Allumiere (RM)

Allumiere si trova a 522 metri di quota sui Monti della Tolfa, in provincia di Roma, e il suo centro amministrativo e quello turistico coincidono: municipio, chiesa camerale e museo civico affacciano tutti su Piazza della Repubblica. Il Comune ha sede in Piazza della Repubblica 39, 00051 Allumiere (RM), centralino 0766 96010. In auto da Roma si prende la A12 o la vecchia Aurelia verso Civitavecchia, si lascia la costa e si sale per la provinciale che porta a Tolfa: dal casello alla piazza sono poco meno di venti chilometri di strada di montagna, con tornanti larghi e pendenze regolari, che si percorrono in una mezz'ora abbondante senza traffico. In treno si arriva a Civitavecchia sulla linea tirrenica e si prosegue con l'autolinea extraurbana Cotral; gli orari delle corse per Allumiere e Tolfa vanno controllati sul motore di ricerca ufficiale di Cotral, perché cambiano fra periodo scolastico, estate e giorni festivi. Il paese si gira a piedi: si parcheggia lungo le vie del centro o negli slarghi vicino alla piazza, gratuitamente, e nelle giornate ordinarie il posto si trova. L'unica eccezione seria è il fine settimana del Palio, quando gli abitanti si moltiplicano e conviene lasciare l'auto in periferia. Il Museo civico Klitsche de La Grange è in Piazza della Repubblica 29 e apre il martedì e il mercoledì dalle 9 alle 14, con ingresso gratuito per i residenti e biglietto per gli altri visitatori: telefono 0766 967793, museo@comune.allumiere.rm.it. Il Faggeto, la chiesa dell'Assunta e il Santuario della Madonna delle Grazie sono sempre accessibili e non costano nulla.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Chi vuole inquadrare Allumiere nel suo comprensorio trova il quadro d'insieme nella pagina del borgo di Tolfa, il centro gemello con cui Allumiere condivide monti, storia mineraria e parlata.

Allumiere
Allumiere

Perché il paese si chiama Allumiere

Il nome non è poetico e non vuole esserlo: viene dalle allumiere, cioè dalle cave di allume di rocca aperte sui Monti della Tolfa a partire dal 1462. L'allume era un sale di alluminio che serviva a fissare i colori sui tessuti, a conciare le pelli e a preparare medicamenti: senza allume la lana fiorentina e i panni fiamminghi restavano slavati dopo il primo lavaggio. Fino alla metà del Quattrocento l'Europa lo comprava in Anatolia, a Focea, dove i genovesi controllavano i giacimenti. La caduta di Costantinopoli nel 1453 chiuse quel canale e trasformò un problema tessile in un problema politico e fiscale.

Giovanni da Castro e la scoperta del 1462

La tradizione, ripresa da tutte le cronache locali, attribuisce la scoperta a Giovanni da Castro, mercante e tintore che aveva lavorato in Oriente e che riconobbe sui monti sopra Civitavecchia le stesse rocce biancastre viste a Focea. Il racconto è diventato leggendario nei dettagli, con la scena dell'annuncio a papa Pio II e la promessa di una crociata finanziata dall'allume; la sostanza documentaria è più prosaica e più solida: dal 1462 la Camera Apostolica ottenne il controllo dei giacimenti di alunite, il minerale da cui l'allume si ricava, e ne fece un monopolio pontificio difeso con le scomuniche contro chi comprava allume turco. Fu una delle prime grandi imprese estrattive dello Stato della Chiesa e una voce di bilancio che resse per secoli.

Un'opinione, dopo anni passati ad accompagnare gruppi su questi monti: la storia dell'allume è più interessante di tanta archeologia monumentale e viene raccontata male quasi ovunque. Qui, a un'ora e mezza da Roma, si vede il ciclo completo, dalla cava al villaggio operaio all'ufficio amministrativo, ed è un caso raro in Italia centrale.

Agostino Chigi, il vero fondatore di Allumiere

Il paese come lo si percorre oggi nasce con il banchiere senese Agostino Chigi, appaltatore delle allumiere pontificie all'inizio del Cinquecento. Fu lui a concentrare qui la lavorazione, costruendo lo stabilimento, l'acquedotto che serviva le vasche di cristallizzazione e le case per i minatori. L'abitato attuale corrisponde a quel grande impianto: non un borgo medievale cresciuto attorno a un castello, ma un villaggio industriale rinascimentale, disegnato dalla logica della produzione. Una parte della manodopera era composta da condannati, ai quali il lavoro in miniera valeva una forma di franchigia, e il dettaglio spiega molto del carattere del paese, della sua rudezza antica e del suo orgoglio operaio.

Dalle cave al Fabbricone

Il ciclo era lungo. L'alunite estratta a cielo aperto o in galleria veniva calcinata nei forni, lasciata macerare in acqua, poi bollita in caldaie e fatta cristallizzare in vasche: ne uscivano cristalli traslucidi che partivano su carri trainati da asini verso il porto di Civitavecchia e di lì verso le Fiandre e l'Inghilterra. Il Fabbricone, la grande casa operaia cinquecentesca che si incontra entrando in paese, è il pezzo più evidente di quella macchina: un edificio lungo, severo, pensato per alloggiare famiglie di minatori e non per fare bella figura. Guardatelo prima di salire in piazza, perché è la chiave di lettura di tutto il resto.

Il centro storico di Allumiere passo per passo

Il centro è piccolo e leggibile in un'ora, ma va letto nell'ordine giusto: via principale, Fabbricone, piazza, palazzo camerale, chiesa, museo. Chi arriva e punta subito al Faggeto perde il senso del paese.

Piazza della Repubblica e il Palazzo della Reverenda Camera Apostolica

La piazza è il centro amministrativo di Allumiere da quattro secoli e mezzo. Il Palazzo della Reverenda Camera Apostolica venne costruito nel 1580 per ospitare gli uffici dell'amministrazione pontificia delle miniere, il personale e la corte papale in visita alle cave: un palazzo di servizio, non di rappresentanza, con la facciata scandita da finestre regolari e senza ornamenti superflui. Oggi lo stesso complesso ospita il municipio, la biblioteca comunale, inserita nel sistema bibliotecario regionale, e il museo civico ai piani superiori. La compresenza di uffici pubblici, libri e collezioni nello stesso edificio che quattrocento anni fa amministrava l'allume è una continuità di funzione che pochi paesi del Lazio possono vantare.

La chiesa camerale di Maria Assunta in Cielo

Alla destra del palazzo sorge la chiesa camerale, dedicata a Maria Assunta in Cielo, patrona di Allumiere. L'edificio venne costruito nel 1608 dalla famiglia Olgiati al posto di una cappella più piccola, divenne parrocchia nel 1752 e nel 1857 fu ampliato con le due navate laterali che oggi ne determinano la pianta. È aperta, l'ingresso è libero e non ci sono barriere architettoniche. La festa patronale del 15 agosto è il perno del calendario locale: il Palio si corre la domenica successiva proprio perché la comunità si raccoglie attorno all'Assunta.

