Sutri (VT)
Sutri (VT) si trova a una cinquantina di chilometri a nord di Roma, in provincia di Viterbo, arroccata su uno sperone di tufo che domina la Via Cassia poco prima del Lago di Vico. Il cuore da cui partire per la visita è Piazza del Duomo, 01015 Sutri VT: qui si affacciano la Concattedrale di Santa Maria Assunta e il Museo di Palazzo Doebbing, e a pochi passi si aprono il parco archeologico con l'anfiteatro e la Chiesa della Madonna del Parto. In auto ci si arriva da Roma lungo la Via Cassia (SS2) oppure prendendo la Cassia Veientana fino a Monterosi e poi la vecchia Cassia; chi viene dall'autostrada A1 esce e risale verso Nepi e la Cassia. Con i mezzi pubblici gli autobus Cotral che collegano Roma a Viterbo, in partenza dal terminal di Saxa Rubra, fermano a Sutri; la stazione ferroviaria di Capranica, sulla linea Roma, Viterbo, dista qualche chilometro dal centro e conviene solo con un passaggio in auto per l'ultimo tratto. Il biglietto unico dell'area, il Sutri Pass, costa 17 euro come intero e comprende il Museo di Palazzo Doebbing, l'anfiteatro romano, la necropoli rupestre, la Chiesa della Madonna del Parto (l'antico mitreo) e l'affaccio panoramico dal giardino di Villa Savorelli; l'ingresso è gratuito per i ragazzi sotto i dodici anni e per le persone con disabilità superiore al 74 per cento. Il parco archeologico apre dal martedì alla domenica, con chiusura il lunedì e orari che si allungano nel pomeriggio d'estate: prima di partire conviene controllare gli orari aggiornati sul sito dell'ente che gestisce il circuito, perché cambiano con la stagione.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se avete in programma una giornata fuori porta e volete inquadrare Sutri nel suo contesto, vale la pena leggere anche la pagina su Antica Sutri e quelle sui borghi vicini della Tuscia, dai quali si costruisce un itinerario di due o tre giorni senza mai allontanarsi troppo dalla Cassia.

Perché Sutri (VT) merita una gita fuori porta
Sutri porta il titolo di Bandiera Arancione dal 2003, il riconoscimento che il Touring Club Italiano assegna ai piccoli centri dell'entroterra che uniscono qualità dell'accoglienza e tutela del paesaggio, ed è iscritta fra i borghi più belli d'Italia. Non è un paese qualunque della campagna viterbese: è una città antichissima, di fondazione italica ed etrusca, che gli abitanti amano definire l'Antichissima Città di Sutri. Il centro storico occupa la sommità di un pianoro tufaceo a strapiombo, cinto da mura e attraversato da vicoli in salita, mentre alle sue pendici, lungo la Cassia, corre una delle aree archeologiche più singolari del Lazio, tutta scavata nella roccia. In poche centinaia di metri si passa da un anfiteatro romano interamente ricavato nel tufo a una necropoli rupestre, da una chiesa che fu un tempio di Mitra a un palazzo vescovile diventato museo, e infine al giardino monumentale di una villa settecentesca. È la concentrazione di storia in uno spazio piccolo, percorribile a piedi in mezza giornata, a rendere Sutri una meta rara.
Il mio consiglio, prima ancora di entrare nel dettaglio, è di non trattare Sutri come una toccata e fuga fotografica. Il borgo si gode con lentezza: una mattina fra le rovine e la necropoli, un pranzo con il fagiolo della Regina, il prodotto tipico locale, e un pomeriggio fra le chiese e il giardino di Villa Savorelli, con l'affaccio sulla campagna. Chi arriva alle undici e riparte alle tredici vede un terzo di quello che c'è.
Come arrivare a Sutri (VT) e come muoversi
Sutri sorge sulla Via Cassia storica, la SS2 che collegava Roma a Firenze passando per la Tuscia. In auto da Roma il percorso più comodo è la Cassia bis, o Veientana, fino allo svincolo di Monterosi, per poi immettersi sulla vecchia Cassia in direzione Viterbo: dopo Monterosi il borgo compare sulla sinistra, riconoscibile dallo sperone di tufo. Il parcheggio si trova nella parte bassa, vicino all'area archeologica, ed è il punto giusto da cui iniziare perché l'ingresso dell'anfiteatro e la biglietteria del circuito sono lì.
Chi non ha l'auto può contare sugli autobus Cotral della linea per Viterbo, che partono da Roma dal terminal di Saxa Rubra, capolinea della ferrovia regionale, e fermano a Sutri lungo la Cassia. I tempi di percorrenza dipendono dal traffico della Cassia e dagli orari feriali o festivi, quindi conviene verificare le corse in anticipo. La ferrovia non entra in paese: la stazione più vicina è quella di Capranica, sulla linea che risale a Viterbo, dalla quale servono comunque pochi chilometri di strada per raggiungere il centro di Sutri. In pratica, per godersi il borgo con calma l'auto resta la soluzione più pratica, anche perché consente di collegare Sutri agli altri centri della zona nella stessa giornata.
Una volta arrivati, Sutri si visita interamente a piedi. Il centro storico è piccolo e in salita, con selciato antico e qualche scalinata: scarpe comode sono d'obbligo, e chi ha problemi di deambulazione deve mettere in conto che i vicoli e alcune aree archeologiche scavate nella roccia non sono del tutto agevoli.
L'anfiteatro romano di Sutri, scavato interamente nel tufo
L'anfiteatro è il monumento che rende Sutri unica e la ragione principale per cui vale il viaggio. Non è costruito con blocchi e murature come il Colosseo o come l'arena di Verona: è interamente scavato nel banco di tufo, ricavato per sottrazione dalla roccia viva, senza murature di sostegno. È un caso rarissimo nel mondo romano, accostabile per tecnica solo a pochissimi altri esempi, come l'anfiteatro di Cagliari e quello di Leptis Magna in Libia. Chi entra nella cavea si trova in un enorme catino ellittico intagliato nel banco tufaceo, con le gradinate scandite nei tre ordini classici, ima, media e summa cavea, e poteva contenere circa settemila spettatori.
