Civita Castellana (VT)
In breve. Civita Castellana si trova in provincia di Viterbo, nella Tuscia meridionale, arroccata su uno sperone di tufo rosso a un'ottantina di chilometri da Roma lungo la via Flaminia.
Civita Castellana si trova in provincia di Viterbo, nella Tuscia meridionale, arroccata su uno sperone di tufo rosso a un'ottantina di chilometri da Roma lungo la via Flaminia. Il municipio è in Piazza Giacomo Matteotti 48, 01033 Civita Castellana (VT); il monumento che quasi tutti vengono a vedere, il Forte Sangallo con il Museo Archeologico dell'Agro Falisco, è invece in Via del Forte 1, a pochi passi dal centro storico. Il museo apre dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00, e resta chiuso il lunedì, oltre al primo gennaio e al venticinque dicembre; il numero utile per informazioni è 0761 513735. Dal giugno 2025 l'ingresso è stato riorganizzato con l'introduzione di un biglietto, dopo anni di gratuità: prima di partire conviene controllare la tariffa aggiornata e gli orari della domenica sul sito ufficiale del museo, perché le condizioni sono cambiate di recente. In auto si arriva dalla Flaminia o dall'uscita di Civita Castellana della superstrada; in treno la linea regionale Roma-Viterbo ferma alla stazione a valle, da cui si sale in paese, mentre i pullman Cotral collegano il borgo con Roma e con gli altri centri della Tuscia.
Chi programma un giro largo tra i borghi a nord di Roma può leggere anche la pagina dedicata a Calcata e quella su Nepi, perché sono a un quarto d'ora di strada e completano la giornata falisca. Questa guida, invece, tiene insieme tutto quello che merita a Civita Castellana: l'antica Falerii dei Falisci, il forte dei Sangallo con il suo museo, il Duomo con il portico firmato dai marmorari romani, le decine di chiese del centro, le forre scavate dal Treja e la vocazione ceramica che ha reso il nome del paese familiare in mezzo mondo.

Dove si trova e come arrivare a Civita Castellana
Il borgo sorge su uno sperone tufaceo isolato dalle profonde gole di due affluenti del Treja, il torrente che poco più a valle confluisce nel Tevere. Attorno ci sono i monti Cimini, davanti si apre la valle e sullo sfondo si riconosce la sagoma solitaria del Monte Soratte. Questa posizione, un pianoro difeso su tre lati da pareti verticali di tufo, è la ragione per cui il sito è abitato senza interruzioni da quasi tremila anni: prima i Falisci, poi i Romani nei dintorni, poi il borgo medievale che ancora oggi disegna il centro storico. La quota è quella tipica dei paesi della Tuscia arroccati sul tufo, con il centro affacciato sulle forre e i quartieri moderni che si allargano sul pianoro.
In automobile Civita Castellana è comoda: dalla via Flaminia si stacca la deviazione per il paese, e chi arriva da Roma la raggiunge in poco più di un'ora fuori dalle ore di punta. La stazione ferroviaria della linea regionale che unisce Roma a Viterbo è nella vallata, sotto il paese, e da lì si sale al centro. I pullman Cotral servono il collegamento con la capitale e con gli altri comuni dell'Agro Falisco. Un consiglio pratico, che vale per quasi tutti i borghi di tufo: si parcheggia fuori dal centro storico e lo si gira a piedi, perché i vicoli sono stretti e le vie panoramiche sopra le forre non si godono in coda dentro l'abitacolo.
Falerii Veteres: le origini falische di Civita Castellana
Sotto Civita Castellana c'è Falerii Veteres, la capitale dei Falisci. La storia trimillenaria del luogo comincia con questo popolo che parlava una lingua vicina al latino ma viveva in piena area etrusca, in mezzo agli Etruschi, ai Capenati e ai Romani. L'influenza etrusca fu profonda, al punto che la stessa scrittura falisca, di ceppo proto-latino, adottò segni di origine etrusca. La valle del Treja era per Falerii una via di comunicazione fondamentale: portava al guado preistorico del Tevere e alla viabilità arcaica dei centri di Foglia e Poggio Sommavilla. Falerii Veteres risulta oggi uno dei principali siti dell'età del bronzo e del ferro dell'Italia centrale, ricco di aree templari, necropoli e santuari, e le sue botteghe ceramiche antiche erano celebri in tutto il bacino del Mediterraneo.
I Falisci, un popolo tra Etruria e Roma
I Falisci furono un popolo guerriero, e questo li portò allo scontro inevitabile con la vicina Roma. Le prime tracce della loro civiltà vengono dagli scavi di Falerii Veteres, che intratteneva rapporti commerciali con tutto il Mediterraneo. La parte più ricca dei ritrovamenti oggi non è a Civita Castellana ma altrove: molti pezzi di grande valore si trovano al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, altri sono conservati proprio qui, nel Museo Archeologico dell'Agro Falisco dentro il Forte Sangallo, e reperti falischi sono finiti perfino al Louvre di Parigi. Vale la pena tenere a mente questa dispersione: la ceramica falisca a figure rosse, con le sue forme eleganti e i suoi soggetti mitologici, è materia da grande museo, e chi visita Civita Castellana vede una parte del patrimonio prodotto qui, non tutto.
