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Visite al Bunker di Villa Torlonia — aperture estive luglio e agosto 2026

Evento concluso · si è chiuso il 30 Agosto 2026. Guarda gli eventi in programma a Roma →

Le visite estive al Bunker e ai rifugi antiaerei di Villa Torlonia sono finite. Il ciclo per singoli visitatori è andato in scena dal 4 luglio al 30 agosto 2026, sabato e domenica, e il 30 agosto ha chiuso i battenti come previsto. Oggi è il 12 settembre 2026, quindi chi cerca quelle date non le trova più. La buona notizia, e la dico subito perché è la sola cosa che interessa davvero a chi arriva qui con il proposito di scendere sotto il Casino Nobile, è che i sotterranei non hanno chiuso affatto: il calendario dei Musei di Villa Torlonia ha semplicemente girato pagina e dal 5 settembre 2026 è partito il ciclo autunnale, che va avanti fino al 27 dicembre. Le visite restano guidate, restano su prenotazione, restano concentrate nel fine settimana. Cambiano gli orari, e cambiano anche nel corso dell'autunno, motivo per cui più avanti spiego dove guardare invece di fidarsi di una data copiata da qualche parte.

Faccio una premessa di metodo, perché con questo posto serve. Il Bunker di Villa Torlonia non è una attrazione che si aggiunge al giro del parco quando avanza tempo. È un percorso chiuso, con un ingresso e una uscita che non coincidono, con un numero massimo di venti persone per turno, con una durata fissata in cinquanta minuti e con il divieto esplicito di tornare indietro lungo il tragitto. Si entra dal Casino Nobile e si riemerge nel giardino, dalla parte opposta. Chi si presenta senza biglietto la domenica pomeriggio sperando di infilarsi nel gruppo trova quasi sempre il turno esaurito, e non per cattiveria della biglietteria: venti posti finiscono in fretta, soprattutto quando il turno è uno solo nella giornata, come capitava il sabato di luglio e agosto.

Di seguito racconto che cosa è stata l'estate 2026 nei sotterranei, che cosa si vede davvero scendendo le scale, quali sono i tre livelli sovrapposti che compongono il complesso, quanto è vecchia la storia che sta sotto i piedi di chi cammina nel parco e come ci si organizza adesso, a settembre passato, per prenotare senza fare la fila due volte. Il pezzo di storia meno noto di Villa Torlonia, quello sottoterra, è anche quello che colpisce di più chi ci va per la prima volta.

Che cosa sono state le aperture estive di luglio e agosto 2026

Il ciclo estivo per il pubblico individuale è cominciato sabato 4 luglio 2026 e si è chiuso domenica 30 agosto. Due mesi esatti, con una griglia di turni pensata per la stagione calda, quando Roma si svuota di romani e si riempie di visitatori che cercano qualcosa da fare nelle ore in cui il sole picchia troppo per stare all'aperto. Le visite in italiano erano il sabato alle 17.00 e la domenica alle 10.00 e alle 17.00. In inglese, il sabato alle 11.00. Il 15 agosto, che cadeva di sabato ed era festivo, il programma è stato rinforzato con due turni in italiano alle 10.00 e alle 17.00, mentre la visita in inglese delle 11.00 quel giorno è saltata proprio perché il sabato era festa.

Ingresso del bunker di Villa Torlonia
L'ingresso del bunker antiaereo nel parco di Villa Torlonia, visitabile in estate. Foto di Gaux, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Chi ha una minima dimestichezza con il modo in cui funzionano i musei civici romani riconosce subito la logica di quella griglia. Le 17.00 del sabato e della domenica non sono un'orario casuale: sono l'ora in cui, in luglio e in agosto, il parco comincia a diventare vivibile e la gente esce di casa. Le 10.00 della domenica intercettano invece chi vuole chiudere la faccenda prima di pranzo. E il turno in inglese del sabato mattina è la quota riservata ai visitatori stranieri, che d'estate a Roma sono la maggioranza assoluta del pubblico museale. Nessuna visita dal lunedì al venerdì: il sito è chiuso cinque giorni su sette, e questo vale anche adesso.

Il costo, in estate come in autunno, è rimasto quello del biglietto di visita guidata: dodici euro l'intero, sei euro il ridotto. Il ridotto vale per chi ha dai sei ai diciotto anni non compiuti, per chi possiede la MIC card in corso di validità, per chi ha la RomaPass in corso di validità, per le persone con disabilità e per un loro accompagnatore. I bambini da zero a cinque anni entrano gratis, e non occupano nemmeno uno dei venti posti, perché si considerano aggiuntivi rispetto al gruppo prenotato: il loro biglietto si ritira direttamente a inizio visita. Sull acquisto online si paga un euro di diritto di prevendita, con un massimo di cinque biglietti per transazione.

La cosa che ha sorpreso più di un visitatore estivo è che la MIC card, che nei musei civici romani apre quasi tutto, qui non azzera il prezzo: dà il ridotto. Il Bunker è considerato una visita guidata a tutti gli effetti, non un ingresso museale, e le visite guidate hanno una tariffa a parte perché richiedono un operatore didattico dedicato per ogni turno. Lo stesso vale per la RomaPass. È una distinzione che sul momento infastidisce chi era convinto di entrare gratis, ma che ha una sua logica: quello che si paga non è la porta, è la persona che accompagna e racconta.

Perché le date estive contavano più di quanto sembrasse

Ogni anno, quando esce il calendario estivo del Bunker, c'è una piccola corsa che i romani conoscono e i visitatori occasionali no. In luglio e agosto i turni si riducono rispetto all'autunno e alla primavera, perché il personale va in ferie e i musei civici alleggeriscono la programmazione. Meno turni significa meno posti totali, e siccome il tetto per turno resta fermo a venti persone, la matematica è spietata: nei fine settimana di agosto capitava di trovare tutto esaurito con giorni di anticipo. Chi si organizzava il mercoledì per la domenica faceva la scelta giusta. Chi arrivava al sabato mattina alla biglietteria del Casino Nobile sperando in un posto per il pomeriggio, spesso rimaneva a piedi.

C è poi un elemento stagionale che spiega perché in estate quelle visite avessero un valore particolare. Sotto terra la temperatura è stabile e nettamente più bassa che in superficie. In una giornata di agosto romano, con il parco che alle cinque del pomeriggio è ancora un forno, scendere di sei metri sotto il piano di campagna è un sollievo fisico immediato. Il risvolto è l'umidità: le pareti trasudano, il pavimento in certi punti è lucido, e infatti il regolamento raccomanda scarpe comode e impermeabili. Non è una formula di rito. Chi scende in infradito lo scopre dopo tre gradini.

Che cosa si vede scendendo sotto il Casino Nobile

Il percorso attuale è quello inaugurato il 5 aprile 2024, quando il Rifugio antiaereo e il Bunker sono stati riaperti al pubblico dopo lunghi lavori di restauro e sistemazione, con un allestimento multimediale nuovo di zecca. Prima di quella data i sotterranei erano già stati visitabili in forme diverse, ma l'impianto che si trova oggi è quello del 2024, ed è un impianto dichiaratamente immersivo: le informazioni storiche ci sono e sono serie, ma la scommessa dell'allestimento è far percepire che cosa significasse trovarsi sotto terra mentre sopra cadevano le bombe.

