Boschetto di Torre Astura
In breve. Ci sono luoghi che si raccontano da soli, con un cartello all'ingresso e un botteghino, e poi ci sono luoghi come il Boschetto di Torre Astura, che vanno spiegati prima ancora di essere visti, perché il primo dato da mettere in chiaro…
Ci sono luoghi che si raccontano da soli, con un cartello all'ingresso e un botteghino, e poi ci sono luoghi come il Boschetto di Torre Astura, che vanno spiegati prima ancora di essere visti, perché il primo dato da mettere in chiaro non è cosa contengono ma dove si trovano. Il Boschetto di Torre Astura sta dentro il poligono militare di Nettuno, sul litorale che corre tra Anzio e Nettuno, in quella lingua di sabbia e macchia che i romani chiamavano Astura e che oggi è, per una parte grandissima della sua estensione, area sottratta all'accesso libero. Lo dico subito, senza giri di parole, perché è l'informazione che cambia il senso di tutto il resto: qui non si arriva come si arriva a un parco, non si compra un biglietto, non si prenota una visita con un clic. Il Boschetto di Torre Astura è un frammento di natura protetto da un vincolo che non nasce per proteggerlo, e proprio per questo lo protegge meglio di qualunque legge ambientale.
Qui il racconto è fatto di sole parole, perché è l'unico modo che quasi tutti avranno di venirci. Il racconto cerca di dire non soltanto cosa c'è, ma perché c'è, come ci è finito, e cosa significa il fatto che ci sia ancora. Perché il Boschetto di Torre Astura, se lo si guarda con l'occhio giusto, non è un bosco qualunque: è uno degli ultimi lembi di litorale laziale in cui la duna, la pineta e la macchia mediterranea si toccano ancora nell'ordine in cui la natura le aveva disposte, senza uno stabilimento balneare in mezzo, senza una fila di seconde case, senza la strada asfaltata che passa a due metri dal mare.
Dove si trova davvero il Boschetto di Torre Astura
Mettiamo i punti sulla carta. Il Boschetto di Torre Astura si stende sul litorale tirrenico del Lazio meridionale, nel tratto di costa che appartiene amministrativamente al comune di Nettuno, subito a sud del centro urbano e del confine con Anzio. Siamo a poco meno di sessanta chilometri da Roma in linea d'aria, in quella fascia costiera che i romani frequentavano già duemila anni fa e che oggi è nota soprattutto per un nome che pesa nella storia del Novecento: Anzio, lo sbarco, la testa di ponte del 1944. Ma qui, scendendo ancora verso sud lungo la sabbia, si entra in un mondo diverso, più silenzioso, dove la voce dominante non è quella del turismo ma quella, paradossale, del vincolo militare.
Il toponimo Astura viene dal fiume, o meglio dal corso d'acqua che sfocia proprio in questo tratto: l'Astura, un fiume breve, di pianura, che raccoglie le acque dell'agro pontino settentrionale e le porta al mare in una foce bassa, sabbiosa, circondata dalla vegetazione. Attorno a quella foce, e per un buon tratto a nord e a sud di essa, si sviluppa l'area naturale di cui parliamo. Il Boschetto di Torre Astura prende il nome dalla torre che domina la punta, la Torre Astura vera e propria, ma è bene tenere distinte le tre cose: c'è la torre, che è un edificio; c'è la villa romana con le peschiere, che è un sito archeologico; e c'è il boschetto, cioè l'area boscata e la macchia costiera che circondano l'una e l'altra. Sono tre facce dello stesso luogo, ma raccontano storie diverse, e conviene affrontarle una alla volta.
Il Boschetto di Torre Astura e il poligono militare di Nettuno
La ragione per cui il Boschetto di Torre Astura è così difficile da raggiungere è che la gran parte di questa costa ricade all'interno del poligono militare di Nettuno, un'area demaniale gestita dalle Forze Armate e destinata da decenni ad attività addestrative. Un poligono, in termini pratici, è un pezzo di territorio in cui si spara, si esercitano reparti, si provano materiali: per definizione, un luogo dove il pubblico non può entrare liberamente, per ragioni di sicurezza prima ancora che di riservatezza. Questo significa che la strada litoranea, in questo tratto, è interrotta; che i cancelli sono presidiati; che l'accesso è consentito soltanto in periodi stabiliti, come l'apertura estiva della spiaggia che nel 2025 ha coperto luglio, agosto e i fine settimana di settembre, e sempre in subordine al calendario delle attività militari.