Il dipinto dell'Assunta e l'attribuzione a Charles Mellin

La tela dell'Assunzione conservata in paese è legata per tradizione locale al nome di Charles Mellin, pittore lorenese attivo a Roma nella prima metà del Seicento, formatosi nell'ambiente di Simon Vouet e concorrente di Poussin nelle grandi commesse romane. L'attribuzione circola nella pubblicistica del paese e nelle didascalie locali, ma va presa per quello che è: una tradizione, non un dato d'archivio pubblicato. Davanti al quadro guardate la costruzione della figura della Vergine e il modo in cui il panneggio ruota su sé stesso: se l'attribuzione regge, è proprio lì che si riconosce la mano francese, più asciutta e più disegnata di quella dei contemporanei romani. Per la conferma documentaria conviene rivolgersi alla parrocchia o alla Soprintendenza competente.

Maria Santissima Assunta in Cielo di Charles Mellin, patrona di Allumiere
Maria Santissima Assunta in Cielo di Charles Mellin, patrona di Allumiere

La Cavaccia e i margini del paese

Verso valle, lungo la provinciale, si aprono gli spazi della Cavaccia: il centro sportivo comunale, i campi, e poco oltre l'isola ecologica che porta lo stesso nome, sulla SP3a. È la parte del paese che nessuna guida racconta e che invece dice come vive Allumiere fuori dalle settimane di festa: le squadre giovanili, le partite del sabato, i ragazzi che risalgono a piedi verso il centro. Se viaggiate con adolescenti annoiati dai musei, mezz'ora qui vale più di un'ora di spiegazioni.

Centro sportivo La Cavaccia di Allumiere
Centro sportivo La Cavaccia di Allumiere

Il Museo civico Klitsche de La Grange di Allumiere sala per sala

Il nome completo dell'istituto è Museo civico, centro per la documentazione del patrimonio preistorico e naturalistico del territorio tolfetano cerite: una definizione lunga che spiega bene la sua doppia natura, archeologica e naturalistica. È dedicato ad Adolfo Klitsche de la Grange, il naturalista e archeologo che nella seconda metà dell'Ottocento portò alla luce le prime necropoli protostoriche della zona. La sede è il Palazzo della Reverenda Camera Apostolica, in Piazza della Repubblica 29.

Dall'Antiquarium del 1956 al Congresso del 1966

Le raccolte nascono come Antiquarium nel 1956, sulla spinta delle scoperte di quegli anni e del lavoro di Odoardo Toti, la figura che più ha segnato l'archeologia locale. Nel 1966, in occasione del sesto Congresso internazionale di scienze preistoriche e protostoriche, la raccolta ottenne il titolo di Museo civico. Un riallestimento completo fra il 1994 e il 1996 ha portato all'assetto attuale, inaugurato il 29 giugno 1996. È un museo comunale con una storia scientifica vera alle spalle, non una vetrina di paese.

Primo piano: paleontologia, preistoria e protostoria

Il percorso comincia con la sezione paleontologica, che documenta fauna e flora del Pleistocene iniziale del comprensorio, con resti di grandi mammiferi fra cui frammenti di elefante. Si prosegue con la sezione preistorica e protostorica, la più ricca: presenta i numerosi siti del territorio dal Paleolitico medio all'età del Ferro, con industrie litiche, ceramiche e materiali dagli abitati d'altura. Chiedete di farvi indicare le lame di ossidiana: sono la prova materiale che questi monti erano dentro una rete di scambi che arrivava fino a Lipari nel quinto e nel quarto millennio avanti Cristo.

La sezione etrusca e quella romana

La sezione etrusca espone corredi funerari provenienti dalle necropoli del territorio, con vasellame, ornamenti e oggetti personali che raccontano il rapporto fra questi villaggi d'altura e le grandi città della costa, Cerveteri e Tarquinia. La sezione romana raccoglie materiali dalle ville rustiche sparse nella campagna: pesi da telaio, ceramica d'uso, elementi di macinazione, oggetti quotidiani che descrivono un'economia agricola organizzata. Non aspettatevi statuaria: qui l'antichità è fatta di lavoro.

Secondo piano: tardoantico, altomedioevo e maioliche

Al secondo piano si passa al tardoantico e all'alto Medioevo, con vasellame domestico e maioliche tardo medievali che documentano la vita dei casali e degli insediamenti sparsi sui monti. Questa parte del percorso è stata interessata da lavori di manutenzione e può risultare chiusa: conviene chiedere al museo prima di salire, se interessa in modo specifico.

La sezione mineraria e i diorami dell'allume

Segue la sezione che nessun altro museo del Lazio possiede in questa forma: la documentazione dello sfruttamento minerario dal quindicesimo al diciannovesimo secolo, con ricostruzioni, diorami e un modello in scala funzionante dello stabilimento di lavorazione dell'allume. Si vedono i forni di calcinazione, le vasche, il percorso dell'acqua. Per capire il paese questa è la sala decisiva, e curiosamente è quella davanti alla quale i visitatori passano più in fretta. Sbagliano.

La sezione naturalistica: la sala degli ambienti

La sezione naturalistica illustra flora e fauna del territorio, le caratteristiche vegetazionali, il popolamento animale, gli ecosistemi e la loro trasformazione a opera dell'uomo, insieme alle rocce, alla geologia e alla mineralogia dei Monti della Tolfa. La prima sala è dedicata alla ricostruzione dei principali ambienti presenti sul territorio: bosco, pascolo, corso d'acqua, affioramento roccioso, ciascuno con le specie che lo abitano.

La sala degli insetti e lo spazio del Faggeto

La seconda sala è dedicata alla fauna entomologica dell'area, con pannelli esplicativi e modelli realistici in scala maggiorata: gli insetti ingranditi funzionano benissimo con i bambini e sono uno dei motivi per cui questo museo regge una visita in famiglia. Nella stessa sala è allestito uno spazio riservato al Faggeto, il bosco di faggi cresciuto fra i cinquecento e i seicento metri, molto sotto la quota abituale della specie, con esemplari di dimensioni notevoli. Vedere questo spazio prima di salire nel bosco cambia la passeggiata.

Laboratori, palinologia e i progetti didattici

Il museo dispone di laboratori attrezzati con stereomicroscopi e materiale audiovisivo e di un laboratorio di palinologia e microfotografia applicato alla sezione paleontologica: la palinologia studia i pollini fossili e permette di ricostruire il paesaggio vegetale di migliaia di anni fa. Ogni anno l'istituto rinnova il suo programma di laboratori didattici e di archeologia sperimentale, con un progetto rivolto alle scuole che porta i ragazzi a conoscere la struttura museale in tutti i suoi aspetti e ad avvicinarsi ai temi dell'archeologia e del mondo naturale. Se viaggiate con una classe, questo è uno dei pochi musei del Lazio dove l'offerta didattica esiste davvero e non è una brochure.

Orari, biglietti e contatti del museo di Allumiere

Apertura al pubblico il martedì e il mercoledì dalle 9 alle 14, negli altri giorni chiuso. Ingresso gratuito per i residenti, a pagamento per i non residenti: l'importo non è pubblicato online e va chiesto direttamente. Telefono 0766 967793, posta elettronica museo@comune.allumiere.rm.it. Il museo osserva un periodo di chiusura in agosto, nei giorni a cavallo del Ferragosto, e questo va tenuto presente da chi arriva per il Palio pensando di unire le due cose. L'edificio storico ha scale e presenta barriere architettoniche. Una telefonata prima di partire risolve tutto, e per i gruppi la visita fuori orario si concorda.

