Roma nei film: le location da visitare davvero
Roma è una delle città più filmate al mondo e anche quella su cui circolano più attribuzioni sbagliate: una parte consistente delle scene che il pubblico considera romane è stata girata dentro un teatro di posa alla Tuscolana, e alcune strade percorse dai tour come luoghi del cinema non hanno mai visto la macchina da presa. Questa mappa mette in fila i luoghi che si riconoscono davvero sullo schermo e che si possono visitare, separandoli dalle ricostruzioni scenografiche, e per ciascuno indica che cosa si vede oggi, se si paga e quanto tempo serve. Abbiamo verificato ogni indirizzo sulla banca dati pubblica Italy for Movies della Direzione generale Cinema, sui siti ufficiali degli enti che gestiscono i luoghi e sui repertori di verifica delle location, e dove le fonti non concordano lo diciamo. Il criterio è semplice: interessa il luogo, non il film.
Come leggere questa mappa delle location romane
I luoghi del cinema a Roma si dividono in tre categorie che conviene tenere separate, perché determinano che cosa si trova arrivando sul posto: esterni reali ancora riconoscibili, esterni reali ma trasformati, ricostruzioni in teatro di posa che fuori dallo studio non esistono. La terza è la più insidiosa, ed è quella su cui si costruiscono più itinerari sbagliati.

Esterni reali, ancora riconoscibili
Sono i casi migliori: il portico di Santa Maria in Cosmedin è identico a quello del 1953, la Fontana di Trevi è la stessa del 1960, il Gianicolo del 2013 è quello di oggi. Qui il confronto fra fotogramma e realtà funziona, inquadratura compresa. Diverso il caso di molte strade del neorealismo, che esistono ancora con lo stesso nome ma hanno cambiato tutto il resto: lì l’esperienza è documentaria, non scenografica.
Ricostruzioni in teatro di posa
È la categoria che produce gli errori più diffusi. La via Veneto della Dolce vita, la piazza della Bocca della Verità del Marchese del Grillo, la Cappella Sistina di The Young Pope, piazza San Pietro di Angeli e demoni: nessuna è il luogo che porta quel nome. Sono set, costruiti a Cinecittà o, nell’ultimo caso, in California. Saperlo in anticipo cambia il senso della visita: si va a vedere l’originale che il cinema non ha usato.
Le confusioni che incontriamo più spesso
Ricorrono sempre gli stessi cinque equivoci: via Veneto cercata come set della Dolce vita quando la sequenza fu girata nel Teatro 5; la Cappella Sistina di The Young Pope, mai girata in Vaticano; piazza San Pietro di Angeli e demoni, ricostruita negli Stati Uniti; la piazza della Bocca della Verità del Marchese del Grillo, anch’essa un set; la terrazza della Grande bellezza, che è un appartamento privato. Su ciascuno torniamo nel capitolo che lo riguarda. Una nota pratica sulle fotografie: all’aperto non ci sono restrizioni, mentre dentro musei e chiese valgono i regolamenti dei singoli enti, e nella Cappella Sistina dei Musei Vaticani non si fotografa affatto.
Il neorealismo: Roma come set a cielo aperto
Le riprese di Roma città aperta cominciarono il 18 gennaio 1945, con la città ancora segnata dalla guerra e senza stabilimenti funzionanti: da qui la scelta che fece scuola, girare per strada, nei quartieri veri. Il neorealismo è l’unica stagione del cinema italiano in cui la coincidenza fra luogo raccontato e luogo ripreso è quasi totale, ed è per questo che i suoi indirizzi restano i più interessanti da percorrere.
Via Raimondo Montecuccoli, la scena più citata del cinema italiano
La corsa e la morte del personaggio di Pina, interpretato da Anna Magnani, furono girate in via Raimondo Montecuccoli 17, nel quartiere Prenestino-Labicano, a ridosso del Pigneto. Si legge spesso che la scena sia al Pigneto, e la semplificazione è comprensibile perché il tessuto urbano è lo stesso, ma la strada ricade nel Prenestino. È una via residenziale stretta, oggi occupata da automobili in sosta, e sul posto una teca ricorda le riprese. Non c’è percorso di visita, biglietto o orario: si trova un contesto ordinario di periferia, non un luogo monumentalizzato. Si arriva dalla stazione Pigneto della ferrovia urbana.
Le altre location di Roma città aperta
Il film si apre con una fuga sui tetti affacciati su piazza di Spagna, e nei primissimi fotogrammi si riconoscono la scalinata di Trinità dei Monti e la Fontana della Barcaccia. Gli esterni della parrocchia sono quelli di Sant’Elena, su via Casilina; gli interni furono girati a Santa Maria dell’Orto, in via Anicia, a Trastevere. L’agguato partigiano fu ripreso in zona Ostiense, lungo via delle Tre Fontane, con il Palazzo della Civiltà Italiana sullo sfondo: lo stesso fotogramma tiene insieme la retorica monumentale del regime e la Resistenza che lo combatteva. La fucilazione finale fu girata alla caserma del Forte Trionfale, non aperta al pubblico.
