Porta Tiburtina
Porta Tiburtina, detta anche Porta San Lorenzo, si guarda gratis dalla strada ma oggi dentro non si entra: la Sovrintendenza Capitolina, che la gestisce, la indica come temporaneamente chiusa al pubblico per un progetto di restauro e di allestimento degli spazi interni. Si trova in viale di Porta Tiburtina, fra via di Porta San Lorenzo, sul lato della città , e via Tiburtina antica, all'ingresso del quartiere San Lorenzo. Per guardarla da fuori non servono biglietti né prenotazioni.
Ăˆ una porta delle Mura aureliane nata sopra un monumento piĂ¹ antico: l'arco di travertino che nel 5 avanti Cristo, sotto Augusto, faceva passare tre acquedotti, l'Aqua Marcia, la Tepula e la Iulia, sopra la via Tiburtina. Aureliano lo inglobĂ² nella cinta fra il 270 e il 275, Onorio all'inizio del V secolo gli costruì davanti una seconda porta con le torri. Da qui la via Tiburtina esce verso la basilica di San Lorenzo e il Verano.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulla pagina della Sovrintendenza Capitolina dedicata al monumento, sul portale turistico di Roma Capitale e sugli annunci delle visite pubblicati negli ultimi anni dallo stesso gestore. Chi vuole vedere la porta dall'esterno non deve prenotare niente. Le visite con un archeologo della Sovrintendenza, quando vengono messe in calendario, si prenotano allo 060608, il contact center di Roma Capitale attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Dove: viale di Porta Tiburtina, Roma, fra via di Porta San Lorenzo e via Tiburtina antica.
- Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, piazza Lovatelli 35, Roma.
- Come si entra: oggi non si entra. Il gestore indica la porta come temporaneamente chiusa al pubblico per restauro e allestimento degli spazi interni.
- Prezzo: gratis per chi la guarda dalla strada. Data di riapertura e tariffe future non pubblicate.
- Orari: nessuno per l'esterno, che si vede a qualsiasi ora.
- Informazioni e visite del gestore: 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 19.
- Come si arriva: a piedi dalla zona della stazione Termini o dal quartiere San Lorenzo.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
La porta si trova sul lato orientale del centro, dove le mura separano l'Esquilino e la zona della stazione dal quartiere di San Lorenzo. Dentro la cinta la raggiunge via di Porta San Lorenzo. Fuori comincia via Tiburtina antica, che punta dritta verso il piazzale del Verano. Ăˆ un incrocio di traffico, binari del tram e marciapiedi larghi, non una piazza raccolta. La porta si trova al centro di tutto questo, ferma, con i suoi due volti.
Il primo volto è quello interno, verso la cittĂ . La Sovrintendenza Capitolina lo descrive come il lato romano, con l'arco augusteo di travertino. Sopra il fornice si leggono tre iscrizioni una sopra l'altra, rivolte verso l'interno della cittĂ . Il portale turistico di Roma Capitale aggiunge le lesene di ordine tuscanico ai lati e le chiavi d'arco decorate. Ăˆ la faccia piĂ¹ antica e quella che racconta davvero perchĂ© la porta si trova qui.
Il secondo volto è quello esterno, verso San Lorenzo. Qui la porta mostra l'aspetto militare, con le torri e i merli, secondo la descrizione della Sovrintendenza. Sopra l'arco esterno la voce enciclopedica sulla porta ricorda cinque piccole finestre, aperte in età onoriana per dare luce alla camera da cui si manovrava la chiusura. Chi arriva dal Verano vede questo lato per primo, e spesso si ferma qui.
Fra i due volti c'è lo spessore del muro e la storia di quattro secoli. L'arco augusteo nasceva come ponte per l'acqua, la porta di Onorio come difesa. Dal 1917, secondo la cronologia del gestore, il fornice è chiuso al transito ed è diventato area archeologica. Le auto e i tram passano intorno, i pedoni costeggiano la cinta. La porta, in mezzo, non è piĂ¹ un passaggio ma un monumento da guardare dai due lati.
Ai lati della porta le mura continuano. Verso sud la cinta corre in direzione di Porta Maggiore, a circa un chilometro, lungo un tratto che la Sovrintendenza descrive come privo di dislivelli significativi. Verso nord le mura risalgono verso viale Pretoriano e il Castro Pretorio. Lungo la cinta corrono ancora i segni degli acquedotti antichi e di quello di Sisto V, perché da questo lato, in età antica come nel Cinquecento, l'acqua entrava in città .
Fuori dalle mura il quartiere cambia volto. San Lorenzo è cresciuto accanto alla ferrovia e al Verano, e oggi vive accanto alla Città universitaria della Sapienza. Proseguendo sulla Tiburtina si arriva al Cimitero del Verano e alla basilica di San Lorenzo fuori le Mura, la meta che ha dato alla porta il suo secondo nome.
Una curiositĂ su Porta Tiburtina
Per secoli i romani non la chiamarono né Tiburtina né San Lorenzo. Secondo la voce enciclopedica sulla porta, il popolo la chiamava anche Capo de' Bove o Porta Taurina, per i bucrani, cioè le teste di bue scolpite, che decorano il travertino dell'arco di Augusto e l'architrave della porta esterna. Un nome da strada, dato guardando quello che si aveva davanti, senza bisogno di leggere le iscrizioni.