Palazzo comunale di Allumiere
Palazzo comunale di Allumiere

Il Faggeto di Allumiere, il bosco sotto quota

Poco fuori dall'abitato, sul versante nord orientale, comincia il Faggeto di Allumiere, il bosco che ha reso il paese noto ai naturalisti molto prima che ai turisti. La Regione Lazio lo ha riconosciuto come Monumento Naturale con decreto del presidente della Regione T00063 del 15 febbraio 2018, su una superficie di 100,63 ettari, affidandone la gestione al Comune di Allumiere; la pubblicistica comunale parla di un'area più ampia e di una tutela avviata già negli anni Novanta, quindi conviene fare riferimento ai confini indicati dalla Regione e chiedere in municipio la cartografia aggiornata prima di programmare escursioni lunghe. La tutela riguarda tre cose insieme: la faggeta, una colonia ibernante di chirotteri e specie di uccelli di interesse europeo.

Le quattro cime del Faggeto

Il bosco si distribuisce su quattro delle cime più elevate dei Monti della Tolfa: Monte Maggiore, 633 metri, Monte Urbano, 627, Monte Faggeto, 611, e Monte Elceto, 609. Sono quote da collina, e proprio qui nasce la stranezza botanica: il faggio, albero che in Italia centrale vive di norma sopra i mille metri, qui cresce intorno ai seicento. Il fenomeno, che i botanici chiamano faggeta depressa, dipende dal microclima di questi rilievi vulcanici, dalle nebbie che risalgono dal mare e dalle inversioni termiche che nelle vallecole trattengono l'aria fredda. Il risultato è un bosco di montagna a mezz'ora dalla spiaggia.

Gli alberi e il sottobosco

Accanto al faggio si riconoscono l'acero di monte, l'acero minore, l'acero campestre, il castagno, il carpino bianco, il carpino nero, il cerro e il leccio, presenti in proporzioni diverse a seconda delle porzioni di bosco: le esposizioni fresche premiano il faggio e i carpini, quelle calde il leccio. Il sottobosco è particolarmente ricco: agrifoglio, pungitopo, edera, ciclamino e diverse specie di orchidee spontanee, che fioriscono fra aprile e maggio e che sono il vero motivo per venire in primavera. La porzione di faggeta sopra Monte Elceto ospita anche specie decisamente mediterranee, erica, ginestra, citiso, oltre a numerosi lecci: nello stesso sguardo si vedono la macchia e il bosco freddo. Chi ama i faggi trova un confronto interessante nella faggeta di Oriolo Romano, altra faggeta laziale cresciuta a quote basse.

La fauna del Faggeto

Fra i mammiferi si incontrano o si leggono le tracce di volpe, donnola, faina, ghiro, riccio, moscardino, tasso e topo selvatico; d'inverno le grotte e le gallerie minerarie ospitano la colonia di pipistrelli che è uno dei motivi della tutela. Fra gli uccelli sono presenti allocco, sparviero, merlo, pettirosso, picchio verde, picchio muratore, ghiandaia, cinciarella e cinciallegra: il picchio muratore, in particolare, si sente battere sui tronchi vecchi con una regolarità da orologio. I rettili comprendono il colubro di Esculapio, il biacco, l'orbettino e la vipera comune: nulla di allarmante, ma nelle giornate calde si cammina con scarpe chiuse e senza mettere le mani nelle fessure delle rocce. Il consiglio serio è di venire all'alba: dopo le dieci il bosco tace.

Panorama dal faggeto di Allumiere
Panorama dal faggeto di Allumiere

Le cave dentro il bosco: Cava del Silenzio e miniera di Santa Barbara

Il Faggeto non è solo natura: dentro il bosco restano i segni evidenti dell'estrazione dell'alunite, il minerale che ha dato il nome al paese. Le due cave principali documentano i due metodi di lavoro. La Cava del Silenzio, un tempo chiamata Cava del Moro, è una coltivazione a cielo aperto, un anfiteatro di roccia chiara dove il bosco si riprende lentamente i gradoni. La miniera di Santa Barbara, intitolata alla patrona dei minatori, è invece in galleria, e i suoi imbocchi vanno guardati da fuori e mai imboccati: sono proprio quelle gallerie a ospitare i pipistrelli in letargo. Il paesaggio geologico è quello vulcanico tipico dei Monti della Tolfa, fatto di cumuli di lava e cupole di rocce magmatiche.

L'abitato protovillanoviano di Monte Elceto

Sopra Monte Elceto si trova uno dei più grandi abitati protovillanoviani della zona, cioè un villaggio d'altura della fine dell'età del Bronzo, fra dodicesimo e decimo secolo avanti Cristo. Non aspettatevi muri alti: si leggono terrazzamenti, tagli nella roccia, alloggiamenti per pali. È archeologia per occhi allenati, e per questo la visita guidata cambia tutto. Il Comune e le associazioni locali organizzano escursioni tematiche che uniscono geologia, miniere e archeologia; per gruppi organizzati e visite in italiano o in inglese con accompagnatore certificato ci si può rivolgere anche a TourLeaderPro.

I sentieri e come si cammina nel Faggeto

Il bosco è sempre aperto, l'accesso è gratuito e si entra da Via del Faggeto, alla periferia del paese. Gli itinerari sono segnalati e provvisti di tabelle didattiche che conducono alle antiche cave: il giro breve si chiude in un'ora e mezza, quello che tocca le cime e le cave chiede tre o quattro ore. Il fondo è di terra battuta e pietra, in salita moderata ma continua; dopo le piogge diventa scivoloso e i faggi, con le loro radici affioranti, non perdonano le scarpe da città. Acqua da portare, perché lungo i sentieri non ci sono fontanelle. In autunno, quando la faggeta vira al rame, è il posto giusto per una mattinata lenta.

Faggeto di Allumiere
Faggeto di Allumiere

Le chiese e i santuari di Allumiere

Il territorio comunale conserva una densità di santuari che si spiega con le miniere: ogni gruppo di cave aveva la sua cappella, e i lavoratori vi salivano per le feste e nei momenti di pericolo. Sono quasi tutti fuori dall'abitato, e visitarli significa attraversare il paesaggio.

Il Santuario della Madonna delle Grazie

Domina il paese dall'alto, in Via delle Grazie, sul rilievo che si chiamava Monte Roncone e che proprio per la presenza del santuario è diventato Monte delle Grazie. Nacque come una delle molte cappelle mariane costruite fra Quattrocento e Cinquecento vicino alle cave di allume. Nel 1650 fu affidata ai Servi di Maria, custodi anche della chiesa di Cibona, ed entro il 1710 furono edificati la chiesa e il convento annesso. A metà Ottocento il Comune acquisì l'eremo; dopo i restauri avviati nel 1954 il complesso è stato elevato a santuario diocesano. È sempre aperto, l'ingresso è libero, non ci sono barriere architettoniche e la vista sul paese, con il mare sullo sfondo nelle giornate limpide, ripaga la salita.

