Museo civico di Zoologia

Il Museo civico di Zoologia si trova in Via Ulisse Aldrovandi 18, 00197 Roma, sul bordo settentrionale di Villa Borghese, con l'ingresso a pochi passi dai cancelli del Bioparco. Ci si arriva con i tram 3 e 19, che percorrono via Aldrovandi e fermano davanti al giardino zoologico, oppure con la metro A scendendo a Flaminio e proseguendo in tram; a piedi sono una quindicina di minuti da Porta Pinciana attraversando il parco. Il biglietto intero costa 10,50 euro, il ridotto 5,50 euro, e dal mese di febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per chi risiede a Roma e nella Città Metropolitana esibendo in cassa la carta d'identità. Il museo apre dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; chiude il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre, mentre il 24 e il 31 dicembre l'orario si accorcia alle 9.00-14.00. Il preacquisto online comporta un diritto di prevendita di 1,00 euro; i biglietti si comprano anche al telefono, al numero 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, o direttamente alla biglietteria. Per i gruppi fra le undici e le venticinque persone più guida la prenotazione è gratuita al 060608, con preacquisto di almeno cinque biglietti.

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il Museo civico di Zoologia appartiene al Sistema dei Musei di Roma Capitale, la rete comunale che comprende i Capitolini, l'Ara Pacis, la Centrale Montemartini e una ventina di altre sedi. Chi possiede la MIC card, la tessera annuale da 5 euro riservata a residenti e studenti della città, entra senza pagare ritirando il titolo gratuito in biglietteria o telefonando al 060608. Il sito ufficiale dell'istituzione è museocivicodizoologia.it, ed è il posto giusto dove controllare gli avvisi prima di mettersi in strada: al momento, per esempio, l'ascensore interno risulta temporaneamente fuori servizio.

Museo civico di Zoologia, la sede di Via Ulisse Aldrovandi 18 a Roma
Museo civico di Zoologia - Via Ulisse Aldrovandi, 18, 00197 Roma RM

Dove si trova il Museo civico di Zoologia e come ci si arriva

La geografia di questo museo spiega già metà della sua storia. L'edificio occupa il margine orientale di Villa Borghese, in quel lembo di parco che degrada verso i Parioli e che il Comune, all'inizio del Novecento, destinò al giardino zoologico. Il museo e lo zoo sono confinanti: condividono un recinto, una storia amministrativa e, come vedremo, buona parte degli esemplari conservati. Chi arriva da via Aldrovandi vede prima il muro di cinta del Bioparco e poi la facciata sobria del museo, che non fa nulla per farsi notare.

In tram, in metropolitana e a piedi fino al Museo civico di Zoologia

Il modo più comodo sono i tram 3 e 19, che risalgono via Aldrovandi e hanno una fermata all'altezza del Bioparco: si scende e si è arrivati. Il 19 collega la zona con Piazza Risorgimento e il quartiere Prati passando per Valle Giulia, il 3 arriva da Trastevere e dall'Aventino tagliando mezza città. Con la metropolitana si scende a Flaminio, sulla linea A, e da Piazzale Flaminio si prende il tram, oppure si sale a piedi lungo il viale delle Belle Arti. Chi viene dal centro storico può fare una scelta più bella: arrivare a Porta Pinciana e attraversare Villa Borghese passando per il Piazzale delle Canestre e il Giardino del Lago, un quarto d'ora di cammino sotto i pini che vale più di qualunque risparmio di tempo.

In auto e in bicicletta

Via Aldrovandi è dentro la fascia verde e vicina alla zona a traffico limitato dei Parioli: il parcheggio in strada esiste, ma è quasi tutto a pagamento e nelle ore di punta si trova poco. Il consiglio pratico è banale e funziona: lasciare l'auto altrove e chiudere l'ultimo tratto con il tram. In bicicletta la salita da Piazzale Flaminio verso i Parioli è meno dolce di quanto sembri sulla mappa, ma i viali interni della villa sono percorribili e arrivano fin quasi al cancello.

Biglietti, orari e gratuità al Museo civico di Zoologia

Il listino attuale è semplice. Intero 10,50 euro, ridotto 5,50 euro, gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente del Sistema Musei. La novità che cambia davvero il modo di frequentare questo posto è arrivata a febbraio 2026: chi risiede a Roma e nella Città Metropolitana entra gratis mostrando la carta d'identità alla cassa. Non è un dettaglio contabile. Un museo che costa dieci euro e mezzo si visita una volta nella vita; un museo gratuito si visita venti volte, magari mezz'ora alla volta, e diventa un pezzo del quartiere.

La MIC card e le altre formule

La MIC card costa 5 euro e vale dodici mesi in tutto il Sistema Musei di Roma Capitale, con riduzioni sulle mostre a pagamento. È riservata a chi risiede o studia a Roma, e chi la possiede ritira comunque un titolo di ingresso gratuito, al telefono o in biglietteria. Per i visitatori da fuori esiste la Roma Pass, offerta in due tagli, 48 ore a 38,00 euro e 72 ore a 62,90 euro, che comprende trasporti e ingressi ridotti nel circuito cittadino. Se avete in programma due o tre musei comunali e molti spostamenti può avere senso; se venite qui e basta, no.

MIC card di Roma Capitale, dodici mesi nei musei civici a cinque euro
Mic card - 12 mesi nei Musei di Roma Capitale a 5 euro, per chi risiede o studia a Roma

Orari e giorni di chiusura del Museo civico di Zoologia

Apertura dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00. Chiusura settimanale il lunedì; chiusure annuali il 1 maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre si entra dalle 9.00 alle 14.00; il 1 gennaio 2026 l'apertura è stata fissata dalle 11.00 alle 20.00, e per le festività successive conviene sempre verificare il calendario aggiornato. La biglietteria chiude un'ora prima delle sale: è la regola che manda a casa più visitatori delusi in tutta Roma, e vale anche qui.

Dal gabinetto dei papi alla convenzione del 1932: la storia del Museo civico di Zoologia

Il 1932 è la data di fondazione, ma non è la data di nascita degli oggetti. Le collezioni che riempiono i magazzini di via Aldrovandi hanno alle spalle un secolo e mezzo di storia romana, e sono passate attraverso tre istituzioni diverse prima di arrivare qui.

La cattedra pontificia e il museo dell'Archiginnasio

Il filo comincia nel 1804, quando Pio VII istituisce all'Archiginnasio romano la cattedra di Storia Naturale e Mineralogia. Vent'anni dopo, nel 1824, da quella cattedra nasce il Museo del Gabinetto di Zoologia e Zootomia: una raccolta didattica, come si usava allora, fatta di preparati anatomici, scheletri e animali imbalsamati che servivano a insegnare. Nel 1853 Pio IX la rende autonoma con il nome di Museo di Zoologia, le assegna un direttore, Luigi Metaxà, e una sede propria nel settecentesco Palazzo della Sapienza, a due passi da Sant'Ivo alla Sapienza e dal Pantheon. Roma era ancora capitale dello Stato Pontificio, e la storia naturale era materia da corte oltre che da università.

