Ex Mira Lanza
L'Ex Mira Lanza è l'ex stabilimento di saponi, candele e prodotti chimici che occupa l'ansa del Tevere fra il Lungotevere Vittorio Gassman e via dei Papareschi, nel quartiere Portuense, Municipio XI di Roma, a poche centinaia di metri da ponte Marconi. Oggi non si visita. L'area industriale dismessa è un cantiere recintato, interessata dal giugno 2025 da un intervento di bonifica e messa in sicurezza, e destinata a diventare uno studentato dell'Università degli Studi Roma Tre con un parco pubblico annesso. L'Ex Mira Lanza Museum, il museo di arte urbana nato nel 2016 dentro il saponificio abbandonato attorno alle pitture del francese Seth, è chiuso e dismesso: quelle pareti sono dentro un perimetro interdetto e non c'è modo lecito di entrarci. L'unica porzione del complesso che si visita legalmente, e con biglietto, è il Teatro India della Fondazione Teatro di Roma, Lungotevere Vittorio Gassman 1, 00146 Roma, telefono 06 87752210: posto unico numerato 22 euro intero e 18 euro ridotto, area esterna 15 euro intero e 10 euro ridotto, 15 euro per gli operatori dello spettacolo, 12 euro il posto unico numerato per gli studenti universitari. La biglietteria del Teatro India apre soltanto nei giorni di spettacolo, due ore prima dell'inizio della replica, e i biglietti si comprano anche al Teatro Argentina o sul circuito di vendita indicato dal teatro stesso. La stazione della metropolitana più vicina è Marconi, sulla linea B, dalla quale si attraversa ponte Marconi e si prosegue lungo il fiume; gli autobus che risalgono viale Guglielmo Marconi e via Antonio Pacinotti lasciano a pochi minuti a piedi, e conviene controllare le linee in servizio sul sito dell'azienda dei trasporti prima di partire, perché in questo tratto la rete cambia spesso. Il resto del complesso, cioè lo stabilimento vero e proprio con la ciminiera, il saponificio e i corpi di fabbrica in mattoni, si guarda soltanto da fuori, dal lungotevere e dalle strade laterali.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se volete inquadrare l'Ex Mira Lanza dentro il resto della città, la pagina delle attrazioni turistiche di Roma raccoglie monumenti e musei quartiere per quartiere, e nel caso dell'Ostiense e del Portuense aiuta a capire quanto sia fitta la trama di archeologia industriale che circonda questo posto.

Che cosa si vede oggi dell'Ex Mira Lanza
Chi arriva qui aspettandosi un museo trova un recinto. Vale la pena dirlo subito e senza attenuanti, perché in rete circolano ancora decine di pagine che invitano a infilarsi in un buco della rete metallica come se fosse un'esperienza da consigliare: quella stagione è finita, e finita male per chi ci abitava dentro. Quello che resta, e che resta imponente, è un pezzo di città industriale primo Novecento appoggiato al Tevere, con una ciminiera in mattoni che si vede da lontano e una sequenza di capannoni bassi, lunghi, con i tetti a doppia falda e le finestre a nastro. Il colore dominante è il rosso opaco del laterizio romano, quello che a Testaccio ritrovate al Mattatoio e in via Galvani.
Il perimetro dell'Ex Mira Lanza
Il complesso occupa un poligono irregolare compreso fra il fiume, via Antonio Pacinotti, via Amedeo Avogadro, via Alberto Einstein e via dei Papareschi. Il fronte sul fiume è il più fotogenico e anche il più leggibile: da lì si capisce la logica dell'impianto, che nasceva per ricevere e spedire via acqua e via ferrovia, e che al fiume dava le spalle solo per ragioni di quota. Il fronte interno, verso via Avogadro e via Einstein, è quello che negli ultimi vent'anni ha visto passare tutto: sgomberi, incendi, occupazioni, transenne, l'apertura del museo abusivo e la sua fine.
La toponomastica di questo lembo di città racconta una storia da sola. Il lungotevere si chiama Vittorio Gassman soltanto dal 29 dicembre 2006, quando l'amministrazione capitolina intitolò all'attore genovese, nato nel 1922 e morto a Roma nel 2000, il tratto fino ad allora denominato Lungotevere Papareschi. Quel lungotevere dei Papareschi era stato istituito nel 1940, dentro il grande disegno di espansione di Roma verso il mare che la guerra interruppe: le fabbriche c'erano già, non furono mai smontate, e il risultato è la stratificazione un po' storta che si vede ancora oggi, con un teatro pubblico incastrato dentro un saponificio e una via intitolata a una famiglia nobile medievale che passa davanti a un capannone del 1919.
Gli edifici dell'Ex Mira Lanza visti dalla strada
Dal marciapiede del lungotevere si distinguono almeno tre corpi diversi. Il primo, quello recuperato e intonacato, con l'insegna e il cortile in ghiaia, è il Teatro India: era il magazzino del 1919. Accanto, verso monte, il corpo più alto e più malandato è il saponificio, sempre del 1919, quello che ha ospitato l'Ex Mira Lanza Museum e che nel 2014 andò a fuoco. Più in là si intuiscono i volumi dell'impianto caldaie e dell'estrazione dei grassi, e infine la ciminiera, che è l'elemento che tiene insieme visivamente tutto il fronte fluviale.
Sul lato di via Pacinotti l'aspetto cambia del tutto: lì gli edifici sono in uso, ordinati, con i cancelli chiusi e le insegne della Croce Rossa. Sono i magazzini e i depositi che furono gli ultimi a essere dismessi, negli anni Settanta, e che hanno avuto la fortuna di non restare vuoti abbastanza a lungo da rovinarsi. Su via dei Papareschi, invece, si riconoscono due palazzine basse: erano alloggi per gli operai, e sono in abbandono.
Perché all'Ex Mira Lanza non si entra
Le ragioni sono tre e si sommano. La prima è la proprietà: l'area è pubblica, in capo a Roma Capitale, e in concessione all'Università Roma Tre per la realizzazione dello studentato. La seconda è la sicurezza: dopo settant'anni di abbandono, incendi ripetuti e crolli parziali, le strutture non sono agibili, e la messa in sicurezza con la rimozione delle parti degradate è una delle prime voci del cantiere. La terza è la bonifica ambientale: qui si è prodotto acido solforico, acido nitrico, superfosfato, glicerina, e si sono bruciate piriti. Il suolo va caratterizzato in laboratorio prima di poterci mettere sopra qualunque cosa, e il procedimento passa per l'agenzia regionale per l'ambiente.
Aggiungo la ragione che nessun cartello scrive: nel giugno 2026 la recinzione era in buona parte divelta, con la rete arancione da cantiere schiacciata a terra e varchi aperti sul lato del Teatro India, su via Avogadro e su via Einstein. Che si possa fisicamente passare non significa che si debba. Dentro c'è vegetazione secca, macerie, vetri, amianto potenziale e persone. Entrare è illecito, è pericoloso e, nella pratica, rovina il lavoro di chi cerca di far ripartire il cantiere.
Il cantiere che cambia l'Ex Mira Lanza
Questa è la parte che conviene conoscere prima di arrivare, perché il posto che vedete oggi non sarà quello che vedrete fra qualche anno, e la trasformazione è già cominciata.
La bonifica del 2025 all'Ex Mira Lanza
Il 16 giugno 2025 sono partite le operazioni di bonifica e cantierizzazione dell'ex stabilimento. Il coordinamento è stato dell'assessorato capitolino all'Urbanistica, insieme al dipartimento Patrimonio, all'ambiente, al Municipio XI, all'azienda municipale ambiente, alla polizia locale e alla società strumentale del Comune. La prima fase, stimata in tre o quattro mesi, prevedeva lo sgombero degli occupanti, la rimozione dei rifiuti accumulati nei decenni e la messa in sicurezza dei fabbricati. Le cifre dichiarate parlano di circa millecinquecento tonnellate di rifiuti da portare via e di circa ottocentomila euro di spesa per il solo smaltimento. Chi conosce l'area sa che non è un numero gonfiato: dentro il perimetro si erano accumulati inerti, materassi, carcasse di elettrodomestici, resti di roghi.
Alla fase di sgombero è seguita la caratterizzazione dei terreni, cioè la campagna di carotaggi e analisi che stabilisce che cosa ci sia realmente nel suolo e a quale profondità, con il coinvolgimento dell'agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio. Solo dopo questo passaggio l'area può essere consegnata all'ateneo per le indagini propedeutiche al progetto. È una sequenza lenta e poco spettacolare, e spiega perché a un anno di distanza il posto sembri ancora fermo.
Lo studentato di Roma Tre all'Ex Mira Lanza
Il 9 aprile 2026, nell'Aula Giulio Cesare in Campidoglio, è stato approvato l'atto che assegna l'ex stabilimento all'Università degli Studi Roma Tre in concessione trentennale rinnovabile. Il progetto prevede uno studentato pubblico da circa trecento posti letto, con una foresteria per i professori in visita e spazi per la didattica, la ricerca e le attività culturali. L'investimento dichiarato è di circa trenta milioni di euro a carico dell'ateneo. Roma Tre è nata nel 1992 e ha il suo baricentro proprio qui, fra Ostiense e Marconi: la scelta ha una logica territoriale evidente, perché mette gli studenti fuori sede a distanza pedonale dalle aule.
Il punto architettonicamente più interessante è che l'involucro storico non si abbatte. Il nucleo del 1899 è sottoposto a vincolo monumentale, e la soluzione adottata prevede che il nuovo organismo edilizio venga incapsulato dentro la scatola muraria esistente. È la stessa filosofia che ha funzionato alla Centrale Montemartini e al Mattatoio: si conserva il guscio, si cambia il contenuto. Se realizzata bene, produce edifici che raccontano due epoche insieme; se realizzata male, produce facciate finte con dietro un albergo. Su questo, la partita si gioca sui dettagli esecutivi, e vale la pena tornare a guardare fra qualche anno.
Il Parco Papareschi accanto all'Ex Mira Lanza
Insieme allo studentato è prevista la realizzazione del Parco Papareschi, un'area verde pubblica di circa un ettaro e mezzo integrata nel Progetto Urbano Ostiense Marconi. Per il quartiere Marconi, che di verde attrezzato ne ha pochissimo, sarebbe il primo parco pubblico vero. Il restyling delle aree verdi è stato affidato dal dipartimento Urbanistica a una società del settore ambientale, con un importo indicato attorno ai due milioni e settecentocinquantamila euro.
