AccediIl mio viaggio

Estate al MAXXI 2026 — cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

Evento concluso · si è chiuso il 28 Luglio 2026. Guarda gli eventi in programma a Roma →

In breve. Dal 18 giugno al 28 luglio 2026 la piazza del MAXXI, al Flaminio, è stata per sei settimane uno dei posti dove valeva la pena passare la sera.

Dal 18 giugno al 28 luglio 2026 la piazza del MAXXI, al Flaminio, è stata per sei settimane uno dei posti dove valeva la pena passare la sera. Si chiamava estate al MAXXI, come ogni anno da oltre quindici anni, e come ogni anno ha tenuto insieme tre cose che di solito abitano luoghi diversi della città: il cinema, il jazz e l'elettronica. Adesso che siamo a settembre quella stagione è finita, i concerti sono smontati e il museo è tornato al suo ritmo invernale di mostre, talk e proiezioni al chiuso. Ma vale la pena raccontarla per intero, perché è una delle rassegne meglio costruite dell'estate romana e perché, con ogni probabilità, tornerà anche nel 2027.

La formula del 2026 è stata pulita e leggibile, e conviene impararla subito perché è il modo più rapido per orientarsi in qualunque edizione futura. Il martedì il cinema, all'Arena Cinema Tiziano di Via Guido Reni 2, cioè nello spazio all'aperto del cinema che si trova accanto al museo. Il mercoledì il jazz, nella piazza del MAXXI. Il giovedì l'elettronica, sempre nella piazza. Tre sere a settimana, sempre con inizio alle 21:00, per sei settimane. Chi voleva fare tutto sapeva esattamente quali giorni bloccare in agenda.

C'è poi un elemento che ha reso il 2026 un'edizione diversa dalle precedenti, e non è un dettaglio di contorno: la piazza del museo era nuova. Non nel senso di ritinteggiata, ma nel senso che l'anno scorso è stata piantumata e ridisegnata dal punto di vista del verde, e al centro era stato montato un padiglione temporaneo che non era un palco ma un'architettura vera, progettata da uno studio di giovani architetti e costruita con materiali di recupero. Chi è tornato al MAXXI dopo qualche anno di assenza ha trovato uno spazio che non riconosceva.

Qui sotto trovi tutto quello che sono riuscito a ricostruire dell'edizione 2026: il calendario serata per serata con i titoli e i nomi, quanto costavano i biglietti e dove si compravano, com'è fatta la piazza adesso, come ci si arriva senza sbagliare ingresso, cosa c'è intorno da mangiare e da vedere, e le cose che conviene sapere prima di presentarsi lì una sera d'estate quando la rassegna tornerà.

Che cosa è stata l'estate al MAXXI 2026

Il nome della rassegna è minuscolo e sempre uguale a sé stesso: estate al MAXXI. Non cambia da anni, non si appesantisce con sottotitoli, non si vende come festival. È una scelta che dice parecchio del modo in cui il museo intende la propria programmazione estiva: non un evento a parte, con una sua identità concorrente, ma il prolungamento naturale della vita del museo nei mesi in cui il museo, di norma, si svuoterebbe.

Interni del museo MAXXI di Roma
Gli spazi del MAXXI nel quartiere Flaminio, dove d'estate la piazza del museo diventa arena. Foto di Camelia.boban, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Il meccanismo è quello classico delle estati culturali romane, applicato però a un'istituzione che ha una caratteristica rara: uno spazio esterno grande, pavimentato, chiuso su tre lati dall'edificio e quindi protetto, e per di più liberamente accessibile. La Piazza Alighiero Boetti, intitolata all'artista, non è un cortile di servizio: è parte del progetto architettonico, ed è dichiaratamente aperta gratuitamente al pubblico anche fuori dagli orari di apertura del museo, in occasione di manifestazioni ed eventi legati alla programmazione culturale. Tradotto: d'estate, quando il museo chiude alle 19, la piazza continua a vivere fino a notte.

Questo spiega perché l'estate al MAXXI non ha bisogno di montare tribune, transenne e recinzioni come fanno molte arene romane. Lo spazio c'è già, è progettato, ha una sua acustica e una sua luce. Quello che si aggiunge d'estate è il palco, l'impianto, le sedute e il pubblico.

Le tre linee del cartellone

Le tre linee, per come si sono viste all'opera nel 2026, non erano tre contenitori equivalenti riempiti a caso. Ognuna aveva una sua logica precisa.

Il cinema era la linea più costruita, e anche la più insolita. Curata da Mario Sesti, critico e regista che con le rassegne romane ha una lunga consuetudine, non proponeva una selezione generalista di film estivi ma un percorso monografico su un unico tema: il giornalismo raccontato dal cinema. Cinque titoli, cinque martedì, cinque epoche diverse, e ogni serata introdotta da una conversazione con un giornalista in carne e ossa. Era, di fatto, un piccolo corso serale sulla rappresentazione della stampa nel cinema, travestito da arena estiva.

Il jazz, a cura di Paolo Damiani, contrabbassista e didatta con una storia lunghissima nel jazz italiano, occupava i mercoledì e seguiva una linea che nel 2026 ha privilegiato la voce e il formato ridotto. Nessuna big band, nessun nome internazionale da headliner: duo, trio e quartetto, quasi sempre con una cantante o un cantante al centro, e una attenzione marcata al repertorio italiano e alla canzone d'autore attraversata con strumenti jazz.

L'elettronica occupava i giovedì e nel 2026 è stata la linea più eterogenea e forse la più interessante da seguire per intero, perché sotto la stessa etichetta sono passati un dj set di ricerca sulla discografia napoletana, due live set autoriali molto diversi tra loro, un collettivo di producer donne e una performance audiovisiva costruita su registrazioni fatte nella giungla del Borneo. Chiamarla tutta elettronica è comodo ma riduttivo: era una linea sulla ricerca sonora contemporanea, che usa l'elettronica come strumento e non come genere.

Il calendario, serata per serata

Questo è il modo più utile di leggere l'edizione 2026, perché fa vedere il ritmo. Si comincia giovedì 18 giugno con l'inaugurazione, poi si entra nella settimana tipo.

Giovedì 18 giugno. Serata inaugurale, dalle 18:00 alle 22:00, dedicata alla nuova piazza verde. Il museo ha prolungato l'apertura fino alle 21:00, cosa che non fa quasi mai. Dalle 18:00 alle 19:30 laboratori per tutte le età curati dal Festival del Verde e del Paesaggio: una passeggiata narrata intorno alle nuove aiuole, un laboratorio olfattivo condotto da ortoterapeute e agronome, e un workshop di costruzione di bombe di semi. In parallelo un Green Corner curato da Coldiretti. Dalle 19:30 alle 20:30 il talk sul progetto verde della piazza, con l'architetto paesaggista Bas Smets in dialogo con Margherita Guccione, direttore scientifico del progetto Grande MAXXI, e con Alan Cappelli, ambasciatore dello EU Climate Pact, introdotti da Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MAXXI, e da Fabio Tagliaferri, presidente di Ales. Dalle 20:45 alle 22:00 il dj set inaugurale, Luce Clandestina b2b Marco Folco. Ingresso libero.