Antonio Carruccio e la stagione delle grandi raccolte

Nel 1883 la direzione passa ad Antonio Carruccio (1839-1923), chiamato da Modena, che resta in carica fino al 1914. Sono i trent'anni in cui il museo cresce davvero: Carruccio imposta un programma che unisce l'incremento delle collezioni e una didattica permanente, cioè l'idea che quegli esemplari non servano soltanto agli studiosi ma anche a chi entra per imparare. È la stagione in cui arrivano a Roma raccolte private enormi, comprate o donate, e in cui la zoologia italiana si dota di uno strumento paragonabile a quello dei grandi musei europei.

Il 1932 e la separazione delle collezioni

Nel 1914 Federico Raffaele fonda l'Istituto di Zoologia a Palazzo Carpegna; fra il 1920 e il 1927 l'istituto trova ospitalità proprio nel Giardino Zoologico di Villa Borghese, poi si sposta al Policlinico, dove resta fino al 1971, quando sotto Pasquale Pasquini (1901-1977) prende la sede definitiva di viale dell'Università. In mezzo a questo andirivieni cade la data che ci interessa: nel 1932 una convenzione fra l'Università e il Comune di Roma trasferisce le collezioni museologiche al nuovo Museo civico di Zoologia, insediato accanto al Giardino Zoologico. Da quel momento gli esemplari raccolti dai naturalisti pontifici e dai professori della Regia Università diventano patrimonio comunale, e il museo comincia la sua vita autonoma.

Perché la strada si chiama Ulisse Aldrovandi

L'indirizzo è un piccolo omaggio programmatico. Ulisse Aldrovandi (1522-1605) fu il naturalista bolognese che mise insieme, nel Cinquecento, quello che viene considerato il primo museo di storia naturale moderno: migliaia di esemplari catalogati, disegnati, descritti, con un metodo che anticipa di due secoli la museologia scientifica. Intitolargli la strada del museo zoologico di Roma è una di quelle scelte toponomastiche che non fa rumore e dice tutto.

Sale espositive del Museo civico di Zoologia di Roma
Museo civico di Zoologia

Il percorso espositivo del Museo civico di Zoologia, sala per sala

Il tema che tiene insieme tutto l'allestimento è la biodiversità nel mondo animale: non una parata di specie in ordine sistematico, ma un ragionamento sulle forme, sulle strategie e sugli adattamenti. Le sale coprono oltre mille metri quadrati fra postazioni multimediali, ricostruzioni tridimensionali e stazioni multisensoriali, e si attraversano seguendo un filo che parte dai comportamenti e arriva alle ossa. Vi accompagno stanza per stanza.

Amori bestiali: la riproduzione come motore delle forme

La sala dedicata alla riproduzione è quella che spiazza di più i visitatori adulti, perché racconta senza imbarazzi il cuore della faccenda: la selezione sessuale. Corteggiamenti, dimorfismi, ornamenti costosi, strategie di accoppiamento che sfidano il buon senso economico dell'animale. Qui si capisce perché un maschio di uccello del paradiso investa in piume che lo rendono più visibile ai predatori, o perché certi insetti paghino con la vita un solo accoppiamento. La chiave interpretativa è quella darwiniana e post-darwiniana, e regge benissimo: è la sala che consiglio di guardare con calma anche a chi crede di sapere già tutto.

Vivere al limite: gli animali degli ambienti estremi

La seconda grande sezione tematica affronta gli adattamenti agli ambienti impossibili: il freddo polare, il deserto, l'alta quota, le profondità marine, le grotte. È la parte dell'allestimento che funziona meglio con i ragazzi delle medie, perché mette in fila problemi concreti e soluzioni concrete. Come si conserva il calore quando fuori ci sono quaranta gradi sotto zero. Come si respira dove l'ossigeno è la metà. Come si vede dove non c'è luce, e perché molte specie cavernicole abbiano semplicemente rinunciato agli occhi. Il messaggio implicito è che la biologia non premia la perfezione ma la sufficienza: basta funzionare abbastanza bene.

La barriera corallina

La ricostruzione della barriera corallina è una delle sezioni più fotografate e, a mio giudizio, una delle più istruttive quando la si legge fino in fondo. La barriera è l'esempio da manuale di un ecosistema costruito dagli organismi stessi: i polipi coralliali edificano il substrato su cui vive tutto il resto, e la densità di specie per metro quadrato non ha paragoni fuori dalle foreste tropicali. Nelle vetrine convivono coralli, molluschi, echinodermi, pesci. Se avete tempo per una sola vetrina, scegliete quella delle conchiglie tropicali: la varietà di forme che una singola funzione, proteggersi, ha prodotto in millenni di evoluzione è una lezione di biologia migliore di molti libri.

Le zone umide della campagna romana

Questa è la sala che i romani dovrebbero guardare per primi, e che quasi tutti attraversano di corsa. Racconta la fauna delle paludi, degli stagni e delle marane del territorio intorno alla città: un paesaggio che nell'Ottocento arrivava fin quasi alle mura e che le bonifiche del Novecento hanno in larga parte cancellato. Aironi, folaghe, anfibi, insetti acquatici, testuggini palustri: l'elenco di quello che c'era serve a misurare quello che si è perso e quello che, in qualche riserva superstite fra il litorale e la Riserva del Litorale Romano, resiste ancora. Uscite di qui e guardate con occhi diversi il laghetto di Villa Borghese.

Il salone degli scheletri del Museo civico di Zoologia

È l'ambiente che tutti ricordano, e giustamente. Il salone degli scheletri è una galleria alta in cui le ossa degli animali sono montate e allineate come in un'aula anatomica ottocentesca: elefanti, giraffe, cetacei, primati, uccelli, rettili. L'effetto scenografico è innegabile, ma il valore vero è comparativo. Guardate una zampa anteriore alla volta e seguite lo stesso schema di ossa che si allunga, si accorcia, si fonde: omero, radio, ulna, carpo, metacarpo, falangi. La pinna del cetaceo e il braccio dell'uomo sono la stessa mano, riscritta. Non esiste modo migliore di capire l'omologia che stare dieci minuti in questa sala con la testa alzata.

La sala delle balene e i grandi cetacei

La collezione osteologica del museo comprende una sezione dedicata ai cetacei, ed è il pezzo forte del percorso: lo scheletro della balenottera, che la presentazione del museo indica intorno ai sedici metri di lunghezza, è l'oggetto più grande esposto e uno dei più grandi visibili a Roma in qualunque museo. Vale la pena avvicinarsi alle costole e cercare i piccoli fori dove passavano i vasi: l'osso di un cetaceo è spugnoso e leggero rispetto alla mole, perché l'acqua sostiene quello che a terra andrebbe sostenuto dallo scheletro. C'è anche una cosa che non si vede e che vale come informazione: gli scheletri di mammiferi marini continuano ad arrivare, perché il museo raccoglie e prepara gli animali spiaggiati sulle coste laziali. La sala non è un reperto chiuso, è un cantiere che si aggiorna.

