Sezze (LT)
In breve. Sezze è in provincia di Latina, su uno sperone dei Monti Lepini che si affaccia sulla Pianura Pontina, a circa novanta chilometri da Roma e a una ventina dal capoluogo.
Sezze è in provincia di Latina, su uno sperone dei Monti Lepini che si affaccia sulla Pianura Pontina, a circa novanta chilometri da Roma e a una ventina dal capoluogo. Il paese ha due anime separate da un dislivello di qualche centinaio di metri: il centro storico in alto, arroccato sull'antica Setia, e Sezze Scalo in pianura, dove si trova la stazione ferroviaria di Sezze Romano sulla linea Roma-Formia-Napoli, servita dai treni regionali che partono da Roma Termini. Dalla stazione al borgo si sale con l'autobus urbano o con le corse extraurbane COTRAL, oppure in taxi; senza auto conviene metterlo in conto, perché il centro storico non è a piedi dalla ferrovia. In macchina si prende la Pontina (SS148) fino a Latina e poi la strada regionale 156 dei Monti Lepini con le provinciali per Sezze, oppure si esce dalla A1 a Frosinone e si attraversa la valle. Il borgo si visita gratis, tutto l'anno, a qualunque ora. I due musei cittadini hanno invece orari e biglietti: il Museo Archeologico (l'Antiquarium comunale) è in Largo Bruno Buozzi 1, telefono 0773 804584 interno 5, e il sistema museale dei Monti Lepini indica apertura dal martedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, la domenica solo la mattina, chiuso il lunedì, con biglietto intero di 2,50 euro e ridotto di 1,50; il Museo del Giocattolo Ludus è in Via Umberto I 46/48 e risponde allo stesso numero. Prima di partire vale una telefonata, perché i piccoli musei comunali dei Lepini aprono con personale ridotto. Il Comune di Sezze ha sede in Via Armando Diaz 1 (centralino 0773 804584) e pubblica sul sito istituzionale le date della Sagra del Carciofo e delle feste. Chi vuole inquadrare il paese nella sua catena di borghi trova il quadro d'insieme nella pagina dei Monti Lepini.

Dove si trova Sezze e perché conviene salirci
La posizione spiega quasi tutto di Sezze. Il paese occupa una collina dei Lepini meridionali che scende ripida verso la pianura, ed è separato dalle alture di Sermoneta da una piccola valle percorsa dal torrente Brivolco. Da quel balcone, nelle giornate limpide, lo sguardo corre sopra l'Agro Pontino fino al mare e al promontorio del Circeo, con le isole pontine sull'orizzonte: è la stessa veduta che colpì Goethe nel febbraio del 1787, quando dalla cima del monte di Sezze vide un acquazzone scaricarsi sulle paludi mentre il sole illuminava le colonne di fumo delle capanne sparse. Il visitatore di oggi ha sotto gli occhi un paesaggio più ordinato, quello della bonifica novecentesca, ma la sensazione di essere sospesi fra montagna e mare è rimasta identica.
Sezze è un paese grande, con più di ventitremila abitanti, e questo lo distingue dai borghi minuscoli dei Lepini come Bassiano o Norma. Non aspettatevi un presepe restaurato per i turisti: qui il centro storico è abitato, rumoroso, vivo, con i negozi sotto casa e le scale che portano ai vicoli. È la sua forza e, per chi cerca la cartolina perfetta, il suo limite. A nostro giudizio è meglio così. Un borgo che vive ha odori di cucina, panni stesi e vecchi seduti davanti alle porte, e racconta molto più di una quinta scenografica.
Le due Sezze: il colle e lo Scalo
Il territorio comunale si stende dai monti alla pianura ed è attraversato dal fiume Ufente. In alto, il nucleo medievale si è sviluppato avvolgendosi intorno all'antica arce latina, la sommità fortificata che i documenti chiamano castrum durum; in basso, intorno alla stazione, è cresciuta Sezze Scalo, il quartiere moderno nato con la ferrovia e con la bonifica. La pianura sotto Sezze fu il teatro dei primi tentativi di prosciugamento delle Paludi Pontine, molto prima dell'intervento degli anni Trenta, e la stazione porta ancora l'aggettivo «Romano» perché all'inizio del Novecento serviva a distinguerla da un'omonima stazione piemontese, quando Sezze apparteneva alla provincia di Roma. Il passaggio alla provincia di Littoria, poi Latina, avvenne nel 1934, ma il nome della stazione non è mai cambiato.
Il territorio carsico di Sezze: grotte, ripari e orme
Il calcare dei Lepini è bucato come una spugna. Il territorio di Sezze conta grotte di interesse preistorico, alcune frequentate dall'uomo di Neandertal decine di migliaia di anni fa, e ripari sotto roccia con tracce di pittura. Il più celebre è il Riparo Roberto, una cavità lunga una trentina di metri e profonda cinque, sulle cui pareti sono conservate figure schematiche tracciate a carboncino in età preistorica, interpretate come scene di caccia. Dalla Grotta Vittorio Vecchi provengono i corredi funerari dell'età del bronzo esposti al Museo Archeologico; dalla grotta Iolanda strumenti litici di circa dodicimila anni fa. E poi c'è la sorpresa che nessuno si aspetta da un borgo medievale: le orme di dinosauro, di cui parlerò più avanti, che hanno fatto di una ex cava di Sezze un monumento naturale della Regione Lazio.
La storia di Sezze, dall'antica Setia al Novecento
Pochi centri del Lazio meridionale hanno una biografia così lunga e così documentata dalle fonti antiche. Conviene ripercorrerla con ordine, perché quasi ogni pietra del paese rimanda a uno di questi capitoli.
Ercole, il leone e il nome di Sezze
Secondo la leggenda il fondatore di Sezze fu Ercole in persona. Vinti i Lestrigoni, il popolo di giganti che la tradizione collocava nel basso Lazio, l'eroe si sarebbe unito a una vergine del luogo generando Fausto, figura minore ricordata nella poesia apocrifa del ciclo epico. È una tradizione, non un dato storico, ma il paese l'ha presa sul serio al punto da metterla nello stemma: un leone, quello nemeo di cui Ercole indossava la pelle, che regge una cornucopia ricolma di frutti, circondato dal motto SETIA PLENA BONIS GERIT ALBI SIGNA LEONIS, un esametro leonino che significa «Sezze piena di beni porta l'insegna del bianco leone». La stessa etimologia popolare collega il nome antico, Setia, a saeta, la setola, in riferimento al pelo del leone. Gli studiosi moderni sono più prudenti sull'origine del toponimo, ma il leone bianco resta sulle bandiere, sui portoni e sui manifesti della sagra.
Setia colonia latina: le mura del IV secolo a.C.
