Città Universitaria della Sapienza
La Città Universitaria della Sapienza si trova in piazzale Aldo Moro 5, a Roma, e la gestisce Sapienza Università di Roma. Il campus si attraversa a piedi senza biglietto, mentre la visita guidata ufficiale, il servizio Sapienza Tour dell’ateneo, costa cinque euro a persona, è riservata a gruppi da dieci a quaranta partecipanti e si prenota con l’ufficio dedicato, dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 18. È un’università in piena attività, non un museo.
Il richiamo è l’architettura. Fra il 1932 e il 1935 Marcello Piacentini coordinò qui una squadra di progettisti che comprendeva Giuseppe Pagano, Gio Ponti, Giovanni Michelucci, Pietro Aschieri, Giuseppe Capponi, Gaetano Rapisardi, Arnaldo Foschini e Gaetano Minnucci. Il risultato è il grande cantiere universitario del regime, inaugurato il 31 ottobre 1935. Dentro ci sono una Minerva di bronzo alta sei metri, un dipinto murale di Mario Sironi e una parte consistente dei musei universitari dell’ateneo.
Le informazioni pratiche su visite, musei, concerti e trasporti risultano dalle pagine ufficiali della Sapienza, del suo Polo museale, dell’Istituzione Universitaria dei Concerti e di ATAC, consultate il 28 settembre 2026. L’ateneo non pubblica un orario dei cancelli pensato per i visitatori esterni e i musei cambiano giorni e fasce di apertura con il calendario accademico: prima di muoverti scrivi o telefona ai contatti ufficiali riportati più avanti, soprattutto se arrivi con un gruppo.

Dove si trova e che cosa si vede
La città universitaria occupa un grande recinto fra il Policlinico Umberto I e il Cimitero del Verano, con l’ingresso monumentale su piazzale Aldo Moro. L’ateneo stesso la colloca nel quartiere di San Lorenzo, a pochi minuti a piedi dalla Stazione Termini e non lontano da Tiburtina. Il portale turistico del Comune la descrive come una città nella città, con oltre quaranta edifici fra cui orientarsi con la mappa.
Entri dai propilei disegnati da Arnaldo Foschini e hai davanti il viale che porta dritto alla piazza della Minerva e al Palazzo del Rettorato di Piacentini. È un asse pensato per impressionare, simmetrico, con gli edifici delle facoltà disposti ai lati come quinte di teatro. Il colpo d’occhio funziona ed è l’immagine che quasi tutti hanno in mente quando pensano alla Sapienza. Ma è soltanto il punto di partenza, e nemmeno il migliore.
Intorno all’asse si trovano gli edifici che contano nella storia dell’architettura italiana del Novecento: l’Istituto di Fisica di Giuseppe Pagano, la Scuola di Matematica di Gio Ponti, l’Istituto di Chimica di Pietro Aschieri, gli Istituti di Botanica di Giuseppe Capponi, Mineralogia e Fisiologia generale di Giovanni Michelucci. Gaetano Rapisardi firma Giurisprudenza e Lettere, i due grandi edifici vicini alla piazza. Ognuno parla una lingua propria dentro un disegno comune.
Il campus è organizzato per chi ci studia, non per chi lo visita. Gli edifici hanno sigle come CU014 o CU016 che servono all’amministrazione e aiutano poco il turista, e la lettura degli spazi te la devi portare da casa. Gli esterni, i portici, la piazza con la fontana e la statua, i viali alberati sono sempre sotto gli occhi. Gli interni si vedono a pezzi: atri durante le lezioni, musei nei loro orari, Aula Magna solo durante gli eventi.
Qualche numero per capire la scala. Nella mostra virtuale pubblicata sul proprio sito, l’ateneo si descrive come il più grande d’Europa, con 67 dipartimenti e 145.000 iscritti. Non tutti studiano qui, perché la Sapienza ha sedi sparse in città e nel Lazio, ma la Città universitaria resta il centro. Nelle ore di punta delle lezioni la piazza della Minerva somiglia a un atrio di stazione, e va messo in conto.
Come si entra, quanto costa e chi la gestisce
L’accesso pedonale principale è su piazzale Aldo Moro 5. Il gestore non pubblica regole specifiche per chi non è iscritto, né un orario dei cancelli rivolto ai visitatori. Dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, è attivo il Servizio presidio della Città universitaria: cinque addetti che girano nel perimetro, danno informazioni, sorvegliano la circolazione dei veicoli, le aree di sosta e la presenza di ambulanti e volantinaggio non autorizzati.
La visita guidata si prenota solo sul canale ufficiale, la pagina Sapienza Tour dell’ateneo, il servizio che progetta e accompagna le visite al patrimonio. Costa cinque euro a persona, vale per gruppi da dieci a quaranta partecipanti, si svolge dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 18 e si paga con bonifico. I contatti sono 06 4991 0791, 06 4969 0304 e valorizzazionepatrimonio@uniroma1.it. Il percorso è dichiarato accessibile alle persone con disabilità motoria.
Il servizio è pensato per gruppi, associazioni, tour operator e guide. Il gestore non indica una formula per il visitatore singolo, quindi se sei da solo o in coppia chiedi all’ufficio se puoi aggregarti a un gruppo già formato. In alternativa la passeggiata libera negli spazi aperti, in un giorno feriale, resta la soluzione più semplice e non costa niente. I musei universitari hanno regole proprie, che trovi più avanti museo per museo.
