Fortunatamente a La Nuova Pesa — dal 1 ottobre al 24 novembre 2026
Fortunatamente, la mostra collettiva di José Angelino, Alessandro Dandini de Sylva, Marco Emmanuele, Luca Grechi e Diego Miguel Mirabella, è aperta dal 1 ottobre al 24 novembre 2026 alla galleria La Nuova Pesa, in Via del Corso 530, a pochi passi da Piazza del Popolo. La galleria riceve dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.30 e dalle 16 alle 19.30. La fermata della metropolitana più comoda è Flaminio, sulla linea A, a cui arriva anche il tram 2: usciti su Piazzale Flaminio si attraversa Porta del Popolo, si taglia la piazza e si imbocca Via del Corso. In alternativa si scende a Spagna, sempre sulla linea A, e si raggiunge il Corso a piedi in una decina di minuti. Per le condizioni di ingresso e per eventuali aperture straordinarie fa fede la galleria, che risponde allo 06 3610892 e all'indirizzo info@lanuovapesa.it; il programma è pubblicato sul sito ufficiale de La Nuova Pesa.
È una mostra piccola nei numeri e grande nella storia che racconta. Cinque artisti che hanno lavorato per anni fianco a fianco, in uno studio condiviso sulle rive dell'Aniene, portano in una delle gallerie più antiche di Roma opere nuove e il ricordo di un luogo che non esiste più. Chi ama l'arte contemporanea romana troverà qui una generazione nata negli anni Settanta e Ottanta che ha scelto di restare in città e di crescere insieme; chi passa per il Corso con mezz'ora libera troverà una sala tranquilla, lontana dalla folla dello shopping, e una storia ben raccontata.
Cos'è Fortunatamente e da dove nasce
Fortunatamente è la mostra che ricostruisce, nello spazio di una galleria, la vita dello studio Paese fortuna, condiviso fino al 2023 dai cinque artisti all'interno dell'ex Lanificio Luciani di via di Pietralata. La galleria lo dice con una formula precisa: più che il nome di un collettivo, Paese fortuna è stato il nome di un luogo. Cinque pratiche autonome, diverse per linguaggi e materiali, cresciute però nella stessa condizione quotidiana di vicinanza.
Uno studio con un varco nel muro
Gli studi comunicavano tra loro, prima attraverso un corridoio e poi attraverso un varco aperto nella parete che li divideva. Lavorare significava affacciarsi nello studio dell'altro, guardare un'opera mentre prendeva forma, discuterla, metterla in dubbio, oppure semplicemente condividere il tempo. È un dettaglio architettonico che vale più di un manifesto: una parete aperta per mettere in comunicazione due studi racconta un'idea di lavoro artistico meglio di qualsiasi dichiarazione programmatica. Tra il 2011 e il 2023 lo studio è stato insieme luogo di lavoro e spazio domestico, laboratorio e punto di incontro.
Una genealogia che comincia con Pietro Fortuna
La storia di quel luogo precede i cinque artisti. Pietro Fortuna vi stabilì il proprio studio nel 1989 e, tra il 1996 e il 2004, vi diede vita a Opera Paese, esperienza che prendeva il nome da un'idea di Martin Heidegger: il paese come luogo capace di raccogliere pensieri ed esperienze di molte persone. Anni dopo, quasi senza programma, quella possibilità si è ricostituita negli stessi spazi. Il nome Paese fortuna conserva la genealogia e la trasforma: omaggio, auspicio e dichiarazione di appartenenza. Il titolo della mostra, Fortunatamente, gioca con lo stesso nome e ci aggiunge un avverbio che sa di sollievo, quasi un grazie detto a posteriori.
Limone e Aniene, due progetti nati nello studio
Accanto alle pratiche individuali sono nati progetti comuni. Limone, ideato a Londra da Diego Miguel Mirabella insieme all'artista Michela de Mattei, si è poi trasferito negli spazi del Lanificio come programma di incontri e dialoghi con artisti e curatori di passaggio. Aniene è la casa editrice fondata da Alessandro Dandini de Sylva con il designer Filippo Nostri, per dare forma editoriale alla costellazione di artisti e compagni di strada cresciuta intorno allo studio. Il nome del fiume che scorreva sotto le finestre è diventato il nome di un marchio: a Roma, dove la geografia pesa sempre, non stupisce.
