Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Obelisco Lateranense

L’Obelisco Lateranense, al centro di piazza San Giovanni in Laterano, è il più alto obelisco egizio del mondo: un monolite di granito rosso di Assuan alto 32,18 metri, che sfiora i 45,70 metri contando il basamento moderno e la croce che lo corona. È anche il più antico fra gli obelischi di Roma, perché fu tagliato nelle cave egiziane nel XV secolo avanti Cristo per il tempio di Amon a Karnak, e insieme è l’ultimo arrivato in città dall’Egitto in età antica, nel 357 dopo Cristo, per volontà dell’imperatore Costanzo II. Nel mezzo di quei diciassette secoli e nei dodici che seguirono ci sono un viaggio via Nilo fino ad Alessandria, una nave costruita apposta, un’erezione nel Circo Massimo descritta da uno storico contemporaneo, una caduta di cui nessuno registrò la data, sette metri di terra sopra i frammenti, un ritrovamento in tre pezzi nel 1587 e un rialzamento del 1588 che costò al monumento alcuni metri della propria altezza originaria. Le righe che seguono raccontano tutto questo per intero, con i numeri verificati e, dove le fonti non concordano, con le cifre messe una accanto all’altra e la spiegazione di che cosa misurano davvero.

Dove si trova l’Obelisco Lateranense e come raggiungerlo

L’Obelisco Lateranense si trova in piazza San Giovanni in Laterano, sul lato nord della Basilica di San Giovanni in Laterano, fra la facciata laterale della basilica con la loggia delle benedizioni e l’edificio della Scala Santa. È un monumento all’aperto, visibile in ogni momento del giorno e della notte, senza biglietto, senza recinzione e senza orari: uno dei pochissimi grandi monumenti di Roma che si possono guardare da vicino anche alle sei del mattino di un lunedì di gennaio.

A piedi dal centro e dal Colosseo

Dal Colosseo si raggiunge il Laterano in una camminata di circa venti minuti lungo via di San Giovanni in Laterano, la strada dritta che sale dolcemente verso il Celio passando accanto alla Basilica di San Clemente: è uno dei percorsi urbani più belli e meno affollati del centro di Roma, e chi lo fa a piedi attraversa in venti minuti quattro strati di città, dall’anfiteatro flavio alla basilica medievale, dalle case borghesi ottocentesche alla grande piazza papale. Chi parte invece dalla zona di Santa Maria Maggiore può scendere lungo via Merulana, il grande asse rettilineo che collega le due basiliche e che fu aperto proprio nel Cinquecento con la stessa logica di collegamento fra i luoghi del pellegrinaggio: sono poco più di quindici minuti di cammino, in leggera discesa, e alla fine del rettilineo l’obelisco compare in fondo alla prospettiva, che è esattamente l’effetto che i progettisti del Cinquecento avevano in mente.

Con i mezzi pubblici

La fermata più comoda per l’Obelisco Lateranense è San Giovanni, sulla linea A della metropolitana, da cui si arriva in piazza camminando pochi minuti attraverso porta San Giovanni e le Mura aureliane. La stazione San Giovanni è anche capolinea della linea C della metropolitana, e il suo atrio archeologico, allestito con i reperti emersi durante gli scavi del cantiere, vale da solo una sosta di dieci minuti prima di risalire in superficie. In alternativa la piazza è servita dalla rete tranviaria di superficie che collega il Laterano con il Verano, la stazione Trastevere e il quartiere Prati, e da diverse linee di autobus che percorrono via Merulana e viale Carlo Felice. Chi arriva da Termini può scegliere indifferentemente la metropolitana, con un solo cambio o anche senza, oppure un autobus di superficie lungo via Merulana: i tempi di percorrenza sono simili, e conviene verificare orari e percorsi aggiornati sui canali ufficiali dell’azienda di trasporto romana, perché le linee di superficie della zona vengono periodicamente deviate per cantieri.

L'Obelisco Lateranense visto dal basso in piazza San Giovanni in Laterano
L’obelisco di Thutmose III, il più alto obelisco egizio del mondo, al centro di piazza San Giovanni in Laterano. Foto di Livioandronico2013, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Quanto è alto davvero l’Obelisco Lateranense: le cifre a confronto

Il dato più ripetuto è che l’Obelisco Lateranense misura 32,18 metri e che con il basamento e la croce arriva a 45,70 metri, e queste sono le due cifre riportate anche dal portale turistico ufficiale di Roma Capitale. Sono numeri corretti ma vanno letti con attenzione, perché misurano cose diverse e perché altre fonti autorevoli ne riportano di leggermente differenti. Vale la pena chiarire il punto subito, perché è qui che nascono quasi tutte le confusioni che si leggono in giro sull’altezza di questo monumento.

32,18 metri: il monolite, cioè la pietra

La cifra di 32,18 metri si riferisce al solo fusto di granito, cioè al blocco unico di pietra che va dalla base del monolite alla punta della piramide terminale, esclusi il basamento marmoreo su cui poggia e la croce metallica che lo sormonta. È questa la misura che rende l’Obelisco Lateranense il più alto obelisco egizio esistente al mondo, davanti a tutti gli altri obelischi antichi rimasti in piedi, e la ragione per cui la definizione di primato compare su ogni scheda che lo riguardi. Alcune fonti indicano un valore lievemente diverso, intorno ai 32,50 metri, e la differenza si spiega con i punti di misurazione scelti e con la quota da cui si comincia a contare: il fusto non ha una base perfettamente regolare, e a seconda che si consideri il piano di appoggio effettivo o il filo superiore del basamento si ottengono numeri che oscillano di qualche decina di centimetri.

