Capranica (VT)

Capranica (VT) è un comune di poco più di 6.300 abitanti in provincia di Viterbo, sulle propaggini meridionali dei monti Cimini, al chilometro 55 della via Cassia. Il municipio è in Corso Francesco Petrarca 40, telefono 0761 667900, posta protocollo@comune.capranica.vt.it. Il territorio comunale copre poco meno di 41 chilometri quadrati e passa dai 290 metri delle Valli di Sutri ai 579 di Macchia Grossa, con il centro abitato appoggiato su uno sperone di tufo. Da Roma si arriva in auto per la Cassia in circa un'ora dal Grande Raccordo Anulare; in treno con i regionali della linea FL3 Roma Ostiense-Viterbo, che fermano alla stazione di Capranica-Sutri, nella frazione di Capranica Scalo, a qualche chilometro dal centro storico. Il borgo si visita a piedi e non si paga alcun biglietto: le chiese aprono in genere in occasione delle funzioni, e per gli orari conviene rivolgersi alla parrocchia o all'ufficio relazioni con il pubblico del Comune. Chi arriva a piedi ci arriva quasi sempre lungo la via Francigena, che attraversa il territorio comunale nella tappa fra Vetralla e Sutri.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Capranica (VT)
Capranica (VT)

Dove si trova Capranica (VT) e come ci si arriva davvero

La geografia spiega Capranica meglio di qualunque aggettivo. Il paese occupa una lingua di tufo stretta e allungata, incisa su due lati da valloni profondi, con la punta rivolta verso sud, verso Roma. Chi guarda la mappa vede un comune di forma quasi ovale, otto chilometri per sei, incastrato fra il cono del vulcano Cimino a nord e il pianoro sutrino a sud. Confina con Ronciglione a nord, con Sutri a est, con Bassano Romano a sud, con Barbarano Romano, Vetralla e Vejano a ovest. Il lago di Vico è vicino ma non lambisce il territorio comunale: separa i due il rilievo boscoso che chiude l'orizzonte settentrionale.

Arrivare a Capranica (VT) in auto

Dal Grande Raccordo Anulare si imbocca la Cassia in direzione Viterbo e si prosegue per una cinquantina di chilometri. La strada statale 2 taglia il territorio comunale e lascia il centro storico sulla destra, in salita. La rete provinciale completa il quadro: la SP 35 Ronciglionese porta a Ronciglione, la SP 91 conduce a Sutri, la SP 92 scende verso Bassano Romano e Oriolo Romano. Un avvertimento pratico che nessun navigatore vi darà: il centro storico di Capranica non è fatto per l'automobile. I vicoli sono strettissimi, le pendenze notevoli, gli slarghi rarissimi. Conviene lasciare la macchina nella parte moderna del paese, verso il corso, e salire a piedi. Chi si ostina a entrare in auto dalle porte medievali passa i venti minuti successivi a manovrare.

Arrivare a Capranica (VT) in treno: la stazione di Capranica-Sutri

La stazione di Capranica-Sutri è uno degli scali più interessanti del Lazio settentrionale, e quasi nessuno se ne accorge scendendo dal treno. Sorge nella frazione di Capranica Scalo e serve un bacino ampio: oltre a Capranica e Sutri, raccoglie l'utenza di Bassano Romano, Ronciglione e Vejano. Vi fermano quasi tutti i regionali della relazione FL3 del servizio ferroviario suburbano di Roma, la linea Roma-Capranica-Viterbo. Rete Ferroviaria Italiana la classifica nella categoria Silver; è impresenziata dal 2010 e la biglietteria è affidata a una rivendita a poche centinaia di metri dal fabbricato viaggiatori. Il consiglio è banale e vale sempre: il biglietto si compra prima di salire, perché la macchinetta a bordo non esiste e la sanzione sì.

La cosa che rende speciale questo scalo è il suo passato di nodo. Qui si incrociavano la Roma-Viterbo e la trasversale Civitavecchia-Orte, e il fascio binari conserva ancora la traccia di quell'epoca: sei binari passanti, di cui tre a servizio dei viaggiatori, e una piattaforma girevole per le locomotive a vapore. La linea trasversale fu interrotta verso Civitavecchia nel 1961; l'ultimo treno passeggeri verso Orte corse nel 1994; il tratto Civitavecchia-Capranica venne formalmente dismesso nel 2011. Sul territorio comunale insistono altre due fermate: Vico Matrino, sempre sulla FL3, e la vecchia Madonna del Piano, sulla linea in disuso. Passeggiare lungo il sedime abbandonato, con i caselli murati e i cippi chilometrici ancora in piedi, è un esercizio di archeologia industriale che a Capranica riesce meglio che altrove.

Capranica (VT) a piedi: la via Francigena

Il pellegrino che scende da Viterbo verso Roma arriva a Capranica dopo Vetralla, sulla tappa che termina a Sutri. È il modo migliore di entrare in paese, e non per romanticismo: il tracciato storico si infila nei valloni sotto l'abitato, passa accanto alle chiesette rupestri e risale sul crinale, così che il borgo compare all'improvviso di profilo, con il torrione a fare da prua. Chi cammina trova ristoro ai giardini di San Rocco, il parco pubblico intorno alla fonte omonima, con accesso libero da via Annibal Caro. Se avete già camminato altri tratti del percorso, la pagina dedicata alla via Francigena raccoglie le altre località laziali attraversate dall'itinerario.

Il borgo medievale di Capranica (VT): una nave di tufo con due porte

Il centro storico di Capranica è chiuso da due porte poste a breve distanza l'una dall'altra, soluzione difensiva poco comune che raddoppiava il filtro all'ingresso. L'abitato si allunga sulla lingua tufacea come lo scafo di un'ammiraglia, con la prua puntata verso Roma, in mezzo ai boschi di querce, cerri e castagni del versante meridionale dei Cimini. Chi lo percorre trova strade che si intersecano ad angolo, piazzette raccolte, archi di scarico fra le case, scalinate che scendono verso il vuoto del vallone. Il tessuto è compatto e vissuto, tenuto bene, e questo va detto con un certo rispetto: la Seconda guerra mondiale ha colpito Capranica ripetutamente, con i bombardamenti concentrati soprattutto sullo scalo ferroviario, obiettivo militare evidente.

La mia opinione, dopo molti passaggi: Capranica non è un borgo da cartolina addomesticato per il turismo, e questo è il suo pregio. Non troverete la fila di botteghe di ceramiche e saponi che ha reso intercambiabili mezza dozzina di paesi del Lazio. Troverete un paese abitato, con le persone alle finestre e i bambini in piazza, dove il patrimonio monumentale convive con la vita ordinaria. Chi cerca l'esperienza confezionata resterà deluso. Chi cerca un borgo vero avrà una mattinata memorabile.

Che cosa vedere a Capranica (VT): le architetture religiose

Il patrimonio ecclesiastico di Capranica è sproporzionato rispetto alle dimensioni del paese, e la ragione è storica: per tre secoli e mezzo il borgo fu capoluogo di un governatorato cardinalizio, e i governatori portarono denaro, artisti e committenze. Le chiese superstiti raccontano un arco che va dal IX secolo all'Ottocento.

La Chiesa della Madonna del Piano di Capranica (VT)

È il monumento più importante del territorio, e sorge fuori dalle mura, nell'omonima località del Piano. L'impianto originario risale al periodo compreso fra la fine del XII e l'inizio del XIV secolo. All'interno si conserva un affresco della Vergine col Bambino, con una colomba fra le mani: la tradizione locale lo attribuisce al pittore senese Andrea Vanni, ma si tratta appunto di tradizione, non di attribuzione documentata, e va presa per quello che è.