La leggenda di Halaesus, il fondatore greco
La tradizione letteraria antica dà a Falerii un fondatore eroico e greco: Halaesus, in italiano Aleso. Secondo la leggenda era figlio di Agamennone, re di Micene, e della schiava di guerra Briseide, quella contesa tra Achille e Agamennone nell'Iliade. Fuggito dopo l'uccisione del padre, Halaesus sarebbe approdato sulle coste tirreniche e avrebbe risalito il Tevere fino a Falerii. Non è cronaca, è mito di fondazione, ma un mito che i grandi autori latini hanno preso sul serio. Ovidio, nei Fasti, scrive «Halaesus a quo se dictam terra falisca putat», cioè la terra falisca ritiene di prendere da lui il proprio nome; e Virgilio, nell'Eneide, insieme al suo commentatore tardo Servio Mario Onorato, lascia testimonianza dello stesso eroe. Quando si dice che un luogo ha radici profonde spesso è retorica: qui è verificabile sui testi classici, ed è una delle cose più affascinanti di Civita Castellana.
Falerii Novi e le mura romane
Lo scontro con Roma finì male per i Falisci. Alla fine della prima guerra punica si ribellarono, la città fu ripresa nel 241 avanti Cristo e i Falisci vennero letteralmente cacciati dal sito fortificato di Falerii Veteres: costretti a scendere in pianura, fondarono una nuova città su un ripiano distante circa cinque chilometri, che prese il nome di Falerii Novi. È uno dei casi più netti di trasferimento coatto di una popolazione nell'antichità: dall'altura imprendibile alla piana aperta e controllabile. Di quella città romana restano le mura, ed è la cosa da vedere per chi ama l'archeologia: un circuito di circa 2.400 metri in blocchi di tufo, con decine di torri, di cui una buona metà ancora in piedi, e diverse porte lungo il perimetro. Dentro le mura, dove un tempo era il tessuto urbano romano, sorge oggi l'abbazia cistercense di Santa Maria in Falleri, costruita alla fine del XII secolo riadoperando i materiali antichi del sito: una chiesa isolata nella campagna, con le sue absidi, che è insieme monumento medievale e testimone del riuso millenario delle pietre romane. La via Amerina, la strada consolare che si staccava dalla Cassia passando per Nepi, attraversava proprio questo territorio, e lungo il suo tracciato si conservano tratti di necropoli falisca scavati nel tufo.

Il Forte Sangallo di Civita Castellana
Il monumento simbolo di Civita Castellana è il Forte Sangallo, la fortezza che domina la piazza principale del borgo. Lo fece costruire papa Alessandro VI Borgia a partire dal 1494, sopra un edificio di età medievale preesistente. Il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Vecchio e portato a termine dal nipote, Antonio da Sangallo il Giovane, sotto il pontificato di Giulio II della Rovere. A quella fase appartengono il mastio ottagonale, il pozzo del cortile maggiore e il grande portone d'ingresso alla fortezza; i pontefici successivi aggiunsero interventi di restauro e di abbellimento. Il Forte Sangallo non fu soltanto un'architettura militare: servì anche da dimora papale, e questa doppia funzione durò fino all'Ottocento. Chi entra oggi trova un cortile porticato di grande equilibrio rinascimentale, un chiostro elegante e la scala d'onore, e capisce subito perché il nome dei Sangallo, la dinastia di architetti che ha segnato il Rinascimento romano e toscano, sia legato a questo luogo.

Il Museo Archeologico dell'Agro Falisco
Dentro il Forte Sangallo si visita il Museo Archeologico dell'Agro Falisco, inaugurato nel 1977, che raccoglie i materiali provenienti dall'antica Falerii Veteres e dalle zone limitrofe. È qui che la civiltà falisca torna visibile: corredi di tombe, ceramiche, bronzi, terrecotte architettoniche dei templi. Alcuni reperti risalgono ai secoli dall'VIII al XII e provengono da cantine e pozzi cittadini; altri vengono dall'area del santuario di Giunone Curite, databili alla prima metà del VI secolo avanti Cristo; ai primi anni del V secolo avanti Cristo appartengono invece i materiali del Tempio di Mercurio e di altri due templi individuati sul Colle del Vignale. Negli anni la collezione si è arricchita di opere donate da privati e di ceramiche artistiche dell'istituto statale d'arte del paese, a testimoniare la continuità di una vocazione. L'allestimento occupa le sale nobili della fortezza, e la visita mette insieme due piani di lettura: l'archeologia falisca e romana da una parte, l'architettura militare e residenziale rinascimentale dall'altra.
Consigli pratici per il museo di Civita Castellana
Qualche indicazione concreta per non sbagliare la visita. L'ingresso al museo consente l'accesso a un numero limitato di visitatori alla volta, indicativamente trenta, quindi nei fine settimana di alta stagione può capitare di attendere qualche minuto all'ingresso. Gli orari coprono la mattina e il pomeriggio dal martedì alla domenica, con chiusura del lunedì: chi arriva a inizio settimana rischia di trovare i cancelli chiusi, un errore classico di chi improvvisa. La domenica, in alcuni periodi, l'apertura può essere ridotta alla sola mattina, perciò conviene verificare prima. Per una visita meditata del forte e del museo mettete in conto almeno un'ora e mezza; se poi si aggiunge il giro del centro storico e la passeggiata sopra le forre, la mezza giornata si riempie senza fatica.