45,70 metri: il monumento intero, non la pietra

La cifra di 45,70 metri comprende invece l’intero complesso monumentale così come Domenico Fontana lo consegnò nel 1588 e come è arrivato fino a noi: il basamento in marmo con le iscrizioni latine e gli stemmi araldici, il fusto di granito, e la croce di bronzo che chiude il monumento in cima. Quando una guida o un cartello annunciano che l’obelisco supera i quarantacinque metri, quindi, non contraddicono il dato dei 32,18 metri: stanno semplicemente misurando l’altezza totale del monumento visibile in piazza, che è un dato utile a chi vuole capire la scala della cosa ma non è la misura dell’obelisco egizio in quanto tale.

I metri perduti: l’altezza originaria e il taglio della base

Il terzo numero è quello che quasi nessuno cita e che è il più interessante: l’obelisco che si vede oggi è più corto di quello che i faraoni videro in piedi a Karnak. Le fonti specialistiche sugli obelischi indicano che al momento del ritrovamento, nel 1587, il monolite misurava circa 36 metri, e che nella lavorazione necessaria a rimetterlo in piedi ne furono persi circa quattro: la parte inferiore, la più danneggiata dalla caduta e dalla lunga permanenza nel terreno umido del Circo Massimo, venne tagliata per ottenere una superficie di appoggio sana e regolare su cui far reggere l’intero peso. La banca dati archeologica dell’università della California dedicata a Karnak riporta d’altra parte per l’obelisco originale un’altezza di 33,1 metri, definendolo il più alto mai eretto nel santuario. Le due indicazioni non coincidono, e il modo onesto di riferirle è dire che l’altezza esatta del monolite intatto non è accertata con precisione al centimetro: ciò che tutte le fonti concordano nel dire è che il fusto oggi visibile è mutilo alla base rispetto a come fu tagliato in Egitto, e che la perdita è dell’ordine di alcuni metri, non di alcuni centimetri.

Il peso: 455 tonnellate o 413?

Anche sul peso dell’Obelisco Lateranense le fonti divergono, e la divergenza ha la stessa origine della precedente. Il portale turistico ufficiale di Roma Capitale e diverse schede italiane indicano 455 tonnellate. Fonti in lingua inglese riportano invece un peso originario intorno alle 413 tonnellate e un peso attuale, dopo il taglio della base, intorno alle 300 tonnellate. La forbice è ampia e non è riducibile a un errore di conversione: dipende da quale corpo si sta pesando, se il monolite integro come uscì dalle cave di Assuan o il monolite accorciato che oggi poggia sul basamento cinquecentesco, e dipende anche dal fatto che nessuno ha mai messo l’obelisco su una bilancia. Tutte le cifre in circolazione sono stime calcolate dal volume del blocco moltiplicato per la densità del granito, e piccole differenze nel modello geometrico adottato producono differenze di decine di tonnellate nel risultato. Quando si legge un numero preciso al chilogrammo sul peso di un obelisco, insomma, si sta leggendo il risultato di un calcolo, non di una misura.

L’origine a Karnak: l’obelisco unico di Thutmose III

L’Obelisco Lateranense nacque nel XV secolo avanti Cristo nelle cave di granito rosso di Assuan, nell’alto Egitto, per ordine del faraone Thutmose III, e fu destinato al grande santuario di Amon a Karnak, presso Tebe. Non era un obelisco come gli altri, e non lo era per una ragione precisa: gli obelischi egizi venivano quasi sempre realizzati in coppia e collocati simmetricamente ai lati dell’ingresso di un tempio, mentre questo fu concepito e rimase un pezzo singolo, tanto che gli egittologi lo conoscono come obelisco unico, traduzione del nome egizio con cui compare nelle iscrizioni.

Un obelisco solo, non una coppia

La scelta di erigere un monolite isolato invece di una coppia è documentata dalle iscrizioni geroglifiche incise sul fusto stesso e costituisce un’eccezione notevole nella pratica architettonica egizia del Nuovo Regno. Il monolite non fu collocato davanti a un pilone come sarebbe stato normale per una coppia, ma nella zona orientale del complesso di Karnak, in un settore del santuario dedicato al culto delle divinità solari, alle spalle del nucleo templare di Amon-Ra. La posizione contava: l’area orientale del tempio guardava verso il sorgere del sole, e un obelisco isolato piantato lì aveva un valore simbolico che una coppia simmetrica ai lati di una porta non avrebbe avuto. Secondo la ricostruzione della banca dati archeologica dell’università della California dedicata a Karnak, con i suoi 33,1 metri fu il più alto obelisco mai innalzato nel santuario, che pure di obelischi ne aveva parecchi.

I trentacinque anni fra il taglio e l’erezione

Thutmose III fece estrarre e lavorare il blocco ma non lo vide mai in piedi: morì prima che l’erezione avvenisse, e il monolite rimase per decenni sdraiato nel recinto del tempio in attesa di qualcuno che portasse a termine l’impresa. Fu suo nipote Thutmose IV, regnante intorno al 1400 avanti Cristo, a far compiere l’operazione. La tradizione degli studi indica in trentacinque anni l’intervallo fra il momento in cui il blocco arrivò al tempio e il momento in cui fu innalzato, e il numero trentacinque comparirebbe proprio nelle iscrizioni geroglifiche di uno dei lati del fusto. Va detto con chiarezza che l’interpretazione precisa di quel dato è materia di discussione fra gli egittologi, e che le fonti divulgative lo riferiscono con sfumature diverse: alcune parlano dei trentacinque anni durante i quali l’obelisco restò coricato in attesa di essere eretto, altre di trentacinque anni impiegati dalle maestranze per completarne la decorazione. Le due letture non sono equivalenti, e chi riferisce l’una come se fosse un dato certo tace il fatto che esista anche l’altra.

