Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Piazza Mattei

Piazza Mattei si trova nel rione Sant'Angelo, nel centro storico di Roma, fra via dei Funari, via della Reginella e via Paganica, a pochi minuti a piedi da Largo di Torre Argentina. È suolo pubblico di Roma Capitale: si attraversa gratis, a qualsiasi ora, senza biglietto e senza prenotazione. Al centro c'è la Fontana delle Tartarughe. Intorno si chiudono i palazzi della famiglia Mattei e Palazzo Costaguti, che sono sedi di istituti o residenze private e si guardano da fuori.

La piazza è piccola e irregolare, un trapezio di selciato stretto fra facciate alte, al confine settentrionale di quello che fu il recinto del Ghetto. Chi arriva per la fontana di solito scatta una foto e riparte. È un errore, perché la piazza è il punto d'ingresso dell'«isola» dei Mattei, un intero isolato di palazzi cinquecenteschi e seicenteschi costruiti da un'unica famiglia, con dentro uno dei cortili antiquari più ricchi della città.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale delle biblioteche del Ministero della Cultura, per la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, sul sito del Centro Studi Americani, sulle pagine della Soprintendenza Speciale di Roma per i restauri di Palazzo Mattei di Giove e sul portale turistico di Roma Capitale, per Palazzo Costaguti. La piazza non ha orari. Gli istituti che si affacciano sull'isolato hanno invece orari propri, riportati più avanti nel testo.

Fontana delle Tartarughe al centro di piazza Mattei
La Fontana delle Tartarughe al centro di piazza Mattei. Foto di Livioandronico2013, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: piazza Mattei, rione Sant'Angelo, Roma, fra via dei Funari, via della Reginella e via Paganica.
  • Gestore: suolo pubblico di Roma Capitale. Palazzo Mattei di Giove è dello Stato, Palazzo Costaguti (civico 10) è privato.
  • Come si entra: la piazza è aperta, si raggiunge a piedi dai vicoli che la circondano.
  • Prezzo: gratuito, nessun biglietto e nessuna prenotazione.
  • Orari: sempre accessibile. Biblioteca di storia moderna e contemporanea in via Michelangelo Caetani 32 aperta lunedì e venerdì 8.30-16.30, da martedì a giovedì 8.30-19.30, solo per maggiorenni iscritti.
  • Come si arriva: a piedi da Largo di Torre Argentina o dal Portico d'Ottavia, linee di autobus e tram secondo il calcolatore di percorso ATAC.
  • Accessibilità: il dato non è pubblicato da Roma Capitale, la piazza è in piano con selciato a sampietrini.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

La piazza occupa uno slargo del rione Sant'Angelo, fra via delle Botteghe Oscure a nord e il Portico d'Ottavia a sud. Da Largo Argentina si arriva in pochi minuti. Via della Reginella la collega in linea retta con via del Portico d'Ottavia, cioè con la strada principale del vecchio Ghetto ebraico. Il resto dei vicoli porta verso Campitelli e verso il Tevere.

Al centro si trova la Fontana delle Tartarughe, con i quattro efebi in bronzo e le tartarughe sul bordo della tazza. È l'unico elemento che quasi tutti fotografano. Storia, restauri e leggenda della fontana sono raccontati nella scheda dedicata, e qui non li ripetiamo. Conviene invece alzare gli occhi sui palazzi, perché sono loro a dare il nome alla piazza e a spiegare perché una fontana così raffinata sia finita in un angolo tanto stretto.

Sul lato che guarda la fontana si allunga il palazzo di Giacomo Mattei, con due portoni ai civici 17 e 19. Quello di destra, al 19, ha un portale in marmo bianco della fine del Quattrocento con lo stemma dei Mattei. Quello di sinistra, al 17, attribuito a Nanni di Baccio Bigio, ha colonne di marmo grigio. È il nucleo più antico dell'isolato: un documento del 1495 lo registra come «Casa di Domenico Mattei».

All'angolo con via della Reginella, al civico 10, si alza Palazzo Costaguti, riconoscibile per il portale ad arco bugnato. Il portale del turismo di Roma Capitale indica che il palazzo è chiuso al pubblico e si può vedere solo dall'esterno. Dentro ci sono sale affrescate da Guercino, Domenichino, il Cavalier d'Arpino e gli Zuccari, che nessun visitatore comune può vedere. Dalla piazza resta la facciata, sobria, con il portone quasi sempre chiuso.

Dietro il palazzo di Giacomo Mattei, verso nord e verso est, si allungano gli altri edifici dell'isola: Palazzo Mattei di Paganica, Palazzo Caetani su via delle Botteghe Oscure e Palazzo Mattei di Giove fra via dei Funari e via Michelangelo Caetani. Dalla piazza non si vedono insieme, perché i vicoli spezzano la vista. Si capiscono girando l'isolato a piedi, cosa che richiede un quarto d'ora e ripaga più della sosta davanti alla fontana.

La piazza ha la vita di un angolo abitato del centro storico. Ci sono portoni di case private, qualche attività al piano terra, tavolini all'aperto nella bella stagione. La sera è frequentata dai residenti e da chi esce a cena nel quartiere. Nelle ore centrali della giornata arrivano i visitatori a ondate, spesso tutti insieme, e lo spazio intorno alla fontana si riempie in fretta. Il resto del tempo la piazza torna silenziosa.

