Museo della ceramica a Sermoneta
Il Museo della storia della ceramica occupa il piano terra di Palazzo Ada Caetani, in Corso Garibaldi 62, a Sermoneta, provincia di Latina. Ingresso libero e gratuito: il Comune, che è proprietario dell'edificio e titolare del museo, indica apertura tutti i giorni dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17, e segnala la presenza di barriere architettoniche nel palazzo. Non serve biglietto, non serve prenotare, non c'è bookshop. Trattandosi di un museo civico di un borgo di poco meno di diecimila abitanti, gli orari possono variare con le stagioni e con le manifestazioni: una telefonata prima di partire evita una salita a vuoto. I numeri sono quelli del Comune di Sermoneta, centralino 0773 30151, e dell'Area Cultura, Turismo, Sport e Spettacolo, 0773 30262 e 0773 316077, oppure 345 7741889; la posta elettronica è protocollo@comunedisermoneta.it. La direzione scientifica è affidata a Vincenzo Scozzarella. Il nucleo esposto conta circa trecento pezzi, dalla preistoria al Novecento, con una sezione archeologica dedicata alla necropoli di Caracupa. Si arriva in auto da Roma in poco più di un'ora (circa ottantatré chilometri), oppure in treno fino alla stazione di Latina, che si trova nella frazione Latina Scalo sulla linea Roma-Formia-Napoli, e da lì con autobus Cotral o taxi fino al borgo. Chi vuole inquadrare il paese prima di entrare nel museo trova un ritratto d'insieme nella pagina su Sermoneta.
Dettagli e aggiornamenti sul palazzo si leggono sulla scheda ufficiale del Comune di Sermoneta.

Che cos'è il Museo della ceramica a Sermoneta e perché conviene entrarci
Diciamolo subito, senza girarci intorno: chi sale a Sermoneta ci sale per il castello. Il Castello Caetani domina il borgo e la pianura, ha una fama che arriva molto oltre i Monti Lepini, e si prende la quasi totalità delle visite. Il museo della ceramica, che si trova cento metri più in basso lungo il corso, riceve una frazione di quei visitatori. È un errore di distribuzione dell'attenzione, e vale la pena ripararlo.
Il museo nasce nel 2004 e occupa tre sale al piano terra di un palazzo cinquecentesco. Non è una raccolta enciclopedica e non pretende di esserlo. È una raccolta territoriale, costruita con materiali archeologici affidati dalla Soprintendenza e con donazioni private, che segue un solo filo: l'argilla cotta, dall'età del ferro fino al Novecento. Il vantaggio di un museo così piccolo è che il filo si vede. In tre quarti d'ora si attraversa un arco di quasi tremila anni di uno stesso gesto tecnico, e si esce capendo qualcosa che nei grandi musei sfugge per eccesso di materiale.
L'opinione, da chi accompagna gruppi in questo territorio: il museo della ceramica è la miglior mezz'ora spesa a Sermoneta dopo il castello, e la migliore in assoluto se piove. È gratuito, è al coperto, è a cinquanta passi dalla piazza. Rinunciarci per fare un altro giro di souvenir sul corso è una scelta che non consiglio a nessuno.
Dove si trova il Museo della ceramica a Sermoneta e come ci si arriva
L'indirizzo esatto del Museo della ceramica a Sermoneta
Corso Garibaldi 62, 04013 Sermoneta (LT). L'edificio è Palazzo Ada Caetani, detto anche Palazzo Caetani, e il museo occupa il piano terra. Il corso è l'asse principale del borgo murato: si entra dalla porta e lo si percorre in salita verso la piazza del Popolo e la Loggia dei Mercanti. Il portale del palazzo è sulla destra salendo, riconoscibile per la mole e per il cortile interno con la scalinata di accesso al piano nobile. Nessuna insegna monumentale: cercate il portone, non il cartellone.
Come arrivare al Museo della ceramica a Sermoneta in auto
Da Roma si scende in autostrada A1 fino a Valmontone e poi verso i Lepini, oppure per la via Pontina fino a Latina e da lì si risale la pedemontana. La distanza è di circa ottantatré chilometri e il tempo reale dipende quasi tutto dal traffico della Pontina, non dalla montagna. La strada finale è una salita tornante che arriva sotto le mura. Il borgo storico è pedonale nella sua parte alta: si parcheggia fuori dalle mura, negli spiazzi lungo la circonvallazione e nell'area sotto la fortezza, e si sale a piedi. Chi guida un mezzo lungo o un pullman deve considerare che le curve finali sono strette e che le manovre in cima sono limitate.
Come arrivare al Museo della ceramica a Sermoneta in treno e in autobus
Il riferimento ferroviario è la stazione di Latina, che si trova nella frazione Latina Scalo, sulla linea Roma-Formia-Napoli. La stazione è servita da treni regionali e da Intercity, ha biglietteria, sottopasso, parcheggio di interscambio, una fermata del trasporto urbano, una fermata extraurbana Cotral e un posteggio taxi. Da lì al borgo di Sermoneta il collegamento è su gomma. Il consiglio pratico è di verificare l'orario Cotral del giorno esatto della visita: nel fine settimana le corse verso i comuni collinari si diradano, e restare a piedi a Latina Scalo alle sette di sera è un finale che rovina la giornata. Chi viaggia in due o in tre, considerando il costo del taxi diviso per le teste, spesso fa prima e spende poco di più.