La mia opinione, da chi passa di qui da anni: il parco conta più dello studentato, per il quartiere. Trecento posti letto cambiano la vita a trecento studenti; un ettaro e mezzo di verde sul fiume cambia la vita a diecimila residenti che oggi, per far correre un bambino, devono prendere l'autobus. E se il parco arriverà davvero prima delle residenze, questa parte di Portuense smetterà di essere un retro.
Il precedente: Reinventing Cities e i concorsi sull'Ex Mira Lanza
Prima dell'accordo con Roma Tre, l'area era finita dentro il bando internazionale Reinventing Cities, la competizione promossa dalla rete delle città per il clima che nel 2019 mise a gara alcuni siti dismessi romani chiedendo proposte a emissioni ridotte, con parco pubblico, spazi per l'artigianato e inclusione sociale. Di quella stagione restano i rendering e le tesi universitarie: il politecnico milanese, per fare un esempio, ha ospitato nel 2023 e 2024 un lavoro di tesi dedicato proprio all'identità dell'Ex Mira Lanza fra memoria e trasformazione. Anche questo è un dato utile a chi guarda il recinto e pensa che non sia mai successo niente: qui, sulla carta, è successo moltissimo. Sul terreno, fino al 2025, quasi nulla.
La storia industriale dell'Ex Mira Lanza
La fabbrica che chiamiamo Ex Mira Lanza non nasce come Mira Lanza. Nasce come impianto chimico, e la differenza non è un dettaglio da eruditi: spiega perché il suolo vada bonificato, perché ci sia una ciminiera così alta e perché il complesso abbia quella pianta a pettine, con i corpi lunghi affiancati e i cortili di manovra in mezzo.
1899: la Società prodotti chimici colle e concimi
Nel 1899 la Società prodotti chimici colle e concimi acquisisce dall'ingegnere Giulio Filippucci una fascia di terreni a sud di Roma, sulla riva destra del Tevere, di fronte al Mattatoio che il Comune stava completando a Testaccio. L'impianto produce superfosfato, acido nitrico e acido solforico, e per farlo mette in funzione i forni per la pirite destinati ai fertilizzanti. Il primo edificio industriale è del 1899 e nelle schede di storia dell'architettura i nomi che ricorrono per i corpi storici sono quelli di Filippucci, Moretti e Bagnasco.
Val la pena fermarsi un attimo su che cosa significasse un impianto del genere alla fine dell'Ottocento. Il superfosfato è il fertilizzante che ha permesso all'agricoltura italiana di uscire dalla rotazione medievale; per produrlo servono fosforiti e acido solforico; per produrre l'acido solforico si bruciano piriti in forni dedicati, con emissioni che oggi nessuna città accetterebbe a un chilometro dal centro abitato. Roma capitale, in quegli anni, spinge le lavorazioni sporche fuori dalle mura e lungo il fiume, dove l'acqua serve da via di trasporto e da scarico. Ostiense diventa la zona industriale della città per la stessa ragione per cui vi si costruiscono il Gazometro, la centrale termoelettrica di via Ostiense, i Mercati Generali e il Mattatoio.
Perché la fabbrica è nata proprio qui
La collocazione dell'Ex Mira Lanza non è casuale e va letta guardando la riva opposta. Il Mattatoio comunale di Testaccio, progettato da Gioacchino Ersoch e attivo dal 1891, produceva ogni giorno quantità enormi di scarti animali: grassi, ossa, sangue, ritagli. Quegli scarti erano la materia prima della saponeria e della candela stearica. Un saponificio piazzato a poche centinaia di metri, sull'altra sponda, con un ponte di ferro appena a valle, aveva un vantaggio logistico che nessun concorrente poteva pareggiare: la materia prima arrivava fresca, quotidianamente, senza costi di trasporto significativi.
Aggiungete gli altri due fattori. Il fiume, che fino ai primi decenni del Novecento era ancora una via di navigazione commerciale, con il porto fluviale di San Paolo e i magazzini generali. E la ferrovia, con lo scalo Ostiense e i raccordi industriali che servivano tutta la fascia. Chi visita oggi il quartiere e vede solo palazzine anni Sessanta fatica a immaginarlo, ma per mezzo secolo questo è stato il punto in cui Roma faceva le cose invece di limitarsi a consumarle.
1906 e 1913: il petrolio, il fallimento, il Comune
Nel 1906 una parte dell'area viene venduta alla Società Italo Americana del Petrolio, che vi impianta i propri depositi: è l'edificio che nella mappa storica del complesso porta il numero 9. Nel 1913 la società chimica fallisce e il Comune di Roma acquisisce il sito. L'idea iniziale dell'amministrazione è destinarlo a impianto per il trattamento dei rifiuti urbani, ipotesi poi accantonata.
Interviene la guerra. Produrre glicerina a Roma diventa questione strategica, perché la glicerina è l'ingrediente della nitroglicerina e quindi dei dinamifici. Il Comune cede l'area alla Fabbrica candele steariche di Mira, che dal 1918 amplia lo stabilimento e lo riorienta verso la saponeria e la stearineria. Le date di costruzione dei corpi principali si addensano proprio lì: 1918 per la direzione, la portineria e i servizi, 1919 per il magazzino, il saponificio, l'impianto caldaie e i forni pirite, 1920 per le scuderie. In due anni, sotto la spinta bellica, l'impianto raddoppia.
La guerra del sapone e la nascita della Mira Lanza
Negli anni successivi si combatte quella che le cronache economiche del tempo chiamarono la guerra del sapone. Da una parte la veneta Mira, fabbrica di candele fondata nel 1831 lungo la Riviera del Brenta per iniziativa del visconte De Blangi con capitali triestini, che nel 1880 sfornava milleduecento tonnellate di sapone all'anno e nel 1905 si trasformava in società anonima quotata a Milano. Dall'altra la torinese Premiata Reale Manifattura di saponi e candele steariche fratelli Lanza, fondata nel 1832, che Cavour definì industria prioritaria del Regno di Sardegna e che nel 1907 si era già fusa con la genovese Piaggio dando vita all'Unione Stearinerie Lanza.
Il 9 maggio 1924 le due si fondono. Nasce la Mira Lanza, con sede a Genova e stabilimenti a Genova, Rivarolo, Mira, Roma e Napoli. Presidente Costantino Moretti, vicepresidente Giuseppe Piaggio. Nel 1926 la società viene quotata a Milano; nel 1927 entra la Banca Commerciale Italiana e la presidenza passa a Giuseppe Toeplitz, che la tiene fino al 1934. Il motivo della fusione è quello che si legge in tutti i manuali di storia d'impresa: le multinazionali straniere, le tedesche del settore e l'americana Procter and Gamble, stavano erodendo il mercato italiano dei detergenti, e due aziende medie unite reggevano meglio di due aziende medie separate.
Che cosa cambia a Roma dopo la fusione
Lo stabilimento romano subisce subito le conseguenze delle razionalizzazioni. La palazzina della direzione e degli uffici diventa superflua, perché il quartier generale della nuova società è a Genova: viene dismessa e ceduta al Comune di Roma, che dal 1924 ci mette una scuola. È l'edificio numero 8 della mappa, e la scuola esiste ancora oggi, intitolata a Giovanni Pascoli. Passateci davanti e provate a pensarci: generazioni di bambini romani hanno imparato a leggere dentro l'ex ufficio tecnico di una fabbrica di candele.
Nel frattempo si costruiscono edifici nuovi, quasi tutti estranei alla produzione: logistica, servizi, alloggi operai. Due di quegli alloggi sono ancora in piedi, in abbandono, su via dei Papareschi. Fra le due guerre l'azienda cresce, aumentano incassi e profitti, e durante il fascismo arriva a produrre su commessa per la concorrente Palmolive, che in questo modo aggira il protezionismo del regime. È un dettaglio che dice molto sull'elasticità dell'autarchia: il marchio straniero è vietato, la fabbricazione conto terzi no.
La crisi, i detersivi sintetici e la chiusura del 1952
La seconda guerra mondiale colpisce duro. Manca la manodopera, mancano le materie prime, e un corpo di fabbrica del complesso viene parzialmente distrutto dai bombardamenti. Alla fine del conflitto la Mira Lanza riparte, ma riparte con una tecnologia nuova: i primi detersivi sintetici, che non hanno più bisogno di grassi animali. È la fine dell'impianto romano. Tutta la sua ragion d'essere era la vicinanza al Mattatoio e la lavorazione degli scarti di macellazione; riconvertirlo alla chimica di sintesi sarebbe costato più che costruirne uno nuovo altrove.
La produzione romana chiude nel 1952. Alcune ricostruzioni locali indicano il 1957 come anno della cessazione definitiva delle lavorazioni residue: la data che ricorre nella documentazione aziendale e nelle schede storiche è comunque il 1952, e la differenza dipende probabilmente dalla coda di attività non produttive. Nel 1961 lo stabilimento vero e proprio passa al Comune di Roma. Gli edifici e i magazzini che affacciano su via Pacinotti restano invece in uso ancora per anni, e servono alla distribuzione ai grossisti e alla gestione dei premi della raccolta di figurine, quella che ha riempito i cassetti di mezza Italia.
Dopo la Mira Lanza: che fine ha fatto il marchio
La storia dell'azienda prosegue lontano da Roma, e vale la pena chiuderla perché spiega perché oggi il nome Mira Lanza non compaia più sugli scaffali. Nel 1972, dopo l'arresto di Andrea Maria Piaggio e lo smembramento del gruppo di famiglia, la Mira Lanza passa al gruppo Bonomi. Nel 1984 viene ceduta a Montedison. Nel 1987 il controllo arriva a Raul Gardini con la Ferruzzi. Nel novembre 1988 la società viene venduta alla tedesco olandese Benckiser, che nel dicembre 1999 si fonde con Reckitt and Colman dando vita a Reckitt Benckiser. Nel 2001 il marchio Mira Lanza viene soppresso definitivamente. Lo stabilimento di Pontinia, aperto nel 1966, aveva già chiuso nel luglio 1989; del vecchio impero resta attivo il centro ricerche di Mira, in provincia di Venezia.
Gli edifici dell'Ex Mira Lanza, uno per uno
La mappa storica del complesso numera quattordici lotti. Vale la pena percorrerli tutti, perché è l'unico modo per capire che cosa avete davanti quando guardate il recinto dal lungotevere. Molti di questi corpi si vedono ancora, alcuni sono stati recuperati, altri sono scomparsi.