Una curiosità sulla Piazza Mattei

La facciata del palazzo di Giacomo Mattei, quella spoglia che oggi si vede dalla fontana, a metà del Cinquecento era dipinta. Taddeo Zuccari la decorò con storie di Furio Camillo, il condottiero romano, in monocromo, cioè con figure a un solo colore che imitavano il rilievo in pietra. Di quelle pitture non resta nulla. La facciata che vedete è intonaco chiaro, e bisogna immaginarla coperta di scene di battaglia come le case dipinte che un tempo erano comuni a Roma.

Su quella stessa facciata c'è una finestra murata. A lei si lega la leggenda più nota della piazza, quella del duca che fece costruire la fontana in una notte per convincere il futuro suocero. La storia completa si trova nella scheda sulla Fontana delle Tartarughe. Qui basta sapere dove guardare: la finestra chiusa è un dettaglio che quasi nessuno nota, perché chi arriva guarda in basso verso l'acqua e non in alto verso le finestre.

La seconda curiosità riguarda il nome dell'isolato. I Mattei non avevano un solo palazzo ma cinque, costruiti uno accanto all'altro da rami diversi della stessa famiglia, fra la fine del Quattrocento e il primo Seicento. Il risultato è un blocco edilizio chiuso fra quattro strade, che la storiografia chiama «isola» dei Mattei. Piazza Mattei è l'unico slargo vero di questo blocco, e per questo ne è diventata la porta d'ingresso riconosciuta.

C'è anche un paradosso nella toponomastica. La piazza più famosa dell'isola porta il nome della famiglia, ma lo slargo dietro Palazzo Mattei di Paganica si chiama piazza della Enciclopedia Italiana, perché lì ha sede l'istituto che pubblica l'enciclopedia. In pochi metri si passa così da un nome di famiglia del Quattrocento a un nome di istituzione del Novecento, senza che le facciate cambino davvero. Il quartiere ha cambiato funzione, non aspetto.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza Mattei

La piazza non fu sempre fuori dal Ghetto. Nel primo Ottocento papa Leone XII allargò il recinto degli ebrei romani e incluse il tratto fra via della Reginella e via di Sant'Ambrogio fino a piazza Mattei. Per chiudere la nuova area furono aggiunte altre porte, fra cui quella della Reginella. Per qualche decennio, quindi, il confine del Ghetto correva proprio sul bordo di questa piazza, e gli abitanti delle case sulla Reginella vivevano dentro il recinto.

Il segno di quel confine si vede ancora su Palazzo Costaguti. Il suo ingresso originario dava su via della Reginella, fra i civici 29 e 30, dove resta una cornice in marmo che oggi inquadra una finestra con le grate. Quando il recinto fu allargato, il palazzo spostò l'ingresso principale su piazza Mattei, così da restare fuori dalle regole del Ghetto. Il portale ad arco che vedete sulla piazza è la conseguenza diretta di quella scelta.

La terza cosa che quasi nessuno dice riguarda Palazzo Mattei di Giove. Il grande cortile pieno di rilievi antichi non si trova su piazza Mattei ma dietro l'angolo, con ingressi su via dei Funari e su via Michelangelo Caetani al civico 32. Chi si ferma alla fontana e non gira l'angolo perde la parte più ricca dell'isolato, che è anche la meno fotografata del rione, perché non si vede dalla strada.

Che cos'è l'«isola» dei Mattei e come si legge?

L'isola è formata da più palazzi che la famiglia Mattei costruì o ricostruì nel giro di circa un secolo. Il più antico è quello di Giacomo Mattei su piazza Mattei, documentato già nel 1495 e ristrutturato a metà Cinquecento, quando Giacomo unificò i due edifici che lo componevano. È anche il più modesto nell'aspetto, e proprio per questo passa inosservato. Il nome della piazza viene da lui, non dai palazzi più grandi costruiti dopo.

Sul lato occidentale si trova Palazzo Mattei di Paganica, costruito a partire dal 1540 sotto la direzione di Nanni di Baccio Bigio, forse su disegno del Vignola. Oggi ospita l'Istituto della Enciclopedia Italiana, e affaccia sulla piazza che porta il nome dell'Enciclopedia. È il palazzo che si incontra arrivando da via delle Botteghe Oscure, e la sua facciata è la più regolare dell'isolato, con le finestre allineate e poca decorazione.

Lungo via delle Botteghe Oscure si allunga il palazzo di Alessandro Mattei, costruito fra il 1545 e il 1564, con un'attribuzione ancora discussa. Nel 1776 lo comprò Francesco Caetani, duca di Sermoneta, per 39.500 scudi, e da allora si chiama Palazzo Caetani. Oggi ospita l'Ambasciata del Brasile presso la Santa Sede, la Fondazione Camillo Caetani, la Fondazione Roffredo Caetani e la delegazione romana del FAI. Non si visita con un biglietto.

L'ultimo e il più grande è Palazzo Mattei di Giove, fra via dei Funari e via Michelangelo Caetani. Lo progettò Carlo Maderno per Asdrubale Mattei, duca di Giove, a partire dal 1598. Nel 1613 fu avviato il braccio che lo collega al palazzo di Alessandro, e i lavori si conclusero nel 1618. È il palazzo che contiene il cortile antiquario, lo scalone decorato di sculture e le sale affrescate dai pittori più richiesti del primo Seicento romano.

