebbero state edificate.
Le spiagge dentro la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano: che cosa è pubblico e che cosa non lo è
Il litorale compreso nel perimetro della riserva misura diverse decine di chilometri e presenta situazioni molto diverse fra loro. Conviene chiarire il principio generale: l’arenile marittimo in Italia è demanio pubblico, e quindi in linea di diritto accessibile a tutti; ciò che varia è la presenza di concessioni balneari, che occupano porzioni di quel demanio con stabilimenti, e la presenza di vincoli ulteriori legati alla tutela naturalistica o alla proprietà dei terreni retrostanti.
Nel settore nord, fra Palidoro e Focene, si alternano tratti liberi ampi e stabilimenti. Fregene è la località con la maggiore densità di concessioni, e la spiaggia libera si concentra nelle estremità nord e sud dell’abitato; il Lido di Maccarese, subito a nord, conserva tratti liberi più generosi e un retroterra di pineta e campi che ha mantenuto un carattere meno urbano. Focene, incuneata fra l’abitato e la pista dell’aeroporto, offre una spiaggia stretta e ventosa, molto frequentata da chi pratica sport velici proprio per la costanza del vento.
Nel settore centrale la foce del Tevere interrompe la continuità dell’arenile. Qui, fra la Fiumara Grande e l’Idroscalo di Ostia, la spiaggia risulta discontinua e in parte interdetta per ragioni di sicurezza idraulica. Il tratto del Lido di Ostia è quello più urbanizzato dell’intero litorale romano, con un fronte pressoché continuo di stabilimenti interrotto da alcune spiagge libere attrezzate.
Nel settore sud si trova la parte migliore. La Pineta di Castel Fusano arriva fino a poche centinaia di metri dal mare e il tratto di litoranea che la costeggia alterna stabilimenti storici e varchi liberi. Più a sud si apre il sistema dunale di Capocotta, dove i cancelli numerati danno accesso a una successione di spiagge libere e di chioschi in concessione leggera, con l’unica duna costiera del litorale romano rimasta in condizioni decorose. In questo tratto si trova anche l’area naturista di Capocotta, segnalata e regolamentata. Alle spalle, la Tenuta Presidenziale di Castelporziano chiude l’accesso a un settore enorme di costa e di bosco: è proprietà dello Stato destinata alla Presidenza della Repubblica, si visita soltanto in occasioni programmate e con modalità stabilite di volta in volta, e questa chiusura è la ragione principale per cui quel pezzo di litorale si è conservato come si è conservato.
Una curiosità su Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
La curiosità riguarda un paradosso di scala. Se si mettono a confronto le superfici, questa riserva risulta circa il doppio del Parco Nazionale del Circeo, che è un parco nazionale a tutti gli effetti, dotato di ente, di personale, di visibilità internazionale e di un centro visite storico. Il Litorale Romano, con quasi sedicimila ettari, non ha un ente parco proprio: la gestione risulta ripartita fra il Comune di Roma e il Comune di Fiumicino nei rispettivi tratti di competenza, con il coordinamento del Ministero e con un ruolo importante affidato alle associazioni ambientaliste che hanno in concessione alcune aree. Significa che una delle più grandi aree protette costiere del Mediterraneo viene amministrata, di fatto, da due uffici comunali.
C’è poi un terzo dettaglio, che riguarda i numeri. Le fonti divergono sulla superficie: l’ente gestore indica circa 15.900 ettari, altre fonti divulgative arrivano a 16.327. La discrepanza non nasce da distrazione ma dalla natura stessa dell’area, fatta di poligoni separati, di aree contigue aggiunte in momenti diversi e di tratti demaniali marittimi la cui attribuzione è variata nel tempo. Chi cerca una cifra unica e definitiva resterà deluso, e la cosa onesta da dire è che l’ordine di grandezza risulta certo mentre il decimale non lo è.

Le aree della riserva: il quadro completo di quello che il decreto protegge
Il decreto istitutivo comprende ampie porzioni di terreno sia sul litorale sia in alcuni punti dell’entroterra. L’elenco che segue non è un catalogo burocratico: è la mappa mentale che serve per orientarsi, perché ciascuno di questi luoghi ha una personalità propria e merita una visita separata. Conviene leggerlo come un menu da cui scegliere, non come una lista da spuntare.
