Marialba Russo. Immagini della Madonna dell’Arco (After) al MUCIV — dal 24 settembre al 20 novembre 2026
Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) è la mostra fotografica aperta dal 24 settembre al 20 novembre 2026 al MUCIV, Museo delle Civiltà, nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari di piazza Guglielmo Marconi 8, all'EUR, a Roma. Riunisce 24 fotografie scattate da Marialba Russo nei primi anni Settanta sul rito della Madonna dell'Arco, accanto a oggetti devozionali, documenti e materiali di Annabella Rossi. Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 8 alle 19, con ultimo ingresso alle 18:30. Si arriva con la metro B, fermata EUR Fermi, e poi a piedi lungo i viali del quartiere. Le tariffe d'ingresso sono pubblicate sul sito ufficiale del museo, dove si trovano anche le informazioni per la biglietteria; per informazioni il MUCIV indica il numero 06 549521. La mostra è collegata a «Sguardo rovescio», la grande antologica che il MACRO dedica alla fotografa fino al 31 gennaio 2027.

La mostra di Marialba Russo al MUCIV in breve
Immagini della Madonna dell'Arco (After) è una mostra di 24 fotografie e di materiali d'archivio dedicata a uno dei primi lavori di Marialba Russo, realizzato fra il 1971 e il 1976 per le ricerche sulle culture popolari coordinate dall'antropologa Annabella Rossi.
Date, orari, sede
La mostra resta aperta dal 24 settembre al 20 novembre 2026 nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, una delle due sedi del Museo delle Civiltà in piazza Guglielmo Marconi. L'orario è quello del museo: martedì-domenica dalle 8 alle 19, ultimo ingresso alle 18:30, lunedì chiuso.
I curatori
La cura è di Cristiana Perrella, Elena Magini, Andrea Viliani e Francesca Romana Uccella. Perrella e Magini firmano anche la mostra del MACRO, Viliani è il direttore del Museo delle Civiltà: il progetto unisce dunque un museo d'arte contemporanea e un museo etnografico nel racconto della stessa autrice.
Che cosa significa «After»
Il titolo riprende quello di una mostra del 1973, «Immagini della Madonna dell'Arco», organizzata dall'allora Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. «After» significa «dopo»: la mostra contemporanea, spiega il museo, non è una ricostruzione filologica di quella del 1973 ma un approfondimento di metodo, interdisciplinare, che torna su quel lavoro cinquant'anni più tardi.
Che cosa si vede nella mostra Immagini della Madonna dell'Arco (After)
Il percorso del MUCIV comprende 24 immagini fotografiche di Marialba Russo, esposte nell'ordine individuato dall'artista, insieme a oggetti, documenti e pubblicazioni sul rito della Madonna dell'Arco.
Le 24 fotografie
Le fotografie rinviano al contributo di Russo alla mostra del 1973. La sequenza non è casuale: è quella scelta dall'autrice, e l'ordine conta, perché le immagini raccontano il rituale come un movimento collettivo, fatto di corpi, gesti, stanchezza e trasporto. L'immagine scelta dal museo come copertina è Madonna dell'Arco, 1972.
Lo «sguardo rovescio»
Il museo descrive il lavoro come un esempio dello «sguardo rovescio» di Russo: la fotografa osserva i partecipanti al rito rivelandone i meccanismi, insieme individuali e collettivi, di evocazione del divino e di creazione del sacro. Non è una fotografia di colore locale, ma uno studio di come le persone costruiscono la propria esperienza religiosa.
La ricerca sul campo del museo
Accanto alle fotografie, oggetti e documenti ricostruiscono la ricerca sul campo condotta dal Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari. Fra questi c'è il pieghevole del Primo Concorso di Fotografia indetto nel 1973 dall'Unione Cattolica Operaia «Madonna dell'Arco», segno di quanto la fotografia fosse già parte del rito stesso.