Letti insieme, i palazzi raccontano una famiglia che si allarga senza mai lasciare il quartiere. Invece di comprare terreni altrove, i Mattei costruirono accanto a casa, ramo dopo ramo, fino a occupare un isolato intero. Per capire la sequenza conviene partire dalla piazza, salire per via Paganica verso Botteghe Oscure, girare in via Caetani e tornare per via dei Funari. In quindici minuti si fa il giro completo.

Che cosa si vede di Palazzo Mattei di Giove?

Il cortile principale ha un loggiato a due ordini. Le pareti laterali sono coperte di bassorilievi antichi inseriti in cornici di stucco, con statue romane maschili lungo i lati. Lo scalone a quattro rampe è decorato con sculture antiche e stucchi di Donato Mazzi, eseguiti fra il 1606 e il 1611, e ospita alcuni dei sarcofagi romani più belli della raccolta Mattei, fra cui quello con Marte e Rea Silvia. Nella loggia superiore si trovano grandi busti di imperatori.

Un secondo cortile, più piccolo e trattato come giardino, ha una fontana con un mascherone grottesco. Al primo piano le sale sono affrescate da Francesco Albani, Domenichino, il Pomarancio, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona, Paul Bril e altri pittori del primo Seicento. Queste sale sono uffici e spazi degli istituti, e non risultano aperte a visite ordinarie. Quello che un visitatore comune può sperare di vedere è il cortile, e solo quando l'ingresso è aperto.

Il palazzo è dello Stato dal 1938. All'inizio dell'Ottocento la linea maschile dei Mattei di Giove si era estinta, e l'edificio era passato a Marianna Mattei, che lo portò in dote al marito Carlo Teodoro Antici di Recanati. Per questo nelle fonti compare anche come Palazzo Antici Mattei. Il Ministero della Cultura indica che la Biblioteca di storia moderna e contemporanea si trasferì qui nel 1937, e le fonti non concordano sull'anno esatto dell'acquisto statale.

Oggi il palazzo ospita diversi istituti. La Soprintendenza Speciale di Roma elenca l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, l'Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi, la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, il Centro Studi Americani e l'Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea. Sono luoghi di lavoro e di studio. L'indirizzo di riferimento per biblioteche e istituti è via Michelangelo Caetani 32.

La biblioteca principale del palazzo ha una storia lunga quanto l'Italia unita. Il Ministero della Cultura fa risalire le sue origini al 1880, quando la Camera dei deputati approvò la creazione di una raccolta dedicata al Risorgimento. Fra il 1921 e il 1923 nacque la Biblioteca Museo Archivio del Risorgimento, sistemata per qualche tempo nel Palazzetto Venezia. Dopo il riordino del 1934 la sezione bibliografica prese il nome attuale e arrivò a Palazzo Mattei di Giove.

Fra il 2019 e il 2023 la Soprintendenza ha restaurato buona parte del palazzo: le coperture e la facciata su via dei Funari con l'ingresso nel 2019, il corridoio d'ingresso da via Caetani e la facciata della loggia nel 2020, la cappella di Costanza Gonzaga nel 2021, lo scalone monumentale e la galleria di Pietro da Cortona nel 2023. Restano in corso, secondo la stessa fonte, i lavori sulla facciata esterna di via Caetani e sulle sale di Lanfranco e del Pomarancio.

Il consiglio che ti do per visitare la Piazza Mattei

Il consiglio è di arrivare dalla parte sbagliata. Invece di entrare dalla Reginella con il flusso che viene dal Ghetto, arrivate da via delle Botteghe Oscure, passate davanti a Palazzo Caetani e scendete per via Paganica. Così vedete prima l'isolato e poi la fontana, nell'ordine in cui la famiglia costruì la propria presenza nel quartiere. La fontana diventa l'ultimo pezzo di un racconto, e non un monumento isolato da fotografare in fretta.

Prima di arrivare conviene fissare tre cose da cercare sulle facciate, perché sulla piazza non c'è nessun pannello che le indichi. La prima è lo stemma dei Mattei sul portale del civico 19. La seconda è la finestra murata del palazzo di Giacomo Mattei. La terza è il portale bugnato di Palazzo Costaguti, da confrontare poi con la vecchia cornice d'ingresso su via della Reginella. Con questi tre punti la piazza si legge in dieci minuti.

Scegliete la mattina, prima delle dieci, o il tardo pomeriggio. Nelle ore centrali la piazza si riempie di visitatori tutti concentrati sulla fontana, e fotografare le facciate diventa difficile. Se volete provare a vedere il cortile di Palazzo Mattei di Giove, andate in un giorno feriale durante l'orario della biblioteca, quando il palazzo è aperto per lavoro. Chiedete con garbo in portineria e accettate un rifiuto: è una sede di istituti, non un museo.

Un'ultima indicazione. La piazza si trova in un quartiere abitato e le finestre sono basse. La sera i residenti chiedono silenzio, e la fontana è un monumento del Cinquecento, non una panchina: evitate di sedervi sul bordo o di appoggiare zaini sulla tazza. Il modo migliore per godersi il posto è restare in piedi pochi minuti, guardare in alto, poi proseguire verso il Portico d'Ottavia o verso Botteghe Oscure.

Serve un biglietto o una prenotazione?

