Barbarano Romano (VT)
Barbarano Romano (VT) si raggiunge in auto dalla via Cassia e poi per le provinciali della bassa Tuscia, oppure con gli autobus Cotral, che collegano il paese con Roma, con Viterbo e con Civitavecchia: gli orari cambiano di stagione e vanno controllati sul sito ufficiale del vettore o al numero verde 800 174 471. Il capoluogo di provincia, Viterbo, è a una trentina di chilometri. Il centro visita del Parco Regionale Marturanum e il Museo Naturalistico Francesco Spallone sono in viale IV Novembre 46-48, aprono dal lunedì al venerdì e il sabato e la domenica dalle 9 alle 13, fuori orario si entra su prenotazione, e l'ingresso è gratuito; i numeri sono 0761 414507 e 324 8679585, la posta elettronica parcomarturanum@regione.lazio.it. Il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri è in via Sant'Angelo 2, telefono 0761 414531. La necropoli etrusca di San Giuliano, dentro il parco, non ha biglietteria: si entra dai sentieri, con le scarpe giuste. Chi arriva in giornata parcheggia fuori dalle mura e cammina: il borgo è lungo poche centinaia di metri e si gira solo a piedi.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il paese sorge su un ripiano tufaceo a forma di cuneo, delimitato dalla confluenza di due brevi affluenti del torrente Biedano. Sotto le case il tufo rossastro precipita per decine di metri dentro le forre, e quel dislivello ha deciso tutto: dove si è costruito, dove si è scavato, dove sono finiti i morti degli Etruschi. Meno di mille residenti oggi, 985 al conteggio del 2024, in un comune il cui territorio coincide quasi per intero con un'area protetta regionale. Chi cerca un borgo laziale rimasto fuori dalle rotte di massa, con dentro una delle necropoli etrusche più straordinarie che esistano, ha trovato l'indirizzo giusto.
La rete di sentieri e di siti archeologici di questa zona è descritta anche nella pagina del Parco Marturanum, che è il contenitore naturale dentro cui Barbarano Romano (VT) vive.

Dove si trova e come si arriva a Barbarano Romano (VT)
La geografia qui conta più della burocrazia. Barbarano Romano (VT) appartiene alla provincia di Viterbo dal 1927, ma fino a quell'anno era in provincia di Roma, e il nome stesso lo ricorda: il paese si chiamava semplicemente Barbarano e aggiunse l'aggettivo Romano nel 1872. Chi lo cerca sulla carta lo trova nella fascia di territorio compresa fra il distretto vulcanico cimino-vicano, a nordest, e i monti della Tolfa, a sudovest: una terra di mezzo, di tufo e di pascoli, che gli itinerari classici della Tuscia attraversano senza fermarsi.
In auto verso Barbarano Romano (VT)
Il collegamento stradale principale è la strada provinciale 42, che punta verso Monte Romano. Arrivando da sud si sale lungo la direttrice della Cassia e si abbandona la strada grande abbastanza presto: gli ultimi chilometri sono provinciali strette, con curve, muretti e trattori. Non è un difetto, è il motivo per cui il paesaggio è ancora quello. Un consiglio pratico da chi accompagna gruppi: non fidarsi ciecamente del navigatore per gli accessi alla necropoli, perché alcune indicazioni portano su piste sterrate che con un'auto bassa non si fanno. Meglio puntare al paese, parcheggiare, e da lì scegliere l'ingresso a piedi.
In autobus a Barbarano Romano (VT)
Il servizio è del Cotral, che dichiara collegamenti con Roma, Viterbo, Civitavecchia e altre località del comprensorio. Le corse sono poche e diverse fra giorni feriali, sabato e festivi: chi non ha l'auto deve costruirsi la giornata sull'orario dell'autobus, non il contrario. La ricerca degli orari si fa dalla sezione dedicata del sito Cotral, indicando fermata di partenza e di arrivo; per i percorsi con cambio esiste una funzione apposita. Il numero verde è 800 174 471.
La ferrovia che non esiste più
Nel territorio comunale c'erano due stazioni sulla linea Orte-Capranica-Civitavecchia. La linea è chiusa dal 1961. È una di quelle cicatrici che spiegano più di un capitolo di storia locale: nel giro di pochi anni un paese collegato al mare e all'entroterra da un binario si è ritrovato dipendente dall'automobile. Chi si muove con i mezzi pubblici lo sente ancora oggi. Chi ama camminare, invece, ha guadagnato qualcosa: il vecchio sedime ferroviario e le strade bianche del comprensorio sono diventati terreno da escursione, e il paese si è riorganizzato attorno ai sentieri.
Il borgo murato di Barbarano Romano (VT)
Barbarano è un manuale di urbanistica medievale a cielo aperto, di quelli che si leggono camminando. Il paese consta di un primo nucleo probabilmente risalente al X secolo, al quale si sono aggiunti edifici dal XIII al XVII. L'impianto è quello a spina di pesce: una strada principale al centro, due parallele secondarie ai lati, e i vicoli trasversali che scendono verso le mura. L'abitato è allungato sul cuneo di tufo fra le due gole e chiuso, nell'unico tratto non difeso dalla natura, dalle mura. Il risultato è un centro storico compatto, pulito, silenzioso, senza il traffico che rovina tanti borghi vicini.
Porta Romana e il torrione con l'orologio
L'ingresso monumentale è Porta Romana, del XV secolo, un tempo dotata di ponte levatoio. Il torrione che la sorregge ospita dal 1863 un orologio, che è il dettaglio che tutti fotografano senza sapere quanti anni abbia. Da Porta Romana comincia anche la discesa verso la gola del Biedano: si passa dalla porta e in pochi minuti si è dentro un canyon di tufo con vegetazione fitta, pareti alte decine di metri e piccole cascate. Il passaggio dal selciato all'ombra della forra è brusco, e per un visitatore che arriva da Roma è la sorpresa migliore della giornata.
Le due cinte murarie di Barbarano Romano (VT)
Barbarano ha avuto, nel corso dei secoli, due cinte murarie distinte. Della più antica restano poche tracce, soprattutto per i crolli degli anni Trenta, che hanno portato alla scomparsa della porta merlata d'Ognissanti e della torre detta di re Desiderio. Della cinta più esterna restano invece tratti importanti: torri quadrilatere a gola aperta databili al XIV secolo, foderate verso la fine del XV secolo da una seconda cortina con l'aggiunta di torri circolari. La sequenza è leggibile a occhio nudo, ed è una lezione di storia militare: le torri quadrate servivano contro le armi da lancio, quelle circolari contro l'artiglieria a polvere, che nel Quattrocento aveva cambiato le regole degli assedi.
Il Castello, il palazzo comunale e la torre di re Desiderio
La parte più antica del paese porta il nome di Castello. Era difesa da una cinta muraria, la più antica di quelle di Barbarano, sui cui resti è in parte edificato il municipio, che fu Palazzo dei Priori. Sopra il complesso si ergeva una torre a pianta pentagonale, quasi al termine della via principale, via Vittorio Emanuele. La tradizione locale la lega a Desiderio, ultimo re dei Longobardi, che intorno al 771 fortificava Viterbo e i borghi vicini contro i Franchi di Carlo Magno. Nel 1930 la torre crollò rovinosamente, e con essa parte delle mura e del palazzo priorale. È il dato che spiega perché la sagoma di Barbarano oggi sia bassa e priva di un vero segno verticale: manca un pezzo, ed è caduto meno di un secolo fa.
Le tre strade parallele e le scale esterne
Camminando nelle tre strade parallele si nota una cosa che nella Tuscia si ripete e qui è particolarmente coerente: le abitazioni tradizionali hanno la scala esterna, il cosiddetto profferlo, costruita nello stesso tufo rossiccio dei muri. Serviva a separare il piano terra, che era stalla o magazzino, dall'abitazione vera e propria al piano superiore. I vicoli sono spesso decorati con fiori e con installazioni di arte povera di gusto rurale: piace o non piace, ma è il segno di un paese abitato, non di una scenografia. Chi cerca lo scatto pulito lo trova all'alba, quando le strade sono vuote e la luce entra radente da est.