Ed è qui che si apre il paradosso più affascinante del Boschetto di Torre Astura, quello su cui torneremo più volte perché è la chiave per capire il luogo. Il vincolo militare, nato per ragioni che con l'ambiente non hanno niente a che vedere, ha funzionato per decenni come una barriera invalicabile contro l'unica forza che davvero minacciava questa costa: la speculazione edilizia. Mentre a nord, verso Anzio e Nettuno, e a sud, verso Sabaudia e il Circeo, il litorale veniva cementificato, urbanizzato, riempito di stabilimenti e villette, qui dentro non è stato costruito quasi nulla. Il filo spinato ha tenuto lontane le ruspe. E così, per un rovescio della sorte che nessun ambientalista avrebbe potuto pianificare, il Boschetto di Torre Astura è arrivato fino a noi conservando un aspetto che altrove sul Tirreno laziale non esiste più.
Il paesaggio del Boschetto di Torre Astura: duna, pineta e macchia
Chi ha la fortuna, rara, di camminare in questo tratto di costa in una delle giornate in cui l'accesso è concesso, si trova davanti a una sequenza di ambienti che vale la pena imparare a leggere, perché è la sequenza classica del litorale sabbioso mediterraneo quando l'uomo non l'ha smontata. Si parte dal mare e si sale, per gradi, verso l'interno. Prima c'è la spiaggia vera e propria, la battigia e l'arenile, dove nessuna pianta riesce a mettere radici stabili perché la sabbia si muove a ogni mareggiata. Poi comincia la duna embrionale, quei primi rilievi bassi di sabbia trattenuti dalle prime piante pioniere. Poi la duna vera, più alta, fissata dalle radici. E infine, dietro la duna, la macchia e il bosco: la parte più stabile, più antica, quella che dà il nome al Boschetto di Torre Astura.
Questa progressione non è un dettaglio da naturalisti. È il modo in cui una costa sana si difende dal mare. La duna è una diga viva: assorbe l'energia delle mareggiate, immagazzina sabbia d'estate e la restituisce d'inverno, protegge l'entroterra dall'acqua salata e dai venti carichi di salsedine. Quando si spiana la duna per costruirci sopra uno stabilimento o un parcheggio, si toglie alla costa la sua prima linea di difesa, e infatti quasi tutto il litorale laziale urbanizzato oggi soffre di erosione. Nel Boschetto di Torre Astura, invece, la duna è ancora al suo posto, e con essa tutto ciò che ci vive.
La macchia mediterranea del Boschetto di Torre Astura
La macchia mediterranea è la formazione vegetale che meglio racconta questo clima: estati lunghe e secche, inverni miti e piovosi, un sole che d'estate non perdona. Le piante che la compongono hanno tutte, in un modo o nell'altro, imparato a resistere alla siccità e alla salsedine. Hanno foglie piccole, coriacee, spesso ricoperte di cera o di peluria per limitare la traspirazione; hanno radici profonde per cercare l'acqua; hanno oli essenziali che le proteggono e che, nelle ore calde, riempiono l'aria di quel profumo inconfondibile di resina, mirto e lentisco che chiunque abbia camminato in un litorale mediterraneo porta con sé come un ricordo fisico.
Nel Boschetto di Torre Astura la macchia è composta dalle specie classiche di questo ambiente. C'è il lentisco, con le sue foglie composte e le bacche che d'autunno virano dal rosso al nero. C'è il mirto, arbusto sacro a Venere già per gli antichi, con i suoi fiori bianchi profumatissimi in estate e le bacche scure d'inverno. C'è il ginepro coccolone, che sulla duna assume forme prostrate, quasi appiattite dal vento, e che è una delle specie più preziose e minacciate di tutto il litorale tirrenico. C'è la fillirea, il corbezzolo con i suoi frutti rossi che maturano mentre l'albero è già in fiore, l'alaterno, il cisto che d'estate profuma di balsamo e in primavera si copre di fiori simili a carta velina. E c'è, dove il suolo lo consente, la palma nana, l'unica palma spontanea d'Europa, presenza sempre più rara.