Le iscrizioni: due mani a distanza di tre generazioni

Sulle quattro facce del fusto corrono colonne verticali di geroglifici, e queste iscrizioni raccontano una storia a due voci. Al centro di ciascuna faccia sta il testo voluto da Thutmose III; ai lati, aggiunte da Thutmose IV al momento dell’erezione, corrono due ulteriori colonne per faccia che affiancano e completano quelle del nonno. È un dettaglio che si coglie solo guardando il monumento con attenzione o studiandone i rilievi, e che rende il fusto un documento stratificato: la stessa pietra porta la firma di due faraoni separati da tre generazioni e da un lungo intervallo di inattività del cantiere. I testi celebrano il faraone nell’atto di fare offerte alle divinità, secondo il formulario consueto della titolatura regale egizia, ed erano concepiti per essere letti dall’alto verso il basso da chi si trovasse ai piedi del monolite: chi oggi si ferma sotto l’obelisco in piazza San Giovanni in Laterano ha davanti agli occhi, a distanza di trentaquattro secoli, esattamente la stessa superficie scritta.

Da Karnak ad Alessandria: il progetto di Costantino

L’obelisco restò in piedi a Karnak per quasi diciassette secoli, fino a quando l’imperatore Costantino, nella prima metà del IV secolo dopo Cristo, ne ordinò la rimozione. L’idea iniziale non era portarlo a Roma: Costantino intendeva trasferirlo nella nuova capitale che stava fondando sul Bosforo, Costantinopoli, come segno visibile del passaggio del centro dell’impero verso oriente. Il monolite fu staccato, calato e trasportato lungo il Nilo fino ad Alessandria, il grande porto del Mediterraneo orientale da cui sarebbe dovuto partire per il mare aperto. Lì il progetto si fermò.

La morte di Costantino e i venti anni ad Alessandria

Costantino morì nel 337 dopo Cristo e l’obelisco rimase ad Alessandria, sdraiato sulla banchina o nei magazzini portuali, per circa vent’anni. È un dettaglio che colpisce: il monolite più grande mai staccato dalle cave egiziane restò per due decenni in attesa di un imbarco che nessuno organizzava, mentre l’impero si divideva fra i figli di Costantino e le loro guerre. Quando finalmente qualcuno riprese in mano il progetto, la destinazione era cambiata: non più Costantinopoli, ma Roma.

Il trasporto di Costanzo II e l’erezione nel Circo Massimo nel 357

L’obelisco arrivò a Roma nel 357 dopo Cristo per volontà di Costanzo II, figlio di Costantino, e fu eretto sulla spina del Circo Massimo sotto la direzione del prefetto urbano Memmio Vitrasio Orfito. L’anno è legato alla visita che Costanzo II fece a Roma in quel 357, il suo ingresso solenne nella vecchia capitale dell’impero, ed è probabile che l’arrivo del monolite fosse stato programmato per fare da corollario monumentale a quella visita. Del trasporto e dell’erezione esiste un racconto contemporaneo, quello dello storico Ammiano Marcellino, che dedicò alla vicenda un passo del suo diciassettesimo libro.

Che cosa racconta Ammiano Marcellino

Ammiano Marcellino fu un ufficiale dell’esercito romano e scrisse la sua storia in latino nella seconda metà del IV secolo, cioè a ridosso dei fatti: è una fonte di prima mano, e proprio per questo va riferita con esattezza e senza aggiunte decorative. Il senso del suo racconto è questo. Per portare l’obelisco fu costruita ad Alessandria una nave di dimensioni straordinarie, tale da poter accogliere un carico che nessuno scafo ordinario avrebbe retto, e la sua manovra richiese un equipaggio di trecento rematori. La nave attraversò il Mediterraneo e risalì il Tevere fino a un approdo chiamato vicus Alexandri, situato a circa tre miglia da Roma lungo il fiume. Da lì il monolite fu scaricato e trascinato via terra su rulli di legno, con una marcia lentissima, attraverso la porta Ostiense e la zona detta della piscina pubblica, fino alla valle del Circo Massimo. Per rimetterlo in piedi fu costruito intorno al punto di erezione un bosco artificiale di alte travi, collegate da funi lunghe e spesse a cui l’obelisco venne imbracato; migliaia di uomini fecero girare argani simili a ruote di mulino, e il monolite fu sollevato a poco a poco fino alla posizione verticale e collocato al centro della pista.

Chiunque abbia letto il passo originale sa che Ammiano indugia sulla meraviglia della folla e sulla lentezza del sollevamento con un compiacimento da testimone, ma è bene ribadire un punto di metodo: le frasi qui sopra riassumono il senso del suo racconto, non lo citano alla lettera. Le traduzioni italiane in circolazione differiscono fra loro, e attribuire allo storico romano parole precise che non si sono verificate su un’edizione critica sarebbe scorretto. Chi volesse leggere il testo per intero lo trova nel libro diciassettesimo delle Storie, in qualunque edizione annotata delle Res gestae.

L’iscrizione perduta dei ventiquattro esametri

Sulla base romana dell’obelisco, quella su cui il monolite poggiò nel Circo Massimo, era incisa un’iscrizione latina che celebrava l’impresa di Costanzo II: un carme onorario di ventiquattro esametri, cioè un componimento poetico in metrica classica di ventiquattro versi, distribuito sui lati del basamento. Quella base non è arrivata fino a noi, ma il testo sì: fu trascritto nel 1587, al momento del ritrovamento, da chi ebbe modo di vedere i frammenti prima che venissero rilavorati. È uno dei casi in cui la diligenza di un erudito del Cinquecento ha salvato un documento che altrimenti sarebbe scomparso del tutto, ed è anche la ragione per cui oggi si sa con certezza che l’obelisco del Circo Massimo e quello di piazza San Giovanni in Laterano sono lo stesso monumento.

