Schermi di Piombo — Ombre e Poteri, la rassegna di cinema civile all’Eur Social Park

Schermi di Piombo, Ombre e Poteri è la rassegna di cinema civile che l’Eur Social Park ospita nell’estate 2026: sette serate di proiezioni all’aperto, ciascuna accompagnata da un incontro pubblico, dedicate alla storia italiana degli anni Novanta e Duemila. La manifestazione nasce da un’idea di Leonardo Scuderi, che ne firma anche la direzione artistica, ed è curata dalla giornalista d’inchiesta Angela Camuso; madrina di questa seconda edizione è l’attrice Claudia Gerini. Il progetto è patrocinato da Roma Capitale, si realizza in collaborazione con EUR S.p.A. e ha come media partner EUR District. Le proiezioni si sono tenute fra il 9 giugno e il 21 luglio 2026 nello spazio all’aperto dell’Eur Social Park, il parco estivo del quadrante sud di Roma che resta aperto dal 25 aprile al 27 settembre 2026. Chi arriva adesso, a metà settembre, trova il ciclo cinematografico concluso e il marchio della rassegna che prosegue in una forma diversa: il 16 settembre 2026, dalle 21.00 alle 23.30 e con ingresso gratuito, il parco ospita Schermi di Piombo: Urban Art Stories, un appuntamento dedicato all’arte urbana, agli artisti e alle opere nate negli spazi della città.

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Qui sotto trovate tutto quello che serve per capire che cosa è stata questa edizione, come funziona la formula, che cosa aspettarsi dalla prossima, come si raggiunge il parco, che cosa c’è da vedere intorno e come si organizza una serata all’Eur senza perdere tempo. La materia che la rassegna attraversa risulta delicata: corruzione, criminalità organizzata, stragi, vittime reali, processi che hanno occupato anni di cronaca giudiziaria. La tratteremo con la cautela che merita, distinguendo sempre fra quello che i film raccontano e quello che la storia e le sentenze hanno accertato.

Che cos’è la rassegna Schermi di Piombo e dove si tiene

Partiamo dal nome, perché genera un equivoco che vale la pena sciogliere subito. Schermi di Piombo richiama gli anni di piombo, cioè il periodo compreso, secondo la periodizzazione più diffusa fra gli storici, fra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Ottanta: terrorismo politico di matrice opposta, stragi, tensione istituzionale, violenza di piazza. La prima edizione della rassegna, nell’estate precedente, era effettivamente dedicata agli anni Settanta e Ottanta, e da lì il titolo. La seconda edizione, quella del 2026, conserva il marchio ma sposta l’obiettivo in avanti: il sottotitolo è Ombre e Poteri, e nella presentazione ufficiale la formula completa viene indicata come Ombre e Poteri: l’Italia dietro le quinte. Il perimetro dichiarato sono gli anni Novanta e Duemila.

La formula è semplice e, proprio per questo, funziona. Ogni settimana, in genere di martedì, il parco spegne la musica e accende uno schermo. Si proietta un film italiano che ha raccontato un pezzo di storia recente del Paese, e attorno alla proiezione si costruisce un incontro pubblico: chi presenta, chi commenta, chi porta una testimonianza diretta. La curatela dei talk e degli approfondimenti è affidata ad Angela Camuso, giornalista d’inchiesta, e la scelta dice molto della natura del progetto. Non si tratta di una semplice arena estiva che programma film italiani di successo: la selezione segue una linea, e la linea è il rapporto fra potere, informazione e giustizia in un’Italia che, fra il crollo della cosiddetta Prima Repubblica e i primi anni Duemila, ha cambiato pelle.

Il luogo è l’Eur Social Park, nel quadrante sud della città, dentro il comprensorio dell’EUR. L’ingresso del parco si trova su Via di Val Fiorita, in un’area verde che d’estate diventa uno dei poli notturni più frequentati della zona. Il sito ufficiale della manifestazione indica come riferimento la mappa del locale e la fermata della metropolitana EUR Magliana, sulla linea B; l’indirizzo che compare nel piè di pagina del sito, Via Anastasio II 42, è la sede legale della società che gestisce lo spazio e non corrisponde al luogo delle serate. È una distinzione banale, ma chi digita l’indirizzo del piè di pagina nel navigatore finisce dall’altra parte di Roma, e la cosa succede più spesso di quanto si creda.

La collocazione conta anche per un altro motivo. L’EUR è il quartiere che il regime fascista progettò per l’Esposizione Universale del 1942 e che il dopoguerra completò e riconvertì a quartiere direzionale: marmi, assi rettilinei, prospettive monumentali, e poi ministeri, sedi di grandi aziende, archivi di Stato. Proiettare film sul potere italiano qui, e non in un’arena del centro storico, produce un cortocircuito che gli organizzatori hanno certamente messo in conto. Il contesto lavora sul film prima ancora che le luci si abbassino.

L’Eur Social Park, lo spazio che ospita le serate

L’Eur Social Park occupa un’area verde di oltre duemila metri quadri e funziona come contenitore estivo a programmazione continua. La stagione 2026 va dal 25 aprile al 27 settembre, e il calendario del parco alterna quattro anime dichiarate: i concerti dal vivo, il clubbing con dj set e serate a tema, la programmazione cinematografica di Schermi di Piombo e una sezione di appuntamenti di prima serata. Molte serate hanno ingresso gratuito e vengono indicate come tali sul sito ufficiale; altre, in particolare i concerti, passano dalla biglietteria online di TicketSms.

Per una rassegna come questa, lo spazio aperto risulta decisivo. Il cinema civile, quando viene proiettato in una sala chiusa, produce un pubblico compatto e silenzioso che esce e si disperde. All’aperto succede il contrario: durante il film qualcuno commenta a mezza voce, alla fine molti restano seduti, il dibattito comincia con le persone ancora sistemate sulle sedie o sul prato e prosegue nei capannelli davanti al bar. È il motivo per cui le rassegne di cinema civile all’aperto, a Roma, hanno una tradizione lunga e una resa che le sale non riescono a replicare.