Palazzo Mastini
Poco distante dal centro si trova Palazzo Mastini, opera del XVI-XVII secolo, restaurato in tempi recenti e oggi di proprietà comunale. È l'edificio che dice meglio di ogni altro come Barbarano, in età moderna, non fosse un villaggio di pastori ma un centro con famiglie di rango, statuti, cariche. La destinazione d'uso cambia nel tempo e le aperture al pubblico seguono il calendario delle iniziative comunali: chi vuole visitarlo chieda al municipio o al centro visita del parco prima di salire.

Le chiese di Barbarano Romano (VT)
Quattro edifici religiosi raccontano quattro fasi diverse della vita del paese, e vale la pena vederli in ordine cronologico invece che geografico. Le aperture non seguono un orario museale: la parrocchiale è quella che si trova aperta con maggiore facilità, le altre dipendono dalle funzioni e dalle iniziative locali. Chi vuole entrare in tutte chieda in parrocchia o al centro visita del parco.
La chiesa collegiata di Santa Maria Assunta
È la parrocchiale, già esistente sul finire dell'XI secolo, ricostruita e rimaneggiata più volte, soprattutto nel corso del XVIII secolo. All'ingresso una targa originale di marmo del 1280 indica che la chiesa fu edificata in quell'anno: la data cade durante una sede vacante del papato, quella che seguì alla morte di Niccolò III Orsini, e questo dice quanto la comunità di Barbarano fosse capace di decidere per conto proprio anche in assenza di un pontefice. L'apparato interno è stratificato: sotto le forme settecentesche restano opere più antiche, e la più citata è l'affresco trecentesco della Madonna che allatta Gesù con i santi Giovanni e Antonio abate. La Madonna del latte è un tema che nella Tuscia ricorre spesso e che il Concilio di Trento avrebbe poi guardato con sospetto: trovarne una superstite, in una collegiata di paese, è un piccolo colpo di fortuna per chi viaggia con gli occhi aperti. Il consiglio secco: entrate con una torcia da telefono e guardate i margini dell'affresco, non solo la figura centrale.
La chiesa del Crocifisso
Edificata probabilmente tra il XII e il XIII secolo, è documentata per la prima volta nel 1573. La pianta è a navata unica con due cappelle laterali, e all'interno si conserva un notevole crocifisso ligneo del XVI secolo. Il nome corretto è Crocifisso, e conviene ricordarlo perché nella segnaletica e nelle guide circolano grafie diverse. Sorge fra i vicoli decorati del borgo, e la sua scala di valori è quella giusta per capire Barbarano: nessun capolavoro dichiarato, molta continuità d'uso, un manufatto di legno che ha attraversato cinque secoli nello stesso ambiente per cui era stato fatto.
Il complesso di Sant'Angelo
Antico isolato che in origine comprendeva anche un cimitero. La chiesa, oggi sconsacrata, è sorta alla fine del XIII secolo ed è affiancata dall'ex casa canonica, sede del parroco, la cui facciata forma un tutt'uno con quella della chiesa. In alcuni ambienti del complesso è oggi ospitato il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri. La sovrapposizione è perfetta e quasi nessuno la nota: una chiesa medievale costruita sopra una collina di tufo scavata dagli Etruschi ospita oggi i corredi tirati fuori da quelle tombe. Tutta la storia del posto entra in un solo isolato.
La chiesa di Santa Maria del Piano
Antica chiesa del XIII secolo, ricostruita nella seconda metà del XVI. Nel corso dei restauri degli ultimi decenni sono stati riportati alla luce numerosi affreschi. Il toponimo dice il resto: del Piano, cioè fuori dalla rupe, sul terreno buono. Le chiese di pianura, in questo territorio, sono spesso più antiche di quelle dentro le mura, perché la popolazione si arroccò solo quando il piano divenne insicuro. Guardare Santa Maria del Piano tenendo a mente questa cronologia rovesciata rende la passeggiata molto più interessante.
Il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri
Lo dicono tutti che sia un museo piccolo, e lo è: due sale nel complesso di Sant'Angelo, in via Sant'Angelo 2. Ma è anche il posto senza il quale la necropoli di San Giuliano resta un bel bosco pieno di buchi nel tufo. Il museo è gestito dall'associazione Barbarano Cultura, che ne cura anche una piccola biblioteca annessa; il recapito è 0761 414531. Gli orari variano con la stagione e con la disponibilità dei volontari: chi arriva senza avere telefonato prima rischia di trovarlo chiuso, ed è l'errore più comune fra i visitatori della domenica.
Le due sezioni del museo di Barbarano Romano (VT)
L'ordinamento è chiaro e in due tempi. La prima sezione espone i reperti provenienti dalle campagne di scavo condotte nel territorio circostante il borgo, in particolare nelle necropoli rupestri di San Giuliano. La seconda allarga lo sguardo e documenta il fenomeno delle necropoli rupestri dell'intera provincia di Viterbo, con il loro contesto storico e architettonico. È un'impostazione che vale doppio: si esce sapendo non solo cosa c'è a Barbarano, ma perché in tutta questa fascia di Etruria interna i morti venivano sepolti in facciate scolpite nel tufo invece che sotto un tumulo di terra.
Il corredo della tomba Cima
Il pezzo forte sono i vasi attici a figure nere di provenienza greca del corredo della tomba Cima. Vale la pena fermarsi: quei vasi sono arrivati qui dall'Attica nel VI secolo a.C., attraverso i porti tirrenici e le strade dell'entroterra, per finire dentro la tomba di una famiglia di un centro che oggi non compare in nessun manuale scolastico. È la prova materiale che Marturanum era dentro il circuito commerciale mediterraneo, non ai suoi margini. Se dovessi indicare un solo oggetto da guardare con attenzione in tutto il paese, indicherei questi.

Il Parco Regionale Marturanum
Il Parco Naturale Regionale Marturanum è stato istituito con la legge regionale n. 41 del 17 luglio 1984 e protegge 1.240 ettari compresi interamente nel territorio comunale di Barbarano Romano. La gestione è affidata al Comune stesso; i contatti dell'ente sono il numero 0761 414507 e l'indirizzo parcomarturanum@regione.lazio.it. Questo è un dettaglio amministrativo che ha conseguenze concrete per il visitatore: il parco non è una struttura con biglietteria e tornelli, ma un territorio aperto, con sentieri segnati e un centro visita. Ci si entra gratuitamente e ci si comporta di conseguenza.
Che cosa protegge davvero il Marturanum
La formula che descrive meglio quest'area è quella di un insieme di forre scavate dai corsi d'acqua dentro pianori tufacei pianeggianti, con intorno colline ondulate coperte da boschi e pascoli. Il parco si colloca fra il distretto vulcanico cimino-vicano e i monti della Tolfa, e la roccia dominante sono banchi di tufo rossastro con le tipiche scorie scure. Questa geologia spiega perché gli Etruschi abbiano scelto proprio qui: il tufo si scava con attrezzi semplici, tiene la forma, e permette di intagliare facciate architettoniche in negativo. Nessun altro materiale del Lazio consente lo stesso lavoro.
Le forre del Biedano e del Vesca
Il settore settentrionale del parco, quello dei valloni, è la parte più spettacolare. Il Biedano e il Vesca hanno inciso il pianoro fino a creare gole profonde, umide, ombrose, dove la temperatura estiva scende di parecchi gradi rispetto al pianoro soprastante. È un microclima, e non una figura retorica: nelle forre crescono faggi fra i 200 e i 300 metri di quota, un'anomalia botanica che altrove in Italia si osserva solo in condizioni particolari. Chi scende dalla Porta Romana verso il fondo del vallone se ne accorge dopo cinquanta metri di dislivello, quando l'aria cambia.