Un campus pieno di persone che studiano chiede qualche attenzione in più di un parco archeologico. Non si entra nelle aule durante le lezioni, non si fotografano gli studenti senza chiedere, non si occupano i posti nelle biblioteche. Le sale studio aperte di sera e di notte, per esempio, sono riservate agli iscritti con la carta studenti. Un visitatore che tratta la facoltà come una galleria si nota subito e disturba chi lavora.
Per tutto ciò che non è pubblicato il canale giusto è il centralino dell’ateneo, 06 49911, oppure la casella del presidio, presidiocu@uniroma1.it. Per i musei scrivi al Polo museale, polomusealesapienza@uniroma1.it, che ha gli uffici nell’edificio CU011. Il gestore non indica un punto informazioni turistico: il servizio CIAO che trovi sotto il portico del Rettorato è pensato per gli studenti, e va usato con discrezione.
Una curiosità sulla Città Universitaria della Sapienza
La Minerva è arrivata prima dell’inaugurazione. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Polo museale dell’ateneo, il bronzo di Arturo Martini, fuso a cera persa fra il 1934 e il 1935, venne collocato sulla piazza centrale il 21 aprile 1935, più di sei mesi prima della cerimonia ufficiale. Sei metri di statua sopra un alto basamento in cemento rivestito di porfido, al centro di una fontana rettangolare disegnata da Eugenio Montuori.
Martini preparò due bozzetti. Quello in gesso è andato perduto, quello in bronzo si trova oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a Valle Giulia. Piacentini ne fu entusiasta e in una lettera allo scultore, riportata nel documento dell’ateneo, lo definisce un mago. La statua ha poi aspettato sessant’anni il suo primo restauro conservativo, arrivato soltanto nel 1996.
Il secondo restauro è stato presentato il 18 novembre 2024. Sotto la direzione della docente di museologia Eliana Billi, i restauratori hanno lavato la superficie con acqua distillata e detergente e l’hanno protetta con resina acrilica e cera, togliendo i vecchi protettivi che l’avevano resa opaca. Il verde che vedi oggi è quello naturale dell’ossidazione del bronzo, non una patina di sporco da pulire.
Poi c’è la tradizione studentesca, che è un’altra faccenda. Fra gli iscritti circola da generazioni la superstizione per cui guardare la Minerva negli occhi prima della laurea porterebbe male agli esami. Nessun documento dell’ateneo ne parla, non ha una data di nascita e ognuno la racconta a modo suo. È folclore universitario e come tale va preso: chiedi a tre studenti seduti sui gradini e avrai tre versioni diverse.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Città Universitaria della Sapienza
Il dipinto di Mario Sironi nell’Aula Magna, L’Italia fra le Arti e le Scienze, per decenni non è stato quello di Sironi. Nei primi anni Cinquanta, secondo la ricostruzione pubblicata dall’ateneo, il pittore Carlo Siviero lo ridipinse per eliminare tutto ciò che poteva alludere al regime. Sironi era ancora vivo. La sua grande pittura murale per l’università romana fu corretta da un collega, con il pennello, a pochi anni dalla fine della guerra.
Che cosa sparì: un personaggio a cavallo, che l’ateneo indica come probabilmente Mussolini, e un’iscrizione con la data XIV dell’era fascista. L’arco romano e l’aquila vennero ridimensionati, le fisionomie dei personaggi modificate pesantemente. Il risultato era un dipinto con le figure al loro posto e la mano sbagliata, e per decenni chi sedeva in Aula Magna ha guardato un Sironi riscritto da un altro pittore.
Il soggetto è rimasto. Al centro l’Italia, intorno le discipline in figura: l’Astronomia, la Mineralogia, la Botanica, la Geografia, l’Architettura, le Lettere, la Pittura e la Storia, una donna di spalle con il libro aperto. Sullo sfondo un arco di trionfo con l’aquila e una Vittoria alata con la spada. Oltre 90 metri quadrati di pittura nel catino dell’aula, eseguiti nell’estate del 1935.
Il restauro vero comincia nel luglio 2015, dopo un intervento conservativo parziale negli anni Ottanta. Lo conducono l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro e la Sapienza, con responsabili scientifiche Marina Righetti e Gisella Capponi, attraverso una lunga campagna di indagini diagnostiche e analisi microchimiche. Il 23 novembre 2017 il dipinto viene restituito in Aula Magna alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dentro le celebrazioni per gli ottant’anni del campus.
Quello che nessuno ti dice è che il dipinto è un documento sul dopoguerra quanto sul fascismo. Racconta come l’Italia repubblicana decise di trattare l’arte del regime: non distruggendola, correggendola. Il volume Sironi svelato, curato da Eliana Billi e Laura d’Agostino per Campisano Editore, ricostruisce tutta la vicenda. Chi lo guarda oggi dovrebbe saperlo, perché davanti a quella parete si legge anche una storia di cancellature.
Il progetto e gli architetti, edificio per edificio
Il progetto parte nel 1932 e si chiude in tre anni, un tempo che oggi a Roma suona come fantascienza. Marcello Piacentini è architetto capo e direttore generale e disegna il Palazzo del Rettorato. Intorno a lui il Polo museale elenca Giuseppe Pagano e Gio Ponti, arrivati dall’asse fra Torino e Milano, Giovanni Michelucci da Firenze, Pietro Aschieri, Giuseppe Capponi, Gaetano Minnucci, Arnaldo Foschini e Gaetano Rapisardi da Roma. Una squadra che mescolava generazioni e scuole diverse.
