Ladispoli (RM)

Ladispoli è sul litorale settentrionale della città metropolitana di Roma Capitale, fra la foce del fosso Vaccina e quella del Sanguinara, a una quarantina di chilometri dal centro di Roma e a poco più di venti da Civitavecchia. Ci si arriva in treno con il servizio suburbano FL5 Roma Termini-Civitavecchia, che ferma alla stazione di Ladispoli-Cerveteri, attivata il 15 giugno 1939 sulla ferrovia tirrenica e dotata di cinque binari passanti per il servizio viaggiatori; in automobile si esce dall'autostrada A12 Roma-Civitavecchia oppure si percorre la Strada statale 1 Via Aurelia; gli autobus Cotral collegano la città con Roma, Fiumicino, Cerveteri e Civitavecchia, mentre il servizio urbano è affidato a Seatour. Le spiagge libere non si pagano; gli stabilimenti applicano tariffe stagionali che conviene chiedere direttamente al lido, perché cambiano di anno in anno e fra alta e bassa stagione. Il patrono è San Giuseppe e si festeggia il 19 marzo; la Sagra del Carciofo Romanesco cade a metà aprile. I residenti sono poco più di quarantamila, e alla fine del 2023 gli stranieri iscritti in anagrafe erano 6.848, il 16,78 per cento della popolazione: un dato che spiega molto della fisionomia sociale di questa città.

Confronta le esperienze a Roma

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Chi arriva qui cercando il solito paese di mare del Lazio si trova davanti a qualcosa di più contraddittorio e più interessante: una città fondata a tavolino nel 1888 da un principe, cresciuta senza piano per tutto il Novecento, appoggiata sopra un porto etrusco e romano, con una sabbia che non è dorata ma scura, quasi grigio ferro. Vale la pena di raccontarla per intero.

Spiaggia nera di Ladispoli (RM)
Spiaggia nera di Ladispoli (RM)

Dove si trova Ladispoli e come ci si arriva davvero

La geografia di Ladispoli è semplice e va capita subito, perché condiziona ogni visita. La città occupa una striscia di terreno pianeggiante compresa fra due corsi d'acqua modesti ma decisivi, il fosso Vaccina a sud-est e il Sanguinara a nord-ovest. Il mare chiude a sud-ovest, l'Aurelia e la ferrovia tagliano il territorio parallele alla costa a monte dell'abitato. Tutto quello che merita una sosta si trova in una fascia larga meno di due chilometri fra la battigia e i binari, con l'eccezione della tenuta di Palo, che si sviluppa a sud-est verso Marina di San Nicola, e della palude di Torre Flavia, che si allunga a nord-ovest verso Cerveteri.

Arrivare a Ladispoli in treno con la FL5

Il treno è il modo migliore, e lo dico dopo avere accompagnato gruppi in entrambi i modi per anni. La linea è la tirrenica Roma-Pisa, aperta nel tratto Roma-Civitavecchia nel 1859 e oggi interamente a doppio binario ed elettrificata; il servizio metropolitano che interessa il viaggiatore è la FL5, esercita da Trenitalia fra Roma Termini e Civitavecchia con fermate intermedie lungo la costa. La stazione si chiamava Cerveteri-Ladispoli quando fu attivata nel 1939 e ha assunto la denominazione attuale di Ladispoli-Cerveteri l'11 dicembre 2005, quando la crescita demografica del comune costiero ne aveva ormai ribaltato il peso rispetto al centro etrusco dell'entroterra. Dalla stazione al mare si cammina: venti minuti buoni di passo normale, in leggera discesa verso il lungomare, tutta strada urbana. Il biglietto è quello regionale del Lazio e va obliterato o convalidato prima di salire.

Arrivare a Ladispoli in automobile

Dall'A12 si esce a Cerveteri-Ladispoli e in cinque minuti si è in città; dall'Aurelia si scende al bivio per Ladispoli e si percorre il rettilineo che porta verso il mare. Il problema non è arrivare, è parcheggiare. Da giugno a settembre, nei fine settimana, il lungomare Regina Elena e le vie che vi confluiscono si saturano prima delle dieci del mattino. Chi arriva in automobile con l'idea di trovare posto davanti alla spiaggia perde mezz'ora e il buonumore. Il consiglio pratico è lasciare l'auto nella zona a monte, verso la stazione, e scendere a piedi.

Muoversi dentro Ladispoli

Ladispoli si gira a piedi e in bicicletta senza nessuna difficoltà: è pianeggiante, ha un lungomare pedonale continuo e una pista ciclabile che si allunga verso la tenuta di Palo. Le distanze urbane sono tutte sotto i tre chilometri. La città non ha un centro storico nel senso classico del termine, per la semplice ragione che nel 1888 non esisteva: il cuore civico è Piazza Rossellini, gli assi commerciali sono via Ancona e via Roma, il resto è tessuto residenziale novecentesco cresciuto per addizioni successive.

Le spiagge di sabbia nera di Ladispoli

La sabbia di Ladispoli è scura, e questa è la prima cosa che sorprende chi arriva. Non è sporcizia, non è inquinamento: il colore dipende dall'elevata componente ferrosa dei sedimenti, materiale di origine vulcanica portato al mare dai corsi d'acqua che scendono dai rilievi tolfetani e sabatini e ridistribuito lungo la costa dalle correnti. Il risultato è un arenile grigio-ferro che al sole di luglio scotta come una piastra e che, bagnato, diventa quasi nero.

Perché la sabbia di Ladispoli è scura, e cosa se ne faceva la gente

Fino agli anni sessanta questa caratteristica non era un difetto ma il principale argomento di richiamo della località. La sabbia ferrosa trattiene il calore molto più di quella silicea chiara e permetteva le sabbiature terapeutiche: ci si faceva ricoprire il corpo fino al collo per un'ora nelle ore centrali della giornata, con l'idea che il calore secco giovasse alle articolazioni e alla circolazione. Ladispoli era, in quel decennio, una stazione di cura oltre che una spiaggia. Poi il turismo balneare italiano cambiò gusto, la sabbia scura passò da virtù terapeutica a presunto difetto estetico, e la città si riposizionò come località di prossimità per i romani. È una parabola che riguarda mezzo litorale laziale, ma qui è particolarmente netta.

Le spiagge libere e i lidi di Ladispoli

Il litorale di Ladispoli alterna tratti liberi e concessioni. Il fronte urbano, quello davanti al lungomare, è il più affollato e il più servito: docce, chioschi, salvataggio nei mesi di stagione. Andando verso nord-ovest, oltre la foce del Sanguinara e in direzione della palude, l'arenile si fa più ampio e più vuoto, con qualche tratto di duna residua che è bene non calpestare. Verso sud-est, oltre il Vaccina, si entra nella zona di Palo e poi in quella di Marina di San Nicola, dove la spiaggia si fa più riservata e il tono complessivo cambia registro.

Opinione netta, da chi ci porta gruppi: la spiaggia migliore di Ladispoli non è quella davanti al lungomare, che d'agosto è una fiera. È il tratto verso Torre Flavia, dove si cammina cinque minuti in più e si guadagna il doppio dello spazio e una vista sulla torre spezzata che vale il trasferimento. Chi cerca acque più limpide e fondali diversi trova alternative lungo la stessa costa, dalla spiaggia di Santa Marinella alla spiaggia di Santa Severa, mentre a sud si scende verso la spiaggia di Fregene e il Lido di Maccarese.