Il Quarto, i pascoli e i bovini maremmani
Il settore meridionale, chiamato il Quarto, è un altro mondo. Colline ondulate su rocce sedimentarie di flysch, terreni argillosi poco adatti alla coltivazione, pascoli aperti e macchia spinosa. Qui pascolano allo stato brado bovini di razza maremmana. Vale la pena dirlo con chiarezza: sono animali con corna lunghe e comportamento territoriale, e vanno tenuti a distanza, soprattutto in presenza di vitelli. Il paesaggio è quello che gli inglesi del Grand Tour avrebbero chiamato pastorale, e a Barbarano Romano (VT) non è una ricostruzione turistica, è economia agricola in corso.
La flora del parco di Barbarano Romano (VT)
I boschi sono dominati dalle querce, con il cerro e la roverella come specie di riferimento. Lungo l'acqua compaiono ontano nero, olmo, pioppo bianco e nero e diverse specie di salice, e in acqua canapa d'acqua, sedano d'acqua e veronica beccabunga. Il censimento botanico dell'area conta circa 960 specie vegetali, con orchidee rare e fioriture di prato che in aprile e maggio trasformano il Quarto. Novecentosessanta specie su milleduecento ettari sono un numero alto: dipende proprio dalla convivenza fra ambienti opposti, la forra umida e ombrosa e il pascolo asciutto e assolato, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro.
La fauna del parco
Nelle acque vivono organismi esigenti come il gambero di fiume e il granchio di fiume, che sopravvivono solo dove la qualità dell'acqua regge. Fra gli anfibi compare la salamandrina dagli occhiali, endemismo italiano. I mammiferi documentati comprendono volpe, cinghiale, tasso, istrice e gatto selvatico. Il cielo è la parte più generosa: falco pellegrino, gheppio, lodolaio, biancone, oltre a picchi e silvidi nel bosco, e lungo l'acqua martin pescatore, usignolo di fiume e la citata presenza della cicogna nera, specie rarissima e schiva. Fra gli invertebrati sono segnalate effimere, libellule e coleotteri protetti. Un consiglio da professionista: il momento buono per gli avvistamenti è la prima ora dopo l'alba, non il mezzogiorno delle gite scolastiche.
Il Museo Naturalistico Francesco Spallone e il centro visita
Il museo naturalistico intitolato a Francesco Spallone funziona anche da centro visita del parco, e si trova in viale IV Novembre 46-48. Espone animali, piante e ambienti naturali caratteristici della Tuscia viterbese, con sezioni geologiche e archeologiche di corredo. Accanto, il centro visita distribuisce le pubblicazioni sulla flora e sulla fauna del parco, i materiali sulle necropoli etrusche e soprattutto le mappe dei sentieri. L'ingresso è gratuito, l'accesso è possibile con sedia a rotelle e con passeggino, gli orari sono dalle 9 alle 13 dal lunedì al venerdì e nel fine settimana, con possibilità di apertura su prenotazione fuori da quelle fasce; per i giorni di chiusura il riferimento è il 324 8679585. Passateci prima di camminare, non dopo: la mappa presa all'inizio cambia la giornata.

La necropoli etrusca di San Giuliano
Qui si gioca la partita vera. Secondo gli archeologi nessuna necropoli etrusca conosciuta presenta una varietà e una ricchezza di tipi sepolcrali come San Giuliano. Non è un'iperbole promozionale: è la ragione per cui questo sito compare nella letteratura specialistica sull'architettura funeraria etrusca. Ci sono tombe a pozzetto e a fossa, grandi tumuli, le imponenti tombe a dado tipiche delle necropoli rupestri e le tombe a portico, che nel mondo etrusco sono un unicum. Il complesso si sviluppa lungo i fianchi di una rupe tufacea già occupata da un insediamento stabile durante l'età del Bronzo, e la fase monumentale copre il VII e il VI secolo a.C.
Marturanum, la città che venne prima
Nel VI secolo a.C. il centro di Marturanum conobbe il massimo splendore. La posizione era naturalmente fortificata e controllava la via che da Cerveteri conduceva verso Orvieto, fino a fare di questo luogo l'avamposto della potente Tarquinia verso Roma. Chi ha visto la Necropoli della Banditaccia e le tombe dipinte di Tarquinia trova qui il terzo termine di paragone, quello rupestre: gli stessi committenti, la stessa cultura, una soluzione architettonica completamente diversa dettata dal tufo verticale.
I tre ingressi alla necropoli di San Giuliano
Gli accessi principali sono tre: Chiusa-Cima, San Simone-San Giuliano e il Caiolo. Il Caiolo è il più usato e il più adatto a chi visita per la prima volta, perché dal suo parcheggio si raggiungono subito le prime tombe visitabili. Chi ha già camminato qui una volta cambi ingresso alla seconda: dalla parte della Chiusa-Cima il carattere del sito è diverso, meno addomesticato. Le necropoli minori del comprensorio portano i nomi di Caiolo, Chiusa-Cima, Valle Cappellana e San Simone: sono quattro nuclei distinti, non un unico cimitero.
Dal Caiolo: il tumulo, le tombe dei Carri e dei Letti
Dal parcheggio del Caiolo si arriva in pochi minuti al Tumulo del Caiolo e alle tombe cosiddette dei Carri e dei Letti. I nomi non sono decorativi: derivano dagli elementi scolpiti nel tufo all'interno delle camere, i letti funebri intagliati lungo le pareti e i riferimenti al carro, segno di rango. L'architettura interna riproduce quella della casa dei vivi, con tetto a doppio spiovente, travi e colmo ricavati dalla roccia. Guardare il soffitto, e non solo la facciata, è il modo giusto di visitare una tomba etrusca: è lì che l'architettura domestica del VII secolo a.C., costruita in legno e andata perduta ovunque, sopravvive in negativo.
Le tombe Palazzine
Seguendo il sentiero che scende nel vallone si incontrano via via le altre sepolture, a partire dalle tombe dette Palazzine. Il percorso attraversa il fosso, fra felci e sotto le chiome degli alberi, ed è un ambiente solitario anche nei fine settimana d'estate. Le facciate a dado emergono dalla parete come palazzi in miniatura, con cornici, modanature e porte finte: da qui il soprannome. Non aspettatevi cartelli ogni cinquanta metri: la segnaletica esiste ma è discreta, e chi non ha preso la mappa al centro visita passerà accanto a metà delle tombe senza vederle.
La Tomba della Regina
Una tabella segnala la sepoltura più monumentale del complesso, la Tomba della Regina, con una facciata alta dieci metri. Dieci metri di parete lavorata nel tufo: è la misura che rende l'idea della capacità di spesa della committenza e della qualità delle maestranze. Il nome è moderno e convenzionale, come quasi tutti i nomi delle tombe etrusche, e non va preso alla lettera: nessun documento indica chi vi fosse sepolto. Resta il fatto architettonico, che è quello che conta. Se avete un'ora sola dentro il parco, spendetela per arrivare qui.
La Tomba del Cervo
Non lontana dalla Regina, la Tomba del Cervo presenta sopra una gradinata laterale una singolare scultura a bassorilievo che rappresenta la lotta fra un cervo e un lupo. L'immagine è diventata il logo stilizzato dell'area protetta, e questo dice quanto il parco stesso la consideri il proprio simbolo. La scena di predazione appartiene a un repertorio orientalizzante diffuso nel Mediterraneo arcaico; trovarla scolpita all'aperto, su una parete di tufo esposta alle intemperie da venticinque secoli, è una fortuna che non si ripete spesso. Andateci con luce laterale, altrimenti il rilievo si appiattisce e non si legge niente.