I grandi mammiferi africani

Le sale dei mammiferi ospitano gli esemplari montati più imponenti: elefanti, felini, ungulati africani, primati. La collezione teriologica del museo conta circa ottocento reperti che rappresentano duecentonovanta specie e tutti gli ordini di mammiferi, e una parte cospicua del materiale storico proviene dalle ex colonie italiane in Africa, acquisito per il tramite dell'ISIAO. È un dato che va detto: molti di questi animali sono qui perché l'Italia ebbe un impero coloniale, e la storia naturale ottocentesca e novecentesca è inseparabile dalla storia della conquista. Fra gli esemplari conservati figurano specie a forte rischio di estinzione, dalla foca monaca alla lontra europea, dalla lince all'orso bruno marsicano, dallo stambecco alpino al leopardo delle nevi, fino ai lemuri, ai primati tropicali e all'ornitorinco.

Esemplari montati nelle sale del Museo civico di Zoologia a Roma
Museo civico di Zoologia

Le sale degli uccelli e la collezione Arrigoni degli Oddi

La sezione ornitologica è storicamente il fiore all'occhiello dell'istituzione, e i numeri lo confermano: circa sedicimila esemplari raccolti in Italia e in varie regioni del mondo, con rappresentanti di tutti gli ordini. Il nucleo più celebre è la raccolta del conte Ettore Arrigoni degli Oddi (1867-1942), il maggiore ornitologo italiano della sua generazione, autore del manuale che per decenni fu la bibbia dei naturalisti di casa nostra: nove esemplari tipo della collezione romana provengono da lui. Accanto ci sono le collezioni universitarie, le raccolte Vinci, Giaquinto e Loria, e la collezione Chigi della Rovere, che porta il nome di una delle famiglie del patriziato romano più legate all'ornitologia. Fra il materiale conservato il museo annovera anche un esemplare di alca impenne, l'uccello marino dell'Atlantico settentrionale estinto intorno alla metà dell'Ottocento: uno dei pochissimi al mondo, e una di quelle presenze che da sole giustificano l'esistenza di un museo naturalistico.

Rettili e anfibi

La collezione erpetologica comprende circa seimilacinquecento esemplari di anfibi e rettili raccolti in Italia e in vari Paesi del mondo, con tutti gli ordini rappresentati e alcuni esemplari tipo. La maggior parte è conservata in liquido, nei barattoli di vetro che sono l'immagine stessa del museo naturalistico, ma non mancano i preparati a secco, tassidermizzati. Il materiale arriva da tre canali: le collezioni dell'Istituto e Museo Zoologico della Regia Università di Roma, quelle dell'ex Istituto di Zoologia "F. Raffaele" della Sapienza, e le raccolte private donate da ricercatori ed erpetologi romani. In sala si vedono i pezzi montati; il grosso resta nei magazzini, ed è lì che i ricercatori vanno a cercare le popolazioni storiche di una specie per confrontarle con quelle di oggi.

Gli invertebrati e le conchiglie

La sezione degli invertebrati esposti è meno spettacolare e più densa. Le collezioni malacologiche del museo, cioè quelle dei molluschi, contano circa due milioni e ottocentomila esemplari e oltre quattrocento tipi, e sono il vero primato di questa istituzione: pochissimi musei europei hanno una raccolta di conchiglie paragonabile. Le collezioni entomologiche sfiorano il milione di esemplari conservati a secco, con oltre cinquecento tipi. Le raccolte di invertebrati marini e continentali si aggirano sui cinquantamila pezzi, con circa centonovanta tipi, quasi tutti mediterranei. In vetrina si vede una selezione minima; il resto è materiale da laboratorio. Il consiglio: fermatevi davanti alle conchiglie del Mediterraneo e leggete le etichette, perché molte riportano località romane e laziali che oggi sono porti, lungomari e stabilimenti balneari.

La sala dell'evoluzione e l'origine delle forme

La parte del percorso dedicata all'evoluzione e alla comparsa delle forme animali è la chiave di lettura di tutto il resto: qui si spiega come dalle prime organizzazioni corporee derivino i piani strutturali che poi ritroviamo declinati nelle sale successive. Simmetria bilaterale, segmentazione, celoma, scheletro interno ed esterno: sono concetti astratti, e l'allestimento prova a renderli tangibili con modelli e ricostruzioni. Funziona a metà, e lo dico da chi ci porta gruppi: chi ha una base scientifica esce arricchito, chi non ce l'ha rischia di scorrere le didascalie senza agganciarsi. Se venite con ragazzi, è la sala dove conviene spiegare a voce invece di leggere.

I diorami del Museo civico di Zoologia

I diorami sono la parte più ottocentesca e insieme la più amata dell'allestimento: ambienti ricostruiti in scala con gli animali montati nella posa e nel contesto in cui vivono, fondali dipinti, vegetazione, terreno. Sono uno strumento didattico potentissimo, perché restituiscono la relazione fra l'animale e il suo ambiente che la vetrina isolata cancella. Sono anche, dichiaratamente, una finzione: la posa è scelta, la scena è composta, l'illuminazione è teatrale. Guardateli sapendo che vi state guardando un quadro, non una fotografia, e vi daranno il doppio.

Le collezioni che non si vedono: l'archivio della biodiversità

Qui c'è il vero motivo per cui questo museo esiste, e non riguarda il pubblico. La parte esposta è una frazione minima del patrimonio: la stragrande maggioranza degli esemplari è conservata in magazzini attrezzati, a disposizione dei ricercatori che ne facciano richiesta motivata, ed esce in vetrina solo in occasioni particolari. Un museo naturalistico è prima di tutto un archivio, e questo lo è in modo eminente.

Che cosa è un esemplare tipo, e perché conta

La parola tecnica è "tipo". Quando uno zoologo descrive una specie nuova deve designare un esemplare fisico che porti il nome per sempre: quell'individuo, conservato in un museo e accessibile alla comunità scientifica, è il riferimento a cui tutti torneranno per verificare se un altro animale appartiene o no alla stessa specie. I tipi non sono oggetti belli, sono oggetti giuridici della scienza. Il Museo civico di Zoologia ne conserva oltre quattrocento fra i molluschi, oltre cinquecento fra gli insetti, circa centonovanta fra gli invertebrati, nove fra gli uccelli della collezione Arrigoni degli Oddi, e alcuni fra anfibi e rettili. Ogni volta che un tassonomo, a Tokyo o a Berlino, ha un dubbio su una di quelle specie, la risposta è in un cassetto di via Aldrovandi.

Le collezioni malacologiche

Sono la parte più imponente in assoluto: circa due milioni e ottocentomila esemplari, oltre quattrocento tipi, e un'attenzione particolare ai molluschi marini del Mediterraneo, accanto a materiale marino e continentale di provenienza mondiale. Il materiale arriva in parte dal Museo Zoologico della Regia Università di Roma, in parte da acquisti e donazioni successivi. I nomi delle raccolte storiche sono un pezzo di storia del collezionismo scientifico italiano: Monterosato, Rigacci, Settepassi, Piersanti, Meli, Pizzini, Boemi-Ghislandi, Blanc e Baschieri, oltre alla tipoteca. La raccolta del marchese di Monterosato, il grande malacologo siciliano, è quella che da sola fa la differenza, e comprende a sua volta il materiale Brugnone.