La svolta arriva nel Cinquecento. Le numerose testimonianze di miracoli attribuiti all'intercessione della Madonna raffigurata nell'affresco fecero della chiesetta una meta di devozione, e nel 1559, affidata agli Eremiti di Sant'Agostino, venne ristrutturata su disegno di Giacomo Barozzi da Vignola, l'architetto che in quegli stessi anni lavorava a Palazzo Farnese a Caprarola, a una quindicina di chilometri di distanza. Avere un Vignola a Capranica non è un dettaglio provinciale: è la prova che il borgo, in quel momento, contava.

Nel 1632 la chiesa e parte del convento subirono un crollo rovinoso. La ricostruzione fu immediata, e proprio per questo parzialmente infedele: le linee del Vignola ne uscirono attenuate, e oggi la facciata va letta come un palinsesto, cercando sotto l'intonaco secentesco la scansione cinquecentesca. Guardate le paraste e il rapporto fra i registri: è lì che l'impronta originale resiste. All'interno la chiesa conserva anche un affresco riferibile a Francesco Cozza, pittore calabrese attivo a Roma nel Seicento, che raffigura la Natività della Vergine ed è il motivo per cui la processione dell'8 settembre arriva proprio qui.

La Chiesa di San Francesco di Capranica (VT) e il sepolcro degli Anguillara

Chi ha poco tempo entri qui. San Francesco è una chiesa di impianto romanico, con rifacimenti che arrivano al XVI secolo, e custodisce due cose che valgono il viaggio. La prima è il monumento sepolcrale marmoreo dei fratelli Anguillara, morti nel primo decennio del Quattrocento, una macchina funeraria con figure giacenti che testimonia il livello di committenza raggiunto dalla casata nel momento del suo massimo potere. La seconda è un affresco quattrocentesco riferito al Pastura, il soprannome con cui si conosce Antonio del Massaro da Viterbo, il pittore che nella Tuscia porta l'aggiornamento umbro di scuola peruginesca.

Vale la pena fermarsi davanti al sepolcro e ragionare su che cosa significhi. Gli Anguillara erano signori di frontiera, condottieri che vivevano di scorrerie e di alleanze mutevoli con i papi e contro i papi. Farsi seppellire in una chiesa francescana, sotto un monumento marmoreo di questa qualità, era un atto politico: significava dichiarare che la famiglia non era una banda armata ma una dinastia. Il fatto che il monumento sia sopravvissuto alla distruzione del castello, ordinata pochi decenni dopo, ha del paradossale.

Il Duomo di San Giovanni Evangelista a Capranica (VT)

La collegiata di San Giovanni Evangelista è la chiesa madre del paese e sorge nell'omonima piazza. L'edificio attuale è il risultato di una ricostruzione ottocentesca, condotta nei decenni fra l'inizio e la metà del XIX secolo, che sostituì la fabbrica precedente di impianto romanico. Si presenta con una sola navata maestosa, di gusto neoclassico, e conserva opere più antiche recuperate dall'edificio precedente: fra queste un tabernacolo rinascimentale e un crocifisso ligneo cinquecentesco. Proprio quel crocifisso è il simulacro che l'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento porta in processione la prima domenica di maggio, e che per secoli fu invocato contro le calamità che si abbatterono sul paese. Al termine della processione torna nella cappella a esso dedicata dentro San Giovanni.

La Chiesa di Santa Maria Assunta di Capranica (VT)

Santa Maria Assunta conserva un piccolo patrimonio disomogeneo e prezioso: opere medievali, un dipinto di Cristo di ambito duecentesco, un trittico rinascimentale la cui attribuzione oscilla, nella letteratura locale, verso Bartolomeo della Gatta, e una statua della Madonna documentata al 1808. Su questa attribuzione conviene la prudenza dello storico dell'arte: è un'ipotesi corrente sul territorio, non una certezza d'archivio. Qui, per l'intero mese di maggio, viene collocata sull'altare maggiore addobbato l'antica statua della Madonna delle Grazie, dopo la processione della seconda domenica.

La Chiesa di San Rocco a Capranica (VT) e il Museo delle Confraternite

La chiesa di San Rocco risale al XV secolo, epoca coerente con la diffusione del culto del santo pellegrino invocato contro la peste, e ospita oggi il Museo delle Confraternite. È un museo piccolo e specialistico, ed è esattamente per questo che lo consiglio: raccoglie vesti, mozzette, cordoni, stendardi, reliquiari e macchine processionali dei sodalizi capranichesi. In un paese dove le confraternite sono ancora vive e portano il santo in spalla ogni anno, un museo del genere non è una teca di oggetti morti ma la sagrestia della comunità. Per gli orari di apertura conviene informarsi in Comune, perché non è un museo con biglietteria e turni fissi.

La Chiesa di San Terenziano di Capranica (VT)

Dedicata al patrono, con impianto compreso fra il XIII e il XVI secolo, la chiesa di San Terenziano è il punto di arrivo della processione patronale. Esiste anche una chiesetta rurale intitolata al santo sul monte omonimo, dentro l'area protetta dei valloni: è quella che i capranichesi raggiungono a piedi la sera prima della festa, con fiaccole e lanterne. Le due non vanno confuse: quella urbana e quella rupestre.

Le altre chiese di Capranica (VT)

L'elenco è lungo e merita di essere percorso per intero, perché ciascun edificio racconta un pezzo di territorio. La Chiesa della Madonna delle Grazie, con impianto fra XIII e XVI secolo, è la chiesetta rurale a valle dell'abitato che accoglie la processione di maggio. La Chiesa della Madonna del Cerreto è settecentesca. La Chiesa della Madonna dei Ruscelli prende il nome dalla presenza dell'acqua, elemento ricorrente in un territorio inciso da valloni sorgivi. La Chiesa di San Pietro conserva memoria di un impianto di IX secolo, il più antico riferimento cronologico del patrimonio ecclesiastico capranichese. La Chiesa di Santa Maria, ottocentesca, si deve a Virginio Vespignani, architetto di fiducia dello Stato Pontificio nel secolo XIX, autore di interventi in mezza Roma: la sua presenza qui misura quanto il paese contasse ancora in ambito ecclesiastico dopo la perdita del titolo di capoluogo.

Chiesa della Madonna del Piano - Capranica (VT)
Chiesa della Madonna del Piano, Capranica (VT)

Le architetture civili di Capranica (VT): i palazzi del governatorato

Se le chiese raccontano la devozione, i palazzi raccontano il potere. E a Capranica il potere ha una data di inizio precisa, il 1465, e una di fine, il 1831.

Palazzo Accoramboni, sede del Comune di Capranica (VT)

È l'edificio civile più importante del paese e oggi ospita il municipio. Venne costruito nel corso degli anni Settanta del Cinquecento su progetto di Giacomo del Duca, siciliano, allievo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti, come residenza per la famiglia Accoramboni. All'interno conserva sale affrescate. Il nome rimanda a Vittoria Accoramboni, la donna la cui vicenda attraversa la cronaca nera e la letteratura europea: nata a Gubbio nel 1557, sposa a sedici anni di Francesco Peretti, nipote del futuro papa Sisto V, rimasta vedova per l'assassinio del marito nell'aprile del 1581, poi moglie di Paolo Giordano I Orsini duca di Bracciano, e infine uccisa a Padova il 22 dicembre 1585 per mano di sicari mandati da Ludovico Orsini, che pagò con la vita la sentenza della Serenissima. La sua storia ispirò la tragedia di John Webster intitolata The White Devil, pubblicata nel 1612, una novella di Stendhal e un romanzo di Ludwig Tieck.