Chi firma la rassegna: Scuderi, Camuso, Gerini

L’idea è di Leonardo Scuderi, che della manifestazione è anche il direttore artistico. La curatela dei contenuti giornalistici, cioè dei talk e degli approfondimenti che accompagnano ogni proiezione, è di Angela Camuso, giornalista d’inchiesta. La combinazione di un direttore artistico e di una curatrice che viene dal giornalismo investigativo spiega la struttura delle serate meglio di qualunque comunicato: da una parte la scelta dei titoli e la costruzione del calendario, dall’altra la selezione degli interlocutori e la conduzione del confronto con il pubblico.

Madrina della seconda edizione è Claudia Gerini. Il ruolo di madrina, in una manifestazione come questa, non è decorativo quanto sembra: serve a dare un volto riconoscibile a un progetto che altrimenti rischia di essere percepito come un ciclo di conferenze con proiezione annessa, e ad attirare un pubblico che di suo non frequenterebbe un dibattito sulla storia giudiziaria italiana. Gerini, del resto, ha attraversato per trent’anni il cinema italiano popolare e quello d’autore, e ha lavorato con registi che dentro questa rassegna sarebbero di casa.

La seconda edizione è stata presentata ufficialmente il 4 giugno 2026, alle 11 del mattino, nella Sala Santa Rita in Campidoglio, ospite dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale. Alla conferenza stampa sono intervenuti l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio e il Vicepresidente del IX Municipio Augusto Gregori, insieme alla madrina, al direttore artistico e alla curatrice. È un dettaglio che dice qualcosa sul posizionamento della rassegna: non una programmazione privata di un locale estivo, ma un progetto con patrocinio comunale, presentato in Campidoglio e sostenuto dal Municipio sul cui territorio si svolge.

Il cinema civile italiano, una tradizione che viene da lontano

Per capire che cosa mette in scena una rassegna come questa conviene fare un passo indietro. L’espressione cinema civile indica, nel lessico critico italiano, un filone che dagli anni Sessanta in poi ha usato il racconto per immagini come strumento di inchiesta sulla vita pubblica del Paese. Il capostipite riconosciuto è Francesco Rosi, che con Salvatore Giuliano nel 1962 inventò un modo di filmare la cronaca italiana che non aveva precedenti: ricostruzione documentaria, strutture narrative a ritroso, rifiuto dell’eroe. Poi vennero Le mani sulla città, Il caso Mattei, Cadaveri eccellenti, e una generazione intera imparò da lì.

Questa tradizione si è interrotta e ricomposta più volte. Negli anni Ottanta si è quasi spenta, travolta dalla commedia e dalla crisi produttiva del cinema italiano. È tornata con forza fra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, quando il Paese ha avuto bisogno di rileggere quello che gli era appena successo: Mani Pulite, le stragi del 1992 e del 1993, la trasformazione del sistema politico, l’emersione di una criminalità organizzata capace di parlare il linguaggio dell’economia globale. È esattamente il perimetro che la seconda edizione di Schermi di Piombo si è scelta.

Il cinema civile italiano contemporaneo ha caratteristiche proprie che vale la pena tenere a mente mentre si guarda un film in rassegna. Primo: quasi sempre parte da un libro, da un’inchiesta giornalistica o da un atto processuale, e quindi porta con sé una pretesa di verità che il cinema di finzione normalmente non avanza. Secondo: quasi sempre semplifica, perché due ore non bastano a rendere la complessità di un processo durato dieci anni. Terzo: il pubblico tende a scambiare la tesi del film per un fatto accertato, e questo è il punto in cui una rassegna con dibattito guadagna la sua ragion d’essere. Il confronto che segue la proiezione serve proprio a rimettere le cose al loro posto, a separare l’interpretazione dal documento, a ricordare che un film è un punto di vista e non una sentenza.

Gli anni di piombo, la prima edizione e il salto in avanti

La prima edizione della rassegna, quella che ha dato il nome al progetto, era dedicata agli anni Settanta e Ottanta, descritti nella presentazione ufficiale come un periodo di tensioni, stragi e rinascite. Il riferimento è a una stagione che la storiografia italiana continua a studiare e sulla quale il dibattito pubblico non si è mai davvero chiuso: il terrorismo politico, gli attentati stragisti, la violenza diffusa, e insieme le trasformazioni sociali profonde di quegli stessi anni.

Su questa materia serve una premessa di metodo che riguarda tanto i film quanto chi ne parla. Le vicende giudiziarie di quel periodo sono lunghe, stratificate, in molti casi ancora aperte sul piano storiografico anche quando risultano chiuse su quello processuale. Attribuire responsabilità penali a persone od organizzazioni al di fuori di quanto stabilito da sentenze definitive non è soltanto scorretto: è il modo più rapido per trasformare la memoria in tifoseria. E le vittime, che di quelle vicende sono la parte che non può più parlare, meritano di restare persone e non materiale narrativo.

Quando un film in rassegna sostiene una tesi su mandanti, coperture o depistaggi, quella tesi va ascoltata per quello che è: la lettura di un autore, spesso fondata su atti giudiziari e su lavoro giornalistico serio, che il dibattito successivo ha il compito di contestualizzare. Le rassegne migliori sono quelle in cui il moderatore, alla fine, dice esattamente questo. Una curatela affidata a una giornalista d’inchiesta lascia sperare che sia andata così.

La seconda edizione sposta il fuoco sugli anni Novanta e Duemila e lo fa con una motivazione dichiarata: sono i decenni in cui, secondo la presentazione ufficiale, si sono ridefinite le dinamiche del potere, della corruzione e della coscienza collettiva. La cornice che gli organizzatori tracciano è ampia. I primi anni Novanta si aprono con la caduta del Muro di Berlino e con la fine della cosiddetta Prima Repubblica; le indagini di Mani Pulite portano al collasso dei partiti storici e all’emergere di nuovi soggetti politici. Negli stessi anni la mafia porta avanti la sua campagna stragista: nel 1992 le stragi di Capaci e di via D’Amelio, nel 1993 la strage di via Palestro a Milano e gli attentati di Roma e Firenze. La reazione dello Stato e di larga parte dell’opinione pubblica è forte.

È una cornice ambiziosa, forse troppo per sette serate. Ma è coerente: i film scelti non raccontano tutti la stessa storia, raccontano sette angoli diversi dello stesso ventennio.