Ladri di biciclette, dal Val Melaina a Porta Portese
Il film di Vittorio De Sica del 1948 attraversa Roma da nord a sud e tocca luoghi che in buona parte esistono ancora. La casa del protagonista è nelle case popolari del Val Melaina, dove una targa segnala il vecchio ufficio di collocamento all’incrocio fra via Scarpanto e via del Gran Paradiso. Il furto della bicicletta avviene in via Francesco Crispi. La ricerca comincia al mercato di piazza Vittorio e prosegue a Porta Portese, che resta il grande mercato domenicale della città e che in quei fotogrammi si vede nella forma originaria di mercato di ricambi e materiali usati. Altre scene passano per piazza San Cosimato, a Trastevere, e per il lungotevere all’altezza di Ripetta.
Lo stadio del finale, che non esiste più
L’epilogo si svolge al lungotevere Flaminio, davanti allo stadio dove si sta giocando una partita domenicale. Quello stadio era lo Stadio Nazionale, ribattezzato Torino dopo la tragedia di Superga, demolito nel 1957 per fare posto allo Stadio Flaminio costruito in vista delle Olimpiadi del 1960. Chi cerca oggi l’edificio del film non lo trova: al suo posto c’è l’impianto progettato da Pier Luigi Nervi, a sua volta chiuso e in attesa di recupero da anni. L’impianto urbanistico è lo stesso, la facciata del fotogramma non c’è più.
Che cosa resta di quei quartieri
Il Pigneto e il Prenestino sono oggi quartieri di locali e ristorazione. La struttura edilizia bassa, case a due o tre piani con i cortili interni, è in buona parte quella degli anni Trenta e Quaranta: è questa continuità, più del singolo indirizzo, a rendere utile la passeggiata. Per il rapporto attuale fra periferie e cinema conviene incrociare l’itinerario con le rassegne che portano le proiezioni fuori dal centro, come L’Aperossa fra Garbatella e Ostiense e Cinema sul Tetto al Casilino Sky Park.
Vacanze romane: l’itinerario più imitato del mondo
Vacanze romane, girato nel 1952 e uscito nel 1953, ha inventato l’itinerario turistico romano così come viene ancora venduto: fu realizzato quasi interamente in esterni reali, con gli interni completati a Cinecittà, e questo lo rende la mappa più affidabile dell’intero elenco. Le tappe si percorrono a piedi in mezza giornata, senza biglietti se non per i musei.
La Bocca della Verità, cioè il portico di Santa Maria in Cosmedin
Il mascherone si trova nel portico della basilica di Santa Maria in Cosmedin, in piazza della Bocca della Verità 18, ed è lo stesso identico luogo del film. L’ingresso è libero, senza biglietto e senza prenotazione, perché è una chiesa officiata e non un museo; il sito ufficiale indica apertura tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.50, con chiusura il primo gennaio. La coda si forma sotto il portico e nelle ore centrali supera spesso la mezz’ora: il modo più semplice per evitarla è presentarsi all’apertura. Si arriva con la metropolitana linea B, fermata Circo Massimo, e cinquecento metri a piedi; il Circo Massimo è la tappa successiva naturale.
La scalinata di Trinità dei Monti, e il divieto che cambia la visita
Sulla scalinata di Trinità dei Monti, dal 2019, non ci si può sedere: il divieto è in vigore, i sorveglianti lo fanno rispettare e sono previste sanzioni. Conviene saperlo prima di arrivare, perché la scena del gelato sui gradini, una delle più imitate della storia del cinema, oggi non è riproducibile. La piazza resta gratuita e aperta ventiquattro ore su ventiquattro, la linea A ha la fermata Spagna a pochi passi, e la luce migliore è quella del primo mattino, quando il fronte di Trinità dei Monti prende il sole e la folla non è ancora arrivata.
Via Margutta 51
Il portone dell’appartamento del giornalista americano è al civico 51 di via Margutta, la strada di studi d’artista parallela a via del Babuino. Gli interni furono ricostruiti in studio, ma il cortile e l’androne del film sono quelli veri. La strada è pubblica, i cortili sono privati. Via Margutta è anche la strada in cui Federico Fellini abitò per decenni, al civico 110: due miti diversi in trecento metri. Si imbocca da piazza di Spagna o da piazza del Popolo.
L’ambasciata: Palazzo Barberini e Palazzo Brancaccio insieme
La confusione è antica e vale la pena scioglierla: i due palazzi sono entrambi veri e visitabili, ma appartengono a scene diverse. L’ingresso monumentale dell’ambasciata è quello di Palazzo Barberini, in via delle Quattro Fontane, oggi sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica; alcune scene di interno e il cortile della fuga furono girati a Palazzo Brancaccio, sul colle Oppio. Vederli entrambi significa due biglietti e due percorsi distinti, con orari da controllare sui rispettivi siti. La conferenza stampa finale fu girata a Palazzo Colonna, in piazza Santi Apostoli, che apre al pubblico con un calendario molto ridotto.
Il ballo sul barcone, sotto ponte Sant’Angelo
La festa da ballo notturna fu girata su una chiatta ormeggiata al lungotevere Tor di Nona, sotto ponte Sant’Angelo, con Castel Sant’Angelo sullo sfondo. La banchina esiste ancora e si raggiunge dalle rampe del lungotevere; il punto migliore per ritrovare l’inquadratura è la spalletta all’imbocco del ponte, sulla riva sinistra. Castel Sant’Angelo si visita a pagamento con orari propri, mentre ponte e banchina sono liberi.
