Porta Latina
Porta Latina si vede gratis dalla strada, a qualsiasi ora: si trova in via di Porta Latina, nel tratto delle Mura aureliane fra Porta Metronia e Porta San Sebastiano, a pochi metri dalla basilica di San Giovanni a Porta Latina. Non ha biglietteria e non ha orari. Dentro le torri non si entra. Il portale turistico di Roma Capitale indica come gestore la Sovrintendenza Capitolina, nella sezione dedicata alle mura urbane.
È una porta a fornice unico, cioè con un solo arco, rivestito di blocchi di travertino e stretto fra due torri semicircolari di mattoni. Prende il nome dalla via Latina, la strada romana che da qui usciva verso sud est in direzione di Capua. Alla fine del III secolo la costruì Aureliano, all'inizio del V secolo la rialzò e la rinforzò Onorio. Oggi il fornice è ancora il passaggio fra la via interna e la via Latina esterna.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale turistico di Roma Capitale, sul Museo virtuale delle Mura di Roma curato da Roma Capitale, sul pieghevole della Sovrintendenza Capitolina dedicato alla passeggiata da Porta Latina a Porta San Sebastiano e sul sito ufficiale del Museo delle Mura. La porta si guarda senza prenotare niente. Si prenotano soltanto le visite ai monumenti vicini che le prevedono, come il sepolcro degli Scipioni, e gli itinerari gratuiti della Sovrintendenza lungo le mura.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Dove: via di Porta Latina, Roma, fra la basilica di San Giovanni a Porta Latina e l'inizio della via Latina fuori le mura.
- Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che cura le mura urbane di Roma.
- Come si entra: non si entra. La porta si attraversa a piedi e si guarda dalla strada. L'interno delle torri non risulta aperto al pubblico.
- Prezzo: gratis. È gratuito anche il Museo delle Mura a Porta San Sebastiano, a pochi minuti a piedi.
- Orari: nessuno per la porta. Museo delle Mura dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 16, ultimo ingresso un'ora prima, chiuso il lunedì.
- Informazioni e prenotazioni per i siti vicini: contact center 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Via di Porta Latina è una strada stretta che si stacca da via di Porta San Sebastiano, il tratto urbano dell'Appia a sud delle Terme di Caracalla, e corre fra muri di cinta, cancelli di ville e alberi alti. Poco prima della porta si apre il cortile della basilica di San Giovanni, con il pozzo medievale al centro. Poco oltre compare l'oratorio ottagonale di San Giovanni in Oleo, e subito dopo la porta chiude la strada.
Il pezzo antico si riconosce subito. Al centro c'è l'arco di travertino, chiaro, di dimensioni modeste. Ai lati le due torri di mattoni, a pianta semicircolare, sporgono verso l'esterno. Sopra l'arco corre la camera di manovra, il vano da cui si calava la saracinesca. Il Museo virtuale delle Mura di Roma ricorda che in origine aveva cinque finestre ad arco, e la voce enciclopedica sulla porta aggiunge che furono chiuse presto, già nel VI secolo.
Dentro il fornice si leggono ancora i segni della chiusura. La Sovrintendenza Capitolina indica la scanalatura in cui scorreva la grata, calata con funi dalla camera superiore. Verso la città, invece, la porta si chiudeva con due battenti di legno montati su cardini. Chi passa sotto l'arco con calma trova i due sistemi uno dietro l'altro: la difesa dura verso l'esterno, la chiusura ordinaria verso l'interno, come in una casa con una porta blindata e una porta di legno.
A pochi passi dall'arco, sul lato della strada, si vede l'oratorio di San Giovanni in Oleo. È un piccolo edificio ottagonale dell'inizio del Cinquecento, con una copertura conica rifatta da Borromini nel 1658. Il portale turistico di Roma Capitale descrive il tamburo con un alto fregio in stucco e la cuspide chiusa da un globo con le rose, l'emblema della famiglia del cardinale Paolucci. Dalla strada lo si guarda bene anche quando è chiuso.
La porta ha due facce, e non si somigliano. Quella interna, verso la basilica, è la più tranquilla e la più fotografata, con la strada alberata davanti. Quella esterna, verso la via Latina moderna, mostra meglio le torri e l'altezza raggiunta con Onorio. Sui blocchi centrali dell'arco, uno per lato, sono scolpiti due segni cristiani diversi. Per vederli entrambi bisogna passare sotto il fornice e voltarsi, cosa che quasi nessuno fa.
Dal lato interno, guardando a destra, le mura proseguono verso Porta San Sebastiano. È il tratto di circa 400 metri che la Sovrintendenza descrive nella sua passeggiata: una curva ampia, undici torri, un camminamento coperto di età onoriana con le feritoie per gli arcieri. Verso sinistra la cinta risale invece verso Porta Metronia e il Celio. Da qui si capisce bene che la porta non è un arco isolato, ma un varco in una difesa lunga chilometri.
Fuori dalle mura il paesaggio cambia. La via Latina moderna scende verso i quartieri residenziali dell'Appio Latino, con traffico di quartiere e marciapiedi normali. Il contrasto fra dentro e fuori è netto. Dentro c'è una strada quasi di campagna, fra giardini e chiese medievali. Fuori c'è la città del Novecento. Porta Latina, fra le due, segna ancora un confine che si percepisce camminando, senza bisogno di leggere cartelli.
