Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra al Flaminio — dal 29 settembre al 22 novembre 2026
La mostra Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora è aperta alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen di Roma dal 29 settembre al 22 novembre 2026, in via Pasquale Stanislao Mancini 20, al Flaminio: 42 artiste e circa 60 opere fra pittura, scultura, fotografia, performance, installazione e ricerca concettuale, in dialogo con le sculture di Andersen. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45; il lunedì è chiuso. Si arriva con la metro A, fermata Flaminio, o con il tram 2, fermata Flaminio, e poi pochi minuti a piedi. I prezzi sono pubblicati dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma sulla pagina ufficiale del museo; il biglietto si acquista in sede oppure sul portale ufficiale dei Musei italiani. Per informazioni il museo risponde allo 06 3219089.
Il corpo come dimora a Casa Andersen: date, orari e informazioni
Il corpo come dimora resta aperta quasi due mesi, dal 29 settembre al 22 novembre 2026, negli orari ordinari del museo. È una mostra che occupa l'intera casa: il piano terra, le sale del primo piano e lo spazio espositivo del secondo.
Orari
Dal martedì alla domenica, 9.30-19.30, ultimo ingresso alle 18.45. Chiuso il lunedì. Le giornate lunghe permettono di scegliere con calma: la mattina presto e l'ora di pranzo sono i momenti più tranquilli, il sabato e la domenica pomeriggio i più frequentati.
Chi la organizza
La mostra è curata da Nicoletta Castellaneta, Luisa Catucci e Giuseppe Simone Modeo, ed è stata ideata e organizzata dall'Associazione Ars Nova per la Casa Museo Hendrik Christian Andersen. Il museo è diretto da Maria Giuseppina Di Monte e fa capo all'Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma, guidato da Luca Mercuri.
Contatti
Telefono 06 3219089, posta elettronica dms-rm.museoandersen@cultura.gov.it. Il museo è presente anche sui principali social con il nome Casa Museo Andersen.
Il progetto della mostra: il corpo ideale di Andersen e i corpi delle artiste
Il corpo come dimora parte da un confronto preciso. Da una parte c'è Hendrik Christian Andersen, scultore che ha dedicato la vita a una figura umana ideale, monumentale e universale, influenzata dalla tradizione classica e dalla monumentalità michelangiolesca. Dall'altra ci sono 42 artiste del secondo Novecento e di oggi, per le quali il corpo è diventato materia, linguaggio ed esperienza.
Il corpo come misura
Per Andersen il corpo era misura, equilibrio, tensione verso un ordine superiore; l'arte era uno strumento di elevazione individuale e collettiva. Le sue sculture, che ancora riempiono i saloni della casa, restituiscono un'immagine armonica della figura umana.
Il corpo come esperienza
Le artiste in mostra hanno fatto invece del corpo uno spazio da cui interrogare la presenza nel mondo, l'identità, la memoria individuale e collettiva, la vulnerabilità, il desiderio, la trasformazione. Accanto al corpo idealizzato di Andersen compaiono corpi attraversati dall'esperienza. Il risultato, nelle parole del progetto, è una città temporanea e plurale, in cui opere, corpi e sguardi entrano in relazione con l'architettura della casa.
Un programma di ricerca
La mostra fa parte di un programma più ampio dedicato alla produzione artistica delle donne nel secondo Novecento e nella contemporaneità, che attraverso mostre e incontri mette in dialogo generazioni, linguaggi e pratiche diverse.
Le 42 artiste in mostra
L'elenco ufficiale comprende: Renee Adams, Lidia Bachis, Vanessa Beecroft, Barbara Boekelman, Louise Bourgeois, Rosemarie Castoro, Valeria Catania, Giulia Cenci, Valentina De'Mathà, Paola Di Bello, Annalaura di Luggo, Marlene Dumas, Tracey Emin, EVA & ADELE, Esther Ferrer, Leonor Fini, Sylvie Fleury, Maike Freess, Valentine Hugo, Silvia Iorio, Martha Jungwirth, Natalia LL, Catherine Long, Sarah Lucas, Loren MacIver, Eva Marisaldi, Elisabeth Masé, Monica Mazzone, Veronica Montanino, Meret Oppenheim, ORLAN, Gina Pane, Elizabeth Peyton, Loreal Prystaj, Carol Rama, Pipilotti Rist, Miriam Schapiro, Nora Schultz, Kiki Smith, Annegret Soltau, Iv Toshain, Claudia Virginia Vitari.
Le storiche del Novecento
Il nucleo storico riunisce nomi che hanno cambiato la storia dell'arte del secolo scorso: Louise Bourgeois, Carol Rama, Meret Oppenheim, Leonor Fini, Valentine Hugo, Gina Pane, ORLAN, Esther Ferrer, Natalia LL, Miriam Schapiro, Rosemarie Castoro, Loren MacIver. Sono artiste che hanno lavorato sul corpo quando il tema era considerato marginale o scandaloso, attraverso il surrealismo, la performance, l'arte femminista, la body art.
Le protagoniste internazionali di oggi
Accanto a loro ci sono alcune delle artiste più note della scena contemporanea: Vanessa Beecroft, Tracey Emin, Pipilotti Rist, Sarah Lucas, Marlene Dumas, Kiki Smith, Elizabeth Peyton, Sylvie Fleury, Martha Jungwirth, e la coppia EVA & ADELE. È raro trovare questi nomi riuniti in una casa-museo romana, e già questo giustifica la visita.
Le artiste italiane e le generazioni più giovani
Il percorso include artiste italiane di generazioni diverse, fra cui Giulia Cenci, Eva Marisaldi, Paola Di Bello, Lidia Bachis, Valeria Catania, Valentina De'Mathà, Annalaura di Luggo, Silvia Iorio, Monica Mazzone, Veronica Montanino, Claudia Virginia Vitari. La scelta dei curatori tiene insieme chi è già in collezioni museali e chi sta costruendo ora il proprio percorso.
Linguaggi diversi
Le circa 60 opere spaziano dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla performance, dall'installazione alla sperimentazione concettuale. Il corpo, dunque, non compare come un'immagine unica e definitiva ma come uno spazio mobile, che ogni artista abita a modo suo.
Il percorso nella casa: tre piani e le sculture di Andersen
Il corpo come dimora si sviluppa su tre livelli della Casa Museo: il piano terra, le sale del primo piano e lo spazio espositivo del secondo. Le opere delle artiste non sono isolate in sale neutre ma poste in relazione con gli ambienti e con le sculture monumentali di Andersen, che restano al loro posto.
Il piano terra: la galleria e lo studio
Il piano terra è il cuore scultoreo della casa. La prima sala, con il pavimento alla veneziana e il soffitto a cassettoni in stucco, era la sala di rappresentanza in cui Andersen mostrava le opere finite e illustrava il suo progetto di città mondiale con disegni incorniciati in noce, ancora appesi alle pareti. Accanto si apre lo studio, il laboratorio vero e proprio, illuminato da un grande lucernario, con l'armadio degli strumenti di lavoro dello scultore e i gessi monumentali per la Fontana della Vita.
Il primo piano: l'abitazione
Al primo piano c'era la casa di Andersen. Sulla cornice in stucco di una porta si legge la scritta World Conscience, il nome che lo scultore aveva dato a un centro con finalità umanitarie. Gli stucchi cambiano da stanza a stanza, con ghirlande, conchiglie e delfini intrecciati. Una sala dà sul terrazzo, sopra il lucernario dello studio.
La scala e il secondo piano
Salendo si incontrano stucchi a ghirlande di fiori e frutta in colori tenui e una finestra con vetri dipinti a farfalle che si affaccia sullo studio sottostante, pieno di statue. Il secondo piano ospita lo spazio espositivo per le mostre temporanee. La casa è dotata di ascensore.
Una curiosità su Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra al Flaminio — dal 29 settembre al 22 novembre 2026
Il corpo come dimora non è la prima volta che la casa di Andersen si apre alle donne artiste. Nel 2016 l'attuale direttrice, Maria Giuseppina Di Monte, ha pubblicato con Emilia Ludovici il volume Femminile e femminino. Donne a casa Andersen, dedicato proprio alle presenze femminili in questi spazi. Ed è una storia che affonda nella biografia dello scultore. La madre di Andersen si chiamava Helene Momsen, lo stesso nome della villa, ed è ritratta dal figlio in un busto di marmo colorato del 1910 che si vede nella prima sala. In casa visse a lungo la cognata Olivia Cushing, vedova del fratello Andreas, che abitò con Hendrik a Roma dal 1903 e tenne diari dal 1882 al 1917, oggi conservati nell'archivio del museo. La sorella adottiva Lucia posò per tre nudi femminili danzanti e, alla morte dello scultore, rimase usufruttuaria della casa fino al 1978: solo allora la donazione allo Stato divenne effettiva. Nello studio, perfino il monumento funerario di famiglia accoglie la madre e la cognata. Una mostra di 42 artiste dentro questa casa, insomma, non è un'intrusione: è la continuazione di una storia di donne che Villa Hélène ha sempre custodito, anche se il nome sulla porta è quello di un uomo.
Chi era Hendrik Christian Andersen
Hendrik Christian Andersen nacque a Bergen, in Norvegia, il 17 aprile 1872 e morì a Roma il 19 dicembre 1940. Scultore, pittore e urbanista, emigrò da bambino con la famiglia a Newport, nel Rhode Island, l'anno dopo la nascita. Nel 1893 partì per l'Europa a studiare arte e finì per stabilirsi a Roma per il resto della vita.
La città mondiale
Gran parte del suo lavoro fu pensata per un progetto utopico: una città mondiale colma d'arte, capace di spingere l'umanità verso un ordine armonico. Nel 1913 pubblicò con l'architetto Ernest Hébrard Creation of a World Centre of Communication, un volume enorme, di oltre cinque chili, inviato a capi di Stato e istituzioni di tutto il mondo. La città aveva una pianta a scacchiera e anulare, con un Centro Olimpico, un Centro Artistico, un Centro Scientifico e una Torre del Progresso alta oltre trecento metri.
La Fontana della Vita
Al centro del Centro Artistico Andersen immaginava la Fontana della Vita, una composizione di terrazze, emicicli, scalee e bacini con sculture monumentali dedicate alle fasi del giorno e ai temi dell'amore, della fratellanza, della gioia di vivere e del progresso. Molti dei gessi e dei bronzi esposti nella casa, come Il Mattino, La Sera, La Notte, Il Giorno, La gioia di vivere, nascono per quella fontana mai costruita.
Critiche e anticipazioni
Il progetto fu criticato dagli urbanisti del tempo per ingenuità politica ed eccesso di monumentalità. Eppure la fiducia di Andersen nel potere dell'arte e dell'architettura di trasformare la società anticipa idee che Le Corbusier avrebbe sviluppato più tardi nella sua Città contemporanea.
Andersen e il fascismo
Nel 1926 Mussolini assicurò la disponibilità di terreni a Fiumicino per la città mondiale; nel 1938, con la progettazione dell'EUR, Andersen tornò a rivendicare l'idea di una città satellite che da Roma si allungasse verso il mare. Nel 1929 realizzò un gesso intitolato Il Concordato, per l'accordo fra Stato italiano e Chiesa. Nulla della città mondiale fu mai costruito.
Villa Hélène: la casa-studio diventata museo
Villa Hélène fu costruita fra il 1922 e il 1925 su progetto dello stesso Andersen, come palazzina con annesso studio di scultura. Non era solo una dimora: nel progetto dello scultore faceva parte della visione più ampia della città mondiale.
L'architettura
I prospetti sono in stile neorinascimentale e portano teste che ritraggono i familiari di Andersen, sulle facciate di via Mancini e via Pisanelli. Sul terrazzo, una banderuola a forma di nave, fra la caravella di Colombo e un'imbarcazione vichinga, è orientata verso il Tevere.
Dal lascito al museo
Alla morte, nel 1940, Andersen lasciò allo Stato la casa, lo studio, i documenti e più di quattrocento opere. La donazione si formalizzò nel 1978, alla morte della sorella adottiva Lucia. L'edificio passò al Genio Civile, poi alla Soprintendenza; la Galleria nazionale d'arte moderna ne ebbe la tutela, e il museo aprì al pubblico il 19 dicembre 1999. Dal 2014 è stato gestito dal Polo museale del Lazio, dal 2019 dalla Direzione Musei statali di Roma.
L'archivio
Nella casa si conserva l'archivio di Andersen: lettere, autografi, diari, locandine, fotografie, libri. Fra i documenti, la trascrizione dattiloscritta, fatta dallo stesso Andersen, delle lettere ricevute fra il 1899 e il 1915 da Henry James. Gli originali furono venduti nel 1954-55 da Lucia Andersen attraverso Sotheby's a Londra.
Una cosa che non ti dice nessuno su Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra al Flaminio — dal 29 settembre al 22 novembre 2026
La cosa che nessuno dice è che questa mostra si vede meglio in due passaggi, e che il secondo passaggio è quello che conta. La prima volta lo sguardo va inevitabilmente ai nomi celebri, Bourgeois, Emin, Beecroft, Rist, Lucas, e alle sculture enormi di Andersen che dominano i saloni. Poi conviene tornare indietro e rifare il giro guardando i rapporti fra le opere e la casa: un'opera accanto a un nudo idealizzato, una fotografia davanti a un gesso della Fontana della Vita, un lavoro installato in una stanza d'abitazione con gli stucchi a conchiglie e delfini. È lì che il titolo, Il corpo come dimora, prende senso. Un secondo dettaglio che le presentazioni non sottolineano: nel museo c'è già un'opera contemporanea che anticipa questo dialogo. Davanti alla porta della galleria del piano terra si trova il lavoro di Yinka Shonibare dedicato a Henry James e Hendrik C. Andersen, due manichini senza testa con abiti in tessuto stampato, realizzato per il museo per la sua prima personale italiana e poi acquistato. Cercatelo: è la chiave per capire che Casa Andersen non è solo la tomba di un'utopia ma un luogo che da anni fa parlare Andersen con l'arte di oggi. Infine, un'avvertenza pratica: alcune fonti giornalistiche parlano di 43 artiste. L'elenco ufficiale della mostra ne conta 42.
Biglietti e visita alla Casa Museo Andersen
Il biglietto per la Casa Museo Hendrik Christian Andersen si acquista in sede, alla biglietteria del museo, oppure online sul portale ufficiale dei Musei italiani. I prezzi e le gratuità previste dalla legge sono pubblicati dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma.
Quanto tempo serve
Per vedere con attenzione la mostra e la collezione permanente servono un'ora e mezza, due ore. Chi vuole fare il doppio giro che consiglio più sotto calcoli due ore piene.
Quando andare
Nei giorni feriali la mattina il museo è tranquillo e la luce naturale entra dalle grandi finestre dei saloni. Evitate di arrivare dopo le 18.30: l'ultimo ingresso è alle 18.45 e la mostra occupa tre piani.
Il consiglio che ti do per visitare Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra al Flaminio — dal 29 settembre al 22 novembre 2026
Conviene cominciare dallo studio, non dalle opere delle artiste. Entrate, attraversate la sala di rappresentanza e fermatevi cinque minuti nel grande laboratorio con il lucernario: guardate i gessi della Fontana della Vita, gli atleti, i cavalli impennati, i nudi danzanti, l'armadio degli attrezzi. Capite chi era Andersen e cosa pensava del corpo umano. Solo allora salite e cominciate il percorso della mostra. Il dialogo che i curatori hanno costruito funziona se avete negli occhi il termine di confronto, e il termine di confronto è quel corpo ideale, eroico, pieno di muscoli e di fiducia nel progresso che Andersen ha modellato per quarant'anni. Le opere di Louise Bourgeois, Carol Rama, Gina Pane o Tracey Emin, viste subito dopo, diventano un contrappunto netto. Secondo consiglio: andate di mattina, in un giorno feriale. La casa è piccola rispetto ai grandi musei romani e la sensazione di intimità, che è metà del fascino, si perde quando le sale si affollano. Terzo: unite la visita a una passeggiata sul Lungotevere o a piazza del Popolo, a pochi minuti. Il Flaminio in autunno, con le prime foglie sui viali, è il quartiere giusto per una mattinata lenta dedicata all'arte.
Come arrivare alla Casa Museo Andersen
La Casa Museo Hendrik Christian Andersen si trova in via Pasquale Stanislao Mancini 20, al Flaminio, a pochi passi da piazzale Flaminio e da piazza del Popolo.
In metropolitana
La fermata più vicina è Flaminio, sulla linea A. Da lì il museo si raggiunge a piedi in pochi minuti.
In tram
Il tram 2 ferma a Flaminio, lo stesso nodo della metro, e collega la zona con il resto del quartiere Flaminio verso nord.
In treno
A piazzale Flaminio si trova anche la stazione della ferrovia Roma Nord, utile per chi arriva dalla valle del Tevere.
In auto
La zona fra piazzale Flaminio e il Lungotevere è regolata da sosta a pagamento e ai margini della zona a traffico limitato del centro. Conviene arrivare con i mezzi pubblici.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Hendrik Andersen fosse stato amico di Henry James è cosa nota a chi ama la letteratura. Meno citato è quanto quella relazione abbia lasciato tracce concrete proprio in questa casa. I due si incontrarono a Roma nel 1899, nella casa degli Howe Elliott a Palazzo Rusticucci, in Borgo. James aveva circa trent'anni più di Andersen; il legame durò fino alla morte dello scrittore, nel 1916, e produsse una corrispondenza fitta e affettuosa, la cui natura è ancora discussa dagli studiosi. Nel 1907, durante un breve soggiorno romano di James, Andersen ne modellò il busto in gesso che si vede nella prima sala. Le lettere di James furono trascritte a macchina dallo scultore e la trascrizione è ancora nell'archivio del museo; in Italia sono state pubblicate da Marsilio nel 2000 con il titolo Amato ragazzo, a cura di Rosella Mamoli Zorzi. Lo scrittore irlandese Colm Tóibín, nel romanzo The Master del 2004, ha raccontato gli inizi di quel rapporto. Per chi visita Il corpo come dimora è un dettaglio che conta: il tema del corpo, dell'affetto e del desiderio attraversa questa casa ben prima dell'arrivo delle artiste contemporanee.
Il quartiere intorno a Casa Andersen: il Flaminio
Il Flaminio è il quartiere che si allunga a nord di piazza del Popolo, fra il Tevere e le colline dei Parioli. È un pezzo di Roma novecentesca, con grandi istituzioni culturali a breve distanza l'una dall'altra.
Piazza del Popolo
A pochi minuti a piedi si trova piazza del Popolo, con l'obelisco Flaminio al centro e le chiese gemelle sul lato del Tridente. È la porta d'ingresso storica di Roma da nord.
Villa Borghese, Villa Giulia e la Galleria nazionale
Salendo verso est si entra a Villa Borghese. Sul lato di viale delle Belle Arti si trovano il Museo etrusco di Villa Giulia e La Galleria nazionale, che per anni ha avuto in affidamento le raccolte di Andersen. Una giornata fra Casa Andersen e la Galleria nazionale ha un filo logico preciso.
Il MAXXI e l'Auditorium
Più a nord, lungo via Flaminia, si arriva al MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo, e all'Auditorium Parco della Musica. Il tram 2 è il mezzo più comodo per percorrere il quartiere.
Ponte Milvio
In fondo alla Flaminia c'è Ponte Milvio, con la sua vita serale. È la meta per chi vuole chiudere la giornata con un aperitivo.
La foto giusta da fare a Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra al Flaminio — dal 29 settembre al 22 novembre 2026
La foto giusta a Casa Andersen è quella dello studio dall'alto. Salendo le scale verso il primo piano c'è una finestra con i vetri dipinti a farfalle che si affaccia sul grande laboratorio sottostante: da lì si vede la sala piena di statue, illuminata dal lucernario, con i gessi monumentali della Fontana della Vita disposti come una folla immobile. È l'immagine che racconta meglio l'utopia di Andersen, e durante Il corpo come dimora acquista un senso in più, perché il punto di vista è quello di chi si trova in casa e guarda il lavoro dello scultore. Prima di fotografare verificate le regole del museo e le indicazioni sulle singole opere in prestito: in mostre temporanee con opere di collezioni diverse capita che alcune non si possano riprendere. Fuori, la seconda foto da fare è la facciata su via Mancini, con le teste dei familiari di Andersen inserite nei prospetti neorinascimentali. Se salite al terrazzo, se aperto, cercate la banderuola a forma di nave rivolta verso il Tevere: un dettaglio che quasi nessuno nota e che dice molto dello spirito visionario del padrone di casa.
Dove mangiare vicino a Casa Andersen
Il Flaminio offre soluzioni per ogni fascia di spesa, soprattutto lungo via Flaminia e intorno a piazzale Flaminio.
Una pausa veloce
Bar e forni del quartiere sono la soluzione per un pranzo rapido fra la visita e una passeggiata. Il primo piano della casa ha ospitato un caffè del museo, ricavato nella zona dei servizi: chiedete in biglietteria se è aperto.
Una cena
Per una cena seduti conviene salire verso Ponte Milvio o scendere verso il Tridente, dove la scelta di trattorie e ristoranti è ampia.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di Casa Andersen si legge in una sequenza di date. Nel 1913 Andersen pubblica con Ernest Hébrard il progetto del World Centre of Communication. Fra il 1922 e il 1925 costruisce Villa Hélène al Flaminio. Nel 1926 riceve in visita il poeta indiano Rabindranath Tagore con il figlio: una fotografia dell'incontro è ancora esposta nella sala di rappresentanza. Nello stesso anno Mussolini gli assicura la disponibilità di terreni a Fiumicino per la città mondiale. Nel 1928 ritrae in gesso l'esploratore Umberto Nobile, con cui ebbe una fitta corrispondenza; nel 1929 realizza Il Concordato. Nel 1933 la grande statua in bronzo L'Angelo della Vita, fusa a Geislingen in Germania ed esposta al Salon di Parigi nel 1914, viene rimossa dalla tomba del fratello Andreas al Cimitero acattolico per gravi lesioni; resterà in abbandono per anni fino al 1947, quando arriva a Villa Hélène. Nel 1938, con la progettazione dell'EUR, Andersen rivendica ancora la sua città. Il 19 dicembre 1940 muore e lascia tutto allo Stato. Nel 1978 muore Lucia Andersen e la donazione diventa effettiva. Il 19 dicembre 1999, a cinquantanove anni esatti dalla morte dello scultore, il museo apre al pubblico. Il 29 settembre 2026 comincia Il corpo come dimora.
Accessibilità e visite con i bambini
La Casa Museo è distribuita su più piani ed è dotata di ascensore. Per esigenze particolari conviene telefonare prima allo 06 3219089.
Con i bambini
Le sculture giganti di Andersen, i cavalli impennati, gli atleti e i giocatori di pallone affascinano i più piccoli. La mostra contiene opere sul corpo, anche nudo, e alcune di taglio intenso: con bambini piccoli conviene guardare le sale in anticipo e scegliere il percorso.
Per le scuole
Per le classi di scuola superiore la mostra è un'introduzione concreta all'arte delle donne dal Novecento a oggi, con un confronto diretto con la scultura classicista del primo Novecento.
Chi è passato da Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra al Flaminio — dal 29 settembre al 22 novembre 2026
Villa Hélène e l'atelier che la precedette hanno visto passare figure che oggi appartengono alla storia della cultura internazionale. Henry James posò per Andersen a Roma nel 1907, e il suo busto in gesso è nella prima sala. Rabindranath Tagore, premio Nobel per la letteratura, visitò lo scultore nel 1926 con il figlio. Umberto Nobile, l'esploratore dei dirigibili polari, fu ritratto nel 1928. La scrittrice americana Julia Ward Howe fu ritratta in terracotta in età avanzata, ospite della figlia Maud Howe. Flora Whitney prese lezioni di scultura da Andersen a New York nel 1900, e il suo ritratto è in collezione. Nello studio di via Margutta, prima della casa del Flaminio, passava il giovane conte Alberto Bevilacqua Lazise, ritratto in terracotta. In famiglia, la madre Helene, il fratello pittore Andreas, la cognata Olivia Cushing e la sorella adottiva Lucia hanno vissuto e posato fra queste stanze. Più di recente, nel museo è entrato Yinka Shonibare, con la sua prima personale italiana e l'opera dedicata a James e Andersen. Ora arrivano Louise Bourgeois, Carol Rama, Meret Oppenheim, Tracey Emin, Vanessa Beecroft, Pipilotti Rist, Sarah Lucas, Kiki Smith e le altre artiste del Corpo come dimora: presenze diverse, che entrano in casa attraverso le loro opere.
Sulle tracce di Andersen oltre il Flaminio
Chi esce dalla mostra con la voglia di approfondire può completare il percorso al Cimitero acattolico di Roma, accanto alla Piramide Cestia. Lì Andersen è sepolto nella tomba di famiglia che aveva progettato lui stesso subito dopo la morte della cognata, con decorazioni policrome, bronzo dorato e una cupola a mosaico. Il modello in gesso della tomba è esposto nello studio della casa.
L'iscrizione sulla tomba
Sulla tomba un'iscrizione ricorda il sogno di una città per tutte le nazioni come speranza e preghiera di una vita, e dice che lì dormono i sognatori. È la sintesi più commovente dell'utopia di Andersen.
Domande frequenti su Il corpo come dimora a Casa Andersen
Quando è aperta la mostra Il corpo come dimora a Roma?
La mostra Artiste contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora è aperta alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen dal 29 settembre al 22 novembre 2026, dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. Il lunedì il museo è chiuso.
Dove si trova la Casa Museo Andersen?
La Casa Museo Hendrik Christian Andersen si trova in via Pasquale Stanislao Mancini 20, nel quartiere Flaminio, a pochi minuti a piedi da piazzale Flaminio e da piazza del Popolo.
Come si arriva alla Casa Museo Andersen con i mezzi?
La Casa Museo Andersen si raggiunge con la metro A, fermata Flaminio, oppure con il tram 2, fermata Flaminio. Da lì il museo di via Mancini 20 dista pochi minuti a piedi.
Quante artiste espongono in Il corpo come dimora?
Il corpo come dimora presenta 42 artiste e circa 60 opere, fra cui Louise Bourgeois, Carol Rama, Meret Oppenheim, ORLAN, Vanessa Beecroft, Tracey Emin, Pipilotti Rist, Sarah Lucas, Marlene Dumas, Kiki Smith e Giulia Cenci.
Chi ha curato la mostra a Casa Andersen?
La mostra a Casa Andersen è curata da Nicoletta Castellaneta, Luisa Catucci e Giuseppe Simone Modeo, ed è stata ideata e organizzata dall'Associazione Ars Nova per la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte.
Dove si compra il biglietto per la Casa Museo Andersen?
Il biglietto per la Casa Museo Andersen si compra alla biglietteria del museo oppure sul portale ufficiale dei Musei italiani. Prezzi e gratuità sono pubblicati dalla Direzione Musei nazionali della città di Roma.
Quanto tempo serve per visitare la mostra?
Per Il corpo come dimora e la collezione di Andersen servono circa un'ora e mezza o due ore. La mostra occupa il piano terra, il primo piano e lo spazio espositivo del secondo piano della Casa Museo.
La Casa Museo Andersen è accessibile?
La Casa Museo Andersen è distribuita su più piani ed è dotata di ascensore. Per esigenze specifiche conviene contattare il museo prima della visita allo 06 3219089 o all'indirizzo di posta del museo.
Il parere su Il corpo come dimora
È una delle mostre d'autunno che consiglio senza riserve, per una ragione semplice: raramente a Roma si vedono insieme Louise Bourgeois, Carol Rama, Tracey Emin e Pipilotti Rist, e ancora più raramente in un luogo così carico di storia personale come la casa di Andersen. Andate di mattina, partite dallo studio, fate il giro due volte. E se vi resta tempo, chiudete la giornata al Cimitero acattolico, davanti alla tomba dei sognatori.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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