Riserva Naturale Statale del Litorale Romano | Aree di interesse naturalistico
- Argine del Tevere da Ostia Antica, il percorso arginale che accompagna il fiume dalla zona degli Scavi fino alla foce, praticabile a piedi e in bicicletta e attraversato da una fascia di vegetazione ripariale con salici, pioppi e canneti;
- Centro Habitat Mediterraneo LIPU, l’oasi urbana affacciata sul porto di Ostia, nata sul recupero di un’area degradata e diventata uno dei migliori punti di osservazione ornitologica della costa laziale;
- Duna e Torre di Palidoro, l’estremità settentrionale della riserva, dove un cordone dunale superstite si accompagna a una torre costiera e alla foce del fosso omonimo;
- Dune di Castelporziano e di Capocotta, il sistema dunale meglio conservato di tutto il litorale romano, con giglio di mare, ammofila, eringio marittimo e la successione completa dalla battigia alla macchia retrodunale;
- Lecceta di Fregene, un lembo di bosco sempreverde di grande valore fitosociologico, testimonianza di come si presentasse la copertura forestale costiera prima delle bonifiche;
- Macchiagrande di Galeria, il settore interno della riserva, lontano dal mare, dove il paesaggio diventa quello della Campagna Romana con querce, pascoli e fossi incassati;
- Meandro di Spinaceto, ansa fluviale del Tevere alle porte della città, esempio di come il fiume conservi dinamiche naturali anche dentro l’area urbana;
- Oasi artificiale di Porto, nel territorio di Fiumicino, dove il bacino esagonale del porto di Traiano è oggi una zona umida con una delle garzaie più importanti del Lazio;
- Oasi Bosco Foce dell’Arrone, alla foce dell’emissario del lago di Bracciano, con bosco igrofilo, canneto e un tratto di spiaggia poco frequentato;
- Oasi di Castel di Guido, gestita dal WWF, con boschi di cerro e sughera, pascoli e una lunga tradizione di reintroduzione faunistica;
- Oasi WWF di Macchiagrande, alle spalle di Fregene, dove convivono pineta, macchia, prati umidi e un sentiero attrezzato che si percorre in un’ora scarsa;
- Oasi Vasche di Maccarese, nei pressi del Lido di Maccarese, vasche di bonifica riconvertite che ospitano cavalieri d’Italia, aironi, moriglioni e, nei passi migratori, anche fenicotteri;
- Parco urbano Pineta di Castel Fusano, la più estesa area verde del Comune di Roma, con pino domestico, leccio e un sottobosco di macchia in lenta ripresa dopo gli incendi;
- Pineta di Fregene, impianto storico che funziona da polmone e da frangivento per l’abitato costiero;
- Pineta Acqua Rossa, area boscata a ridosso dell’abitato di Fiumicino;
- Riserva Naturale Statale Tenuta di Castelporziano, la tenuta presidenziale, riserva statale a sé stante e insieme parte del sistema del litorale, con una delle foreste planiziali meglio conservate d’Europa;
- Pineta di Coccia di Morto, fra Focene e l’aeroporto, un bosco costiero stretto fra la pista e il mare;
- Sentiero delle 100 Querce, itinerario segnalato nel settore interno, adatto alle famiglie e alle scolaresche;
- Tenuta di Procoio, area agricola e boschiva dell’entroterra fiumicinese;
- Tumuleti di Bocca di Leone, formazioni dunali fossili di grande interesse geomorfologico.