Il Santuario Madonna delle Grazie di Allumiere
Il Santuario Madonna delle Grazie di Allumiere

Il Santuario della Santissima Trinità

È il più antico luogo di culto del territorio: l'eremo della Trinità compare in un documento del 1243 e sorge, con ogni probabilità, sopra una villa romana o una chiesa precedente. Papa Alessandro VII lo soppresse nel 1656, ma un eremita continuò ad abitarlo fino all'abbandono definitivo nel 1818. Si trova a circa due chilometri dal centro, l'accesso è libero e gratuito. Chi lo raggiunge a piedi capisce meglio di chiunque altro come funzionava la devozione di questi monti: isolamento, acqua vicina, un pianoro coltivabile.

Il Santuario di Cibona

Edificato nel diciassettesimo secolo sul luogo di una cappella più antica, il santuario di Cibona era dedicato agli operai della cava vicina, la prima aperta nel territorio di Allumiere. È il documento devozionale della prima fase mineraria, quella immediatamente successiva alla scoperta del 1462, e resta legato alla memoria dei Servi di Maria che ne ebbero la custodia insieme alle Grazie.

La chiesa di Nostra Signora di Lourdes alla Bianca

Nella frazione La Bianca, che dà il nome anche a una delle sei contrade del Palio e che corrisponde alla prima zona di estrazione del 1462, si trova la chiesa di Nostra Signora di Lourdes. È una chiesa di comunità, moderna nella dedicazione, che serve un abitato sparso di case e poderi: la si visita per completare il quadro del territorio, non per l'arte.

La chiesa neogotica della Farnesiana

Accanto all'antico borgo agricolo della Tenuta della Farnesiana sorge una chiesa neogotica dedicata all'Immacolata e costruita nel 1850. È il pezzo più inatteso del comune: archi acuti e verticalismi nordici in mezzo alla campagna maremmana, frutto del gusto ottocentesco delle grandi tenute. Chi arriva dalla parte di Tarquinia la incontra quasi per caso e non se la aspetta.

L'acquedotto di Traiano, il monumento invisibile di Allumiere

Il monumento antico di gran lunga più interessante del territorio non si vede quasi: è l'acquedotto ipogeo detto di Traiano, che portava l'acqua dalle colline dietro Allumiere, a circa quattrocento metri di quota, in località Cinque Bottini, fino al centro portuale di Centumcellae, l'odierna Civitavecchia. Il condotto scende con pendenza lievissima e costante appoggiandosi alle pendici di Monte Rovello, Quarto delle Bufale, Monte Pietroso, Monte Rotondo, Monte Turco e Monte Pocopane, seguendo le curve di livello con una precisione che ancora oggi lascia interdetti gli ingegneri idraulici. Non ha tratti monumentali fuori terra: le uniche arcate sono i ponticelli con cui supera i compluvi delle vallecole più incise. Restaurato alla fine del Seicento sotto Innocenzo XII, nel complesso è ben conservato, ma attende una valorizzazione seria e corre il rischio concreto di un degrado irreversibile. Detto senza giri di parole: è l'opera romana più importante fra Roma e la costa settentrionale, e non ha nemmeno un cartello decente.

Preistoria e archeologia nel territorio di Allumiere

Il paese ha poco più di cinque secoli, il suo territorio ne ha centomila. Questa asimmetria è la ragione per cui il museo civico ha un peso scientifico sproporzionato rispetto alle dimensioni del comune.

La Macchia di Palano e il Paleolitico medio

A qualche distanza dall'abitato, nell'area attorno alla Macchia di Palano, sono stati individuati notevoli resti di industria litica riferibili in gran parte al Paleolitico medio, cioè al mondo dei Neandertaliani: raschiatoi, punte, schegge di lavorazione. Non sono ritrovamenti spettacolari da fotografare, ma dicono che questi rilievi erano frequentati centomila anni fa, quando la costa era molto più lontana di oggi.

Neolitico ed eneolitico: Ripa Maiale, Le Macine, Tufarelle

Non mancano i ritrovamenti neolitici: gruppi di frammenti ceramici associati a lame di selce e ad altri strumenti di pietra, e soprattutto numerosi frammenti di lame di ossidiana, il vetro vulcanico arrivato qui da Lipari attraverso scambi commerciali del quinto e quarto millennio avanti Cristo. I principali abitati neolitici sono stati individuati a Ripa Maiale e a Le Macine, mentre l'eneolitico, l'età del rame, è documentato in località Tufarelle. L'ossidiana eoliana su un monte del Lazio settentrionale è il dato che preferisco raccontare ai gruppi: cinquemila anni prima delle rotte commerciali romane, qualcuno già portava merci pregiate dal Tirreno meridionale fin quassù.

L'età del bronzo: Monte Rovello, Monte Elceto, Tolfaccia

Il territorio conserva testimonianze importanti di insediamenti dell'età del Bronzo, nel secondo millennio avanti Cristo, con gli aspetti culturali del Bronzo medio, recente e finale che gli archeologi definiscono appenninico, subappenninico e protovillanoviano. Per il Bronzo finale nel comune sono attestati numerosi abitati minori attorno ai tre maggiori: Monte Rovello, Monte Elceto e la Tolfaccia. Monte Rovello fu indagato fra il 1965 e il 1971, Monte Elceto fra il 1971 e il 1976, entrambi da Odoardo Toti, con cantieri forniti dall'Ufficio Scavi di Civitavecchia della SAEM, che ne gestì la parte economica e normativa. È una stagione di ricerca che ha fatto scuola in Italia centrale.

Le necropoli protovillanoviane

Le sepolture collegate a questi abitati furono messe in luce per la prima volta nella seconda metà dell'Ottocento da Adolfo Klitsche de la Grange, quello del museo, e successivamente da Salvatore Bastianelli, Renato Peroni e Vincenzo D'Ercole. Sono tombe a cremazione con vaso cinerario, disposte in piccoli gruppi. Il complesso sepolcrale attorno all'abitato di Monte Rovello, nelle aree della Forchetta di Palano, del Campaccio e della Pozza, ha restituito oltre cento tombe, tanto da risultare il più grande contesto funerario protovillanoviano dell'Italia tirrenica. Un primato che ad Allumiere quasi nessuno conosce e che in qualsiasi altro paese sarebbe scritto all'ingresso.

Etruschi e romani: Bandita Grande, Colle di Mezzo, la Fontanaccia

Nel periodo più antico della prima età del Ferro, fra decimo e nono secolo avanti Cristo, l'area si impoverì demograficamente senza essere abbandonata del tutto: la popolazione si concentrò in abitati più vasti, quelli che sarebbero diventati Cerveteri e Tarquinia, e in una catena di villaggi lungo la costa. In epoca storica le presenze etrusche sono documentate da gruppi di tombe piuttosto distanti dal paese, sulle formazioni collinari di Bandita Grande e Colle di Mezzo, ai piedi dell'altura che in età medievale avrebbe ospitato Tulfa Nova, la Tolfaccia; le tombe più antiche attestano una rioccupazione già dall'ottavo secolo avanti Cristo. In età romana la campagna fu organizzata in aziende agrarie, le ville, che solo in pochi casi aggiungevano alla parte rustica un settore residenziale curato: nel territorio comunale il Comune segnala fra i complessi monumentali la villa romana della Fontanaccia.