Cosa si vede a Fortunatamente: cinque linguaggi in una sala
Alla Nuova Pesa Fortunatamente presenta esclusivamente lavori inediti, scelti per mettere in relazione cinque ricerche senza cercare un linguaggio comune. La galleria descrive così le differenze: la luce e i fenomeni fisici di José Angelino, la fotografia e l'ambiguità della rappresentazione di Alessandro Dandini de Sylva, la materia e i dispositivi di Marco Emmanuele, la pittura stratificata di Luca Grechi, gli incontri e le contaminazioni culturali di Diego Miguel Mirabella. Il filo che li lega non è una forma: è una storia di vicinanza.
Ricostruire una distanza minima
Per molti anni è bastato attraversare un corridoio, aprire una porta, passare per un varco. La mostra prova a ricostruire quella distanza minima nello spazio della galleria. Conviene visitarla con questa chiave: non cercate un tema, cercate i rimandi. Un riflesso di luce che torna su una superficie dipinta, un oggetto che sembra uscito da un laboratorio vicino, una fotografia che non si capisce se documenti o inventi. Sono le tracce di un dialogo durato dodici anni.
Roma e Parigi, due tempi di un solo progetto
Fortunatamente a Roma e Paese fortuna a Parigi sono due momenti dello stesso progetto espositivo. La mostra nella galleria parigina 22,48 m² anticipa quella romana e ne introduce temi e relazioni, trasferendo temporaneamente in Francia la geografia di prossimità nata sull'Aniene. A conclusione del progetto, a Parigi saranno presentate le pubblicazioni di Aniene realizzate finora con i cinque artisti; a Roma un nuovo volume della stessa casa editrice raccoglierà la mostra alla Nuova Pesa e la storia di Paese fortuna, con contributi di critici, curatori, artisti e amici che hanno attraversato quello spazio.
Gli artisti di Fortunatamente: cinque biografie
I cinque artisti di Fortunatamente sono nati tra il 1977 e il 1988, vengono da città diverse e vivono e lavorano a Roma, uno di loro anche a Bruxelles. Vale la pena conoscerli uno per uno, perché la mostra funziona solo se si coglie quanto siano distanti le loro strade.
José Angelino, la luce come materia
José Angelino è nato a Ragusa nel 1977 e vive e lavora a Roma. Arrivato in città nel 1996 per studiare Fisica, con un indirizzo verso le neuroscienze, ha cominciato a esporre nel 2010 in mostre italiane e internazionali. Luce, vibrazioni, temperatura ed elettromagnetismo sono al centro di una ricerca che parte dalla fisica e approda a una poetica di fondo umanistico. Ha esposto alla Galleria Alessandra Bonomo di Roma nel 2019 e a Palazzo Collicola a Spoleto nel 2021; ha realizzato un'installazione per il ciclo La forma dell'oro a Milano. Nel 2013 era tra gli artisti di Il peso della mia luce, la collettiva con cui Operativa Arte Contemporanea inaugurò la propria attività a Roma, insieme ad Alessandro Dandini de Sylva e Alessandro Vizzini.
Alessandro Dandini de Sylva, la fotografia e il dubbio
Alessandro Dandini de Sylva è nato a Roma nel 1981, è artista e curatore. Il cuore della sua ricerca è l'ambiguità della fotografia, che contiene insieme il pensiero di chi fotografa e ciò che viene fotografato: le sue immagini si muovono sul confine tra documento e astrazione. Operativa Arte Contemporanea gli ha dedicato la mostra Paesaggi 2008-2014. Scrive e pubblica, e il suo nome figura nel catalogo dell'editore Quodlibet. Con il designer Filippo Nostri ha fondato Aniene, la casa editrice nata intorno allo studio, che pubblicherà il volume dedicato alla mostra romana.
Marco Emmanuele, detriti e macchine per disegnare
Marco Emmanuele è nato a Catania nel 1986 e vive e lavora a Roma. È arrivato alle arti visive dopo studi di ingegneria e architettura, e si sente: le sue opere in ceramica, ferro o vetro ragionano sui detriti come testimoni del modo in cui gli esseri umani modificano i luoghi, e la ricerca più recente si concentra sulla progettazione di macchine che disegnano. Tra le mostre personali, IBIDEM. Adesso e nell'ora della mostra a pianobi, a Roma, e Un raggio verde da Operativa Arte Contemporanea. Lavora anche con LABS Contemporary Art.