Per la piazza no. È uno spazio pubblico aperto giorno e notte, senza biglietteria e senza prenotazione. La Fontana delle Tartarughe si guarda liberamente, come le facciate dei palazzi. Nessuno dei palazzi dell'isola vende biglietti d'ingresso. Palazzo Costaguti è privato e chiuso al pubblico. Palazzo Caetani ospita un'ambasciata e alcune fondazioni. Palazzo Mattei di Giove è una sede di istituti statali, e la Soprintendenza non pubblica un calendario di aperture con date e orari.

L'unico modo regolare per entrare a Palazzo Mattei di Giove è usare le biblioteche. La Biblioteca di storia moderna e contemporanea è aperta a chiunque abbia bisogno di consultare le raccolte, purché maggiorenne e iscritto secondo le procedure della biblioteca. Il contatto ufficiale è il telefono 06 6828171 oppure la mail b-stmo@cultura.gov.it. Il Centro Studi Americani ha una propria biblioteca, con contatto library@centrostudiamericani.org e telefono 06 68801613. Gli orari pubblicati sono questi:

Giorno Biblioteca di storia moderna e contemporanea Biblioteca del Centro Studi Americani
Lunedì 8.30-16.30 10.00-17.30
Martedì 8.30-19.30 10.00-17.30
Mercoledì 8.30-19.30 10.00-17.30
Giovedì 8.30-19.30 10.00-17.30
Venerdì 8.30-16.30 10.00-14.30

La Biblioteca di storia moderna e contemporanea segnala un orario ridotto da fine luglio a tutto agosto, senza indicare le date esatte sul portale ministeriale. Il Centro Studi Americani non pubblica chiusure estive nella pagina dei contatti. Non esistono biglietti da acquistare e non c'è nessun prodotto turistico dedicato alla piazza: diffidate di chi vende un «ingresso» a piazza Mattei. Chi vuole un percorso nel Ghetto con una guida abilitata trova l'offerta nelle schede dei musei vicini.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È noto che Caravaggio lavorò per i Mattei. Meno citato è dove. Fra il 1601 e il 1602 il pittore fu ospite nel palazzo di Alessandro Mattei, cioè l'attuale Palazzo Caetani, a pochi metri dalla piazza. Per la famiglia dipinse la Cena in Emmaus, un San Giovanni Battista e la Cattura di Cristo. Nessuna di queste tele è rimasta nella collezione Mattei, e oggi sono conservate altrove.

Il dettaglio cambia il modo di guardare l'isolato. Le tele che hanno reso celebre la collezione Mattei furono dipinte qui, in un palazzo che oggi ospita un'ambasciata e che si vede solo dalla strada. Chi segue un itinerario sul pittore trova le opere romane nelle chiese e nei musei elencati nella nostra pagina su Caravaggio a Roma. Il palazzo dei Mattei resta un indirizzo senza quadri, ma è il luogo dove quei quadri nacquero.

La raccolta dei Mattei non era fatta solo di pittura. Le sculture antiche che si vedono nel cortile di Palazzo Mattei di Giove erano una parte di un patrimonio più ampio, distribuito fra i palazzi di città e la villa che la famiglia possedeva sul Celio, oggi parco pubblico con il nome di Villa Celimontana. Una parte delle antichità fu venduta e dispersa nel Settecento. Quello che resta nel cortile è un frammento, ma è rimasto al suo posto.

La foto giusta da fare alla Piazza Mattei

L'inquadratura classica è la fontana di tre quarti, con uno degli efebi in primo piano e le tartarughe sul bordo della tazza. La più interessante è un'altra: mettetevi all'imbocco di via della Reginella e inquadrate la fontana con dietro la facciata del palazzo di Giacomo Mattei. Così la fotografia tiene insieme l'acqua, la famiglia che la volle e il vicolo che per decenni segnò il confine del Ghetto.

Per il portale di Palazzo Costaguti serve la luce del mattino, quando la facciata non è in ombra. Il bugnato dell'arco rende bene con una luce radente. Per il palazzo di Giacomo Mattei conviene inquadrare i due portoni ai civici 17 e 19 insieme, così si vede la differenza fra il marmo bianco quattrocentesco e le colonne grigie del Cinquecento. Sono due epoche diverse della stessa casa, a pochi metri una dall'altra.

Se il portone di Palazzo Mattei di Giove è aperto e la portineria autorizza, la foto dell'androne verso il cortile, con i rilievi antichi sulle pareti, vale più di qualsiasi scatto alla fontana. Non entrate negli spazi degli istituti e non fotografate le persone al lavoro. Se il portone è chiuso, la facciata su via dei Funari, restaurata nel 2019, si fotografa bene nel pomeriggio, quando la luce scende lungo la strada.

La sera la piazza cambia. La fontana è illuminata dal basso e le facciate restano in penombra, così il bronzo degli efebi risalta sul fondo scuro. È il momento migliore per una foto senza folla, a patto di rinunciare al flash e di rispettare chi abita ai piani bassi. Un cavalletto piccolo aiuta, ma nei vicoli stretti va usato senza bloccare il passaggio e senza occupare gli ingressi delle case.

Come si arriva dal centro di Roma?

A piedi è il modo più semplice. Da Largo di Torre Argentina si attraversa via delle Botteghe Oscure e si entra nel rione Sant'Angelo, raggiungendo la piazza in pochi minuti. Dal Portico d'Ottavia si sale per via della Reginella. Da piazza Venezia il percorso passa per via delle Botteghe Oscure e richiede circa dieci minuti a passo tranquillo, tutto in piano.