Piacentini, il progettista più potente della Roma di quegli anni, tiene per sé il Rettorato e l’impianto generale: l’asse, la piazza, la gerarchia degli edifici. Gli altri progettano i singoli istituti dentro un disegno complessivo che decide posizioni e rapporti. È il motivo per cui il complesso sembra unitario anche se le mani sono tante, e il motivo per cui le differenze fra un edificio e l’altro, una volta viste, non si dimenticano più.
L’Istituto di Fisica di Giuseppe Pagano, del 1934, è il pezzo che gli architetti vengono a vedere apposta. Pagano era una delle voci più radicali del razionalismo italiano, lontano dal classicismo semplificato che piaceva a Piacentini. Averlo nella stessa squadra racconta quanto fosse ampio, a metà degli anni Trenta, lo spazio di discussione dentro l’architettura ufficiale. Per chi si interessa di fisica il legame con il Museo di Fisica dell’ateneo viene da sé.
La Scuola di Matematica di Gio Ponti, anche questa del 1934, è l’edificio più riconoscibile dopo il Rettorato. Ponti, che veniva dal design e dalle arti applicate, costruisce un volume che si stacca dal rigore degli istituti vicini con un corpo curvo sul fronte. Se hai tempo per guardare con calma un solo edificio del campus, scegli questo e giragli intorno prima di entrare nell’atrio, quando la facoltà è aperta.
Pietro Aschieri firma l’Istituto di Chimica, 1934, oggi sede del dipartimento che ospita anche il Museo di Chimica Primo Levi. Il fiorentino Giovanni Michelucci progetta Mineralogia, del 1933, e Fisiologia generale. Giuseppe Capponi disegna gli Istituti di Botanica fra il 1932 e il 1935. Sono edifici meno fotografati del Rettorato e molto più istruttivi, perché mostrano come ogni progettista abbia interpretato le stesse regole.
Arnaldo Foschini disegna l’ingresso monumentale su piazzale Aldo Moro e, più all’interno, l’Istituto di Igiene e la Clinica ortopedica. Gaetano Rapisardi firma le sedi della Facoltà giuridica e di Lettere. Il portale turistico del Comune le colloca fra le firme accademiche, contrapposte a quelle razionaliste di Pagano e Michelucci. Distinguere le due famiglie a occhio, camminando, è il primo esercizio da fare e il più utile.
Un'opinione controcorrente rispetto a quasi tutte le guide: l’asse d’onore con la Minerva e il Rettorato è la parte meno interessante della Città universitaria. È scenografia di regime ben costruita e poco altro, pensata per le adunate e per le fotografie ufficiali. L’architettura che ha fatto scuola si trova ai lati, negli istituti scientifici. Chi scatta la foto della statua e se ne va ha visto la copertina e ha lasciato il libro sul tavolo.
Il consiglio che ti do per visitare la Città Universitaria della Sapienza
Vieni in un giorno feriale, a metà mattina, durante il semestre. Sembra controintuitivo, perché un campus pieno di studenti pare meno visitabile di uno vuoto. È il contrario: con le facoltà aperte, i portici affollati e il presidio in servizio, la Città universitaria funziona per quello per cui è stata costruita, e l’idea di Piacentini si capisce molto meglio che nel silenzio di un giorno festivo.
Segui un ordine preciso. Entra dai propilei, percorri l’asse fino alla Minerva senza fermarti troppo, poi allargati verso gli istituti laterali. Matematica, Fisica, Chimica, Botanica, Mineralogia: guardali uno per uno chiedendoti che cosa hanno in comune e che cosa li separa. Un’ora spesa così, con la mappa dell’ateneo in mano, vale più di un pomeriggio passato a leggere manuali di architettura del Novecento.
Incastra la passeggiata con un museo aperto quel giorno. Il lunedì e il venerdì, per esempio, le pagine del Polo museale danno aperti dalle 9 alle 19 il Museo delle Origini e il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, mentre il Museo dell’Arte Classica indica un’apertura dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20. Controlla la pagina di ogni museo il giorno prima, perché è lì che compaiono le chiusure straordinarie.
Se hai un gruppo di almeno dieci persone, prenota Sapienza Tour con buon anticipo. Cinque euro a testa per un accompagnamento organizzato dall’ateneo sono una cifra che nessuna visita privata può eguagliare, e il percorso tocca il Rettorato, Chimica, Fisica, Matematica, la cappella e la Minerva. Con i gruppi di adulti interessati al Novecento funziona anche quando qualcuno arriva scettico sull’architettura del periodo fascista.
La strada più comoda per vedere il dipinto di Sironi senza aspettare una visita speciale è comprare un biglietto per un concerto dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, che ha la sua stagione in Aula Magna. Per l’ottantaduesima stagione il biglietto Under30 costa otto euro e l’intero va da quindici a ventisei euro più la prevendita. Il botteghino in Aula Magna apre un’ora prima del concerto: arriva presto e guarda il catino con calma.
I musei della Sapienza dentro e intorno al campus
Il Polo museale Sapienza è il sistema che coordina i musei universitari, organizzati in cinque aree disciplinari. Il sito ne elenca diciannove, non tutti dentro il recinto della Città universitaria. La stessa pagina dei contatti avverte che i musei aprono al pubblico secondo modalità e giorni differenti. Le schede dei singoli musei indicano orari e recapiti ma, salvo i casi segnalati qui sotto, il gestore non indica una tariffa di ingresso.