I bucrani erano un motivo comune nell'architettura romana, legato ai sacrifici e alla decorazione dei monumenti pubblici. Qui perĂ² diventarono un segno di riconoscimento. Chi entrava a Roma dalla campagna tiburtina, con i carri o a piedi, vedeva le teste di bue sopra la porta e le usava come riferimento. Lo stesso nome, Capo di Bove, si è fissato altrove, come intorno al Mausoleo di Cecilia Metella sull'Appia, decorato anch'esso con teste di bue.
La cosa curiosa è che il motivo si trova su entrambi i volti della porta, anche se nati a quattro secoli di distanza. Sull'arco augusteo i bucrani fanno parte della decorazione originale. Sull'architrave della porta esterna, di etĂ onoriana, la voce enciclopedica li indica di nuovo. Chi costruì la porta difensiva, insomma, riprese un motivo dell'arco piĂ¹ antico, forse per continuitĂ , forse per riuso di materiale.
Per trovarli conviene guardare in alto, con calma, prima dal lato interno e poi da quello esterno. Il travertino è consumato e annerito, e con la luce piatta del mezzogiorno i rilievi si confondono con la superficie. Con il sole di lato, al mattino o nel pomeriggio, le teste di bue escono dalla pietra. Uno zoom del telefono aiuta molto, soprattutto da lontano.
Sopra l'arco esterno c'è un secondo dettaglio che quasi nessuno nota. La voce enciclopedica in inglese spiega che le cinque piccole aperture in alto, costruite al tempo di Onorio, davano luce alla stanza da cui si manovrava la porta. Dietro quelle finestrelle lavorava chi doveva chiudere il passaggio in caso di pericolo. Guardarle dal basso aiuta a immaginare la porta come una macchina, non come una semplice facciata.
Una cosa che non ti dice nessuno su Porta Tiburtina
Porta Tiburtina non è nata come porta. Ăˆ nata come ponte per l'acqua. L'arco augusteo serviva a far scavalcare la via Tiburtina a tre acquedotti sovrapposti, e solo tre secoli dopo, quando Aureliano tracciĂ² la nuova cinta, fu trasformato in un varco difensivo. La Sovrintendenza lo scrive in modo chiaro: il monumento si sviluppĂ² intorno a un arco di travertino costruito per le acque Marcia, Tepula e Iulia.
Questo cambia il modo di guardarla. Le tre iscrizioni sopra il fornice non celebrano la porta nĂ© la difesa della cittĂ . Ricordano lavori agli acquedotti: la costruzione sotto Augusto e i restauri di Tito e di Caracalla. Ăˆ come se su una porta di cittĂ fossero rimaste le targhe di manutenzione di una condotta idrica. Chi le legge pensando a un arco trionfale fraintende tutto il monumento.
C'è anche un modo semplice per ricordarlo. Secondo la voce enciclopedica, le tre iscrizioni corrispondono ai tre condotti sovrapposti dentro l'arco: quella piĂ¹ in alto alla Iulia, quella al centro alla Tepula, quella in basso alla Marcia. Chi guarda il fronte interno sta quindi osservando, in sezione, tre canali d'acqua uno sopra l'altro, ognuno con il nome dell'imperatore che se ne era occupato. Ăˆ un'etichetta sulla tubatura, scritta in bella capitale romana.
La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: si sbaglia a guardare Porta Tiburtina dal lato di San Lorenzo, quello con le torri e i merli, che è anche il lato che quasi tutti fotografano. Le torri sono la parte piĂ¹ rimaneggiata, fra Onorio, i restauri medievali e i papi. Il pezzo che conta è l'arco augusteo verso la cittĂ , con le tre iscrizioni. Chi viene fin qui e non passa sul lato interno ha visto solo metĂ della porta, e la metĂ meno interessante.
Come è diventato un arco per l'acqua una porta delle mura?
Quando Aureliano decise la nuova cinta, fra il 270 e il 275, i costruttori usarono tutto quello che trovavano lungo il tracciato. Acquedotti, sepolcri, muri di recinti diventarono pezzi delle mura. L'arco augusteo sulla Tiburtina era già lì, solido, in travertino, esattamente dove la strada usciva dalla città . La Sovrintendenza data a quegli anni la sua trasformazione in porta. Fu una scelta pratica, non estetica, in un momento in cui Roma aveva fretta di chiudersi.
Il riuso aveva un vantaggio evidente. L'arco era giĂ alto, giĂ costruito in pietra, giĂ allineato sulla strada. Bastava chiuderlo con battenti e affiancarlo alle torri del nuovo muro. Il fatto che sopra continuasse a scorrere l'acqua non era un problema, anzi: la cinta di Aureliano in molti punti corre proprio lungo gli acquedotti, e in questo tratto orientale della cittĂ le due linee, quella dell'acqua e quella della difesa, finiscono per coincidere.
Il salto successivo arrivĂ² con Onorio. Secondo la cronologia della Sovrintendenza, nel 401 le torri originali furono inglobate in nuove basi quadrangolari. La voce enciclopedica sulla porta aggiunge che Onorio costruì una seconda struttura all'esterno della prima, con cinque piccole finestre in alto, e che forse sostituì le torri semicircolari di Aureliano con quelle quadrate ancora visibili. La stessa voce ricorda un'ipotesi diversa, che sposta il cambio delle torri al Cinquecento, ad opera di Alessandro Farnese.