Il mare davanti a Ladispoli

Il fondale davanti a Ladispoli degrada dolcemente e resta basso per parecchi metri: è la ragione per cui questa spiaggia è storicamente una spiaggia da famiglie con bambini piccoli. Negli ultimi anni si è parlato della comparsa, nelle acque antistanti, di formazioni coralline di piccole dimensioni, fenomeno che viene messo in relazione con il riscaldamento delle acque del Mediterraneo. È una segnalazione che circola e che merita di essere presa per quello che è, un indizio di trasformazione ambientale in corso e non una barriera corallina tropicale: chi si aspetta il Mar Rosso rimarrà deluso, chi si interessa di ecologia marina ha qui un caso di studio interessante.

Il lungomare di Ladispoli, i due fossi e i quattro ponti

Il lungomare è la spina dorsale della città e il luogo dove Ladispoli si guarda allo specchio. Lo si percorre da un capo all'altro in poco meno di un'ora di passeggiata, con il mare a sinistra e le palazzine a destra. La parte più riuscita, urbanisticamente parlando, è quella degli attraversamenti sui due fossi: quattro ponti nelle vicinanze del lungomare, due dei quali interamente di legno.

Il ponte di legno e il ponte bianco di Ladispoli

Il cosiddetto ponte di legno è un ponte strallato su due cavalletti, con pavimentazione lignea, inaugurato nella primavera del 2007. Il cosiddetto ponte bianco è invece un ponte reticolare ad arcata unica, di impianto formale che richiama apertamente il linguaggio di Santiago Calatrava, inaugurato nel dicembre 2009 e intitolato ad Abebe Bikila, il maratoneta etiope che nel 1960 vinse la maratona olimpica di Roma correndo scalzo. L'intitolazione non è un capriccio: la maratona olimpica del 1960 si corse su strade romane e il gesto di Bikila rimane uno dei momenti simbolici dello sport del Novecento. Attraversare quel ponte al tramonto, con la luce radente sul fosso e il mare a pochi metri, è una delle due o tre cose che a Ladispoli si fanno per il piacere di farle.

Piazza Rossellini, la piazza di Ladispoli

La piazza principale è da sempre Piazza Marescotti. La configurazione attuale risale al 2006, anno in cui fu ribattezzata Piazza Rossellini in omaggio a Roberto Rossellini, che di Ladispoli fu frequentatore assiduo e che qui girò più di una scena. È la piazza dove il 17 gennaio si svolge la benedizione degli animali, dove si monta il mercato e dove la città si raduna quando ha qualcosa da festeggiare.

Una curiosità su Ladispoli (RM)

Ladispoli porta nel nome il suo fondatore, e pochi comuni italiani possono dire altrettanto con questa evidenza. Il toponimo nasce dal nome di battesimo del principe Ladislao Odescalchi, proprietario della tenuta di Palo, unito al greco polis: la città di Ladislao. Non è un nome antico travestito da moderno né una latinizzazione ottocentesca di un termine medievale: è un neologismo consapevole, coniato nel 1888 per battezzare una lottizzazione balneare disegnata sulla carta.

La ragione della fondazione è più prosaica di quanto il nome altisonante lasci pensare. Attorno al castello di Palo era cresciuto negli anni un piccolo borgo di abitanti e di villeggianti, sempre più addosso alla residenza del principe. Per allontanarli dalle mura del castello senza cacciarli, Odescalchi fece la cosa più elegante possibile: regalò loro una città nuova, tracciata su una striscia di terreno fra il Vaccina e il Sanguinara, a qualche chilometro di distanza. Il disegno urbano, con la sua griglia regolare e i suoi assi rettilinei che puntano al mare, fu opera dell'ingegnere Vittorio Cantoni, al quale è oggi intitolata una delle strade principali.

La curiosità dentro la curiosità è lo stemma comunale, concesso il 24 dicembre 1996: tre spighe di grano d'oro e una torre di rosso, con il motto latino TYRRHENI AD LITORA REGIS, ripreso dall'Eneide di Virgilio. Una città nata nel 1888 si è scelta come divisa un verso virgiliano che parla della costa tirrenica: è la dichiarazione d'intenti di un luogo che sa di sedere sopra Alsium e vuole che si sappia. Il grano ricorda la vocazione agricola dell'entroterra, la torre rimanda alle fortificazioni costiere, il motto rivendica un'anzianità di venti secoli per un comune che di anni ne ha poco più di centotrenta. Come sintesi di quello che Ladispoli è, funziona benissimo.

Il Castello di Palo e la tenuta Odescalchi

Se Ladispoli ha un monumento maggiore, è il Castello di Palo, detto anche Castello Odescalchi, che sorge sul mare all'estremità sud-orientale del territorio comunale, dentro una tenuta privata circondata dal bosco.

Dal Castrum Pali agli Orsini

Le prime notizie di un insediamento fortificato in questo punto risalgono al 1132, quando truppe genovesi occuparono una postazione nelle vicinanze. La prima menzione documentata con il nome di Castrum Pali è del 1330, quando il complesso apparteneva al monastero di San Saba; passò poi agli Orsini, che ne fecero una delle loro basi costiere. Il nome, secondo l'ipotesi più accreditata, deriva dal latino palus, palude, per via degli acquitrini che circondavano la fortificazione prima delle bonifiche. La costruzione riutilizzò materiale antico, compresi i grandi blocchi in opera quadrata dell'antico porto di Alsium: sotto il castello di Palo, letteralmente, c'è il molo etrusco e romano.

Nel castello, appartenuto a diversi protagonisti dell'aristocrazia romana e della corte pontificia, hanno soggiornato Franciotto Orsini, papa Alessandro VI Borgia, Felice Della Rovere Orsini, i papi Paolo III e Sisto V, i cardinali Flavio e Virginio Orsini. Per un paio di secoli fu una delle residenze marittime della grande nobiltà romana, a mezza giornata di cavallo dalla città.

Gli Odescalchi e il castello di Palo

Nel 1693 Flavio e Lelio Orsini vendettero la proprietà a Livio Odescalchi, nipote di papa Innocenzo XI. Seguì un periodo di passaggi: il possedimento andò al duca Grillo di Genova e al marchese Carlo Loffredo, prima di essere riacquistato dagli Odescalchi, che ne sono tuttora proprietari. Fu un Odescalchi, il principe Ladislao, a fondare Ladispoli nel 1888; e la famiglia continua a essere presente sul territorio, il che spiega perché la tenuta di Palo sia rimasta compatta e non lottizzata mentre tutto attorno la costa veniva edificata.

Il castello non è un museo civico e non si visita con biglietteria ordinaria: è una proprietà privata destinata a ospitalità di alto livello e a eventi. Chi vuole vederlo da vicino deve informarsi presso la proprietà. Da fuori, dal bosco e dalla spiaggia, la mole quadrangolare con il torrione angolare si legge benissimo, e il colpo d'occhio dal mare è il migliore di tutto questo tratto di costa.

La Posta Vecchia e la villa romana

Accanto al castello si trova l'edificio della Posta Vecchia, antica stazione di posta lungo l'Aurelia trasformata in residenza. Sotto di essa furono individuati i resti di una villa romana affacciata sul mare, uno dei molti complessi residenziali antichi che punteggiavano questo litorale. È la dimostrazione fisica di una continuità di uso che va dal II secolo a.C. a oggi: villa romana, stazione di posta pontificia, residenza signorile. Il posto è sempre stato considerato buono, in ogni epoca, per lo stesso motivo: è sul mare ed è a mezza giornata da Roma.