Il Duomo di Civita Castellana e il portico cosmatesco
Il Duomo di Civita Castellana, la cattedrale di Santa Maria Maggiore, è la seconda cosa da vedere e per molti la più bella. La facciata è del XII secolo, ma il pezzo che vale il viaggio è il portico antistante, del 1210, un grande arco centrale incorniciato da mosaici policromi in stile cosmatesco. È firmato, e questo lo rende raro: l'opera è dei Cosmati, la scuola dei marmorari romani che tra XII e XIII secolo tappezzò le chiese di Roma e del Lazio di intarsi geometrici in porfido, serpentino e paste vitree dorate. L'iscrizione ricorda Lorenzo di Cosma e il figlio Jacopo, cioè Laurentius e il figlio Jacopo: al padre Lorenzo si deve in particolare il portale, mentre il figlio lavorò al portico. Davanti a questo prospetto conviene fermarsi e guardare da vicino l'intarsio: i piccoli dischi di marmo, le fasce a treccia, la luce che accende l'oro dei tasselli. È arte cosmatesca del momento migliore, e trovarla su un duomo di provincia, lontano dai circuiti battuti, è esattamente il tipo di sorpresa per cui vale la pena spingersi fino alla Tuscia.
Sotto la chiesa si conserva una grande cripta dei secoli VII e VIII, memoria delle fasi più antiche del culto sul sito. La sostanza cosmatesca del Duomo, la sua facciata medievale e la cripta altomedievale fanno di questa cattedrale un piccolo trattato di storia dell'arte laziale, dall'alto medioevo al Duecento, tutto in un colpo d'occhio.
Le chiese di Civita Castellana, una per una
Civita Castellana ha un patrimonio di chiese sproporzionato rispetto alle sue dimensioni: segno di secoli in cui fu residenza papale e sede vescovile. Vale la pena percorrere il centro con la testa alzata, perché molte di queste facciate raccontano storie precise.
Santa Maria del Carmine e le altre chiese medievali
La chiesa di Santa Maria del Carmine, già Santa Maria dell'Arco, risale al 1100, con un campanile a bifore e un interno a tre navate scandite da colonne e capitelli tutti diversi tra loro, il segno inconfondibile del reimpiego di materiali più antichi; accanto sorge il monastero delle Clarisse di San Damiano con il suo chiostro. La chiesa di San Francesco, un tempo intitolata a San Pietro, è del XIII secolo e custodisce una tavola di Antoniazzo Romano del Quattrocento e una pala d'altare del 1531, oltre a un chiostro affrescato. La chiesa di San Gregorio, anch'essa duecentesca, ha tre navate, resti di affreschi quattrocenteschi e un campanile con monofora e bifora. La chiesa di Sant'Antonio Abate conserva affreschi rinascimentali; quella di Santa Susanna, con il suo convento del XIII secolo, ha un portico rivolto verso la frazione di Borghetto.
Le chiese minori e le edicole sacre di Civita Castellana
Il censimento continua tra chiese piccole e devozioni popolari. Santa Maria delle Piagge, di origine medievale, custodisce una Madonna con Bambino festeggiata la Domenica in Albis, vicino a Porta Lanciana. La chiesa della Madonna delle Rose è del XVI secolo, edificata su preesistenze altomedievali tra via Ponte Ternano e Largo Roma. La chiesa di San Benedetto si trova di fronte all'ex chiesa di San Giovanni Decollato, con un campaniletto a bifora e oggi adibita a fioreria. Poco fuori l'abitato, scavata nel tufo sul versante nord-occidentale del Colle del Vignale, a sud del paese, si apre la chiesa rupestre di San Cesareo diacono e martire, un ambiente ricavato interamente nella roccia. Nel centro storico ci sono anche due chiese sconsacrate, oggi abitazioni private. A queste si aggiungono le edicole sacre che punteggiano i vicoli: l'edicola della Madonna delle Nevi del 1718, con affresco del XVII secolo, in piazza dei Martiri delle Fosse Ardeatine; l'edicola con San Giorgio e il drago del XII secolo in via Corsica 30; e un affresco di Madonna con Bambino di fine Seicento in via Garibaldi 4. Sono dettagli che il turista distratto salta e che invece cuciono insieme la devozione di un intero paese.
Le chiese trasformate e l'abbazia di Faleri
Diverse chiese hanno cambiato funzione nei secoli e raccontano bene le vicende della comunità. L'ex chiesa di San Giorgio, nel borgo, ospita oggi il Museo della Ceramica Casimiro Marcantoni e l'ufficio turistico, vicino all'istituto d'arte Ulderico Midossi. L'ex chiesa di Santa Chiara, già delle monache, con un elegante rosone in facciata in via Ferretti, è stata a lungo ospedale dei cronici. L'ex chiesa del Santissimo Sacramento delle clarisse francescane, di fronte alla chiesa del Carmine, è divenuta asilo e scuola. Fuori dall'abitato, nel territorio di Fabrica di Roma alla frazione Faleri, sorge l'abbazia di Santa Maria in Faleri, cistercense, del 1200, con le sue cinque absidi: è la stessa Santa Maria in Falleri costruita dentro le mura di Falerii Novi riadoperando le pietre romane, uno dei luoghi più suggestionanti della campagna falisca per chi cerca il silenzio e l'archeologia insieme.