Si comincia scendendo le scale che dalle sale del Casino Nobile portano al piano seminterrato. La descrizione ufficiale parla di una cesura che non è solo architettonica, e la formula è precisa: sopra ci sono aria, luce e la bellezza di un palazzo neoclassico pieno di stucchi e di sale di rappresentanza, sotto ci sono buio, umidità e una sensazione fisica di costrizione. Il passaggio dura pochi secondi ed è la prima cosa che l'allestimento fa capire senza dire una parola.

La prima parte del percorso racconta la vita di Mussolini e della sua famiglia a Villa Torlonia attraverso un video costruito con fotografie storiche. Si vedono le feste, le cerimonie ufficiali, le partite a tennis sul campo ricavato nell'antico Campo dei Tornei, gli esercizi di equitazione. È una sequenza che serve a fissare un concetto semplice: per diciotto anni questa villa è stata una casa privata, con bambini, pianoforti, ospiti e abitudini quotidiane, e i sotterranei nascono esattamente dal momento in cui quella normalità smette di essere garantita.

Nelle sale successive il racconto si sposta sui bombardamenti di Roma, ricostruiti attraverso i cinegiornali dell'epoca, con un'attenzione particolare a quelli sul quartiere di San Lorenzo. Accanto alle proiezioni di documenti storici, l'esposizione usa in modo costante dei collage fotografici che sembrano stampati direttamente sulle pareti: non sono pannelli appesi, sono immagini che aderiscono alla muratura e che restituiscono l'impressione di camminare dentro le fotografie invece che davanti a esse.

La seconda parte è quella che colpisce di più il pubblico. Tre sale collegate da una serie di proiezioni sincronizzate ricostruiscono episodi della vita dentro un rifugio antiaereo durante un bombardamento. Non c'è una narrazione lineare con un inizio e una fine: ci sono frammenti, voci, gesti, attese. È la scelta giusta, perché la vita nei rifugi era fatta esattamente di questo, di ore lunghe spezzate da rumori improvvisi.

La terza parte si intitola la città bombardata e gioca su un doppio punto di vista. Sul pavimento scorrono le immagini di Roma vista dagli aerei in volo durante un attacco, mentre sulle pareti viene proiettata la città ridotta in macerie. Chi sta sopra non percepisce gli effetti di quello che fa, chi sta sotto ne subisce le conseguenze: il montaggio mette le due prospettive nello stesso ambiente e lascia che si guardino. È un allestimento che non fa la predica e proprio per questo funziona.

L ultima tappa è il bunker vero e proprio, al quale si arriva attraverso una scala ripida. Qui l'allestimento fa un passo indietro di proposito: la grande struttura cilindrica è stata lasciata volutamente libera da oggetti e da proiezioni, per valorizzarne la qualità strutturale. In quello spazio nudo viene simulata una incursione aerea con la riproduzione dei suoni, le sirene, gli aerei in avvicinamento, le detonazioni, e con le vibrazioni del terreno. La parte tattile è affidata a dieci trasduttori installati sotto le assi del pavimento, che trasmettono alle gambe quello che le orecchie sentono. L uscita dal bunker riporta direttamente nei giardini della villa, attraverso un lungo corridoio.

Il passaggio finale dal buio alla luce del parco è la cosa meglio riuscita di tutto il percorso, e non è nemmeno progettata: è una conseguenza della topografia. Si esce da una porta nel verde, con i pini sopra la testa e i bambini che corrono, dopo cinquanta minuti passati a sentire sirene. Nessun pannello esplicativo dice quello che dicono quei tre secondi.

I tre livelli sovrapposti: cantina, rifugio antigas, bunker

La cosa che più spesso sfugge, anche a chi la visita ha appena finito, è che sotto Villa Torlonia non c'è un rifugio: ce ne sono tre, costruiti in momenti diversi e con criteri diversi, e ognuno nasce perché il precedente si era rivelato insufficiente. La sequenza è una piccola storia di paura crescente, ed è documentata benissimo.

Il primo ambiente individuato come rifugio fu una cantina sotterranea che si trovava sotto il laghetto detto del Fucino, realizzata dai Torlonia nell'Ottocento sfruttando con ogni probabilità una antica area cimiteriale preesistente. Vi si accedeva da una porta posta di fronte all'ingresso est del Teatro. Era lunga sessanta metri e larga cinque: un tunnel, in sostanza. Alla fine del 1940 venne attrezzata con porte antigas, con un sistema di filtraggio e rigenerazione dell'aria, con la luce elettrica e con altre dotazioni pensate per rendere il posto abitabile durante soste prolungate.

Il difetto di quella soluzione emerse presto e non riguardava la cantina in sé. Riguardava la distanza. Tra il Casino Nobile e il rifugio c'erano circa centocinquanta metri da percorrere allo scoperto, e centocinquanta metri all'aperto durante un allarme aereo sono un tempo lunghissimo. In più il laghetto sotto cui si trovava era perfettamente visibile dall'alto, e un bersaglio riconoscibile dall'aria è esattamente quello che non vuoi avere sopra la testa quando ti nascondi.

Nel 1941 si passò dunque alla seconda soluzione: sfruttare un locale del piano seminterrato del Casino Nobile, originariamente adibito a cucina, situato subito sotto la sala da ballo. Quel locale venne rinforzato con uno strato di cemento armato di circa centoventi centimetri, dotato di porte blindate antigas e di un sistema di depurazione e ricambio dell'aria. Il vantaggio era evidente: si scendeva da dentro casa, senza mettere il naso fuori. Lo svantaggio, altrettanto evidente, è che centoventi centimetri di cemento sopra la testa proteggono da schegge e crolli parziali, non da una bomba che arriva dritta.

Da qui la terza e ultima soluzione, la più ambiziosa. Mussolini affidò al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco la costruzione di un vero e proprio bunker antiaereo sotto il piazzale laterale al Casino Nobile, con materiali e tecniche più avanzati. I lavori iniziarono nel dicembre del 1942 per un importo previsto di 240.000 lire, cifra che finì con il raddoppiare: si rese necessario approfondire lo scavo per le fondazioni e smantellare un corridoio sotterraneo preesistente che collegava la Tribuna con Fontana a una stanza segreta voluta da Alessandro Torlonia nell'Ottocento.

Il bunker fu scavato a circa sei metri e mezzo di profondità, all'esterno delle fondamenta del Casino Nobile, ma con un accesso diretto dal piano seminterrato dell'edificio attraverso una lunga scalinata. Forma cilindrica, per distribuire meglio le sollecitazioni di una esplosione, e muratura di quattro metri di cemento armato. All interno, diversi vani disposti a croce, con due uscite di sicurezza: una sul piazzale laterale del Casino, l'altra dentro la Tribuna con Fontana, raggiungibile percorrendo un corridoio sotterraneo.