Palazzo Ada Caetani, la casa del Museo della ceramica a Sermoneta
I De Marchis, i Caetani e il nome di Ada Wilbraham
Il palazzo che ospita il museo è del Cinquecento e fu costruito dalla famiglia De Marchis; i Caetani lo acquisirono nel secolo successivo. Il nome con cui il paese lo chiama oggi non è quello dei costruttori né quello generico della casata: è quello di Ada Wilbraham Caetani (1846-1934), madre di Roffredo Caetani, ultimo duca di Sermoneta. Una donna inglese, dunque, dà il nome all'edificio più civile del borgo, e non è un dettaglio da poco in un paese che per sei secoli si è identificato con una fortezza.
Dell'assetto antico restano segni importanti al piano superiore: nel salone nobile ci sono un soffitto ligneo a cassettoni e decorazioni affrescate alle pareti, riferiti al Seicento. Molti degli affreschi dell'edificio furono coperti nel 1871, quando il palazzo venne destinato alla Congregazione di Carità : una copertura che, per paradosso, li ha protetti dall'usura e dalle ridipinture ottocentesche. Chi visita il museo al piano terra passa sotto quelle stanze senza saperlo.
Dalla Scuola Pia all'asilo per i figli dei braccianti
La storia sociale di questo palazzo è più interessante di quella dinastica, e vale la pena raccontarla per intero. Dopo il 1871 l'edificio ospitò la Scuola Pia per l'istruzione femminile, attiva fino al 1879. Dal 1914 al 1979 vi funzionò l'asilo Ada Caetani, destinato ai figli degli agricoltori poveri e ai bambini colpiti dalla malaria. Sessantacinque anni di infanzia contadina dentro un palazzo nobiliare, in un territorio dove la malaria non era una malattia esotica ma la condizione ordinaria della pianura fino alle bonifiche del Novecento.
Tenete a mente questo dato mentre guardate le vetrine: molti degli anziani che oggi vivono a Sermoneta hanno imparato a camminare in queste stanze. È una delle ragioni per cui il museo, nel paese, non viene percepito come un corpo estraneo. Il palazzo era già di tutti prima di diventare museo.
I restauri recenti di Palazzo Ada Caetani
L'edificio è uscito da un ciclo lungo di lavori. Un primo appalto, concluso a dicembre 2024 e finanziato dalla Regione Lazio con 380.000 euro, ha rifatto la copertura, la facciata principale e la manutenzione straordinaria del secondo piano e di parte del primo. Un secondo appalto, chiuso ad agosto 2026 con fondi comunali, ha riguardato il restauro conservativo degli intonaci del cortile interno, i materiali lapidei della scalinata di accesso al primo piano e la posa di una rete anti-volatili. L'assessore comunale ai lavori pubblici Nicola Minniti ha dichiarato che l'amministrazione continuerà a lavorare per rendere il palazzo sempre più attrattivo e funzionale, e sono in corso richieste di ulteriore finanziamento regionale per completare il restauro conservativo.
C'è anche un finanziamento regionale approvato per la valorizzazione delle sale espositive: totem informativo, catalogo, incontri con le scuole e retrospettive. Chi visita il museo nei prossimi mesi potrebbe quindi trovare un allestimento in evoluzione. È una buona notizia, non un disagio: significa che l'ente che lo gestisce lo sta finanziando davvero.
La visita sala per sala al Museo della ceramica a Sermoneta
Il percorso è articolato in tre sale al piano terra, e segue una progressione cronologica netta. Non c'è un senso obbligato imposto da barriere o transenne, ma seguire l'ordine è l'unico modo per capire il discorso.
La prima sala del Museo della ceramica a Sermoneta: l'archeologia
Si apre con i materiali di provenienza archeologica affidati dalla Soprintendenza per il Lazio. Qui ci sono vasellame, corredi funerari, oggetti votivi in terracotta e laterizi. Il gruppo più importante viene dalla necropoli di Caracupa, il sito protostorico che si trova nel territorio fra Sermoneta e Norma, ai piedi dei Lepini.
Cosa guardare davvero. Gli impasti scuri, grossolani, modellati a mano: sono i vasi dell'età del ferro, quelli in cui la parete non ha spessore costante e la superficie porta ancora la memoria delle dita. Poi il salto tecnico: quando compare il tornio, il profilo diventa regolare e il vaso perde le asimmetrie. È il passaggio più importante di tutta la storia della ceramica e in questa sala lo si vede a occhio nudo, senza bisogno di didascalie. Portate i ragazzi davanti a queste due vetrine e fategli notare la differenza: capiscono in dieci secondi cosa vuol dire rivoluzione tecnologica.
Gli oggetti votivi in terracotta meritano una sosta a parte. Sono ex voto anatomici e figurine prodotte in serie con matrici, prezzo popolare, destinati ai santuari. Sono la prova che nel Lazio antico esisteva già una produzione di massa a basso costo, e che la devozione muoveva un mercato. Non è archeologia da vetrina: è economia.
La seconda sala del Museo della ceramica a Sermoneta: il medioevo
La seconda sala raccoglie le ceramiche medievali, arrivate al museo per donazione privata; la raccolta è tradizionalmente ricondotta al signor Tito Coluzzi. È la sezione che chiedo sempre di guardare con più calma, perché è quella che il pubblico salta.