Il bosco di Palo e l'oasi faunistica

Attorno al castello si estende il bosco di Palo, uno dei lembi superstiti della grande foresta planiziale che copriva questa parte del litorale nel medioevo. L'oasi faunistica di Palo nacque nel 1980 su un'area di proprietà dei principi Odescalchi e viene gestita dal WWF; è attraversata da una pista ciclabile e ospita, fra le altre cose, un giardino dedicato alle orchidee spontanee mediterranee. Chi conosce solo la macchia mediterranea bassa resta spiazzato: qui ci sono farnie e cerri, un bosco di pianura umida, il paesaggio che Rutilio Namaziano vedeva dal mare nel V secolo. Gli accessi sono regolamentati e vanno concordati con l'ente gestore.

Bosco di Palo e Castello Odescalchi
Bosco di Palo e Castello Odescalchi - Ladispoli (RM)

Torre Flavia e la palude, il monumento naturale di Ladispoli

All'estremità opposta del territorio comunale, verso Cerveteri, si trova quello che a mio parere è il luogo più forte di Ladispoli: Torre Flavia e la palude che porta il suo nome.

La torre spezzata di Ladispoli

La torre è cinquecentesca. Fu ristrutturata dal cardinale Flavio Orsini, dal quale prende il nome, su disposizione di papa Leone X, ed è una delle torri di avvistamento del sistema difensivo antisaraceno che il governo pontificio fece costruire lungo la costa laziale, un dispositivo che contava sessantuno torri collegate a vista. Il meccanismo era semplice ed efficace: avvistata una vela sospetta, si accendeva un fuoco e in poche ore l'allarme percorreva l'intero litorale.

La torre fu danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e da allora è stata aggredita dall'erosione costiera, che le ha portato via il terreno sotto i piedi: oggi si trova in acqua, protetta dagli anni settanta da una scogliera di pietra che ne rallenta la fine. Il corpo di fabbrica si è spaccato in quattro tronconi che si disgregano progressivamente. La crepa del lato meridionale, quello rivolto verso il centro di Ladispoli, si è allargata al punto che oggi ci passerebbe un uomo adulto. Progetti di consolidamento e restauro sono stati redatti e sono fermi da anni.

Dico una cosa impopolare: la rovina di Torre Flavia è oggi più eloquente di qualunque restauro. Quei quattro monconi in mezzo all'acqua raccontano l'erosione della costa tirrenica meglio di un pannello didattico. Un consolidamento che ne fermi la disgregazione ha senso; una ricostruzione integrale sarebbe una falsificazione.

Il monumento naturale Palude di Torre Flavia

Attorno alla torre si estende il monumento naturale Palude di Torre Flavia, quarantatré ettari a cavallo dei comuni di Ladispoli e Cerveteri, istituito dalla Regione Lazio nel 1997 con decreto del Presidente della Giunta regionale del 24 marzo e affidato in gestione alla città metropolitana di Roma Capitale. È una zona umida costiera residua, un ambiente rarissimo su questo litorale, dove canneto, prato allagato e duna si susseguono in poche decine di metri.

Il birdwatching a Torre Flavia

Nel canneto nidificano l'usignolo di fiume, la cannaiola, il cannareccione, il forapaglie castagnolo e il basettino. D'inverno la palude si riempie di pettirossi, codirossi spazzacamino e fringuelli; si osservano l'airone cenerino e, con maggiore fortuna, l'airone rosso. Fra i rettili e gli anfibi ci sono la natrice dal collare, il rospo comune e la rana verde; fra i mammiferi il riccio europeo e l'istrice. Nel 2014 la palude ha ricevuto il premio EBN Italia come miglior sito di birdwatching, riconoscimento che dice quanto valga questo fazzoletto di terra per chi guarda gli uccelli.

Se ci si va, ci si va all'alba o nell'ultima ora di luce, con un binocolo e scarpe che possano bagnarsi. A mezzogiorno d'agosto la palude non ha niente da dire a nessuno. Chi vuole allungare l'escursione naturalistica trova a pochi chilometri la riserva naturale di Macchiatonda, altra zona umida costiera protetta, e le cascatelle di Cerveteri per una sosta d'acqua dolce nell'entroterra.

Torre Flavia - Ladispoli (RM)
Torre Flavia - Ladispoli (RM)

Una cosa che non ti dice nessuno su Ladispoli (RM)

Fra la fine degli anni settanta e per tutti gli anni ottanta, Ladispoli fu una delle principali stazioni di transito dell'emigrazione dall'Unione Sovietica verso l'Occidente. Migliaia di persone, in larghissima parte ebrei sovietici che avevano ottenuto il visto di uscita, arrivavano in Italia e venivano ospitate nelle località costiere a nord di Roma in attesa dei documenti d'ingresso per gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia. Ladispoli, con il suo patrimonio di appartamenti balneari vuoti nove mesi l'anno, divenne uno dei centri di questa attesa.

Chi ci abitava allora racconta una città che d'inverno parlava russo: negozi con le insegne in cirillico, mercatini dove le famiglie in transito vendevano quello che avevano portato per pagarsi i mesi di sospensione, bambini iscritti temporaneamente alle scuole locali. L'attesa poteva durare settimane o mesi, a volte più di un anno. Per molte famiglie che oggi vivono a New York, a Toronto o a Melbourne, il nome Ladispoli significa quel periodo sospeso fra due vite, e nella memorialistica dell'emigrazione sovietica il nome compare con una frequenza che sorprende chi lo conosce solo come località balneare del litorale romano.

Non c'è un museo che lo racconti, non c'è una targa che lo ricordi in modo visibile. Eppure quella stagione è dentro la fisionomia della città, e in parte spiega anche il dato di oggi: alla fine del 2023 gli stranieri residenti a Ladispoli erano 6.848, quasi il diciassette per cento della popolazione, una percentuale che colloca questo comune fra i più multiculturali del litorale laziale. Ladispoli ha una chiesa della Santissima Annunziata officiata sia in rito cattolico sia in rito ortodosso e una moschea che serve il comprensorio con Cerveteri. Per un centro di quarantamila abitanti, è una geografia religiosa insolita, e non è nata per caso.

Ladispoli archeologica: Alsium, le necropoli e le ville romane

Sotto la città moderna c'è uno dei siti portuali più importanti dell'Etruria meridionale. Vale la pena di ricostruirlo con ordine, perché la segnaletica sul posto è scarsa e chi non sa cosa cercare non trova niente.

Alsium, il porto etrusco sotto Ladispoli

Alsium era il porto meridionale della grande città etrusca di Caere, l'odierna Cerveteri, che disponeva di tre approdi sul Tirreno: Pyrgi, presso l'attuale Santa Severa, Punicum, presso Santa Marinella, e appunto Alsium. Dionigi di Alicarnasso attribuiva la fondazione ai Pelasgi e agli Aborigeni, il che nella storiografia antica equivale a dire che la si considerava antichissima e di origine non chiara.

La deduzione della colonia marittima romana avvenne nella prima metà del III secolo a.C., quando Roma confiscò metà del territorio di Caere per assegnarlo ai coloni. Alsium fu una delle coloniae maritimae, presidi militari costieri con funzione di controllo del litorale, e i suoi abitanti furono iscritti alla tribù Maecia; il municipio era retto da duumviri. Con la pacificazione del Tirreno la funzione militare si esaurì e restò quella residenziale: Alsium divenne uno dei litorali preferiti dall'aristocrazia romana, che vi costruì ville a pochi metri dall'acqua.