Mercoledì 24 giugno, jazz. Invadenze, con Lorenzo Hengeller a voce e pianoforte e Gianfranco Campagnoli a tromba e flicorno. Un concerto costruito sul jazz italiano di consumo alto: Gorni Kramer, Renato Carosone, Lelio Luttazzi, il Quartetto Cetra. Occasione anche per presentare brani dal disco Il Pianerottolo e per rendere omaggio a Luttazzi.

Giovedì 25 giugno, elettronica. Napoli Segreta, dj set condotto da DNApoli, cioè Gianpaolo Della Noce, e da Famiglia Discocristiana, cioè Lorenzo Sannino. Un viaggio dentro la discografia napoletana funk e disco meno battuta, raccontato tra un disco e l'altro con aneddoti e digressioni.

Martedì 30 giugno, cinema. The Post di Steven Spielberg, 2017, 116 minuti. La vicenda dei Pentagon Papers, il Washington Post di Katharine Graham e Ben Bradlee, Meryl Streep e Tom Hanks. Preceduto da una conversazione tra Giorgio Zanchini e Mario Sesti e dalla proiezione del video essay È la stampa bellezza!, primo capitolo.

Mercoledì 1 luglio, jazz. Ilaria Pilar Patassini con Roberto Tarenzi al pianoforte. Recital in duo tra canzone d'autore e improvvisazione, costruito sul dialogo continuo tra voce e strumento.

Giovedì 2 luglio, elettronica. juni, il progetto di Ilaria Juni. Live set nato da una ricerca sull'errore e sulla distorsione, sulla possibilità del suono di evocare quello che non si riesce a dire. Ottanta minuti.

Martedì 7 luglio, cinema. Piombo rovente di Alexander Mackendrick, 1957, 96 minuti. Il titolo originale è Sweet Smell of Success: un potente columnist newyorkese e un press agent senza scrupoli, la fotografia in bianco e nero di James Wong Howe, dialoghi tra i più taglienti mai scritti per il cinema americano. Preceduto da una conversazione tra Paolo Mieli e Mario Sesti e dal secondo capitolo del video essay.

Mercoledì 8 luglio, jazz. Con fuoco, con Daniela Spalletta alla voce e Stefania Tallini al pianoforte. Un programma che intreccia jazz, repertorio cameristico, musica contemporanea e tradizionale. Ottanta minuti.

Giovedì 9 luglio, elettronica. Il Est Vilaine, duo formato da Florent Frossard e Simon Says. Live ipnotico che pesca dai DAF e dai Devo e arriva alle derive più cinematiche e oscure del clubbing contemporaneo. Ottanta minuti.

Martedì 14 luglio, cinema. Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio, 1972, 86 minuti. Gian Maria Volonté direttore di un quotidiano di destra che monta una campagna di stampa a ridosso delle elezioni. Musiche di Nicola Piovani. Preceduto da una conversazione tra Gaia Tortora e Mario Sesti e dal terzo capitolo del video essay.

Giovedì 16 luglio, elettronica. Whitemary e Elasi in dj set. Un collettivo femminile nato per mettere in rete le producer professioniste del panorama elettronico italiano, con un set in cui elettronica, voce e scrittura si fondono. Ottanta minuti.

Martedì 21 luglio, cinema. Vacanze romane di William Wyler, 1953, 118 minuti. Gregory Peck cronista, Audrey Hepburn principessa in fuga, la Roma prima del turismo di massa. Preceduto da una conversazione tra Pierluigi Battista e Mario Sesti e dal quarto capitolo del video essay.

Mercoledì 22 luglio, jazz. Omaggio a Billie Holiday con l'Ada Montellanico Quartetto: Ada Montellanico alla voce, Enrico Zanisi al pianoforte, Jacopo Ferrazza al contrabbasso, Ermanno Baron alla batteria. Ottanta minuti.

Giovedì 23 luglio, elettronica. MELA Q con Malaysia EP. Performance site specific audiovisiva costruita su registrazioni fatte nella giungla del Borneo e sul linguaggio della tribù Iban, tra sintetizzatori analogici, strumenti dal vivo e videomapping tridimensionale. Alberto Balardi alla chitarra, Tullia Romagnoli al violino, mapping a cura di Tzu. Ottanta minuti.

Martedì 28 luglio, cinema. Holy Spider di Ali Abbasi, 2020, 117 minuti. La storia vera del serial killer di Mashhad e della giovane reporter che lo insegue travestendosi da esca, con Zar Amir Ebrahimi premiata a Cannes. Preceduto da una conversazione tra Cecilia Sala e Mario Sesti e dal quinto e ultimo capitolo del video essay. Serata di chiusura della rassegna.

Quanto costava e dove si compravano i biglietti

Qui c'è la cosa più importante da sapere, e anche quella che ogni anno manda in confusione più gente: il cinema e la musica avevano due biglietterie completamente diverse.

I concerti nella piazza, jazz ed elettronica, costavano 10 euro, ridotti a 8 euro per i possessori della myMAXXI card e della myMAXXI card biblio. Prezzo unico per tutte le serate, senza distinzione tra nomi più o meno noti, il che è un modo civile di programmare: chi vuole sentire una cosa nuova non paga di più né di meno di chi va a colpo sicuro.

Le proiezioni all'Arena Cinema Tiziano costavano 5 euro, ridotti a 4 euro con la myMAXXI card, e i biglietti erano disponibili soltanto presso il botteghino del Cinema Tiziano. Non online, non alla biglietteria del museo, non altrove. Cinque euro per un film in arena con un incontro introduttivo e un video essay è un prezzo che nel 2026 a Roma non si trova quasi da nessuna parte, e infatti le serate più attese si riempivano.

La serata inaugurale del 18 giugno, laboratori e talk e dj set compresi, era a ingresso libero. Anche l'installazione nella piazza si poteva vedere gratuitamente.

Il cinema: cinque martedì sul giornalismo

Merita un capitolo a parte perché è la linea che distingue l'estate al MAXXI da qualunque altra arena romana. Le arene estive di Roma, quasi tutte, funzionano per repliche: prendono i titoli della stagione appena conclusa e li rimettono in circolo all'aperto a prezzo ridotto. È un servizio utile e non c'è niente di male. Ma è un'altra cosa.

Qui invece c'era una tesi. Il filo era la rappresentazione del giornalismo nel cinema, e i cinque titoli scelti disegnavano un arco che va dal 1953 al 2020 e che tocca cinque atteggiamenti diversi verso lo stesso mestiere.

Come funzionava una serata

Lo schema era sempre identico e questa ripetizione era una scelta, non pigrizia. Alle 21:00 si entrava. Prima del film, una conversazione tra Mario Sesti e un giornalista o una giornalista italiana, scelta ogni volta in relazione al film della serata. Subito dopo la conversazione, la proiezione di un capitolo del video essay È la stampa bellezza!, in cinque parti numerate da uno a cinque, una per serata: un montaggio che metteva in fila spezzoni e figure del giornalismo al cinema. Poi il film.