Com’è fatto il programma della seconda edizione

Il calendario 2026 della rassegna conta sette appuntamenti, distribuiti fra il 9 giugno e il 21 luglio, quasi sempre di martedì sera. La cadenza settimanale è dichiarata sul sito ufficiale con una formula che vale la pena riportare: ogni settimana, un film che racconta la storia politica e sociale del Paese dagli anni Novanta ai primi anni Duemila. Questa la programmazione come risulta dal sito della manifestazione:

  • I Banchieri di Dio, martedì 9 giugno 2026
  • Il Portaborse, martedì 16 giugno 2026
  • Mani Pulite, martedì 23 giugno 2026
  • Loro, martedì 30 giugno 2026
  • Gomorra, inizio luglio 2026
  • Suburra, martedì 14 luglio 2026
  • Tutta la Vita Davanti, martedì 21 luglio 2026

Sulla data di Gomorra il sito ufficiale riporta due indicazioni diverse in due pagine diverse: il calendario generale del parco colloca l’appuntamento di lunedì 6 luglio, la scheda della rassegna indica martedì 7 luglio. Le pagine che si limitano a copiare l’una o l’altra fonte propagano l’incertezza senza segnalarla. Chi legge adesso, a stagione conclusa, non ne ha danno; chi consulterà il calendario della prossima edizione farà bene a diffidare delle date riportate di seconda mano e a controllare sempre la pagina ufficiale del parco.

Gli orari delle singole proiezioni non risultano pubblicati in modo uniforme sul sito. Come riferimento utile, l’appuntamento di settembre legato al marchio della rassegna, Schermi di Piombo: Urban Art Stories del 16 settembre 2026, è indicato dalle 21.00 alle 23.30 con ingresso gratuito. Per le serate cinematografiche l’orario tipico di un’arena estiva romana a giugno e luglio si colloca fra le 21.00 e le 21.30, quando il buio è sufficiente per proiettare; chi vuole seguire anche il dibattito deve mettere in conto di uscire attorno a mezzanotte. Sono indicazioni di buon senso, non orari ufficiali: quelli vanno letti sulla pagina del parco serata per serata.

I sette film in cartellone, uno per uno

Qui non troverete la trama raccontata per intero, che rovinerebbe la visione a chi non li ha visti. Troverete invece quello che serve per capire perché ciascuno di questi titoli occupa un posto nel percorso e che cosa conviene tenere d’occhio mentre scorre.

I Banchieri di Dio

Il film di Giuseppe Ferrara, uscito nel 2002, ricostruisce la vicenda del crac del Banco Ambrosiano e la parabola del suo presidente Roberto Calvi, trovato morto a Londra nel giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri. È un film duro, girato con una gelida impostazione documentaria, che intreccia finanza, politica, ambienti vaticani e logge. Ferrara apparteneva a quella generazione che considerava il cinema uno strumento di denuncia diretta, e non lo nascondeva.

Va detto con chiarezza: la morte di Calvi è stata oggetto di inchieste e processi lunghissimi, con esiti che non hanno portato a condanne definitive per omicidio, e il caso continua a essere discusso. Il film propone una ricostruzione; la ricostruzione non equivale a un accertamento giudiziario. Metterlo in apertura di rassegna è comunque una scelta logica, perché il crac dell’Ambrosiano è il portone d’ingresso agli anni Novanta italiani: la finanza opaca che precede lo scoperchiamento del sistema dei partiti.

Il Portaborse

Il film di Daniele Luchetti, del 1991, è il titolo che con più precisione anticipa quello che sarebbe successo. Silvio Orlando interpreta un professore di lettere di provincia che diventa autore dei discorsi di un giovane ministro, interpretato da Nanni Moretti, e scopre dall’interno il funzionamento di un sistema di potere fatto di favori, appalti e clientele. La sceneggiatura è di Sandro Petraglia, Stefano Rulli e dello stesso Luchetti.

Il punto che rende Il Portaborse un documento e non soltanto un bel film è la data. Uscì prima che l’inchiesta milanese rendesse pubblico quello che il film metteva in scena, e questo gli diede in pochi mesi una rilevanza che nessuno aveva previsto. Guardarlo oggi, sapendo come è andata, produce un effetto singolare: ogni battuta che nel 1991 sembrava satira è diventata cronaca. Da tenere d’occhio la costruzione del personaggio del ministro, che Moretti gioca su una seduzione fredda e sorridente invece che sull’arroganza.

Mani Pulite

La terza serata è dedicata alla stagione giudiziaria che ha dato il nome a tutto il ventennio. Il sito ufficiale indica il titolo Mani Pulite senza specificare regia e anno; va segnalato che più opere, fra film per la televisione e lavori documentari, portano quel titolo o una variante, e in assenza di un’indicazione ufficiale precisa la scheda non può attribuirne una. Chi era in sala quella sera lo sa; chi legge adesso, per sapere quale versione sia stata proiettata, deve rivolgersi agli organizzatori.

Sul merito, qualche coordinata. L’inchiesta condotta dalla Procura di Milano a partire dal 1992 portò alla luce un sistema diffuso di finanziamento illecito dei partiti e di corruzione negli appalti, e determinò la crisi e la scomparsa dei principali partiti di governo della cosiddetta Prima Repubblica. Gli esiti processuali furono eterogenei: condanne definitive, assoluzioni, prescrizioni, e un dibattito sulla natura e sugli effetti di quella stagione che dura ancora. Fra gli ospiti annunciati della rassegna figura Antonio Di Pietro, che di quel pool fu uno dei magistrati e che poi lasciò la magistratura per la politica; la sua presenza in una serata su quel tema è il genere di cosa che un’arena estiva raramente può offrire.

Loro

Il film di Paolo Sorrentino del 2018, con Toni Servillo, costruisce un ritratto fortemente stilizzato di Silvio Berlusconi e del mondo che gli ruotava attorno negli anni della sua maggiore centralità. Uscito in origine in due parti nelle sale italiane, poi ricomposto in una versione unica per il mercato internazionale, è un film che divide, e lo fa per ragioni interessanti.

Sorrentino non gira un film d’inchiesta: gira un apologo sul desiderio, sulla corte, sul potere come fenomeno estetico prima che politico. Chi si aspetta una ricostruzione documentaria resta a mani vuote, e ha ragione a restarci. Chi accetta la chiave dell’apologo trova una delle riflessioni più spietate mai girate in Italia sul rapporto fra ambizione privata e vita pubblica. In una rassegna che alterna film di ricostruzione e film di interpretazione, Loro sta esattamente sul secondo versante, ed è utile che il pubblico lo sappia prima che cominci.