Il Museo dell’Arte Classica, la grande gipsoteca dell’ateneo, si trova sul retro dell’edificio di Lettere e Filosofia e conserva calchi in gesso di sculture greche. La scheda ufficiale indica un’apertura dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20. I recapiti pubblicati sono 06 4991 3960 e mac@uniroma1.it. È il museo più facile da infilare in una passeggiata, perché ha la fascia oraria più ampia.
Sempre sul retro di Lettere si trovano il Museo delle Origini, dedicato alla storia più antica dell’uomo, dai primi strumenti in pietra alle spade in bronzo, e il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, con opere, artigianato, testi e riproduzioni in scala dei grandi monumenti. Entrambi indicano aperture il lunedì e il venerdì dalle 9 alle 19 e il mercoledì dalle 16 alle 19.
Il Museo di Antropologia Giuseppe Sergi si trova al secondo piano dell’edificio di Antropologia e racconta l’evoluzione umana e la variabilità dei primati attraverso le ossa. Apre il lunedì, il giovedì e il venerdì dalle 9.30 alle 13.30, il martedì anche dalle 14.30 alle 18.30, il mercoledì anche dalle 14.30 alle 15.30. Il telefono pubblicato è 06 4991 2495.
Il Museo del Vicino Oriente, Egitto e Mediterraneo, con ingresso sul retro del Rettorato, espone reperti delle missioni archeologiche della Sapienza. Apre il martedì e il giovedì dalle 10 alle 17 su prenotazione, obbligatoria per gruppi di almeno sei persone, a mvoem@uniroma1.it. Il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, sotto il portico del Rettorato, apre solo durante le mostre, dal lunedì al sabato dalle 15 alle 19.
Il Museo Universitario di Scienze della Terra, nell’edificio CU005, conserva decine di migliaia di minerali, rocce e fossili. Durante i lavori di ristrutturazione in corso l’ingresso per i singoli è gratuito, i gruppi fino a venticinque persone con visita guidata pagano centodieci euro, e la prenotazione è obbligatoria per tutti. Il Museo di Chimica, nell’edificio CU014, riceve su appuntamento chiesto a museodichimica@uniroma1.it.
Il Polo comprende anche il Museo di Anatomia comparata Battista Grassi, il Museo di Anatomia patologica, il Museo di Storia della medicina, il Museo di Arte e Giacimenti minerari, il Museo Erbario e l’Orto Botanico. Alcuni si trovano fuori dal recinto, e ognuno ha orari propri da controllare sulla sua pagina.
L’Aula Magna e il dipinto di Sironi: come vederlo
L’Aula Magna si trova al centro del Palazzo del Rettorato, che a sua volta è il fulcro della Città universitaria, e il dipinto di Sironi ne occupa il catino. Non è uno spazio museale con un orario: è la sala delle cerimonie, dei convegni e dei concerti. Il gestore non pubblica un orario di visita libera per il dipinto, e presentarsi alla porta sperando di trovarla aperta è una scommessa quasi sempre persa.
Le strade sono tre. La prima è la visita di gruppo con Sapienza Tour, che comprende il Rettorato. La seconda sono le visite speciali che l’ateneo annuncia di tanto in tanto: il 14 maggio 2025, per esempio, un incontro con visita guidata al dipinto si è tenuto in Aula Magna alle 16, con prenotazione obbligatoria tramite modulo online. La terza è un concerto della stagione universitaria.
La stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti si tiene in Aula Magna. I biglietti si comprano al botteghino di lungotevere Flaminio 50, il lunedì, il mercoledì, il giovedì e il venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, online sul circuito indicato dall’istituzione, per telefono allo 06 3610051, oppure in Aula Magna un’ora prima del concerto. Il cartellone completo è pubblicato sul sito.
Resta Open House Roma, il festival gratuito che apre edifici di solito chiusi. L’edizione 2026 si è svolta dal 16 al 24 maggio con oltre duecentoventi luoghi, e la Sapienza compariva fra gli enti patrocinatori. Quali edifici del campus entrino nel programma cambia da un anno all’altro: controlla il sito del festival in primavera e prenota appena apre il calendario, perché le visite su prenotazione hanno posti contati.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
La Sapienza non è nata qui, e lo sanno tutti. Quello che si cita poco è quanto sia recente il trasloco. L’università fu fondata nel 1303 da Bonifacio VIII con la bolla In suprema praeminentia dignitatis, come Studium Urbis. Dal 1431, quando papa Eugenio IV acquisì edifici nel rione Sant’Eustachio, la sede restò in centro per cinque secoli, nel complesso di Sant’Ivo alla Sapienza. La Città universitaria ha meno di cent’anni.
Anche il nome ha una storia meno lineare di quanto sembri. Secondo la pagina storica dell’ateneo, il recupero del nome Sapienza si deve al rettore Antonio Ruberti, ingegnere, che riportò l’università al centro delle politiche universitarie italiane. Recupero, appunto: vuol dire che per un tratto del Novecento quel nome era uscito dall’uso ufficiale. Il marchio che oggi sembra eterno è frutto di una scelta relativamente recente.