Quel bunker non fu mai terminato. Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito e i lavori erano ancora in corso. Il committente non lo usò mai, nemmeno una volta. Lo usarono invece gli abitanti della villa e del quartiere circostante durante l'occupazione tedesca, cioè esattamente le persone per cui non era stato pensato. È uno dei rovesciamenti più netti che conosca nella storia edilizia di Roma, e la visita lo racconta senza calcare la mano.

Una curiosità su Visite al Bunker di Villa Torlonia — aperture estive luglio e agosto 2026

La curiosità più bella riguarda il conto dei lavori. Il bunker doveva costare 240.000 lire e finì per costarne il doppio. Non per corruzione, non per sprechi: per geologia e per archeologia. Quando i Vigili del Fuoco cominciarono a scavare, nel dicembre del 1942, si accorsero che le fondazioni richiedevano di scendere più a fondo del previsto, e che nel sottosuolo del piazzale correva un corridoio ottocentesco che collegava la Tribuna con Fontana a una stanza segreta voluta da Alessandro Torlonia. Quel corridoio andava smantellato, perché intralciava il tracciato del nuovo scavo.

Fermiamoci un attimo su questo dettaglio, perché è delizioso. Nel 1942, in piena guerra, con i bombardamenti alle porte, la costruzione del rifugio più moderno d'Italia venne rallentata dall'esistenza di un passaggio segreto costruito ottant'anni prima da un principe romano che amava le stranezze. Alessandro Torlonia è lo stesso che si fece costruire nel parco un Tempio di Saturno, dei Falsi Ruderi e una Tribuna con Fontana, tutti su progetto di Giovan Battista Caretti a partire dal 1832. Aveva il gusto della messa in scena e, a quanto pare, anche quello dei collegamenti nascosti. La sua fantasia scenografica ha finito per costare centoventimila lire al bilancio del bunker.

C'è di più, e riguarda la cantina che divenne il primo rifugio. La descrizione ufficiale dice che i Torlonia la realizzarono nell'Ottocento sfruttando con ogni probabilità un'antica area cimiteriale preesistente. Significa che il primo posto scelto per proteggere il capo del governo dalle bombe era stato ricavato dentro uno spazio già scavato secoli prima per seppellire i morti. Chi conosce il sottosuolo di Roma non si stupisce: qui sotto ogni buco nuovo intercetta un buco vecchio. Ma la sovrapposizione, in questo caso specifico, ha una densità simbolica che nessun allestimento multimediale potrebbe migliorare.

E infine la curiosità delle curiosità, quella che quasi nessuno collega: la stessa villa, nell'area nord-occidentale, nasconde un cimitero ebraico sotterraneo, scoperto nel 1919 e studiato dagli archeologi Roberto Paribeni e Italo Gismondi, che ne pubblicarono una prima pianta. Negli anni Settanta del Novecento una seconda campagna di studi, condotta da padre Umberto Fasola, individuò una seconda catacomba collegata alla prima: la più antica è affrescata, la seconda presenta un'area absidata. Le catacombe ebraiche di Villa Torlonia non sono visitabili con le visite al Bunker e in generale non sono aperte al pubblico, ma esistono, sono lì, e stanno sotto lo stesso prato.

Tenere insieme le due cose aiuta a capire che cosa sia davvero questo parco. Sopra, un giardino ottocentesco con obelischi e finti ruderi. Sotto, in punti diversi, un cimitero ebraico di età imperiale e il rifugio antiaereo di un dittatore. Mettere le due presenze nella stessa frase mette i brividi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Visite al Bunker di Villa Torlonia — aperture estive luglio e agosto 2026

La cosa che non ti dice nessuno è che Mussolini quel bunker non lo ha mai usato. Non una volta. Non un allarme, non una notte, niente. I lavori cominciarono nel dicembre 1942 e il 25 luglio 1943, quando venne destituito dal Gran Consiglio e arrestato, il cantiere era ancora aperto. La struttura cilindrica che si visita oggi, quattro metri di cemento armato, sei metri e mezzo sotto il piano del piazzale, due uscite di sicurezza, vani a croce, è un'opera incompiuta costruita per una persona che non ha fatto in tempo a scendervi.

Il seguito di questa storia è ancora meno raccontato. Dopo il 25 luglio 1943 la famiglia Mussolini lasciò la villa, e durante l'occupazione tedesca di Roma il bunker venne aperto e utilizzato dagli abitanti della villa e del quartiere limitrofo. In quei mesi il rifugio del capo del fascismo servì da riparo ai portieri, ai giardinieri, alle famiglie del Nomentano che sentivano le sirene e scendevano dove si poteva scendere. Il bunker ha funzionato, per una volta sola e per gente comune, e ha funzionato quando il suo committente era già altrove.

Nel 1944 la villa venne occupata dal comando alleato anglo-americano, che vi rimase fino al 1947. Tre anni di truppe dentro un parco ottocentesco lasciarono danni pesanti agli edifici e al giardino, ed è una delle ragioni per cui il complesso arrivò agli anni Settanta in condizioni disastrose. Villa Torlonia è diventata parco pubblico soltanto nel 1978, dopo l'acquisizione da parte del Comune, e i restauri dei singoli edifici sono arrivati alla spicciolata nei decenni successivi. Il Bunker, in questo senso, è l'ultimo arrivato: la riapertura con l'allestimento attuale è del 5 aprile 2024.

Un secondo elemento poco citato riguarda il rapporto tra i tre livelli. Nell'immaginario comune il bunker di un dittatore è un unico blocco corazzato. Qui invece si vede benissimo la stratificazione difensiva: una cantina adattata in fretta alla fine del 1940, un locale di servizio blindato nel 1941, uno scavo profondo iniziato nel 1942. Ogni passaggio corrisponde a un peggioramento della situazione militare italiana, ed è leggibile nella muratura: centoventi centimetri di cemento nel rifugio dentro casa, quattrocento centimetri nel bunker esterno. La paura si misura in spessore.

Terza cosa poco detta: quel famoso rifugio nella ex cantina era pensato per soste prolungate, con impianto di filtraggio e rigenerazione dell'aria e con la luce elettrica. Non era un buco dove aspettare venti minuti. Sessanta metri di lunghezza per cinque di larghezza sono la pianta di un ambiente pensato per ospitare molte persone per molte ore. Chi progetta un posto così non immagina un'incursione: immagina una guerra lunga. E infatti Roma fu colpita da cinquantuno bombardamenti aerei tra il luglio 1943 e il maggio 1944.

Quarta e ultima: l'accesso al rifugio antiaereo attraverso cui si raggiunge l'uscita avviene per scale ripide, esattamente come l'ingresso al bunker. Il sito non è accessibile per le persone con disabilità motoria, e questo il sito ufficiale lo scrive chiaramente. È in preparazione un video descrittivo, che sarà visibile in biglietteria e sul sito web, per permettere almeno una fruizione mediata a chi non può scendere. Detto senza giri di parole: se ci sono problemi di ginocchia, di anca o di equilibrio, questa non è la visita giusta, e meglio saperlo prima di aver pagato.