Una curiosità su Porta Latina
Sulla chiave dell'arco, cioè sul blocco centrale in cima, dal lato esterno è scolpito il chrismon, il monogramma di Cristo formato dalle lettere greche chi e rho sovrapposte. Dal lato interno, sul blocco corrispondente, c'è invece una croce. La Sovrintendenza Capitolina la chiama croce greca, il Museo virtuale delle Mura di Roma croce bizantina. I due segni guardano in direzioni opposte, uno verso chi arriva, l'altro verso chi esce.
La coppia di simboli non è un caso isolato. Anche su altre porte delle Mura aureliane, come la vicina Porta San Sebastiano o la Porta Pinciana, compaiono croci incise in chiave. Qui, però, i segni sono due e si trovano su facce diverse dello stesso arco. Il senso più probabile è quello di una protezione affidata al cielo, oltre che alle armi, in una città ormai cristiana che temeva gli assedi.
Il modo più semplice per trovarli è fermarsi prima sul lato della basilica e cercare la croce in alto, al centro dell'arco. Poi si passa sotto il fornice, ci si sposta di qualche passo sul lato esterno e si alza lo sguardo di nuovo. Con il sole di lato l'incisione si legge meglio. A mezzogiorno, con la luce piatta, il travertino si uniforma e i segni si confondono con le venature della pietra.
Il chrismon è uno dei simboli più antichi del cristianesimo, e la sua presenza su una porta militare dice qualcosa sull'epoca. Con ogni probabilità il nome di Cristo doveva essere la prima cosa vista da chi si avvicinava alla città dalla campagna. La croce sul lato interno, invece, salutava chi usciva. Le fonti non indicano una data certa per le due incisioni, e conviene lasciarle genericamente all'età tardoantica o bizantina.
Una cosa che non ti dice nessuno su Porta Latina
Porta Latina è rimasta murata più a lungo di quasi tutte le altre porte di Roma. Chiusa nel 1808, fu riaperta solo per qualche mese nel 1827 e poi di nuovo sigillata. Tornò praticabile all'inizio del Novecento. Sulla data esatta le fonti non concordano: il Museo virtuale delle Mura di Roma parla del primo decennio del secolo, la voce enciclopedica indica il 1911. In ogni caso, per circa un secolo da qui non passava nessuno.
La conseguenza di quel lungo silenzio si vede ancora. La via Latina, che in età romana era una grande strada consolare, perse importanza a favore della vicina Appia, e la zona dentro le mura rimase un'area di vigne, orti e conventi. È per questo che via di Porta Latina è oggi una delle strade meno urbanizzate del centro storico. La porta chiusa ha protetto, senza volerlo, un pezzo di campagna dentro la città.
La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: Porta San Sebastiano è sopravvalutata come unica porta da vedere nella zona. È più grande, ospita il museo e si trova sulla via Appia, e per questo raccoglie tutta l'attenzione. Ma Porta Latina si legge meglio. Ha un solo arco, due torri, i simboli in chiave, la scanalatura della grata, e intorno non ha traffico pesante. Per capire come funzionava una porta aureliana, conviene cominciare da qui.
Che cosa cambiò nella porta con Onorio?
Quando Aureliano fece costruire le mura, negli anni Settanta del III secolo, Porta Latina nacque secondo lo schema delle porte principali della cinta: un fornice unico rivestito di travertino, fiancheggiato da due torri semicircolari di laterizio. Il Museo virtuale delle Mura di Roma ricorda che nella torre occidentale si trovava un vano scala per salire alla camera di manovra della saracinesca. Era una porta pensata per una strada importante, non un passaggio di servizio.
Il salto avvenne con Onorio, all'inizio del V secolo. La Sovrintendenza Capitolina data i suoi lavori al 401-402, la voce enciclopedica al 401-403. Le mura furono rialzate in tutta la loro lunghezza e le torri di Porta Latina raggiunsero i tre piani di altezza. Per reggere il nuovo peso fu riempito il vano della scala, e l'accesso alla camera di manovra fu spostato in uno dei bracci della controporta.
Anche l'arco cambiò misura. Secondo la voce enciclopedica, il fornice originale era largo circa 4,20 metri e alto 6,55. Con Onorio fu ridotto a 3,73 metri per 5,65. La Sovrintendenza conferma l'abbassamento del fornice durante i restauri onoriani. Il motivo più probabile è difensivo: un'apertura più piccola si chiudeva meglio e si difendeva con meno uomini, in anni in cui le invasioni non erano più una minaccia lontana.
Le due torri non hanno avuto la stessa storia. La voce enciclopedica riferisce che quella sul lato ovest fu interamente ricostruita da Onorio e restaurata di nuovo nel Medioevo. L'altra fu rimaneggiata più tardi, come mostrano le feritoie per arcieri al posto dei finestroni per le baliste, le grandi macchine da lancio dell'esercito romano. Guardate le torri con attenzione e noterete che non sono gemelle, anche se la prima impressione le fa sembrare tali.
Un dettaglio sopravvissuto dà la misura della continuità. Secondo la voce enciclopedica, sul lato interno della torre di destra esiste ancora una porticina, tuttora funzionante, che conduceva alla camera di manovra. È un accesso di servizio che nessun visitatore può usare, ma che si può cercare con lo sguardo. Dopo sedici secoli, quel piccolo varco resta il punto da cui qualcuno saliva a far scendere la grata quando arrivava il pericolo.