I palazzi e le architetture civili di Civita Castellana
Accanto alle chiese, Civita Castellana conserva un tessuto di palazzi che segnano il passaggio dal borgo medievale alla cittadina dello Stato Pontificio. Palazzo Petroni-Trocchi, del 1544, è opera del fratello di Sangallo, con due portali a bugnato e gli stemmi in facciata: vi alloggiarono diversi personaggi illustri di passaggio. Palazzo Baroni conserva affreschi degli Zuccari, la celebre famiglia di pittori manieristi; Palazzo Montalto, del XVI secolo, ha anch'esso affreschi; Palazzo Onorati è del 1745 e Palazzo Morelli del 1740. C'è poi il Palazzo comunale cinquecentesco. Il paesaggio urbano è completato dai ponti che scavalcano le forre: il Ponte Clementino, del 1709, voluto in epoca di grandi opere pubbliche, e il Ponte Felice sul Tevere, del 1589. Nel centro si incontrano ancora la Via del Rivellino con la sua porta medievale, la Porta Borgiana sulla strada per Castel Sant'Elia, case e torri medievali, meridiane dipinte, palazzi con bifore, e la scenografica Fontana dei Draghi del 1585, uno dei punti fotografici più amati del borgo. Non mancano i monumenti civili moderni: il Monumento alla Vittoria di Silvio Canevari, quello ai caduti del mare, il monumento ai ceramisti e quello ai caduti in Africa, che ricordano la storia recente e l'identità produttiva del paese.

Le forre, il tufo e il paesaggio di Civita Castellana
Il paesaggio di Civita Castellana è figlio di un vulcano. Il territorio nasce dalle eruzioni dell'apparato vulcanico Vicano, quello che ha lasciato in eredità anche il lago di Vico poco più a nord; da quelle eruzioni deriva il tufo rosso che dà colore alle pareti e agli edifici del borgo. In un secondo momento, con il sollevamento dell'area, l'azione erosiva delle acque ha inciso il banco tufaceo scavando le profonde gole, le forre, che avvolgono il paese e ne fanno una fortezza naturale. Camminare lungo il bordo delle forre, con il verde fitto che risale dalle pareti e il torrente in fondo, è una delle esperienze migliori del posto e non costa nulla. Il fenomeno delle forre non è esclusivo di Civita Castellana: caratterizza tutta la Tuscia meridionale e prosegue nelle vicine gole di Corchiano e nella valle del Treja. Fu proprio questo paesaggio a colpire i viaggiatori del Grand Tour.
Civita Castellana negli occhi di Goethe
Il testimone più illustre è Johann Wolfgang von Goethe, che nel suo viaggio in Italia annotò l'impressione ricevuta qui. «La città è costruita su tufo vulcanico, nel quale m'è parso di ravvisare cenere, pomice e frammenti di lava. Bellissima la vista del castello: il Monte Soratte, una massa calcarea che probabilmente fa parte della catena appenninica, si erge solitario e pittoresco». Sono poche righe dell'Italienische Reise, ma colgono esattamente quello che vede ancora oggi chi si affaccia dal forte: il tufo sotto i piedi e il Soratte isolato all'orizzonte. Avere Goethe come testimone oculare non è un dettaglio da poco per un borgo di quindicimila abitanti.
La ceramica di Civita Castellana
Se c'è una parola che il mondo associa a Civita Castellana, quella parola è ceramica. La vocazione è antichissima e nasce da una ragione geologica banale: l'argilla, qui, si trova facilmente. Già i Falisci producevano vasellame di pregio; nell'Ottocento la tradizione diventò industria grazie a Giuseppe Trevisan, un imprenditore veneto che impiantò in paese le prime fabbriche di ceramica. Accanto al settore artistico si sviluppò quello industriale, che toccò l'apice nel secondo dopoguerra e diede vita a un vero e proprio distretto, esteso anche ai comuni vicini. Il prodotto principale sono i sanitari, seguiti dalle stoviglierie: una quota rilevante della produzione nazionale di ceramica sanitaria esce ancora oggi da qui, tanto che si è parlato spesso di Civita Castellana come della capitale italiana del settore. Il Museo della Ceramica Casimiro Marcantoni, allestito nell'ex chiesa di San Giorgio, racconta questa storia e vale una sosta per capire come un paese di tufo sia diventato un nome noto negli show room di mezzo mondo.
La storia di Civita Castellana
La vicenda storica di Civita Castellana è lunga e piena di svolte. Dopo la fine di Falerii Veteres e la fondazione romana di Falerii Novi, il sito dell'antica capitale falisca conobbe un periodo di abbandono, per poi tornare abitato in seguito alle guerre gotiche e alle invasioni longobarde. Fu allora che riprese vita, dando origine a quel tessuto urbanistico medievale che ancora oggi si riconosce nel centro: Falerii Veteres diventava Civita Castellana. Nei secoli seguenti la città divenne un rifugio: papi come Clemente III e Adriano IV vi trovarono scampo in momenti di grave pericolo. Sul finire del XII secolo fu signoria di Giovanni dei Papareschi, senatore di Roma, e durante il basso medioevo fu contesa tra due famiglie potenti, i Prefetti di Vico e i Savelli, finché nel 1426 la Santa Sede riaffermò la propria giurisdizione.