Chi ha seguito tutte e cinque le serate si è portato a casa, senza accorgersene, un video essay completo visto a puntate lungo cinque settimane. È un formato che funziona molto bene in arena, perché dà a chi torna una ragione in più per tornare, e a chi capita una sera sola un pezzo comunque compiuto.

La scelta degli ospiti

L'accoppiamento tra film e interlocutore non era casuale, e riconoscerne la logica è metà del divertimento.

Giorgio Zanchini con The Post: un conduttore radiofonico e televisivo che si occupa da anni di editoria e di libri, davanti al film che più di ogni altro racconta una redazione come istituzione democratica.

Paolo Mieli con Piombo rovente: un direttore di giornale con quarant'anni di potere editoriale alle spalle, davanti al film che descrive il giornalismo come esercizio di potere puro, senza retorica e senza consolazione. È l'abbinamento più tagliente dei cinque.

Gaia Tortora con Sbatti il mostro in prima pagina: una giornalista che porta un cognome legato a uno dei più famosi errori giudiziari italiani e alla campagna di stampa che lo accompagnò, davanti al film di Bellocchio sulla fabbricazione di un colpevole. Qui l'abbinamento diventa quasi una dichiarazione.

Pierluigi Battista con Vacanze romane: un editorialista che di Roma e della sua mitologia si occupa da sempre, davanti al film che ha inventato l'immagine internazionale della città.

Cecilia Sala con Holy Spider: una reporter che lavora sull'Iran e sul Medio Oriente, davanti a un film iraniano su una cronista che indaga in un paese che non la vuole. L'abbinamento più diretto della serie, e non serviva spiegarlo.

I cinque film, uno per uno

The Post (2017) parte da una domanda esplicita, quasi scolastica: la stampa deve servire il governo o chi è governato? Spielberg la mette in scena attraverso la decisione della proprietaria del Washington Post di pubblicare i documenti segreti sul Vietnam, sfidando la presidenza Nixon. È il film più rassicurante dei cinque, quello in cui il giornalismo vince, e non a caso apriva la rassegna: mette il pubblico in una posizione confortevole prima di toglierla.

Piombo rovente (1957) toglie il conforto immediatamente. Qui il giornalismo non è servizio pubblico ma malavita in giacca e cravatta: un columnist onnipotente usa un press agent per distruggere la relazione della sorella con un musicista jazz, e il piano funziona fino a distruggere tutti. È considerato uno dei grandi noir americani, e la sua reputazione critica è enorme. È anche il film che meglio si sposa con una serata all'aperto, perché il bianco e nero di James Wong Howe, tutto luci elettriche e buio denso, in arena guadagna invece di perdere.

Sbatti il mostro in prima pagina (1972) è il film italiano della serie ed è quello che invecchia peggio nel senso migliore: cioè quello che con gli anni diventa più attuale invece che meno. Un giornale di destra accusa un attivista di sinistra di un omicidio che non ha commesso, per orientare il voto. Volonté, citando Umberto Eco, spiega a un suo redattore che la neutralità dell'informazione non esiste. Il tema, che è la manipolazione dell'opinione pubblica, oggi è più grosso di allora, e in arena la cosa si sentiva.

Vacanze romane (1953) è l'anomalia, e metterlo in mezzo a questi quattro è stata la mossa più intelligente della rassegna. È una commedia romantica, è il film che ha inventato l'immaginario turistico di Roma, ed è anche, se lo guardi bene, l'unico film che celebri il giornalismo rosa come arte e avventura. Il cronista rinuncia allo scoop della vita per amore, il che nel 2026 fa un effetto quasi fantascientifico. E poi c'è la Roma di prima, quella senza file, senza transenne e senza folle: vista da una piazza romana di luglio, nel 2026, la cosa produceva un effetto strano addosso.

Holy Spider (2020) chiudeva, ed era la scelta più dura. Ispirato alla vicenda reale di un uomo che a Mashhad uccise sedici donne convinto di compiere una missione, mette al centro una reporter decisa a stanarlo facendo da esca. È un thriller, ma è soprattutto un film su che cosa costa fare la cronista in un paese dove la cronaca dà fastidio. Finire una rassegna estiva con un film del genere, alle undici di sera di fine luglio, è una scelta che si prende un rischio. Ha funzionato.

Il jazz del mercoledì

La linea jazz del 2026 aveva una coerenza che si nota solo mettendo le quattro serate in fila. Nessun concerto strumentale puro, nessuna formazione grande, nessuna star. Quattro serate costruite tutte intorno a una voce, con un accompagnamento ridotto all'osso.

Lorenzo Hengeller, voce e pianoforte, con un trombettista accanto, dentro il repertorio italiano degli anni cinquanta e sessanta. Ilaria Pilar Patassini in duo con un pianista, tra canzone d'autore e improvvisazione. Daniela Spalletta e Stefania Tallini, voce e pianoforte, con un programma che scivola dal jazz alla musica da camera. Ada Montellanico in quartetto, l'unica formazione con sezione ritmica completa, su Billie Holiday.

È una linea di programmazione che si può leggere in due modi. Il primo, cinico: le formazioni piccole costano meno e in una piazza con impianto leggero suonano meglio. Il secondo, più generoso e più giusto: la piazza del MAXXI non è un anfiteatro, è uno spazio urbano con riverberi lunghi, superfici dure e un pubblico che sta seduto vicino. Un quintetto tirato lì dentro diventa fango. Un duo voce e pianoforte, invece, arriva pulito fino all'ultima fila. Chi ha programmato questa linea sapeva dove stava programmando.

Da segnalare, per chi tiene il conto delle cose italiane: tre serate su quattro erano dedicate, in un modo o nell'altro, al repertorio italiano. Kramer, Carosone, Luttazzi e il Cetra la prima; la canzone d'autore la seconda; il repertorio cameristico e tradizionale la terza. Solo l'omaggio a Billie Holiday guardava dichiaratamente oltreoceano. È una scelta non scontata per una rassegna jazz e vale la pena notarla.

L'elettronica del giovedì

La linea del giovedì è quella che nel 2026 ha avuto il ventaglio più largo, al punto che chiamarla elettronica serve più a fissare un giorno della settimana che a descrivere un genere.

Napoli Segreta, il 25 giugno, era un dj set di scavo: due persone che tirano fuori dischi napoletani funk e disco dimenticati e li raccontano mentre li mettono. È un formato a metà strada tra la serata da ballo e la conferenza, e nella piazza di un museo ha perfettamente senso.

juni, il 2 luglio, era l'opposto: un live set autoriale, costruito su una ricerca sull'errore e sulla distorsione, dichiaratamente interessato a far dire al suono quello che le parole non riescono a dire. Materiale da ascolto, non da ballo.

Il Est Vilaine, il 9 luglio, riportava il baricentro verso il dancefloor, ma per vie tortuose: DAF, Devo, clubbing oscuro e cinematico. Una serata che stava in piedi sulla tensione tra ritmo e inquietudine.