Il consiglio che ti do per visitare Porta Latina
Il consiglio è di arrivarci a piedi da Porta San Sebastiano, percorrendo tutta via di Porta Latina, e non dalla via Latina esterna. In questo modo si incontrano nell'ordine giusto la strada alberata, la basilica, l'oratorio e infine la porta. Si guarda prima la faccia interna con la croce, poi si passa sotto l'arco, ci si ferma sul lato esterno per il chrismon e per le torri, e si torna indietro.
Per la porta bastano venti minuti. Il resto del tempo va dato ai monumenti che la circondano. La basilica di San Giovanni conserva un ciclo di affreschi del XII secolo, l'oratorio di San Giovanni in Oleo si apre su richiesta, il Museo delle Mura permette di salire dentro Porta San Sebastiano. Chi ha mezza giornata libera può tenerli insieme in un unico giro, tutto a piedi e quasi tutto su strade tranquille.
Il momento migliore è la mattina di un giorno feriale, quando via di Porta Latina è quasi vuota e la luce entra di taglio fra gli alberi. La domenica mattina, con le messe in basilica, intorno alla chiesa c'è più movimento. Chi vuole entrare anche in chiesa fa bene a controllare gli orari delle funzioni, per non capitare durante una celebrazione e per trovare aperto il portico.
Il portale turistico di Roma Capitale indica per la basilica le messe feriali alle 6.30, il sabato e i prefestivi alle 7, la domenica e i festivi alle 10 e alle 11.30. Gli orari di apertura della chiesa fuori dalle funzioni non sono pubblicati in quella pagina. Per saperli, e per chiedere l'apertura dell'oratorio di San Giovanni in Oleo, il recapito indicato è il telefono della parrocchia, 06 70475938, oppure l'indirizzo portalatina17@gmail.com.
Chi vuole capire il tratto di mura con un archeologo della Sovrintendenza può seguire gli itinerari gratuiti che il gestore organizza di tanto in tanto. Uno di questi, intitolato alle mura da Porta Metronia a Porta Latina, si è svolto il 31 marzo 2024 alle 11.30, con durata di un'ora, ritrovo in piazza di Porta Metronia lato giardini e prenotazione obbligatoria allo 060608. Le nuove date vanno cercate sul sito della Sovrintendenza Capitolina.
Si paga qualcosa e si può entrare dentro?
Per la porta non si paga niente e non si prenota niente. Si attraversa a piedi e si guarda dalla strada, di giorno e di sera. L'interno delle torri e la camera di manovra non risultano aperti al pubblico, e il gestore non indica visite ai locali della porta. Non esistono biglietti da comprare né piattaforme da consultare: le offerte di tour che citano Porta Latina non danno accesso a spazi chiusi.
Per salire dentro una porta delle mura in questa zona c'è il Museo delle Mura, dentro Porta San Sebastiano, in via di Porta San Sebastiano 18. Secondo il sito ufficiale del museo l'ingresso è gratuito, con biglietto da ritirare sul posto. Apre dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16, con ultimo ingresso un'ora prima. È chiuso il lunedì, il primo maggio e il 25 dicembre.
Il museo ha regole precise sulla capienza. Il gestore indica un massimo di venti visitatori contemporaneamente, cinque per sala, e una permanenza massima di cinquanta minuti. La terrazza della torre non è fruibile. I gruppi da cinque a venti persone devono prenotare gratuitamente allo 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Prima di andare conviene controllare la pagina degli avvisi del museo, dove compaiono chiusure e limitazioni temporanee.
Il sepolcro degli Scipioni, a metà strada fra Porta Latina e Porta San Sebastiano, segue un sistema diverso. La pagina della Sovrintendenza Capitolina indica visite a turni di massimo dodici persone, prenotazione obbligatoria allo 060608, caschetto di protezione fornito sul posto. Il biglietto costa 4 euro l'intero e 3 il ridotto, gratis per i residenti a Roma e nell'area metropolitana e per chi ha la MIC card.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che le porte di Roma fossero caselli daziari è cosa nota. Meno citato è a chi andassero i soldi. Secondo la voce enciclopedica, una bolla di papa Onorio III del 1217 stabiliva che i proventi del pedaggio di Porta Latina spettassero alla chiesa di San Tommaso in Formis, sul Celio. Il passaggio delle merci finanziava quindi un'istituzione religiosa, non la città. Era una rendita come un'altra, da assegnare e da contendere.
Nei secoli successivi le porte furono date in appalto a privati con aste regolari. La voce enciclopedica riporta un documento del 1467 che fissava le regole dell'asta annuale, e un appalto del 1474 che univa Porta Latina e la porta dell'Appia in un unico lotto. Nel 1532 papa Clemente VII concesse la sola Porta Latina a Innocenzo Mancini per centoventi fiorini, dieci salme di legna e dieci di fieno.
Quella clausola in natura dice molto sul traffico che passava di qui. Legna e fieno erano le merci della campagna a sud est di Roma, portate in città con i carri per le cucine e le stalle. La via Latina, a quell'epoca, non era più una grande strada di viaggiatori, ma restava la via dei contadini e dei carrettieri che rifornivano i rioni. L'appaltatore incassava in denaro e anche in merce, come si faceva allora.