La datazione oscilla fra l'età tardo repubblicana e l'inizio dell'età imperiale, quindi grosso modo fra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo. L'anfiteatro rimase a lungo interrato e nascosto sotto la vegetazione e la terra: fu riscoperto e liberato dagli scavi solo nell'Ottocento, quando la proprietà passò per un periodo alla famiglia Savorelli, che promosse i primi sterri. Camminando lungo gli ingressi voltati e i corridoi che portano all'arena, si nota come tutto, gradini, vomitoria, nicchie, sia parte dello stesso masso: è questo il dettaglio che colpisce chi arriva la prima volta e che nessuna fotografia restituisce davvero, la sensazione di essere dentro una roccia lavorata come fosse creta.
Il consiglio pratico davanti all'anfiteatro è di prendersi qualche minuto per salire fino ai gradoni più alti della summa cavea: da lì si abbraccia l'intera ellisse e si capisce la scala dell'opera, che dal basso sfugge. La luce migliore per apprezzare il colore caldo del tufo è quella del tardo pomeriggio.

La Chiesa della Madonna del Parto a Sutri, l'antico mitreo nella roccia
A pochi passi dall'anfiteatro, scavata anch'essa nel tufo lungo la Via Cassia, si trova la Chiesa della Madonna del Parto, uno dei luoghi più affascinanti dell'intera Tuscia per la stratificazione di culti che conserva. L'edificio nasce come mitreo, un tempio dedicato al dio orientale Mitra, databile al III secolo dopo Cristo, e sorge su un'area già usata in età etrusca come sepolcreto. Con l'affermarsi del cristianesimo il tempio pagano fu convertito in chiesa, e la continuità del sacro in un unico spazio rupestre è ciò che rende questo ambiente così denso.
La struttura si articola in due parti: un vestibolo quadrangolare, decorato, e il corpo principale scavato nella grotta, suddiviso in tre navate scandite da piccole arcate ribassate che poggiano su pilastri di tufo. Le pareti presentano nicchie e finestre, la copertura è a botte, e presso l'altare si aprono un arcosolio e una piccola grotta un tempo usata come sagrestia. Il ciclo di affreschi è ricchissimo: vi compaiono Cristo, San Michele Arcangelo e i Pellegrini. San Michele torna più volte, a rilievo nella volta centrale e nel vestibolo, dove, in affreschi databili al primo e secondo decennio del Trecento, si narra il miracolo del Monte Gargano in Puglia, il grande santuario micaelico verso cui i pellegrini erano diretti. La presenza dei pellegrini non è casuale: la chiesa si trovava lungo una via di transito importante, e questo spiega la devozione micaelica.
Il nome attuale viene dalle numerose immagini della Vergine Maria con il Bambino affrescate sulle pareti, accompagnate da figure di donne inginocchiate in preghiera, ex voto legati al desiderio di maternità. Nell'abside è collocata una natività trecentesca, sistemata qui nel 1737: fu proprio quell'intervento a determinare la nuova intitolazione dell'edificio alla Madonna del Parto. Chi visita la chiesa dovrebbe concedersi il tempo di seguire gli affreschi uno per uno con l'audioguida, perché la lettura del ciclo micaelico e delle scene mariane è ciò che dà senso a un ambiente altrimenti solo scenografico.

La necropoli rupestre di Sutri lungo la Via Cassia
Sullo stesso costone di tufo che ospita l'anfiteatro e il mitreo si apre la necropoli rupestre, una serie di tombe a camera scavate nella parete rocciosa che fiancheggia la Cassia. Sono sepolcri di età romana, ricavati per lo più fra il I secolo avanti Cristo e i primi secoli dell'impero, con facciate a nicchia, prospetti architettonici e camere interne che dovevano accogliere più deposizioni. Alcune tombe, in epoche successive, furono riutilizzate come stalle, cantine o depositi, e questo riuso ha in parte alterato gli interni ma ha anche contribuito a conservarne la struttura.
Percorrere la necropoli significa camminare a mezza costa lungo la vecchia strada consolare, con la parete di tufo bucata dalle aperture delle tombe da un lato e la campagna dall'altro. È un percorso breve ma di grande atmosfera, soprattutto la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente esalta i tagli nella roccia. A Natale, per tradizione, in questo tratto di necropoli si allestisce un presepe vivente che trasforma le camere sepolcrali in scene della natività: è uno degli appuntamenti più sentiti dell'anno a Sutri.
Il Museo di Palazzo Doebbing a Sutri, in Piazza del Duomo
Affacciato su Piazza del Duomo, il Museo di Palazzo Doebbing occupa l'antico palazzo vescovile. Prende il nome da Joseph Bernhard Doebbing, il vescovo di origine tedesca che resse la diocesi di Sutri e Nepi fra Otto e Novecento e che promosse importanti lavori sull'edificio. Oggi il palazzo è la sede espositiva principale del borgo e ospita mostre di alto livello, spesso dedicate a grandi nomi della storia dell'arte, oltre a conservare opere e materiali legati al territorio. È il perno culturale del centro storico e il naturale complemento alla visita dell'area archeologica: la roccia scavata racconta l'antichità, il palazzo racconta l'arte.
Il museo è compreso nel biglietto del Sutri Pass insieme al parco archeologico, quindi conviene programmare la visita in modo da vedere entrambi nello stesso giorno. Le mostre temporanee cambiano, per cui vale la pena controllare il programma in corso prima di partire: in passato Palazzo Doebbing ha ospitato rassegne di richiamo che da sole giustificavano la gita.
La Concattedrale di Santa Maria Assunta a Sutri
La Concattedrale di Santa Maria Assunta domina Piazza del Duomo e racconta, nella sua stratificazione, tutta la storia di Sutri. L'aspetto attuale è quello di una chiesa barocca, frutto dei rifacimenti sette e ottocenteschi, ma la fondazione è romanica e diversi elementi antichi sopravvivono sotto la veste tarda. Il campanile duecentesco, robusto e a bifore, è la parte medievale più riconoscibile del complesso e svetta sul borgo.
All'interno merita attenzione il pavimento cosmatesco, l'opera a intarsi marmorei policromi che le maestranze romane dei Cosmati realizzavano fra XII e XIII secolo, un tappeto di dischi e tessere che è fra le cose più preziose della chiesa. Sotto l'abside si apre la cripta di epoca longobarda, uno degli ambienti più antichi e severi di Sutri: le sue navate sono scandite da file di colonne, alcune di reimpiego, con volte a crociera ricavate nel tufo. Qui è conservato il busto bronzeo di Clemente II, il papa che fu eletto proprio a Sutri nel 1046. La cattedrale conserva inoltre memorie del culto locale e opere legate ai santi cari alla città. Il consiglio è di scendere in cripta anche se sembra defilata: è lì, nel silenzio delle colonne, che si sente l'età vera di Sutri, molto più che nella navata barocca soprastante.

Le chiese e i luoghi di culto di Sutri
Oltre alla cattedrale, il centro storico e i dintorni di Sutri conservano un numero sorprendente di chiese, molte di piccole dimensioni, alcune sconsacrate, che raccontano secoli di devozione. Vale la pena percorrerle in sequenza durante la passeggiata nel borgo, senza pretendere di trovarle tutte aperte, perché diverse sono officiate solo in occasioni particolari.
La Chiesa di San Francesco a Sutri
La Chiesa di San Francesco, legata alla presenza francescana in paese, fu sconsacrata e in seguito nuovamente aperta al culto e agli eventi. Durante l'estate ospita alcuni dei concerti del Festival Barocco della Tuscia, e la sua acustica la rende un luogo apprezzato per la musica da camera.
La Chiesa di San Silvestro e le altre chiese del borgo
Fra le architetture religiose di Sutri si contano la Chiesa di San Silvestro, la Chiesa di San Sebastiano, la Chiesa di San Rocco, la Chiesa della Santissima Concezione, la Chiesa di Santa Croce e la Chiesa della Madonna del Monte. Alcune sono oggi sconsacrate, come Santa Fortunata, Santa Cecilia e Sant'Andrea, e sopravvivono come parte del tessuto edilizio del borgo. La Chiesa della Madonna del Carmine conserva un affresco quattrocentesco che, per stile, richiama la maniera di Melozzo da Forlì, il grande pittore romagnolo del Quattrocento noto per gli scorci illusionistici.
La Chiesa di Santa Maria del Tempio e i Templari a Sutri
La Chiesa di Santa Maria del Tempio, nota anche come Chiesa della Madonna del Tempio, era legata all'Ordine dei Templari, che lungo le vie di pellegrinaggio e presso i valichi manteneva propri edifici e ospedali. La sua presenza a Sutri conferma il ruolo del borgo come stazione lungo una via importante che portava a Roma. La memoria templare è uno di quei dettagli che i visitatori distratti trascurano e che invece racconta la funzione strategica di questo tratto della Cassia nel Medioevo.
Le architetture civili di Sutri: Porta Vecchia e la Torre degli Arraggiati
Il tessuto medievale di Sutri conserva alcune architetture civili che raccontano la fase in cui il borgo, chiuso fra le sue mura sullo sperone di tufo, si difendeva e controllava gli accessi. Porta Vecchia è l'antico ingresso al centro storico, il varco da cui si entrava nella città alta arrivando dalla campagna: attraversarla a piedi è il modo giusto per capire come il paese fosse concepito come una fortezza naturale, con la roccia stessa a fare da bastione.
La Torre degli Arraggiati è la testimonianza più evidente del Sutri difensivo e fazioso del Medioevo. Il nome, legato secondo la tradizione locale alle lotte di parte che dividevano il borgo fra guelfi e ghibellini, rimanda a quel clima di scontri che culminò nell'incendio del 1433. Passeggiando fra i vicoli in salita del centro si incontrano ancora, incassati nel tessuto edilizio, brani di mura, torri e case antiche che compongono l'immagine di una cittadina di confine, arroccata e vigile. È in questi dettagli minori, più che nei monumenti maggiori, che si legge la vita quotidiana della Sutri medievale.
Villa Savorelli e il suo giardino a Sutri
Sulla collina che sovrasta l'anfiteatro, in posizione dominante, si trova Villa Savorelli, la residenza gentilizia legata alla famiglia che nell'Ottocento possedette parte dell'area archeologica e ne promosse gli scavi. La villa vera e propria non è visitabile all'interno, ma il suo giardino monumentale è compreso nel percorso del Sutri Pass e vale la salita: dall'affaccio si domina la campagna della Tuscia, l'anfiteatro sottostante e il profilo del borgo. Il giardino, con le sue geometrie e i suoi viali, è il punto panoramico per eccellenza di Sutri e il posto ideale per chiudere la visita nel tardo pomeriggio, quando la luce accarezza le colline.
Accanto alla villa sorge la Chiesa della Madonna del Monte, che completa il piccolo complesso sulla sommità. Chi ama la fotografia trova qui l'inquadratura più ampia dell'intero sito, con l'anfiteatro incassato nel verde e la Cassia che corre a valle.
Il Parco Naturale Regionale dell'Antichissima Città di Sutri
L'intera area che comprende l'anfiteatro, la necropoli, il mitreo e la collina di Villa Savorelli è tutelata dal Parco Naturale Regionale dell'Antichissima Città di Sutri, istituito per proteggere insieme il patrimonio archeologico e il paesaggio. È fra le aree protette più piccole del Lazio per estensione, ma fra le più dense per valore storico: un parco che unisce natura e archeologia in un unico percorso pedonale. Il verde di lecci e la campagna circostante fanno da cornice ai monumenti scavati nel tufo, e la passeggiata fra le rovine ha il ritmo di una vera camminata nel bosco.
Nei dintorni più ampi si estende anche il Parco naturale regionale di Bracciano, Martignano, che tutela i due laghi vulcanici a sud di Sutri e offre un'alternativa naturalistica per chi vuole allungare la gita verso l'acqua. Fra i due parchi si costruisce facilmente un fine settimana che alterna archeologia e paesaggio lacustre.

Sutri (VT) | La storia, dalle origini etrusche allo Stato Pontificio
La storia di Sutri, anticamente Sutrium, è documentata dai numerosi ritrovamenti archeologici della zona, che coprono epoche diverse. Le origini del centro sono molto antiche e risalgono probabilmente all'età del bronzo. La tradizione leggendaria ne attribuisce la fondazione ora a un antico popolo di navigatori orientali, i Pelasgi, ora al dio Saturno, che appare a cavallo con tre spighe di grano nello stemma ufficiale del comune. Al di là della leggenda, Sutri ebbe un forte sviluppo nel periodo di dominazione etrusca, come centro agricolo e commerciale, in virtù della sua posizione di controllo sulla direttrice che saliva verso l'Etruria interna.