Cicerone ricorda che vi possedevano proprietà Pompeo e Giulio Cesare. In età imperiale la zona continuò a essere frequentata ai massimi livelli: le fonti collegano ad Alsium anche Marco Aurelio. L'ultimo autore classico a citarla è Rutilio Namaziano, che nel 416 salpò da Ostia per raggiungere via mare le sue tenute in Gallia, perché il viaggio via terra era ormai troppo pericoloso, e nel De reditu suo descrive le ville lussuose ancora affacciate su questo mare nonostante lo sfacelo generale del V secolo. È una delle pagine più malinconiche della letteratura latina tarda, e parla di questa spiaggia.

Le necropoli etrusche nel territorio di Ladispoli

Nel territorio comunale si trovano due necropoli etrusche. Quella di Monteroni comprendeva tombe a tumulo databili fra il VII e il V secolo a.C., riferibili con buona probabilità alla comunità di Alsium: la maggior parte è oggi scomparsa, spianata dall'agricoltura e dall'edilizia. Quella detta di Vaccina conta circa sessanta tombe scavate nella roccia, del VII-VI secolo a.C., verosimilmente pertinenti a un insediamento dipendente da Caere sorto alla foce del fosso Vaccina, il Caeretanus amnis delle fonti.

Chi vuole capire davvero come erano fatte queste tombe deve salire a Cerveteri e visitare la necropoli della Banditaccia, patrimonio dell'umanità UNESCO dal luglio 2004 insieme alla necropoli dei Monterozzi di Tarquinia: venti ettari complessivi, dieci dei quali aperti al pubblico con due chilometri di via sepolcrale, e una stima di oltre ventimila tombe a camera scavate fra il IX e il II secolo a.C. Là si vedono la Tomba dei Rilievi del IV secolo a.C., appartenuta alla famiglia Matunas e decorata a stucco con gli oggetti della vita quotidiana, la Tomba dei Capitelli, la Tomba delle Cinque Sedie e il grande tumulo Mengarelli di età orientalizzante. I corredi migliori sono al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove si trovano anche le celebri lamine d'oro di Pyrgi.

Le ville romane di Ladispoli

Le ricognizioni hanno individuato numerose ville romane in uso dalla seconda metà del III secolo a.C. fino al V secolo d.C. Di alcune restano resti consistenti: la cosiddetta Villa di Pompeo nella frazione di Marina di San Nicola, la villa della Posta Vecchia presso il bosco di Palo, la villa di Marina di Palo, nei cui pressi si conservano anche i resti di una cisterna e di un monumento funerario. Altre sono più modeste e meno leggibili, come la villa della Grottaccia e quella di Vaccina. L'attribuzione della prima a Pompeo è tradizionale e non documentata epigraficamente: la si riporta perché è il nome con cui il sito è noto da secoli, non perché sia provata.

Il Castellaccio dei Monteroni e il Castrum Statuae

Sull'antico tracciato della via Aurelia sorge il Castellaccio dei Monteroni, raro esempio di casale fortificato costruito nel XIV secolo. Per lunghissimo tempo fu usato come struttura agricola, poi abbandonato e occupato abusivamente. Nel Castellaccio Mario Monicelli girò la scena finale della Grande Guerra, del 1959, quella in cui i due improbabili eroi interpretati da Alberto Sordi e Vittorio Gassman vengono fucilati dalle truppe austriache: chi ha visto il film e passa davanti al casale lo riconosce all'istante. L'edificio giace da anni in stato di abbandono per la mancanza di accordo fra i soggetti proprietari.

Sempre sull'Aurelia, presso i resti di un ponte sul fosso Cupino, era sorto su un'antica stazione di posta romana un insediamento fortificato detto Castrum Statuae, del quale oggi restano soltanto tracce sporadiche.

Il consiglio che ti do per visitare Ladispoli (RM)

Il consiglio più utile che posso dare su Ladispoli è di smettere di considerarla una spiaggia e cominciare a considerarla una base. Come spiaggia, in agosto, Ladispoli è una città di mare del litorale romano affollata come tutte le altre, e chi ci arriva alle undici del mattino di un sabato di luglio con la sola idea di stendere il telo passerà una giornata mediocre. Come base per la costa etrusca, invece, funziona meglio di qualunque altra località di questo tratto di litorale, e il motivo è uno solo: la stazione FL5.

Il piano di visita che propongo ai gruppi è di due giorni pieni. Primo giorno: mattina a Cerveteri, alla necropoli della Banditaccia, con partenza presto per evitare le ore calde fra i tumuli, che d'estate diventano una fornace; rientro a Ladispoli per il pranzo e pomeriggio di mare sul tratto verso Torre Flavia, con la torre raggiunta nell'ultima ora di luce. Secondo giorno: mattina al Castello di Santa Severa, che si raggiunge in venti minuti di treno o di automobile lungo l'Aurelia e che vale mezza giornata pienissima fra borgo, musei e antiquarium; pomeriggio nella tenuta di Palo, fra bosco e castello, e chiusura sul lungomare.

Secondo consiglio, pratico e non banale: nella stagione balneare il treno batte l'automobile su tutta la linea. Chi arriva in automobile dalla Capitale ingoia il traffico dell'Aurelia o il pedaggio dell'A12 e poi si scontra con la caccia al parcheggio; chi arriva in treno esce dalla stazione e cammina. Terzo consiglio: il periodo migliore per conoscere Ladispoli non è luglio, è aprile. Il carciofo è al culmine, la sagra riempie la città, la palude è nel pieno del passo migratorio e il mare non serve. Il quarto consiglio riguarda le scarpe: chi ha in programma la palude o il bosco lasci i sandali in albergo.

La Sagra del Carciofo Romanesco di Ladispoli

La Sagra del Carciofo Romanesco è la manifestazione che ha reso Ladispoli nota in tutta Italia e la ragione per cui vale la pena di venirci in aprile.

Storia della Sagra del Carciofo di Ladispoli

La sagra nacque nel 1950, in un'Italia che usciva dalla guerra e che riscopriva le proprie produzioni agricole come strumento di identità e di commercio. Crebbe di anno in anno fino a diventare uno degli appuntamenti gastronomici maggiori del Lazio: sul suo palco sono passati Ron, Renzo Arbore, Gigi Sabani, Edoardo Bennato. Nel 2000 ha ottenuto il riconoscimento di Fiera Regionale; nel 2006 le presenze stimate hanno toccato le trecentomila; nel 2007 è diventata Fiera Nazionale. Oggi la manifestazione si tiene a metà aprile e ospita stand di tutte le regioni italiane con i relativi prodotti tipici, insieme alle delegazioni delle città gemellate.

I gemellaggi di Ladispoli hanno una logica precisa e quasi divertente: Benicarló in Spagna, Castroville in California, Tinos in Grecia. Sono tutte località la cui economia agricola ruota attorno al carciofo. Ladispoli ha costruito la propria rete di relazioni internazionali su un ortaggio, il che è una forma di diplomazia molto più intelligente di quanto sembri.

Il carciofo romanesco IGP

Il prodotto attorno al quale ruota tutto è il carciofo romanesco del Lazio, che ha ottenuto il riconoscimento di indicazione geografica protetta nel novembre 2002 con il Regolamento CE numero 2066 della Commissione del 21 novembre 2002. Il disciplinare prescrive la cultivar Castellammare e i suoi cloni, derivati dalle cultivar castellammare e campagnano, e delimita la zona di produzione a un elenco di comuni delle province di Viterbo, Roma e Latina.