Civita Castellana nel Rinascimento
Da quel momento la città seguì le sorti dello Stato della Chiesa, e molti papi la visitarono e vi soggiornarono: tra questi Alessandro VI, Giulio II e Pio VI. Fu sotto Alessandro VI Borgia che, nel 1494, cominciarono i lavori del Forte Sangallo. L'episodio più drammatico del Cinquecento fu l'attacco dei Lanzichenecchi nel 1527, gli stessi mercenari che quell'anno misero a sacco Roma: per due volte cercarono di impadronirsi di Civita Castellana, avendone intuito il valore strategico, ma la città resistette. In quell'occasione, però, andò distrutto l'archivio cittadino, dato alle fiamme. I secoli XVII e XVIII furono di pace, e si dedicarono alle opere pubbliche: nel 1589 il Ponte Felice, nel 1609 la variante della via Flaminia, nel 1709 il Ponte Clementino, e nel 1787 il collegamento tra la Cassia e la Flaminia voluto da Pio VI.
Civita Castellana tra Rivoluzione e Risorgimento
Le idee della Rivoluzione francese arrivarono presto anche qui. Il 5 dicembre 1798 le truppe francesi guidate dal generale MacDonald, parte dell'armata del generale Championnet, sconfissero a Civita Castellana le truppe napoletane del generale Mack: fu una battaglia importante nella campagna che portò alla Repubblica Romana. L'anno seguente gli insorti aretini si unirono ai nemici dei francesi e presero la città il 25 agosto 1799; i francesi la ripresero, ma entro l'anno Civita tornò allo Stato Pontificio. Cadde di nuovo sotto dominio francese nel 1809, quando Roma e il Lazio furono annessi all'Impero, e vi rimase fino al 1814. Nel 1831 fu la base da cui i soldati pontifici fermarono i patrioti del generale Giuseppe Sercognani diretti a Roma, con scontri a Otricoli, Ponte Felice e Borghetto. Nel 1867 i garibaldini diretti a Mentana passarono nella vallata sfruttando la ferrovia, ma non salirono in paese.
La presa di Civita Castellana nel 1870
Il capitolo finale del potere temporale, a Civita Castellana, si consumò il 13 settembre 1870. La città, difesa da una compagnia di zuavi pontifici e da una compagnia di disciplina, in tutto poco più di duecento uomini, fu assalita da due delle cinque divisioni italiane che marciavano su Roma. Due battaglioni di bersaglieri furono mandati ad aggirare l'abitato per tagliare la ritirata ai pontifici; alle nove del mattino l'artiglieria da campagna del IV Corpo italiano aprì il fuoco sulla fortezza e sulle mura. Nel frattempo una compagnia del XXXV Bersaglieri guadò il Treja e si inerpicò fino in paese, raggiungendo la piazza, seguita da un battaglione del 39esimo Fanteria. Fanti e bersaglieri si infilarono nelle case attorno al Forte Sangallo e cominciarono a sparare dalle finestre. Poco dopo il forte issò bandiera bianca e mandò un parlamentare; l'accordo fu rapido e il comandante della piazza, il capitano conte Papi, si arrese con tutto il presidio. I pontifici non ebbero perdite; gli italiani sette feriti, uno dei quali morì nella notte. Presa la città, gli italiani proseguirono per Nepi, Monterosi, La Storta e Roma, chiudendo il secolare potere della Chiesa e annettendo Civita Castellana al Regno d'Italia.
Feste ed eventi a Civita Castellana
Civita Castellana ha un calendario di feste vivo e sentito, che merita di essere considerato nel programmare la visita, perché è nelle giornate di festa che il borgo mostra il suo carattere.
Il Carnevale Civitonico
Il Carnevale di Civita Castellana, il Carnevale Civitonico, è tra i più radicati della Tuscia. Si apre il 17 gennaio di ogni anno con il trasporto del Puccio, un fantoccio di cartapesta, in Piazza Matteotti. Nelle settimane successive si susseguono la sagra dei frittelloni, il Giovedì Grasso con la sfilata allegorica dei bambini organizzata dalle scuole, le sfilate dei carri allegorici nelle ultime due domeniche e il Martedì Grasso, il ballo in piazza Matteotti e, a chiusura, il falò del Puccio con i fuochi d'artificio. È un carnevale di paese nel senso migliore: fatto in casa, con i carri costruiti dai gruppi locali e la piazza come palcoscenico.
La Fiera nazionale delle sagre
Dal 2010 la Pro Loco di Civita Castellana organizza a maggio quella che è diventata la più importante rassegna di sagre del Lazio: la Fiera nazionale delle sagre e della pasta, una sorta di sagra delle sagre in cui le principali associazioni Pro Loco italiane si danno appuntamento una volta l'anno nella città della Tuscia. Per chi ama il cibo di territorio è l'occasione giusta per assaggiare in un colpo solo specialità che arrivano da mezza Italia.
Le altre manifestazioni dell'anno
A metà settembre si tengono rievocazioni storiche di antiche feste medievali, con corse, giostre e sfilate in costume con dame e cavalieri. Tipica è anche l'infiorata del Corpus Domini, con i tappeti di petali stesi lungo le strade del centro, e a questi si aggiungono i vari eventi estivi che animano il borgo. Il consiglio, se potete scegliere, è di far coincidere la visita con una di queste date: il forte e il Duomo restano lì tutto l'anno, ma la Civita Castellana viva la si coglie meglio quando la piazza è piena.