Il valore dell'appalto racconta anche il declino. La voce enciclopedica collega la crisi della porta alla perdita di importanza della via Latina rispetto all'Appia, e nota che nemmeno la vicinanza della basilica di San Giovanni bastò a frenarla. Porte che rendevano poco venivano chiuse con meno scrupoli, e infatti Porta Latina fu murata più volte. La storia fiscale e quella delle chiusure, qui, sono la stessa storia vista da due lati.
La foto giusta da fare a Porta Latina
La foto che racconta la porta si fa dal lato interno, da via di Porta Latina, a una trentina di passi dall'arco. Nell'inquadratura entrano l'arco di travertino al centro, le due torri ai lati e un pezzo di muro, con la strada alberata in primo piano. È l'immagine che fa capire la porta come fondale di una via quasi di campagna. Funziona meglio al mattino, quando la luce arriva da est e scalda il travertino.
La seconda foto è un dettaglio: la chiave dell'arco. Dal lato interno si cerca la croce, dal lato esterno il chrismon. Serve lo zoom del telefono o un obiettivo lungo, e serve una luce laterale che faccia uscire l'incisione dalla pietra. Con il cielo coperto i segni si leggono a fatica. Conviene provare in due momenti della giornata, perché le due facce dell'arco ricevono il sole in ore diverse.
La terza foto è dal lato esterno, un po' distanti, con le torri intere. Da qui si vede meglio l'altezza raggiunta con Onorio e la differenza fra le due torri. Conviene includere anche un tratto di mura a destra e a sinistra, così la porta appare per quello che era: un varco dentro una cinta continua. Attenzione ai veicoli che escono dal fornice e alle auto in sosta lungo il marciapiede.
Un'ultima possibilità, meno ovvia, è la foto che lega la porta alla basilica. Dal cortile di San Giovanni, oltre il pozzo, si vede il campanile romanico, e uscendo sulla strada si inquadrano insieme la porta e il muro della chiesa. È l'immagine che spiega il nome del luogo, San Giovanni a Porta Latina. La regola vale per tutte le inquadrature: niente foto in mezzo alla carreggiata sotto l'arco, dove lo spazio per i pedoni è poco.
Come si arriva dal centro di Roma?
Il percorso più piacevole è a piedi dalle Terme di Caracalla. Dal lato sud delle terme si prende via di Porta San Sebastiano, cioè il primo tratto urbano dell'Appia, fino al bivio con via di Porta Latina, sulla sinistra. Da lì si sale fino alla porta. Chi arriva dal Circo Massimo aggiunge una decina di minuti di cammino lungo il viale delle terme.
Dal Colosseo e dal Celio la strada più tranquilla passa per Villa Celimontana e scende verso piazza di Porta Metronia, da cui si seguono le mura verso sud fino a Porta Latina. È il tratto descritto dall'itinerario della Sovrintendenza da Porta Metronia a Porta Latina. Si cammina con il muro aureliano quasi sempre a fianco, e si arriva alla porta dal lato interno.
Chi arriva da San Giovanni in Laterano può seguire le mura verso sud, passando da Porta Metronia, e raggiungere Porta Latina in una mezz'ora di cammino. È un percorso poco battuto, lungo il lato interno della cinta, che mostra bene la successione delle torri. In questo caso conviene fare il giro al contrario: prima Porta Latina, poi la discesa verso il sepolcro degli Scipioni e Porta San Sebastiano, infine il ritorno verso Caracalla.
Gli autobus che servono la zona di Caracalla, dell'Appia urbana e della via Latina cambiano spesso percorso per lavori ed eventi, e conviene controllarli sul sito dell'ATAC il giorno stesso. In auto, invece, la visita non conviene: via di Porta Latina è stretta, i parcheggi sono pochi e la zona dentro le mura va vissuta a piedi. Chi arriva da fuori Roma fa meglio a lasciare l'auto vicino a una stazione della metropolitana.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione della cinta di Aureliano, alla fine del III secolo. Roma si chiudeva di nuovo dentro un muro dopo secoli, perché le vecchie Mura Serviane erano state superate dalla città da ogni lato. Porta Latina nasceva come porta principale, sulla strada per la Campania. Il secondo avvenimento è l'intervento di Onorio nei primi anni del V secolo, con il rialzo delle torri e il restringimento dell'arco.
Nel 1408, secondo la voce enciclopedica, il re Ladislao di Napoli occupò la città e fece chiudere Porta Latina insieme alla vicina Porta Asinaria. La chiusura durò poco, appena quattro mesi. Il Museo virtuale delle Mura di Roma ricorda lo stesso episodio come una breve chiusura. È il primo di una lunga serie di blocchi che segnano la storia della porta fino al Novecento, per ragioni militari, sanitarie o semplicemente economiche.
Le chiusure più lunghe furono dovute alla peste. La voce enciclopedica ne cita una nel 1576 e una nel 1656. La seconda durò tredici anni: la porta rimase sigillata fino all'intervento del cardinale Giulio Gabrielli, che il 5 maggio 1669 la fece riaprire con una cerimonia solenne. Il Museo virtuale delle Mura di Roma conferma la chiusura del 1656-1657 per misure sanitarie legate alla pestilenza e la riapertura del 1669.