Una curiosità sull'Obelisco Lateranense

La curiosità più densa riguarda un primato doppio che quasi tutte le guide riportano a metà. L’Obelisco Lateranense non è soltanto il più alto obelisco egizio del mondo: è anche il più antico degli obelischi di Roma e, contemporaneamente, l’ultimo a essere arrivato in città dall’Egitto in età antica. Le due cose sembrano contraddirsi e invece descrivono lo stesso fatto da due angolazioni diverse.

Il più vecchio e insieme l’ultimo arrivato

La pietra fu tagliata e incisa nel XV secolo avanti Cristo, il che la rende più antica di tutti gli altri obelischi romani, compresi quelli portati da Augusto subito dopo la conquista dell’Egitto. Ma il viaggio verso l’Italia avvenne soltanto nel 357 dopo Cristo, quasi quattro secoli dopo l’arrivo dei primi obelischi augustei e a impero cristiano ormai inoltrato: nessun altro obelisco egizio raggiunse Roma dopo di lui. Il monolite più vecchio della collezione romana è dunque anche quello con la storia italiana più breve, e questo capovolge la cronologia che istintivamente si dà per scontata guardando gli obelischi sparsi per la città.

La caduta e i secoli sepolti

Nessuna fonte registra la data in cui l’Obelisco Lateranense cadde nel Circo Massimo, e questa assenza è di per sé un dato storico. La caduta viene collocata genericamente fra la tarda antichità e l’alto Medioevo, con una indicazione ricorrente intorno al VII secolo, ma si tratta di una stima ricavata per via indiretta, non di una notizia documentata. Quando il monolite si spezzò, Roma era una città molto diversa da quella che lo aveva accolto: il Circo Massimo non ospitava più corse regolari, la manutenzione degli edifici pubblici era cessata da tempo e nessuno pensò di annotare l’evento.

Le cause possibili: terremoto, incendio, abbandono

Le ipotesi sulla causa sono tre e non si escludono a vicenda. La prima è un terremoto: Roma ne ha subiti diversi di intensità significativa nel corso del primo millennio, e un monolite alto più di trenta metri poggiato su una base è esattamente il tipo di struttura che un sisma fa cadere. La seconda è un incendio o un cedimento delle strutture del circo, che avrebbe compromesso il basamento facendo perdere l’equilibrio al fusto; alcune ricostruzioni divulgative parlano esplicitamente di un crollo avvenuto durante un incendio, ma va segnalato che questa versione non poggia su una fonte antica esplicita. La terza, la più prosaica, è il semplice abbandono: senza manutenzione, con il terreno della valle Murcia sempre più umido e instabile per l’esondazione periodica dei corsi d’acqua che vi confluivano, la base può avere ceduto per conto proprio. Il fatto che il monolite si sia spezzato in tre pezzi indica comunque una caduta violenta su un piano rigido, non un lento inclinarsi.

Il ritrovamento del 1587: tre pezzi nel Circo Massimo

L’Obelisco Lateranense fu ritrovato nel 1587 lungo la spina del Circo Massimo, spezzato in tre pezzi e sepolto a circa sette metri di profondità. Lo scavo non fu una scoperta fortuita ma una ricerca mirata: papa Sisto V, eletto nel 1585, aveva avviato un programma sistematico di recupero e rimessa in opera degli obelischi romani, e sapeva dalle fonti antiche che sulla spina del Circo Massimo dovevano trovarsi due monoliti egizi. Li fece cercare, e li trovò entrambi.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Obelisco Lateranense

La cosa che quasi nessuno racconta è che il monumento più alto della categoria è più basso di quanto era, e che lo è per una scelta deliberata presa nel 1587. Per rimettere in piedi il monolite spezzato serviva una base di appoggio sana, regolare e capace di reggere centinaia di tonnellate senza scheggiarsi: la porzione inferiore del fusto, quella che aveva incassato l’urto della caduta e che era rimasta per secoli a contatto con il terreno umido, non offriva nulla del genere. Fu quindi tagliata via.

Quattro metri sacrificati per poter stare in piedi

Le fonti specialistiche sugli obelischi indicano che al momento del ritrovamento il monolite misurava circa 36 metri e che dopo la rilavorazione ne misurava 32,18: la differenza, all’incirca quattro metri, corrisponde alla parte eliminata. Insieme alla pietra andarono perdute la porzione finale delle iscrizioni geroglifiche e qualunque traccia dell’innesto originale sulla base egizia. È un prezzo che la cultura del restauro contemporanea non accetterebbe mai di pagare, ma che nel Cinquecento appariva non solo ragionevole ma ovvio: l’obiettivo era restituire alla città un obelisco in piedi e funzionante come segnale urbano, non conservare un frammento archeologico nella sua integrità materiale.

Il rialzamento del 1588: Sisto V e Domenico Fontana

L’Obelisco Lateranense fu rimesso in piedi in piazza San Giovanni in Laterano nel 1588, per volontà di papa Sisto V e per mano dell’architetto Domenico Fontana, che due anni prima aveva già condotto a termine l’impresa analoga e celebratissima dell’obelisco Vaticano. Fu la seconda delle grandi operazioni di sollevamento di Fontana e, per dimensioni del carico, la più impegnativa di tutte: il monolite lateranense è nettamente più grande di quello vaticano.

La data esatta: tre versioni diverse

Sulla data precisa dell’erezione le fonti non concordano, e il fatto va riferito senza appiattirlo. Il portale turistico ufficiale di Roma Capitale indica il 3 agosto 1588 come giorno dell’inaugurazione in piazza San Giovanni in Laterano. Altre fonti indicano il 9 agosto 1588, altre ancora il 10 agosto 1588. La discordanza si spiega probabilmente con il fatto che le operazioni si svolsero in più fasi e che esiste una differenza fra il giorno in cui il fusto raggiunse la verticale, il giorno in cui il montaggio fu completato e il giorno della cerimonia solenne di consacrazione con la croce: fonti diverse registrano momenti diversi della stessa impresa. Quello su cui tutte concordano è l’anno, il 1588, e il mese, agosto.