Luca Grechi, la pittura per strati
Luca Grechi è nato a Grosseto nel 1985 e vive e lavora a Roma. Dopo alcuni anni a Parigi si è trasferito a Roma per frequentare l'Accademia di Belle Arti, dove si è diplomato in Pittura con Enzo Orti. Al centro della sua riflessione ci sono il mezzo pittorico e il rapporto tra segni e veli di colore: una pittura che si costruisce per sovrapposizioni e che chiede tempo a chi guarda. Tra le mostre recenti, Pittura Dorma alla Galleria Richter Fine Art; ha lavorato con Gallerie Riunite e con la Galleria La Linea.
Diego Miguel Mirabella, l'arte come incontro
Diego Miguel Mirabella è nato a Enna nel 1988 e vive e lavora tra Roma e Bruxelles. Il suo processo nasce dal dialogo e dal coinvolgimento di altri artisti o di artigiani locali: indaga i confini della comunicazione e dello scambio, e il conflitto diventa generatore dell'opera. Il suo percorso romano è lungo: Entrano fuggendo e Il peso della mia luce da Operativa Arte Contemporanea nel 2013; Maieutiké alla Isola Gallery nel 2014, con ospite proprio Pietro Fortuna; Salvo me da Richter Fine Art nel 2018; Decorato Decoroso Distratto nel 2021 e Porta su di te ciò che vuoi nel 2024 da Studio SALES; But me alla Rome Edition del 2024, a cura di Valentina Ciarallo. Fuori Roma, Per terra non cade al Museo Agro Pontino di Pontinia e Andiamo Là, con Matteo Nasini, a Palermo.
La Nuova Pesa, sede di Fortunatamente: sessantasette anni di storia
La Nuova Pesa è nata nell'aprile del 1959 in via Frattina, per iniziativa dell'imprenditore romano Alvaro Marchini, e dal 1985 è guidata dalla figlia Simona Marchini. È una delle gallerie che hanno fatto la storia dell'arte italiana del dopoguerra, e oggi ha sede in Via del Corso 530, nel tratto più vicino a Piazza del Popolo.
Gli anni di Alvaro Marchini, 1959-1976
Marchini, spinto dalla passione culturale e dall'amicizia con molti artisti e critici, volle uno spazio per l'arte contemporanea di richiamo internazionale. La mostra d'esordio presentava 31 autori e 31 opere del rinnovamento artistico italiano dal 1930 al 1943. La direzione artistica fu affidata prima a Dario Durbé, poi a Mario Penelope, infine a Fernando Terenzi; il sostegno critico di Antonello Trombadori, con Dario Micacchi, Antonio Del Guercio e Marcello Venturoli, e la presenza assidua di Renato Guttuso fecero della galleria il luogo più aggiornato del realismo. Per i cataloghi scrivevano Roberto Rossellini, Italo Calvino, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti.
Via del Vantaggio e la mostra di Picasso
Nel 1961 la galleria si trasferì in via del Vantaggio e inaugurò la nuova sede con disegni e ceramiche di Pablo Picasso, in collaborazione con la Galerie Louise Leiris di Daniel-Henry Kahnweiler: fu la prima mostra dell'artista in Italia con opere destinate alla vendita. Seguirono Ottone Rosai, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, le antologiche di Mario Sironi e Antonietta Raphaël, una personale di Fernand Léger con opere dal 1911. La galleria sostenne anche i giovani, a partire dal gruppo Il pro e il contro: Ugo Attardi, Antonio Del Guercio, Fernando Farulli, Alberto Gianquinto, Piero Guccione, Dario Micacchi, Duilio Morosini, Renzo Vespignani. Nel 1967 arrivò la retrospettiva Omaggio a Mafai, nel 1972 le opere recenti di Franco Angeli. Nel 1976, in un paese attraversato dalla stagione del terrorismo, Marchini decise di chiudere.
Simona Marchini e il Centro Culturale
Dopo dieci anni di silenzio, nel 1985 Simona Marchini ha riaperto la galleria come Centro Culturale, con l'intento dichiarato di proseguire il percorso del padre. La differenza si vede: la nuova direttrice veniva dal mondo dello spettacolo e ha voluto un ambiente in cui le discipline si toccassero, con la poesia, la musica e il teatro accanto alle arti visive. Negli ultimi anni la programmazione ha ospitato, tra gli altri, Pietro Fortuna nel 2024, Bruno Ceccobelli con l'Opera, non altro nello stesso anno, Felix Kiessling con Etere tra gennaio e aprile 2026 e Francesca Cornacchini con The void is practice tra maggio e luglio 2026.