Gomorra

Il film di Matteo Garrone del 2008, tratto dal libro di Roberto Saviano, ha cambiato il modo in cui il cinema italiano racconta la criminalità organizzata. Cinque storie intrecciate, girate in gran parte nelle Vele di Scampia e nel casertano, con attori non professionisti accanto a professionisti, nessun protagonista, nessuna traiettoria eroica, nessuna musica che spieghi allo spettatore che cosa provare. Vinse il Grand Prix a Cannes nel 2008 e aprì la strada a tutto quello che sarebbe venuto dopo, serie televisive comprese.

Garrone figura fra gli ospiti annunciati di questa edizione. Se c’è una serata in cui il dibattito successivo alla proiezione vale il viaggio, è questa: perché Gomorra ha generato, negli anni, una discussione infinita sul confine fra denuncia e spettacolarizzazione, e su che cosa succede quando l’estetica di un film sulla camorra diventa a sua volta un modello di riferimento. Da tenere d’occhio, durante la visione, il lavoro sul suono: i dialoghi in dialetto stretto, spesso sottotitolati, e i rumori ambientali lasciati grezzi.

Suburra

Il film di Stefano Sollima del 2015, tratto dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, porta la rassegna a Roma. La vicenda si muove fra il litorale di Ostia, i palazzi del potere e la periferia, in una settimana che precede un passaggio politico decisivo, e mette in scena un intreccio fra criminalità, affari immobiliari e politica. Nel cast, fra gli altri, Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Elio Germano, Greta Scarano.

Per un pubblico romano, e per un pubblico che guarda il film all’EUR, la geografia di Suburra risulta particolarmente riconoscibile. Vale la pena ricordare che si tratta di un’opera di finzione costruita su suggestioni e atmosfere della cronaca romana, non di una ricostruzione di fatti accertati: il romanzo da cui deriva è dichiaratamente un romanzo, e i suoi autori, un giornalista e un magistrato scrittore, hanno sempre insistito su questo punto. La distinzione è importante proprio perché il film risulta credibile.

Tutta la Vita Davanti

La chiusura è la scelta più sorprendente del cartellone, ed è anche la più intelligente. Il film di Paolo Virzì del 2008, liberamente ispirato al libro di Michela Murgia Il mondo deve sapere, racconta una laureata in filosofia con il massimo dei voti che finisce a vendere aspirapolvere in un call center. Nel cast Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini.

Dopo sei serate su corruzione, finanza opaca e criminalità organizzata, l’ultimo film sposta il discorso sul potere che non ha un volto: quello che si esercita attraverso i contratti, i turni, gli obiettivi di vendita, il linguaggio motivazionale. È il potere degli anni Duemila, e la sua violenza è tanto più efficace quanto meno somiglia a quella dei film precedenti. Virzì lo racconta in chiave di commedia, che è il modo italiano di dire le cose serie, e riesce a lasciare addosso un malessere che i film di denuncia frontale spesso non ottengono.

I talk, gli ospiti e il modo in cui funziona il dibattito

La presentazione ufficiale della rassegna dichiara che le proiezioni sono accompagnate da ospiti d’eccezione: giornalisti, attori, registi, saggisti, magistrati e testimoni diretti dei fatti, chiamati a introdurre i film e a dialogare con il pubblico. L’obiettivo dichiarato è duplice: costruire un’occasione di memoria collettiva e avvicinare le nuove generazioni a temi che i ventenni di oggi percepiscono come lontani quanto il Risorgimento.

Fra gli ospiti annunciati in fase di presentazione compaiono Roberta Bruzzone, Antonio Di Pietro, Matteo Garrone, Elena Sofia Ricci e Flavio Insinna. L’elenco diffuso in conferenza stampa indicava questi nomi come già confermati, insieme ad altri protagonisti non specificati. Va detto con precisione: l’abbinamento fra singolo ospite e singola serata non risulta pubblicato in forma ufficiale sul sito, e in una rassegna di questo tipo le presenze possono cambiare fino all’ultimo. Chi legge un elenco di ospiti associati a date precise su una fonte di terza mano faccia attenzione.

Sul funzionamento del dibattito si può dire qualcosa di più generale, valido per tutte le rassegne di questo genere che si tengono a Roma d’estate. Il momento più interessante non è quasi mai la presentazione prima del film, che tende a essere protocollare, ma i venti minuti che seguono i titoli di coda, quando il pubblico è ancora dentro la storia e le domande escono senza filtro. Chi vuole partecipare davvero conviene che si sieda nelle prime file e che resti dopo la proiezione: la platea si assottiglia, il tono si fa più diretto, e le cose che valgono si dicono lì.

Come funziona l’ingresso

L’Eur Social Park lavora con un modello misto. Diverse serate della stagione 2026 risultano a ingresso gratuito e vengono segnalate come tali sul sito ufficiale, con la dicitura corrispondente accanto all’evento; altre, in particolare i concerti dal vivo, prevedono un biglietto acquistabile online attraverso la piattaforma TicketSms, che il parco usa come biglietteria ufficiale.

Per le sette serate cinematografiche di Schermi di Piombo il sito non pubblica una tariffa: gli appuntamenti compaiono nel calendario della rassegna senza indicazione di prezzo. L’appuntamento di settembre collegato al marchio, Urban Art Stories del 16 settembre, è invece esplicitamente indicato a ingresso gratuito. Chi vuole una risposta certa sulle condizioni di accesso a una serata futura deve rivolgersi direttamente al parco, che mette a disposizione un recapito telefonico per il servizio clienti, oppure controllare la pagina dell’evento specifico sul sito ufficiale nei giorni che la precedono.

Qualche indicazione pratica che vale in ogni caso. In un’arena all’aperto senza posti numerati il momento buono per arrivare è mezz’ora prima dell’orario indicato: si sceglie la seduta, si prende da bere con calma e non si perde l’introduzione. Nelle serate con ospiti di richiamo la sala si riempie, e arrivare quando il film è già cominciato significa sedersi lontano e sentire male, perché l’audio all’aperto degrada in fretta con la distanza. Conviene poi portarsi una felpa: l’EUR è il quadrante più ventilato di Roma dopo la costa, e anche a luglio, dopo mezzanotte, sul prato si sente.