Cave Vecchie e Cava Grande

Nel territorio di Allumiere si trova anche la località Cave Vecchie, un villaggio di cui restano visibili i ruderi, fondato dai lavoratori della vicina Cava Grande. È il capitolo perduto del paese: un insediamento nato per la miniera e morto con essa, che oggi affiora fra i rovi. Chi cerca il lato malinconico di questi monti lo trova qui, e chi ama i borghi abbandonati farà bene ad abbinare la visita a Monterano, il borgo fantasma più famoso del Lazio, poco lontano.

Il Palio delle Contrade di Allumiere

La manifestazione che ha reso il paese noto in tutto il Lazio si corre la prima domenica dopo il 15 agosto, cioè subito dopo la festa dell'Assunta, e si corre con gli asini al posto dei cavalli. Non è una trovata folkloristica: l'asino trainava i carri del minerale di allume, ed è a lui che la comunità rende omaggio. La tradizione locale fa risalire l'idea ai primi anni del Cinquecento, quando Agostino Chigi il Magnifico avrebbe organizzato corse di asini nel piazzale davanti allo stabilimento, riprendendo le usanze della sua Siena. La versione moderna, quella che si corre oggi, nacque l'11 settembre 1965: nel 2026 il paese celebra la sessantesima edizione.

Le sei contrade, i colori e i simboli

Le contrade sono sei e i loro nomi raccontano la geografia mineraria del paese. Burò, bianco e nero, con l'arco come simbolo, prende il nome dall'ufficio di direzione delle miniere. Ghetto, giallo e rosso, con la fontanella, corrisponde al primo insediamento dei minatori. La Bianca, bianco e verde, con l'agrifoglio, richiama la prima zona di estrazione del 1462. Nona, rosso e verde, il cui simbolo rimanda agli antichi stabilimenti dell'allume, deve il nome a una contrada di Civitavecchia. Polveriera, rosso e azzurro, con il mulino a vento, prende il nome dalla torre della polvere da sparo. Sant'Antonio, bianco e rosso, ha per simbolo l'edicola del santo di Padova. Sei nomi, sei mestieri, sei pezzi di storia industriale.

Come funziona la corsa

La gara si articola in tre batterie, o carriere. In ognuna viene assegnato un punteggio in base all'ordine di arrivo: dodici punti al primo, dieci al secondo, otto al terzo, e a scendere fino agli ultimi. Al termine delle tre prove la contrada con il punteggio più alto è proclamata vincitrice; se due contrade totalizzano lo stesso punteggio si disputa una batteria di spareggio. Oltre alla corsa, le sei contrade gareggiano anche per i migliori costumi e per i migliori sbandieratori, e quella competizione parallela è presa altrettanto sul serio.

Il cencio

Al vincitore va il cencio, il drappo dipinto che ogni anno viene dedicato a una ricorrenza, a un personaggio o a un avvenimento importante. Prima della corsa viene portato in sfilata sul carroccio trainato dai buoi ed esposto in chiesa. La sera stessa la contrada vincitrice lo festeggia con una cena che dura fino all'alba. Chi vuole capire il paese deve vedere il cencio dell'anno: dice quello che Allumiere ritiene degno di memoria in quel momento.

Riti, scaramanzie e rivalità

Come ogni tradizione folklorica, anche il Palio di Allumiere ha i suoi riti. L'assegnazione delle gabbie, cioè dei posti di partenza, avviene la domenica mattina con un sorteggio pubblico nell'aula consiliare, seguito in tempo reale dalla popolazione in piazza attraverso gli altoparlanti; ogni contradaiolo lo interpreta in chiave cabalistica. Alcune contrade svolgono la cena conviviale sempre nello stesso giorno: quella della Polveriera, per esempio, cade sempre il venerdì precedente. Ci sono contradaioli che non vogliono vedere il cencio esposto in chiesa perché lo ritengono di cattivo augurio, e altri che lo guardano soltanto la sera della processione dell'Assunta. Le rivalità sono precise: la Polveriera è nemica giurata della Nona, il Burò lo è del Ghetto, mentre fra Sant'Antonio e La Bianca non corre alcuna ruggine.

Il programma del fine settimana

Il sabato si corre la provaccia, la prova degli asini, e le contrade si riuniscono per le cene e le feste danzanti. La domenica mattina si celebra la messa solenne, si benedicono e si numerano gli asini e si tiene il sorteggio delle posizioni. Nel pomeriggio, verso le diciassette, parte la sfilata storica lungo le vie del paese, con costumi cinquecenteschi e oltre duecento comparse, gruppi di sbandieratori e musici. Poi le tre carriere e la festa. Nelle edizioni più recenti il paese ha superato le ventimila presenze nella settimana di preparazione, con il picco nel giorno della corsa: molti arrivano dalle località marine vicine, Tarquinia, Santa Severa, Ladispoli, Santa Marinella, Cerenova. Consiglio da professionista: arrivare entro le quindici, parcheggiare in basso e salire a piedi, altrimenti il pomeriggio si passa in coda.

Palio delle contrade di Allumiere
Palio delle contrade di Allumiere

Le sagre e il calendario dell'anno ad Allumiere

Nella prima metà di luglio si tiene la sagra del cinghiale, abbinata alla manifestazione dei Sentieri dell'Allume, che unisce tavolate e camminate sui percorsi minerari; più avanti nella stagione arriva la sagra del tartufo locale e degli antichi sapori, dedicata al tartufo dei Monti della Tolfa, che pochi si aspettano di trovare a questa latitudine e a questa quota. Ad agosto tutto ruota attorno all'Assunta e al Palio. Le date esatte cambiano di anno in anno e vengono pubblicate dal Comune poche settimane prima: prima di mettersi in strada per una sagra conviene sempre una verifica sul sito comunale o una telefonata al centralino. Le sagre qui sono ancora gestite dalle contrade e dalle associazioni, non da società di eventi, e si sente nella qualità della tavola.

Cosa si mangia ad Allumiere

La cucina di Allumiere è quella dei monti dell'entroterra tirrenico, non quella della costa: carne, funghi, legumi, pane. Il cinghiale in umido o al sugo per le fettuccine è il piatto identitario, e la sagra di luglio esiste proprio perché il cinghiale è una presenza costante di questi boschi. Il tartufo dei Monti della Tolfa compare in stagione su uova e paste fresche. Poi ci sono l'agnello, i formaggi di pecora prodotti dagli allevamenti bradi dei pascoli, le castagne, le zuppe di legumi e la caccia in genere, dove consentita. La panzanella e le verdure di campo appartengono alla tradizione povera dei minatori. Non faccio nomi di locali, perché in un paese di poco meno di quattromila abitanti le gestioni cambiano e un consiglio vecchio di un anno può essere sbagliato: chiedete in piazza, come si è sempre fatto, e sceglierete bene. Una raccomandazione pratica: fuori stagione molte cucine chiudono presto e la domenica sera il paese è tranquillo, quindi prenotate o pranzate.

Allumiere con i bambini

È una destinazione che funziona con i ragazzini, a patto di dosare le cose. Il museo civico ha gli insetti ingranditi e i diorami delle miniere, che tengono l'attenzione più di qualunque vetrina di cocci; il Faggeto offre un bosco vero con radici, tronchi enormi e picchi che battono; il Palio, con gli asini e i costumi, è uno spettacolo che i bambini ricordano per anni. Il limite è la logistica: strade di montagna, poche aree gioco attrezzate, distanze a piedi in salita. Con passeggini pesanti si soffre. Il centro sportivo della Cavaccia dà una valvola di sfogo nel pomeriggio. Regola pratica: museo la mattina presto, pranzo lungo, bosco nel pomeriggio quando il sole cala.