Le collezioni entomologiche

Circa un milione di esemplari conservati a secco, provenienti da tutte le regioni biogeografiche del pianeta, con quasi tutti gli ordini di insetti rappresentati e oltre cinquecento tipi. Le raccolte hanno nomi propri: i Coleotteri Luigioni e i Coleotteri Rasetti, gli Imenotteri Lepri e Biegeleben, gli Emitteri Picco, i Lepidotteri Riera, la collezione Pozzi, i Cicindelidi Cassola, i Coleotteri dell'emisfero australe, e poi i Ditteri, gli Odonati e gli Ortotteroidei. Chi ha in mano una scatola entomologica di cento anni fa sa che ha in mano un documento ambientale: le etichette dicono dove e quando quella specie viveva, e il confronto con oggi misura la trasformazione del territorio meglio di qualunque relazione.

Le collezioni osteologiche

Circa milleseicento esemplari di scheletri di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi. La provenienza si divide in due epoche: i pezzi di fine Ottocento e inizio Novecento arrivano dall'Istituto di Zoologia della Regia Università di Roma, mentre dal 1932 in poi il grosso proviene dagli animali morti nell'ex Giardino Zoologico di Roma. Gli incrementi attuali derivano dal recupero di fauna selvatica sul territorio, in particolare rettili e mammiferi marini. Il museo definisce questa raccolta unica nel suo genere in Italia, e non è una vanteria di ufficio stampa: una serie osteologica così ampia, con sezioni dedicate ai primati e ai cetacei, consente studi comparativi che altrove in Italia non si possono fare.

Le collezioni ornitologiche, erpetologiche, ittiologiche e degli invertebrati

Sedicimila uccelli, seimilacinquecento fra anfibi e rettili, cinquantamila invertebrati, più la raccolta ittiologica: sono i numeri che completano il quadro. Sommando le sezioni dichiarate dal museo si arriva intorno ai quattro milioni di esemplari, mentre la cifra che circola nelle presentazioni divulgative parla di cinque milioni: la differenza dipende dal modo di contare i lotti di piccoli invertebrati e dai materiali non ancora inventariati. Il punto sostanziale non cambia: è uno dei maggiori depositi zoologici del Mediterraneo, incluso dal Ministero nell'elenco dei musei scientifici di importanza nazionale.

La ricerca, la banca dei tessuti e i curatori

Dietro le vetrine lavorano zoologi curatori che inventariano, conservano e accrescono le raccolte con campagne sul terreno, donazioni e acquisti. Il lavoro moderno non si ferma alla pelle e all'osso: da un esemplare fresco si prelevano campioni di tessuto che, conservati a bassissima temperatura, permettono l'estrazione del DNA anche a distanza di decenni. È la ragione per cui un museo naturalistico oggi vale più di ieri: la stessa collezione che nell'Ottocento serviva a confrontare forme, oggi serve a confrontare genomi, a ricostruire popolazioni scomparse, a datare l'arrivo di specie aliene. Un cassetto pieno di conchiglie del 1880 è una macchina del tempo genetica, e nessuno se ne accorge passando in corridoio.

Vetrine e collezioni conservate del Museo civico di Zoologia di Roma
Museo civico di Zoologia

Il museo tassidermico oggi: cosa regge e cosa no

Su questo punto ho un'opinione netta, e preferisco metterla in chiaro invece di girarci intorno. Il museo di animali imbalsamati è un modello espositivo nato nell'Ottocento per una società che non aveva fotografia a colori, né cinema, né documentari, né internet. L'unico modo di far vedere a un ragazzo romano com'era fatto un leopardo era mettergli davanti un leopardo morto e montato. Quel bisogno oggi non esiste più: chiunque, in tre secondi, guarda un leopardo vivo che caccia in alta definizione.

Ne consegue che la funzione dimostrativa della tassidermia è finita. Quello che non è finito, e anzi è cresciuto, è tutto il resto: il valore documentario dell'esemplare datato e localizzato, il suo valore genetico, il suo valore comparativo. Un animale montato non compete con un documentario e non deve competere: è un documento storico, come una pergamena. Il problema, semmai, è che molti allestimenti naturalistici italiani continuano a presentare gli esemplari come se fossero ancora la finestra sulla natura viva, e non come quello che sono diventati, cioè reperti di una storia della scienza.

C'è poi una questione che non si può aggirare e che riguarda la provenienza. Una parte consistente degli esemplari storici di questo e di quasi tutti i musei europei arriva dalla caccia sportiva, dalle spedizioni coloniali, dagli scambi fra collezionisti dell'epoca in cui abbattere un animale raro era un merito. È un dato di fatto, non un capo d'accusa retroattivo: quelle persone lavoravano con la morale scientifica del loro tempo. Ma un museo che nel 2026 espone un leopardo delle nevi ha il dovere di dire da dove viene, quando è stato ucciso e perché oggi quella specie è protetta. Il Museo civico di Zoologia lo fa in parte, ed è l'aspetto su cui l'allestimento potrebbe crescere di più.

Il modo giusto di visitarlo, allora, è di leggerlo su due piani insieme. Il primo piano è zoologico: forme, adattamenti, parentele. Il secondo è storico: chi ha raccolto questi animali, quando, con quali mezzi, per quale idea di scienza. Chi entra con questa doppia lente esce con il doppio delle cose. Chi entra aspettandosi un acquario o un parco a tema esce deluso, e ha ragione lui: non è quello, e non deve esserlo.

Come si visita il Museo civico di Zoologia: durata e percorso

Il museo non è grande, e questa è una buona notizia. Una visita attenta a tutte le sale richiede fra un'ora e un'ora e mezza; con bambini piccoli che si fermano davanti a ogni vetrina si arriva a due ore senza sforzo; chi vuole solo il salone degli scheletri e la balenottera se la cava in quaranta minuti. Il percorso è lineare e non richiede prenotazione: si compra il biglietto in cassa e si entra.

L'ordine che consiglio è controintuitivo. Molti puntano subito al salone degli scheletri, restano a bocca aperta e poi attraversano il resto con l'attenzione già consumata. Fate il contrario: cominciate dalle sale tematiche, prendetevi il tempo sugli adattamenti e sulla riproduzione, e arrivate agli scheletri per ultimi. Il colpo d'occhio finale vale di più se avete già in testa gli strumenti per leggerlo, e uscire con quell'immagine addosso è meglio che uscire con l'immagine di una vetrina di conchiglie.

Il Museo civico di Zoologia con i bambini

È uno dei musei romani che funziona meglio con i bambini, e lo dico con una precisazione sulle età. Sotto i quattro anni la visita si riduce a un giro fra animali grandi: divertente, ma non c'è comprensione. Fra i cinque e i sette anni comincia a funzionare davvero, perché la scala degli animali e la stranezza delle forme catturano l'attenzione e le domande arrivano da sole. Fra gli otto e gli undici anni è il momento ideale: si può spiegare l'adattamento, la parentela fra le specie, la differenza fra un mammifero e un rettile, e i diorami diventano storie. Dagli undici in su l'interesse dipende molto da come lo si accompagna: un ragazzo lasciato a se stesso davanti a una vetrina di insetti si annoia in trenta secondi, lo stesso ragazzo a cui si spiega che quelle etichette dicono dove viveva quella farfalla nel 1912 si ferma.

Un avvertimento onesto per i genitori: qui gli animali sono tutti morti, e i bambini più sensibili se ne accorgono e lo chiedono. Conviene arrivarci preparati e rispondere semplicemente la verità, che sono animali morti conservati per poterli studiare. Chi cerca animali vivi ha il Bioparco di Roma a duecento metri, e la combinazione dei due in una giornata è una delle migliori che Roma offra alle famiglie.