Largo Argentina è uno dei principali nodi del trasporto pubblico del centro, servito da molte linee del trasporto pubblico. Le linee cambiano spesso per lavori, deviazioni ed eventi, quindi il consiglio è usare il calcolatore di percorso sul sito di ATAC, l'azienda del trasporto pubblico di Roma, inserendo come destinazione piazza Mattei. Da Largo Argentina in poi si procede a piedi, perché le strade del rione sono strette e dentro la zona a traffico limitato.

In auto non conviene. La piazza si trova nella zona a traffico limitato del centro storico, e i parcheggi nelle vicinanze sono pochi e quasi tutti riservati ai residenti. Chi arriva in taxi può farsi lasciare su via delle Botteghe Oscure o su via Arenula e fare l'ultimo tratto a piedi. Le biciclette e i monopattini in sharing si trovano in zona, ma i sampietrini dei vicoli li rendono scomodi.

Per chi si muove in sedia a rotelle o con un passeggino, Roma Capitale non pubblica dati sull'accessibilità della piazza. Il percorso da Largo Argentina è in piano, ma la pavimentazione è quasi ovunque in sampietrini, i marciapiedi dei vicoli sono stretti o assenti e i cordoli cambiano spesso di altezza da un tratto all'altro. L'arrivo da via delle Botteghe Oscure, più larga, è il più comodo. Gli istituti di via Caetani indicano i propri contatti per informazioni sull'accesso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La prima data utile è il 1495, quando un documento registra la «Casa di Domenico Mattei» nel punto in cui oggi si trova il palazzo di Giacomo Mattei. Fra il 1540 e il 1618 la famiglia costruì o ricostruì gli altri palazzi dell'isola. Nel mezzo, fra il 1581 e il 1588, fu realizzata la fontana al centro della piazza. In meno di un secolo, un angolo del rione diventò uno dei quartieri nobiliari più compatti di Roma.

Nel 1555 papa Paolo IV istituì il Ghetto, chiudendo gli ebrei romani in un recinto lungo il Tevere, a sud di piazza Mattei. Nel primo Ottocento Leone XII lo allargò fino al bordo della piazza, con nuove porte fra cui quella della Reginella. Il recinto sopravvisse fino alla fine del potere temporale dei papi. La storia completa del quartiere e della comunità si trova nella scheda sul Ghetto ebraico di Roma.

Nel 1776 il palazzo di Alessandro Mattei passò ai Caetani. All'inizio dell'Ottocento si estinse la linea maschile dei Mattei di Giove, e il palazzo di Maderno passò agli Antici di Recanati. Nel Novecento lo Stato lo acquisì e ci trasferì biblioteche e istituti di ricerca. È così che un palazzo di famiglia, costruito per mostrare le antichità dei proprietari, è diventato un luogo di lavoro per storici, bibliotecari e archivisti.

L'ultimo capitolo è recente. Dal 2019 la Soprintendenza Speciale di Roma ha avviato una campagna di restauri su Palazzo Mattei di Giove, partita dalla messa in sicurezza e dalle coperture. In quattro anni sono tornati leggibili l'ingresso su via dei Funari, la facciata della loggia, la cappella di Costanza Gonzaga, lo scalone e la galleria di Pietro da Cortona. Parallelamente la collezione Mattei rimasta nel palazzo è stata digitalizzata e catalogata.

Il 9 maggio 1978, in via Michelangelo Caetani, la strada che costeggia Palazzo Mattei di Giove, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Una lapide ricorda il luogo, e ogni anno il 9 maggio le istituzioni vi depongono una corona. Il sito del Quirinale documenta la cerimonia del 2025 con il Presidente della Repubblica. È una sosta di memoria civile, da vivere in silenzio, a pochi passi dalla piazza.

Chi è passato dalla Piazza Mattei

Giacomo Leopardi abitò in Palazzo Mattei di Giove fra il novembre 1822 e l'aprile 1823. Era il suo primo soggiorno romano, e fu ospite dello zio Carlo Teodoro Antici, marito dell'erede dei Mattei e fratello di Adelaide, la madre del poeta. Il giovane poeta arrivato da Recanati viveva quindi in uno dei palazzi più ricchi del quartiere, con il cortile pieno di antichità sotto le finestre, fra stucchi, sarcofagi e busti di imperatori.

Caravaggio, come detto, fu ospite del palazzo di Alessandro Mattei fra il 1601 e il 1602. Prima di lui, a metà Cinquecento, Taddeo Zuccari aveva dipinto la facciata del palazzo di Giacomo Mattei. Nel primo Seicento lavorarono nelle sale di Palazzo Mattei di Giove Francesco Albani, Domenichino, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona e il fiammingo Paul Bril. Poche piazze di Roma hanno visto passare tanti pittori di primo piano in così pochi metri.

Fra i committenti, il nome da ricordare è quello di Asdrubale Mattei, duca di Giove, terzogenito di Alessandro. Fu lui a chiamare Maderno e a far costruire il palazzo più grande dell'isola. Sua moglie era Costanza Gonzaga, e la cappella che porta il suo nome, dentro il palazzo, è stata restaurata dalla Soprintendenza nel 2021. Dietro le collezioni e i cantieri dei Mattei ci sono dunque persone precise, con nomi e date documentati.