Il Colosseo, i Fori, la Vespa
Il giro in motoretta passa per via dei Fori Imperiali, piazza Venezia e il Colosseo, e l’incontro notturno avviene nel Foro Romano, davanti all’Arco di Settimio Severo. Rispetto al 1952 cambia tutto: allora il Foro era percorribile quasi senza limitazioni, oggi è un sito recintato con biglietto unico che comprende Colosseo, Foro e Palatino, a fascia oraria e con prenotazione consigliata. La scena notturna non è ripetibile, perché il Foro chiude al tramonto. Il taglio di capelli fu girato in un salone di via della Stamperia, a cinquanta metri dalla Fontana di Trevi: il negozio non c’è più, la strada sì.
La dolce vita: metà Roma, metà Teatro 5
Il film di Federico Fellini uscito nel 1960 è insieme il più identificato con Roma e il più costruito in studio dell’intero elenco: lo scenografo Piero Gherardi realizzò a Cinecittà oltre ottanta ambienti, fra cui l’intera via Veneto e la cupola di San Pietro con la scala che vi conduce. Sapere che cosa è vero cambia l’itinerario, perché due delle tappe più cercate appartengono alla seconda categoria.
La Fontana di Trevi, questa sì
La sequenza della fontana fu girata sul posto, in piazza di Trevi, in pieno inverno: le fonti non concordano sul mese, perché la ricostruzione della BBC indica marzo mentre Anita Ekberg ricordava la fine di gennaio, ma concordano sulle condizioni, acqua gelida e riprese notturne, con Marcello Mastroianni che indossava una muta sotto l’abito. È uno dei pochi casi in cui il luogo del mito coincide con il luogo della ripresa. Le condizioni di accesso però sono cambiate: il portale ufficiale del turismo di Roma Capitale segnala un contributo di accesso all’area della vasca, con fasce orarie ed esenzioni per residenti, bambini piccoli e persone con disabilità. La piazza resta pubblica, ma l’avvicinamento alla vasca segue regole che nel 1960 non esistevano e va verificato sui canali del Comune. Entrare in acqua è vietato e sanzionato.
Via Veneto non è via Veneto
Questa è la correzione più importante dell’intero articolo. La via Veneto della Dolce vita, con i caffè, i tavolini, i fotografi appostati, fu ricostruita per intero dentro il Teatro 5 di Cinecittà, il teatro di posa più grande d’Europa, che misura 79,94 metri per 35,94. La ragione è pratica: girare nella strada vera avrebbe significato fermare per settimane una delle arterie centrali di Roma e rinunciare al controllo della luce, e in più la via vera è in pendenza, mentre il set fu costruito in piano. Il risultato è che la sequenza che il mondo considera l’immagine autentica della Roma del boom fu girata dentro un capannone alla Tuscolana, a otto chilometri dal marciapiede che imitava.
Questo non toglie nulla a via Veneto, che resta la strada del Novecento romano, con i palazzi umbertini, gli alberghi storici e la curva che sale verso porta Pinciana e l’ingresso di Villa Borghese. Ma ci si va a vedere l’originale che il cinema ha scelto di non usare, non il set.
L’apertura: l’acquedotto, l’EUR, San Pietro
La sequenza iniziale, con l’elicottero che trasporta una statua sospesa, sorvola un acquedotto antico alla periferia sud, identificato nell’Acquedotto Claudio del Parco degli Acquedotti, poi i palazzi nuovi e infine il centro. Il parco è pubblico, gratuito, aperto tutto il giorno, e si raggiunge con la metropolitana linea A alle fermate Giulio Agricola o Subaugusta: è il luogo in cui il confronto fra fotogramma e realtà funziona meglio, perché le arcate sono esattamente quelle. Le ore migliori sono le prime del mattino e le ultime prima del tramonto. Nel film compaiono anche l’EUR, con gli esterni della basilica di San Giovanni Bosco al Tuscolano e ambienti del quartiere razionalista, e le Terme di Caracalla, dove è ambientata la sequenza del locale notturno. La cupola di San Pietro, invece, con la scala che porta in cima, fu ricostruita in un altro teatro di posa: chi sale davvero sulla cupola della Basilica di San Pietro fa un’esperienza magnifica, ma non sta rifacendo quella scena.
Le tappe fuori Roma
La festa dei nobili fu girata a Palazzo Giustiniani Odescalchi, a Bassano Romano in provincia di Viterbo, che si visita con orari propri da verificare sul sito del complesso. La spiaggia del finale è quella di Passo Oscuro, sul litorale a nord di Roma, una trentina di chilometri dal centro: arenile pubblico, senza alcuna infrastruttura dedicata al cinema. Gli esterni della casa periferica sono a Tor de’ Schiavi, a Centocelle.
Fellini, Cinecittà e la città costruita
Cinecittà Studios occupa quaranta ettari in via Tuscolana 1055, nove chilometri a sud est di piazza Venezia, e dal 2011 una parte del complesso è visitabile con il percorso museale Cinecittà si Mostra. È il luogo in cui il meccanismo si capisce meglio: in questi capannoni la Roma dei film è stata costruita di legno e cartapesta, e le due cose hanno finito per confondersi.