Il medioevo della ceramica italiana è la storia di un problema tecnico: come rendere impermeabile un vaso poroso. Le soluzioni si succedono e in questa sala si leggono. Prima l'invetriatura piombifera, una copertura vetrosa trasparente che lascia vedere il colore del corpo ceramico e che vira sul giallo e sul verde. Poi la tecnica del graffito, in cui il vaso viene rivestito di ingobbio chiaro e il decoro si ottiene incidendo la copertura per far riemergere l'argilla scura sottostante. Infine la maiolica arcaica, con il rivestimento stannifero bianco e opaco che nasconde il corpo e offre al pittore una superficie neutra su cui lavorare in verde ramina e bruno di manganese.
Guardate i fondi dei boccali e le anse. Nelle produzioni laziali medievali il decoro è sobrio, geometrico, spesso ridotto a fasce e a motivi vegetali stilizzati, e proprio per questo si legge bene. Chi arriva qui abituato ai grandi servizi rinascimentali trova poco spettacolo e molta sostanza. La mia opinione netta: questa è la sala più istruttiva del museo, ed è quella davanti a cui la gente passa più in fretta.
La terza sala del Museo della ceramica a Sermoneta: Otto e Novecento
La terza sala arriva alle ceramiche dell'Ottocento e del Novecento e allarga lo sguardo ai grandi centri della penisola: Deruta, Faenza, Viterbo. Sono tre nomi che nel discorso della ceramica italiana valgono come tre scuole distinte.
Deruta, in Umbria, è il centro del lustro, la tecnica di terza cottura in atmosfera riducente che deposita sulla superficie una pellicola metallica iridescente; la sua produzione tra Quattro e Cinquecento ha stabilito un canone che le botteghe hanno continuato a ripetere per secoli, e le forme ottocentesche esposte qui vanno lette come eredi di quel canone. Faenza ha dato il nome alla faïence in mezza Europa, e il suo contributo maggiore è il bianco: il famoso bianco di Faenza, superficie stannifera candida usata con decoro minimo o assente, che nel Seicento cambia il gusto della tavola. Viterbo rappresenta la tradizione dell'alto Lazio, con una lunga vicenda di ceramica graffita e ingobbiata di produzione locale.
Nella stessa sezione si legge il passaggio dell'Ottocento dalla bottega alla manifattura: forme standardizzate, decori stampati, prezzi in discesa. È il momento in cui la ceramica smette di essere un lusso e diventa una stoviglia. Se avete in casa un servizio ereditato dalla nonna, in questa sala capite da dove viene.
La sezione contemporanea del Museo della ceramica a Sermoneta
Il museo non si è fermato al secolo scorso. Nel giugno 2025 ha ricevuto in dono due sculture contemporanee: Nuovi dinamismi di Mariangela Calabrese e Anima di Nicoletta Piazza. Le due artiste avevano esposto poco prima a Palazzo Caetani con la mostra Di spaesamenti e spazi sognati, primo evento nella sala del primo piano dopo i lavori di restauro. Le opere sono state accolte dal presidente del consiglio comunale e delegato alla Cultura Pierluigi Torelli insieme al direttore scientifico Vincenzo Scozzarella.
L'idea è chiara e la condivido: un museo dell'argilla che si ferma al 1900 racconta una lingua morta. Aggiungere scultura contemporanea in un percorso che comincia con un vaso a impasto dell'età del ferro è il modo più economico e più intelligente di dire al visitatore che quel gesto tecnico non si è mai interrotto.

La necropoli di Caracupa e l'archeologia del Museo della ceramica a Sermoneta
Che cosa è Caracupa
Il territorio di Sermoneta conserva testimonianze dalla prima età del ferro, dal IX secolo avanti Cristo, e le aree di Caracupa e Valvisciolo sono fra i siti più significativi per capire il Latium Vetus e la cosiddetta cultura laziale. La necropoli venne individuata e scavata tra il 1901 e il 1903 dagli archeologi Luigi Savignoni e Raniero Mengarelli. Restituì settantasei tombe a inumazione e quattro a incinerazione, con corredi in ceramica, bronzo, ferro e materiali di importazione, databili fra la fase laziale II B, indicativamente 830-770 avanti Cristo, e la IV fase, indicativamente 720-580 avanti Cristo.
La letteratura archeologica descrive un rito prevalente di inumazione in fossa, spesso con cassa lignea, e riferisce alla fase più tarda alcune deposizioni con carro. Il numero complessivo delle sepolture indagate viene talvolta indicato in un centinaio: i conteggi variano a seconda che si includano o meno le ricognizioni successive.
Perché Caracupa conta, e perché conta qui dentro
Una necropoli di quest'epoca è un archivio sociale. Nei corredi si legge chi era chi: il fuso e la conocchia nelle tombe femminili, le armi e i rasoi in quelle maschili, il vasellame di importazione nelle tombe dei più ricchi. La presenza di materiali importati in una comunità collinare dei Lepini significa che questo pendio non era una periferia: era su una via di scambio. La stessa ragione, molti secoli dopo, farà la fortuna di Sermoneta come controllo della via pedemontana fra Roma e Napoli, quando l'impaludamento renderà l'Appia impraticabile.
Il fatto che questi materiali siano esposti a Sermoneta e non in un deposito di una grande città è la cosa migliore che sia successa a questo museo. Nel 2020, in occasione delle Giornate FAI d'autunno, la sezione archeologica dedicata al sito preistorico di Caracupa venne presentata al pubblico come novità dell'allestimento, ed è oggi parte integrante del percorso insieme alla mostra sui reperti.