La pineta del Boschetto di Torre Astura
Sopra e dietro la macchia, dove il terreno è più stabile e più profondo, cresce la pineta. Bisogna dire una cosa, per onestà, perché le pinete del litorale laziale sono quasi tutte, in origine, un fatto umano: il pino domestico e il pino marittimo furono piantati in gran quantità tra Ottocento e Novecento, sia per fissare le dune sia per ragioni produttive, la resina e i pinoli. Anche nel Boschetto di Torre Astura la pineta convive con la vegetazione spontanea, in un mosaico dove è difficile, a volte, dire dove finisce il bosco naturale e dove comincia quello impiantato. Ma la distinzione, col tempo, si è fatta sfumata: le pinete più antiche hanno sviluppato un sottobosco, hanno accolto animali e uccelli, sono diventate a tutti gli effetti parte dell'ecosistema costiero.
Il pino domestico, quello dalla chioma a ombrello che è ormai un simbolo del paesaggio romano e laziale, ha una silhouette che si riconosce da lontano: il fusto dritto, spoglio in basso, e in cima quella cupola di rami che sembra disegnata apposta per fare ombra. Camminare sotto una pineta matura del Boschetto di Torre Astura significa entrare in un ambiente fresco anche nelle ore più calde, con il suolo coperto di aghi che smorzano i passi e quel profumo di resina che si intensifica col caldo. Il pino marittimo, più diffuso vicino al mare, ha invece una corteccia più rossastra e una chioma più irregolare, e sopporta meglio il vento e la salsedine.
La fauna del Boschetto di Torre Astura
Un ambiente conservato come questo è, per la fauna, una rarità. Proprio perché l'accesso umano è limitatissimo, il Boschetto di Torre Astura e il litorale circostante offrono agli animali qualcosa che sul resto della costa è scomparso: la tranquillità. Non c'è il viavai continuo di bagnanti, non ci sono cani lasciati liberi sulla duna, non c'è la pressione costante che altrove ha allontanato gran parte della fauna selvatica dalle spiagge. E questo si vede, o meglio, si vedrebbe, per chi avesse occhi e pazienza.
Gli uccelli del litorale presso il Boschetto di Torre Astura
Il litorale del Lazio è, per gli uccelli, un corridoio di importanza enorme. Sta lungo una delle grandi rotte migratorie che collegano l'Africa all'Europa, e ogni primavera e ogni autunno milioni di uccelli passano lungo questa costa. Le zone umide, le foci dei fiumi, le dune, le pinete: tutto ciò che offre riparo e cibo diventa una stazione di sosta preziosa. La foce dell'Astura, con la sua acqua salmastra e la vegetazione ripariale, è uno di questi punti. Qui, a seconda della stagione, si possono osservare aironi, garzette, cavalieri d'Italia, limicoli di passo, anatre svernanti nelle acque più calme.
Sulla duna e nella macchia del Boschetto di Torre Astura vivono i passeriformi tipici dell'ambiente mediterraneo: la magnanina, piccola e schiva, che nidifica proprio nei cespugli bassi della macchia; l'occhiocotto, con la sua caratteristica testa nera e l'anello rosso attorno all'occhio; il beccamoschino, che canta in volo sopra le zone aperte. Nei pini nidificano rapaci e corvidi, e non è raro, in cielo, l'apparire di un rapace di passo. Il fatto che questo tratto di costa sia interdetto al pubblico lo rende, involontariamente, una delle riserve ornitologiche di fatto più efficaci del litorale, anche se non porta quel nome sulle carte.
I mammiferi e gli altri animali del Boschetto di Torre Astura
Nella macchia e nella pineta del Boschetto di Torre Astura trovano rifugio i mammiferi tipici degli ambienti mediterranei costieri: la volpe, adattabile e onnipresente; il cinghiale, che negli ultimi decenni ha ricolonizzato molti ambienti del litorale; il tasso, notturno e discreto; l'istrice, che di notte lascia le sue caratteristiche tracce e i suoi aculei; conigli selvatici, ricci, piccoli roditori. La presenza di aree indisturbate consente a questi animali di condurre vite meno stressate rispetto ai loro simili delle zone antropizzate.
Ma il capitolo forse più interessante, e più delicato, è quello dei rettili e dei piccoli abitanti della duna. Le spiagge conservate del Tirreno sono, o sono state, luogo di nidificazione di specie preziose. Tra queste, sul litorale laziale, si segnala storicamente la presenza della tartaruga marina Caretta caretta, che sceglie le spiagge sabbiose e tranquille per deporre le uova: e non c'è, lungo questa costa, spiaggia più tranquilla di quella protetta dal vincolo militare presso il Boschetto di Torre Astura. Sulla duna vivono lucertole, il ramarro, e serpenti innocui come il biacco. È un microcosmo che regge proprio perché nessuno lo calpesta.