Il romanesco si distingue dagli altri carciofi per le dimensioni maggiori del capolino, per la forma tondeggiante e per la mancanza di spine; il colore vira sul violaceo. Il periodo migliore per la raccolta va da inizio marzo a fine aprile, ed è esattamente la ragione per cui la sagra cade a metà aprile e non in un altro momento dell'anno. Il capolino apicale, il primo che la pianta produce, è quello che a Roma si chiama cimarolo o mammola: è il più grande, il più tenero, quello che finisce nel carciofo alla romana. I capolini laterali, più piccoli, sono quelli che si friggono o si conservano sott'olio.

Come si mangia il carciofo a Ladispoli

Le due preparazioni classiche del territorio sono il carciofo alla romana, stufato intero a testa in giù con mentuccia romana e aglio in olio e acqua, e il carciofo alla giudia, aperto a fiore e fritto due volte in olio profondo fino a farlo diventare croccante come una foglia secca. La seconda preparazione appartiene alla cucina giudaico-romanesca e richiede il cimarolo: con un carciofo laterale non viene. Durante la sagra si trovano entrambe, insieme a fritti, sott'oli, paste condite con i carciofi e a un numero considerevole di reinterpretazioni contemporanee di dubbia necessità. Il mio consiglio è di attenersi alle due ricette storiche e di comprare invece i carciofi crudi al mercato, che a metà aprile sono al culmine e costano poco.

Sagra del Carciofo Romanesco - Ladispoli (RM)
Sagra del Carciofo Romanesco - Ladispoli (RM)

Le feste e il calendario dell'anno a Ladispoli

Oltre alla sagra, il calendario cittadino è fitto e in buona parte parrocchiale. Vale la pena di conoscerlo, perché per un visitatore capitare in città in uno di questi giorni cambia completamente l'esperienza.

Il Carnevale di Ladispoli

La sfilata dei carri allegorici, organizzata dalla Pro Loco con il contributo comunale e con la partecipazione delle scuole del territorio, si svolse fino al 2003, poi si interruppe, poi riprese nel 2011. È una manifestazione tipicamente di comunità, fatta dai ragazzi e dalle associazioni, che non ha le ambizioni dei grandi carnevali ma che riempie il lungomare.

La benedizione degli animali del 17 gennaio

Il 17 gennaio, giorno di sant'Antonio abate, in Piazza Rossellini si svolge la benedizione degli animali, organizzata dalla parrocchia Santa Maria del Rosario. È un rito agricolo antichissimo, sopravvissuto in una città fondata nel 1888 perché il territorio attorno è rimasto rurale fino a ieri. Ci si porta cani, gatti, cavalli e qualunque altra bestia domestica.

San Giuseppe, patrono di Ladispoli

Il 19 marzo si celebra San Giuseppe, patrono della città. La processione parte dalla stazione e arriva in piazza, dove si celebra la messa; l'organizzazione è congiunta fra le parrocchie cittadine. Che il patrono si festeggi partendo dalla stazione ferroviaria è un dettaglio che dice molto: Ladispoli nasce con la ferrovia e attorno alla ferrovia.

Le altre feste patronali

All'inizio di giugno si celebra il Sacro Cuore di Gesù, per iniziativa della parrocchia omonima. Il 24 giugno è la volta di San Giovanni Battista, anche in questo caso a cura della parrocchia dedicata. Il 7 ottobre si festeggia Santa Maria del Rosario, e in quell'occasione si svolgeva il Palio degli anelli, una giostra equestre in cui i cavalieri al galoppo dovevano infilare con l'asta anelli sospesi.

Il Presepe Vivente nel bosco di Palo

Il 25 dicembre, e in genere anche il 26 dicembre, il primo e il 6 gennaio, la Pro Loco organizza con il contributo del comune il Presepe Vivente nel bosco di Palo. È l'appuntamento invernale più bello di Ladispoli e da quasi quindici anni si svolge in quella cornice: un bosco planiziale al buio, con i fuochi accesi e le scene disposte lungo il percorso. Chi pensa che d'inverno a Ladispoli non ci sia nulla da fare non ha mai visto quel presepe.

L'estate di Ladispoli

Fra luglio e agosto il cartellone estivo del centro cittadino, nato nel 2012 con il nome We Can di Notte, raccoglie le iniziative serali: spettacoli, mercatini, negozi aperti, musica sul lungomare. Il programma cambia ogni anno e si consulta sui canali del comune.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Ladispoli sia un set cinematografico lo sanno in molti; quanto lo sia davvero, quasi nessuno. Le produzioni girate in tutto o in parte in questo comune superano la quarantina, dagli anni del cinema fascista fino a oggi, e attraversano tutti i generi e tutte le stagioni della storia del cinema italiano.

Il legame più forte è con Roberto Rossellini, che frequentò assiduamente la città e vi girò a più riprese: la Vispa Teresa e Il tacchino prepotente nel 1939, Fantasia sottomarina nel 1940, Il ruscello di Ripasottile nel 1941, L'uomo dalla croce nel 1943, Era notte a Roma nel 1960. Sono in buona parte i cortometraggi degli esordi, girati fra il mare e la campagna del litorale, e per gli studiosi di Rossellini questo tratto di costa è il laboratorio dove il regista imparò il mestiere prima del neorealismo. L'intitolazione della piazza principale nel 2006 non è quindi un omaggio generico: è un riconoscimento di paternità.

Dopo Rossellini è passato praticamente tutto il cinema italiano. Vittorio De Sica girò qui parte di Umberto D. nel 1952. Mario Monicelli ambientò al Castellaccio dei Monteroni la sequenza finale della Grande Guerra nel 1959. Dino Risi portò la Lancia Aurelia del Sorpasso su queste strade nel 1962. John Huston lavorò sul litorale per La Bibbia nel 1966. In tempi recenti Paolo Sorrentino ha girato scene di The Young Pope nel 2016 e Matteo Garrone ha usato questi paesaggi per il suo Pinocchio nel 2019.

La ragione è tanto pratica quanto affascinante: da Cinecittà a Ladispoli si arriva in poco più di mezz'ora, e in quella mezz'ora si trovano un mare aperto, una pineta, un bosco planiziale, una palude, un castello sull'acqua, una torre in rovina e un casale fortificato. Per una produzione che deve girare cinque ambienti diversi in tre giorni senza spostare le troupe, è una condizione quasi ideale. Ladispoli non è mai stata la protagonista di un film famoso, ma è stata lo sfondo di decine di film famosi, il che, in fondo, è un destino molto romano.

Le chiese e i luoghi di culto di Ladispoli

L'edilizia religiosa di Ladispoli è novecentesca e non riserva sorprese monumentali, ma il quadro complessivo merita attenzione per la sua composizione insolita. Le chiese cattoliche principali sono la chiesa di Santa Maria del Rosario, la chiesa del Sacro Cuore e la chiesa di San Giovanni Battista, ciascuna capofila di una parrocchia e di una festa. A queste si aggiunge la chiesa della Santissima Annunziata, officiata sia in rito cattolico sia in rito ortodosso, e la moschea che serve il comprensorio di Ladispoli e Cerveteri.

Per chi cerca l'architettura religiosa antica, il riferimento è fuori dal comune: la chiesa paleocristiana e il battistero all'interno del borgo del Castello di Santa Severa, insieme alla chiesa di Santa Maria Assunta, che si raggiungono in venti minuti lungo l'Aurelia.