Nel settembre del 1870 la porta murata entrò nella storia dell'Unità d'Italia. Le fonti non concordano sui dettagli. Il Museo virtuale delle Mura di Roma scrive che la chiusura impedì al generale Luigi Cadorna e alle sue truppe di entrare in città dal quadrante sud orientale, costringendoli a ripiegare su Porta Pia. La voce enciclopedica parla invece di un tentativo di aprire qui una breccia, prima ancora che a Porta Pia.
L'ultimo avvenimento è la riapertura del Novecento, che rese la porta di nuovo un passaggio urbano dopo circa un secolo di muro. Negli stessi decenni cambiava anche il paesaggio intorno. La Sovrintendenza Capitolina ricorda che il Parco degli Scipioni, fra l'Appia urbana e la via Latina, fu realizzato fra il 1926 e il 1929 nell'area retrostante il sepolcro. La zona passava da campagna chiusa a passeggiata pubblica, con la porta come ingresso naturale.
Chi è passato da Porta Latina
Il primo nome è quello di Aureliano, che decise la nuova cinta negli anni Settanta del III secolo e diede a Porta Latina la forma di porta principale. Il secondo è Onorio, figlio di Teodosio, che governava l'Occidente in anni di invasioni continue e fece rialzare le torri all'inizio del V secolo. Non risulta che nessuno dei due sia passato fisicamente di qui, ma la porta che vedete porta la firma costruttiva di entrambi.
Poi ci sono i nomi legati alle chiusure. Il re Ladislao di Napoli, che nel 1408 occupò Roma e fece murare la porta per quattro mesi. Il cardinale Giulio Gabrielli, che nel 1669 la fece riaprire con una cerimonia solenne dopo i tredici anni della peste. E, secondo le fonti sul 1870, il generale Luigi Cadorna, che trovò la porta chiusa e dovette cercare un'altra strada per entrare in città.
Ci sono anche i nomi degli appaltatori, meno famosi ma più vicini alla vita quotidiana della porta. Innocenzo Mancini, che nel 1532 ottenne da papa Clemente VII la riscossione di Porta Latina in cambio di fiorini, legna e fieno. E, prima di lui, la chiesa di San Tommaso in Formis, destinataria del pedaggio secondo la bolla di Onorio III del 1217. Per secoli qui si fermavano carri, si pesavano merci, si pagava.
Infine, sul piano della tradizione, c'è l'apostolo Giovanni. Il portale turistico di Roma Capitale riferisce che la tradizione colloca presso Porta Latina il suo tentato martirio nell'olio bollente, da cui l'apostolo sarebbe uscito illeso. Non è un passaggio documentato, ed è per questo che va raccontato con cautela. Ma è la presenza che ha dato il nome alla basilica e all'oratorio, e che ha reso questa strada un luogo di devozione per secoli.
Accanto alla porta sono passati anche i papi che l'hanno restaurata. La Sovrintendenza Capitolina e la voce enciclopedica ricordano gli stemmi di Pio II, Urbano VIII e Alessandro VII sulle torri del tratto verso Porta San Sebastiano, segno di interventi fra Quattrocento e Seicento. Nella passeggiata della Sovrintendenza la data 1623 compare accanto allo stemma di Urbano VIII. Sono restauri che hanno tenuto in piedi il muro, senza cambiarne il disegno.
Accanto alla porta ha lavorato anche Francesco Borromini. Nel 1658 il cardinale Francesco Paolucci gli affidò il restauro dell'oratorio di San Giovanni in Oleo, e l'architetto ne ridisegnò la copertura. Negli stessi anni, secondo il portale turistico di Roma Capitale, il pittore Lazzaro Baldi decorò l'interno con stucchi e affreschi dedicati a san Giovanni immerso nell'olio bollente. Chi ama Borromini trova qui una delle sue opere più piccole e meno viste.
San Giovanni nell'olio bollente: che cosa è documento, tradizione e leggenda?
Quello che dicono i documenti è limitato ma solido. La basilica di San Giovanni a Porta Latina fu probabilmente fondata nel V secolo, secondo il portale turistico di Roma Capitale, che cita tegole con bolli dell'epoca di Teodorico. Fu ricostruita alla fine dell'VIII secolo e restaurata nel 1191. L'oratorio di San Giovanni in Oleo risale invece all'inizio del XVI secolo.
Quello che dice la tradizione è che proprio qui, presso la porta, l'apostolo Giovanni sarebbe stato immerso in una caldaia di olio bollente durante la persecuzione, uscendone senza bruciature. Il portale turistico di Roma Capitale presenta l'episodio come tradizione, e così va letto. È questa memoria ad aver fatto nascere la basilica dedicata a Giovanni Evangelista e, secoli dopo, il piccolo oratorio ottagonale costruito sul punto indicato dal racconto.
L'oratorio mette la tradizione in pietra. Secondo il portale turistico di Roma Capitale il progetto è attribuito, a seconda degli studiosi, a Bramante, ad Antonio da Sangallo il Giovane o a Baldassarre Peruzzi, e fu finanziato dal prelato francese Benedetto Adam. Nel 1658 il cardinale Francesco Paolucci affidò il restauro a Francesco Borromini, che rifece la copertura con un fregio in stucco e una cuspide conica chiusa da un globo con le rose dello stemma di famiglia.