Come si arriva all’Eur Social Park

Con la metropolitana

Il riferimento indicato dal parco è la fermata EUR Magliana della linea B, dalla quale il sito ufficiale dichiara venti minuti di collegamento dal centro di Roma. La linea B serve tutto il quadrante con le fermate EUR Magliana, EUR Palasport, EUR Fermi e Laurentina, che è il capolinea. Dalla stazione Termini il viaggio verso sud dura poco più di un quarto d’ora fino alle fermate dell’EUR, e la frequenza serale resta accettabile fino a tarda sera, con il servizio metropolitano che nel fine settimana prosegue più a lungo rispetto agli altri giorni.

Il punto su cui conviene ragionare è il ritorno. Una serata che finisce attorno a mezzanotte con il dibattito rischia di collocarsi al limite dell’ultima corsa utile, e il piano B dell’EUR sono le linee notturne di superficie, che funzionano ma allungano parecchio i tempi. Chi rientra verso il centro o verso nord faccia il conto prima di sedersi, non dopo i titoli di coda.

Con l’autobus

Il quadrante è servito da diverse linee di superficie che collegano l’EUR con Ostiense, San Paolo, la Laurentina e il litorale. Le fermate lungo le arterie principali del quartiere, viale Europa, viale America, via Cristoforo Colombo, distano dal parco una camminata breve e in piano. Per chi arriva da Ostia o dal litorale, la ferrovia Roma Lido, oggi denominata linea metropolitana per il mare, si innesta sulla linea B a Piramide e a EUR Magliana, che è esattamente la fermata di riferimento del parco.

In automobile

Le indicazioni ufficiali del parco parlano dell’uscita 26 del Grande Raccordo Anulare, quella su Pontina, Colombo ed EUR, e dell’autostrada A91 Roma Fiumicino. È uno dei pochi luoghi della programmazione estiva romana raggiungibile in auto senza penitenza: l’EUR ha strade larghe, non ha zona a traffico limitato notturna e dispone di una quantità di parcheggio su strada che il centro storico si sogna. Detto questo, nelle serate con concerti importanti la zona attorno al parco si satura, e conviene mettere in conto qualche centinaio di metri a piedi.

Accessibilità

Il sito ufficiale del parco non pubblica una sezione dedicata all’accessibilità, e questo va detto in chiaro invece di presumere. Quello che si può riferire con certezza riguarda il contesto.

Il quartiere EUR è uno dei più agevoli di Roma per chi si muove in sedia a rotelle o con difficoltà motorie: marciapiedi larghi, pendenze contenute nella parte centrale, pavimentazioni regolari, assenza quasi totale di sanpietrini. È il contrario del centro storico, dove ogni cinquanta metri c’è un ostacolo. La stazione EUR Magliana della linea B dispone di impianti di risalita, come gran parte delle stazioni della linea, ma gli ascensori delle metropolitane romane conoscono guasti e chiusure temporanee: prima di partire conviene verificare lo stato del servizio sui canali dell’azienda di trasporto.

All’interno del parco il terreno è in parte prato e in parte percorso attrezzato. Il prato, dopo una giornata di sole, resta praticabile; dopo una pioggia, molto meno. Chi ha esigenze specifiche, sedute riservate, accompagnatore, spazio per una carrozzina in prossimità dello schermo, faccia una telefonata al servizio clienti del parco prima della serata: nelle manifestazioni all’aperto queste cose si risolvono quasi sempre con una richiesta anticipata, e quasi mai improvvisando all’ingresso.

Una curiosità su Schermi di Piombo — Ombre e Poteri, la rassegna di cinema civile all’Eur Social Park

La curiosità riguarda il nome, ed è il genere di dettaglio che si nota solo mettendo in fila le due edizioni. Schermi di Piombo nasce come titolo aderente al contenuto: la prima edizione parlava degli anni Settanta e Ottanta, gli anni di piombo appunto. La seconda edizione conserva il marchio e cambia il periodo, spostandosi sugli anni Novanta e Duemila, un ventennio che con gli anni di piombo non ha continuità cronologica. Il risultato è che il titolo, dalla seconda edizione in poi, funziona come un nome di famiglia invece che come una descrizione: indica il progetto, non più il suo oggetto.

Non è un difetto, è una scelta editoriale precisa e piuttosto comune fra i festival che vogliono durare. Il rischio, però, esiste ed è concreto: chi incontra il nome per la prima volta arriva aspettandosi Brigate Rosse e piazza Fontana, e si trova davanti il Banco Ambrosiano, i call center e le Vele di Scampia. Gli organizzatori se ne sono accorti, tanto che il sottotitolo di questa edizione, Ombre e Poteri: l’Italia dietro le quinte, fa il lavoro di correzione che il titolo principale non può più fare.

C’è poi un secondo dettaglio che si coglie solo confrontando le pagine ufficiali. Il sottotitolo compare in due grafie leggermente diverse a seconda della pagina: in alcune ricorre al plurale, Ombre e Poteri, in altre al singolare, Ombre e Potere. La forma plurale è quella usata nel comunicato della conferenza stampa del Campidoglio e nella scheda della rassegna, ed è quella che abbiamo adottato. È una minuzia da correttore di bozze, ma spiega perché in giro si trovino entrambe le versioni: nascono tutte e due dalla fonte ufficiale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Schermi di Piombo — Ombre e Poteri, la rassegna di cinema civile all’Eur Social Park

La cosa che nessuno dice è che questa rassegna ha un pubblico doppio, e che i due pubblici non si parlano quasi mai. C’è chi viene per il film e chi viene per il dibattito, e sono persone diverse con aspettative opposte. Il primo gruppo è composto in larga parte da chi frequenta il parco per altri motivi e resta perché stasera c’è il cinema: si accomoda tardi, commenta, si alza quando partono i titoli di coda. Il secondo gruppo arriva presto, si siede davanti, prende appunti mentali e resta fino alla fine del confronto.