Roma (1972) e il Raccordo Anulare di cartapesta
Il film che Fellini dedicò esplicitamente alla città è quello che meno la riprende dal vero. Per la sequenza del Grande Raccordo Anulare sotto la pioggia il regista fece costruire a Cinecittà circa cinquecento metri di autostrada a quattro corsie, più larghe di quelle reali, integrandola con riprese realizzate sull’arteria vera nel 1971. Allo stesso modo furono ricostruiti in teatro il palazzo di via Albalonga e la trattoria del 1938 con i tavoli sul marciapiede. La sequenza degli affreschi che si dissolvono all’aria è un set, ma nasce da un fatto documentato: le riprese nei cantieri di scavo della linea A della metropolitana. Chi percorre oggi il Raccordo non trova nulla di quella scena, per la ragione più semplice: non è mai stata lì.
Il Teatro 5
Il Teatro 5 è lo spazio a cui Fellini legò gran parte della carriera e in cui nacquero la via Veneto della Dolce vita e buona parte del suo immaginario successivo. Non fa parte del percorso ordinario di visita, perché è uno spazio di lavorazione: si entra solo in occasione di aperture speciali annunciate sui canali ufficiali. Chi arriva aspettandosi di entrarci con il biglietto resta deluso, e conviene saperlo prima.
Che cosa si visita oggi a Cinecittà
Il percorso è aperto tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10.00 alle 18.00, biglietteria chiusa alle 16.30; chiusure annuali il 24 e 25 dicembre e il primo gennaio, oltre alle principali festività. Cinecittà si Mostra costa 10 euro, il MIAC 10 euro, il cumulativo 15 euro; ridotto 8 euro per under 26, over 65 e giornalisti, 5 euro per i bambini dai cinque ai dieci anni, gratis sotto i cinque. Il tour guidato con il set permanente di Roma antica costa 15 euro, 20 euro se abbinato a entrambi i percorsi. I set all’aperto non si visitano liberamente: si entra soltanto con la guida, il giro dura fra i sessanta e i settanta minuti, i posti sono contati e nei fine settimana si esauriscono. La prenotazione per singoli e famiglie passa dall’indirizzo visit@cinecitta.it. Si arriva con la linea A, fermata Cinecittà, davanti al cancello.
Una precisazione sui set permanenti: quello di Roma antica fu costruito per una serie televisiva coprodotta fra il 2005 e il 2007 e non è una ricostruzione filologica, ma una Roma verosimile pensata per la macchina da presa, con le facciate dipinte a imitare il marmo e le prospettive truccate; una parte fu danneggiata da un incendio nel 2018. Gli altri due riproducono una Firenze del Quattrocento e il Tempio di Gerusalemme. Cinecittà è uno stabilimento in attività e le produzioni hanno la precedenza: il perimetro accessibile cambia di settimana in settimana. La scheda dedicata a Cinecittà Studios riporta il listino completo, la storia degli stabilimenti e il dettaglio dei percorsi: qui ci limitiamo a quello che collega i set ai film.
Il MIAC, museo dell’audiovisivo
Il MIAC, Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema, si trova dentro il complesso di Cinecittà, in un edificio recuperato dagli ex stabilimenti di sviluppo e stampa, e non è un museo di cimeli: è un percorso multimediale per temi, in cui cinema, televisione e radio sono trattati come un unico racconto del Novecento italiano. Stesso orario del percorso di visita, stesso biglietto da 10 euro, che conviene prendere nella formula cumulativa. Cinecittà si Mostra, MIAC e tour guidato insieme occupano dalle tre ore e mezza alle quattro.
La commedia italiana e la memoria della città
C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, del 1974, e Il marchese del Grillo di Mario Monicelli, del 1981, sono due casi opposti: il primo usa Roma vera come archivio della propria storia recente, il secondo la ricostruisce quasi interamente altrove.
C’eravamo tanto amati e la Trevi dentro la Trevi
Scola girò quasi tutto a Roma, con gli interni negli studi Incir De Paolis, e gli esterni attraversano piazza Caprera, piazza della Consolazione, piazza del Popolo, piazza di Spagna, l’Aventino e la Garbatella. La scena che interessa qui è un’altra: alla Fontana di Trevi il film ricostruisce le riprese della Dolce vita, con Fellini e Mastroianni nella parte di se stessi. È il cortocircuito che rende quella piazza l’unico luogo di Roma in cui si guarda un film che guarda un altro film girato esattamente lì. La villa che apre e chiude il racconto è all’Olgiata, comprensorio privato a nord della città.
Il marchese del Grillo: la piazza che non è la piazza
La correzione è doppia. La piazza della Bocca della Verità che si vede nel film non è la piazza vera: fu ricostruita a Cinecittà, e davanti a Santa Maria in Cosmedin non se ne trova traccia. E il palazzo del marchese non è a Roma: gli ambienti nobiliari e la terrazza furono girati a Palazzo Pfanner, a Lucca. Restano romani piazza del Velabro, la Casa dei Cavalieri di Rodi al Foro di Augusto per le scene sulla terrazza, gli appartamenti papali al Campidoglio, oggi parte dei Musei Capitolini, con il finale nella sala degli Orazi e Curiazi, e il Parco degli Acquedotti. Fuori Roma il film passa per le rovine di Monterano, nel viterbese, per Villa Grazioli a Grottaferrata e per un casale presso Tarquinia. La Casa dei Cavalieri di Rodi ha aperture limitate e va prenotata; la sala degli Orazi e Curiazi è parte del normale percorso dei Musei Capitolini.
Verdone e la geografia dei quartieri
Il cinema di Carlo Verdone, dagli esordi del 1980 in avanti, ha con la geografia romana un rapporto diverso: non cerca il monumento, cerca il quartiere, e colloca i personaggi con precisione sociale prima che topografica, fra centro storico borghese, prima periferia consolidata e borgate. Verdone è nato a Roma nel 1950 ed è cresciuto sul lungotevere dei Vallati, nel rione Regola. Su questi titoli le attribuzioni che circolano in rete sono spesso incerte e non verificabili su fonti di produzione, e preferiamo non elencare indirizzi non confermati: quelle atmosfere si ritrovano nei quartieri, dal Testaccio al rione Monti, più che in singoli portoni.
La grande bellezza: l’itinerario di Sorrentino
La grande bellezza, uscito nel 2013 e premiato con l’Oscar per il miglior film straniero, è il film recente che ha rimesso in circolazione il maggior numero di luoghi romani, ed è quello con il rapporto più alto fra luoghi ripresi e luoghi visitabili: la quasi totalità delle location è reale e molte aprono al pubblico con biglietto ordinario. Le eccezioni sono poche ma vanno conosciute.
Il Fontanone e il Gianicolo
L’apertura del film è sul Gianicolo, fra il monumento equestre a Garibaldi, il cannone che spara a mezzogiorno e la Fontana dell’Acqua Paola, il Fontanone da cui si vede tutta la città. È tutto pubblico, gratuito e accessibile a qualunque ora: si sale a piedi da Trastevere lungo via Garibaldi in una ventina di minuti di salita continua, oppure con l’autobus che percorre la passeggiata. Il cannone spara a mezzogiorno esatto tutti i giorni. La terrazza del Fontanone è il punto dell’itinerario in cui l’inquadratura del film si ritrova identica senza pagare nulla.
La terrazza di Jep, che non si visita
La terrazza affacciata sul Colosseo è un attico privato in piazza del Colosseo: sul numero civico le fonti non concordano, perché il portale nazionale del turismo indica il 7 e l’itinerario dell’ufficio turistico di Roma Capitale indica il 9. In ogni caso non è un luogo aperto al pubblico e non esiste alcun modo di accedervi come visitatori. Lo diciamo esplicitamente perché è la richiesta che ci viene rivolta più spesso.
Il Tempietto del Bramante e Villa Medici
Il Tempietto del Bramante si trova nel cortile della chiesa di San Pietro in Montorio, sul Gianicolo, ed è gestito dalla Real Academia de España: ingresso libero, apertura dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00, ultimo ingresso alle 17.30, chiusura il lunedì. È a duecento metri dal Fontanone e le due tappe si fanno insieme. Villa Medici, che nel film compare nella sequenza notturna delle sculture, si visita soltanto con visita guidata di circa un’ora e mezza, chiusura il martedì, biglietto intero 18 euro e ridotto 15, con prenotazione online. Anche qui il dettaglio che interessa i visitatori, le statue nel buio, non è riproducibile: la villa si visita di giorno.
Caracalla, gli Acquedotti, i palazzi
Le Terme di Caracalla ospitano una delle sequenze più note e sono un sito archeologico con biglietto e orari stagionali; d’estate lo stesso complesso è la sede della stagione lirica all’aperto. Il Parco degli Acquedotti torna qui per la sequenza della performance artistica e resta pubblico e gratuito. Fra i palazzi, Palazzo Barberini compare con la sua quadreria, Palazzo Spada con la Galleria Spada con la galleria prospettica del Borromini, Palazzo Altemps e il Museo di Roma a Palazzo Braschi con i loro allestimenti: sono tutti musei aperti al pubblico con biglietto ordinario. Palazzo Sacchetti, in via Giulia 66, dove è ambientato il pranzo di uno dei personaggi, è invece un palazzo privato e non è visitabile con regolarità. Il film passa anche dai Musei Capitolini, dalla basilica di Santa Sabina e dal vicino Giardino degli Aranci sull’Aventino, dalla Scala Santa, dal Museo Etrusco di Villa Giulia, dal Cimitero del Verano e dal complesso dell’Accademia di Francia. All’EUR compare il Salone delle Fontane. La sequenza marina non è romana: fu girata all’Isola del Giglio, in Toscana.
Roma vista da fuori: Ripley, Angeli e demoni, To Rome with Love
Le produzioni internazionali seguono una logica diversa da quella del cinema italiano: cercano pochi luoghi immediatamente riconoscibili e, quando non ottengono i permessi, li ricostruiscono altrove. È qui che si concentrano gli equivoci più clamorosi.
Il talento di Mr. Ripley
Il film del 1999 usa Roma per la parte centrale del racconto. L’appuntamento con il personaggio di Freddie avviene in piazza Navona, davanti alla Fontana dei Quattro Fiumi; l’appartamento romano del protagonista è a Palazzo Costaguti, in piazza Mattei, la piazzetta della Fontana delle Tartarughe. Compaiono anche piazza di Spagna, il Campidoglio con i Musei Capitolini, i Fori Imperiali, il grande albergo di piazza della Repubblica, Castel Sant’Angelo e ponte Sant’Angelo. Parte degli interni fu girata a Cinecittà, il resto del film è altrove, fra Ischia, Procida, Anzio, Palermo e Venezia. Piazza Mattei è pubblica; Palazzo Costaguti è privato e non si visita.
Angeli e demoni: il Vaticano che non è il Vaticano
È la correzione più utile per chi organizza un itinerario, perché il film del 2009 ha costruito un immaginario che quasi mai corrisponde ai luoghi reali. La Diocesi di Roma negò il permesso di girare all’interno di due chiese che nel racconto sono centrali, Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Vittoria, e gli interni furono perciò ricostruiti negli studi Sony di Culver City, in California. Nello stesso modo fu realizzata piazza San Pietro, costruita come set negli Stati Uniti e completata digitalmente, mentre gli ambienti vaticani di rappresentanza e la biblioteca furono girati alla Reggia di Caserta. In Città del Vaticano non fu girato nulla, per la ragione più semplice: lì non si gira.
Restano reali diversi esterni ripresi nel giugno 2008, fra cui piazza del Popolo, corso Vittorio Emanuele II, il Pantheon, il lungotevere con ponte Sant’Angelo, la chiesa di Sant’Agostino con la Biblioteca Angelica e Castel Sant’Angelo. Le due chiese negate restano visitabili gratuitamente come chiese officiate e custodiscono le opere che il film cita: chi le visita vede l’originale, non la copia.
To Rome with Love
La commedia di Woody Allen del 2012 usa Roma in modo dichiaratamente cartolinesco e le informazioni di produzione verificabili sono poche. Una delle poche confermate riguarda piazza Venezia, dove il regista notò un vigile urbano che dirigeva davvero il traffico e gli costruì attorno una scena; un’altra una sequenza girata in uno studio televisivo vero. Per il resto, gli itinerari che circolano su questo titolo mescolano luoghi ripresi e luoghi semplicemente plausibili, e preferiamo non allungare la lista con attribuzioni non verificate.
Le serie: The Young Pope, Romanzo Criminale, Suburra
La produzione seriale degli ultimi vent’anni ha spostato il baricentro del cinema romano dal centro storico alle periferie e, insieme, ha riportato nei teatri di posa i luoghi impossibili da ottenere. Le due tendenze convivono, a volte nello stesso titolo.
The Young Pope e la Cappella Sistina ricostruita
La Cappella Sistina che si vede nella serie di Paolo Sorrentino non è la Cappella Sistina: è una ricostruzione a grandezza reale realizzata nei teatri di posa di Cinecittà, circa quaranta metri per quindici e oltre cinque di altezza, costruita perché in Vaticano non si effettuano riprese cinematografiche. Stessa logica per la facciata della Basilica di San Pietro, ricostruita negli studi e completata in postproduzione. Chi entra nella Cappella Sistina vera, dentro i Musei Vaticani, non visita un set ma l’originale che la serie non ha potuto usare: lì non si fotografa, il percorso è a senso unico e servono biglietto e prenotazione.
La serie usa però moltissimi luoghi romani veri e visitabili: gli appartamenti papali furono ricreati fra il Palazzo Braschi e il Palazzo Venezia, i giardini vaticani sono un montaggio di luoghi diversi fra cui Villa Medici, Villa Doria Pamphilj e l’Orto Botanico, e gli interni della basilica furono girati nella chiesa dei Santi Luca e Martina, ai margini del Foro Romano, che ha aperture molto limitate. Sant’Anselmo all’Aventino, nelle sequenze del confessionale, è una chiesa abbaziale con orari regolari.
Romanzo Criminale, strade vere e indirizzi privati
La serie tratta dal romanzo di Giancarlo De Cataldo fu girata quasi interamente in esterni romani reali, senza ricorrere agli studi, e attraversa una geografia che il turismo non frequenta: la Magliana, Pietralata, Centocelle, San Basilio, i Parioli, l’EUR. Alcune scene toccano il centro, fra cui via Giulia, piazza Mattei e via dei Banchi Nuovi, e una sequenza fu girata nell’area archeologica di Ostia Antica, l’unica di queste location a essere un sito visitabile con biglietto. Sulle altre una raccomandazione di metodo: sono strade residenziali con case abitate, e gli indirizzi che circolano in rete corrispondono ad abitazioni private.
Suburra e il litorale
Il film del 2015 e la serie che ne è seguita hanno come baricentro il litorale romano, in particolare Ostia e il suo lungomare, oltre ad alcune zone del centro. Anche qui le informazioni di produzione puntuali sono scarse rispetto alla quantità di itinerari che circolano, e la maggior parte dei luoghi sono spazi urbani ordinari. Quel che si può dire con certezza è che queste produzioni hanno rimesso sulla mappa il litorale come paesaggio cinematografico, e che il borgo di Ostia Antica e l’area archeologica restano le mete di quella zona che meritano una visita organizzata. Sull’idroscalo di Ostia si svolge ogni anno una rassegna gratuita, il Puntasacra Film Fest.
Dove si vede il cinema a Roma oggi
Roma ha una programmazione cinematografica che va oltre le sale commerciali: una casa del cinema pubblica, un festival internazionale in autunno e una rete di arene estive gratuite che copre tutta la città. Sono le occasioni in cui il cinema a Roma si vede, non solo si visita.
La Casa del Cinema a Villa Borghese
La Casa del Cinema è in largo Marcello Mastroianni 1, dentro Villa Borghese, ed è gestita dalla fondazione che organizza anche il festival d’autunno. Ospita sale di proiezione, rassegne, incontri con gli autori, un’aula studio aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 e un bar ristorante. Buona parte della programmazione è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti, ma le modalità cambiano da rassegna a rassegna e il calendario va controllato sul sito ufficiale. Si arriva dalla fermata Spagna della linea A, con gli ascensori del Pincio. D’estate lo stesso complesso ospita un’arena all’aperto, il Teatro Ettore Scola, con proiezioni gratuite sotto i pini.
La Festa del Cinema di Roma
La Festa del Cinema di Roma si tiene all’Auditorium Parco della Musica e la ventunesima edizione è in calendario dal 13 al 25 ottobre 2026. È un festival aperto al pubblico, con proiezioni accessibili a chi compra il biglietto e non solo agli accreditati, e una parte diffusa in altre sale. I biglietti si acquistano sui canali ufficiali e per i titoli più attesi si esauriscono in poche ore: chi organizza un viaggio attorno al festival deve muoversi in anticipo. L’Auditorium si raggiunge con il tram 2 da piazzale Flaminio.
Le arene estive
Da giugno a settembre Roma apre decine di schermi all’aperto, molti gratuiti. Fra le rassegne più consolidate ci sono le Notti di Cinema a piazza Vittorio all’Esquilino, Il Cinema alle Mura sotto le Mura Aureliane, Roma Cinema Arena al Parco degli Acquedotti, che proietta esattamente sotto le arcate dell’acquedotto di apertura della Dolce vita, Cinema a Forte Antenne dentro Villa Ada, Vivi il Cinema fra Santa Maria della Pietà, Corviale e Tor Marancia, il Festival del Cinema di San Lorenzo, Schermi di Piombo all’EUR Social Park, Celio Stellato e le serate di Estate al MAXXI nella piazza del museo. I programmi escono fra maggio e giugno e cambiano ogni anno: date e condizioni di ingresso vanno controllate sulle schede aggiornate.
Cinecittà World, che è un’altra cosa
Cinecittà World è un parco divertimenti a tema cinematografico sulla via Pontina, a sud di Roma, e non ha nulla a che vedere con gli studi di via Tuscolana se non il riferimento tematico. È una meta per famiglie con bambini, con biglietto e orari stagionali: chi cerca i set dove si gira va alla Tuscolana, chi cerca le giostre va sulla Pontina. I due luoghi distano oltre venti chilometri.
Tre itinerari verificati sul campo
Mettere insieme location di film diversi in un solo percorso funziona soltanto rispettando la geografia. Questi tre itinerari sono quelli che proponiamo più spesso.
Mezza giornata nel centro
Bocca della Verità all’apertura, Circo Massimo, Colosseo e Foro Romano da fuori o con biglietto orario, via dei Fori Imperiali e piazza Venezia, Fontana di Trevi e via della Stamperia, piazza di Spagna e via Margutta: quattro chilometri e mezzo, tre ore senza entrare in nulla. Tocca Vacanze romane quasi per intero e la Trevi della Dolce vita, con una deviazione di trecento metri per la Fontana delle Tartarughe se interessa il richiamo a Ripley. Da fare la mattina presto, perché il tratto Trevi-Spagna nel pomeriggio è il più congestionato della città. Per la sosta, l’Antico Caffè Greco di via Condotti è un locale storico, non una location, e ha prezzi al tavolo molto diversi da quelli al banco.
Una giornata fra Gianicolo e Aventino
Salita a piedi da Trastevere lungo via Garibaldi, Fontanone dell’Acqua Paola, Tempietto del Bramante a ingresso libero, passeggiata del Gianicolo fino al piazzale Garibaldi per lo sparo di mezzogiorno, discesa verso Santa Maria in Trastevere, Isola Tiberina, salita all’Aventino per Santa Sabina e il Giardino degli Aranci: cinque chilometri, due salite, quattro ore. È l’ossatura della Grande bellezza e costa zero. Con un’ora in più si aggiungono le Terme di Caracalla, venti minuti a piedi in discesa.