La chiesa di San Giuliano sulla rocca
Un ponte di legno porta sulla rocca tufacea di San Giuliano, dove sorge la piccola chiesa medievale omonima, anch'essa in tufo. Oltrepassandola si raggiunge un punto panoramico affacciato sul vallone sottostante. È il momento in cui la cronologia del posto si chiude in cerchio: sulla stessa rupe che gli Etruschi usarono come acropoli e i cui fianchi riempirono di tombe, il Medioevo ha costruito una chiesa e un abitato. L'insediamento di Marturanum sorse probabilmente proprio sull'acrocoro di San Giuliano nell'alto Medioevo, prima che la popolazione si trasferisse sul pianoro dove oggi sorge il paese.
Due secoli di scavi a San Giuliano
I primi scavi risalgono alla metà del XIX secolo, in piena stagione di ricerca antiquaria, quando le necropoli etrusche venivano aperte più per il mercato dei corredi che per la conoscenza. All'inizio del Novecento vi lavorò Luigi Rossi Danielli; negli anni Trenta furono attivi Gino Rosi e Augusto Gargana. Il salto di metodo è recente: l'area è stata indagata sistematicamente solo a partire dal 2016, con campagne che hanno affrontato il sito nel suo insieme, abitato compreso, e non soltanto le tombe più vistose. Chi torna a San Giuliano ogni pochi anni se ne accorge: la lettura del sito è cambiata.

I sentieri del Parco Marturanum e le vie cave
La rete escursionistica è tracciata dalla sezione di Viterbo del Club Alpino Italiano, e il parco documenta sedici percorsi fra sentieri, itinerari nelle necropoli e collegamenti con i territori vicini, praticabili a piedi, a cavallo e in bicicletta. Le sigle sono quelle del CAI e vanno lette con attenzione, perché la classificazione E indica un percorso escursionistico e la classificazione EE un percorso per escursionisti esperti: la differenza qui non è teorica, visto che si scende e si risale dentro forre umide con roccia scivolosa.
I sentieri lunghi
Il CAI 103 collega Civitella Cesi a Barbarano Romano (VT) in circa due ore, classificato EE, e prosegue nel tratto che da Barbarano porta a Cura di Vetralla in circa tre ore, sempre EE. Il CAI 105 arriva da Vejano a Barbarano in due ore e mezza, EE, e nel senso opposto è il sentiero che da Barbarano scende a Blera lungo la forra del Biedano, anch'esso in circa due ore e mezza e classificato EE. Quest'ultimo è il percorso che nella tradizione locale viene chiamato il Cammino degli Etruschi, e attraversa il canyon del Biedano fino a un altro centro decisivo per l'etruscologia della zona. Se dovessi sceglierne uno solo per un camminatore allenato, sceglierei questo, in primavera, con l'acqua alta e le felci ancora tenere.
I percorsi brevi e adatti a tutti
Non tutto richiede gambe da escursionista esperto. Il CAI 138b porta da Civitella Cesi al Quarto di Barbarano in circa un'ora e venti ed è classificato E. Il CAI 138c collega Poggio delle Quercete alla seconda mola in circa cinquanta minuti, sempre E, e il CAI 138d va dalla Val di Propizio al fontanile Tirintera in altri cinquanta minuti, E. Più breve di tutti il CAI 138a, mezz'ora da Sarignano alla seconda mola sul Biedano, che però è classificato EE: la lunghezza non dice niente sulla difficoltà, e chi confonde le due cose finisce nei guai. Le mole citate nei nomi sono i vecchi mulini ad acqua sul torrente, e il fatto che diano ancora il nome ai sentieri racconta quanto quell'economia sia stata importante.
I percorsi dentro le necropoli
Oltre ai sentieri CAI il parco pubblica cinque tracciati dedicati alle necropoli: una visione d'insieme del complesso e poi tre percorsi corrispondenti ai tre ingressi, Chiusa-Cima, San Simone e San Giuliano, Caiolo. Sono brevi, ma vanno affrontati con la stessa serietà: fondo irregolare, gradini scavati nel tufo, tratti esposti. Scarpe da trekking, acqua, cappello d'estate. Le infradito che ogni tanto si vedono al parcheggio del Caiolo sono la ragione per cui esistono i soccorsi in montagna.

Le vie cave e la via Clodia
Il territorio conserva vie cave scavate nel tufo, in particolare quelle di Sarignano e di San Giuliano: trincee profonde, larghe quanto un carro, con le pareti che salgono sopra la testa. Sono opere etrusche, poi riusate per secoli come viabilità ordinaria. Attraverso Barbarano passava inoltre la via Clodia, la strada romana che risaliva l'Etruria interna: i suoi tracciati sono stati riportati alla luce negli anni Ottanta. Nell'area del Quarto restano tracce del ponte Piro, di epoca romana. Percorrere una via cava è l'esperienza più fisica che questo territorio offra: si cammina dentro la roccia, in una strada che ha duemilacinquecento anni e continua a funzionare.

La storia di Barbarano Romano (VT)
La sequenza storica di questo comune è più lunga e più continua di quella di molti centri celebri del Lazio, e ha il pregio di essere leggibile sul terreno quasi senza interruzioni.
Prima degli Etruschi
La frequentazione umana risale a epoche remote: nell'area del Quarto sono stati rinvenuti reperti litici del Paleolitico, e per il Neolitico si segnalano frammenti ceramici e strumenti in pietra. L'altura vulcanica su cui sorge l'abitato moderno fu probabilmente sede, nell'antica età del Bronzo, di un villaggio, come attestano i numerosi manufatti individuati ai piedi dell'acrocoro; per l'età del Bronzo sono documentati due abitati, a Pontone e sul colle di San Giuliano, con frammenti ceramici del Bronzo medio e materiale di cultura protovillanoviana del Bronzo finale. Tremila anni di occupazione continua dello stesso pianoro non sono un caso: c'è acqua, c'è difesa naturale, c'è pietra da lavorare.
Marturanum etrusca
Nell'antichità il luogo era chiamato Marturano, o Marturanum, e il nome sopravvive oggi nella denominazione del parco. Il VI secolo a.C. fu il periodo di massimo splendore: avamposto di Tarquinia verso il territorio che sarebbe diventato romano, snodo della strada fra Cerveteri e Orvieto, centro capace di importare ceramica attica. Poi la conquista romana, la via Clodia, il ponte Piro, e un lungo periodo in cui questa parte di Etruria interna divenne campagna di retrovia. La tradizione locale attribuisce il cambio di nome da Marturano a Barbarano al re longobardo Desiderio: è una tradizione, non un fatto documentato, e va presa per quello che è.
Il Medioevo e la pergamena del 1188
Notizie di un insediamento stabile si hanno con il Medioevo. La prima menzione del castello di Barbarano compare in una pergamena del 1188, che è la data da cui si conta la storia documentaria del paese. Nell'alto Medioevo l'insediamento sorse probabilmente sull'acrocoro di San Giuliano, prima dello spostamento sul pianoro attuale. Il paese fu anche sede vescovile: si ha notizia di vescovi definiti marturanenses. Barbarano faceva parte del Ducato romano longobardo che, dopo la donazione di Liutprando del 728, era divenuto possesso della Chiesa nel corso dell'VIII secolo. Nel XIV secolo il paese si diede uno statuto comunale, e fra XIV e XIX secolo alternò il controllo di Viterbo e quello di Roma: due poli, una comunità in mezzo, con tutto quello che comporta in termini di dazi, esenzioni e liti di confine.
Anguillara, Orsini, Borgia
Nel XIV secolo Barbarano fu feudo degli Anguillara, la famiglia baronale che dal lago di Bracciano controllava una fetta consistente del Lazio settentrionale. Passò poi agli Orsini e infine, nel XV secolo, ai Borgia. Tre cognomi che da soli riassumono la storia del baronato laziale fra Tre e Quattrocento, con i suoi cambi di fronte, le confische pontificie e le riassegnazioni. La cinta muraria esterna con le torri circolari, di fine XV secolo, è materialmente il prodotto di questa stagione: si fortificava perché il potere cambiava mano e nessuno si fidava.