Fra gli architetti, Nanni di Baccio Bigio lavorò al palazzo di Paganica e forse a quello di Alessandro. Carlo Maderno, lo stesso che firmò la facciata della Basilica di San Pietro, progettò Palazzo Mattei di Giove. Carlo Lombardi rimise mano a Palazzo Costaguti per i nuovi proprietari. Per la fontana lavorarono Giacomo della Porta e il fiorentino Taddeo Landini, e il resto della storia è raccontato nella scheda dedicata.

Anche il cinema e la televisione sono passati di qui. Nel 1971 Palazzo Mattei di Giove fu uno dei luoghi delle riprese dello sceneggiato Il segno del comando, e più tardi Costa-Gavras usò il palazzo e i vicoli intorno per le scene romane del film Amen. Altri set della città si trovano nella nostra pagina su Roma nei film. Nel quartiere si gira ancora, e capita di trovare i vicoli occupati dalle troupe.

Qual è il rapporto fra la piazza e il Ghetto?

Piazza Mattei non è una piazza del Ghetto, anche se molti siti turistici la presentano così. Per quasi tre secoli il recinto si trovò più a sud, lungo il fiume. Solo con l'allargamento voluto da Leone XII nel primo Ottocento il confine arrivò fino a qui. La piazza fu quindi per lungo tempo un luogo di frontiera: da una parte i palazzi dei Mattei, dall'altra i vicoli chiusi da porte che la notte venivano sbarrate.

Il rapporto si legge ancora oggi camminando. Da via della Reginella si scende verso via del Portico d'Ottavia, dove si concentrano la vita della comunità ebraica, le botteghe e i luoghi di culto. In pochi minuti si raggiungono la Sinagoga di Roma e il Museo Ebraico di Roma, che hanno orari, biglietti e visite guidate proprie. È il percorso più naturale per chi parte dalla piazza.

Il quartiere conserva anche la memoria del Novecento. Il 16 ottobre 1943 i nazisti rastrellarono gli ebrei romani nel quartiere intorno al Portico d'Ottavia. Chi vuole capire quella storia trova le informazioni nella scheda sul Museo della Shoah di Roma e nella nostra pagina sui luoghi della memoria a Roma. Camminando nei vicoli del rione vale una regola semplice: i segni della memoria si guardano con rispetto, senza trasformarli in sfondo per una foto.

La nostra opinione è che la piazza vada letta come una cerniera, non come un'appendice del Ghetto né come un salotto nobiliare isolato. Da una parte l'isola dei Mattei, con le collezioni e i palazzi di una famiglia che costruiva per farsi vedere. Dall'altra il quartiere della comunità ebraica, chiuso per secoli da porte e regole. La fontana si trova esattamente in mezzo, e per questo racconta la città meglio di tante piazze più grandi.

Che cosa dicono i documenti e che cosa si racconta?

I documenti dicono che la casa dei Mattei su questa piazza esisteva nel 1495, che il palazzo di Giacomo fu ristrutturato a metà Cinquecento, che la facciata fu dipinta da Taddeo Zuccari e che la fontana fu costruita fra il 1581 e il 1588 su progetto di Giacomo della Porta, con i bronzi di Taddeo Landini. Dicono anche che il confine del Ghetto arrivò alla piazza solo nel primo Ottocento, con Leone XII.

Per Palazzo Costaguti i documenti sono altrettanto chiari. Fu costruito a metà Cinquecento per Costanzo Patrizi, tesoriere di papa Paolo III Farnese, e nel 1578 passò ai Costaguti, famiglia di banchieri liguri. Le fonti non concordano sui dettagli dell'origine: una parla di discendenti di banchieri genovesi, un'altra di una famiglia di Rapallo stabilita a Roma nel Cinquecento. Per i nuovi proprietari l'architetto Carlo Lombardi ridisegnò l'edificio.

La tradizione locale lega invece la fontana e la finestra murata del palazzo di Giacomo Mattei a un duca giocatore che avrebbe voluto impressionare il futuro suocero. È la storia raccontata più spesso sulla piazza, ed è quella che si trova in quasi tutti i siti turistici. La versione completa, con quello che dicono le date, si trova nella scheda sulla Fontana delle Tartarughe.

Anche il nome di via della Reginella ha due spiegazioni, entrambe senza prove documentate. La prima lo collega a un antico tempio di Giunone Regina che si sarebbe trovato in zona. La seconda parla della ragazza più bella del quartiere, chiamata appunto Reginella. Nessuna delle due è confermata da una fonte d'archivio, e la storia della ragazza ha il sapore tipico dei racconti di rione. Vale come colore, non come storia.

Che cosa c'è intorno, fra Botteghe Oscure e il Tevere?

A nord, su via delle Botteghe Oscure, si trova la Crypta Balbi, la sede del Museo Nazionale Romano che racconta la stratificazione di un isolato dall'antichità al Medioevo. È il complemento ideale di piazza Mattei, perché mostra che cosa c'era sotto i palazzi prima delle grandi famiglie. Poco più a ovest si apre Largo Argentina con l'area sacra repubblicana e il Teatro Argentina.

A sud, oltre il Portico d'Ottavia, si arriva al Teatro di Marcello e poi al Tevere, con l'Isola Tiberina raggiungibile a piedi in pochi minuti. Proseguendo lungo il fiume si entra nell'area del Foro Boario, con la Bocca della Verità e la chiesa di San Nicola in Carcere a metà strada.