Il metodo Fontana: castello di travi, argani, uomini e cavalli

Il sistema messo a punto da Domenico Fontana per il Vaticano e riapplicato al Laterano era concettualmente semplice e praticamente formidabile. Intorno al punto di erezione veniva costruito un castello di travi di legno di grande sezione, una impalcatura capace di reggere l’intero peso del monolite sospeso; dal castello pendevano decine di funi e paranchi collegati al fusto, che veniva imbracato in una cassa di legno e ferro per distribuire gli sforzi ed evitare che la pietra si scheggiasse. Le funi erano azionate da argani a terra, ciascuno mosso da squadre di uomini e da cavalli, e l’operazione richiedeva che tutti gli argani lavorassero in perfetta sincronia, perché uno sforzo asimmetrico avrebbe fatto ruotare il carico. Fontana risolse il problema del coordinamento con un sistema di segnali sonori, trombe e campane, che scandivano i tempi di tutte le squadre contemporaneamente. Il principio non era nuovo, ma la scala a cui fu applicato e il grado di organizzazione richiesto lo furono, e l’impresa vaticana del 1586 rese Fontana l’ingegnere più celebre d’Europa.

La croce, gli stemmi e i leoni del basamento

Il monumento non fu rimesso in piedi tale e quale: fu cristianizzato. In cima al fusto fu collocata una croce metallica, e il basamento marmoreo nuovo ricevette quattro iscrizioni latine, datate 1588, che ricordano da un lato l’origine egizia del monolite e il trasporto voluto da Costantino e Costanzo, dall’altro il rialzamento operato da Sisto V. Le iscrizioni lateranensi insistono in particolare sul legame fra il monumento e la memoria di Costantino, l’imperatore che secondo la tradizione ecclesiastica fu battezzato proprio al Laterano: un accostamento che aveva un valore propagandistico evidente nel clima della Controriforma, e che va letto come un’operazione di senso voluta dal committente più che come una ricostruzione storica. Alla base furono collocate quattro figure di leoni attribuite a Ludovico del Duca. Va segnalato che la tradizione del battesimo di Costantino al Laterano è oggetto di discussione fra gli storici e non è un fatto stabilito: le fonti antiche collocano il battesimo dell’imperatore altrove e in punto di morte, e la versione lateranense appartiene alla tradizione medievale legata alla cosiddetta donazione di Costantino.

Il programma sistino: quattro obelischi per segnare la città

L’Obelisco Lateranense non è un episodio isolato ma il terzo atto di un programma urbanistico preciso: fra il 1586 e il 1589 papa Sisto V fece rialzare quattro obelischi in quattro punti chiave di Roma, tutti per mano di Domenico Fontana. Capire quel programma è la chiave che tiene insieme tutti gli obelischi della città, e senza di esso il monolite del Laterano resta un oggetto curioso in mezzo a una piazza invece che il nodo di una rete.

I quattro obelischi e le loro date

Il primo fu l’obelisco Vaticano, spostato dal fianco della basilica al centro di piazza San Pietro nel 1586: alto intorno ai 25,50 metri, era stato portato dall’Egitto in età imperiale e non era mai caduto, ma andava spostato di qualche decina di metri, ed è proprio quello spostamento che rese celebre Fontana. Il secondo fu l’obelisco Esquilino, rialzato nel 1587 in piazza dell’Esquilino, alle spalle di Santa Maria Maggiore: alto circa 14,75 metri, proviene dal mausoleo di Augusto e faceva coppia con quello che oggi si trova al Quirinale. Il terzo fu il Lateranense, nel 1588, il più grande di tutti. Il quarto fu l’obelisco Flaminio, rialzato nel 1589 al centro di Piazza del Popolo: alto intorno ai 25,90 metri, portato dall’Egitto da Augusto e ritrovato nello stesso scavo del Circo Massimo che aveva restituito il Lateranense.

Perché proprio quei quattro punti

La scelta dei luoghi non ha nulla di casuale. Piazza del Popolo era la porta settentrionale della città, il punto in cui entravano a Roma i pellegrini che arrivavano dall’Europa lungo la via Flaminia: piantare lì un obelisco significava dare al viaggiatore un segnale visibile da lontano e un punto di orientamento appena varcata la porta. San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano erano tre delle grandi basiliche del pellegrinaggio romano, le mete che chi arrivava a Roma per motivi religiosi doveva visitare. Collocare un obelisco davanti a ciascuna significava rendere ogni meta riconoscibile a distanza, in una città che non aveva ancora i grandi assi rettilinei moderni e in cui orientarsi a piedi fra vicoli e dislivelli era tutt’altro che facile. Gli obelischi funzionavano insomma come segnaletica urbana verticale, visibile sopra i tetti: il progetto sistino è uno dei primi casi documentati in Europa di pianificazione urbana pensata esplicitamente per la leggibilità della città da parte di chi non la conosce.

Le strade sistine: la rete che collega i punti

Gli obelischi erano i nodi; le strade erano i fili. Sisto V, in un pontificato brevissimo che andò dal 1585 al 1590, fece aprire una serie di arterie rettilinee che collegavano fra loro le basiliche e i punti alti della città, superando per la prima volta la logica del tessuto medievale fatto di vicoli e slarghi irregolari. Il Laterano era il capo di questa rete: dalla piazza dell’obelisco partivano gli assi verso Santa Maria Maggiore e verso Santa Croce in Gerusalemme, e il monolite era il fondale prospettico che si vedeva in fondo al rettilineo arrivando da lontano. Lo stesso pontificato completò l’acquedotto dell’Acqua Felice, che portò acqua ai colli orientali rendendo abitabili quartieri fino a quel momento semideserti, e fece collocare le statue di san Pietro e di san Paolo in cima alla colonna Traiana e alla colonna Antonina: la logica era sempre la stessa, prendere i monumenti dell’antichità pagana e riorientarli verso una funzione cristiana e urbana.