Le tecniche della ceramica spiegate nelle vetrine del Museo della ceramica a Sermoneta
Dall'impasto al tornio
Il primo capitolo è l'impasto: argilla locale depurata poco o niente, con inclusi visibili, modellata a mano o a colombino, cotta a temperature basse in fossa o in fornace semplice. Il risultato è scuro, poroso, fragile agli sbalzi. Il tornio veloce cambia tutto: la parete si assottiglia, il profilo diventa continuo, la produzione accelera. Non è un dettaglio da specialisti. È il momento in cui il vasaio smette di essere ogni famiglia e diventa un mestiere.
L'invetriatura e la maiolica
Il secondo capitolo è la copertura. L'invetriatura piombifera rende impermeabile e lucida la superficie ma resta trasparente. Il rivestimento stannifero, opacizzato con ossido di stagno, produce invece quel bianco compatto che chiamiamo maiolica e che funziona come una tela: da lì in poi il vaso diventa un supporto per la pittura. In mezzo ci sono le tecniche dell'ingobbio, in cui una barbottina chiara viene stesa sul corpo scuro e poi incisa per ottenere il decoro a graffito. Se in una vetrina vedete un frammento in cui il disegno appare come un segno chiaro e inciso su fondo colorato, è questa la tecnica.
Perché i tre centri di Deruta, Faenza e Viterbo
Non sono nomi messi lì per prestigio. Deruta, Faenza e Viterbo sono i tre poli che spiegano la circolazione delle forme nel Lazio interno: da nord scendono i modelli umbri e romagnoli, dal capoluogo della Tuscia arrivano le produzioni graffite, e nelle case dei Lepini si mescolano. Un museo di paese che espone i tre centri accanto ai propri materiali locali sta facendo esattamente il lavoro che gli compete: mostrare che la cultura materiale di un borgo non nasce in isolamento.
Una curiosità su Museo della ceramica a Sermoneta
La curiosità più forte di questo museo non riguarda un oggetto ma la stanza che lo contiene. Il palazzo che oggi ospita le vetrine è stato per sessantacinque anni, dal 1914 al 1979, l'asilo Ada Caetani: un asilo dichiaratamente destinato ai figli degli agricoltori poveri e ai bambini colpiti dalla malaria. Vale la pena fermarsi su quest'ultima parola. Prima delle bonifiche del Novecento la pianura pontina ai piedi di Sermoneta era una delle aree malariche più gravi d'Italia, e i borghi collinari come questo esistevano anche perché l'altitudine offriva un riparo relativo dalla febbre. La popolazione lavorava in basso e dormiva in alto.
Dentro un palazzo cinquecentesco costruito dai De Marchis e poi passato ai Caetani, per due terzi di secolo si sono dunque cambiati i pannolini ai bambini dei braccianti. Prima ancora, dal 1871 al 1879, lo stesso edificio aveva ospitato la Scuola Pia per l'istruzione femminile, in un'epoca in cui l'alfabetizzazione delle bambine di campagna non era affatto scontata.
C'è di più, e riguarda gli affreschi. Nel 1871, con l'insediamento della Congregazione di Carità , molte delle decorazioni dipinte del palazzo vennero coperte per preservarle. Un gesto amministrativo, non estetico, che di fatto ha messo sotto naftalina la decorazione seicentesca. Il salone nobile conserva ancora oggi il soffitto ligneo a cassettoni e le pitture parietali del Seicento. Chi guarda un boccale medievale al piano terra ha sopra la testa, senza accorgersene, un soffitto barocco e strati di pittura che hanno attraversato indenni un secolo e mezzo di destinazioni d'uso improbabili. Un museo della ceramica dentro un asilo dentro un palazzo baronale: la stratigrafia migliore di Sermoneta non è sottoterra, è nell'edificio.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo della ceramica a Sermoneta
Nessuna guida in circolazione vi dirà che questo museo ha una politica editoriale. Sembra un'affermazione eccessiva per tre sale di paese, e invece è documentata. Nel febbraio 2026 il Comune ha varato una collana intitolata I quaderni del Museo. Sermoneta a porte aperte, il cui primo volume è dedicato a Benozzo Gozzoli e alla Madonna in gloria con la città di Sermoneta, il dipinto che raffigura la Vergine mentre regge il profilo fortificato del borgo, riferito attorno al 1457 e legato dalla tradizione a un dono del Senato di Roma alla comunità per la fine della peste. Il secondo numero, presentato il 19 marzo 2026 nella sede del museo, è dedicato al Museo della storia della ceramica e ne ricostruisce la vicenda e il ruolo nella tutela della tradizione ceramica locale. Autore di entrambi è Vincenzo Scozzarella, direttore del museo.
La seconda cosa che nessuno dice è che il museo non lavora da solo. Nell'ottobre 2024 Sermoneta ha aderito alla Rete dei Musei della provincia di Latina, portando il conteggio a dieci comuni e venti musei fra istituzioni civiche e private. Il sindaco di Sermoneta Giuseppina Giovannoli ha commentato l'adesione con una frase asciutta, "insieme si va lontano"; il sindaco di Latina Matilde Celentano ha definito Sermoneta un valore aggiunto della rete.