Oggetti devozionali e gioco popolare
Sono esposti pubblicazioni scientifiche, guide e numeri del «Bollettino» del santuario, ex voto, santini, calendarietti, souvenir e stampe. Ci sono anche due fasce dei «fijuenti», i pellegrini protagonisti del rito, e una mazzetta con la palla per il gioco della palla a maglio, testimonianza della dimensione di festa che accompagna la devozione.
L'altarino e i materiali di Annabella Rossi
Completano la presentazione un altarino portatile e una selezione di fotografie e video di Annabella Rossi, l'antropologa che coordinava le ricerche. La mostra mette così in dialogo lo sguardo della fotografa e quello della studiosa sullo stesso fenomeno.
Chi è Marialba Russo
Marialba Russo è una fotografa nata a Giugliano, in provincia di Napoli, nel 1947, tra le autrici che dalla fine degli anni Sessanta hanno contribuito a ridefinire il linguaggio fotografico in Italia, intrecciando pratica artistica, antropologia visiva e osservazione del sociale.
Una ricerca fra arte e antropologia
Il lavoro di Russo nasce in un momento in cui la fotografia italiana stava cambiando funzione: non più soltanto documento o illustrazione, ma strumento di indagine. La sua collaborazione con le ricerche del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, fra il 1971 e il 1976, la colloca dentro la stagione dell'antropologia visiva, la disciplina che usa immagini e film per studiare le culture.
I nuclei degli anni Settanta
La mostra del MACRO riunisce sette nuclei della sua produzione degli anni Settanta: Al ristorante, il 29 settembre 1974 (1974), Travestimento (1975-80), Il Passaggio, l'incanata (1979), Il Parto (1978), Della serie delle centotrenta figure di spalle (1981), Cult Fiction (1978-80) e L'espulsione del male (1974). Sono lavori che, secondo il Comune di Roma, anticipano temi oggi centrali nel dibattito: il corpo, il genere, il rito, la costruzione culturale dell'identità.
Un'altra esperienza dello sguardo
Il titolo della mostra del MACRO, «Sguardo rovescio», allude al capovolgimento operato da Russo rispetto al punto di vista canonico di un'Italia ancora patriarcale: «un'altra esperienza dello sguardo», con le parole della stessa fotografa. Le sue immagini interrogano la rappresentazione della mascolinità dal punto di vista di un'autrice, e restituiscono uomini che si abbandonano all'evento, privi di controllo, figure travestite o spogliate del loro individualismo.
Il dialogo con Laura Mulvey
Il testo diffuso dal Comune di Roma accosta il lavoro di Russo alla nozione di male gaze, lo sguardo maschile teorizzato dalla critica cinematografica femminista Laura Mulvey per descrivere come l'obiettivo abbia oggettificato il corpo femminile. Russo ne inverte la direzione: è un occhio femminile a scrutare e fermare la mascolinità come costruzione culturale, non come dato naturale.
La prima grande mostra museale
«Sguardo rovescio», al MACRO dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, è la prima grande mostra dedicata da un museo italiano a Marialba Russo. La mostra del MUCIV ne è il completamento: se il MACRO restituisce il punto di vista capovolto sulla mascolinità, il MUCIV si concentra sul lavoro del 1973 sulla Madonna dell'Arco.
Il rito della Madonna dell'Arco
Il santuario della Madonna dell'Arco si trova a Sant'Anastasia, comune vesuviano della città metropolitana di Napoli, ed è meta ogni Lunedì dell'Angelo del pellegrinaggio dei fujenti, detti anche battenti.
I fujenti
I fujenti arrivano numerosi da tutta la Campania e accompagnano il loro pellegrinaggio con una melodia vocale che la tradizione fa risalire al Quattrocento, messa in musica secoli più tardi. Le fasce esposte al MUCIV appartengono a questo mondo: sono parte dell'abbigliamento rituale di chi compie il cammino.
Le altre feste del santuario
Un altro segno di devozione è la tammurriata giuglianese, legata a Giugliano, la città natale della fotografa. La seconda domenica di settembre, durante la festa dell'Incoronazione di Maria Santissima, ricorre l'incendio del campanile. Per i battenti è consuetudine tornare al santuario anche in altri giorni dell'anno.