Riserva Naturale Statale del Litorale Romano | Aree di interesse storico e archeologico
- Antica città di Ficana, insediamento protostorico sul colle di Monte Cugno, citato dalle fonti fra i centri latini conquistati da Roma in età regia;
- Borgo di Ostia Antica, la Gregoriopoli quattrocentesca cresciuta attorno al castello di Giulio II, uno dei borghi fortificati meglio conservati del Lazio;
- Castello Rospigliosi di Maccarese, detto anche Castel San Giorgio, nucleo originario dell’azienda agricola che ha guidato la bonifica del settore nord;
- Episcopio di Porto, sede vescovile antichissima presso i porti imperiali;
- Idrovore di Ostia Antica, archeologia industriale della bonifica, con le macchine che hanno prosciugato lo stagno ostiense;
- Museo delle Navi di Fiumicino, dove sono esposti i relitti rinvenuti durante i lavori aeroportuali, testimonianza diretta della navigazione fluviale e di cabotaggio in età imperiale;
- Necropoli dell’Isola Sacra, venuta alla luce a partire dal 1925, con le tombe a camera dei ceti medi portuensi e i mosaici che raccontano i mestieri dei defunti;
- Oasi Naturantica, area di raccordo fra tutela archeologica e tutela ambientale nel comprensorio di Ostia Antica;
- Scavi di Ostia Antica, il porto fluviale di Roma, con le insulae, i mosaici delle terme, il teatro, il piazzale delle Corporazioni e il decumano che attraversa la città per oltre un chilometro;
- Resti del porto di Claudio, avviato in età claudia fra il 42 e il 54 dopo Cristo, e del porto esagonale di Traiano, realizzato nel primo decennio del secondo secolo;
- Tor Boacciana, torre di avvistamento sorta su un nucleo romano alla vecchia foce del Tevere, insieme a Tor San Michele, alla torre Primavera di Maccarese e alla torre di Palidoro;
- Villa Chigi Sacchetti a Castel Fusano, residenza seicentesca inserita nella pineta, con le decorazioni pittoriche di ambito barocco;
- Villa Guglielmi e lungocanale di Fiumicino, parco urbano storico affacciato sul canale di Traiano;
- Via Severiana a Castel Fusano, il tracciato stradale di età severiana che collegava Porto a Terracina lungo la costa e che nella pineta si segue ancora per centinaia di metri;
- Villa della Palombara, complesso rustico romano nel settore ostiense;
- Villa Romana di San Nicola e fosso Cupino, nel settore settentrionale, a ridosso del confine con il territorio di Ladispoli.

Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
Quello che le guide non raccontano è il rapporto fra questa riserva e l’aeroporto. Lo scalo di Fiumicino occupa una superficie enorme proprio nel cuore geografico dell’area protetta, fra Focene, Isola Sacra e le vasche di Maccarese. Il paradosso apparente è che quella recinzione aeroportuale, invalicabile e sorvegliata, ha prodotto un effetto collaterale di conservazione: dentro il sedime, sulle aree erbose fra le piste e le taxiway, sopravvivono praterie mediterranee falciate ma mai arate, mai concimate, mai edificate. Sono habitat che fuori dal recinto risultano quasi scomparsi, e che gli ornitologi conoscono bene perché ospitano specie legate agli ambienti aperti.
Il secondo aspetto poco raccontato riguarda la dinamica della costa. La foce del Tevere è in arretramento da decenni, e il motivo si spiega con la storia idraulica del bacino: le dighe costruite lungo il fiume e i suoi affluenti trattengono i sedimenti che un tempo arrivavano al mare e alimentavano le spiagge, mentre le estrazioni di inerti dall’alveo hanno ridotto ulteriormente il trasporto solido. Il risultato si vede a occhio nudo a Fiumicino e a Focene, dove le scogliere frangiflutto e i pennelli difendono un arenile che senza quelle opere si ritirerebbe di metri ogni anno. Il fenomeno ha anche una lettura archeologica: la linea di costa romana si trovava centinaia di metri più all’interno rispetto a oggi in alcuni tratti e più all’esterno in altri, ed è per questo che Tor Boacciana, costruita presso la foce antica, oggi risulta lontana dal mare mentre alcuni tratti di via Severiana finiscono sott’acqua.
Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
Il consiglio è di smettere di considerarla una destinazione unica. Chi prova a vedere tutta la riserva in una giornata torna a casa con la sensazione di avere guidato molto e visto poco, perché i frammenti sono lontani fra loro e le strade di collegamento sono quelle del traffico metropolitano. Conviene invece scegliere un settore per volta e dedicargli mezza giornata piena.
Il settore nord si costruisce attorno a Fregene e a Maccarese: si parcheggia una volta sola, si visita l’Oasi WWF di Macchiagrande al mattino presto, si scende alla foce dell’Arrone, si risale verso le vasche di Maccarese per l’osservazione degli uccelli e si chiude con il tratto libero del Lido di Maccarese. Serve un binocolo, servono scarpe chiuse per i sentieri umidi e serve un repellente per gli insetti fra maggio e settembre.