1. Il magazzino del 1919, oggi Teatro India
Il corpo numero uno è il magazzino, costruito nel 1919. È l'unico edificio del complesso interamente ristrutturato e rimesso in funzione: dal 1999 ospita il Teatro India. La struttura originaria è quella di un capannone a tre navate con copertura a capriate lignee e ferro, e chi entra in sala se ne accorge subito, perché il progetto ha lasciato le travi a vista e non ha nascosto nulla.
2. Il saponificio del 1919, sede dell'Ex Mira Lanza Museum
Il numero due è il saponificio, sempre del 1919, il cuore produttivo dello stabilimento nella sua fase Mira. È il fabbricato in abbandono che ha ospitato l'Ex Mira Lanza Museum fra il 2016 e la sua chiusura. Nel 2014, dopo uno sgombero, questo corpo fu dato alle fiamme; le pareti annerite dall'incendio sono esattamente quelle che Seth trovò e su cui dipinse due anni dopo. È l'edificio più fragile del complesso e quello che richiede più lavoro di consolidamento.
3. Caldaie ed estrazione grassi, 1919
Il terzo corpo ospitava le caldaie e l'impianto di estrazione dei grassi, cioè il reparto in cui gli scarti animali venivano cotti e separati. È in abbandono. Dal punto di vista dell'archeologia industriale è la parte più interessante, perché conserva le tracce del ciclo produttivo originario, e insieme la più compromessa.
4. Forni pirite e deposito acido solforico, 1919
Il quarto lotto raccoglie i forni per la pirite e il deposito dell'acido solforico, eredità diretta della fase chimica ottocentesca. Risulta in ristrutturazione, in carico al Teatro India: è l'ampliamento naturale del teatro verso monte, e la sua sorte dipenderà da come il cantiere dello studentato si incastrerà con quello teatrale.
5 e 6. Il deposito perfosfato e gli uffici ottocenteschi
Il numero cinque è il deposito del perfosfato, che risale al 1907. Il numero sei sono gli uffici e le abitazioni, datati fra il 1899 e il 1907: è il nucleo più antico dell'intero complesso, quello che porta il vincolo monumentale e che il progetto di riconversione promette di conservare incapsulandovi dentro il nuovo. Entrambi sono in dotazione alla Croce Rossa Militare.
7. Portineria, infermeria, asilo e refettorio, 1918
Il settimo corpo è quello che racconta la fabbrica come organismo sociale. Nel 1918 si costruisce un edificio che tiene insieme portineria, infermeria, asilo per i figli degli operai e refettorio. È il welfare aziendale del primo Novecento, con tutte le sue ambiguità: assistenza vera e controllo altrettanto vero. Chi studia l'archeologia industriale sa che questi fabbricati sono spesso i più modesti e i più significativi.
8. La direzione generale del 1918 e la scuola Giovanni Pascoli
Ottavo lotto: direzione generale, uffici tecnici e laboratori chimici, costruiti nel 1918. Venduto al Comune di Roma dopo la fusione del 1924, ospita da allora la scuola Giovanni Pascoli. È l'unico edificio del complesso che non ha mai smesso di funzionare, e il fatto che la sua funzione sia scolastica dà al quartiere una continuità che gli altri lotti hanno perso.
9. L'area della Società Italoamericana del petrolio, 1906
Il nono lotto corrisponde ai depositi petroliferi impiantati nel 1906, quando parte dell'area fu venduta alla Società Italoamericana del Petrolio. È un capitolo poco raccontato: questa ansa del Tevere non ha ospitato soltanto chimica e saponi, ma anche stoccaggio di idrocarburi, con tutto quel che comporta sul piano della contaminazione dei suoli.
10 e 11. Stazione autocarri e scuderie
Il decimo lotto è la stazione autocarri del 1919, attualmente in dotazione alla Croce Rossa. L'undicesimo sono le scuderie del 1920. La coesistenza è la cosa più eloquente dell'intero elenco: nel 1919 si costruisce il garage per i camion, nel 1920 la stalla per i cavalli. Per almeno un decennio il trasporto delle merci a Roma è andato avanti con entrambi i sistemi, e una fabbrica seria doveva attrezzarsi per tutti e due.
12 e 13. Gli alloggi operai di via dei Papareschi
Dodicesimo e tredicesimo lotto: gli alloggi. Entrambi in abbandono, entrambi ancora riconoscibili su via dei Papareschi. Sono palazzine basse, senza pretese architettoniche, e sono l'unica traccia rimasta della comunità operaia che viveva qui. Quando saranno recuperate o abbattute, di quella comunità non resterà nulla di visibile.
14. L'area vuota e la centrale termoelettrica mai costruita
Il quattordicesimo lotto è oggi un vuoto. Ospitava il macchinario per il superfosfato, il deposito dell'acido nitrico, il deposito del solfato di rame, lo spogliatoio e la mensa, una portineria, la raffinazione degli oli e l'impianto per la glicerina di liscivia. Sempre in quest'area avrebbe dovuto sorgere una centrale termoelettrica alimentata con gli scarti della sansa di oliva: il progetto fu presentato al Comune con la richiesta edilizia nel 1939, ma la guerra alle porte ne fermò la costruzione. Una centrale a biomassa nel 1939, alimentata con i residui della molitura delle olive, è un'idea che oggi passerebbe per innovazione ambientale e che allora era semplicemente il modo più economico di non buttare via niente.
Il Teatro India dentro l'Ex Mira Lanza
Il Teatro India è l'unico modo legale ed elegante di mettere piede dentro l'Ex Mira Lanza. Non è un ripiego: è uno dei teatri più belli di Roma, e lo è proprio perché non è stato costruito come teatro.

Come nasce il Teatro India
Il Teatro India è stato inaugurato il 7 settembre 1999 dentro il magazzino del 1919, nella cittadella dell'ex fabbrica sulle rive del Tevere. Il nome lo scelse Mario Martone, allora direttore artistico del Teatro di Roma, per richiamare il Teatro Argentina con un altro toponimo esotico e insieme per evocare l'idea di esplorazione. Martone, napoletano nato il 20 novembre 1959, resse la direzione fra il 1999 e il 2001 e volle personalmente la costruzione dei nuovi spazi: è a lui che si deve l'esistenza di questo teatro, e la cosa è documentata anche nelle voci enciclopediche a lui dedicate.
Il Teatro India è stato l'ultimo teatro inaugurato a Roma nel Novecento. Detto così sembra una curiosità da quiz; in realtà segna uno spartiacque. Fino agli anni Novanta a Roma i teatri si ricavavano da sale storiche, chiese sconsacrate, cinema dismessi. Con l'India la città sceglie per la prima volta di prendere un capannone industriale e trattarlo come materiale nobile, senza mascherarlo. Il progetto di riconversione, avviato nel 1999 e proseguito negli anni successivi, è riferito allo studio Colombari e De Boni, e il criterio adottato è quello della sequenza di piazze coperte: spazi duttili, senza dislivelli, che si possono usare frontalmente, in circolare, in verticale o in itinerante.
Le sale del Teatro India
La capienza complessiva dichiarata dal teatro è di circa quattrocento spettatori a serata, distribuiti su tre spazi modulabili. La Sala A ha una tribuna fissa e ospita da un minimo di centottanta a un massimo di trecento persone; ha le pareti nere e un pavimento in cemento industriale, e chi ci recita dentro racconta che il suono si comporta in modo insolitamente generoso grazie alle capriate lignee. La Sala B ha invece una tribuna mobile e va da centotrentadue a trecento posti, con la stessa cifra estetica della prima. La Sala C, larga otto metri e sessanta e lunga quarantasette, ha parquet ed è la sala prove, adatta anche alla danza.
C'è poi l'atrio, quattrocento metri quadrati circa con pareti bianche e soffitto a capriate, che funziona da foyer, da spazio espositivo e talvolta da palcoscenico. E c'è il cortile esterno, diviso in due grandi spazi, con pavimento in ghiaia intervallato da aree erbose: d'estate diventa la sala più bella del complesso, e i biglietti per l'area esterna costano meno proprio perché il teatro considera quello spazio un ambiente a sé.
Che cosa si vede della vecchia fabbrica entrando al Teatro India
Chi ha in testa l'archeologia industriale trovi il tempo di arrivare mezz'ora prima dello spettacolo e di girare per il cortile. Il teatro conserva i mattoni scuri all'esterno, i tetti spioventi, le travi di legno e di ferro, la scansione a tre navate del magazzino originario. Dal cortile si guarda anche il resto del complesso, e da lì l'affaccio sul saponificio in rovina è il migliore che si possa avere restando dalla parte giusta della recinzione. Il bar del teatro funziona nelle serate di spettacolo e ha un dehors che nelle sere di luglio è uno dei posti più civili di Roma.
Biglietti, orari e prenotazioni del Teatro India
I prezzi indicati dalla Fondazione Teatro di Roma per il Teatro India sono ventidue euro per il posto unico numerato intero e diciotto euro ridotto; quindici euro intero e dieci euro ridotto per l'area esterna; quindici euro per gli operatori dello spettacolo; dodici euro il posto unico numerato per gli studenti universitari, con l'esclusione consueta delle ultime repliche. La biglietteria dell'India apre soltanto nei giorni di spettacolo, due ore prima dell'inizio della replica, quindi non contate di passare di giorno a comprare i biglietti: si acquistano al Teatro Argentina, in largo di Torre Argentina, oppure sul circuito di vendita indicato dal teatro sul proprio sito. Il telefono è 06 87752210. Le tariffe cambiano di stagione in stagione e conviene controllarle sul sito della Fondazione Teatro di Roma prima di partire.
La Fondazione Teatro di Roma gestisce quattro sedi: Argentina, India, Torlonia e Valle. Se venite a Roma per il teatro e non solo per i monumenti, l'India è la sala dove si vede la ricerca, l'Argentina quella dove si vedono i grandi allestimenti di repertorio. Il mio consiglio è di non scegliere in base al nome dello spettacolo ma in base allo spazio: all'India funziona meglio quello che usa il volume industriale, funziona meno bene il teatro da salotto.
India Città Aperta e l'estate al Teatro India
D'estate il teatro non chiude. La rassegna India Città Aperta occupa il cortile e gli spazi esterni con teatro, musica, performance e incontri: nel 2026 si è tenuta dal 14 al 31 luglio, e trovate il programma nella pagina dedicata a India Città Aperta al Teatro India. È il momento migliore dell'anno per vedere questo posto: le luci basse sui mattoni, il fiume dietro, la ciminiera nera contro il cielo ancora chiaro alle nove di sera. Se dovessi indicare una sola serata romana in cui archeologia industriale e spettacolo dal vivo si tengono per mano senza retorica, indicherei una replica all'aperto all'India a metà luglio.