Whitemary ed Elasi, il 16 luglio, hanno portato in piazza un progetto che è anche una posizione: un collettivo femminile nato per mettere in rete le producer italiane, cioè per affrontare un problema strutturale della scena elettronica italiana facendo musica invece che convegni.

MELA Q, il 23 luglio, ha chiuso la linea con la cosa più ambiziosa e più difficile da montare: una performance audiovisiva costruita su registrazioni fatte nella giungla del Borneo, con la lingua della tribù Iban dentro la composizione, chitarra e violino dal vivo sopra i sintetizzatori analogici e un videomapping tridimensionale proiettato nella piazza. Di tutte le serate del 2026, è quella che più di ogni altra aveva bisogno esattamente di quel luogo per funzionare.

La piazza nuova, il verde di Bas Smets e il padiglione Rubato

Chi ha frequentato l'estate al MAXXI negli anni precedenti e ci è tornato nel 2026 ha trovato una piazza diversa, e conviene spiegare perché.

La Piazza Alighiero Boetti, per come l'aveva pensata Zaha Hadid, era uno spazio minerale: pavimentazione chiara, linee nette, nessuna vegetazione di rilievo. Bellissima da fotografare, durissima da attraversare a luglio alle cinque del pomeriggio. Nel 2026 quella piazza è stata piantumata con alberi, arbusti ed erbacee di specie mediterranee, secondo un progetto firmato da Bas Smets, architetto paesaggista belga noto per un approccio che tiene insieme estetica, clima e sostenibilità. L'intervento fa parte del masterplan Grande MAXXI, il piano di ampliamento e rigenerazione del museo, ed è stato inaugurato proprio la sera del 18 giugno, cioè in apertura di rassegna.

Il senso dell'operazione non è decorativo. Una piazza pavimentata di quelle dimensioni, esposta al sole, accumula calore tutto il giorno e lo restituisce la sera: è la ragione per cui tante piazze romane d'estate diventano invivibili fino a mezzanotte. Introdurre vegetazione significa ombreggiare di giorno ed evapotraspirare, cioè abbassare la temperatura percepita. Chi è andato ai concerti di luglio 2026 ha sperimentato sulla pelle una piazza più abitabile di quella degli anni scorsi, anche se magari non si è chiesto perché.

Rubato, cioè il padiglione

Al centro della piazza, dal 29 maggio al 4 ottobre 2026, si trovava Rubato, l'installazione temporanea del gruppo HPO, uno studio di Ferrara. Non era una scenografia della rassegna: era il progetto vincitore di NXT 2026, il programma con cui il MAXXI, a cadenza biennale, invita cinque studi di giovani architetti a proporre un'architettura temporanea per lo spazio aperto del museo. La curatela è di Pippo Ciorra.

Rubato è un padiglione imponente costruito con materiali di recupero e con un'estetica dichiaratamente da cantiere: ponteggi, elementi grezzi, niente finiture consolatorie. L'idea è un'architettura aperta e trasformabile, che funziona in due modi. Di giorno è uno spazio di sosta, di gioco e di ombra per chiunque attraversi la piazza, museo o non museo, biglietto o non biglietto. Di sera diventa il contenitore del programma estivo. A completarlo c'era una sonorizzazione site specific curata da Agnese Menguzzato, cioè un suono pensato apposta per quello spazio.

Ingresso libero, come per tutta la piazza. E qui arriva una notizia che a settembre 2026 è ancora utile: Rubato è rimasto in piedi fino al 4 ottobre 2026. La rassegna è finita il 28 luglio, il padiglione no. Chi passa al Flaminio in questi giorni lo trova ancora lì.

Una curiosità su Estate al MAXXI 2026 — cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

La curiosità riguarda il cinema, e non è un dettaglio da nerd: l'arena del cinema non stava dentro il MAXXI.

Le proiezioni del martedì si tenevano all'Arena Cinema Tiziano, che ha un indirizzo proprio, Via Guido Reni 2, ed è una sala vera con la sua gestione, il suo botteghino e la sua arena estiva. Il museo è al 4A della stessa strada. Sono due civici adiacenti sulla stessa via, si arriva da entrambi con lo stesso tram e la stessa metro, ma sono due luoghi distinti, con due biglietterie distinte e due prezzi distinti.

Questo produceva ogni anno la stessa scena, e nel 2026 non ha fatto eccezione: gente che arrivava alla piazza del museo alle nove meno un quarto di martedì sera convinta di andare al cinema, non trovava né schermo né fila, e doveva rifare cento metri di strada. Chi invece aveva capito il meccanismo si presentava direttamente al botteghino del Tiziano, dove peraltro il biglietto andava comprato di persona, perché online non si vendeva.

La ragione della scelta è semplice e sensata: proiettare un film ha bisogno di uno schermo, di un impianto sonoro tarato per il parlato e di un buio decente. Una piazza aperta su tre lati, con un padiglione di ponteggi al centro e i lampioni del Flaminio intorno, non è il posto ideale. L'arena di una sala cinematografica attrezzata, a cento metri, lo è. Il museo ha preferito avere un cinema che funziona in un altro cortile piuttosto che un cinema mediocre nel proprio.

C'è anche un risvolto affettuoso in questa alleanza. Il Cinema Tiziano è una sala di quartiere, di quelle che negli ultimi vent'anni a Roma hanno chiuso a decine. Che il museo nazionale delle arti del XXI secolo appoggi la propria rassegna cinematografica sull'arena del cinema di fronte, invece di costruirsene una propria, è una forma concreta di sostegno a un pezzo di tessuto urbano che altrove è sparito.

Una cosa che non ti dice nessuno su Estate al MAXXI 2026 — cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

Eccola: la piazza del MAXXI è liberamente accessibile, gratis, anche quando il museo è chiuso. Non solo durante la rassegna. Sempre, in occasione di eventi e manifestazioni legate alla programmazione culturale.

È scritto nero su bianco nelle informazioni del museo, ed è una delle cose meno sfruttate di Roma. La Piazza Alighiero Boetti è concepita come spazio di architettura e di arte aperto al pubblico per la fruizione delle opere collocate al suo interno, anche fuori dagli orari di apertura del museo. Significa che una delle piazze contemporanee più interessanti d'Europa, progettata da Zaha Hadid, con opere permanenti al suo interno, oggi anche piantumata da Bas Smets, non ha tornello e non ha biglietto.

La conseguenza pratica, durante l'estate al MAXXI 2026, era questa: si poteva entrare in piazza, vedere Rubato, girarci intorno, sedersi, senza pagare nulla. Il biglietto da 10 euro serviva per il concerto, non per lo spazio. Chi arrivava alle otto di sera, faceva un giro nella piazza nuova, guardava il padiglione con la luce che calava e poi decideva se restare per il concerto, faceva la cosa più intelligente possibile. E chi passava di lì un giovedì di luglio senza sapere niente si trovava dentro una scenografia urbana notevole, gratis.

Il corollario, per il 2027: se la rassegna torna con la stessa impostazione, il modo giusto di frequentarla non è comprare il biglietto per ogni serata. È passare in piazza spesso, guardare cosa succede, e comprare il biglietto per le due o tre serate che interessano davvero. La piazza è il bene comune, il concerto è il servizio a pagamento. Confondere le due cose fa spendere di più e vedere di meno.