Il consiglio che ti do per visitare Visite al Bunker di Villa Torlonia — aperture estive luglio e agosto 2026

Il consiglio numero uno è banale e lo ripeto perché è quello che salva la giornata: prenota online, prima. Il tetto è di venti partecipanti a turno e i turni nel fine settimana sono pochi. Il biglietto si compra dal portale dei Musei Civici, nel box dedicato, con un euro di diritto di prevendita e un massimo di cinque biglietti per transazione. Chi ha la MIC card può acquistare dal sito della MIC card e dall'applicazione. Chi preferisce lo sportello può preacquistare alle biglietterie di Villa Torlonia, sempre con un euro di prevendita e, questo è il dettaglio che frega molti, pagando soltanto con carta di credito.

Le biglietterie della villa sono tre e non tutti lo sanno: quella del Casino Nobile, con ingresso da via Nomentana 70, quella della Serra Moresca, con ingresso da via Siracusa, e quella di Technotown, con ingresso da via Lazzaro Spallanzani 1. Se arrivi da via Siracusa o da Spallanzani non serve attraversare tutto il parco per comprare il biglietto: puoi farlo all'ingresso da cui entri. Restano acquisti fino a esaurimento posti, quindi la prenotazione online resta la strada più sicura.

Consiglio numero due: arriva in anticipo, ma non troppo. Un quarto d'ora prima è la misura giusta. L'appuntamento è al Casino Nobile e il gruppo parte in orario, perché la successione dei turni nei sotterranei è incastrata al minuto: se il gruppo delle 16.00 esce tardi, quello delle 17.00 slitta. Chi arriva trafelato all'ultimo secondo rischia di trovare il gruppo già sceso, e non esiste modo di recuperarlo lungo il percorso, visto che il tragitto è a senso unico e non si può tornare indietro.

Consiglio numero tre, scarpe. Il regolamento raccomanda calzature comode e impermeabili e ha ragione. Sotto c'è umidità vera, non figurata, e i gradini in certi punti sono lisci. Aggiungo una cosa che il regolamento non dice: porta qualcosa da mettere sulle spalle anche in piena estate. Lo sbalzo termico tra il piazzale e il fondo del bunker, in agosto, è notevole, e cinquanta minuti sotto terra con una maglietta bagnata di sudore non sono piacevoli.

Consiglio numero cinque, quello che quasi nessuno segue: non mettere il Bunker alla fine di una giornata piena. Molti lo incastrano dopo tre musei e una passeggiata, e arrivano già stanchi in un ambiente stretto, buio e rumoroso. Il risultato è che la simulazione dell'incursione, che dovrebbe impressionare, diventa fastidiosa. Meglio farne il primo appuntamento del pomeriggio e poi risalire, con calma, verso la Casina delle Civette o verso il Casino Nobile, che hanno tutt'altro ritmo e servono da decompressione.

Consiglio numero sei: bagno prima. All'interno del percorso non ci sono servizi igienici, e cinquanta minuti senza possibilità di uscire prima della fine sono cinquanta minuti veri. Con i bambini piccoli questa è la sola vera preoccupazione logistica della giornata.

Consiglio numero sette: lascia lo zaino grande a casa. Il regolamento vieta di introdurre oggetti ingombranti, dai bagagli ai passeggini agli strumenti musicali, e vieta anche cibi e bevande, animali di ogni genere compresi quelli nei trasportini, e naturalmente il fumo. Chi arriva a Roma con il trolley e pensa di infilarsi nella visita prima di andare in stazione trova la porta chiusa, e ha perso il biglietto, perché i biglietti venduti non sono rimborsabili.

Come si fa oggi a visitare i sotterranei, dopo la chiusura del ciclo estivo

Passiamo alla parte pratica, quella che serve a chi legge adesso. Le date estive del 2026 sono esaurite, l'ultima è stata domenica 30 agosto. Dal 5 settembre 2026 è però iniziato il ciclo per singoli visitatori che i Musei di Villa Torlonia hanno programmato fino al 27 dicembre 2026. Il meccanismo è identico a quello dell'estate: visite guidate su prenotazione, solo nel fine settimana, massimo venti partecipanti per turno, ingresso dal Casino Nobile e uscita nel parco, durata cinquanta minuti.

La differenza è che il calendario autunnale è più fitto di quello estivo, perché il personale rientra e i musei civici tornano a regime. Nella prima parte, quella di settembre, i turni in italiano sono distribuiti tra sabato pomeriggio e domenica, con la visita in inglese confermata il sabato mattina. Dall'inizio di ottobre in poi la griglia si allarga parecchio, con più turni sia al sabato sia alla domenica, e con alcune aperture straordinarie nei giorni festivi di dicembre. Non ti riporto qui l'elenco completo ora per ora, e ti spiego subito perché.

Il motivo è semplice: gli orari delle visite al Bunker cambiano di ciclo in ciclo e, dentro lo stesso ciclo, cambiano tra un periodo e l'altro. Sono già cambiati tra luglio e settembre, e cambieranno di nuovo tra settembre e ottobre. Qualsiasi elenco di orari scritto qui rischia di diventare falso nel giro di poche settimane, e un'orario sbagliato è peggio di nessun'orario, perché produce viaggi a vuoto. La pagina ufficiale dell'evento sul sito dei Musei di Villa Torlonia riporta la griglia aggiornata, periodo per periodo, ed è l'unico posto dove ha senso guardare prima di prenotare.

Aggiungo una raccomandazione che vale per tutti i musei civici romani e per questo in particolare: consulta sempre anche la pagina degli avvisi prima di programmare la visita. Gli avvisi sono il canale con cui la Sovrintendenza Capitolina comunica chiusure impreviste, guasti agli impianti, variazioni di orario per cerimonie o manutenzioni. Un impianto multimediale con proiezioni sincronizzate, spazializzazione sonora e trasduttori sotto il pavimento è per definizione un impianto che ogni tanto si ferma, e quando si ferma il turno salta.

Sulla prenotazione, il punto fermo è uno: è obbligatoria. Non si tratta di una raccomandazione prudenziale, è scritto nelle informazioni ufficiali dell'evento. Anche chi si presenta in biglietteria non compra un ingresso libero, compra un posto in un turno preciso, fino a esaurimento. Se sei una di quelle persone che detestano fissare gli orari in anticipo, con il Bunker devi fare un'eccezione.

Ultimo elemento pratico, valido tutto l'anno: il sito è chiuso dal lunedì al venerdì. Le visite per singoli esistono solo il sabato e la domenica, più le eventuali giornate festive inserite nel calendario. Durante la settimana i sotterranei ospitano le visite per gruppi e scuole, che seguono un canale di prenotazione diverso e non si mescolano con il pubblico individuale. Chi è a Roma solo nei giorni feriali, insomma, dovrà rinunciare oppure organizzarsi con un gruppo.

Quanto costa e che cosa comprende il biglietto

Il biglietto della visita guidata per singoli costa dodici euro l'intero e sei euro il ridotto. Il ridotto è per i ragazzi dai sei ai diciotto anni non compiuti, per i possessori di MIC card in corso di validità, per i possessori di RomaPass in corso di validità, per le persone con disabilità e per un loro accompagnatore. I bambini da zero a cinque anni entrano gratis e non consumano posti del contingente.