Dal 1872 al 1961: tre date moderne
Nel 1872 il comune assunse la denominazione attuale di Barbarano Romano. Nel 1927, con la riorganizzazione amministrativa che istituì la provincia di Viterbo, il paese passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo: da qui la sigla VT che accompagna il nome. Nel 1930 crollarono la torre pentagonale, parte delle mura e del palazzo priorale. Nel 1961 chiuse la ferrovia Orte-Capranica-Civitavecchia. Nel 1984, con la legge regionale del 17 luglio, nacque il parco. Cinque date che spiegano il paese di oggi meglio di qualunque descrizione paesaggistica.
Feste e tradizioni di Barbarano Romano (VT)
Il calendario delle feste è fitto e in gran parte religioso, come in tutti i centri agricoli della Tuscia. Le date esatte e i programmi cambiano di anno in anno e vanno verificati con il Comune prima di mettersi in viaggio.
Santa Barbara, la patrona
La patrona del paese è Santa Barbara e la sua festa cade a dicembre, con concerto e fuochi d'artificio. La devozione a Santa Barbara nei paesi del tufo ha una ragione concreta: è la protettrice invocata contro il fulmine e contro le esplosioni, e in un territorio di cave e di lavorazione della pietra la scelta non è casuale. Andare a Barbarano in dicembre significa trovare un paese freddo, con poca gente per strada e la sera illuminata: chi cerca l'atmosfera invernale della Tuscia senza folla ha qui la sua occasione.
Sant'Antonio abate e il Carnevale
Il 17 gennaio si celebra Sant'Antonio abate, protettore degli animali, con la benedizione delle bestie che in un comune di allevatori ha ancora senso pieno. Segue il Carnevale, con il suo repertorio di carri e mascherate paesane. Sono le due feste che meglio conservano il legame con il ciclo agricolo: nella stessa settimana in cui si benedicono gli animali si comincia a preparare la terra.
Il Corpus Domini e l'infiorata
Per il Corpus Domini le vie del paese vengono coperte di tappeti di petali: l'infiorata percorre tutte le strade dell'abitato. È il momento in cui il borgo si mostra al meglio, perché il disegno floreale segue l'andamento a spina di pesce delle tre strade parallele e mette in evidenza la struttura urbanistica. Chi fotografa lo faccia dall'alto, dai gradini o dalle scale esterne delle case: da terra si perde metà del disegno.
Settembre: la Natività e la sagra della lumaca
Le festività di settembre sono dedicate alla Natività della Madonna, il giorno 6, e durano di solito diversi giorni, con concerti, gare sportive e spettacoli; nello stesso periodo si tiene la sagra della lumaca, il piatto identitario locale. Il 10 settembre si festeggia San Nicola da Tolentino. La settimana di settembre è il momento in cui il paese raddoppia di abitanti fra emigrati che tornano e visitatori dei dintorni: chi cerca il silenzio scelga un altro periodo, chi cerca la festa vera scelga questo.
L'Attozzata, la Sagra del Pizzicotto e le altre
Nel calendario locale figurano anche la Sagra del Pizzicotto, dedicata al tipico gnocco di pasta lievitata, e soprattutto l'Attozzata, che si tiene nei pressi della necropoli etrusca: i pastori producono la ricotta nelle callare su fuoco vivo e la servono su tozzi di pane di grano duro. Quest'ultima merita una parola in più, perché è una delle poche sagre laziali in cui il cibo si fa davanti a chi lo mangia, con l'attrezzatura del lavoro e non con quella della cucina da fiera. Un'ultima celebrazione chiude l'anno: il presepe vivente di Natale, che usa i vicoli del borgo come scenografia naturale.
Che cosa si mangia e che cosa si produce a Barbarano Romano (VT)
L'economia del comune è agricola e minuta: nel 2015 risultavano attive 55 imprese con 133 addetti. I prodotti agricoli principali sono l'uva e le olive, e c'è allevamento bovino i cui prodotti biologici vengono venduti localmente. Sul territorio comunale si vedono oliveti, frutteti, vigneti, noccioleti e piccoli orti; un tempo questa terra era famosa per la coltivazione della canapa, coltura oggi scomparsa dal paesaggio italiano e che qui, fino a poche generazioni fa, dava lavoro e reddito. A tavola questo si traduce in cose semplici e giuste: la lumaca della sagra, il pizzicotto, la ricotta dell'Attozzata, il bestiame allevato allo stato brado nel Quarto. Il consiglio da professionista: comprate l'olio direttamente dai produttori del posto e non nei negozi delle città vicine, la differenza di prezzo e di qualità è evidente.
Una curiosità su Barbarano Romano (VT)
La curiosità vera di questo posto è una questione di botanica, e quasi nessuno la racconta ai visitatori. Dentro le forre del Marturanum crescono faggi fra i 200 e i 300 metri di quota. Il faggio, in Italia centrale, è un albero di montagna: lo si incontra normalmente sopra i mille metri, sull'Appennino, e nelle faggete depresse del Lazio costituisce un'eccezione studiata dai botanici. Qui scende quasi al livello del mare perché la forra funziona da trappola per l'aria fredda: l'umidità ristagna, il sole entra poche ore al giorno, la temperatura resta bassa anche a luglio. Il risultato è che camminando lungo il Biedano si attraversa in mezz'ora un gradiente vegetazionale che in condizioni normali richiederebbe ottocento metri di dislivello. Si parte fra querce e macchia mediterranea sul pianoro, si scende fra ontani neri, olmi, pioppi e salici lungo l'acqua, e in certi tratti ombrosi ci si ritrova sotto chiome di faggio.
Il censimento botanico dell'area ha contato circa 960 specie vegetali su 1.240 ettari, orchidee rare comprese. Per dare la misura: è una densità floristica che molti parchi molto più estesi non raggiungono, e dipende proprio da questa convivenza di ambienti opposti a poche centinaia di metri di distanza, il pascolo asciutto del Quarto e la forra umida dei valloni. Gli Etruschi, che di questo non sapevano nulla in termini scientifici, avevano capito benissimo la sostanza: scavarono le tombe nel tufo verticale delle forre e tennero l'abitato in alto, all'asciutto e al sicuro. Chi visita Barbarano Romano (VT) pensando di andare solo a vedere pietre antiche torna a casa avendo attraversato una delle anomalie ecologiche più interessanti del Lazio, e senza essersene accorto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Barbarano Romano (VT)
Che il parco non ha biglietteria, orari di apertura e chiusura dei cancelli, custodi ai varchi. Sembra un dettaglio burocratico, e invece cambia tutta l'organizzazione della giornata. Il Marturanum è gestito direttamente dal Comune di Barbarano Romano, che è ente di gestione dell'area protetta: significa che la necropoli di San Giuliano non funziona come un'area archeologica recintata, ma come un territorio percorso da sentieri. Ci si entra liberamente, gratuitamente, quando si vuole. E ci si assume la responsabilità di quello che si fa.
Le conseguenze pratiche sono tre. La prima: non c'è nessuno che vi dica dove andare, quindi la mappa dei sentieri presa al centro visita in viale IV Novembre non è un souvenir, è attrezzatura. La seconda: non c'è illuminazione, non ci sono parapetti su tutti i tratti esposti, e il tufo bagnato è scivoloso come il ghiaccio; dopo una pioggia certi passaggi vanno evitati e basta. La terza, la più sottovalutata: nel Quarto pascolano bovini maremmani allo stato brado, animali di taglia grossa con le corna lunghe, e vanno tenuti a rispettosa distanza, in particolare quando ci sono i vitelli.
C'è poi una quarta conseguenza, che riguarda il museo. Il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri è gestito da un'associazione locale, Barbarano Cultura, e i suoi orari dipendono dalla disponibilità dei volontari. Il numero 0761 414531 esiste per questo: si telefona prima. La quantità di persone che arrivano a Barbarano Romano (VT) la domenica pomeriggio, trovano il museo chiuso e se ne vanno delusi è la ragione per cui questa informazione va scritta in grande e non in fondo alla pagina.