Il Teatro India è dichiarato accessibile alle persone con disabilità motoria. Chi ha bisogno di posti dedicati faccia comunque una telefonata prima, perché la disposizione delle tribune cambia da allestimento ad allestimento e la Sala B ha gradinate mobili.
L'Ex Mira Lanza Museum: storia di un museo abusivo
Qui bisogna essere precisi, perché è la parte di questa storia che circola più deformata. L'Ex Mira Lanza Museum non è mai stato un museo nel senso amministrativo del termine, non ha mai avuto un'autorizzazione, non ha mai avuto un biglietto, e oggi non esiste più.

999Contemporary e l'idea di Stefano Antonelli
Nel 2016 l'associazione culturale 999Contemporary, guidata dal curatore Stefano Antonelli, decide di portare un artista internazionale dentro un rudere occupato e di chiamare museo il risultato. L'operazione costa circa ventitremila euro, cifra dichiarata dagli organizzatori, e viene concepita come atto politico prima ancora che estetico: un modo per costringere le istituzioni capitoline a guardare un'area che nessuno guardava da sessant'anni. Antonelli raccontò all'epoca di voler portare qui la sindaca, e la circostanza aveva un che di beffardo, visto che la sede del suo movimento politico era a pochi passi.
999Contemporary non era un gruppo di improvvisatori. È la stessa realtà che ha lavorato su alcuni degli interventi più discussi dell'arte urbana romana degli anni Dieci, e che ha sempre tenuto insieme due cose difficili da tenere insieme: la qualità degli artisti chiamati e la collocazione in luoghi politicamente scomodi.
Chi è Seth, il pittore di bambini
Julien Malland, che firma Seth, è nato a Parigi ed è uscito diplomato dalla scuola nazionale superiore di arti decorative nel 2000. Ha cominciato a firmare come Set, poi ha adottato la forma definitiva. Si è guadagnato il soprannome di Globe painter dipingendo in decine di paesi, dalla Francia al Canada, dalla Cina al Cile, dall'Indonesia all'Ucraina, e fra il 2009 e il 2014 ha realizzato tredici reportage intitolati Globe painter per una serie televisiva francese dedicata ai nuovi esploratori. Ha pubblicato Kapital nel 2000, Globe painter nel 2007, Tropical Spray nel 2010, Extramuros nel 2012 e i due volumi di Lascars.
La sua cifra è riconoscibile a colpo d'occhio: bambini anonimi, quasi sempre di spalle o con il volto sostituito da campiture di colore, immersi in geometrie cromatiche che escono dalla figura e invadono il muro. Non sono bambini rassicuranti. Sono figure che stanno per attraversare qualcosa, e il colore è il varco. In un rudere annerito da un incendio, quel linguaggio funziona con una forza che in una facciata di periferia non ha.
Le opere di Seth dentro il saponificio
Seth lavorò nell'estate del 2016 sul corpo numero due della mappa, il saponificio. Colorò i pilastri in mattoni della galleria principale e affrescò le pareti con le sue figure infantili calate in contesti contemporanei. Gli ambienti presero nomi: la zona a cielo aperto con le colonne dipinte veniva chiamata Palmira, con un riferimento diretto alle rovine siriane che in quei mesi erano nelle cronache; la galleria principale portava il titolo Lux in tenebris; una delle opere si intitolava Lampedusa. C'era, dipinta a caratteri enormi in vernice rossa su un'intera parete, la firma dell'artista, e c'era la scritta che è diventata il manifesto dell'intera operazione, un invito esplicito a infrangere la legge proprio lì.
La formula con cui il museo si presentava merita di essere riportata perché riassume tutto: aperto ventiquattro ore su ventiquattro, ingresso gratuito, niente bagni, niente negozio di souvenir, niente tacchi alti, sì agli zingari. È scritta in inglese, con una crudezza voluta, e la parola finale è quella che gli autori scelsero deliberatamente per rovesciarne il segno.
Tito e il Museo Abusivo Gestito dai Rom
Dal 2017 una famiglia rom si installa all'estremità della galleria. Il capofamiglia, Tito, divide il mestiere di parcheggiatore a piazzale della Radio con quello di direttore e curatore del museo, e fa da guida a chi arriva. L'acronimo con cui il progetto viene ribattezzato, M.A.G.R., sta per Museo Abusivo Gestito dai Rom. Nel marzo 2018 999Contemporary organizza visite guidate gratuite su prenotazione, avvertendo per iscritto che la visita è gratuita, illegale e a rischio e pericolo del visitatore.
È il punto in cui l'operazione diventa qualcosa di più di un intervento artistico. Un gruppo di persone che la città considera un problema si trova ad amministrare un patrimonio culturale, a spiegarlo ai visitatori, a decidere gli orari. La stampa nazionale se ne occupò a lungo, con posizioni molto distanti: chi ci vide un esperimento di cittadinanza culturale, chi denunciò il paradosso di un museo abusivo con patrocinio pubblico, chi si interrogò sulla pericolosità di far entrare persone in un rudere non agibile. Tutte e tre le posizioni avevano buoni argomenti, e la vicenda si è chiusa senza che nessuna vincesse.
Perché l'Ex Mira Lanza Museum non esiste più
Il museo è stato dismesso e non è più visitabile. Le ragioni sono le stesse che hanno reso inaccessibile tutta l'area: il degrado progressivo, gli incendi, l'impossibilità di garantire sicurezza, e infine la cantierizzazione del giugno 2025 con lo sgombero degli occupanti. Anche le opere si erano già ampiamente deteriorate per conto loro, perché il luogo cambiava di continuo, con strutture montate e smontate da chi ci viveva, infiltrazioni d'acqua, incendi minori e sovrapposizioni di altre scritte.
La mia opinione è netta e la dico senza giri: quell'operazione ha ottenuto quello che voleva ottenere. Ha portato l'attenzione su un'area che era invisibile, e in dieci anni si è passati dal nulla assoluto a una concessione trentennale con trenta milioni di investimento e un parco pubblico. Il prezzo è stato che il museo dovesse sparire perché il resto accadesse. È un esito paradossale e, a suo modo, coerente con la natura effimera dell'arte urbana. Chi si è affezionato a quelle immagini le rimpiangerà; chi abita a via Avogadro respirerà meglio.
Che cosa non è: il MURo non è qui
Va chiarito un equivoco che si legge spesso. Il MURo, Museo di Urban Art di Roma, è un'altra cosa e si trova altrove: è il progetto fondato dall'artista David Vecchiato, in arte Diavù, e le sue opere si distribuiscono soprattutto al Quadraro e a Tor Pignattara, nella zona est della città. Chi cerca il museo diffuso di arte urbana romana deve prendere la metropolitana A e scendere a Porta Furba o a Numidio Quadrato, non venire al Portuense. All'Ex Mira Lanza c'è stata un'esperienza diversa, con altri protagonisti e un'altra storia, e confondere le due cose non rende giustizia a nessuna delle due.
Calimero, l'Olandesina e le figurine: l'Ex Mira Lanza nella memoria italiana
C'è un motivo per cui il nome Mira Lanza dice qualcosa anche a chi non ha mai messo piede al Portuense, e ha a che fare con la televisione e con i cassetti delle cucine italiane.
Il pulcino nero e il detersivo Ava
Il 14 luglio 1963 va in onda su Carosello il primo episodio con un pulcino nero che si lamenta di essere trattato ingiustamente. Si chiama Calimero, i diritti d'autore sono dei fratelli Nino e Toni Pagot e di Ignazio Colnaghi, coautore di varie sceneggiature, e il prodotto che pubblicizza è il detersivo Ava della Mira Lanza. La battuta che tutti ricordano è la protesta sull'ingiustizia subita; lo slogan che accompagnava il prodotto giocava sull'assonanza fra il nome del detersivo e il verbo lavare. La soluzione narrativa arrivava sempre dall'Olandesina, la testimonial in costume tradizionale che spiegava che il pulcino non era nero, era soltanto sporco, e lo restituiva bianco e contento.
Vale la pena pensarci un secondo, perché è un pezzo di storia culturale italiana ambiguo. Un pulcino discriminato che viene riabilitato perché sbiancato è, letto oggi, un apologo pubblicitario di una candeggina culturale prima ancora che chimica. All'epoca nessuno la mise in questi termini, e Calimero diventò uno dei personaggi più amati della televisione italiana, tanto da sopravvivere all'azienda che lo aveva creato e da avere una seconda vita in animazione anche giapponese. Il legame con questa fabbrica è indiretto ma reale: quando Calimero andò in onda, la produzione romana era chiusa da undici anni, ma i magazzini di via Pacinotti servivano ancora la distribuzione e i premi.
Le figurine e il catalogo premi
L'altro tratto che ha legato la Mira Lanza alla vita domestica italiana è la raccolta di figurine inserite nelle confezioni, un sistema di punti premio attivo dal 1954 al 1991. Trentasette anni di figurine colorate infilate nei fustini, di album da completare, di cataloghi premi da sfogliare. Interi salotti italiani si sono arredati con i punti Mira Lanza.
La parte che riguarda direttamente questo posto è che la gestione dei premi passò a lungo proprio da qui. Gli edifici e i magazzini che affacciano su via Pacinotti, gli ultimi a essere dismessi negli anni Settanta, servirono per la distribuzione ai grossisti e per l'amministrazione della famosa raccolta. Significa che per due decenni, dopo la chiusura della produzione, questo isolato del Portuense è rimasto il punto in cui le figurine si trasformavano in pentole, coperte e biciclette. È un lascito immateriale, e per un quartiere che ha perso la fabbrica è probabilmente il più tenace.
I marchi della Mira Lanza
Per chi ha memoria dei prodotti: fra i marchi principali del gruppo figuravano Ava, Lip, Kop, Biol, Calinda, Perla, Nix, Lanza e Tres. Negli anni Sessanta e Settanta l'azienda dominava il mercato italiano dei detersivi, e la sua pubblicità su Carosello, con Calimero e con l'Olandesina, era fra le più riconoscibili del palinsesto. Poi sono arrivati i passaggi di proprietà, la finanza, le multinazionali, e nel 2001 il nome è scomparso dagli scaffali. Restano la ciminiera sul Tevere e un pulcino nero.
L'Ex Mira Lanza e l'archeologia industriale di Roma
Questo stabilimento non è un caso isolato. Fa parte di un sistema, e capirlo cambia il modo di guardarlo. Nel raggio di due chilometri, fra le due sponde del Tevere, Roma conserva la concentrazione di archeologia industriale più densa del centro Italia, e ha scelto strade diverse per ciascun pezzo: museo, teatro, discoteca, rudere, cantiere.