Il fatto meno citato riguarda i professori. Nel 1931 il regime impose ai docenti universitari un giuramento di fedeltà, pena la sospensione dall’insegnamento. In tutta Italia rifiutarono in dodici, e quattro erano della Sapienza: lo storico del cristianesimo Ernesto Buonaiuti, l’orientalista Giorgio Levi Della Vida, il matematico e fisico Vito Volterra, lo storico dell’antichità Gaetano De Sanctis. Persero tutti il posto, quattro anni prima dell’inaugurazione della nuova sede.
Metti insieme le date e il quadro cambia. La Città universitaria viene inaugurata nel 1935 con cerimonie grandiose alla presenza della famiglia reale, dopo che l’ateneo aveva allontanato quattro docenti che non avevano voluto giurare. Nel 1938 arrivano le leggi razziali. Quando cammini fra questi edifici guardi il volto pubblico di un’università che, dietro le facciate nuove, perdeva una parte delle sue persone migliori.
La foto giusta da fare alla Città Universitaria della Sapienza
La foto che fanno tutti è la Minerva dal basso con il Rettorato alle spalle. Falla pure, ma sappi che è la meno originale. La foto giusta è la Scuola di Matematica di Gio Ponti presa di tre quarti, in modo che il corpo curvo del fronte lavori contro le linee rette degli edifici intorno. È l’immagine che racconta il campus meglio di qualsiasi statua, e pochi la fanno.
Seconda inquadratura: l’Istituto di Fisica di Pagano, frontale e da lontano, cercando la simmetria. Qui il segreto è non avvicinarsi troppo. Le facciate razionaliste funzionano per proporzioni e ritmo delle finestre, e un grandangolo spinto le deforma fino a renderle irriconoscibili. Resta a distanza, usa una focale normale e aspetta che il viale si svuoti nel momento morto fra un cambio d’ora e l’altro.
Se vuoi comunque la Minerva, prendila di lato, con la sagoma contro il cielo, e lascia fuori il Rettorato. Dopo il restauro del 2024 il bronzo ha ritrovato il suo verde naturale e nella luce del tardo pomeriggio rende molto meglio che a mezzogiorno. Non salire sul bordo della vasca e non entrare nell’acqua: è un monumento restaurato da poco, e la fontana non è un set fotografico.
Una regola di rispetto che conta più di qualsiasi consiglio tecnico: gli studenti non sono comparse. Se ti servono persone nella foto per dare la scala agli edifici, riprendi da lontano, senza volti riconoscibili, oppure chiedi il permesso. Non puntare l’obiettivo dentro le aule o nei laboratori. E lascia a casa il drone: il campus è pieno di gente e confina con un grande ospedale.
Un’ultima avvertenza. Nello spazio esterno vicino alla Facoltà di Giurisprudenza c’è la targa che ricorda Marta Russo, colpita in quel punto il 9 maggio 1997. Non è un posto da foto ricordo. Se ci passi davanti, fermati un momento e prosegui. Lo stesso vale per la lapide dedicata a Vittorio Bachelet nell’edificio di Scienze politiche, davanti alla quale l’ateneo tiene le sue commemorazioni.
Come si arriva
Il modo più semplice è la metro B. La stazione Policlinico, aperta l’8 dicembre 1990 con il prolungamento della linea da Termini a Rebibbia, serve l’area del Policlinico Umberto I, che confina con il campus. In alternativa scendi a Castro Pretorio, sempre sulla linea B, e prosegui a piedi. Da entrambe le fermate l’ingresso di piazzale Aldo Moro si raggiunge con una breve camminata in piano.
Da Termini si arriva anche a piedi, e l’ateneo stesso indica la Città universitaria a pochi minuti dalla stazione. Esci dal lato di via Marsala e punta verso San Lorenzo: è una camminata urbana senza niente di notevole lungo la strada, ma ti fa capire quanto il campus fosse vicino al centro già nel 1935. Chi arriva in treno a Tiburtina, che l’ateneo indica come non distante, può attraversare San Lorenzo a piedi.
Sui tram conviene essere precisi, perché le mappe vecchie ingannano. Le linee 3 e 19 servono storicamente la zona del Policlinico, ma lo stato del servizio pubblicato da ATAC indica il 3 attivo solo fra Porta Maggiore e la stazione Trastevere, con bus sostitutivi fra Porta Maggiore e Valle Giulia, e il 19 interamente sostituito da bus. Al 28 settembre 2026, quindi, nessun tram arriva alla Città universitaria.
Le linee di autobus che passano su viale Regina Elena, viale dell’Università e piazzale del Verano cambiano percorso con i cantieri e con le sostituzioni dei tram, e il gestore aggiorna i dettagli di settimana in settimana. Prima di partire controlla il percorso sul sito di ATAC o sul pianificatore di Roma Mobilità, mettendo come destinazione piazzale Aldo Moro, e fidati dell’indicazione del giorno.
In auto non venire. Il quartiere è congestionato nelle ore di lezione, la sosta intorno è un problema cronico e le aree di sosta interne al recinto sono sorvegliate dal servizio di presidio proprio perché sono contese. Se non hai alternative, lascia la macchina vicino a una stazione della metro B lontana dal centro e fai l’ultimo tratto sotto terra. Arrivi prima e ti risparmi mezz’ora di giri intorno al Verano.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il progetto prende forma nel 1932, la Minerva viene collocata il 21 aprile 1935 e la Città universitaria viene inaugurata il 31 ottobre 1935, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, con cerimonie grandiose. Sulla data dell’inaugurazione le fonti non concordano del tutto: quella riportata qui è quella indicata dal Polo museale dell’ateneo. Il dipinto di Sironi viene eseguito nell’estate dello stesso anno, per essere pronto per l’apertura.
