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Porta Asinaria

Porta Asinaria è chiusa al pubblico dal primo agosto 2024 per i lavori finanziati dal PNRR, e oggi si guarda soltanto da fuori, gratis, dalla piazza. Si trova in piazza di Porta San Giovanni, a Roma, accanto alla porta cinquecentesca che tutti attraversano e a pochi passi dalla facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano. La gestisce la Sovrintendenza Capitolina, che quando il sito è aperto chiede 4 euro l'intero e 3 il ridotto, con prenotazione allo 060608.

È una delle porte delle Mura aureliane meglio conservate. Nata alla fine del III secolo come passaggio secondario, fu trasformata all'inizio del V secolo in una porta monumentale con due grandi torri semicircolari, una controporta e un cortile di guardia. Da qui entrarono in città Belisario nel 536, i Goti di Totila nel 546 ed Enrico IV nel 1084. Fu chiusa nel 1574, quando si aprì la vicina Porta San Giovanni, e restò sepolta per secoli.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulla pagina della Sovrintendenza Capitolina dedicata al monumento, sul portale turistico di Roma Capitale, sul portale dei cantieri del Comune e sulla stampa locale di luglio 2026. Il sito risulta ancora chiuso. Il progetto del PNRR sulle mura fra San Giovanni e Santa Croce in Gerusalemme indica la fine dei lavori prevista nel terzo trimestre del 2026 e prevede interventi per rendere accessibili le torri e gli spazi interni. Una data di riapertura non è pubblicata.

Porta Asinaria con le due torri nelle Mura Aureliane
Porta Asinaria con le due torri, accanto a Porta San Giovanni. Foto di Lalupa, pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Dove: piazza di Porta San Giovanni, Roma, accanto a Porta San Giovanni e alla basilica lateranense.
  • Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, piazza Lovatelli 35, contact center 060608.
  • Stato: chiusa al pubblico dal primo agosto 2024 per i lavori del PNRR. Data di riapertura non pubblicata dal gestore.
  • Prezzo quando è aperta: intero 4 euro, ridotto 3 euro, gratis per i residenti a Roma e nell'area metropolitana e per chi ha la MIC card.
  • Prenotazione: obbligatoria allo 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 19. Gruppi fino a 25 persone. La visita guidata non è compresa nel biglietto.
  • Come si arriva: metro A e metro C, stazione San Giovanni, con interscambio fra le due linee.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Chi arriva in piazza di Porta San Giovanni ha da una parte la facciata della basilica e dall'altra le mura, aperte dal grande arco cinquecentesco di Porta San Giovanni, con il traffico che ci passa sotto. Porta Asinaria si trova subito accanto, a pochi metri. La si riconosce dalle due torri tonde di mattoni, molto più alte e massicce dell'arco moderno, e dal fatto che il suo passaggio si apre più in basso rispetto al piano della piazza.

Quel dislivello è il primo indizio della sua storia. Secondo la voce enciclopedica sulla porta, il piano stradale intorno si è alzato di circa nove metri nel corso dei secoli, finché il passaggio divenne inservibile. Negli anni Cinquanta del Novecento i restauri liberarono la struttura dalla terra accumulata, e la porta tornò a mostrarsi quasi per intero. Per questo oggi la si guarda un po' dall'alto, come se fosse stata scavata, e in effetti lo è stata.

Le due torri semicircolari sono la parte più evidente. La Sovrintendenza Capitolina le descrive su quattro piani, con finestre ad arco nei piani superiori e i due inferiori ciechi, cioè senza aperture. I piani sono segnati da due o tre file di mattoni che sporgono dal muro, come delle cornici sottili. Al centro, fra le torri, c'è il corpo della porta con un solo fornice, il passaggio ad arco, rivestito di travertino. Accanto si vedono anche due torri quadrangolari più piccole.

Le torri quadrangolari erano i vani scala. La Sovrintendenza ricorda che vi si aprono feritoie, le fessure strette da cui si tirava senza esporsi. Dietro il fronte esterno, verso la città, c'erano la controporta e il cortile di guardia, uno spazio chiuso in cui chi entrava si trovava stretto fra due sbarramenti. Dalla piazza, con il sito chiuso, questa parte interna si intuisce solo in parte. Il resto lo si capisce dalle descrizioni pubblicate dal gestore.

Oggi intorno alla porta c'è una cancellata di ferro. La stampa locale, nel luglio 2026, l'ha descritta come una barriera pesante messa per impedire i bivacchi notturni, e ha parlato di un monumento lasciato in penombra e circondato dall'asfalto. È un quadro poco lusinghiero ma realistico. Chi si aspetta un'area archeologica curata con percorsi e pannelli troverà invece un monumento recintato in mezzo a una piazza trafficata, in attesa della fine dei lavori.

Il contesto, però, aiuta a leggerlo. Da un lato c'è il complesso del Laterano, con la basilica, il Palazzo del Laterano, l'obelisco e la Scala Santa. Dall'altro corre il tratto di mura che va verso Santa Croce in Gerusalemme lungo viale Carlo Felice. La porta si trova esattamente nel punto in cui la sede dei papi toccava la cinta della città, e questa vicinanza spiega quasi tutto quello che le è successo.