Cosa vedere nei dintorni di Civita Castellana
Civita Castellana è un ottimo campo base per esplorare la Tuscia meridionale e la valle del Treja, perché tutto quello che conta è a portata di mezz'ora. Il vicino più celebre è Calcata, il borgo di tufo sospeso sulla forra diventato paese di artisti, uno dei posti più fotografati della zona. A pochi chilometri c'è Nepi con le sue cascate e la rocca, e poco oltre Sutri con l'anfiteatro romano scavato nel tufo e il mitreo. Vale il giro anche Castel Sant'Elia, con il suo santuario a strapiombo sulla forra e la basilica romanica affrescata, e Faleria, altro balcone di tufo sulla valle. Più a nord si incontrano Ronciglione e il lago di Vico, lo specchio d'acqua vulcanico dentro la sua riserva naturale. Chi ama camminare trova pane per i suoi denti nelle forre di Corchiano e nel parco della valle del Treja, mentre tornando verso Roma lungo la Flaminia si passa sotto il Monte Soratte, la montagna cantata da Orazio e da Goethe, e vicino a Castelnuovo di Porto con la sua rocca. Un po' più lontano, ma nella stessa logica di gita, ci sono il lago di Bracciano e il paese di Civita di Bagnoregio, l'altra Civita del Lazio, quella che perde pezzi di tufo ogni anno.
Una curiosità su Civita Castellana (VT)
La curiosità più bella riguarda il nome stesso del paese. Civita Castellana non si è sempre chiamata così: per quasi tutta l'antichità fu Falerii, la capitale dei Falisci. Il nome attuale nasce nel medioevo e affonda le radici nella parola civitas, la città in senso pieno. La tradizione lega la rinascita del borgo attorno all'anno Mille alla figura di papa Gregorio V, che le avrebbe riconosciuto il rango di civitas, ma il dato preciso va preso per quello che è, cioè memoria locale più che documento certo. Quello che è documentato, e sorprendente, è che sotto i piedi di questo paese di quindicimila abitanti ci sia una delle capitali dell'Italia preromana, con una lingua propria, la falisca, e un pantheon proprio, da Giunone Curite a Mercurio. Pochi centri delle dimensioni di Civita Castellana possono vantare una stratificazione simile: falisca, romana, altomedievale, papale, industriale, tutte leggibili passeggiando in un pomeriggio. La curiosità, se volete, è proprio questa continuità: non un sito archeologico morto da visitare, ma una città viva costruita sopra la propria antenata, che ne porta ancora il nome trasformato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Civita Castellana (VT)
La cosa che quasi nessuna guida dice è che i capolavori usciti da Civita Castellana, in gran parte, non sono a Civita Castellana. La ceramica falisca a figure rosse, quella che rese celebre Falerii nel mondo antico, è oggi divisa tra il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove si trova il meglio della produzione, e collezioni straniere di primo piano: reperti dell'area falisca sono conservati perfino al Louvre di Parigi. Il museo del Forte Sangallo custodisce una parte importante e molto rappresentativa del patrimonio, ma chi arriva pensando di vedere qui, tutti insieme, i pezzi da manuale scolastico resta con un pezzo di storia altrove. È un'informazione pratica, non un rimprovero: serve a regolare le aspettative e a leggere meglio quello che si vede. C'è poi un secondo dato poco noto, di segno opposto: la piana di Falerii Novi, cinque chilometri più in là, è uno dei siti archeologici meno battuti e più integri del Lazio, con quasi due chilometri e mezzo di mura romane in piedi e un'abbazia medievale nel mezzo, quasi sempre deserta. Il turismo si concentra sul forte in centro, e lascia le mura romane a chi ha voglia di cercarle: un privilegio per chi lo sa.
Il consiglio che ti do per visitare Civita Castellana (VT)
Meglio non chiudere Civita Castellana dentro il solo Forte Sangallo. Il forte e il suo museo sono il motivo per venire, ma la parte che resta addosso è un'altra: il giro del centro storico con i tempi giusti. Cominciate dal forte a museo aperto, mattina presto, quando l'ingresso contingentato a poche persone alla volta non crea attese. Poi scendete al Duomo e dedicate qualche minuto vero al portico cosmatesco del 1210, guardandolo da vicino invece che di sfuggita. Da lì, a piedi, cercate il bordo delle forre e la Fontana dei Draghi, e lasciate che il tufo e le gole facciano il loro effetto. Evitate il lunedì, giorno di chiusura del museo, e in generale evitate di venire di corsa: questo è un borgo da mezza giornata almeno, meglio se abbinato a Calcata o a Nepi per fare della zona una gita intera. Se scegliete la primavera, la Fiera nazionale delle sagre a maggio aggiunge il piatto forte; se preferite il silenzio, un feriale di fine estate vi regala il forte quasi per voi. Un'ultima cosa: portate scarpe comode, perché sul tufo e lungo le forre le suole lisce non perdonano.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che a Civita Castellana c'è un forte rinascimentale; pochi ricordano che lo firmano i Sangallo, la dinastia di architetti che ha disegnato mezzo Rinascimento italiano. Il forte fu iniziato su commissione di Alessandro VI Borgia da Antonio da Sangallo il Vecchio e completato dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane sotto Giulio II: gli stessi Sangallo che a Roma lasciarono il segno in San Pietro, a Palazzo Farnese e nelle fortificazioni papali. Avere una loro fortezza intera, con il mastio ottagonale, il pozzo del cortile e il portone originari, in un paese di provincia, è un fatto che meriterebbe più risalto. C'è di più, ed è il secondo fatto poco citato: il Forte Sangallo fu insieme una macchina da guerra e una residenza papale, e mantenne questa funzione abitativa fino all'Ottocento. Le sue sale nobili, il chiostro elegante, l'armonia del cortile porticato dicono di un edificio pensato tanto per difendersi quanto per ospitare un papa. Questa doppia natura, militare e residenziale, è la chiave per capire perché il forte sia così bello e non solo così solido.