Il Bioparco di Roma, confinante con il Museo civico di Zoologia
Bioparco di Roma

Didattica, laboratori e scuole al Museo civico di Zoologia

L'attività didattica è una delle ragioni per cui questo museo è vivo. Le proposte per le scuole rientrano nel catalogo "Patrimonio in Comune" del Sistema Musei di Roma Capitale, riservato a studenti e docenti delle scuole di ogni ordine e grado di Roma e di tutto il territorio nazionale: visite guidate alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee, itinerari in città, letture di opere, laboratori. Il catalogo si consulta sul portale dedicato scuole.museiincomuneroma.it, dove si trovano anche le modalità di prenotazione aggiornate.

Accanto ai percorsi per le classi, il museo propone incontri con i suoi specialisti, che sono la formula più riuscita del suo programma educativo: passare mezz'ora con un entomologo che apre una scatola di coleotteri e spiega come si prepara un esemplare vale più di dieci visite guidate generiche. Fra le proposte del 2026 figura anche "Gli animali a portata di mano", un percorso tattile e sensoriale disponibile su richiesta lungo tutto l'anno.

Le mostre temporanee del Museo civico di Zoologia

Il museo affianca alle collezioni permanenti un programma di mostre temporanee, in genere di taglio naturalistico o fotografico, e partecipa alle grandi iniziative del Sistema Musei. L'appuntamento annuale più frequentato è la Notte dei Musei: nell'edizione 2026, il 23 maggio, le sale sono rimaste aperte dalle 20.00 alle 2.00 con ultimo ingresso all'1.00, al prezzo simbolico di 1 euro per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana e 2 euro per i non residenti, gratis per i possessori della MIC card, con uno spettacolo teatrale e musicale dedicato al rapporto fra uomo e natura. Il calendario delle mostre e degli eventi in corso si controlla sul sito ufficiale, che pubblica anche gli avvisi di chiusura parziale delle sale.

Accessibilità del Museo civico di Zoologia

Il museo dichiara l'accessibilità in sedia a rotelle e propone progetti dedicati, compresi servizi per persone cieche e ipovedenti e percorsi tattili come "Gli animali a portata di mano". Va però segnalata una circostanza pratica di cui tenere conto: l'ascensore interno risulta al momento temporaneamente fuori servizio, e questo può condizionare l'accesso ad alcuni livelli. Chi ha esigenze specifiche fa bene a telefonare al 060608 prima di partire e a farsi confermare la situazione del giorno.

Quando andare al Museo civico di Zoologia

Il momento migliore è la mattina infrasettimanale, subito dopo l'apertura delle 9.00, quando le scolaresche non sono ancora arrivate. Il momento peggiore è la mattina infrasettimanale di metà novembre o metà marzo, quando le scolaresche ci sono tutte insieme: il museo diventa rumorosissimo e le sale piccole si intasano. Nel fine settimana la frequenza aumenta ma resta gestibile, e nel pomeriggio della domenica, dopo le 16.00, si gira quasi in solitudine.

Sul piano stagionale, questo è uno dei rari musei romani che conviene d'estate e d'inverno per ragioni opposte: d'estate perché si resta al fresco a due passi dai viali di Villa Borghese, d'inverno perché è un'ora e mezza al coperto che si incastra bene con una giornata corta. Ad agosto, quando mezza Roma è chiusa, resta aperto con l'orario consueto: è una delle poche cose che si possono fare in città senza fare la fila.

Cosa c'è intorno al Museo civico di Zoologia

Pochi musei romani hanno un contorno così ricco nel raggio di dieci minuti a piedi. Il quadrante fra Villa Borghese e Valle Giulia concentra una densità di istituzioni culturali che in altre città basterebbe per un quartiere intero.

Il Bioparco

Confina con il museo, e la combinazione è quella naturale: animali vivi da una parte, storia degli animali dall'altra. Il Bioparco è il vecchio Giardino Zoologico aperto nel 1911, oggi convertito a struttura di conservazione e educazione ambientale. Per una famiglia con bambini fra i cinque e i dieci anni la doppietta è la giornata perfetta, con l'accortezza di mettere lo zoo la mattina e il museo dopo pranzo, quando le gambe chiedono di stare al coperto.

Villa Borghese e i suoi luoghi

Il parco intorno vale una passeggiata a sé: il Giardino del Lago, la Piazza di Siena, i Giardini Segreti di Villa Borghese presso la Palazzina, la Casa del Cinema con la sua arena estiva. Per i bambini più piccoli c'è la Casina di Raffaello, la ludoteca comunale dentro il parco, e a poca distanza, in via Flaminia, Explora il Museo dei Bambini di Roma.

Valle Giulia: Villa Giulia e la Galleria Nazionale

Scendendo verso viale delle Belle Arti si arriva in dieci minuti al Museo Etrusco di Villa Giulia, il maggiore museo al mondo dedicato alla civiltà etrusca, ospitato nella villa cinquecentesca di papa Giulio III. Di fronte, il palazzo di Cesare Bazzani accoglie La Galleria Nazionale, con l'arte italiana dell'Ottocento e del Novecento. Sono due istituzioni che con la zoologia non c'entrano nulla e che, messe in fila nella stessa giornata, raccontano quanto questo angolo di città sia stato progettato come distretto della cultura fra Otto e Novecento.

La Galleria Borghese

Dall'altra parte del parco, a un quarto d'ora di cammino, c'è la Galleria Borghese, con i Bernini e i Caravaggio della collezione del cardinale Scipione. Attenzione, però: lì l'ingresso è contingentato a fasce orarie e la prenotazione è obbligatoria, quindi la si programma prima e ci si costruisce intorno il resto della giornata, non viceversa.

Interni e allestimento del Museo civico di Zoologia a Roma
Museo civico di Zoologia

Una curiosità su Museo civico di Zoologia

In un cassetto di via Aldrovandi vive un topo che porta un nome romano. Si chiama Fukomys ilariae, appartiene alla famiglia dei Bathyergidae, i roditori scavatori africani noti come ratti talpa, ed è un esemplare tipo della collezione teriologica del museo. Detta così sembra una nota da catalogo. In realtà è la cosa più impegnativa che un museo naturalistico possa custodire.

Quando uno zoologo si accorge di avere fra le mani una specie mai descritta, deve fare due cose: pubblicarne la descrizione e depositare in un museo pubblico l'individuo su cui la descrizione si basa. Quell'individuo diventa l'olotipo, il portatore ufficiale del nome. Da quel momento, per sempre, chiunque nel mondo voglia sapere che cosa significhi esattamente quel nome scientifico deve poter tornare a quell'esemplare fisico. Non a una fotografia, non a un disegno, non a una sequenza di DNA: all'animale. Il museo che lo conserva assume un obbligo perpetuo verso la comunità scientifica internazionale.

Il Museo civico di Zoologia di obblighi del genere ne ha oltre milleduecento, sommando i tipi delle sue diverse sezioni: più di quattrocento fra i molluschi, più di cinquecento fra gli insetti, circa centonovanta fra gli invertebrati, nove uccelli della raccolta Arrigoni degli Oddi, alcuni anfibi e rettili, e appunto quel roditore africano. Significa che ogni anno arrivano qui richieste di studio da università e musei stranieri, che il personale prepara i pezzi, li documenta, talvolta li spedisce in prestito con le cautele che si usano per le opere d'arte.