Accessibilità ad Allumiere

Il quadro è misto e va detto con onestà. La chiesa di Maria Assunta in Cielo e il Santuario della Madonna delle Grazie sono indicati dal Comune come privi di barriere architettoniche, e lo stesso vale per l'area del Faggeto nel suo accesso principale, anche se i sentieri interni sono su fondo naturale e non sono percorribili in carrozzina oltre i primi tratti. Il museo civico, ospitato in un palazzo del 1580, presenta invece scale e barriere: chi ha problemi di mobilità faccia una telefonata preventiva per capire cosa è raggiungibile. Il centro storico ha pendenze significative quasi ovunque: Allumiere è un paese di montagna e la topografia non si aggira. Chi viaggia con persone anziane può concentrarsi sulla piazza, che è pianeggiante, e sul santuario, raggiungibile in auto.

Quanto costa una giornata ad Allumiere

Poco, ed è uno dei suoi meriti. Il Faggeto, i santuari, la chiesa camerale e il centro storico non costano nulla; il parcheggio è gratuito; il museo civico chiede un biglietto ai non residenti, di importo contenuto ma non pubblicato online. Restano il carburante o il biglietto ferroviario fino a Civitavecchia più la corsa Cotral, e il pranzo. Una giornata completa per due persone, con visita al museo e trattoria, rientra abbondantemente nel budget di una gita romana media. Se venite in gruppo, il costo che conviene sostenere è quello della guida: qui senza qualcuno che spieghi le cave e le necropoli si vedono soltanto alberi e sassi. Per chi organizza uscite aziendali o esperienze private sui Monti della Tolfa esistono formule dedicate, per esempio quelle di TourLeaderPro per piccoli gruppi.

Cosa vedere intorno ad Allumiere

Il comune confina con alcuni dei posti più belli del Lazio settentrionale e la scelta è larga. A dieci minuti di strada c'è Tolfa, con la sua rocca e le botteghe delle catene tolfetane. Scendendo verso il mare si arriva a Civitavecchia, al suo porto e al forte Michelangelo. Verso nord ci sono Tarquinia con le tombe dipinte e le saline, riserva di fenicotteri. Sulla costa a sud si incontrano il castello di Santa Severa, la spiaggia di Santa Severa e Cerveteri con la necropoli della Banditaccia. Verso l'interno si aprono la riserva di Monterano e il lago di Bracciano. Se avete due giorni, l'accoppiata che consiglio è Allumiere più Monterano: miniere e rovine, due facce dello stesso abbandono. Altre idee di itinerario sono nella nostra sezione attrazioni turistiche.

Quando andare ad Allumiere e quando evitare

Il periodo migliore è la primavera, fra aprile e i primi di giugno, quando le orchidee del sottobosco fioriscono e il bosco è ancora fresco. L'autunno, fra ottobre e novembre, è il momento del foliage della faggeta e dei funghi. L'estate è calda ma sopportabile grazie alla quota, e agosto porta il Palio con la folla che ne consegue: se cercate silenzio, agosto non fa per voi; se cercate la festa, è l'unico momento. L'inverno è duro, con nebbie e qualche nevicata: il bosco spoglio ha il suo fascino, ma le giornate sono corte e molti servizi rallentano. Il giorno della settimana conta: il museo apre solo martedì e mercoledì, quindi la classica gita domenicale lo esclude. Chi vuole vedere tutto venga di mercoledì.

Una curiosità su Allumiere (RM)

La curiosità vera non riguarda il Palio, che tutti conoscono, ma il faggio. Ad Allumiere il faggio cresce intorno ai seicento metri di quota, quando in Italia centrale la sua fascia comincia normalmente oltre i mille. La faggeta di questi monti è quindi un relitto climatico: un lembo di bosco freddo sopravvissuto alla fine dell'ultima glaciazione grazie a un microclima locale fatto di nebbie marine, umidità costante e inversioni termiche che nelle conche trattengono l'aria fredda mentre in quota si scalda. In pratica il bosco vive in una nicchia che il clima generale non giustifica più. La Regione Lazio ha riconosciuto il valore dell'area con il decreto del 2018 che ha istituito il Monumento Naturale, tutelando su poco più di cento ettari non soltanto gli alberi ma anche una colonia ibernante di pipistrelli e specie di uccelli di interesse europeo. Il dettaglio che rende la faccenda memorabile è la coincidenza: quei pipistrelli passano l'inverno dentro le gallerie scavate dai minatori dell'allume cinquecento anni fa. Un'attività industriale del Rinascimento ha creato, senza saperlo, l'habitat che oggi giustifica una tutela naturalistica europea. Nella stessa area convivono un bosco che non dovrebbe essere lì, una fauna che dipende da un'opera umana e un paesaggio vulcanico di cupole magmatiche: tre storie diverse nello stesso chilometro quadrato. Chi arriva pensando di fare una passeggiata trova, se guarda bene, un caso di scuola di ecologia storica.

Una cosa che non ti dice nessuno su Allumiere (RM)

Nessuno vi dirà che il territorio di questo paese di poco meno di quattromila abitanti conserva il più grande contesto funerario protovillanoviano dell'Italia tirrenica. Le aree della Forchetta di Palano, del Campaccio e della Pozza, attorno all'abitato d'altura di Monte Rovello, hanno restituito oltre cento tombe a cremazione con vaso cinerario, riferibili alla fine dell'età del Bronzo. Per capire cosa significa: in quel periodo, fra il dodicesimo e il decimo secolo avanti Cristo, l'Etruria meridionale viveva la transizione che avrebbe portato alla nascita delle grandi città etrusche, e le comunità dei Monti della Tolfa erano protagoniste di quel passaggio prima di spostarsi verso Cerveteri e Tarquinia. Le prime sepolture furono individuate nella seconda metà dell'Ottocento da Adolfo Klitsche de la Grange; il lavoro sistematico arrivò con Salvatore Bastianelli, Renato Peroni e Vincenzo D'Ercole, e gli scavi degli abitati furono condotti da Odoardo Toti fra il 1965 e il 1976. Sono nomi che nella letteratura scientifica della protostoria italiana pesano parecchio. In paese, di tutto questo, si trova traccia soltanto nelle vetrine del museo civico, aperto due mattine alla settimana. La seconda cosa che non vi dirà nessuno riguarda l'acqua: l'acquedotto ipogeo detto di Traiano, che da Cinque Bottini portava l'acqua fino a Centumcellae, è una delle opere idrauliche romane meglio conservate del Lazio settentrionale, e non figura in nessun itinerario turistico strutturato. Un paese che possiede questi due primati e non li comunica è un paese onesto o distratto, e propendo per la prima ipotesi.