Poi c'è la leggenda vera e propria, che non riguarda Giovanni ma la porta. Secondo la voce enciclopedica, alcuni eruditi del XIV secolo facevano derivare il nome Latina dal verbo latino latere, nascondersi, perché qui si sarebbe nascosto il dio Saturno in fuga da Giove. La stessa voce nota gli anacronismi evidenti. Il nome viene dalla via Latina, e la via dal Lazio. Saturno nascosto dietro le torri resta una storia da raccontare, non da credere.
Davanti alla porta, quindi, conviene tenere separati i tre piani. Le mura, i simboli in chiave, la basilica medievale e l'oratorio rinascimentale sono documenti. L'olio bollente è tradizione, antica e rispettabile, che ha orientato la devozione e la costruzione degli edifici. Saturno nascosto è leggenda erudita. Mescolare i tre livelli fa torto soprattutto alla tradizione, che non ha bisogno di diventare cronaca per conservare il suo valore.
Che cosa si vede lungo le mura fino a Porta San Sebastiano?
Il tratto di mura fra Porta Latina e Porta San Sebastiano è uno dei meglio conservati della cinta. La Sovrintendenza Capitolina lo descrive nel suo pieghevole come un percorso di circa 400 metri che, con un'ampia curva e undici torri, collega le due porte. Si percorre a piedi dall'esterno, lungo la strada che segue il muro, e si arriva al largo di Porta San Sebastiano, all'inizio dell'Appia fuori le mura.
Lungo il tratto si conserva il camminamento coperto di età onoriana, con le feritoie per gli arcieri. Secondo la Sovrintendenza, nell'Ottocento alcune di queste aperture furono adattate per i fucili, segno che il muro era ancora considerato una difesa utile nell'epoca delle armi da fuoco. Sulle torri compaiono gli stemmi dei papi che le hanno restaurate fra il XV e il XVIII secolo. Cercarli è un buon esercizio per capire quante mani abbiano toccato queste mura.
A Porta San Sebastiano il percorso finisce nel Museo delle Mura, l'unico punto della zona in cui si entra dentro una porta e si cammina nelle sue camere. È gratuito e aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16. A nostro giudizio è il complemento giusto di Porta Latina: la prima si guarda da fuori, la seconda si visita da dentro, e insieme spiegano come funzionava una porta aureliana.
Fra le due porte, dentro le mura, si trovano il sepolcro degli Scipioni e il Parco degli Scipioni. Il sepolcro, secondo la Sovrintendenza, risale ai primi decenni del III secolo avanti Cristo ed era la tomba della famiglia degli Scipioni, a partire da Lucio Cornelio Scipione Barbato, console nel 298. Nello stesso parco si trova anche il Colombario di Pomponio Hylas.
La Sovrintendenza descrive il sepolcro come un monumento diviso da quattro grandi pilastri in sei gallerie, dove si trovano sarcofagi e colombari. Il sarcofago di Scipione Barbato si trovava di fronte all'ingresso, sul fondo del monumento. La visita richiede il caschetto di protezione fornito sul posto. È una sosta breve ma densa, da prenotare prima di partire, perché i turni sono di dodici persone al massimo e i visitatori singoli entrano secondo un calendario dedicato.
Per tutti questi luoghi non esistono canali di vendita alternativi da considerare. Non risultano prodotti in vendita sulle piattaforme di attività turistiche dedicati in modo specifico a Porta Latina, al sepolcro degli Scipioni o al Museo delle Mura, e un tour generico dell'Appia non sostituisce le visite del gestore. Il canale giusto resta lo 060608, il contact center di Roma Capitale, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Il Parco degli Scipioni, invece, è il giardino pubblico che occupa l'area fra l'Appia urbana e la via Latina. La Sovrintendenza ne colloca la realizzazione fra il 1926 e il 1929. Per chi va da Porta Latina a Porta San Sebastiano è una scorciatoia verde e un punto di sosta all'ombra. Gli orari di apertura dei cancelli sono stabiliti da Roma Capitale e non risultano pubblicati nelle pagine consultate: conviene chiederli allo 060608.
Porta Latina fra le altre porte delle Mura aureliane: che cosa cambia?
Le porte delle Mura aureliane non sono tutte uguali. Alcune furono trasformate in facciate monumentali, come Porta del Popolo fra Cinque e Seicento o Porta Pia con il disegno di Michelangelo. Altre inglobarono monumenti più antichi, come Porta Maggiore con gli acquedotti o Porta San Paolo accanto alla Piramide Cestia. Porta Latina non ha subito né l'una né l'altra sorte.
È questa la sua forza. Il fornice unico, le due torri, la camera di manovra, la scanalatura della grata e i simboli in chiave si leggono senza aggiunte moderne che li coprano. Chi ha visto Porta San Sebastiano, con le sue due torri alte e il museo dentro, riconosce qui la stessa grammatica in scala ridotta. Chi ha visto Porta Pinciana, nata come posterula e ingrandita da Onorio, trova qui una porta nata già principale.