La datazione dei lavori onoriani è sostenuta da un'iscrizione. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che l'iscrizione di Onorio attribuisce l'intervento sulle mura al prefetto Flavio Macrobio Longiniano, e la voce enciclopedica precisa che fu prefetto di Roma nel 402. Ăˆ questo nome a permettere di collocare i lavori fra il 401 e il 402, negli anni in cui la minaccia dei Goti si faceva concreta.
Dopo Onorio la porta non smise di cambiare. La Sovrintendenza indica interventi importanti sulle torri fra il XII e il XIV secolo e un restauro sotto papa NiccolĂ² V nel 1451. Nel 1585 accanto alla porta passĂ² l'acquedotto Felice di Sisto V. Nel 1869 arrivĂ² una demolizione, nel 1917 la chiusura al traffico. Ogni epoca ha tolto o aggiunto qualcosa, e il risultato è un monumento a strati, da leggere come un libro con molte mani.
Chi guarda le torri dal lato di San Lorenzo puĂ² provare a riconoscere questi strati. Le basi quadrangolari di Onorio, i paramenti rifatti nel Medioevo, i restauri del Quattrocento hanno murature diverse, con mattoni, blocchi e tessiture che cambiano da un punto all'altro. Non serve essere archeologi per notare che la porta non è stata costruita in un colpo solo. Basta fermarsi qualche minuto e confrontare la parte bassa con quella alta.
Il consiglio che ti do per visitare Porta Tiburtina
Il consiglio è di arrivarci dal lato della città , da via di Porta San Lorenzo, e non da San Lorenzo. In questo modo la prima cosa che si incontra è l'arco augusteo con le iscrizioni, cioè il pezzo principale del monumento. Ci si ferma, si leggono i tre testi dall'alto in basso, si cercano i bucrani. Solo dopo si gira intorno alla porta, lungo le mura, per vedere il lato esterno con le torri.
Per la porta bastano venti o trenta minuti. Il resto del tempo conviene darlo al tratto di mura verso Porta Maggiore, che la Sovrintendenza ha usato piĂ¹ volte come percorso di visita. Ăˆ circa un chilometro in piano, lungo la cinta, con gli acquedotti che si affiancano al muro. Arrivati a Porta Maggiore si ritrova la stessa idea di Porta Tiburtina, una porta nata dagli archi di un acquedotto, ma in scala monumentale.
Il momento migliore è la mattina di un giorno feriale, quando il traffico è ancora gestibile e la luce arriva sul lato esterno. Il lato interno, che guarda verso la cittĂ , prende il sole soprattutto nel pomeriggio, ed è allora che le iscrizioni si leggono meglio. Chi ha tempo puĂ² fare due passaggi, uno al mattino e uno nel tardo pomeriggio, magari dopo il Verano o dopo un giro nel quartiere.
Chi vuole capire la porta con un archeologo deve tenere d'occhio il sito della Sovrintendenza Capitolina. Negli anni scorsi il gestore ha organizzato visite gratuite con ritrovo davanti alla porta, in via Tiburtina antica, e sempre con prenotazione obbligatoria allo 060608 e numero limitato di posti, fra quindici e trenta persone a seconda dell'appuntamento. Le date vengono annunciate di volta in volta, e conviene prenotare appena compaiono.
Per leggere le iscrizioni da soli basta qualche chiave. La voce enciclopedica riporta il testo di quella piĂ¹ alta: IMP CAESAR DIVI IVLI F AVGVSTVS, cioè l'imperatore Cesare Augusto figlio del divo Giulio, seguito dal titolo di pontefice massimo, dal dodicesimo consolato e dalla diciannovesima potestĂ tribunicia. Quella in basso comincia con IMP TITVS CAESAR DIVI F VESPASIANVS AVG. Riconoscere i nomi è giĂ metĂ del lavoro.
Si paga qualcosa e si puĂ² entrare dentro?
Per guardare la porta non si paga niente e non si prenota niente. Si osserva dalla strada, dai due lati, a qualsiasi ora. Dentro, invece, oggi non si entra. La pagina ufficiale della Sovrintendenza Capitolina su Porta Tiburtina indica il monumento come temporaneamente chiuso al pubblico, con un progetto in corso di restauro e allestimento degli spazi interni. La data di riapertura non è pubblicata.
Non esistono biglietti da comprare online né piattaforme alternative da consultare. Non risultano prodotti turistici dedicati in modo specifico a Porta Tiburtina, e un tour generico di Roma che la cita di passaggio non dà accesso agli spazi interni. L'unico canale utile è quello del gestore: la pagina ufficiale per lo stato di apertura e lo 060608, il contact center di Roma Capitale, per le visite messe in calendario.
Il progetto di apertura non è nuovo. Nel settembre 2022, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, la Sovrintendenza ha presentato l'apertura del camminamento delle mura di viale Pretoriano e ha scritto che i lavori proseguivano nella vicina Porta Tiburtina in vista della prossima apertura al pubblico. Per quella visita il gestore indicava il pagamento del biglietto del sito secondo la tariffa vigente, gratuito per chi aveva la MIC card.