Una curiosità su Porta Asinaria

Porta Asinaria mette insieme due forme di torre che altrove non convivono. Secondo la voce enciclopedica sulla porta, è la sola fra le porte antiche di Roma ad avere nello stesso tempo torri cilindriche e torri quadrangolari. Le prime, alte circa venti metri, sono le grandi torri tonde che fiancheggiano il passaggio. Le seconde, più basse, contenevano le scale. È un dettaglio che si vede bene anche da fuori, se si guarda la porta di fianco e non soltanto di fronte.

La combinazione ha una ragione pratica. Le torri tonde erano fatte per resistere e per offrire ai difensori un tiro in più direzioni. Quelle quadrate servivano a salire rapidamente ai piani e ai camminamenti, e per questo avevano feritoie strette. Il risultato è una porta che sembra costruita in due tempi diversi, e in parte lo è, perché la forma attuale è frutto dei lavori dell'imperatore Onorio sopra un passaggio più antico e più modesto.

La porta era anche un belvedere sul Laterano. Nell'apertura straordinaria del 2019, la Sovrintendenza Capitolina presentava come punto forte della visita la possibilità di vedere la basilica lateranense dall'alto di una delle torri. Dalla piazza la facciata si guarda dal basso, stretta fra il traffico e le transenne. Da lassù, invece, si capisce la geometria del luogo: la cattedrale del papa da una parte, la cinta della città dall'altra, a poche decine di metri.

Non a caso nel Medioevo la porta cambiò nome. La Sovrintendenza ricorda che era nota come Porta Lateranensis o Porta S. Johannis Laterani, cioè porta di San Giovanni in Laterano. Il nome antico sopravviveva nei documenti, ma per chi viveva a Roma questa era semplicemente la porta del Laterano. È lo stesso nome che, con la chiusura del 1574, passò alla porta nuova aperta accanto, quella che oggi tutti chiamano Porta San Giovanni.

Una cosa che non ti dice nessuno su Porta Asinaria

La terra che l'ha sepolta l'ha anche salvata. La voce enciclopedica sulla porta osserva che l'interramento progressivo ha permesso di conservare la fortificazione interna, cioè la controporta e il cortile di guardia, che in altre porte sono stati demoliti per far passare le strade. Qui nessuno aveva interesse ad abbatterli, perché dopo il 1574 la porta non serviva più. Rimase chiusa e coperta, e intanto il resto della città cambiava.

Il risultato è che Porta Asinaria, insieme a Porta San Paolo, conserva l'aspetto di un'opera difensiva autonoma, un piccolo forte più che un semplice varco nel muro. La stessa voce enciclopedica fa questo accostamento con la porta Ostiense. Chi ha visitato il Museo delle Mura dentro Porta San Sebastiano ha un buon termine di confronto, perché anche lì la porta è un edificio con stanze, scale e camminamenti, non un semplice arco.

La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: Porta San Giovanni, sotto cui passa ogni giorno il traffico diretto all'Appia Nuova, è sopravvalutata come monumento. È un arco del Cinquecento senza torri e senza difese, pensato più come ingresso di una villa che come porta militare, come nota anche la voce enciclopedica che la riguarda. La vera porta del Laterano è quella accanto, più bassa e meno illuminata, che quasi tutti guardano di sfuggita mentre aspettano l'autobus.

C'è anche un errore frequente nelle foto e nelle descrizioni online: scambiare una porta per l'altra. Porta San Giovanni è l'arco moderno con il bugnato, cioè i blocchi in rilievo, e il traffico sotto. Porta Asinaria è quella antica con le torri tonde, più in basso e recintata. Nelle foto condivise online capita di trovarle scambiate. Basta ricordare le torri: dove ci sono le torri, lì c'è la porta antica.

Come diventò una porta monumentale?

All'inizio era poca cosa. La Sovrintendenza Capitolina spiega che Porta Asinaria nacque con le mura di Aureliano come passaggio secondario, destinato al traffico locale. La voce enciclopedica la definisce un'apertura di terz'ordine, costruita fra il 270 e il 273. Non era pensata per una grande strada consolare come l'Appia o la Latina, ma per una via di campagna. Per più di un secolo rimase un varco modesto nella cinta.

La sua importanza crebbe dal IV secolo. Secondo la Sovrintendenza, la ragione più probabile è la vicinanza della sede episcopale del Laterano, cioè della residenza del vescovo di Roma accanto alla basilica fondata da Costantino. Una porta vicina alla casa del papa diventava un accesso di prestigio, attraversato da pellegrini, delegazioni e cortei. Il traffico aumentò, e con il traffico aumentò anche il bisogno di difenderla meglio.

Il salto avvenne con Onorio, all'inizio del V secolo. La voce enciclopedica colloca i lavori nel 401-402. Il portale turistico di Roma Capitale scrive che l'imperatore aggiunse le torri semicircolari e allargò il fornice rivestito di travertino. La Sovrintendenza precisa che furono costruiti anche la controporta e il cortile di guardia, e che l'altezza quasi raddoppiò, con le torri portate da due a quattro piani. Il varco secondario diventò così una porta vera e propria.