Ecco la curiosità vera, quella che non si legge sulle didascalie: il pezzo scientificamente più importante di questo museo non è la balenottera da sedici metri che tutti fotografano. È un roditore di venti centimetri chiuso in un contenitore, che nessun visitatore vedrà mai, e senza il quale un nome scientifico perderebbe il suo ancoraggio nel mondo reale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo civico di Zoologia

Molti degli scheletri che si ammirano nel salone appartengono ad animali che hanno vissuto a duecento metri di distanza, dietro il muro del giardino zoologico. La documentazione del museo lo dice apertamente: dal 1932 in poi la collezione osteologica si è accresciuta soprattutto grazie agli animali morti nell'ex Giardino Zoologico di Roma. L'elefante che vi guarda dall'alto, con ogni probabilità, ha passato la sua vita adulta nel recinto qui accanto, davanti a generazioni di bambini romani.

È un'informazione che cambia il senso della visita. Il museo non è soltanto il deposito di spedizioni lontane e di cacce coloniali: è anche, materialmente, la memoria del suo vicino di casa. Ogni animale che moriva allo zoo, invece di sparire, passava dall'altra parte del muro e diventava un documento anatomico. La cosa continua ancora oggi in forme diverse: gli incrementi attuali della collezione derivano soprattutto dal recupero di fauna selvatica sul territorio, in particolare rettili e mammiferi marini, cioè dagli animali che vengono trovati morti nelle campagne del Lazio o spiaggiati sulle coste.

La conseguenza pratica è che le sale che sembrano immobili da novant'anni in realtà si aggiornano di continuo, ma sotto il livello del visibile. Uno scheletro di tartaruga marina recuperata sul litorale di Fiumicino oggi entra in una serie che permetterà fra vent'anni di misurare l'ingestione di plastiche, la crescita, la diffusione della specie. Il museo funziona come una centralina di rilevamento a lunghissimo termine, e nessuno lo racconta ai visitatori.

Aggiungo l'osservazione che faccio sempre ai gruppi: guardate le etichette e cercate le date. Quando trovate un esemplare con la data di raccolta e la località, avete davanti un dato ambientale certificato di quel giorno e di quel luogo. È l'unica forma di prova che la biologia possiede sul passato, e sta tutta in una scrittura a penna su un cartellino ingiallito.

Il consiglio che ti do per visitare Museo civico di Zoologia

Il consiglio più utile riguarda la testa con cui si entra, e ne ho già accennato: leggete il museo su due piani, quello zoologico e quello storico. Ma qui ne aggiungo tre pratici, che valgono per la giornata concreta.

Il primo: se risiedete a Roma o nella Città Metropolitana, dal febbraio 2026 entrate gratis con la carta d'identità, e questo va sfruttato nel modo giusto. Smettete di pensarlo come una visita unica e totale. Andateci quattro volte l'anno per quaranta minuti, una sezione alla volta, magari incastrandolo in una passeggiata a Villa Borghese. Un museo scientifico digerito a piccole dosi resta in testa molto più di una maratona di due ore fatta una volta sola.

Il secondo: portatevi qualcosa da leggere sulle spalle degli altri, cioè un minimo di preparazione. Cinque minuti per capire che cosa significa omologia, e il salone degli scheletri smette di essere una scenografia e diventa un ragionamento. Cinque minuti su che cos'è un esemplare tipo, e le vetrine degli insetti smettono di essere spilli e diventano documenti. Questo museo restituisce esattamente in proporzione a quello che gli portate.

Il terzo, il più concreto: arrivate all'apertura delle 9.00 in un giorno feriale e chiedete in biglietteria se ci sono classi prenotate. Se ce ne sono tre, tornate un altro giorno. Non è snobismo, è acustica: le sale sono relativamente piccole e alte, il riverbero è notevole, e con due scolaresche in circolo non si sente più nemmeno quello che dice la persona accanto. Il Museo civico di Zoologia visitato in silenzio e il Museo civico di Zoologia visitato in mezzo a settanta ragazzi sono due esperienze diverse, e una delle due non vale il viaggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il museo sia stato fondato nel 1932 lo scrivono tutti. Quasi nessuno aggiunge la cosa importante, cioè che il 1932 è la data di un trasloco amministrativo e non di una nascita culturale. Le collezioni che quell'anno diventarono comunali erano già vecchie di oltre un secolo, e venivano da un'istituzione che oggi si fatica perfino a immaginare: il museo scientifico dei papi.

La sequenza è documentata. Nel 1804 Pio VII istituisce all'Archiginnasio romano la cattedra di Storia Naturale e Mineralogia. Nel 1824 nasce da quella cattedra il Museo del Gabinetto di Zoologia e Zootomia, raccolta a un tempo didattica e di ricerca. Nel 1853 Pio IX le concede autonomia, un direttore, Luigi Metaxà, e una sede propria nel Palazzo della Sapienza, l'edificio settecentesco fra corso del Rinascimento e piazza Sant'Eustachio che oggi ospita l'Archivio di Stato. Dopo il 1870 la struttura passa alla Regia Università, e nel 1883 arriva da Modena Antonio Carruccio (1839-1923), che la dirige fino al 1914 e ne fa un museo di livello europeo.

Poi il Novecento scompiglia tutto: nel 1914 Federico Raffaele fonda l'Istituto di Zoologia a Palazzo Carpegna, fra il 1920 e il 1927 l'istituto trova ricovero proprio dentro il Giardino Zoologico di Villa Borghese, quindi si trasferisce al Policlinico. Nel 1932 la convenzione fra Università e Comune separa i destini: le collezioni museali restano a Villa Borghese e diventano il Museo civico di Zoologia, l'istituto universitario prosegue per conto suo e arriverà nel 1971, con Pasquale Pasquini (1901-1977), alla sede di viale dell'Università.

Il fatto poco citato, quindi, è questo: buona parte degli animali che si vedono in via Aldrovandi è passata per le mani di naturalisti che lavoravano sotto il governo pontificio, in una Roma in cui la storia naturale era una disciplina di corte. Il museo comunale non ha inventato nulla nel 1932: ha ereditato, e ha avuto il merito di non disperdere.

La foto giusta da fare a Museo civico di Zoologia

La fotografia scontata è la balenottera inquadrata di lato, per intero, dal fondo della sala. Viene a tutti, riesce a nessuno: sedici metri di scheletro dentro un ambiente chiuso non entrano quasi mai nel fotogramma senza deformarsi, e il risultato tipico è un'immagine confusa in cui non si capisce né la scala né il soggetto.

La foto giusta è un'altra, e chiede di avvicinarsi. Mettetevi sotto o accanto alla gabbia toracica, con l'obiettivo grandangolare rivolto lungo la fuga delle costole: il ritmo delle ossa che si ripete e si rimpicciolisce verso il fondo costruisce da solo la prospettiva, e in un attimo si legge la dimensione dell'animale senza doverlo mostrare tutto. Se riuscite a far entrare nel fotogramma una persona, anche piccola e sfocata, avete la scala e avete la foto.