Aggiungo una cosa che vale come avvertenza. Questa accessibilità è legata alle manifestazioni e alla programmazione culturale, non è un diritto assoluto valido a qualunque ora di qualunque giorno dell'anno. In pratica, d'estate e nelle serate di eventi la piazza è aperta e vissuta. A gennaio alle undici di sera, no. Conviene tenerne conto e non fare il viaggio a vuoto.

Il consiglio che ti do per visitare Estate al MAXXI 2026 — cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

Il consiglio è uno e riguarda l'orario. Arriva presto, molto prima dell'inizio. E non per la fila.

Le serate cominciavano tutte alle 21:00. A giugno e luglio, a Roma, alle 21:00 il sole è appena andato giù e la luce residua è ancora alta. Se ti presenti alle 20:55 entri in una piazza già piena, con il buio che sta arrivando, e perdi tutto quello che succede in quello spazio nell'ora precedente, che è la parte migliore.

Ecco cosa si perdeva ad arrivare in orario. Si perdeva la piazza vuota con la luce radente sulle superfici bianche dell'edificio di Zaha Hadid, che è il momento in cui quell'architettura dà il meglio di sé. Si perdeva Rubato illuminato di taglio, con le ombre dei ponteggi lunghe sul pavimento. Si perdeva il passaggio dal caldo residuo del pomeriggio alla prima aria sopportabile della sera, che nella piazza nuova piantumata nel 2026 arrivava prima degli anni scorsi. E si perdeva, banalmente, la possibilità di scegliersi il posto.

Il secondo pezzo del consiglio riguarda il museo. Nei giorni di rassegna il museo osservava il suo orario ordinario, cioè apertura dal martedì alla domenica dalle 11:00 alle 19:00, lunedì chiuso, con la biglietteria che chiude un'ora prima. Vuol dire che chi arrivava alle 17:30 aveva un'ora e mezza abbondante per vedere le mostre, usciva alle 19:00, e si ritrovava già in loco con due ore da passare prima del concerto. Fare le due cose nello stesso pomeriggio non era solo possibile: era il modo naturale di usare quel posto. La sera dell'inaugurazione, il 18 giugno, il museo ha addirittura prolungato l'apertura fino alle 21:00 apposta.

Terzo pezzo, meno romantico ma utile. Mangia prima, o mangia molto dopo. Il Flaminio intorno al museo non è un quartiere pieno di trattorie aperte a mezzanotte. Ci sono la caffetteria e il ristorante del museo, che però seguono i loro orari, e poi bisogna spostarsi verso Ponte Milvio o verso Piazza Mancini per trovare qualcosa. Chi conta di cenare dopo un concerto finito alle 22:30 rischia di ritrovarsi con poche opzioni e nessuna memorabile. Molto meglio cenare presto dalle parti di Via Flaminia e arrivare in piazza sazio e con calma.

Quarto e ultimo pezzo, per il cinema: al Tiziano il biglietto si comprava solo al botteghino della sala. Nessuna prevendita online. Per i titoli più attesi, e Vacanze romane a luglio in arena è un titolo molto atteso, presentarsi alle nove meno cinque era rischioso. Mezz'ora di anticipo era il minimo sindacale.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: il MAXXI è costruito dentro una caserma. Non accanto, non al posto di: dentro.

Lo sanno in tanti, si legge in ogni guida, e ciononostante quasi nessuno ci pensa mentre è seduto in quella piazza ad ascoltare un concerto. L'area di Via Guido Reni era il comprensorio militare delle ex caserme Montello, un pezzo di città chiuso e inaccessibile per quasi un secolo. Il progetto di Zaha Hadid non ha raso al suolo tutto: ha conservato una parte dei padiglioni storici e ci ha costruito intorno e sopra il nuovo edificio, con quelle curve di cemento che sembrano nastri.

Quando stai nella piazza e ti guardi intorno, quei fabbricati bassi in laterizio che chiudono il perimetro non sono un'invenzione contemporanea in stile industriale: sono i corpi originali della caserma. È per questo che la piazza ha quella forma irregolare e quella sensazione di recinto. Non è una piazza ricavata nel vuoto, è un cortile militare riconvertito.

Da qui discende una cosa che cambia il modo di guardare la rassegna. Uno spazio militare è per definizione uno spazio interdetto. La sua trasformazione in una piazza dove chiunque entra gratis a qualunque ora di una sera d'estate, per sentire jazz o vedere un padiglione fatto di ponteggi, è esattamente il tipo di rovesciamento che il quartiere Flaminio ha vissuto negli ultimi trent'anni. Vale per il MAXXI, vale per l'Auditorium poco più in là, vale per lo Stadio Flaminio che aspetta ancora il suo turno.

Aggiungo il dato che quasi sempre resta fuori dalle conversazioni: il MAXXI ha aperto al pubblico nel 2010, quindi nel 2026 ha compiuto sedici anni. Sedici anni sono pochi per un museo e sono tantissimi per un'istituzione che ha dovuto inventarsi da zero un pubblico per l'arte e l'architettura contemporanee in una città che vive di antico. L'estate al MAXXI, che gira da oltre quindici anni, è nata praticamente insieme al museo. Non è un'appendice estiva: è uno dei modi con cui quel museo si è costruito il proprio pubblico.

La foto giusta da fare a Estate al MAXXI 2026 — cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

La foto giusta, nel 2026, era una sola, e per farla bisognava arrivare quando il concerto non era ancora cominciato.

Ti metti nella piazza, dalla parte opposta rispetto all'ingresso del museo, e componi l'inquadratura con Rubato in primo piano e la facciata di Zaha Hadid dietro. Il padiglione è fatto di ponteggi e materiali di recupero, tutto linee dritte, montanti, incastri e vuoti. L'edificio dietro è tutto il contrario: curve continue, cemento liscio, nastri che si piegano. Mettere le due cose nella stessa inquadratura produce un cortocircuito visivo che non trovi da nessun'altra parte a Roma, e che riassume in un fotogramma quello che quel museo fa di mestiere.

Il momento è il crepuscolo, non il buio. In luglio a Roma vuol dire tra le 20:30 e le 21:15 circa. In quella finestra il cielo è ancora blu carico e le luci artificiali della piazza sono già accese: le due sorgenti si bilanciano, e ottieni un'immagine in cui si leggono sia il cielo sia le strutture. Venti minuti dopo il cielo va a nero e il padiglione diventa una macchia di luci senza contesto.

Il consiglio tecnico, se scatti con il telefono: non puntare la fotocamera contro le luci del palco, che manderanno tutto il resto in nero. Punta su una zona intermedia, tocca lo schermo su un punto illuminato ma non accecante, e abbassa leggermente l'esposizione. Il cielo blu si salva, le strutture restano leggibili.

Se vuoi invece la foto del quartiere e non quella dell'architettura, la trovi cento metri più in là. Ti metti su Via Guido Reni all'altezza dell'arena del cinema e inquadri lo schermo acceso all'aperto con i palazzi umbertini e i pini intorno. È la foto che dice cos'è un'arena estiva romana: uno schermo bianco in mezzo a un cortile, il pubblico su sedie di plastica, e sopra la testa un pezzo di cielo.