Nel 1938 Enrico Fermi riceve il premio Nobel mentre il regime ha appena promulgato le leggi razziali. Sua moglie è di religione ebraica: dopo aver ritirato il premio a Stoccolma, Fermi emigra a New York. Negli stessi mesi resta negli Stati Uniti il suo allievo Emilio Segrè, laureato con lui alla Sapienza nel 1928. L’anno dopo lascia Roma per gli Stati Uniti anche Franco Modigliani, laureato in giurisprudenza qui e futuro Nobel per l’economia nel 1985.
Il 27 aprile 1966 lo studente Paolo Rossi muore sulle scalinate di Lettere e Filosofia durante un’incursione di studenti di destra, come ricorda la pagina storica dell’ateneo. Studenti e professori occupano per protesta diverse facoltà, in modo non violento, e per la prima volta nella storia dell’università un rettore, Ugo Papi, è costretto a dimettersi. È il prologo della stagione che arriva due anni dopo.
Nel febbraio 1968 le facoltà sono occupate. Il 1º marzo gli scontri con la polizia che passano alla storia come battaglia di Valle Giulia avvengono davanti alla Facoltà di Architettura, che non si trova nella Città universitaria ma a Valle Giulia, vicino a Villa Borghese. Il 16 marzo militanti del Movimento sociale italiano guidati da Giorgio Almirante e Giulio Caradonna assaltano la Facoltà di Lettere, occupata dagli studenti di sinistra.
Nel 1969, sotto la spinta della protesta, il governo liberalizza l’accesso all’università. Il 17 febbraio 1977, con l’ateneo occupato, il segretario generale della CGIL Luciano Lama sale su un camion trasformato in palco per parlare agli studenti. Dopo circa mezz’ora la contestazione degenera in scontri, con un centinaio di feriti. L’episodio resta nella memoria come la cacciata di Lama e segna la rottura fra movimento degli studenti e sindacato.
Il 12 febbraio 1980 Vittorio Bachelet, docente di Diritto amministrativo a Scienze politiche e vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, viene ucciso dalle Brigate Rosse sulle scale della sua facoltà, al termine di una lezione. Era stato presidente nazionale dell’Azione cattolica negli anni del Concilio. L’ateneo lo commemora davanti alla lapide nell’edificio di Scienze politiche, e la pagina storica ricorda anche Ezio Tarantelli, ucciso nel 1985.
Il 9 maggio 1997 Marta Russo, studentessa di Giurisprudenza di ventidue anni, viene colpita nel vialetto fra Giurisprudenza, Scienze statistiche e Scienze politiche e muore pochi giorni dopo. La famiglia autorizza la donazione degli organi. La vicenda giudiziaria si chiude nel 2003 con sentenze definitive. Oggi una targa la ricorda nel luogo dell’accaduto, e un’aula studio e un premio di laurea sui temi della legalità portano il suo nome.
Il 23 novembre 2017 il dipinto di Sironi restaurato viene restituito in Aula Magna alla presenza del presidente Mattarella. Nel 2020 la Sapienza elegge Antonella Polimeni, prima rettrice in oltre settecento anni di storia dell’ateneo. Il 18 novembre 2024 viene presentato il restauro della Minerva. Sono le tappe recenti di un complesso che continua a fare i conti con la propria memoria, un pezzo alla volta.
Chi è passato dalla Città Universitaria della Sapienza
Marcello Piacentini, prima di tutti. Architetto capo del cantiere, autore del Rettorato e dell’impianto generale, figura dominante dell’architettura romana del periodo. Qui ha dato la prova più riuscita del suo metodo: coordinare progettisti diversi dentro un disegno unico e tenere per sé il pezzo di rappresentanza. Chi vuole vedere dove quel metodo è arrivato dopo, guardi l’EUR.
Giuseppe Pagano, Gio Ponti, Giovanni Michelucci, Pietro Aschieri, Giuseppe Capponi, Arnaldo Foschini, Gaetano Rapisardi, Gaetano Minnucci. Otto nomi che, messi in fila, danno un ritratto dell’architettura italiana degli anni Trenta con tutte le sue tensioni fra razionalismo e classicismo. Nello stesso programma rientra la Casa dello studente, progettata fra il 1933 e il 1935 da un gruppo che comprendeva Saverio Muratori.
Mario Sironi, il pittore che nell’estate del 1935 coprì il catino dell’Aula Magna, e Arturo Martini, lo scultore della Minerva. Due artisti che il regime aveva scelto come voci ufficiali e che la storia dell’arte ha poi giudicato ben oltre quella stagione. Accanto a loro va ricordato Carlo Siviero, il pittore che nel dopoguerra ridipinse Sironi: un passaggio minore, ma decisivo per capire che cosa si vede oggi.
Enrico Fermi, rimasto a Roma fino al 1938, e con lui Emilio Segrè e Franco Modigliani, tutti partiti per gli Stati Uniti nell’arco di un anno. Per la stagione romana della fisica prima del trasloco nel campus bisogna andare in via Panisperna, al Centro Enrico Fermi. Qui resta l’istituto di Pagano, che racconta per contrasto quanto fosse moderna quella scuola.