Il consiglio che ti do per visitare Barbarano Romano (VT)
Fate la giornata al contrario rispetto a come la fanno tutti. La maggior parte dei visitatori arriva a metà mattina, gira il borgo, pranza e nel primo pomeriggio scende alla necropoli con il sole allo zenit. È l'ordine peggiore possibile, per tre ragioni: nella forra il caldo del primo pomeriggio estivo è opprimente, la luce verticale appiattisce i rilievi scolpiti e le facciate a dado diventano illeggibili, e la stanchezza della camminata arriva quando il museo è ancora aperto e servirebbe lucidità per capirlo.
L'ordine giusto è questo. Arrivo presto, parcheggio, colazione al bar del paese. Discesa immediata alla necropoli dall'ingresso del Caiolo, con le prime ore di luce radente: il bassorilievo della Tomba del Cervo si legge solo così, e la facciata di dieci metri della Tomba della Regina fotografata alle otto del mattino è un'altra cosa rispetto alla stessa parete a mezzogiorno. Risalita verso le undici, sosta al Museo Naturalistico Francesco Spallone o al museo archeologico. Pranzo. E il borgo nel pomeriggio, quando le tre strade parallele sono in ombra e il tufo rossiccio prende quel colore caldo che a mezzogiorno il sole cancella.
Seconda parte del consiglio: mettete in conto due giorni, non uno. Barbarano Romano (VT) da solo si esaurisce in mezza giornata; Barbarano più uno dei sentieri lunghi, il CAI 105 verso Blera lungo la forra del Biedano per esempio, è una giornata piena, e ne resta un'altra per il borgo, i musei e le chiese. Chi ha una sola giornata e deve scegliere: necropoli al mattino, borgo nel pomeriggio, e rinunci alla camminata lunga senza rimpianti. Chi invece viene con i mezzi pubblici organizzi tutto sull'orario del Cotral: qui l'autobus comanda, e sbagliare la corsa di ritorno significa restare a piedi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che a Barbarano Romano (VT) esiste la tomba a portico, e che è una tipologia praticamente unica nel mondo etrusco. Lo si legge nelle descrizioni del sito, ma passa sempre in secondo piano rispetto ai numeri spettacolari, i dieci metri di facciata della Tomba della Regina o la varietà complessiva del complesso. Eppure è il dato architettonicamente più significativo di tutta San Giuliano.
Le necropoli rupestri dell'Etruria interna hanno una grammatica riconoscibile: la tomba a dado, cioè un blocco cubico isolato dalla parete di tufo con tagli verticali, con la falsa porta scolpita sulla fronte e la camera funeraria sotto; il tumulo, di tradizione più antica; le tombe a pozzetto e a fossa dei periodi villanoviano e orientalizzante. San Giuliano le ha tutte, il che già basterebbe a farne un caso di studio. Ma qui compare anche la soluzione a portico, con un colonnato ricavato in negativo davanti alla camera, e questa non si ritrova altrove nella stessa forma. Gli archeologi la considerano l'elemento che rende il complesso eccezionale.
Vale la pena capire perché. In una necropoli rupestre l'architetto lavora in negativo: non costruisce, toglie materia. Scolpire un portico significa progettare uno spazio coperto e articolato senza poterlo montare, prevedendo tutto prima di dare il primo colpo, senza possibilità di correzione. Un errore di calcolo non si rimedia, si abbandona la tomba. Le maestranze che hanno fatto questo lavoro a San Giuliano nel VII e VI secolo a.C. sapevano il fatto loro, e lavoravano per una committenza che poteva pagarle. Marturanum non era un villaggio: era un centro con un ceto capace di importare vasi attici e di finanziare architettura funeraria sperimentale.
La foto giusta da fare a Barbarano Romano (VT)
La fotografia che vale il viaggio non è quella del borgo dall'alto e non è quella della porta con l'orologio, per quanto entrambe siano garantite. È la facciata della Tomba della Regina con una persona davanti, per la scala. Dieci metri di parete scolpita nel tufo, senza un riferimento umano nell'inquadratura, in fotografia diventano una parete qualsiasi: il cervello non ha modo di stimare le dimensioni, e la potenza dell'opera si perde. Mettete qualcuno alla base, anche di spalle, e la fotografia racconta finalmente quello che avete visto.
La luce giusta è quella del mattino presto o della sera, mai il mezzogiorno. Nelle forre il sole entra poche ore al giorno, e la luce radente è l'unica che fa emergere le modanature, le cornici e le false porte delle tombe a dado. Per il bassorilievo della Tomba del Cervo il discorso è ancora più netto: con luce piatta la lotta fra il cervo e il lupo si appiattisce fino a scomparire, con luce laterale si legge. Chi arriva a mezzogiorno e trova il rilievo deludente non ha visto un'opera deludente, ha scelto l'ora sbagliata.
Le altre due inquadrature che consiglio. La prima: il ponte di legno che porta sulla rocca di San Giuliano, ripreso dal basso, con la chiesetta medievale in tufo sullo sfondo. È l'immagine che riassume la stratificazione del sito, Etruschi sotto e Medioevo sopra, e non serve nessuna didascalia per capirla. La seconda: le scale esterne delle case del borgo, in tufo rossiccio, fotografate di taglio nel tardo pomeriggio, quando l'ombra della ringhiera disegna sul muro. Le fotografie del borgo dall'esterno le fanno tutti; quelle del dettaglio costruttivo quasi nessuno, e sono le uniche che restano.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è un atto di scrittura: la pergamena del 1188 in cui compare per la prima volta la menzione del castello di Barbarano. Prima di quella data il paese esiste materialmente ma non giuridicamente; da quel momento entra nella documentazione e comincia la sua storia amministrativa. Nel XIV secolo la comunità si dà uno statuto comunale, il che significa consigli, magistrature, regole scritte: un salto di autonomia che si materializzò nel Palazzo dei Priori, oggi municipio.
Il secondo è inciso nella pietra: la targa originale di marmo del 1280 all'ingresso della chiesa di Santa Maria Assunta, che indica l'anno di edificazione. La data cade nella sede vacante seguita alla morte di Niccolò III Orsini, un periodo di vuoto al vertice della Chiesa durato mesi. Una comunità che costruisce la propria collegiata proprio mentre il papato è senza titolare dice qualcosa sulla forza delle istituzioni locali di allora.
Il terzo è un crollo. Nel 1930 la torre pentagonale che dominava il paese, insieme a parte delle mura e del palazzo priorale, venne giù rovinosamente. Con quel crollo scomparve anche la porta merlata d'Ognissanti. È l'avvenimento che ha cambiato in modo più visibile la sagoma di Barbarano Romano (VT): il paese che vediamo oggi è un paese amputato, e chi guarda le fotografie precedenti fatica a riconoscerlo.
Il quarto è una chiusura: nel 1961 cessa il servizio sulla ferrovia Orte-Capranica-Civitavecchia, che aveva due stazioni nel territorio comunale. Un paese collegato per ferro al Tirreno e all'entroterra torna a dipendere dalla strada, e lo spopolamento della seconda metà del Novecento ha in questa data una delle sue cause materiali.
Il quinto è una rinascita amministrativa: la legge regionale n. 41 del 17 luglio 1984 istituisce il Parco Naturale Regionale Marturanum, 1.240 ettari affidati alla gestione del Comune. Da quel momento l'identità del paese si costruisce sul binomio archeologia e natura. Il sesto e ultimo è recente e riguarda la ricerca: solo dal 2016 l'area di San Giuliano è indagata sistematicamente, dopo un secolo e mezzo di scavi episodici. Le due date, 1984 e 2016, spiegano perché Barbarano Romano (VT) oggi sia un posto in crescita di reputazione e non un borgo in declino.