La foto giusta da fare a Civita Castellana (VT)
La foto che porta a casa il senso del posto è quella dal bordo delle forre con lo sperone di tufo del borgo che precipita nella gola verde: è l'immagine che spiega in un colpo perché qui esiste una città da tremila anni. Cercate un affaccio panoramico sul versante delle gole, meglio nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende il rosso del tufo. La seconda foto obbligatoria è il portico cosmatesco del Duomo: inquadrate l'arco centrale del 1210 con i suoi mosaici policromi, avvicinandovi tanto da far leggere i dischi di marmo e le trecce dorate. Chi cerca lo scatto da cartolina più immediato lo trova alla Fontana dei Draghi del 1585, scenografica e riconoscibile. E se avete la fortuna di capitare in una giornata limpida, allontanatevi un attimo verso un punto aperto e mettete in posa il Monte Soratte all'orizzonte, quello che colpì Goethe: la stessa montagna solitaria che i viaggiatori del Grand Tour disegnavano dai loro taccuini. Quattro foto, quattro racconti diversi dello stesso borgo di tufo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Civita Castellana e la sua antenata Falerii sono state teatro di fatti che pesano nella storia italiana. Il primo, e più antico, è la sconfitta dei Falisci e la loro deportazione nel 241 avanti Cristo: cacciati dall'altura imprendibile di Falerii Veteres, furono costretti dai Romani a fondare Falerii Novi in pianura, un esempio da manuale di come Roma piegava i popoli riottosi. Il secondo è l'attacco dei Lanzichenecchi del 1527: gli stessi mercenari che misero a sacco Roma tentarono per due volte di prendere Civita Castellana, che resistette, pagando però la distruzione dell'archivio cittadino dato alle fiamme. Il terzo è la battaglia del 5 dicembre 1798, quando le truppe francesi del generale MacDonald sconfissero qui i napoletani del generale Mack, un episodio decisivo nella campagna che portò alla Repubblica Romana; nel 1799 la città cambiò padrone due volte in pochi mesi. Il quarto, e forse il più simbolico, è la presa del 13 settembre 1870: poco più di duecento difensori pontifici, tra zuavi e soldati di disciplina, contro due divisioni italiane; dopo il bombardamento della fortezza e l'irruzione dei bersaglieri che avevano guadato il Treja, il capitano conte Papi issò bandiera bianca e si arrese. Da lì gli italiani proseguirono verso Roma. In questi quattro episodi, distanti duemila anni l'uno dall'altro, c'è la stessa costante: la posizione strategica di questo sperone di tufo, che nessuno poteva permettersi di ignorare.
Chi è passato da Civita Castellana (VT)
Da Civita Castellana è passata parecchia storia, e con essa parecchi nomi. Sul versante dei papi, la città fu residenza e rifugio: Clemente III e Adriano IV vi trovarono scampo nel medioevo, e nel Rinascimento vi soggiornarono Alessandro VI Borgia, che volle il forte, Giulio II della Rovere, sotto cui fu completato, e Pio VI. Sul versante degli artisti e degli architetti, i due Antonio da Sangallo, il Vecchio e il Giovane, lasciarono qui la fortezza; il pittore Antoniazzo Romano firmò una tavola conservata in San Francesco; gli Zuccari, dinastia di pittori manieristi, affrescarono Palazzo Baroni. Sul versante dei viaggiatori, il testimone più celebre è Johann Wolfgang von Goethe, che nell'Italienische Reise annotò il tufo e la vista del Soratte durante il suo viaggio in Italia: le sue righe restano la più bella descrizione del paesaggio del borgo. Sul versante degli eserciti sono passati i Lanzichenecchi nel 1527, i francesi di MacDonald e Championnet a fine Settecento, i bersaglieri italiani nel 1870. E sul versante dell'industria c'è Giuseppe Trevisan, l'imprenditore veneto che nell'Ottocento avviò qui le fabbriche di ceramica e cambiò per sempre il destino economico del paese. Papi, architetti, pittori, poeti, generali e industriali: per un borgo di tufo di quindicimila anime, un elenco di tutto rispetto.
Domande veloci su Civita Castellana (VT)
Dove si trova Civita Castellana?
Civita Castellana è in provincia di Viterbo, nella Tuscia meridionale, su uno sperone di tufo lungo la via Flaminia, a circa ottanta chilometri da Roma. Il municipio è in Piazza Giacomo Matteotti 48.
Perché Civita Castellana è famosa?
Per tre cose soprattutto: il Forte Sangallo con il Museo Archeologico dell'Agro Falisco, l'essere l'erede dell'antica Falerii capitale dei Falisci, e la produzione di ceramica, che ne ha fatto un nome noto nel settore in tutta Italia.
Quanto costa entrare al Forte Sangallo di Civita Castellana?
Dal giugno 2025 è stato introdotto un biglietto d'ingresso per il museo, dopo anni di gratuità. Poiché le tariffe sono cambiate di recente e le fonti ufficiali non concordano, conviene verificare il prezzo aggiornato sul sito ufficiale del museo prima della visita.