Il confronto con le porte simili aiuta a capire il risultato. La voce enciclopedica accosta la nuova Porta Asinaria alla Porta Pinciana e a Porta Metronia, anch'esse nate come passaggi minori e poi rafforzate. Le torri dell'Asinaria, alte circa venti metri secondo la stessa fonte, restano l'immagine più chiara di che cosa volesse dire, per Roma all'inizio del V secolo, prepararsi a un assedio.

Il consiglio che ti do per visitare Porta Asinaria

Il consiglio è di non contare sull'interno, per ora. Con il sito chiuso dal 2024 e nessuna data di riapertura pubblicata, la visita si fa dall'esterno, e va organizzata di conseguenza. Mettete in conto mezz'ora: un giro lento intorno alla cancellata, una sosta sul lato della piazza per le torri, e poi il passaggio sotto Porta San Giovanni per vedere il tratto di mura verso viale Carlo Felice. Il resto del tempo va dato al Laterano.

Prima di andare, conviene chiamare lo 060608 o controllare la pagina del monumento sul sito della Sovrintendenza Capitolina. Quando la porta è aperta, la visita è su prenotazione, con un calendario per i singoli e un massimo di 25 persone per i gruppi. La pagina del gestore è il posto dove compare per primo l'avviso di chiusura o di riapertura. Il portale turistico di Roma Capitale riporta lo stesso avviso, insieme all'indirizzo email info@060608.it.

Chi vuole vedere l'interno deve guardare alle aperture straordinarie. Negli anni passati la Sovrintendenza ha aperto Porta Asinaria in occasioni precise: una mattina di Open Days il 23 novembre 2019 riservata ai titolari della MIC card, una visita per le Giornate Europee del Patrimonio il 25 settembre 2022, un itinerario sulle mura del quartiere il 24 settembre 2023. Per il 2025 e il 2026 il gestore non indica aperture della porta, che resta chiusa per il cantiere.

Se la porta riapre, il consiglio è di prenotare subito e di scegliere una visita che comprenda le torri. Nell'apertura del 2019 la Sovrintendenza prometteva l'interno della porta, uno dei camminamenti di ronda e la vista sulla basilica lateranense dall'alto di una torre. È quello che rende la visita diversa da una sosta in piazza. Tenete conto che la visita guidata, secondo il gestore, non è compresa nel biglietto d'ingresso.

Si può entrare e quanto costa quando riapre?

Oggi non si entra. La pagina della Sovrintendenza Capitolina avverte che dal primo agosto 2024 il sito è temporaneamente chiuso al pubblico per i lavori previsti dal PNRR, e il portale turistico di Roma Capitale ripete lo stesso avviso negli orari. Non ci sono biglietti in vendita, né online né sul posto. La porta si guarda dalla piazza e dal marciapiede, senza pagare niente, a qualsiasi ora del giorno.

Per i biglietti e le prenotazioni l'unico canale è quello ufficiale: la pagina di Porta Asinaria sul sito della Sovrintendenza Capitolina e il contact center 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Non esiste un biglietto della porta venduto da piattaforme commerciali, e le offerte di tour che citano Porta Asinaria non danno accesso all'interno finché il gestore non lo riapre. Le tariffe pubblicate dalla Sovrintendenza per quando il sito è aperto sono queste.

Tipo di biglietto Prezzo
Intero 4 euro
Ridotto 3 euro
Residenti a Roma e nell'area metropolitana, con documento Gratis
Titolari della MIC card Gratis

La MIC card è la tessera dei Musei in Comune di Roma Capitale. Nelle aperture straordinarie degli anni passati la Sovrintendenza l'ha usata come chiave d'accesso, chiedendo il numero della tessera al momento della prenotazione. Per chi non ce l'ha e non risiede nell'area metropolitana, il biglietto intero resta basso. Il problema non è il prezzo, ma trovare una data in cui la porta sia davvero aperta.

Il formato delle aperture passate dà un'idea di che cosa aspettarsi. Per le Giornate Europee del Patrimonio del 25 settembre 2022 la Sovrintendenza aveva previsto una visita di 75 minuti, con partenza alle 9, al massimo 25 partecipanti e la conduzione affidata agli operatori di Zètema Progetto Cultura. L'itinerario del 24 settembre 2023 durava un'ora, partiva alle 11.30 e accettava fino a 30 persone. In entrambi i casi la prenotazione allo 060608 era obbligatoria.

Per salire dentro una porta delle mura mentre l'Asinaria è chiusa, c'è il Museo delle Mura dentro Porta San Sebastiano, in via di Porta San Sebastiano 18. Secondo il sito ufficiale del museo apre dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16, con ultimo ingresso un'ora prima, e chiude il lunedì, il primo maggio e il 25 dicembre. Il museo accoglie al massimo venti visitatori per volta, cinque per sala.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che le porte di Roma servissero anche a riscuotere il dazio è noto. Meno citato è quanto rendesse questa. La voce enciclopedica sulla porta riporta che nel 1475 l'appalto della riscossione a Porta Asinaria valeva 74 fiorini e 19 soldi, una cifra che indica un traffico considerevole. Il pedaggio veniva dato in affitto a privati con aste pubbliche, e chi lo vinceva incassava per conto proprio sulle merci che entravano in città.