Le visite gratuite degli anni precedenti avevano regole semplici. Nel 2017 il ritrovo era in via di Porta San Lorenzo, nel 2019 in via Tiburtina antica, con prenotazione allo 060608 a partire da sette giorni prima. Nel febbraio 2024 un itinerario da Porta Tiburtina a Porta Maggiore è durato un'ora, con ritrovo all'incrocio fra via Tiburtina antica e viale di Porta Tiburtina e al massimo venti partecipanti. Per le nuove date conviene controllare il sito del gestore.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la porta si chiami San Lorenzo per la basilica fuori le mura lo sanno quasi tutti. Meno citato è che proprio qui l'acqua tornĂ² a entrare in cittĂ molti secoli dopo la fine dell'impero. Nel 1585, secondo la cronologia della Sovrintendenza, fu costruito l'acquedotto Felice, voluto da Sisto V. La sua conduttura corre lungo le mura in questo tratto, e a breve distanza dalla porta il papa fece costruire un arco celebrativo.
La voce enciclopedica sull'Arco di Sisto V lo data al 1585, primo anno di pontificato, e lo colloca a pochissima distanza da Porta San Lorenzo. Una delle iscrizioni ricorda la conduttura sotterranea dell'Acqua Felice per tredici miglia, un'altra l'apertura delle strade verso Santa Maria Maggiore e Santa Maria degli Angeli. Con la costruzione della stazione Termini, nell'Ottocento, parte dell'acquedotto fu smontata, ma l'arco fu conservato.
Il risultato è una continuità rara. Nello stesso punto della città , a sedici secoli di distanza, Augusto e Sisto V portarono l'acqua sopra o accanto alla strada per Tivoli, e tutti e due lo scrissero sulla pietra. Chi vuole vedere dove arrivava l'Acqua Felice trova la Fontana del Mosè, la sua mostra terminale, dall'altra parte della stazione.
La foto giusta da fare a Porta Tiburtina
La foto che racconta la porta si fa dal lato interno, da via di Porta San Lorenzo, a qualche decina di passi dall'arco. Nell'inquadratura entrano il fornice di travertino, le lesene ai lati e le tre iscrizioni in alto, una sopra l'altra. Ăˆ l'immagine che spiega il monumento: un arco per l'acqua diventato porta. Funziona meglio nel pomeriggio, quando la luce arriva sulla facciata interna e scalda la pietra.
La seconda foto è dal lato esterno, un po' distanti, con le torri intere, i merli e le cinque piccole finestre sopra l'arco. Da qui si capisce la porta come difesa, con la sua altezza e il suo peso. Conviene includere un tratto di mura a destra e a sinistra, così la porta appare per quello che era, un varco dentro una cinta continua. Attenzione al traffico e ai binari quando si cerca il punto giusto.
La terza foto è un dettaglio: un bucranio o una riga di iscrizione. Serve lo zoom e serve la luce di lato. Con il cielo coperto le lettere si leggono a fatica, e i rilievi si appiattiscono. La regola vale per tutte le inquadrature: niente foto dalla carreggiata, niente passi oltre le recinzioni dell'area archeologica, e un occhio sempre ai mezzi che girano intorno alla porta.
Una quarta foto, meno ovvia, lega la porta all'acqua dei secoli successivi. Verso la stazione, a breve distanza, l'Arco di Sisto V porta la data 1585 e il nome dell'Acqua Felice. Fotografare i due archi a poca distanza di tempo, uno di Augusto e uno di un papa del Cinquecento, racconta meglio di qualsiasi didascalia la continuità di questa linea d'acqua. Il consiglio è di tenerli nella stessa serie di immagini.
Come si arriva dal centro di Roma?
Il modo piĂ¹ semplice è a piedi dalla zona della stazione Termini. Dal lato est della stazione si raggiunge via di Porta San Lorenzo e la si segue fino in fondo, arrivando alla porta dal lato interno, quello giusto per cominciare. Nei pressi si trova l'Arco di Sisto V, che anticipa il tema dell'acqua. Ăˆ una camminata breve, su strade di cittĂ , senza salite.
Chi arriva dall'Esquilino puĂ² partire da piazza Vittorio Emanuele II e dirigersi verso est, passando accanto alla chiesa di Santa Bibiana, che la voce enciclopedica sulla porta cita come vicina al monumento. Da lì si raggiungono le mura e le si segue verso nord fino alla porta. In alternativa si puĂ² fare il percorso al contrario, da Porta Maggiore a Porta Tiburtina, lungo il chilometro di cinta descritto dalla Sovrintendenza.
Chi arriva da San Lorenzo o dall'università ha la porta in fondo a via Tiburtina antica, e la incontra dal lato esterno. In questo caso conviene girarle intorno subito e andare a cercare l'arco augusteo sul lato interno prima di fermarsi alle torri. La zona è servita da tram e autobus, ma percorsi e fermate cambiano spesso per lavori, e conviene controllarli sul sito dell'ATAC il giorno stesso.
Un cantiere da tenere presente è quello della nuova tranvia Tiburtina. Secondo Roma Servizi per la Mobilità la linea partirà dal nodo di piazzale del Verano, all'incrocio con viale Regina Elena, e correrà per circa 1,34 chilometri sulla via Tiburtina fino al piazzale ovest della stazione Tiburtina. L'entrata in servizio è prevista entro la fine del 2026. In auto, invece, la visita non conviene: il traffico è intenso e i parcheggi sono pochi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione dell'arco, nel 5 avanti Cristo, sotto Augusto. La data si ricava dall'iscrizione piĂ¹ alta, che la voce enciclopedica riporta con i titoli dell'imperatore: console per la dodicesima volta, con la potestĂ tribunicia per la diciannovesima. Poi i restauri: Tito nel 79 dopo Cristo e Caracalla nel 212, secondo il portale turistico di Roma Capitale. La Sovrintendenza indica per i due interventi gli intervalli 79-81 e 212-217.