Il settore centrale si costruisce attorno a Fiumicino e all’Isola Sacra: porti di Claudio e Traiano, Oasi di Porto con la sua garzaia, Museo delle Navi, necropoli dell’Isola Sacra, lungocanale con Villa Guglielmi. Qui la componente archeologica pesa più di quella naturalistica, e gli orari di apertura dei singoli siti condizionano tutto: alcuni aprono solo su prenotazione, e le aperture cambiano di stagione in stagione.
Il settore sud si costruisce attorno a Ostia Antica e a Castel Fusano: gli Scavi occupano da soli mezza giornata abbondante, il borgo di Gregoriopoli con il castello di Giulio II vale un’ora, l’argine del Tevere e la pineta completano il quadro, e chi ha ancora energie scende fino ai cancelli di Capocotta per il tramonto sulle dune. Questo è il settore più facile da fare senza automobile, grazie alla Metromare.
Due indicazioni valgono sempre. La prima riguarda il periodo: marzo, aprile, maggio, settembre e ottobre sono i mesi giusti, perché la luce è buona, la temperatura consente di camminare, la migrazione degli uccelli è in corso e le spiagge non sono affollate. La seconda riguarda l’acqua: nelle pinete e negli argini non ci sono fontane, e nelle giornate ventose la disidratazione arriva senza che ci si accorga del caldo.
Il verde, le pinete e le oasi gestite da LIPU e WWF
La parte più accessibile della riserva, quella che offre sentieri segnalati, pannelli didattici e personale sul posto, è affidata alle associazioni ambientaliste. Non si tratta di un dettaglio organizzativo: senza questa gestione delegata la fruizione dell’area protetta sarebbe quasi nulla, perché i due comuni non dispongono di strutture di accoglienza diffuse.
Il Centro Habitat Mediterraneo della LIPU, a Ostia, occupa un’area recuperata a ridosso del porto turistico. È un esempio di rinaturalizzazione riuscita: dove c’era una cava e poi un deposito di materiali si trovano oggi specchi d’acqua, canneti, capanni di osservazione e un sentiero anulare. Le specie osservate nel corso degli anni si contano a decine e comprendono aironi cenerini, garzette, cormorani, martin pescatori, gallinelle d’acqua, cavalieri d’Italia e numerosi passeriformi di canneto. Per chi si avvicina per la prima volta al birdwatching è il posto giusto, perché la distanza di osservazione è breve e gli animali sono abituati alla presenza umana.
L’Oasi WWF di Macchiagrande presenta una struttura diversa: un percorso che attraversa in successione pineta, macchia mediterranea, prati umidi e un tratto di bosco igrofilo, con la possibilità di arrivare fino a ridosso del sistema dunale. La percorrenza richiede poco meno di un’ora a passo comodo e il dislivello risulta trascurabile, il che la rende adatta anche ai bambini piccoli.
L’Oasi di Castel di Guido, sempre WWF, si colloca nel settore interno e offre il paesaggio più diverso da quello costiero: boschi di cerro e sughera, pascoli, fossi incassati, e una lunga tradizione di lavoro sulla fauna, con progetti di reintroduzione e di monitoraggio che durano da decenni. Chi vuole capire come si presentasse la Campagna Romana prima delle bonifiche e delle lottizzazioni trova qui il riferimento migliore.
La Pineta di Castel Fusano, infine, è il parco urbano più esteso del Comune di Roma e funziona come polmone per tutto il litorale. Il grande incendio dell’estate 2000 ha distrutto una porzione rilevante della copertura arborea, e il recupero è stato lento e discontinuo: nelle aree percorse dal fuoco la pineta è stata in parte sostituita da leccio e da macchia, che sono le specie naturalmente adatte a quel suolo sabbioso. Dal punto di vista ecologico questa sostituzione non è una perdita, perché il pino domestico è specie coltivata mentre la lecceta è la vegetazione potenziale: dal punto di vista paesaggistico, invece, chi ricorda la pineta ottocentesca fatica ad accettarla.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è questo: la riserva del Litorale Romano nasce da una battaglia, non da una concessione. Negli anni Ottanta il litorale fra Fiumicino e Ostia era oggetto di una pressione edilizia che aveva già cancellato interi settori di duna e di pineta, e il rischio concreto era la saldatura continua dell’edificato da Palidoro a Torvaianica. Le associazioni ambientaliste, i comitati di quartiere e alcune amministrazioni locali condussero una campagna lunga anni, fatta di esposti, di ricorsi, di occupazioni simboliche e di raccolte di firme. Il decreto del 1996 arriva alla fine di quel percorso e recepisce, in larga parte, la perimetrazione che il movimento ambientalista aveva proposto.