Sutri romana e le invasioni barbariche
Come passaggio obbligato verso l'Etruria, Sutri fu conquistata in modo definitivo dai Romani nel 383 avanti Cristo, dopo la caduta di Veio. Nei secoli seguenti, lungo la Via Cassia, il borgo vide passare le diverse orde barbariche dirette a Roma e svolse la funzione di baluardo del consolato prima e dell'impero poi. Fra il V e l'VIII secolo Sutri finì coinvolta nelle lotte fra Longobardi e Bizantini, che si contendevano il controllo della zona.
La Donazione di Sutri del 728 e la nascita del potere temporale
Il momento più celebre della storia altomedievale di Sutri è la donazione del 728 dopo Cristo, quando il re dei Longobardi Liutprando offrì la città e le terre circostanti al papa Gregorio II. Quella cessione è considerata dagli storici l'atto di nascita del dominio temporale della Chiesa, il primo passo verso la costruzione del Patrimonio di San Pietro. È un fatto che raramente entra nei racconti turistici, eppure è uno degli snodi decisivi della storia d'Italia, e accadde qui.
Il Concilio di Sutri del 1046
Nel 1046 Sutri fu teatro di un concilio indetto dall'imperatore Enrico III per porre fine allo scisma che vedeva contrapporsi tre rivali per il soglio pontificio. Al concilio fu deposta la triplice pretesa e venne eletto papa Clemente II, il cui busto bronzeo si conserva nella cripta della cattedrale. Nel corso del basso Medioevo Sutri fu al centro degli scontri fra guelfi e ghibellini, che culminarono nell'incendio che distrusse il borgo nel 1433, appiccato da Nicolò Fortebraccio, capitano di ventura.
Il declino e l'età moderna
Dopo l'incendio del 1433 Sutri conobbe un rapido declino demografico ed economico, aggravato dal dirottamento delle rotte commerciali lungo la Via Cimina, a vantaggio di Ronciglione, centro fortemente potenziato dai Farnese. Ridotta a cittadina rurale di secondo piano nello Stato Pontificio, Sutri divenne merce di scambio fra le famiglie nobili. Alla fine del XVIII secolo fu conquistata dalle truppe francesi e accomunata a Ronciglione, per poi tornare allo Stato Pontificio con la Restaurazione. Sul piano religioso, Sutri fu sede vescovile almeno dal V secolo: il primo vescovo residente di cui si ha notizia certa è Sant'Eusebio, nel 465, mentre la tradizione vuole che lo stesso San Pietro vi avesse inviato San Romolo agli albori del cristianesimo. Fra il 1243 e il 1244 la città fu per breve tempo sede papale, quando Innocenzo IV vi si stabilì per sfuggire all'imperatore Federico II, che aveva scomunicato. Nel 1435 la diocesi fu unita a quella di Nepi, segno del declino in atto, e nel 1556 Sutri ebbe come vescovo il futuro papa Pio V, poi canonizzato, al quale sono dedicate molte opere nel Duomo.
Una curiosità su Sutri (VT)
La curiosità che pochi conoscono riguarda proprio la parola Sutri e il legame antichissimo del luogo con il culto di Saturno e con il grano. Nel resoconto del suo viaggio di ritorno da Roma, alla fine del X secolo, l'arcivescovo di Canterbury Sigerico annotò le tappe della Via Francigena e indicò Sutri con il nome di Suteria, forma che risale all'etrusco Suthrina, a sua volta collegata al dio che i Romani chiamavano Saturno. Sutri è la quarta tappa di quel diario di viaggio, uno dei documenti più preziosi per ricostruire l'itinerario dei pellegrini medievali diretti a Roma.
Ma la curiosità va oltre l'etimologia. Secondo una tradizione riferita già da autori antichi e ripresa nei secoli, il territorio di Sutri sarebbe stato il primo in Italia a ricevere la semina del grano, portata proprio da Saturno, che con quel dono avrebbe ammansito gli abitanti primitivi e regnato pacificamente su di loro finché visse, per essere poi venerato come un dio con la falce in mano. Non è un fatto storico, è un mito di fondazione, ma spiega perché nello stemma del comune Saturno compaia a cavallo con tre spighe di grano: la città ha costruito la propria identità intorno all'idea di essere la culla dell'agricoltura italica. Poche località possono vantare un legame così esplicito fra il proprio nome, il proprio stemma e un mito delle origini.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sutri (VT)
La cosa che quasi nessuna guida turistica racconta è che l'anfiteatro di Sutri, oggi ammirato come uno dei monumenti romani più originali del Lazio, per secoli fu semplicemente invisibile. Interrato sotto la terra e la vegetazione, dimenticato, veniva usato come terreno agricolo e nessuno immaginava che sotto quel dosso coperto di lecci si celasse una cavea intera scavata nel tufo. La riscoperta arrivò solo nell'Ottocento, quando l'area passò per un periodo alla famiglia Savorelli, che promosse i primi sterri e riportò alla luce le gradinate. In altre parole, il simbolo di Sutri è rimasto sepolto per gran parte della sua esistenza, e ciò che vediamo oggi è il frutto di un recupero relativamente recente.
C'è un secondo dettaglio poco noto, e riguarda la sequenza di culti della Chiesa della Madonna del Parto. Quel piccolo ambiente scavato nella roccia è stato, in ordine, un sepolcreto etrusco, un tempio del dio Mitra nel III secolo, una chiesa cristiana dedicata a San Michele lungo una via di pellegrini, e infine, dal 1737, un santuario mariano legato alla maternità. Quattro strati di sacro nello stesso metro cubo di tufo: è il tipo di continuità che si studia sui manuali di storia delle religioni e che qui si tocca con mano, senza cartelli che lo spieghino abbastanza. Chi entra pensando di vedere una chiesetta di campagna esce con una lezione sulla stratificazione del sacro nell'Italia centrale.
Il consiglio che ti do per visitare Sutri (VT)
Il consiglio che do a chi mi chiede come organizzare Sutri è di rovesciare l'ordine istintivo della visita. Quasi tutti arrivano, parcheggiano in basso, vedono l'anfiteatro e ripartono convinti di aver visto Sutri. In realtà l'anfiteatro è solo l'inizio. Dedicate la mattina all'area archeologica, con calma, nell'ordine che porta dall'anfiteatro alla necropoli e poi alla Chiesa della Madonna del Parto, prendendo l'audioguida per il mitreo, che senza spiegazione resta muto. A metà giornata salite in paese, fermatevi a pranzo, cercate il fagiolo della Regina se siete in stagione, e nel pomeriggio riservate il centro storico: la cattedrale con la cripta longobarda, Palazzo Doebbing con la mostra in corso, i vicoli e le chiese minori. Chiudete con la salita a Villa Savorelli, il giardino e l'affaccio, che al tramonto ripaga la fatica.
Il secondo consiglio è sulla stagione. Sutri si visita bene in primavera e in autunno, quando il verde del parco è pieno e la luce sul tufo è morbida. L'estate è calda e i monumenti scavati nella roccia offrono ombra, ma le ore centrali del pomeriggio sono pesanti; l'inverno ha il fascino del presepe vivente nella necropoli a Natale, ma giornate corte. Evitate la toccata e fuga: il Sutri Pass costa 17 euro e comprende tutto, quindi vale la pena sfruttarlo per intero in una giornata piena, non spezzarlo in una visita mordi e fuggi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è arcinoto agli abitanti e agli studiosi, eppure sfugge quasi sempre al visitatore occasionale: a Sutri, secondo una tenace tradizione medievale, sarebbe nato Orlando, il paladino di Francia, l'eroe delle chansons de geste e poi dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. La leggenda racconta che Berta, sorella di Carlo Magno, diseredata ed esule per aver amato un uomo di umili origini, lungo la strada per Roma si fermò a Sutri e in una grotta partorì il figlio, Orlando, che l'imperatore avrebbe poi nominato paladino. Quella cavità, chiamata la grotta di Orlando, è ancora oggi indicata nel territorio come il luogo della nascita.
Non è storia documentata, è materia epica, e va detto con chiarezza: nessuna fonte prova che Orlando, personaggio in gran parte leggendario, sia nato qui. Ma il fatto interessante è un altro, ed è ben attestato: Sutri, per la sua posizione sulla strada verso Roma, entrò così profondamente nell'immaginario dei cantari cavallereschi da diventare, nella tradizione, la culla del più celebre paladino d'Europa. Alla stessa vena appartiene la Casa di Dante, l'edificio in cui la tradizione locale vuole che Dante Alighieri abbia soggiornato durante il viaggio a Roma per il Giubileo del 1300. Anche questo è racconto, non documento, ma dice quanto Sutri, crocevia di pellegrini e viandanti, si sia sentita partecipe delle grandi storie che passavano per la Cassia.
La foto giusta da fare a Sutri (VT)
La foto che porta a casa Sutri non è il primo piano di una gradinata, ma l'anfiteatro intero visto dall'alto. Salite alla collina di Villa Savorelli e cercate l'affaccio che domina la cavea: da lassù l'ellisse scavata nel tufo appare incassata nel verde dei lecci, con la Via Cassia che corre a valle e la campagna della Tuscia sullo sfondo. È l'unica inquadratura che restituisce insieme la scala del monumento e il modo in cui è ricavato dalla roccia, e nessuna foto scattata dentro l'arena ci riesce.
La luce giusta è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente scalda il tufo e ne fa risaltare il colore ocra e le venature. Chi vuole un secondo scatto forte lo trova all'interno della Chiesa della Madonna del Parto: le tre navate scavate nella roccia, con le arcate ribassate e gli affreschi trecenteschi sulle pareti, danno un'immagine di forte carattere, a patto di avere una mano ferma perché la luce è scarsa e il flash è vietato per non danneggiare gli affreschi. Un terzo soggetto classico è il campanile duecentesco della cattedrale che svetta sui tetti del borgo, da cogliere dai vicoli in salita del centro storico.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Sutri, per un borgo di poche migliaia di abitanti, ha vissuto un numero straordinario di avvenimenti che hanno lasciato il segno nella storia d'Italia e della Chiesa. Il primo è la conquista romana del 383 avanti Cristo, quando la città, presidio strategico sulla via verso l'Etruria, fu incorporata in modo definitivo nell'orbita di Roma dopo la caduta di Veio: da quel momento Sutri divenne, come recita un antico detto, la porta dell'Etruria.
Il secondo grande avvenimento è la Donazione di Sutri del 728, quando il re longobardo Liutprando cedette la città al papa Gregorio II. Quell'atto è considerato l'inizio del potere temporale dei papi e il primo nucleo del futuro Stato della Chiesa: un evento con conseguenze che si sarebbero protratte per oltre mille anni, deciso in questo angolo della Tuscia. Il terzo è il Concilio del 1046, riunito da Enrico III per chiudere il vergognoso scisma dei tre papi rivali e sfociato nell'elezione di Clemente II: un concilio che segnò l'avvio della riforma della Chiesa dell'XI secolo.
Non mancano gli avvenimenti drammatici. Nel 1433 il capitano di ventura Nicolò Fortebraccio diede alle fiamme il borgo, in una delle tante guerre fra fazioni che insanguinarono il Lazio del Quattrocento, e l'incendio segnò l'inizio del lungo declino di Sutri. Fra il 1243 e il 1244, invece, la città ospitò addirittura la corte papale, quando Innocenzo IV vi si rifugiò per sfuggire alle truppe dell'imperatore scomunicato Federico II. Ognuno di questi episodi, se accaduto in una grande città, riempirebbe i libri; a Sutri si sono concentrati tutti nello spazio di poche centinaia di metri.
Chi è passato da Sutri (VT)
Le figure che sono passate da Sutri, o che alla città sono legate dalla storia e dalla leggenda, compongono un elenco sorprendente. Passarono di qui, secondo la tradizione epica, Carlo Magno e sua sorella Berta, e a Sutri sarebbe nato il paladino Orlando: personaggi in gran parte leggendari, ma che testimoniano quanto il borgo fosse presente nell'immaginario medievale. Passò da Sutri il re longobardo Liutprando, che nel 728 vi compì la celebre donazione, e l'imperatore Enrico III, che nel 1046 vi riunì il concilio da cui uscì eletto Clemente II.
Vi soggiornò il papa Innocenzo IV, in fuga da Federico II fra il 1243 e il 1244, e la città fu sede vescovile del futuro Pio V, il papa domenicano poi canonizzato, nel 1556. La tradizione vuole che a Sutri si sia fermato anche Dante Alighieri, di passaggio verso Roma per il Giubileo del 1300, ricordato dalla cosiddetta Casa di Dante. Documentato con certezza, invece, è il passaggio di Sigerico, l'arcivescovo di Canterbury che alla fine del X secolo annotò Sutri come quarta tappa della Via Francigena.
C'è infine un testimone d'eccezione, e la sua è una pagina di letteratura verificata: Francesco Petrarca. Nel racconto del suo primo viaggio a Roma, in una lettera al cardinale Giovanni Colonna, il poeta descrisse Sutri con parole che meritano di essere lette per intero.
Sutri (VT) nelle parole di Francesco Petrarca
Nella sua lettera delle cose familiari indirizzata al cardinale Giovanni Colonna, databile intorno al 1337, Petrarca descrive Sutri con una prosa che unisce il mito di Saturno e la lode del paesaggio. Ne riporto il passo nella traduzione ottocentesca:
A due sole miglia sta Sutri, sede diletta a Cerere, e antica colonia, secondo che dicono, di Saturno: ove non lungi dalle mura mostrano il campo che narrano fosse il primo in Italia a ricevere la sementa del grano, segato indi a poco dallo stranio re che con tal beneficio mansuefatti e cattivatisi gli animi di quei primi abitatori regnò su loro tranquillo infin che visse, e venuto dopo morte in voce di Dio, dalla gratitudine degli uomini qual vecchio nume con in mano la falce fu venerato.
Saluberrimo, a quanto la breve dimora mi concede di giudicarne, è questo clima. Cingono d'ogni parte il paese colline senza numero, né troppo alte, né di malagevole salita e di nessuno impedimento allo spaziar della vista, infra le quali s'aprono sui convessi fianchi ombrose e fresche caverne, e sorge frondoso il bosco a riparare l'ardore del sole da tutti i lati da quello infuori che guarda a Borea, ove un monticello degli altri più basso in aprica valle spiegandosi appresta alle api una fiorita dimora.
Qui d'acque dolcissime né bassi fondi il mormorio, qui cervi, damme, cavrioli, e tutto il selvaggio gregge de' boschi errante né colli aperti, e schiera infinita d'augelli che lambe le onde o su pei rami saltellando sussurra. Taccio de' buoi, e de' domestici armenti, e dei doni di Cerere e di Bacco, che alla fatica dell'uomo dolci ed ubertosi rispondono, e dei naturali tesori dei vicini fiumi, dei laghi e del mare, che anch'esso poco è distante.
La testimonianza di Petrarca conferma quanto già dicevano gli antichi sul legame fra Sutri, Saturno e il grano, e restituisce un ritratto del paesaggio della Tuscia che, a distanza di quasi sette secoli, chi sale al giardino di Villa Savorelli riconosce ancora: le colline senza numero, i boschi freschi, la campagna ubertosa.
Eventi, tradizioni e folklore a Sutri
Sutri ha un calendario di feste che scandisce l'anno e che, per chi vuole vedere il borgo vivo, vale quanto i monumenti. Programmare la visita facendola coincidere con una delle grandi ricorrenze cambia completamente l'esperienza.
La festa di Santa Dolcissima, patrona di Sutri
Nella settimana che comprende il 16 settembre, giorno del dies natalis della patrona Santa Dolcissima, il paese organizza una serie di manifestazioni che culminano nella processione con il simulacro della santa e, la sera del 17 settembre, in uno spettacolo pirotecnico con fiaccolata dentro l'anfiteatro. Vedere i fuochi riflettersi sulle gradinate di tufo è una delle immagini più forti che Sutri offre in tutto l'anno.
Sant'Antonio abate e il palio dei cavalli
Il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio abate, protettore degli animali, si tiene una sfilata di cavalli, e nella domenica successiva viene conteso un palio. La festa è legata a una leggenda secondo cui il santo, nell'Ottocento, avrebbe salvato gli animali del paese da una grave epidemia.
Il Corpus Domini e l'infiorata
A giugno, per il Corpus Domini, la processione religiosa attraversa un'infiorata stesa lungo la strada principale del paese: tappeti di petali che compongono immagini sacre e che vengono realizzati nella notte precedente dagli abitanti.
Il Festival Barocco della Tuscia
D'estate Sutri collabora al Festival Barocco, la rassegna di musica classica della Tuscia viterbese, con concerti spesso gratuiti che si tengono nella Chiesa di San Francesco, sconsacrata e poi riconsacrata, a Villa Savorelli o nell'anfiteatro. In passato vi hanno preso parte musicisti del calibro del flautista Severino Gazzelloni e del clavicembalista Gustav Leonhardt.
Mercatantia, la festa medievale
Per tre giorni, di solito nelle ultime settimane di luglio dal venerdì alla domenica, va in scena Mercatantia, la festa medievale che anima il parco archeologico dell'anfiteatro con giochi, duelli, spettacoli e rievocazioni storiche fra la natura e le rovine.
La Sagra del Fagiolo della Regina
All'inizio di settembre si tiene la Sagra del Fagiolo, nata per promuovere il prodotto tipico di Sutri per eccellenza, il fagiolo della Regina, un legume dalla buccia sottile e dal gusto delicato che si cucina secondo ricette tradizionali. Per i buongustai è l'occasione giusta per unire la visita al borgo e la tavola.
Il presepe vivente nella necropoli
A Natale, infine, la necropoli rupestre ospita il presepe vivente: le camere sepolcrali scavate nel tufo diventano lo scenario naturale della natività, in uno degli allestimenti più originali del Lazio.

Cosa vedere intorno a Sutri: i borghi della Tuscia
Uno dei motivi per cui conviene arrivare a Sutri in auto è la possibilità di collegarla ad altri centri notevoli nel raggio di pochi chilometri. La zona fra la Cassia, i laghi vulcanici e la Tuscia viterbese è densa di borghi che meritano una visita, e da Sutri si costruisce facilmente un itinerario di due o tre giorni.
Il più celebre dei vicini è Calcata, il borgo abbarbicato su uno sperone di tufo sopra la valle del Treja, diventato negli anni un paese di artisti. Poco distante sorge Ronciglione, l'antica rivale potenziata dai Farnese, con il suo centro storico e il celebre carnevale. Verso i laghi si trovano il Lago di Bracciano, con i borghi rivieraschi e il castello Orsini, Odescalchi, e il Lago di Vico, il piccolo lago vulcanico incastonato nei Monti Cimini a due passi da Sutri. Chi ama la natura scavata nella roccia non dovrebbe mancare le Forre di Corchiano, le forre tufacee percorse dai corsi d'acqua, veri canyon nascosti della Tuscia.
Risalendo verso il capoluogo si incontrano Caprarola, con il monumentale Palazzo Farnese e la sua scala regia, e Viterbo, la città dei papi con il quartiere medievale di San Pellegrino; a Viterbo si lega il trasporto della Macchina di Santa Rosa, il rito notturno riconosciuto dall'UNESCO. Per una gita con i bambini è a portata di mano Sant'Angelo di Roccalvecce, il paese delle fiabe, con i suoi grandi murales. E se si vuole allungare verso est, i giardini e le ville di Tivoli, con Villa Adriana e Villa d'Este, chiudono un quadro che, partendo da Sutri, abbraccia l'intera corona di meraviglie a nord di Roma.
Sutri (VT) con i bambini
Sutri è una meta che funziona bene con i bambini, e non solo per i monumenti. L'anfiteatro scavato nel tufo colpisce l'immaginazione dei più piccoli meglio di tante rovine tradizionali: entrare in un teatro romano ricavato dentro la roccia, con le gradinate che salgono nel masso, ha qualcosa di avventuroso. La necropoli rupestre, con le tombe aperte lungo la parete, e le storie dei paladini e di Orlando nato nella grotta danno alla visita il sapore di una caccia alla leggenda.
Il periodo natalizio, con il presepe vivente allestito nelle camere sepolcrali della necropoli, è particolarmente adatto alle famiglie, così come le rievocazioni medievali di Mercatantia a luglio, con duelli e spettacoli. Il percorso è quasi tutto all'aperto, nel verde del parco, quindi i bambini possono camminare senza le costrizioni di un museo chiuso. L'unico accorgimento riguarda il fondo: selciato antico, tratti scavati nella roccia e qualche salita rendono difficile l'uso del passeggino nelle aree archeologiche, quindi con i più piccoli conviene un marsupio o uno zaino porta bebè.
Dove mangiare e cosa assaggiare a Sutri
La cucina di Sutri è quella della Tuscia contadina, fatta di prodotti dell'orto, legumi, carni e paste fresche. Il piatto simbolo è il fagiolo della Regina, il legume tipico celebrato ogni settembre dalla sagra, dalla buccia sottile e dal sapore delicato, che si gusta in zuppa, con le cotiche o semplicemente condito a olio. Fra i primi non mancano le paste fatte a mano condite con sughi di carne, e la tradizione dei dolci di forno. Il borgo ha diverse trattorie e osterie nel centro storico e lungo la Cassia, dove si mangia genuino a prezzi ragionevoli.
Il consiglio da professionista è di programmare il pranzo come parte della visita, non come una parentesi: fermarsi a metà giornata, dopo l'area archeologica e prima di salire in paese, permette di spezzare la camminata nel momento più caldo e di ripartire nel pomeriggio con calma. Se capitate nei giorni della Sagra del Fagiolo, l'esperienza gastronomica diventa la ragione stessa della gita.
Quando andare a Sutri e quando evitarla
La stagione ideale per visitare Sutri è quella di mezzo, primavera e autunno, quando il clima è mite, il parco archeologico è nel pieno del suo verde e la luce sul tufo, come già notava Petrarca lodando questo clima saluberrimo, è morbida e calda. In estate le ore centrali del pomeriggio sono pesanti, ma il vantaggio è che i monumenti scavati nella roccia, anfiteatro e mitreo, offrono ombra e frescura, e gli orari del parco si allungano fino a sera; conviene però visitare la mattina presto o dopo le diciassette. L'inverno regala il fascino del presepe vivente a Natale e un borgo silenzioso, ma le giornate sono corte e alcune chiese minori sono chiuse.
Il momento da evitare, se cercate tranquillità, è quello delle grandi feste patronali per chi non ama la folla, mentre chi vuole vivere il borgo nel suo massimo fermento deve puntare proprio su quei giorni. In generale Sutri non conosce il sovraffollamento delle mete più note del Lazio, e anche in alta stagione si visita con calma: è uno dei suoi pregi maggiori.
Domande veloci su Sutri (VT)
Dove si trova Sutri (VT)?
Sutri si trova in provincia di Viterbo, nel Lazio, lungo la Via Cassia, a circa cinquanta chilometri a nord di Roma, su uno sperone di tufo poco prima del Lago di Vico. Il centro fa capo a Piazza del Duomo, 01015 Sutri VT.
Quanto costa visitare Sutri e l'area archeologica?
Il biglietto unico, il Sutri Pass, costa 17 euro come intero e comprende il Museo di Palazzo Doebbing, l'anfiteatro romano, la necropoli rupestre, la Chiesa della Madonna del Parto e l'affaccio dal giardino di Villa Savorelli. È gratuito per i ragazzi sotto i dodici anni e per le persone con disabilità superiore al 74 per cento.
Cosa comprende il Sutri Pass?
Comprende l'ingresso al Museo di Palazzo Doebbing e al Parco Archeologico, che include l'anfiteatro romano, la necropoli rupestre e la Chiesa della Madonna del Parto (l'ex mitreo), oltre all'affaccio panoramico dal giardino di Villa Savorelli. La villa in sé non è visitabile all'interno.
Quali sono gli orari del parco archeologico di Sutri?
Il parco apre dal martedì alla domenica ed è chiuso il lunedì; gli orari variano con la stagione, con aperture pomeridiane più lunghe d'estate. Poiché cambiano nel corso dell'anno, conviene verificarli sul sito ufficiale dell'ente che gestisce il circuito prima della visita.
Come si arriva a Sutri da Roma?
In auto lungo la Via Cassia o la Cassia bis fino a Monterosi, in circa un'ora salvo traffico. Con i mezzi, gli autobus Cotral della linea per Viterbo partono da Roma da Saxa Rubra e fermano a Sutri. La stazione ferroviaria di Capranica dista qualche chilometro dal centro.
Quanto tempo serve per visitare Sutri?
Per vedere bene l'area archeologica e il centro storico serve almeno mezza giornata piena, ma una giornata intera consente di aggiungere il pranzo con i prodotti tipici, la salita a Villa Savorelli e una visita più distesa alle chiese e a Palazzo Doebbing.
Perché l'anfiteatro di Sutri è così particolare?
Perché è interamente scavato nel tufo, ricavato dalla roccia viva senza murature di sostegno. È un caso rarissimo nel mondo romano, accostabile per tecnica solo a pochissimi altri anfiteatri, come quelli di Cagliari e di Leptis Magna. Poteva contenere circa settemila spettatori.
Cos'è la Chiesa della Madonna del Parto a Sutri?
È una chiesa rupestre scavata nel tufo lungo la Cassia, nata come mitreo romano del III secolo su un'area già etrusca, poi trasformata in luogo di culto cristiano. Conserva affreschi trecenteschi con San Michele Arcangelo, il miracolo del Monte Gargano e la Vergine con il Bambino. Il nome attuale risale al 1737.
È vero che a Sutri è nato Orlando, il paladino?
È una leggenda medievale, non un fatto documentato. Secondo la tradizione Berta, sorella di Carlo Magno, avrebbe partorito qui il figlio Orlando in una grotta, ancora oggi indicata come la grotta di Orlando. Il racconto testimonia quanto Sutri fosse presente nell'immaginario cavalleresco.
Sutri è adatta ai bambini?
Sì. L'anfiteatro nella roccia, la necropoli con le tombe scavate e le leggende dei paladini stimolano la fantasia dei più piccoli, e il percorso è quasi tutto all'aperto. Occhio al fondo antico e alle salite, poco adatti al passeggino nelle aree archeologiche.
Sutri è accessibile a chi ha problemi di deambulazione?
Il centro storico è in salita, con selciato antico e scalinate, e alcune aree archeologiche scavate nella roccia non sono del tutto agevoli. Chi ha difficoltà motorie deve metterlo in conto e, per i dettagli sull'accessibilità dei singoli siti, conviene informarsi presso l'ufficio turistico o l'ente gestore.
Si possono fare fotografie a Sutri?
All'aperto, nell'anfiteatro e nella necropoli, sì. Dentro la Chiesa della Madonna del Parto le foto sono in genere consentite senza flash, per non danneggiare gli affreschi. Per le mostre di Palazzo Doebbing valgono le regole di volta in volta indicate all'ingresso.
Qual è il periodo migliore per visitare Sutri?
La primavera e l'autunno, per il clima mite e la luce morbida sul tufo. L'estate è calda ma i monumenti scavati offrono ombra e gli orari si allungano; a Natale c'è il presepe vivente nella necropoli.
Cosa si mangia a Sutri?
La cucina è quella contadina della Tuscia. Il prodotto simbolo è il fagiolo della Regina, celebrato a settembre dalla sagra, accanto a paste fatte a mano e piatti di carne. Le trattorie del centro e lungo la Cassia offrono cucina genuina a prezzi ragionevoli.
Villa Savorelli si può visitare?
La villa non è visitabile all'interno, ma il suo giardino monumentale è compreso nel Sutri Pass e offre l'affaccio panoramico più bello sul borgo, sull'anfiteatro e sulla campagna della Tuscia.
Che feste ci sono a Sutri durante l'anno?
Le principali sono la festa della patrona Santa Dolcissima a settembre con i fuochi nell'anfiteatro, Sant'Antonio abate con la sfilata dei cavalli il 17 gennaio, l'infiorata del Corpus Domini a giugno, il Festival Barocco e Mercatantia in estate, la Sagra del Fagiolo a inizio settembre e il presepe vivente a Natale.
Sutri fa parte dei borghi più belli d'Italia?
Sì. Sutri è iscritta fra i borghi più belli d'Italia ed è insignita della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano dal 2003, il riconoscimento per la qualità turistica e ambientale dei piccoli centri dell'entroterra.
Cosa vedere vicino a Sutri in giornata?
Nel raggio di pochi chilometri si trovano Calcata, Ronciglione, i laghi di Bracciano e di Vico, le Forre di Corchiano, e più a nord Caprarola con Palazzo Farnese e Viterbo. Da Sutri si costruisce facilmente un itinerario di due o tre giorni nella Tuscia.
Perché Sutri si chiama così?
Il nome deriva dall'antica Sutrium, forma latina che risale all'etrusco Suthrina, collegata al dio che i Romani chiamavano Saturno. L'arcivescovo Sigerico, alla fine del X secolo, la registrò come Suteria fra le tappe della Via Francigena.
Qual è il legame fra Sutri e la Via Francigena?
Sutri è la quarta tappa della Via Francigena nel diario di viaggio dell'arcivescovo di Canterbury Sigerico, che alla fine del X secolo annotò le stazioni del cammino di ritorno da Roma. Il borgo era un punto di sosta per i pellegrini diretti alla città santa.
Il mio giudizio finale su Sutri (VT)
Sutri è una di quelle mete che accompagno sempre volentieri, perché ripaga chi le dedica tempo e delude solo chi la liquida in fretta. In poche centinaia di metri offre un anfiteatro romano che non ha quasi eguali per come è scavato nella roccia, una chiesa che riassume quattro culti nello stesso ambiente, una necropoli, una cattedrale con una cripta longobarda che vale da sola la salita e un giardino da cui si domina la Tuscia. Se dovessi dire cosa non perdere in assoluto, direi l'anfiteatro visto dall'alto di Villa Savorelli e la Chiesa della Madonna del Parto con l'audioguida: sono i due momenti che restano. Andateci in una mattina di primavera, prendete il Sutri Pass, mettete scarpe comode e non abbiate fretta. Sutri si racconta a chi cammina piano.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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