Chi è passato da Barbarano Romano (VT)
Il primo nome è quello di una tradizione più che di un documento: Desiderio, ultimo re dei Longobardi, al quale la memoria locale attribuisce sia il cambio di nome del paese da Marturano a Barbarano sia la torre pentagonale che dominava via Vittorio Emanuele fino al 1930. Intorno al 771 Desiderio fortificava Viterbo e i borghi vicini per contrastare l'avanzata dei Franchi di Carlo Magno, e in quel quadro l'attribuzione ha una sua plausibilità storica. Resta però una tradizione, e come tale va riferita.
Ben documentate sono invece le famiglie che hanno tenuto il feudo. Gli Anguillara nel XIV secolo, signori del lago di Bracciano e fra i baroni più aggressivi del Lazio settentrionale. Gli Orsini poi, la dinastia che ha attraversato tutta la storia dello Stato della Chiesa e che alla fine del Duecento aveva dato alla Chiesa quel Niccolò III la cui morte lascia il papato vacante nell'anno della targa di Santa Maria Assunta. E infine i Borgia, nel XV secolo, il nome più ingombrante della storia pontificia del Rinascimento. Barbarano Romano (VT) non è mai stato al centro delle loro strategie, ma faceva parte del patrimonio che quelle strategie mettevano in gioco.
Poi ci sono quelli che sono passati con la pala in mano. I primi scavi a San Giuliano risalgono alla metà del XIX secolo, nella stagione in cui l'Etruria era il terreno di caccia degli antiquari di mezza Europa. All'inizio del Novecento vi lavorò Luigi Rossi Danielli, figura centrale dell'archeologia viterbese. Negli anni Trenta furono attivi Gino Rosi e Augusto Gargana, quest'ultimo legato alla stagione delle ricerche nella Tuscia di quel decennio. Dal 2016 sono arrivate le campagne sistematiche, condotte con metodi che i loro predecessori non avevano.
Un nome resta scritto sull'ingresso del centro visita: Francesco Spallone, al quale è intitolato il Museo Naturalistico del parco. E un ultimo passaggio collettivo merita la citazione: i soci della sezione di Viterbo del Club Alpino Italiano, che hanno tracciato e mantengono la rete di sentieri con cui oggi chiunque può attraversare le forre. Senza quel lavoro volontario, la necropoli di San Giuliano sarebbe raggiungibile solo da chi conosce a memoria il territorio.
Cosa vedere intorno a Barbarano Romano (VT)
La posizione è ottima per costruire un itinerario di più giorni nella Tuscia. A poca distanza c'è Blera, altro centro fondamentale per l'etruscologia, raggiungibile a piedi lungo la forra del Biedano. Verso nord si arriva a Vetralla e poi al capoluogo, Viterbo, con il suo quartiere medievale di San Pellegrino. A ovest, verso il mare, ci sono Tuscania con le sue basiliche romaniche e Tarquinia con le tombe dipinte, che completa il quadro dell'arte funeraria etrusca cominciato a San Giuliano.
Verso sud si incontra Sutri, con l'anfiteatro scavato nel tufo e il mitreo, che è il termine di confronto più immediato per capire come si lavorava la roccia in questo territorio. Poco più in là il lago di Vico chiude il quadrante vulcanico. Sul versante etrusco costiero, Cerveteri e la sua Necropoli della Banditaccia mostrano la variante a tumuli della stessa civiltà, mentre la strada antica portava verso Orvieto.
Per chi preferisce giardini e stranezze rinascimentali, nel raggio di un'ora d'auto ci sono Villa Lante a Bagnaia, il Parco dei Mostri di Bomarzo, il palazzo Farnese di Caprarola e i borghi di Soriano nel Cimino, San Martino al Cimino e Chia. Più a nord si arriva a Civita di Bagnoregio, e nella valle del Treja c'è Calcata. La regola che do sempre ai gruppi: due tappe al giorno, non tre. Questi paesi vanno camminati, non spuntati da un elenco.
Quando andare a Barbarano Romano (VT)
La primavera è la stagione migliore, senza discussione. Fra aprile e maggio le fioriture di prato nel Quarto sono al massimo, le orchidee spontanee si vedono, l'acqua nelle forre è abbondante e la temperatura è quella giusta per camminare. L'autunno è il secondo periodo buono: colori del bosco, poca gente, funghi e castagne nei paesi vicini. L'estate va gestita: sul pianoro il caldo è forte, ma nelle forre la temperatura scende parecchio, quindi si programma la camminata al mattino presto e il borgo nel tardo pomeriggio. L'inverno è per chi ama il silenzio: giornate corte, paese vuoto, il tufo scuro di pioggia e i sentieri scivolosi, da affrontare solo con attrezzatura adeguata.
Un avvertimento sulla pioggia, che vale più di qualunque consiglio stagionale: il tufo bagnato è infido. Dopo giorni di pioggia i tratti in discesa verso il fondo delle forre diventano pericolosi e i guadi possono essere impraticabili. Non è pessimismo, è la ragione per cui i sentieri più brevi sono classificati EE.
Barbarano Romano (VT) con i bambini
Funziona bene, a patto di scegliere il percorso giusto. Il Museo Naturalistico Francesco Spallone è gratuito, accessibile con il passeggino e pensato anche per un pubblico non specialista: animali, piante e ambienti della Tuscia viterbese spiegati in modo diretto. È il posto giusto per cominciare, perché dà ai bambini le chiavi per riconoscere quello che poi vedranno nel bosco. Il borgo si gira in un'ora, senza traffico, con i vicoli fioriti che piacciono sempre.
Per la necropoli il discorso cambia. L'ingresso del Caiolo è quello più adatto, perché le prime tombe si raggiungono in pochi minuti dal parcheggio e non c'è bisogno di affrontare la discesa completa nel vallone. Le tombe a dado con le false porte scolpite hanno un effetto immediato sui bambini, che le leggono come case. La discesa nella forra, invece, con fondo irregolare e gradini nel tufo, è adatta dai dieci anni in su e con scarpe vere. E i bovini maremmani del Quarto vanno spiegati prima: sono animali liberi, non del recinto di una fattoria didattica.
Accessibilità a Barbarano Romano (VT)
Il quadro va detto con onestà. Il Museo Naturalistico Francesco Spallone e il centro visita sono accessibili con sedia a rotelle e con passeggino, e l'ingresso è gratuito. Il centro storico è un borgo medievale su un pianoro tufaceo, con selciato irregolare, salite e scale esterne: percorribile con difficoltà e con accompagnamento, non autonomamente. La necropoli di San Giuliano non è accessibile a chi ha ridotta mobilità: si tratta di sentieri escursionistici con dislivelli, gradini nel tufo e tratti esposti, senza alternative pianeggianti. Chi ha esigenze specifiche telefoni prima al parco, allo 0761 414507, e organizzi la giornata sul borgo e sui musei.
Visite guidate e accompagnamento a Barbarano Romano (VT)
Un sito rupestre senza qualcuno che lo spieghi resta un bosco pieno di tagli nella roccia: la differenza fra vedere e capire, a San Giuliano, la fa la persona che cammina davanti. Chi organizza gruppi, viaggi aziendali o uscite private nel Lazio settentrionale può appoggiarsi ai professionisti di accompagnamento turistico di TourLeaderPro, che lavorano su Roma e su tutte le regioni italiane; per gli itinerari che partono dalla capitale il riferimento è la pagina dei servizi su Roma. Ai visitatori stranieri che preparano un viaggio in Italia servono invece guide in inglese: la panoramica regionale è nella pagina dedicata al Lazio, e per chi imposta la vacanza su escursioni in giornata c'è la raccolta delle gite di un giorno.
Domande veloci su Barbarano Romano (VT)
Quanto costa visitare Barbarano Romano (VT)?