Che cosa significa per chi visita. Significa che il piccolo museo gratuito in cui state entrando è un nodo di un sistema provinciale, non una raccolta abbandonata a se stessa, e che le sue sale ospitano presentazioni, retrospettive e incontri con le scuole. Se capitate in un giorno in cui la sala del primo piano è occupata da un evento, non è un contrattempo: è il modo in cui questo posto funziona.
Il consiglio che ti do per visitare Museo della ceramica a Sermoneta
Il consiglio è uno solo e va contro l'istinto di chiunque salga qui: invertite l'ordine. Non fate il castello e poi, se avanza tempo, il museo. Fate il museo prima, e il castello dopo.
La ragione è pratica. Il Castello Caetani si visita solo con visita guidata su fascia oraria prenotata, dura circa un'ora e costa otto euro a persona per gli individuali, con gratuità per i minori di dodici anni accompagnati; la gestione è della Fondazione Roffredo Caetani e i biglietti si acquistano online. Questo significa che il vostro orario a Sermoneta è già inchiodato dal castello. Il museo della ceramica invece è gratuito, senza prenotazione e si visita nei tempi che decidete voi: è l'unico elemento flessibile della giornata, quindi va usato per riempire l'attesa prima dello slot, non per rincorrerlo dopo.
La seconda ragione è di ordine mentale. Se entrate nel castello prima, uscite pieni di merlature, saloni dipinti e storie di Borgia, e le vetrine di boccali vi sembreranno minute. Se invece entrate qui prima, arrivate al castello avendo già capito con che materiali si viveva in questo borgo, e le sale della fortezza si popolano di oggetti veri.
Terza cosa, la più concreta: mettete scarpe con suola ruvida. Il corso è in salita e in pietra levigata da secoli di passaggi, e con la pioggia diventa una pista. Il palazzo, come segnala il Comune, presenta barriere architettoniche, e la scalinata interna di accesso al piano superiore non è un percorso per tutti. Chi ha problemi di deambulazione visiti il piano terra, che è la parte museale vera, e non si lasci convincere a salire.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Sermoneta sia un set cinematografico lo sanno tutti da queste parti: il paese è stato usato come sfondo per oltre novanta film a partire dal 1909, ha ottenuto il titolo di Città nel 2021 e porta la Bandiera Arancione del Touring. Quello che si cita di rado è la conseguenza culturale di questa vocazione, e riguarda proprio il museo.
Un borgo che vive di immagine ha una tentazione permanente: trasformarsi in scenografia, cioè in una superficie senza spessore. È successo a decine di paesi italiani, che oggi vendono un profilo di pietra e una fila di negozi di ceramica turca dipinta a mano da qualche parte molto lontano. Sermoneta ha fatto una scelta diversa e l'ha fatta con un museo civico gratuito, aperto sette giorni su sette, che espone gli oggetti d'uso della sua gente invece che il souvenir della sua sagoma.
Il secondo fatto poco citato riguarda la geografia storica. Sermoneta deve la propria importanza al controllo della via pedemontana, il collegamento fra Roma e Napoli che divenne cruciale quando l'impaludamento rese inservibile la via Appia nella pianura. Non è una nota erudita: è la ragione per cui nel 1297 Bonifacio VIII Caetani comprò dagli Annibaldi Sermoneta, San Donato e Bassiano per centoquarantamila ducati d'oro. Si compra un pedaggio, non un panorama. E i materiali di importazione che si trovano nei corredi di Caracupa, quasi due millenni prima, dicono che quel corridoio di transito funzionava già nell'età del ferro. Il museo, senza dichiararlo, è il posto in cui questa continuità si tocca con gli occhi.
La foto giusta da fare a Museo della ceramica a Sermoneta
La foto giusta non è la vetrina. Le vetrine dei musei civici hanno vetri sottili e luci al soffitto che rimandano indietro il vostro riflesso e quello della finestra: qualunque scatto frontale a mano libera restituisce un boccale medievale con dentro la vostra faccia. Se volete comunque riprendere un pezzo, avvicinate l'obiettivo al vetro fino quasi a toccarlo, appoggiate il bordo dello smartphone alla superficie, e fotografate in diagonale rispetto alla fonte luminosa. Niente flash: il flash sulle superfici invetriate produce un punto bianco che cancella metà del decoro, ed è comunque una scortesia in un ambiente piccolo.
La fotografia che vale davvero, qui, è quella del cortile interno del palazzo. È lo spazio appena restaurato negli intonaci e nella scalinata lapidea che sale al primo piano, ed è l'unico punto dell'edificio in cui architettura e luce naturale lavorano insieme. Inquadrate la scalinata dal basso, tenendo un lato del portico in primo piano per dare profondità , e aspettate che la luce sia radente: metà mattina o tardo pomeriggio, mai a mezzogiorno.
La terza inquadratura, quella che chiude bene un reportage di giornata, si fa uscendo dal portone: dal Corso Garibaldi, girandovi verso l'alto, il castello compare sopra le case in scorcio. Un boccale nella vetrina e la fortezza sopra il tetto sono la stessa storia raccontata due volte, in scala diversa. Se avete tempo per una sola foto a Sermoneta, fate questa e non il solito panorama sulla pianura, che hanno già scattato in centomila.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che riguarda direttamente le collezioni è del 1901-1903, e non accadde in queste stanze ma poco distante: Luigi Savignoni e Raniero Mengarelli scavarono la necropoli di Caracupa e riportarono alla luce settantasei tombe a inumazione e quattro a incinerazione, con corredi che coprono un arco che va dall'ottavo al sesto secolo avanti Cristo. Quegli scavi sono la ragione per cui oggi la prima sala esiste.
