Montefiascone (VT)
Montefiascone si trova in provincia di Viterbo, nell'Alta Tuscia laziale, arroccata sul cono di un antico vulcano che chiude a sud est il bacino del lago di Bolsena. Il centro storico si dispone fra i 590 e i 600 metri di quota, mentre la sommità occupata dalla Rocca dei Papi tocca i 633 metri: è il comune più elevato dell'intera provincia, e dalla sua cima lo sguardo abbraccia il lago vulcanico più grande d'Europa. Ci si arriva dalla via Cassia, la strada statale 2 che gli antichi romani tracciarono fra il 170 e il 150 avanti Cristo e che ancora oggi porta il traffico da Roma verso la Toscana: la capitale dista un centinaio di chilometri, Viterbo poco più di quindici verso sud, Bolsena una manciata di chilometri lungo la discesa verso la riva. Chi non ha l'automobile può servirsi degli autobus regionali Cotral che collegano il paese a Viterbo e ai centri del lago, oppure del treno: la stazione di Montefiascone è sulla linea Viterbo Attigliano Orte e si trova nella frazione di Zepponami, un paio di chilometri sotto il centro, per cui conviene mettere in conto un ultimo tratto in bus urbano o una salita a piedi. I pellegrini e i camminatori arrivano invece dall'alto della loro fatica, perché Montefiascone è una delle mete di tappa della via Francigena e chi scende da Bolsena la vede comparire in cima alla collina molto prima di raggiungerla. Il monumento a pagamento principale è la Rocca dei Papi, in piazza Urbano V: il biglietto intero costa 5,00 euro e il ridotto 3,50 euro, e nella bella stagione, indicativamente da aprile a settembre, l'accesso è previsto il sabato, la domenica e nei giorni festivi con orario 10.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00, ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura; gli orari cambiano di stagione in stagione, quindi conviene verificarli sul sito del gestore prima di salire. Le chiese, invece, la Basilica di San Flaviano e il Duomo di Santa Margherita, si visitano gratuitamente negli orari di apertura al culto.
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✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
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✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se il viaggio ruota attorno allo specchio d'acqua che si vede da quassù, la pagina dedicata al lago di Bolsena raccoglie gli altri borghi che ne presidiano le rive; chi invece sta camminando il grande itinerario dei pellegrini trova il quadro completo nella guida alla via Francigena.

Dove si trova e come arrivare a Montefiascone (VT)
La geografia spiega quasi tutto di questo paese. Montefiascone occupa il rilievo più alto del complesso vulcanico Vulsino, quello stesso apparato che sprofondando ha generato la conca poi riempita dalle acque del lago di Bolsena. Da qui la posizione dominante, la vocazione difensiva della sommità e, alla base, i terreni scuri e minerali che rendono celebre il vino. Il territorio comunale, uno dei più estesi del Viterbese, scende dai 633 metri della Rocca fino alle rive, e comprende frazioni come Zepponami, Le Grazie, Le Coste, Le Mosse e la fascia del Lungolago. Il patrono è Santa Margherita, cui è dedicata la cattedrale.
In automobile la via più diretta da Roma è la Cassia, che sale verso nord toccando Monterosi, Sutri e Viterbo prima di raggiungere Montefiascone; chi viaggia in autostrada esce di solito a Orte sull'A1 e prosegue verso il lago. Il parcheggio in centro storico è limitato e nelle giornate di festa si riempie presto, per cui conviene lasciare l'auto negli spazi appena fuori le mura e salire a piedi verso la Rocca. In treno la stazione di Montefiascone, sulla linea che unisce Viterbo a Orte passando per Attigliano, dista un paio di chilometri dal centro abitato e serve soprattutto i pendolari; i turisti trovano più comodi gli autobus Cotral in arrivo da Viterbo. I camminatori della Francigena entrano invece dalla parte del lago: la tappa che arriva da Bolsena è breve ma tutta in salita, e ripaga la fatica con il panorama che si apre in cima.
La Rocca dei Papi di Montefiascone (VT)
La Rocca dei Papi è il segno che si vede da lontano, il coronamento della collina e il motivo per cui Montefiascone conta nella storia molto più di quanto la sua dimensione lascerebbe supporre. Sorge sul punto più alto, a 633 metri, dove già in epoca protostorica esisteva un insediamento: proprio qui gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un abitato protovillanoviano databile fra il nono e l'ottavo secolo avanti Cristo, segno che l'uomo scelse questa cima molto prima dei papi.
La fortezza medievale che vediamo oggi nasce come struttura difensiva e cresce nei secoli in cui i pontefici cercarono un rifugio sicuro e fresco lontano da Roma. Fu Innocenzo III, alla fine del dodicesimo secolo, a rinforzarla e a cingerla di mura durante la costituzione del patrimonio di San Pietro; dopo di lui generazioni di papi e cardinali vi misero mano, fino agli interventi cinquecenteschi attribuiti ad Antonio da Sangallo il Giovane, che ridisegnò parti della struttura sotto Giulio II. Non è un caso che la Rocca ospiti oggi un museo dedicato proprio all'architettura di Sangallo.

La Torre del Pellegrino e il panorama sul lago
Il momento che vale la salita è quando si esce sulla terrazza panoramica accanto alla Torre del Pellegrino. Da lì l'occhio corre sull'intero bacino del lago di Bolsena, sulle due isole che ne interrompono la superficie, la Bisentina e la più piccola Martana, e sulla corona di paesi che presidiano le rive. La Martana porta con sé una memoria cupa: la tradizione vuole che vi fu uccisa Amalasunta, regina dei Goti, figlia di Teodorico. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva ben oltre il lago, verso i rilievi dell'Alta Tuscia e, dalla parte opposta, verso il Cimino. È il genere di veduta che spiega da sola perché i papi vollero questa collina.
Biglietti, orari e visita alla Rocca dei Papi
L'ingresso alla Rocca dei Papi si trova in piazza Urbano V, la piazza intitolata al pontefice che qui risiedette nelle estati fra il 1368 e il 1370. Il biglietto intero costa 5,00 euro, il ridotto 3,50 euro per i ragazzi fra i dodici e i diciotto anni e per i gruppi numerosi; le scolaresche pagano una tariffa inferiore e i bambini sotto i dodici anni entrano gratuitamente, così come i residenti a Montefiascone. La visita comprende la salita alla torre e l'antiquario con i materiali del territorio. Gli orari seguono la stagione turistica, con apertura nei fine settimana e nei giorni festivi da aprile a settembre e chiusura invernale più ampia: è prudente controllarli sul sito del gestore, perché di anno in anno vengono aggiornati. Mettete in conto una salita a piedi, perché la Rocca è in cima e le auto restano a valle.
La Basilica di San Flaviano, il cuore romanico di Montefiascone (VT)
Prima di salire alla Rocca vale la pena fermarsi al margine dell'abitato, lungo la vecchia via Cassia in direzione di Orvieto, davanti a un edificio che a molti visitatori sfugge e che invece è la cosa più preziosa di Montefiascone. La Basilica di San Flaviano è una chiesa doppia, cioè due edifici sovrapposti e orientati in senso opposto: si entra nella chiesa inferiore e si sale, con un percorso che pochissime altre chiese italiane offrono. La parte più antica, quella inferiore, risale al 1032; l'insieme crebbe fra l'undicesimo e il quindicesimo secolo, con una veste principalmente romanica arricchita nel Trecento da elementi gotici.

La chiesa inferiore e gli affreschi di San Flaviano
La chiesa inferiore si sviluppa su tre navate concluse da tre absidi disposte ad arco, con colonne sormontate da capitelli decorati a foglie d'acanto, molti dei quali di reimpiego. È qui che si concentra la parte pittorica più notevole: nell'abside campeggia un'imponente immagine del Cristo Pantocratore in trono, affiancato da santi, mentre più in basso una scena mostra il santo titolare come cavaliere armato con il vessillo. Gli affreschi appartengono a scuole diverse, dalla tradizione romana e toscana del Trecento alle presenze umbre del Quattrocento, e vanno guardati con calma, perché la luce naturale è scarsa e i colori emergono solo dopo che l'occhio si è abituato alla penombra. La chiesa superiore, anch'essa a tre navate, presenta archi sostenuti da colonne basse e un'apertura rettangolare che si affaccia sull'ambiente inferiore, così da mettere in comunicazione visiva i due piani.
La tomba di Johannes Defuk in San Flaviano
San Flaviano è anche il luogo dove riposa il protagonista della leggenda più famosa del paese. Nel 1113 vi fu sepolto Johannes Defuk, il prelato di lingua tedesca che secondo la tradizione morì a Montefiascone per amore del vino locale. La sua pietra tombale porta un'iscrizione che è entrata nel folklore: nella forma tramandata recita, per il troppo Est, qui giace morto Johannes Defuk, mio signore. Per secoli sulla tomba si versò ogni anno una libagione di vino, usanza che oggi non si pratica più ma che racconta bene il legame fra questo personaggio e la cittadina. Nella chiesa si conserva inoltre, per tradizione, la cattedra collegata a papa Urbano IV. San Flaviano sorge proprio sull'antica via Francigena, e non è un dettaglio: i pellegrini che salivano verso Roma passavano di qui, e questa era la prima chiesa che incontravano entrando in paese.
Il Duomo di Santa Margherita e la grande cupola di Montefiascone (VT)
Se San Flaviano è il tesoro nascosto, la Cattedrale di Santa Margherita è il segno che, insieme alla Rocca, disegna il profilo di Montefiascone contro il cielo. La sua cupola si riconosce da quasi tutta la Tuscia e domina l'abitato con una mole che stupisce in un centro di queste dimensioni. La chiesa è dedicata a Santa Margherita di Antiochia, giovane martire le cui reliquie giunsero qui dall'Oriente, e la sua costruzione impegnò architetti di primo piano.
Dall'impianto rinascimentale alla cupola di Carlo Fontana
Il cantiere prese avvio fra Quattrocento e Cinquecento. La parte inferiore, dalla cripta fino al tamburo, si deve al veronese Michele Sanmicheli, con la probabile collaborazione di Antonio da Sangallo il Giovane. La svolta arrivò per una sciagura: nella notte del Venerdì Santo del 1670 un terribile incendio distrusse la copertura e buona parte degli interni. Fu allora che si decise di coronare l'edificio con una grande cupola, e l'incarico andò a Carlo Fontana, architetto tra i più autorevoli del tardo barocco romano. Fontana modificò il progetto originario e disegnò una cupola costolonata, con evidenti scanalature, che venne inaugurata il 16 dicembre 1674. Con un diametro di circa 27 metri, è tra le più ampie cupole in muratura d'Italia, e la sua sagoma è diventata il simbolo della città. La ricostruzione fu finanziata dal cardinale Altieri, che permise di riportare la cattedrale al suo splendore in pochi anni. La facciata e i campanili, con le statue dei patroni, si devono a un intervento successivo di Paolo Gazola.
La cripta di Santa Lucia Filippini nel Duomo di Montefiascone
Sotto la chiesa principale riposa una figura molto amata nel territorio: Santa Lucia Filippini, fondatrice dell'ordine delle Maestre Pie e grande benefattrice delle scuole locali, canonizzata nel 1930. Le sue spoglie sono custodite nella cripta soggiacente la basilica. Nella cattedrale trova sepoltura anche il cardinale Marco Antonio Barbarigo, il prelato che alla fine del Seicento riadattò il seminario di Montefiascone fino a farne uno dei più importanti dell'Italia centrale. La chiesa fu elevata alla dignità di basilica minore nel 1943, sotto il pontificato di Pio XII.
Le altre chiese e i monumenti di Montefiascone (VT)
Il patrimonio religioso di Montefiascone non si esaurisce con le sue due chiese maggiori. Le fonti documentarie, già nel nono secolo, ricordano un tessuto fitto di edifici sacri, alcuni scomparsi e altri ancora in piedi. Nei documenti ufficiali compaiono il convento di San Pietro in Vico Pergulata, le chiese ormai perdute di Santa Maria e Sant'Agnese, di cui restano tracce di fondazione, la chiesa di San Pancrazio in Nocerina e quella di Sant'Andrea, un tempo posta all'interno della cinta muraria.
Sant'Andrea, Santa Maria di Montedoro e Santa Maria delle Grazie
Fra le chiese ancora visitabili si contano quella di Sant'Andrea, di origini antiche e più volte rimaneggiata, il santuario di Santa Maria di Montedoro, che sorge poco fuori dall'abitato in posizione panoramica, e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, cara alla devozione locale. Sono edifici che raramente entrano nelle guide di fretta, e proprio per questo restituiscono un ritratto più vero della religiosità del paese, fatta di santuari suburbani, di conventi e di piccole chiese di quartiere. Chi ha tempo può cercarle una per una, seguendo i vicoli che dalla piazza centrale scendono verso le porte antiche.
Una curiosità su Montefiascone (VT)
La curiosità che quasi nessun visitatore conosce riguarda un pontefice goloso e un lago pieno di anguille. Nel Duecento papa Martino IV soggiornò a lungo alla Rocca di Montefiascone, che abbellì al punto da trasformarla in una reggia. Il papa, racconta la tradizione, era ghiottissimo delle anguille pescate nel lago di Bolsena, che si dice facesse annegare nella vernaccia prima di cuocerle. Quella passione gli è costata la fama eterna: Dante Alighieri lo collocò nel Purgatorio, nella cornice dei golosi, alludendo proprio alle anguille del lago e al vino con cui le accompagnava. Ecco perché, salendo alla Rocca, non si guarda soltanto un panorama: si guarda il paesaggio che entrò nella Divina Commedia per bocca di un papa condannato per gola. È una di quelle coincidenze in cui un dettaglio gastronomico, un lago e un capolavoro della letteratura si annodano in un punto solo della geografia italiana, e quel punto è questa collina.
Una cosa che non ti dice nessuno su Montefiascone (VT)
La cosa che le brochure non spiegano è che San Flaviano non è semplicemente una chiesa vecchia, ma una delle rarissime chiese doppie d'Italia, e che il senso di quella struttura ha a che fare con la strada. La Francigena passava esattamente di lì, ai piedi del paese, e chi arrivava a piedi da nord entrava in una chiesa pensata su due livelli sovrapposti e orientati in modo contrario. Non è una bizzarria architettonica: rispecchia una liturgia e una funzione di accoglienza dei pellegrini che si sono stratificate nei secoli. Un secondo dettaglio che sfugge ai più riguarda l'iscrizione sulla tomba di Defuk: la formula con il triplo Est non è una battuta moderna inventata per i turisti, ma un testo tramandato da secoli, che i viaggiatori del Grand Tour già copiavano nei loro taccuini. Chi entra in San Flaviano cercando soltanto la lapide del bevitore si perde gli affreschi; chi entra cercando soltanto gli affreschi si perde la strada dei pellegrini che quella chiesa racconta. Il modo giusto di visitarla è tenere insieme le due cose.
Il consiglio che ti do per visitare Montefiascone (VT)
Il consiglio che do a chi mi accompagna è di rovesciare l'ordine istintivo della visita. Quasi tutti puntano dritti alla Rocca e liquidano San Flaviano con una sosta veloce, se pure la trovano. Fate il contrario: cominciate in basso, da San Flaviano, quando la luce del mattino entra ancora radente nella chiesa inferiore e gli affreschi del Pantocratore si leggono meglio; poi salite lentamente verso il centro, fermatevi al Duomo per guardare la cupola dall'interno, e tenete la Rocca per l'ultimo, meglio se nel tardo pomeriggio. Il motivo è semplice: il panorama dalla terrazza panoramica dà il meglio quando il sole cala verso il lago e l'acqua si accende. In una sola giornata si vede tutto senza correre, ma se potete dividere la visita su due mezze giornate, dedicando una alle chiese e una al lago che si vede da lassù, il paese vi resterà addosso molto di più. E lasciate perdere l'idea di visitare Montefiascone senza bere il suo vino: sarebbe come andare a Bolsena e non guardare l'acqua.

Il vino Est! Est!! Est!!! di Montefiascone (VT)
Nessun racconto di Montefiascone regge senza il suo vino, perché il nome stesso di questa cittadina è legato a una delle etichette più celebri e più curiose d'Italia. L'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone è un vino bianco riconosciuto come denominazione di origine controllata nel 1966. Si produce, oltre che a Montefiascone, in altri comuni dell'Alta Tuscia affacciati sul lago, e nasce da uve a bacca bianca: la base è il Trebbiano toscano, chiamato qui Procanico, accompagnato dalla Malvasia bianca e dal Trebbiano giallo, noto localmente come Rossetto o Roscetto. Il risultato è un vino dal colore paglierino brillante, dall'odore vinoso e dal sapore che il disciplinare descrive sapido, di corpo, armonico, nelle versioni dal secco all'abboccato. Ne esiste anche una versione dolce e una spumantizzata.
La leggenda di Johannes Defuk e del triplo Est
La storia che ha reso famoso questo vino si colloca nel 1111. Il prelato Johannes Defuk viaggiava verso Roma al seguito dell'imperatore Enrico V, diretto alla consacrazione del sovrano. Uomo di gusto raffinato, Defuk aveva l'abitudine di mandare avanti il suo coppiere, di nome Martino, con un incarico preciso: assaggiare il vino delle osterie lungo la strada e segnare con la scritta latina Est, cioè c'è vino buono, le porte dei locali dove valeva la pena fermarsi. Arrivato a Montefiascone e assaggiato il moscatello del posto, Martino restò talmente colpito che sulla porta non scrisse una sola parola, ma la triplicò con enfasi: Est! Est!! Est!!! Il vescovo lo raggiunse, provò quel vino e non ripartì più. Vi rimase, dice la leggenda, fino alla morte, sopraggiunta secondo la tradizione proprio per l'eccesso di quel piacere. Fu sepolto in San Flaviano, dove la sua lapide ricorda ancora, con ironia lapidaria, che il troppo Est fu la sua rovina.

Dove si beve l'Est! Est!! Est!!! a Montefiascone
Il vino che si beve oggi non è più il moscatello dolce del vescovo medievale: il disciplinare del 1966 ha fissato un profilo moderno, più asciutto, adatto ai pesci di lago e ai piatti della tradizione locale. Chi vuole capire l'Est! Est!! Est!!! lo assaggi qui, nelle cantine e nelle osterie del centro, magari accompagnato a un piatto di coregone o di anguilla del lago di Bolsena, e non altrove: un vino così legato al suo luogo perde molto quando lo si beve lontano dalla collina che lo produce. Un'opinione da chi accompagna gruppi da anni: diffidate delle bottiglie troppo economiche vendute ai bordi della strada come souvenir e cercate invece i produttori seri della zona, perché la differenza fra un Est! Est!! Est!!! fatto bene e uno industriale è enorme, e rischia di rovinarvi il ricordo di un vino che merita rispetto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che i papi soggiornarono a Montefiascone, ma pochi ricordano quanto a lungo e quanto seriamente questa collina fu, per un tratto del Trecento, una capitale di fatto dello Stato della Chiesa. Durante la cattività avignonese, quando i pontefici risiedevano in Francia, a governare l'Italia centrale in loro nome furono i legati, e il più celebre di essi, il cardinale spagnolo Egidio Albornoz, scelse proprio Montefiascone come base delle sue campagne militari. Nelle sue due missioni italiane, fra il 1353 e il 1357 e poi fra il 1358 e il 1367, Albornoz risiedette prevalentemente qui, e trascorse il suo primo inverno italiano dentro la Rocca preparando piani di battaglia e raccogliendo alleati. Si diceva, in quegli anni, che la fortezza fosse inespugnabile. Fu grazie al lavoro paziente dell'Albornoz che lo Stato pontificio venne quasi interamente ricostruito, tanto che quando Urbano V decise di riportare la sede papale da Avignone a Roma, il 30 aprile 1367, trovò un territorio pacificato. E fu ancora a Montefiascone che Urbano V passò le estati del 1368, del 1369 e del 1370, prima di rientrare a Roma per incoronare l'imperatore Carlo IV. Non un semplice luogo di villeggiatura papale, dunque, ma per qualche decennio il centro nevralgico da cui si riconquistò lo Stato della Chiesa.
La foto giusta da fare a Montefiascone (VT)
La fotografia che porterete a casa da Montefiascone non è il primo piano di un monumento, ma il rapporto fra il paese e il suo lago. Salite alla terrazza panoramica della Rocca dei Papi nel tardo pomeriggio e aspettate che il sole cominci a calare verso ovest: da lì il lago di Bolsena si distende sotto di voi con le due isole a interrompere la superficie, e la luce radente disegna le colline. È lì che va puntato l'obiettivo, tenendo in primo piano un lembo delle mura della Rocca per dare profondità all'immagine. Chi preferisce inquadrare il paese, e non il panorama, trovi invece un punto lungo la salita da cui la cupola del Duomo di Santa Margherita e la torre della Rocca si allineano sullo stesso asse: è la sagoma che identifica Montefiascone da chilometri di distanza, ed è la cartolina più riconoscibile del borgo. La luce migliore per questa seconda inquadratura è quella del mattino, quando il sole viene da est e illumina di taglio la facciata della cattedrale.

La storia di Montefiascone (VT), dagli Etruschi ai giorni nostri
La storia di Montefiascone è lunga e stratificata, e vale la pena ripercorrerla per fasi, perché ogni epoca ha lasciato un segno che ancora oggi si legge camminando per il paese.
I primi abitanti e gli Etruschi
Al periodo etrusco risalgono due aree templari sacre, una nella località di Cornos, in riva al lago e chiamata dai locali anche Cornosse, e l'altra alla Rocca. Tracce di civiltà più antiche sono state rinvenute fra Montefiascone e Viterbo, nella zona del Rinaldone, sede della civiltà eneolitica che proprio da questo sito ha preso il nome. Nel luogo dove sorge la Rocca sono stati riportati alla luce i resti di un insediamento protovillanoviano, databile intorno al nono e ottavo secolo avanti Cristo: la sommità, quindi, fu abitata molto prima che diventasse rifugio dei papi.
I Romani e la via Cassia
Montefiascone conobbe migliori fortune in epoca romana, grazie a un efficiente sistema viario di cui la via Cassia, costruita fra il 170 e il 150 avanti Cristo, è l'esempio più evidente. Lo sviluppo fu favorito, paradossalmente, dalla scarsa urbanizzazione lasciata dagli etruschi in questa parte del territorio. Alcuni ritrovamenti nella zona della Basilica di San Flaviano fanno pensare che il nucleo iniziale romano si trovasse proprio in quell'area: sono emerse tracce di mausolei, di necropoli e numerose lapidi, che raccontano una presenza stabile lungo la grande strada consolare.
Le prime testimonianze scritte
Con il nome latino di Mons Flasconis, Montefiascone comincia a comparire nei documenti ufficiali a partire dall'anno 853, quando papa Leone IV conferma al vescovo di Tuscania, Virobono, i possedimenti della diocesi cui il territorio apparteneva. Da quei documenti apprendiamo dell'esistenza del convento di San Pietro in Vico Pergulata, delle chiese ormai scomparse di Santa Maria e Sant'Agnese, di cui restano tracce di fondazione, della chiesa di San Pancrazio in Nocerina e di quella di Sant'Andrea, allora posta all'interno delle mura cittadine.
L'Alto Medioevo, i papi e la contessa Matilde
Nel Medioevo il centro, con la sua piccola fortezza, assume una notevole importanza strategica per la posizione dominante sulla vallata. Nel 1058 vi si reca papa Stefano IX, e nel 1065 l'esercito della contessa Matilde di Canossa. Il 15 giugno 1074 papa Gregorio VII incontra proprio a San Flaviano la contessa Matilde e la madre Beatrice, sue preziose alleate nella lotta per le investiture. La fortezza viene assediata nel 1093 dall'imperatore Enrico IV, ma i conti Farnese, gli Ildibrandini e i signori di Bisenzio la difendono con energia. Nel 1111 Enrico V e la sua corte passano per Montefiascone diretti a Roma per la consacrazione imperiale, ed è a questo passaggio che la leggenda lega la figura di Johannes Defuk e del vino. Nel 1185 anche Federico Barbarossa si reca qui, consapevole del valore della fortezza.
Il periodo di splendore
Negli anni seguenti Montefiascone divenne uno dei centri più importanti della Chiesa. Papa Innocenzo III, nel tredicesimo secolo, costituì il patrimonio di San Pietro appoggiandosi alle promesse incompiute di Pipino e Carlo Magno, e visitò Montefiascone per la prima volta nel 1207, rinforzando la Rocca e munendola di un muro di cinta. Tre anni dopo, Ottone IV occupò il paese e vi stabilì il proprio quartier generale. Nel 1222 vi passò San Francesco, che vi lasciò un suo seguace, frate Morico da Viterbo, perché avviasse i cittadini al Vangelo secondo il suo insegnamento. Nel 1267 il paese fu brevemente invaso dai ghibellini. Papa Martino IV soggiornò a lungo alla Rocca, abbellendola fino a farne una reggia, e proprio a lui si lega la vicenda delle anguille del lago che gli valsero un posto fra i golosi del Purgatorio dantesco. Nel 1315 la fortezza fu assediata per una disputa con un vicario rettore di San Pietro, e i ghibellini, vinta la contesa, derisero gli sconfitti e imbastirono, la vigilia di Natale, un processo contro i prigionieri che si chiuse con condanne pesanti. Nel 1321 papa Giovanni XXII, da Avignone, ordinò che nella Rocca si coniasse una nuova moneta, la papalina. Durante la cattività avignonese, come si è detto, furono i legati a governare da qui, e fra loro il cardinale Albornoz fu il più importante. Nel 1463 la Rocca aveva ormai perso prestigio, perché la sede del governo pontificio era stata spostata prima a Viterbo e poi definitivamente a Roma: papa Pio II, visitandola, la descrisse come un palazzo costruito a somiglianza di una fortezza, con saloni, sale da pranzo e camere degne di un papa, ma ormai in parte cadente per vecchiaia e incuria.
Il Rinascimento, la peste e il declino
Nel 1534 il cardinale Alessandro Farnese, legato a queste terre, salì al soglio pontificio con il nome di Paolo III: abile diplomatico, perseguì una politica di pacificazione fra le autorità ecclesiastiche. Nel 1590 la Rocca cadeva a pezzi e non venne più restaurata, perché i papi avevano ormai smesso di frequentare quella che era stata la loro residenza estiva, e per decenni Montefiascone rimase nell'anonimato. Nel 1657 la città fu colpita dalla peste, che le costò circa 1200 abitanti, quasi un terzo della popolazione di allora. Nel 1695 un violento terremoto distrusse quasi completamente la vicina Civita, e anche a Montefiascone i danni furono notevoli, pur senza vittime. Nel 1687 la venuta del cardinale Marco Antonio Barbarigo fu provvidenziale: egli riadattò il seminario locale fino a farne uno dei più importanti dell'Italia centrale, prima che anch'esso, lentamente, perdesse importanza; il cardinale morì il 26 maggio 1706. Il primo settembre 1719 il vescovo cardinale Pompilio Bonaventura celebrò a Montefiascone le nozze fra la principessa polacca Maria Clementina Sobieska e Giacomo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra, che tuttavia non sarebbero mai diventati sovrani.
Dall'occupazione francese all'Unità d'Italia
Nel 1797 papa Pio VI passò da Montefiascone da esiliato. L'anno dopo i repubblicani francesi invasero lo Stato pontificio e, entrando in paese, razziarono il giardino del vescovado, distruggendo le cento statue di marmo che lo adornavano. Nel 1860 la città fu assalita dai Cacciatori del Tevere, ma le truppe pontificie ne ripresero subito il controllo. Nel 1870 Nino Bixio occupò Montefiascone senza incontrare resistenza, e la votazione per l'annessione al Regno d'Italia fu quasi plebiscitaria: su 1473 aventi diritto, 1469 votarono a favore, quattro contro e 491 si astennero. Dopo otto secoli cessava di esistere il patrimonio di San Pietro in Tuscia. Con la nuova amministrazione si ricostruì gran parte degli edifici, si costruirono fogne, strade e l'acquedotto del Cimino, e Montefiascone, definita da molti la perla dell'Alto Lazio, divenne un'ambita meta di villeggiatura nei primi decenni del Novecento.
Il Novecento e la Seconda guerra mondiale
Come tante altre città, anche Montefiascone pagò il suo tributo alla Prima guerra mondiale, con venti caduti, fra cui il sindaco Oreste Borghesi. Nel 1930 fu canonizzata Lucia Filippini, le cui spoglie riposano nella cripta della cattedrale. Negli anni Trenta la città ricevette la visita di Mussolini, accompagnato da Italo Balbo. Nel maggio del 1944 Montefiascone subì due bombardamenti aerei da parte delle truppe alleate, con numerose vittime e ingenti danni. Nel 1958, in tempo di pace ritrovata, venne istituita la Fiera del Vino, che ancora oggi è uno degli appuntamenti principali dell'estate montefiasconese e celebra la storica vocazione agricola e vinicola della città.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Fra i molti fatti che segnarono Montefiascone, alcuni meritano di essere ricordati per la loro forza. Il primo è l'incontro del 15 giugno 1074 fra papa Gregorio VII e la contessa Matilde di Canossa a San Flaviano: un vertice fra i protagonisti della lotta per le investiture, in una fase decisiva dei rapporti fra papato e impero. Il secondo è l'assedio del 1093, quando l'imperatore Enrico IV cinse la fortezza e i signori locali la difesero con tale accanimento da respingerlo. Il terzo, e forse il più affascinante per chi ama la storia, è l'inverno che il cardinale Albornoz passò dentro la Rocca fra il 1353 e il 1354, trasformando questa collina nel comando da cui si riconquistò lo Stato della Chiesa. C'è poi la notte del Venerdì Santo del 1670, quando l'incendio del Duomo, per quanto sciagura, generò la meraviglia della cupola di Carlo Fontana inaugurata quattro anni dopo. E c'è la pagina più dolorosa, la peste del 1657 che si portò via un terzo della popolazione, e i due bombardamenti del maggio 1944 che colpirono il paese negli ultimi mesi di guerra. Un evento più lieto, ma non meno significativo, fu il matrimonio del 1719 fra Maria Clementina Sobieska e Giacomo Stuart, celebrato in questa cittadina fra le speranze mai realizzate di una restaurazione degli Stuart sul trono inglese. Ognuno di questi episodi ha lasciato una traccia che ancora oggi si può cercare fra le pietre.
Chi è passato da Montefiascone (VT)
Poche cittadine di provincia possono vantare un via vai di personaggi come quello che attraversò Montefiascone nel corso dei secoli, e la ragione è sempre la stessa: la posizione sulla via che porta a Roma. Vi passarono imperatori diretti alla loro consacrazione, da Enrico V nel 1111 a Federico Barbarossa nel 1185, e con Enrico V, secondo la leggenda, vi giunse Johannes Defuk, il prelato tedesco che il vino locale trattenne fino alla morte. Vi soggiornarono numerosi papi: Stefano IX nel 1058, Gregorio VII che qui incontrò la contessa Matilde di Canossa, Innocenzo III che ne rinforzò la Rocca, Martino IV che ne fece una reggia e vi coltivò la passione per le anguille che gli valse un posto nella Divina Commedia di Dante, e Urbano V che vi passò le estati appena rientrato da Avignone. Vi fece tappa San Francesco d'Assisi nel 1222, lasciandovi un compagno per predicare il Vangelo. Vi risiedette a lungo il cardinale Egidio Albornoz, artefice della riconquista dello Stato pontificio. Vi passò, da esiliato, Pio VI nel 1797, e vi entrò Nino Bixio nel 1870 alla vigilia dell'Unità. Perfino la musica ha lasciato un segno: si racconta che Gioachino Rossini ambientò a queste terre la sua Cenerentola. Negli anni Trenta del Novecento vi giunse Mussolini in visita, accompagnato da Italo Balbo. Camminare per Montefiascone significa ripercorrere, senza saperlo, gli stessi vicoli calcati da tutti costoro.
La via Francigena a Montefiascone (VT)
Montefiascone è una delle tappe più riconoscibili della via Francigena, il grande itinerario che dal nord Europa portava i pellegrini a Roma. Chi cammina oggi lungo questo percorso arriva in genere da Bolsena, con una salita breve ma impegnativa che si conclude proprio in cima al paese, e riparte il giorno dopo verso Viterbo, spesso lungo un tratto di basolato antico che è fra i meglio conservati dell'intero cammino. San Flaviano, ai piedi dell'abitato, era la chiesa che i pellegrini incontravano entrando, e la sua struttura a due livelli si spiega anche con questa funzione di accoglienza. Il paese conserva, insomma, non soltanto i monumenti dei potenti che vi si fermarono, ma anche la memoria umile e continua di chi lo attraversò a piedi per fede. Per chi arriva in automobile, percorrere anche solo un breve tratto della Francigena nei dintorni, magari verso il lago, aiuta a capire perché questa collina fu così importante lungo la strada di Roma.
Gli eventi di Montefiascone (VT)
Il calendario di Montefiascone ruota attorno al vino. L'appuntamento principale è la Fiera del Vino, istituita nel 1958 e ancora oggi il cuore dell'estate montefiasconese: si tiene ogni anno ad agosto e celebra la vocazione agricola e vinicola del territorio con rievocazioni storiche, fra cui il corteo che ricorda la leggenda di Defuk, e con la scenografica gara delle botti, in cui si spingono a rotolare per le vie del centro le grandi botti di legno. In luglio la cittadina ospita anche l'Est Film Festival, una rassegna cinematografica che porta proiezioni e incontri nel centro storico. Attorno a questi due eventi maggiori si dispone il resto del calendario, fatto di sagre, celebrazioni religiose e appuntamenti legati alla vendemmia. Chi programma la visita per la seconda metà d'agosto trova il paese nel suo momento più vivo, ma anche più affollato: chi cerca la quiete faccia i suoi conti con il calendario.

A tavola a Montefiascone (VT): il pesce del lago e il vino
La cucina di Montefiascone guarda in due direzioni: verso l'acqua del lago di Bolsena e verso i terreni vulcanici delle campagne. Dal lago arriva il pesce d'acqua dolce, che qui si cucina con preparazioni semplici, pensate per esaltare il sapore senza coprirlo. Il pesce più pregiato è il coregone, introdotto alla fine dell'Ottocento e diventato una delle specie economicamente più importanti del bacino: vive nelle acque profonde e limpide, si nutre di plancton e ha carni delicate, tanto che il modo classico di servirlo è arrosto, condito con olio extravergine, limone, aglio e rosmarino. Accanto al coregone il lago offre persico, luccio, tinca e carpa, cotti alla griglia, fritti o in umido. E poi c'è l'anguilla, quella stessa anguilla del lago di Bolsena di cui era ghiotto papa Martino IV e che gli valse la fama dantesca: è un pesce grasso e saporito, che la tradizione locale prepara arrosto o in umido.
Ad accompagnare questi piatti c'è, naturalmente, l'Est! Est!! Est!!!, il cui profilo asciutto lega bene con il pesce di lago e con i sapori delle campagne. Un abbinamento che vale la pena provare sul posto, in una delle osterie del centro, è proprio il coregone o l'anguilla con un bicchiere del vino locale: è il modo più diretto per capire perché questa cittadina e il suo vino siano entrati insieme nella storia del gusto italiano. Chi vuole portarsi a casa un ricordo goloso trova, oltre alle bottiglie dei produttori seri, l'olio della Tuscia e i prodotti della campagna vulcanica, dalle lenticchie ai formaggi dei pascoli intorno al lago.
Il seminario Barbarigo e le Maestre Pie di Montefiascone (VT)
Fra i capitoli meno turistici ma più significativi della storia di Montefiascone c'è quello dell'istruzione. Alla fine del Seicento, nel 1687, giunse in cittadina il cardinale Marco Antonio Barbarigo, veneziano, che avrebbe segnato profondamente la vita del paese. Barbarigo riadattò e potenziò il seminario di Montefiascone fino a farne uno dei più importanti dell'Italia centrale, un centro di formazione del clero che per un lungo periodo attirò studenti da un territorio vasto. Il cardinale morì il 26 maggio 1706, e con il tempo anche il seminario perse parte della sua importanza, ma l'impronta educativa che aveva impresso al paese non si spense.
A quella stagione appartiene anche la figura di Lucia Filippini, fondatrice dell'ordine delle Maestre Pie, che proprio a fianco dell'opera del Barbarigo dedicò la vita all'istruzione delle ragazze e alla scuola popolare, in un'epoca in cui l'educazione femminile era largamente trascurata. Grande benefattrice delle scuole locali, fu canonizzata nel 1930, e le sue spoglie riposano ancora oggi nella cripta della cattedrale di Santa Margherita, insieme a quelle del cardinale Barbarigo. Chi scende nella cripta del Duomo, quindi, non visita soltanto un ambiente architettonico, ma incontra due protagonisti di una storia di scuola e di educazione che ha attraversato il paese per secoli.
Cosa vedere intorno a Montefiascone (VT)
Montefiascone è un ottimo punto d'appoggio per esplorare l'Alta Tuscia, una delle zone meno battute e più ricche del Lazio. Sceso verso il lago si raggiunge in pochi minuti Bolsena, con la sua basilica di Santa Cristina e il miracolo eucaristico che diede origine alla festa del Corpus Domini, e l'intera corona dei borghi lacustri è raccontata nella pagina del lago di Bolsena. A sud, a un quarto d'ora di strada, c'è Viterbo, la citta dei papi con il suo quartiere medievale di San Pellegrino e il Palazzo dei Papi; poco oltre si trova il complesso di San Martino al Cimino con la sua abbazia cistercense. Verso il Tevere merita la deviazione la spettacolare Civita di Bagnoregio, la citta che muore, raggiungibile solo a piedi. Gli amanti dell'arte etrusca hanno l'imbarazzo della scelta fra le necropoli di Tarquinia, con i suoi affreschi, il parco archeologico di Vulci e la Tuscania delle chiese romaniche. Chi ama le dimore rinascimentali punti su Caprarola con il Palazzo Farnese e sui giardini di Villa Lante. In tutti i casi Montefiascone, con la sua altura e il suo panorama, resta il balcone da cui si domina l'intero territorio.
Quando andare, con i bambini, accessibilità
Il periodo migliore per visitare Montefiascone va dalla primavera all'inizio dell'autunno, quando la Rocca è aperta nei fine settimana e il clima permette di godere il panorama e le passeggiate. L'estate è vivace ma calda, e ad agosto la Fiera del Vino porta molta gente; chi cerca tranquillità preferirà maggio, giugno o settembre. Il paese è adatto ai bambini, che si divertono alla salita verso la torre e al colpo d'occhio sul lago, ma va tenuto presente che il centro storico è in pendenza e acciottolato, e che la chiesa doppia di San Flaviano, con le sue scale, richiede un minimo di attenzione con i passeggini. Sul fronte dell'accessibilità, la conformazione collinare pone qualche difficoltà a chi ha problemi di deambulazione: alcune salite sono ripide e i fondi antichi non sempre agevoli. Per informazioni aggiornate su percorsi accessibili e servizi conviene rivolgersi all'ufficio turistico del Comune.
Domande veloci su Montefiascone (VT)
Dove si trova Montefiascone (VT)?
Montefiascone è in provincia di Viterbo, nell'Alta Tuscia laziale, sulla sponda sud orientale del lago di Bolsena. Il centro storico si sviluppa fra i 590 e i 600 metri di quota e la Rocca tocca i 633 metri, il che ne fa il comune più alto della provincia.
Come si arriva a Montefiascone da Roma?
In automobile si segue la via Cassia verso nord, per circa un centinaio di chilometri; in alternativa si esce a Orte sull'autostrada A1 e si prosegue verso il lago. Con i mezzi pubblici si raggiunge Viterbo e da lì si prende un autobus Cotral. Esiste anche una stazione ferroviaria, nella frazione di Zepponami, sulla linea Viterbo Attigliano Orte.
Quanto costa il biglietto della Rocca dei Papi a Montefiascone?
Il biglietto intero costa 5,00 euro e il ridotto 3,50 euro; le scolaresche pagano meno e i bambini sotto i dodici anni, oltre ai residenti, entrano gratuitamente. Gli orari variano con la stagione, quindi conviene verificarli prima della visita.
Le chiese di Montefiascone si visitano gratis?
Sì, la Basilica di San Flaviano e il Duomo di Santa Margherita si visitano gratuitamente negli orari di apertura al culto. Si chiede solo il rispetto del silenzio e un abbigliamento adeguato a un luogo sacro.
Che cosa è il vino Est! Est!! Est!!! di Montefiascone?
È un vino bianco a denominazione di origine controllata dal 1966, ottenuto da uve Trebbiano toscano, Malvasia bianca e Trebbiano giallo. Deve il suo nome curioso a una leggenda medievale legata al prelato Johannes Defuk e al suo coppiere Martino.
Perché il vino si chiama Est! Est!! Est!!!?
Secondo la leggenda, nel 1111 il coppiere Martino segnava con la scritta latina Est, cioè c'è vino buono, le osterie migliori lungo la strada per Roma. A Montefiascone il vino gli parve così eccellente da scrivere tre volte la parola, con enfasi crescente: Est! Est!! Est!!!
Dov'è la tomba di Johannes Defuk?
La tomba di Johannes Defuk si trova nella Basilica di San Flaviano, ai piedi del paese. La lapide, sepolta lì dal 1113, ricorda con ironia che fu il troppo Est a causarne la morte.
Quanto è grande la cupola del Duomo di Montefiascone?
La cupola della Cattedrale di Santa Margherita ha un diametro di circa 27 metri ed è tra le più ampie cupole in muratura d'Italia. Fu progettata da Carlo Fontana e inaugurata il 16 dicembre 1674, dopo l'incendio che nel 1670 aveva devastato la chiesa.
Che cosa è la chiesa doppia di San Flaviano?
San Flaviano è una chiesa formata da due edifici sovrapposti e orientati in senso opposto: si entra nella chiesa inferiore, del 1032, e si sale a quella superiore. È una delle rarissime chiese doppie d'Italia e conserva affreschi di grande valore.
Quanto tempo serve per visitare Montefiascone?
Per vedere San Flaviano, il Duomo e la Rocca dei Papi con calma serve almeno mezza giornata. Chi vuole aggiungere una degustazione di vino o una passeggiata sulla Francigena farà meglio a dedicare al paese una giornata intera.
Quando si tiene la Fiera del Vino di Montefiascone?
La Fiera del Vino si tiene ogni anno ad agosto. Istituita nel 1958, comprende rievocazioni storiche, il corteo che ricorda la leggenda di Defuk e la caratteristica gara delle botti per le vie del centro.
Si vede il lago di Bolsena da Montefiascone?
Sì, e questo è uno dei motivi principali per salire fin quassù. Dalla terrazza panoramica della Rocca dei Papi si domina l'intero lago di Bolsena con le sue due isole, la Bisentina e la Martana.
Montefiascone è sulla via Francigena?
Sì, Montefiascone è una delle tappe della via Francigena. I camminatori arrivano di solito da Bolsena e ripartono verso Viterbo, in parte lungo un tratto di basolato antico ben conservato.
Montefiascone è adatta ai bambini?
Sì, i bambini apprezzano la salita alla torre e la vista sul lago. Va però considerato che il centro storico è in pendenza e acciottolato, e che le scale di San Flaviano richiedono un minimo di attenzione con i passeggini.
Dove si assaggia il vino di Montefiascone?
L'Est! Est!! Est!!! si assaggia nelle cantine e nelle osterie del centro storico, meglio se accompagnato ai pesci del lago di Bolsena. Conviene cercare i produttori seri della zona ed evitare le bottiglie troppo economiche vendute come souvenir.
Chi era il cardinale Albornoz e cosa c'entra con Montefiascone?
Egidio Albornoz era il cardinale spagnolo che, durante la cattività avignonese, riconquistò lo Stato della Chiesa in nome del papa. Fra il 1353 e il 1367 risiedette prevalentemente a Montefiascone, facendo della Rocca la base delle sue campagne militari.
Che cosa vedere vicino a Montefiascone?
Nel raggio di pochi chilometri ci sono Bolsena, Viterbo, Civita di Bagnoregio, le necropoli etrusche di Tarquinia e Vulci, la romanica Tuscania e le dimore rinascimentali di Caprarola e Villa Lante. Montefiascone è un buon punto d'appoggio per l'intera Alta Tuscia.
Perché Dante cita Montefiascone nella Divina Commedia?
Dante colloca papa Martino IV fra i golosi del Purgatorio alludendo alle anguille del lago di Bolsena, di cui il pontefice era ghiottissimo durante i suoi soggiorni alla Rocca di Montefiascone. Non è una citazione diretta del paese, ma un rimando gastronomico che lo riguarda da vicino.
Qual è il periodo migliore per andare a Montefiascone?
La primavera e l'inizio dell'autunno offrono clima mite, Rocca aperta nei fine settimana e meno folla. L'estate è vivace ma calda, e ad agosto la Fiera del Vino porta molta gente in paese.
In conclusione
Montefiascone è uno di quei paesi che dai finestrini dell'automobile in corsa sulla Cassia si nota appena, e che invece, a volersi fermare, restituisce molto più di quanto prometta. In una collina sola convivono una fortezza da cui si governò lo Stato della Chiesa, una chiesa doppia romanica fra le più rare d'Italia, una cupola barocca nata da un incendio, un vino con la leggenda più simpatica del panorama enologico italiano e un balcone naturale sul lago vulcanico più grande d'Europa. Il mio suggerimento, dopo tanti gruppi accompagnati da queste parti, è di non trattarla come una sosta di passaggio verso mete più blasonate, ma di concederle il tempo che merita: una salita lenta da San Flaviano alla Rocca, un bicchiere di Est! Est!! Est!!! bevuto guardando il tramonto sul lago, e la sensazione, alla fine, di avere capito perché tanti papi e imperatori vollero fermarsi proprio qui.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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