La foto giusta da fare a Ladispoli (RM)

La fotografia che rappresenta Ladispoli è una sola: Torre Flavia in mezzo all'acqua, ripresa dalla spiaggia, con la luce dell'ultima ora del pomeriggio che arriva da destra e taglia i quattro monconi in controluce laterale. Non è una foto difficile e non richiede attrezzatura particolare, ma richiede due cose: l'ora giusta e la marea giusta.

L'ora giusta è l'ultima ora prima del tramonto, quando il sole è basso sul mare e la pietra della torre diventa arancione. Il mare guarda a ovest, quindi il sole tramonta letteralmente dietro la torre nei mesi centrali dell'anno: si può scegliere fra il controluce puro, con la torre nera contro il disco solare, e la luce radente da laterale, che restituisce la tessitura della muratura e le crepe. Consiglio la seconda, che è meno banale e racconta meglio lo stato del monumento. Il momento migliore dell'anno è la primavera, quando il canneto della palude alle spalle è verde e il mare è ancora libero da ombrelloni.

La composizione che funziona meglio è quella bassa: ci si abbassa quasi a livello della sabbia bagnata e si usa il riflesso sulla battigia come primo piano, con la torre in alto a un terzo del fotogramma. La sabbia scura di Ladispoli, che in molte fotografie diurne appare sporca e opaca, alla luce radente diventa un materiale bellissimo, con riflessi metallici che nessuna spiaggia dorata può dare. Se il mare è mosso, si aspetta il momento in cui l'onda si ritira e lascia il velo d'acqua sulla sabbia: quello è il fotogramma.

Le altre due fotografie che vale la pena di portare a casa da Ladispoli sono il castello di Palo visto dalla spiaggia, con il bosco alle spalle, riprendibile al mattino quando il sole lo illumina di fronte, e il ponte bianco sul fosso al crepuscolo, che con le luci accese e il riflesso sull'acqua ferma regge benissimo una lunga esposizione. Da evitare, salvo scopi documentari, la fotografia frontale del lungomare in agosto: non racconta niente che non si sia già visto altrove.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la fondazione stessa, nel 1888. Non è un dettaglio amministrativo: è uno dei casi italiani meglio documentati di città balneare nata per decisione privata, in anticipo di decenni sul turismo di massa. Il principe Ladislao Odescalchi, che risiedeva nel castello di Palo, decise di trasferire altrove il borgo cresciuto attorno alle sue mura e fece tracciare all'ingegnere Vittorio Cantoni una griglia urbana su una striscia di terreno fra il Vaccina e il Sanguinara. La città fu venduta a lotti, e crebbe attorno alla ferrovia e al mare. Quando si cammina per le vie del centro, quella griglia regolare è ancora perfettamente leggibile.

Il secondo avvenimento è la distruzione di Alsium durante la guerra greco-gotica. Nel VI secolo Totila, re degli Ostrogoti, sottomise e distrusse la città portuale: la campagna gotica lungo il Tirreno lasciò tracce archeologiche che comprendono varie tombe di fattura gotica nelle vicinanze della via Aurelia. Da quel momento l'insediamento antico si spense e la costa tornò per secoli a essere terra di paludi, di malaria e di incursioni dal mare.

Il terzo avvenimento è il sistema delle torri costiere. Nel Cinquecento il governo pontificio fece costruire lungo tutto il litorale laziale sessantuno torri di avvistamento per contrastare le incursioni saracene e barbaresche, che in quei decenni razziavano sistematicamente le coste italiane portando via persone da rivendere come schiavi. Torre Flavia, ristrutturata dal cardinale Flavio Orsini, è uno di questi presidi. Il fatto che oggi sia una rovina in mezzo all'acqua non deve far dimenticare che fu costruita per una ragione drammaticamente concreta.

Il quarto avvenimento è la seconda guerra mondiale. La costa a nord di Roma fu bombardata a più riprese, e Torre Flavia riportò danni gravi dai quali non si è più ripresa. In memoria dei caduti di Ladispoli è stato eretto un monumento fra via Vittorio Cantoni e via Filippo Moretti, che sarebbe bene inserire in qualunque percorso a piedi in città: è un pezzo di memoria civica in una città giovane che di memoria ne ha poca.

Il quinto è amministrativo ma decisivo. Fino al 1949 Ladispoli fu frazione del comune di Civitavecchia; in quell'anno passò al comune di Cerveteri; nel 1970 divenne comune autonomo, sanzionando una crescita demografica ormai fuori scala rispetto al centro etrusco dell'entroterra. Nel febbraio 2011, con decreto del Presidente della Repubblica, Ladispoli è stata insignita del titolo di città.

Il sesto, e per molti il più commovente, è la stagione dell'emigrazione sovietica fra gli anni settanta e ottanta, quando la città divenne uno dei punti di transito verso gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia per migliaia di persone in attesa dei visti.

Chi è passato da Ladispoli (RM)

L'elenco dei personaggi che hanno attraversato questo territorio è lungo e attraversa venti secoli, il che per una città fondata nel 1888 è un paradosso solo apparente: si passa da Alsium e da Palo molto prima che Ladispoli esista.

Dall'antichità arrivano i nomi maggiori. Cicerone ricorda che Pompeo e Giulio Cesare avevano proprietà ad Alsium, e la tradizione locale ha attribuito a Pompeo la villa i cui resti si trovano a Marina di San Nicola, senza che l'attribuzione sia documentata. Le fonti collegano alla località anche Marco Aurelio. Rutilio Namaziano vi passò davanti dal mare nel 416, salpato da Ostia per la Gallia, e ne lasciò la descrizione nel De reditu suo: è l'ultimo scrittore classico a nominare Alsium.

Il medioevo e il Rinascimento passano tutti dal castello di Palo. Vi soggiornarono Franciotto Orsini, papa Alessandro VI Borgia, Felice Della Rovere Orsini, figlia di papa Giulio II e una delle donne più influenti della Roma del primo Cinquecento, i papi Paolo III e Sisto V, i cardinali Flavio e Virginio Orsini. Nel 1693 la proprietà passò a Livio Odescalchi, nipote di papa Innocenzo XI, e da allora il nome della famiglia è legato a questa costa.

Su Caravaggio occorre essere precisi, perché la vicenda è controversa. Il pittore morì nell'estate del 1610 mentre risaliva la costa tirrenica verso Roma sperando nella grazia pontificia, e la ricostruzione tradizionale colloca la sua morte a Porto Ercole. Una linea di ricerca moderna sostiene invece che lo sbarco e il fermo che gli furono fatali avvennero proprio a Palo, dove il capitano della guarnigione lo avrebbe trattenuto. È un'ipotesi storiografica, non un fatto accertato, e va presentata come tale. Ladispoli l'ha comunque fatta propria: nel maggio 2022 sul lungomare di Palo è stata collocata una statua dedicata a Caravaggio.

Il Novecento porta il cinema. Roberto Rossellini fu frequentatore assiduo della città e qui girò a più riprese fra il 1939 e il 1960; a lui è intitolata la piazza principale dal 2006. Sono passati Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Dino Risi, John Huston, e in tempi recenti Paolo Sorrentino e Matteo Garrone. Sul palco della Sagra del Carciofo, negli anni della sua massima popolarità, si sono esibiti Ron, Renzo Arbore, Gigi Sabani ed Edoardo Bennato. E poi, senza nomi celebri ma con una densità umana che nessun elenco restituisce, sono passate da Ladispoli migliaia di famiglie sovietiche in attesa di un visto, fra la fine degli anni settanta e la fine degli anni ottanta.