Il secondo avvenimento è l'ingresso dell'arco nelle mura, fra il 270 e il 275, e il terzo il potenziamento di Onorio nel 401-402. Da allora la porta segue la storia della cinta: assedi, restauri, chiusure. Fra il XII e il XIV secolo, secondo la Sovrintendenza, le torri subirono interventi importanti, e nel 1451 papa NiccolĂ² V fece restaurare la porta. Sono i secoli in cui Roma ricostruiva le sue difese pezzo per pezzo.
Il 20 novembre 1347 la porta fu teatro di una battaglia. Secondo la voce enciclopedica, a Porta San Lorenzo Cola di Rienzo ottenne una vittoria netta contro le forze dei baroni romani, e nello scontro morì il loro comandante, Stefano Colonna il Giovane. La versione inglese della stessa voce colloca lo scontro nella sera di quel giorno. Ăˆ uno degli episodi piĂ¹ noti della breve stagione politica del tribuno.
Nel 1585 la porta entrĂ² in un nuovo capitolo della storia dell'acqua. La Sovrintendenza indica per quell'anno la costruzione dell'acquedotto Felice, voluto da Sisto V e chiamato con il suo nome di battesimo, Felice Peretti. A breve distanza dalla porta il papa fece innalzare un arco con tre iscrizioni, una delle quali ricorda la conduttura sotterranea di tredici miglia. Porta Tiburtina tornava così ad avere accanto un acquedotto in funzione, come ai tempi di Augusto.
Nel 1869 la porta perse una parte di sé. La Sovrintendenza indica per quell'anno la demolizione del recinto interno. La voce enciclopedica in inglese scrive che fra il 1869 e il 1870 Pio IX fece rimuovere gran parte della pietra superstite per costruire una colonna commemorativa del Concilio ecumenico, rimasta incompiuta per la presa di Roma. Le fonti non concordano sui dettagli, ma sono d'accordo sulla data e sul papa.
Nel 1917, secondo la Sovrintendenza, la porta fu chiusa al transito e trasformata in area archeologica. Il 19 luglio 1943 il primo bombardamento aereo subito da Roma colpì il quartiere di San Lorenzo: tra i luoghi documentati nella mostra promossa da Roma Capitale per l'ottantesimo anniversario ci sono piazzale Tiburtino, via Tiburtina antica, la basilica di San Lorenzo e il piazzale del Verano. Il ricordo di quel giorno fa parte dei luoghi della memoria della città .
Chi è passato da Porta Tiburtina
I primi nomi sono quelli scolpiti sull'arco. Augusto, che fece costruire il passaggio degli acquedotti nel 5 avanti Cristo. Tito, figlio di Vespasiano, che lo restaurĂ² nel 79. Caracalla, che vi intervenne all'inizio del III secolo. Non risulta che nessuno dei tre sia passato fisicamente di qui per vedere i lavori, ma i loro nomi sono ancora sopra la testa di chi guarda la porta dal lato interno.
Poi vengono gli imperatori delle mura. Aureliano, che trasformĂ² l'arco in porta negli anni Settanta del III secolo. Onorio, che all'inizio del V secolo fece costruire la porta esterna e le nuove basi delle torri. E con lui un funzionario, Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402, il cui nome sull'iscrizione onoriana serve ancora oggi agli studiosi per datare i lavori. Un nome amministrativo sopravvissuto piĂ¹ di tanti nomi illustri.
Il Medioevo porta qui Cola di Rienzo e i Colonna. Il 20 novembre 1347, davanti a Porta San Lorenzo, il tribuno sconfisse i baroni e Stefano Colonna il Giovane perse la vita nello scontro. PiĂ¹ tardi arrivano i papi: NiccolĂ² V, che nel 1451 restaurĂ² la porta, e Sisto V, che nel 1585 portĂ² accanto alle mura l'Acqua Felice e fece costruire l'arco celebrativo a breve distanza.
L'ultimo papa della lista è Pio IX. Nel 1869, secondo la Sovrintendenza, fu demolito il recinto interno della porta, e la voce enciclopedica in inglese collega all'operazione il recupero di pietra per una colonna dedicata al Concilio ecumenico, mai completata dopo la presa di Roma del 1870. Ăˆ un gesto che dice molto dell'epoca: una porta antica usata come cava per celebrare un evento del presente, alla vigilia della fine del potere temporale dei papi.
Per secoli, perĂ², i passanti piĂ¹ numerosi furono i pellegrini diretti alla basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Il nome stesso della porta, secondo la voce enciclopedica, cambiĂ² con il tempo in Porta San Lorenzo proprio per la vicinanza del santuario. Dopo di loro vennero i cortei funebri diretti al Verano, gli operai delle officine e dello scalo ferroviario, e oggi gli studenti della Sapienza.
Che cosa dicono le iscrizioni e che cosa dicono i nomi popolari?
Quello che dicono i documenti è scritto sulla pietra. La voce enciclopedica riporta il testo delle tre iscrizioni augustee e le colloca così: in alto quella di Augusto, legata all'Aqua Iulia, al centro quella di Caracalla, legata alla Tepula, in basso quella di Tito, legata alla Marcia. Il portale turistico di Roma Capitale conferma l'ordine: in alto la costruzione, al centro Caracalla, in basso Tito. PiĂ¹ tarda è l'iscrizione onoriana con il nome di Longiniano.