Il biglietto comprende la visita guidata completa, cioè le sale storiche del percorso, le sale immersive, la sezione dedicata alla città bombardata e il bunker finale con la simulazione. Non comprende l'ingresso al museo del Casino Nobile, che è un biglietto a parte, né alle mostre in corso negli altri edifici della villa. Questa è una fonte di equivoci ricorrente: si entra dal Casino Nobile, ma si entra per scendere, non per visitare le sale al piano nobile.

Consiglio relativo: se hai in programma sia il Bunker sia il museo, fai prima il museo e poi il Bunker, non il contrario. Uscendo dal bunker ti ritrovi nel parco, lontano dall'ingresso del Casino Nobile, e tornare indietro per visitare le sale è un giro inutile. In più, vedere prima la sala da ballo e poi il locale blindato che sta esattamente sotto quella stessa sala da ballo produce un effetto di comprensione immediata che nell'ordine inverso si perde.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che Mussolini abitò a Villa Torlonia. Lo sanno tutti, è la prima cosa che si dice della villa, sta scritto in ogni guida di Roma. Quello che quasi nessuno cita è il prezzo dell'affitto: una lira all'anno. Il principe Giovanni Torlonia junior, ultimo erede del ramo discendente da Alessandro, gli concesse la residenza il 22 luglio 1925 a quella cifra simbolica, e l'accordo venne poi confermato dal fratello Carlo dopo la morte di Giovanni nel 1938.

Una lira all'anno non è un affitto, è un omaggio. E capire perché una delle famiglie più ricche d'Italia facesse un omaggio del genere al capo del governo spiega molto del rapporto tra aristocrazia romana e regime negli anni Venti. I Torlonia erano banchieri che avevano comprato il titolo e la villa nel giro di due generazioni: Giovanni Raimondo Torlonia acquistò la proprietà dai Colonna nel 1797 e nel 1806 incaricò Giuseppe Valadier di trasformarla in una residenza principesca. Un secolo e mezzo dopo, il nipote dell'uomo che aveva comprato la rispettabilità la offriva in uso a chi la rispettabilità la distribuiva.

Secondo dettaglio poco citato: Mussolini non si trasferì subito. La concessione è del luglio 1925, ma nei primi anni utilizzò la villa soltanto per qualche incontro ufficiale. Il trasferimento vero, con la moglie Rachele e i figli, avvenne nel 1929. Sono quattro anni di differenza che cambiano il senso della cronologia: la villa diventa casa di famiglia quando il regime è ormai consolidato, non quando è ancora in costruzione.

Terzo dettaglio: il principe Giovanni junior non se ne andò. Cedette il Casino Nobile e si trasferì nella Casina delle Civette, la costruzione fiabesca piena di vetrate liberty che si trova nella parte orientale del parco, dove visse fino alla morte nel 1938. Per tredici anni, dunque, nello stesso giardino hanno abitato il capo del fascismo e un principe eccentrico ossessionato dalle civette, a qualche centinaio di metri l'uno dall'altro. La convivenza più strana della Roma del Novecento è passata quasi inosservata.

Quarto: gli unici interventi edilizi che Mussolini volle nel palazzo furono due bagni, uno per sé e uno per la moglie, e i rifugi antiaerei. I bagni erano ricavati in una struttura in muratura sulla veranda che metteva in comunicazione le due camere da letto, anch'essa voluta da lui. Quella muratura e i due bagni sono stati demoliti nei restauri degli anni Novanta, per recuperare la facciata meridionale originale e restituire luce alla sala da ballo, che il finestrone centinato di Valadier illuminava e che l'aggiunta aveva completamente oscurato. Di tutto quello che l'inquilino aggiunse al palazzo, insomma, è rimasto soltanto quello che sta sotto terra.

Quinto, e forse il più dimenticato: nel 1942 Rachele Mussolini fece realizzare a Villa Torlonia gli orti di guerra, seguendo la campagna nazionale per l'autosufficienza alimentare. Nel parco ottocentesco dei Torlonia furono piantate patate, insalata, viti e granoturco, e presso le Scuderie Vecchie vennero installati un pollaio, un porcile e una stalla per conigli. Il giardino romantico con i finti ruderi e gli obelischi, nello stesso periodo in cui si scavava il bunker, era in parte un orto con gli animali da cortile.

La foto giusta da fare a Visite al Bunker di Villa Torlonia — aperture estive luglio e agosto 2026

Partiamo da una premessa onesta: dentro il percorso la fotografia è difficile e, in certi passaggi, poco sensata. Le sale immersive vivono di proiezioni sincronizzate in movimento, e una proiezione fotografata con il telefono diventa una macchia sfocata con il rumore digitale a mille. La luce è bassissima, i tempi di posa si allungano, e il risultato di solito è una immagine che non ricorda niente di quello che hai visto. Aggiungo che il gruppo è di venti persone dentro spazi stretti e che fermarsi a inquadrare significa creare un tappo.

La foto giusta, quindi, è una sola e non è una foto di proiezioni: è il cilindro. La camera finale del bunker vero e proprio è stata lasciata deliberatamente libera da oggetti e da immagini, proprio per far leggere la struttura. Quattro metri di cemento armato tutto intorno, sviluppo cilindrico, superficie grezza. Inquadra la curva della parete tenendo un elemento verticale in primo piano, la spalla di qualcuno o lo stipite di un passaggio, e appoggia il telefono al muro per stabilizzarlo invece di tenerlo a mano libera. Con un appoggio solido, anche con poca luce, la parete viene incisa e si legge la tessitura del getto.

La seconda inquadratura che consiglio è quella della scala ripida che porta all'ultimo livello. Vista dal basso, con i gradini che salgono e si perdono nel buio, racconta la profondità meglio di qualsiasi didascalia. Anche qui, appoggio fisso e nessun flash: il flash appiattisce tutto e restituisce un rettangolo grigio senza profondità, oltre a dare fastidio a chi ti sta accanto in un ambiente dove gli occhi si sono adattati al buio.

La terza foto, quella che conta davvero e che quasi nessuno fa, è fuori. Si esce dal bunker direttamente nei giardini della villa, attraverso un lungo corridoio, e il punto in cui la porta si apre sul verde è l'immagine che riassume tutta la visita: una soglia bassa in mezzo al prato, i pini sopra, la luce piena dopo cinquanta minuti di buio. Scattala girandoti indietro, con l'uscita in basso nell'inquadratura e il parco che occupa i due terzi superiori. Quella è la fotografia che, riguardata a distanza di mesi, ti restituisce la sensazione giusta.

Se invece ti interessa la cartolina classica, di Villa Torlonia, le inquadrature migliori sono in superficie e non hanno nulla a che fare con la guerra: la facciata del Casino Nobile con il pronao, la Casina delle Civette con le vetrate in controluce nel tardo pomeriggio, la Serra Moresca dopo il restauro, e naturalmente gli obelischi, che sono uno dei dettagli più fotogenici e meno noti del parco. Nel giro di duecento metri hai il neoclassico, il liberty, l'orientalismo ottocentesco e un rifugio antiaereo: pochi giardini in Europa offrono una sequenza simile.