Bosco di Palo
Bosco di Palo - Ladispoli (RM)

Ladispoli come base per la costa etrusca

Il vero argomento di Ladispoli, l'ho già detto e lo ripeto qui con i numeri, è la posizione. In un raggio di trenta chilometri si trovano alcuni dei siti maggiori dell'Etruria meridionale e alcune delle spiagge migliori del Lazio settentrionale.

Cerveteri e la Banditaccia

Cerveteri è a otto chilometri nell'entroterra ed è l'antica Caere, una delle metropoli dell'Etruria e la città di cui Ladispoli fu il porto. La necropoli della Banditaccia è patrimonio UNESCO dal 2004 e si visita in due o tre ore camminando fra i tumuli e le tombe scavate nel tufo. Chi ha tempo aggiunge le cascatelle nella campagna circostante.

Santa Severa, Pyrgi e Santa Marinella

Risalendo la costa si incontra Santa Severa, dove il castello sorge letteralmente sulla spiaggia all'altezza del chilometro 52,600 della Strada statale 1 Aurelia, nel comune di Santa Marinella. Il complesso comprende il borgo medievale, la chiesa paleocristiana con il battistero, la chiesa di Santa Maria Assunta, la torre Saracena, il Museo del Castello, il Museo del Mare e della Navigazione Antica, il Museo del Territorio, l'Antiquarium e un ostello. Sotto e accanto al castello si trova Pyrgi, l'altro grande porto di Caere, il santuario dal quale provengono le tre lamine d'oro con iscrizioni in etrusco e in fenicio che costituiscono uno dei documenti più importanti per lo studio della lingua etrusca e che oggi si conservano a Villa Giulia. Poco più a nord ci sono la spiaggia di Santa Marinella e, per chi cerca un contesto diverso, l'oasi naturista di Santa Severa.

Civitavecchia, i monti della Tolfa e il lago di Bracciano

A una ventina di chilometri c'è Civitavecchia, il porto di Roma, con il Forte Michelangelo sul molo e il traffico delle navi da crociera. Nell'entroterra si sale ai monti della Tolfa, con il borgo di Tolfa e Allumiere, il paese nato attorno alle cave di allume che nel Quattrocento resero indipendente lo Stato pontificio dalle importazioni orientali. Verso l'interno, a mezz'ora di automobile, si apre il lago di Bracciano, con il borgo di Bracciano e il suo castello Orsini-Odescalchi, che appartiene alla stessa famiglia proprietaria di Palo. Chi vuole capire il ruolo degli Odescalchi in questa parte del Lazio deve vedere i due castelli nello stesso viaggio.

Ladispoli con i bambini

Ladispoli è una destinazione per famiglie, e lo è per motivi oggettivi. Il fondale digrada lentamente e resta basso per decine di metri, il che riduce il rischio e allunga il tempo di gioco in acqua. Il lungomare è pedonale e piano, quindi passeggini e biciclette circolano senza problemi. Le distanze urbane sono corte. La sabbia scura scotta parecchio nelle ore centrali della giornata, e questo è l'unico vero avvertimento: le ciabatte servono davvero, e per i bambini piccoli è bene evitare la traversata a piedi nudi fra le undici e le sedici.

Le due gite che funzionano meglio con i bambini sono la palude di Torre Flavia, dove osservare gli uccelli con un binocolo trasforma un'ora di camminata in una caccia al tesoro, e il Castello di Santa Severa, che ha il vantaggio raro di essere un castello vero, sul mare, con dentro musei pensati anche per un pubblico giovane. La necropoli della Banditaccia funziona con i ragazzi dai dieci anni in su, molto meno con i più piccoli, per i quali due chilometri di via sepolcrale sotto il sole di luglio sono una prova.

Quando andare a Ladispoli e quando evitarla

Aprile è il mese migliore in assoluto. Il carciofo è al culmine e la sagra riempie la città, la palude di Torre Flavia è nel pieno del passaggio migratorio, il bosco di Palo è verde, le temperature permettono di camminare tutto il giorno e i prezzi sono quelli di bassa stagione. Maggio e giugno sono ottimi per il mare, con acqua ancora fresca ma spiaggia vuota nei giorni feriali.

Luglio e agosto sono la stagione piena, con tutto quello che comporta: spiaggia affollata, parcheggi impossibili, treni carichi nei fine settimana, servizi tutti aperti e vita serale intensa. Chi ci va in quel periodo dovrebbe arrivare in treno, presto, e puntare ai tratti di litorale più lontani dal centro.

Settembre è il segreto meglio custodito: mare ancora caldo, giornate lunghe, città che si svuota dalla seconda settimana. Ottobre e novembre sono mesi da palude e da bosco, ideali per chi fotografa e per chi guarda gli uccelli. Dicembre porta il Presepe Vivente nel bosco di Palo. I mesi da evitare, se non si ha uno scopo preciso, sono gennaio e febbraio: la città è chiusa, il vento di libeccio picchia sul lungomare e il grigio del mare d'inverno, su questa costa, è un grigio serio.

Che cosa si mangia a Ladispoli

La cucina di Ladispoli si colloca a metà fra il mare e la campagna, come tutta questa fascia costiera. Dal mare arrivano il pesce azzurro, le seppie, le vongole, i totani; dall'entroterra i carciofi, i broccoletti, la ricotta, l'agnello. La combinazione più tipica del territorio è quella che unisce le due dispense in un solo piatto: pasta con seppie e carciofi, che a Ladispoli si trova quasi ovunque nella stagione giusta e che altrove è rara.

La stagione del carciofo va da marzo ad aprile, come stabilisce il disciplinare della produzione. Fuori da quel periodo, un menu che propone il carciofo romanesco fresco merita almeno una domanda. Il mercato cittadino è il posto giusto per comprare i prodotti agricoli del territorio a prezzi che non sono quelli dei banchi turistici della sagra.

Accessibilità e servizi a Ladispoli

Il lungomare è pianeggiante e in gran parte percorribile con carrozzina; alcune spiagge attrezzate dispongono di passerelle e servizi dedicati, ma la dotazione cambia da stabilimento a stabilimento e conviene verificarla direttamente con il lido prima di partire. La stazione di Ladispoli-Cerveteri e il centro sono collegati dal servizio urbano. Gli ambienti naturali, palude e bosco, hanno percorsi su fondo naturale non sempre adatti a chi ha difficoltà motorie: anche in questo caso l'informazione va chiesta all'ente gestore.

Domande veloci su Ladispoli (RM)

Dove si trova esattamente Ladispoli?

Sul litorale tirrenico della città metropolitana di Roma Capitale, fra Cerveteri e Fiumicino, a una quarantina di chilometri dal centro di Roma, su una striscia di terreno compresa fra il fosso Vaccina e il fosso Sanguinara.

Come si arriva a Ladispoli da Roma?

Con il treno del servizio suburbano FL5 da Roma Termini in direzione Civitavecchia, fermata Ladispoli-Cerveteri; in automobile con l'autostrada A12 Roma-Civitavecchia oppure con la Strada statale 1 Via Aurelia; con gli autobus Cotral che collegano Roma e i comuni del litorale.

Quanto dura il viaggio in treno per Ladispoli?

Dipende dal servizio e dalle fermate intermedie. L'orario aggiornato si consulta sul sito di Trenitalia il giorno prima della partenza, perché la cadenza cambia fra giorni feriali e festivi e fra stagione estiva e invernale.

Perché la sabbia di Ladispoli è nera?