La croce in cima: un gesto con un significato preciso

Tutti e quattro gli obelischi sistini furono coronati da una croce, e la scelta non era decorativa. Nel linguaggio della Controriforma collocare una croce sulla punta di un monumento nato per il culto solare egizio e riutilizzato dal paganesimo imperiale significava dichiarare pubblicamente che quel monumento era passato sotto un’altra sovranità simbolica. Sulle basi degli obelischi sistini furono incise iscrizioni latine che dicono esplicitamente questa idea, e il cerimoniale di consacrazione che accompagnò le erezioni ne faceva un atto religioso oltre che civile. È un capitolo che va raccontato per quello che è, cioè come una operazione culturale e politica del suo tempo: senza scandalizzarsi e senza edulcorarlo, perché è precisamente quella operazione ad aver salvato dal degrado quattro monoliti che altrimenti sarebbero rimasti sepolti.

Gli obelischi rialzati dopo Sisto V

Il programma sistino fece scuola e i papi successivi lo continuarono per oltre due secoli, obelisco dopo obelisco: nel 1651 Innocenzo X fece porre l’obelisco Agonale al centro della fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, nel 1667 Alessandro VII collocò il piccolo obelisco della Minerva sull’elefantino di Bernini, nel 1711 Clemente XI eresse l’obelisco Macuteo davanti al Pantheon e alla fine del Settecento Pio VI rialzò quelli del Quirinale e di Montecitorio. Roma è oggi la città con il maggior numero di obelischi egizi eretti in spazi pubblici al mondo, e la ragione è tutta in questa catena di cantieri che parte dal 1586.

Il consiglio che ti do per visitare l'Obelisco Lateranense

L’Obelisco Lateranense si visita gratuitamente e a qualunque ora, perché si trova in una piazza pubblica aperta: il consiglio più utile non riguarda quindi biglietti o prenotazioni, che non servono, ma il momento della giornata e il modo di guardarlo. La piazza è grande, esposta e quasi priva di ombra, e questo cambia completamente l’esperienza a seconda dell’ora in cui ci si arriva.

L’ora giusta e la questione dell’ombra

Nelle ore centrali di una giornata estiva lo spiazzo intorno all’obelisco è uno dei punti più caldi del centro di Roma: superficie pavimentata, nessun albero nelle immediate vicinanze del monumento e riverbero da ogni lato. Chi arriva fra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio da giugno a settembre farebbe bene a portare acqua e cappello e a programmare la sosta come una tappa breve, spostandosi poi all’interno della basilica, dove la temperatura è molto più sopportabile. Il momento migliore è la prima mattina, quando la luce radente mette in evidenza i geroglifici incisi sulle facce del fusto, oppure l’ora che precede il tramonto, quando il granito rosso prende un colore caldo che a mezzogiorno non ha.

Quanto tempo serve e come incastrarlo nella giornata

Per l’obelisco in sé bastano dieci o quindici minuti: il tempo di girargli intorno, di leggere le quattro iscrizioni latine del basamento e di alzare gli occhi sui geroglifici. Ha però poco senso venire al Laterano soltanto per il monolite, perché nel raggio di trecento metri si trovano la basilica, il battistero, la Scala Santa con il sancta sanctorum e il tratto di Mura aureliane con porta San Giovanni. Mettendo tutto insieme si costruisce una mezza giornata piena, che si può chiudere scendendo verso il Colosseo con una sosta alla Basilica di San Clemente e ai suoi livelli sotterranei. Per la basilica lateranense e per la Scala Santa conviene verificare in anticipo orari e condizioni di accesso sui canali ufficiali, perché variano con le celebrazioni liturgiche e nei giorni di festa.

La piazza, la fontana e il contesto lateranense

Ai piedi dell’Obelisco Lateranense si trova una fontana secentesca in marmo e travertino, alimentata dall’acquedotto dell’Acqua Felice, i cui lavori furono ultimati nel 1607. L’attribuzione non è certa: la scheda della Sovrintendenza Capitolina ricorda che sono stati proposti i nomi di Pietro Bernini, Flaminio Ponzio, Domenico Fontana e Taddeo Landini, senza che nessuno di essi sia stato confermato in modo definitivo. I fondi furono stanziati dai Canonici Lateranensi e si ritiene che il cantiere sia stato avviato in occasione del giubileo del 1600.

I delfini, l’aquila e i draghi

La fontana è composta da una vasca baccellata sormontata da una coppia di delfini che reggono una valva di conchiglia, dalla quale zampillano l’acqua due draghi alati e un’aquila. Aquila e draghi non sono un capriccio decorativo: sono le figure dello stemma gentilizio di papa Paolo V Borghese, il cui pontificato va dal 1605 al 1621 e sotto il quale l’opera fu portata a termine. Altri elementi decorativi, fra cui motivi leonini e festoni, richiamano invece l’araldica di Sisto V. Chi guarda la fontana con questo codice in mano legge sul marmo la successione dei committenti come su un documento. In occasione del giubileo del 2000 fu creata intorno al monumento un’area di rispetto, che è la sistemazione che si vede oggi.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che Roma possieda più obelischi egizi di qualunque altra città del mondo, Egitto compreso se si contano quelli eretti in spazi pubblici. Quello che si cita molto meno spesso è la ragione strutturale di questo primato: gli obelischi romani non sono arrivati tutti insieme e non sono stati rialzati tutti insieme, e il fatto che oggi siano in piedi dipende quasi interamente da una decisione presa fra il 1585 e il 1590.