Luciano Lama, il segretario della CGIL che nel febbraio 1977 venne a parlare agli studenti e se ne andò contestato, dopo aver visto il proprio comizio trasformarsi in uno scontro. Con lui passano da qui le migliaia di studenti del Sessantotto e del Settantasette, anonimi, che hanno riempito queste piazze. La Città universitaria è anche il luogo dove una generazione ha misurato le proprie idee.
Vittorio Bachelet, giurista, docente, uomo delle istituzioni, e Marta Russo, studentessa di ventidue anni. Due persone che sono passate da qui per insegnare e per studiare e che l’ateneo ricorda con una lapide, una targa, un’aula studio e un premio di laurea. Il modo giusto per nominarli in una pagina come questa è semplice: dire chi erano e che cosa facevano qui, e lasciare il resto ai libri di storia.
E poi il presidente Sergio Mattarella, presente nel 2017 alla restituzione del dipinto di Sironi, e Antonella Polimeni, prima donna eletta alla guida dell’ateneo nel 2020. Il piazzale d’ingresso porta il nome di Aldo Moro. Ma la presenza più costante resta quella degli iscritti, generazione dopo generazione, che attraversano il viale ogni mattina senza alzare lo sguardo verso la statua, come vuole la superstizione.
Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi
La Città universitaria non ha un orario turistico. Il servizio di presidio lavora dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, e fuori da quella fascia il gestore non indica come funzioni l’accesso dei visitatori. Nei fine settimana, nei festivi e nelle pause del calendario accademico il campus cambia faccia, e i musei chiudono. Se il tuo interesse sono gli interni, conta solo sui giorni feriali.
I musei del Polo hanno chiusure proprie, pubblicate sulle loro pagine. Fra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, per esempio, diversi musei allestiti negli edifici di Lettere e del Rettorato sono rimasti chiusi dal 22 dicembre al 5 gennaio, mentre il Museo di Antropologia ha indicato una chiusura dal 12 dicembre al 12 gennaio. Prima di pianificare una visita a cavallo delle feste, controlla sempre.
Non aspettarti servizi pensati per il turista. Il gestore non indica audioguide, biglietterie o bookshop dedicati ai visitatori, e i punti informativi sono rivolti a chi studia. Il campus vive al ritmo delle lezioni, non a quello delle visite. La lettura degli edifici passa dalla guida, se prenoti Sapienza Tour, oppure da quello che porti con te.
Sull’accessibilità il dato pubblicato riguarda Sapienza Tour, il cui percorso è dichiarato accessibile alle persone con disabilità motoria. Per i singoli musei l’informazione va chiesta caso per caso, perché alcuni si trovano ai piani superiori degli edifici, come il Museo di Antropologia al secondo piano. Scrivi prima al museo o al Polo museale e fatti dire ingresso e percorso migliori.
Mangiare in zona
Intorno alla Città universitaria si mangia soprattutto a San Lorenzo, il quartiere che vive degli studenti da quasi un secolo. È una fortuna e una trappola insieme: accanto a trattorie oneste e posti economici pensati per chi ha il budget di un fuorisede ci sono locali costruiti per il passaggio serale, dove la qualità conta meno del volume. I segnali per distinguerli sono gli stessi che valgono nel resto di Roma.
Primo segnale: le fotografie dei piatti sul menù esposto fuori. Un locale che ha bisogno di mostrarti l’immagine della carbonara sta parlando a qualcuno che non sa che cosa sia, e non è chi vive in città. Le carte plastificate con le porzioni fotografate sotto una luce gialla, tradotte in cinque lingue, sono il segno di una cucina costruita per chi non tornerà.
Secondo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede. È teatro, non garanzia di qualità. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, al mattino, lontano dalla polvere della strada. Quando la trovi in scena davanti all’ingresso, sta funzionando un richiamo visivo studiato per fermare il passante, e il conto finale di solito ne tiene conto.
Terzo segnale: qualcuno sulla porta che ti invita a entrare. Un posto che deve procurarsi i clienti fermandoli per strada non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono l’unica garanzia che esista. Vale lo stesso per le cucine aperte senza pausa dalla mattina a notte fonda: una cucina vera si ferma, perché ha una brigata che deve riposare e preparare il servizio successivo.
Quarto segnale: le voci senza prezzo, le sigle vaghe come piatto del giorno, i listini diversi fra la sala e i tavoli fuori. Chiedi il prezzo prima di ordinare, sempre. Sulle catene che trovi identiche in cinque piazze del centro dico solo questo, senza cattiveria: sono comode e prevedibili, ma i romani non ci vanno, e gli studenti di San Lorenzo ancora meno, perché con quella cifra mangiano meglio due strade più in là.
Il criterio è guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se a pranzo di un giorno feriale ci sono studenti, docenti, infermieri del Policlinico e gente del quartiere, hai trovato. Per non andare a tentativi tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, una mappa pubblica non sponsorizzata che cambia quando cambiano i posti.
Che cosa abbinare in giornata
L’abbinamento più naturale è a piedi. Dal campus esci verso il Verano e la Basilica di San Lorenzo fuori le mura, poi scendi verso Santa Bibiana e Porta Maggiore, dove si trova anche la basilica sotterranea. È una mezza giornata di Roma meno ovvia, fra ferrovia, mura e quartieri popolari.