Com'è fatta la galleria
La sede di Via del Corso nasconde un segreto che l'ultima mostra ha reso pubblico: dietro la galleria c'era un appartamento disabitato da decenni, dentro un palazzo senza inquilini nella parte meno residenziale di Roma, il centro storico. Francesca Cornacchini ci ha passato alcune notti per il suo progetto. Fortunatamente arriva quindi in uno spazio che ha appena raccontato il proprio lato nascosto: una galleria che si presta a essere abitata, oltre che guardata. È la sede giusta per una mostra su uno studio che era anche una casa.
Una curiosità su Fortunatamente a La Nuova Pesa — dal 1 ottobre al 24 novembre 2026
La curiosità più bella di Fortunatamente riguarda un nome che torna. Pietro Fortuna, che nel 1989 si stabilì nello studio di via di Pietralata e vi fondò Opera Paese, è anche l'artista a cui La Nuova Pesa ha dedicato una mostra all'inizio del 2024. Il luogo da cui partono i cinque artisti e la galleria in cui arrivano, quindi, sono legati dalla stessa persona: il fondatore della genealogia che dà il nome allo studio. Non si tratta di una coincidenza da cartellino, perché Fortuna è stato un riferimento per questa generazione. Nel 2014 Diego Miguel Mirabella e Pietro Fortuna erano insieme ospiti di Maieutiké, ovvero l'arte della levatrice, un progetto presentato alla Isola Gallery di Roma.
C'è poi il gioco di parole del titolo. Paese fortuna era il nome dello studio; Fortunatamente è il nome della mostra. Nell'avverbio si sente la riconoscenza per un luogo che ha permesso a cinque percorsi di crescere accanto, e insieme il sollievo di chi, a spazio chiuso, ha scoperto che le relazioni sono rimaste. Il riferimento filosofico di partenza, l'idea heideggeriana del paese come luogo che raccoglie i pensieri di molti, diventa così una parola di uso quotidiano: fortunatamente, appunto. È un modo romano di prendere sul serio la filosofia senza prendersi troppo sul serio.
Un'ultima nota per chi ama le date: lo studio ha chiuso nel 2023, e la mostra arriva tre anni dopo. Il tempo giusto perché la nostalgia diventi racconto.
Come arrivare alla Nuova Pesa per Fortunatamente
La Nuova Pesa si trova in Via del Corso 530, CAP 00186, nel tratto del Corso che parte da Piazza del Popolo: la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, una delle due chiese gemelle della piazza, è a meno di cento metri.
In metropolitana e in tram
La soluzione più semplice è la linea A della metropolitana fino a Flaminio. Si esce su Piazzale Flaminio, si passa sotto Porta del Popolo e si attraversa la piazza verso le chiese gemelle: Via del Corso è la strada al centro del tridente, tra Via del Babuino e Via di Ripetta. Anche il tram 2 ha il capolinea a Piazzale Flaminio, comodo per chi arriva dal quartiere Flaminio e dall'Auditorium. Chi scende a Spagna, sempre sulla linea A, attraversa Piazza di Spagna, prende Via del Babuino o una delle traverse e raggiunge il Corso a piedi in una decina di minuti.
A piedi dal centro
Il Corso è una linea retta di circa un chilometro e mezzo da Piazza Venezia a Piazza del Popolo. Da Piazza Colonna o dal Pantheon la galleria si raggiunge con una passeggiata di venti minuti, percorrendo il Corso verso nord oppure le strade parallele, più tranquille. È il modo migliore per arrivarci: la mostra chiede un passo lento, e il centro storico lo concede.
In auto
Il tridente è nella zona a traffico limitato del centro storico: in auto non conviene. Chi arriva da fuori Roma può lasciare la macchina in un parcheggio in struttura fuori dalla ZTL e proseguire con la linea A. Il consiglio è netto: per una mostra in Via del Corso si viaggia sui mezzi pubblici o a piedi.
Orari e ingresso di Fortunatamente
Fortunatamente è visitabile dal 1 ottobre al 24 novembre 2026 negli orari della galleria, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.30 e dalle 16 alle 19.30. Il sabato e la domenica, secondo gli orari pubblicati dalla galleria, La Nuova Pesa è chiusa: chi ha solo il fine settimana a disposizione farà bene a telefonare prima, perché le gallerie private talvolta aprono su appuntamento o in occasione di eventi.
La pausa di metà giornata
L'orario spezzato, con la chiusura tra le 13.30 e le 16, è tipico delle gallerie romane e va tenuto presente: chi arriva alle due troverà la porta chiusa. La mattina tardi e il pomeriggio dopo le cinque sono i momenti migliori, quando la galleria è aperta da un po' e la sala è tranquilla.