Perché interessava agli antropologi
Il rito della Madonna dell'Arco è uno dei casi in cui la religiosità popolare italiana si mostra con maggiore intensità fisica: corsa, canto, ex voto, gesti collettivi. Negli anni Settanta era un terreno di studio privilegiato per chi, come Annabella Rossi, indagava le culture che allora si chiamavano «subalterne». Le fotografie di Russo nascono da questa ricerca.
Una curiosità su Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) al MUCIV — dal 24 settembre al 20 novembre 2026
La curiosità più sorprendente della mostra è un piccolo pieghevole del 1973. Fra i documenti esposti c'è il dépliant del Primo Concorso di Fotografia indetto dall'Unione Cattolica Operaia «Madonna dell'Arco» proprio nell'anno in cui il museo romano presentava la sua mostra sul rito. Nello stesso momento, dunque, la Madonna dell'Arco veniva fotografata da due punti di vista diversi: quello degli studiosi, che cercavano di capire il rito, e quello dei fedeli e delle loro associazioni, che lo celebravano anche attraverso la macchina fotografica.
È un dettaglio che cambia il modo di guardare le 24 immagini di Russo. La fotografa non arriva in un mondo «vergine», estraneo all'immagine: entra in una comunità che già si fotografava, che produceva santini, calendarietti, cartoline e souvenir, che aveva un proprio «Bollettino». La mostra mette accanto questi materiali proprio per far vedere la differenza fra l'immagine devozionale, che celebra, e l'immagine di ricerca, che interroga.
Una seconda curiosità riguarda il legame biografico. La tammurriata giuglianese è uno dei segni di devozione legati al santuario, e Giugliano è la città dove Marialba Russo è nata nel 1947. La fotografa, in altre parole, osservava con occhio di ricerca un rito che apparteneva al suo stesso territorio d'origine. Il museo non insiste su questo punto, ma chi visita la mostra sapendolo guarda le fotografie in un altro modo: come lo sguardo di chi conosce dall'interno ciò che sceglie di studiare.
Una cosa che non ti dice nessuno su Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) al MUCIV — dal 24 settembre al 20 novembre 2026
Quello che le presentazioni dicono di passaggio, e che merita invece di essere sottolineato, è che questa mostra torna esattamente nel luogo da cui è partita. Il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, che nel 1973 organizzò «Immagini della Madonna dell'Arco» e che coordinava le ricerche di Annabella Rossi, aveva sede proprio nel palazzo di piazza Marconi. Le sue collezioni e i suoi archivi sono poi confluiti nel Museo delle Civiltà. Le fotografie di Russo, i documenti della ricerca, i materiali di Rossi tornano dunque nell'edificio dove furono raccolti e mostrati per la prima volta, più di cinquant'anni fa.
La seconda cosa che non si legge spesso è che la mostra del MUCIV è molto più piccola di quella del MACRO, e che proprio per questo conviene vederla per prima. Ventiquattro fotografie e una selezione di oggetti si visitano con calma in meno di un'ora; il percorso permette di capire da dove viene lo sguardo di Russo prima di affrontare i sette nuclei di «Sguardo rovescio» in via Nizza. Il sito ufficiale dell'artista annunciava le due inaugurazioni a un giorno di distanza, mercoledì 23 settembre al MUCIV e giovedì 24 al MACRO: anche l'ordine delle aperture suggerisce di partire dall'EUR.
Terzo punto pratico: la mostra del MUCIV chiude il 20 novembre, più di due mesi prima di quella del MACRO. Chi rimanda rischia di vedere solo metà del progetto.
Biglietti e orari della mostra di Marialba Russo al MUCIV
La mostra di Marialba Russo al MUCIV si visita negli orari del museo, da martedì a domenica dalle 8 alle 19, con ultimo ingresso alle 18:30.
Il biglietto
La pagina della mostra non indica un biglietto specifico: le tariffe di ingresso al Museo delle Civiltà, con le eventuali riduzioni e gratuità previste per i musei statali, sono pubblicate sul sito ufficiale del museo. Conviene consultarle prima della visita.