Esistevano tabelle con le tariffe per ogni merce, ma la stessa fonte ricorda che gli esattori praticavano spesso abusi, tanto che furono necessari numerosi editti per frenarli. È un'immagine molto concreta della porta nel Quattrocento: non un monumento, ma un posto di controllo dove si discuteva sul peso dei carichi e sull'importo da pagare, con carrettieri, contadini e mercanti in fila davanti all'arco, e qualche lite quotidiana.

L'abitudine era antica. La voce enciclopedica ricorda il ritrovamento di pietre daziarie del 175 dopo Cristo, cippi che segnavano i confini amministrativi della città dove operavano gli uffici doganali, un secolo prima delle mura di Aureliano. Una porta, per un romano dell'epoca, voleva dire anche un ufficio delle tasse, non soltanto una difesa contro i nemici.

La nuova Porta San Giovanni nacque anche per ragioni di traffico. La voce enciclopedica che la riguarda spiega che fu resa necessaria dalla riorganizzazione dell'area lateranense, per facilitare i collegamenti da e per il sud d'Italia. Serviva la via Campana, oggi via Appia Nuova. La vecchia porta, troppo bassa rispetto al nuovo piano stradale e ormai congestionata, fu chiusa. Una questione di viabilità, più che di difesa, decise la fine di Porta Asinaria.

La foto giusta da fare a Porta Asinaria

La foto che racconta la porta si fa dalla piazza, un po' in alto rispetto al passaggio, con le due torri tonde intere nell'inquadratura e il fornice al centro. Il dislivello è la chiave dell'immagine: mostra quanto il suolo si sia alzato intorno al monumento. Allontanatevi quel tanto che basta per far entrare anche un pezzo di mura ai lati, così la porta appare per quello che era, un varco dentro una cinta continua.

La seconda foto mette in fila le due porte. Spostandosi di lato si possono inquadrare insieme le torri antiche e l'arco cinquecentesco di Porta San Giovanni. È la foto che risolve l'equivoco fra le due, e che mostra la differenza fra una porta costruita per difendersi e un ingresso costruito per far passare i carri. Con il traffico sotto l'arco moderno, conviene aspettare un semaforo rosso per avere l'inquadratura pulita.

La terza è un dettaglio: le fasce di mattoni sporgenti che segnano i piani delle torri, e le finestre ad arco nei piani alti. Serve lo zoom del telefono o un obiettivo lungo. La luce radente, al mattino presto o nel tardo pomeriggio, fa uscire il rilievo dei mattoni, mentre con il sole alto la superficie si appiattisce. Provate in due momenti della giornata, perché le facce delle torri ricevono il sole in ore diverse.

Un'avvertenza pratica: la cancellata di ferro entra quasi sempre nell'inquadratura dal basso. Non c'è modo di evitarla del tutto, e non va scavalcata per nessun motivo. Meglio usarla come primo piano sfocato, oppure alzare l'inquadratura e lasciarla fuori tagliando la base delle torri. Niente foto in mezzo alla carreggiata sotto Porta San Giovanni, dove passano auto e autobus a velocità sostenuta e lo spazio per i pedoni è poco.

Come si arriva dal centro di Roma?

Il modo più semplice è la metropolitana. La stazione San Giovanni è servita dalla linea A e dalla linea C, e la società Metro C la descrive come un importante nodo di interscambio fra le due linee, con la stazione della linea C in largo Brindisi. Dalla fermata bastano pochi minuti a piedi, passando sotto Porta San Giovanni.

Chi arriva dal Colosseo può camminare lungo via di San Giovanni in Laterano, passando davanti alla Basilica di San Clemente, e sbucare in piazza davanti alla facciata della basilica lateranense. È una passeggiata in salita dolce, che attraversa un quartiere abitato. In alternativa si sale al Celio passando per la basilica dei Santi Quattro Coronati, una strada più tranquilla e con meno traffico.

Da Santa Maria Maggiore la strada è diritta: via Merulana collega in linea retta le due basiliche e sbuca in piazza di San Giovanni. Lungo la via si trova Palazzo Merulana. Chi viene dalla stazione Termini può prendere la metro A, che arriva a San Giovanni in pochi minuti, oppure camminare attraverso l'Esquilino.

Per le linee di autobus e di tram che passano da piazza di Porta San Giovanni, il consiglio è di controllare il percorso aggiornato con il servizio del trasporto pubblico di Roma o con lo 060608, perché deviazioni e cantieri cambiano spesso le fermate in questa zona. In auto non conviene: la piazza è uno dei nodi di traffico più carichi della città, e il parcheggio è difficile. A piedi o in metro si arriva meglio.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel dicembre del 536 entrò da Porta Asinaria Belisario, il generale bizantino che riconquistava Roma ai Goti. Lo ricordano sia la Sovrintendenza Capitolina sia il portale turistico di Roma Capitale. L'anno dopo la porta fu al centro di un caso politico: la voce enciclopedica riferisce che un presunto invito ai Goti a entrare da qui costò a papa Silverio la deposizione, con l'accusa di tradimento. Da allora la porta ebbe fama di punto debole.