Anche la cinta più antica merita un confronto. Sull'Esquilino l'Arco di Gallieno è ciò che resta di una porta delle Mura Serviane, più vecchia di Porta Latina di molti secoli. Sul Celio l'Arco di Dolabella è un altro varco antico, oggi attraversato da una strada di quartiere. Metterli in fila aiuta a capire come Roma sia cresciuta per anelli successivi, ciascuno con le sue porte e le sue strade.
Chi vuole vedere più porte in una sola giornata ha davanti un percorso chiaro. Si parte da Porta Metronia, si scende lungo le mura fino a Porta Latina, si prosegue per il tratto delle undici torri fino a Porta San Sebastiano e al museo, poi si segue il lato esterno della cinta verso ovest. Sono qualche chilometro a piedi, su strade in gran parte tranquille, con molte soste possibili. Conviene scarpe comode e una bottiglia d'acqua da riempire lungo il cammino.
Quando si vede male e che cosa non aspettarsi?
La porta non chiude mai, ma ci sono momenti in cui si vede male. Le ore più calde dell'estate rendono faticoso il cammino fra le due porte, soprattutto per chi arriva già stanco da Caracalla. La domenica mattina, con le messe delle 10 e delle 11.30, intorno alla basilica c'è più passaggio. Di sera l'illuminazione pubblica è scarsa, e i simboli in chiave, che si leggono solo con la luce laterale, spariscono.
Non aspettatevi pannelli dettagliati, un centro visite o un percorso segnalato attorno alla porta. Porta Latina è un monumento su strada, e il racconto va portato con sé. Non aspettatevi nemmeno di salire sulle torri: l'interno della porta non risulta aperto al pubblico. Il gestore non pubblica notizie di cantieri in corso sulla porta, ma le mura nel loro insieme sono soggette a restauri continui, e transenne o ponteggi possono comparire senza preavviso.
Anche i monumenti vicini hanno limiti da conoscere. Il Museo delle Mura è chiuso il lunedì e accoglie al massimo venti persone per volta. Il sepolcro degli Scipioni si visita solo su prenotazione, a turni piccoli. L'oratorio di San Giovanni in Oleo, secondo il portale turistico di Roma Capitale, è visitabile su richiesta, rivolgendosi alla basilica. Per non trovare porte chiuse conviene telefonare prima allo 060608 o alla parrocchia.
Gli itinerari gratuiti della Sovrintendenza lungo le mura non seguono un calendario fisso. Si tengono in date annunciate di volta in volta sul sito del gestore, con prenotazione obbligatoria allo 060608 e posti limitati. Chi programma un viaggio a Roma con mesi di anticipo non troverà quasi mai le date già pubblicate. Conviene controllare il sito nelle settimane immediatamente precedenti e prenotare appena la data compare.
Mangiare vicino a Porta Latina
La zona dentro le mura fra Porta Latina e Porta San Sebastiano è fatta soprattutto di chiese, ville e giardini, e non è un'area di ristoranti. I punti di ristoro si cercano verso Caracalla o fuori dalle mura, nei quartieri residenziali dell'Appio Latino. È un vantaggio più che un limite: la strada resta tranquilla proprio perché non vive di passaggio turistico, e chi ci arriva non trova nessuno che lo aspetti sulla porta di un locale.
Chi si sposta verso le zone più frequentate, fra Caracalla e il Circo Massimo, incontra i segnali che conviene riconoscere ovunque a Roma: menù fotografici in quattro lingue, buttadentro sul marciapiede, voci senza prezzo, cucine aperte di continuo senza pausa, la vetrina con la signora che tira la pasta fresca davanti ai passanti. Nessuno di questi elementi è illegale, ma insieme dicono che il locale conta sul fatto che non tornerete.
La soluzione più semplice, in una bella giornata, è un pranzo al sacco nel Parco degli Scipioni o in Villa Celimontana, con l'acqua dei nasoni della città. Chi preferisce sedersi fa bene a uscire dalla porta e cercare nelle strade dell'Appio Latino, dove i prezzi sono quelli di un quartiere abitato. Per scegliere senza sorprese, una base di partenza è la lista di indirizzi su Google Maps, con locali selezionati fra Roma e il Lazio.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento naturale è il giro delle due porte: Porta Latina, il sepolcro degli Scipioni, San Cesareo de Appia lungo l'Appia urbana e infine Porta San Sebastiano con il Museo delle Mura. Da lì si esce sulla via Appia Antica, verso la chiesa del Domine Quo Vadis e il Parco dell'Appia Antica. È un percorso che si fa tutto a piedi, e che unisce mura, sepolcri e chiese medievali.
Chi ha tutta la giornata può proseguire sull'Appia fino alle catacombe. Le Catacombe di San Callisto, le Catacombe di San Sebastiano con la basilica e le Catacombe di Domitilla si trovano nella stessa zona. Più avanti ci sono la Villa di Massenzio e il Mausoleo di Cecilia Metella. Orari e biglietti vanno controllati sui siti dei rispettivi gestori.
Verso nord, tornando in città, la strada passa dalle Terme di Caracalla e dalle chiese del viale, come San Sisto Vecchio, fino al Circo Massimo. Sul lato dell'Aventino si trova Santa Balbina. Chi sale invece verso il Celio incontra Santo Stefano Rotondo, la basilica dei Santi Giovanni e Paolo e le Case romane del Celio.