La conseguenza si legge ancora oggi nella forma frastagliata dei confini. Quel perimetro tormentato non è il frutto di uno studio naturalistico astratto: è la fotografia di quanto si è riusciti a salvare, poligono per poligono, dopo avere perso il resto. Ogni rientranza corrisponde a una lottizzazione già approvata, ogni sporgenza a un pezzo di bosco difeso con successo. Chi guarda la cartografia con questa chiave la legge come un documento storico e non solo come uno strumento tecnico.
C’è un secondo aspetto altrettanto noto e altrettanto poco citato: la tutela archeologica ha protetto la natura più della tutela naturalistica. I vincoli imposti dalle soprintendenze sull’area di Ostia Antica, sui porti imperiali, sull’Isola Sacra e lungo il tracciato della via Severiana hanno impedito per decenni qualunque costruzione su superfici estesissime. Quando è arrivato il decreto del 1996, quelle superfici erano ancora libere proprio perché archeologicamente vincolate, e sono entrate nella riserva senza conflitti. Senza le rovine romane, buona parte di questa area protetta oggi non esisterebbe.
La foto giusta da fare a Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
La fotografia che racconta questo luogo meglio di ogni altra si scatta dalla duna di Capocotta, al tramonto, guardando verso nord. In primo piano il cordone dunale con i ciuffi di ammofila e, in estate, i fiori bianchi del giglio di mare; dietro, il profilo scuro e compatto del bosco di Castelporziano; in fondo, sfumata dalla foschia marina, la sagoma lontana dei palazzi del Lido di Ostia. In una sola inquadratura si leggono i tre livelli del litorale romano: la duna naturale, la foresta protetta, la città costruita. Serve un teleobiettivo moderato per comprimere i piani, servono le passerelle per non calpestare la vegetazione, e serve pazienza, perché la luce buona dura venti minuti.
La seconda fotografia si scatta all’Oasi di Porto, dal bordo del bacino esagonale di Traiano, nelle prime ore del mattino. L’acqua ferma, la garzaia sugli alberi della sponda opposta, gli aironi in volo e, sullo sfondo, il dettaglio che rende la scena inconfondibile: la coda di un aereo in rullaggio che passa oltre la vegetazione. Un porto costruito diciannove secoli fa, una colonia di aironi e un Airbus nella stessa inquadratura sono il ritratto esatto di che cosa sia questa riserva.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Poche fasce costiere italiane hanno una stratigrafia di eventi paragonabile a questa. La tradizione letteraria attribuisce la fondazione di Ostia al re Anco Marzio, nel settimo secolo avanti Cristo, mentre le evidenze archeologiche finora note fanno risalire il castrum quadrangolare al quarto secolo: il divario fra racconto e scavo resta uno dei nodi aperti degli studi ostiensi, e chi presenta la data tradizionale come un fatto accertato semplifica troppo. Quello che risulta certo è che da quel punto Roma controllava la foce del suo fiume e l’approvvigionamento di sale delle saline costiere.
Fra il 42 e il 54 dopo Cristo l’imperatore Claudio avviò la costruzione di un porto artificiale a nord della foce, un’opera colossale con due moli curvilinei e un faro impostato sullo scafo affondato della nave che aveva trasportato dall’Egitto l’obelisco vaticano. Il bacino si rivelò troppo esposto ai venti, e nel primo decennio del secondo secolo Traiano fece scavare all’interno il celebre bacino esagonale, protetto e stabile, attorno al quale nacque la città di Portus. Quel perimetro esagonale è ancora leggibile sul terreno e costituisce uno dei monumenti idraulici più impressionanti dell’antichità.
Nell’alto medioevo la costa divenne terra di frontiera. Le incursioni dal mare si susseguirono per secoli, e la reazione papale prese la forma di insediamenti fortificati: nell’ottavo secolo attorno alla basilica di Sant’Aurea, a Ostia, papa Gregorio IV fece sorgere il borgo murato che da lui prese il nome di Gregoriopoli. Alla metà del nono secolo le acque davanti a Ostia furono teatro dello scontro navale fra la flotta della lega delle città marinare tirreniche e una spedizione saracena, episodio che la memoria pontificia celebrò a lungo e che Raffaello e la sua bottega dipinsero nelle Stanze Vaticane.