Il Gazometro, il vicino ingombrante dell'Ex Mira Lanza
Il Gazometro è la struttura reticolare alta che si vede dal fronte fluviale dell'Ex Mira Lanza e da mezza città. Faceva parte dell'officina del gas di San Paolo, impianto nato per rispondere al fabbisogno energetico di Roma dopo il 1871, e i lavori del complesso partono dal 1908. Oggi il perimetro è di proprietà della compagnia energetica nazionale, che vi ha insediato attività di ricerca e innovazione. Non è un monumento visitabile con biglietto: le aperture al pubblico avvengono in occasioni programmate, in collaborazione con la fondazione ambientale che organizza le giornate di visita, e vanno prenotate quando vengono annunciate.
Da fuori, però, si guarda benissimo, ed è il contraltare perfetto dell'Ex Mira Lanza: uno è tutto ferro, aria e vuoto, l'altro tutto mattone, peso e pieno. Fotografateli insieme dal ponte e avrete in un colpo solo i due modi in cui Roma ha costruito la propria industria.
La Centrale Montemartini, il modello riuscito
Sull'altra sponda, in via Ostiense 106, la Centrale Montemartini è la dimostrazione che una riconversione può riuscire perfettamente. Era la prima centrale termoelettrica pubblica di Roma; oggi ospita statue antiche dei Musei Capitolini fra motori diesel e caldaie, con un cortocircuito visivo che nessun museo tradizionale riesce a produrre. Apre dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, chiude il lunedì, il primo maggio e il 25 dicembre, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; conviene controllare tariffe e aperture straordinarie sul sito ufficiale prima di andare.
Se qualcuno vuole capire in mezz'ora che cosa potrebbe diventare l'Ex Mira Lanza, lo mando alla Montemartini. È la stessa operazione mentale: non si nasconde la macchina, non si finge che la fabbrica non ci sia stata, si mette il contenuto nuovo dentro il contenitore vecchio lasciando che le due cose si guardino.
Il Mattatoio di Testaccio, la fabbrica gemella
Il Mattatoio, dall'altra parte del fiume, è l'edificio senza il quale l'Ex Mira Lanza non sarebbe mai esistita: era la fonte dei grassi animali. Progettato da Gioacchino Ersoch e attivo dal 1891, dismesso nel 1975, oggi è un polo culturale con spazi espositivi, sedi universitarie e la Città dell'Altra Economia. Chi vuole leggere insieme le due fabbriche cammini dal ponte fino al Mattatoio: sono venti minuti scarsi e il rapporto fra i due complessi diventa fisico.
Nel rione ci sono anche il Museo Diffuso del Rione Testaccio, che racconta la memoria operaia del quartiere, il Nuovo Mercato Testaccio e il Monte dei Cocci, che è archeologia industriale con duemila anni di anticipo: una collina artificiale fatta di anfore olearie rotte, il primo impianto di smaltimento programmato della storia europea.
Il porto fluviale, i ponti e la ferrovia
L'ultimo tassello del sistema è il ponte. Il Ponte dell'Industria, che i romani chiamano Ponte di Ferro, fu costruito fra il 1862 e il 1863 ed è lungo centotrenta metri: nasce come ponte ferroviario per collegare Roma con la linea per Civitavecchia, e diventa poi il ponte carrabile della zona industriale. Il 2 ottobre 2021 un incendio lo mise fuori uso; dopo un intervento da diciotto milioni di euro eseguito dall'azienda nazionale delle strade, con smontaggio dell'impalcato, consolidamento delle strutture di sostegno, restauro delle travi reticolari e allargamento della sede stradale da cinque metri e mezzo a otto, il ponte è stato riaperto al traffico nel marzo 2025, con una passerella pedonale e una pista ciclabile.
Vale la pena passarci a piedi. Le travi reticolari originali, rimontate, sono un pezzo di ingegneria ottocentesca inglese arrivato a Roma quando la città non aveva ancora deciso di essere capitale. E il punto di vista sull'Ex Mira Lanza da lì è uno dei migliori.
Che cosa vedere intorno all'Ex Mira Lanza
Chi arriva fin qui non deve tornare indietro deluso perché il recinto è chiuso. Nel raggio di venti minuti a piedi, o di una fermata di metropolitana, c'è materiale per una giornata intera.
A dieci minuti a piedi dall'Ex Mira Lanza
Il primo anello è quello del quartiere. Il lungotevere verso monte porta al ponte, e dal ponte si passa sull'altra sponda dentro Ostiense. Verso valle, il lungotevere prosegue lungo la riva destra fino alle aree verdi di Pietra Papa. La scuola Giovanni Pascoli, nell'ex direzione della fabbrica, è a due passi e vale uno sguardo dall'esterno per la sua facciata da edificio industriale riconvertito prima che riconvertire fosse di moda. Su via dei Papareschi si riconoscono gli alloggi operai abbandonati.
Sul fronte gastronomico il Portuense non è Testaccio, e non fingiamo che lo sia: qui si mangia in trattorie di quartiere senza pretese e in pizzerie al taglio, e va benissimo così. Il bar del Teatro India, nelle sere di spettacolo, resta la scelta più piacevole per bere qualcosa guardando i mattoni.
A venti minuti: Ostiense, Piramide, Testaccio
Attraversato il fiume si entra nel triangolo più interessante della Roma novecentesca. La Piramide Cestia, sepolcro di Caio Cestio costruito fra il 18 e il 12 avanti Cristo e inglobato nelle mura aureliane, è il monumento che dà il nome a tutta la zona. Accanto, il Cimitero Acattolico, dove riposano Keats e Shelley, è uno dei luoghi più silenziosi della città. Poco più in là il Museo della Via Ostiense, ospitato nella Porta San Paolo, racconta la strada antica che portava al porto di Ostia.
Proseguendo lungo via Ostiense si arriva alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, la seconda per dimensioni di Roma, ricostruita dopo l'incendio del 1823 e con un chiostro cosmatesco che da solo giustifica il viaggio. E c'è l'Archivio Storico e Museo Birra Peroni, che completa il quadro dell'industria romana con la storia di un altro grande stabilimento cittadino.
Poco oltre: Garbatella, EUR e la sponda destra
A una fermata di metropolitana c'è la Garbatella con i suoi lotti degli anni Venti, e d'estate la rassegna cinematografica che attraversa Garbatella e Ostiense, raccontata nella pagina di Laperossa fra Garbatella e Ostiense. Scendendo ancora si arriva all'EUR, che è l'altra grande operazione urbanistica del Novecento romano e che merita una giornata a sé. Sulla sponda destra, verso il Trullo, la Necropoli di via Portuense ricorda che sotto le fabbriche c'era già una città dei morti di età imperiale.
Per chi vuole restare sul contemporaneo, il MACRO e il MAXXI sono gli altri due poli dell'arte del nostro tempo a Roma, entrambi raggiungibili in mezz'ora scarsa, ed entrambi utili a inquadrare che cosa sia successo negli anni in cui a Roma si discuteva di street art nei ruderi.
La street art intorno all'Ex Mira Lanza
L'Ostiense è stato uno dei primi quartieri romani a diventare un percorso di arte urbana, e chi viene fin qui per Seth farà bene a spostare la ricerca sull'altra sponda, dove le opere sono in strada, legali e visibili.
Le opere principali del quartiere
In via del Porto Fluviale c'è il murale ecologico di Iena Cruz del 2018, realizzato con vernice fotocatalitica che assorbe inquinanti, e a lungo indicato come il più grande del suo genere in Europa. Sempre in via del Porto Fluviale c'è il lavoro di Agostino Iacurci del 2011, con i suoi bambini che nuotano fra i pesci. In via dei Magazzini Generali si trova il Wall of Fame di JB Rock, una teoria di ritratti di icone contemporanee, e la serie di volti degli abitanti dell'Ostiense firmata dal duo Sten e Lex, che qui ha una delle sue concentrazioni più fitte. In via delle Conce ci sono un altro ritratto di Sten e Lex del 2011, un lavoro iperrealista di MTO e una parete monocroma di Herbert Baglione. In via del Commercio, i sessantacinque metri di Kid Acne, del 2011.
Il consiglio pratico è di percorrere l'anello a piedi partendo da Piramide e chiudendo su via Ostiense: sono circa due chilometri, si fanno in un'ora e mezza con calma, e la luce migliore è quella del tardo pomeriggio, perché molte pareti guardano a ovest.
Che cosa è già scomparso
Chi arriva con una guida di cinque anni fa resterà deluso da alcuni indirizzi. Il murale che Blu aveva dipinto nel 2014 sull'ex caserma occupata all'angolo fra via del Porto Fluviale e via delle Conce non c'è più: le facciate sono state ridipinte durante i lavori di recupero dell'edificio, finanziati con risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza, che trasformano l'occupazione storica in alloggi regolari per gli stessi abitanti. L'artista, secondo le ricostruzioni della stampa locale, ha acconsentito alla rimozione ritenendo che il progetto realizzasse l'obiettivo per cui l'opera era nata, cioè il diritto alla casa. Anche altri interventi, di autori diversi, sono spariti negli anni per ristrutturazioni, demolizioni o semplice usura.
Questo è il punto che nessuna guida turistica dice mai con chiarezza: l'arte urbana non è patrimonio permanente, è un'arte a scadenza. Chi la fotografa la conserva; chi aspetta la perde. L'Ex Mira Lanza Museum è il caso limite di questa regola.
Come si visita davvero l'Ex Mira Lanza
Il giro esterno, un'ora ben spesa
Il percorso che consiglio a chi vuole comunque vedere il posto è questo, e dura fra i cinquanta minuti e l'ora e un quarto. Si parte dal ponte, guardando il fronte fluviale del complesso e il Gazometro sullo sfondo. Si scende sul Lungotevere Vittorio Gassman e lo si percorre fino al cancello del Teatro India, leggendo la sequenza dei corpi di fabbrica. Si prosegue su via Antonio Pacinotti, dove gli edifici in uso mostrano com'era il complesso quando funzionava. Si gira su via dei Papareschi per gli alloggi operai abbandonati. Si torna verso il fiume passando davanti alla scuola nell'ex direzione. E si chiude, se possibile, con un caffè o una birra al bar del teatro nelle sere di spettacolo.