Quali sono gli orari del museo di Civita Castellana?
Il Museo Archeologico dell'Agro Falisco apre dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00, ed è chiuso il lunedì; in alcuni periodi la domenica l'orario può essere ridotto. È chiuso anche il primo gennaio e il venticinque dicembre.
Quanto tempo serve per visitare Civita Castellana?
Per il forte e il museo mettete in conto circa un'ora e mezza. Aggiungendo il Duomo, il centro storico e la passeggiata sopra le forre, si riempie comodamente mezza giornata.
Come arrivare a Civita Castellana da Roma?
In auto lungo la via Flaminia o la superstrada in poco più di un'ora; in treno con la linea regionale Roma-Viterbo fino alla stazione a valle; in pullman con i collegamenti Cotral. Il centro storico si gira a piedi.
Il museo di Civita Castellana è adatto ai bambini?
Sì. Il forte con il mastio, il cortile e il pozzo colpisce l'immaginazione dei più piccoli, e le sale del museo con i corredi falischi si visitano in tempi contenuti. La passeggiata sopra le forre completa la giornata all'aperto.
Cos'è Falerii Veteres?
È l'antica capitale dei Falisci sorta sul sito dove oggi è Civita Castellana. Fu uno dei principali centri dell'età del bronzo e del ferro dell'Italia centrale, con templi, necropoli e una fiorente produzione ceramica.
Cos'è Falerii Novi e dove si trova?
È la città romana fondata nel 241 avanti Cristo quando i Falisci, sconfitti, furono costretti a lasciare l'altura. Si trova in pianura a circa cinque chilometri da Civita Castellana e conserva quasi due chilometri e mezzo di mura romane e l'abbazia medievale di Santa Maria in Falleri.
Che cos'è il portico del Duomo di Civita Castellana?
È un portico cosmatesco del 1210 firmato dai marmorari romani Lorenzo di Cosma e dal figlio Jacopo, con un grande arco centrale e mosaici policromi in porfido e paste vitree dorate. È uno degli esempi più belli di arte cosmatesca fuori Roma.
Chi ha costruito il Forte Sangallo?
Lo volle papa Alessandro VI Borgia dal 1494; il progetto è di Antonio da Sangallo il Vecchio, completato dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane sotto papa Giulio II. Il mastio ottagonale, il pozzo e il portone risalgono a quella fase.
Perché Civita Castellana è legata alla ceramica?
Per la facile reperibilità dell'argilla. Dalla tradizione falisca si è passati nell'Ottocento all'industria, avviata da Giuseppe Trevisan, fino al distretto della ceramica sanitaria che ancora oggi produce una quota importante del totale nazionale.
Cosa sono le forre di Civita Castellana?
Sono le profonde gole scavate dall'erosione delle acque nel banco di tufo vulcanico, che avvolgono il borgo isolandolo su uno sperone. Sono il tratto più caratteristico del paesaggio e si costeggiano a piedi dal centro.
Si può visitare l'abbazia di Santa Maria in Falleri?
L'abbazia cistercense sorge nella campagna, dentro le mura di Falerii Novi, nel territorio di Fabrica di Roma alla frazione Faleri. È un edificio isolato che si raggiunge in auto; per orari e accesso conviene informarsi in loco o all'ufficio turistico.
Quando si tiene il Carnevale di Civita Castellana?
Il Carnevale Civitonico si apre il 17 gennaio con il trasporto del Puccio in Piazza Matteotti e prosegue con sagre, sfilate di carri allegorici nelle ultime due domeniche e il Martedì Grasso, fino al falò del Puccio con i fuochi d'artificio.
Cos'è la Fiera nazionale delle sagre di Civita Castellana?
È la più importante rassegna di sagre del Lazio, organizzata a maggio dalla Pro Loco dal 2010: le associazioni Pro Loco italiane si ritrovano nel borgo per una grande festa gastronomica, una sorta di sagra delle sagre.
Cosa vedere vicino a Civita Castellana?
A mezz'ora ci sono Calcata, Nepi, Sutri, Castel Sant'Elia, Faleria, Ronciglione e il lago di Vico; per chi cammina le forre di Corchiano e il parco della valle del Treja; tornando verso Roma il Monte Soratte e Castelnuovo di Porto.
Qual è il periodo migliore per visitare Civita Castellana?
La primavera, per il clima e per la Fiera delle sagre di maggio, e l'inizio autunno. Il tardo pomeriggio è il momento migliore per la luce sul tufo e sulle forre. Da evitare il lunedì per la chiusura del museo.
Civita Castellana è la stessa cosa di Civita di Bagnoregio?
No, sono due paesi diversi, entrambi nel Lazio e su speroni di tufo. Civita di Bagnoregio è il celebre borgo in provincia di Viterbo raggiungibile solo a piedi da una passerella; Civita Castellana è una cittadina viva erede dell'antica Falerii.
Vale la pena arrivare fin qui? sì, ma venite con il passo giusto. Civita Castellana non è un parco a tema dell'antichità, è un paese che lavora, produce ceramica e vive la sua piazza, costruito sopra una delle capitali dell'Italia preromana. Datele mezza giornata, guardate il portico del Duomo da vicino, affacciatevi sulle forre e poi allargate il giro a Calcata o a Nepi. Tornerete a casa con l'impressione di aver visto un pezzo di Italia vera, di quelle che non finiscono sulle copertine ma restano in mente.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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