La storia documentata comincia intorno al 382 a.C., quando Roma fondò a Setia una colonia latina piantata in pieno territorio volsco, con la funzione di presidio contro quelle popolazioni. Le mura poligonali che ancora cingono la parte alta del paese risalgono a questa fase: grossi blocchi di calcare locale, in media di ottanta per cento centimetri, disposti secondo la tecnica poligonale nella cosiddetta terza maniera, la stessa che si vede a Norba e a Cori, con tratti di quarta maniera e di opera quadrata. La colonia non fu docile. Nel 341 a.C. uno dei due pretori a capo dell'esercito della Lega latina era Lucio Annio di Setia, e nel 340 a.C. la città partecipò alla rivolta latina che si concluse con la battaglia di Trifano e con la sconfitta della Lega. Nel 209 a.C., in piena guerra annibalica, Setia fu fra le dodici colonie latine che si dichiararono impossibilitate a fornire altre truppe a Roma. Nel 198 a.C., a guerra finita, fu teatro di una rivolta di prigionieri cartaginesi e di schiavi, probabilmente anche di quelli impiegati nelle vigne. Nell'82 a.C., durante la guerra civile, la città fu presa da Silla.
Il vino di Augusto e il poeta Valerio Flacco
Passata la stagione delle guerre, Setia divenne un centro agricolo circondato da ville e celebre in tutto l'impero per una cosa sola: il vino. Il Setinum, prodotto sulle colline che guardano la pianura, è citato da Strabone fra i vini più celebrati del Lazio, da Marziale e da Giovenale come vino di lusso da servire con la neve, e soprattutto da Plinio il Vecchio, che nella Naturalis Historia lo colloca ai vertici della graduatoria italica ricordando che era il vino preferito di Augusto e di parecchi suoi successori, e che gli si attribuivano proprietà benefiche. Cicerone lo nomina. Un'etichetta di metallo rinvenuta a Moruzzo, in Friuli, con la scritta Vitis Setina e una datazione consolare del 106 d.C. suggerisce che le viti di Sezze venissero trapiantate anche molto lontano. Il vino di oggi non ha nulla a che vedere con quello antico, ma la fama resta un buon argomento per chi vuole capire perché un paese di montagna fosse così ricco.
A Setia si ritiene sia nato Gaio Valerio Flacco, il poeta del I secolo d.C. autore delle Argonautica, poema epico incompiuto sulla spedizione di Giasone. L'attribuzione si basa su alcuni manoscritti che aggiungono al nome del poeta l'appellativo Setinus Balbus. Marziale cita fra i suoi amici un Flacco, che però dice padovano: con ogni probabilità si tratta di due persone diverse. Sezze ha comunque intitolato al poeta una via del centro, la Via Flacco, dove si trovano la chiesa di San Lorenzo e la casa natale di San Carlo.
Sezze nel Medioevo: San Lidano, i papi, i Caetani
Nell'alto Medioevo Sezze sopravvisse grazie alla posizione fortificata, e nel 956 si organizzò come libero comune. Il personaggio decisivo di questa età è Lidano d'Antena (1026-1118), monaco benedettino che intorno al 1046 edificò il monastero di Santa Cecilia nella pianura e avviò la bonifica delle terre paludose circostanti: un santo ingegnere idraulico, canonizzato dopo la morte e scelto come patrono della città e della diocesi. La sua festa cade il 2 luglio e il Comune la celebra ancora come Santo Patrono di Sezze. Nel Medioevo il paese si trovava lungo la via pedemontana volsca, l'unica strada di comunicazione fra il nord e il sud del Lazio quando la pianura era palude, e questo gli garantì una vita travagliata, fatta di passaggi di eserciti e di conflitti con i comuni confinanti: Carpineto, Bassiano, Priverno, Sermoneta. Ma gli portò anche ospiti illustri. Tre papi soggiornarono a Sezze: Gregorio VII nel 1073, Pasquale II nel 1116 e Lucio III, che vi restò per circa un anno nel 1182. Nel 1381 la città passò in potere dei Caetani, i signori di Sermoneta, che dodici anni dopo ne furono scacciati da una rivolta popolare. Le famiglie Annibaldi e Frangipane vi ebbero interessi e residenze.
Sezze in età moderna: peste, accademie e i francesi
Il Seicento fu un secolo duro. La peste del 1656, la stessa che devastò Roma e Napoli, colpì pesantemente la popolazione, e a essa si aggiunsero le scorrerie di spagnoli e austriaci nelle guerre di successione. Eppure proprio in quegli anni Sezze si diede un'istituzione culturale: fra il 1641 e il 1690 nacque l'Accademia degli Addormentati, che ebbe sede a Palazzo Calabresi e che nel 1744 si trasformò nell'Accademia degli Abbozzati, riconosciuta come colonia arcadica dall'Accademia dell'Arcadia di Roma, una delle istituzioni scientifico-letterarie più antiche del Lazio. Rimase attiva fino al 1870. Nel 1798, durante l'occupazione napoleonica, la popolazione scacciò la guarnigione francese. Con la breccia di Porta Pia e la presa di Roma, nel 1870 Sezze entrò nel Regno d'Italia.
Sezze nel Novecento: la spagnola, gli alianti, le bombe
L'epidemia di influenza spagnola del 1918 colpì duramente il paese, e in seguito a quella crisi fu istituita nel comune la Colonia Agricola Pontina. Negli anni Trenta la pianura di Sezze ospitò un campo di volo a vela: nel 1939 vi si svolsero prove di valutazione degli alianti destinati alle Olimpiadi di Tokyo del 1940, giochi che la guerra cancellò. La guerra arrivò davvero nel 1944. Sezze subì diversi bombardamenti che colpirono, fra l'altro, la chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco, rasa al suolo e mai più ricostruita, e la chiesa di Sant'Andrea: nel bombardamento che centrò quest'ultima, il 21 maggio 1944, morirono 71 persone. Dopo il passaggio del fronte anche Sezze, come molti comuni pontini e ciociari, subì le violenze delle truppe coloniali francesi note come marocchinate. Ne parlo con precisione nel capitolo sugli avvenimenti.
Che cosa vedere a Sezze: la visita del centro storico
Il centro storico di Sezze si gira a piedi in mezza giornata, ma con calma ne merita una intera. Il percorso che consiglio parte dalla piazza del Comune, sale alla Cattedrale, scende lungo Via Flacco verso San Lorenzo e la casa di San Carlo, tocca il Museo Archeologico e finisce alle mura poligonali di Via del Guglietto e di Porta Pascibella. Scarpe comode: le scale sono molte e il selciato non perdona.