Informazioni e contatti
Per le condizioni di ingresso, per le visite di gruppo e per eventuali incontri legati alla mostra, la galleria risponde al numero 06 3610892 e all'indirizzo info@lanuovapesa.it. Il sito ufficiale de La Nuova Pesa pubblica la scheda della mostra e il programma della galleria.
Una cosa che non ti dice nessuno su Fortunatamente a La Nuova Pesa — dal 1 ottobre al 24 novembre 2026
Quello che non ti dice nessuno è che una mostra in galleria privata si visita diversamente da una mostra in museo, e che conviene saperlo prima. Alla Nuova Pesa non ci sono tornelli né audioguide, e il personale di sala è spesso la persona più preparata sulla mostra che incontrerete: chiedete. Nelle gallerie romane la differenza fra chi entra, gira in cinque minuti ed esce e chi fa una domanda al banco è enorme. In una mostra come Fortunatamente, costruita su una storia di rapporti, sapere quale opera è di chi, e perché è stata messa accanto a quella, cambia completamente la visita.
La seconda cosa riguarda il calendario. Gli orari della galleria dicono dal lunedì al venerdì; le segnalazioni turistiche in giro possono dire altro. Nel dubbio, fidatevi della galleria e telefonate. Una mostra aperta quasi due mesi sembra lunga, ma chi lavora ha a disposizione solo le pause pranzo sbagliate, visto che la galleria chiude proprio dalle 13.30 alle 16. Il tardo pomeriggio, uscendo dall'ufficio, è l'orario più realistico per un romano.
Terzo punto: la mostra è il capitolo romano di un progetto che ha avuto un prologo a Parigi e che si chiuderà con un libro. Chi si appassiona alla storia di Paese fortuna può seguire le pubblicazioni di Aniene, la casa editrice nata nello studio, che raccoglierà la mostra e i contributi di chi ha frequentato quegli spazi. Le mostre passano; i libri restano sullo scaffale.
Il tridente intorno alla Nuova Pesa
La Nuova Pesa si trova nel tridente, il sistema di tre strade che si apre a ventaglio da Piazza del Popolo: Via del Corso al centro, Via del Babuino verso Piazza di Spagna, Via di Ripetta verso il Tevere. È la Roma degli artisti per eccellenza, quella in cui per secoli pittori, scultori e viaggiatori stranieri hanno preso casa e bottega.
Piazza del Popolo e le chiese gemelle
A due passi dalla galleria si apre Piazza del Popolo, con l'obelisco al centro e le chiese gemelle di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto a fare da quinta all'ingresso del tridente. Dal lato opposto, vicino a Porta del Popolo, la basilica di Santa Maria del Popolo custodisce i due Caravaggio della Cappella Cerasi: dieci minuti prima o dopo la mostra valgono il viaggio.
Il Pincio e Villa Borghese
Dalla piazza si sale al Pincio, la terrazza da cui si vede la città fino a San Pietro, e da lì si entra in Villa Borghese. Chi ha mezza giornata può unire la mostra alla Galleria Borghese, prenotando per tempo, oppure a una passeggiata nel parco.
Via del Corso, Via del Babuino e la casa di Goethe
Proprio sul Corso, a pochi passi dalla galleria, c'è la Casa di Goethe, il museo nell'appartamento in cui lo scrittore tedesco visse durante il suo soggiorno romano. È un vicinato perfetto per una mostra su uno studio condiviso: anche quella casa fu, alla fine del Settecento, un luogo in cui artisti di passaggio lavoravano e discutevano insieme. Scendendo verso sud, verso Piazza Augusto Imperatore, si incontrano il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis.
Il consiglio che ti do per visitare Fortunatamente a La Nuova Pesa — dal 1 ottobre al 24 novembre 2026
Il consiglio per Fortunatamente è di visitarla due volte nello stesso giro: una prima volta di seguito, senza leggere nulla, e una seconda dopo aver chiesto al personale quale opera appartiene a quale artista. La mostra non cerca un linguaggio comune, e proprio per questo la prima impressione può essere di dispersione: luce, fotografia, ceramica e ferro, pittura, oggetti nati da incontri. Alla seconda passata, sapendo chi ha fatto cosa, si cominciano a vedere i rimandi, cioè il vero soggetto della mostra.
Conviene anche scegliere bene l'ora. La galleria apre alle 10 e chiude alle 13.30, poi riapre alle 16 fino alle 19.30. Arrivare verso le 17 di un giorno feriale d'ottobre significa trovare luce buona fuori, sale quiete dentro e il tempo di una passeggiata al Pincio al tramonto, che in autunno arriva presto. Venti minuti di mostra e mezz'ora di tramonto sulla città: è un pomeriggio romano di quelli giusti.
Infine, due parole su come guardare. Non avvicinatevi alle opere di José Angelino come a quadri: la luce e i fenomeni fisici cambiano con la posizione di chi guarda. Davanti alle fotografie di Alessandro Dandini de Sylva chiedetevi se state guardando un documento o un'invenzione; è la domanda che l'artista vuole lasciarvi. Davanti alla pittura di Luca Grechi, fermatevi più a lungo del solito: gli strati si leggono con il tempo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che Roma è una città di studi d'artista nascosti nelle periferie industriali. Lo sanno tutti quelli che frequentano l'arte contemporanea in città, eppure lo si dice poco: le opere che vediamo nelle gallerie del centro nascono spesso in capannoni, ex fabbriche e magazzini ai margini, dove gli affitti sono sostenibili e gli spazi abbastanza grandi. Paese fortuna era uno di questi luoghi, dentro l'ex Lanificio Luciani di via di Pietralata, lungo l'Aniene.
Lo stesso complesso del Lanificio ha avuto, negli ultimi vent'anni, una seconda vita come spazio per eventi, club, danza e cucina: dal 2007 vi opera il Lanificio 159, a cui si sono aggiunti uno spazio per la danza e le arti performative, un ristorante, uno spazio per mostre e una grande terrazza sul tetto aperta d'estate. Una ex fabbrica di lana diventata città nella città, dove convivono studi d'artista, sale da ballo e set cinematografici. Chi conosce Roma solo per il centro storico non immagina quanto della sua vita culturale si svolga in posti del genere.
C'è un secondo fatto, legato al primo. La chiusura di uno studio condiviso è un evento frequente e silenzioso nella vita artistica di una città: un contratto che scade, un edificio che cambia destinazione, e una piccola comunità si disperde. Fortunatamente è una delle rare occasioni in cui questa storia viene raccontata in pubblico, in una galleria del centro. Visitarla vuol dire anche vedere l'altra faccia della Roma contemporanea, quella che di solito resta dietro le porte degli studi.
La foto giusta da fare a Fortunatamente a La Nuova Pesa — dal 1 ottobre al 24 novembre 2026
La foto giusta a Fortunatamente è quella che tiene insieme le opere di due artisti diversi nella stessa inquadratura. La mostra racconta una vicinanza, e l'immagine che la restituisce meglio è quella in cui un lavoro di luce di José Angelino e una tela di Luca Grechi, oppure una ceramica di Marco Emmanuele e una fotografia di Alessandro Dandini de Sylva, dialogano nello stesso campo visivo. Cercate l'angolo da cui due opere si vedono insieme, come si vedevano due studi attraverso il varco nel muro.
Prima di fotografare, chiedete al personale: in molte gallerie le foto senza flash sono ammesse, ma la regola la fa chi espone. Se vi dicono di sì, usate la luce della sala e non quella del telefono, soprattutto davanti alle opere di Angelino, che con la luce lavorano. La fotografia ufficiale della mostra, firmata da Carlo Romano, mostra lo studio di via di Pietralata: guardatela prima di entrare, vi aiuterà a capire che cosa la galleria sta provando a ricostruire.
La seconda foto è fuori, a pochi passi. Uscendo dalla galleria verso Piazza del Popolo, con la luce del tardo pomeriggio d'ottobre, inquadrate le chiese gemelle dall'imbocco del Corso: è l'immagine del tridente che tutti hanno in mente, e che pochi fotografano dal punto giusto. Salendo al Pincio, al tramonto, avrete invece la piazza intera sotto di voi e la cupola di San Pietro sullo sfondo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia de La Nuova Pesa è fatta di mostre che hanno segnato la cultura romana del dopoguerra. Il primo avvenimento è la fondazione, nell'aprile del 1959 in via Frattina, con una mostra d'esordio di 31 autori e 31 opere del rinnovamento artistico italiano tra il 1930 e il 1943. Il catalogo spiegava che la galleria non voleva inseguire il gusto né presentarsi come controcorrente, ma guardare alle personalità più libere e rinnovatrici dell'arte contemporanea, italiana e straniera.
Il secondo avvenimento è la mostra di Picasso del 1961, con cui la galleria inaugurò la sede di via del Vantaggio: disegni e ceramiche arrivati grazie alla Galerie Louise Leiris di Daniel-Henry Kahnweiler, il mercante del cubismo. Fu la prima mostra dell'artista in Italia con opere in vendita. Lo stesso rapporto con Kahnweiler portò a Roma, qualche anno dopo, una personale di Fernand Léger con opere a partire dal 1911.
Il terzo è la stagione del realismo e dell'impegno: Renato Guttuso di casa, Antonello Trombadori come critico di riferimento, il gruppo Il pro e il contro con Vespignani, Attardi, Guccione e gli altri. Nel 1967, a due anni dalla morte di Mario Mafai, la galleria gli dedicò la retrospettiva Omaggio a Mafai; nel 1972 presentò le opere recenti di Franco Angeli. Nel 1976, negli anni più duri della tensione politica, Alvaro Marchini chiuse. La riapertura del 1985, con Simona Marchini, è l'ultimo avvenimento di questa catena, e il presupposto di tutto quello che si vede oggi in Via del Corso.
Chi è passato da Fortunatamente a La Nuova Pesa — dal 1 ottobre al 24 novembre 2026
Dalla Nuova Pesa sono passati alcuni dei nomi più importanti della cultura italiana del Novecento, quasi sempre come autori dei testi per i cataloghi delle mostre. Roberto Rossellini, Italo Calvino, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Giuseppe Ungaretti hanno scritto per la galleria nei suoi primi anni. Renato Guttuso vi era di casa, e con lui i critici Antonello Trombadori, Dario Micacchi, Antonio Del Guercio e Marcello Venturoli.
Sulle pareti della galleria sono passati Pablo Picasso e Fernand Léger, grazie all'amicizia fra Alvaro Marchini e Daniel-Henry Kahnweiler; e poi Ottone Rosai, Giacomo Manzù, Mario Sironi, Antonietta Raphaël, Mario Mafai, Franco Angeli. Tra i giovani del gruppo Il pro e il contro c'era Piero Guccione, che sarebbe diventato uno dei pittori italiani più amati del secondo Novecento, e Renzo Vespignani, il pittore delle periferie romane.
Dopo il 1985, con Simona Marchini, la galleria si è aperta a musicisti, poeti e uomini di teatro, e ha accompagnato generazioni diverse di artisti: negli ultimi anni Pietro Fortuna, Bruno Ceccobelli, Felix Kiessling, Francesca Cornacchini. Con Fortunatamente arrivano José Angelino, Alessandro Dandini de Sylva, Marco Emmanuele, Luca Grechi e Diego Miguel Mirabella.
E dallo studio di via di Pietralata, attraverso il programma Limone, sono passati artisti e curatori di tutta Europa, ospiti di incontri e dialoghi. Nello stesso complesso del Lanificio, nel 2022, si è svolta perfino un'intervista di Papa Francesco con un gruppo di studenti spagnoli, organizzata dalla Disney. Roma riserva di queste sorprese anche lungo l'Aniene.
Come organizzare la visita a Fortunatamente
Fortunatamente richiede tra venti minuti e un'ora, a seconda di quanto si vuole approfondire. È una visita che si incastra bene in una mattina o in un pomeriggio nel tridente, e che guadagna molto se unita ad altro.
Un itinerario di mezza giornata
La combinazione consigliata a chi si interessa d'arte è questa: Santa Maria del Popolo con i Caravaggio, la mostra alla Nuova Pesa, la Casa di Goethe sul Corso, poi il Pincio per il panorama. Chi preferisce il Novecento può invece scendere verso l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto, oppure attraversare Villa Borghese fino alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia, dove la storia raccontata dalla Nuova Pesa trova le sue opere museali.
In gruppo
Una galleria privata non è un museo, e un gruppo di venti persone riempie una sala. Per le visite di gruppo è buona educazione telefonare prima e concordare l'orario: la galleria può anche indicare se è possibile incontrare qualcuno che racconti la mostra. Chi organizza uscite culturali per associazioni o aziende troverà in Fortunatamente un'occasione rara di parlare di come lavorano davvero gli artisti a Roma oggi.
Con i bambini
La mostra non ha percorsi per bambini, ma alcuni linguaggi funzionano bene con i più piccoli: la luce e i fenomeni fisici di Angelino, le macchine per disegnare di cui si occupa Emmanuele. Con un bambino curioso, dieci minuti di domande valgono più di un'ora di visita; poi il Pincio, con i suoi viali e il panorama, fa il resto.