Il parco sopra il bunker: che cosa vedere prima e dopo

Villa Torlonia è un parco pubblico dal 1978 e ha una caratteristica che la distingue da Villa Ada e dalle altre ville storiche romane: la densità di edifici. In poco più di tredici ettari ci sono il Casino Nobile, il Casino dei Principi, la Casina delle Civette, il Villino Medievale, il Villino Rosso, la Serra Moresca con la Torre, le Scuderie, la Limonaia, il Tempio di Saturno, la Tribuna con Fontana, i Falsi Ruderi, l'Anfiteatro e due obelischi. È un catalogo di architetture da collezionista, e il merito, se così si può dire, è del gusto teatrale dei Torlonia.

La storia del parco comincia molto prima. Dal Seicento alla metà del Settecento la proprietà appartenne ai Pamphilj, che la usavano come tenuta agricola, come molte altre nella stessa zona fuori porta. Passò poi per eredità al cardinale Girolamo Colonna, che mantenne la destinazione agricola e avviò la costruzione del primo nucleo della villa. Nel 1797 la famiglia Colonna la cedette al banchiere Giovanni Raimondo Torlonia, che nel 1806 incaricò Giuseppe Valadier di realizzare la villa vera e propria.

Valadier trasformò due edifici preesistenti, il fabbricato padronale e il casino Abbati, nel palazzo e nell'attuale Casino dei Principi, costruì le Scuderie e un ingresso monumentale poi demolito quando via Nomentana venne allargata, e risistemò il parco con viali simmetrici e perpendicolari che si incrociano davanti al palazzo. Nel 1832 Alessandro Torlonia affidò a Giovan Battista Caretti la prosecuzione dei lavori, e da lì arrivarono il Tempio di Saturno, i Falsi Ruderi, la Tribuna con Fontana, la Coffee house, la Cappella di Sant'Alessandro e l'Anfiteatro.

All'inizio del Novecento Giovanni Torlonia junior fece costruire il Villino Medievale, il Villino Rosso, un nuovo muro di cinta, un nuovo ingresso su via Nomentana e il villino del portiere su via Spallanzani, e trasformò la vecchia Capanna Svizzera nella Casina delle Civette. In quella fase la facciata su via Nomentana venne arretrata di venti metri, e l'arretramento causò la distruzione della Coffee house e dell'Anfiteatro di Caretti. Roma cresceva, la strada si allargava, e un pezzo di parco ottocentesco finì sotto l'asfalto.

Oggi il parco ha tre ingressi, su via Nomentana, su via Lazzaro Spallanzani e su via Siracusa, ed è aperto tutti i giorni dall'alba al tramonto. La passeggiata che consiglio a chi ha un paio d'ore dopo la visita ai sotterranei è questa: si esce dal bunker nel giardino, si risale verso la Tribuna con Fontana per vedere da fuori il punto in cui si trova una delle due uscite di sicurezza del rifugio, si prosegue verso la Serra Moresca, si attraversa il viale centrale fino alla Casina delle Civette e si chiude al laghetto. In mezzo, se hai tempo, il Casino dei Principi, che ospita spesso mostre temporanee.

Chi vuole allungare oltre il muro di cinta ha due direzioni. Verso ovest, a pochi minuti a piedi, c'è il quartiere Coppedè, il grumo di architettura fantastica intorno a piazza Mincio che è forse l'unica cosa a Roma altrettanto fuori scala rispetto al buon gusto quanto la Casina delle Civette. Verso sud, oltre la ferrovia, c'è San Lorenzo, il quartiere che il 19 luglio 1943 pagò il prezzo più alto del bombardamento di Roma, e che dal Bunker si raggiunge in pochi minuti di autobus. Fare le due cose nella stessa giornata, i sotterranei e poi il quartiere colpito, dà alla visita un peso completamente diverso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 22 luglio 1925 il principe Giovanni Torlonia junior concede a Benito Mussolini la residenza nella villa alla cifra simbolica di una lira all'anno. È la data che cambia la natura del luogo: da residenza privata di una famiglia di banchieri a sede abitativa e semi ufficiale del capo del governo. Nei primi anni la villa viene usata soprattutto per incontri; dal 1929 diventa la casa della famiglia Mussolini, che occupa il Casino Nobile su tutti i piani mantenendo in gran parte l'arredamento originale.

Nel 1930 la sala da ballo del Casino Nobile ospita un ricevimento a cui prende parte Gandhi, di passaggio a Roma. La stessa sala, negli anni successivi, viene usata per proiezioni cinematografiche private. Sotto quella sala, dieci anni più tardi, verrà blindato il locale che diventerà il secondo rifugio antiaereo, con centoventi centimetri di cemento armato.

Nel 1919 era stato scoperto nell'area nord-occidentale della villa un cimitero ebraico sotterraneo, poi studiato da Roberto Paribeni e Italo Gismondi, che pubblicarono una prima pianta. Negli anni Settanta padre Umberto Fasola individuò una seconda catacomba collegata alla prima. La scoperta colloca Villa Torlonia dentro la geografia della Roma ebraica antica, un livello di storia che non ha nulla a che vedere con i Torlonia e che precede tutto il resto di quasi due millenni.

Alla fine del 1940 la cantina ottocentesca sotto il laghetto del Fucino viene attrezzata come rifugio, con porte antigas, filtri, impianto di rigenerazione dell'aria e luce elettrica. Nel 1941 si blinda il locale seminterrato del Casino Nobile. Nel dicembre del 1942 i Vigili del Fuoco iniziano lo scavo del bunker sotto il piazzale laterale. Tre tappe in due anni: è il calendario della paura di un uomo che vedeva avvicinarsi la guerra aerea alla propria casa.

Il 19 luglio 1943 Roma viene bombardata per la prima volta, e il quartiere di San Lorenzo è il più colpito. Tra il luglio 1943 e il maggio 1944 la città subisce cinquantuno bombardamenti aerei. È il contesto reale che l'allestimento del percorso ricostruisce nelle sale dedicate alla città bombardata, con i cinegiornali dell'epoca e le proiezioni sul pavimento e sulle pareti.

Il 25 luglio 1943 Mussolini viene destituito e arrestato. La famiglia lascia Villa Torlonia. Il bunker, i cui lavori non sono ancora terminati, non verrà mai usato dal committente. Durante l'occupazione tedesca serve invece da rifugio agli abitanti della villa e del quartiere circostante.

Nel 1944 il comando alleato anglo-americano occupa la villa e vi resta fino al 1947. Gli edifici e il giardino escono da quel periodo in condizioni pessime, e il degrado prosegue per decenni. Nel 1978 la proprietà diventa parco pubblico di Roma Capitale, e comincia la lunga stagione dei restauri, edificio per edificio, che ha restituito la Casina delle Civette, il Casino Nobile, il Casino dei Principi e più di recente il complesso della Serra Moresca.