Le rassegne di cinema civile all’aperto vivono di questa tensione, e la gestiscono meglio o peggio a seconda di come è costruita la serata. Quando il dibattito comincia subito dopo i titoli di coda, senza pausa e senza cambio di configurazione, la platea si dimezza in tre minuti e chi resta lo fa in un silenzio imbarazzato. Quando invece viene annunciato prima del film, con un orario e un nome, e magari con una pausa brevissima che permette a chi vuole andarsene di farlo senza disturbare, il confronto tiene e diventa la parte migliore della serata.

Chi va a una rassegna di questo genere e vuole ricavarne qualcosa dovrebbe ragionare da questa parte: arrivare presto, sedersi nelle prime tre file, e considerare il film come la prima metà di un appuntamento che dura tre ore. Chi invece vuole solo vedere un bel film italiano sotto le stelle ha tutto il diritto di farlo, e farà bene a scegliere le serate con i titoli più narrativi, Gomorra, Suburra, Tutta la vita davanti, dove anche senza il dibattito la visione resta completa.

Il consiglio che ti do per visitare Schermi di Piombo — Ombre e Poteri, la rassegna di cinema civile all’Eur Social Park

Il consiglio principale è di trattare la serata come una serata all’EUR e non come una serata al cinema. Il quartiere merita due ore di luce prima che cominci la proiezione, e chi arriva con il buio si perde la parte migliore.

Ecco come organizzerei un pomeriggio, se dovessi rifarlo. Arrivo verso le 18 alla fermata EUR Palasport o EUR Fermi e faccio a piedi il giro del Laghetto dell’Eur, che a quell’ora ha una luce che vale il viaggio e un giro completo di circa un chilometro e mezzo. Poi risalgo verso il Palazzo dei Congressi e proseguo lungo l’asse fino al Colosseo Quadrato, che con il sole basso diventa un’altra cosa rispetto alle fotografie che si vedono in giro. Da lì, con calma, mi sposto verso il parco e arrivo mezz’ora prima dell’orario di proiezione.

Secondo consiglio: guardate il film sapendo che cosa state guardando. Per ciascuno dei titoli in cartellone esiste una differenza netta fra ricostruzione e interpretazione, e conoscerla cambia l’esperienza. Il Portaborse è finzione pura che ha anticipato la cronaca; I Banchieri di Dio è ricostruzione che propone una tesi su una vicenda mai chiusa; Gomorra viene da un’inchiesta ma è cinema; Loro è un apologo che non pretende di essere altro; Suburra è un romanzo. Chi arriva con questa griglia in testa ricava dal dibattito il triplo di chi arriva a mente vuota.

Terzo consiglio, pratico. Cenate prima o accettate di cenare male. Il parco ha punti ristoro, ma nelle serate affollate le code si allungano proprio nella mezz’ora che precede la proiezione, ed è il modo più sicuro per perdere l’introduzione. Viale Europa e le traverse attorno a viale Beethoven hanno una discreta offerta di ristoranti e pizzerie che alle 19.30 sono ancora vuote.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che l’EUR è nato come vetrina di un regime, e che quasi nessuno, camminandoci dentro, ci pensa davvero. Il quartiere fu progettato per l’Esposizione Universale del 1942, che non si tenne mai perché nel frattempo era cominciata la guerra, e il suo linguaggio architettonico, marmi bianchi, archi, assi monumentali, superfici lisce, era una dichiarazione politica prima che una scelta estetica.

Quello che si cita di rado è che cosa successe dopo. L’EUR non fu demolito né musealizzato: fu completato negli anni Cinquanta e Sessanta da architetti che venivano da culture diverse, riempito di uffici pubblici e privati, dotato di un laghetto artificiale e di un parco, attraversato da una metropolitana, e trasformato nel quartiere direzionale della capitale. Il piano originario e il completamento repubblicano convivono nello stesso isolato, e spesso nella stessa strada. Il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera appartiene alla prima fase; il Palazzo dello Sport, realizzato per le Olimpiadi del 1960 da Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini, alla seconda; la Nuvola di Fuksas, inaugurata nel 2016, al presente.

Ecco perché proiettare film sul potere italiano qui produce un effetto che al centro non si otterrebbe. Il quartiere è la dimostrazione fisica di un principio che tutti i film in cartellone raccontano a modo loro: i poteri cambiano nome e restano negli stessi edifici. Un pubblico che arriva con un’ora di anticipo e attraversa a piedi l’asse di viale della Civiltà del Lavoro entra in sala con una predisposizione diversa, e lo sa anche chi ha scelto questo posto per una rassegna del genere.

La foto giusta da fare a Schermi di Piombo — Ombre e Poteri, la rassegna di cinema civile all’Eur Social Park

La fotografia che tutti provano a fare è lo schermo acceso con le teste del pubblico in controluce. Viene sempre, viene male, e somiglia a tutte le altre. Il motivo è tecnico: uno schermo luminoso dentro il buio produce un contrasto che nessun telefono gestisce senza bruciare l’immagine proiettata o annegare il pubblico nel nero.

Se volete quella inquadratura, l’unico modo per ottenerla è farla nella mezz’ora prima dell’inizio, quando il cielo è ancora blu e lo schermo è già acceso con la proiezione di attesa. In quel momento la differenza di luminosità fra cielo e schermo è minima, il pubblico che si sistema resta leggibile, e la fotografia racconta l’attesa invece del film. Si chiama ora blu e a giugno all’EUR, con il cielo aperto e nessun edificio alto a ridosso, dura una ventina di minuti buoni.

La fotografia migliore, però, non la fate nel parco. La fate un’ora prima, al Colosseo Quadrato, mettendovi sull’angolo sudovest con il sole che taglia la facciata di sbieco: gli archi generano una griglia di ombre che cambia di minuto in minuto, e l’edificio, che nelle fotografie frontali risulta piatto, acquista profondità. In alternativa, il Laghetto dell’Eur al tramonto, dalla riva orientale, restituisce i palazzi riflessi sull’acqua con i salici in primo piano.

Una raccomandazione che riguarda il rispetto delle persone più che la tecnica. Durante il dibattito, in una serata che parla di stragi e di vittime, evitate di fotografare gli ospiti con il flash e di riprendere il pubblico in primo piano. Chi prende la parola in questi confronti spesso racconta cose personali, e un telefono puntato in faccia cambia quello che le persone si sentono di dire. Se c’è un luogo in cui vale la pena tenere il telefono in tasca, è questo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il parco che ospita la rassegna è una struttura recente, e la sua storia è quella di uno spazio estivo che si è consolidato stagione dopo stagione. Gli avvenimenti che contano, per capire il luogo, appartengono al quartiere che lo circonda, e sono di tre ordini.