Il consiglio che ti do per visitare Allumiere (RM)

Venite di mercoledì mattina e organizzate la giornata al contrario di come farebbero tutti. Alle nove siate al museo civico, in Piazza della Repubblica 29: due ore, con calma, chiedendo al personale di spiegarvi la sezione mineraria e il modello dello stabilimento dell'allume, perché è quella la chiave del paese e non la ceramica. Verso le undici scendete a piedi lungo la via principale fino al Fabbricone, guardate le finestre allineate della casa operaia e provate a immaginarci dentro le famiglie dei minatori. A mezzogiorno salite al Santuario della Madonna delle Grazie: è sempre aperto, gratuito, e da lassù il paese si legge nella sua struttura di villaggio industriale. Pranzate in paese senza fretta. Nel pomeriggio, quando il sole si abbassa e la luce entra fra i tronchi, entrate nel Faggeto da Via del Faggeto: scarpe chiuse, acqua nello zaino, il giro breve se avete un'ora e mezza, quello lungo verso le cave e Monte Elceto se ne avete quattro. L'errore che vedo fare più spesso è il contrario: bosco la mattina, museo chiuso, paese attraversato in dieci minuti e ripartenza con l'idea che ad Allumiere non ci sia niente. Ad Allumiere c'è moltissimo, ma quasi tutto va spiegato. Se venite in gruppo, spendete per una guida: qui la differenza fra una gita riuscita e una giornata sprecata la fa chi racconta le cave. Ultimo avvertimento: non contate su Ferragosto per il museo, che in quei giorni chiude, e non contate sul Palio per vedere il paese, perché in quelle ore il paese è la folla.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Allumiere nasce dalle miniere di allume. Quasi nessuno collega quel fatto alla geopolitica del Quattrocento. L'allume serviva a fissare i colori nella tintura dei tessuti, e senza tintura stabile l'industria laniera europea, cioè il settore manifatturiero più ricco del continente, non stava in piedi. Fino al 1453 il minerale arrivava dai giacimenti anatolici di Focea, in mano genovese; la caduta di Costantinopoli mise quel commercio sotto controllo ottomano e costrinse l'Europa cristiana a comprare dal proprio avversario politico. La scoperta dell'alunite sui Monti della Tolfa, nel 1462, capovolse la situazione: il papato si trovò in mano un monopolio strategico e lo difese come si difende oggi una risorsa energetica, con divieti, tariffe e minacce di scomunica per chi importava allume turco. Le entrate delle allumiere pontificie finanziarono per decenni le casse della Camera Apostolica. La gestione passò da appaltatore ad appaltatore, e fu la scoperta a determinare l'estromissione dei Frangipane della Tolfa, che fino ad allora controllavano quelle terre, in favore della gestione papale diretta. In questo senso Allumiere non è un paese di montagna che si è dato una piccola industria: è una infrastruttura strategica del Rinascimento, costruita dal nulla per una ragione di stato, con il suo villaggio operaio, il suo acquedotto, il suo palazzo amministrativo e persino la sua manodopera coatta, fatta in parte di condannati ai quali il lavoro nelle cave valeva una franchigia. Chi cammina in Piazza della Repubblica cammina dentro un progetto industriale con il crisma della politica internazionale.

La foto giusta da fare a Allumiere (RM)

La fotografia che vale il viaggio si scatta dal piazzale del Santuario della Madonna delle Grazie, in Via delle Grazie, un'ora prima del tramonto. Da lì il paese si dispone a scalini sul versante, con i tetti scuri, il campanile della chiesa camerale, il blocco del palazzo del 1580 e, dietro, la linea del mare che nelle giornate limpide chiude l'inquadratura all'orizzonte: si vedono la costa di Civitavecchia e, con aria pulita, i profili delle isole. La luce radente di fine giornata separa i piani e restituisce il rilievo dei monti, cosa che a mezzogiorno non accade mai. Seconda inquadratura, dentro il Faggeto: cercate un tronco di faggio maturo, mettetelo a un terzo del fotogramma e lasciate che le radici affioranti conducano lo sguardo in profondità; con la nebbia di novembre i raggi filtrano fra i rami e il risultato non ha bisogno di ritocchi. Terza possibilità, la più difficile: la Cava del Silenzio, dove la roccia chiara dell'alunite contrasta con il verde. Serve luce diffusa, quindi cielo coperto. Nei giorni del Palio la foto migliore non è quella della corsa, che tutti fanno male, ma quella della sfilata storica delle diciassette lungo le vie strette, con i costumi cinquecenteschi che si stagliano sui muri chiari, oppure quella del cencio sul carroccio trainato dai buoi. Consiglio tecnico e di buon senso: nel Faggeto niente flash verso le pareti delle cave e delle gallerie, perché i pipistrelli in letargo si risvegliano e ogni risveglio, in inverno, consuma riserve che possono costare loro la vita.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è il 1462, l'anno in cui l'alunite venne riconosciuta sui Monti della Tolfa e la Camera Apostolica prese il controllo dei giacimenti: un fatto che cambiò gli equilibri commerciali del Mediterraneo e diede origine al paese. Il secondo è l'arrivo di Agostino Chigi come appaltatore delle allumiere, all'inizio del Cinquecento: con lui vennero costruiti lo stabilimento, l'acquedotto e le abitazioni operaie, cioè l'ossatura dell'abitato attuale, e la tradizione fa risalire proprio a quegli anni le prime corse di asini nel piazzale della fabbrica, antenate del Palio. Il terzo è il 1580, quando fu edificato il Palazzo della Reverenda Camera Apostolica per ospitare l'amministrazione delle miniere e la corte pontificia in visita: da allora quel palazzo non ha mai smesso di essere la sede del potere locale. Il quarto è il 1608, con la costruzione della chiesa camerale dedicata a Maria Assunta in Cielo per volontà della famiglia Olgiati, divenuta parrocchia nel 1752 e ampliata nel 1857 con le due navate laterali. Il quinto riguarda i santuari: nel 1650 la chiesa delle Grazie fu affidata ai Servi di Maria, ed entro il 1710 furono completati la chiesa e il convento; l'eremo della Trinità, documentato già nel 1243, fu soppresso da Alessandro VII nel 1656 e ospitò un eremita fino al 1818. Il sesto è il restauro dell'acquedotto di Traiano alla fine del Seicento, sotto Innocenzo XII, che ne prolungò la vita utile di due secoli. Il settimo è il 1850, con la chiesa neogotica della Farnesiana. L'ottavo è il 1956, anno di nascita dell'Antiquarium, seguito nel 1966 dal riconoscimento come Museo civico in occasione del sesto Congresso internazionale di scienze preistoriche e protostoriche, e nel 1996 dalla riapertura dopo il riallestimento. Il nono è l'11 settembre 1965, data della prima edizione moderna del Palio delle Contrade, arrivato nel 2026 alla sessantesima. Il decimo, il più recente, è il decreto regionale del 15 febbraio 2018 che ha istituito il Monumento Naturale del Faggeto.