Il 1871 è la data che cambia la vita dell'edificio: nasce la Congregazione di Carità , gli affreschi vengono coperti per preservarli, e il palazzo entra in una lunga fase di funzione assistenziale. Dal 1871 al 1879 vi funziona la Scuola Pia femminile; dal 1914 al 1979 l'asilo Ada Caetani.
Il 2004 è l'anno di fondazione del museo, allestito al piano terra con materiali della Soprintendenza e donazioni private.
Nel 2020, alle Giornate FAI d'autunno di domenica 18 e domenica 25 ottobre, con aperture dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, il museo presentò la nuova sezione archeologica dedicata al sito preistorico di Caracupa, insieme all'apertura straordinaria della sinagoga, del convento di San Francesco, della chiesa e cripta di San Michele Arcangelo e del Museo Diocesano con la cattedrale di Santa Maria Assunta.
Nell'ottobre 2024 il museo entra nella Rete dei Musei della provincia di Latina. A dicembre 2024 si chiude il primo appalto di restauro del palazzo, da 380.000 euro di finanziamento regionale. Nel giugno 2025 arrivano in dono due sculture contemporanee. Nel febbraio 2026 nasce la collana I quaderni del Museo e il 19 marzo 2026 viene presentato in sede il volume dedicato al museo stesso. Il 23 maggio 2026, per la Notte Europea dei Musei, il museo resta aperto fino alle 22 con visita guidata alle 19 e ingresso gratuito, insieme al Museo Diocesano d'Arte Sacra. Ad agosto 2026 si conclude il secondo appalto di restauro, con gli intonaci del cortile e la scalinata lapidea.
Chi è passato da Museo della ceramica a Sermoneta
La risposta onesta a questa domanda parte da chi è passato dall'edificio prima che fosse museo, ed è una folla che non porta nomi illustri. Dal 1914 al 1979 sono passate di qui generazioni di bambini di Sermoneta, figli di braccianti dell'Agro Pontino, molti dei quali segnati dalla malaria. Prima ancora, fra il 1871 e il 1879, le allieve della Scuola Pia. È la ragione per cui in paese il palazzo non si chiama con il nome della famiglia costruttrice, i De Marchis, ma con quello di Ada Wilbraham Caetani, la nobildonna inglese moglie di Onorato Caetani e madre di Roffredo, ultimo duca di Sermoneta, alla cui memoria l'asilo fu intitolato.
Nel presente, i nomi si fanno più precisi. Il direttore scientifico Vincenzo Scozzarella, che di questo museo è anche l'autore del volume monografico, guida le sale e le presentazioni. Pierluigi Torelli, presidente del consiglio comunale e delegato alla Cultura, ha accolto qui nel giugno 2025 le scultrici Mariangela Calabrese e Nicoletta Piazza, che avevano appena esposto al primo piano del palazzo e che hanno donato al museo due opere, Nuovi dinamismi e Anima. Il 19 marzo 2026, nella sala del museo, sono intervenuti il sindaco Giuseppina Giovannoli, lo stesso Torelli, Ferruccio Pantalfini per il Museo Diocesano e Scozzarella per la presentazione del secondo quaderno.
Nel 2020, in occasione delle Giornate FAI d'autunno, le visite in queste sale furono condotte a gruppi scaglionati da studenti volontari: una generazione di ragazzi di Sermoneta ha raccontato ai forestieri i vasi dei propri antenati. Se cercate i grandi nomi della storia, Lucrezia Borgia e Carlo V, sono passati dal castello sopra le vostre teste, non da questo palazzo: la fortezza li ospitò, e i due episodi appartengono alla vicenda del Castello Caetani. Qui sotto, sul corso, la storia è passata con altre facce.
Quanto dura la visita al Museo della ceramica a Sermoneta e come organizzarla
Il tempo giusto per il Museo della ceramica a Sermoneta
Tre sale, circa trecento pezzi: quaranta minuti sono la misura onesta per chi legge le didascalie, venticinque per chi cammina e guarda, un'ora abbondante per chi si ferma sui corredi funerari. Non è un museo che si fa in cinque minuti e non è un museo da mezza giornata. Inserito in una giornata a Sermoneta, occupa la fascia fra le 10 e le 11 o quella fra le 15 e le 16, cioè esattamente le ore in cui il sole rende sgradevole la passeggiata sul corso.
Il Museo della ceramica a Sermoneta con i bambini
Funziona, a una condizione: che qualcuno racconti. Le vetrine da sole non intrattengono un bambino di otto anni. Ma la sequenza vaso fatto a mano contro vaso fatto al tornio, e la storia dell'argilla che si cuoce per diventare pietra, sono materia perfetta per i più piccoli, e il museo organizza incontri con le scuole. Aggiungete che l'ingresso è gratuito, quindi non c'è il rimorso del biglietto pagato se dopo dieci minuti vogliono uscire. Consiglio spiccio: dategli il compito di trovare il vaso più vecchio e il vaso più nuovo della raccolta. Ci mettono venti minuti e li passano guardando davvero.