Una cosa da tenere presente per i concerti in piazza: nelle serate di elettronica, in particolare quella di MELA Q del 23 luglio con il videomapping tridimensionale, il soggetto migliore non era il palco ma le superfici su cui la proiezione andava a cadere. Chi ha inquadrato l'artista ha portato a casa una foto qualunque. Chi ha inquadrato l'architettura invasa dalle immagini ha portato a casa la serata.

Ultima nota pratica, che vale sempre nei concerti: durante le esibizioni, un conto è scattare qualche foto per sé, un altro è riprendere per mezz'ora con il telefono alzato davanti alla faccia di chi si trova dietro di te. Nelle serate in piazza, dove il pubblico è vicino e seduto, la seconda cosa si nota molto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del luogo è più lunga e più articolata di quanto il nome contemporaneo lasci pensare, e si legge per strati.

Lo strato militare. L'area di Via Guido Reni è stata per quasi un secolo un comprensorio militare, le caserme Montello, con i suoi padiglioni in laterizio, i suoi cortili e il suo perimetro chiuso. Un pezzo di Flaminio inaccessibile, in un quartiere che nel frattempo si riempiva di case, di scuole e di impianti sportivi.

Lo strato olimpico. Tutto il Flaminio porta i segni delle Olimpiadi del 1960. Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi, il Palazzetto dello Sport dello stesso Nervi con Annibale Vitellozzi, il Villaggio Olimpico che oggi è un quartiere residenziale. Sono a pochi minuti a piedi dal museo. Chi cammina da Piazzale Flaminio a Via Guido Reni attraversa senza accorgersene uno dei pezzi di architettura sportiva più importanti del Novecento italiano.

Lo strato del concorso. Alla fine degli anni novanta viene bandito il concorso internazionale per il nuovo museo delle arti del XXI secolo sull'area delle ex caserme. Lo vince Zaha Hadid, che con questo progetto firma una delle sue opere più importanti in Europa e la sua opera più importante in Italia. Il cantiere dura anni.

Lo strato dell'apertura. Il museo apre al pubblico nel 2010. Nello stesso anno l'edificio riceve il RIBA Stirling Prize, il riconoscimento più importante dell'architettura britannica. Da quel momento il MAXXI diventa una tappa fissa per chiunque a Roma si occupi di architettura contemporanea, e la piazza diventa un luogo urbano con vita propria.

Lo strato dell'estate. La rassegna estiva accompagna il museo praticamente da subito, e nel 2026 aveva superato i quindici anni di vita. Nel corso del tempo ha cambiato pelle molte volte, ha ospitato cinema, musica, danza, incontri, dj set, ma ha tenuto fermo un principio: d'estate si sta fuori, nella piazza, e si paga poco o niente.

Lo strato del padiglione. Da anni il museo affida lo spazio esterno estivo a un'architettura temporanea progettata da giovani studi, selezionati con un programma dedicato. È una tradizione che il MAXXI condivide con poche istituzioni al mondo, ed è il motivo per cui la piazza cambia forma quasi ogni anno. Il programma in vigore nel 2026 si chiama NXT, ha cadenza biennale, coinvolge cinque studi invitati, ed è curato da Pippo Ciorra. Il progetto vincitore per il 2026 è stato Rubato del gruppo HPO di Ferrara.

Lo strato più recente. Il masterplan Grande MAXXI, presentato nel febbraio 2022, è il piano di ampliamento e di rigenerazione del museo. Dentro quel piano ricade anche il progetto del verde della piazza, firmato da Bas Smets, inaugurato il 18 giugno 2026. Vuol dire che la piazza in cui si sono tenuti i concerti dell'estate 2026 è, in un certo senso, il primo pezzo consegnato del MAXXI dei prossimi decenni.

Chi è passato da Estate al MAXXI 2026 — cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

Faccio l'elenco per come si è composto davvero nel 2026, perché è il modo più onesto di rispondere.

Dalla parte del cinema. Mario Sesti, curatore della linea cinema e conduttore di tutte e cinque le conversazioni. Accanto a lui, un giornalista o una giornalista per serata: Giorgio Zanchini, Paolo Mieli, Gaia Tortora, Pierluigi Battista, Cecilia Sala. Sullo schermo, registi che dal vivo non ci sono mai stati ma che hanno riempito quelle cinque serate: Steven Spielberg, Alexander Mackendrick, Marco Bellocchio, William Wyler, Ali Abbasi. E attori il cui volto, proiettato in arena a fine luglio, pesa quanto un ospite in carne e ossa: Gian Maria Volonté, Audrey Hepburn, Gregory Peck, Meryl Streep, Tom Hanks, Zar Amir Ebrahimi.

Dalla parte del jazz. Paolo Damiani, curatore della linea. Sul palco: Lorenzo Hengeller con Gianfranco Campagnoli, Ilaria Pilar Patassini con Roberto Tarenzi, Daniela Spalletta con Stefania Tallini, e l'Ada Montellanico Quartetto con Enrico Zanisi, Jacopo Ferrazza ed Ermanno Baron.

Dalla parte dell'elettronica. DNApoli, cioè Gianpaolo Della Noce, e Famiglia Discocristiana, cioè Lorenzo Sannino, per Napoli Segreta. Ilaria Juni per il progetto juni. Florent Frossard e Simon Says per Il Est Vilaine. Whitemary ed Elasi per il dj set del 16 luglio. MELA Q per Malaysia EP, con Alberto Balardi alla chitarra, Tullia Romagnoli al violino e Tzu al mapping. E in apertura di rassegna, la sera del 18 giugno, Luce Clandestina e Marco Folco in b2b.

Dalla parte dell'architettura e del verde. Il gruppo HPO di Ferrara, autore del padiglione Rubato, con la sonorizzazione di Agnese Menguzzato e la curatela di Pippo Ciorra. Bas Smets, autore del progetto verde della piazza, presente di persona al talk inaugurale insieme a Margherita Guccione, direttore scientifico di Grande MAXXI, e ad Alan Cappelli, ambasciatore dello EU Climate Pact, con l'introduzione di Maria Emanuela Bruni per la Fondazione MAXXI e di Fabio Tagliaferri per Ales.

E poi, sopra tutti. Zaha Hadid, che quella piazza l'ha disegnata e che è morta nel 2016 senza mai vederla piena di gente che ascolta musica il giovedì sera. E Alighiero Boetti, a cui la piazza è intitolata, che non ha mai messo piede lì dentro perché è morto nel 1994, quando quel posto era ancora una caserma.

Come si arriva al MAXXI, e come non sbagliare

L'indirizzo del museo è Via Guido Reni 4A, 00196 Roma. Esiste un secondo accesso al civico 8 di Via Guido Reni, che funziona negli orari di apertura del bookshop e della caffetteria. L'arena del cinema, come detto, è al civico 2.

Con i mezzi pubblici le opzioni sono parecchie e tutte facili.