Piazza De Magistris e il Palazzo del Comune di Sezze
Il salotto civile del paese è Piazza De Magistris, dove sorge il palazzo omonimo, sede del municipio. Sulla stessa piazza si affaccia la chiesa di San Pietro con il seminario annesso, e da qui partono le strade principali del centro. È il punto di ritrovo dei setini, il luogo dei comizi e delle feste, e vale una sosta anche solo per osservare la vita del paese. Intorno si dispongono gli altri palazzi gentilizi che il vecchio tessuto urbano conserva: Palazzo Calabresi, già sede dell'Accademia degli Addormentati, Palazzo de Ovis, Palazzo Iucci-Santoro, Palazzo Pontini, Palazzo Normisini e Palazzo Rappini, quasi tutti privati e visibili solo dall'esterno. Alla piazza fa da controcanto la statua di San Carlo da Sezze, il santo francescano di cui il paese va giustamente fiero.
La chiesa di San Pietro a Sezze e i gesuiti
La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, che tutti chiamano San Pietro, è l'edificio che meglio racconta la Sezze della Controriforma. Fu costruita a partire dal 1589 dai padri gesuiti, con un finanziamento comunale di settantamila scudi, sotto la supervisione di padre Claudio Acquaviva, che di lì a poco sarebbe diventato generale della Compagnia di Gesù. La facciata è in mattoni rossi incorniciati da lastre di calcare, con un timpano forato da un'apertura circolare e un orologio restaurato. L'interno è a navata unica con quattro cappelle laterali, secondo il modello gesuitico del Gesù di Roma, ed è coperto da un soffitto ligneo a cassettoni attribuito a Fratel da Pozzo. Ci sono due statue della Fede e della Speranza di scuola berniniana, affreschi del pittore setino Giuseppe Turchi con i Santi Cosma e Damiano, il Sacro Cuore e San Michele Arcangelo, e sull'altare maggiore una tela con i Santi Pietro e Paolo di Francesco Cozza, il calabrese allievo del Domenichino che lavorò a lungo a Roma. Il vecchio racconto della chiesa parlava genericamente di tele di scuola del Baciccia; la pala documentata è quella di Cozza. Se avete tempo per una sola chiesa oltre la Cattedrale, scegliete questa.
La Cattedrale di Santa Maria a Sezze, capovolta
La Basilica Concattedrale di Santa Maria, in Piazza del Duomo, è il monumento maggiore di Sezze e uno dei più originali della provincia. La tradizione locale vuole che già fra il III e il IV secolo sorgesse qui una chiesa dedicata a San Luca evangelista, e San Luca fu infatti il primo patrono del paese, sostituito poi da San Lidano. L'edificio attuale nacque fra il XII e il XIII secolo su una chiesa romanica gravemente danneggiata da un incendio nel 1150, ed è costruito nella pietra bianca dei Lepini con forme che risentono chiaramente della scuola cistercense dell'Abbazia di Fossanova, la grande chiesa gotica di Priverno. Una lapide ricorda la consacrazione del 18 agosto 1364 a opera di fra Giovanni da Sora. L'edificio ha ricevuto da papa Benedetto XIII la dignità di basilica minore, titolo rinnovato nel 1807 dal Capitolo di San Giovanni in Laterano; è stato dichiarato monumento nazionale con regio decreto del 21 novembre 1940, e dal 1986, con l'unione delle diocesi, è concattedrale di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.
La particolarità che la rende unica è che la chiesa è stata capovolta. Alla fine del Cinquecento il vescovo Luca Cardino, che resse la diocesi fra il 1582 e il 1594, realizzò un restauro radicale: l'ingresso fu spostato dalla parte dell'abside, verso Piazza del Duomo, e l'orientamento liturgico rovesciato, con l'aggiunta di sette cappelle. Per questo il grande rosone romanico a dodici colonnine, che si trovava originariamente sopra l'ingresso, oggi si trova sulla facciata posteriore, dietro l'altare maggiore: chi entra dalla piazza cammina verso quello che era l'ingresso medievale. È uno di quei casi in cui l'architettura racconta una decisione umana meglio di qualunque documento, e vale la pena uscire e girare intorno alla chiesa per vedere la vecchia facciata con il rosone.

L'interno della Cattedrale di Sezze, cappella per cappella
Dentro, la chiesa è a tre navate scandite da pilastri squadrati, con volta a vela nella navata centrale e volte a crociera in quelle laterali, e una grande curva absidale. Il pezzo più scenografico è il baldacchino sull'altare maggiore, con colonne lignee tortili, opera del 1673 di un intagliatore abruzzese residente a Roma, Perone, ispirato dichiaratamente a quello berniniano di San Pietro in Vaticano: un omaggio provinciale al Barocco romano che qui funziona benissimo, perché la pietra bianca gli fa da sfondo neutro. L'altare maggiore fu decorato nel 1734 dal Capitolo dei canonici con il contributo del cardinale Pietro Marcellino Corradini, il setino che fu uno dei grandi giuristi della curia settecentesca. Il coro dei canonici, in legno, è del 1731, opera dell'intagliatore tedesco Enrico Breninch, restaurato nel 2013.
Le cappelle vanno guardate una per una. La Cappella del Santissimo Sacramento conserva un altare ligneo del XVII secolo. La Cappella del Santissimo Salvatore ha un coro ligneo ottocentesco di Vincenzo Bernardi. La cappella dedicata a San Carlo da Sezze, allestita nel 1962 dopo la canonizzazione, contiene i resti di fra Bonifacio da Sezze. In una nicchia settecentesca si trova la statua lignea di San Lidano, il patrono. Fra i dipinti spicca la Madonna degli orfani del 1602, del bolognese Alessandro Bencivenga. Due pezzi medievali meritano attenzione più di tutto il resto: il leggio in calcare scolpito con la figura di un'aquila e di un uomo, resto dell'arredo liturgico duecentesco, e il tabernacolo attribuito a Paolo Romano, lo scultore quattrocentesco che lavorò per Pio II. L'organo è un Fedeli donato da papa Paolo VI e proveniente da Castel Gandolfo. I restauri del 1968-1972, condotti dalla soprintendenza statale con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno, hanno riportato in luce la struttura medievale. Il baldacchino attira gli sguardi, ma il leggio con l'aquila è l'oggetto che racconta davvero Sezze, perché è l'unico sopravvissuto della chiesa consacrata nel 1364.
Via Flacco: San Lorenzo e la casa di San Carlo da Sezze
Scendendo dal Duomo lungo Via Flacco si incontra la chiesa di San Lorenzo, che insiste su strutture romane e sulle mura di cinta antiche. Fino al 1892 conservava forme gotico-cistercensi, descritte dallo storico dell'architettura francese Camille Enlart, che nei Lepini cercava le tracce dell'influenza di Fossanova; oggi la chiesa è più modesta, ma custodisce una pala d'altare con il martirio di San Lorenzo restaurata di recente. Sulla piazzetta antistante si trova la casa-museo di San Carlo da Sezze, la casa natale del santo, aperta con orari che vanno chiesti in parrocchia o al Comune. È un piccolo luogo raccolto, di quelli che non si visitano per l'arte ma per capire da dove veniva un ragazzo di campagna diventato consigliere di cardinali.