Contatti
Il museo indica come recapiti il telefono 06 549521 e l'indirizzo di posta elettronica per le informazioni pubblicato sulla pagina della mostra. L'area stampa del sito ospita i materiali per i giornalisti.
Quanto tempo serve
Per la sola mostra bastano tre quarti d'ora. Chi vuole abbinare la sezione permanente dedicata alle arti e tradizioni popolari, nello stesso palazzo, deve calcolare almeno un paio d'ore.
Il consiglio che ti do per visitare Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) al MUCIV — dal 24 settembre al 20 novembre 2026
Il consiglio è di guardare le fotografie due volte. La prima volta, in sequenza, rispettando l'ordine scelto dall'artista: il racconto del rito si capisce solo così, come un movimento che cresce, culmina e si scioglie. La seconda volta, dopo aver visto gli oggetti, gli ex voto, le fasce dei fujenti, l'altarino portatile e i materiali di Annabella Rossi. Tornando alle immagini con quegli oggetti in mente, si riconoscono nelle fotografie dettagli che al primo passaggio sfuggono: le fasce indossate, le offerte, i gesti.
Il secondo consiglio riguarda la combinazione con il resto del museo. La mostra è ospitata nel palazzo che conserva la sezione dedicata alle arti e tradizioni popolari: una visita alla collezione permanente, anche breve, dà alla mostra il contesto che le serve. Chi esce dalle sale di Russo e trova, poco più in là, gli oggetti raccolti dagli etnografi nel corso del Novecento capisce meglio perché la fotografa lavorasse per un museo di questo tipo.
Terzo consiglio: fare il percorso completo con il MACRO. Il modo più coerente è visitare il MUCIV in una mattina, approfittando dell'apertura alle 8, e il MACRO nel pomeriggio o in un altro giorno. La stagione espositiva del MACRO comprende «Sguardo rovescio» fino al 31 gennaio 2027. A nostro giudizio è il modo migliore per misurare la portata di una fotografa che il pubblico non specialista conosce ancora poco.
Il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, sede della mostra
Il Palazzo delle Tradizioni popolari, in piazza Guglielmo Marconi, fu progettato da Massimo Castellazzi, Pietro Morresi e Annibale Vitellozzi e costruito fra il 1938 e il 1942 nel nucleo centrale dell'Esposizione universale prevista per il 1942.
Due palazzi gemelli
L'edificio è speculare al Palazzo delle Scienze, sull'allora piazza Imperiale, oggi piazza Marconi. Si affaccia sulla piazza e su via Cristoforo Colombo, è organizzato intorno a un cortile e ha due corpi sporgenti inscritti fra due portici colonnati, uno dei quali lo collega all'edificio gemello. Chi arriva vede subito l'effetto scenografico pensato per la grande esposizione: due palazzi uniti da un colonnato.
Il mosaico di Prampolini
Sulla testata che guarda viale della Civiltà Romana, verso il portico di collegamento con il Palazzo delle Scienze, c'è il mosaico in pietre naturali Le corporazioni, realizzato nel 1942 da Enrico Prampolini, uno dei protagonisti del futurismo. Molti lo attraversano senza alzare lo sguardo: vale la pena fermarsi.
Il salone d'onore
All'interno la decorazione si concentra nel salone d'onore, con un ciclo di affreschi dedicato alle tradizioni italiane: Battitura del grano di Domenico Colao, Sagra degli osei di Mario Varagnolo, Funerali in Puglia di Emanuele Cavalli, Il bue di San Zopito di Tommaso Cascella, e sulla parete opposta La benedizione della barca di Antonio Barrera, La processione di Orazio Amato, La mattanza dei tonni di Pietro Barillà. Il varco d'accesso è decorato da un bassorilievo in marmo di Amerigo Tot. Sono temi che parlano la stessa lingua della mostra: riti, feste, lavoro, devozione.