Metro A, fermata Flaminio. È il modo più semplice se arrivi dal centro o dalla stazione. Da Flaminio si prosegue con il tram oppure a piedi: sono una ventina di minuti di camminata lungo Via Flaminia, piatta e diritta, che d'estate alle otto di sera si fa senza fatica.

Tram 2, fermata Apollodoro. Il tram 2 parte da Piazzale Flaminio, proprio accanto all'uscita della metro, e risale tutta Via Flaminia. Apollodoro è la fermata giusta per il museo. È il mezzo più usato e il più comodo, e la sera passa con frequenza decente.

Autobus. Il 53 ferma a De Coubertin, davanti al Palazzetto dello Sport. Il 168 ha una fermata dedicata, indicata proprio come MAXXI, all'incrocio tra Via Guido Reni e Via Flaminia. Il 280 ha il capolinea a Piazza Mancini. Il 910 ferma anch'esso su Flaminia all'altezza di Via Guido Reni.

In auto. Sconsigliato. Il Flaminio d'estate, con le serate all'Auditorium e i concerti nella zona, è saturo di macchine in cerca di posto, e tra strisce blu, divieti e passi carrabili la probabilità di prendere una multa è alta. Chi proprio deve, meglio che punti sulla zona di Piazza Mancini e faccia gli ultimi minuti a piedi.

Orari e biglietti del museo

Per chi volesse abbinare la visita al museo alla serata in piazza, questi sono gli orari e i prezzi ordinari. Il museo è chiuso il lunedì e aperto dal martedì alla domenica dalle 11:00 alle 19:00. La biglietteria chiude un'ora prima della chiusura del museo, quindi alle 18:00: presentarsi alle 18:20 sperando di entrare non funziona.

Il biglietto intero costa 15 euro in biglietteria e 14 euro acquistandolo online. Il ridotto costa 12 euro in biglietteria e 11 euro online, e riguarda i giovani dai 18 ai 25 anni non compiuti, i gruppi da 15 persone in su, i possessori del biglietto d'ingresso della Galleria Nazionale e del Museo Ebraico di Roma, e i titolari di una lunga lista di tessere e badge convenzionati, dalle Biblioteche di Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia, dal FAI al Teatro dell'Opera, dalla Sapienza al Teatro Olimpico.

L'ingresso è gratuito per i minori di 18 anni, per i possessori della myMAXXI card, per chi si presenta il giorno del proprio compleanno con un documento, e per le persone con disabilità e i loro accompagnatori secondo le casistiche indicate dal museo.

Una segnalazione che al momento in cui scrivo è ancora valida e che non tutti conoscono: in occasione della mostra su Andrea Pazienza, fino al 18 ottobre 2026, si accede al ridotto anche esibendo la tessera Metrebus Card oppure un biglietto BIT vidimato. Chi arriva in tram o in metro, quindi, ha già in tasca il titolo per pagare meno.

Vale la pena ricordare che la myMAXXI card, oltre a dare accesso illimitato al museo per un anno, dava diritto al ridotto su tutte le serate della rassegna: 8 euro invece di 10 per i concerti, 4 euro invece di 5 per il cinema. Per chi conta di seguire più di qualche serata, il conto si fa da solo.

Cosa c'è intorno, se ci passi una serata intera

Il Flaminio è uno dei pochi quartieri romani in cui si può costruire una serata culturale a piedi senza mai prendere un mezzo, e questa è forse la ragione più sottovalutata per cui l'estate al MAXXI funziona.

A pochi minuti di camminata dal museo c'è l'Auditorium Parco della Musica, il complesso di Renzo Piano con le tre sale a forma di scarabeo e la cavea all'aperto in mezzo. D'estate la cavea è uno dei luoghi più attivi della città, e capita spesso che in una stessa sera ci sia qualcosa al MAXXI e qualcosa all'Auditorium a cinquecento metri di distanza. Nel 2026 la programmazione estiva della cavea andava sotto il nome di Roma Summer Fest.

Sempre a due passi ci sono il Palazzetto dello Sport di Nervi e Vitellozzi e lo Stadio Flaminio, sempre di Nervi: due edifici che da soli valgono una deviazione di dieci minuti, anche solo per guardarli da fuori.

Scendendo verso il Tevere si arriva al Ponte della Musica, pedonale, che porta sull'altra sponda verso il Foro Italico. Attraversarlo di sera, con l'acqua sotto e le luci dell'Auditorium alle spalle, è una delle camminate più belle e meno frequentate della città.

Per mangiare, la zona di riferimento è quella tra Via Flaminia e Piazza Mancini, con qualche indirizzo anche verso Ponte Milvio, che di sera si riempie soprattutto di giovanissimi. Ripeto il consiglio dato sopra: meglio cenare prima del concerto che dopo.

Se poi ti interessa il museo in quanto museo e non solo in quanto piazza, vale la pena sapere che nel 2026 il MAXXI ha tenuto un programma espositivo particolarmente ricco, con la grande mostra sull'architettura italiana dal 1946 al 2026 e la retrospettiva su Andrea Pazienza tra le più visitate. Trovi il quadro generale del museo nella pagina dedicata al MAXXI e i dettagli della mostra sull'architettura nella pagina di Vitalità dell'architettura italiana.

Se ti è piaciuta questa formula, il resto dell'estate romana

L'estate al MAXXI non vive isolata: fa parte di un tessuto di rassegne estive romane che ogni anno si ripresenta con le stesse coordinate, e chi impara a leggerlo si costruisce due mesi di serate senza mai spendere cifre serie.

Sul fronte jazz, se ti sono piaciuti i mercoledì in piazza, i riferimenti romani sono tre. La Casa del Jazz, che è un parco con una villa confiscata alla criminalità e trasformata in centro musicale pubblico, e la sua stagione estiva, Summertime, che occupa tutta l'estate con concerti nel parco. Poi c'è Village Celimontana, dentro Villa Celimontana, con jazz e swing gratis quasi ogni sera, che è la cosa più simile a un rito estivo che Roma abbia in questo campo. E c'è Jazz Image, con i concerti gratuiti sotto le Terme di Caracalla.

Sul fronte delle serate all'aperto senza biglietto, il riferimento classico è Lungo il Tevere, cioè le banchine del fiume tra Ponte Sublicio e Ponte Sisto occupate per tutta l'estate da chioschi, mercatini e palchi. È l'opposto esatto dell'estate al MAXXI per tono e per pubblico, ed è esattamente per questo che vale la pena provarle tutte e due.

E se ti interessa il filone cinema, l'appuntamento che a Roma chiude la stagione e apre l'autunno è la Festa del Cinema di Roma, che si tiene proprio lì accanto, all'Auditorium, a pochi minuti a piedi dalla piazza del museo.

Che cosa aspettarsi dal 2027

Sull'edizione che verrà non c'è nessuna informazione ufficiale, e chiunque a settembre dica il contrario sta raccontando una cosa che non sa. Quello che si può fare, invece, è leggere gli elementi strutturali, cioè quelli che negli anni non cambiano, e usarli per prepararsi.