Un chiarimento che va fatto con onestà: i tempi della costruzione e quelli della biografia di Vittoria si sovrappongono solo in parte, e il legame fra la casa e la donna appartiene alla memoria locale più che a un documento certo. Il palazzo resta comunque una delle architetture michelangiolesche di riflesso più notevoli della Tuscia, e vale la salita anche solo per il portale.

Il Palazzo del Governatorato di Capranica (VT)

Seicentesco, è la traduzione in pietra della funzione amministrativa che il paese ebbe per tre secoli e mezzo. Dopo il 1465 Capranica non fu più un feudo baronale ma la sede di un cardinale governatore, e il governatorato ebbe per un certo periodo la stessa estensione territoriale che avevano avuto i domini degli Anguillara. Il palazzo è il luogo dove quella giurisdizione si esercitava.

Palazzo Patrizi-Naro e l'archivio storico di Capranica (VT)

Ospita l'archivio storico comunale, e questa è un'informazione che i visitatori snobbano e gli studiosi cercano. Un archivio di un capoluogo di governatorato conserva atti notarili, catasti, carteggi con la Curia, registri delle confraternite: è il giacimento da cui si ricostruisce la storia di mezza Tuscia meridionale. La consultazione va concordata con il Comune.

Palazzo Forlani e Palazzo Montenero-Sansoni

Il primo è seicentesco, il secondo appartiene alla seconda metà del XVIII secolo. Insieme al Governatorato definiscono il fronte nobile del paese e documentano la fase costruttiva che precede il 1700, quando i cardinali governatori investirono nel decoro urbano. Si guardano dall'esterno: sono residenze, non musei.

Il portale dell'Ospedale di San Sebastiano e la Porta di Sant'Antonio

Del vecchio Ospedale di San Sebastiano resta il portale duecentesco, e resta perché la pietra scolpita sopravvive alle istituzioni. La Porta di Sant'Antonio è seicentesca ed è uno dei due accessi che chiudono il borgo. Cercatele: sono i dettagli che distinguono una passeggiata da una visita.

Il Castello degli Anguillara e il Torrione dell'Orologio di Capranica (VT)

Il Torrione dell'Orologio è l'immagine con cui Capranica si presenta al mondo, e insieme la sua ferita. Sorge sopra la porta principale di ingresso al paese ed è quanto resta del Castello degli Anguillara, smantellato per ordine di Papa Paolo II dopo la caduta della casata nel 1465. Il resto della rocca è quasi scomparso, inghiottito nei secoli dall'edilizia che le è cresciuta addosso: chi cammina per i vicoli attraversa senza saperlo ambienti che furono del castello, riconoscibili qua e là da una muratura troppo spessa o da un arco fuori scala.

La demolizione ordinata da un papa non fu un capriccio. Era la procedura standard con cui lo Stato della Chiesa scioglieva il potere militare dei baroni: si abbatteva la fortezza, si lasciava in piedi una torre a memoria e a controllo, si insediava un governatore. Capranica è un caso da manuale, e il torrione con il quadrante dell'orologio è il monumento a quella sconfitta trasformata in promozione amministrativa. Il mio consiglio: guardatelo due volte, una da sotto la porta e una da lontano, risalendo verso la parte moderna del paese. Sono due monumenti diversi.

Castello degli Anguillara e Torrione dell'Orologio - Capranica (VT)
Castello degli Anguillara e Torrione dell'Orologio, Capranica (VT)

Le aree archeologiche di Capranica (VT)

L'Area Archeologica del Castellaccio

In località Macchia di Caporipa, circondata da vegetazione fitta, si trovano i resti di antichi edifici e di mura di fortificazione pre-romane. È il sito che spiega le origini vere del popolamento, ben prima della leggenda dei caprari: i primi insediamenti sul territorio dell'attuale Capranica risalgono all'epoca etrusca, e il Castellaccio ne è la testimonianza sul terreno. Non aspettatevi un parco archeologico attrezzato: è un'area boscata con strutture affioranti, e la visita richiede scarponi, cautela e possibilmente qualcuno del posto.

Le Torri d'Orlando di Capranica (VT)

Questo è il luogo che più mi diverte spiegare ai gruppi. In località Vico Matrino, nell'area compresa fra la Cassia e la strada provinciale 493, in mezzo a querce e noccioleti, si ergono tre grandi torri cilindriche. Sono monumenti funerari romani, mausolei di età tardorepubblicana, riferibili al I secolo avanti Cristo, del tipo a tamburo cilindrico che si incontra lungo le grandi consolari. Accanto a esse resiste il campanile di una chiesa medievale scomparsa, Santa Maria in Campis, con riferimenti che risalgono al X secolo.

La leggenda, che è tutt'altra cosa dalla storia e va tenuta distinta, vuole che qui si sia accampato il paladino Orlando al seguito di Carlo Magno diretto a Roma per l'incoronazione. Il meccanismo è quello classico della toponomastica popolare: davanti a rovine monumentali di cui si è persa la memoria, la comunità inventa un'origine eroica. Il nome è rimasto, i mausolei sono romani, e la coincidenza fra il tracciato antico e la via Francigena medievale spiega perché proprio qui la leggenda carolingia abbia attecchito. Il posto è bellissimo alla luce radente del tardo pomeriggio e quasi sempre deserto.

La natura intorno a Capranica (VT): valloni, boschi e sorgenti

Il Monumento Naturale Valloni della Via Francigena

È l'area protetta che fascia il paese, istituita nel 2017 con decreto del Presidente della Regione Lazio numero 160 del 29 settembre, estesa su 104,79 ettari interamente nel comune di Capranica, con la gestione affidata al Comune stesso. Si sviluppa lungo due valloni e la vegetazione cambia con la quota in modo didattico: salici e pioppi sul fondovalle, dove l'acqua è costante; boschi misti di cerro e roverella sui versanti; formazioni sempreverdi di sughere e lecci sulle sommità. Il pezzo forte è il bosco di leccio ad alto fusto sul Monte di San Terenzio, circa un ettaro di alberi che hanno potuto crescere in altezza invece di essere ceduati: una rarità nel Lazio, dove il leccio è quasi sempre governato a ceduo.

Dentro l'area protetta si incontrano la chiesa rupestre di San Terenziano, del XVI secolo, la chiesa rupestre di San Rocco, del XVII, e la chiesa della Madonna delle Grazie, del XIV. Sono i luoghi di sosta e di preghiera costruiti per i pellegrini che transitavano lungo il tracciato francigeno, e la loro presenza dimostra che il passaggio non era occasionale ma strutturato. Chi cammina qui percorre lo stesso fondo di vallone che percorrevano nel Medioevo, e questa è una fortuna che poche tappe della Francigena laziale conservano.

La Fonte delle Rocce e i Giardini di San Rocco

La Fonte delle Rocce fornisce un'acqua che i capranichesi apprezzano da generazioni e alla quale è stata storicamente attribuita una qualifica curativa, soggetta nel tempo alle valutazioni degli organi competenti. Prendetela per quello che è: una fonte molto amata dagli abitanti. I Giardini di San Rocco sono invece il parco pubblico che circonda la sorgente omonima, con ingresso libero da via Annibal Caro. È il posto giusto per una sosta all'ombra, ed è anche il punto di ristoro naturale per chi arriva a piedi dalla Francigena. L'acqua di San Rocco, tra parentesi, non è un dettaglio folkloristico: è la ragione industriale per cui a Capranica nacque una fabbrica di bibite che ha fatto la storia del gusto italiano.