Quando andare all'Ex Mira Lanza
La stagione migliore è fra ottobre e maggio, per due ragioni: la vegetazione bassa lascia vedere di più e il sole radente accende il mattone. D'estate il posto è arido e la passeggiata sul lungotevere, senza ombra, è punitiva a mezzogiorno. Il momento della giornata migliore è l'ultima ora e mezza di luce, quando il fronte occidentale del complesso prende il sole pieno e la ciminiera proietta un'ombra lunga sul cortile del teatro.
Evitate la mattina presto della domenica, quando la zona è deserta e non c'è nessuno in giro: non è un posto in cui abbia senso trovarsi soli. Nelle sere di spettacolo, invece, il quartiere è animato e il giro esterno diventa piacevole anche dopo il tramonto.
L'Ex Mira Lanza con i bambini
Non è una meta per bambini piccoli, e sarebbe disonesto dire il contrario: non c'è niente da toccare, niente da entrare, niente da mangiare nel raggio immediato. Funziona invece benissimo con ragazzi dai dodici anni in su che studiano storia contemporanea o che si interessano di arte urbana, perché la storia della fabbrica, del museo abusivo e del cantiere è un caso di studio completo su che cosa succede a un edificio quando la sua funzione muore.
Con i bambini più piccoli conviene spostare il baricentro della giornata: la Centrale Montemartini, con le statue fra i motori, funziona a tutte le età, e il Monte dei Cocci con la sua storia di anfore rotte è un racconto che i bambini seguono volentieri. Il Teatro India, poi, ha nel suo programma stagionale una parte dedicata alle scuole e alle famiglie, e la Fondazione Teatro di Roma porta avanti da anni un laboratorio teatrale integrato dedicato alla partecipazione inclusiva.
Accessibilità dell'Ex Mira Lanza
Il Teatro India è indicato come accessibile alle persone con disabilità motoria, con posti dedicati in sala; per la disposizione esatta conviene una telefonata al numero del teatro, perché le tribune cambiano da spettacolo a spettacolo. Il giro esterno lungo il lungotevere si fa in carrozzina, con l'avvertenza che i marciapiedi di via dei Papareschi e di via Pacinotti sono irregolari, con dislivelli e radici, e che nel tratto di cantiere possono esserci restringimenti. L'area della fabbrica, ovviamente, non è accessibile a nessuno.
Quanto costa vedere l'Ex Mira Lanza
Il giro esterno non costa nulla. L'unico costo è il biglietto del Teatro India se volete entrare nel complesso: ventidue euro il posto unico numerato intero, diciotto euro il ridotto, quindici euro intero e dieci euro ridotto per l'area esterna, dodici euro per gli studenti universitari sul posto unico numerato. Consiglio pratico da chi accompagna gruppi: se siete in due e volete abbinare qualcosa, la combinazione più efficiente è uno spettacolo serale all'India preceduto nel pomeriggio dalla Centrale Montemartini. Costa poco, dura una giornata e racconta l'intera parabola dell'industria romana, dalla centrale elettrica che diventa museo al saponificio che diventa teatro.
Una curiosità su Ex Mira Lanza
La curiosità che preferisco riguarda una centrale elettrica che non è mai esistita. Nel 1939 la direzione dello stabilimento presentò al Comune di Roma il progetto e la richiesta edilizia per costruire, nell'area oggi vuota corrispondente al lotto quattordici della mappa, una centrale termoelettrica alimentata con gli scarti della sansa di oliva. Non era un capriccio: la sansa esausta, cioè il residuo della molitura delle olive dopo l'estrazione dell'olio, ha un potere calorifico apprezzabile e in Italia se ne produceva in quantità enorme. La fabbrica avrebbe bruciato uno scarto agricolo per alimentare i propri forni e le proprie caldaie, chiudendo il ciclo dei rifiuti industriali quasi ottant'anni prima che l'espressione economia circolare entrasse nel vocabolario.
La costruzione non partì mai: la guerra mondiale era alle porte e il cantiere si fermò prima di cominciare. È l'ennesima occasione mancata di un luogo che di occasioni mancate ne ha collezionate parecchie, ma è anche il documento più eloquente della mentalità che governava questa fabbrica. Qui non si buttava via niente per principio. Gli scarti del Mattatoio diventavano sapone e candele; la liscivia esausta diventava glicerina; il residuo delle olive avrebbe dovuto diventare elettricità. Chi passa oggi davanti al recinto e vede un cumulo di rifiuti da millecinquecento tonnellate da smaltire dovrebbe sapere che quello stesso perimetro, un secolo fa, era progettato per essere il contrario esatto di una discarica.
Un secondo dettaglio che vale la pena tenere a mente: la fabbrica nacque per produrre concimi e acidi, non saponi. Il nome che si legge sulle carte più antiche, Società prodotti chimici colle e concimi, dice esattamente questo. Il sapone arriva vent'anni dopo, per ragioni belliche, e la glicerina che qui si produceva serviva ai dinamifici. Una fabbrica di candele profumate che nasce dalla polvere da sparo è una genealogia che nessuna pubblicità della Mira Lanza ha mai raccontato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ex Mira Lanza
Che il complesso ha un edificio che non ha mai chiuso, e che nessuna guida di archeologia industriale nomina mai: la scuola. L'edificio numero otto della mappa, la direzione generale con gli uffici tecnici e i laboratori chimici costruita nel 1918, fu venduta al Comune di Roma subito dopo la fusione del 1924, perché il quartier generale della nuova società era a Genova e a Roma quegli uffici non servivano più. Il Comune ci mise una scuola, che dal 1924 funziona ininterrottamente ed è intitolata a Giovanni Pascoli.
Significa che, mentre il saponificio bruciava e il museo abusivo apriva e chiudeva, a cento metri di distanza dei bambini hanno continuato ad andare a scuola dentro un pezzo della stessa fabbrica, senza interruzione, per oltre un secolo. È il dato più sottovalutato dell'intera vicenda, e ribalta la narrazione dell'abbandono totale: l'Ex Mira Lanza non è mai stata completamente morta, semplicemente la parte viva non faceva notizia.
La seconda cosa che non dice nessuno riguarda la geografia amministrativa. Tutti collocano l'Ex Mira Lanza a Ostiense, e persino il nome del progetto urbanistico che la riguarda si chiama Ostiense Marconi. Ma Ostiense è sulla riva sinistra e questo complesso è sulla destra: siamo nel quartiere Portuense, Municipio XI, e il lungotevere che gli passa davanti fu istituito nel 1940 come Lungotevere Papareschi e ribattezzato Vittorio Gassman soltanto il 29 dicembre 2006. Non è pedanteria toponomastica. Chi cerca l'indirizzo con un navigatore inserendo Ostiense finisce dall'altra parte del fiume e perde venti minuti a cercare un ponte.
La terza, e la dico per esperienza diretta con i gruppi: il numero civico ufficiale del Teatro India è Lungotevere Vittorio Gassman 1, ma alcune banche dati istituzionali registrano l'ingresso anche su via Luigi Pierantoni. Se il vostro autista si impunta su un indirizzo e non trova l'altro, sappiate che si tratta dello stesso complesso visto da due lati diversi.
Il consiglio che ti do per visitare Ex Mira Lanza
Comprate un biglietto per uno spettacolo al Teatro India e arrivate un'ora prima. È l'unico consiglio che serva davvero, e vale più di qualunque tentativo di aggirare la recinzione.
Le ragioni sono pratiche. Primo: con il biglietto entrate legalmente dentro il perimetro dell'ex stabilimento, cioè nel corpo numero uno della mappa, il magazzino del 1919, e vedete dall'interno una struttura industriale del primo Novecento con le sue capriate e le sue tre navate. Secondo: il cortile del teatro offre l'affaccio migliore che esista sul resto del complesso, saponificio compreso, senza rischi e senza illeciti. Terzo: la biglietteria apre solo due ore prima della replica, quindi arrivare presto non è un sacrificio, è la condizione per trovare il posto e per avere tempo di girare.
Se dovete scegliere la serata, scegliete luglio e la rassegna estiva che occupa il cortile. Gli spettacoli all'aperto hanno anche il biglietto più economico, quindici euro intero e dieci ridotto, e vi mettono seduti dentro l'ex fabbrica con la ciminiera sopra la testa. In inverno funziona bene la Sala A, con le sue pareti nere e il pavimento in cemento industriale: è lo spazio che restituisce meglio la memoria del capannone.
Il consiglio secondario riguarda il resto della giornata. Non venite qui e basta: il posto, da solo, vi tiene un'ora. Costruite una giornata sul tema dell'industria romana, partendo dalla Centrale Montemartini nel pomeriggio, passando per il Ponte di Ferro a piedi, arrivando qui per il tramonto e restando per lo spettacolo. È una giornata che costa meno di trenta euro a testa e che racconta la Roma che nessun tour del centro storico vi farà mai vedere.
Ultima raccomandazione, e la faccio con una certa insistenza: non entrate nell'area recintata. Non è un divieto formale da aggirare con complicità. È un rudere con parti pericolanti in corso di demolizione controllata, suolo in attesa di caratterizzazione ambientale e passaggio di mezzi di cantiere. Le foto che vedete in rete sono state fatte quando quel posto era un'altra cosa.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che questa fabbrica esiste per colpa del Mattatoio, e che senza il macello di Testaccio non ci sarebbe mai stata. Lo sanno tutti quelli che si occupano di storia industriale romana, e non lo dice quasi nessuno a chi passa di qui.
Il meccanismo è elementare e vale la pena ricostruirlo per intero. Il sapone tradizionale si ottiene dalla saponificazione dei grassi, cioè dalla reazione fra un grasso e una base forte. Fino all'arrivo dei tensioattivi sintetici, il grasso era animale: sego di bue, strutto, ossa. Le candele steariche si ottengono dallo stesso ciclo, isolando l'acido stearico. La glicerina è il sottoprodotto della saponificazione. Un impianto che lavora scarti di macellazione produce quindi, dalla stessa materia prima, sapone, candele e glicerina, e la glicerina in tempo di guerra vale oro perché serve agli esplosivi.
Ora guardate la carta. Il Mattatoio comunale di Testaccio, progettato da Gioacchino Ersoch, entra in funzione nel 1891 e per ottant'anni macella per l'intera città. La fabbrica si insedia sulla riva opposta nel 1899 e si specializza in saponeria dal 1918. Fra i due, il fiume e un ponte di ferro costruito nel 1862. La distanza fra il punto in cui l'animale veniva macellato e il punto in cui i suoi scarti diventavano sapone si misura in centinaia di metri.