Fra il 1483 e il 1486 il cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II, fece costruire a Ostia il castello che porta il suo nome, opera di impianto militare moderno progettata per reggere il tiro delle artiglierie. La rotta del Tevere del 1557 cambiò il corso del fiume e allontanò il castello dalla riva, togliendogli in un colpo solo la funzione di controllo della foce: da quel momento il borgo entrò in una lunga decadenza, aggravata dalla malaria che nei secoli successivi rese la costa quasi inabitabile nei mesi caldi.
La bonifica è il grande avvenimento dell’età contemporanea. A partire dal 1884 le cooperative di braccianti ravennati, guidate da Nullo Baldini, avviarono il prosciugamento dello stagno di Ostia con un lavoro durissimo, pagato con centinaia di casi di malaria e con numerosi morti. Nei decenni seguenti l’opera proseguì a Maccarese, a Fregene, nell’Isola Sacra e a Coccia di Morto, e produsse il paesaggio a canali rettilinei e idrovore che oggi si attraversa senza più riconoscerne l’origine. Su quelle terre strappate all’acqua nacquero i borghi rurali e le aziende agricole che ancora oggi caratterizzano il settore nord.
Il 23 settembre 1943, a Palidoro, il carabiniere Salvo D’Acquisto si autoaccusò di un attentato che non aveva commesso e fu fucilato dai tedeschi per evitare la rappresaglia contro ventidue civili rastrellati. Il luogo della fucilazione, all’estremità settentrionale della fascia costiera protetta, è segnato da un sacello commemorativo ed è uno dei siti della memoria civile più visitati del litorale.
Il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia, alla foce del Tevere, fu ritrovato il corpo di Pier Paolo Pasolini. Quel luogo, all’estremo margine della città costruita e dentro il perimetro di quella che sarebbe diventata la riserva, è diventato un punto di riferimento della memoria culturale italiana ed è oggi segnato da un monumento.
Nell’estate del 2000 un vasto incendio devastò la Pineta di Castel Fusano, distruggendo una porzione rilevante della copertura arborea e imponendo un ripensamento complessivo della gestione forestale del litorale. Il 29 marzo 1996, infine, il decreto ministeriale istituì la riserva: una data che sulla costa viene ricordata con iniziative delle associazioni ambientaliste e che nel 2026 ha segnato il trentennale.
Chi è passato da Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
L’elenco è lungo e attraversa venticinque secoli. Sul versante antico si possono citare gli imperatori che qui costruirono: Claudio con il primo porto, Traiano con il bacino esagonale, Settimio Severo e Caracalla con il riassetto della viabilità costiera che diede il nome alla via Severiana. Ostia fu inoltre il luogo dove, secondo le Confessioni, Agostino e sua madre Monica ebbero il celebre colloquio affacciati a una finestra sul giardino, poco prima della morte di lei: la basilica di Sant’Aurea, nel borgo, conserva la memoria di quella sepoltura.
Sul versante rinascimentale e moderno il protagonista è Giuliano della Rovere, che da cardinale vescovo di Ostia volle il castello e la sistemazione del borgo. Le famiglie aristocratiche romane lasciarono il segno nell’entroterra costiero: i Sacchetti e poi i Chigi a Castel Fusano, con la villa seicentesca e l’impianto della pineta; i Rospigliosi a Maccarese, con il castello che divenne il centro dell’azienda agricola; gli Odescalchi a Palo, al confine settentrionale, con il castello affacciato sul mare e il bosco che ancora oggi porta il loro nome, adiacente al Bosco di Palo e al territorio di Ladispoli.
Sul versante del Novecento culturale il litorale è stato una seconda casa per il cinema italiano. Federico Fellini e Giulietta Masina ebbero a Fregene una villa nella pineta, e la località compare nell’immaginario di numerosi film del periodo; il litorale fra Fregene e Ostia è stato per decenni il set naturale della commedia all’italiana e del cinema d’autore, grazie anche alla vicinanza degli stabilimenti di Cinecittà. Pier Paolo Pasolini frequentò a lungo Ostia, il Lido e le borgate costiere, e vi ambientò pagine e sequenze; all’Idroscalo si chiuse la sua vicenda. Il ricordo di questo passaggio si intreccia con la storia sociale del litorale, fatta di villeggiatura popolare, di borgate abusive e di un rapporto conflittuale fra città e mare.