Il 5 aprile 2024 il Rifugio antiaereo e il Bunker riaprono al pubblico con il nuovo allestimento multimediale, dopo importanti lavori di restauro e sistemazione. Da quel momento la visita guidata ai sotterranei entra stabilmente nel calendario dei Musei di Villa Torlonia, con cicli programmati per il pubblico individuale e canali separati per gruppi e scuole. Il ciclo estivo del 2026, dal 4 luglio al 30 agosto, è uno di questi, e quello autunnale, partito il 5 settembre 2026, ne è il proseguimento diretto.

Chi è passato da Visite al Bunker di Villa Torlonia — aperture estive luglio e agosto 2026

Il primo nome è quello del committente, Benito Mussolini, che di questi sotterranei fu l'ideatore e il mancato utilizzatore. Abitò la villa dal 1925 al 1943, dormiva nella stanza del principe al primo piano, aveva lo studio attiguo alla camera da letto, e dai salottini del piano terra riceveva i pochi ospiti che ammetteva in casa, perché, come raccontò poi il figlio Romano, teneva alla riservatezza dentro le mura domestiche.

Poi c'è la famiglia. Rachele Guidi, la moglie, che aveva la camera opposta a quella del marito, che ammodernò le cucine nel seminterrato e che nel 1942 riempì il parco di orti di guerra, di un pollaio e di un porcile. I figli, che con il personale abitavano il terzo piano. Romano Mussolini, che suonava il grande pianoforte della Sala di Bacco, tanto che quella stanza veniva chiamata sala della musica. Vittorio, che ottenne in uso il Villino Medievale. E la vedova di Bruno, morto in un incidente aereo nel 1941, che andò ad abitare il Casino dei Principi.

C'è il padrone di casa, il principe Giovanni Torlonia junior, che offrì la villa e si ritirò nella Casina delle Civette, dove visse con la servitù circondato da vetrate e arredi a tema di civette, un'ossessione talmente evidente da alimentare le voci sulla sua presunta follia. Morì nel 1938 e il fratello Carlo confermò l'affitto simbolico.

C'è Gandhi, che nel 1930 partecipò a un ricevimento nella sala da ballo del Casino Nobile, la stanza esattamente sopra quello che sarebbe diventato il secondo rifugio antiaereo. C'è, prima di tutti, la squadra degli architetti: Giuseppe Valadier, che disegnò la villa a partire dal 1806, e Giovan Battista Caretti, che dal 1832 la trasformò in un parco di scenografie.

Ci sono gli uomini del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che scavarono il bunker a partire dal dicembre 1942 e che si trovarono a demolire il corridoio segreto di Alessandro Torlonia per fare spazio alle fondazioni. I loro nomi non sono nelle guide, ma il cilindro di cemento armato che si visita oggi è opera loro.

Ci sono gli abitanti della villa e del quartiere Nomentano, che tra il settembre 1943 e il giugno 1944 scesero là sotto quando suonavano le sirene. Sono i soli ad avere usato quel rifugio per lo scopo per cui era stato costruito, e sono anche gli unici di cui non sappiamo quasi nulla.

Ci sono i soldati del comando alleato anglo-americano, che occuparono la villa dal 1944 al 1947. Ci sono gli archeologi Roberto Paribeni e Italo Gismondi, che studiarono la catacomba ebraica scoperta nel 1919, e padre Umberto Fasola, che negli anni Settanta ne individuò una seconda collegata alla prima.

E infine ci sono i restauratori, i progettisti dell'allestimento multimediale e gli operatori didattici che oggi accompagnano i gruppi. Sono loro, in pratica, le persone che più di tutte conoscono questi ambienti: fanno due, tre, cinque turni al giorno nel fine settimana, sanno a memoria dove i visitatori si spaventano, dove rallentano, dove fanno le domande. Se ne hai l'occasione, alla fine del percorso, fermati due minuti a chiedere: le cose migliori su questo posto le raccontano loro.

A chi consiglio questa visita e a chi no

La consiglio a chi ha un interesse anche sommario per la Roma del Novecento, e la consiglio in modo particolare a chi crede di conoscere Villa Torlonia perché ci porta il cane la domenica. Vedere che cosa c'è sotto quel prato cambia il modo di attraversarlo. La consiglio anche ai ragazzi dai dodici anni in su: l'allestimento immersivo comunica in modo diretto, senza pretendere che si legga un pannello, e la parte della simulazione lascia un segno che nessuna pagina di manuale lascia.

Non la consiglio a chi soffre di claustrofobia, di fotofobia o di fonofobia, e su questo il regolamento è esplicito. Gli ambienti sono chiusi e stretti, il percorso è a senso unico e non si torna indietro, i suoni sono forti e improvvisi, le luci cambiano bruscamente. Chi ha uno di questi problemi non deve mettersi alla prova qui: non è un gioco ed è un gruppo di venti persone che deve procedere insieme.

Non è praticabile, purtroppo, per le persone con disabilità motoria: sia l'ingresso al bunker sia l'accesso al rifugio antiaereo da cui si raggiunge l'uscita avvengono attraverso scale ripide. La Sovrintendenza ha annunciato un video descrittivo che sarà consultabile in biglietteria e sul sito web, pensato proprio per restituire il percorso a chi non può affrontarlo fisicamente.

Sui bambini molto piccoli sono possibilista ma prudente. Da zero a cinque anni entrano gratis e non occupano posti, quindi formalmente possono esserci. Nella pratica, cinquanta minuti al buio con sirene e vibrazioni del pavimento sono tanti per un bambino di tre anni, e i passeggini non si possono portare dentro perché rientrano tra gli oggetti ingombranti vietati. Con un bambino piccolo, meglio spostare la visita di qualche anno e intanto godersi il parco, che per i piccoli è uno dei migliori di Roma.

Come incastrare i sotterranei dentro una giornata romana

La giornata che funziona meglio è quella che tiene insieme superficie e sottosuolo nello stesso quadrante di città. Si comincia a metà mattina dal quartiere Coppedè, dieci minuti a piedi dall'ingresso di via Nomentana, perché con la luce di taglio le facciate rendono al massimo. Si entra in villa verso mezzogiorno, si visita la Casina delle Civette con calma, si pranza in uno dei locali del Nomentano o si fa la spesa e ci si siede su una panchina del parco. Nel primo pomeriggio il Casino Nobile, poi il turno prenotato al Bunker.

Il motivo per cui metto il Bunker in fondo alla parte museale, ma non in fondo alla giornata, è pratico: si esce nel parco, e se hai ancora luce puoi chiudere con una passeggiata tra il Tempio di Saturno, i Falsi Ruderi, la Serra Moresca e il laghetto. Uscire dal buio e trovare il tramonto tra i pini è il finale giusto.

La variante più impegnativa, quella che consiglio a chi viene a Roma per capire e non per spuntare una lista, aggiunge San Lorenzo. Si scende dal Nomentano verso la basilica di San Lorenzo fuori le mura, che fu colpita nel bombardamento del 19 luglio 1943 e che porta ancora i segni di quella giornata nella facciata ricostruita. Vedere i sotterranei della villa al mattino e la basilica nel pomeriggio, con in mezzo mezz'ora di cammino, è il modo più efficace che conosco per capire che cosa significhi davvero l'elenco dei cinquantuno bombardamenti.