Verso nord il giro porta a Porta Pia e a Villa Torlonia, con il Casino Nobile che fu residenza di Mussolini: un abbinamento che ha senso proprio dopo aver visto l’architettura del regime. Chi prosegue lungo la Nomentana arriva al Mausoleo di Santa Costanza, con i suoi mosaici del quarto secolo.
Verso Termini hai la Biblioteca Nazionale Centrale a Castro Pretorio, le Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e piazza della Repubblica. Per chi vuole restare sul quotidiano, l’Esquilino con il Nuovo Mercato e il Pigneto sono a una fermata di distanza.
Chi ha la passione del Novecento può costruire un itinerario su più giorni. Dopo il campus di Piacentini vengono il Foro Italico e il Colosseo Quadrato all’EUR, poi il paesaggio industriale dell’Ostiense con il Gasometro e l’ex Porto Fluviale. Per la memoria della guerra servono il Museo storico della Liberazione e Forte Bravetta.
Chi viaggia con ragazzi in età da scuola superiore ha un’occasione rara: far vedere un’università vera prima di sceglierne una. Una mattina fra piazza della Minerva, un museo scientifico e la mensa del quartiere racconta più di qualunque giornata di orientamento. Poi si finisce in centro, a Sant’Ivo, dove la stessa università ha vissuto per cinque secoli, e il percorso torna al punto di partenza.
Domande frequenti
La Città universitaria della Sapienza si può visitare liberamente?
Il campus di piazzale Aldo Moro 5 si attraversa a piedi senza biglietto, ma il gestore non pubblica regole specifiche per i non iscritti né un orario dei cancelli per i visitatori. Il servizio di presidio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20. Gli interni si vedono durante le lezioni, nei musei secondo i loro orari e con le visite organizzate dall’ateneo.
Quanto costa la visita guidata ufficiale?
Il servizio Sapienza Tour costa cinque euro a persona, è riservato a gruppi da dieci a quaranta partecipanti e si svolge dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 18, su prenotazione. Si paga con bonifico. I contatti ufficiali sono 06 4991 0791, 06 4969 0304 e l’indirizzo valorizzazionepatrimonio@uniroma1.it. Il percorso è dichiarato accessibile alle persone con disabilità motoria.
Si può vedere il dipinto di Mario Sironi nell’Aula Magna?
Non esiste un orario di visita libera. Il dipinto L’Italia fra le Arti e le Scienze si vede con le visite di gruppo di Sapienza Tour, nelle visite speciali che l’ateneo annuncia di volta in volta su prenotazione, oppure assistendo a un concerto della stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, che si tiene proprio in Aula Magna e ha biglietti Under30 a otto euro.
Chi ha progettato la Città universitaria?
Il coordinamento fu di Marcello Piacentini, architetto capo e autore del Rettorato. Con lui lavorarono Giuseppe Pagano all’Istituto di Fisica, Gio Ponti alla Scuola di Matematica, Pietro Aschieri a Chimica, Giovanni Michelucci a Mineralogia e Fisiologia, Giuseppe Capponi a Botanica, Arnaldo Foschini all’ingresso e a Igiene, Gaetano Rapisardi a Giurisprudenza e Lettere, oltre a Gaetano Minnucci.
Quando è stata inaugurata?
Il Polo museale dell’ateneo indica il 31 ottobre 1935, con cerimonie alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della famiglia reale. Il progetto era partito nel 1932 e la statua della Minerva di Arturo Martini era stata collocata sulla piazza centrale già il 21 aprile 1935. Il dipinto di Sironi nell’Aula Magna fu eseguito nell’estate dello stesso anno, a ridosso dell’apertura.
I musei della Sapienza sono a pagamento?
Le schede del Polo museale indicano orari e recapiti, ma per la maggior parte dei musei il gestore non indica una tariffa di ingresso. Il Museo Universitario di Scienze della Terra dichiara l’ingresso gratuito per i singoli durante i lavori in corso e centodieci euro per i gruppi con guida. Alcuni musei ricevono solo su prenotazione, quindi scrivi prima di andare.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
Con la metro B, scendendo a Policlinico o a Castro Pretorio e proseguendo a piedi fino a piazzale Aldo Moro, oppure a piedi da Termini, che l’ateneo indica a pochi minuti. Secondo lo stato del servizio ATAC i tram 3 e 19 non arrivano oggi alla zona, sostituiti da bus. Per gli autobus controlla il percorso del giorno sul sito di ATAC o di Roma Mobilità.
Dove si trova la statua della Minerva e che cosa rappresenta?
La Minerva di Arturo Martini si trova al centro della piazza davanti al Palazzo del Rettorato, sopra un alto basamento rivestito di porfido dentro una fontana rettangolare di Eugenio Montuori. È un bronzo di sei metri fuso a cera persa fra il 1934 e il 1935, simbolo dell’ateneo. L’ultimo restauro è stato presentato il 18 novembre 2024.
Chi ha scritto la pagina
La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari dei musei, condizioni delle visite e stato dei trasporti riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: essendo un campus universitario con calendario variabile, ricontrollali prima di partire e segnalaci quello che trovi cambiato.
Mettere in fila una giornata sul Novecento romano significa incastrare musei universitari con orari diversi, visite riservate ai gruppi, aule magne aperte solo per eventi e linee tram sostituite da bus, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, noleggi, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
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Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