Il borgo e i sentieri del Parco Marturanum sono liberi e gratuiti. Il Museo Naturalistico Francesco Spallone ha ingresso gratuito. Per il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri conviene chiedere direttamente allo 0761 414531, perché condizioni e aperture dipendono dall'associazione che lo gestisce.
Si paga per entrare nella necropoli di San Giuliano?
No. L'area archeologica è dentro il parco e vi si accede dai sentieri, senza biglietteria e senza cancelli. Questo significa anche che non c'è personale di sorveglianza: ci si muove con prudenza e con attrezzatura adeguata.
Quanto tempo serve per visitare Barbarano Romano (VT)?
Mezza giornata per il borgo e i musei. Una giornata piena se si aggiunge la necropoli dall'ingresso del Caiolo. Due giorni se si vuole percorrere anche uno dei sentieri lunghi, per esempio il collegamento con Blera lungo la forra del Biedano.
Come si arriva a Barbarano Romano (VT) da Roma?
In auto lungo la direttrice della Cassia e poi per le provinciali della bassa Tuscia, con l'ultimo tratto sulla strada provinciale 42. In autobus con il Cotral, che dichiara collegamenti con Roma, Viterbo e Civitavecchia; orari e percorsi si verificano sul sito del vettore o al numero verde 800 174 471.
Si arriva a Barbarano Romano (VT) in treno?
No. Le due stazioni presenti nel territorio comunale erano sulla ferrovia Orte-Capranica-Civitavecchia, chiusa dal 1961. Oggi il collegamento pubblico è solo su gomma.
Dove si parcheggia a Barbarano Romano (VT)?
Il centro storico si gira a piedi: si lascia l'auto fuori dalle mura e si entra dalla porta. Per la necropoli il riferimento più usato è il parcheggio del Caiolo, all'omonimo ingresso dell'area archeologica.
Quali sono gli ingressi alla necropoli di San Giuliano?
Tre: Chiusa-Cima, San Simone-San Giuliano e Caiolo. Il Caiolo è il più adatto a una prima visita, perché le prime tombe si raggiungono in pochi minuti dal parcheggio.
Quanto è alta la Tomba della Regina?
La facciata misura dieci metri di altezza ed è la sepoltura più monumentale del complesso di San Giuliano. Una tabella la segnala lungo il percorso.
Che cos'è la Tomba del Cervo?
Una tomba che presenta, sopra una gradinata laterale, un bassorilievo con la lotta fra un cervo e un lupo. La scena è stata scelta come logo stilizzato del Parco Marturanum.
Quanto è grande il Parco Marturanum?
1.240 ettari, tutti compresi nel territorio comunale di Barbarano Romano. L'area protetta è stata istituita con la legge regionale n. 41 del 17 luglio 1984 ed è gestita dal Comune.
Quanti sentieri ci sono nel Parco Marturanum?
Il parco documenta sedici percorsi fra sentieri CAI, itinerari nelle necropoli e collegamenti con i comuni vicini, percorribili a piedi, a cavallo e in bicicletta. La rete è tracciata dalla sezione di Viterbo del Club Alpino Italiano.
I sentieri di Barbarano Romano (VT) sono difficili?
Dipende dal percorso. Alcuni sono classificati E, cioè escursionistici, altri EE, per escursionisti esperti. Anche i tracciati brevi possono essere EE: la durata non misura la difficoltà. Servono scarpe da trekking e prudenza sul tufo bagnato.
Si può andare a cavallo o in bicicletta nel parco?
Sì, il parco indica percorsi praticabili anche a cavallo e in bicicletta oltre che a piedi. Le condizioni dei singoli tracciati vanno verificate al centro visita prima di partire.
Il Museo Civico Archeologico delle Necropoli Rupestri è sempre aperto?
No, e questo è l'errore più frequente dei visitatori. Il museo è in via Sant'Angelo 2 ed è gestito dall'associazione Barbarano Cultura: conviene telefonare allo 0761 414531 prima di programmare la visita.
Che cosa si vede nel museo archeologico di Barbarano Romano (VT)?
Due sezioni: la prima con i reperti degli scavi nel territorio, in particolare dalle necropoli rupestri di San Giuliano, fra cui i vasi attici a figure nere del corredo della tomba Cima; la seconda dedicata alla documentazione delle necropoli rupestri di tutta la provincia di Viterbo.
Barbarano Romano (VT) è adatto ai bambini?
Sì, con qualche accorgimento. Il Museo Naturalistico Francesco Spallone è gratuito e accessibile anche con il passeggino, il borgo si gira senza traffico, e le prime tombe dall'ingresso del Caiolo sono vicine al parcheggio. La discesa completa nella forra è adatta a ragazzi più grandi.
Il centro storico è accessibile in sedia a rotelle?
Il centro visita e il Museo Naturalistico sono accessibili con sedia a rotelle e passeggino. Il borgo medievale, con selciato irregolare e pendenze, è percorribile solo con accompagnamento. La necropoli, su sentieri escursionistici, non è accessibile.
Si possono fare fotografie a Barbarano Romano (VT)?
All'aperto sì, borgo e necropoli compresi. Per gli interni dei musei e delle chiese ci si regola sulle indicazioni del personale e della parrocchia. La luce migliore per le tombe scolpite è quella del mattino presto o della sera.
Quando si tengono le feste di Barbarano Romano (VT)?
Sant'Antonio abate il 17 gennaio, il Carnevale a seguire, il Corpus Domini con l'infiorata in primavera, le feste della Natività della Madonna e la sagra della lumaca a settembre, San Nicola da Tolentino il 10 settembre, Santa Barbara patrona a dicembre e il presepe vivente a Natale. Programmi e date esatte cambiano ogni anno e vanno confermati con il Comune.
Che cosa si mangia a Barbarano Romano (VT)?
I piatti identitari sono la lumaca, protagonista della sagra di settembre, il pizzicotto, gnocco di pasta lievitata, e la ricotta prodotta sul fuoco vivo durante l'Attozzata. Il territorio produce uva, olive e carne bovina da allevamento brado.
Qual è la differenza fra San Giuliano e le altre necropoli etrusche del Lazio?
La varietà. Cerveteri è il regno dei tumuli, Tarquinia quello delle tombe dipinte; San Giuliano riunisce tombe a pozzetto e a fossa, tumuli, tombe a dado e tombe a portico, queste ultime praticamente uniche nel mondo etrusco. È una necropoli rupestre, cioè scavata in verticale nelle pareti di tufo.
Qual è il periodo migliore per visitare Barbarano Romano (VT)?
La primavera, fra aprile e maggio, per fioriture, acqua nelle forre e temperature giuste. L'autunno è la seconda scelta. D'estate si cammina presto la mattina; d'inverno si valuta bene il fondo bagnato dei sentieri.
Barbarano Romano (VT) è in provincia di Roma o di Viterbo?
Di Viterbo, dal 1927. Prima di quell'anno apparteneva alla provincia di Roma, e il nome del comune divenne Barbarano Romano nel 1872, quindi in un periodo in cui era ancora romano anche amministrativamente.
Vi lascio con l'opinione che ripeto sempre a chi mi chiede se valga la pena spingersi fin qui: Barbarano Romano (VT) non è un borgo da cartolina e non prova a esserlo. Chi cerca botteghe, locali e movimento resterà deluso, e farebbe meglio a fermarsi a Viterbo. Ma chi ha camminato una volta lungo il fondo della forra del Biedano, ha visto la facciata di dieci metri della Tomba della Regina emergere dalla parete di tufo e poi è risalito sulla rocca di San Giuliano fino alla chiesetta medievale, ha capito una cosa che nessun museo insegna: che gli Etruschi non abitavano i musei, abitavano questo paesaggio. Portatevi scarpe serie, partite presto, telefonate prima al museo. E prendetevi il tempo di sedervi in silenzio sul punto panoramico sopra il vallone, che è il posto migliore di tutta la Tuscia per capire perché una civiltà abbia scelto di seppellire i propri morti dentro una parete di roccia.
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