Senza Sisto V, oggi sarebbero ancora sotto terra

Alla metà del Cinquecento gli obelischi eretti e visibili a Roma erano pochissimi: la maggior parte giaceva spezzata e sepolta sotto metri di terra, esattamente come il Lateranense nel Circo Massimo. Furono il programma sistino e i cantieri che ne seguirono, proseguiti dai papi dei due secoli successivi, a trasformare un patrimonio invisibile in un sistema di monumenti visibili. La densità di obelischi che oggi si attraversa passeggiando per Roma, dal Pantheon a Piazza Navona, dal Pincio agli obelischi di Villa Torlonia, non è un lascito diretto dell’antichità: è il risultato di tre secoli di cantieri papali che hanno rimesso in piedi ciò che l’antichità aveva lasciato cadere.

La foto giusta da fare all'Obelisco Lateranense

La foto giusta all’Obelisco Lateranense non è quella frontale che tutti scattano appena scesi dal marciapiede, perché un monolite di oltre trenta metri fotografato da vicino con un telefono diventa un trapezio deformato senza scala di riferimento. Il problema tecnico da risolvere è duplice: dare l’idea dell’altezza e insieme far capire dove ci si trova.

Arretrare e mettere in quadro la basilica

La soluzione più efficace è allontanarsi di venti o trenta metri verso il lato della Scala Santa e comporre l’inquadratura in verticale, tenendo l’obelisco su una delle linee dei terzi e la facciata nord della basilica con la loggia delle benedizioni sull’altra. In questo modo l’architettura fa da metro e l’occhio capisce immediatamente quanto sia alto il monolite. Se ci sono persone che attraversano la piazza, tanto meglio: una figura umana ai piedi del basamento è il riferimento di scala più leggibile che esista.

Il dettaglio che quasi nessuno porta a casa

La seconda foto da fare è il contrario della prima: avvicinarsi al fusto nella prima mattina o nel tardo pomeriggio, quando la luce arriva radente, e riprendere in orizzontale una porzione di geroglifici incisi sul granito. Con la luce di taglio le incisioni prendono rilievo e si leggono, mentre a mezzogiorno appaiono piatte e quasi invisibili. È l’immagine che racconta meglio la cosa più difficile da credere di questo monumento, e cioè che quei segni furono incisi nel XV secolo avanti Cristo e che sono ancora lì, all’aperto, sotto il cielo di una piazza romana.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Piazza San Giovanni in Laterano è stata per più di mille anni il centro del potere papale, prima che quel centro si spostasse in Vaticano, e lo spiazzo su cui oggi si erge l’obelisco ha visto una quantità di avvenimenti che nessun’altra piazza romana può vantare in quantità comparabile.

L’erezione del 1588 come evento pubblico

Il rialzamento stesso fu l’avvenimento più spettacolare che la piazza avesse ospitato da secoli: un cantiere di mesi, un castello di travi alto quanto un campanile, centinaia di uomini e decine di cavalli agli argani, e una folla che assistette al momento in cui il monolite raggiunse la verticale. Va ricordato che si trattava del secondo sollevamento di Fontana dopo il successo vaticano del 1586, e che il fallimento avrebbe significato non solo la distruzione del monumento ma la rovina professionale dell’architetto: l’attenzione con cui Roma seguì il cantiere era quella che si riserva a un’impresa il cui esito non è affatto scontato.

La piazza contemporanea

In epoca contemporanea piazza San Giovanni in Laterano è diventata la piazza delle grandi manifestazioni pubbliche romane, dai cortei sindacali ai raduni politici, e dal 1990 ospita ogni primo maggio il concertone, il grande concerto gratuito che riempie lo spiazzo di centinaia di migliaia di persone. L’obelisco resta al centro di tutto questo, con il palco montato di norma sul lato della basilica e la folla distribuita intorno al monolite: è una delle rare occasioni in cui un monumento egizio di trentaquattro secoli fa da fondale a un evento di musica popolare. La piazza ha conosciuto anche pagine drammatiche: nella notte fra il 27 e il 28 luglio 1993 un’autobomba esplose davanti alla basilica, nella stessa notte degli attentati mafiosi che colpirono anche la chiesa di San Giorgio in Velabro nel Foro Boario, causando danni gravissimi alla facciata e al palazzo del Vicariato.

Chi è passato dall'Obelisco Lateranense

L’elenco di chi è passato accanto a questo monolite comincia ai piedi di un tempio egizio trentaquattro secoli fa e non si è ancora chiuso. È un elenco che vale la pena scorrere perché mette in fila persone che non hanno nulla in comune se non l’essere state, in momenti diversi, davanti alla stessa pietra.

I faraoni, gli imperatori, i papi

Thutmose III ne ordinò l’estrazione e non lo vide mai in piedi; suo nipote Thutmose IV lo fece erigere a Karnak e vi aggiunse le proprie iscrizioni. Costantino ne ordinò la rimozione per la nuova capitale sul Bosforo e morì prima di vederlo partire da Alessandria. Costanzo II lo fece arrivare a Roma nel 357 e lo dedicò sulla spina del Circo Massimo, dove il prefetto urbano Memmio Vitrasio Orfito diresse i lavori. Ammiano Marcellino, storico e ufficiale dell’esercito, ne descrisse il trasporto per i lettori del suo tempo e per tutti quelli che sarebbero venuti dopo. Mille e duecento anni più tardi papa Sisto V ne ordinò il recupero e Domenico Fontana lo rimise in piedi dove si trova oggi, con una cerimonia nell’agosto del 1588.

Viaggiatori, incisori, folle

Dal Seicento in avanti l’obelisco entrò stabilmente nell’itinerario dei viaggiatori del Grand Tour, che al Laterano arrivavano per la basilica e restavano colpiti dal monolite: le vedute incise nel Settecento lo ritraggono decine di volte, spesso esagerandone l’altezza rispetto alla piazza per enfatizzarne l’effetto. Nel Novecento gli sono passate davanti le folle dei pellegrinaggi giubilari, i cortei del primo maggio e le manifestazioni che hanno fatto la storia politica italiana. Il conto complessivo di chi ha alzato gli occhi su questa pietra, sommando Karnak, il Circo Massimo e il Laterano, non è calcolabile: quello che si può dire è che pochissimi oggetti costruiti dall’uomo sono stati guardati da così tante persone così a lungo.