Accessibilità della Nuova Pesa
La Nuova Pesa si trova al livello della strada su Via del Corso, in un palazzo storico. Per sapere se l'ingresso e le sale sono accessibili in carrozzina, e se ci sono gradini o passaggi stretti, conviene telefonare prima allo 06 3610892: gli spazi delle gallerie del centro storico sono spesso ricavati in edifici antichi, e ogni sede fa storia a sé. Il percorso dalla metropolitana Flaminio a Piazza del Popolo è in piano e pedonale; il percorso a piedi da Spagna fino al Corso comprende invece tratti di sampietrini.
Dove mangiare vicino alla Nuova Pesa
Il tridente offre di tutto, dai bar storici ai ristoranti di cucina romana, dalle pizzerie al taglio alle enoteche. La regola è semplice: più ci si allontana dal Corso e da Piazza del Popolo, più si mangia bene a parità di prezzo. Via di Ripetta e le strade verso il Tevere sono più tranquille di Via del Babuino; verso Piazza Augusto Imperatore e l'Ara Pacis ci sono locali frequentati dai romani che lavorano in zona.
Per un aperitivo dopo la mostra, nel tardo pomeriggio, Piazza del Popolo e le strade vicine sono la scelta ovvia, ma anche la più cara. Se il tempo lo permette, salite al Pincio con qualcosa di semplice e godetevi il tramonto dall'alto: è gratis ed è la vista migliore della zona.
Domande frequenti su Fortunatamente
Quando si può vedere Fortunatamente a Roma?
Fortunatamente è aperta alla galleria La Nuova Pesa dal 1 ottobre al 24 novembre 2026. La galleria riceve dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.30 e dalle 16 alle 19.30, con chiusura nel fine settimana secondo gli orari che pubblica. Per aperture straordinarie o visite su appuntamento conviene telefonare allo 06 3610892.
Dove si trova La Nuova Pesa?
La Nuova Pesa è in Via del Corso 530, a Roma, nel tratto del Corso più vicino a Piazza del Popolo. La fermata della metropolitana più comoda è Flaminio, sulla linea A, raggiunta anche dal tram 2; in alternativa si scende a Spagna e si arriva a piedi in una decina di minuti.
Chi sono gli artisti di Fortunatamente?
Gli artisti di Fortunatamente sono José Angelino, Alessandro Dandini de Sylva, Marco Emmanuele, Luca Grechi e Diego Miguel Mirabella. Hanno condiviso fino al 2023 lo studio Paese fortuna, nell'ex Lanificio Luciani di via di Pietralata. Lavorano con linguaggi diversi: luce e fenomeni fisici, fotografia, materia e dispositivi, pittura, incontri e contaminazioni culturali.
Cos'era lo studio Paese fortuna?
Paese fortuna era lo studio condiviso dai cinque artisti di Fortunatamente tra il 2011 e il 2023, sulle rive dell'Aniene. Il luogo era stato lo studio di Pietro Fortuna dal 1989 e, tra il 1996 e il 2004, la sede di Opera Paese. Vi sono nati il programma di incontri Limone e la casa editrice Aniene.
Le opere di Fortunatamente sono nuove?
Sì, alla Nuova Pesa Fortunatamente presenta esclusivamente lavori inediti. La mostra è il capitolo romano di un progetto che ha avuto un'anticipazione a Parigi, nella galleria 22,48 m², con il titolo Paese fortuna. A Roma la casa editrice Aniene pubblicherà un volume sulla mostra e sulla storia dello studio.
Quanto dura la visita a Fortunatamente?
La visita a Fortunatamente richiede tra venti minuti e un'ora, secondo quanto si vuole approfondire. È una mostra in una sola galleria e si abbina bene a Santa Maria del Popolo, alla Casa di Goethe e al Pincio, tutti a pochi minuti a piedi da Via del Corso 530.
Perché La Nuova Pesa è una galleria storica?
La Nuova Pesa è una galleria storica perché, fondata da Alvaro Marchini nel 1959, è stata il centro del realismo romano e nel 1961 ha presentato la prima mostra di Picasso in Italia con opere in vendita. Per i suoi cataloghi hanno scritto Calvino, Moravia, Pasolini e Ungaretti. Dal 1985 la guida Simona Marchini.
Il consiglio finale su Fortunatamente
Andateci in un pomeriggio feriale, verso le cinque, e fate una domanda in più di quelle che fareste di solito. Fortunatamente non è una mostra da scorrere: è la storia di cinque persone che hanno lavorato con una porta aperta tra loro, raccontata in una galleria che da sessantasette anni tiene aperta la porta tra artisti, scrittori e pubblico. Poi uscite, salite al Pincio e guardate Roma dall'alto: capirete meglio perché qui la vicinanza conta.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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