San Carlo da Sezze, il frate che consigliava i cardinali
Giovanni Carlo Marchionne nacque a Sezze il 19 ottobre 1613 da una famiglia contadina. Nel 1636 chiese di entrare nella provincia romana dei Frati Minori Riformati e nel 1637 pronunciò i voti come fra Carlo da Sezze, religioso laico: per tutta la vita fece il cuoco, il portinaio, l'ortolano e il questuante nei conventi francescani di Roma, e intanto scriveva un'autobiografia e trattati di teologia mistica che gli valsero la fiducia di prelati e aristocratici. La tradizione agiografica lo ricorda come l'unico santo canonizzato ad avere ricevuto in vita, durante l'adorazione eucaristica, una ferita al cuore da un raggio uscito dall'ostia. Morì a Roma il 6 gennaio 1670. Fu beatificato nel 1882 da Leone XIII e canonizzato il 12 aprile 1959 da Giovanni XXIII. Il suo corpo riposa a Roma, nella chiesa di San Francesco a Ripa a Trastevere, nella cappella a lui dedicata: chi visita Sezze e poi torna a Roma può chiudere il cerchio in un pomeriggio. Sezze lo festeggia insieme a San Lidano il 2 luglio, sebbene la sua ricorrenza liturgica cada il 6 gennaio, giorno della morte.
Il Museo Archeologico di Sezze, sala per sala
Il Museo Archeologico di Sezze, erede dell'Antiquarium comunale, è in Largo Bruno Buozzi 1 e fa parte dell'Organizzazione Museale Regionale e del Sistema Territoriale dei Monti Lepini; la direzione scientifica è affidata a Elisabeth Christiane Bruckner. È un museo piccolo e ben ordinato, che racconta i Lepini meridionali dal Paleolitico all'età romana attraverso temi universali: i riti, i culti, la morte, la vita quotidiana, la ricerca della bellezza. Le prime tre sale sono dedicate alla preistoria e alla protostoria: strumenti in selce del Paleolitico, reperti neolitici in ossidiana e steatite, e soprattutto i materiali dell'età del bronzo dalla Grotta Vittorio Vecchi, dove sono stati trovati i resti scheletrici di una quarantina di individui con corredi funerari databili fra il 2300 e il 1300 a.C. Le sale dalla quarta alla dodicesima coprono la fase latina e romana: contesti funerari, le matrici votive del santuario di Crocevecchia, i bronzetti e le antefisse arcaiche dal santuario di Tratturo Caniò con le teste votive femminili del III-II secolo a.C., iscrizioni lapidarie, una raccolta numismatica con assi del II secolo a.C., mosaici e terrecotte architettoniche, e le testimonianze della colonia del 382 a.C. Il pezzo simbolo è la statua detta la Fanciulla di Sezze. Il museo organizza visite guidate interattive e laboratori didattici, ed è una tappa eccellente con i bambini. Chi vuole confrontare questi materiali con quelli della valle accanto trova nei musei di Priverno l'altra metà del racconto.
Le mura poligonali di Sezze e Porta Pascibella
Le mura del IV secolo a.C. sono la ragione per cui un archeologo viene a Sezze. La cinta esterna, che si sviluppa da est a ovest, è generalmente ben conservata; il tratto più comodo da vedere comincia scendendo le scalette di Via del Guglietto e prosegue in modo discontinuo verso ovest per circa un chilometro. Una seconda cinta interna, in alcuni tratti, proteggeva la parte alta del paese dove sorgeva l'acropoli. A Porta Pascibella la chiesa di Santa Parasceve, dell'XI secolo, poggia direttamente sui blocchi poligonali dell'antica Setia, con pietre riutilizzate nelle murature: è il punto in cui si vede meglio la stratificazione, con la Sezze volsca e latina sotto quella medievale. La chiesa, a navata unica, ha perso molto con il restauro di fine Ottocento, ma conserva una pala settecentesca con il martirio della santa. A queste mura si aggiungono il sistema difensivo medievale con cinque torri, fra cui la Torre della famiglia Pagano, e le torri di campagna con i resti del castello di Trevi. Nel territorio è segnalata anche una villa romana. Consiglio da professionista: le mura si fotografano bene al mattino presto, quando la luce radente disegna i giunti dei blocchi.
Le altre chiese di Sezze
Sezze ha un numero di chiese sproporzionato alle sue dimensioni, segno di quanto contasse in diocesi. La chiesa di Santa Chiara, in Via Cavour, è barocca con cupola ottagonale e ha una particolarità curiosa: l'altare maggiore è in asse con il monastero e non con la porta d'ingresso, perché serviva prima alle monache che ai fedeli; la pala con Santa Chiara e San Francesco in adorazione della Madonna è di Giuseppe Turchi, il pittore setino che emigrò in Thailandia per decorare la reggia di Bangkok e morì a Singapore. La chiesa della Sacra Famiglia, detta del Bambin Gesù, in Via Corradini, è settecentesca, a pianta circolare, annessa al Conservatorio Corradini: ha una pala di Sebastiano Conca, il gaetano che fu uno dei pittori più richiesti della Roma del Settecento, e la tomba della serva di Dio Caterina Savelli. La chiesa di San Bartolomeo, del XII secolo, in Via San Bartolomeo, detta anche di Sant'Antonio, ha accanto l'ex convento che ospita l'ospedale civico. La chiesa di Sant'Andrea, settecentesca, presso un'antica porta della cerchia, è quella del bombardamento del 21 maggio 1944: semidistrutta, fu ricostruita nel 1949 sotto la direzione del Genio civile di Latina durante l'episcopato di Pio Leonardo Navarra, ed è oggi consacrata ma non officiata. Fuori dal centro, la chiesa di Santa Lucia, medievale, su un colle in Via delle Piagge Marine, ha il presbiterio interamente affrescato alla metà del Cinquecento con una Creazione del mondo, un Giudizio Universale e le figure delle sante Lucia e Cecilia; è circondata da case moderne e va cercata apposta. La chiesa di Santa Maria delle Grazie è annessa al cimitero comunale. Completano l'elenco la chiesa di San Francesco, detta anche di San Giuseppe, quella di Sant'Anna, la parrocchiale di San Francesco Saverio detta Chiesa Nuova, le parrocchiali di San Lorenzo a Crocemoschitto e di Santa Lucia, la chiesa parrocchiale di San Carlo da Sezze, la cappellania di San Lidano abate, la chiesa seicentesca della Madonna della Pace, oggi non più in uso, il Palazzo del Seminario minore e il Palazzo del Vescovado, oggi abitazione privata. Sul versante occidentale del colle, lungo il tracciato di un'antica via romana, la chiesetta della Madonna dell'Appoggio conserva tracce di un affresco della Vergine col Bambino e una leggenda di fondazione: i cavalli imbizzarriti della famiglia Zaccheo si sarebbero «appoggiati» agli anfratti delle Coste Vecchie evitando il precipizio, e la chiesa fu eretta come ex voto.