Domande frequenti sull'Obelisco Lateranense

Quanto è alto l’Obelisco Lateranense?

L’Obelisco Lateranense misura 32,18 metri di solo fusto in granito e raggiunge i 45,70 metri contando il basamento marmoreo e la croce che lo sormonta. La prima cifra è quella che gli vale il primato di obelisco egizio più alto del mondo, perché misura il monolite; la seconda descrive l’intero monumento come fu completato nel 1588. Alcune fonti indicano per il fusto valori leggermente diversi, intorno ai 32,50 metri, a seconda del punto da cui si comincia a misurare.

Quanto costa visitare l’Obelisco Lateranense?

Visitare l’Obelisco Lateranense non costa nulla: si trova al centro di piazza San Giovanni in Laterano, in uno spazio pubblico all’aperto, senza biglietto, senza recinzione e senza orari di apertura. Hanno invece condizioni di accesso proprie la basilica, il battistero e la Scala Santa che si affacciano sulla stessa piazza, e per quelle conviene verificare orari e modalità sui canali ufficiali prima di andare.

Come si arriva all’Obelisco Lateranense con i mezzi pubblici?

All’Obelisco Lateranense si arriva con la metropolitana scendendo alla fermata San Giovanni della linea A, capolinea anche della linea C, e camminando pochi minuti attraverso porta San Giovanni. La piazza è servita anche dalla rete tranviaria di superficie e da diverse linee di autobus che percorrono via Merulana e viale Carlo Felice. Conviene verificare percorsi e orari aggiornati sui canali ufficiali del trasporto pubblico romano, perché le linee di superficie della zona vengono periodicamente deviate.

Perché l’Obelisco Lateranense era nel Circo Massimo?

L’Obelisco Lateranense fu eretto nel Circo Massimo nel 357 dopo Cristo perché l’imperatore Costanzo II volle collocarlo sulla spina della pista, dove già dal 10 avanti Cristo si trovava un obelisco portato da Augusto. Mettere un monolite più grande accanto a quello del fondatore dell’impero, nel luogo pubblico più frequentato di Roma, era un gesto politico leggibile da chiunque frequentasse le corse.

Quando è stato ritrovato l’Obelisco Lateranense?

L’Obelisco Lateranense fu ritrovato nel 1587 lungo la spina del Circo Massimo, spezzato in tre pezzi e sepolto a circa sette metri di profondità. Lo scavo era una ricerca mirata voluta da papa Sisto V, che dalle fonti antiche sapeva della presenza di due obelischi in quel punto: il cantiere li restituì entrambi, e il secondo fu poi rialzato in Piazza del Popolo nel 1589.

Quanti obelischi ha fatto erigere Sisto V a Roma?

Sisto V fece erigere quattro obelischi a Roma fra il 1586 e il 1589, tutti per mano di Domenico Fontana: il Vaticano in piazza San Pietro nel 1586, l’Esquilino dietro Santa Maria Maggiore nel 1587, il Lateranense in piazza San Giovanni in Laterano nel 1588 e il Flaminio in Piazza del Popolo nel 1589. Servivano a rendere riconoscibili da lontano le mete del pellegrinaggio romano e i punti di ingresso alla città.

L’Obelisco Lateranense è accessibile alle persone con disabilità?

L’Obelisco Lateranense si trova in una piazza pubblica pianeggiante e pavimentata, raggiungibile senza scale e osservabile da ogni lato, il che lo rende in linea di massima accessibile a chi si muove in carrozzina. La stazione San Giovanni della linea C della metropolitana è attrezzata con ascensori, mentre per gli edifici che si affacciano sulla piazza conviene verificare le condizioni specifiche di accesso presso ciascuna struttura.

Quanto tempo serve per vedere l’Obelisco Lateranense?

Per l’Obelisco Lateranense bastano dieci o quindici minuti, il tempo di girargli intorno e di leggere le iscrizioni del basamento. Ha però senso inserirlo in una visita più ampia al complesso lateranense, fra basilica, battistero, Scala Santa e Mura aureliane, che porta via facilmente mezza giornata e può proseguire a piedi verso San Clemente e il Colosseo.

Si possono fotografare i geroglifici dell’Obelisco Lateranense?

I geroglifici dell’Obelisco Lateranense si possono fotografare liberamente, trattandosi di un monumento all’aperto in uno spazio pubblico. Il risultato migliore si ottiene nella prima mattina o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente fa prendere rilievo alle incisioni: nelle ore centrali della giornata la luce piatta le rende quasi invisibili in fotografia.

Un ultimo consiglio per chi organizza l’itinerario

L’Obelisco Lateranense funziona meglio come perno di una giornata al Laterano che come tappa isolata: chi ha pochi giorni a Roma farà bene a collegarlo alla basilica, alla Scala Santa e alla discesa verso il Colosseo, invece di inserirlo in un giro degli obelischi che obbliga ad attraversare la città avanti e indietro. Chi invece ha tempo e vuole seguire il filo del programma sistino può costruire un percorso che tocchi nell’ordine Piazza del Popolo, piazza San Pietro, l’Esquilino e il Laterano: è un itinerario che si fa in una giornata piena con i mezzi pubblici e che racconta, camminando, come un pontificato di cinque anni abbia riscritto la mappa di Roma.

Chi organizza un itinerario più ampio nel centro di Roma, incrociando questa tappa con le altre soste del quartiere e con le basiliche del pellegrinaggio, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoPiazza di San Giovanni in Laterano Roma Roma Città 00183

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi