Beata oscenità di Serena Sinigaglia al Teatro di Villa Torlonia — dal 4 al 7 marzo 2027
Beata oscenità, il monologo di Massimo Sgorbani diretto da Serena Sinigaglia e interpretato da Gianluca Ferrato, va in scena al Teatro di Villa Torlonia, in via Lazzaro Spallanzani 1 a Roma, per quattro sere consecutive, da giovedì 4 a domenica 7 marzo 2027. La sala si trova all'interno del parco di Villa Torlonia, nel quartiere Nomentano: le stazioni della metro B più comode sono Bologna e Policlinico, a una decina di minuti a piedi, mentre i tram 3 e 19 fermano a viale Regina Margherita, all'altezza di via Nomentana. Lo spettacolo, una produzione del Teatro Stabile di Bolzano della durata di 75 minuti, fa parte della stagione 2026/2027 del Teatro di Roma. Orari d'inizio e prezzi sono pubblicati dal Teatro di Roma sul proprio sito ufficiale, dove si acquistano i biglietti; in alternativa ci sono le biglietterie della fondazione e il circuito di prevendita autorizzato indicato nella pagina dello spettacolo. Il testo racconta la vita di Giò Stajano, nipote del gerarca Achille Starace e tra le prime donne transessuali italiane; la produzione avverte che nello spettacolo sono presenti alcune immagini esplicite.

Beata oscenità al Teatro di Villa Torlonia: date, crediti e dati essenziali
Beata oscenità è in cartellone al Teatro di Villa Torlonia dal 4 al 7 marzo 2027, quattro recite dal giovedì alla domenica, con un solo interprete in scena, Gianluca Ferrato.
Le date romane
Il calendario del Teatro di Roma indica giovedì 4, venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 marzo. Roma è la seconda tappa della tournée 2026/2027: il Teatro Stabile di Bolzano annuncia lo spettacolo il 2 marzo a Riccione, al Nuovo Spazio Tondelli, poi a Villa Torlonia, il 23 e 24 marzo a Trieste, al Politeama Rossetti, e dal 6 all'11 aprile a Milano, al Teatro Franco Parenti.
I crediti
Il testo è di Massimo Sgorbani, la regia di Serena Sinigaglia, l'interpretazione di Gianluca Ferrato. Le scene sono di Andrea Belli, luci e suono di Roberta Faiolo, i costumi di Valeria Bettella, i video di Fabio Brusadin; le fotografie di scena portano la firma di Tommaso Le Pera. Produce il Teatro Stabile di Bolzano.
Durata, orari e prezzi
Lo spettacolo dura 75 minuti, secondo la scheda del Teatro Stabile di Bolzano. La pagina del Teatro di Roma riporta le date ma non l'orario d'inizio delle singole recite, e il prezzo dei biglietti non è pubblicato: il riferimento resta la sezione informazioni e biglietti del sito ufficiale, che gestisce anche la campagna abbonamenti della stagione.
Un avviso per il pubblico
Il Teatro Stabile di Bolzano segnala che all'interno dello spettacolo sono presenti alcune immagini esplicite che potrebbero urtare la sensibilità degli spettatori. È un'informazione utile per decidere con chi andare, e ne tiene conto il capitolo sull'età più avanti.
Di cosa parla Beata oscenità: la vita di Giò Stajano in un monologo
Beata oscenità ripercorre la vita di Giò Stajano, figura del dopoguerra italiano, nipote di Achille Starace e tra le prime donne transessuali del Paese, attraverso un monologo che il Teatro di Roma presenta come un inno alla libertà di essere sé stessi.
Una vita dentro molte vite
Nata Gioacchino Stajano Starace, Giò ha attraversato, scrive il Teatro di Roma, ruoli e identità molteplici: attrice, giornalista, scrittrice, modella, musa del cinema e infine suora laica. La scheda del Teatro Stabile di Bolzano aggiunge opinionista e ispirazione per registi come Federico Fellini, Steno e Dino Risi, e sottolinea lo stupore per l'ultimo capitolo, quello del convento. Il monologo intreccia memoria personale e storia collettiva: la vicenda di una persona sola diventa il ritratto di un'Italia che passa dal fascismo alla dolce vita, dagli scandali dei giornali popolari alla televisione.
La leggerezza come metodo
La presentazione del Teatro Stabile di Bolzano apre con una frase di Italo Calvino tratta dalle Lezioni americane, sulla connessione speciale fra malinconia e umorismo. Serena Sinigaglia spiega che il monologo scorre come un flusso di ricordi, visioni, suoni e immagini, e che la sua leggerezza è quella che Calvino riconosceva ai grandi: si ride e si piange inseguendo le peripezie del personaggio. Il Teatro di Roma parla di una vita fuori dagli schemi raccontata con una leggerezza capace di unire sorriso e commozione.
Autodeterminazione e ironia
Il filo del testo è l'autodeterminazione. Il Teatro di Roma descrive l'esistenza di Giò come un atto di sfida alle convenzioni, e lo spettacolo come un inno al coraggio di scegliere la propria identità e alla forza di affrontare il mondo con ironia e intelligenza. A nostro giudizio è proprio l'ironia la chiave di accesso: la biografia di Giò è piena di episodi clamorosi, e un monologo che li affronta con leggerezza evita il rischio del santino e quello della caricatura.
Il titolo
Il titolo tiene insieme i due estremi della vicenda. L'oscenità richiama i libri sequestrati e la fama di personaggio scandaloso; la beatitudine richiama gli ultimi anni, trascorsi come suora laica presso le monache di Betania del Sacro Cuore. Fra i due poli c'è un'intera vita, e il gioco di parole contiene già il tono dello spettacolo.
Chi era Giò Stajano, la protagonista di Beata oscenità
Giò Stajano nacque a Sannicola, nel Salento, l'11 dicembre 1931 e morì ad Alezio il 26 luglio 2011; fu nobile, scrittrice, giornalista, attrice e pittrice, e negli anni Sessanta fu al centro dell'attenzione pubblica come uno dei primi omosessuali dichiarati in Italia.
La famiglia e gli studi
Era figlia del conte Riccardo Stajano Briganti di Panico e di Fanny Starace, unica figlia di Achille Starace, segretario del Partito nazionale fascista. Alla caduta del fascismo i genitori si separarono. Studiò al Collegio dei Gesuiti di Villa Mondragone, a Frascati, frequentò l'Accademia di Belle Arti di Firenze e poi alcuni corsi di architettura alla Sapienza, a Roma.
Roma e la dolce vita
Nel 1956 espose i suoi quadri alla fiera d'arte di via Margutta e conobbe Giorgio de Chirico, Renato Guttuso e Alberto Moravia; strinse amicizia con Novella Parigini e cominciò a frequentare gli ambienti che Fellini avrebbe raccontato nella Dolce vita. Secondo un racconto molto diffuso, una sua nuotata notturna nella fontana della Barcaccia, in piazza di Spagna, avrebbe ispirato a Fellini il bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi. Nel film ebbe anche una parte, che dopo un litigio con il regista non entrò nella versione per le sale e fu recuperata nelle edizioni restaurate.
I libri sequestrati
Nel 1959 pubblicò Roma capovolta, un testo autobiografico sulla vita omosessuale nella Roma dell'epoca, sequestrato con l'accusa di offendere la morale pubblica. Seguirono Meglio l'uovo oggi e Roma erotica, sequestrati anch'essi poco dopo l'uscita. Tra il 1958 e il 1961 collaborò con il settimanale Lo specchio; alla fine degli anni Sessanta curò sulla rivista Men la rubrica Il salotto di Oscar Wilde, il primo spazio dell'editoria italiana rivolto a lettori omosessuali, e nel 1971 ne assunse la direzione.
La transizione e gli ultimi anni
Nel 1983 si sottopose a Casablanca all'intervento di riattribuzione del sesso e prese il nome di Maria Gioacchina, continuando a firmarsi Giò Stajano. Nel 1992 pubblicò l'autobiografia La mia vita scandalosa. Negli ultimi anni si avvicinò alla fede cattolica e fu accolta come suora laica dalle monache di Betania del Sacro Cuore a Vische. Nel 2007 uscì Pubblici scandali e private virtù, scritto con Willy Vaira; nel 2025 Feltrinelli ha ripubblicato Roma capovolta.
Massimo Sgorbani, l'autore di Beata oscenità
Massimo Sgorbani, nato a Milano il 20 luglio 1963 e morto a Castell'Arquato il 6 febbraio 2023, è stato uno dei drammaturghi italiani più premiati della sua generazione, autore di monologhi che danno voce a figure scomode e marginali.
La formazione e il Premio Riccione
Laureato in filosofia all'Università degli Studi di Milano, si diplomò in drammaturgia alla Civica Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi. Nel 2001 Angelo della gravità (un'eresia) vinse il Premio Speciale della Giuria al Premio Riccione per il Teatro, e nel 2003 la stessa giuria segnalò Le cose sottili nell'aria per la continuità della ricerca. Nel 2008 ricevette il Premio Franco Enriquez per la drammaturgia.
Il Franco Parenti e Teatro i
Nel 2008 il Teatro Franco Parenti di Milano gli dedicò una monografia di sei spettacoli in sei spazi, e Ubulibri pubblicò il volume Teatro con un'introduzione di Franco Quadri. Con Teatro i, a Milano, nacque la trilogia Innamorate dello spavento: Blondi, Eva e Magda e lo spavento, voci femminili legate a Hitler negli ultimi giorni del Reich, con Federica Fracassi e la regia di Renzo Martinelli.
Una trilogia interrotta
Gianluca Ferrato racconta, nella presentazione del Teatro Stabile di Bolzano, che Beata oscenità è il secondo capitolo di una trilogia ideale sulla diversità: il primo era il monologo su Truman Capote, Questa cosa chiamata amore, il terzo avrebbe dovuto raccontare il cantautore Umberto Bindi. Sgorbani l'aveva pensata come tre storie di altrettante scomodità, ma la sua morte improvvisa, nel febbraio 2023, ha chiuso il progetto. Lo spettacolo ha quindi anche il valore di un omaggio all'autore.
Serena Sinigaglia, la regista di Beata oscenità
Serena Sinigaglia, milanese, nata il 13 marzo 1973 e diplomata in regia alla Paolo Grassi nel 1996, è la fondatrice dell'A.T.I.R. e dal 2021 dirige il Teatro Carcano di Milano insieme a Lella Costa.
Dall'A.T.I.R. al Carcano
Dopo le esperienze come assistente alla regia di Gabriele Vacis e Gigi Dall'Aglio, fondò l'A.T.I.R., Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca, di cui è presidente e direttrice artistica; dal 2007 la compagnia ha gestito il Teatro Ringhiera, in una zona periferica di Milano. Nel luglio 2026 è stata nominata direttrice artistica della Fondazione Teatri di Pistoia per il triennio 2027-2029.
I classici e i contemporanei
Ha diretto Shakespeare (Macbeth, Romeo e Giulietta, Re Lear), Euripide (Le baccanti, Le troiane), Fausto Paravidino e la trilogia politica Incontri con epoche straordinarie. Nel 2009 portò al Piccolo Teatro di Milano La cimice di Majakovskij; nel 2022 diresse Il nodo di Johnna Adams con Ambra Angiolini e Arianna Scommegna.
L'opera e i premi
Ha firmato regie liriche alla Fenice di Venezia (Tosca), al Macerata Opera Festival (Carmen), al Rossini Opera Festival (Adelina), al Landestheater di Salisburgo e al Grand Théâtre de Genève. Nel 2015 ha vinto il Premio Hystrio per la regia, nel 2017 il Premio Città della Musica.
Gianluca Ferrato, l'interprete di Beata oscenità
Gianluca Ferrato si è formato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler, dove è stato allievo dal 1981 al 1983, e ha debuttato proprio al Piccolo nell'Arlecchino servitore di due padroni, nel ruolo di Silvio.
La formazione
La sua biografia ufficiale fa cominciare il percorso nel 1980, al Centro di Formazione Teatrale diretto da Massimo Scaglione. Dopo il Piccolo è stato diretto, tra gli altri, da Giancarlo Cobelli, Saverio Marconi, Luigi Squarzina, Filippo Crivelli, Alessandro Benvenuti e Furio Bordon, attraversando i classici (Euripide, Plauto, Shakespeare) e il Novecento, da Pirandello a Neil Simon.
Musical e operetta
Il teatro musicale è una cifra della sua carriera: Al cavallino bianco, La vedova allegra, Kiss me, Kate! di Cole Porter e Cabaret di Kander ed Ebb con la regia di Saverio Marconi. È anche doppiatore: ha prestato la voce in film di Woody Allen, Kenneth Branagh, Ron Howard ed Emir Kusturica.
I monologhi sulle vite scomode
Da solista ha portato in scena Dove il cielo va a finire. Una storia per Mia Martini e Quante vite avrei voluto. Una storia per Luigi Tenco, entrambi di Piergiorgio Paterlini, oltre al primo capitolo della trilogia di Sgorbani su Truman Capote. Beata oscenità prosegue una linea precisa: il racconto in prima persona di artisti che hanno pagato cara la propria diversità.
Il debutto di Beata oscenità a Bolzano
Beata oscenità ha debuttato in prima nazionale martedì 11 novembre 2025 al Teatro Comunale di Bolzano, come annunciato dal Teatro Stabile di Bolzano e dalla stampa altoatesina.
La tournée regionale
Dopo Bolzano lo spettacolo ha girato l'Alto Adige: il calendario del Teatro Stabile riporta, fra le altre, le recite del 12 novembre 2025 a Vipiteno, al Teatro Comunale, del 13 a Brunico e del 15 a Bressanone, al Forum. La stagione 2026/2027 porta il monologo fuori dalla regione, con Roma come prima grande piazza dopo Riccione.
Perché conta per Roma
Per il pubblico romano c'è un legame in più. Giò Stajano ha vissuto a Roma gli anni che l'hanno resa famosa: la fiera di via Margutta, la dolce vita, i libri sulla Roma omosessuale sequestrati dalle autorità. Portare la sua storia in una sala del Teatro di Roma significa riportarla nella città che ne ha fatto un personaggio pubblico.
Il Teatro di Villa Torlonia, la sala di Beata oscenità
Il Teatro di Villa Torlonia è la sala ottocentesca costruita da Quintiliano Raimondi per Alessandro Torlonia, riaperta nel 2013 dopo un lungo restauro e oggi una delle sale gestite dal Teatro di Roma insieme all'Argentina e all'India.
Nato per le feste di una famiglia
Dal 1832 Alessandro Torlonia trasformò la villa di famiglia in una residenza di rappresentanza. Raimondi costruì il Teatro e la Limonaia, e la sala ospitava feste e spettacoli per gli invitati della casata. Era un teatro privato: il pubblico pagante vi è entrato soltanto dopo la riapertura.
Abbandono e restauro
Dagli anni Venti al luglio 1943 la villa fu la residenza di Mussolini; dal 1944 al 1947 ospitò il comando alleato, poi arrivò un lungo abbandono. Il Comune acquistò il complesso nel 1977, e dal 1991 i restauri hanno recuperato un edificio dopo l'altro: il Teatro nel 2013, la Serra Moresca nel 2021.
Una sala raccolta per un monologo
Per un monologo di 75 minuti la dimensione della sala è un vantaggio. Un solo attore, immagini proiettate e un racconto che alterna risate e commozione chiedono un pubblico vicino, e il Teatro di Villa Torlonia offre una distanza dal palco che le sale grandi non consentono.
Villa Torlonia: il parco intorno a Beata oscenità
Villa Torlonia è un parco pubblico del Nomentano, di proprietà comunale dal 1977 e aperto ai cittadini dal 1978, con l'ingresso principale su via Nomentana e altri accessi da via Lazzaro Spallanzani, dal lato del teatro.
Le origini
Fra il Seicento e la metà del Settecento la tenuta appartenne ai Pamphilj, che ne facevano un'azienda agricola; passò poi al cardinale Girolamo Colonna e nel 1797 al banchiere Giovanni Raimondo Torlonia. Nel 1806 Giuseppe Valadier ridisegnò il parco e trasformò gli edifici nel Casino Nobile e nel Casino dei Principi.
I cantieri dell'Ottocento
Per Alessandro Torlonia lavorarono Giovan Battista Caretti, Giuseppe Jappelli, che progettò la Capanna Svizzera poi diventata Casina delle Civette e la Serra Moresca, e Quintiliano Raimondi. Nel 1842 furono eretti gli obelischi di Villa Torlonia, in memoria dei genitori del principe.
Il parco oggi
Villa Torlonia è aperta dall'alba al tramonto, con i Musei di Villa Torlonia distribuiti fra Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette. Ai primi di marzo le giornate si allungano, e un pomeriggio nel parco prima della recita è una buona idea.
Come arrivare al Teatro di Villa Torlonia per Beata oscenità
Il Teatro di Villa Torlonia, in via Lazzaro Spallanzani 1, si raggiunge con la metro B (stazioni Bologna e Policlinico), con i tram 3 e 19 e con gli autobus che percorrono via Nomentana e via Bari.
In metro e in tram
Dalla stazione Bologna si cammina verso via Nomentana, da Policlinico si risale viale Regina Margherita: in entrambi i casi servono circa dieci minuti. I tram 3 e 19 fermano a viale Regina Margherita/Nomentana, a pochi passi dal parco. Per il teatro conviene puntare agli ingressi di via Spallanzani.
In autobus
Via Nomentana e via Bari sono servite da diverse linee di superficie. Percorsi e frequenze serali cambiano spesso, soprattutto nel fine settimana: prima di uscire conviene impostare il tragitto sul calcolatore di percorso di ATAC, l'azienda del trasporto pubblico romano.
In auto
Il Nomentano è un quartiere residenziale e la sosta, di sera, è difficile. Metro e tram restano la soluzione più sensata, anche perché l'uscita dal teatro coincide spesso con il traffico serale di viale Regina Margherita.
Una curiosità su Beata oscenità di Serena Sinigaglia al Teatro di Villa Torlonia — dal 4 al 7 marzo 2027
La curiosità più sorprendente riguarda il luogo. Dagli anni Venti al luglio del 1943 il Casino Nobile di Villa Torlonia, a poche decine di metri dal teatro, fu la residenza di Benito Mussolini e della sua famiglia, che secondo la tradizione pagava ai Torlonia un affitto simbolico di una lira all'anno. Negli stessi anni il nonno materno di Giò Stajano, Achille Starace, era uno degli uomini più potenti del regime. E c'è un aneddoto che Giò amava raccontare: da neonata, il nonno la mise in braccio a Mussolini, e lei gli fece la pipì addosso. È un episodio riferito dalla stessa Stajano, quindi da prendere con il sorriso che lei stessa gli dava, ma rende evidente il cortocircuito: la storia della nipote del gerarca, diventata simbolo di libertà e di scandalo, viene raccontata in un teatro che si trova nel parco dove il dittatore aveva casa. La seconda curiosità riguarda la tournée. Roma arriva due giorni dopo Riccione, la città del premio di drammaturgia che nel 2001 segnalò per la prima volta Massimo Sgorbani a livello nazionale; e la tournée si chiude al Teatro Franco Parenti di Milano, lo stesso teatro che nel 2008 dedicò all'autore la sua prima grande monografia. È un percorso che segue, forse senza volerlo, la carriera dello scrittore.
Una cosa che non ti dice nessuno su Beata oscenità di Serena Sinigaglia al Teatro di Villa Torlonia — dal 4 al 7 marzo 2027
Quello che le presentazioni non dicono apertamente è che il monologo arriva al pubblico con un peso in più: è uno degli ultimi testi di Massimo Sgorbani, morto improvvisamente nel febbraio 2023, e fa parte di una trilogia che l'autore non ha potuto completare. Gianluca Ferrato lo spiega nella presentazione del Teatro Stabile di Bolzano: dopo Truman Capote e Giò Stajano, il terzo capitolo avrebbe dovuto raccontare Umberto Bindi. Sapere che manca un tassello cambia il modo di ascoltare: dietro la leggerezza del racconto c'è una compagnia che porta in scena il lavoro di un amico scomparso. La seconda cosa riguarda il linguaggio. Il titolo e la biografia della protagonista promettono scandalo, e la produzione avverte della presenza di immagini esplicite; ma il registro, come spiega Serena Sinigaglia, è quello della leggerezza calviniana, della gravità senza peso. Chi si aspetta una provocazione fine a sé stessa troverà un racconto affettuoso e malinconico. La terza riguarda la memoria collettiva: Giò Stajano è stata una celebrità dei rotocalchi per decenni, ma oggi il suo nome dice poco a chi ha meno di cinquant'anni. Conviene arrivare in sala sapendo almeno le tappe principali della sua vita, perché il monologo procede per ricordi e salti, e riconoscere i riferimenti rende la serata più ricca.
Il consiglio che ti do per visitare Beata oscenità di Serena Sinigaglia al Teatro di Villa Torlonia — dal 4 al 7 marzo 2027
Il consiglio è costruire una piccola giornata sulla Roma di Giò Stajano, con lo spettacolo come punto d'arrivo. Nel pomeriggio si può partire da via Margutta, dove nel 1956 Giò espose i suoi quadri alla fiera d'arte e conobbe de Chirico, Guttuso e Moravia; da lì a pochi passi ci sono piazza di Spagna e la fontana della Barcaccia, legata al racconto del bagno notturno che avrebbe ispirato Fellini, e poco più in là la fontana di Trevi, dove Anita Ekberg girò la scena della Dolce vita. Poi si prende la metro B fino a Bologna e si raggiunge Villa Torlonia con un buon margine sull'inizio. Il secondo consiglio riguarda la preparazione: una lettura della voce biografica di Giò Stajano, oppure della riedizione di Roma capovolta pubblicata nel 2025, rende molto più leggibili i salti del monologo. Il terzo riguarda la data: a nostro giudizio giovedì e venerdì sono le sere migliori per chi cerca una platea attenta e silenziosa, mentre la domenica è la più comoda per chi arriva da fuori Roma. L'orario d'inizio va controllato sul sito del Teatro di Roma, che lo pubblica nella pagina dello spettacolo.
Dove mangiare prima o dopo Beata oscenità
Dentro Villa Torlonia la Limonaia restaurata funziona come punto di ristoro; fuori dal parco, lungo via Nomentana e intorno a piazza Bologna, si trovano bar, pizzerie e trattorie di ogni fascia di prezzo.
Nel parco
La Limonaia, costruita da Quintiliano Raimondi come il teatro, è la soluzione più comoda per un caffè o un aperitivo senza uscire dalla villa. Segue però gli orari del parco, che chiude al tramonto: per una recita serale conviene cenare fuori.
Nel quartiere
Il Nomentano è un quartiere abitato soprattutto da residenti, con locali frequentati da chi ci vive. Intorno a piazza Bologna e lungo viale XXI Aprile l'offerta è ampia e i prezzi sono più contenuti che in centro. Il venerdì e il sabato conviene prenotare, prima o dopo lo spettacolo: con 75 minuti di durata, la cena dopo la recita è un'opzione comoda.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Federico Fellini abbia attinto alla Roma notturna della fine degli anni Cinquanta per costruire la Dolce vita, e il bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi è una delle scene più citate della storia del cinema. Si ricorda meno spesso che, secondo un racconto molto diffuso, dietro quella scena ci sarebbe una nuotata notturna di Giò Stajano nella fontana della Barcaccia, in piazza di Spagna. E ancora meno noto è che Giò ebbe una parte nel film: dopo un litigio con il regista, le sue scene non entrarono nella versione distribuita nelle sale e furono recuperate soltanto nelle edizioni restaurate per la televisione e per l'home video. Un secondo fatto, poco citato fuori dagli studi sulla storia dei diritti civili, riguarda il giornalismo: alla fine degli anni Sessanta Giò curò sulla rivista Men la rubrica Il salotto di Oscar Wilde, in cui rispondeva alle lettere dei lettori omosessuali. Fu il primo spazio dell'editoria italiana rivolto a questo pubblico, e per molti anni l'unico. Nel 1971 Giò divenne direttrice della testata. Sono episodi che il monologo di Sgorbani attraversa, e che spiegano perché una figura considerata per decenni solo un personaggio da rotocalco sia oggi al centro di un lavoro teatrale prodotto da un teatro stabile e ospitato dal Teatro di Roma.
La foto giusta da fare a Beata oscenità di Serena Sinigaglia al Teatro di Villa Torlonia — dal 4 al 7 marzo 2027
Durante lo spettacolo niente fotografie: in un monologo costruito su ricordi, immagini proiettate e silenzi, lo schermo acceso di un telefono si vede dal palco e rompe il patto con l'attore. La foto giusta si fa fuori, e il parco ne offre almeno tre. La prima è la facciata del Teatro tra gli alberi della villa: ai primi di marzo, arrivando nel tardo pomeriggio, la luce bassa scalda la pietra e disegna ombre nette sul corpo semicircolare dell'edificio. La seconda sono gli obelischi di granito vicino all'ingresso di via Nomentana, fotografati dal basso contro il cielo. La terza, per chi ama i dettagli, è la Casina delle Civette, nata come Capanna Svizzera, con il suo gusto eccentrico da fiaba ottocentesca. Chi segue il consiglio di una giornata sulla Roma di Giò può aggiungere due scatti del pomeriggio: la scalinata di Trinità dei Monti vista dalla Barcaccia e uno scorcio di via Margutta, la strada degli artisti in cui la giovane Stajano espose i suoi quadri. Dopo lo spettacolo, se l'interprete esce a salutare il pubblico nel foyer, una foto con il programma di sala è il ricordo più semplice. Niente flash, e niente scatti durante gli applausi finché l'attore è in scena.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di Villa Torlonia comincia come tenuta agricola dei Pamphilj, fra il Seicento e la metà del Settecento. Con il cardinale Girolamo Colonna prende forma il primo nucleo della villa; nel 1797 la proprietà passa al banchiere Giovanni Raimondo Torlonia, e nel 1806 Giuseppe Valadier ridisegna il parco e trasforma gli edifici esistenti nel Casino Nobile e nel Casino dei Principi. Dal 1832 il figlio Alessandro apre i cantieri affidati a Giovan Battista Caretti, Giuseppe Jappelli e Quintiliano Raimondi: è in questa fase che nascono il Teatro e la Limonaia. Nel 1842 vengono innalzati i due obelischi di granito dedicati ai genitori del principe. Più tardi la Capanna Svizzera diventa la Casina delle Civette. Nel 1919, nel sottosuolo del parco, viene scoperto un cimitero ebraico di epoca romana. Dagli anni Venti al luglio 1943 il Casino Nobile è la residenza di Benito Mussolini; fra il 1942 e il 1943 vengono realizzati i rifugi antiaerei, oggi aperti in occasioni speciali come il bunker di Villa Torlonia. Dal 1944 al 1947 la villa ospita il comando anglo-americano, poi conosce un lungo abbandono. Nel 1977 il Comune di Roma la acquista e l'anno dopo la apre come parco pubblico. Dal 1991 partono i restauri: la Casina delle Civette riapre dopo un incendio, il Teatro nel 2013, la Serra Moresca nel 2021. Dal 4 al 7 marzo 2027 il palcoscenico del Teatro accoglie Beata oscenità.
Chi è passato da Beata oscenità di Serena Sinigaglia al Teatro di Villa Torlonia — dal 4 al 7 marzo 2027
Da Villa Torlonia sono passati gli architetti che hanno disegnato la Roma dell'Ottocento: Giuseppe Valadier, Giovan Battista Caretti, Giuseppe Jappelli e Quintiliano Raimondi, il costruttore del Teatro. Sono passati i Torlonia, banchieri e poi principi, con gli ospiti delle loro feste; all'innalzamento del primo obelisco, il 4 giugno 1842, erano presenti papa Gregorio XVI e Ludovico di Baviera. Nel Novecento la villa è stata per quasi vent'anni la casa di Benito Mussolini e della sua famiglia, e dopo la guerra la sede del comando alleato. Dalla riapertura del 2013 il palcoscenico ha ospitato le compagnie invitate dal Teatro di Roma, dalla prosa contemporanea agli spettacoli per ragazzi come Albert eD io, fino a Quartett di Heiner Müller, in scena nella stessa stagione a gennaio. A marzo 2027 passano da qui Gianluca Ferrato e la squadra di Serena Sinigaglia: Andrea Belli per le scene, Roberta Faiolo per luci e suono, Valeria Bettella per i costumi, Fabio Brusadin per i video. E passa, attraverso la parola di Massimo Sgorbani, una galleria di figure evocate dal monologo: Achille Starace, Federico Fellini, i pittori e gli scrittori della via Margutta degli anni Cinquanta, da de Chirico a Moravia. Una Roma intera, raccontata da una sola voce.
Accessibilità, età e informazioni pratiche
Per l'accesso al Teatro di Villa Torlonia delle persone con mobilità ridotta il riferimento è il Teatro di Roma, che dedica all'accessibilità delle sue sale una sezione del sito ufficiale.
Il parco di sera
Villa Torlonia è un parco storico, con viali in ghiaia e qualche dislivello. Chi ha difficoltà motorie fa bene a chiedere in anticipo quale sia l'ingresso più comodo per raggiungere la sala. A inizio marzo, all'uscita serale, la temperatura scende ancora: una giacca è d'obbligo.
L'età
Beata oscenità è uno spettacolo per adulti. Racconta una vita segnata da scandali, sessualità e identità di genere, e la produzione avverte della presenza di immagini esplicite. Può interessare gli studenti degli ultimi anni delle superiori e dell'università che si occupano di storia dei diritti civili o di teatro contemporaneo, meglio se preparati sulla biografia di Giò Stajano.
Marzo a Roma
Inizio marzo è un periodo tranquillo per visitare Roma: le giornate si allungano, la folla della primavera non è ancora arrivata e musei e parchi si godono senza code. Per chi arriva da fuori è il momento giusto per unire una serata a teatro a una visita ai Musei di Villa Torlonia o alle mostre in corso, come quella dedicata a Paolo Paschetto, se ancora aperta.
Domande frequenti su Beata oscenità
Quando va in scena Beata oscenità al Teatro di Villa Torlonia?
Beata oscenità va in scena al Teatro di Villa Torlonia da giovedì 4 a domenica 7 marzo 2027, per quattro recite consecutive. L'orario d'inizio di ciascuna replica è indicato dal Teatro di Roma nella pagina ufficiale dello spettacolo, insieme alle informazioni sui biglietti e sugli abbonamenti della stagione.
Chi recita in Beata oscenità?
Beata oscenità è un monologo interpretato da Gianluca Ferrato, attore formato alla Scuola del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler. La regia è di Serena Sinigaglia, il testo di Massimo Sgorbani; scene di Andrea Belli, luci e suono di Roberta Faiolo, costumi di Valeria Bettella, video di Fabio Brusadin.
Di cosa parla Beata oscenità?
Beata oscenità racconta la vita di Giò Stajano, nipote del gerarca fascista Achille Starace e tra le prime donne transessuali italiane: pittrice, scrittrice, giornalista, attrice, protagonista della dolce vita romana e infine suora laica. Il monologo intreccia ricordi personali e storia d'Italia con un tono leggero, tra ironia e commozione.
Quanto dura Beata oscenità?
Beata oscenità dura 75 minuti, secondo la scheda del Teatro Stabile di Bolzano che produce lo spettacolo. È una durata che permette di cenare con calma dopo la recita, nei locali di via Nomentana e di piazza Bologna, a pochi minuti a piedi dal Teatro di Villa Torlonia.
Dove si trova il Teatro di Villa Torlonia?
Il Teatro di Villa Torlonia si trova in via Lazzaro Spallanzani 1, all'interno del parco di Villa Torlonia, nel quartiere Nomentano. Le stazioni della metro B più vicine sono Bologna e Policlinico; i tram 3 e 19 fermano a viale Regina Margherita, all'altezza di via Nomentana.
Dove si comprano i biglietti per Beata oscenità?
I biglietti per Beata oscenità si acquistano sul sito ufficiale del Teatro di Roma, alle biglietterie della fondazione e sul circuito di prevendita autorizzato indicato nella pagina dello spettacolo. Il titolo fa parte della stagione 2026/2027 del Teatro di Roma, per la quale è attiva la campagna abbonamenti.
Beata oscenità è adatto ai ragazzi?
Beata oscenità è pensato per un pubblico adulto: affronta temi legati alla sessualità e all'identità, e il Teatro Stabile di Bolzano avverte che contiene alcune immagini esplicite. Può essere adatto a studenti universitari e degli ultimi anni delle superiori, meglio se preparati sulla figura di Giò Stajano.
Chi era Giò Stajano?
Giò Stajano, nata nel 1931 a Sannicola e morta nel 2011 ad Alezio, fu scrittrice, giornalista, pittrice e attrice, nipote di Achille Starace. Negli anni Sessanta fu uno dei primi omosessuali dichiarati d'Italia, nel 1983 affrontò la transizione e negli ultimi anni visse come suora laica.
Il consiglio finale su Beata oscenità
Beata oscenità mette insieme tre storie in una. C'è quella di Giò Stajano, una vita che sembra scritta da un romanziere e che invece è documentata in libri sequestrati, film, rotocalchi e interviste televisive. C'è quella di Massimo Sgorbani, un autore che ha dedicato la carriera alle voci scomode e che non ha fatto in tempo a completare la sua trilogia sulla diversità. E c'è quella di Gianluca Ferrato, un attore che da anni porta in scena da solo le biografie di artisti feriti, da Dove il cielo va a finire a Quante vite avrei voluto. A nostro giudizio la combinazione funziona proprio per la scelta del tono: la regia di Serena Sinigaglia punta sulla leggerezza, e una vita così carica di scandalo diventa il racconto di una libertà conquistata a caro prezzo. Il consiglio è arrivare preparati sulla biografia della protagonista, dedicare il pomeriggio alla Roma di via Margutta e piazza di Spagna, e chiudere la giornata nella sala raccolta di Villa Torlonia, a pochi passi dalla casa che fu di Mussolini. Il contrasto tra la storia della villa e quella della nipote di Starace è, da solo, un buon motivo per scegliere questa serata.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.