Capranica (VT) e il Chinotto Neri: la risposta italiana alla bibita americana

Nel 1949 Pietro Neri fondò a Capranica lo stabilimento Mineralneri. L'idea era semplice e coraggiosa: l'Italia del dopoguerra veniva invasa dalle bibite americane, e Neri decise di rispondere con un prodotto dal profilo aromatico diverso, costruito su un agrume amaro e italiano, il chinotto. Lo stabilimento fu impiantato proprio qui per una ragione tecnica precisa, l'acqua minerale della sorgente di San Rocco, che costituiva la base della bevanda. Il marchio con cui il prodotto divenne famoso è Chin8.

Al chinotto seguirono l'Aranciosa, la Gassosa e il Limoncedro. La comunicazione fu aggressiva per l'epoca: passaggi in Carosello e bottiglie giganti montate su automobili americane che giravano per le città italiane, con slogan allitteranti che chi ha una certa età ricorda ancora, primo fra tutti quello costruito sul gioco fra il cognome e il verbo bere. Nel 2000 l'azienda capranichese passò alla società Chinotto Neri, che ha rilanciato il marchio storico.

Perché racconto questa storia in una guida a un borgo medievale? Perché è il modo più onesto di spiegare che cosa sia stato il Novecento per un paese della Tuscia. Capranica non è un fossile: nel giro di un secolo ha perso il rango di capoluogo, ha subito i bombardamenti sullo scalo, ha ospitato una fabbrica che ha venduto bibite in tutta Italia. Chi visita il borgo e ignora questa parte porta a casa metà del paese.

Capranica (VT)
Capranica (VT)

La storia di Capranica (VT), dal tufo etrusco al governatorato

Le origini e il nome di Capranica (VT)

La tradizione racconta che nell'VIII secolo alcuni caprari, usciti dal vicino villaggio di Vico Matrino, scelsero questo sperone per la bellezza del sito, per la sicurezza e per la salubrità dell'aria. Il nome iniziale sarebbe stato Capralica, da Caprae ilex, l'elce delle capre, poi trasformato in Capranica, secondo una spiegazione popolare per via di un capraro chiamato Nica. È etimologia paesana, va detto, e va tenuta separata dai fatti; ma spiega bene perché lo stemma comunale rechi una capra, un monte e il sole.

I fatti sono altri e più antichi. I primi insediamenti sul territorio risalgono all'età etrusca, come dimostrano le strutture del Castellaccio, e in età romana l'area fu attraversata dalla viabilità consolare, come provano i mausolei di Vico Matrino. Le prime notizie certe sull'abitato medievale si collocano intorno al 1050. Fino al 1300 Capranica fu sottoposta, come i comuni limitrofi, alla giurisdizione del convento sutrino dei Santi Cosma e Damiano.

Gli Anguillara e il secolo d'oro di Capranica (VT)

Nel 1305 compare nel borgo la famiglia Anguillara, la casata che ne farà uno dei centri più rilevanti del Patrimonio di San Pietro in Tuscia. Il massimo splendore e la massima estensione territoriale di Capranica coincidono con il loro dominio, fra XIV e XV secolo.

Nel 1337, sotto Orso degli Anguillara, soggiornò a Capranica Francesco Petrarca. Non è un dettaglio da targa: Orso fu uno dei personaggi più notevoli della casata e l'unico conte a risiedere stabilmente nel castello, e nel suo periodo la rocca venne ampliata. Sotto di lui e poi sotto il conte Everso, Capranica estese la propria influenza sui territori circostanti e venne coinvolta nella lunga guerra che gli Anguillara combatterono contro i Prefetti di Vico per tutto il Trecento e oltre.

Everso degli Anguillara è l'ultimo conte degno di nota. Nel 1435 combatté a fianco di Papa Eugenio IV per cacciare l'ultimo prefetto, Giacomo di Vico, e i suoi due figli Menelao e Securanza. La collaborazione con il papato durò finché conveniva a entrambi. Nel 1465 i successori di Everso, Deifobo e Francesco degli Anguillara, vennero alle armi con Papa Paolo II: la reazione pontificia provocò la sollevazione di Capranica e dei borghi controllati, e il 7 luglio 1465 la casata cadde.

Capranica (VT) capoluogo di governatorato

Paolo II fece smantellare il castello lasciandone in piedi una sola torre, e concesse a Capranica un cardinale governatore, facendo del borgo il capoluogo del governatorato. Per un certo periodo la circoscrizione ebbe la stessa ampiezza dei domini anguillareschi: il paese perdeva i signori e guadagnava un rango amministrativo. Sotto i cardinali governatori l'abitato venne ampliato e, soprattutto prima del 1700, vi furono costruiti i palazzi più importanti. È a questa fase che si deve il volto nobile del centro storico.

L'Ottocento e il Novecento di Capranica (VT)

Nel 1831 Papa Leone XII tolse a Capranica il titolo di capoluogo, chiudendo tre secoli e mezzo di preminenza. Dopo l'Unità d'Italia il paese seguì le vicende dell'intera provincia; il passaggio amministrativo dalla provincia di Roma a quella di Viterbo avvenne con il riordino del 1927. Durante la Seconda guerra mondiale Capranica fu colpita ripetutamente dalle bombe, con lo scalo ferroviario preso di mira in quanto nodo di due linee. Il dopoguerra portò l'industria delle bibite, l'emigrazione verso Roma e poi il pendolarismo sulla FL3 che ancora oggi regola le giornate di molti capranichesi.

Tradizioni, eventi e folklore di Capranica (VT)

Capranica ha un calendario religioso e civile fitto, e le confraternite ne sono la spina dorsale. Qui le processioni non sono rievocazioni per turisti: sono riti che la comunità celebra per sé, e chi vi assiste è ospite.

La Festa patronale di San Terenziano a Capranica (VT)

Capranica festeggia il patrono San Terenziano la prima domenica di settembre, anche se la festività liturgica, memoria della morte e del martirio, cade il primo del mese. La tradizione vuole che la sera precedente si vada a piedi dall'abitato alla chiesetta rurale dedicata al santo, percorrendo il tragitto buio illuminato per l'occasione da fiaccole e lanterne. Dopo una breve funzione, la serata prosegue con intrattenimenti, banda musicale e globo aerostatico. Un'usanza ormai abbandonata da diversi anni voleva che il raduno terminasse con una collettiva mangiata di anguria nel piazzale antistante la chiesa, affettata e distribuita a volontà fra i presenti.

Il giorno della festa il busto del santo, affiancato da due reliquiari d'argento a forma di braccia che gli conferiscono un aspetto benedicente, viene collocato su un'antica macchina processionale a raggiera dorata con angeli lignei. Al suono della banda percorre le vie del paese accompagnato dai confratelli dell'omonimo sodalizio, che indossano veste verde, mantellina rossa e cordone, per raggiungere la chiesetta rurale sul monte a lui dedicato, salutato lungo il percorso da spari fragorosi e dal suono delle campane. Il braccio destro conserva un osso del braccio del santo; il sinistro custodisce una reliquia di San Biagio.

La Processione delle cocciarelle di Capranica (VT)

La sera dell'8 settembre, giorno della Natività della Vergine, si svolge un secondo trasporto processionale che i capranichesi chiamano processione delle cocciarelle: il nome deriva dai venditori di piccoli manufatti in coccio e terracotta che nei tempi passati si radunavano lungo il percorso. In questa occasione il santo patrono viene portato al piazzale davanti alla chiesa della Madonna del Piano, appena fuori dell'abitato, dove si conserva l'affresco riferibile a Francesco Cozza che raffigura la ricorrenza mariana.

Per l'occasione la facciata della chiesa, opera del Vignola, viene illuminata da una moltitudine di candele e lumini disposti a evidenziarne i caratteri architettonici principali. Con il buio della sera settembrina, il disegno luminoso si legge già da lontano mentre la processione si avvicina. Se dovessi indicare un solo momento dell'anno per vedere Capranica, indicherei questo: l'architettura cinquecentesca disegnata dal fuoco è uno spettacolo che nessuna illuminazione elettrica riproduce.