Il Museo del Giocattolo Ludus a Sezze
Il Museo etnografico del Giocattolo Ludus, in Via Umberto I 46/48, fu inaugurato il 9 giugno 2007 con la direzione scientifica di Umberto De Angelis e appartiene allo stesso sistema museale dell'Antiquarium. Non è una raccolta di bambole d'antiquariato: è un museo etnografico che documenta il gioco dei bambini dei Monti Lepini, dai giocattoli universali come il sonaglio, la trottola e la fionda a quelli costruiti in casa con canne, legno e stracci, con le memorie, le regole e i significati raccolti dalla ricerca etnografica universitaria, dalla Cooperativa Luigi De Rosa e dalla ludoteca Orso Rosso di Sezze. Organizza visite guidate interattive, laboratori e letture animate, e funziona come centro permanente di didattica sul gioco e sull'infanzia. Orari e biglietto vanno chiesti al numero 0773 804584 interno 5 o scritti a museinsieme.sezze@gmail.com. Con i bambini è la tappa che salva la giornata dopo le chiese.
La Sagra del Carciofo di Sezze e la cucina setina
Il carciofo è il sovrano di Sezze. Cresce nella fascia pedemontana e nella pianura bonificata, e il paese gli dedica da oltre mezzo secolo la sua sagra principale, nata all'inizio degli anni Settanta e arrivata nel 2026 alla cinquantacinquesima edizione, tenutasi sabato 18 e domenica 19 aprile nel centro storico. La data cambia ogni anno e va controllata sul sito del Comune, che pubblica anche il bando per gli stand, il piano dei parcheggi e il regolamento del premio Vittorio Del Duca; in passato la sagra si teneva due domeniche prima di Pasqua, mentre le ultime edizioni si sono spostate dopo. Nei banchi si mangiano carciofi alla giudia, arrosto e fritti dorati, lasagne ai carciofi, la zuppa di pane alla sezzese, carne alla brace e dolci locali, con il vino dei Lepini. Conviene arrivare presto la domenica, perché il paese si riempie e i parcheggi sono in basso, con navette e salite.
Che cosa si mangia a Sezze oltre al carciofo
La cucina di Sezze è semplice e contadina, costruita sulle verdure, sul pane e sul maiale. Il piatto identitario è la bazzoffia, una zuppa primaverile di verdure (fave, piselli, carciofi, lattuga) con uova e pane raffermo, servita nelle trattorie del paese fra marzo e maggio. Poi la zuppa di fagioli, il pane casareccio cotto a legna, i broccoletti setini, i «sini», che si accompagnano tradizionalmente alla pizza a glio soio, la focaccia condita con aglio e olio. Fra i dolci, gli spaccaregli, biscotti di farina, strutto, lievito, buccia di limone e latte, che le nonne setine sfornano a Natale e a Pasqua. Chi vuole un pranzo vero cerchi una trattoria in centro e chieda la bazzoffia in stagione: fuori stagione, meglio i carciofi.
Le feste e le tradizioni di Sezze
Il calendario setino è scandito da feste antiche che sopravvivono con una vitalità rara. La Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo, la sera del Venerdì Santo, è l'evento maggiore e ha un capitolo a parte più avanti. La Festa dei Santi Patroni si celebra dal Medioevo il 2 luglio, nella ricorrenza di San Lidano, accanto al quale oggi si festeggia anche San Carlo. In ottobre si tiene la Fiera di San Luca, legata al primo patrono del paese e alla sua festa del 18 ottobre: era anticamente il mercato più importante dell'anno, quando i pastori scendevano dai monti per la transumanza. In maggio la Fiera della Croce, che segue l'antica usanza gallicana di celebrare la Santa Croce il 3 maggio, mentre la liturgia attuale colloca l'Esaltazione della Croce a settembre. D'estate il cartellone dell'Estate Setina porta concerti e spettacoli nelle piazze; a dicembre il Natale Setino anima il centro storico con mercatini e presepi. Un paese con più di ventimila abitanti ha bisogno di feste vere, e queste lo sono: non sono rievocazioni per turisti ma appuntamenti che i setini attendono.
La Passione di Cristo di Sezze, dal 1933 a oggi
La Sacra Rappresentazione della Passione di Sezze è una rappresentazione teatrale itinerante, con attori e figuranti del paese, che si svolge la sera del Venerdì Santo per le strade del centro storico. Le origini risalgono al Medioevo, quando le confraternite religiose mettevano in scena i Misteri della Passione; la forma attuale nacque nel 1933 per iniziativa dell'avvocato setino Filiberto Gigli, che volle riproporla arricchendola di un significato artistico, coinvolgendo un regista del Teatro dell'Opera di Roma, il pittore Pietro Pocek e gli accademici Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni, e attirando l'attenzione di personalità come il tenore Beniamino Gigli, il soprano Claudia Muzio e l'attrice Marta Abba. La rappresentazione è stata portata in trasferta a Roma due volte: nel 1950, per l'Anno Santo, in Via dei Fori Imperiali, con gli elogi del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, e nel 2000, per il Giubileo. Nel 1957 fu rievocata nell'anfiteatro setino a settembre. L'Associazione della Passione di Cristo la organizza dal 1933; dal 1981 la regia è di Piero Formicuccia. L'edizione del 2025, la novantatreesima, ha messo in scena il 18 aprile 41 quadri dell'Antico e del Nuovo Testamento con oltre cinquecento attori e figuranti, con inizio alle 20.30. È uno spettacolo lungo, all'aperto, spesso freddo: portate una giacca e arrivate con largo anticipo per un posto in prima fila lungo il percorso. È una delle tre Passioni più serie del Lazio, e la più antica nella forma moderna.
Una curiosità su Sezze (LT)
Cento milioni di anni fa, dove oggi sorge Sezze, c'era una spiaggia. Non è un modo di dire: in una ex cava di calcare del territorio comunale, la cava Petrianni lungo il Fosso Brivolco, sono state individuate più di duecento impronte di dinosauro, distribuite su tre superfici stratificate e datate al Cretaceo, circa cento milioni di anni fa. Le orme appartengono a due gruppi: i sauropodi, i grandi erbivori quadrupedi dal collo e dalla coda lunghissimi, e i teropodi, i carnivori bipedi con artigli e denti affilati. Sulle stesse superfici si vedono le fessurazioni poligonali del fango essiccato, i cosiddetti mud cracks, che confermano l'ambiente di battigia: gli animali camminavano sul fango umido di una costa tropicale, la piattaforma carbonatica che poi si sarebbe sollevata a formare i Monti Lepini. La Regione Lazio ha tutelato il sito con il decreto del Presidente della Regione del 3 ottobre 2016, n. 197, istituendo il Monumento naturale Fosso Brivolco e superfici calcaree con impronte di dinosauri, un'area di 1,2 ettari affidata alla gestione del Comune di Sezze. Nel 2019 le orme sono state presentate al pubblico. Il paese ha così due primati che nessun altro borgo dei Lepini può vantare: le mura poligonali del IV secolo a.C. e le orme di dinosauro, separate da cento milioni di anni e da poche centinaia di metri di calcare. La visita al monumento naturale va organizzata con il Comune, perché il sito non ha un'apertura fissa; ma sapere che sotto i vigneti del vino di Augusto passeggiavano i sauropodi cambia il modo di guardare il paesaggio dal belvedere di Sezze.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sezze (LT)
La Cattedrale di Sezze si visita al contrario, e quasi nessuno se ne accorge. Chi entra da Piazza del Duomo dà per scontato che la facciata sia quella davanti a cui parcheggia; invece è la vecchia abside. Il vescovo Luca Cardino, alla fine del Cinquecento, rovesciò l'orientamento della chiesa medievale, aprì l'ingresso dalla parte del coro e mise l'altare dove prima c'era la porta: per questo il rosone romanico a dodici colonnine, che nel 1364 accoglieva i fedeli, oggi guarda un vicolo dietro l'altare maggiore. La conseguenza pratica è che la parte più bella della chiesa, la facciata duecentesca con il rosone, si vede solo girando intorno all'edificio, e i visitatori frettolosi la mancano regolarmente. Seconda cosa che non vi dicono: il paese ha due poli e la stazione è in quello sbagliato. Sezze Romano, sulla Roma-Formia-Napoli, si trova a Sezze Scalo, in pianura, e il centro storico è in alto, a chilometri di salita; chi arriva in treno deve programmare l'autobus, e la domenica le corse sono rade. Terza cosa: i due musei comunali rispondono allo stesso telefono, lo 0773 804584 interno 5, e hanno personale ridotto. Chi telefona il giorno prima trova la porta aperta; chi si presenta senza preavviso in un pomeriggio d'inverno rischia di trovarla chiusa. Quarta: il belvedere migliore non è quello segnalato, ma il tratto delle mura poligonali sotto Via del Guglietto, da cui la pianura si apre senza i tetti davanti. Lo diciamo perché troppa gente torna a casa da Sezze avendo visto solo la piazza e un caffè.
Il consiglio che ti do per visitare Sezze (LT)
Venite in primavera, e venite in auto. La stagione giusta è quella fra la fine di marzo e maggio, quando la bazzoffia è nelle trattorie, i carciofi sono nei campi e sui banchi, e il calendario offre nel giro di poche settimane la Passione del Venerdì Santo e la Sagra del Carciofo: chi riesce a incastrare entrambe in due fine settimana successivi ha visto il meglio di Sezze. L'auto serve perché il centro storico è in alto e il resto del territorio, dalle mura poligonali alle grotte, dalla chiesa di Santa Lucia alla cava dei dinosauri, è disperso su un versante che a piedi non si copre. Lasciate la macchina nei parcheggi bassi e salite a piedi: le scale sono la vera esperienza del paese. Costruite la giornata così: mattina alle mura di Via del Guglietto e a Porta Pascibella, con la luce radente sui blocchi; poi Piazza De Magistris, San Pietro e la Cattedrale, uscendo a vedere il rosone sul retro; pranzo in trattoria; pomeriggio al Museo Archeologico e, con i bambini, al Museo del Giocattolo; tramonto dal belvedere con il Circeo che si stacca dal mare. Chi ha un secondo giorno lo spenda nella valle accanto, fra Sermoneta, il Giardino di Ninfa e l'abbazia di Fossanova a Priverno, o scenda al mare del Parco Nazionale del Circeo. Evitate l'agosto pieno, quando il caldo della pianura sale fin quassù e le chiese chiudono nelle ore centrali. E telefonate ai musei il giorno prima: costa un minuto e risparmia una delusione.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Augusto bevesse il vino di Sezze lo scrivono tutte le guide, ma nessuna dice davvero quanto contasse quel vino nella Roma imperiale. Plinio il Vecchio, nel libro quattordicesimo della Naturalis Historia, dedica al Setinum un posto d'onore: il primo imperatore lo preferiva a ogni altro, e dopo di lui parecchi successori, perché, si diceva, non provocava i disturbi degli altri vini forti. Strabone lo elenca insieme al Cecubo e al Fondano fra i vini più celebrati di questa costa. Marziale, che di vini se ne intendeva, lo nomina più volte come vino da servire con la neve, invecchiato anni, in epigrammi che lo contrappongono ai vinelli scadenti offerti dagli ospiti avari; Giovenale lo usa come simbolo del lusso. Un vino così richiesto voleva dire ville, mano d'opera servile, commerci: spiega la ricchezza della Setia romana, i mosaici e le terrecotte del museo, e spiega anche la rivolta degli schiavi del 198 a.C., che scoppiò in una città dove gli schiavi erano moltissimi proprio per le vigne. Il fatto meno citato di tutti è il reperto friulano: una targhetta metallica trovata a Moruzzo, in provincia di Udine, con la scritta Vitis Setina e la data consolare del 106 d.C., prova che le viti di Sezze venivano spedite e ripiantate ai confini dell'impero. Il vino che si beve oggi ai Lepini non discende da quello, ma il paesaggio a terrazze sopra la pianura è lo stesso che Augusto faceva vendemmiare.