Un museo arrivato dopo la guerra
Il palazzo doveva ospitare una mostra sull'etnografia italiana, mai realizzata perché la guerra cancellò l'Esposizione. Intorno al 1956 vi fu trasferito il Museo di etnografia italiana, fondato a Firenze nel 1906 da Lamberto Loria, ribattezzato Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari e allestito da Paolo Toschi. Riallestito nel 1997, dal 2016 è confluito nel Museo delle Civiltà, di cui è oggi la sezione arti e tradizioni popolari «Lamberto Loria».
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che l'EUR sia il quartiere costruito per l'Esposizione universale del 1942, mai inaugurata, lo sanno quasi tutti. Meno citato è che i suoi palazzi principali siano stati occupati, nel dopoguerra, proprio dai musei che raccontano l'Italia popolare e preistorica. Il Museo delle Civiltà, nato nel 2016 con autonomia speciale, ha riunito all'EUR il Museo preistorico etnografico, il Museo delle arti e tradizioni popolari, il Museo dell'Alto Medioevo e il Museo d'arte orientale, ai quali si sono aggiunte le collezioni del Museo africano e del Museo geologico nazionale.
Il secondo fatto poco citato riguarda gli archivi. Nello stesso complesso ha sede l'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, che conserva un archivio fotografico di circa 140.000 immagini, fra cui fotografie di Annabella Rossi e di Chiara Samugheo, e un archivio sonoro di oltre 2.700 supporti nato intorno al 1960 grazie al lavoro della stessa Rossi, anche in collaborazione con Roberto De Simone e Gianfranco Mingozzi. L'archivio storico documenta la prima mostra di etnografia italiana, quella del 1911 organizzata da Lamberto Loria.
Il terzo è più recente: dal 2022, con la direzione di Andrea Viliani, il museo ha scelto un approccio integrato e interdisciplinare, con installazioni di arte contemporanea accanto alle collezioni storiche. La mostra di Marialba Russo, a metà fra arte e antropologia, è una conseguenza diretta di questa linea. Le fotografie di un'artista contemporanea dialogano con gli oggetti raccolti dagli etnografi: è esattamente ciò che il museo ha deciso di diventare.
Come arrivare al MUCIV all'EUR
Il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, in piazza Guglielmo Marconi 8, si raggiunge con la metro B scendendo alla fermata EUR Fermi e proseguendo a piedi lungo i viali del quartiere.
In metro
La linea B collega l'EUR a Termini e al Colosseo in pochi minuti. Dalla fermata EUR Fermi la piazza si raggiunge a piedi; il percorso attraversa il disegno ortogonale del quartiere, con i grandi viali alberati.
In autobus
Piazza Marconi è servita da diverse linee di superficie. Per scegliere quella più comoda dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso dell'azienda dei trasporti romana, che indica anche le fermate più vicine all'ingresso.
In auto
L'EUR è fuori dalla zona a traffico limitato del centro, e il parcheggio è in genere più semplice che nei rioni storici. Via Cristoforo Colombo, su cui si affaccia il palazzo, è uno degli assi principali di accesso al quartiere.
La foto giusta da fare a Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) al MUCIV — dal 24 settembre al 20 novembre 2026
Per le opere esposte valgono le regole del museo, da verificare all'ingresso: le fotografie di Russo sono opere d'autore, e anche dove fotografare è consentito il flash va evitato. La foto giusta, piuttosto, si fa fuori, e racconta il luogo che ospita la mostra.
La prima è il colonnato che unisce il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari al Palazzo delle Scienze: fotografato dal centro della piazza, con le colonne in fila, restituisce l'idea di scenografia monumentale con cui fu progettato il cuore dell'Esposizione. La luce migliore è quella del mattino o del tardo pomeriggio, quando le ombre delle colonne disegnano il pavimento.
La seconda è il mosaico Le corporazioni di Enrico Prampolini, sulla testata verso viale della Civiltà Romana. È un'immagine che pochi portano a casa, e che lega il palazzo alla stagione del futurismo.
La terza è più personale: un'inquadratura che metta insieme l'architettura razionalista e le persone che la attraversano. Dopo aver visto come Marialba Russo fotografa i corpi in movimento durante un rito, viene naturale guardare la piazza con lo stesso occhio, cercando non il monumento vuoto ma l'uomo o la donna che passa.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione stessa del palazzo, fra il 1938 e il 1942, per un'Esposizione universale che non si tenne mai: la guerra cancellò il progetto, e il palazzo rimase senza la mostra sull'etnografia italiana per cui era stato pensato.
Il secondo è l'arrivo del museo di Lamberto Loria, intorno al 1956. Il Museo di etnografia italiana, fondato a Firenze nel 1906 e legato alla prima mostra di etnografia italiana del 1911, trovò qui la sua sede definitiva con il nome di Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, nell'allestimento di Paolo Toschi.
Il terzo, per questa mostra il più importante, è il 1973: il museo organizza «Immagini della Madonna dell'Arco», con il contributo fotografico di Marialba Russo, all'interno delle ricerche sulle culture popolari e subalterne coordinate da Annabella Rossi. Rossi, antropologa, fotografa e documentarista nata a Roma nel 1933 e morta nel 1984, lavorava qui.
Seguono il riallestimento del 1997 e, nel 2016, la nascita del Museo delle Civiltà, che riunisce le collezioni nazionali all'EUR. Il 23 settembre 2026, infine, la mostra «After» è stata inaugurata nello stesso palazzo, cinquantatré anni dopo quella di cui riprende il titolo.
Chi è passato da Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) al MUCIV — dal 24 settembre al 20 novembre 2026
Dal palazzo di piazza Marconi sono passati alcuni dei nomi che hanno fondato lo studio delle culture popolari in Italia. Lamberto Loria, fondatore nel 1906 del Museo di etnografia italiana e organizzatore della mostra del 1911, è il padre delle collezioni. Paolo Toschi allestì il museo quando arrivò all'EUR. Annabella Rossi vi coordinò negli anni Sessanta e Settanta le ricerche sul campo, e dal suo lavoro nacque l'archivio sonoro, in collaborazione con Roberto De Simone e Gianfranco Mingozzi.
Marialba Russo è passata di qui da giovane fotografa, fra il 1971 e il 1976, lavorando per quelle ricerche; ci torna oggi da protagonista, con le sue immagini esposte nell'ordine da lei scelto. Accanto a lei, nel progetto del 2026, ci sono le curatrici Cristiana Perrella ed Elena Magini, il direttore del museo Andrea Viliani e Francesca Romana Uccella.
Nella decorazione del palazzo sono passati gli artisti chiamati a illustrare le tradizioni italiane nel salone d'onore, da Domenico Colao a Tommaso Cascella, da Emanuele Cavalli a Pietro Barillà, fino ad Amerigo Tot e, all'esterno, Enrico Prampolini. Un elenco che, letto insieme a quello degli antropologi, racconta due modi diversi di guardare lo stesso patrimonio: celebrarlo e studiarlo.
Cosa vedere all'EUR dopo la mostra
Il MUCIV è al centro dell'EUR, il quartiere razionalista che si presta a una mezza giornata di passeggiata fra architetture e musei.
Il resto del Museo delle Civiltà
Nel Palazzo delle Scienze, collegato dal colonnato, si trovano il Museo preistorico etnografico Pigorini e le altre collezioni del museo: le modalità di ingresso alle due sedi sono indicate sul sito ufficiale.
Il Colosseo Quadrato e i Santi Pietro e Paolo
Il Palazzo della Civiltà Italiana, il Colosseo Quadrato, e la basilica dei Santi Pietro e Paolo sono gli altri due grandi simboli dell'EUR, raggiungibili a piedi.
Il laghetto e il quartiere
Per una pausa all'aperto c'è il laghetto dell'EUR. Una panoramica completa delle cose da vedere è nella scheda EUR: cosa vedere.
Dove mangiare all'EUR
All'EUR la scelta per mangiare è ampia e meno turistica che in centro, con bar e ristoranti concentrati lungo i viali principali e intorno a piazza Marconi.
Prima della mostra
Con l'apertura del museo alle 8, la visita può cominciare con una colazione in uno dei bar dei viali vicini. È un modo per vedere il quartiere quando si sveglia e arrivare in sala con calma.
Dopo la mostra
Per pranzo il quartiere offre ristoranti di cucina italiana e locali per una pausa veloce frequentati da chi lavora negli uffici della zona; nei giorni feriali conviene evitare l'ora di punta. Nel fine settimana l'atmosfera è più distesa.
Accessibilità e visita con i ragazzi
Il Museo delle Civiltà pubblica sul proprio sito una sezione dedicata all'accessibilità, che conviene consultare prima della visita per informazioni su ingressi, percorsi e servizi.
Con i ragazzi
Le fotografie di un rito collettivo intenso, con corpi in movimento e gesti di devozione, sono adatte ai ragazzi, ma richiedono una spiegazione del contesto. La sezione permanente sulle tradizioni popolari, con oggetti di uso quotidiano e di festa, aiuta a renderlo comprensibile anche ai più giovani.
Per chi studia
Per studenti di antropologia, fotografia e storia dell'arte la mostra è un caso di studio raro: un lavoro di ricerca degli anni Settanta mostrato accanto ai materiali che lo hanno prodotto, nel luogo dove è nato.
Domande frequenti sulla mostra di Marialba Russo al MUCIV
Fino a quando è aperta la mostra di Marialba Russo al MUCIV?
La mostra Marialba Russo. Immagini della Madonna dell'Arco (After) è aperta al MUCIV dal 24 settembre al 20 novembre 2026, da martedì a domenica dalle 8 alle 19, con ultimo ingresso alle 18:30.
Dove si trova la mostra?
La mostra di Marialba Russo è al MUCIV, Museo delle Civiltà, nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari in piazza Guglielmo Marconi 8, all'EUR. La fermata della metro B più comoda è EUR Fermi.
Che cosa si vede nella mostra?
La mostra al MUCIV espone 24 fotografie di Marialba Russo sul rito della Madonna dell'Arco, nell'ordine scelto dall'artista, insieme a ex voto, santini, fasce dei fujenti, documenti, un altarino portatile e fotografie e video di Annabella Rossi.
Che differenza c'è con la mostra del MACRO?
La mostra del MUCIV è dedicata al lavoro di Marialba Russo sulla Madonna dell'Arco del 1973; «Sguardo rovescio» al MACRO, fino al 31 gennaio 2027, è l'antologica con sette nuclei degli anni Settanta sul corpo, il genere e la mascolinità.
Chi è Marialba Russo?
Marialba Russo è una fotografa nata a Giugliano, in provincia di Napoli, nel 1947. Dalla fine degli anni Sessanta ha contribuito a ridefinire il linguaggio fotografico italiano, unendo pratica artistica, antropologia visiva e osservazione del sociale.
Chi era Annabella Rossi?
Annabella Rossi, nata a Roma nel 1933 e morta nel 1984, è stata un'antropologa, fotografa e documentarista. Al MUCIV, la mostra di Marialba Russo espone una selezione delle sue fotografie e dei suoi video sul rito della Madonna dell'Arco.
Quanto costa il biglietto?
La pagina della mostra di Marialba Russo non indica un biglietto dedicato: le tariffe di ingresso al Museo delle Civiltà, con riduzioni e gratuità, sono pubblicate sul sito ufficiale del museo.
Il consiglio finale su Marialba Russo al MUCIV
Immagini della Madonna dell'Arco (After) è una mostra piccola e densa, che a nostro giudizio va vista prima di «Sguardo rovescio» al MACRO e comunque entro il 20 novembre. Ventiquattro fotografie, un rito campano, il palazzo dove quella ricerca nacque nel 1973: poche sale bastano per capire come una fotografa abbia rovesciato lo sguardo su una devozione che conosceva da vicino. Conviene arrivare la mattina presto, guardare la sequenza due volte e uscire a vedere il colonnato di piazza Marconi con occhi nuovi.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