La seconda inquadratura che consiglio è verticale, ed è quella del collo della giraffa nel salone degli scheletri: sette vertebre, esattamente come le nostre, ciascuna lunga quanto un avambraccio. Fotografatele dal basso, in verticale, con il soffitto della sala che chiude in alto. È un'immagine che spiega un concetto anatomico meglio di una didascalia.

Tecnicamente: niente flash, sempre, sia per il regolamento sia perché appiattisce e produce riflessi sui vetri. Le sale sono illuminate in modo teatrale e disomogeneo, quindi alzate la sensibilità senza paura, ottocento o milleseicento ISO su un sensore recente non fanno danni, e appoggiatevi a un montante o a una vetrina per stabilizzare. Sui vetri, avvicinate l'obiettivo fino quasi a toccarli e inclinatelo di pochissimo: i riflessi spariscono. E se fotografate un diorama, escludete la cornice: il fondale dipinto funziona solo se non si vede dove finisce.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia di questo luogo è fatta di passaggi amministrativi che sembrano burocrazia e sono invece decisioni destinali per centinaia di migliaia di oggetti.

Il primo avvenimento è il ricovero degli anni Venti. Fra il 1920 e il 1927 l'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma, rimasto senza sede adeguata, viene ospitato dentro il Giardino Zoologico di Villa Borghese, inaugurato nel 1911. È in quel settennio che il legame fisico fra la zoologia accademica romana e questo angolo di parco si salda, e da quel legame nascerà tutto il resto.

Il secondo, e il più importante, è la convenzione del 1932 fra l'Università e il Comune di Roma. Le collezioni museologiche, cioè gli esemplari conservati, vengono trasferite alla nuova istituzione comunale insediata accanto allo zoo, mentre l'istituto universitario prosegue la propria strada. La separazione fra il museo e il laboratorio, che oggi sembra ovvia, all'epoca fu una scelta di politica culturale: significava riconoscere che una collezione naturalistica ha un valore pubblico autonomo rispetto alla didattica universitaria.

Il terzo avvenimento è l'arrivo, nei decenni centrali del Novecento, del materiale africano proveniente dalle ex colonie italiane, confluito qui per il tramite dell'ISIAO. È un capitolo che va nominato per quello che è: la storia naturale italiana di quegli anni fu anche uno strumento e un prodotto dell'espansione coloniale, e gli animali che ne portano il segno sono nelle sale dei mammiferi.

Il quarto è l'adozione, in tempi recenti, del nuovo impianto espositivo imperniato sulla biodiversità, che ha sostituito l'ordinamento sistematico tradizionale con un percorso tematico su oltre mille metri quadrati, con stazioni multimediali e multisensoriali. È il momento in cui il museo ha smesso di presentarsi come una collezione e ha cominciato a presentarsi come un discorso.

Il quinto è recentissimo e riguarda chi vive qui: da febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana. Sembra una misura tariffaria, e invece è la decisione che più di ogni altra può cambiare il rapporto fra la città e questo museo.

Chi è passato da Museo civico di Zoologia

I nomi che contano, in un museo naturalistico, non sono quelli dei visitatori illustri ma quelli dei raccoglitori: le persone che hanno passato la vita a cercare, catalogare e conservare, e i cui cognomi oggi sono scritti sulle cassettiere.

Il primo è Luigi Metaxà, direttore del Museo di Zoologia quando Pio IX lo rese autonomo nel 1853: è l'uomo con cui la zoologia romana esce dalla dipendenza dalla cattedra e diventa istituzione. Il secondo è Antonio Carruccio (1839-1923), arrivato da Modena nel 1883 e in carica fino al 1914, che impostò un programma di crescita delle raccolte e di didattica permanente al quale si deve la dimensione attuale delle collezioni storiche. Vengono poi Federico Raffaele, fondatore dell'Istituto di Zoologia nel 1914, il cui nome resta legato a una parte del materiale erpetologico, e Pasquale Pasquini (1901-1977), che nel 1971 chiuse la lunga peregrinazione dell'istituto universitario portandolo alla sede definitiva.

Fra i collezionisti, il più celebre è il conte Ettore Arrigoni degli Oddi (1867-1942), il maggiore ornitologo italiano fra Otto e Novecento, autore del manuale che formò generazioni di naturalisti: nove esemplari tipo della sezione ornitologica romana provengono dalla sua raccolta. Accanto a lui il marchese di Monterosato, il malacologo palermitano la cui collezione di conchiglie, con dentro il materiale Brugnone, costituisce da sola il nucleo di quasi tre milioni di esemplari che fa di questo museo un riferimento mediterraneo. E poi i Chigi della Rovere, famiglia del patriziato romano legata all'ornitologia, e i nomi che ricorrono nelle scatole entomologiche: Luigioni per i coleotteri, Lepri e Biegeleben per gli imenotteri, Picco per gli emitteri, Riera per i lepidotteri, Rasetti ancora per i coleotteri, Cassola per le cicindele, e le raccolte Pozzi, Baschieri, Chimenz, Starkoff, Brunelli, Berlinguer fra gli invertebrati.

Sono cognomi di studiosi, aristocratici, medici, funzionari, che nell'arco di due secoli hanno costruito pezzo per pezzo un patrimonio che nessuno di loro avrebbe potuto mettere insieme da solo. Il Museo civico di Zoologia è la somma delle loro ossessioni private, diventata bene pubblico. Detto in un altro modo: chi è passato di qui, in senso proprio, sono loro, e non se ne sono mai andati.

Domande veloci su Museo civico di Zoologia

Quanto costa il biglietto del Museo civico di Zoologia?

Il biglietto intero costa 10,50 euro e il ridotto 5,50 euro. Sul preacquisto online si applica un diritto di prevendita di 1,00 euro. Restano gratuite le categorie previste dalla tariffazione vigente del Sistema Musei di Roma Capitale.

È vero che i residenti a Roma entrano gratis?

Sì. Dal mese di febbraio 2026 l'ingresso è gratuito per chi risiede a Roma e nella Città Metropolitana, esibendo la carta d'identità alla cassa. È la ragione per cui conviene trattarlo come un museo di quartiere da visitare più volte, invece che come una tappa unica.

Quali sono gli orari del Museo civico di Zoologia?

Apertura dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, quindi alle 18.00. Il 24 e il 31 dicembre l'orario si riduce alle 9.00-14.00.

Quando è chiuso il Museo civico di Zoologia?

Chiude tutti i lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Per le altre festività e per eventuali chiusure parziali delle sale conviene controllare la pagina degli avvisi sul sito ufficiale prima di mettersi in strada.

Serve prenotare per visitare il Museo civico di Zoologia?

No, per la visita individuale non serve: si compra il biglietto in cassa e si entra. La prenotazione è prevista per i gruppi da undici a venticinque persone più guida, ed è gratuita al numero 060608 con il preacquisto di almeno cinque biglietti.

Dove si comprano i biglietti del Museo civico di Zoologia?

Online sul circuito dei Musei in Comune, al telefono chiamando il 060608, oppure direttamente alla biglietteria del museo. L'acquisto in cassa per il giorno stesso si fa in contanti o con carta e non prevede il diritto di prevendita.

La MIC card vale al Museo civico di Zoologia?