Il primo è la fondazione. Nel 1936 il regime avviò il progetto della Esposizione Universale di Roma prevista per il 1942, ventennale della marcia su Roma, affidando il piano a un gruppo guidato da Marcello Piacentini. I cantieri partirono, alcuni edifici furono completati, poi la guerra fermò tutto e l’Esposizione non si tenne mai. Il quartiere rimase per anni un cantiere sospeso, danneggiato e in parte occupato.

Il secondo è la rinascita repubblicana. Negli anni Cinquanta lo Stato decise di completare l’area invece di abbandonarla, e nel 1960 le Olimpiadi di Roma diedero l’accelerazione decisiva: il Palazzo dello Sport, il Velodromo, la sistemazione degli assi viari e del laghetto trasformarono un progetto interrotto in un quartiere funzionante. Da quel momento l’EUR divenne la sede naturale dei ministeri decentrati, delle grandi società partecipate, degli archivi e dei musei nazionali.

Il terzo è la vocazione culturale. Il comprensorio ospita alcune delle raccolte museali più importanti della capitale, oggi riunite nel Museo delle Civiltà, che comprende fra le altre le collezioni del Museo Pigorini e quelle del Museo delle arti e tradizioni popolari. Negli ultimi due decenni all’offerta museale si è aggiunta quella congressuale e dello spettacolo, con la Nuvola di Fuksas e con una programmazione estiva che comprende, oltre al parco che ci interessa, altre manifestazioni di quadrante come il Ninfeo Village e il festival latino del Parco Rosati.

Quanto alla rassegna in senso stretto, l’avvenimento che ne segna la storia recente è la presentazione della seconda edizione in Campidoglio, il 4 giugno 2026, nella Sala Santa Rita, alla presenza dell’Assessore alla Cultura di Roma Capitale e del Vicepresidente del IX Municipio. Il passaggio da programmazione di un parco estivo a progetto presentato in Campidoglio con patrocinio comunale è, per una manifestazione alla seconda edizione, un salto di categoria.

Chi è passato da Schermi di Piombo — Ombre e Poteri, la rassegna di cinema civile all’Eur Social Park

I nomi legati pubblicamente a questa edizione sono quelli comunicati dagli organizzatori. La madrina è Claudia Gerini. Il direttore artistico è Leonardo Scuderi, che della rassegna è anche l’ideatore. La curatrice dei talk è Angela Camuso, giornalista d’inchiesta. Alla presentazione in Campidoglio sono intervenuti l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio e il Vicepresidente del IX Municipio Augusto Gregori.

Fra gli ospiti annunciati come confermati in fase di lancio compaiono Roberta Bruzzone, criminologa e volto televisivo; Antonio Di Pietro, già magistrato del pool milanese di Mani Pulite e poi parlamentare; Matteo Garrone, regista di Gomorra e uno dei nomi centrali del cinema italiano contemporaneo; Elena Sofia Ricci e Flavio Insinna, attori con una lunga carriera fra cinema, teatro e televisione. Il comunicato parlava genericamente di altri protagonisti del panorama culturale e mediatico chiamati ad animare il dibattito.

Serve una precisazione di onestà. L’elenco sopra riporta i nomi annunciati; l’abbinamento di ciascun ospite a una serata specifica non risulta pubblicato sul sito ufficiale, e nelle rassegne estive le presenze possono variare per ragioni di calendario. Chi cerca la conferma di una presenza a una data proiezione deve rivolgersi agli organizzatori.

Va poi ricordata la presenza, diciamo così, indiretta: quella degli autori dei film. Sette serate significano sette firme del cinema italiano in cartellone, da Giuseppe Ferrara a Daniele Luchetti, da Paolo Sorrentino a Matteo Garrone, da Stefano Sollima a Paolo Virzì, con gli interpreti che quei film hanno reso memorabili, Silvio Orlando, Nanni Moretti, Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli. È il genere di parterre che nessuna rassegna potrebbe permettersi di invitare in carne e ossa, e che invece attraversa lo schermo una settimana dopo l’altra.

Che cosa c’è intorno, l’EUR in mezza giornata

Chi viene da fuori Roma per una serata all’Eur Social Park farebbe un errore ad arrivare alle nove e ripartire a mezzanotte. Il quartiere si visita bene a piedi, è compatto, e mezza giornata basta per vedere quello che conta.

Il punto di partenza naturale è il Colosseo Quadrato, cioè il Palazzo della Civiltà Italiana, l’edificio con i sei ordini di archi che è diventato il simbolo del quartiere. Si guarda da fuori, e conviene girarci attorno completamente invece di fermarsi alla facciata principale. A poche centinaia di metri, sull’asse opposto, il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, con la sua grande volta a vela, è l’altro capolavoro della prima stagione dell’EUR.

Scendendo verso sud si arriva al Laghetto dell’Eur, bacino artificiale circondato da un parco con salici e ciliegi giapponesi, che a fine marzo regala la fioritura più fotografata della città e d’estate offre l’unica passeggiata all’ombra del quadrante. Il giro completo si fa in mezz’ora buona di passo lento.

Per chi ha tempo e voglia di musei, il Museo delle Civiltà riunisce raccolte preistoriche, etnografiche e demoetnoantropologiche di rango nazionale, con le collezioni del Museo Pigorini e del Museo delle arti e tradizioni popolari. Sono musei che il turismo di passaggio ignora e che meritano molto più di quanto ricevano.

Poco più a nord, fuori dal quadrante EUR ma sulla stessa linea B, la Basilica di San Paolo fuori le Mura è una delle quattro basiliche papali di Roma e vale una deviazione di un’ora, chiostro compreso. Sempre in direzione centro, la Centrale Montemartini espone statue antiche dentro una vecchia centrale termoelettrica, ed è uno dei musei più riusciti della città. Chi invece vuole restare all’aperto trova a sud est il Parco degli Acquedotti, che al tramonto è uno dei luoghi più belli del suburbio romano.

Le altre rassegne di cinema all’aperto dell’estate romana

Schermi di Piombo appartiene a una famiglia numerosa. L’estate romana produce ogni anno una rete di arene all’aperto, molte delle quali gratuite, e conoscerla serve sia a chi vive qui sia a chi passa in città per qualche giorno.