Da Porta Metronia, seguendo le mura verso nord, si arriva a San Giovanni in Laterano e alla Scala Santa. Per un quadro dei rioni vicini ci sono le nostre pagine su che cosa vedere al Celio e sull'Aventino. Per le idee a costo zero c'è Roma gratis, dove Porta Latina e il Museo delle Mura trovano posto con pieno diritto.
Le Terme di Caracalla sono a breve distanza, scendendo verso piazzale Numa Pompilio. Per chi vuole abbinarle con una spiegazione esiste una visita guidata delle Terme di Caracalla e del Circo Massimo, prenotabile online. È un link affiliato Tiqets: se acquistate da lì Estate Romana riceve una piccola commissione, mentre il prezzo per voi resta quello del venditore. Porta Latina, invece, si guarda gratis dalla strada.
Domande frequenti
Porta Latina si paga?
No. La porta si attraversa e si guarda dalla strada senza biglietto e senza prenotazione, a qualsiasi ora. Fa parte delle mura urbane curate dalla Sovrintendenza Capitolina. È gratuito anche il Museo delle Mura dentro Porta San Sebastiano, aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16. Si paga invece la visita al sepolcro degli Scipioni: 4 euro intero, 3 ridotto, gratis per i residenti a Roma e nell'area metropolitana.
Si può entrare dentro le torri?
No. L'interno delle torri e la camera di manovra non risultano aperti al pubblico, e il gestore non indica visite. Per salire dentro una porta delle mura, in questa zona, c'è il Museo delle Mura a Porta San Sebastiano, a pochi minuti a piedi. L'ingresso è gratuito, con un massimo di venti visitatori contemporaneamente e una permanenza massima di cinquanta minuti, secondo il sito ufficiale del museo.
Perché si chiama Porta Latina?
Prende il nome dalla via Latina, la strada romana che da qui usciva verso sud est in direzione della Campania e di Capua. Nel Trecento circolava una spiegazione diversa, riportata dalla voce enciclopedica sulla porta: il nome verrebbe dal latino latere, nascondersi, perché qui si sarebbe nascosto il dio Saturno in fuga da Giove. È una leggenda erudita con evidenti anacronismi, da raccontare come tale.
Dove si trovano il chrismon e la croce?
Sulla chiave dell'arco, cioè sul blocco centrale in cima al fornice. Il chrismon, il monogramma di Cristo con le lettere greche chi e rho, è sul lato esterno, verso la via Latina moderna. La croce è sul lato interno, verso la basilica di San Giovanni. Per vederli entrambi bisogna passare sotto l'arco e voltarsi. Con la luce laterale del mattino o del pomeriggio si leggono molto meglio.
Quando è stata chiusa e riaperta?
Molte volte. Nel 1408 per quattro mesi, per ordine del re Ladislao di Napoli. Nel 1576 e nel 1656 per la peste, la seconda volta fino al 5 maggio 1669. Poi di nuovo nel 1808, con una breve riapertura nel 1827. Tornò praticabile all'inizio del Novecento: il Museo virtuale delle Mura di Roma indica il primo decennio del secolo, la voce enciclopedica il 1911.
È vero che san Giovanni fu immerso nell'olio bollente qui?
È una tradizione, non un fatto documentato. Il portale turistico di Roma Capitale riferisce che la tradizione colloca presso Porta Latina il tentato martirio dell'apostolo, uscito illeso dall'olio bollente. A questa memoria sono dedicate la basilica di San Giovanni a Porta Latina e l'oratorio di San Giovanni in Oleo, che si visita su richiesta rivolgendosi alla basilica.
Quanto tempo serve per vederla?
Per la porta bastano venti minuti, compreso il passaggio sotto l'arco e la sosta sui due lati per i simboli in chiave e le torri. Con la basilica, il tratto di mura fino a Porta San Sebastiano e il Museo delle Mura servono almeno due ore. Chi aggiunge il sepolcro degli Scipioni deve prenotare allo 060608 e calcolare il tempo del turno assegnato.
Che cosa si vede nella basilica vicina?
La basilica di San Giovanni a Porta Latina, in via di Porta Latina 17, conserva secondo il portale turistico di Roma Capitale un ciclo di affreschi del XII secolo con 46 scene dell'Antico e del Nuovo Testamento, ritrovati nei restauri del 1940. Nel cortile c'è un pozzo del IX secolo con l'iscrizione EGO STEFANUS, e sopra la chiesa si alza un campanile romanico del XII secolo a cinque ordini.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: le pagine della Sovrintendenza Capitolina, il sito del Museo delle Mura, il portale turistico e il Museo virtuale delle Mura di Roma Capitale. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una visita a Porta Latina, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto scegliere il giorno giusto, evitando il lunedì di chiusura del Museo delle Mura, prenotare per tempo il sepolcro degli Scipioni, che ha turni piccoli, e chiedere alla basilica l'apertura dell'oratorio. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma, con itinerari tematici sulla città antica e sulle sue difese, una risorsa utile è Tour Leader Pro.
Le Mura aureliane sono solo un capitolo della lunga storia delle fortificazioni di Roma e del Lazio, che continua con i bastioni del Rinascimento, le rocche dei Castelli Romani e le cinte dei borghi a un'ora dalla capitale. Chi vuole allargare lo sguardo oltre la città trova nella regione molte altre porte e mura da scoprire. Per mettere insieme un viaggio di più giorni, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