La foto giusta da fare a Sezze (LT)
La foto di Sezze è quella dal belvedere, con la Pianura Pontina che si stende sotto il paese fino al mare e il Circeo che galleggia all'orizzonte come un'isola. Va fatta nel tardo pomeriggio, quando il sole scende verso il mare e la pianura si accende di un verde e di un oro che alle undici del mattino non esistono; nelle giornate di tramontana, in autunno e in inverno, si vedono anche le isole pontine. Cercate un'inquadratura che tenga in primo piano un pezzo di paese, un tetto, un campanile, un tratto di muro, per dare la scala: la pianura da sola è piatta, e la foto racconta Sezze solo se dice che il paese è in alto. La seconda foto è il rosone romanico sul retro della Cattedrale, con le dodici colonnine, da fare al mattino quando la luce lo colpisce di fronte. La terza, per chi ama l'archeologia, è il tratto di mura poligonali sotto Via del Guglietto, con una persona accanto ai blocchi per far capire le dimensioni: ottanta per cento centimetri sembrano poco sulla carta, e tanto dal vivo. Durante la Passione del Venerdì Santo le foto migliori sono quelle dei volti dei figuranti alla luce delle fiaccole, senza flash, che rovina tutto. Una regola: a Sezze la foto giusta si fa dall'alto verso il basso, mai dal basso verso l'alto, perché il paese non ha un profilo scenografico come Sermoneta e si racconta con quello che domina, non con quello che mostra.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La cronaca di Sezze ha episodi che meriterebbero un romanzo ciascuno. Nel 198 a.C., a due anni dalla fine della seconda guerra punica, gli ostaggi cartaginesi custoditi a Setia organizzarono con i loro schiavi e con quelli delle vigne una rivolta armata che Roma dovette soffocare inviando un pretore con truppe raccolte in fretta: uno dei primi moti servili della storia romana, più di un secolo prima di Spartaco. Nell'82 a.C. Silla, risalendo verso Roma nella guerra civile contro i mariani, prese la città. Nel 1182 papa Lucio III scelse Sezze come residenza per quasi un anno, e per quel periodo il piccolo paese dei Lepini fu di fatto la sede del papato. Nel 1393 una rivolta popolare cacciò i Caetani, che governavano dal 1381, restituendo Sezze al dominio diretto della Chiesa. Nel 1656 la peste svuotò le case. Nel 1798 la popolazione insorse contro la guarnigione francese della Repubblica Romana e la cacciò. Nel 1866, in piena stagione del brigantaggio postunitario, un battaglione di zuavi pontifici fu inviato nella zona, e fra i suoi uomini, sotto il falso nome di John Watson, c'era John Surratt, l'unico fra i cospiratori dell'assassinio di Abraham Lincoln che fosse riuscito a sfuggire alla cattura; riconosciuto da un vecchio conoscente, fu arrestato il 7 novembre 1866 e mandato nel carcere di Velletri, da cui evase, per essere ripreso ad Alessandria d'Egitto il 23 novembre ancora in uniforme da zuavo. Nel 1939 la pianura di Sezze ospitò le prove degli alianti per un'Olimpiade che non si tenne mai. Il 21 maggio 1944, a pochi giorni dallo sfondamento alleato della linea Gustav, un bombardamento colpì la chiesa di Sant'Andrea e uccise 71 persone: è la ferita più profonda della memoria setina, ricordata ogni anno. Poi il passaggio del fronte portò le violenze delle truppe coloniali francesi contro la popolazione civile, le marocchinate, che colpirono Sezze come tanti comuni fra Lepini e Ciociaria. Il 28 maggio 1976, durante un comizio elettorale del Movimento Sociale Italiano, il giovane militante comunista Luigi Di Rosa fu ucciso in una sparatoria in cui fu coinvolto il deputato missino Sandro Saccucci: un episodio degli anni di piombo che portò il nome di Sezze sulle prime pagine di tutta Italia e che il paese ricorda con una cooperativa e con iniziative intitolate a Di Rosa.
Chi è passato da Sezze (LT)
La lista dei passaggi illustri comincia con un imperatore per procura: Augusto non venne mai a Sezze, ma il vino di Sezze andava da lui, e con lui dai suoi successori, come racconta Plinio. Cicerone, Marziale e Giovenale citano Setia nei loro scritti. Il poeta Gaio Valerio Flacco, autore delle Argonautica, con ogni probabilità qui nacque. Nel Medioevo passarono tre papi: Gregorio VII nel 1073, l'Ildebrando di Soana della lotta per le investiture; Pasquale II nel 1116; Lucio III, che nel 1182 vi risiedette per circa un anno. Lidano d'Antena, il monaco bonificatore, vi visse e vi morì santo. Nel 1381 arrivarono i Caetani, la famiglia di Bonifacio VIII. Nel 1613 vi nacque Giovanni Carlo Marchionne, San Carlo da Sezze, che sarebbe diventato il confidente di cardinali e nobili a Roma. Nel Settecento la città diede alla curia il cardinale Pietro Marcellino Corradini, giurista e mecenate della Cattedrale e del Conservatorio che porta il suo nome. Il pittore Giuseppe Turchi partì da Sezze per decorare la reggia di Bangkok. Nel febbraio 1787 Johann Wolfgang Goethe, in viaggio da Roma verso Napoli, attraversò la zona e nel Viaggio in Italia annota la veduta dalla cima del monte di Sezze sulle paludi, sul mare e sulle isole, con l'acquazzone e il fumo delle capanne: una delle poche righe che il poeta tedesco dedica alla campagna a sud di Roma. Nel 1866 John Surratt, il cospiratore di Lincoln, si nascose fra gli zuavi pontifici mandati in zona. Nel 1933 la Passione richiamò Beniamino Gigli, Claudia Muzio e Marta Abba, e gli architetti Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni misero mano alla scenografia; nel 1950 Alcide De Gasperi la applaudì a Roma. Nel 1959 Giovanni XXIII canonizzò il frate setino e Paolo VI, anni dopo, regalò alla Cattedrale l'organo di Castel Gandolfo. Per un paese di provincia è un carnet notevole. Se devo scegliere un nome, scelgo Goethe: perché il suo sguardo dalla montagna verso le paludi è ancora oggi il modo giusto di guardare Sezze.
Sezze con i bambini, accessibilità e quanto costa
Sezze funziona con i bambini meglio di molti borghi più famosi, per tre ragioni: il Museo del Giocattolo, i laboratori del Museo Archeologico e le orme di dinosauro, un argomento che nessun bambino rifiuta. Il centro storico, però, è fatto di scale e di salite ripide, e con il passeggino si soffre: meglio il marsupio. Per chi ha difficoltà motorie, la piazza del Comune, San Pietro e la Cattedrale sono raggiungibili con qualche pendenza; le mura poligonali di Via del Guglietto e la chiesa di Santa Lucia no. I costi sono minimi: il paese è gratuito, il Museo Archeologico chiede 2,50 euro (1,50 il ridotto), il Museo del Giocattolo va chiesto al telefono, la Passione del Venerdì Santo e la Sagra si seguono per strada senza biglietto. Una giornata a Sezze, treno compreso, costa meno di un ingresso ai grandi musei romani.
Che cosa c'è intorno a Sezze
Sezze è al centro di un triangolo di meraviglie a mezz'ora d'auto. Verso nord, Sermoneta con il castello Caetani e, ai suoi piedi, il Giardino di Ninfa, aperto solo in date fisse. Sopra Sermoneta, Norma con l'area archeologica di Norba e Cori con il tempio di Ercole, per confrontare le mura poligonali con quelle di Sezze. Verso sud-est, Priverno con l'abbazia di Fossanova, madre architettonica della Cattedrale di Sezze, e più su Sonnino, il paese dei briganti. Nell'interno dei Lepini, Carpineto Romano, patria di Leone XIII, e Segni con la sua acropoli. Verso il mare, il Parco Nazionale del Circeo, la spiaggia di Terracina e, un po' più lontano, Sperlonga con la grotta di Tiberio. In una sola gita da Roma consiglio di abbinare Sezze a Sermoneta o a Priverno, non a entrambe: i Lepini si godono lentamente.