La fama di porta debole si confermò nel 546. Il racconto viene da Procopio di Cesarea, lo storico bizantino contemporaneo alla guerra, seguito dalla voce enciclopedica sull'assedio. Roma era difesa da una guarnigione di circa tremila uomini al comando di Bessa. La carestia era gravissima, con il grano venduto a prezzi altissimi. Quattro soldati isauri si accordarono con i Goti e, di notte, li fecero salire con le funi, nella notte del 17 dicembre, da Porta Asinaria.

Anche il seguito viene dalla stessa fonte. Totila fece abbattere una parte delle mura, un terzo secondo il racconto, e si fermò dopo aver ricevuto una lettera di Belisario che lo invitava a non distruggere la città. Il diacono Pelagio trattò con il re goto per ottenere clemenza verso gli abitanti. Totila portò via con sé i senatori romani, e la città restò per un periodo quasi vuota.

Sui dettagli dell'ingresso le fonti non concordano del tutto. La voce enciclopedica sull'assedio parla di funi calate dalle mura. Quella sulla porta scrive invece che i Goti trovarono aperta Porta Asinaria, insieme a Porta San Paolo, e attribuisce a quel saccheggio la distruzione di un terzo della cinta. Le due versioni non sono per forza incompatibili, ma conviene non trasformarle in una scena sola, con la porta spalancata e i nemici che entrano a fiumi.

A nostro giudizio la vicenda dice più sulla città che sulla porta. Roma nel 546 era affamata e ridotta a pochi abitanti, e bastarono quattro uomini della guarnigione per aprire la strada a un esercito. L'anno dopo l'arrivo di Belisario, del resto, papa Silverio era stato accusato di voler far entrare i Goti proprio da qui. La porta ebbe fama di punto debole, ma il punto debole erano gli uomini che la custodivano.

Nel 1084 passarono da qui l'imperatore Enrico IV e l'antipapa Clemente III, venuti a cacciare papa Gregorio VII. Lo riportano la Sovrintendenza e la voce enciclopedica, che aggiunge un seguito pesante: Roberto il Guiscardo, arrivato per liberare Gregorio, mise a ferro e fuoco l'area del Laterano, con gravi danni alla porta e alle mura vicine. Nel 1404 entrò di qui il re di Napoli Ladislao, che nel 1408 ne ordinò la chiusura per la prima volta, per un mese.

La chiusura definitiva arrivò nel 1574, quando papa Gregorio XIII aprì la vicina Porta San Giovanni. La Sovrintendenza scrive che la nuova porta fu inaugurata l'anno seguente, e il portale turistico di Roma Capitale la collega al Giubileo del 1575. L'iscrizione sulla porta nuova, secondo la voce enciclopedica, porta invece la data del 1574. La vecchia porta, già interrata, restò chiusa fino agli anni Cinquanta del Novecento: più di quattro secoli, secondo la Sovrintendenza.

Il Novecento l'ha restituita. Negli anni Cinquanta i restauri la liberarono dalla terra, e la voce enciclopedica indica il 1956 come anno della riapertura, solo come passaggio pedonale. Fra il 2004 e il 2006, secondo la Sovrintendenza, un nuovo intervento pulì e consolidò le cortine murarie esterne. Dal primo agosto 2024 la porta è di nuovo chiusa, questa volta per il cantiere del PNRR che dovrebbe rendere visitabili le torri e gli spazi interni.

Chi è passato da Porta Asinaria

La lista è corta ma pesante. Belisario nel 536, Totila nel 546, Enrico IV nel 1084 con l'antipapa Clemente III, Ladislao di Napoli nel 1404. La Sovrintendenza Capitolina ne cita tre come ingressi decisivi della storia della città. Sono quasi tutti arrivi di eserciti, in momenti in cui Roma cambiava padrone. Per una porta nata come passaggio secondario, è un elenco sorprendente.

Poi ci sono i passaggi ordinari, molto più numerosi. Per secoli la porta fu l'uscita del Laterano verso la campagna a sud est. La voce enciclopedica ricorda che dentro le mura la strada proseguiva come Via Santa, il percorso che collegava il Laterano alla basilica di San Pietro. Per chi arrivava dalla campagna a sud est, era la strada più diretta verso la cattedrale del papa, e da qui passava il traffico quotidiano di merci e di persone.

Dopo il 1956 la porta tornò a essere attraversata, a piedi. Negli ultimi anni, prima della chiusura, i visitatori sono passati soprattutto durante le aperture della Sovrintendenza. Nel settembre 2023 l'itinerario sulle mura del quartiere partiva proprio da qui, con ritrovo davanti al monumento a San Francesco d'Assisi, di fronte alla basilica. La visita era gratuita, con il solo biglietto d'ingresso secondo la tariffa in vigore, posti limitati e prenotazione allo 060608.

E ci sono i passanti di oggi, che la guardano senza sapere che cosa sia. Chi aspetta un autobus in piazza, chi esce dalla metro, chi attraversa Porta San Giovanni per raggiungere i negozi di via Appia Nuova. Nei giorni dei grandi raduni in piazza di Porta San Giovanni la porta rimane sullo sfondo delle folle. Per la maggior parte di loro resta un muro con due torri, e la cancellata non aiuta a capire che cosa ci sia dietro.

Da dove viene il nome Asinaria: documenti, tradizione o leggenda?

Quello che dicono i documenti è semplice. Secondo la voce enciclopedica sulla porta, il nome viene dalla via Asinaria, una strada che esisteva già prima delle mura di Aureliano. Dentro la città il percorso continuava come Via Santa, fino a San Pietro. La porta, insomma, ha preso il nome della strada, come Porta Latina quello della via Latina e Porta San Paolo quello della strada per la basilica dell'apostolo.

Resta da capire da dove venga il nome della strada, e qui si entra nella tradizione. Il portale turistico di Roma Capitale riporta due spiegazioni. La prima rimanda alla famiglia degli Asinii, che avrebbe avuto proprietà in questa zona. La seconda è più terra terra: il traffico di asini carichi di merci che entravano in città da questa parte.

Poi c'è la leggenda erudita. La voce enciclopedica cita una teoria del Trecento secondo cui il nome verrebbe da un foro degli asini, un mercato di animali provenienti dal sud che si sarebbe tenuto vicino alla porta. Riporta anche la spiegazione di Nicola Muffel, che nel 1452 collegava il nome a processioni trionfali fatte a dorso di asini e muli. Sono letture costruite a posteriori, più interessanti per capire chi le scriveva che per spiegare la porta.

Il consiglio, davanti a questi racconti, è di tenerli separati. La via Asinaria è un dato. Gli Asinii e gli asini da soma sono ipotesi plausibili, nessuna delle due dimostrata. Il mercato del Trecento e le processioni del Quattrocento appartengono alla fantasia dei viaggiatori e degli antiquari. Chi visita la porta con dei bambini fa bene a spiegare quale delle tre cose sta raccontando, perché la differenza conta.

Che cosa prevede il cantiere del PNRR?

Il progetto si chiama Caput Mundi ed è finanziato dal PNRR. Il portale dei cantieri di Roma Capitale lo descrive come restauro conservativo e valorizzazione delle Mura aureliane nel tratto fra piazza di San Giovanni e piazza di Santa Croce in Gerusalemme, con un importo di 8.625.000 euro. Il soggetto attuatore è Roma Capitale. La fine dei lavori è indicata come prevista nel terzo trimestre del 2026, senza una data precisa di riapertura.

Per Porta Asinaria il progetto prevede interventi per migliorare l'accessibilità alle torri e agli spazi interni, e percorsi di avvicinamento alla porta. Sul tratto di mura verso Santa Croce sono indicati l'ampliamento degli spazi visitabili, un'area a giardino, l'apertura del camminamento di viale Carlo Felice, una nuova pavimentazione in cocciopesto, luci e corrimani. Se tutto andrà come scritto, la porta potrebbe diventare l'ingresso di un percorso lungo le mura.

La politica locale spinge nella stessa direzione. Secondo la stampa locale del 14 luglio 2026, il Municipio I ha approvato un atto che impegna il Campidoglio a togliere l'asfalto intorno alla porta, a creare un corridoio verde fra la basilica, Porta Asinaria e i giardini di via Sannio, e a inserire il monumento nel Parco lineare delle mura. Lo stesso articolo precisa che per ora si tratta di una proposta, senza date né cifre.

La cautela è d'obbligo. I lavori pubblici a Roma hanno spesso tempi più lunghi di quelli annunciati, e il terzo trimestre del 2026 coincide con queste settimane. Prima di programmare una visita all'interno, conviene aspettare l'annuncio ufficiale della riapertura sulla pagina della Sovrintendenza Capitolina. Nel frattempo la porta si guarda dall'esterno, e il tratto di mura vicino si legge bene anche dal marciapiede di viale Carlo Felice.

Porta Asinaria fra le altre porte delle mura: che cosa la distingue?

Le porte delle Mura aureliane si dividono, a grandi linee, fra quelle rimaste in uso e quelle chiuse o trasformate. Porta San Sebastiano, sull'Appia, è la più grande e ospita il museo. Porta Latina è rimasta a lungo murata ma oggi si attraversa. Porta Maggiore nasce dagli archi degli acquedotti. Porta Asinaria è la sola che sia stata sepolta per secoli e poi riscavata.

Altre porte sono state rifatte o sostituite. Porta Pia è un'opera di Michelangelo per Pio IV, e il suo nome è legato alla breccia del 1870. Porta del Popolo ha una facciata rinascimentale che copre l'antica porta Flaminia. Porta Tiburtina conserva l'arco augusteo dell'acquedotto su cui si appoggia. Porta Asinaria, invece, è rimasta quasi come la lasciò Onorio, perché nessuno la usò più.

Il paragone più utile è con Porta San Giovanni, la sua sostituta. La voce enciclopedica che la riguarda la attribuisce a Gregorio XIII, con un progetto che le fonti assegnano a Giacomo della Porta o a Giacomo del Duca, senza certezza. È un arco senza torri e senza merli, con il bugnato e una testa barbuta in chiave. Nel 1926 furono aperti due passaggi laterali per il traffico. Messe una accanto all'altra, le due porte raccontano due modi opposti di intendere l'ingresso in città.

Molto più antiche sono le Mura Serviane, la cinta repubblicana che correva più all'interno, di cui restano tratti vicino alla stazione Termini e sull'Aventino. Le Mura aureliane, lunghe in origine circa diciotto chilometri secondo la Sovrintendenza, ne conservano oggi circa dodici. Chi vuole capire la sequenza delle difese di Roma trova nelle nostre pagine anche l'Arco di Dolabella sul Celio e l'Arco di Gallieno all'Esquilino.

Quando è chiusa e che cosa non aspettarsi?

La risposta breve è: adesso. Dal primo agosto 2024 il sito è chiuso per i lavori del PNRR, e il gestore non indica una data di riapertura. Non aspettatevi di trovare un custode, una biglietteria o un cartello con gli orari. Non aspettatevi nemmeno di poter passare sotto il fornice, perché la cancellata lo impedisce. Tutto quello che si vede oggi si vede dalla piazza e dal marciapiede esterno.

Anche quando era aperta, la porta non era un museo con orari fissi. La Sovrintendenza la apriva su prenotazione, con un calendario per i visitatori singoli e turni per i gruppi fino a 25 persone, e con aperture straordinarie in occasioni come gli Open Days o le Giornate Europee del Patrimonio. Chi pensa di presentarsi un pomeriggio qualsiasi e di trovare aperto rischia una delusione anche dopo la fine del cantiere.

Non aspettatevi neppure una piazza tranquilla. Piazza di Porta San Giovanni è uno dei nodi del traffico romano, con autobus, auto e pedoni che si incrociano a ogni ora. Nei giorni dei grandi eventi in piazza, concerti e manifestazioni, l'area intorno alla porta può essere chiusa o transennata. Chi cerca silenzio e raccoglimento deve andare di mattina presto, o spostarsi lungo viale Carlo Felice verso Santa Croce.

Mangiare vicino a Porta Asinaria

Intorno a piazza di San Giovanni i locali non mancano, ma quelli affacciati sulla piazza e davanti alla basilica vivono soprattutto di passaggio. I segnali da riconoscere sono gli stessi di tutta Roma: menù fotografici in quattro lingue, buttadentro sul marciapiede, voci senza prezzo, cucine aperte di continuo senza pausa, la vetrina con la signora che tira la pasta fresca davanti ai passanti. I romani li evitano non per snobismo, ma perché sanno che lì si paga la posizione.

Le cose cambiano uscendo dalla porta. Al di là delle mura comincia il quartiere Appio, un quartiere abitato, con strade dove si mangia a prezzi da residenti e dove i locali contano sui clienti che tornano. Anche verso l'Esquilino, lungo via Merulana e nelle vie laterali, si trova un'offerta pensata per chi vive e lavora in zona. Il menù esposto fuori deve corrispondere a quello che vi danno a tavola, con i prezzi scritti per ogni voce.

In una bella giornata, un'alternativa semplice è un pranzo al sacco in un giardino vicino, come quello di Villa Celimontana sul Celio, con l'acqua dei nasoni della città. Chi preferisce sedersi fa bene a scegliere prima di arrivare in piazza, per non decidere affamato davanti al primo buttadentro. Una base di partenza è la lista di indirizzi su Google Maps, con locali selezionati fra Roma e il Lazio.

Che cosa abbinare in giornata

L'abbinamento naturale è il complesso del Laterano. La basilica di San Giovanni, la cattedrale di Roma, si trova a pochi passi, con il battistero e il chiostro. Dall'altra parte della piazza ci sono la Scala Santa e il Sancta Sanctorum, e accanto il Palazzo del Laterano, che si visita su prenotazione. L'obelisco lateranense, nella piazza accanto al palazzo, completa il quadro. Porta Asinaria diventa così l'ultima tappa, quella che spiega dove finiva la città del papa.

Chi preferisce seguire le mura può uscire da Porta San Giovanni e camminare lungo viale Carlo Felice fino a Santa Croce in Gerusalemme. La Sovrintendenza descrive questo tratto come uno dei più imponenti della fortificazione, con due gallerie di arcate sovrapposte costruite per superare una piccola valle attraversata da un corso d'acqua, la marrana di San Giovanni. Sisto V fece poi colmare la valle per creare un collegamento diritto fra le due basiliche.

Accanto a Santa Croce si trovano l'Anfiteatro Castrense, inglobato nelle mura, e poco più avanti Porta Maggiore con la basilica sotterranea, che si visita solo in date precise. Verso l'Esquilino, lungo la stessa passeggiata, ci sono Santa Bibiana e piazza Vittorio con la Porta Alchemica. È un giro di mezza giornata, tutto a piedi.

Chi va verso sud trova il Celio. Da piazza di San Giovanni si raggiungono Santo Stefano Rotondo, la Villa Giustiniani Massimo e le Case romane del Celio sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Per un quadro del rione c'è la nostra pagina su che cosa vedere al Celio, utile per scegliere le tappe in base agli orari di apertura.

C'è infine un abbinamento sotterraneo, a pochi minuti dalla porta. La stazione San Giovanni della metro C, secondo la società Metro C, espone i resti di un'azienda agricola di età imperiale scoperti durante gli scavi, con una grande vasca d'acqua di circa 35 metri per 70. È una sosta breve per chi passa comunque dalla stazione. Per altre idee a costo zero ci sono le pagine su Roma gratis e su Roma sotterranea.

Domande frequenti

Porta Asinaria è aperta?

No. La Sovrintendenza Capitolina indica che dal primo agosto 2024 il sito è temporaneamente chiuso al pubblico per i lavori previsti dal PNRR, e il portale turistico di Roma Capitale riporta lo stesso avviso. Una data di riapertura non è pubblicata. Il progetto del cantiere indica come prevista la fine dei lavori nel terzo trimestre del 2026. Per aggiornamenti conviene chiamare lo 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Quanto costa entrare quando riapre?

Le tariffe pubblicate dalla Sovrintendenza Capitolina sono 4 euro l'intero e 3 euro il ridotto. L'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nell'area metropolitana, con documento, e per i titolari della MIC card. La prenotazione è obbligatoria allo 060608. La visita guidata non è compresa nel biglietto d'ingresso. Da fuori, invece, la porta si guarda gratis dalla piazza a qualsiasi ora, senza prenotare niente.

Che differenza c'è fra Porta Asinaria e Porta San Giovanni?

Porta Asinaria è la porta antica delle Mura aureliane, con le due torri tonde, costruita fra III e V secolo e chiusa nel 1574. Porta San Giovanni è l'arco aperto accanto da papa Gregorio XIII, con la data del 1574 nell'iscrizione, per servire la via Campana, oggi via Appia Nuova. La prima è recintata e più in basso rispetto alla piazza. Sotto la seconda passa il traffico di tutti i giorni.

Perché si chiama Asinaria?

Prende il nome dalla via Asinaria, una strada più antica delle mura. Il portale turistico di Roma Capitale indica due possibili origini del nome: la famiglia degli Asinii, proprietaria di terreni nella zona, oppure il passaggio degli asini carichi di merci. Nel Trecento circolava anche l'idea di un mercato degli asini vicino alla porta. Nel Medioevo la porta era chiamata anche Lateranensis, per la vicinanza della basilica.

Come entrò Totila a Roma nel 546?

Secondo il racconto di Procopio di Cesarea, ripreso dalla voce enciclopedica sull'assedio, i Goti entrarono nella notte del 17 dicembre 546 da Porta Asinaria. Quattro soldati isauri della guarnigione bizantina, corrotti, li fecero salire calando delle funi dalle mura. La città era difesa da Bessa ed era stremata dalla carestia. Dopo l'ingresso Totila fece abbattere un tratto delle mura, secondo le fonti un terzo.

Si può salire sul camminamento delle mura?

Non ora. Nelle aperture straordinarie degli anni passati, come l'Open Day del 23 novembre 2019, la Sovrintendenza Capitolina ha permesso di visitare l'interno della porta, uno dei camminamenti di ronda e una delle torri, da cui si vede la basilica lateranense dall'alto. Il progetto del PNRR prevede di migliorare l'accesso alle torri e di aprire il camminamento di viale Carlo Felice. Per salire sulle mura oggi c'è il Museo delle Mura a Porta San Sebastiano.

Come si arriva con i mezzi pubblici?

La fermata più comoda è San Giovanni, servita dalla metro A e dalla metro C, con interscambio fra le due linee. La stazione della linea C si trova in largo Brindisi e, secondo la società Metro C, espone anche reperti archeologici trovati durante gli scavi. Dalla fermata si raggiunge la porta a piedi in pochi minuti, passando sotto Porta San Giovanni. Per bus e tram conviene controllare il percorso aggiornato prima di partire.

Quanto tempo serve per vederla?

Con il sito chiuso, per l'esterno bastano venti o trenta minuti: il giro intorno alla cancellata, la sosta davanti alle torri, il confronto con Porta San Giovanni e uno sguardo al tratto di mura verso viale Carlo Felice. Con il complesso del Laterano, basilica, Scala Santa e palazzo, serve una mattina intera. Chi aggiunge la passeggiata lungo le mura fino a Santa Croce in Gerusalemme deve calcolare almeno un'altra ora.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: la pagina della Sovrintendenza Capitolina sul monumento, il portale turistico e il portale dei cantieri di Roma Capitale, il sito del Museo delle Mura. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una visita a Porta Asinaria, per sé o per un gruppo, oggi vuol dire soprattutto tenere d'occhio la riapertura: controllare la pagina della Sovrintendenza, prenotare allo 060608 appena compaiono date, e nel frattempo costruire la giornata intorno al Laterano e alle mura vicine. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma, con itinerari tematici sulla città antica e sulle sue difese, una risorsa utile è Tour Leader Pro.

Le Mura aureliane sono solo un capitolo della lunga storia delle fortificazioni di Roma e del Lazio, che continua con i bastioni del Rinascimento, le rocche dei Castelli Romani e le cinte dei borghi a un'ora dalla capitale. Chi vuole allargare lo sguardo oltre la città trova nella regione molte altre porte e mura da scoprire, spesso più facili da visitare di questa. Per mettere insieme un viaggio di più giorni, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.

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IndirizzoPiazza di Porta San Giovanni Roma San Giovanni, Roma, Roma Città 00183

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