A ovest, attraversata via Arenula, comincia il rione Regola. In un quarto d'ora a piedi si raggiungono Campo de' Fiori, piazza Farnese, la Galleria Spada e via Giulia, con la Fontana del Mascherone in fondo alla strada. È un percorso di fontane e palazzi nobiliari che prosegue in modo naturale quello dell'isola dei Mattei.

A est, salendo verso Campitelli, si arriva in pochi minuti a piazza Venezia e al Campidoglio, con i Musei Capitolini. Chi ha tempo può unire la piazza a Palazzo Venezia e al suo museo. Tutto il rione Sant'Angelo è raccontato anche nella nostra pagina sui 22 rioni di Roma, utile per capire come si articola il centro storico.

Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi?

La piazza non chiude mai. Può essere transennata per qualche ora durante lavori sulla fontana, riprese cinematografiche o manutenzioni della pavimentazione, ma non esiste un calendario di chiusure pubblicato da Roma Capitale. La fontana può essere senz'acqua durante gli interventi di pulizia o restauro. In quei casi resta visibile, ma perde buona parte del suo effetto. Se ci tenete a vederla funzionante, passate di nuovo un altro giorno.

Mettete in conto anche i cantieri. La Soprintendenza indica come ancora in corso i lavori sulla facciata esterna di Palazzo Mattei di Giove lungo via Caetani e sulle sale affrescate da Lanfranco e dal Pomarancio, oltre a progetti finanziati con fondi PNRR. Ponteggi e recinzioni possono coprire parte delle facciate per mesi. Non cambiano l'accesso alla piazza, ma possono rovinare la foto che avevate in mente.

Non aspettatevi di entrare nei palazzi. Palazzo Costaguti è privato, Palazzo Caetani ospita un'ambasciata e alcune fondazioni, il palazzo di Giacomo Mattei non ha un ingresso per visitatori. Palazzo Mattei di Giove è aperto per lavoro nei giorni feriali, ma l'accesso dei semplici visitatori al cortile non è regolato da un orario pubblicato. Gli orari pubblicati delle biblioteche non comprendono il sabato e la domenica, e nel fine settimana i portoni del palazzo restano di regola chiusi.

Non aspettatevi nemmeno pannelli esplicativi o un percorso segnalato. Sulla piazza non ci sono cartelli che raccontino l'isola dei Mattei o il confine del Ghetto. Tutto quello che c'è da capire va letto sulle facciate: i portali, la finestra murata, lo stemma dei Mattei al civico 19, la cornice di marmo in via della Reginella. Una piazza piccola e senza indicazioni chiede un minimo di preparazione prima di arrivare, altrimenti resta solo una fontana graziosa.

Mangiare in zona

Il rione Sant'Angelo e il vicino Ghetto sono pieni di locali, e una parte di questi vive del passaggio turistico. Le trappole sono quelle tipiche del centro: il buttadentro che vi ferma sul marciapiede, i menù con le fotografie dei piatti in quattro lingue, le voci senza prezzo o con la dicitura del prezzo a voce, i menù diversi fra la lavagna esterna e la carta al tavolo. Con queste regole si evita il peggio.

C'è poi il caso dei locali davanti ai monumenti, che adattano il prezzo al cliente, e di quelli aperti di continuo dalla mattina a notte senza pausa della cucina. I romani non ci vanno per una ragione semplice: sanno che una cucina che lavora sempre, senza chiusura fra pranzo e cena, raramente prepara i piatti al momento. Non è snobismo. È la stessa diffidenza verso la pasta fresca stesa in vetrina come richiamo per chi passa.

Il consiglio è spostarsi di qualche strada rispetto ai punti più fotografati e cercare locali frequentati da residenti nei giorni feriali, con un menù breve e i prezzi scritti. Per chi vuole partire da indirizzi già selezionati, fra Ghetto, Regola e Trastevere, c'è la lista di indirizzi su Google Maps, da consultare prima di sedersi a tavola e da confrontare sempre con quello che si vede sul posto, a partire dai prezzi esposti.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento più logico è il Ghetto. Dalla piazza si scende per via della Reginella fino al Portico d'Ottavia, si visita il Museo Ebraico con la Sinagoga e si chiude al Teatro di Marcello. Sono tutti a pochi minuti l'uno dall'altro, e in una mattinata si vede il quartiere con calma. Per il pomeriggio si può proseguire verso l'Isola Tiberina e Trastevere, attraversando Ponte Sisto o il ponte Fabricio.

Un secondo abbinamento segue il filo delle fontane. Dalla Fontana delle Tartarughe si va a piedi verso piazza Navona, con la Fontana dei Quattro Fiumi, e poi verso il Pantheon. È un modo per vedere come il barocco romano ha usato l'acqua nelle piazze. Le tappe di questo percorso sono raccolte anche nella nostra pagina su Roma barocca e in quella su Bernini a Roma.

Un terzo percorso segue i Mattei. Dalla piazza si sale sul Celio fino a Villa Celimontana, la villa della famiglia oggi parco pubblico, e si chiude la giornata nel verde. Il tragitto è lungo e conviene farlo in parte con i mezzi. Chi preferisce restare in centro può invece puntare sulla Crypta Balbi e poi sul Campidoglio, un itinerario tutto a piedi che unisce archeologia, palazzi nobiliari e musei.