Domande veloci su Sezze (LT)
Dove si trova Sezze e a quanti chilometri da Roma?
Sezze è in provincia di Latina, sui Monti Lepini, a circa novanta chilometri da Roma e a una ventina da Latina, su una collina che domina la Pianura Pontina.
Come si arriva a Sezze da Roma in treno?
Con i treni regionali della linea Roma-Formia-Napoli da Roma Termini fino alla stazione di Sezze Romano, che si trova a Sezze Scalo, in pianura. Da lì si sale al centro storico con l'autobus urbano, con le corse extraurbane COTRAL o in taxi.
Come si arriva a Sezze in auto?
Dalla Pontina (SS148) fino all'altezza di Latina e poi con la strada regionale 156 dei Monti Lepini e le provinciali che salgono a Sezze; da nord si esce dalla A1 a Frosinone. I parcheggi principali sono nella parte bassa del paese.
Quanto costa visitare Sezze?
Il borgo, le chiese, le mura e il belvedere sono gratuiti. Il Museo Archeologico costa 2,50 euro (ridotto 1,50). Il Museo del Giocattolo ha una tariffa che va chiesta al numero 0773 804584 interno 5.
Quali sono gli orari del Museo Archeologico di Sezze?
Il sistema museale dei Monti Lepini indica apertura dal martedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, la domenica dalle 9 alle 13, lunedì chiuso. Conviene confermare per telefono prima della visita.
Quanto dura la visita di Sezze?
Il centro storico con la Cattedrale, San Pietro, le mura e il museo si vede in mezza giornata; con il Museo del Giocattolo, la chiesa di Santa Lucia e il belvedere al tramonto serve la giornata intera.
Perché la Cattedrale di Sezze è capovolta?
Perché alla fine del Cinquecento il vescovo Luca Cardino spostò l'ingresso dalla parte dell'abside verso Piazza del Duomo e rovesciò l'orientamento della chiesa medievale. Il rosone romanico originario è quindi sulla facciata posteriore, dietro l'altare.
Quando è stata consacrata la Cattedrale di Sezze?
Il 18 agosto 1364, come ricorda una lapide, a opera di fra Giovanni da Sora. L'edificio risale al XII-XIII secolo ed è monumento nazionale dal 1940.
Che cosa sono le mura poligonali di Sezze?
Sono la cinta della colonia latina fondata intorno al 382 a.C., costruita con grandi blocchi di calcare locale in tecnica poligonale. Il tratto più accessibile è sotto Via del Guglietto; a Porta Pascibella la chiesa di Santa Parasceve poggia sui blocchi antichi.
Quando si svolge la Sagra del Carciofo di Sezze?
In primavera, con data variabile fissata ogni anno dal Comune; l'edizione 2026, la cinquantacinquesima, si è tenuta il 18 e 19 aprile nel centro storico.
Quando si svolge la Passione di Cristo a Sezze?
La sera del Venerdì Santo, con inizio intorno alle 20.30, per le strade del centro storico, con oltre cinquecento attori e figuranti e una quarantina di quadri. Si assiste gratuitamente per strada.
Chi era San Carlo da Sezze?
Giovanni Carlo Marchionne (1613-1670), frate laico francescano, cuoco e portinaio nei conventi romani, autore di scritti mistici, canonizzato da Giovanni XXIII nel 1959. La casa natale è in Via Flacco; il corpo è a Roma, in San Francesco a Ripa.
Chi è il patrono di Sezze?
San Lidano d'Antena, monaco benedettino e bonificatore del territorio, festeggiato il 2 luglio insieme a San Carlo da Sezze. Il primo patrono fu San Luca, a cui è legata la fiera di ottobre.
Sezze è adatta ai bambini?
Sì, grazie al Museo del Giocattolo, ai laboratori del Museo Archeologico e alle orme di dinosauro; il centro storico però è tutto scale e il passeggino è scomodo.
Sezze è accessibile in sedia a rotelle?
Solo in parte: la piazza del Comune, San Pietro e la Cattedrale si raggiungono con qualche pendenza; le mura poligonali e le chiese periferiche no.
Dove si vedono le orme di dinosauro a Sezze?
Nel Monumento naturale Fosso Brivolco, nell'ex cava Petrianni, istituito dalla Regione Lazio nel 2016 e gestito dal Comune di Sezze. Le visite vanno organizzate con il Comune, perché il sito non ha un'apertura fissa.
Che cosa si mangia a Sezze?
Carciofi in tutte le forme, la bazzoffia (zuppa primaverile di verdure, uova e pane), la zuppa di fagioli, i broccoletti setini con la pizza a glio soio, il pane casareccio e gli spaccaregli, i biscotti di farina, strutto, limone e latte.
Che differenza c'è fra Sezze e Sermoneta?
Sermoneta è un borgo piccolo, restaurato e scenografico, con il castello Caetani e Ninfa ai piedi; Sezze è un paese grande e abitato, con le mura del IV secolo a.C., una Cattedrale medievale e due musei. Chi cerca la cartolina sceglie Sermoneta, chi cerca la storia sceglie Sezze; l'ideale è vederle insieme.
Si possono fare fotografie nelle chiese e nei musei di Sezze?
Nelle chiese sì, senza flash e fuori dalle funzioni; nei musei comunali le regole vanno chieste all'ingresso.
Quando è meglio visitare Sezze?
In primavera, fra la fine di marzo e maggio, per la Passione, la Sagra del Carciofo e la bazzoffia; in autunno per la luce sulla pianura e la Fiera di San Luca. Meglio evitare il pieno agosto.
Goethe è passato davvero da Sezze?
Sì: nel febbraio 1787, in viaggio da Roma a Napoli, annota nel Viaggio in Italia la veduta dalla cima del monte di Sezze sulle paludi pontine, sul mare e sulle isole.
Perché vale la pena salire a Sezze
Sezze non è un borgo da cartolina e non prova a esserlo. È un paese vero dei Lepini, con ventitremila abitanti, scale ripide e una storia che comincia con le orme dei sauropodi e passa per le mura dei coloni latini, il vino di Augusto, tre papi, un santo cuoco e una Passione che dura da quasi un secolo. Chi arriva aspettandosi Sermoneta resta deluso; chi arriva sapendo che cosa cercare, il rosone dietro l'altare, i blocchi poligonali sotto il Guglietto, la Fanciulla di Sezze nel museo, il Circeo al tramonto dal belvedere, torna a casa con più cose di quante ne porti via da molti luoghi famosi. Il momento giusto è la primavera, in un giorno di settimana, con una telefonata fatta al museo la sera prima e la bazzoffia già prenotata: è la Sezze migliore, e non costa quasi niente.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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