Accessibilità del Museo della ceramica a Sermoneta
Il Comune segnala che l'edificio presenta barriere architettoniche. La parte museale è al piano terra, che è la condizione migliore possibile in un palazzo cinquecentesco, ma l'accesso avviene dal corso, che è in pendenza e in pietra. Chi si muove in sedia a rotelle o con difficoltà motorie faccia una telefonata preventiva al Comune per farsi indicare il punto di ingresso più agevole e l'eventuale assistenza. Il borgo alto, in generale, è impegnativo: la salita dalla porta al castello non perdona.
Quando andare al Museo della ceramica a Sermoneta e quando evitare
Primavera e autunno sono le stagioni giuste per tutto il comprensorio dei Lepini. Agosto in pianura è pesante, ma qui l'altitudine aiuta e il paese si anima di eventi. Da evitare, se cercate silenzio: i weekend delle grandi manifestazioni estive, quando il borgo si riempie e il corso diventa un fiume di persone. Da cercare, se cercate il contrario: la Notte Europea dei Musei, che nel 2026 è caduta sabato 23 maggio con apertura fino alle 22 e visita guidata alle 19. Un museo di paese visitato di sera, gratuito e guidato, è un'esperienza diversa dalla stessa visita fatta alle undici del mattino.
Cosa vedere intorno al Museo della ceramica a Sermoneta
Il Castello Caetani, sopra il Museo della ceramica a Sermoneta
Via della Fortezza. La rocca originaria è degli Annibaldi, primi anni del Duecento, con il maschio e la controtorre; i Caetani ricostruirono la sala dei Baroni e aggiunsero la Casa del Cardinale Borgia; i Borgia completarono le fortificazioni con la cittadella progettata da Antonio da Sangallo. Durante lo sbarco di Anzio, nel 1944, il castello restò abitato dai Caetani e dalla popolazione. Oggi è gestito dalla Fondazione Roffredo Caetani, ospita corsi di restauro in collaborazione con l'ICCROM e attività musicali. Visita solo guidata, circa un'ora, su prenotazione, biglietto individuale otto euro, gratuito per i minori di dodici anni accompagnati, sei euro a persona per gruppi dai venticinque in su. Telefono 0773 632231. Informazioni e biglietti sul sito della Fondazione Roffredo Caetani.
La Collegiata di Santa Maria Assunta e il Museo Diocesano
La chiesa è documentata dal XII secolo, con campanile quadrato e archi a tutto sesto, e conserva affreschi trecenteschi con il Giudizio universale e lunette quattrocentesche. La tavola più celebre è la Madonna attribuita a Benozzo Gozzoli, quella che regge il profilo fortificato di Sermoneta, oggetto del primo quaderno del museo. Accanto, il Museo Diocesano d'Arte Sacra raccoglie pale di Girolamo Siciolante, pittore nato a Sermoneta nel 1521, di Francesco da Castello, Matteo Rosselli e Odoardo Vicinelli. I due musei del borgo, quello della ceramica e quello diocesano, aprono insieme nelle occasioni straordinarie.
Valvisciolo, Ninfa e i Lepini
L'Abbazia di Valvisciolo, sotto il paese, è uno dei complessi cistercensi più importanti del Lazio meridionale ed è a pochi minuti d'auto. Il Giardino di Ninfa, sulle rovine della città medievale abbandonata, è la meta che porta più visitatori nell'intero comprensorio e si visita solo in giorni stabiliti con prenotazione. Per il quadro generale della catena montuosa e degli altri borghi vale la pena guardare la pagina sui Monti Lepini.
Gli altri borghi e musei del territorio
A poca distanza ci sono Bassiano, patria di Aldo Manuzio, Norma con il suo balcone sulla pianura, Sezze e Priverno. Chi ha preso gusto ai musei civici del territorio trova un percorso coerente nei musei di Priverno e nel Museo della città e del territorio di Cori, nel borgo di Cori. Per capire la pianura sotto il paese, cioè la bonifica e le città di fondazione, il riferimento è il Museo della terra pontina; per una giornata di mare a fine visita c'è il Lido di Latina. Chi vuole allargare al versante romano dei monti può guardare Carpineto Romano, e chi cerca il confronto con una grande raccolta archeologica laziale ha il Museo archeologico di Palestrina.
Domande veloci su Museo della ceramica a Sermoneta
Quanto costa il biglietto del Museo della ceramica a Sermoneta?
Niente. L'ingresso è libero e gratuito. È un museo civico di proprietà comunale e non prevede biglietteria.
Dove si trova esattamente il Museo della ceramica a Sermoneta?
Al piano terra di Palazzo Ada Caetani, Corso Garibaldi 62, 04013 Sermoneta, in provincia di Latina.
Quali sono gli orari del Museo della ceramica a Sermoneta?
Il Comune indica apertura dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17. Essendo un museo civico di piccole dimensioni, gli orari possono cambiare con la stagione e con gli eventi: conviene una verifica telefonica al Comune prima di mettersi in viaggio.
Serve prenotare per visitare il Museo della ceramica a Sermoneta?
No, la visita libera non richiede prenotazione. Le visite guidate organizzate in occasione di eventi possono invece prevedere iscrizione.
Quanto dura la visita al Museo della ceramica a Sermoneta?
Da venticinque a quaranta minuti per una visita normale, un'ora abbondante per chi legge tutto e si ferma sui corredi archeologici.
Quante sale ha il Museo della ceramica a Sermoneta?
Tre, tutte al piano terra: archeologia, ceramiche medievali, ceramiche dell'Ottocento e del Novecento, con l'aggiunta di opere contemporanee.