Quando andare nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e quando evitarla
La primavera è la stagione migliore in assoluto. Fra marzo e maggio la macchia fiorisce, i prati umidi delle vasche si riempiono di limicoli in transito, le temperature consentono di camminare per ore e le zanzare non hanno ancora preso possesso delle zone umide. Aprile, in particolare, concentra il picco della migrazione prenuziale: chi porta un binocolo alle vasche di Maccarese o all’Oasi di Porto in una mattina limpida di aprile vede più specie in tre ore che in un mese di uscite invernali.
L’autunno funziona quasi altrettanto bene. Settembre e ottobre offrono mare ancora tiepido, spiagge svuotate, luce bassa e calda per la fotografia, e la migrazione postnuziale che porta sulla costa aironi, rapaci e passeriformi in transito. È anche il periodo in cui le pinete danno il meglio, con i profumi della resina e del sottobosco dopo le prime piogge.
L’inverno merita una difesa. Da dicembre a febbraio il litorale si spopola, i parcheggi sono liberi, gli Scavi di Ostia si visitano senza code e le giornate di tramontana regalano una trasparenza dell’aria che d’estate non esiste. Il freddo è raramente severo e il problema principale sono le giornate di pioggia, che rendono impraticabili le sterrate.
Luglio e agosto sono il periodo da gestire con attenzione. Il caldo umido rende faticosa qualunque escursione fra le dieci e le diciassette, le zanzare nelle aree umide diventano insopportabili al crepuscolo, il traffico sulla litoranea e sulla Roma Fiumicino si blocca nei fine settimana e il rischio incendi impone chiusure e divieti. Chi viene in estate ha una sola finestra sensata: dalle sei alle nove del mattino. In quelle tre ore la riserva risulta perfetta, fresca, silenziosa e quasi vuota. Dopo, conviene spostarsi in acqua o rientrare.
Cosa c’è intorno alla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
Il territorio attorno alla riserva offre continuità naturalistica verso nord e verso l’interno. Risalendo la costa si incontrano il Bosco di Palo e la Palude di Torre Flavia, due aree protette regionali che completano il quadro degli ambienti costieri laziali, la prima con una foresta planiziale relitta e la seconda con una zona umida retrodunale di grande importanza per l’avifauna. Poco oltre si aprono Ladispoli e il litorale ceretano, mentre più a nord la Riserva naturale di Macchiatonda chiude il sistema delle zone umide costiere della provincia.
Verso l’interno, il sistema delle aree protette romane offre alternative per le giornate di pioggia o di vento forte. La Riserva Naturale di Decima Malafede conserva il bosco più esteso del Comune di Roma, la Riserva Naturale Laurentino Acqua Acetosa e la Riserva Naturale Valle dei Casali proteggono lembi di Campagna Romana inglobati nella città, la Riserva Naturale di Monte Mario offre il miglior panorama sulla capitale e la Riserva Naturale Valle dell’Aniene segue l’altro fiume di Roma. Il Parco dell’Appia Antica, sul versante opposto della città, propone la stessa combinazione di archeologia e paesaggio che rende speciale il litorale.
Scendendo lungo la costa si arriva ad Anzio, a Torre Astura e poi al Parco Nazionale del Circeo, il termine di paragone naturale per chiunque voglia capire le dimensioni e le scelte di gestione del Litorale Romano. Risalendo invece il Tevere si incontra la Riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa, che protegge un tratto fluviale a monte della capitale e completa la lettura del fiume dal bacino interno fino alla foce.
Sul fronte archeologico, chi resta nel settore ostiense può aggiungere il Borgo di Ostia Antica alla visita degli Scavi, mentre nel settore urbano la Necropoli di Via Portuense documenta lo stesso mondo funerario che si incontra all’Isola Sacra, ma dal lato della città.