Una mattinata alla Tuscolana
Linea A fino a Cinecittà, visita agli studi con tour guidato ai set prenotato in anticipo e MIAC, poi due fermate indietro fino a Giulio Agricola o Subaugusta per il Parco degli Acquedotti, dove si chiude sotto l’Acquedotto Claudio dell’apertura della Dolce vita. Chi ha tempo aggiunge il Quadraro, il quartiere popolare confinante con gli studi, dove il 17 aprile 1944 si consumò un rastrellamento tedesco e dove oggi si cammina fra i murales. È l’itinerario più denso per chi si interessa davvero al cinema: nello stesso quadrante ci sono la fabbrica che ha costruito la Roma immaginaria e il paesaggio che la Roma vera ha messo a disposizione. Serve mezza giornata piena.
Domande frequenti su Roma nei film
Si può visitare Cinecittà a Roma?
Cinecittà Studios si visita in via Tuscolana 1055, tutti i giorni tranne il martedì dalle 10.00 alle 18.00, con biglietteria che chiude alle 16.30. Il percorso espositivo Cinecittà si Mostra costa 10 euro, il MIAC 10 euro, il cumulativo 15 euro; il tour guidato ai set permanenti costa 15 euro, oppure 20 euro con entrambi i percorsi. I set all’aperto si vedono soltanto con la guida e vanno prenotati, perché i posti sono contati.
La Cappella Sistina di The Young Pope è quella vera?
No, la Cappella Sistina di The Young Pope è una ricostruzione a grandezza reale costruita nei teatri di posa di Cinecittà, di circa quaranta metri per quindici e oltre cinque di altezza. In Vaticano non si effettuano riprese cinematografiche, e per lo stesso motivo anche la facciata della Basilica di San Pietro fu ricostruita in studio e completata in postproduzione. La Cappella Sistina originale si visita dentro i Musei Vaticani, con biglietto, e al suo interno non si fotografa.
Dove è stata girata la scena di via Veneto della Dolce vita?
La via Veneto della Dolce vita fu ricostruita per intero dentro il Teatro 5 di Cinecittà, il teatro di posa più grande d’Europa, e non nella strada vera. Lo scenografo Piero Gherardi realizzò per quel film oltre ottanta ambienti, compresa la cupola di San Pietro con la scala che vi porta. Via Veneto resta una passeggiata interessante per i palazzi e gli alberghi storici, ma la scena che si cerca non è mai avvenuta lì.
Si può ancora sedersi sulla scalinata di Trinità dei Monti come in Vacanze romane?
No, sulla scalinata di Trinità dei Monti non ci si può sedere dal 2019: il divieto è in vigore, viene fatto rispettare dai sorveglianti e prevede sanzioni. La scena del gelato sui gradini, quindi, non è riproducibile. La piazza resta pubblica e gratuita, aperta ventiquattro ore su ventiquattro, e si raggiunge con la fermata Spagna della metropolitana linea A; per la fotografia migliore conviene il primo mattino.
La Bocca della Verità di Vacanze romane è il luogo vero?
Sì, la Bocca della Verità si trova nel portico della basilica di Santa Maria in Cosmedin, in piazza della Bocca della Verità 18, ed è esattamente il luogo delle riprese del 1953. L’ingresso è libero, senza biglietto e senza prenotazione, con apertura indicata dal sito ufficiale tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.50. La coda nel portico nelle ore centrali supera spesso la mezz’ora: il modo più semplice per evitarla è presentarsi all’apertura.
Quali luoghi della Grande bellezza si possono visitare davvero?
Della Grande bellezza si visitano quasi tutte le location, a partire dal Fontanone dell’Acqua Paola e dal Gianicolo, che sono gratuiti e sempre aperti, dal Tempietto del Bramante a ingresso libero, da Terme di Caracalla, Palazzo Barberini, Palazzo Spada, Musei Capitolini e Villa Medici, questi ultimi con biglietto. Non si visitano la terrazza di Jep, che è un attico privato in piazza del Colosseo, e Palazzo Sacchetti in via Giulia.
Angeli e demoni è stato girato dentro le chiese di Roma?
No, gli interni delle chiese di Angeli e demoni non sono romani: la Diocesi di Roma negò il permesso di girare dentro Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Vittoria, e quegli ambienti furono ricostruiti negli studi Sony in California, dove fu costruita anche piazza San Pietro. Gli interni vaticani di rappresentanza furono girati alla Reggia di Caserta. A Roma furono realizzati esterni veri, fra cui piazza del Popolo, il Pantheon e Castel Sant’Angelo.
Dove si trova la strada di Roma città aperta?
La scena della morte di Pina in Roma città aperta fu girata in via Raimondo Montecuccoli 17, nel quartiere Prenestino-Labicano, a ridosso del Pigneto e non dentro il Pigneto come si legge spesso. È una via residenziale senza percorso di visita né biglietto, con una teca che ricorda le riprese. Si raggiunge dalla stazione Pigneto della ferrovia urbana o con le linee di superficie che percorrono la via Prenestina.
Cinecittà World e Cinecittà Studios sono la stessa cosa?
No, Cinecittà World è un parco divertimenti a tema cinematografico sulla via Pontina, a sud di Roma, mentre Cinecittà Studios è il complesso produttivo di via Tuscolana dove si gira davvero e dove si visitano i set permanenti e il MIAC. I due luoghi distano oltre venti chilometri e hanno biglietti, orari e finalità completamente diversi: conviene verificare quale dei due interessa prima di prenotare.
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