Scala Santa
La Scala Santa si trova in Piazza di San Giovanni in Laterano, 14, 00185 Roma, sul fianco orientale del complesso lateranense, in un edificio isolato di fronte alla facciata nord della basilica. Ci si arriva a piedi in pochi minuti dalla stazione Metro A San Giovanni, oppure con il tram 3 e con diverse linee di autobus che fanno capolinea o fermata a Piazza di Porta San Giovanni, tra cui la 16, la 81, la 85 e la 87; il nodo di scambio di Porta San Giovanni resta il riferimento piu comodo. Salire i ventotto gradini della Scala Santa in ginocchio e gratuito: si paga soltanto la visita al Sancta Sanctorum, la cappella papale in cima, con un biglietto intero di 3,50 euro e un ridotto di 3,00 euro (ragazzi dai 6 ai 18 anni, studenti, over 65 e gruppi oltre le venti persone). La Scala Santa e aperta al pubblico dal lunedi al sabato dalle 6:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 18:30 (da novembre a marzo la chiusura pomeridiana e anticipata alle 18:00), la domenica e nei festivi dalle 7:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 18:30, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. Il Sancta Sanctorum osserva un orario piu ristretto, dal lunedi al sabato 9:00-13:30 e 15:00-17:15, mentre la domenica e nelle feste religiose apre solo nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 17:15. Per il singolo visitatore non serve prenotare: il biglietto del Sancta Sanctorum si acquista sul posto, alla custodia del santuario. La prenotazione via posta elettronica riguarda solo i gruppi numerosi. Il numero di riferimento del santuario e +39 06 7726641 e il sito ufficiale, dove verificare orari e chiusure straordinarie prima di partire, e scala-santa.com.
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Il santuario e retto dai Padri Passionisti e fa parte del grande polo religioso del Laterano: chi dedica una mattinata alla zona di solito unisce la Scala Santa alla vicina Basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, che le sorge accanto.

Dove si trova la Scala Santa e come arrivare
La Scala Santa occupa un edificio a se stante sul lato di Piazza di San Giovanni in Laterano rivolto verso le mura Aureliane, a poche decine di metri dalla basilica e dal Battistero lateranense. La facciata, disegnata sotto Sisto V da Domenico Fontana, si riconosce dal portico a cinque fornici che regge un attico con l'iscrizione dedicatoria: e la porta di ingresso al vestibolo dove si aprono le cinque rampe.
Il mezzo piu semplice e la metropolitana: la linea A, fermata San Giovanni, lascia il viaggiatore all'altezza di Piazza di Porta San Giovanni, e da li bastano cinque minuti a piedi costeggiando le mura. Il tram 3, che collega Trastevere e il Colosseo al quartiere San Giovanni, ferma nella stessa piazza; il nodo di autobus di Porta San Giovanni e servito da molte linee urbane che attraversano il centro e i quartieri a sud. Chi arriva in automobile trova la sosta complicata, come in tutta l'area: conviene lasciare la macchina piu lontano e chiudere il tragitto con la metro. Il piazzale davanti alla Scala Santa e ampio e in gran parte pedonale, quindi l'avvicinamento a piedi e agevole anche per chi ha un passeggino.
Orari e biglietti della Scala Santa e del Sancta Sanctorum
Conviene tenere distinte due cose che spesso si confondono. La Scala Santa in quanto tale, cioe la salita in ginocchio dei ventotto gradini, e sempre gratuita e non richiede biglietto: e un atto di devozione aperto a chiunque negli orari di apertura del santuario. Il biglietto serve solo per entrare nel Sancta Sanctorum, la cappella papale che si trova in cima alla scala, chiusa da una grata e visitabile separatamente.
Gli orari della Scala Santa sono 6:00-13:30 e 15:00-18:30 dal lunedi al sabato e 7:00-13:30 e 15:00-18:30 la domenica e nei giorni festivi, con la chiusura pomeridiana anticipata alle 18:00 nei mesi da novembre a marzo. L'ultimo ingresso e fissato mezz'ora prima della chiusura. Il Sancta Sanctorum apre dal lunedi al sabato dalle 9:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 17:15, e la domenica solo il pomeriggio dalle 15:00 alle 17:15. Il biglietto del Sancta Sanctorum costa 3,50 euro intero e 3,00 euro ridotto; per i gruppi oltre le venti persone si applica la tariffa ridotta a partecipante. Poiche gli orari cambiano tra estate e inverno e possono subire variazioni per celebrazioni e feste liturgiche, il consiglio pratico e controllare il sito ufficiale del santuario nei giorni precedenti la visita.
Che cos'e la Scala Santa
La Scala Santa e una scalinata di ventotto gradini che la tradizione cristiana identifica con la scala del pretorio di Ponzio Pilato a Gerusalemme, quella che Gesu avrebbe salito e disceso durante il processo che precedette la crocifissione. Per questo motivo non e una scala qualsiasi: e considerata una reliquia della Passione, e i fedeli la salgono in ginocchio, un gradino dopo l'altro, in segno di penitenza e di meditazione sul cammino di Cristo verso il Calvario.
Il grado di certezza va detto con chiarezza. Che i ventotto gradini siano fisicamente quelli calpestati da Gesu appartiene alla tradizione, non alla storia documentata: e una credenza devozionale antica, attestata almeno dall'anno Mille, non un fatto verificabile. Cio che invece e storicamente accertato e la funzione che questa scala ha avuto per secoli. Nel palazzo del Laterano, residenza dei papi per circa mille anni, la scala conduceva alla cappella privata del pontefice, il Sancta Sanctorum, e proprio questo ruolo di accesso al luogo piu sacro del palazzo papale spiega la venerazione che la circonda. La Scala Santa, insomma, e insieme una reliquia secondo la fede e un monumento del cerimoniale papale medievale.
La storia della Scala Santa: da Sant'Elena a Sisto V
La tradizione di Sant'Elena e Gerusalemme
Secondo il racconto tramandato dal Medioevo, la scala sarebbe stata portata da Gerusalemme a Roma da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, intorno al 326, nello stesso viaggio in Terrasanta a cui la tradizione lega il ritrovamento della Croce. Elena avrebbe raccolto in Palestina le reliquie della Passione, e tra queste la scala del palazzo del governatore romano dove Gesu fu interrogato da Pilato. E la stessa vicenda leggendaria che ha dato origine alla vicina basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove Elena avrebbe depositato la terra del Golgota e i frammenti della Croce. Anche in questo caso si tratta di una tradizione devozionale, preziosa per capire la spiritualita romana ma da non spacciare per cronaca.
Il palazzo del Laterano e il Sancta Sanctorum
Per capire la Scala Santa bisogna immaginare il Laterano prima di Sisto V. Fino al ritorno dei papi da Avignone, il Patriarchio lateranense era la reggia dei pontefici, un labirinto di sale, oratori e cappelle cresciuto nei secoli. La scala che oggi chiamiamo Santa era una delle scale d'onore del palazzo e portava alla cappella privata del papa, dedicata a San Lorenzo e chiamata Sancta Sanctorum perche custodiva le reliquie piu venerate della cristianita. Quando i papi tornarono a Roma trovarono il vecchio palazzo fatiscente, e nel giro di pochi decenni si decise di abbatterlo.
Il trasferimento del 1589 e Domenico Fontana
Fu Sisto V, il papa che tra il 1585 e il 1590 ridisegno mezza Roma, a ordinare la demolizione del vecchio Patriarchio e la costruzione di un palazzo nuovo. Nel farlo volle salvare i tre nuclei piu sacri del complesso: la Scala Santa, la cappella del Sancta Sanctorum e il grande mosaico del Triclinio di Leone III. Nel 1589 l'architetto di fiducia del papa, Domenico Fontana, smontò e trasferì la scala dal palazzo lateranense all'edificio appositamente eretto, collocandola davanti alla cappella superstite. La tradizione racconta che, per non profanarla, i ventotto gradini furono rimontati partendo dall'alto, cosi che gli operai non dovessero mai poggiarvi i piedi. Da allora la Scala Santa e nella posizione che conosciamo, al centro di cinque rampe parallele.

I 28 gradini della Scala Santa
Il marmo, i solchi e il rivestimento di noce
I gradini della Scala Santa sono ventotto, in marmo bianco di origine orientale. Per secoli i fedeli li hanno saliti in ginocchio senza alcuna protezione, e il contatto continuo con le ginocchia e con le labbra dei pellegrini ha inciso nel marmo dei veri e propri solchi, visibili ancora oggi. Proprio per fermare quel consumo, nel 1723, sotto il pontificato di Innocenzo XIII, i gradini furono ricoperti con tavole di legno di noce: e il rivestimento che il visitatore tocca oggi salendo, mentre il marmo originale resta nascosto e protetto sotto le assi. In corrispondenza di tre gradini il legno e forato da una grata metallica che lascia intravedere il marmo e, secondo la devozione, i punti dove sarebbe caduto il sangue di Cristo.
Le quattro scale laterali
La Scala Santa in senso stretto e solo quella centrale. Ai suoi lati corrono quattro rampe laterali ordinarie, due a destra e due a sinistra, costruite per la discesa e per il transito di chi non compie la salita penitenziale. La regola e semplice e antica: la scala di mezzo si sale soltanto in ginocchio, mai in piedi, e per tornare giu o per raggiungere il Sancta Sanctorum senza inginocchiarsi si usano le rampe laterali. Anche queste scale sono decorate da un ampio ciclo di affreschi tardo-cinquecenteschi, così che tutto il vestibolo forma un unico grande racconto per immagini.

Il restauro della Scala Santa e i gradini di marmo riscoperti
Il grande cantiere che ha interessato il santuario e uno dei capitoli piu affascinanti della storia recente del monumento. Il progetto di recupero, promosso dai Passionisti dal 1990 insieme al Governatorato della Citta del Vaticano, e stato affidato al Laboratorio di Restauro dei Dipinti e dei Materiali Lignei dei Musei Vaticani, coordinato da Paolo Violini. Il restauro degli affreschi era cominciato nel 2000 ed e proseguito per fasi lungo gli anni, fino a comprendere, tra il 2018 e il 2019, la scala stessa e le quattro rampe laterali.
Il momento piu straordinario e arrivato quando, per completare il lavoro sul legno aggredito dai tarli, il rivestimento di noce e stato temporaneamente rimosso e il marmo originale dei ventotto gradini e tornato visibile per la prima volta dopo circa trecento anni. Per alcune settimane i fedeli hanno potuto salire in ginocchio direttamente sul marmo nudo, un'esperienza che non si vedeva dal Settecento, fino alla domenica di Pentecoste, il 9 giugno 2019. Poi il legno, risanato, e stato rimesso al suo posto e il marmo e tornato sotto protezione. L'intervento e stato reso possibile da un lascito privato, quello di Lucia Caprara, e dal sostegno dei mecenati dei Musei Vaticani. Chi visita oggi la Scala Santa non vede piu il marmo scoperto, ma sa che sotto le assi restaurate c'e la pietra su cui si sono consumate generazioni di pellegrini.
Il restauro non ha riguardato solo la scala. Nell'arco degli anni sono stati recuperati anche il vasto ciclo di affreschi del vestibolo, le quattro rampe laterali e gli ambienti della cappella superiore, in un cantiere condotto con le tecniche dei laboratori vaticani e articolato in fasi successive: il lavoro sui dipinti era partito intorno al 2000 ed era proseguito nel decennio seguente, prima di arrivare all'intervento sulla scala vera e propria. E stato uno dei recuperi piu impegnativi condotti fuori dalle mura vaticane, e ha restituito al santuario una leggibilita che si era persa sotto secoli di polvere, umidita e fumo di candele. Per il visitatore di oggi il risultato e evidente: i colori degli affreschi sono vivi, l'apparato decorativo si legge di nuovo per intero, e la Scala Santa ha riacquistato l'aspetto sontuoso che Sisto V aveva voluto darle alla fine del Cinquecento. Conoscere la vicenda del restauro aiuta a guardare il luogo con occhi diversi: cio che sembra semplicemente antico e in realta il frutto di un lungo e paziente lavoro di conservazione ancora recente.
Il Sancta Sanctorum: la cappella piu santa
In cima alla Scala Santa si apre il Sancta Sanctorum, ufficialmente la cappella di San Lorenzo in Palatio, l'antica cappella privata dei papi. Sull'arco che la introduce corre l'iscrizione che ne riassume la fama: Non est in toto sanctior orbe locus, cioe non esiste al mondo luogo piu santo di questo. Per secoli la cappella e rimasta pressoche inaccessibile, chiusa da una robusta grata: la si guardava dalla soglia, in cima alla scala, senza potervi entrare. Oggi si visita con il biglietto, ma la grata resta, e la percezione di trovarsi davanti a uno spazio riservato e intatta.
L'icona acheropita del Salvatore
Al centro del Sancta Sanctorum, sopra l'altare, si venera l'icona acheropita del Salvatore, il Santissimo Salvatore. Acheropita e parola greca che significa non dipinta da mano umana: la tradizione vuole che l'immagine sia stata cominciata dall'evangelista Luca e portata a termine da un angelo. Gli studiosi la collocano tra il V e il VI secolo, e c'e chi ne propone un'origine bizantina piu tarda; quel che e certo e che si tratta di una delle immagini sacre piu antiche e venerate di Roma. Nel Duecento Innocenzo III la fece rivestire di una lamina d'argento, e nei secoli l'icona e stata protetta da coperture preziose che lasciano scoperto solo il volto. Per tutto il Medioevo l'immagine fu al centro di una celebre processione notturna di Ferragosto, quando veniva portata per le vie di Roma incontro all'icona della Madonna.
Gli affreschi duecenteschi e il pavimento cosmatesco
L'aspetto attuale della cappella risale a Niccolo III, il papa che dopo il terremoto del 1277 la fece restaurare e decorare, dandole la veste gotica che ancora oggi la caratterizza. Le pareti sono coperte da un ciclo di affreschi duecenteschi di grande importanza: nelle vele della volta i quattro evangelisti, e nelle pareti Cristo in trono tra gli angeli, il papa Niccolo III inginocchiato che offre il modellino della cappella accompagnato dai santi Pietro e Paolo, e le storie dei martiri, il martirio di Pietro e di Paolo, la lapidazione di Santo Stefano, il martirio di San Lorenzo, la decapitazione di Sant'Agnese e l'episodio di San Nicola con le tre fanciulle. Il pavimento e uno splendido esempio di arte cosmatesca, opera dei marmorari romani che firmarono con la formula Magister Cosmatus fecit hoc opus, con i suoi intarsi di porfido e serpentino disposti in rotae e disegni geometrici.
Le reliquie e il tesoro del Sancta Sanctorum
Sotto l'altare della cappella era conservata un'arca di legno di cipresso piena di reliquie, un tesoro accumulato nei secoli e considerato tra i piu importanti della cristianita medievale: tra gli oggetti tramandati la tradizione elencava perfino sandali attribuiti a Gesu e i crani di sante come Agnese e Prassede. Molti di questi materiali, insieme agli arredi preziosi, ai reliquiari e alle croci smaltate, sono oggi conservati ed esposti in ambito vaticano, al Museo Sacro della Biblioteca Apostolica; chi voglia vedere quegli oggetti li ritrova nel percorso dei Musei Vaticani. Nella cappella resta l'altare, la grata, l'icona e la sua aura di inviolabilita.

Gli affreschi tardo-cinquecenteschi della Scala Santa
Quando Sisto V costruì il nuovo edificio, il vestibolo con le cinque rampe fu decorato in tempi rapidissimi, tra il 1587 e il 1588, da una squadra numerosa di pittori sotto la direzione di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, gli stessi coordinatori delle grandi imprese decorative sistine in Vaticano e al Laterano. Alla campagna parteciparono, tra gli altri, Andrea Lilli, Giovan Battista Ricci e Paris Nogari: nomi della cosiddetta scuola sistina, artisti prolifici che lavoravano in serie ma con notevole coerenza di racconto.
Il programma iconografico non e casuale: salendo lo sguardo incontra le storie dell'Antico Testamento come prefigurazioni, e soprattutto il grande racconto della Passione di Cristo, che accompagna il fedele nella salita facendogli rivivere per immagini le tappe che la scala stessa rappresenta. E un ciclo enorme, poco celebre rispetto alle Stanze vaticane ma di straordinaria estensione, che il restauro ha riportato a colori vividi. Vale la pena alzare la testa spesso mentre si sale o si scende dalle rampe laterali: la volta e le pareti sono interamente dipinte.
Le sculture e l'atrio della Scala Santa
Ai piedi della Scala Santa, nell'atrio, accolgono il visitatore due gruppi scultorei ottocenteschi di Ignazio Jacometti: l'Ecce Homo, Cristo mostrato alla folla, e il Bacio di Giuda, il momento del tradimento nell'orto degli Ulivi. Sono opere della meta del XIX secolo, pensate per introdurre il tema della Passione prima ancora che il pellegrino cominci a salire, e collocate proprio all'inizio delle rampe come una soglia figurata. Ad esse si aggiungono altre sculture devozionali dell'Ottocento. L'insieme, tra i marmi all'ingresso e gli affreschi lungo la salita, fa dell'atrio della Scala Santa un ambiente pensato in ogni dettaglio per condurre il visitatore dalla piazza al mistero della cappella superiore.