Sul versante del cinema civile e della memoria, il parente più stretto è L’Aperossa, che lavora fra Garbatella e Ostiense su cinema, memoria e diritti. Fra le arene gratuite di grande formato, Roma Cinema Arena al Parco degli Acquedotti mette mille posti a disposizione senza biglietto, mentre Vivi il Cinema presidia Santa Maria della Pietà, Corviale e Tor Marancia.

In centro e nei quartieri storici si trovano Notti di Cinema a Piazza Vittorio all’Esquilino, il Teatro Ettore Scola della Casa del Cinema a Villa Borghese, e l’arena nascosta di Forte Antenne dentro Villa Ada. Più defilate ma interessanti, Cinema sul Tetto al Casilino Sky Park, Celio Stellato e il Puntasacra Film Fest all’Idroscalo di Ostia. Chi resta in città fino all’autunno trova poi la Festa del Cinema di Roma all’Auditorium e il Romaeuropa Festival.

Quando andare e che cosa mettere in conto

Le serate cinematografiche si collocano a giugno e luglio, cioè nel periodo in cui a Roma il buio arriva tardi e il caldo resta sopportabile solo dopo le nove. Giugno è il mese migliore: il tramonto è attorno alle 20.45, la temperatura serale regge, le zanzare non hanno ancora raggiunto il picco. Luglio funziona, con l’avvertenza che nelle settimane di afa il prato trattiene il calore fino a notte.

Da mettere in conto: l’area è all’aperto e in caso di maltempo la programmazione può cambiare; gli orari pubblicati vanno verificati sul sito ufficiale il giorno stesso; i posti non sono numerati; il ritorno in metropolitana dopo mezzanotte richiede un controllo preventivo degli orari.

Domande veloci su Schermi di Piombo

La rassegna è ancora in corso a settembre 2026?

Le sette proiezioni cinematografiche si sono svolte fra il 9 giugno e il 21 luglio 2026 e risultano concluse. Il marchio prosegue però con un appuntamento diverso: Schermi di Piombo: Urban Art Stories, il 16 settembre 2026 dalle 21.00 alle 23.30, dedicato all’arte urbana e indicato a ingresso gratuito sul sito ufficiale. Il parco resta aperto fino al 27 settembre 2026.

Di che cosa parla questa edizione?

Degli anni Novanta e Duemila italiani: la fine della cosiddetta Prima Repubblica, l’inchiesta Mani Pulite, le stragi del 1992 e del 1993, la trasformazione economica e sociale del Paese, l’evoluzione della criminalità organizzata. La prima edizione era invece dedicata agli anni Settanta e Ottanta.

Quali film sono stati proiettati?

I Banchieri di Dio, Il Portaborse, Mani Pulite, Loro, Gomorra, Suburra e Tutta la Vita Davanti, uno per serata, quasi sempre di martedì.

Chi organizza e chi cura la rassegna?

L’ideazione e la direzione artistica sono di Leonardo Scuderi, la curatela dei talk della giornalista d’inchiesta Angela Camuso. Madrina dell’edizione 2026 è Claudia Gerini. La manifestazione è patrocinata da Roma Capitale e realizzata in collaborazione con EUR S.p.A., con EUR District come media partner.

L’ingresso è gratuito?

Il sito ufficiale segnala esplicitamente come gratuite diverse serate del parco, fra cui l’appuntamento del 16 settembre legato alla rassegna. Per le sette proiezioni di giugno e luglio non compare un’indicazione di prezzo nel calendario pubblicato: le condizioni di accesso vanno verificate con gli organizzatori o sulla pagina del singolo evento.

Come si arriva?

Metropolitana linea B, fermata EUR Magliana, con circa venti minuti dal centro secondo l’indicazione ufficiale del parco. In automobile, uscita 26 del Grande Raccordo Anulare, direzione Pontina, Colombo ed EUR, oppure autostrada A91 Roma Fiumicino.

È adatto a ragazzi e ragazze?

Il progetto dichiara fra i propri obiettivi l’avvicinamento delle nuove generazioni alla storia recente del Paese. I film in cartellone, però, affrontano violenza e criminalità con durezza, e alcuni hanno scene difficili: per i più giovani conviene una scelta ragionata serata per serata e, meglio ancora, la presenza di un adulto che poi ne parli.

Si può portare il cane?

Le regole di accesso degli animali non risultano pubblicate sul sito ufficiale del parco. Chi ha bisogno di una risposta certa contatti il servizio clienti prima di presentarsi all’ingresso.

Ci sarà una terza edizione?

Alla data odierna gli organizzatori non hanno pubblicato un annuncio sulla stagione successiva. La prima edizione è stata seguita dalla seconda a distanza di un anno, e la presentazione in Campidoglio con patrocinio comunale è un segnale di continuità, ma resta una previsione e non un dato.

Il mio consiglio finale

Di rassegne estive a Roma ce ne sono decine, e la maggior parte serve a riempire una serata. Questa ha un difetto e un pregio, e vale la pena nominarli entrambi. Il difetto è l’ambizione del perimetro: due decenni di storia italiana in sette serate significano, per forza, scegliere e semplificare, e alcuni dei film in cartellone propongono letture che la storiografia discute. Il pregio è che la rassegna lo sa, e per questo ha costruito ogni serata attorno a un confronto pubblico invece che attorno alla sola proiezione. È la differenza fra un’arena che programma film italiani e un progetto culturale.

Il mio suggerimento, se capiterete a Roma quando la rassegna riprenderà, è di sceglierne una sola e farla bene: arrivare con la luce, camminare per il quartiere, sedersi davanti, restare fino alla fine del dibattito, e tornare a casa con una domanda invece che con una risposta. La materia che questi film attraversano riguarda fatti che hanno segnato vite reali, e il modo giusto di accostarla non è la certezza, ma la curiosità informata. Chi prepara un viaggio a Roma in inglese e vuole una selezione ragionata delle cose che meritano davvero trova una guida utile su ItalyPlanner.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento9 Giugno 2026 — 21 Luglio 2026
IndirizzoEur Social Park, Via di Val Fiorita, 00144 Roma Eur, Roma, Roma Città
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