Domande veloci sulla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
Si paga un biglietto per entrare nella riserva? No. La riserva non ha ingressi né biglietteria. Si pagano invece i biglietti dei siti archeologici e dei musei che ricadono nel perimetro, come gli Scavi di Ostia Antica e il Museo delle Navi, e in alcuni casi un contributo di accesso alle oasi gestite dalle associazioni.
Quanto è grande davvero? L’ente gestore indica circa 15.900 ettari; altre fonti divulgative riportano cifre che arrivano a 16.327 ettari. La differenza dipende dal conteggio delle aree contigue e dei tratti demaniali. In ogni caso si tratta di una delle maggiori aree protette costiere del Mediterraneo.
Quando è stata istituita? Con decreto del Ministero dell’Ambiente del 29 marzo 1996, in applicazione dell’articolo 17 della legge quadro 394 del 1991. Vengono citati anche provvedimenti successivi di adeguamento della perimetrazione, sui quali le fonti divulgative non concordano del tutto.
Chi la gestisce? I comuni di Roma e di Fiumicino nei rispettivi tratti di competenza, con alcune aree affidate in gestione a LIPU e WWF.
Si può visitare Castelporziano? Soltanto in occasioni programmate, con modalità e calendari stabiliti dalla struttura che amministra la tenuta presidenziale. Non esiste un accesso libero.
La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano chiede una cosa sola a chi la visita: la volontà di guardarla per quello che è, cioè un insieme di frammenti superstiti dentro una metropoli, e non per quello che non sarà mai, cioè un parco intatto. Accettata questa premessa, restituisce molto più di quanto prometta.
Domande frequenti sulla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
Si paga un biglietto per entrare nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano?
No, la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano non ha ingressi ne biglietteria propria. Si pagano invece i biglietti dei siti archeologici e dei musei che ricadono nel suo perimetro, come gli Scavi di Ostia Antica e il Museo delle Navi, e in alcuni casi un contributo di accesso alle oasi gestite dalle associazioni.
Quanto e grande la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano?
L'ente gestore indica una superficie di circa 15.900 ettari per la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, che risulta cosi circa il doppio del Parco Nazionale del Circeo pur non avendo un ente parco proprio, con la gestione ripartita fra piu soggetti.
La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e un parco unico da visitare in un giorno?
No, la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e un mosaico di frammenti separati fra loro, non un'area continua con un centro visite unico. Il consiglio e di scegliere un settore per volta e dedicargli mezza giornata piena, perche i vari pezzi sono lontani fra loro e collegati da strade di traffico metropolitano.
Dove si trova la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano?
La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano occupa la fascia costiera a ovest e sud ovest di Roma, dalla foce del fosso di Palidoro, poco a sud di Ladispoli, fino alle dune di Capocotta alle porte di Torvaianica, comprendendo fra gli altri Fregene, Maccarese, Focene, Fiumicino e Ostia.
Le spiagge della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano sono libere?
In linea di diritto si, perche l'arenile marittimo in Italia e demanio pubblico e quindi accessibile a tutti anche dentro la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Cio che varia lungo il litorale e la presenza di concessioni balneari che occupano porzioni del demanio con stabilimenti, oltre a eventuali vincoli ulteriori.
Quando conviene visitare la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano?
La primavera e la stagione migliore per la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano: fra marzo e maggio la macchia fiorisce, i prati umidi delle vasche si riempiono di limicoli in transito e le temperature permettono di camminare per ore senza il fastidio delle zanzare, che in estate diventano un problema nelle zone umide.
Nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano ci sono percorsi con guide e pannelli didattici?
Si, la parte piu accessibile della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, con sentieri segnalati, pannelli didattici e personale sul posto, e affidata alle associazioni ambientaliste come LIPU e WWF, che gestiscono oasi come il Centro Habitat Mediterraneo della LIPU a Ostia.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata sul litorale romano, fra Ostia Antica, i porti imperiali e le oasi costiere, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari naturalistici e archeologici sulla costa laziale trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori città risulta utile la guida alle migliori gite di un giorno da Roma, mentre chi vuole capire come funzionano davvero le spiagge libere italiane, concessioni comprese, trova la spiegazione nella guida alle spiagge libere in Italia.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Sali e scendi dove vuoi: tra una tappa e l’altra ti siedi e guardi Roma dal piano di sopra.
Transfer dall’aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su più compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.