Chi viaggia con poco budget trova nella piazza una tappa gratuita perfetta. Si abbina bene alle altre soste senza biglietto raccolte nella nostra pagina su Roma gratis, dalle fontane alle piazze, fino alle chiese aperte al culto. Nelle giornate calde vale la pena conoscere anche i nasoni di Roma e le fontanelle rionali, per bere acqua fresca durante il giro.

Domande frequenti

Piazza Mattei si visita a pagamento?

No. È una piazza pubblica di Roma Capitale, aperta giorno e notte, senza biglietto e senza prenotazione. La Fontana delle Tartarughe si guarda liberamente. I palazzi che si affacciano sulla piazza non vendono biglietti: Palazzo Costaguti è privato e chiuso al pubblico, gli altri sono sedi di istituti, fondazioni, abitazioni o di un'ambasciata. Nessuno può chiedervi un pagamento per stare sulla piazza o fotografare la fontana.

Si può entrare nel cortile di Palazzo Mattei di Giove?

Il palazzo è una sede di istituti statali e la Soprintendenza non pubblica un orario di visita del cortile. L'accesso regolare è quello delle biblioteche, in via Michelangelo Caetani 32, nei giorni feriali e per utenti maggiorenni iscritti. Nei giorni feriali, con il portone aperto, si può chiedere con garbo in portineria. Per informazioni ufficiali il contatto è la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, telefono 06 6828171, mail b-stmo@cultura.gov.it.

Palazzo Costaguti è visitabile?

No. Il portale turistico di Roma Capitale indica che il palazzo, al civico 10 di piazza Mattei, è chiuso al pubblico e si può vedere solo dall'esterno. Le sale affrescate da Guercino, Domenichino, il Cavalier d'Arpino e gli Zuccari restano quindi invisibili al pubblico comune. Dalla piazza si vede il portale ad arco bugnato, e da via della Reginella la vecchia cornice d'ingresso trasformata in finestra con le grate.

Piazza Mattei fa parte del Ghetto?

Non in origine. Il Ghetto istituito nel 1555 si trovava più a sud, lungo il Tevere. Nel primo Ottocento papa Leone XII allargò il recinto fino a piazza Mattei, includendo il tratto fra via della Reginella e via di Sant'Ambrogio e aggiungendo nuove porte. Per questo oggi la piazza viene spesso presentata come parte del Ghetto. È più corretto considerarla il suo confine settentrionale, fra il quartiere ebraico e l'isola dei Mattei.

Che cos'è l'isola dei Mattei?

È l'isolato formato dai palazzi che la famiglia Mattei costruì fra la fine del Quattrocento e il primo Seicento: il palazzo di Giacomo Mattei su piazza Mattei, Palazzo Mattei di Paganica, il palazzo di Alessandro Mattei oggi Palazzo Caetani e Palazzo Mattei di Giove. Si trova nel rione Sant'Angelo, fra via delle Botteghe Oscure, via dei Funari e via Michelangelo Caetani. Il giro a piedi dell'isolato richiede circa un quarto d'ora.

Dove si trova via Caetani e che cosa ricorda?

Via Michelangelo Caetani è la strada che costeggia Palazzo Mattei di Giove, a pochi passi dalla piazza. Il 9 maggio 1978 vi fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Una lapide ricorda il luogo, e ogni anno nell'anniversario le istituzioni depongono una corona. Al civico 32 si trova l'ingresso delle biblioteche e degli istituti di Palazzo Mattei di Giove.

Quanto tempo serve per vedere la piazza?

Per la sola fontana bastano dieci minuti. Per la piazza con i suoi palazzi e il giro dell'isola dei Mattei serve circa mezz'ora, con calma. Se si aggiunge la discesa per via della Reginella fino al Portico d'Ottavia e una visita al Museo Ebraico o alla Crypta Balbi, si arriva a una mattinata piena. La piazza funziona meglio come punto di partenza di un itinerario che come meta isolata.

Qual è il momento migliore per andarci?

La mattina presto nei giorni feriali, prima che la piazza si riempia di visitatori e prima che aprano i tavolini all'aperto. A quell'ora la luce entra di lato sulle facciate, la fontana è libera e si ha anche la possibilità di trovare aperti i portoni degli istituti. Il sabato e la domenica la piazza è più affollata nelle ore centrali e i palazzi restano chiusi. La sera tardi è tranquilla, ma i residenti chiedono silenzio.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il portale delle biblioteche del Ministero della Cultura, il sito del Centro Studi Americani, le pagine della Soprintendenza Speciale di Roma, il portale turistico di Roma Capitale e il sito del Quirinale. Segnalateci quello che trovate cambiato.

La piazza si inserisce facilmente in una giornata a piedi fra Ghetto, Largo Argentina e Campidoglio, ma ha limiti pratici: lo spazio è piccolo, i palazzi sono abitati o sedi di uffici e i portoni vanno lasciati liberi. Chi organizza una visita, per sé o per altri, fa bene a scegliere le ore del mattino e a preparare prima la lettura delle facciate. Per chi organizza viaggi di gruppo, una risorsa utile è Tour Leader Pro.

Piazza Mattei è una tappa di un viaggio più ampio a Roma e nel Lazio, fra i rioni del centro, le ville dei Castelli Romani e i borghi della Sabina e della Tuscia. Un paio di giorni nel centro storico bastano per le piazze, le chiese e i musei principali, ma il resto della regione chiede tempo e un programma ordinato. Una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoPiazza Mattei Roma Ghetto, Roma, Roma Città 00186

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi