Vetralla (VT)

Vetralla si trova in provincia di Viterbo, sui rilievi meridionali dei monti Cimini, a circa 300 metri sul livello del mare e a poco meno di un'ora dal Grande Raccordo Anulare di Roma. Il paese sorge sulla via Cassia, che lo attraversa da secoli, a metà strada fra il capoluogo Viterbo, dieci chilometri più a nord, e il lago di Vico, il bacino vulcanico che ne segna il confine orientale. Ci si arriva quasi sempre in automobile: dalla capitale si imbocca la Cassia SS2 e la si segue fino all'abitato, mentre chi viaggia con i mezzi pubblici usa le autolinee regionali Cotral che collegano Viterbo e i comuni della bassa Tuscia. Non si paga alcun biglietto per entrare nel centro storico, che è un borgo vivo e abitato, con negozi, botteghe, ristoranti e agriturismi; gli orari e gli ingressi dei singoli musei e delle chiese cambiano di stagione e conviene verificarli prima, per esempio con la Pro Loco locale, che ha sede in paese e cura buona parte delle informazioni turistiche sul sito prolocovetralla.it. Vetralla conta poco più di tredicimila abitanti, festeggia il patrono Sant'Ippolito il 14 agosto, e il suo territorio si allarga in una decina di frazioni sparse fra i boschi e la campagna: Cura di Vetralla, Tre Croci, Mazzocchio, Pietrara, La Botte, Le Valli, Giardino, Cinelli e altre ancora.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Chi imposta un itinerario nella Tuscia farà bene a leggere Vetralla dentro il suo sistema di borghi e siti etruschi: la pagina di Viterbo e quella del lago di Vico sono i due riferimenti più vicini, ma il paese dialoga anche con Caprarola e con la via Francigena, che qui passa davvero. Il borgo non è una sosta veloce da consumare in mezz'ora: è un centro medievale intero, con una chiesa romanica di prim'ordine, una necropoli etrusca fra le più scenografiche del Lazio e una stazione della Roma antica ancora leggibile nei campi.

Dove si trova e come arrivare a Vetralla (VT)

Vetralla occupa una posizione dominante e facilmente difendibile all'interno dell'antico territorio etrusco, su uno sperone che la via Cassia risale prima di scendere verso Viterbo. La distanza da Roma è di una sessantina di chilometri, quasi tutti percorribili sulla Cassia SS2, e il paese si raggiunge in un'ora scarsa quando il traffico all'uscita della capitale lo consente. In automobile è l'opzione più comoda, e permette poi di muoversi verso i siti sparsi nella campagna, che con i mezzi pubblici restano difficili: la necropoli di Norchia, il Forum Cassii, le necropoli minori sono tutti fuori dall'abitato.

Chi arriva senza auto conta sulle autolinee regionali Cotral, che servono Viterbo e la rete dei comuni della bassa Tuscia lungo la Cassia. Gli orari variano molto fra giorni feriali e festivi ed è prudente controllarli in anticipo sul sito del vettore. La stazione ferroviaria più utile per la zona resta quella di Viterbo, da dove si prosegue in autobus. Una volta in paese, il centro storico si gira solo a piedi: le strade sono strette, in parte in salita, e l'automobile va lasciata nei parcheggi lungo la circonvallazione e la Cassia.

L'ingresso al borgo è libero. I costi riguardano soltanto i musei, alcune chiese in orari particolari e le eventuali visite guidate ai siti archeologici, che d'estate vengono organizzate da associazioni del territorio: anche in questo caso conviene informarsi presso la Pro Loco di Vetralla, che coordina buona parte delle aperture e degli eventi.

Il centro storico di Vetralla (VT): la passeggiata dentro le mura

Vetralla conserva, dentro la sua cerchia muraria fortificata, un centro storico medievale rimasto sorprendentemente integro. È in gran parte il frutto del secolo di dominio dei prefetti Di Vico, fra il 1345 e il 1432, e si legge ancora oggi come un organismo unitario di stradine, palazzi e chiese. La visita migliore comincia dall'ingresso occidentale e segue l'asse della via Cassia Interna, la strada maestra che taglia il borgo da parte a parte: basta seguirla per incontrare, uno dopo l'altro, quasi tutti i monumenti del paese.

Piazza Marconi e la chiesa di San Filippo e Giacomo

Si entra in paese per un breve viale e, lasciati a sinistra la Villa Comunale e il Parco della Rimembranza, si arriva in piazza Marconi. Qui l'occhio cade subito su un'antica fontana di forme tardomedievali e sulla chiesa di San Filippo e Giacomo, edificio dei secoli fra il Quattrocento e il Seicento. È l'apertura giusta della passeggiata: uno slargo raccolto che prepara al ritmo del borgo, prima che le strade si stringano.

Piazza della Rocca e il torrione dei Di Vico

Imboccando via Roma si raggiunge piazza della Rocca, dove un tempo si ergeva la Rocca dei prefetti Di Vico, la fortezza dei signori che governarono Vetralla per quasi un secolo. Della Rocca resta oggi un grande torrione cilindrico merlato, restaurato in modo non sempre felice, che continua però a segnare lo skyline del paese e a ricordare chi ne teneva le chiavi nel Trecento. La piazza è anche il punto d'arrivo della processione del Venerdì Santo, che qui culmina con la scena della Crocifissione.

La via Cassia Interna: Palazzo Anselmi e Palazzo Franciosoni

Da piazza della Rocca si prosegue sulla via Cassia Interna, e a sinistra appare Palazzo Anselmi, datato 1537, che mostra ancora in facciata tracce della decorazione dipinta a finto bugnato, quella tecnica del Cinquecento che simulava il rilievo dei conci con il solo pennello. Di fronte, oltrepassato un ampio arco ribassato, si accede a piazzetta Franciosoni: sulla sinistra si affaccia Palazzo Franciosoni, opera della scuola del Vignola, l'architetto che i Farnese avevano attivo poco lontano, a Caprarola, e la cui mano si riconosce in diversi edifici nobiliari del territorio.

Piazza Umberto I, il Palazzo Comunale e il Duomo di Sant'Andrea

Poco oltre si apre piazza Umberto I, ornata da due fontane settecentesche e chiusa dall'elegante facciata del Palazzo Comunale, il palazzo del governo cittadino edificato nel Settecento, che ospitava un tempo anche le carceri del paese. La vicenda dei Di Vico e del cardinale Vitelleschi, che nel 1435 rimosse l'ultimo signore, ha lasciato il suo nome legato alla memoria civica di Vetralla, ma il palazzo che si vede oggi è quello settecentesco. Di fronte al municipio si leva l'alta facciata del Duomo dedicato a Sant'Andrea, del Settecento, che tratteremo più avanti insieme alle altre chiese.

I vicoli, i profferli e le case-torri di Vetralla (VT)

Lateralmente alla via principale si aprono decine di vicoli che portano agli angoli più raccolti del borgo, dove è piacevole perdere la strada di proposito. Qui compaiono i profferli, le scale esterne in pietra che salgono al primo piano delle case medievali, e poi le case-torri, i portali scolpiti, le finestre incorniciate, le fontanelle. È l'edilizia minore che dà a Vetralla la sua fisionomia: non i grandi monumenti isolati, ma il tessuto continuo di pietra e tufo che li lega. Le case-torri più antiche risalgono all'XI e alla prima metà del XII secolo, e appartenevano a personaggi di alto rango; molte sono state poi inglobate in edifici successivi lungo la via centrale, e vanno cercate con l'occhio allenato.

Palazzo Zelli, Palazzo Vinci e il giardino segreto di Palazzo Piatti

Alle spalle del Palazzo Comunale si trova Palazzo Zelli, dimora settecentesca dei conti omonimi, oggi di proprietà comunale e sede abituale di mostre, conferenze ed eventi. Poco oltre, un pregevole esempio di edilizia nobiliare tardocinquecentesca è Palazzo Vinci, noto anche come Palazzo Brugiotti Carpegna, ancora una volta di scuola vignolesca. A sinistra, di fronte, si allunga la stretta facciata di Palazzo Piatti, dal grande portale: dietro quella parete misurata si nascondono ricchi affreschi e un giardino segreto, uno di quegli spazi verdi murati che i palazzi gentilizi della Tuscia custodivano al riparo dagli sguardi.

La casa museo nella Torre del Capitano del Popolo

Proseguendo la via Cassia Interna, al numero civico 36, dentro la più importante torre di Vetralla, la Torre del Capitano del Popolo, edificata fra la fine del XII e il XIII secolo, si visita una casa museo che ricostruisce la tipica dimora contadina e popolare fra Ottocento e Novecento. Arredi, utensili e suppellettili originali raccontano la vita quotidiana di chi abitava queste case, ed è il modo migliore per capire dall'interno com'era fatta una casa-torre vetrallese prima delle ristrutturazioni moderne.

Il Museo della Città e del Territorio di Vetralla (VT)

Per uno stretto vicolo, in via di Porta Marchetta 2, si raggiunge il Museo della Città e del Territorio, ospitato in un edificio in parte scavato nel tufo che apparteneva alla cinta difensiva del paese, databile fra il XIII e il XV secolo. Il museo conserva la documentazione della storia locale e dei mestieri tradizionali: l'esposizione si articola in sezioni dedicate alla pietra, al ferro e ai metalli, al legno, ai laterizi e alle ceramiche. È oggi parte del patrimonio dell'Università della Tuscia di Viterbo, che lo usa anche come strumento didattico. Per chi vuole inquadrare Vetralla nel suo territorio, prima di uscire verso i siti etruschi, è la sosta giusta.

Dopo un lungo tratto la strada arriva a piazza Vittorio Emanuele II, dove a sinistra appare la chiesa di San Francesco, uno dei monumenti maggiori del paese. Prospiciente alla chiesa, oltre la strada, si sviluppa il quartiere Castello, sorto sui resti del più antico nucleo abitativo di Vetralla, attestato già nella seconda metà dell'VIII secolo avanti Cristo: autori di fine Ottocento riferiscono che qui esisteva un piccolo sepolcreto tardo villanoviano, coevo a quello di Poggio Montano. È il segno che il colle di Vetralla era abitato molto prima del Medioevo che oggi ne definisce l'aspetto.

Vetralla (VT)
Vetralla (VT)

La Chiesa di San Francesco, il romanico di Vetralla (VT)

La chiesa di San Francesco è la cosa più bella di Vetralla, e da sola giustifica la deviazione dalla Cassia. È una chiesa romanica a tre navate, divise da colonne di reimpiego, con copertura a capriate lignee: la sua fondazione risale al XII secolo, su edifici precedenti, e la tradizione locale vuole che sotto di essa si trovino strutture ancora più antiche, forse etrusche, ipotesi che va presa per quello che è, una tradizione non dimostrata. All'interno la chiesa custodisce un ciclo di affreschi di epoche diverse, stratificati dal Trecento al Seicento: è questa sovrapposizione di mani e di secoli a renderla preziosa, perché permette di leggere sulle pareti l'evoluzione della pittura devozionale della Tuscia in tre secoli.

Le colonne di reimpiego meritano uno sguardo: sono materiale antico rimesso in opera dai costruttori medievali, una pratica normale in un territorio dove i resti romani ed etruschi erano a portata di mano e diventavano cava per le nuove fabbriche. Accanto alla chiesa sorge l'oratorio annesso, rimaneggiato in epoca moderna. Il mio consiglio è di non passarci di corsa: la luce che entra dalle finestre della navata cambia molto nell'arco della giornata, e gli affreschi si leggono meglio a metà mattina, quando il taglio è radente.

Sul valore di San Francesco non ci sono dubbi: in un paese che molti attraversano senza fermarsi, questa chiesa vale l'intera visita, ed è il punto in cui la Vetralla medievale mostra la sua qualità migliore.

Chiesa di San Francesco - Vetralla (VT)
Chiesa di San Francesco - Vetralla (VT)

Il Duomo di Sant'Andrea e le altre chiese di Vetralla (VT)

Il Duomo di Sant'Andrea, della prima metà del Settecento, domina piazza Umberto I con la sua alta facciata. All'interno è una grande aula con cappelle laterali, e conserva un buon numero di opere d'arte, sia pittoriche, di scuola romana del Settecento e di epoche precedenti, sia lignee. È la chiesa maggiore del paese e il fulcro delle grandi celebrazioni, a cominciare dalla processione del Venerdì Santo, che dal Duomo si snoda lungo la via centrale.

Fuori dall'abitato, sul versante di monte Fogliano, sorge la chiesa e convento di Sant'Angelo, fondato su un oratorio longobardo nel XII secolo: occupato all'inizio dai Benedettini, poi abbandonato e ridotto a romitorio, fu recuperato nel Settecento dai Passionisti, che ancora lo detengono e vi offrono ospitalità. Nel resto del territorio si contano poi la chiesa di Santa Maria, il Monastero Regina Pacis, la chiesa di Sant'Antonio Abate e, nella frazione Cura di Vetralla, l'antico convento dei Cappuccini, costruito sul finire del Cinquecento dai frati che vi rimasero fino al 1962; dal 1972 quel convento ospita una comunità di monache benedettine di clausura. C'è infine la chiesa della Madonna del Riscatto, da cui la notte di Natale prende avvio il presepe vivente che percorre le vie del centro.

Duomo di S. Andrea - Vetralla (VT)
Duomo di S. Andrea - Vetralla (VT)

Le mura, la Rocca e le architetture civili di Vetralla (VT)

Oltre alla Rocca dei Di Vico, di cui resta il solo torrione, Vetralla è cinta da circa un chilometro di mura dei secoli XII e XIII, rafforzate da vari torrioni, cilindrici e quadrati, e da case-torri incorporate nel tessuto edilizio. Le torri a pianta quadrata sono in genere le più antiche. È un sistema difensivo che non ha la monumentalità delle grandi rocche farnesiane della zona, ma che conserva la sua logica militare, leggibile seguendo il perimetro esterno del borgo.

Fra le architetture civili, oltre ai palazzi già incontrati lungo la Cassia Interna, va ricordato il Monumento ai Caduti, opera dello scultore Pietro Canonica, uno dei nomi maggiori della scultura italiana fra Otto e Novecento, autore a Roma del museo che porta il suo nome a Villa Borghese. La presenza di una sua opera in paese è un dettaglio che sfugge a molti e che dice qualcosa del peso che Vetralla ebbe come centro della bassa Tuscia.

Vetralla (VT) Palazzo Comunale
Vetralla (VT) Palazzo Comunale

La necropoli rupestre di Norchia e le tombe a tempio

Se San Francesco è il tesoro del borgo, Norchia è quello della campagna, e per molti è la ragione stessa per venire fin qui. La necropoli rupestre di Norchia si trova nel territorio di Vetralla, lungo la Aurelia bis fra il paese e Monteromano, in un paesaggio selvaggio e poco frequentato che è metà del suo fascino. Arrivarci richiede un breve tratto a piedi su sentiero, scarpe adatte e, d'estate, acqua con voi: non è un sito attrezzato come i grandi parchi archeologici, e proprio per questo si visita quasi sempre in solitudine.

La città etrusca perduta di Norchia

L'abitato etrusco sorgeva su uno stretto pianoro alla confluenza dei fossi Pile e Acqualta nel torrente Biedano, difeso su tre lati dalle forre. Il nome antico non è documentato con certezza, ma doveva assomigliare alla forma Orcla, conservata nelle varianti altomedievali del toponimo. La città visse soprattutto fra la fine del IV e la metà del II secolo avanti Cristo, e fu attraversata dalla via Clodia, la strada romana che tagliava il pianoro e superava il Biedano su un ponte a tre arcate, oggi in rovina, incidendo poi il tufo in un passaggio che ancora si chiama Cava Buia. Della città vera e propria resta poco: è la necropoli, scavata nelle pareti di tufo attorno all'abitato, ad avere resistito ai secoli.

Le tombe a tempio dell'Acqualta

Il pezzo forte di Norchia sono le tombe a tempio, allineate sulla parete che guarda il fosso dell'Acqualta. Sono monumenti funerari scolpiti nel vivo del tufo a imitazione di un tempio, con frontone, colonne e trabeazione ricavati dalla roccia: due delle tre tombe a tempio dorico realizzate dagli Etruschi in tutta l'Etruria si trovano proprio qui, mentre la terza, la celebre Tomba Ildebranda, è a Sovana. Del frontone di una di esse proviene il cosiddetto Gorgoneion di Norchia, il grande mascherone che decorava il timpano. Scolpite fra il IV e il II secolo avanti Cristo, queste tombe erano concepite per essere viste dal basso, dal fondo della forra, come quinte teatrali affacciate sul torrente: ed è così che vanno guardate ancora oggi, alzando lo sguardo dalla riva.

Le tombe a dado, a portico e le pseudofacciate

Norchia non è solo le tombe a tempio. Il complesso comprende anche la necropoli del Pile, con splendide tombe a portico come la Tomba Smurinas e quelle dei Ciarlanti, del Camino e dei Veie, e la necropoli del Biedano, con la Tomba dei quaranta letti funebri e la Tomba Lattanzi, celebre per la sfinge scolpita. Il tipo più diffuso resta la tomba a dado, un blocco cubico ricavato nella parete di tufo con la falsa porta scolpita sulla fronte, alla quale corrispondeva una camera funeraria scavata più in basso. Le tombe si dispongono su due o tre livelli, sfruttando i banchi naturali di roccia, e formano vere e proprie strade dei morti: chi le percorre cammina dentro un cimitero etrusco rimasto quasi intatto per duemiladuecento anni.

Il castello dei Di Vico e la chiesa di San Pietro a Norchia

Sul pianoro dell'antica città sorsero, nel Medioevo, un castello dei Di Vico, la chiesa di San Pietro e una torre di guardia, i cui resti dominano ancora oggi la forra. È la stessa dinamica di Vetralla: un sito abitato dagli Etruschi, poi fortificato nel Medioevo, infine abbandonato. Il borgo medievale di Norchia si spopolò e la natura si riprese tutto, lasciando le rovine sospese sopra le necropoli. Chi arriva fin quassù trova, in un colpo solo, il monumento funerario etrusco e la rovina medievale, uno sopra l'altra, in uno dei paesaggi archeologici meno addomesticati del Lazio.

Necropoli rupestre di Norchia - Grotta Porcina - Vetralla (VT)
Necropoli rupestre di Norchia - Grotta Porcina - Vetralla (VT)

Grotta Porcina, il Cerracchio e il Tempietto di Demetra: l'Etruria intorno a Vetralla (VT)

Il territorio di Vetralla è disseminato di siti etruschi minori che valgono la pena per chi ha già visto Norchia e vuole andare più a fondo. Grotta Porcina è una zona archeologica legata a un centro etrusco non ancora individuato: il suo tumulo principale, detto la Grande Ruota, misura ventotto metri di diametro e comprende tre tombe; il nome Grotta Porcina deriva dall'uso, durato secoli, come ricovero di animali. Poco lontano, sulla strada per Monteromano, la necropoli del Cerracchio si lega a un villaggio rurale anch'esso non ancora localizzato: le tombe più antiche risalgono al VI secolo avanti Cristo, e alcune conservano modanature scolpite sulle porte.

C'è poi il Tempietto di Demetra, che si raggiunge dalla strada provinciale 41 in direzione Blera, all'altezza dell'abitato di Macchia delle Valli: un sentiero di mezzo chilometro conduce a un complesso votivo ritagliato nel tufo, ricavato in quella che fu anche una cava. È un luogo appartato, di quelli che ripagano la fatica del sentiero con il silenzio. Chi vuole allargare il giro etrusco può poi puntare al vicino Parco Marturanum, celebre per le sue numerose necropoli rupestri, e ai borghi rupestri di Barbarano Romano e Blera, che chiudono il quadro dell'Etruria interna a sud di Vetralla.

Forum Cassii e Santa Maria in Forcassi

Prima del Medioevo, Vetralla era Roma. Sulla via Cassia, a circa due chilometri dall'abitato medievale, sorgeva Forum Cassii, la stazione di posta della strada consolare. Il Forum nacque come statio lungo la Cassia, probabilmente intorno alla metà del II secolo avanti Cristo, quando fu aperta la strada, e nella Tabula Peutingeriana compare come settima stazione da Roma, fra Vico Matrini a sud e Aquas Passaris a nord. L'abitato seguiva un impianto ortogonale e, stando a documenti dei secoli XVII e XVIII, comprendeva un impianto termale con mosaici, opere idrauliche, sepolcri ed edifici con colonne e pavimenti marmorei. Oggi ne restano scarsi resti, in gran parte in proprietà private: tratti della Cassia antica, monumenti sepolcrali e strutture in calcestruzzo, a lungo saccheggiati.

Al centro di quei resti si trova la chiesa di Santa Maria in Forcassi, la cui vicenda racconta la continuità del luogo. Attorno al IX secolo, sui ruderi del Forum, venne costruita una chiesa dedicata alla Vergine, che divenne il nuovo centro dell'insediamento; nel XIII secolo vi fu aggiunto un lebbrosario, segno dell'importanza della località sulla via Francigena. L'arcivescovo di Canterbury Sigerico, di ritorno da Roma fra il 990 e il 994, la registrò nel suo itinerario con il nome di Furcari. L'edificio, a navata unica con tre piccole absidi, ha davanti un atrio con accesso ad arco e conserva una transenna decorata a nastri intrecciati riferibile all'VIII o IX secolo, oltre a tracce di affreschi che ne documentano l'uso dall'XI al XV secolo. La chiesa è da anni oggetto di interventi di recupero, ed è uno di quei luoghi che riassumono in poche pietre due millenni di strada.

La via Francigena a Vetralla (VT)

Vetralla è una tappa vera della via Francigena, l'itinerario che dal nord Europa portava i pellegrini a Roma e che oggi si percorre a piedi in gran numero. Il paese si colloca sulla tratta che unisce Viterbo a Sutri, e la tappa che ne parte punta verso il capoluogo attraversando i boschi dei Cimini. Non è un dettaglio da poco: la Francigena passava proprio da qui già nel X secolo, come dimostra il passaggio di Sigerico e la registrazione di Forum Cassii nel suo diario di viaggio. Chi cammina la Francigena moderna ritrova a Vetralla la sequenza classica del pellegrino, la chiesa, la sosta, la fontana, e una campagna che in alcuni tratti conserva ancora il fondo antico. Per chi vuole percorrere l'itinerario nel suo insieme, la pagina dedicata alla via Francigena nel Lazio raccoglie le tappe e i punti di appoggio.

La ceramica e i pignattari di Vetralla (VT)

Vetralla ha una lunga tradizione di lavorazione della ceramica, e in particolare della ceramica rossa, parente stretta della romana aretina. L'argilla giusta si ricava nei pressi del Monte Panese, in grotte scavate nel tufo, e solo quella particolare terra, che si trova unicamente in questo territorio, dà alla ceramica vetrallese le sue caratteristiche. Gli artigiani che la lavoravano erano conosciuti come i pignattari, e l'arte dei pignattari, il modo tradizionale di produrre vasellame con quell'argilla locale, è uno dei segni identitari del paese. È un artigianato quasi scomparso, ma che spiega molto della cultura materiale di Vetralla, e il Museo della Città e del Territorio gli dedica per ragioni evidenti una delle sue sezioni. Chi cerca un ricordo del paese diverso dal solito farà bene a chiedere in giro se qualche bottega tiene ancora viva quella tradizione: la ceramica rossa di Vetralla è un pezzo di identità locale che vale più di un souvenir qualunque.

Gli eventi e le tradizioni di Vetralla (VT)

Il calendario di Vetralla è fitto, e segue il ritmo delle stagioni e della devozione popolare. Chi capita in paese in coincidenza con una di queste feste ne porta a casa il ricordo migliore.

Lo Sposalizio dell'Albero al Bosco di Fogliano

Ogni anno, al Bosco di Fogliano, a una decina di chilometri dal paese presso il lago di Vico, si celebra lo Sposalizio dell'Albero: un'antica cerimonia durante la quale il sindaco di Vetralla riafferma simbolicamente il diritto di possesso del monte, conteso per secoli con Viterbo. È un rito che affonda le radici nelle liti territoriali medievali e che il paese ha tenuto vivo come atto di identità.

La Fiorita della Madonna del Carmelo e la Passione del Venerdì Santo

A metà maggio la Fiorita della Madonna del Carmelo riempie di petali la strada della processione, con una gara fra adornatori volontari che tappezzano il selciato di disegni floreali; i vetrallesi sono molto devoti a questa Madonna, la cui statua originale fu rubata nel 1979. Il Venerdì Santo, dal 2018, dal Duomo parte una processione con scene figurate della Passione interpretate dai giovani del luogo, che si conclude con la Crocifissione in piazza della Rocca.

Il Presepe vivente, la Festa dell'Olio e la Notte di San Lorenzo

La notte di Natale, nelle vie del centro storico, si svolge il presepe vivente, che prende avvio dalla chiesa della Madonna del Riscatto. Fra novembre e dicembre la Festa dell'Olio, con lo slogan Olio e Salute, celebra un prodotto vanto dell'agricoltura locale e dà spazio a incontri e conferenze fra produttori e consumatori. Il 10 agosto, per la Notte di San Lorenzo, il centro storico spegne le luci e si riempie di candele e installazioni artistiche lungo le strade e i vicoli, per l'appuntamento chiamato Stelle e Candele. E a settembre torna la Sagra del Fungo porcino, dedicata al prodotto simbolo dei boschi vetrallesi.

Il Regno di Babbo Natale a Cura di Vetralla

Sulla via Cassia, al chilometro 62,200, nella zona di Cura di Vetralla, funziona d'inverno il Regno di Babbo Natale, un villaggio natalizio con eventi e personaggi in costume. L'ingresso è gratuito: la struttura si sostiene con le fotografie che i bambini fanno con Babbo Natale e con gli acquisti nel grande negozio di articoli natalizi. È diventato negli anni una meta di famiglie da tutto il Lazio, e nel periodo delle feste conviene arrivare presto per evitare le code.

Regno di Babbo Natale in via Cassia Km 62,2000 - Vetralla (VT)
Regno di Babbo Natale in via Cassia Km 62,2000 - Vetralla (VT)

Cosa mangiare a Vetralla (VT): funghi, olio e tartufi

A tavola Vetralla parla la lingua dei suoi boschi. Il prodotto principe è il fungo porcino, che nei boschi secolari attorno al paese cresce in abbondanza e che la sagra di settembre celebra come merita: nei ristoranti del centro lo si trova nelle tagliatelle, nei risotti, alla griglia quando la stagione è buona. Si raccolgono ancora tartufi di qualità, meno noti dei porcini ma presenti. E poi c'è l'olio, protagonista della festa di fine autunno, un extravergine di collina che accompagna la cucina di casa. Il consiglio pratico è di puntare sugli agriturismi della campagna intorno, dove funghi, olio e carni arrivano spesso dalla stessa azienda che li serve, e dove il rapporto fra qualità e prezzo resta migliore che in molte mete più blasonate della Tuscia.

I boschi dei Cimini e il monte Fogliano attorno a Vetralla (VT)

Il paesaggio è parte integrante della visita di Vetralla, e non un semplice sfondo. Il paese sorge sui rilievi meridionali dei monti Cimini, un massiccio di origine vulcanica coperto da faggete e da boschi di castagno e cerro, gli stessi che d'autunno regalano i porcini della sagra. Il rilievo più legato alla storia locale è il monte Fogliano, che sovrasta il lago di Vico: sulle sue pendici si trovano il convento di Sant'Angelo, tenuto dai Passionisti, e il Bosco di Fogliano dove si celebra ogni anno lo Sposalizio dell'Albero, la cerimonia con cui il comune riafferma i propri diritti antichi sul monte. Per secoli quel bosco fu conteso con Viterbo, e la disputa dice bene quanto valessero, in economia contadina, la legna, il pascolo e i frutti del sottobosco.

A oriente si apre il lago di Vico, il bacino che riempie un antico cratere e che è oggi una riserva naturale: le sue rive boscose, la faggeta della Riserva sul versante del monte Venere e i sentieri che lo circondano fanno da complemento naturalistico alla visita del borgo. Chi vuole unire cultura e natura può alternare una mattina fra i palazzi di Vetralla a un pomeriggio sulle sponde del lago, a una decina di chilometri, dove si cammina, si pedala e in stagione si fa il bagno. È questa alternanza fra pietra e verde a rendere Vetralla una base comoda per più di una giornata.

Cura di Vetralla e le altre frazioni

Il territorio comunale di Vetralla è ampio e si distribuisce in una decina di frazioni sparse fra la campagna e i boschi. La più nota è Cura di Vetralla, che si allunga lungo la via Cassia in direzione di Roma: qui funziona d'inverno il Regno di Babbo Natale, e qui sorge l'antico convento dei Cappuccini che dal 1972 ospita una comunità di monache benedettine di clausura. Altre frazioni e località, da Tre Croci a Mazzocchio, da Pietrara a La Botte, da Le Valli a Giardino e Cinelli, punteggiano il territorio con piccoli nuclei agricoli, agriturismi e aziende olivicole. È fra queste campagne, e non solo nel centro storico, che si coglie la Vetralla vera: quella dei boschi da fungo, degli oliveti e delle strade bianche che seguono ancora, a tratti, il tracciato delle vie antiche.

La storia di Vetralla (VT), da Forum Cassii ai Farnese

Il nome di Vetralla, secondo le ipotesi più diffuse, deriverebbe dal latino Vetus aula, antico luogo, oppure da Vetus alia, altra città vecchia, in riferimento a Viterbo, la Vetus urbs. Sono etimologie tradizionali, da prendere con cautela, ma che dicono bene il rapporto antico e conflittuale fra i due centri.

In epoca romana il fulcro del territorio era Forum Cassii, la stazione di posta sulla Cassia. Nel tardo impero la popolazione, ridotta di numero e in cerca di sicurezza, si spostò sull'attuale colle, più facilmente difendibile. La piccola fortezza entrò presto nei possedimenti papali grazie alla Donazione di Sutri del 728, con cui il re longobardo Liutprando cedette territori al papa Gregorio II; fra il 1110 e il 1134 Vetralla fu sotto il dominio dei signori di Viterbo.

Dal 1145 papa Eugenio III si stabilì a Vetralla per sfuggire alle lotte intestine di Roma, e proprio da qui, secondo le fonti, indisse la Seconda Crociata con la bolla Quantum praedecessores. È l'episodio più importante della storia del paese: per qualche tempo la piccola Vetralla fu una delle sedi da cui si governava la cristianità. Il territorio restò a lungo conteso fra i papi e i signori di Viterbo, e la memoria di quella contesa sopravvive nella cerimonia dello Sposalizio dell'Albero.

Il feudo fu assegnato nei secoli a varie famiglie legate al papato: prima gli Orsini, poi i prefetti di Vico, fino al 1435, quando l'ultimo signore, Giacomo di Vico, fu deposto dal cardinale Giovanni Vitelleschi, imprigionato nella fortezza di Soriano e giustiziato. Vetralla passò poi al cardinale Giovanni Borgia nel 1474, a Lorenzo Cybo nel 1529 e infine, nel 1534, al cardinale Alessandro Farnese: è a quel periodo farnesiano che si deve la mano del Vignola nei palazzi del paese. In epoca risorgimentale Vetralla fu toccata dagli episodi della campagna garibaldina del 1867. E durante la Seconda guerra mondiale, nei suoi pressi, funzionò uno dei più grandi campi di prigionia d'Italia, che accolse soprattutto prigionieri britannici prima di essere destinato, all'inizio del 1943, agli sfollati civili della zona: dei molti caseggiati di allora ne resta oggi una dozzina, malmessi e adibiti a depositi agricoli.

Vetralla (VT)
Vetralla (VT)

Una curiosità su Vetralla (VT)

La curiosità che pochi conoscono riguarda le tombe a tempio di Norchia. In tutta l'Etruria, il vasto territorio che gli Etruschi occuparono fra Toscana e Lazio settentrionale, si contano soltanto tre tombe scolpite a imitazione di un tempio dorico completo, con frontone e colonne ricavati dal tufo. Una è la famosa Tomba Ildebranda di Sovana, in Toscana, che i libri citano sempre. Le altre due si trovano qui, nel territorio di Vetralla, affacciate sul fosso dell'Acqualta a Norchia. Significa che questo comune della bassa Tuscia possiede da solo i due terzi di una tipologia funeraria rarissima, e lo fa in un sito che quasi nessuna guida generalista segnala. Chi arriva a Norchia sapendo questo guarda quelle facciate scolpite con occhi diversi: non sono rovine qualsiasi, sono fra i pochissimi esemplari esistenti al mondo di un modo etrusco di costruire la morte a immagine di un tempio.

Una cosa che non ti dice nessuno su Vetralla (VT)

Quello che non trovate scritto quasi da nessuna parte è che Vetralla, per qualche anno, fu una capitale della Chiesa. Nel 1145 papa Eugenio III, incapace di governare una Roma in rivolta comunale, si trasferì qui, e da Vetralla emanò la bolla Quantum praedecessores che chiamava alle armi la Seconda Crociata. Per un pellegrino o un turista distratto è solo un paese sulla Cassia; per la storia europea, questo è uno dei luoghi da cui partì una delle grandi mobilitazioni militari del Medioevo. È un fatto documentato e sottovalutato, che vale la pena tenere a mente attraversando piazza della Rocca: sotto questo profilo Vetralla gioca in una categoria superiore a quella che le assegna la sua fama attuale di borgo tranquillo dei Cimini.

Il consiglio che ti do per visitare Vetralla (VT)

Il mio consiglio, dopo aver accompagnato gruppi da queste parti, è di dividere la giornata in due tempi netti. La mattina si dedica al borgo: si parcheggia lungo la circonvallazione, si entra da piazza Marconi e si segue la via Cassia Interna fino a San Francesco, con calma, fermandosi negli affreschi della chiesa quando la luce è ancora radente. Il pomeriggio è per Norchia: si esce dal paese verso Monteromano, si lascia l'auto dove indicato e si scende a piedi alla necropoli, calcolando un'ora buona di cammino fra andata, visita e ritorno. Le due Vetralle, quella medievale e quella etrusca, non si visitano bene di corsa nello stesso momento della giornata: la prima chiede il passo lento del centro storico, la seconda scarpe da trekking e un po' di fatica. Chi le tiene separate le gode entrambe. E se dovete scegliere una sola stagione, la primavera e il primo autunno battono di gran lunga l'estate, quando i sentieri di Norchia diventano roventi.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la via Francigena passi per la Tuscia lo sanno in molti; che Vetralla ne sia una tappa autentica, documentata già nel X secolo, lo si cita di rado. Eppure la prova è solida: quando l'arcivescovo di Canterbury Sigerico tornò da Roma verso l'Inghilterra, fra il 990 e il 994, annotò le soste del suo viaggio, e fra queste compare Furcari, cioè Forum Cassii, la stazione romana nel territorio di Vetralla. Quel diario è uno dei documenti fondativi della Francigena, e mette Vetralla, o meglio il suo antico Forum, nero su bianco sull'itinerario dei pellegrini più di mille anni fa. Chi cammina oggi la Francigena moderna fra Viterbo e Sutri ripercorre, senza sempre saperlo, una strada che un vescovo inglese annotava già alla fine del primo millennio.

La foto giusta da fare a Vetralla (VT)

La fotografia da portare a casa non è nel borgo: è a Norchia, dal fondo della forra dell'Acqualta. Bisogna scendere fino al livello del torrente e voltarsi verso la parete di tufo, così da inquadrare le tombe a tempio dal basso, come erano concepite per essere viste: le facciate scolpite emergono dalla roccia e dalla vegetazione, sospese sopra chi guarda, e la luce migliore le prende nel tardo pomeriggio, quando il sole radente scava i rilievi e stacca il frontone dallo sfondo. Nel borgo, invece, la foto giusta è il torrione dei Di Vico da piazza della Rocca all'ora dorata, oppure l'interno di San Francesco a metà mattina, con le colonne di reimpiego e gli affreschi. Ma se dovete tornare con una sola immagine, scegliete Norchia: poche cose nel Lazio raccontano gli Etruschi con quella forza, e quasi nessuno ha quella fotografia.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di Vetralla ha conosciuto momenti che superano di gran lunga le dimensioni del paese. Il primo è la Donazione di Sutri del 728, quando il re longobardo Liutprando cedette al papa Gregorio II i territori di questa zona, ponendo una delle prime pietre del futuro dominio temporale della Chiesa: Vetralla entrò allora, e per secoli, nell'orbita papale. Il secondo, il più clamoroso, è il soggiorno di papa Eugenio III dal 1145 e la bolla Quantum praedecessores con cui, da Vetralla, fu indetta la Seconda Crociata.

Il terzo avvenimento è cupo e riguarda i signori del paese: nel 1435 il cardinale Giovanni Vitelleschi, braccio armato del papato, depose l'ultimo dei prefetti di Vico, Giacomo, lo fece imprigionare nella fortezza di Soriano e lo condannò a morte, chiudendo un'epoca. Poi la lunga stagione farnesiana, aperta nel 1534 con l'arrivo del cardinale Alessandro Farnese, che portò nella zona la cultura architettonica del Vignola. In tempi vicini, la campagna garibaldina del 1867 sfiorò il paese; e durante la Seconda guerra mondiale, nei suoi pressi, funzionò uno dei maggiori campi di prigionia italiani, destinato ai prigionieri britannici e poi, dal 1943, agli sfollati civili. Sono eventi di scala molto diversa, dal governo della cristianità alla tragedia della guerra, e tutti hanno lasciato un segno su questo colle della Cassia.

Chi è passato da Vetralla (VT)

Da Vetralla, e dal suo Forum romano, è passata molta storia. Il personaggio più illustre è papa Eugenio III, che qui risiedette dal 1145 e da qui indisse la Seconda Crociata: per qualche tempo la curia pontificia ebbe sede fra queste mura. Prima di lui, sull'itinerario del Forum Cassii, era transitato l'arcivescovo di Canterbury Sigerico, di ritorno da Roma fra il 990 e il 994, che annotò la sosta nel diario che ancora oggi guida i pellegrini della Francigena. Il cardinale Giovanni Vitelleschi vi impose la mano dura del papato nel 1435; il cardinale Giovanni Borgia, poi Lorenzo Cybo, infine il cardinale Alessandro Farnese ne furono signori nei decenni successivi, e con i Farnese arrivò l'architetto Jacopo Barozzi da Vignola, la cui scuola si riconosce nei palazzi del borgo. In epoca risorgimentale la campagna garibaldina del 1867 toccò il territorio. Attraverso la Cassia, nei secoli, sono transitati inoltre eserciti, pellegrini diretti a Roma e viaggiatori del Grand Tour, per i quali Vetralla era una delle ultime soste prima della capitale.

Un itinerario di una giornata a Vetralla (VT)

Per chi arriva la mattina e riparte la sera, ecco l'ordine che funziona meglio. Si comincia dal centro storico verso le nove o le dieci, quando le botteghe aprono e la luce è ancora bassa: ingresso da piazza Marconi, poi la via Cassia Interna passo dopo passo, con soste al torrione dei Di Vico in piazza della Rocca, ai palazzi cinquecenteschi, a piazza Umberto I con il Palazzo Comunale e il Duomo di Sant'Andrea. La chiesa di San Francesco va tenuta per ultima, verso mezzogiorno, quando la luce entra bene nella navata. Il pranzo si fa in paese o, meglio, in un agriturismo della campagna, con i porcini se è stagione.

Il pomeriggio è per l'archeologia. Chi ha gambe e scarpe adatte punta a Norchia, uscendo verso Monteromano e scendendo a piedi alla necropoli: due o tre ore fra cammino e visita, con il vantaggio della luce radente del tardo pomeriggio sulle tombe a tempio. Chi preferisce qualcosa di più breve resta più vicino, con Forum Cassii e la chiesa di Santa Maria in Forcassi a due chilometri dal borgo. Prima di rientrare, un salto alle sponde del lago di Vico chiude la giornata con il verde dopo la pietra. È un programma pieno ma non affannoso, che rende giustizia alle due anime del paese senza correre.

Vetralla (VT) e la scuola del Vignola nella Tuscia

Uno dei fili che legano fra loro i palazzi di Vetralla è la presenza della scuola del Vignola. Jacopo Barozzi da Vignola fu l'architetto dei Farnese, e proprio a Caprarola, a pochi chilometri, costruì per loro il monumentale Palazzo Farnese, uno dei capolavori del Cinquecento italiano. Quando nel 1534 il feudo di Vetralla passò al cardinale Alessandro Farnese, la cultura architettonica della famiglia si diffuse nel territorio, e nei palazzi vetrallesi, da Palazzo Franciosoni a Palazzo Vinci, si riconosce la mano dei seguaci del Vignola: proporzioni misurate, portali bugnati, cortili regolari. Non sono capolavori isolati, ma tessere di un gusto omogeneo che percorse tutta la bassa Tuscia farnesiana. Per chi visita anche Palazzo Farnese a Caprarola, riconoscere quello stesso linguaggio, in scala minore, fra i vicoli di Vetralla, è uno dei piaceri più fini di un giro nel viterbese.

Cosa vedere nei dintorni di Vetralla (VT)

Vetralla è una base eccellente per esplorare la Tuscia, perché quasi tutto il meglio della zona si trova nel raggio di mezz'ora. A nord c'è Viterbo, la città dei papi, con il suo quartiere medievale di San Pellegrino e la famosa Macchina di Santa Rosa. A est il lago di Vico, uno dei laghi vulcanici meglio conservati d'Italia, e sopra di esso Caprarola con il monumentale Palazzo Farnese, capolavoro del Vignola. Verso Roma si incontrano Sutri con il suo anfiteatro etrusco romano scavato nel tufo, e Ronciglione affacciata sul lago. Per l'archeologia etrusca ci sono Tarquinia con le tombe dipinte, Barbarano Romano e il Parco Marturanum. Non lontano si aprono il Parco dei Mostri di Bomarzo, la fiabesca Civita di Bagnoregio, i giardini di Villa Lante a Bagnaia e la città rupestre di Tuscania. Chi ha ancora tempo scende verso Nepi e Civita Castellana, o verso il lago di Bracciano.

Quando andare, con i bambini e accessibilità a Vetralla (VT)

Il momento migliore per Vetralla è la mezza stagione: la primavera, quando i boschi dei Cimini si riempiono di verde e i sentieri di Norchia sono asciutti e freschi, e l'autunno, con i porcini, l'olio nuovo e le prime feste. L'estate va bene per il borgo, ma è dura per l'archeologia all'aperto, dove l'ombra scarseggia. L'inverno ha il suo momento con il Regno di Babbo Natale e il presepe vivente.

Con i bambini il paese funziona: il centro storico è piccolo e sicuro, il Regno di Babbo Natale è pensato apposta per loro, e Norchia, con le sue tombe scavate nella roccia e il fondo di forra, diventa una piccola avventura, purché si abbiano scarpe adatte e si tenga d'occhio il sentiero. Sul fronte dell'accessibilità va detto con franchezza che il centro storico medievale, fatto di salite, scalinate e selciati, è difficile per chi ha problemi di deambulazione, e che i siti archeologici, Norchia in testa, si raggiungono solo su sentiero sterrato, non adatto a carrozzine. Il Duomo, il Palazzo Comunale e le piazze principali restano invece più agevoli.

Domande veloci su Vetralla (VT)

Dove si trova Vetralla (VT)?

Vetralla è in provincia di Viterbo, nel Lazio, sui monti Cimini, sulla via Cassia, a circa dieci chilometri da Viterbo e a una sessantina di chilometri da Roma, a poco meno di un'ora dal Grande Raccordo Anulare.

Quanto dista Vetralla da Roma?

Circa sessanta chilometri lungo la via Cassia SS2, percorribili in un'ora scarsa in automobile fuori dagli orari di punta.

Come si arriva a Vetralla (VT) senza auto?

Con le autolinee regionali Cotral che servono Viterbo e i comuni della bassa Tuscia; la stazione ferroviaria di riferimento è quella di Viterbo, da cui si prosegue in autobus. Gli orari vanno controllati in anticipo.

Si paga per entrare a Vetralla (VT)?

No, il centro storico è un borgo abitato e l'ingresso è libero. Si pagano soltanto alcuni musei, certe visite guidate e gli eventi che lo prevedono.

Che cosa vedere a Vetralla (VT) in mezza giornata?

Il centro storico da piazza Marconi lungo la via Cassia Interna, con il torrione dei Di Vico, i palazzi cinquecenteschi, il Duomo di Sant'Andrea e soprattutto la chiesa romanica di San Francesco.

Perché è famosa la necropoli di Norchia?

Perché conserva due delle sole tre tombe a tempio dorico scolpite dagli Etruschi in tutta l'Etruria, affacciate sul fosso dell'Acqualta, in un paesaggio archeologico rimasto quasi intatto.

Come si raggiunge la necropoli di Norchia da Vetralla (VT)?

In automobile lungo la Aurelia bis verso Monteromano, lasciando poi l'auto e scendendo a piedi su sentiero fino alla forra. Servono scarpe adatte e, d'estate, acqua.

Quanto tempo serve per visitare Norchia?

Calcolate almeno un'ora e mezza fra il cammino di avvicinamento, la visita alle necropoli e il ritorno; molto di più se volete vedere tutti i settori.

La chiesa di San Francesco di Vetralla (VT) è visitabile?

Sì, ma gli orari di apertura variano: conviene verificarli in anticipo presso la Pro Loco o la parrocchia. All'interno si vedono le tre navate romaniche e gli affreschi dal Trecento al Seicento.

Che cos'è il Forum Cassii?

Era la stazione di posta romana sulla via Cassia, a circa due chilometri dal borgo, attiva dal II secolo avanti Cristo; oggi ne restano scarsi resti presso la chiesa medievale di Santa Maria in Forcassi.

Vetralla (VT) è sulla via Francigena?

Sì, è una tappa dell'itinerario fra Viterbo e Sutri, documentata già nel X secolo dal passaggio dell'arcivescovo Sigerico, che annotò la sosta di Forum Cassii.

Che cosa si mangia a Vetralla (VT)?

I funghi porcini dei boschi dei Cimini sono il prodotto principe, celebrati dalla sagra di settembre; si trovano anche tartufi, un buon olio extravergine e la cucina di campagna degli agriturismi.

Quando si tiene la Sagra del Fungo porcino a Vetralla (VT)?

A settembre. Le date precise cambiano di anno in anno e si controllano sui canali della Pro Loco e del Comune.

Che cos'è lo Sposalizio dell'Albero?

Una cerimonia annuale al Bosco di Fogliano, presso il lago di Vico, in cui il sindaco riafferma il diritto storico del comune sul monte, conteso per secoli con Viterbo.

Vetralla (VT) è adatta ai bambini?

Sì. Il centro storico è piccolo e tranquillo, d'inverno c'è il Regno di Babbo Natale a Cura di Vetralla, e Norchia diventa una piccola avventura all'aperto con le dovute cautele sul sentiero.

Il Regno di Babbo Natale ha un biglietto d'ingresso?

No, l'ingresso è gratuito; la struttura si sostiene con le fotografie con Babbo Natale e con gli acquisti nel negozio di articoli natalizi. Si trova sulla via Cassia al chilometro 62,200.

Vetralla (VT) è accessibile con disabilità motorie?

Il centro storico, fatto di salite e selciati, e i siti archeologici su sentiero sono difficili; il Duomo, il Palazzo Comunale e le piazze principali restano più agevoli.

Qual è il periodo migliore per visitare Vetralla (VT)?

La primavera e l'inizio dell'autunno, per il clima e per i sentieri di Norchia asciutti; l'estate è calda per l'archeologia all'aperto, l'inverno ha le sue feste natalizie.

Chi era il patrono di Vetralla (VT)?

Il patrono è Sant'Ippolito, festeggiato il 14 agosto.

Quali borghi visitare vicino a Vetralla (VT)?

Viterbo, Caprarola con Palazzo Farnese, Sutri, Ronciglione, Tuscania, Tarquinia, Barbarano Romano, Bomarzo e Civita di Bagnoregio sono tutti nel raggio di mezz'ora o poco più.

Perché Vetralla (VT) è legata al Vignola?

Perché nel 1534 il feudo passò ai Farnese, gli stessi committenti del vicino Palazzo Farnese di Caprarola: la scuola dell'architetto Jacopo Barozzi da Vignola lasciò il segno nei palazzi del borgo, come Palazzo Franciosoni e Palazzo Vinci.

Che cosa è lo Sposalizio dell'Albero e quando si tiene?

È una cerimonia annuale al Bosco di Fogliano in cui il sindaco riafferma il diritto storico del comune sul monte. Le date si controllano ogni anno sui canali del Comune e della Pro Loco.

Vale la pena fermarsi a Vetralla (VT) una giornata intera?

Sì. Fra il centro storico medievale, la chiesa romanica di San Francesco e i siti etruschi di Norchia e Forum Cassii, il paese riempie senza difficoltà una giornata piena.

Ci sono boschi e natura vicino a Vetralla (VT)?

Sì, i monti Cimini con le loro faggete e i boschi di castagno, il monte Fogliano e il vicino lago di Vico, riserva naturale a una decina di chilometri dal paese.

Vetralla (VT)
Vetralla (VT)

Vetralla è uno di quei paesi che si giudicano male dal finestrino: la Cassia lo taglia in fretta e sembra promettere poco. A fermarsi, invece, restituisce molto più del previsto. In una sola giornata si mette in fila una chiesa romanica di prima qualità, un centro medievale integro con i suoi palazzi vignoleschi, una necropoli etrusca fra le più rare del mondo e una stazione della Roma antica ancora leggibile nei campi. Il mio suggerimento, dopo tanti gruppi accompagnati da queste parti, è di non usarla come sosta di passaggio verso Viterbo o il lago di Vico, ma di darle la giornata intera che chiede: il borgo la mattina, Norchia il pomeriggio, e un piatto di porcini in un agriturismo della campagna a chiudere. Si torna a casa con la sensazione di avere visto una Tuscia vera, quella che i pullman non toccano.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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