Il primo elemento è la finestra temporale. La rassegna, da anni, occupa lo spazio tra la seconda metà di giugno e la fine di luglio. Non arriva ad agosto, quando Roma si svuota e i musei riducono l'attività, e non comincia a maggio, quando le sere sono ancora corte. Chi vuole organizzarsi può segnare sul calendario, senza troppo rischio, le settimane tra il 15 giugno e il 31 luglio.

Il secondo elemento è il padiglione. Il programma NXT ha cadenza biennale, e Rubato è stato il progetto del 2026, in piedi fino al 4 ottobre. Vuol dire che nel 2027 la piazza avrà un aspetto diverso, ed è una delle ragioni per cui vale la pena tornarci anche a chi c'è già stato.

Il terzo elemento è la piazza verde. Quella resta, e anzi migliora: le piantumazioni fatte nel 2026 nel 2027 avranno un anno di crescita in più, e una piazza piantumata al secondo anno è una piazza più ombrosa e più fresca di una piantumata al primo. Da questo punto di vista, chi va nel 2027 troverà uno spazio migliore di chi è andato nel 2026.

Il quarto elemento è il prezzo. Dieci euro per un concerto e cinque per un film in arena sono cifre che il museo tiene basse per scelta, da anni. Non è garantito che restino identiche, ma l'ordine di grandezza è quello, ed è la ragione per cui questa rassegna va considerata tra le più convenienti della città.

Il quinto elemento, e il più importante, è la piazza aperta. Quella non dipende dal cartellone. Finché il MAXXI mantiene l'impostazione attuale, la Piazza Alighiero Boetti resta uno spazio in cui si entra gratis durante le manifestazioni, e già solo questo giustifica una passeggiata al Flaminio una sera di giugno.

Domande frequenti su Estate al MAXXI 2026, cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo

Che cos'è Estate al MAXXI 2026?

Estate al MAXXI 2026 è la rassegna estiva del museo MAXXI di Roma, che porta cinema, jazz ed elettronica nella piazza del museo come prolungamento naturale della vita del museo nei mesi estivi. Il programma è diviso per giorni fissi: cinema il martedì, jazz il mercoledì, elettronica il giovedì.

Dove si tiene Estate al MAXXI 2026?

Estate al MAXXI 2026 si tiene nella Piazza Alighiero Boetti del museo MAXXI, in Via Guido Reni 4A, nel quartiere Flaminio di Roma, mentre le proiezioni del martedì si tengono in un luogo distinto, l'Arena Cinema Tiziano di Via Guido Reni 2, una sala vera con la sua gestione e il suo botteghino. I due indirizzi sono civici adiacenti sulla stessa strada.

Quando si è tenuta Estate al MAXXI 2026?

Estate al MAXXI 2026 è andata in scena dal 18 giugno al 28 luglio 2026, con il cinema il martedì, il jazz il mercoledì e l'elettronica il giovedì. Tutti gli appuntamenti in piazza cominciavano alle 21:00.

A che ora iniziano gli eventi di Estate al MAXXI?

Le serate di Estate al MAXXI 2026 cominciavano tutte alle 21:00. Il consiglio è di arrivare molto prima dell'inizio, perché a giugno e luglio a Roma alle 21:00 il sole è appena tramontato e la piazza vive la sua parte migliore proprio nell'ora precedente, con la luce residua ancora alta.

Quanto costa entrare nella piazza del MAXXI?

La Piazza Alighiero Boetti del MAXXI è liberamente accessibile e gratuita, anche quando il museo è chiuso, non solo durante la rassegna Estate al MAXXI. È una condizione scritta nelle informazioni ufficiali del museo ed è una delle possibilità meno sfruttate di Roma.

Che programma aveva il cinema del martedì a Estate al MAXXI 2026?

Il cinema di Estate al MAXXI 2026 era una rassegna di cinque martedì sul tema del giornalismo nel cinema, curata da Mario Sesti, con ogni proiezione introdotta da una conversazione con un giornalista diverso: fra gli ospiti Giorgio Zanchini, Paolo Mieli, Gaia Tortora, Pierluigi Battista e Cecilia Sala. Le proiezioni si tenevano all'Arena Cinema Tiziano di Via Guido Reni 2, non all'interno del museo.

Come si arriva al MAXXI per Estate al MAXXI 2026?

L'indirizzo del museo MAXXI è Via Guido Reni 4A, 00196 Roma, con un secondo accesso al civico 8 negli orari di apertura di bookshop e caffetteria, mentre l'arena del cinema si trova al civico 2 della stessa via. Con i mezzi pubblici si arriva con la metro A fino alla fermata Flaminio, proseguendo poi con il tram.

L'arena del cinema di Estate al MAXXI è dentro il museo?

No, l'arena del cinema di Estate al MAXXI 2026 non si trova dentro il museo: le proiezioni del martedì si tenevano all'Arena Cinema Tiziano, una sala con una propria gestione e un proprio botteghino, al civico 2 di Via Guido Reni, mentre il museo si trova al civico 4A della stessa strada, a pochi passi di distanza.

Riepilogo

L'estate al MAXXI 2026 è andata in scena dal 18 giugno al 28 luglio, con il cinema il martedì all'Arena Cinema Tiziano di Via Guido Reni 2, il jazz il mercoledì e l'elettronica il giovedì nella piazza del museo, sempre alle 21:00. Cinque film sul giornalismo curati da Mario Sesti, ciascuno introdotto da una conversazione con un giornalista e da un capitolo del video essay È la stampa bellezza!. Quattro concerti jazz curati da Paolo Damiani, tutti in formazione piccola e quasi tutti costruiti intorno a una voce. Cinque serate di elettronica che andavano dal dj set di scavo alla performance audiovisiva. Biglietti a 10 euro per la musica e 5 euro per il cinema, con riduzioni per la myMAXXI card. Serata inaugurale a ingresso libero il 18 giugno, con la presentazione della nuova piazza verde di Bas Smets e il dj set di Luce Clandestina e Marco Folco. Al centro della piazza, il padiglione Rubato del gruppo HPO, rimasto in piedi fino al 4 ottobre.

È finita, e tornerà. Nel frattempo la piazza resta lì, aperta, con gli alberi nuovi che crescono.

Se stai organizzando un viaggio a Roma e vuoi costruirti un itinerario che tenga insieme il MAXXI, l'Auditorium e il Flaminio con il resto della città, dai un'occhiata a italyplanner.com, dove trovi guide e itinerari ragionati per muoverti in Italia senza sprecare giornate. E se invece lavori nel settore, se accompagni gruppi o organizzi visite, lo strumento giusto è tourleaderpro.com, pensato per chi le città le fa girare agli altri di mestiere. Noi continuiamo a raccontare qui, sera per sera, quello che succede a Roma da giugno a settembre.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più. Come funzionano

Tagsall'apertoche fare a RomaCinemadi seraeventi romaflaminiojazzmusica elettronicaRomaspettacoli dal vivoTeatro

Contact Information

Data Evento18 Giugno 2026 — 28 Luglio 2026
IndirizzoMAXXI — Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni 4A, 00196 Roma Flaminio, Roma, Roma Città