Chi vuole insistere sul tema della memoria ha in città altri due luoghi che completano il quadro: il Museo storico della Liberazione di via Tasso e il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Nessuno dei due è una passeggiata leggera, e non vanno messi tutti nello stesso pomeriggio. Ma un itinerario su Roma nella seconda guerra mondiale che parta dal bunker di un dittatore e arrivi a via Tasso è un percorso che regge, e che nessuna guida turistica propone in blocco.

Riepilogo pratico

Che cosa: visita guidata al Rifugio antiaereo e al Bunker sotto il Casino Nobile, Musei di Villa Torlonia, via Nomentana 70. Il ciclo estivo per singoli visitatori si è svolto dal 4 luglio al 30 agosto 2026 e si è concluso. Dal 5 settembre al 27 dicembre 2026 è in corso il ciclo successivo, sempre per il pubblico individuale, sempre nel fine settimana.

Come funziona: prenotazione obbligatoria, massimo venti partecipanti per turno, durata cinquanta minuti, ingresso dal Casino Nobile e uscita nel parco, percorso a senso unico senza possibilità di tornare indietro. Visite condotte sempre dagli operatori didattici interni, disponibili in italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco. Chiuso dal lunedì al venerdì per il pubblico individuale.

Quanto costa: dodici euro l'intero, sei euro il ridotto per ragazzi dai sei ai diciotto anni non compiuti, possessori di MIC card e RomaPass in corso di validità, persone con disabilità e accompagnatore. Gratuito per i bambini da zero a cinque anni, che non occupano posti del contingente. Un euro di diritto di prevendita, online e in biglietteria, con massimo cinque biglietti per transazione online. Alle biglietterie della villa, cioè Casino Nobile, Serra Moresca e Technotown, il preacquisto si paga soltanto con carta di credito.

Che cosa portare e che cosa lasciare: scarpe comode e impermeabili, una felpa leggera anche d'estate, il bagno fatto prima perché dentro non ci sono servizi igienici. Vietati oggetti ingombranti, passeggini, animali anche nei trasportini, cibi, bevande e fumo. I biglietti non sono rimborsabili e la ricevuta va conservata per tutta la durata della visita.

Dove controllare gli orari: la pagina dell'evento sul sito dei Musei di Villa Torlonia, che pubblica la griglia per periodo, e la pagina degli avvisi, che segnala chiusure e variazioni. Gli orari sono già cambiati tra il ciclo estivo e quello autunnale e cambiano anche all'interno dello stesso ciclo, quindi la verifica va fatta ogni volta.

Domande frequenti su Visite al Bunker di Villa Torlonia, aperture estive luglio e agosto 2026

Si possono ancora visitare i sotterranei del Bunker di Villa Torlonia dopo l'estate 2026?

Sì: il ciclo estivo per singoli visitatori del Bunker di Villa Torlonia si è svolto dal 4 luglio al 30 agosto 2026 ed è terminato, ma dal 5 settembre 2026 è iniziato un nuovo ciclo per il pubblico individuale, previsto fino al 27 dicembre 2026, con lo stesso meccanismo di visite guidate su prenotazione nel fine settimana.

Quanto costa il biglietto?

Il biglietto della visita guidata per singoli visitatori costa 12 euro intero e 6 euro ridotto. Il ridotto vale per i ragazzi dai sei ai diciotto anni non compiuti, per chi ha la MIC card o il RomaPass in corso di validità, per le persone con disabilità e per un loro accompagnatore. I bambini da zero a cinque anni entrano gratis e non consumano posti del contingente.

Bisogna prenotare?

Sì, la prenotazione è obbligatoria: il consiglio è prenotare online in anticipo, perché il tetto è di venti partecipanti a turno e i turni nel fine settimana sono pochi. Il biglietto si acquista dal portale dei Musei Civici, con un euro di diritto di prevendita e un massimo di cinque biglietti per transazione.

Dove si trova il Bunker di Villa Torlonia?

Il Bunker si trova sotto il Casino Nobile, dentro i Musei di Villa Torlonia, in via Nomentana 70 a Roma. Il percorso attuale, inaugurato il 5 aprile 2024 dopo lunghi lavori di restauro, è un allestimento multimediale immersivo, diverso da quello visitabile in forme più semplici negli anni precedenti.

Quante persone entrano per turno?

Ogni turno di visita al Bunker di Villa Torlonia accoglie al massimo venti partecipanti. Con turni ridotti in luglio e agosto, quando il personale va in ferie e i musei civici alleggeriscono la programmazione, il numero totale di posti disponibili nel fine settimana si riduce ulteriormente.

Mussolini ha mai usato il bunker durante un allarme?

No, mai: i lavori del bunker sotto Villa Torlonia cominciarono nel dicembre 1942 e il 25 luglio 1943, quando Mussolini venne destituito dal Gran Consiglio e arrestato, il cantiere era ancora aperto. La struttura, quattro metri di cemento armato a sei metri e mezzo di profondità, non fu mai utilizzata durante un allarme reale.

La visita è adatta ai bambini?

È consigliata soprattutto ai ragazzi dai dodici anni in su: l'allestimento immersivo comunica in modo diretto, attraverso proiezioni e ricostruzioni, senza richiedere la lettura di pannelli. Per bambini più piccoli l'esperienza al buio con contenuti storici complessi può risultare meno adatta.

Prima di andare

Se stai costruendo una giornata romana intorno a questa visita, o se devi incastrarla dentro un viaggio più lungo in Italia, ci sono due strumenti utili. Per chi lavora nel settore, cioè accompagnatori turistici, guide abilitate e organizzatori di gruppi che devono far quadrare turni contingentati, prenotazioni obbligatorie e orari che cambiano ogni due mesi, il riferimento è TourLeaderPro, che mette in rete professionisti e conosce i tempi reali con cui funzionano le prenotazioni nei musei civici romani. Per chi invece sta mettendo insieme un itinerario italiano da zero, con giorni, spostamenti e priorità da decidere, ItalyPlanner è il posto giusto per capire quanto tempo serve davvero a Roma e che cosa conviene lasciare fuori.

Ultima raccomandazione, la stessa che darei a un amico. Non trattare il Bunker come una curiosità macabra da spuntare. È il posto in cui una città intera, per undici mesi, ha imparato a vivere con il rumore degli aerei, ed è anche il monumento involontario alla paura di un uomo che aveva deciso il destino di quella città. Scendi con calma, ascolta quello che raccontano gli operatori, e quando risali nel parco fermati trenta secondi prima di rimetterti a camminare. La differenza tra il buio di sotto e i pini di sopra è tutta la storia che serve.

Prepara la visita

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Data Evento4 Luglio 2026 — 30 Agosto 2026
IndirizzoMusei di Villa Torlonia, Via Nomentana 70, 00161 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

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