Civitella San Paolo (RM)

Civitella San Paolo è un borgo murato di poco più di duemila abitanti in provincia di Roma, sulla riva destra del Tevere, a una quarantina di chilometri dalla capitale. Il municipio è in Piazza Santa Maria 16, CAP 00060, centralino 0765 335121: la piazza è anche il capolinea naturale della visita, perché lì si affacciano il castello, la chiesa parrocchiale e l'archivio storico comunale. In auto si arriva dal Grande Raccordo Anulare imboccando l'A1 verso Firenze e uscendo a Fiano Romano, poi la provinciale Civitellese per sette chilometri: dal Raccordo si mette in conto circa mezz'ora quando il casello non è ingolfato, di più il venerdì pomeriggio. Con i mezzi pubblici il paese è servito dalle autolinee regionali Cotral che partono da Roma Saxa Rubra, capolinea della ferrovia Roma Nord e stazione della linea A tramite navetta: le corse sono poche e concentrate nelle fasce scolastiche, quindi conviene consultare l'orario aggiornato sul sito del vettore prima di partire. Il centro storico si gira a piedi e si parcheggia gratuitamente fuori le mura, nell'area sotto Porta Capena o lungo la provinciale. L'ingresso al borgo non costa nulla, le chiese sono ad accesso libero, e il castello comunale si visita su appuntamento chiedendo al Comune: non ha un biglietto di ingresso ordinario né un orario continuativo, e questa è la prima cosa da sapere per non arrivare davanti al portone chiuso.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Il territorio comunale sale fino ai 288 metri del colle di Monte Cucolo e degrada a est verso la piana del Tevere. È il lembo meridionale di quel comprensorio che i documenti medievali chiamano Collinense, il feudo dei monaci di San Paolo fuori le Mura, e confina con Capena a sud, Fiano Romano a est, Sant'Oreste e Rignano Flaminio a ovest, Ponzano Romano e Nazzano a nord. Chi vuole inquadrare la zona prima di partire trova il contesto naturalistico nella scheda della Riserva Naturale Nazzano Tevere Farfa, che comincia pochi chilometri più in là e spiega perché questa ansa del fiume sia stata per secoli una frontiera commerciale prima che un paesaggio.

Civitella San Paolo (RM)
Civitella San Paolo (RM)

Come arrivare a Civitella San Paolo (RM) e come muoversi

Dico subito una cosa impopolare: qui l'auto vince. Non per pigrizia, ma perché il senso di Civitella San Paolo si capisce solo mettendola in fila con i borghi vicini nella stessa giornata, e il trasporto pubblico su questa direttrice non lo consente. Dal Raccordo si prende l'autostrada A1 fino a Fiano Romano, si scende sulla provinciale e si sale. Chi preferisce evitare il pedaggio usa la via Tiberina, che è più lenta ma molto più bella: costeggia il fiume, attraversa la campagna capenate e restituisce esattamente il paesaggio che i monaci sorvegliavano dall'alto.

Il treno non arriva in paese. La stazione utile della linea regionale FL1 è quella di Fara Sabina Montelibretti, sull'altra sponda del Tevere, e da lì servono comunque un mezzo o un passaggio. Le autolinee Cotral collegano il paese a Roma Saxa Rubra e ai centri della valle: sono corse pensate per pendolari e studenti, con buchi lunghi a metà giornata e servizio ridotto nei festivi. Se il vostro piano è arrivare la domenica mattina in autobus e ripartire nel pomeriggio, verificate le corse prima di uscire di casa, perché il rischio di restare a piedi è concreto.

Dentro le mura non si circola: le vie sono strettissime, in parte a gradoni, e il borgo è pensato per essere attraversato a piedi in venti minuti. Chi ha difficoltà motorie deve sapere che il centro storico è tutto in salita e che le due porte urbiche sono a quote molto diverse fra loro. Il parcheggio più comodo per chi non vuole affrontare la rampa principale è quello nella contrada bassa, presso Porta Capena.

Il castello abbaziale di Civitella San Paolo

Il castello è il motivo per cui vale la deviazione. Non è un maniero romantico rimaneggiato nell'Ottocento: è un organismo militare medievale cresciuto per stratificazioni successive, saldato al circuito delle mura, e conservato in modo sorprendente per un edificio che è rimasto in mano ecclesiastica fino a ieri. L'Abbazia di San Paolo lo ha ceduto al Comune soltanto alla fine del Novecento, dopo un possesso durato quasi un millennio, e il passaggio di proprietà ha aperto la stagione dei restauri e delle aperture al pubblico.

Castello abbaziale di Civitella San Paolo
Castello abbaziale di Civitella San Paolo

Il mastio, la torre che viene prima di tutto

Il nucleo originario è una torre isolata. La lettura architettonica corrente la data al X o XI secolo e la interpreta come posto di vedetta sui traffici fluviali, sul transito di eserciti, di merci e di bestiame lungo la via Tiberina: una torre di controllo doganale prima che una fortezza. Alcuni studi locali la retrodatano al IX secolo e la attribuiscono per ipotesi alla famiglia Cenci, che nella valle aveva interessi antichi. Sono due letture diverse e conviene tenerle separate: la funzione di vedetta è documentata dalla posizione e dalla struttura, l'attribuzione ai Cenci resta un'ipotesi.

Il corpo che vedete oggi ha una pianta allungata di circa trentadue metri per tredici e sfiora i venti metri di altezza. Guardatelo dal basso, dalla piazza: la muratura è ispessita alla base con una scarpa, il bordo superiore sporge, i merli sono guelfi e ampi. Le finestre in origine non c'erano, e le poche aperture attuali sono ricavate in fasi molto più tarde. È il vocabolario di una torre che doveva reggere l'urto, non ospitare una corte.

La rocca quadrilatera dei monaci

Nel Trecento i monaci di San Paolo trasformarono la torre in una rocca quadrilatera con fossato e ponte levatoio. Il salto è politico prima che militare: l'abbazia aveva ricevuto il territorio con la bolla di Gregorio VII del 1081 e per due secoli lo aveva amministrato da lontano, concedendolo in enfiteusi. Quando i grandi baroni romani cominciarono a mordere sui confini, i monaci decisero di presidiare fisicamente il feudo. Da qui in poi il castello è insieme caserma, tribunale, granaio e residenza del cellerario, cioè dell'amministratore che governava per conto dell'abate.

Il baluardo pentagonale e il palazzetto

Il Quattrocento porta l'artiglieria e obbliga a un adeguamento. Al bastione fu aggiunto un baluardo pentagonale rivolto verso l'attuale piazza San Giacomo: una punta che spezza le traiettorie dei colpi e permette il tiro di fiancheggiamento. Nello stesso torno di tempo prende forma il palazzetto residenziale, completato poi nel Cinquecento, con un portico che i documenti ricordano e che è servito da modello, secoli dopo, per il chiostro del monastero di Santa Scolastica. Chi visita il castello dovrebbe cercare proprio questo: il momento in cui la fortezza smette di essere solo fortezza e comincia a somigliare a una residenza signorile senza rinunciare alle feritoie.

I saloni, i sotterranei e la terrazza

All'interno si attraversa un ampio salone di ricevimento con volte in pietra, si scende in un salone sotterraneo che con ogni probabilità alloggiava la soldatesca, si sale al primo piano dove un terzo salone e alcune stanze annesse completano il percorso. In cima, la terrazza offre due punti di osservazione strategica: uno verso il Tevere e Fiano, l'altro verso l'interno, in direzione del Monte Soratte. Da lassù si capisce in tre secondi perché qualcuno abbia costruito una torre esattamente lì.

Il cortile e i marmi romani

Nel cortile sono raccolti reperti archeologici di età romana: iscrizioni funerarie, frammenti di sarcofago, elementi architettonici provenienti dalle ville e dalle necropoli del territorio. Non è un lapidario ordinato con criterio museale, ed è proprio questo il suo interesse: è il modo in cui il materiale antico ha continuato a circolare qui per secoli, riutilizzato come pietra da costruzione e poi recuperato come memoria. Chi arriva con l'idea che i borghi laziali siano solo medievali resta spiazzato: sotto il Medioevo c'è sempre Roma.

L'archivio storico dentro il castello

Questa è la parte che quasi nessun visitatore conosce. Nel castello comunale è conservato l'archivio storico di Civitella San Paolo: duecentotredici registri manoscritti che coprono dalla fine del Quattrocento ai primi dell'Ottocento. Il pezzo più antico risale al 1493 e appartiene alla serie del sindacato del priore; c'è un registro della gabella del sale del 1540 e c'è il registro per la costituzione del nuovo catasto del 1777, quello della grande rilevazione pontificia. Dentro ci sono deliberazioni consiliari, atti notarili, cause civili e criminali, imposte. Una parte del fondo è andata perduta in due sollevazioni popolari accompagnate da incendi, una alla fine del Settecento e una ai primi del Novecento; quello che resta è stato restaurato, riordinato e inventariato nel 2000. La consultazione avviene previo appuntamento con il Comune. Per uno storico dilettante è una miniera; per un visitatore normale è la prova che questo paese ha una memoria scritta, non solo pittoresca.

Le mura di Civitella San Paolo: tre cerchie concentriche

La particolarità urbanistica di Civitella San Paolo è di avere avuto un triplice circuito murario concentrico, corrispondente ad altrettante fasi di ampliamento del borgo. Non è frequente: la maggior parte dei castelli della valle si è fermata a due. Camminare lungo il perimetro con questa chiave in testa cambia completamente la passeggiata, perché si smette di vedere case e si comincia a vedere anelli.

Il primo tratto, sotto il castello

Il segmento più antico e meglio conservato è riconoscibile sul lato destro del basamento del castello, nei pressi di Porta Capena. È poca cosa in metri lineari, ma è la muratura che teneva insieme il primo nucleo abitato attorno alla torre.

La contrada La Rocca, seconda metà del XIII secolo

La seconda fase corrisponde al nucleo più antico del borgo, quello che i documenti chiamano contrada La Rocca o semplicemente Castello. Aveva un perimetro di circa duecentotrentacinque metri e una forma ovale, intervallata da torri quadrate a gola aperta, cioè prive del lato interno: soluzione economica e intelligente, perché impediva al nemico che avesse conquistato la torre di usarla come postazione. Di quelle torri oggi resta quasi nulla, tranne una, presso le cosiddette scale nuove in via Cavour, conservata benissimo anche se trasformata in abitazione. Cercatela: è uno dei pochi punti in cui il Duecento si tocca con le mani.

La muratura di questa cerchia è difficile da leggere perché il Quattrocento ci ha costruito sopra. L'edilizia intensiva del secolo successivo sopraelevò, tamponò, riutilizzò le strutture difensive per fini civili. È il destino di ogni borgo che non muore: le mura diventano muri di casa.

L'ultimo ampliamento, fra Quattro e Cinquecento

L'espansione finale è databile fra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo e porta il perimetro complessivo a circa seicento metri. Vale la pena fermarsi un attimo su questo dato, perché è più impressionante di quanto sembri. Per raddoppiare il circuito bisognava cavare la pietra, bonificare, sbancare e riempire nella zona scoscesa della Piscericata e delle Piaggie: lavori di movimento terra enormi per una comunità che nel 1416 contava forse ottocentocinquanta anime. Il recinto, intervallato da torri e bastioni, si innesta direttamente al castello formando un unico organismo difensivo.

Il torrione circolare con le troniere

Il pezzo forte è il torrione a pianta circolare con troniere interne, cioè con le aperture per le bocche da fuoco ricavate nello spessore del muro. È collocato sull'angolo più meridionale delle mura, dove il perimetro ripiega di novanta gradi per seguire l'andamento del terreno, e serviva a coprire il settore che le artiglierie del castello non riuscivano a battere. Se dovessi indicare un solo punto delle fortificazioni a chi ha mezz'ora, indicherei questo: è il momento in cui la difesa medievale si accorge della polvere da sparo e cambia geometria.

Civitella San Paolo (RM)
Civitella San Paolo (RM)

Le porte urbiche di Civitella San Paolo

Porta Romana, ovvero Porta Castello

Per secoli fu l'unico ingresso al paese. Le forme attuali risalgono all'anno giubilare 1800 e sono realizzate quasi interamente in stucco applicato a rilievo sulla muratura medievale del castello: una scenografia sovrapposta a una struttura militare. Il portone in legno a due battenti è andato perduto. L'architettura è neoclassica di sapore ancora settecentesco: alla base due semplici paraste doriche reggono una trabeazione modanata, sopra la quale si imposta una parte superiore movimentata da una coppia di pinnacoli e da una sorta di edicola a timpano triangolare interrotto, che inquadra lo stemma dell'Abbazia di San Paolo con festoni, cherubino e corona baronale.

L'iscrizione dedicatoria è leggibile e merita una sosta: Laetantibus ciuitellensibus monachi sancti Pauli de Vrbe iterum ad ornamentum posuere anno Domini MDCCC Iacobus Ricci fabermurarius operam dedit. Il nome che compare, Giacomo Ricci, è quello del mastro muratore, non del progettista: nei documenti di archivio risulta un factotum al servizio del Comune in quegli anni. Chi ha ideato il disegno resta ignoto, e questa è una distinzione che i pannelli turistici quasi mai fanno.

Porta Capena, la porta nuova

Nel Quattrocento il borgo era cresciuto fuori dalle mura, soprattutto nella contrada detta Pisciricata. Quando fra fine XV e inizi XVI secolo il circuito murario fu ampliato, si aprì la Porta nuova, chiamata Porta Capena perché lì terminava il percorso dell'antica strada proveniente da Leprignano, il nome storico di Capena. Non era solo un accesso alternativo: era l'unico varco carrabile per quella contrada popolosa, posta a una quota molto più bassa del castello.

La veste è rinascimentale e sobria: un arco di travertino a bugnato lavorato a spuntato, con bugne alternate lunghe e brevi, appoggiato direttamente sul toro delle mura. Sopra l'arco c'era una torretta che fungeva da corpo di guardia, con archibugiere laterali; ne restano la stretta facciata principale e la traccia del solaio in un'unica trave lignea superstite. Dal corpo di guardia la guarnigione controllava l'ingresso e, in caso di attacco, poteva raggiungere rapidamente il baluardo ovest e il bastione successivo attraverso un cammino di ronda a gradini. L'anno di costruzione non è documentato: si presume attorno al 1520.

La Posterula

Esisteva un terzo varco, la Posterula, piccolo ingresso secondario di campagna, oggi scomparso. Le posterule servivano ai contadini per uscire nei campi senza aprire la porta principale e, nei momenti brutti, per far entrare messaggeri e rifornimenti. Non se ne vede più traccia in elevato, ma sapere che c'era aiuta a capire come funzionava davvero la vita quotidiana dentro un recinto fortificato.

Palazzo Malatesta

Fra via Roma e via Garibaldi, a cavallo fra le contrade La Rocca e Pisciricata, si trova Palazzo Malatesta, costruito letteralmente sopra la cerchia muraria più interna e sfruttando le due quote diverse dei due lati. Il prospetto su via Garibaldi è databile al XV secolo: tre portali di accesso ad arco, cornice marcapiano, finestre arcuate al piano nobile. Sul lato di via Roma, più alto, il palazzo è preceduto da una piccola corte chiusa da un arco e da un importante portale in bugnato a raggiera del XVI secolo.

All'interno, al piano nobile che qui corrisponde al piano terra, sopravvivono alcuni ambienti semplici con soffitti in legno e un camino modanato in pietra con l'iscrizione IO.ES MALATESTA CAN.S, cioè Iohannes Malatesta Canonicus, riferita evidentemente al proprietario. Il pezzo più curioso è però sotto: gli ambienti cantinati, parzialmente scavati nella roccia, con le vasche per la pigiatura dell'uva e un'olearia. È l'economia reale del borgo, vino e olio, scolpita nel tufo sotto la casa del canonico. Il palazzo fu sede del Comune dai primi del Novecento fino al 2000 ed è stato oggetto di lavori di restauro: prima di presentarsi al portone conviene chiedere in Comune se è visitabile.

Civitella San Paolo (RM)
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Le chiese di Civitella San Paolo

La chiesa di San Giacomo Maggiore

La chiesa parrocchiale è dedicata al patrono e affaccia su Piazza Santa Maria, ad accesso libero. La primitiva San Giacomo era già attestata nel XIII secolo, edificata dirimpetto al castello e nello stesso luogo dell'attuale costruzione. Nel 1868 i monaci di San Paolo, davanti alla crescita della popolazione, decisero di demolirla e ricostruirla più grande.

Il progetto è di Francesco Vespignani, figlio di quel Virginio Vespignani che fu l'architetto pontificio per eccellenza dell'Ottocento romano, e il modello dichiarato è duplice: la basilica di San Paolo fuori le Mura, casa madre dell'abbazia proprietaria, e la cappella di Santa Maria della Misericordia realizzata da Virginio fra il 1856 e il 1860. Sulla data di posa della prima pietra le fonti divergono di dieci giorni, fra il 7 e il 17 maggio 1868, alla presenza dell'abate Leopoldo Zelli Jacobuzzi. La presa di Roma del 1870 e la successiva soppressione degli enti ecclesiastici bloccarono il cantiere per una ventina d'anni: la chiesa fu solennemente dedicata domenica 5 ottobre 1890 dallo stesso abate Zelli.

L'impianto è basilicale, circa venti metri per quindici, a tre navate divise da colonne con capitelli corinzi su archi, con abside semicircolare e due cantorie laterali balaustrate. La facciata si raggiunge da una scalinata in travertino di quindici gradini e si apre in un vestibolo con due colonne e tre porte con mostre lignee. Il campanile, sul lato destro, è alto trentotto metri e mezzo, di ordine dorico, su tre livelli con finestre rettangolari e ad arco. Le volte a botte in legno hanno cassettoni di castagno, pino e abete decorati a stelle.

Il ciclo pittorico è opera soprattutto di Salvatore Nobili, che dipinse gli otto angeli con le Virtù, Fede, Speranza, Carità, Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza, illuminati dagli oculi a doppio vetro con motivi rosso rubino, e l'apoteosi di san Giacomo nell'abside. La volta absidale conserva anche interventi di Luigi Manzoni e Ulisse Ghiglioni con la colomba dello Spirito Santo. Negli altari delle navate laterali si trovano tele di Costante Porta, Vincenzo Bubali e dello stesso Nobili. L'altare maggiore fu costruito con i marmi provenienti dalla demolita chiesa di Santa Elena a Roma, con una croce dorata su fondo di malachite: un caso limpido di riuso ottocentesco, quando la Roma dei piccoli, i frammenti delle chiese abbattute, migrava nelle parrocchie di campagna. Fra gli arredi più antichi restano un trittico del Santissimo Salvatore del XVII secolo e una statua lignea policroma di san Giacomo fra Sei e Settecento.

La mia opinione, senza giri di parole: questa chiesa è sottovalutata. Passa per una parrocchiale ottocentesca qualunque e invece è un progetto Vespignani documentato, con un apparato decorativo coerente e un altare fatto di marmi con una biografia. Se andate a Civitella San Paolo e la trovate aperta, entrate.

La chiesa di San Lorenzo e Santa Maria del Soccorso

A circa cinquecento metri dal centro storico, lungo il percorso dell'antica via della Fontana Vecchia e oggi annessa al cimitero, si trova l'edificio sacro più antico del paese. La chiesa fu edificata in epoca medievale sulle rovine e con i materiali di una villa romana: un caso da manuale di spoliazione, in cui la costruzione della chiesa contribuì direttamente alla distruzione dell'antico.

La villa fu scavata e indagata dalla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale durante i lavori di ampliamento del cimitero, negli anni 1981 e 1982. Emersero terrazzamenti e ambienti voltati in opera reticolata, con fasi edilizie comprese fra il I secolo a.C. e il V secolo d.C.: oggi sono di nuovo interrati e non visibili, salvo alcune murature restaurate nel 2002 all'interno dell'eremo annesso alla chiesa.

Il nucleo architettonico originario risale con ogni probabilità al X o XI secolo e nasce per le esigenze di culto degli abitanti sparsi nel contado. La prima menzione documentaria è del 1218, in una bolla di Onorio III, quando la chiesa figura fra i beni dell'Abbazia di San Paolo. L'ampliamento di fine Seicento fu quasi una rifondazione: nel 1693 il padre cellerario Francesco Maria Ricci, vicario generale dei castelli dell'abbazia, curò la costruzione di una grande cappella coperta da cupola ellittica dedicata alla Madonna del Soccorso, sotto gli auspici dell'abate Onorio de Silvestri e il pontificato di Innocenzo XII. La chiesetta medievale divenne di fatto un transetto, e attorno si aprirono tre cappelle con ricchi stucchi barocchi: san Lorenzo, san Filippo Neri e santa Maria del Soccorso.

La venerata immagine mariana è stata trafugata. I restauri del 2002 hanno però riportato alla luce un affresco a trompe l'oeil di autore ignoto, di scuola romana fra fine XVII e inizi XVIII secolo, con architetture in prospettiva alla maniera di Andrea Pozzo: una quadratura di campagna, dipinta da qualcuno che aveva visto il Sant'Ignazio di Roma e ci provava con mezzi minori. La cappella di san Lorenzo conserva una pala settecentesca con il martirio del santo; quella di san Filippo Neri custodisce le lapidi sepolcrali della famiglia Malatesta. Sulle pareti sono murate le epigrafi dei caduti delle due guerre mondiali, che fanno di questa chiesa un caso raro di sacrario militare dentro un edificio di culto rurale. Accanto, separato da un campanile a vela, c'è il piccolo eremo, un tempo abitazione del custode e foresteria per i pellegrini.

La chiesa di Santa Maria con il titolo della Natività

Di antiche origini, XIV secolo, è annessa al castello abbaziale come un'appendice che dall'omonima piazzetta si prolunga su via Piave. Mantenne la funzione di parrocchiale intra moenia fino al 1890, cioè fino alla consacrazione della nuova San Giacomo, ed era detta anche de Castello. Nel 1578 fu ampliata per interessamento dell'abate Marco Pedoche da Mirandola e dell'abate cellerario Girolamo da Puppio.

Oggi è difficile perfino individuarla come edificio autonomo rispetto al castello, se non fosse per il campanile: le trasformazioni dei secoli l'hanno inglobata. L'interno è spoglio e privo di antichità, e ospita le attività di catechesi della parrocchia di San Giacomo; in passato vi fu ricavata perfino una sala cinematografica. Lo dico chiaramente: non andate a Civitella San Paolo per vedere l'interno di Santa Maria. Andate a vederla da fuori, perché il modo in cui una chiesa trecentesca si è fusa con una rocca è più istruttivo di molti interni intatti.

Porta del Castello abbaziale di Civitella San Paolo
Porta del Castello abbaziale di Civitella San Paolo

Il Monastero di Santa Scolastica a Civitella San Paolo

Sulla strada che conduce a Nazzano, in località Monte Lino, sorge il monastero di Santa Scolastica, intitolato alla sorella di san Benedetto. L'indirizzo è via Civitellese 11. È una comunità viva, non un monumento: chi arriva deve comportarsi di conseguenza.

La fondazione voluta dall'abate Schuster

Il progetto è di Alfredo Ildefonso Schuster, abate di San Paolo fuori le Mura dal 1918, poi arcivescovo di Milano dal 1929 e oggi beato. Schuster voleva una comunità femminile benedettina nel feudo abbaziale e si rivolse alle monache francesi dell'abbazia di Dourgne, nel Midi. Nel 1932 il successore Ildebrando Vannucci andò in Francia e l'abbadessa Maria Cronier si impegnò a formare le aspiranti italiane. La prima pietra fu posata il 10 agosto 1932; il 9 aprile 1934 arrivò il primo gruppo di monache da Dourgne, fra cui Andrea Bonnafous, nominata priora e poi badessa nel 1947. La costruzione fu finanziata in larga parte da suor Maria Angela Bonomi, clarissa milanese, e il terreno fu donato dall'Abbazia di San Paolo. Il progetto edilizio è dell'ingegner Enrico Campa.

Il chiostro richiama in qualche particolare il portico che esisteva nel palazzetto abbaziale del castello: un omaggio deliberato al feudo. Nel 1970 il complesso fu ampliato con una foresteria e spazi per convegni. La biblioteca è teologica e conta oggi circa trentamila volumi. Il monastero appartiene alla Congregazione Sublacense Cassinese dell'Ordine di San Benedetto.

Le sorelle di Bose a Civitella

Dal 4 ottobre 2013 un piccolo gruppo della Comunità monastica di Bose condivide la vita del monastero con le benedettine. Furono le stesse benedettine a chiedere al priore di Bose un invio di sorelle per garantire la continuità della vita monastica. Le due comunità mantengono ciascuna la propria autonomia ma condividono i momenti fondamentali della giornata: liturgia delle ore, pasti e lavoro. Bose è una comunità di monaci e monache provenienti da chiese cristiane diverse, e questa convivenza con una comunità benedettina di antica osservanza è un esperimento ecclesiale poco comune, in un paese di duemila abitanti a quaranta chilometri da Roma. Il recapito della fraternità è in via Civitellese per Nazzano 11, telefono 0765 335114.

Come si visita

La foresteria accoglie singoli e gruppi per ritiri, lectio divina, giornate di silenzio, e ospita anche programmi per giovani e scout. Non è un albergo e non è un museo: si scrive o si telefona prima, si concorda, si rispettano gli orari della comunità. Le monache lavorano l'orto, il vigneto e l'uliveto, producono un vino bianco chiamato Quam bonum e olio extravergine, e nel laboratorio artigianale realizzano candele, icone, libretti e legatoria. Comprare lì una bottiglia o un vasetto ha un senso diverso dal souvenir: è il modo in cui questa comunità si mantiene.

Monastero Santa Scolastica di Civitella San Paolo
Monastero Santa Scolastica di Civitella San Paolo

Il Parco Naturale Comunale La Corona Sant'Andrea

Il parco comunale si estende su circa centoquarantanove ettari e domina la valle del Tevere. Il nome Corona allude alle querce secolari che un tempo circondavano come un diadema il centro abitato. Fino a qualche anno fa era indicata in questa zona una quercia plurisecolare che la tradizione locale voleva piantata da Nicolò Orsini, signore di Pitigliano e Sorano e duca di Fiano nel XVI secolo: è tradizione, non documento, e va raccontata come tale.

Dal punto di vista geologico le colline del territorio sono di età plio pleistocenica, con unità marnoso arenacea argillosa. La flora è composta da macchie e lembi di bosco. La fauna è la ragione principale per portarsi un binocolo: fra le specie di interesse segnalate ci sono sparviero, grillaio, falco, nibbio bruno, allocco, civetta, assiolo, cuculo, succiacapre, gruccione, upupa e picchio verde, oltre alle specie di passo come colombaccio, tordo, merlo e fringuello. Il grillaio e il nibbio bruno, in particolare, sono osservazioni che in provincia di Roma non capitano ovunque.

Il parco ha attrezzature ordinarie e utilissime a chi viaggia con la famiglia: un campo sportivo, un campo da tennis, un'area attrezzata per il pic nic e un'area giochi per bambini. Gli ingressi sono tre: dalla strada provinciale Civitellese, dal centro storico e dal confine con Fiano Romano. In estate ospita manifestazioni e feste organizzate dalle associazioni del paese. Consiglio pratico: entrate dal centro storico e uscite verso la provinciale, così il ritorno è in discesa e la vista sulla valle vi resta davanti per tutto il percorso.

L'Arca dei Camaleonti, il parco faunistico di Civitella San Paolo

Nel territorio comunale si trova il parco faunistico e fattoria didattica Arca dei Camaleonti, una delle poche strutture del genere a nord di Roma. È l'argomento che convince i bambini a salire in macchina quando i genitori vogliono vedere un castello: usatelo senza vergogna, funziona.

La struttura combina la parte faunistica con l'attività didattica e con un servizio di ristoro. Orari, tariffe e modalità di prenotazione cambiano con le stagioni e con i programmi delle scuole, quindi vanno controllati sul sito ufficiale del parco o telefonando prima di partire: nei fine settimana di primavera la prenotazione è spesso indispensabile. Se organizzate una giornata mista, castello la mattina e parco il pomeriggio, mettete in conto una quindicina di minuti di trasferimento e non riducete la visita al borgo a una corsa.

Arca dei Camaleonti a Civitella San Paolo
Arca dei Camaleonti, Civitella San Paolo

Arca dei Camaleonti a Civitella San Paolo
Arca dei Camaleonti, Civitella San Paolo

La storia di Civitella San Paolo dalle origini al Comune

Il nome

Civitella viene dal latino civitatula, diminutivo di civitas, quindi piccola città, passato al volgare Civitatella e infine abbreviato in Civitella. Nel Medioevo al toponimo si aggiunse una specificazione che indicava la condizione di colonia, cioè di centro abitato fondato direttamente dallo Stato Pontificio. Il secondo elemento, San Paolo, arriva dai monaci proprietari.

Le origini capenati

Il sito era abitato attorno al IV secolo a.C., come confermano i numerosi ritrovamenti archeologici, con necropoli presso Monteverde e San Martino e resti di templi e ville nel territorio. L'ipotesi più accreditata lega la nascita dell'abitato alla fine di Capena: nel 396 a.C. i Romani distrussero la città capenate e i superstiti cercarono scampo sulle colline circostanti. Una seconda lettura, alternativa, considera Civitella una delle città federate dell'agro capenate già prima di quella data. Una terza ipotesi sposta l'abbandono di Capena molto più avanti, fra IV e V secolo d.C. Tre ricostruzioni, tutte plausibili, nessuna dimostrata: la posizione lungo la direttrice fra la Flaminia e la Tiberina resta comunque la spiegazione di fondo.

I monaci di San Paolo e il feudo Collinense

Il documento fondativo della storia medievale del paese è la bolla di papa Gregorio VII del 1081, in cui Civitella compare come Civitas de Colonis, pertinenza del monastero di San Paolo fuori le Mura. Con quella bolla Gregorio VII conferì all'abbazia un potere enorme: la facoltà di essere svincolata dall'autorità civile ed ecclesiastica locale, la condizione di dioecesis nullius, salva soltanto l'autorità del pontefice. I monaci paolini ottennero così il controllo e la giurisdizione di un vastissimo territorio compreso in gran parte fra la riva destra del Tevere, la via Cassia e il Monte Soratte, un'area prima sottoposta alle diocesi di Nepi e di Sutri. Questo stato monastico feudale arrivava fino alla Flaminia e alla Cassia e comprendeva Capena, Castelnuovo di Porto, Riano, Morlupo, Magliano, Cesano, Galeria e Campagnano.

Nel XII secolo i monaci concessero il borgo in enfiteusi a Tebaldo di Cencio; successivamente il possesso fu usurpato dai figli Cencio e Stefano. È il copione classico della campagna romana: la concessione temporanea diventa proprietà di fatto, e l'ente ecclesiastico passa decenni a riprendersela.

Il Quattrocento, fra Colonna e condottieri

Nel 1416 Civitella Sancti Pauli compare nell'elenco delle comunità soggette al contributo semestrale dell'imposta sul sale e del focatico, con un consumo di dieci rubbi, corrispondente a una popolazione stimabile in circa ottocentocinquanta abitanti. Nel 1427 risulta bene personale di Odoardo Colonna, alla cui famiglia era stata attribuita da papa Martino V; con l'elezione di Eugenio IV i Colonna dovettero restituirla alla Chiesa.

Nel 1434 Eugenio IV la diede in enfiteusi a Giorgio e Battista di Giovanni da Narni, suoi creditori per cinquemila fiorini. Fra il 1434 e il 1435 Civitella San Paolo fu chiamata a contribuire con l'invio di trenta fanti armati a Bracciano, per ingrossare l'esercito pontificio contro Niccolò Fortebraccio. Il 18 marzo 1452 i monaci di San Paolo ricomprarono il feudo da Battista da Narni e dai figli del defunto Giorgio, Antonio e Giovanni, per duemila ducati. Nel 1497 il paese inviò di nuovo fanti armati, stavolta nell'esercito di Alessandro VI, nella sfortunata guerra contro Gentil Virginio Orsini a Bracciano.

La Barcana, il porto sul Tevere

Il capitolo più dimenticato della storia locale è quello fluviale. Civitella San Paolo ebbe in età medievale un proprio scalo sul Tevere, chiamato Barcana: il nome deriva dalla barca mantenuta a spese della comunità presso il moderno passo di Fiano. È probabile che presso il castello di Meana esistessero un pontile attrezzato, alcune baracche e un'imbarcazione, usati dalla comunità e dal monastero di San Paolo fino agli inizi del XVII secolo, sotto il nome di Porto Vecchio. Un borgo di collina che possiede un porto: è la prova che il Tevere era un'autostrada e che la vera ricchezza qui era il pedaggio, non la terra.

Statuti, terremoti, sigilli

Nel 1616 l'abate Alessandro da Brescia emanò e approvò lo statuto della comunità. Nel 1703, quando lo Stato Pontificio fu attraversato dalle grandi scosse che devastarono l'Appennino centrale, Civitella San Paolo non riportò danni particolari. Fra XVII e XIX secolo la comunità usò nei documenti ufficiali un timbro a secco rotondo con il patrono san Giacomo Maggiore che impugna il bastone e il cappello da pellegrino, con l'iscrizione Civitelle S.P. Castrum.

Napoleone, la carestia, la Restaurazione

Dopo il decreto di secolarizzazione del 1789 e durante la Repubblica Romana del 1798 e 1799 il monastero perse ogni diritto di proprietà sul feudo Collinense. Fra il 1802 e il 1803 la comunità, che contava seicento abitanti ed era già colpita dalla carestia generale dello Stato della Chiesa, fu falcidiata da un'epidemia di febbre maligna: morirono centoventi persone e due medici. Un quinto della popolazione in due anni.

Negli assetti della prima Repubblica Romana Civitella San Paolo fece parte del cantone di Morlupo, dipartimento del Cimino; durante l'Impero francese, fra 1809 e 1814, la ripartizione fu confermata ma il paese passò all'arrondissement di Roma, dipartimento del Tevere. Con la restaurazione di Pio VII e la nuova suddivisione amministrativa del 6 luglio 1816 rientrò nella Comarca di Roma come parte del Governo di Nazzano; nel 1828 il capoluogo governativo passò a Castelnuovo di Porto. Il censimento pontificio del 1853 registra 771 abitanti, di cui 768 nell'abitato e 3 in campagna, distribuiti in 167 case e 169 famiglie, con la chiesa parrocchiale di Santa Maria.

Dal Regno d'Italia a oggi

Con la presa di Roma del 1870 e la soppressione degli enti ecclesiastici del 1873 il monastero di San Paolo manifestò un crescente disinteresse per il territorio ormai parte del Regno d'Italia. Il governo abbaziale di Alfredo Ildefonso Schuster, fra 1918 e 1929, invertì la tendenza: fu restaurato il castello fra il 1924 e il 1929, fu restaurata la chiesa di San Lorenzo nel 1926 e fu costruito da zero il monastero di Santa Scolastica in località Monte Lino. Nel 1996 l'Abbazia di San Paolo cedette definitivamente il castello acconsentendo all'acquisizione da parte del Comune; l'acquisto fu perfezionato nel 1998 con fondi regionali e nel 2000 la Provincia di Roma finanziò ulteriori lavori esterni. Sulle date del passaggio le fonti oscillano fra il 1996 e il 1998, presumibilmente perché una segna l'accordo e l'altra il rogito.

Tradizioni e feste di Civitella San Paolo

La festa che dà identità al paese è la Festa dei Canestri, il primo maggio, detta anche Festa del Pane Benedetto. La tradizione locale la fa risalire senza interruzioni all'età romana, riplasmata nei secoli sulla liturgia cristiana: è una continuità che va presa come racconto identitario, non come cronologia documentata, ma il nucleo agrario della festa, la benedizione del pane e il saluto alla bella stagione, è evidente.

Le portatrici indossano i costumi della civiltà contadina e reggono i canestri, grandi coni cilindrici rivestiti di fiori e nastri, e sfilano in processione. Al termine del corteo e della liturgia vengono distribuite le pagnottine preparate secondo l'antica ricetta della treccia all'anice, riconosciuta come prodotto tipico di Civitella San Paolo. Se dovete scegliere un solo giorno dell'anno per venire, è questo: il paese di duemila abitanti si riempie e si vede la comunità al lavoro, non una rievocazione per turisti.

La festa del patrono, san Giacomo Apostolo, cade il 25 luglio. Durante l'anno si organizzano sagre e feste medievali, spesso intitolate proprio alla Barcana, l'antico porto fluviale. Le date esatte cambiano di anno in anno e vanno verificate sui canali del Comune e delle associazioni locali prima di mettersi in viaggio.

Cosa si mangia a Civitella San Paolo

Due prodotti, entrambi legati alle feste. La treccia all'anice è un pane salato dalla caratteristica forma intrecciata, profumato di anice, che si distribuisce benedetto il primo maggio ma che si trova anche fuori stagione nei forni del posto. Il cacione è il dolce: una specie di panzerotto di pasta a mezzaluna, ripieno di polpa di zucca con zucchero, mandorle e nocciole tostate, in alcune versioni con cacao e cannella, preparato per le festività natalizie. La ricetta viene fatta risalire per tradizione al Rinascimento.

Il resto della tavola è quello della Valle del Tevere e della campagna romana: olio extravergine, vino bianco dei Colli della Sabina e dell'area capenate, carni alla brace, verdure di stagione. Non nomino locali perché in un paese di questa dimensione le gestioni cambiano in fretta e un consiglio vecchio di un anno è peggio di nessun consiglio: chiedete in piazza, la risposta sarà onesta. Se passate dal monastero di Santa Scolastica, il vino bianco Quam bonum e l'olio delle monache sono acquisti sensati e sostengono direttamente la comunità.

Civitella San Paolo con i bambini

Funziona meglio di quanto pensiate, a due condizioni. La prima è alternare: mezz'ora di castello e mura, poi il Parco della Corona con l'area giochi e il pic nic, poi eventualmente l'Arca dei Camaleonti. La seconda è raccontare, non elencare. Il torrione con le troniere, il cammino di ronda a gradini, la posterula per far entrare i messaggeri di notte, la barca del porto sul Tevere: sono immagini che un bambino di otto anni tiene a mente molto più di una data.

Il passeggino non è comodo nel centro storico, fatto di rampe e gradoni. Con i più piccoli conviene il marsupio o lo zaino. Il parco comunale, al contrario, è pianeggiante nella parte attrezzata ed è il posto giusto per far scaricare energia prima del rientro a Roma.

Accessibilità e visita per chi cammina poco

Il borgo è in pendenza e le pavimentazioni sono storiche, quindi irregolari. Chi usa la sedia a rotelle o fatica a camminare può comunque vedere molto: Piazza Santa Maria, con la chiesa di San Giacomo ad accesso libero, il fronte del castello, la chiesa di Santa Maria addossata alla rocca e i punti panoramici sulla valle si raggiungono senza affrontare le scalinate interne. Le mura, il torrione e le contrade basse richiedono invece gambe. La chiesa di San Lorenzo, essendo fuori dal centro presso il cimitero, si raggiunge in auto. Per il castello, che ha scale e sotterranei, conviene chiedere in Comune quali ambienti siano effettivamente raggiungibili prima di fissare la visita.

Quando andare a Civitella San Paolo e quando evitare

Primavera e inizio autunno. Ad aprile e maggio la campagna della valle del Tevere è al massimo, le querce della Corona sono verdi e la migrazione porta gli uccelli interessanti; il primo maggio c'è la festa. A ottobre la luce del tardo pomeriggio sulle mura è la migliore dell'anno. Luglio e agosto sono caldi e il borgo, che è di pietra e senza alberi, restituisce calore fino a sera: se venite in piena estate, arrivate presto la mattina o dopo le diciotto. In inverno la visita ha senso solo se avete già concordato l'ingresso al castello, perché altrimenti si riduce a un giro esterno di quaranta minuti.

Sul giorno della settimana un'avvertenza pratica: gli uffici comunali, che sono la chiave per aprire il castello e l'archivio, lavorano nei giorni feriali. Il fine settimana il borgo è più vivo ma il patrimonio è più chiuso. È il paradosso di tutti i piccoli comuni del Lazio e conviene saperlo prima.

Una curiosità su Civitella San Paolo (RM)

La curiosità vera di questo paese non è in una chiesa e non è nel castello: è in un mestiere. Fra il Medioevo e il Seicento la comunità di Civitella San Paolo manteneva una barca. Non una barca qualsiasi: una barca pagata con i soldi pubblici del castello, tenuta sul Tevere presso il passo di Fiano, che dava il nome a un'intera località, la Barcana. Attorno a quella barca, e probabilmente presso il castello di Meana, esistevano un pontile attrezzato e alcune baracche di servizio, chiamati Porto Vecchio.

Fermatevi un attimo su quello che significa. Un borgo arroccato su una collina, con tre cerchie di mura e un mastio alto venti metri, aveva come voce di bilancio una imbarcazione fluviale. Vuol dire che la ricchezza di Civitella San Paolo non veniva soltanto dai campi e dal bestiame, ma dal controllo di un attraversamento. Il Tevere qui non era un confine paesaggistico: era la strada principale fra Roma e l'Umbria, sulla quale scendevano legname, grano, olio, calce, e risalivano merci di ritorno. Chi possedeva la barca possedeva il passaggio, e chi possedeva il passaggio incassava.

Questo spiega anche la posizione del mastio, che non guarda solo verso terra ma verso il fiume, e spiega perché i monaci di San Paolo si siano dati tanto da fare per riprendersi il feudo ogni volta che lo perdevano, arrivando a versare duemila ducati nel 1452 ai discendenti dei condottieri narnesi. Non compravano un castello panoramico: compravano una posizione doganale. La barca sparisce dalle carte agli inizi del XVII secolo, quando il traffico fluviale si riorganizza e il passo di Fiano prende il sopravvento. Della Barcana restano il toponimo e il nome delle feste medievali che il paese le intitola ancora oggi: un borgo che si ricorda del proprio porto anche dopo quattro secoli è un borgo che ha una idea precisa di sé.

Arca dei Camaleonti a Civitella San Paolo
Arca dei Camaleonti, Civitella San Paolo

Una cosa che non ti dice nessuno su Civitella San Paolo (RM)

Nessuna guida vi dirà che dentro il castello di Civitella San Paolo c'è un archivio comunale con duecentotredici registri manoscritti, il più antico dei quali risale al 1493. Eppure è il patrimonio più raro del paese, più raro delle mura e più raro del torrione, perché di torrioni cinquecenteschi il Lazio ne ha molti e di archivi comunali integri di castello abbaziale ne ha pochissimi.

Il contenuto racconta cose che nessun monumento racconta. C'è il registro della gabella del sale del 1540, cioè la contabilità dell'imposta che ha modellato l'economia dello Stato Pontificio per secoli. C'è il registro per la costituzione del nuovo catasto del 1777, la grande operazione di rilevazione della proprietà voluta dalla Camera Apostolica. Ci sono le deliberazioni del consiglio, gli atti notarili, le cause civili e criminali: cioè i litigi per i confini, le liti per l'acqua, i processi per furto di legna. È la vita reale di una comunità di ottocento persone, scritta giorno per giorno.

C'è anche una ferita. Una parte consistente del fondo è andata perduta in due sollevazioni popolari accompagnate da incendi, una alla fine del Settecento e una ai primi del Novecento. Non fu un incidente: bruciare l'archivio significava bruciare i titoli di proprietà, i registri delle imposte e i debiti. È una costante nelle rivolte rurali europee, e Civitella San Paolo ne porta la cicatrice negli scaffali. Quello che è sopravvissuto è stato restaurato, riordinato e inventariato nel 2000, e si consulta previo appuntamento in Comune. Se avete un interesse per la storia locale, per la genealogia o semplicemente per il modo in cui funzionava un feudo monastico, chiedete: è un accesso che quasi nessuno chiede e che vi cambierà il modo di guardare la piazza quando uscite.

Il consiglio che ti do per visitare Civitella San Paolo (RM)

Telefonate al Comune prima di partire. Lo scrivo per primo perché è il consiglio che salva la giornata: il castello, che è il monumento principale, non ha un biglietto ordinario né un orario continuativo, e senza un appuntamento concordato rischiate di fare quaranta chilometri per guardare un portone. Il numero del centralino è 0765 335121 e la stessa telefonata serve per l'archivio storico e per capire se Palazzo Malatesta sia visitabile in quel momento.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine della visita. Non entrate dalla porta principale. Parcheggiate in basso, presso Porta Capena, e salite a piedi: in questo modo attraversate le tre cerchie murarie nell'ordine cronologico inverso, dalla più recente alla più antica, e arrivate al mastio dopo aver visto come il borgo è cresciuto. È una passeggiata di venti minuti che vale un'ora di spiegazioni. Guardate il bugnato a spuntato dell'arco di Porta Capena, poi cercate la torre duecentesca a gola aperta presso le scale nuove in via Cavour, poi sbucate in Piazza Santa Maria.

Terzo: dedicate almeno mezza giornata e non fate di Civitella San Paolo una sosta di trenta minuti fra due tappe più famose. È il modo peggiore di visitarla. Un piano che funziona è questo: mattina nel borgo, pranzo, pomeriggio al monastero di Santa Scolastica se avete concordato la visita, oppure al Parco della Corona con il binocolo, oppure all'Arca dei Camaleonti se viaggiate con bambini. Se avete la giornata intera, aggiungete la riserva di Nazzano Tevere Farfa, che è a pochi minuti e completa il discorso sul fiume.

Quarto, e vale come opinione netta: portate scarpe serie e lasciate a casa il passeggino. Il centro storico è fatto di rampe, gradoni e pavimentazioni storiche. Chi arriva calzato male passa la visita a guardarsi i piedi invece che le mura, e sarebbe un peccato.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Civitella San Paolo sia appartenuta ai monaci di San Paolo fuori le Mura lo sanno tutti: è scritto nel nome. Quasi nessuno però ricorda cosa significasse davvero quella proprietà sul piano giuridico. Con la bolla del 1081 Gregorio VII non concesse all'abbazia semplicemente delle terre: le concesse la condizione di dioecesis nullius, cioè lo svincolo dall'autorità civile ed ecclesiastica ordinaria, salva soltanto quella diretta del pontefice.

Tradotto: qui non comandava il vescovo di Nepi né quello di Sutri, non comandava un barone, non comandava un governatore. Comandava l'abate di San Paolo, che nominava un cellerario come vicario generale dei castelli e amministrava un territorio vastissimo fra la riva destra del Tevere, la via Cassia e il Monte Soratte, comprendente Capena, Castelnuovo di Porto, Riano, Morlupo, Magliano, Cesano, Galeria e Campagnano. Era uno stato monastico feudale nel mezzo del Patrimonio di San Pietro, con giurisdizione civile e criminale propria e con uno statuto proprio, quello emanato nel 1616 dall'abate Alessandro da Brescia.

La conseguenza si vede ancora oggi camminando per il paese. Lo stemma sopra Porta Romana non è quello di una famiglia nobiliare ma quello dell'Abbazia di San Paolo, con corona baronale, perché l'abate era a tutti gli effetti il barone del luogo. La parrocchiale ottocentesca è progettata da un architetto pontificio e imita la basilica ostiense. Il monastero femminile del Novecento nasce per volontà di un abate di San Paolo su terreno donato dall'abbazia. Ottocentocinquanta anni di continuità istituzionale, dal 1081 alla cessione del castello al Comune fra il 1996 e il 1998: pochissimi comuni italiani possono raccontare una linea così dritta, e quasi nessuno la racconta.

La foto giusta da fare a Civitella San Paolo (RM)

La foto che tutti fanno è il castello dalla piazza. È una foto onesta e va fatta, ma non è la migliore, perché dalla piazza il mastio si vede scorciato e si perde il rapporto con la valle che è tutto il senso di questo luogo.

La foto giusta si fa dall'esterno delle mura, sul lato meridionale, inquadrando il torrione circolare con la scarpa alla base e, dietro, il profilo del mastio. Andateci nel tardo pomeriggio: la luce radente entra nelle bugne del travertino e nelle troniere, e la pietra passa dal grigio al miele. Se avete un obiettivo medio tele, comprimete il piano del torrione con quello del castello: viene fuori una massa unica, ed è esattamente il modo in cui un assediante del Cinquecento vedeva Civitella San Paolo.

La seconda foto, quella che porterete a casa davvero, si fa dalla terrazza del castello se riuscite a salirci, oppure dai punti panoramici lungo il perimetro delle mura: la valle del Tevere che si apre verso Fiano, i campi, e sullo sfondo la sagoma inconfondibile del Monte Soratte, la montagna isolata che Orazio ha reso famosa. In giornate limpide di inverno il Soratte si stacca con una nitidezza che d'estate non avrete mai. Aspettate che passi una nuvola: l'ombra che corre sul fondovalle dà scala all'immagine e le toglie quell'aria da cartolina.

Terza indicazione, per chi ama il dettaglio: l'iscrizione dedicatoria di Porta Romana, con lo stemma abbaziale e il cherubino, fotografata frontalmente e senza sole diretto. Lo stucco del 1800 su muratura medievale è un contrasto di materiali che in fotografia rende benissimo, e la lastra con il nome del mastro muratore Giacomo Ricci è uno di quei dettagli che nessuno inquadra mai.

Civitella San Paolo (RM)
Civitella San Paolo (RM)

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è del 1081: la bolla di Gregorio VII che nomina Civitas de Colonis fra le pertinenze del monastero di San Paolo fuori le Mura. È l'atto di nascita documentario del paese e insieme l'origine della sua anomalia giuridica.

Il secondo è militare e va raccontato bene. Fra il 1434 e il 1435 Civitella San Paolo fu chiamata a fornire trenta fanti armati da mandare a Bracciano, nell'esercito di papa Eugenio IV in guerra contro il condottiero Niccolò Fortebraccio. Trenta uomini per una comunità che quindici anni prima si stimava di circa ottocentocinquanta abitanti significa un maschio adulto abile su sette o otto: una mobilitazione pesante. In segno di gratitudine, o più probabilmente per saldare un debito di cinquemila fiorini, Eugenio IV concesse il Castellum Civitellae ai condottieri Giorgio e Battista Ridolfini da Narni. I monaci se lo ricomprarono il 18 marzo 1452 per duemila ducati. Il paese, in pratica, fu usato come moneta.

Il terzo è del 1497: Civitella San Paolo inviò di nuovo fanti armati, stavolta per Alessandro VI, nella campagna contro Gentil Virginio Orsini, sempre nella zona di Bracciano. Andò male. Due mobilitazioni in sessant anni sullo stesso fronte dicono quanto la valle del Tevere fosse un corridoio strategico fra Roma e il nord.

Il quarto è del 1703, ed è un avvenimento in negativo. Quell'anno una sequenza sismica devastante colpì l'Appennino centrale e le scosse furono avvertite in tutto lo Stato Pontificio, con danni gravissimi in molte località. Civitella San Paolo non riportò danni particolari. Per un borgo costruito su tre cerchie murarie e con un mastio di venti metri, uscirne indenne è un fatto che merita di essere ricordato.

Il quinto è il più duro. Fra il 1802 e il 1803 la comunità, ridotta a seicento abitanti e già stremata dalla carestia che affliggeva lo Stato della Chiesa, fu colpita da un'epidemia di febbre maligna: morirono centoventi persone e due medici. Un quinto della popolazione. Nessun monumento in paese lo ricorda, e questo dice qualcosa su cosa scegliamo di celebrare.

Il sesto e il settimo sono novecenteschi e vanno insieme: la costruzione del monastero di Santa Scolastica, con la prima pietra del 10 agosto 1932 e l'arrivo delle monache francesi di Dourgne il 9 aprile 1934, e la cessione del castello al Comune fra il 1996 e il 1998, che chiude un possesso ecclesiastico durato più di nove secoli.

Chi è passato da Civitella San Paolo (RM)

Il nome più grosso è quello di Alfredo Ildefonso Schuster. Abate di San Paolo fuori le Mura dal 1918 al 1929, poi cardinale e arcivescovo di Milano, beatificato nel 1996. Schuster non passò di qui per caso: governava questo territorio come abate e ci intervenne di persona, facendo restaurare il castello fra il 1924 e il 1929, la chiesa di San Lorenzo nel 1926, e volendo la fondazione del monastero femminile di Monte Lino. Chi visita Civitella San Paolo cammina dentro un programma pastorale ed edilizio pensato da uno degli uomini di Chiesa più influenti del Novecento italiano.

Nella stessa vicenda entrano altri due nomi. Ildebrando Vannucci, successore di Schuster come abate, che nel 1932 andò personalmente in Francia a trattare con l'abbadessa Maria Cronier di Dourgne. E Andrea Bonnafous, la monaca francese che guidò il primo gruppo arrivato il 9 aprile 1934 e divenne badessa nel 1947: una donna che lasciò il Midi per una collina della campagna romana e ci restò tutta la vita.

Sul versante artistico il nome è Francesco Vespignani, progettista della parrocchiale di San Giacomo Maggiore, figlio di Virginio Vespignani, l'architetto che ha ridisegnato mezza Roma pontificia. Con lui lavorarono i pittori Salvatore Nobili, autore degli angeli con le Virtù e dell'apoteosi absidale, Luigi Manzoni e Ulisse Ghiglioni per la volta dell'abside, e Costante Porta e Vincenzo Bubali per le tele degli altari laterali. L'abate Leopoldo Zelli Jacobuzzi pose la prima pietra nel maggio 1868 e consacrò la chiesa il 5 ottobre 1890: ventidue anni fra i due gesti, con la presa di Roma in mezzo.

Fra i condottieri sono passati di qui, in senso patrimoniale se non fisico, Giorgio e Battista Ridolfini da Narni, enfiteuti del castello dal 1434 al 1452, e prima di loro la famiglia Colonna con Odoardo, che lo tenne per concessione di Martino V. Sul versante papale, tre pontefici hanno lasciato un atto su questo borgo: Gregorio VII nel 1081, Onorio III nel 1218 con la bolla che cita San Lorenzo, ed Eugenio IV negli anni Trenta del Quattrocento.

Una tradizione locale vuole poi che Nicolò Orsini, signore di Pitigliano e Sorano e duca di Fiano nel XVI secolo, abbia piantato di persona una delle querce secolari nella zona che oggi è il Parco della Corona. Lo riporto come tradizione, perché tale è, e perché mi pare più onesto dirlo che spacciarla per storia. Infine i monaci di Dourgne e le sorelle di Bose, arrivate il 4 ottobre 2013: gente che è passata di qui e ha deciso di restare, che poi è il modo migliore di passare da un posto.

Cosa vedere intorno a Civitella San Paolo

Il borgo si combina benissimo con la riserva di Nazzano Tevere Farfa, che è la più antica area protetta del Lazio ed è a pochi minuti verso nord: capanni di osservazione, museo del fiume e la stessa ansa del Tevere che qui il castello sorvegliava. Poco più su, in Sabina, ci sono l Abbazia di Farfa e il borgo di Farfa, cioè l'altro grande potentato monastico della valle: vederli nello stesso viaggio significa capire come due abbazie si spartissero un territorio.

Verso ovest, oltre il Soratte, comincia il Viterbese e la scelta si allarga. Civita Castellana con il portico dei Cosmati e il forte sangallesco, Calcata sul suo sperone di tufo, Faleria, Castel Sant'Elia con la basilica romanica e gli affreschi, Nepi e Sutri con l'anfiteatro scavato nel tufo. Le Forre di Corchiano sono l'alternativa per chi cammina. Più a nord ancora, Ronciglione e il lago di Vico, e naturalmente Viterbo con il quartiere di San Pellegrino.

Sul versante dei laghi vulcanici, a un'ora scarsa, ci sono Bracciano con il castello Orsini Odescalchi, Trevignano Romano e Anguillara Sabazia. Sopra Civitella San Paolo, letteralmente, c'è il Monte Soratte, con i suoi eremi e i bunker della seconda guerra mondiale. Il vicino più immediato resta però Filacciano, minuscolo e affacciato sul fiume. Una nota per evitare confusioni: Civitella d'Agliano è un altro paese, in provincia di Viterbo, e non ha nulla a che vedere con questo.

Arca dei Camaleonti a Civitella San Paolo
Arca dei Camaleonti, Civitella San Paolo

Visitare Civitella San Paolo con una guida

Un borgo come questo rende il doppio con qualcuno che sappia leggere le murature. La differenza fra vedere un muro e capire che quel muro è la seconda cerchia duecentesca inglobata in una casa quattrocentesca è tutta lì. Per gruppi, aziende, viaggi privati e itinerari costruiti su misura nella valle del Tevere e nel Lazio, la redazione lavora con gli accompagnatori certificati di TourLeaderPro, che seguono la logistica e la conduzione dei gruppi, e con la loro divisione dedicata alle esperienze personalizzate per piccoli gruppi. Chi organizza un incentive o una giornata aziendale fuori Roma trova le proposte di team building e corporate sullo stesso sito.

Se accompagnate ospiti stranieri, il materiale in inglese è un altro discorso e conviene prepararlo prima. Le guide di day trips spiegano come costruire una giornata fuori dalla capitale con i mezzi giusti, mentre la sezione dedicata ad arte e storia aiuta a inquadrare abbazie, castelli e borghi per chi non ha familiarità con la storia dello Stato Pontificio. Per chi arriva a Roma e ha solo tre giorni, l itinerario romano di tre giorni è il punto di partenza da cui poi ritagliare la deviazione nella valle del Tevere.

Domande veloci su Civitella San Paolo (RM)

Quanto dista Civitella San Paolo da Roma?

Circa quaranta chilometri dal centro, poco più di quaranta dal Grande Raccordo Anulare passando per l'A1 e l'uscita di Fiano Romano. In condizioni di traffico normali si contano trentacinque o quaranta minuti dal Raccordo.

Quanto costa visitare Civitella San Paolo?

Girare il borgo non costa nulla e le chiese sono ad accesso libero. Il castello comunale non ha un biglietto ordinario e la visita si concorda con il Comune. Eventuali ingressi a pagamento riguardano strutture private del territorio, come il parco faunistico, che pubblica le proprie tariffe sul sito ufficiale.

Quanto tempo serve per visitare Civitella San Paolo?

Un'ora e mezza per il centro storico con calma. Mezza giornata se aggiungete il Parco della Corona o il monastero. Una giornata intera se ci mettete anche il parco faunistico o la riserva di Nazzano.

Si può visitare il castello di Civitella San Paolo?

Sì, ma su appuntamento: il castello è di proprietà comunale e non ha un orario di apertura continuativo. Il centralino del Comune è 0765 335121.

Come si arriva a Civitella San Paolo con i mezzi pubblici?

Con le autolinee regionali Cotral da Roma Saxa Rubra. Le corse sono poche e concentrate nelle fasce dei pendolari, con servizio ridotto nei festivi: controllate l'orario aggiornato sul sito del vettore prima di partire.

C'è una stazione ferroviaria a Civitella San Paolo?

No. La stazione più utile è Fara Sabina Montelibretti sulla linea regionale FL1, sull'altra sponda del Tevere, e da lì serve comunque un mezzo su gomma.

Dove si parcheggia a Civitella San Paolo?

Fuori le mura, nell'area della contrada bassa presso Porta Capena e lungo la provinciale Civitellese. Dentro il centro storico non si circola.

Civitella San Paolo è adatta alla sedia a rotelle?

Solo in parte. Piazza Santa Maria, la chiesa di San Giacomo e i punti panoramici sono raggiungibili; le contrade basse, le mura e gli interni del castello comportano scale e forti pendenze.

Si possono fare foto a Civitella San Paolo?

All'aperto sì, senza limitazioni. Negli interni delle chiese e del monastero valgono le regole di chi gestisce il luogo: chiedete, soprattutto durante le funzioni, e non usate il flash.

Serve prenotare per visitare Civitella San Paolo?

Per il borgo no. Per il castello, per l'archivio storico e per la foresteria del monastero sì, sempre.

Che cos è la Festa dei Canestri di Civitella San Paolo?

È la festa del primo maggio, detta anche del Pane Benedetto: le portatrici in costume contadino sfilano in processione con grandi canestri rivestiti di fiori e nastri, e al termine si distribuiscono le pagnottine di treccia all'anice.

Qual è il santo patrono di Civitella San Paolo?

San Giacomo Apostolo, festeggiato il 25 luglio. La parrocchiale è dedicata a San Giacomo Maggiore.

Che cosa si mangia a Civitella San Paolo?

I due prodotti tipici sono la treccia all'anice, un pane salato intrecciato, e il cacione, un dolce a mezzaluna ripieno di zucca, zucchero, mandorle e nocciole tostate, preparato per Natale.

Il monastero di Santa Scolastica si può visitare?

La foresteria accoglie singoli e gruppi per ritiri e giornate di preghiera, previo contatto. Non è un museo e non ha visite turistiche libere: si telefona e si concorda.

Civitella San Paolo è adatta ai bambini?

Sì, alternando il borgo con il Parco Naturale Comunale della Corona, che ha area giochi e zona pic nic, e con il parco faunistico Arca dei Camaleonti. Meglio il marsupio del passeggino nel centro storico.

Quando conviene andare a Civitella San Paolo?

Aprile, maggio e ottobre. In luglio e agosto arrivate presto la mattina o dopo le diciotto, perché il borgo di pietra trattiene il calore.

Che differenza c'è fra Civitella San Paolo e Civitella d'Agliano?

Sono due comuni diversi. Civitella San Paolo è in provincia di Roma, sulla riva destra del Tevere; Civitella d'Agliano è in provincia di Viterbo, in zona di calanchi, e ospita un giardino d'arte contemporanea.

Perché si chiama Civitella San Paolo?

Civitella viene dal latino civitatula, piccola città; San Paolo dal monastero di San Paolo fuori le Mura, proprietario del feudo dal 1081 alla fine del Novecento.

Quanti abitanti ha Civitella San Paolo?

Poco più di duemila. Nel 1416 se ne stimavano circa ottocentocinquanta, nel 1853 il censimento pontificio ne registrava 771.

Che cosa vedere vicino a Civitella San Paolo in mezza giornata?

La riserva di Nazzano Tevere Farfa, il Monte Soratte, Filacciano, e per chi va verso il Viterbese Civita Castellana, Calcata e Castel Sant'Elia.

Il centro storico di Civitella San Paolo è visitabile in inverno?

Sì, e con il Soratte nitido all'orizzonte la vista è la migliore dell'anno. Verificate però l'accesso al castello, perché senza appuntamento la visita si riduce al giro esterno.

Arca dei Camaleonti a Civitella San Paolo
Arca dei Camaleonti, Civitella San Paolo

Arca dei Camaleonti a Civitella San Paolo
Arca dei Camaleonti, Civitella San Paolo

Accompagno gruppi nel Lazio da abbastanza tempo per sapere quali paesi reggono la seconda visita e quali no. Civitella San Paolo la regge, a una condizione: che ci si arrivi preparati. Chi ci capita per caso vede un borgo grazioso con un castello chiuso e riparte in mezz'ora, convinto di aver visto tutto. Chi telefona prima, sale a piedi da Porta Capena, si fa aprire il mastio e magari chiede di dare un'occhiata ai registri del 1493, esce con la sensazione di aver toccato un pezzo di storia dello Stato Pontificio che nei libri non compare mai. Sono le stesse pietre, ma non è la stessa giornata. Il mio suggerimento finale è di trattarla come un appuntamento, non come una sosta.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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IndirizzoPiazza di S.Maria, 16, 00060 Civitella San Paolo RM Civitella San Paolo (RM), Borghi e paesini, Vicino Roma
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