La Madonna delle Grazie a Capranica (VT)

Da oltre due secoli, la seconda domenica di maggio, si svolgono i festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie, che culminano in una solenne processione. L'antica statua della Madonna con in braccio il bambino Gesù, vestita con stoffe preziose finemente ricamate e manto celeste trapunto di stelle, posta su un'antica macchina processionale, percorre le vie del paese. La accompagnano i confratelli del sodalizio omonimo, con veste bianca, mozzetta celeste e cordone, che le fanno ala fino alla chiesetta rurale a lei dedicata, a valle dell'abitato, dove viene accolta da spari fragorosi. Terminato il trasporto, la statua viene collocata per l'intero mese di maggio sull'altare maggiore addobbato della chiesa di Santa Maria Assunta, dove era già esposta dalla sera precedente la festa, all'adorazione della popolazione.

La Processione del Santissimo Crocifisso e l'infiorata di Capranica (VT)

La prima domenica di maggio l'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, nata ufficialmente nel 1596 secondo la documentazione, con manoscritti che potrebbero far risalire la fondazione a tempi ancora più remoti, celebra la processione del Santissimo Crocifisso. Il corteo parte dal duomo, la chiesa di San Giovanni, percorre le vie del centro storico medievale e della parte moderna del paese trasportando un crocifisso ligneo del XVI secolo, un tempo portato in processione per intercedere contro le calamità che più volte colpirono il paese e oggi divenuto il simbolo dell'arciconfraternita. Al termine della manifestazione il simulacro torna nella cappella a esso dedicata dentro San Giovanni.

Durante la notte che precede i festeggiamenti, in Piazza San Giovanni viene realizzata l'infiorata, opera collettiva di confratelli, consorelle e simpatizzanti dell'arciconfraternita, che raffigura momenti e personaggi del mondo sacro cambiando soggetto di anno in anno. Chi vuole vederla nascere deve accettare di restare sveglio: il tappeto floreale si compone di notte e dura poche ore.

La Sagra degli Strozzapreti di Capranica (VT)

È l'appuntamento gastronomico che riempie il paese in agosto, legato ai festeggiamenti di San Rocco. Si svolge intorno a Ferragosto, dal 14 al 16 agosto, al centro sportivo Giggi Iezzi di via John Fitzgerald Kennedy, ed è organizzata dall'associazione Amici di San Rocco. Gli stand gastronomici aprono in serata; il piatto è la pasta fresca preparata secondo la ricetta locale, servita in più condimenti, dal classico sugo di pomodoro alla versione con salsiccia e funghi porcini. Ogni sera musica dal vivo, ballo liscio, banchetti di artigianato. Un consiglio da chi ha visto molte sagre: arrivate presto, perché le code ai banchi crescono in fretta e i tavoli si riempiono. Per date e programma dell'edizione in corso conviene verificare i canali dell'associazione organizzatrice.

La Festa del Cacciatore e il Carnevale Capranichese

La Festa del Cacciatore si tiene ai primi di agosto e propone un menù di carne e primi, con musica, lotteria e intrattenimento. Il Carnevale Capranichese, con sfilate di carri allegorici e feste, è organizzato in collaborazione fra il Comitato Carnevale Capranichese e la Pro Loco. Sono manifestazioni pensate per il paese, non per il turismo, e proprio per questo restituiscono un'immagine attendibile della comunità.

Capranica (VT) processione
Capranica (VT), la processione

Che cosa c'è intorno a Capranica (VT)

Capranica occupa una posizione formidabile per costruire itinerari, ed è il motivo per cui la propongo spesso come base logistica invece che come meta unica. A pochi minuti si trova Sutri, con il parco regionale urbano dell'Antichissima Città di Sutri, sette ettari istituiti nel 1988 e gestiti dal Comune, dove si visitano l'anfiteatro romano scavato nel tufo, la necropoli e il mitreo divenuto chiesa della Madonna del Parto. Salendo a nord si raggiungono Ronciglione e il lago di Vico, mentre a ovest si aprono Barbarano Romano con il Parco Naturale Regionale Marturanum, 1.240 ettari istituiti nel 1984 e famosi per la necropoli rupestre di San Giuliano, e Vetralla sulla direttrice francigena. Poco lontano si incontra anche Blera, altro capitolo della Tuscia rupestre.

Scendendo verso sud si entra nel comprensorio dei laghi: Bracciano con il suo castello, Trevignano Romano e Anguillara Sabazia, che porta il nome della casata che dominò Capranica. Nella stessa fascia si trovano luoghi di natura anomala come il bosco Macchia Grande di Manziana e la caldara di Manziana, con le sue esalazioni sulfuree, e le forre di Corchiano, gole scavate nel tufo che riproducono in grande il paesaggio dei valloni capranichesi.

Per chi ama i borghi abbandonati e i luoghi fuori scala, il raggio di un'ora comprende Monterano, il borgo fantasma con le rovine berniniane, Canale Monterano, Chia e Civita di Bagnoregio. Fra i paesi vivi vanno segnalati Nepi, Castel Sant'Elia con la basilica affrescata nella forra, Calcata e il suo Opera Bosco, museo di arte nella natura, Faleria, San Martino al Cimino con l'abbaziale cistercense, Soriano nel Cimino, Vitorchiano a strapiombo sul peperino e Bassano in Teverina. Sul fronte dei giardini e dei palazzi il territorio offre il Parco dei Mostri di Bomarzo, i giardini di Villa Lante a Bagnaia, Palazzo Farnese a Caprarola e naturalmente il capoluogo Viterbo con il quartiere medievale di San Pellegrino e il Palazzo dei Papi.

Come organizzare la visita a Capranica (VT)

Per il borgo bastano due ore di cammino tranquillo, tre se si entra nelle chiese e ci si ferma al museo delle confraternite. Aggiungete un'ora per la Madonna del Piano, che è fuori le mura, e almeno un'ora e mezza per le Torri d'Orlando, che richiedono spostamento in auto e una camminata su sterrato. I valloni della Francigena meritano mezza giornata a sé, con scarpe adatte. Una giornata piena consente Capranica più Sutri; due giornate consentono di aggiungere Ronciglione e il lago di Vico.

Chi viaggia in gruppo o vuole una lettura professionale del territorio può appoggiarsi a guide e accompagnatori abilitati: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro nasce esattamente per questo, e per la programmazione di itinerari nel Lazio la sezione dedicata a Roma e dintorni raccoglie i servizi per operatori e gruppi. Chi organizza una escursione partendo dalla capitale trova un inquadramento generale nella guida inglese sulle gite di un giorno in Italia.

Capranica (VT) con i bambini

Funziona, a patto di scegliere bene. Il borgo con i vicoli e il torrione piace, ma le pendenze scoraggiano i passeggini: meglio il marsupio o lo zaino. I giardini di San Rocco sono il punto di sfogo naturale, con l'acqua della fonte e l'ombra. Le Torri d'Orlando sono un'ottima meta per i più grandi, perché la storia del paladino di Carlo Magno accampato fra i mausolei romani funziona sempre e permette di spiegare la differenza fra leggenda e archeologia. Il museo delle confraternite, con le vesti colorate e le macchine processionali, li incuriosisce più di quanto ci si aspetti.

Quando andare a Capranica (VT)

Maggio e settembre sono i mesi giusti, e non per il clima: sono i mesi delle processioni, quando il paese mostra la sua identità. Agosto significa sagra degli strozzapreti e paese pieno, con il vantaggio della vita notturna e lo svantaggio del caldo sul tufo. L'inverno regala il borgo vuoto e la luce bassa, perfetta per la fotografia, ma con molte chiese chiuse fuori dagli orari delle funzioni. Il periodo che eviterei senza rimpianti è la piena estate a mezzogiorno: il tufo restituisce il calore accumulato e la salita al torrione diventa una prova.