Il corollario è la ragione della chiusura, ed è la parte davvero poco citata. Quando dopo la guerra arrivano i detersivi sintetici, il vantaggio della vicinanza al Mattatoio si trasforma di colpo in una condanna. Un impianto costruito attorno agli scarti animali non si riconverte alla chimica del petrolio senza demolirlo e rifarlo. Lo stabilimento chiude nel 1952 non perché la Mira Lanza fosse in crisi, ma esattamente per il contrario: perché l'azienda stava innovando e Roma non serviva più. È la storia industriale italiana in miniatura, e ha il pregio di essere vera.
La foto giusta da fare a Ex Mira Lanza
La fotografia che funziona è una sola e va fatta dal Ponte dell'Industria, all'ultima ora di luce, guardando verso valle. In un solo fotogramma entrano la ciminiera in mattoni dell'Ex Mira Lanza, la struttura reticolare del Gazometro e l'acqua del Tevere. Ferro e mattone, vuoto e pieno, i due modi in cui Roma ha costruito la propria industria. Usate un obiettivo intorno ai cinquanta millimetri equivalenti per non deformare le verticali e aspettate che il sole sia basso abbastanza da colorare il laterizio senza bruciare il cielo.
La seconda inquadratura, meno ovvia e a mio parere più bella, si fa dal Lungotevere Vittorio Gassman guardando in diagonale il fronte del complesso: il cancello del teatro in primo piano, la sequenza dei capannoni che si allontana, la ciminiera come punto di fuga. È una composizione classica da fotografia industriale, quella che i grandi fotografi dell'archeologia industriale tedesca hanno reso canonica, e qui funziona perché la fila degli edifici è regolare e non c'è quasi nulla che disturbi.
La terza è il controcampo notturno nelle sere di spettacolo: dal cortile in ghiaia del teatro, con le luci calde del bar in basso e la sagoma nera del saponificio contro il cielo. Con una macchina moderna si tiene a mano libera; con il treppiede si guadagnano i dettagli del mattone.
Due avvertenze da chi ha visto sbagliare parecchie volte. La prima: non arrampicatevi sulla recinzione per la foto. Non c'è nessuna immagine che valga una denuncia o una caviglia rotta, e le pareti dipinte da Seth, fotografate oggi, sarebbero comunque irriconoscibili rispetto alle immagini che circolano. La seconda: il cielo, qui, è quasi sempre il problema. A mezzogiorno il complesso è piatto e privo di ombre, e le foto vengono tutte uguali. Se avete un solo passaggio disponibile, fatelo dopo le sei del pomeriggio in inverno o dopo le sette e mezza in estate.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è il fallimento del 1913. La Società prodotti chimici colle e concimi, che aveva costruito lo stabilimento dal 1899, va a gambe all'aria e il sito passa al Comune di Roma. L'amministrazione pensa di farne un impianto per il trattamento dei rifiuti urbani, poi cambia idea. È il primo di una lunga serie di destini alternativi immaginati per questo perimetro e mai realizzati.
Il secondo è la svolta bellica del 1918. Con la guerra in corso, produrre glicerina a Roma diventa questione strategica per rifornire i dinamifici, e il Comune cede l'area alla Fabbrica candele steariche di Mira. In pochi mesi partono i cantieri: nel 1918 la direzione, la portineria, l'infermeria, l'asilo e il refettorio; nel 1919 il magazzino, il saponificio, le caldaie, i forni pirite; nel 1920 le scuderie. Uno stabilimento chimico ottocentesco si trasforma in una città del sapone nel giro di due anni.
Il terzo è il 9 maggio 1924, la fusione fra la veneta Mira e la torinese Unione Stearinerie Lanza che chiude la cosiddetta guerra del sapone e crea la Mira Lanza. Per Roma la conseguenza immediata è la cessione della palazzina della direzione al Comune, che vi apre la scuola ancora attiva.
Il quarto sono i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che distruggono parzialmente uno dei corpi di fabbrica. Le tracce di quel crollo sono ancora leggibili nella struttura.
Il quinto è la chiusura del 1952, seguita nel 1961 dalla cessione dello stabilimento al Comune di Roma. Da quel momento la fabbrica smette di produrre e comincia la lunghissima stagione dell'abbandono, interrotta solo dai magazzini di via Pacinotti che restano operativi fino agli anni Settanta per la distribuzione e per la gestione dei premi della raccolta di figurine.
Il sesto è il 7 settembre 1999: l'inaugurazione del Teatro India nel magazzino restaurato, l'ultimo teatro aperto a Roma nel Novecento, voluto da Mario Martone.
Il settimo è l'incendio del 2014. Dopo uno sgombero, il saponificio viene dato alle fiamme. Le pareti annerite che ne risultano diventano, due anni dopo, il supporto dei dipinti di Seth.
L'ottavo è il luglio 2016, l'apertura dell'Ex Mira Lanza Museum, e il 2017, quando una famiglia rom si insedia nella galleria e il progetto assume il nome di Museo Abusivo Gestito dai Rom.
Il nono è il 16 giugno 2025, quando partono la bonifica e la cantierizzazione con lo sgombero degli occupanti, la rimozione di circa millecinquecento tonnellate di rifiuti e la messa in sicurezza dei fabbricati.
Il decimo è il 9 aprile 2026, quando l'Aula Giulio Cesare approva la concessione trentennale all'Università Roma Tre per lo studentato da trecento posti letto e per il Parco Papareschi. È l'atto che, dopo settantatré anni dalla chiusura della produzione, dà al luogo una destinazione stabile.
Chi è passato da Ex Mira Lanza
Il primo nome è quello di Giulio Filippucci, l'ingegnere dal quale nel 1899 la Società prodotti chimici colle e concimi acquisì i terreni. Il suo cognome ricorre anche fra i progettisti dei corpi storici, insieme a quelli di Moretti e Bagnasco: sono i tre nomi che le schede di storia dell'architettura associano alla fabbrica delle origini.
Poi ci sono i vertici dell'azienda nata nel 1924. Costantino Moretti, primo presidente della Mira Lanza; Giuseppe Piaggio, vicepresidente, esponente della famiglia genovese che aveva portato in dote l'Unione Stearinerie Lanza; e dal 1927 al 1934 Giuseppe Toeplitz, il banchiere della Banca Commerciale Italiana, uno degli uomini più potenti della finanza italiana fra le due guerre. Che il presidente di una fabbrica di saponi romana fosse il capo della Comit dice quanto quel settore contasse nell'economia del tempo.
Il terzo nome è Mario Martone, nato a Napoli il 20 novembre 1959, regista di teatro e di cinema, direttore del Teatro di Roma fra il 1999 e il 2001. È lui che volle i nuovi spazi del Teatro India ed è lui che scelse il nome, per assonanza con il Teatro Argentina. Da quel 1999 sono passati sul palcoscenico dell'India centinaia di compagnie italiane e straniere, e la sala si è imposta come lo spazio della ricerca teatrale romana.
Il quarto è Julien Malland, in arte Seth, il muralista francese diplomato alla scuola nazionale superiore di arti decorative nel 2000, autore nel 2016 delle pitture che hanno reso celebre il saponificio. Con lui il curatore Stefano Antonelli e l'associazione 999Contemporary, che quell'operazione la concepirono e la finanziarono con circa ventitremila euro.
Il quinto è Tito, il capofamiglia rom che dal 2017 abitò la galleria e ne divenne direttore e curatore, dividendo quel ruolo con il mestiere di parcheggiatore a piazzale della Radio. Non è un nome che entrerà nei manuali, ed è quello che ha accompagnato più visitatori di chiunque altro dentro quelle sale.
Il sesto gruppo è quello istituzionale degli ultimi anni: il sindaco Roberto Gualtieri, gli assessori capitolini all'urbanistica e al patrimonio, il presidente del Municipio XI, presenti sul posto il 16 giugno 2025 all'avvio della bonifica e poi protagonisti dell'iter che ha portato alla concessione a Roma Tre nell'aprile 2026. Sono passati anche loro, letteralmente, dentro quel cancello.
C'è infine chi da qui non è mai passato ma ci ha lasciato il nome sopra: Vittorio Gassman, genovese del 1922 e romano d'adozione fino alla morte nel 2000, al quale il lungotevere davanti alla fabbrica è intitolato dal 29 dicembre 2006. E, in una forma tutta sua, Calimero, il pulcino nero apparso in televisione il 14 luglio 1963 per pubblicizzare un detersivo di questa azienda: non ha mai messo piede in via dei Papareschi, ma è il personaggio grazie al quale il nome Mira Lanza è entrato in ogni casa italiana.
Domande veloci su Ex Mira Lanza
Si può visitare l'Ex Mira Lanza?
L'area dell'ex stabilimento non si visita: è recintata, interdetta e interessata da un intervento di bonifica e messa in sicurezza avviato nel giugno 2025. L'unica porzione accessibile legalmente è il Teatro India, che occupa l'ex magazzino del 1919 e si visita comprando il biglietto per uno spettacolo. Tutto il resto si guarda dall'esterno, dal Lungotevere Vittorio Gassman, da via Antonio Pacinotti e da via dei Papareschi.
L'Ex Mira Lanza Museum esiste ancora?
No. Il museo di arte urbana nato nel 2016 attorno alle pitture di Seth è stato dismesso e non è più visitabile. Le opere si trovano dentro il perimetro chiuso e in gran parte si erano già deteriorate per incendi, infiltrazioni e sovrapposizioni.
Quanto costa il biglietto del Teatro India all'Ex Mira Lanza?
Il posto unico numerato costa ventidue euro intero e diciotto euro ridotto; l'area esterna quindici euro intero e dieci euro ridotto; gli operatori dello spettacolo pagano quindici euro; gli studenti universitari dodici euro sul posto unico numerato, con esclusione delle ultime repliche. Le tariffe cambiano di stagione e vanno controllate sul sito della Fondazione Teatro di Roma.
Dove si trova esattamente l'Ex Mira Lanza?
Il complesso occupa l'area fra il Lungotevere Vittorio Gassman, via Antonio Pacinotti, via Amedeo Avogadro, via Alberto Einstein e via dei Papareschi, nel quartiere Portuense, Municipio XI di Roma. L'indirizzo del Teatro India è Lungotevere Vittorio Gassman 1, 00146 Roma; alcune banche dati istituzionali registrano l'ingresso anche su via Luigi Pierantoni.
Come si arriva all'Ex Mira Lanza con i mezzi pubblici?
La stazione della metropolitana più vicina è Marconi, sulla linea B, aperta il 26 aprile 1994, con il fabbricato viaggiatori affacciato su viale Guglielmo Marconi e su via Ostiense: da lì si attraversa il ponte e si prosegue lungo il fiume. Gli autobus che percorrono viale Marconi e via Pacinotti lasciano a pochi minuti a piedi; le linee in servizio vanno verificate sul sito dell'azienda dei trasporti, perché in questo tratto la rete cambia di frequente.
