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Via Francigena

In breve. La Via Francigena nel Lazio si percorre in otto tappe, da Acquapendente (VT), al confine con la Toscana, fino a piazza San Pietro a Roma: circa 180 chilometri di sterrati, basolato romano, vie cave etrusche e, nell'ultimo giorno, parchi…

La Via Francigena nel Lazio si percorre in otto tappe, da Acquapendente (VT), al confine con la Toscana, fino a piazza San Pietro a Roma: circa 180 chilometri di sterrati, basolato romano, vie cave etrusche e, nell'ultimo giorno, parchi urbani, con un dislivello complessivo in salita intorno ai 2.500 metri. Il cammino è gratuito e sempre aperto; non esiste biglietto, prenotazione o orario, salvo quelli dei singoli monumenti che si incontrano (basilica di Santa Cristina a Bolsena, Rocca dei Papi a Montefiascone, Palazzo dei Papi a Viterbo, anfiteatro di Sutri). Da Roma si raggiungono le tappe con la ferrovia regionale FL3 (Roma Ostiense, Roma San Pietro, Valle Aurelia, poi La Storta, Capranica-Sutri, Viterbo Porta Fiorentina) e con gli autobus Cotral che collegano la capitale ai centri della Tuscia; per Acquapendente il punto di appoggio ferroviario più comodo è la stazione di Orvieto sulla linea Roma-Firenze, con coincidenza in autobus. Le tracce GPX ufficiali, le descrizioni tappa per tappa e gli avvisi di chiusura si trovano sul sito dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, viefrancigene.org, che è anche l'unico posto dove acquistare la Credenziale del pellegrino (prezzo consigliato 8 euro): senza di essa non si accede alle accoglienze religiose e non si ottiene, a Roma, il Testimonium, riservato a chi ha camminato almeno gli ultimi 100 chilometri (200 in bicicletta). Il periodo giusto va da aprile ai primi di giugno e da settembre a ottobre; in luglio e agosto la campagna viterbese non perdona.

Chi cerca il lago che la Via Francigena costeggia per due giorni trova la guida dedicata al Lago di Bolsena; chi vuole inserire il cammino in un viaggio più ampio parte dall'indice delle attrazioni turistiche di Roma e del Lazio. Se preferite camminare accompagnati, con la logistica dei bagagli e dei pernottamenti risolta da altri, un accompagnatore turistico abilitato si trova fra i professionisti certificati che TourLeaderPro mette in rete.

Via Francigena
Via Francigena

Che cosa è davvero la Via Francigena

La Via Francigena, detta anche Francisca o Romea, non era una strada nel senso in cui lo è l'Aurelia o la Cassia. Era un fascio di percorsi, un sistema viario a molte alternative, e chi la chiama "la strada dei pellegrini" al singolare fa un torto alla sua natura. Dall'Europa occidentale, e in particolare dalla terra dei Franchi, i viandanti scendevano verso Roma e poi, chi voleva, proseguiva verso la Puglia, dove i porti di Bari, Brindisi e Otranto imbarcavano per la Terra Santa pellegrini e crociati. Gli itinerari alternativi presero il nome collettivo di vie romee, perché tutte, in un modo o nell'altro, portavano a Roma.

Il pellegrinaggio alla tomba dell'apostolo Pietro era nel Medioevo una delle tre peregrinationes maiores, insieme a Gerusalemme e a Santiago di Compostela. Per questo la penisola era percorsa senza sosta da gente di ogni parte d'Europa. Molti si fermavano a Roma; gli altri scendevano lungo la penisola fino a Brindisi e di lì salpavano. Chi non capisce che Roma era, per una parte dei pellegrini, una tappa e non una meta, non capisce la Via Francigena.

La rete viveva di condizioni variabili. Il pellegrino sceglieva la strada a seconda della stagione, della situazione politica dei territori attraversati e delle reliquie che desiderava venerare: un santo appena canonizzato spostava il traffico di un'intera regione. La presenza costante di persone provenienti da culture diverse ha permesso un passaggio eccezionale di segni, emblemi, linguaggi e forme artistiche dell'Occidente cristiano, e le tracce di quel passaggio hanno strutturato in profondità le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati: ospizi, pievi, ponti, borghi a schiera lungo la strada. Circola una frase secondo cui la coscienza d'Europa sarebbe nata sulle vie di pellegrinaggio; viene attribuita a Goethe, ma nessuno ha mai indicato il passo in cui l'avrebbe scritta, e va presa per quello che è, una formula fortunata più che una citazione.

Il nome della Via Francigena: da dove viene e dove è scritto per la prima volta

"Francigena" significa "che nasce dalla Francia", ed è il nome che gli italiani davano alla strada da cui arrivavano i Franchi. I pellegrini della terra dei Franchi cominciarono a valicare in massa le Alpi in età post-carolingia. I primi documenti d'archivio che citano il nome risalgono al IX secolo e riguardano, con un certo paradosso, un tratto di strada in Toscana: l'Actum Clusio, una pergamena dell'876 conservata nell'abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata, nomina la via Francigena a proposito dell'agro di Chiusi, in provincia di Siena. A sud di Roma il nome compare per la prima volta a Troia, sulla via Appia Traiana, nel Privilegium Baiulorum Imperialium del 1024. Dal XII secolo la denominazione diventa comune.

Al X secolo risale invece la prima descrizione del percorso: la relazione che l'arcivescovo Sigerico redasse del proprio viaggio di ritorno da Roma, dove nel 990 era stato ricevuto dal papa e aveva ottenuto il pallio, verso Canterbury. Quel documento è la testimonianza più celebre della rete, ma non la esaurisce: ne racconto le tappe più avanti, insieme agli itinerari di un abate islandese, di un monaco inglese e di un arcivescovo normanno, perché la Via Francigena si capisce solo confrontando i diari di chi l'ha percorsa in secoli diversi.

Dal 1994 la Via Francigena è "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa", alla pari del Cammino di Santiago, e ha assunto così una dignità sovranazionale. Il 7 aprile 2001 è nata l'Associazione Europea delle Vie Francigene, che oggi gestisce tracciati, segnaletica e Credenziale.

Una curiosità su Via Francigena

La curiosità riguarda un dettaglio di scrittura: il diario di Sigerico è redatto al contrario. L'arcivescovo elenca le sue soste partendo da Roma, con il numero I assegnato alla città dei papi, e risale verso la Manica; la tappa che per noi è la prima del Lazio, Acquapendente, per lui è una delle ultime prima della Toscana, e piazza San Pietro non è un arrivo ma una partenza. Chi cammina oggi verso Roma sta leggendo il manoscritto dall'ultima riga alla prima. La Via Francigena di Sigerico è quindi, alla lettera, una via del ritorno: le 79 submansiones (gli studiosi moderni ne ricostruiscono 80) sono le fermate di un uomo che ha già ottenuto quel che voleva e torna a casa.

Il manoscritto, in latino, si conserva alla British Library di Londra ed è più di un elenco di paesi. Prima delle tappe, Sigerico annota le chiese romane visitate nei giorni trascorsi in città: San Pietro, Santa Maria in Campo Marzio, San Lorenzo, San Valentino, Sant'Agnese, San Sebastiano, San Paolo, San Pancrazio e altre ancora. È la più antica guida di Roma scritta da un pellegrino inglese e racconta una città in cui le mete devozionali erano soprattutto le basiliche extraurbane sulle vie consolari, cioè le tombe dei martiri. Le tappe laziali portano nomi che il camminatore riconosce ancora: Johannis VIIII (la stazione al nono miglio della Cassia, La Storta), Bacane (Baccano), Suteria (Sutri), Furcari (Forcassi, presso Vetralla), Sce Valentine (San Valentino, oggi Viterbo), Sce Flaviane (San Flaviano a Montefiascone), Sca Cristina (Bolsena), Aquapendente. Nell'itinerario l'arcivescovo impiegò 79 giorni per circa 1.600 chilometri, perlopiù a piedi, con una media intorno ai 20 chilometri al giorno: esattamente la media del pellegrino moderno. In mille anni la Via Francigena non ha cambiato passo.

Il passaggio delle Alpi sulla Via Francigena: Moncenisio e Gran San Bernardo

Gli ostacoli naturali da superare erano il canale della Manica, le Alpi, il Po e gli Appennini. Per le Alpi le alternative erano almeno due. Con l'itinerario primitivo, dal X al XII secolo, si entrava in territorio italico dal colle del Gran San Bernardo, da dove si scendeva in Valle d'Aosta, poi a Ivrea e quindi a Vercelli. Nel corso del XII secolo divenne prevalente l'altro percorso, quello che entrava in Italia dalla Val di Susa attraverso il Colle del Moncenisio, talvolta transitando anche dal Colle del Monginevro.

Lo studioso Renato Stopani, che a questa strada ha dedicato la vita, ha spiegato che il passo del Moncenisio, già usato in precedenza come alternativa al Gran San Bernardo, nel XII secolo fu sempre più transitato da uomini e merci diretti alle grandi fiere della Champagne, dove la presenza dei mercanti italiani si faceva consistente; all'epoca di Filippo Augusto la scelta di quel valico era così frequente che, nell'area prealpina, la vera strada di Francia era considerata quella del Moncenisio. È un punto che vale la pena ricordare: la Via Francigena non fu solo una strada di pellegrini, fu la strada dei mercanti, e i mercanti decidono i valichi più dei santi.

La strada del Gran San Bernardo

Cominciava dal lago di Ginevra, da Losanna o da Vevey, risaliva il Rodano entrando nel Vallese, faceva tappa alla grande abbazia di Saint-Maurice d'Agaune, poi lasciava la valle del Rodano per la Val d'Entremont e arrivava al passo. Di qui scendeva la valle del Gran San Bernardo fino ad Aosta, poi la Valle d'Aosta fino a Ivrea e quindi a Vercelli. Da Ivrea a Santhià Sigerico, nel 990, percorse la via diretta "romana" a sud del lago di Viverone, una variante oggi segnalata e molto apprezzata, proposta dall'Associazione Internazionale Via Francigena dal 2007 e dagli Amici della Via Francigena di Santhià.

La strada del Moncenisio e la Casa degli affreschi di Novalesa

La strada del Moncenisio si staccava già nella Champagne e puntava su Beaune, da dove scendeva la valle della Saona fino a Lione. Proseguiva per Chambéry, risaliva la valle dell'Arc fino al colle, dove fin dall'825 è documentato l'Ospizio del Moncenisio, un punto tappa ad peregrinorum receptionem. Di lì la via, conservata ancora oggi per ampi tratti, scendeva a Novalesa, dove oltre all'abbazia fondata nel 726 sopravvive nel borgo antico parte di una locanda medievale detta Casa degli affreschi per le sue decorazioni: sulla facciata sono dipinti gli stemmi delle regioni europee di provenienza e di destinazione degli avventori che attraversavano il valico. Una insegna pubblicitaria del Trecento, in sostanza, e una delle prove più eloquenti dell'internazionalità della strada.

Si proseguiva verso Susa, dove convergeva l'itinerario del Colle del Monginevro, di collegamento con la Francia del Sud e con il Cammino di Santiago. Quindi, percorrendo tutta la Valle di Susa, passando dalla Sacra di San Michele e dall'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso, si raggiungevano Torino, Chivasso e Vercelli, oppure si costeggiava il Po lungo l'antico Itinerarium Burdigalense fino a Pavia. Politicamente i due valichi erano controllati su entrambi i versanti dai conti di Savoia, che oltre alla terra d'origine governavano la Val di Susa, la Valle d'Aosta e il Basso Vallese: il dominio sui passi era la ragione della loro potenza. Fino al Duecento il Gran San Bernardo fu il più usato; nel corso di quel secolo si affermò il Moncenisio, soprattutto per chi proveniva dalla Francia.

Fino alle Alpi: le strade d'Europa che confluivano nella Via Francigena

L'asse centrale, quello seguito da Sigerico, corrispondeva alla "via di Fiandra" (route de la Flandre), la via commerciale che collegava le regioni più ricche dell'Europa tardomedievale, l'Italia e le Fiandre, passando per la Champagne, dove si tenevano le omonime fiere internazionali. Dalle Fiandre attraversava l'Artois (Arras), la Champagne (Reims), la Franca Contea (Besançon), valicava il Giura al Colle di Jougne e arrivava a Losanna. Gli inglesi si inserivano ad Arras, provenendo da Londra (Matthew Paris) e da Canterbury (Sigerico), dopo aver attraversato la Manica fra Dover e Calais.

A oriente c'era un altro grande corridoio, la valle del Reno. Nikulás da Munkaþverá riferisce che i pellegrini prendevano il bordone a Utrecht o a Deventer e proseguivano facendo tappa nelle città commerciali di Colonia, Magonza, Spira, Worms, Strasburgo e Basilea; poi, abbandonato il Reno, continuavano per Soletta, Avenches e Vevey. Gli scandinavi e i tedeschi del Nord provenivano da Stade e arrivavano al Reno a Duisburg (così gli Annales Stadenses) o a Magonza (così Nikulás). La variante occidentale era quella che partiva da Parigi e a Troyes si immetteva nella via di Fiandra. Tutti questi rami, a Vevey o a Losanna, diventavano la stessa strada: è a quel punto che il pellegrino tedesco, il fiammingo, l'inglese e l'islandese si trovavano fianco a fianco.

Via Francigena
Via Francigena

Il passaggio del Po lungo la Via Francigena

Da Vercelli in poi gli itinerari si riunivano e passavano per Robbio, Mortara e Pavia. Il passaggio del Po in barca fra Corte Sant'Andrea, alla confluenza del Lambro nel Po, e Calendasco, presso Piacenza, è riconosciuto come Transitus Padi dal Consiglio d'Europa fin dal 1994 e, dal 2009, anche da due ministeri italiani. In realtà le fonti attestano vari porti fluviali di Piacenza, e soprattutto le numerose modifiche del corso del fiume impediscono di individuare con certezza il punto in cui i pellegrini medievali attraversavano: il traghetto odierno è una ricostruzione plausibile, non un dato archeologico, e chi lo prende deve saperlo. Da Piacenza si proseguiva lungo la via Emilia per Fiorenzuola d'Arda e Borgo San Donnino, l'odierna Fidenza.

Il Monte Bardone e la Lunigiana

A Borgo San Donnino si lasciava la via Emilia e si risaliva la Val di Taro, passando per Fornovo e poi per Cassio o Berceto. Il valico dell'Appennino avveniva attraverso il Passo della Cisa, che allora si chiamava Monte Bardone. Il nome derivava dall'espressione latina Mons Langobardorum, monte dei Longobardi, perché i Longobardi, per andare dalla loro capitale Pavia alla Tuscia, usavano questo valico; solo più tardi si sarebbe chiamato "la Cisa". Dal Monte Bardone si scendeva in Lunigiana attraversando Pontremoli, Aulla, Santo Stefano Magra e Sarzana, per raggiungere infine Luni, la città romana del marmo, allora già in declino ma ancora sede vescovile.

Tra Sarzana e Luni, nei pressi dell'antico ospitale di San Lazzaro, la Francigena si congiungeva con la via di Spagna, che portava i pellegrini spagnoli a Roma e quelli italiani a Santiago di Compostela, salpando dall'antico porto di San Maurizio sul fiume Magra. È uno dei nodi più belli dell'intera rete: un crocevia dove due dei tre grandi pellegrinaggi dell'Occidente si scambiavano i viandanti.

L'Italia centrale sulla Via Francigena: da Luni a Roma

Lucca e il Volto Santo

Da Luni, costeggiando le Alpi Apuane, si raggiungeva Pietrasanta e si scendeva a Lucca. Lucca era una delle mete principali della Via Francigena, grazie soprattutto al Volto Santo, il grande crocifisso ligneo del Duomo, e alle reliquie di santi importanti quali San Regolo e San Frediano; proprio per Frediano, di origini irlandesi, molti pellegrini del Nord Europa arrivavano a venerarne le spoglie. Da Lucca si proseguiva per Porcari, Altopascio, Galleno, Ponte a Cappiano (Aqua Nigra) e Fucecchio (Arne Blanca), dove si trovava un ponte sull'Arno.

La Val d'Elsa e Siena

Superato l'Arno, la prima tappa era San Genesio (San Miniato), da dove si cominciava a risalire la Val d'Elsa: anticamente per il crinale, attraverso San Gimignano e Colle di Val d'Elsa, dal XII secolo lungo il fondovalle per Castelfiorentino, Certaldo e Poggibonsi, per giungere a Siena. Siena dovette proprio alla sua posizione sulla Via Francigena lo sviluppo urbanistico, demografico e finanziario che visse nel basso Medioevo: i banchieri senesi che finanziavano papi e re avevano imparato il mestiere sui pellegrini e sui mercanti di passaggio.

La Val d'Orcia, Radicofani e l'ingresso nel Lazio

Da Siena la strada seguiva la valle dell'Arbia fino a San Quirico d'Orcia, da dove risaliva la Val d'Orcia. Di qui si scollinava in val di Paglia e si scendeva fino ad Acquapendente. Tuttavia, a partire dal XII secolo, la val di Paglia si dimostrò poco sicura e i viandanti preferivano salire fino alla Rocca di Radicofani, che ancora oggi il camminatore vede per un giorno intero prima di raggiungerla. Da Acquapendente si seguiva l'itinerario dell'antica via Cassia attraverso Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Vetralla e Sutri, oppure, in alternativa, Ronciglione lungo la via Cassia Cimina; poi la valle di Baccano e infine, deviando sulla via Trionfale nei pressi della Storta, si giungeva a Roma vedendo la basilica di San Pietro dall'altura di Monte Mario, chiamato per questo Mons Gaudii, il monte della gioia.

Le varianti appenniniche della Via Francigena

Come per le Alpi, anche nell'attraversare gli Appennini i pellegrini si trovavano davanti a diverse possibilità. La variante dell'Associazione Internazionale Via Francigena del 2013, attraversato il Parco regionale di Montemarcello-Magra, raggiunge l'antica Luni e Avenza e prosegue da Massa sulla "via romana" fino a Pietrasanta. Nel tratto dalla Pianura padana alla Toscana si registravano diverse varianti che sfruttavano i valichi risalendo la val Trebbia e passando per Bobbio (la via degli Abati), oppure la val di Taro o altre valli minori.

La Via del Volto Santo, in Garfagnana

Dalla val di Taro una deviazione per la Lunigiana e la Garfagnana permetteva di raggiungere direttamente Lucca evitando il passaggio costiero sulla via Aurelia: una variante considerata più sicura nei momenti di crisi o di guerra, perché si snodava lungo strade secondarie meno esposte e sorvegliate da una fitta rete di castelli e monasteri. Oggi la "variante Francigena di Garfagnana", chiamata Via del Volto Santo, è percorribile su antichi sentieri e mulattiere, con numerosi ponti medievali per l'attraversamento del Serchio e dei suoi affluenti. Non è ancora attrezzata con una rete di accoglienze dedicate ai pellegrini in conventi e parrocchie, ma attraversa un territorio in cui l'ospitalità diffusa è garantita da agriturismi, bed and breakfast, botteghe di paese, piccoli bar e ristoranti: abbastanza per un transito gradevole di pellegrini e trekker.

La Via Francesca della Sambuca e le vie romee dell'Appennino romagnolo

Studi recenti hanno messo in evidenza la Via Francesca della Sambuca, variante che seguiva il corso del Reno fino a Porretta Terme e andava a Pistoia passando dall'antico castello di Sambuca Pistoiese e dal Passo della Collina. Altre varianti consistevano, una volta raggiunta Piacenza, nel percorrere la via Emilia per oltrepassare l'Appennino in corrispondenza di Bologna o di Forlì, raggiungendo così la via romea della Sambuca o la via romea dell'Alpe di Serra. A testimonianza di questo passaggio, la consuetudine dei pellegrini provenienti dall'Irlanda e dalla Scozia diede origine, già nell'alto Medioevo, alla chiesa forlivese, oggi scomparsa, di San Pietro in Scotto o in Scottis. La variante forlivese consentiva ancora la scelta di raggiungere l'alta valle del Tevere e di seguire il fiume fino a Roma, senza rischiare di smarrire la strada, oppure di dirigersi verso Arezzo: ne parla Matthew Paris nel suo Iter de Londinio in Terram Sanctam. Più a sud, dopo la morte di San Francesco e la sua canonizzazione, molti pellegrini deviavano dall'antico percorso per visitare Assisi.

Lungo la penisola si è rinvenuta una serie notevole di varianti che, più o meno collegate alla Via Francigena attraverso i cosiddetti "diverticoli", univano il nord e il sud d'Europa, e che anticamente prendevano anch'esse il nome di vie romee o francesche.

Centro storico di Rieti visto da Colle San Mauro
Centro storico di Rieti visto da Colle San Mauro, sulla variante umbro-sabina descritta da Matthew Paris

L'Italia meridionale e la Via Francigena del Sud

Da Roma il percorso seguiva per un lungo tratto la via Appia o la parallela via Latina fino a Benevento. Da quella città si imboccava la via Traiana, o Appia Traiana, risalendo l'Appennino campano fino al valico di San Vito, dove sorgeva il castello di Crepacuore, una fortezza tenuta dai cavalieri Gerosolimitani per garantire la sicurezza dei pellegrini nel tratto appenninico. La via giungeva quindi a Troia, nell'alta pianura del Tavoliere, da cui era possibile salire al santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano oppure proseguire lungo la stessa Traiana verso Bari, Brindisi e Otranto, i porti d'imbarco per la Terra Santa.

Il tratto meridionale nel Lazio ha due direttrici. Una è la Prenestina-Latina, che passa per Palestrina, entra nella Valle del Sacco, tocca Anagni, Ferentino e Alatri e si ricongiunge alla via Latina per dirigersi a Benevento, dove incontra l'altra direttrice. L'altra è l'Appia, che scende dai Castelli Romani nella provincia di Latina, passa per l'antica città portuale di Terracina, dove già una parte dei pellegrini sceglieva la rotta marittima verso Gerusalemme, e giunge al Garigliano, ai confini con la Campania. Due tratti particolarmente belli attraversano le campagne dei Castelli Romani, da Castel Gandolfo a Velletri, e i colli della Ciociaria, da Anagni a Veroli.

Questo fascio di cammini, che si intrecciano seguendo l'orografia e i punti deboli dei valichi appenninici, è oggi identificato come Via Francigena del Sud. Dal 2015 un tavolo tecnico di Lazio, Campania, Molise, Basilicata e Puglia ne ha ricostruito il tracciato, e nell'assemblea generale di Bari del 18 ottobre 2019 l'Associazione Europea delle Vie Francigene lo ha ratificato all'unanimità: circa 900 chilometri da Roma a Brindisi e Santa Maria di Leuca, con la variante storica della Via Bradanica in Basilicata che termina a Matera. A nostro giudizio il tratto laziale della Francigena del Sud, fra Sermoneta, Priverno e l'abbazia di Fossanova, è oggi più intatto e meno frequentato di quello a nord di Roma, e chi ha già fatto la Tuscia dovrebbe provarlo.

Anagni
Anagni, sulla direttrice Prenestina-Latina della Via Francigena del Sud

Una cosa che non ti dice nessuno su Via Francigena

La "Via Sacra Langobardorum" non è mai esistita. Negli anni Novanta del Novecento è nata, per ragioni turistiche più che storiche, la denominazione Via Sacra Langobardorum, via Sacra dei Longobardi, per indicare il percorso che partiva da Mont-Saint-Michel in Normandia, passava a metà strada dalla Sacra di San Michele in Val di Susa, fondata da nobili in pellegrinaggio, e giungeva al santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, sul Gargano: un percorso che ricalca in sostanza la Via Francigena. Una campagna d'informazione turistico-culturale sbagliata ha fatto credere che si tratti di una via di pellegrinaggio distinta dalla Francigena, mentre non esiste alcun documento medievale che citi il nome Via Sacra Langobardorum; la dizione è tuttavia diventata comune per indicare l'itinerario geoculturale fra Mont-Saint-Michel, la Sacra di San Michele e San Michele del Gargano. Quando la leggete su un cartello, sappiate che è un'etichetta di trent'anni fa, non di mille.

La seconda cosa che pochi dicono riguarda la parola "ospedale". L'hospitale medievale (dal latino hospes, ospite) non era un luogo di cura ma un'opera di misericordia simile ai monasteri, dove i viandanti trovavano asilo in ampie sale con più giacigli e un altare per pregare. Erano ospizi gestiti gratuitamente, a scopo assistenziale, da ordini religiosi come i Gerosolimitani, i Templari e i frati dell'Ordine del Tau di Altopascio; solo in un secondo tempo a queste strutture modeste si affiancarono locande e costruzioni paragonabili ai nostri alberghi, di cui usufruivano soprattutto ricchi mercanti, banchieri ed ecclesiastici di passaggio. Chi oggi dorme in un ostello donativo con la Credenziale sta ripetendo quel modello, e dovrebbe lasciare un'offerta che lo onori.

Gli itinerari attestati della Via Francigena

L'itinerario di Sigerico (990)

La relazione di viaggio dettagliata più antica risale al 990 ed è opera di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, di ritorno da Roma dove aveva ricevuto il pallio; la tradizione storiografica lo colloca sotto papa Giovanni XV. L'arcivescovo tenne un diario in latino, oggi conservato alla British Library, in cui descrisse le 79 tappe del suo itinerario da Roma verso Canterbury. La descrizione è molto precisa per quanto riguarda i punti di sosta, le mansiones, e resta la base per ipotizzare quale fosse, a cavallo fra X e XI secolo, il tracciato originario fra Canterbury e Roma, parte di una rete di tracciati che collegavano le regioni della Francia all'Italia.

Delle settantanove località di sosta menzionate si segnalano: Roma, Sutri, San Valentino presso Viterbo, San Flaviano a Montefiascone, Santa Cristina a Bolsena, Acquapendente, San Quirico d'Orcia, Siena, Colle di Val d'Elsa, San Gimignano, San Genesio, il ponte sull'Arno presso Fucecchio, Porcari, Lucca, Camaiore, Luni, Sarzana, Santo Stefano Magra, Aulla, Pontremoli, Berceto, Borgo San Donnino, Fiorenzuola d'Arda, Piacenza, Tromello, Vercelli, Santhià, Ivrea, Aosta, Bourg-Saint-Pierre, Orsières, Saint-Maurice d'Agaune, Vevey, Losanna, Orbe, Yverdon, Pontarlier, Besançon, Cussey-sur-l'Ognon, Seveux, Grenant, Humes, Blessonville, Bar-sur-Aube, Donnement, Fontaine, Châlons-sur-Marne, Reims, Corbeny, Laon, Duin, Arras, Bruay-la-Buissière, Thérouanne, Sombre. Non sono menzionate le tappe sulla Manica e in Inghilterra. Sigerico impiegò 79 giorni a percorrere, perlopiù a piedi, i circa 1.600 chilometri del tragitto, con una media di 20 chilometri al giorno.

Antichissima Città di Sutri
Antichissima Città di Sutri, la Suteria di Sigerico

L'itinerario di Nikulás da Munkaþverá (1152-1153)

Un'altra testimonianza di pellegrinaggio sulla Via Francigena è quella, del XII secolo, dell'abate islandese Nikulás da Munkaþverá. Di lui si sa poco e anche il nome è incerto: Nikulás Bergsson o Bergþórsson. Era un monaco benedettino; nel 1154 rientrò in Islanda da un pellegrinaggio in Terra Santa e nel 1155 fu consacrato abate del monastero di Munkaþverá, una quindicina di chilometri a sud di Akureyri, fondato in quell'anno dal vescovo Björn Gilsson della diocesi di Hólar. Vi rimase fino alla morte, intorno al 1159-1160. Il resoconto del viaggio è contenuto nel Leiðarvísir, "Itinerarium", scritto in norreno: il viaggio si colloca fra il 1152 e il 1153, la stesura fra il 1154 e il 1160.

Il viaggio comincia dall'Islanda, attraversa il mare verso la Norvegia e le coste della Danimarca, passa in Germania occidentale (a differenza di Sigerico, che attraversa la Francia) e, risalendo il corso superiore del Reno, tocca la Svizzera e l'Italia. Nella parte toscana non differisce sensibilmente da Sigerico, ma dopo Roma prosegue sull'Appia Traiana per l'imbarco dai porti pugliesi; dopo l'Italia inizia un percorso marittimo che, toccando coste e isole della penisola balcanica e della Grecia, conduce all'Asia Minore e infine a Gerusalemme. Il testo fornisce descrizioni dettagliate di strade, chiese e monumenti attraversati da viaggiatori scandinavi. Si legge che a Utrecht "gli uomini prendono il bordone e la bisaccia e la benedizione per il pellegrinaggio a Roma". Sono menzionate, fra le altre, Magonza, Strasburgo, Basilea, Solothurn e Vevey, sul lago Lemano, dove convergevano le vie di tutto il Nord Europa e dove l'abate incontrò franchi, fiamminghi, inglesi, tedeschi e scandinavi diretti a Roma. Di lì proseguì per Saint-Maurice d'Agaune, Bourg-Saint-Pierre, l'Ospizio del Gran San Bernardo, Etroubles, Aosta, Pont-Saint-Martin, Ivrea, Vercelli, Pavia, Piacenza, Borgo San Donnino, Borgo Taro, Pontremoli, Luni (dove da San Lazzaro arrivavano anche gli spagnoli), Lucca, Altopascio, San Genesio, Siena, San Quirico d'Orcia, Acquapendente, Santa Cristina a Bolsena, San Flaviano a Montefiascone, Viterbo, Sutri, Roma.

L'itinerario di Matthew Paris (metà del Duecento)

L'Iter de Londinio in Terram Sanctam fu scritto in francese dal benedettino inglese Matthew Paris, monaco di St Albans e cronista, come guida per i pellegrini intorno alla metà del XIII secolo; oggi si trova alla British Library. Il percorso comincia da Londra, prosegue per Newgate, Cripplegate, Bishopsgate e Westminster, poi attraversa Rochester, Canterbury, Dover, Wissant, Montreuil-sur-Mer, Saint-Riquier, Poix, Beauvais, Beaumont-sur-Oise, Parigi, Provins, Nogent, Troyes, Bar-sur-Seine, Châtillon-sur-Seine, Beaune, Chalon-sur-Saône, Mâcon, Lione, La Tour-du-Pin, Chambéry, Montmélian, Aiguebelle, Termignon. Passato il Moncenisio toccava Novalesa, Susa, Avigliana, Alpignano, Torino, Chivasso, Vercelli, Mortara, Pavia, Piacenza, Fiorenzuola d'Arda, Borgo San Donnino.

Qui la guida proponeva due percorsi: quello classico attraversava la Cisa per Luni, Lucca, Siena, San Quirico d'Orcia, Montefiascone, Viterbo, Sutri e Roma; l'alternativo toccava Parma, Reggio nell'Emilia, Modena, Bologna, Imola, Faenza, Forlì e Bagno di Romagna, passava l'Appennino al Passo di Serra e continuava per Arezzo, Perugia, Foligno, Spoleto e Rieti fino a Roma. Per il camminatore di oggi è la prova che la via reatina, l'attuale Via di Francesco, era già nel Duecento un ingresso a Roma riconosciuto.

Civita Castellana (VT)
Civita Castellana (VT), ultima sosta di Oddone Rigaud prima di Roma

L'itinerario di Oddone Rigaud (1253)

Eudes, in italiano Oddone, Rigaud era un francescano, professore di teologia all'Università di Parigi, nominato nel 1247 arcivescovo di Rouen. Nel 1253 partì con un seguito per andare in pellegrinaggio a Roma: del viaggio resta testimonianza nel Regestum visitationum, il diario delle visite pastorali del presule. All'andata, partendo da Rouen, passò per Auffay, Notre-Dame-d'Aliermont, Foucarmont, Poix, Montdidier, Noyon, Compiègne, Senlis, Chambly, Pontoise, Parigi, Saint-Maur-des-Fossés, Courquetaine, Rampillon, Le Paraclet, Troyes, Bar-sur-Seine, Châtillon-sur-Seine, Laperrière-sur-Saône, Saint-Seine, Digione, Auxonne, Dole, Salins-les-Bains, Boujailles, Pontarlier, Cossonay, Losanna, Villeneuve, Sion, Loèche-les-Bains, Briga, Diveria, Domodossola, Pallanza, Gallarate, Milano, Bergamo, Brescia, Mantova, Castelmassa, Ferrara, San Giorgio di Piano, Bologna, Imola, Cesena, Rimini, Fano, Cagli, Gubbio, Assisi, Perugia, Todi, Narni, Civita Castellana, Roma: un ingresso dal Sempione e dalla Flaminia, non dalla Cassia.

Al ritorno scelse un percorso diverso: Sutri, Viterbo, Montefiascone, Acquapendente, Radicofani, San Quirico d'Orcia, Siena, Poggibonsi, Pisa, Lucca, Sarzana, Passo del Bracco, Sestri Levante, Recco, Genova, Arenzano, Savona, Carretto, Cortemilia, Asti, Torino, Sant'Ambrogio di Torino, Susa, Termignon, Saint-Michel-de-Maurienne, Aiguebelle, Chambéry, La Tour-du-Pin, Sant'Antonio di Vienne, Vienne, Lione, L'Arbresle, Thizy, Marcigny, Pierrefitte-sur-Loire, Decize, Nevers, Cosne-sur-Loire, Gien, Lorris, Cepoy, Nemours, Melun, Villeneuve-Saint-Georges, Parigi, Senlis, Compiègne, Noyon, La Neuville-Roy, Beauvais, Gisors, Le Petit-Nojan-sur-Andelle, Rouen. Un solo uomo, due strade completamente diverse: nessun altro documento mostra meglio che la Via Francigena era un ventaglio.

Il consiglio che ti do per visitare Via Francigena

Non partite da Canterbury, e nemmeno da Lucca, se avete una settimana: partite da Acquapendente. Le otto tappe laziali sono la porzione della Via Francigena che ha tutto in misura giusta, lago, campagna vulcanica, tre città d'arte (Bolsena, Montefiascone, Viterbo), una città etrusca scavata nel tufo (Sutri) e un arrivo che nessun altro cammino europeo può offrire, la cupola di San Pietro vista da Monte Mario. Sono anche più dei 100 chilometri necessari al Testimonium, e questo conta: chi parte da Viterbo per risparmiare due giorni arriva a Roma senza il certificato, e se ne pente. Se le ferie sono davvero poche, partite almeno da Bolsena, da dove i 100 chilometri si completano appena.

Camminate da nord a sud, come i pellegrini, e non al contrario: il sole vi resta alle spalle nelle ore calde e Roma cresce davanti a voi giorno dopo giorno, prima come nome sulle pietre miliari, poi come sagoma della cupola. Scegliete aprile, maggio, fine settembre o ottobre. Le tappe da Vetralla a Sutri e da Sutri a Campagnano sono lunghe, con guadi che dopo la pioggia diventano un problema: portate un cambio di calze e un paio di sandali chiusi per le acque. Dormite dove timbrano: le accoglienze religiose e gli ostelli comunali della Tuscia sono ancora, a differenza di molte tappe toscane, luoghi in cui il pellegrino è atteso e non tollerato. Fate la Credenziale prima di partire e non contate di trovarla in paese. E lasciate sempre un giorno in più a Roma per ritirare il Testimonium con calma e per andare, a piedi, dal Vaticano a San Paolo fuori le mura: il pellegrinaggio medievale finiva alle due tombe, non a una sola. Se cercate un accompagnatore che si occupi di trasporto bagagli, prenotazioni e tempi, con le esperienze private e aziendali di TourLeaderPro la settimana si organizza senza pensieri.

Duomo di Orvieto
Duomo di Orvieto, la stazione ferroviaria più comoda per raggiungere Acquapendente

Le otto tappe della Via Francigena nel Lazio, una per una

La numerazione ufficiale dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, che conta le tappe dal Gran San Bernardo, assegna al Lazio le tappe dalla 38 alla 45. Le lunghezze che seguono sono quelle di riferimento e possono variare di un chilometro o due a seconda delle deviazioni temporanee e delle varianti: il dato aggiornato è sempre quello della scheda tappa su viefrancigene.org.

Tappa 38 della Via Francigena: da Acquapendente a Bolsena

Dalla chiesa del Santo Sepolcro di Acquapendente alla basilica di Santa Cristina a Bolsena, circa 22 chilometri e cinque ore e mezza di cammino. La prima tappa laziale segnalata nel diario dell'arcivescovo di Canterbury è proprio Acquapendente, dove si trova il sacello a imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme: la cripta della basilica custodisce l'edicola rupestre che i pellegrini visitavano come sostituto della tomba di Cristo. Lungo comode strade sterrate, fra uliveti e strade bianche, si arriva dopo un tratto in pianura a San Lorenzo Nuovo, e da lì il lago di Bolsena si mostra per la prima volta in tutta la sua ampiezza: è il momento della tappa. Il borgo medievale di Bolsena, sulle rive del lago, appare imponente con la rocca dei Monaldeschi che domina l'abitato; i vicoli tortuosi si snodano fra case antiche. La basilica di Santa Cristina, con le catacombe e la cappella del miracolo eucaristico del 1263, è la sosta obbligata del pellegrino, e il timbro sulla Credenziale si ottiene nella basilica stessa o all'ufficio turistico. Bolsena è anche la porta dei paesi del lago: Capodimonte, Marta e Gradoli valgono una giornata di riposo.

Lago di Bolsena
Lago di Bolsena

Tappa 39 della Via Francigena: da Bolsena a Montefiascone

Dalla basilica di Santa Cristina alla Rocca dei Papi di Montefiascone, circa 17-18 chilometri e quattro ore e mezza. Il percorso si fa coinvolgente e invita a far proprio lo spirito del viandante. Si sale verso i Monti Volsini, fra boschi, guadi e viste magnifiche del lago con le isole Bisentina e Martana; il basolato romano della Cassia emerge inaspettato fra la vegetazione e accompagna gli escursionisti per lunghi tratti, il più bello dell'intero cammino laziale, a ricordare le genti italiche che per secoli hanno camminato lungo la Via Francigena. Sulla salita finale si incontra il cippo che segna i 100 chilometri da Roma: da qui in poi ogni passo conta per il Testimonium. Montefiascone dà il benvenuto al termine della salita e si impone su tutto il paesaggio circostante. Dal belvedere sotto la rocca lo sguardo spazia dal lago a gran parte della provincia di Viterbo, fino all'Umbria e al Monte Amiata; nelle giornate di tramontana si può avere la fortuna di vedere anche il mare. La chiesa di San Flaviano, la Sce Flaviane di Sigerico, è in basso lungo la Cassia, e chi vi entra trova la tomba del prelato tedesco a cui la leggenda lega il vino Est! Est!! Est!!!.

Montefiascone (VT)
Montefiascone (VT)

Tappa 40 della Via Francigena: da Montefiascone a Viterbo

Dalla Rocca dei Papi a piazza del Plebiscito a Viterbo, circa 18 chilometri e quattro ore e mezza. Da Montefiascone si scende verso la valle di Viterbo percorrendo l'antico lastricato che si sviluppa fra boschi di querce secolari e uliveti, dove i grandi spazi della campagna si aprono fino alla Maremma. Le acque termali del Bagnaccio, vasche libere a pochi metri dal tracciato, sono un sollievo speciale per i pellegrini affaticati, e chi le salta per arrivare prima sbaglia. La turrita Viterbo, la città dei Papi, tappa fondamentale della Via Francigena da sempre, accoglie con la seicentesca Porta Fiorentina dai tre archi. Le vie di pietra, le fontane, i palazzi nobili, il Palazzo dei Papi con la loggia e lo straordinario quartiere medievale di San Pellegrino, che porta nel nome la sua funzione, permettono di scoprire una città ancora poco conosciuta dai romani stessi. Dal Palazzo dei Papi un breve tragitto conduce alla cattedrale di San Lorenzo, sul colle dove sorgeva la San Valentino di Sigerico.

Viterbo - Duomo di San Lorenzo
Viterbo, Duomo di San Lorenzo

Tappa 41 della Via Francigena: da Viterbo a Vetralla

Da piazza del Plebiscito al Duomo di Vetralla, circa 17-22 chilometri a seconda della variante scelta, in quattro ore e un quarto. Lasciata Viterbo, il percorso prosegue seguendo le antiche vie cave di origine etrusca, strade scavate nel tufo con le pareti che salgono per metri sopra la testa: le sacre vie del popolo del mistero entrano nella terra per emergere improvvisamente alla luce, in una campagna intatta. Si costeggiano i Monti Cimini e si passano i ruderi del Ponte Camillario. Vetralla, paese di tufo, snodo di antichi percorsi e circondata dai boschi dei Cimini, indica che la direzione è giusta; il Duomo è il punto di arrivo, ma la chiesa di San Francesco, romanica, merita i dieci minuti in più.

Vetralla (VT)
Vetralla (VT)

Tappa 42 della Via Francigena: da Vetralla a Sutri

Dal Duomo di Vetralla all'anfiteatro romano di Sutri, circa 24 chilometri e sei ore: una tappa lunga. Il cammino conduce verso altri boschi ombrosi e noccioleti a non finire, le foreste che i pellegrini medievali temevano. Le Querce di Orlando, dalla grande ombra ristoratrice, prendono il nome dal paladino delle gesta epiche. Mausolei romani e ruderi di templi medievali raccontano le storie dei popoli che vivevano qui. Capranica, con l'antico "ospitale", luogo di ristoro per i viandanti, è l'ideale per una sosta presso le sorgenti di acqua minerale che sgorgano perenni presso la via Cassia. E infine l'antichissima città di Sutri, etrusca poi romana, con il mirabile anfiteatro scavato nel tufo, le tombe rupestri, il mitreo trasformato nella chiesa della Madonna del Parto, i monumenti e la silenziosa ospitalità delle suore, accoglie chi cammina con un'atmosfera d'altri tempi. Da Sutri la ferrovia FL3 (stazione Capranica-Sutri) riporta a Roma in poco più di un'ora: è il punto di interruzione più comodo per chi spezza il cammino in due fine settimana.

Anfiteatro romano di Sutri
Anfiteatro romano di Sutri

Tappa 43 della Via Francigena: da Sutri a Campagnano di Roma

Dall'anfiteatro romano di Sutri alla chiesa del Gonfalone di Campagnano di Roma, circa 24 chilometri e sei ore o poco più. Costeggiando i Monti Sabatini, il lago di Bracciano compare da lontano e la verde Tuscia lascia il posto alla Campagna Romana. Il paese di Monterosi si erge sulle valli; un forno-caffè lungo la via principale offre sconti ai pellegrini che si ristorano con i prodotti locali. Poco dopo si entra nel Parco della Valle del Treja, con le cascate di Monte Gelato, il luogo in cui il cinema italiano ha girato più film di ambientazione bucolica. Campagnano, cittadina agricola e solare, attende sul colle da cui si intuisce la vicinanza con Roma: si è ancora in campagna, ma il respiro della città eterna comincia a farsi sentire. È una tappa che divide: chi ama la Tuscia la trova piatta rispetto a Sutri, ma è la più autentica delle otto, perché è quella in cui la Via Francigena smette di essere una gita e diventa un avvicinamento.

Tappa 44 della Via Francigena: da Campagnano di Roma a La Storta

Dalla chiesa del Gonfalone alla chiesa parrocchiale della Storta, circa 22-23 chilometri e sei ore. Superando abbazie secolari, ancora boschi e guadi, il pellegrino è messo alla prova anche nel tratto finale. Si attraversa il Parco di Veio, si sale al santuario della Madonna del Sorbo, una delle immagini più care alla devozione della Campagna Romana, e si scende verso Formello. Isola Farnese, un vero centro etrusco sopravvissuto nel tempo, emerge dopo l'ennesimo guado, con le rovine di Veio, la città che Roma assediò per dieci anni, a poche centinaia di metri. Ed eccoci alla Storta, la porta di Roma: fino a pochi anni fa qui si poteva avventurarsi lungo la trafficata via Trionfale oppure, più saggiamente, prendere il treno fino alla stazione di San Pietro e fare a piedi l'ultimo tratto verso il Vaticano. Oggi non serve più.

Via Francigena - Riserva Naturale dell'Insugherata
Via Francigena, Riserva Naturale dell'Insugherata

Tappa 45 della Via Francigena: da La Storta a Roma, piazza San Pietro

Dalla chiesa parrocchiale della Storta a piazza San Pietro, circa 19 chilometri e quattro ore e mezza. Il tratto romano della Via Francigena è stato ridisegnato: l'ultima porzione coincide ora con il sentiero che attraversa la Riserva naturale dell'Insugherata, 730 ettari di sughere e forre alle spalle di via Cassia e via Trionfale, e con il parco di Monte Mario. Il tracciato tocca La Giustiniana, l'Inviolatella Borghese, l'Insugherata e infine la salita di Monte Mario, sbucando al belvedere dello Zodiaco; solo l'ultima ora è cittadina, per via Trionfale e i rioni Prati e Borgo. Il percorso urbano che fino a pochi anni fa costringeva il pellegrino sul marciapiede della Cassia è così diventato un'uscita di campagna dentro Roma, percorsa dai fedeli, dagli escursionisti e da chi vuole un viaggio a contatto con la natura fino all'ultimo chilometro. La Riserva di Monte Mario chiude a volte l'accesso per lavori o per il rischio incendi estivo: l'avviso compare sul sito dell'Associazione, e in quel caso la discesa si fa lungo via Trionfale. Il Testimonium si ritira in Vaticano a fine tappa; gli orari dell'ufficio sono ristretti, di norma in mattinata, e vanno controllati prima di arrivare.

Via Francigena
Via Francigena

L'arrivo a Roma della Via Francigena: Mons Gaudii e le due tombe

Il pellegrino che sale a Monte Mario ripete il gesto di mille anni: dall'altura, l'antico Mons Gaudii, si vede per la prima volta la basilica di San Pietro, e il nome del monte, il monte della gioia, richiama la felicità di chi arrivava al cospetto della Città Eterna dopo un cammino interminabile e pericoloso. Il tratto ora comprende i chilometri della Riserva dell'Insugherata e i successivi di Monte Mario, con l'Osservatorio astronomico a segnare la vetta.

La meta medievale non era la piazza, ma la tomba dell'apostolo; e per molti non era la sola. Nell'elenco di Sigerico compaiono San Paolo, San Lorenzo, Sant'Agnese, San Sebastiano: le basiliche dei martiri fuori le mura. Chi vuole chiudere il cammino come si chiudeva allora percorre, dal Vaticano, il vecchio itinerario delle sette chiese, o almeno raggiunge San Paolo fuori le mura. A Roma esiste un'accoglienza pensata apposta per chi arriva con la Credenziale: lo Spedale della Provvidenza di San Giacomo e San Benedetto Labre, gestito dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia, che aprì una prima sede a Testaccio e oggi ospita in Trastevere, presso una comunità religiosa, a metà strada fra la basilica di San Pietro e quella di San Paolo, con la formula del donativo e per pochi giorni. La stessa Confraternita gestisce a Radicofani, in Toscana, l'ospedale di San Pietro e Giacomo. Grazie alla collaborazione con le Figlie della Divina Provvidenza nacque la possibilità di dare alloggio a chi giunge a Roma secondo i canoni del vero pellegrinaggio: è la sopravvivenza più autentica dell'hospitale medievale nella città.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Via Francigena sia stata riscoperta è risaputo; meno spesso si dice quanto sia recente la riscoperta e quanto debba al Cammino di Santiago. Dopo la rinascita del cammino spagnolo negli anni Settanta ci si rese conto che anche in Italia esisteva un simile percorso di pellegrinaggio. Come era successo per Santiago, anche il tracciato della Francigena giaceva in parte sotto l'asfalto delle autostrade e delle statali che, col tempo, avevano ricalcato quelle che erano state le strade principali del Medioevo e dell'età romana. L'interesse, dapprima limitato agli studiosi (Renato Stopani sopra tutti), si estese a molti che, dopo Santiago, desideravano arrivare a Roma a piedi e poi a Gerusalemme, e fece nascere una rete di "amanti della Francigena" che, con vernice e pennello, cominciarono a segnare sentieri e percorsi. Dove possibile si è cercato di recuperare il tracciato originario; a volte si è scelto di deviare dal percorso storico in favore di sentieri e strade meno trafficate. Il pellegrino di oggi cammina quindi su una via in parte medievale, in parte del 1995: e va bene così, purché lo sappia.

Le regioni si sono mosse in ordine sparso. Il Lazio è stato fra i più attivi: dal 2016 ha investito sulla Francigena in risorse e promozione, riattivando i percorsi che hanno Roma come fulcro, a nord dalla Toscana e a sud sulla direttrice Prenestina. La provincia di Lucca ha recuperato il tratto che arrivava in città, meta di passaggio ma anche di arrivo. Nel 2017 la Campania ha dato vita al distretto turistico Viaticus per il turismo religioso, la Puglia ha elaborato un "Piano di valorizzazione della via Francigena del Sud" e, sempre nel 2017, le sette regioni interessate dal tracciato hanno firmato un protocollo d'intesa per candidare l'itinerario a patrimonio dell'umanità UNESCO. Nell'agosto 2013, per contro, l'Emilia-Romagna aveva modificato le norme sull'uso dei sentieri consentendo sul tratto emiliano il passaggio di motocicli e quad: una scelta che il camminatore giudica da sé. Sono cresciuti nel frattempo l'attenzione dei media, con una serie radiofonica di Rai Radio Tre, documentari e guide, e il numero delle parrocchie e delle istituzioni religiose che ospitano i pellegrini con Credenziale. Restano i problemi veri: la messa in sicurezza di alcuni tratti su strada, la scarsità di posti letto economici a distanze regolari, le convenzioni per servizi e assistenza. Su questo la Tuscia è avanti rispetto a molte tappe del Nord.

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC
Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC

La foto giusta da fare a Via Francigena

La foto della Via Francigena nel Lazio è una sola, e si fa l'ultimo giorno: la cupola di San Pietro vista dal belvedere di Monte Mario, con la città che si apre sotto e il Tevere che luccica a sinistra. Ci si arriva a fine mattinata, quando la luce viene da sud-est e non appiattisce la cupola contro il cielo; con la tramontana, in autunno, si distinguono i Colli Albani dietro la città. Chi vuole la foto senza il cammino può salire in autobus, ma la foto che vale è quella con lo zaino a terra e le gambe che tremano.

Le altre due che consiglio sono nella tappa da Bolsena a Montefiascone. La prima è il basolato della Cassia nel bosco, in controluce, presto la mattina, con le pietre bagnate che disegnano la strada come un nastro: fotografate in basso, a livello del suolo, per far sentire la consistenza dei blocchi. La seconda è dal belvedere sotto la Rocca dei Papi, con il lago di Bolsena e le isole Bisentina e Martana: il momento giusto è il tramonto, quando il lago passa dall'argento all'arancio, ma in quel caso bisogna dormire a Montefiascone. Da Sutri, infine, l'anfiteatro scavato nel tufo si fotografa dall'alto delle gradinate, con il sole basso che scolpisce le cavee: le foto di mezzogiorno lo trasformano in una buca.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nell'876 una pergamena redatta nell'agro di Chiusi nomina per la prima volta una "via Francigena": è l'atto di nascita del nome, per una strada che i Longobardi percorrevano già da due secoli sotto il nome di Monte Bardone. Nel 990 Sigerico riceve il pallio a Roma e annota le 79 soste del ritorno: senza quel diario, la Via Francigena moderna non avrebbe un tracciato di riferimento. Nel 1024 il nome compare a Troia, in Puglia, e attesta che la via continua a sud di Roma. Fra il 1152 e il 1153 l'abate islandese Nikulás percorre la strada verso Gerusalemme e la descrive in norreno; nel 1253 l'arcivescovo Oddone Rigaud entra a Roma da Civita Castellana e ne esce da Sutri.

Nel 1263 a Bolsena, sulla tappa 38, avviene il miracolo eucaristico che porta all'istituzione della festa del Corpus Domini e, nei decenni seguenti, alla costruzione del Duomo di Orvieto: un evento che ridisegna la devozione lungo la Via Francigena e fa di Santa Cristina una meta, non una sosta. Nel 1994 il Consiglio d'Europa dichiara la Via Francigena Itinerario Culturale e riconosce il Transitus Padi; il 7 aprile 2001 nasce l'Associazione Europea delle Vie Francigene; nel 2009 due ministeri italiani riconoscono il passaggio del Po. Nel 2017 sette regioni firmano il protocollo per la candidatura UNESCO; il 18 ottobre 2019, a Bari, viene ratificata la Via Francigena del Sud fino a Santa Maria di Leuca, e la strada torna a essere quello che era per Nikulás, un cammino verso il mare e Gerusalemme. Negli stessi anni il tratto romano viene spostato nella Riserva dell'Insugherata e su Monte Mario: la storia più recente della Via Francigena è stata scritta a Roma, dove la strada ha smesso di finire su un marciapiede.

Chi è passato da Via Francigena

Sigerico, arcivescovo di Canterbury, nel 990, con il pallio nella bisaccia e un diario che ancora oggi decide dove si posano i cartelli. Nikulás Bergsson, abate benedettino islandese, fra il 1152 e il 1153, l'uomo che ha visto il maggior numero di pellegrini di lingue diverse in un solo posto, a Vevey, e lo ha scritto. Eudes Rigaud, arcivescovo francescano di Rouen, nel 1253, con il suo seguito e il suo Regestum, che lascia a Roma per Sutri e Viterbo. Matthew Paris, monaco di St Albans, che la strada la disegnò in una guida per chi partiva da Londra, metà del Duecento. Filippo Augusto, re di Francia, compare nella storia della strada come il sovrano sotto il quale il Moncenisio divenne "la vera strada di Francia", secondo Stopani. Papa Giovanni XV è il pontefice che, per tradizione, consegnò il pallio a Sigerico. I Longobardi, dai quali il valico della Cisa prese il nome di Monte Bardone, e i pellegrini d'Irlanda e di Scozia che lasciarono a Forlì una chiesa intitolata a San Pietro in Scotto.

Poi i senza nome, che sono i veri protagonisti: i mercanti italiani diretti alle fiere della Champagne, i cavalieri Gerosolimitani di Crepacuore, i frati del Tau di Altopascio, gli spagnoli che a San Lazzaro di Luni scambiavano la strada con gli italiani diretti a Santiago, gli scandinavi che partivano da Stade e i fiamminghi che scendevano dalla via di Fiandra. E i moderni: San Benedetto Giuseppe Labre, il pellegrino francese del Settecento a cui è intitolato l'ospitale romano, è l'ultimo dei grandi viandanti di cui il cammino conserva il nome; dopo di lui, dagli anni Novanta, migliaia di camminatori con la Credenziale in tasca, che il Testimonium registra ogni giorno in Vaticano.

La Via Francigena oggi: Credenziale, Testimonium, accoglienze

La Credenziale del pellegrino, in formato a fisarmonica, si acquista online sul sito dell'Associazione Europea delle Vie Francigene al prezzo consigliato di 8 euro, oppure nei punti di distribuzione lungo il cammino (uffici turistici, musei, parrocchie, associazioni locali). Ha due sezioni: una con i dati personali, l'altra per i timbri delle tappe, rilasciati da strutture religiose, laiche o comunali. Serve per accedere alle accoglienze religiose e conventuali, per gli sconti nelle strutture convenzionate e per ottenere il Testimonium, la certificazione ufficiale rilasciata a Roma a chi ha percorso almeno 100 chilometri a piedi o 200 in bicicletta. Il Testimonium si ritira in Vaticano al termine del cammino; le modalità e l'ufficio sono indicati sul sito dell'Associazione e cambiano nel tempo, quindi vanno controllati la settimana della partenza.

La segnaletica nel Lazio è il pellegrino stilizzato bianco su fondo blu e le frecce gialle, con i pannelli regionali alle partenze; le tracce GPX ufficiali e l'app dell'Associazione sostituiscono la carta. L'ospitalità è religiosa (conventi, parrocchie), comunale (ostelli), privata (bed and breakfast e agriturismi con tariffa pellegrino). Il cammino si può fare in bicicletta su gran parte del tracciato laziale, con varianti su asfalto dove i sentieri sono impraticabili. L'accessibilità in carrozzina è limitata ai tratti su strada bianca e ai centri storici; la riserva dell'Insugherata e Monte Mario non sono accessibili con la sedia a rotelle. Chi preferisce l'inglese trova sulla guida ai cammini italiani di ItalyPlanner la Via Francigena raccontata per chi arriva dall'estero, con le indicazioni per il Testimonium.

Cosa mangiare lungo la Via Francigena nel Lazio

La cucina della Tuscia è cucina di lago, di bosco e di orto. A Bolsena il piatto è il coregone, il pesce di lago che si cucina alla griglia o con il pomodoro, insieme all'anguilla che Dante mise in bocca a un papa; a Montefiascone il vino è l'Est! Est!! Est!!! DOC, bianco da uve trebbiano e malvasia, la cui leggenda parla di un servitore che segnava con "Est" le osterie dal vino buono e che qui scrisse la parola tre volte. Sui Cimini, fra Vetralla e Sutri, i noccioleti che si attraversano per ore spiegano da soli i tozzetti alle nocciole e la crema che si trova in ogni forno; a Viterbo si cercano l'acquacotta, minestra di pane raffermo, verdure e uovo, e le castagne in autunno. A Sutri, in settembre, si celebra il fagiolo locale con una sagra; a Campagnano e Formello si torna alla cucina romana, con la pasta all'amatriciana e gli abbacchi. La regola del pellegrino vale ancora: pranzo leggero in cammino, pane, pecorino e frutta, e la cena vera all'arrivo. I nomi dei locali cambiano di anno in anno, e il forno di Monterosi con lo sconto ai pellegrini vale più di un ristorante recensito.

Montefiascone - Fiera del Vino - Gara delle botti
Montefiascone, Fiera del Vino, gara delle botti

Domande veloci su Via Francigena

Quanto è lunga la Via Francigena?

Da Canterbury a Roma circa 1.600 chilometri secondo la relazione di Sigerico, che li percorse in 79 tappe; il tratto italiano dal Gran San Bernardo a Roma è di circa mille chilometri, quello laziale da Acquapendente a San Pietro di circa 180. La Via Francigena del Sud, da Roma a Santa Maria di Leuca, aggiunge circa 900 chilometri.

Quante tappe ha la Via Francigena nel Lazio?

Otto, numerate dalla 38 alla 45: Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Vetralla, Sutri, Campagnano di Roma, La Storta, Roma. Fra i 17 e i 24 chilometri l'una, con la più lunga da Vetralla a Sutri e da Sutri a Campagnano.

Quanto costa fare la Via Francigena?

Il cammino è gratuito. La Credenziale ha un prezzo consigliato di 8 euro. Le accoglienze religiose sono a donativo o a tariffa pellegrino; i monumenti a pagamento lungo il tratto laziale (Rocca dei Papi, Palazzo dei Papi, anfiteatro di Sutri) hanno biglietti propri, da verificare sui rispettivi siti.

Quanti giorni servono per la Via Francigena da Acquapendente a Roma?

Otto giorni di cammino, nove con un giorno di riposo a Viterbo o a Sutri. Chi ha una settimana esatta parte da Bolsena e cammina sette giorni.

Come si arriva ad Acquapendente da Roma per iniziare la Via Francigena?

In treno fino a Orvieto sulla linea Roma-Firenze e da lì in autobus; in alternativa con gli autobus Cotral che collegano Roma alla Tuscia, con cambio a Viterbo. In auto, via Cassia o A1 fino a Orvieto, ma la macchina resta poi lontana per otto giorni.

Serve la Credenziale sulla Via Francigena?

Sì, se volete dormire nelle accoglienze religiose e ottenere il Testimonium. Si compra online sul sito dell'Associazione Europea delle Vie Francigene prima della partenza.

Che cosa è il Testimonium della Via Francigena?

Il certificato ufficiale di compimento del pellegrinaggio, rilasciato a Roma a chi dimostra con i timbri della Credenziale di aver percorso almeno gli ultimi 100 chilometri a piedi o 200 in bicicletta. Si ritira in Vaticano al termine del cammino, negli orari indicati dall'Associazione.

Da dove bisogna partire per avere il Testimonium?

Almeno da Bolsena, poco sopra i 100 chilometri; meglio da Acquapendente, per non fare i conti al chilometro. Il cippo dei 100 chilometri da Roma si incontra salendo verso Montefiascone.

Qual è la tappa più bella della Via Francigena nel Lazio?

Per il paesaggio, da Bolsena a Montefiascone, con il basolato romano e il lago; per l'emozione, l'ultima, da La Storta a San Pietro attraverso l'Insugherata e Monte Mario. Per l'archeologia, l'arrivo a Sutri.

Si può fare la Via Francigena in bicicletta?

Sì: il Testimonium in bicicletta richiede 200 chilometri, quindi bisogna partire almeno da Siena o da San Quirico d'Orcia. Nel Lazio gran parte del tracciato è ciclabile con varianti su asfalto nei tratti più ripidi.

La Via Francigena si può fare con i bambini?

Sì, dai dieci anni, scegliendo le tappe più corte (Bolsena-Montefiascone, Montefiascone-Viterbo) e usando la FL3 e i Cotral per saltare quelle lunghe. La tappa romana, da Monte Mario a San Pietro, è adatta anche ai piccoli.

La Via Francigena è accessibile in sedia a rotelle?

Solo in parte: i centri storici, alcune strade bianche e il tratto urbano finale sì; i sentieri dei Cimini, i guadi, l'Insugherata e Monte Mario no. Chi ha esigenze di accessibilità pianifica con l'Associazione tappe alternative su strada.

Dove si dorme lungo la Via Francigena nel Lazio?

Nelle accoglienze parrocchiali e conventuali con la Credenziale, negli ostelli comunali, nei bed and breakfast e agriturismi convenzionati. A Roma esiste un ospitale a donativo per pellegrini muniti di Credenziale, gestito dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella.

Qual è il periodo migliore per la Via Francigena?

Da aprile ai primi di giugno e da metà settembre a fine ottobre. In luglio e agosto il caldo della Tuscia e il rischio incendi sconsigliano il cammino; in inverno le tappe sono fattibili ma i guadi diventano difficili.

Che differenza c'è fra Via Francigena e Via di Francesco?

La Via Francigena arriva a Roma da nord lungo la Cassia, attraverso la Tuscia; la Via di Francesco arriva dall'Umbria e dalla Sabina, per Rieti e la valle del Tevere, cioè lungo la variante che Matthew Paris già descriveva nel Duecento. Sono due cammini distinti con Credenziali distinte.

Che differenza c'è fra Via Francigena e Via Francigena del Sud?

La prima finisce a Roma; la seconda comincia a Roma e scende, per l'Appia o per la Latina, fino ai porti pugliesi e a Santa Maria di Leuca, ripercorrendo la strada dei pellegrini diretti in Terra Santa. È stata ratificata nel 2019.

Si può fare la Via Francigena a tappe, nei fine settimana, partendo da Roma?

Sì, ed è il modo in cui la fanno molti romani: la FL3 ferma a La Storta, Capranica-Sutri e Viterbo, e i Cotral coprono Bolsena e Montefiascone. Si torna a casa la sera e si riparte dalla stessa fermata.

Dove si parcheggia per fare una tappa della Via Francigena?

Ai piedi dei centri storici di Bolsena, Montefiascone, Viterbo (parcheggi fuori le mura), Sutri (presso l'anfiteatro) e Campagnano, con ritorno in autobus o treno al punto di partenza; a Roma la partenza della Storta è servita dalla stazione FL3.

Che cosa vedere a Roma alla fine della Via Francigena?

La basilica di San Pietro, ovviamente, ma poi le basiliche che Sigerico elenca nel diario: San Paolo fuori le mura, San Lorenzo, Sant'Agnese, San Sebastiano sull'Appia. Il cammino medievale non finiva sulla piazza.

Esiste una guida in inglese alla Via Francigena?

Sì, la guida ai cammini italiani di ItalyPlanner descrive la Via Francigena, la Via di Francesco e gli altri cammini per chi arriva dall'estero, e la guida ai siti etruschi spiega Veio, che la tappa 44 attraversa. Per un tour privato o aziendale organizzato da professionisti, con la logistica risolta, TourLeaderPro propone esperienze per gruppi anche fuori Roma.

L'ultima parola: la Via Francigena non è un sentiero, è un modo di arrivare a Roma, e chi la percorre anche solo per gli ultimi tre giorni non guarda più la città allo stesso modo. Non fatela di corsa, non saltate il Bagnaccio, non dormite in albergo dove esiste un'accoglienza con il timbro. E quando dal belvedere di Monte Mario vedete la cupola, fermatevi un minuto senza fotografare: è per quel minuto che mille anni di viandanti hanno chiamato quel colle il monte della gioia.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoLa Via Francigena, Francisca o Romea, non era propriamente una via, quanto piuttosto un fascio di percorsi che portavano fino a Roma e alla Terra Santa. La Via Francigena è un sistema viario con molte alternative, detti anche vie romee, che dall'Europa occidentale, in particolare dalla Francia, conducevano nel Sud Europa fino a Roma proseguendo poi verso la Puglia, dove vi erano i porti d'imbarco per la Terra santa, meta di pellegrini e di crociati.
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