Una curiosità su Capranica (VT)

La curiosità più bella riguarda un nome che sembra medievale e invece è romano di cinque secoli prima. Le Torri d'Orlando, i tre grandi cilindri di muratura che si incontrano in località Vico Matrino fra la Cassia e la provinciale 493, sono mausolei funerari di età tardorepubblicana, riferibili al I secolo avanti Cristo. Nulla di carolingio, nulla di cavalleresco: sono sepolcri di famiglie romane facoltose, costruiti a tamburo cilindrico secondo un modello che lungo le consolari del Lazio si ripete da Roma fino all'Etruria meridionale.

Il nome, però, racconta un'altra storia. La leggenda locale vuole che qui si sia accampato il paladino Orlando al seguito di Carlo Magno, diretto a Roma per l'incoronazione. È un meccanismo che lo storico riconosce subito: una comunità medievale si trova davanti a rovine monumentali di cui ha perso completamente la memoria, non dispone di categorie per datarle, e le attribuisce ai giganti del proprio immaginario. In tutta Europa le rovine ciclopiche diventano opera di orchi, diavoli o eroi carolingi. Qui è toccato a Orlando, e il fatto che la via Francigena passasse proprio di lì, portando pellegrini franchi e cantari cavallereschi, rende la scelta perfettamente logica.

C'è un terzo strato, e lo si vede a occhio nudo. Accanto ai mausolei romani si erge il campanile di una chiesa medievale scomparsa, Santa Maria in Campis, con riferimenti che risalgono al X secolo. Tre epoche in trenta metri: la Roma repubblicana dei sepolcri, il medioevo cristiano del campanile, il medioevo narrativo della leggenda. Se dovessi portare un gruppo in un solo punto del comune di Capranica per spiegare come funziona la stratificazione culturale in Italia, porterei tutti qui e non nel centro storico.

Una cosa che non ti dice nessuno su Capranica (VT)

Che Capranica sia stata per tre secoli e mezzo la capitale amministrativa di un pezzo consistente della Tuscia. Nessuna guida generalista lo scrive, e il visitatore che arriva vede un borgo di seimila abitanti senza sospettare che fra il 1465 e il 1831 questo paese fosse sede di un cardinale governatore con giurisdizione su un territorio ampio quanto lo erano stati i domini degli Anguillara.

La conseguenza pratica è visibile ovunque, ma solo a chi sa cosa cercare. I palazzi seicenteschi allineati lungo il corso, il Palazzo del Governatorato, l'archivio storico conservato in Palazzo Patrizi-Naro, la quantità sproporzionata di chiese per un abitato di queste dimensioni: tutto questo non è il patrimonio di un paese agricolo, è il patrimonio di una sede amministrativa. Un borgo contadino della stessa taglia, a venti chilometri di distanza, ha una parrocchiale e nulla più. Capranica ha una collegiata, dieci chiese, cinque palazzi nobiliari e un archivio.

La seconda cosa che non vi dice nessuno riguarda la ferrovia. La stazione di Capranica-Sutri fu nodo di incrocio fra la Roma-Viterbo e la trasversale Civitavecchia-Orte, e conserva ancora sei binari passanti e la piattaforma girevole per le locomotive a vapore, un impianto che oggi risulta enormemente sovradimensionato per il traffico che serve. Quella sproporzione è un documento: racconta un'ambizione ferroviaria nazionale che si è spenta in tre tappe, nel 1961 verso Civitavecchia, nel 1994 con l'ultimo passeggeri verso Orte, nel 2011 con la dismissione formale. Chi ama i luoghi che portano addosso il segno di ciò che non è stato trova qui un soggetto formidabile.

Il consiglio che ti do per visitare Capranica (VT)

Il consiglio è uno e lo do senza mezzi termini: non arrivate a Capranica in automobile e non ripartite in automobile. Arrivateci a piedi dal basso, dai valloni, anche solo per l'ultimo chilometro. Lasciate la macchina lungo la strada della Madonna del Piano oppure ai giardini di San Rocco, scendete nel vallone e risalite verso la porta. La differenza è enorme e ha una spiegazione precisa: il borgo è stato costruito per essere visto da sotto e per difendersi da sotto. Lo sperone di tufo, i due ordini di porte ravvicinate, il torrione sopra l'ingresso principale funzionano come sistema solo se li si affronta dall'unica direzione da cui un pellegrino o un assediante poteva arrivare.

Il secondo consiglio riguarda il tempo. Capranica non si liquida in quaranta minuti fra una tappa e l'altra di un giro dei borghi. Datele una mattinata intera, e organizzatela così: salita al borgo e giro delle due porte, San Francesco con il sepolcro degli Anguillara e l'affresco del Pastura, il duomo di San Giovanni, il museo delle confraternite in San Rocco, il torrione visto da due punti diversi, discesa alla Madonna del Piano nel pomeriggio quando la luce prende la facciata. Le Torri d'Orlando in un secondo momento, verso il tramonto.

Terzo consiglio, controcorrente. Non cercate ristoranti di ricerca: non è il posto. Cercate la trattoria di paese e chiedete gli strozzapreti, che qui hanno una ricetta locale e non sono una moda gastronomica importata. E chiedete l'acqua della fonte: a Capranica il rapporto con l'acqua sorgiva è un fatto identitario, tanto che ci hanno costruito sopra una fabbrica di bibite che ha venduto in tutta Italia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Francesco Petrarca sia stato ospite a Capranica nel 1337 lo sanno in molti, in paese, e lo ricorda anche il nome del corso principale, quel Corso Francesco Petrarca al numero 40 del quale si trova oggi il municipio. Quello che quasi nessuno colloca correttamente è il contesto, ed è un peccato, perché il contesto è la parte interessante.

Petrarca soggiornò a Capranica sotto Orso degli Anguillara, e Orso non era un signorotto qualunque: fu l'unico conte della casata a risiedere stabilmente nel castello, ampliò la rocca e resse una signoria in guerra permanente contro i Prefetti di Vico. Il 1337 è l'anno del primo viaggio romano di Petrarca, quello che lo mette davanti alle rovine della città antica e che segna la sua produzione successiva. Il poeta attraversò la Tuscia per arrivare a Roma, e la ospitalità dei conti in un castello di frontiera faceva parte del sistema di protezione dei viaggiatori illustri lungo la direttrice settentrionale.

C'è di più, ed è il dettaglio che rende la storia vera invece che agiografica. Il castello che ospitò Petrarca non esiste quasi più: Paolo II lo fece smantellare nel 1465, lasciando la sola torre che oggi porta l'orologio. Quello che il visitatore vede non è la casa del poeta ma la cicatrice della sua distruzione. Capranica commemora nel nome della strada principale un soggiorno avvenuto in un edificio che un papa ha fatto abbattere centoventotto anni dopo, e nessuno lo racconta. È una delle ironie più eleganti della toponomastica laziale.

La foto giusta da fare a Capranica (VT)

La fotografia che porto sempre a casa da Capranica non è quella del torrione da sotto la porta, che è la più ovvia e la più fotografata. È il profilo del borgo visto dal vallone, con lo sperone di tufo che taglia il paesaggio e le case che seguono la cresta come il fasciame di una nave. Si ottiene scendendo lungo il tracciato della via Francigena dentro il Monumento Naturale dei Valloni e voltandosi verso l'alto. Serve un obiettivo moderatamente grandangolare e serve la luce giusta: prima mattina in estate, tardo pomeriggio in inverno, quando il sole radente stacca la muratura dal fondo boscoso.

La seconda inquadratura che consiglio è verticale e va costruita sul Torrione dell'Orologio. Mettetevi al centro della strada che sale alla porta, arretrate quanto basta per includere l'arco e il quadrante, e aspettate che passi qualcuno: la figura umana sotto l'arco restituisce la scala reale dell'ingresso medievale, che nelle fotografie senza persone appare sempre più grande di quanto sia. È un trucco banale e funziona sempre.

La terza, per chi ha pazienza, è notturna e si fa una sera all'anno. L'8 settembre la facciata della Madonna del Piano viene illuminata da centinaia di candele e lumini disposti lungo le linee architettoniche. Serve il treppiede, servono tempi lunghi e serve arrivare presto per prendere posizione frontale. Il risultato è un disegno di fuoco sull'architettura del Vignola che non si ottiene in nessun altro momento e in nessun altro modo. Se non potete esserci a settembre, la Madonna del Piano di giorno resta comunque il soggetto architettonico migliore del comune: cercate la luce del tardo pomeriggio, quando la facciata non è controluce.

Un'ultima annotazione tecnica per le Torri d'Orlando: sono immerse fra querce e noccioleti e il verde le mangia. Andateci in inverno o all'inizio della primavera, quando la vegetazione è rada e i tre cilindri si leggono contro il cielo insieme al campanile di Santa Maria in Campis. In agosto sono quasi invisibili.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è il soggiorno di Francesco Petrarca nel 1337, sotto Orso degli Anguillara. Il poeta si fermò nel castello di Capranica durante il viaggio verso Roma, e il paese ne conserva la memoria nella denominazione della strada principale.

Il secondo è la battaglia politica del 1435. Il conte Everso degli Anguillara combatté a fianco di Papa Eugenio IV per cacciare l'ultimo Prefetto di Vico, Giacomo, e i suoi figli Menelao e Securanza. Fu la conclusione di una guerra che aveva attraversato tutto il Trecento e che aveva coinvolto Capranica in prima linea, come base logistica e come posta in gioco. Il paradosso è evidente: gli Anguillara conquistarono il massimo del potere combattendo per il papato che trent'anni dopo li avrebbe annientati.

Il terzo è la caduta del 7 luglio 1465. Deifobo e Francesco degli Anguillara, successori di Everso, vennero alle armi con Papa Paolo II. La reazione pontificia provocò la sollevazione di Capranica e degli altri borghi controllati dalla casata, e in quella data il dominio anguillaresco finì. Paolo II fece smantellare il castello lasciandone in piedi una sola torre e insediò un cardinale governatore, elevando Capranica a capoluogo del governatorato. È la data che ha disegnato il paese che si visita oggi: senza quel 7 luglio non esisterebbero i palazzi seicenteschi né l'archivio storico.

Il quarto avvenimento è il crollo del 1632, che interessò la chiesa della Madonna del Piano e parte del convento. La ricostruzione immediata salvò l'edificio ma ne alterò in parte le linee volute dal Vignola, e ancora oggi la facciata si legge come sovrapposizione di due progetti.

Il quinto è la perdita del rango nel 1831, quando Papa Leone XII tolse a Capranica il titolo di capoluogo. Un provvedimento amministrativo che in una riga cancellò tre secoli e mezzo di preminenza e avviò il declassamento del paese a comune fra i comuni. Nel 1927, con il riordino delle circoscrizioni, Capranica passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo.

Il sesto sono i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Il paese fu colpito ripetutamente e lo scalo ferroviario, in quanto nodo di due linee, divenne obiettivo privilegiato. Che il centro storico sia arrivato integro fino a noi, in queste condizioni, non è scontato: è il risultato della collocazione dell'impianto ferroviario a distanza dall'abitato storico, e di una certa fortuna.

Il settimo, infine, è del 1949: la fondazione dello stabilimento Mineralneri da parte di Pietro Neri, che sull'acqua della sorgente di San Rocco costruì il Chinotto Neri e il marchio Chin8, la risposta italiana alle bibite americane del dopoguerra. Nel 2000 l'azienda passò alla società Chinotto Neri, che ne ha rilanciato il marchio storico. Sette secoli di storia e l'ultimo capitolo è una bibita: è una traiettoria che merita rispetto.

Chi è passato da Capranica (VT)

Francesco Petrarca è il nome più illustre, e il suo passaggio del 1337 è quello documentato con maggiore continuità dalla memoria locale. Il poeta fu ospite di Orso degli Anguillara nel castello che dominava lo sperone, durante il viaggio che lo portava per la prima volta a Roma.

Orso degli Anguillara merita un capitolo suo, al di là del ruolo di ospite. Fu il personaggio più notevole della casata, l'unico conte a risiedere stabilmente nel castello di Capranica, e sotto di lui la rocca venne ampliata e la signoria estese la propria influenza sui territori vicini. Everso degli Anguillara, l'ultimo conte di peso, fu il condottiero del 1435 al fianco di Eugenio IV. Deifobo e Francesco degli Anguillara chiusero la parabola nel 1465.

Fra i papi, Capranica ne conta tre che hanno inciso sulla sua storia in modo diretto. Eugenio IV, alleato di Everso contro i Prefetti di Vico. Paolo II, che nel 1465 abbatté il castello, insediò il cardinale governatore e fece del paese un capoluogo. Leone XII, che nel 1831 gli tolse quel titolo.

Sul versante degli artisti, la presenza più autorevole è quella di Giacomo Barozzi da Vignola, che nel 1559 firmò il progetto di ristrutturazione della Madonna del Piano mentre lavorava a Palazzo Farnese a Caprarola. Segue Giacomo del Duca, siciliano, allievo di Michelangelo, autore del progetto di Palazzo Accoramboni negli anni Settanta del Cinquecento. In pittura il paese conserva un affresco quattrocentesco riferito al Pastura, cioè Antonio del Massaro da Viterbo, e un dipinto seicentesco riferibile a Francesco Cozza nella Madonna del Piano; la tradizione locale attribuisce inoltre ad Andrea Vanni l'immagine mariana venerata nella stessa chiesa, e a Bartolomeo della Gatta un trittico rinascimentale in Santa Maria Assunta, ma si tratta in entrambi i casi di attribuzioni tradizionali e non di dati documentati. Nell'Ottocento interviene Virginio Vespignani, architetto di riferimento dello Stato Pontificio, autore della chiesa di Santa Maria.

Vittoria Accoramboni è il personaggio che ha reso il cognome del palazzo comunale un nome noto in tutta Europa. Nata a Gubbio nel 1557 e uccisa a Padova il 22 dicembre 1585, la sua vicenda di matrimoni, assassinii e eredità contese ha ispirato la tragedia inglese The White Devil di John Webster, del 1612, una novella di Stendhal e un romanzo di Ludwig Tieck. La memoria capranichese la lega alla residenza progettata da Giacomo del Duca, e il legame appartiene alla tradizione locale più che all'archivio.

Infine Pietro Neri, imprenditore che nel 1949 scelse Capranica per la sua fabbrica di bibite, sfruttando l'acqua della sorgente di San Rocco. Non è un principe né un poeta, ma il suo nome ha raggiunto più case italiane di quelle degli Anguillara.

Domande veloci su Capranica (VT)

Dove si trova Capranica (VT)?

In provincia di Viterbo, nel Lazio, al chilometro 55 della via Cassia, sulle propaggini meridionali dei monti Cimini, fra il pianoro di Sutri e il lago di Vico. Il municipio è in Corso Francesco Petrarca 40.

Quanti abitanti ha Capranica (VT)?

Poco più di 6.300 residenti, su un territorio comunale di circa 40,74 chilometri quadrati.

Quanto dista Capranica (VT) da Roma?

Circa un'ora di automobile dal Grande Raccordo Anulare percorrendo la via Cassia verso Viterbo.

Come si arriva a Capranica (VT) in treno?

Con i treni regionali della relazione FL3 Roma-Viterbo, scendendo alla stazione di Capranica-Sutri, nella frazione di Capranica Scalo. La stazione è impresenziata e il biglietto va acquistato prima di salire.

Si paga un biglietto per visitare Capranica (VT)?

No. Il borgo è un abitato pubblico e la visita è libera. Le chiese sono a ingresso gratuito e aprono in genere in occasione delle funzioni.

Quanto tempo serve per visitare Capranica (VT)?

Due o tre ore per il centro storico e le chiese principali, una giornata intera se si aggiungono la Madonna del Piano, le Torri d'Orlando e un tratto dei valloni della Francigena.

Che cosa vedere assolutamente a Capranica (VT)?

La chiesa di San Francesco con il sepolcro marmoreo degli Anguillara, la chiesa della Madonna del Piano su disegno del Vignola, il Torrione dell'Orologio, Palazzo Accoramboni sede del Comune, le Torri d'Orlando a Vico Matrino.

Il centro storico di Capranica (VT) è accessibile con la sedia a rotelle?

Solo in parte. Il borgo è costruito su uno sperone di tufo, con pendenze marcate, pavimentazioni storiche e scalinate. La parte moderna del paese e i giardini di San Rocco sono più agevoli. Per visite con esigenze specifiche conviene contattare in anticipo l'ufficio relazioni con il pubblico del Comune.

Si può parcheggiare dentro il borgo di Capranica (VT)?

È fortemente sconsigliato. I vicoli sono strettissimi e privi di spazi di manovra. Meglio lasciare l'auto nella parte moderna del paese e salire a piedi.

Capranica (VT) è sulla via Francigena?

Sì. Il territorio comunale è attraversato dal tracciato francigeno nel tratto fra Vetralla e Sutri, e i valloni sotto l'abitato conservano il percorso storico con le chiesette rupestri costruite per i pellegrini.

Che cos'è il Monumento Naturale Valloni della Via Francigena?

Un'area protetta regionale di 104,79 ettari, istituita nel 2017, interamente nel comune di Capranica e gestita dal Comune stesso. Comprende due valloni boscati, un bosco di leccio ad alto fusto sul Monte di San Terenzio e tre chiese storiche.

Che cosa sono le Torri d'Orlando di Capranica (VT)?

Tre grandi mausolei cilindrici romani di età tardorepubblicana, riferibili al I secolo avanti Cristo, in località Vico Matrino, accompagnati dal campanile della scomparsa chiesa di Santa Maria in Campis. Il nome deriva da una leggenda medievale sul paladino Orlando, non da un dato storico.

Quando si svolge la festa patronale di Capranica (VT)?

San Terenziano si festeggia la prima domenica di settembre, con la fiaccolata alla chiesetta rurale la sera precedente. La festività liturgica cade il primo settembre.

Che cos'è la processione delle cocciarelle?

Il trasporto processionale che si svolge la sera dell'8 settembre verso la chiesa della Madonna del Piano. Il nome deriva dai venditori di piccoli manufatti in coccio che un tempo si disponevano lungo il percorso.

Quando si tiene la Sagra degli Strozzapreti di Capranica (VT)?

Intorno a Ferragosto, dal 14 al 16 agosto, al centro sportivo Giggi Iezzi di via John Fitzgerald Kennedy, per iniziativa dell'associazione Amici di San Rocco. Programma e date dell'edizione in corso vanno verificati sui canali dell'associazione.

Che cosa sono gli strozzapreti di Capranica (VT)?

Una pasta fresca preparata secondo la ricetta locale, servita in più condimenti: il classico sugo di pomodoro e la versione con salsiccia e funghi porcini sono i più richiesti alla sagra di agosto.

Il Chinotto Neri è nato a Capranica (VT)?

Sì. Lo stabilimento Mineralneri venne fondato qui nel 1949 da Pietro Neri, che scelse Capranica per l'acqua della sorgente di San Rocco. Il marchio del prodotto principale era Chin8. Nel 2000 l'azienda è passata alla società Chinotto Neri.

Che rapporto ha Capranica (VT) con Petrarca?

Francesco Petrarca soggiornò a Capranica nel 1337, ospite di Orso degli Anguillara nel castello poi smantellato nel 1465. Il corso principale del paese porta il suo nome.

Perché il castello di Capranica (VT) non esiste più?

Perché Papa Paolo II lo fece smantellare dopo la caduta degli Anguillara del 7 luglio 1465, lasciando in piedi la sola torre che oggi porta l'orologio sopra la porta principale del borgo.

Che cos'è il Museo delle Confraternite di Capranica (VT)?

Una raccolta ospitata nella chiesa di San Rocco, quattrocentesca, che conserva vesti, mozzette, stendardi, reliquiari e macchine processionali dei sodalizi capranichesi. Per gli orari conviene informarsi presso il Comune.

Capranica (VT) è adatta ai bambini?

Sì, con qualche accortezza. Le pendenze rendono scomodo il passeggino; i giardini di San Rocco offrono ombra e spazio; le Torri d'Orlando e il museo delle confraternite catturano l'attenzione dei più grandi.

Che cosa si visita vicino a Capranica (VT)?

Sutri con l'anfiteatro romano e il mitreo, Ronciglione e il lago di Vico, Barbarano Romano con il Parco Marturanum e la necropoli di San Giuliano, Vetralla, e più a sud i laghi di Bracciano con Trevignano e Anguillara Sabazia.

Qual è il momento migliore dell'anno per andare a Capranica (VT)?

Maggio e settembre, i mesi delle processioni. Agosto per la sagra e la vita serale. L'inverno per la luce fotografica e il borgo deserto, tenendo conto che molte chiese aprono solo per le funzioni.

Dove si trovava lo scalo ferroviario bombardato durante la guerra?

A Capranica Scalo, la frazione dove sorge la stazione di Capranica-Sutri, nodo fra la linea Roma-Viterbo e la trasversale Civitavecchia-Orte, e per questo obiettivo dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Ci sono guide turistiche autorizzate per visitare Capranica (VT) e la Tuscia?

Sì. Per gruppi, aziende e visite private ci si può rivolgere a professionisti abilitati; chi organizza un itinerario nel Lazio partendo da Roma trova un inquadramento delle escursioni in giornata nelle guide in inglese di ItalyPlanner dedicate a che cosa fare a Roma.

Il mio parere finale su Capranica (VT)

Capranica è uno dei paesi della Tuscia che consiglio con più convinzione e che quasi nessuno mi chiede. Ha un sepolcro quattrocentesco che in una città d'arte farebbe fila, una chiesa progettata dal Vignola, tre mausolei romani in mezzo ai noccioleti, un'area protetta con il tracciato francigeno originale e una fabbrica di bibite che ha fatto la storia del gusto italiano. Non ha code, non ha biglietti, non ha negozi di souvenir. Ha però una comunità viva che le sue processioni le fa per sé, e questo, per un professionista che accompagna gruppi, vale più di qualunque allestimento.

Il difetto glielo riconosco: manca completamente di segnaletica e di apparato interpretativo. Chi arriva senza sapere che cosa cercare vede un bel borgo di tufo e riparte in quaranta minuti, convinto di averlo visto. Ecco perché insisto sul metodo: informarsi prima, salire a piedi, dare al paese una mattinata intera e tornare per una processione. Fatto così, Capranica non si dimentica.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

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