L'Ex Mira Lanza è pericolosa?
L'area recintata sì. Sono strutture non agibili, con parti pericolanti in corso di rimozione, suolo in attesa di caratterizzazione ambientale, vegetazione secca e macerie. Nel giugno 2026 la recinzione risultava in più punti divelta, con varchi aperti sul lato del Teatro India, su via Avogadro e su via Einstein: il fatto che si possa passare non significa che sia lecito né sicuro. Il giro esterno lungo le strade pubbliche, invece, è tranquillo.
Che cosa diventerà l'Ex Mira Lanza?
Uno studentato pubblico da circa trecento posti letto gestito dall'Università degli Studi Roma Tre, con foresteria per i professori in visita e spazi per didattica, ricerca e attività culturali, più il Parco Papareschi, un'area verde pubblica di circa un ettaro e mezzo. La concessione è trentennale e rinnovabile, l'investimento dichiarato è di circa trenta milioni di euro a carico dell'ateneo.
Quando è stata costruita l'Ex Mira Lanza?
Il primo edificio industriale è del 1899, realizzato dalla Società prodotti chimici colle e concimi. Il grande ampliamento è del 1918 e 1919, quando la Fabbrica candele steariche di Mira riorientò l'impianto verso la saponeria: sono di quegli anni il magazzino, il saponificio, le caldaie, i forni pirite, la direzione e i servizi. Le scuderie sono del 1920.
Perché si chiama Mira Lanza?
Dalla fusione, il 9 maggio 1924, fra la veneta Mira, fabbrica di candele fondata nel 1831, e la torinese Unione Stearinerie Lanza, erede della manifattura dei fratelli Lanza fondata nel 1832. La nuova società ebbe sede a Genova e stabilimenti a Genova, Rivarolo, Mira, Roma e Napoli.
Quando ha chiuso la fabbrica dell'Ex Mira Lanza?
La produzione romana cessò nel 1952, resa obsoleta dall'arrivo dei detersivi sintetici che non richiedevano più grassi animali. Nel 1961 lo stabilimento passò al Comune di Roma. I magazzini di via Pacinotti restarono in uso fino agli anni Settanta per la distribuzione ai grossisti e per la gestione dei premi della raccolta di figurine.
Si possono fare foto all'Ex Mira Lanza?
Dall'esterno sì, senza limitazioni: il lungotevere e le strade laterali sono suolo pubblico. Dentro il Teatro India valgono le regole del teatro, che vietano riprese durante gli spettacoli. Dentro l'area recintata non si entra, quindi la questione non si pone.
Chi ha dipinto i murales dell'Ex Mira Lanza?
Il francese Julien Malland, in arte Seth, nel 2016, su iniziativa dell'associazione 999Contemporary e del curatore Stefano Antonelli. Seth è noto per le sue figure di bambini anonimi immersi in campiture di colore e per il soprannome di Globe painter, guadagnato dipingendo in decine di paesi.
Che cosa significa M.A.G.R.?
Museo Abusivo Gestito dai Rom. È il nome che il progetto assunse dal 2017, quando una famiglia rom si insediò nella galleria dipinta e il capofamiglia, Tito, ne divenne direttore e curatore, facendo da guida ai visitatori.
L'Ex Mira Lanza è la stessa cosa del MURo?
No. Il MURo, Museo di Urban Art di Roma, è il progetto fondato da David Vecchiato, in arte Diavù, e le sue opere si trovano soprattutto al Quadraro e a Tor Pignattara, nella zona est della città. L'esperienza dell'Ex Mira Lanza è un'altra, con altri protagonisti e un'altra storia.
Il Teatro India è accessibile in sedia a rotelle?
Sì, il Teatro India è indicato come accessibile alle persone con disabilità motoria. Conviene comunque telefonare al numero del teatro prima della serata, perché la disposizione delle tribune cambia da allestimento ad allestimento e la Sala B ha gradinate mobili.
Quanto dura la visita all'Ex Mira Lanza?
Il giro esterno, fatto con calma lungo il lungotevere, via Pacinotti e via dei Papareschi, dura fra i cinquanta minuti e l'ora e un quarto. Se ci aggiungete uno spettacolo al Teatro India, la serata copre tre o quattro ore. Da solo, questo posto non riempie una giornata: va abbinato al resto del quartiere.
Serve prenotare per l'Ex Mira Lanza?
Per il giro esterno no, non c'è nulla da prenotare. Per il Teatro India sì, conviene prenotare il biglietto in anticipo, perché la capienza complessiva è di circa quattrocento spettatori a serata e la biglietteria in loco apre soltanto due ore prima della replica.
Quando è meglio andare all'Ex Mira Lanza?
Fra ottobre e maggio, nell'ultima ora e mezza di luce. La vegetazione bassa lascia vedere di più e il sole radente accende il laterizio. D'estate, a mezzogiorno, il lungotevere senza ombra è punitivo. Le sere di spettacolo sono il momento in cui la zona è più animata.
C'è un parcheggio all'Ex Mira Lanza?
Non esiste un parcheggio dedicato del complesso. Si parcheggia lungo le strade del quartiere, con le difficoltà tipiche del Portuense nelle ore serali. Nelle sere di spettacolo al Teatro India il consiglio è di arrivare in metropolitana e a piedi, o di mettere in conto un giro d'auto di dieci minuti.
Che differenza c'è fra l'Ex Mira Lanza e la Centrale Montemartini?
Sono due esempi opposti dello stesso problema. La Centrale Montemartini, in via Ostiense 106, era la prima centrale termoelettrica pubblica di Roma e oggi è un museo dei Musei Capitolini in piena attività, aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. L'Ex Mira Lanza è la stessa scommessa non ancora vinta: guscio industriale conservato, funzione nuova appena assegnata, cantiere in corso. Chi vuole vedere il risultato finito vada alla Montemartini; chi vuole vedere il processo venga qui.
Che rapporto c'è fra l'Ex Mira Lanza e il Gazometro?
Sono due pezzi dello stesso paesaggio industriale, su rive opposte. Il Gazometro faceva parte dell'officina del gas di San Paolo, avviata dal 1908 per rifornire la capitale, ed è oggi in mano alla compagnia energetica nazionale, con aperture al pubblico soltanto in occasioni programmate e su prenotazione. Dall'Ex Mira Lanza lo si vede in continuazione, ed è il riferimento visivo di tutte le fotografie della zona.
Ci sono visite guidate all'Ex Mira Lanza?
Non esistono visite guidate ufficiali dell'area industriale, perché l'area è chiusa. Le visite gratuite che 999Contemporary organizzava nel 2018 dentro il museo abusivo, dichiarandole esplicitamente illegali e a rischio del visitatore, appartengono a una stagione conclusa. Il Teatro di Roma, invece, propone nel suo programma iniziative di visita ai propri spazi teatrali: conviene consultare il sito della fondazione.
L'Ex Mira Lanza è adatta ai bambini?
Ai bambini piccoli no: non c'è nulla da toccare né da fare, e non si entra. Con ragazzi dai dodici anni in su funziona molto bene come caso di studio su archeologia industriale, riuso urbano e arte di strada. Per una giornata in famiglia conviene spostare il baricentro sulla Centrale Montemartini e sul Monte dei Cocci.
Quanti edifici aveva l'Ex Mira Lanza?
La mappa storica del complesso numera quattordici lotti, fra corpi produttivi, magazzini, depositi, uffici, servizi al personale, alloggi operai, stazione autocarri e scuderie. Alcuni sono stati recuperati, come il magazzino che ospita il Teatro India e la direzione che ospita la scuola; altri sono in uso alla Croce Rossa; altri ancora sono in abbandono o scomparsi.
Che cosa era il saponificio dell'Ex Mira Lanza?
Il corpo numero due della mappa, costruito nel 1919, era il reparto in cui i grassi animali provenienti dal Mattatoio venivano trasformati in sapone, candele steariche e glicerina. È l'edificio che ha bruciato nel 2014 e che ha ospitato le pitture di Seth dal 2016. Oggi è la parte più fragile del complesso.
Chi gestisce oggi gli edifici dell'Ex Mira Lanza su via Pacinotti?
Alcuni corpi affacciati su via Antonio Pacinotti, fra cui il deposito perfosfato del 1907, gli uffici e le abitazioni del 1899 e 1907 e la stazione autocarri del 1919, risultano in dotazione alla Croce Rossa. Sono la parte del complesso rimasta in uso e in condizioni migliori.
Perché l'Ex Mira Lanza è rimasta abbandonata così a lungo?
Per una combinazione di proprietà pubblica frammentata, contaminazione dei suoli da bonificare, vincoli monumentali sul nucleo più antico e costi di recupero altissimi. Dal 1961, anno in cui lo stabilimento passò al Comune, si sono succeduti progetti, concorsi internazionali e ipotesi di riuso senza che nessuno arrivasse in cantiere. La bonifica del 2025 è il primo intervento davvero eseguito sul posto.
Un'ultima cosa sull'Ex Mira Lanza
Accompagno gruppi a Roma da vent'anni e ho imparato a diffidare dei luoghi che si raccontano meglio di come si vedono. L'Ex Mira Lanza è esattamente questo: un posto la cui fama, negli ultimi dieci anni, è stata costruita su fotografie scattate dentro un rudere in cui non si sarebbe dovuto entrare, e che oggi restituisce al visitatore molto meno di quanto promette la rete. Chi ci arriva convinto di trovare un museo trova una recinzione, e ha ragione a sentirsi preso in giro.
Eppure vale il viaggio, a due condizioni. La prima è arrivarci sapendo che si guarda da fuori, e che il valore del posto è nella sua storia e nel suo profilo, non in un ingresso. La seconda è comprare quel biglietto del Teatro India, perché entrare in un capannone del 1919 e sedersi ad ascoltare del teatro dentro le mura in cui si faceva sapone con gli scarti del macello è una delle esperienze più oneste che Roma sappia offrire a chi ha voglia di capire la città del Novecento invece di limitarsi a quella degli imperatori.
Poi tornateci fra qualche anno. Se il parco e lo studentato arriveranno davvero, questo sarà uno dei pochi casi romani in cui una fabbrica morta è diventata un pezzo di città viva senza essere prima ridotta a scenografia. Se non arriveranno, ci sarà almeno la ciminiera a ricordare che ci abbiamo provato.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.