Chi è passato da Allumiere (RM)

Il primo nome è quello di Giovanni da Castro, il mercante che secondo la tradizione riconobbe l'alunite su questi monti nel 1462 dopo averla vista in Anatolia: che la scena dell'annuncio a Pio II sia andata come la raccontano le cronache è dubbio, che il suo nome sia legato per sempre a queste cave è certo. Il secondo è Agostino Chigi, il banchiere senese che finanziava papi e principi, mecenate di Raffaello alla Farnesina: fu appaltatore delle allumiere pontificie e fondatore materiale del paese, e portò qui l'idea senese delle corse. Il terzo, indiretto ma decisivo, è papa Gregorio XIII, sotto il cui pontificato venne edificato nel 1580 il palazzo camerale. Passò di qui, come proprietaria di terre e giurisdizioni, la famiglia Frangipane della Tolfa, estromessa dalla gestione papale delle allumiere dopo la scoperta. Papa Innocenzo XII lasciò il segno con il restauro dell'acquedotto a fine Seicento; Alessandro VII con la soppressione dell'eremo della Trinità nel 1656. Nell'Ottocento arriva Adolfo Klitsche de la Grange, naturalista e archeologo, che scoprì le prime necropoli protostoriche del territorio e al quale il museo civico è intitolato: la sua è la firma che lega Allumiere alla storia della disciplina. Nel Novecento la figura centrale è Odoardo Toti, promotore dell'Antiquarium del 1956 e responsabile degli scavi di Monte Rovello fra il 1965 e il 1971 e di Monte Elceto fra il 1971 e il 1976. Fra gli studiosi che hanno lavorato sui materiali del territorio ci sono Salvatore Bastianelli, Renato Peroni, fra i maggiori protostorici italiani, e Vincenzo D'Ercole. Aggiungo una categoria senza nomi ma non meno reale: i minatori, molti dei quali condannati che scontavano la pena nelle cave, e gli asinari che portavano il minerale al porto di Civitavecchia. Il Palio, ogni agosto, è la ricevuta di quel debito.

Domande veloci su Allumiere (RM)

Dove si trova Allumiere?

Sui Monti della Tolfa, a 522 metri di quota, in provincia di Roma, alle spalle di Civitavecchia. Il municipio è in Piazza della Repubblica 39.

Quanto dista Allumiere da Roma?

Poco più di ottanta chilometri per la via costiera: si percorre l'Aurelia o l'autostrada fino a Civitavecchia e poi si sale verso Tolfa. In auto serve circa un'ora e mezza.

Come si arriva ad Allumiere senza auto?

Treno fino a Civitavecchia sulla linea tirrenica, poi autolinea extraurbana Cotral verso Tolfa e Allumiere. Gli orari cambiano con la stagione e vanno controllati sul sito Cotral.

Quanto costa entrare al Museo civico di Allumiere?

L'ingresso è gratuito per i residenti e a pagamento per gli altri visitatori. L'importo non compare online: si chiede al museo allo 0766 967793.

Quali sono gli orari del museo di Allumiere?

Martedì e mercoledì dalle 9 alle 14. Negli altri giorni resta chiuso, e in agosto osserva una chiusura nei giorni attorno al Ferragosto.

Il Faggeto di Allumiere si paga?

No. L'accesso è libero e gratuito, l'area è sempre aperta e si entra da Via del Faggeto.

Quanto tempo serve per visitare Allumiere?

Una giornata piena: due ore per il museo, un'ora per il centro storico e i santuari, dalle due alle quattro ore per il Faggeto a seconda dell'itinerario.

Quando si corre il Palio delle Contrade di Allumiere?

La prima domenica dopo il 15 agosto, ogni anno. La prima edizione moderna risale all'11 settembre 1965 e nel 2026 si celebra la sessantesima.

Perché al Palio di Allumiere corrono gli asini?

Perché l'asino trainava i carri del minerale di allume dalle cave al porto. La corsa è un omaggio a quell'animale e al lavoro dei minatori.

Quante sono le contrade di Allumiere?

Sei: Burò, Ghetto, La Bianca, Nona, Polveriera e Sant'Antonio, ciascuna con i propri colori e il proprio simbolo.

Si può visitare Allumiere in sedia a rotelle?

In parte. La chiesa dell'Assunta, il santuario delle Grazie e l'accesso principale al Faggeto sono indicati come privi di barriere; il museo, in un palazzo del 1580, ha scale. Il centro ha pendenze forti.

Allumiere è adatta ai bambini?

Sì, soprattutto per la sala degli insetti ingranditi al museo, per il bosco e per il Palio. Meglio evitare passeggini pesanti sulle salite.

Dove si parcheggia ad Allumiere?

Lungo le vie del centro e negli slarghi vicini alla piazza, gratuitamente. Nel fine settimana del Palio conviene lasciare l'auto in basso e salire a piedi.

Si possono fare fotografie ad Allumiere?

Sì, ovunque all'aperto. Nel Faggeto evitate il flash verso le pareti delle cave e delle gallerie, dove i pipistrelli passano l'inverno in letargo.

Che differenza c'è fra Allumiere e Tolfa?

Tolfa è un borgo medievale con la rocca e una tradizione artigiana, Allumiere è un villaggio industriale rinascimentale nato per l'allume. Distano dieci minuti e si visitano insieme.

Cosa si mangia ad Allumiere?

Cinghiale, tartufo dei Monti della Tolfa in stagione, agnello, formaggi di pecora, castagne, zuppe di legumi. Le sagre di luglio e di fine estate sono l'occasione migliore.

Quando si tengono le sagre ad Allumiere?

La sagra del cinghiale con i Sentieri dell'Allume nella prima metà di luglio, quella del tartufo e degli antichi sapori più avanti nella stagione. Le date esatte le pubblica il Comune.

Si possono visitare le miniere di allume di Allumiere?

Le cave si vedono dall'esterno lungo i sentieri del Faggeto, dalla Cava del Silenzio agli imbocchi della miniera di Santa Barbara. Nelle gallerie non si entra.

Cosa vedere vicino ad Allumiere in un giorno?

Tolfa, Civitavecchia, la riserva di Monterano, il castello di Santa Severa, Cerveteri e Tarquinia. Tutte a meno di un'ora di strada.

Qual è il periodo migliore per visitare Allumiere?

La primavera per le orchidee del sottobosco e l'autunno per i colori della faggeta. Agosto solo se interessa il Palio e la folla non spaventa.

Serve prenotare per visitare Allumiere?

No per il paese e per il bosco. Per il museo, e in particolare per i gruppi e per le visite fuori orario, una telefonata preventiva risolve.

Allumiere è un buon punto di partenza per il mare?

Sì: le spiagge di Santa Marinella, Santa Severa e Ladispoli sono a mezz'ora di strada, e in agosto molti villeggianti salgono qui proprio dalla costa.

Faggeto di Allumiere
Faggeto di Allumiere

Torno ad Allumiere una volta all'anno, di solito in novembre, quando la faggeta è color rame e in paese non c'è nessuno. La mia opinione, dopo molte visite, è che sia il posto più sottovalutato dell'intera provincia di Roma: possiede il più grande sepolcreto protovillanoviano dell'Italia tirrenica, un bosco che la botanica non spiega senza scomodare le glaciazioni, un acquedotto romano di trenta chilometri e una festa popolare che nel 2026 compie sessant'anni, e nonostante questo resta fuori da ogni circuito. Andateci prima che qualcuno se ne accorga, e andateci con qualcuno che sappia leggere una cava. Chi organizza un viaggio più ampio nel Lazio troverà utile la nostra pagina il mio viaggio, e per i visitatori stranieri le guide in inglese su Roma e sulle gite fuori porta sono raccolte in questa guida di ItalyPlanner e nella sezione dedicata ai day trip in Italia.

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