Sì. La MIC card costa 5 euro, dura dodici mesi ed è riservata a chi risiede o studia a Roma. Chi la possiede ritira il titolo di ingresso gratuito in biglietteria o telefonando al 060608, e ha riduzioni sulle mostre a pagamento.

Quanto dura la visita al Museo civico di Zoologia?

Un'ora e mezza per una visita attenta a tutte le sale, due ore abbondanti con bambini piccoli che si fermano ovunque, quaranta minuti per chi vuole soltanto il salone degli scheletri e la balenottera.

Dove si trova esattamente il Museo civico di Zoologia?

In Via Ulisse Aldrovandi 18, 00197 Roma, sul margine di Villa Borghese verso i Parioli, accanto al Bioparco.

Come si arriva al Museo civico di Zoologia con i mezzi?

Con i tram 3 e 19 lungo via Aldrovandi, fermata all'altezza del Bioparco. Con la metropolitana si scende a Flaminio, linea A, e si prosegue in tram o a piedi lungo viale delle Belle Arti. Da Porta Pinciana sono circa quindici minuti a piedi attraverso il parco.

Il Museo civico di Zoologia è adatto ai bambini?

Molto, soprattutto fra i cinque e gli undici anni. Sotto i quattro anni resta un giro fra animali grandi, piacevole ma senza comprensione. Dagli undici in su dipende quasi tutto da come lo si accompagna.

Gli animali del Museo civico di Zoologia sono veri?

Sì: sono animali veri, morti e conservati, montati con tecniche tassidermiche oppure ridotti a scheletro. Con i bambini più sensibili conviene dirlo prima, perché la domanda arriva sempre e la risposta onesta funziona meglio di qualunque giro di parole.

Che differenza c'è fra il Museo civico di Zoologia e il Bioparco?

Il Bioparco è il giardino zoologico, con animali vivi; il museo conserva ed espone animali morti, scheletri e collezioni scientifiche. Sono confinanti e si completano: lo zoo mostra il comportamento, il museo mostra la struttura e la storia.

Si possono fare fotografie al Museo civico di Zoologia?

Sì, per uso personale e senza flash. Il flash è vietato e comunque controproducente, perché appiattisce i volumi e riflette sui vetri delle vetrine.

Il Museo civico di Zoologia è accessibile in sedia a rotelle?

Il museo dichiara l'accessibilità e propone progetti dedicati, ma al momento l'ascensore interno risulta temporaneamente fuori servizio. Chi ha esigenze di mobilità fa bene a telefonare al 060608 e a farsi confermare la situazione del giorno prima di partire.

Ci sono percorsi per persone cieche o ipovedenti?

Sì. Fra le proposte del 2026 figura "Gli animali a portata di mano", un percorso tattile e sensoriale disponibile su richiesta lungo tutto l'anno.

Quanti esemplari conserva il Museo civico di Zoologia?

Sommando le sezioni dichiarate si arriva intorno ai quattro milioni di esemplari: circa 2.800.000 molluschi, circa un milione di insetti, 50.000 invertebrati, 16.000 uccelli, 6.500 fra anfibi e rettili, 1.600 scheletri, 800 mammiferi, oltre alla raccolta ittiologica. Nelle presentazioni divulgative si legge spesso la cifra di cinque milioni.

Che cos'è un esemplare tipo?

È l'individuo fisico su cui si basa la descrizione di una specie nuova e che ne porta il nome per sempre. Il museo ne conserva oltre milleduecento fra tutte le sezioni, e per questo riceve richieste di studio da tutto il mondo.

Quanto è lunga la balenottera del Museo civico di Zoologia?

La presentazione del museo indica una lunghezza intorno ai sedici metri. È l'oggetto più grande esposto e il motivo per cui quasi tutti i visitatori ricordano il salone degli scheletri.

Si può visitare insieme al Bioparco nella stessa giornata?

Sì, ed è la combinazione migliore per una famiglia. Il consiglio pratico è mettere lo zoo la mattina, quando gli animali sono più attivi e le gambe reggono, e il museo dopo pranzo, al coperto.

Ci sono mostre temporanee al Museo civico di Zoologia?

Il museo affianca alle collezioni permanenti un programma di mostre e partecipa alle iniziative del Sistema Musei, a cominciare dalla Notte dei Musei di maggio. Il calendario aggiornato si consulta sul sito ufficiale.

Che cosa si fa alla Notte dei Musei?

Nell'edizione del 23 maggio 2026 il museo è rimasto aperto dalle 20.00 alle 2.00, con ultimo ingresso all'1.00, al prezzo di 1 euro per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana e 2 euro per i non residenti, gratis con la MIC card, e con uno spettacolo teatrale e musicale sul rapporto fra uomo e natura.

Il museo organizza attività per le scuole?

Sì. Le proposte rientrano nel catalogo "Patrimonio in Comune" del Sistema Musei di Roma Capitale, aperto alle scuole di ogni ordine e grado di Roma e di tutta Italia, e comprendono visite guidate, itinerari e laboratori. Il catalogo si consulta sul portale scuole.museiincomuneroma.it.

Qual è il momento migliore per andare al Museo civico di Zoologia?

La mattina feriale subito dopo l'apertura, oppure la domenica pomeriggio dopo le 16.00. Da evitare le mattine di metà novembre e di metà marzo, quando le scolaresche si concentrano e le sale diventano rumorose.

Che cosa si può vedere nei dintorni?

Il Bioparco confina con il museo; Villa Borghese lo circonda con il Giardino del Lago, Piazza di Siena, i Giardini Segreti e la Casina di Raffaello; a dieci minuti verso Valle Giulia ci sono il Museo Etrusco di Villa Giulia e La Galleria Nazionale; a un quarto d'ora dall'altra parte del parco la Galleria Borghese, che però richiede prenotazione obbligatoria.

Vale la pena anche per un adulto senza bambini?

Sì, a una condizione: entrare sapendo che si guarda un museo storico della scienza, non un documentario tridimensionale. Chi ha questa chiave esce arricchito, chi si aspetta lo spettacolo esce deluso.

Il mio congedo dal Museo civico di Zoologia

Accompagno gruppi a Roma da molti anni e ho imparato a diffidare dei musei che piacciono a tutti al primo colpo. Questo non piace a tutti, e proprio per questo lo difendo. È un luogo scomodo, pieno di animali uccisi da persone che credevano di fare il bene della conoscenza, e insieme è uno degli archivi biologici più importanti del Mediterraneo, con un milione di insetti in cassetti che nessuno vede e quasi tre milioni di conchiglie che aspettano il ricercatore giusto. Andateci senza aspettarvi meraviglia facile e con la voglia di capire come si costruisce il sapere: è l'unico modo per cui dieci euro e mezzo, o zero se abitate qui, sono spesi bene. E fermatevi sotto la balenottera almeno cinque minuti, in silenzio. Non capita spesso di stare sotto le costole di un animale di sedici metri.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoMuseo civico di Zoologia - Via Ulisse Aldrovandi, 18, 00197 Roma RM, Italia
Tagsmuseo civico di ZoologiaMuseo di zoologia

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IndirizzoVia Ulisse Aldrovandi, 18, 00197 Roma RM, Italia 197
CategorieMostreMusei
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