Quello che resta incerto va detto come tale. Sulle torri quadrate le ipotesi sono due: la voce enciclopedica le attribuisce probabilmente a Onorio, ma ricorda anche la possibilitĂ di un rifacimento cinquecentesco voluto da Alessandro Farnese. Sul 1869 le fonti non concordano su che cosa fu demolito: la Sovrintendenza parla del recinto interno, la voce inglese di gran parte della pietra superstite, destinata a una colonna mai finita.
Anche le date dei restauri imperiali hanno due versioni. Il portale turistico di Roma Capitale indica per Tito il 79 e per Caracalla il 212, cioè gli anni scritti nelle iscrizioni secondo la voce enciclopedica. La Sovrintendenza preferisce intervalli piĂ¹ larghi, 79-81 e 212-217, che corrispondono agli anni di regno dei due imperatori. Non è una contraddizione vera, ma un diverso grado di prudenza, e conviene conoscerlo quando si leggono cartelli e libri sulla porta.
Poi ci sono i nomi, che appartengono alla tradizione e non ai documenti. Porta Tiburtina è il nome antico, dalla strada per Tibur, l'odierna Tivoli. Porta San Lorenzo viene dalla basilica e dal pellegrinaggio. Capo de' Bove e Porta Taurina vengono dai bucrani sull'arco. Sono tre modi di guardare lo stesso monumento: dalla carta stradale, dalla devozione e dagli occhi di chi passava ogni giorno sotto quelle teste di pietra.
Che cosa si vede lungo le mura fino a Porta Maggiore?
Il tratto di mura fra Porta Tiburtina e Porta Maggiore è quello che la Sovrintendenza ha scelto per un itinerario sul sistema difensivo della Roma imperiale e sull'approvvigionamento idrico della città . La pagina dell'itinerario parla di circa un chilometro, senza dislivelli significativi, con piccoli monumenti inclusi nel circuito. Si cammina con la cinta sempre a fianco, e il tema dell'acqua resta presente dall'inizio alla fine.
A Porta Maggiore il discorso cominciato a Porta Tiburtina diventa monumentale. Anche lì le mura inglobano gli archi di un acquedotto, ma di dimensioni molto maggiori, e accanto si trova la basilica sotterranea di Porta Maggiore, visitabile solo in date e modalità indicate dal gestore. Chi vuole vedere gli acquedotti in campagna, liberi dalla città , trova le arcate lunghe nel Parco degli Acquedotti.
Nella direzione opposta, verso nord, le mura risalgono verso viale Pretoriano. La Sovrintendenza ha presentato nel 2022 l'apertura del camminamento delle mura aureliane in quel tratto, come esito di un progetto avviato con l'acquisizione e il restauro del monumento. Ăˆ lo stesso progetto che riguarda Porta Tiburtina. Le aperture del camminamento seguono il calendario del gestore, e conviene verificarle allo 060608 prima di andare.
Il consiglio, per chi ha poco tempo, è di scegliere una sola direzione. Verso sud si va incontro agli acquedotti e a Porta Maggiore, con un percorso già collaudato dalla Sovrintendenza. Verso nord si segue il muro fino a viale Pretoriano, un tratto meno frequentato, con il camminamento restaurato. Fare entrambe le cose nella stessa mattina è possibile, ma il traffico intorno alla porta rende faticoso il passaggio da un lato all'altro.
Porta Tiburtina fra le altre porte delle mura: che cosa cambia?
Le porte delle Mura aureliane non sono tutte uguali. Alcune sono varchi nati con la cinta, come Porta Latina o Porta Asinaria. Altre furono ridisegnate come facciate, come Porta Pia o Porta del Popolo. Porta Tiburtina appartiene alla famiglia piĂ¹ rara, quella delle porte nate da un monumento piĂ¹ antico, insieme a Porta Maggiore. Porta San Paolo, con la Piramide Cestia inglobata nella cinta poco lontano, mostra un'altra forma di riuso.
Un confronto utile è con l'Arco di Druso, sull'Appia, poco prima di Porta San Sebastiano: anche lì un arco antico fu usato per far passare l'acqua sopra la strada. Chi vuole salire dentro una porta delle mura trova il Museo delle Mura proprio a Porta San Sebastiano. Porta Tiburtina, per ora, si guarda soltanto da fuori.
La cinta piĂ¹ antica aiuta a capire la crescita della cittĂ . Le Mura Serviane passavano molto piĂ¹ all'interno, e sull'Esquilino l'Arco di Gallieno occupa il posto di una delle loro porte. Molto piĂ¹ a sud, verso il Celio, si trova Porta Metronia. All'estremo opposto, verso Villa Borghese, c'è Porta Pinciana. Metterle in fila mostra come ogni porta abbia avuto una funzione e una storia diverse.
A nostro giudizio, fra tutte le porte della cinta questa è quella in cui si leggono meglio, senza aggiunte moderne davanti, tre iscrizioni imperiali sovrapposte legate all'acqua. Porta Maggiore ha archi piĂ¹ grandi e un impatto maggiore, ma è circondata da un nodo di binari e strade che rende difficile fermarsi. Qui la sosta è piĂ¹ facile, sul lato interno, e il monumento si capisce in pochi minuti di lettura attenta.
Quando si vede male e che cosa non aspettarsi?
L'esterno della porta non chiude mai, ma ci sono momenti in cui si vede male. Le ore di punta del traffico rendono faticosa la sosta, soprattutto sul lato di San Lorenzo. Con il cielo coperto o a mezzogiorno le iscrizioni e i bucrani si leggono poco. Di sera l'illuminazione aiuta a vedere le masse, non i dettagli. Chi viene per leggere la pietra deve venire con la luce giusta.
Non aspettatevi di entrare. La Sovrintendenza indica il monumento come temporaneamente chiuso al pubblico, e le visite degli anni scorsi erano appuntamenti eccezionali, con prenotazione e posti limitati. Non aspettatevi nemmeno un centro visite o pannelli dettagliati: la porta è un monumento su strada, e la storia va portata con sé. Transenne o ponteggi possono comparire senza preavviso, perché il progetto di restauro è ancora in corso.
Il cantiere della tranvia Tiburtina, sul tratto fra piazzale del Verano e la stazione Tiburtina, puĂ² cambiare percorsi e fermate dei mezzi pubblici nella zona fino all'entrata in servizio prevista. Anche le visite della Sovrintendenza non seguono un calendario fisso. Chi organizza il viaggio con mesi di anticipo difficilmente troverĂ una data giĂ pubblicata. Conviene controllare il sito del gestore nelle settimane precedenti e chiamare lo 060608.
Un'ultima avvertenza riguarda le aspettative sul quartiere. San Lorenzo è una zona viva, abitata, con scritte sui muri, locali aperti fino a tardi e molta gente giovane. Chi arriva aspettandosi una cornice monumentale ordinata come quella del centro storico resta spiazzato. Porta Tiburtina è un monumento antico dentro una città che lavora e studia, e va presa così: senza aspettarsi un'area pedonale curata intorno, con la pietra romana accanto ai binari.
Mangiare vicino a Porta Tiburtina
San Lorenzo è un quartiere di studenti e di residenti, con molti locali e prezzi spesso piĂ¹ bassi di quelli del centro storico. Ăˆ un vantaggio reale, ma anche qui conviene scegliere con attenzione. La sera il quartiere si riempie, e accanto ai posti frequentati dai romani ci sono locali che vivono di passaggio. La regola è quella di sempre: diffidare di chi punta sulla quantitĂ di gente e non sulla cucina.
Verso la stazione Termini i segnali delle trappole sono piĂ¹ frequenti, e vale la pena riconoscerli: menĂ¹ fotografici in quattro lingue, buttadentro sul marciapiede, voci senza prezzo, cucine aperte di continuo senza pausa, la vetrina con la signora che tira la pasta fresca davanti ai passanti. Nessuno di questi elementi è illegale, ma insieme dicono che il locale conta sul fatto che non tornerete. I romani lo sanno e passano oltre.
Un consiglio pratico riguarda gli orari. San Lorenzo si anima soprattutto la sera, mentre a pranzo molti locali del quartiere lavorano soprattutto con gli studenti e con chi ha l'ufficio in zona. Chi visita la porta al mattino e poi prosegue verso il Verano puĂ² fermarsi a pranzo nel quartiere senza fretta. Chi arriva nel tardo pomeriggio per la luce sulle iscrizioni trova invece la zona giĂ piena di gente.
La soluzione piĂ¹ semplice è spostarsi di qualche strada verso l'interno di San Lorenzo o verso l'Esquilino, dove si mangia a prezzi da quartiere abitato. Per l'acqua ci sono i nasoni, le fontanelle pubbliche della cittĂ . Per scegliere senza sorprese, una base di partenza è la lista di indirizzi su Google Maps, con locali selezionati fra Roma e il Lazio.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento naturale è con San Lorenzo e il Verano. Dalla porta si segue via Tiburtina antica fino al piazzale del Verano, si entra nel Cimitero del Verano e si visita la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Al ritorno si attraversa il quartiere, seguendo la nostra pagina su che cosa vedere a San Lorenzo. Accanto alla porta, in via Tiburtina antica 25, si trova il Parco dei Caduti del 19 luglio 1943.
Chi preferisce l'acqua e le mura va verso sud, fino a Porta Maggiore, e da lì prosegue verso Santa Croce in Gerusalemme e l'Anfiteatro Castrense, inglobato anch'esso nella cinta aureliana. PiĂ¹ avanti, lungo le mura, si arriva a Porta Asinaria e alla basilica di San Giovanni in Laterano. Ăˆ una giornata intera a piedi, tutta sul tema delle difese e degli acquedotti.
Una variante, per chi ama la storia recente, è restare nel quartiere. Il Parco dei Caduti del 19 luglio 1943, in via Tiburtina antica 25, ha ospitato nel 2023 la mostra di Roma Capitale sugli ottant'anni dal bombardamento, con materiali su piazzale Tiburtino, sulla basilica e sul Verano. Da lì si puĂ² proseguire fino alla cittĂ universitaria della Sapienza e chiudere la giornata fra le strade di San Lorenzo.
Chi vuole restare dentro le mura trova l'Esquilino a breve distanza. Ci sono Santa Bibiana, piazza Vittorio con la Porta Alchemica, Sant'Eusebio, il Nuovo Mercato Esquilino e, piĂ¹ avanti, Santa Maria Maggiore. Per un quadro del rione c'è la pagina su che cosa vedere all'Esquilino, che tiene insieme chiese, mercati e resti antichi.
Verso la stazione, infine, si trovano i musei. Le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo alle Terme, sedi del Museo Nazionale Romano, completano bene la visita con materiali della Roma antica. Chi preferisce un quartiere diverso puĂ² spingersi al Pigneto, oltre Porta Maggiore. Per le idee a costo zero c'è la pagina su Roma gratis, dove una porta che si guarda dalla strada trova il suo posto.
Domande frequenti
Porta Tiburtina si puĂ² visitare dentro?
Oggi no. La Sovrintendenza Capitolina indica il monumento come temporaneamente chiuso al pubblico, con un progetto in corso di restauro e allestimento degli spazi interni, e non pubblica una data di riapertura. La porta si guarda gratis dalla strada, dai due lati, a qualsiasi ora. Per sapere se sono in programma visite con un archeologo del gestore si chiama lo 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Perché si chiama anche Porta San Lorenzo?
Per la vicinanza della basilica di San Lorenzo fuori le Mura, che si raggiunge seguendo la via Tiburtina oltre la porta. Secondo la voce enciclopedica sul monumento, il nome cambiĂ² con il tempo proprio per questo legame con il santuario e con i pellegrini che lo raggiungevano. Il nome antico, Tiburtina, viene invece dalla strada che portava a Tibur, l'odierna Tivoli.
Che cosa dicono le tre iscrizioni?
Ricordano lavori agli acquedotti, non vittorie militari. Quella piĂ¹ in alto riporta il nome e i titoli di Augusto e si lega alla costruzione dell'arco nel 5 avanti Cristo. Quella al centro nomina Caracalla, che intervenne nel 212, quella in basso Tito, che restaurĂ² nel 79. Sono rivolte verso l'interno della cittĂ , e si leggono dal lato di via di Porta San Lorenzo.
Quali acquedotti passavano sopra la porta?
Tre acquedotti sovrapposti: l'Aqua Marcia, la Tepula e la Iulia, come indica la Sovrintendenza Capitolina. L'arco augusteo serviva proprio a farli passare sopra la via Tiburtina, e solo in un secondo momento fu trasformato in porta delle mura. Secondo la voce enciclopedica, ciascuna delle tre iscrizioni corrisponde a uno dei condotti: in alto la Iulia, al centro la Tepula, in basso la Marcia.
Perché la chiamavano Capo de' Bove?
Per i bucrani, le teste di bue scolpite che decorano il travertino dell'arco di Augusto e l'architrave della porta esterna. Secondo la voce enciclopedica sul monumento, il popolo la chiamava anche Porta Taurina per lo stesso motivo. Si cercano guardando in alto, sui due lati, con una luce radente che faccia uscire i rilievi dalla pietra consumata.
Che cosa successe nel 1347 a Porta San Lorenzo?
Il 20 novembre 1347 davanti alla porta si combattĂ© la battaglia fra le milizie di Cola di Rienzo e le forze dei baroni romani. Secondo la voce enciclopedica, il tribuno ottenne una vittoria netta e nello scontro morì il comandante dei baroni, Stefano Colonna il Giovane. Ăˆ uno degli episodi piĂ¹ noti del breve governo di Cola sulla cittĂ .
Chi gestisce Porta Tiburtina?
La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, che ha sede in piazza Lovatelli 35 e cura le mura urbane. La sua pagina sul monumento riporta la storia della porta, la cronologia dei lavori e lo stato di apertura, oggi temporaneamente chiuso al pubblico. Per informazioni e prenotazioni delle visite il recapito indicato è lo 060608, il contact center di Roma Capitale attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Che cosa fece Pio IX nel 1869?
Secondo la Sovrintendenza Capitolina, nel 1869 fu demolito il recinto interno della porta. La voce enciclopedica in inglese scrive che fra il 1869 e il 1870 Pio IX fece rimuovere gran parte della pietra superstite per una colonna dedicata al Concilio ecumenico, rimasta incompiuta dopo la presa di Roma. Le fonti non concordano sui dettagli della demolizione, ma indicano lo stesso papa e lo stesso anno.
Quanto tempo serve per vederla?
Per la porta bastano venti o trenta minuti, compreso il giro fra il lato interno con le iscrizioni e il lato esterno con le torri. Chi aggiunge il tratto di mura fino a Porta Maggiore, circa un chilometro in piano, deve calcolare un'altra ora. Con il Verano, la basilica di San Lorenzo e il quartiere si arriva facilmente a mezza giornata.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalitĂ di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: le pagine della Sovrintendenza Capitolina sul monumento e sulle visite, il portale turistico di Roma Capitale e Roma Servizi per la MobilitĂ per la tranvia. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una visita a Porta Tiburtina, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto scegliere la luce giusta per le iscrizioni, controllare se la Sovrintendenza ha messo in calendario un'apertura e prenotarla subito allo 060608, e decidere se abbinare il Verano o il tratto di mura verso Porta Maggiore. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma con itinerari sulla città antica e sulle sue difese, una risorsa utile è Tour Leader Pro.
Gli acquedotti romani sono solo un capitolo della lunga storia dell'acqua fra Roma e il Lazio, che continua con le sorgenti dell'Aniene, le arcate nella campagna verso i Castelli Romani e le ville di Tivoli costruite intorno alle fontane. Chi vuole allargare lo sguardo oltre la cittĂ trova nella regione molti altri luoghi legati all'acqua. Per mettere insieme un viaggio di piĂ¹ giorni, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.
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