Quanti oggetti sono esposti nel Museo della ceramica a Sermoneta?
Circa trecento pezzi, secondo i dati del Comune, che coprono un arco dalla preistoria al 1900, oltre ai materiali archeologici di Caracupa.
Quando è nato il Museo della ceramica a Sermoneta?
Nel 2004, con l'allestimento al piano terra di Palazzo Ada Caetani.
Chi gestisce il Museo della ceramica a Sermoneta?
È un museo di proprietà comunale, riferito all'Area Cultura, Turismo, Sport e Spettacolo del Comune di Sermoneta. La direzione scientifica è di Vincenzo Scozzarella.
Il Museo della ceramica a Sermoneta è accessibile in sedia a rotelle?
Il Comune segnala barriere architettoniche nell'edificio. La parte espositiva è al piano terra, ma l'accesso avviene dal corso in pendenza: meglio telefonare prima per concordare l'ingresso.
Si possono fare fotografie nel Museo della ceramica a Sermoneta?
Le regole vanno chieste all'ingresso. In ogni caso evitate il flash: sulle superfici invetriate produce riflessi che cancellano il decoro.
Il Museo della ceramica a Sermoneta è adatto ai bambini?
Sì, a patto di accompagnarli con un racconto. Il confronto fra vaso modellato a mano e vaso tornito funziona benissimo con i più piccoli, e il museo organizza incontri con le scuole.
Che differenza c'è fra il Museo della ceramica a Sermoneta e il Museo Diocesano?
Il primo è civico e racconta la cultura materiale, cioè l'argilla e i suoi usi dall'età del ferro al Novecento. Il secondo è diocesano ed è dedicato all'arte sacra, con pale dal Cinquecento al Settecento, accanto alla Collegiata di Santa Maria Assunta.
Da dove vengono i reperti archeologici del Museo della ceramica a Sermoneta?
In gran parte dalla necropoli di Caracupa, nel territorio fra Sermoneta e Norma, affidati dalla Soprintendenza archeologica del Lazio, oltre che da donazioni private.
Che cos'è la necropoli di Caracupa?
Un sepolcreto della prima età del ferro scavato fra il 1901 e il 1903 da Savignoni e Mengarelli, con settantasei tombe a inumazione e quattro a incinerazione, databili fra l'ottavo e il sesto secolo avanti Cristo.
Perché nel Museo della ceramica a Sermoneta ci sono Deruta, Faenza e Viterbo?
Perché sono i tre centri che spiegano la circolazione delle forme e delle tecniche nel Lazio interno fra medioevo ed età moderna, e i loro modelli si ritrovano nelle produzioni locali.
C'è un parcheggio vicino al Museo della ceramica a Sermoneta?
Si parcheggia fuori dalle mura, negli spazi lungo la circonvallazione e nell'area sotto la fortezza, e si sale a piedi lungo il corso.
Come si arriva al Museo della ceramica a Sermoneta senza auto?
Treno fino alla stazione di Latina, nella frazione Latina Scalo sulla linea Roma-Formia-Napoli, poi autobus Cotral o taxi verso il borgo. Verificate gli orari delle corse nel fine settimana.
Quanto dista Sermoneta da Roma?
Circa ottantatré chilometri. In auto si percorrono in poco più di un'ora quando la Pontina è scorrevole.
Il Museo della ceramica a Sermoneta si può abbinare al Castello Caetani nella stessa giornata?
Sì, ed è l'abbinamento naturale. Il castello si visita con guida su fascia oraria prenotata e biglietto a pagamento, quindi conviene fissare prima quello e usare il museo, gratuito e senza prenotazione, per riempire l'attesa.
Il Museo della ceramica a Sermoneta ha un bookshop o un catalogo?
Il museo ha una propria collana editoriale, I quaderni del Museo. Sermoneta a porte aperte, il cui secondo numero è dedicato al museo stesso. Per la disponibilità dei volumi il riferimento è l'Area Cultura del Comune.
Il Museo della ceramica a Sermoneta partecipa alla Notte Europea dei Musei?
Sì. Nel 2026 l'apertura straordinaria gratuita è stata sabato 23 maggio, fino alle 22, con visita guidata alle 19 insieme al Museo Diocesano d'Arte Sacra.
Il Museo della ceramica a Sermoneta ha opere contemporanee?
Sì. Nel giugno 2025 sono entrate in collezione due sculture donate dalle autrici, Nuovi dinamismi di Mariangela Calabrese e Anima di Nicoletta Piazza.
Vale la pena salire a Sermoneta solo per il Museo della ceramica?
Solo per il museo, no. Per il museo dentro una giornata che comprende il borgo, il castello, la Collegiata e magari Valvisciolo, assolutamente sì: è il pezzo che tiene insieme tutti gli altri.
Chiudo con l'opinione che ripeto sempre ai gruppi che accompagno da queste parti. I musei piccoli si giudicano da una cosa sola: se all'uscita guardate il paese in modo diverso da come lo guardavate all'ingresso. Questo lo fa. Dopo mezz'ora fra impasti dell'età del ferro, boccali graffiti e piatti ottocenteschi di manifattura, il corso di Sermoneta smette di essere una cartolina e ridiventa quello che è sempre stato: una strada dove per tremila anni qualcuno ha impastato terra, l'ha cotta e ci ha mangiato dentro. Entrate, non costa niente, e uscite più ricchi di quando siete entrati.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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