Per l'elevata componente ferrosa dei sedimenti, di origine vulcanica, portati al mare dai corsi d'acqua e ridistribuiti dalle correnti lungo la costa. Non è un fenomeno di inquinamento.

Le sabbiature a Ladispoli si fanno ancora?

La pratica delle sabbiature terapeutiche rese celebre Ladispoli fino agli anni sessanta, quando la località era considerata una stazione di cura. Oggi non esiste più un'organizzazione termale strutturata attorno a questa attività.

Le spiagge di Ladispoli sono libere o a pagamento?

Il litorale alterna spiagge libere, gratuite, e stabilimenti balneari in concessione con tariffe stagionali. I prezzi degli stabilimenti vanno chiesti direttamente al lido, perché variano di anno in anno.

Il mare di Ladispoli è adatto ai bambini?

Sì. Il fondale digrada lentamente e resta basso per parecchi metri, condizione che rende questa spiaggia una delle più frequentate dalle famiglie con bambini piccoli del litorale romano.

Quando si svolge la Sagra del Carciofo di Ladispoli?

A metà aprile, in coincidenza con il culmine della raccolta del carciofo romanesco. La data esatta e il programma di ogni edizione si trovano sui canali ufficiali del comune e degli organizzatori.

Da quando esiste la Sagra del Carciofo Romanesco?

Dal 1950. Nel 2000 ha ottenuto il riconoscimento di Fiera Regionale, nel 2006 ha registrato circa trecentomila presenze e nel 2007 è diventata Fiera Nazionale.

Che cos'è il carciofo romanesco IGP?

È il carciofo romanesco del Lazio, che ha ottenuto l'indicazione geografica protetta nel novembre 2002 con il Regolamento CE numero 2066 del 21 novembre 2002. Il disciplinare prescrive la cultivar Castellammare e i suoi cloni e delimita la zona di produzione a comuni delle province di Viterbo, Roma e Latina.

Si può visitare il Castello di Palo a Ladispoli?

Il castello Odescalchi di Palo è una proprietà privata destinata a ospitalità ed eventi e non ha una biglietteria museale ordinaria. Per l'accesso occorre rivolgersi alla proprietà. Dall'esterno, dal bosco e dalla spiaggia, il complesso si vede benissimo.

Si può salire su Torre Flavia?

No. La torre è una rovina in mezzo all'acqua, spezzata in quattro tronconi e in disgregazione progressiva: non è accessibile e non deve essere avvicinata oltre le indicazioni sul posto. Si osserva e si fotografa dalla spiaggia.

Serve prenotare per visitare la palude di Torre Flavia?

Il monumento naturale è gestito dalla città metropolitana di Roma Capitale. Le modalità di accesso, le visite guidate e le eventuali prenotazioni vanno verificate presso l'ente gestore prima di partire.

Che uccelli si vedono nella palude di Torre Flavia?

Nel canneto nidificano usignolo di fiume, cannaiola, cannareccione, forapaglie castagnolo e basettino; d'inverno si osservano pettirosso, codirosso spazzacamino e fringuello; sono presenti l'airone cenerino e, più raramente, l'airone rosso. Nel 2014 il sito ha vinto il premio EBN Italia come miglior area di birdwatching.

Quanti abitanti ha Ladispoli?

Poco più di quarantamila. Alla fine del 2023 gli stranieri residenti erano 6.848, pari al 16,78 per cento della popolazione.

Da quando Ladispoli è un comune autonomo?

Dal 1970. Fino al 1949 era frazione di Civitavecchia, poi passò al comune di Cerveteri. Nel febbraio 2011 ha ricevuto il titolo di città con decreto del Presidente della Repubblica.

Perché si chiama Ladispoli?

Dal nome del fondatore, il principe Ladislao Odescalchi, unito al greco polis: la città di Ladislao. Fu fondata nel 1888 su un tracciato dell'ingegnere Vittorio Cantoni.

Che cosa si vede a Ladispoli in un giorno?

Il lungomare con i ponti sui due fossi, Piazza Rossellini, la spiaggia di sabbia scura, Torre Flavia con la sua palude nell'ultima ora di luce e, se resta tempo, la tenuta di Palo con il bosco e il castello visto dall'esterno.

Che cosa c'è da vedere vicino a Ladispoli?

Cerveteri con la necropoli della Banditaccia, patrimonio UNESCO dal 2004, il Castello di Santa Severa con il sito di Pyrgi, la riserva naturale di Macchiatonda, Civitavecchia con il suo porto, i monti della Tolfa e il lago di Bracciano.

Ladispoli è una buona base per visitare l'Etruria?

Sì, ed è il suo argomento migliore. La stazione FL5 permette di raggiungere in treno Santa Marinella, Santa Severa e Civitavecchia senza automobile, e Cerveteri è a otto chilometri nell'entroterra.

Qual è il periodo migliore per andare a Ladispoli?

Aprile, per il carciofo, la sagra e il passo migratorio nella palude. Per il mare, maggio, giugno e settembre. Da evitare, salvo scopi precisi, gennaio e febbraio.

Si può andare a Ladispoli in giornata da Roma?

Sì, ed è il modo in cui la maggior parte dei romani la frequenta. Con il treno regionale l'escursione in giornata è comoda e non richiede l'automobile.

Ci sono film girati a Ladispoli?

Oltre quaranta produzioni, dagli anni trenta a oggi. Fra le altre, Umberto D. di Vittorio De Sica del 1952, La grande guerra di Mario Monicelli del 1959 con la scena finale girata al Castellaccio dei Monteroni, Il sorpasso di Dino Risi del 1962, La Bibbia di John Huston del 1966, The Young Pope di Paolo Sorrentino del 2016 e il Pinocchio di Matteo Garrone del 2019. Roberto Rossellini vi girò fra il 1939 e il 1960.

Caravaggio è morto a Ladispoli?

La ricostruzione tradizionale colloca la morte di Caravaggio a Porto Ercole nell'estate del 1610. Una linea di ricerca moderna ipotizza che lo sbarco e il fermo decisivi avvennero a Palo. È un'ipotesi storiografica dibattuta. Nel maggio 2022 sul lungomare di Palo è stata collocata una statua dedicata al pittore.

Ladispoli è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il lungomare è pianeggiante e in buona parte percorribile con carrozzina; alcuni stabilimenti dispongono di passerelle e servizi dedicati, con dotazioni che cambiano da lido a lido e vanno verificate prima. I percorsi naturalistici della palude e del bosco hanno fondo naturale non sempre praticabile.

Dove si parcheggia a Ladispoli d'estate?

Non facilmente lungo il mare nei fine settimana di luglio e agosto. Conviene lasciare l'automobile nella zona a monte, verso la stazione, e raggiungere il lungomare a piedi, oppure rinunciare del tutto all'automobile e usare il treno.

Ladispoli non è una città bella nel senso convenzionale del termine, e chi la giudica dall'edilizia del lungomare se ne va deluso nel giro di un'ora. Ma è uno dei posti del Lazio dove il rapporto fra le epoche si vede meglio: un porto etrusco sepolto sotto una lottizzazione ottocentesca, un castello medievale ancora della stessa famiglia da tre secoli, una torre cinquecentesca che il mare si sta riprendendo, una palude sopravvissuta al cemento, un carciofo che ha creato relazioni internazionali. Se dovessi dare un solo consiglio a chi mi chiede se vale la pena venire, direi questo: venite ad aprile, prendete il treno, mangiate un carciofo alla romana e finite la giornata davanti a Torre Flavia con il sole che scende. Poi decidete voi.

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