Salire la Scala Santa in ginocchio: la devozione e l'indulgenza
La pratica devozionale legata alla Scala Santa e precisa. Si sale la scala centrale esclusivamente in ginocchio, un gradino alla volta, spesso fermandosi su ciascuno per una preghiera o una meditazione sulla Passione. La Chiesa concede a chi compie la salita con le dovute condizioni sacramentali, cioe confessione, comunione e preghiera secondo le intenzioni del papa, l'indulgenza plenaria, applicabile a se stessi oppure a un defunto. Chi non e in grado di salire in ginocchio, per eta o per condizioni di salute, puo ottenere lo stesso frutto spirituale meditando davanti alla scala.
La custodia del santuario e affidata dalla meta dell'Ottocento ai Padri Passionisti, la congregazione fondata da san Paolo della Croce che ha per missione proprio la memoria della Passione di Cristo: fu Pio IX ad affidare loro in perpetuo il luogo. Anche il visitatore non credente e accolto senza problemi, purche rispetti il raccoglimento di chi prega: e bene ricordare che, prima ancora che un monumento, la Scala Santa e un luogo di culto vivo, frequentato ogni giorno da pellegrini che salgono lentamente in silenzio.
Come si visita la Scala Santa
La visita e piu breve di quanto la fama del luogo lasci immaginare, ma va calibrata su cosa si vuole fare. Chi desidera solo vedere la scala e salire per una delle rampe laterali cava un quarto d'ora; chi compie la salita penitenziale in ginocchio impiega molto di piu, perche si procede lentamente e con pause, e nelle ore di afflusso si forma una fila ordinata sul gradino piu basso. Aggiungendo la visita al Sancta Sanctorum e la sosta davanti agli affreschi, si arriva comodamente a un'ora.
Il percorso naturale e questo: si entra dall'atrio, si osservano i gruppi di Jacometti, si sceglie se salire in ginocchio la scala centrale o a piedi una delle laterali, si raggiunge il pianerottolo superiore da cui si guarda dentro il Sancta Sanctorum attraverso la grata, e se si ha il biglietto si accede alla cappella. Il consiglio pratico e non trattare la Scala Santa come una toccata e fuga: pochi minuti bastano a vederla, ma qui il valore risiede nel ritmo lento, nell'osservare i solchi del marmo attraverso le grate e nel guardare il ciclo dipinto che avvolge le rampe.
La Scala Santa con i bambini
La Scala Santa e un luogo adatto anche a una visita in famiglia, a patto di spiegarne prima il significato. Ai bambini si puo raccontare la storia dei ventotto gradini portati da Gerusalemme, del marmo consumato dalle ginocchia dei pellegrini e nascosto sotto il legno, del tesoro nascosto nella cappella dietro la grata: sono immagini forti, che colpiscono. La salita in ginocchio non e adatta ai piu piccoli, ma nulla vieta di salire con loro a piedi lungo una rampa laterale e affacciarsi al Sancta Sanctorum. Il piazzale esterno, ampio e pedonale, permette una pausa comoda tra la Scala Santa e la basilica lateranense. L'unica raccomandazione e quella di sempre nei luoghi di culto: tono di voce basso e rispetto per chi prega.
Accessibilita della Scala Santa
Il tema dell'accessibilita alla Scala Santa merita franchezza. La scala centrale, per sua natura, e un ostacolo: si sale in ginocchio e non e percorribile in altro modo. Le rampe laterali consentono comunque a tutti di raggiungere il livello superiore e di affacciarsi alla cappella, ma restano pur sempre scale. Per chi ha difficolta motorie o si muove in sedia a rotelle la soluzione migliore e informarsi in anticipo presso il santuario sulle possibilita di accesso al Sancta Sanctorum e sui percorsi disponibili. La devozione, del resto, contempla esplicitamente chi non puo salire: la Chiesa riconosce lo stesso valore spirituale alla meditazione compiuta davanti alla scala. Per i dettagli aggiornati sugli accessi conviene contattare direttamente il santuario.
Quando andare alla Scala Santa
I momenti in cui la Scala Santa e piu affollata sono la Quaresima e soprattutto il periodo pasquale, quando la salita in ginocchio richiama moltissimi fedeli e il venerdi santo la scala diventa meta di un pellegrinaggio continuo. Se cercate raccoglimento e poca fila, evitate quelle settimane e scegliete un giorno feriale, preferibilmente la mattina presto, quando il santuario apre alle sei e la luce entra bassa sugli affreschi. Anche gli anni giubilari portano un afflusso straordinario, perche la Scala Santa e da sempre una delle mete della devozione dei pellegrini a Roma. Nelle ore centrali dei giorni festivi si sale in coda, un gradino alla volta: una condizione che per molti fa parte dell'esperienza, ma che chi visita per interesse storico e artistico preferira evitare.
Cosa vedere intorno alla Scala Santa
La Scala Santa e il cuore di uno dei poli piu ricchi di Roma. A pochi passi c'e la Basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale del papa e la piu antica basilica dell'Occidente, con il suo chiostro cosmatesco e il Battistero. Sempre in zona, verso le mura, si raggiunge in una decina di minuti a piedi Santa Croce in Gerusalemme, l'altra chiesa legata alle reliquie della Passione portate da Sant'Elena. Chi ha piu tempo puo scendere verso il Celio, dove si visitano le Case Romane del Celio e la Basilica di San Clemente con i suoi tre livelli sovrapposti, oppure la Basilica dei Santi Quattro Coronati con la cappella di San Silvestro. Proseguendo si arriva al Colosseo, alla Domus Aurea e a San Pietro in Vincoli con il Mose di Michelangelo. Verso sud, oltre le mura, ci sono le Terme di Caracalla, mentre sul colle Esquilino la grande Basilica di Santa Maria Maggiore chiude idealmente il percorso delle basiliche papali insieme a San Lorenzo fuori le mura.
Le altre Scale Sante nel mondo
La Scala Santa di Roma e l'originale venerato, ma non e l'unica: nei secoli il modello si e diffuso in tutta Europa, e sono nate numerose repliche pensate per permettere ai fedeli che non potevano raggiungere Roma di compiere la stessa devozione penitenziale. Ne esistono a Gerusalemme, Praga, Napoli, Siena, Lourdes, Mantova, Torino e in molti altri luoghi, spesso costruite accanto a santuari mariani o a case religiose. Ciascuna riproduce i ventotto gradini e la pratica della salita in ginocchio, con l'indulgenza connessa concessa alle stesse condizioni. La loro esistenza racconta quanto la Scala Santa romana fosse un modello potente dell'immaginario devozionale cattolico, capace di generare copie in mezzo continente. Sapere che la scala di Roma e il capostipite di questa famiglia aggiunge peso alla visita: quando si sale qui, si sale il gradino da cui tutte le altre scale hanno preso forma. Vale la pena, davanti alla scala centrale, ricordare che generazioni di pellegrini che non avrebbero mai visto Roma hanno pregato su imitazioni di questi stessi ventotto gradini.
La devozione e i pellegrinaggi alla Scala Santa
La Scala Santa e da sempre uno dei punti fermi del pellegrinaggio romano. Chi arrivava a Roma per un Giubileo, dal Medioevo in poi, inseriva quasi sempre nel proprio itinerario la salita della scala, insieme alla visita delle grandi basiliche. La pratica ha un suo rituale preciso: si comincia dal gradino piu basso, ci si inginocchia, si sale un gradino alla volta fermandosi su ciascuno per una preghiera o per la meditazione su un momento della Passione, e si raggiunge cosi il pianerottolo davanti al Sancta Sanctorum. Molti pellegrini baciano i gradini in corrispondenza delle tre grate che lasciano intravedere il marmo. La devozione si intensifica nei tempi forti dell'anno liturgico: durante la Quaresima e soprattutto il venerdi santo la scala diventa meta di un flusso ininterrotto di fedeli, e il santuario prolunga spesso l'attivita per accogliere tutti.
Va sottolineato un aspetto che sorprende chi arriva con la sola curiosita turistica: la Scala Santa non e un monumento congelato, ma un luogo di culto pienamente vivo. In qualunque giorno feriale si trovano persone di ogni eta e provenienza che salgono lentamente in silenzio, e questo ritmo raccolto e parte integrante dell'esperienza del luogo. Chi visita per interesse storico o artistico e benvenuto, purche rispetti il clima di preghiera: la regola non scritta e muoversi piano e in silenzio, e usare le rampe laterali se non si intende compiere la salita penitenziale.
Il Triclinio di Leone III e i frammenti salvati del Laterano
Quando Sisto V ordino la demolizione del vecchio Patriarchio, decise di salvare tre nuclei: la Scala Santa, la cappella del Sancta Sanctorum e il grande mosaico del Triclinio di Leone III. Il triclinio era la grande sala dei banchetti del palazzo papale carolingio, voluta da papa Leone III intorno all'800, gli anni della sua alleanza con Carlo Magno. Del suo apparato musivo resta oggi, sulla piazza davanti alla Scala Santa, una ricostruzione settecentesca collocata su un'esedra, che raffigura Cristo tra gli apostoli e le scene con san Pietro, il pontefice e il sovrano: un riferimento diretto al rapporto tra il papato e l'impero. Camminando sul piazzale conviene fermarsi qualche minuto a osservare questa parete musiva: e il terzo dei tre frammenti superstiti di quel palazzo scomparso, e completa il quadro storico della Scala Santa. Insieme, scala, cappella e mosaico sono tutto cio che rimane, isolato e reincastonato da Sisto V, del cuore cerimoniale del Laterano medievale.
Perche la Scala Santa e un unicum a Roma
Roma e piena di chiese, cappelle e reliquie, eppure la Scala Santa non somiglia a nulla. La sua unicita nasce dall'incrocio di tre elementi che raramente convivono nello stesso luogo. Primo, e una reliquia che si usa: non un oggetto chiuso in una teca da guardare, ma una scala che il fedele percorre fisicamente con il proprio corpo, in ginocchio, entrando in contatto diretto con la materia venerata. Secondo, custodisce sopra di se una delle cappelle piu antiche e a lungo inaccessibili di Roma, il Sancta Sanctorum, con la sua icona del Salvatore e i suoi affreschi duecenteschi. Terzo, e insieme monumento e luogo di culto attivo, dove il valore storico e artistico si somma alla devozione praticata ogni giorno. Aggiungete a questo la vicenda del marmo nascosto sotto il legno e riscoperto per poche settimane nel 2019, e capirete perche la Scala Santa resta impressa. Non e un museo, non e soltanto una chiesa: e un dispositivo di fede costruito attorno a un gesto, quello di salire piano, un gradino alla volta, verso il luogo che un'iscrizione dichiara il piu santo del mondo.
Il significato dei ventotto gradini della Scala Santa
Il numero dei gradini non e casuale nella devozione: sono ventotto, e la tradizione li identifica con quelli che dal cortile del pretorio salivano all'aula dove Gesu fu giudicato da Ponzio Pilato. Salirli in ginocchio significa ripercorrere idealmente il cammino di Cristo verso la condanna, e per questo la salita e sempre accompagnata dalla meditazione sui momenti della Passione. Ogni gradino diventa una stazione, un punto in cui fermarsi, pregare e riflettere, cosi che la scala si trasforma in un percorso spirituale scandito passo dopo passo. Questa dimensione fisica e cio che distingue la Scala Santa da una reliquia qualunque: non la si guarda soltanto, la si attraversa con il corpo, sopportando la fatica delle ginocchia sul legno come piccola partecipazione alla sofferenza commemorata. Vale la pena arrivare sapendo questo, perche cambia il modo di guardare le persone che salgono lentamente: non stanno semplicemente visitando un monumento, stanno compiendo un gesto antico di secoli. Anche il visitatore laico, conoscendo il senso dei ventotto gradini, coglie meglio la ragione di quel ritmo raccolto che avvolge tutto il vestibolo, e capisce perche qui si sale in silenzio e mai di fretta.
Consigli pratici per salire la Scala Santa
Qualche indicazione concreta rende la visita alla Scala Santa piu serena. Ci si trova in un santuario, quindi vale la regola dei luoghi di culto: spalle e ginocchia coperte, telefono in silenzio, tono di voce basso. Chi intende compiere la salita penitenziale in ginocchio dovrebbe mettere in conto che ventotto gradini di legno percorsi cosi mettono alla prova le articolazioni: molti fedeli portano con se una piccola imbottitura o indossano pantaloni comodi, e non c'e nulla di improprio nel farlo. La salita richiede tempo e non va affrettata, anche per rispetto verso chi sale davanti e dietro di voi; non si scavalca e non si supera chi prega. Chi visita per motivi di studio o curiosita puo salire a piedi lungo una delle rampe laterali senza problemi, mantenendo il silenzio. All'ingresso vale la pena osservare i gruppi scultorei ottocenteschi dell'atrio prima di cominciare la salita, perche introducono il tema della Passione e danno senso a cio che si sta per fare. Infine, tenete presente la doppia biglietteria: la scala e libera, il Sancta Sanctorum ha un biglietto a parte che si paga in loco, ed e un supplemento minimo che ripaga ampiamente l'accesso alla cappella.
Il ciclo affrescato della Scala Santa in dettaglio
Il ciclo pittorico che riveste il vestibolo della Scala Santa merita una lettura piu attenta di quella che di solito gli si concede. Realizzato in appena due anni tra il 1587 e il 1588 da una vera e propria fabbrica di pittori diretta da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, e uno degli insiemi decorativi piu vasti della Roma sistina, paragonabile per estensione alle grandi imprese vaticane degli stessi anni. La logica del programma segue la salita: le pareti e le volte delle rampe raccontano le storie della salvezza, dalle prefigurazioni dell'Antico Testamento fino al ciclo della Passione, che accompagna chi sale verso la cappella superiore quasi come un percorso narrativo per immagini. Non ci si aspetti la mano del singolo genio: qui contava la coerenza del racconto e la rapidita di esecuzione, e artisti come Andrea Lilli, Giovan Battista Ricci e Paris Nogari lavoravano fianco a fianco su un disegno unitario. Il restauro degli ultimi decenni ha restituito ai colori una brillantezza che per secoli era rimasta soffocata sotto lo sporco e il fumo delle candele. Il modo giusto di guardare questo ciclo e camminare lentamente su una rampa laterale con lo sguardo in alto, lasciando che le scene si susseguano: e allora che il vestibolo della Scala Santa rivela di essere, oltre che un luogo di devozione, una grande macchina figurativa della Controriforma.

Una curiosita su Scala Santa
La curiosita che quasi nessuno conosce riguarda il modo in cui la scala fu rimontata nel 1589. Quando Domenico Fontana la trasferi dal vecchio palazzo lateranense al nuovo edificio, si pose un problema tutto teologico: come spostare gradino per gradino una scala che nessuno doveva calpestare con i piedi. La soluzione tramandata dalle cronache fu di montarla dall'alto verso il basso, posando prima i gradini superiori e poi via via quelli inferiori, cosi che gli operai non fossero mai costretti a poggiare i piedi su un gradino gia collocato. E un dettaglio che dice molto della cura maniacale con cui il Cinquecento trattava le reliquie: non bastava spostare la scala, bisognava spostarla senza mai violarla. C'e poi un secondo particolare che sfugge ai piu: i gradini che oggi si salgono non sono di marmo, ma di legno. Il marmo vero, quello venerato, e sotto le assi di noce dal 1723, e riaffiora soltanto nelle tre piccole grate che i pellegrini baciano lungo la salita. Chi crede di toccare con le ginocchia la pietra della Passione, in realta, tocca un rivestimento settecentesco messo li proprio per proteggerla.
Una cosa che non ti dice nessuno su Scala Santa
La cosa che nessuna targa spiega e che la Scala Santa e solo il pezzo superstite di un mondo scomparso. L'edificio che la ospita non e antico: e una costruzione sistina di fine Cinquecento, tirata su in fretta per salvare tre frammenti del Patriarchio lateranense, la vera reggia dei papi del Medioevo, che Sisto V fece radere al suolo. Quando entrate nel santuario, quindi, non state entrando in un palazzo papale medievale: state entrando in una teca costruita apposta attorno a cio che di quel palazzo si volle conservare, cioe la scala, la cappella del Sancta Sanctorum e, poco lontano, il mosaico del Triclinio di Leone III. Tutto il resto, sale, logge, cappelle stratificate nei secoli, e stato demolito. C'e un secondo dettaglio pratico che spiazza molti visitatori: la salita della scala e completamente gratuita, si paga soltanto per entrare nella cappella in cima. Non pochi arrivano convinti di dover comprare un biglietto per la scala e si fermano titubanti davanti all'ingresso: non serve. La devozione e libera per tutti, il biglietto riguarda solo il Sancta Sanctorum.
Il consiglio che ti do per visitare Scala Santa
Il consiglio che do a chi accompagno e di venire alla Scala Santa presto la mattina di un giorno feriale, appena aperto, e di prendersi il tempo di salire almeno una delle rampe laterali a testa alta, guardando gli affreschi. Molti si concentrano solo sulla scala centrale e sui pellegrini in ginocchio, e non si accorgono che tutto il vestibolo, volta e pareti, e un enorme ciclo dipinto della fine del Cinquecento restaurato di recente: e li il tesoro visivo del luogo, e si gode solo alzando la testa e camminando piano. Il secondo consiglio e di non trascurare il biglietto del Sancta Sanctorum: costa poco, poco piu di tre euro, e permette di entrare in una delle cappelle piu antiche e inaccessibili di Roma, per secoli visibile solo attraverso una grata. Chi si limita alla scala e se ne va senza aver visto l'icona del Salvatore e gli affreschi duecenteschi si perde la meta piu preziosa. Ultimo avvertimento: evitate la Quaresima e la settimana di Pasqua se cercate silenzio, perche in quei giorni la fila sul primo gradino non finisce mai.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si sa che la Scala Santa ha ventotto gradini, ma quasi mai si aggiunge quello che rende quel numero cosi impressionante: sono gli stessi ventotto gradini da secoli, e su di essi si sono inginocchiate decine di generazioni fino a scavare il marmo. I solchi visibili sotto le grate non sono un difetto della pietra: sono l'impronta fisica di milioni di ginocchia e di baci, l'usura lenta della devozione fatta materia. E questa, piu di ogni reliquia, la cosa che colpisce chi guarda con attenzione. C'e poi un fatto storico che si ripete spesso ma quasi sempre monco: la tradizione attribuisce l'arrivo della scala a Roma a Sant'Elena nel 326, ma va detto con onesta che si tratta di una tradizione devozionale, non di un fatto documentato. La prima persona non deve confondere fede e storia: la scala e venerata da mille anni come la scala di Pilato, e questo e certo e verificabile; che sia fisicamente quella scala appartiene alla credenza, non alle carte. Saperlo non toglie nulla alla forza del luogo, anzi aiuta a capirlo meglio.
La foto giusta da fare a Scala Santa
La foto giusta alla Scala Santa non e il primo piano dei gradini, che con il rivestimento di legno rendono poco, ma la ripresa d'insieme del vestibolo dal fondo dell'atrio, che inquadra le cinque rampe parallele in prospettiva con i pellegrini in ginocchio sulla scala centrale e la volta affrescata che scende sopra le teste. E l'immagine che restituisce meglio l'idea del luogo: il movimento lento della salita, la simmetria delle rampe, il cielo dipinto sopra. Chi vuole un dettaglio piu intimo punti invece verso l'alto, alla grata del Sancta Sanctorum vista dal pianerottolo superiore, con l'icona del Salvatore che appare in penombra oltre le sbarre: e una fotografia che racconta secoli di inaccessibilita in un solo scatto. Due avvertenze pratiche e doverose: si e in un luogo di culto attivo, quindi niente flash e nessuna posa che disturbi chi prega, e all'interno del Sancta Sanctorum vanno rispettate le eventuali indicazioni sulle riprese. La luce migliore per il vestibolo e quella del mattino presto, quando entra radente e accende gli affreschi restaurati.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo grande avvenimento e il terremoto del 1277, che danneggio la cappella papale e spinse Niccolo III a ricostruirla e a farla decorare, dandole la veste gotica e il ciclo di affreschi duecenteschi che ancora oggi vediamo dietro la grata. Il secondo, decisivo, e la demolizione del Patriarchio lateranense voluta da Sisto V e il conseguente trasferimento della Scala Santa nel 1589 a opera di Domenico Fontana, che salvo la scala, la cappella e il mosaico del Triclinio dall'abbattimento del vecchio palazzo. Nel 1723, sotto Innocenzo XIII, avvenne un fatto meno spettacolare ma capitale per la conservazione: i gradini di marmo, ormai scavati dai solchi, furono ricoperti con le tavole di noce che tuttora li proteggono. Il capitolo piu recente e il grande restauro dei Musei Vaticani concluso tra il 2018 e il 2019: per completare i lavori il rivestimento di legno fu tolto e il marmo originale torno visibile ai fedeli per la prima volta dopo circa trecento anni, fino alla Pentecoste del 9 giugno 2019, quando il legno risanato fu rimesso al suo posto. Ognuno di questi passaggi ha lasciato un segno tangibile nel monumento che si visita oggi.
Chi e passato da Scala Santa
Da questi ventotto gradini sono passati in mille anni papi, santi e pellegrini di ogni parte d'Europa. La cappella superiore fu per secoli la cappella privata dei pontefici, che vi custodivano le reliquie piu preziose della cristianita, e la scala e stata salita da innumerevoli fedeli durante ogni Giubileo, quando Roma si riempiva di pellegrini diretti alle grandi basiliche. Il personaggio piu celebre che la tradizione lega alla Scala Santa e Martin Lutero: durante il suo soggiorno romano, intorno al 1510, il futuro riformatore avrebbe salito la scala in ginocchio secondo l'uso, e proprio da quell'esperienza, stando al racconto che egli stesso tramando anni dopo, sarebbero nati i suoi primi dubbi sul valore delle pratiche penitenziali e delle indulgenze. E un episodio riferito dallo stesso Lutero, quindi da collocare tra memoria e tradizione piu che tra i fatti documentati, ma resta uno dei nodi piu affascinanti tra la storia di Roma e la Riforma. Accanto a lui, la devozione alla scala ha attraversato figure come Pio IX, che a meta Ottocento ne affido la custodia ai Passionisti, e generazioni di santi e pontefici che qui vollero pregare. Ogni volto celebre, pero, conta meno della folla anonima che da secoli sale lentamente: sono loro, i pellegrini senza nome, ad aver consumato il marmo.

Domande veloci su Scala Santa
Quanto costa salire la Scala Santa?
Salire la Scala Santa in ginocchio e gratuito e non richiede biglietto. Si paga soltanto la visita al Sancta Sanctorum, la cappella in cima, con un biglietto intero di 3,50 euro e un ridotto di 3,00 euro.
Quali sono gli orari della Scala Santa?
La Scala Santa e aperta dal lunedi al sabato dalle 6:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 18:30, la domenica e nei festivi dalle 7:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 18:30. Da novembre a marzo la chiusura pomeridiana e anticipata alle 18:00. L'ultimo ingresso e trenta minuti prima della chiusura.
Quali sono gli orari del Sancta Sanctorum?
Il Sancta Sanctorum apre dal lunedi al sabato dalle 9:00 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 17:15. La domenica e nelle feste religiose e chiuso al mattino e apre solo il pomeriggio, dalle 15:00 alle 17:15.
Bisogna per forza salire la Scala Santa in ginocchio?
La scala centrale si sale solo in ginocchio, per devozione. Chi non vuole o non puo inginocchiarsi usa una delle quattro rampe laterali, che portano ugualmente al livello del Sancta Sanctorum.
Quanti gradini ha la Scala Santa?
La Scala Santa ha ventotto gradini di marmo, oggi rivestiti di legno di noce per proteggerli. Il marmo originale e visibile solo attraverso tre piccole grate lungo la salita.
Perche i gradini sono coperti di legno?
Il rivestimento in legno di noce fu applicato nel 1723 sotto Innocenzo XIII per proteggere il marmo, ormai scavato dai solchi lasciati dalle ginocchia dei pellegrini nel corso dei secoli.
Si possono ancora vedere i gradini di marmo originali della Scala Santa?
Il marmo originale e tornato interamente visibile solo durante il restauro concluso nel 2019, fino alla Pentecoste del 9 giugno di quell'anno. Oggi il legno e di nuovo al suo posto e il marmo si intravede solo attraverso le grate.
Serve prenotare per visitare la Scala Santa?
Per il singolo visitatore non serve prenotare: il biglietto del Sancta Sanctorum si acquista sul posto. La prenotazione via email riguarda solo i gruppi numerosi.
Che cos'e il Sancta Sanctorum?
E l'antica cappella privata dei papi, dedicata a San Lorenzo, posta in cima alla Scala Santa. Custodisce l'icona acheropita del Salvatore e affreschi duecenteschi voluti da Niccolo III, ed e chiusa da una grata.
Che cos'e l'icona acheropita del Salvatore?
E un'immagine di Cristo venerata come non dipinta da mano umana, secondo la tradizione cominciata da san Luca e completata da un angelo. Gli studiosi la datano tra il V e il VI secolo. Innocenzo III la fece rivestire d'argento nel Duecento.
Come si arriva alla Scala Santa?
Con la Metro A, fermata San Giovanni, a pochi minuti a piedi; con il tram 3 e con diverse linee di autobus che fermano a Piazza di Porta San Giovanni. L'indirizzo e Piazza di San Giovanni in Laterano 14.
Quanto dura la visita alla Scala Santa?
Per vedere la scala e salire una rampa laterale basta un quarto d'ora. La salita in ginocchio richiede molto piu tempo, e aggiungendo il Sancta Sanctorum e gli affreschi si arriva comodamente a un'ora.
La Scala Santa e adatta ai bambini?
Si, purche si spieghi loro il significato del luogo. La salita in ginocchio non e adatta ai piu piccoli, ma si puo salire a piedi lungo una rampa laterale e affacciarsi alla cappella.
La Scala Santa e accessibile in sedia a rotelle?
La scala e comunque un ostacolo, anche nelle rampe laterali. Per chi ha difficolta motorie conviene informarsi in anticipo presso il santuario sui percorsi disponibili. La Chiesa riconosce lo stesso valore spirituale alla meditazione compiuta davanti alla scala.
Si possono fare foto alla Scala Santa?
Nel vestibolo si fotografa senza flash e senza disturbare chi prega. All'interno del Sancta Sanctorum vanno rispettate le eventuali indicazioni sulle riprese. Ci si trova in un luogo di culto attivo.
Cosa significa salire la Scala Santa per un cattolico?
Chi sale in ginocchio i ventotto gradini con le dovute condizioni sacramentali riceve l'indulgenza plenaria, applicabile a se stesso o a un defunto. E un atto penitenziale di meditazione sulla Passione di Cristo.
Chi custodisce la Scala Santa?
Dalla meta dell'Ottocento la custodia del santuario e affidata ai Padri Passionisti, la congregazione dedicata alla memoria della Passione, per volere di Pio IX.
Qual e il momento migliore per visitare la Scala Santa?
La mattina presto di un giorno feriale, appena aperto. Vanno evitate la Quaresima e la settimana di Pasqua, quando la fila di chi sale in ginocchio e continua, e gli anni giubilari, di grande affollamento.
Che differenza c'e tra la Scala Santa e San Giovanni in Laterano?
Sono due edifici distinti e vicini. San Giovanni in Laterano e la cattedrale di Roma; la Scala Santa e il santuario che conserva la scala della Passione e la cappella del Sancta Sanctorum, in un edificio a se stante di fronte alla basilica.
Cosa si vede intorno alla Scala Santa?
La Basilica di San Giovanni in Laterano con il Battistero, Santa Croce in Gerusalemme, e piu lontano il Celio con San Clemente, i Santi Quattro Coronati, il Colosseo e la Domus Aurea.
Se dovessi dire in una frase perche vale la pena salire alla Scala Santa, direi che pochi luoghi a Roma mettono cosi vicino la storia e la fede vissuta: il marmo scavato dalle ginocchia, gli affreschi ritrovati sotto secoli di sporco, l'icona che per mille anni nessuno poteva avvicinare. Andateci presto, salite piano, alzate la testa a guardare la volta dipinta e affacciatevi alla grata del Sancta Sanctorum: e li, in quel silenzio, che si capisce di trovarsi in uno dei posti piu intensi della citta.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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