La storia antica: Astura e il Boschetto di Torre Astura
Per capire davvero il Boschetto di Torre Astura bisogna risalire indietro di duemila anni, perché questo tratto di costa non è affatto un luogo dimenticato dalla storia: al contrario, è uno dei più densi di memoria di tutto il litorale laziale. Il nome Astura compare nelle fonti antiche legato a un fiume, a un'isola o promontorio, e a un insediamento. In epoca romana questa era una zona di ville marittime, quelle residenze di lusso che l'aristocrazia della Repubblica e poi dell'Impero costruiva lungo le coste per sfuggire alla calura di Roma e godere del mare, dell'ozio, della bellezza. Astura, per la sua posizione a metà strada tra Roma e le grandi ville del golfo campano, era una tappa ambita.
La costa qui offriva tutto ciò che serviva a una villa d'otium: la vicinanza al mare, la possibilità di allevare pesce nelle peschiere, i boschi per la caccia, l'acqua dolce del fiume. Le ville marittime romane non erano semplici case al mare: erano complessi articolati, con terrazze sul mare, portici, ninfei, terme private, giardini, e appunto le peschiere, quelle vasche in muratura in cui si allevavano pesci pregiati sia per la tavola sia, spesso, per pura ostentazione di ricchezza. A Torre Astura le peschiere romane esistono ancora, e sono uno degli elementi archeologici più notevoli dell'intero litorale: strutture in opus reticulatum e in calcestruzzo che il mare ha in parte sommerso e in parte lasciato affiorare, testimonianza silenziosa di un'ingegneria idraulica raffinatissima.
La villa romana e le peschiere presso il Boschetto di Torre Astura
Le peschiere di Astura formano un sistema complesso di vasche comunicanti, alimentate dal ricambio delle acque marine attraverso canali che sfruttavano le maree e il movimento delle onde. I romani erano maestri in questo: sapevano progettare peschiere in cui l'acqua si rinnovava di continuo, mantenendo i pesci in salute, e con sbarramenti e chiuse regolavano il flusso. A Torre Astura queste strutture sono in parte oggi sotto il livello del mare, segno che la linea di costa si è modificata nei secoli, per l'azione combinata dell'erosione e delle variazioni del livello marino. Guardarle dall'alto, quando l'acqua è limpida, significa vedere disegnarsi sotto la superficie il reticolo geometrico di un'opera di duemila anni fa.
La villa a cui queste peschiere erano collegate è, per tradizione e per una lunga discussione erudita, associata al nome di Marco Tullio Cicerone. È bene essere precisi, perché su questo si è scritto molto e con molte cautele: le fonti antiche ci dicono con certezza che Cicerone possedeva o frequentava una proprietà ad Astura, e che questo luogo ebbe un ruolo drammatico nella sua vita. L'identificazione archeologica puntuale della "sua" villa con questi resti specifici è materia su cui gli studiosi mantengono prudenza, ma il legame tra Cicerone e Astura è nelle fonti, non è una leggenda turistica. È un legame documentato dalle lettere e dai racconti antichi, e ne parliamo perché è parte essenziale della memoria del Boschetto di Torre Astura.
Cicerone ad Astura e l'imbarco del 43 a.C.
Astura entra nella grande storia romana in uno dei suoi momenti più cupi. Dopo l'assassinio di Cesare nel 44 a.C., la Repubblica precipita nella guerra civile. Cicerone, che con le sue Filippiche si era schierato apertamente contro Marco Antonio, diventa uno degli uomini più esposti di Roma. Quando nel 43 a.C. si forma il secondo triumvirato tra Antonio, Ottaviano e Lepido, e viene stilata la lista delle proscrizioni, cioè l'elenco dei nemici politici da eliminare, il nome di Cicerone è tra i primi. Antonio lo vuole morto: è un conto personale, oltre che politico.
Cicerone, ormai anziano, tenta la fuga. E una delle tappe di questa fuga disperata è proprio Astura. Da qui, secondo il racconto degli storici antichi, tentò di imbarcarsi per raggiungere il mare aperto e mettersi in salvo, forse dirigendosi verso la Macedonia dove avrebbe potuto trovare protezione. Ma il mare era avverso, la decisione incerta, l'animo del vecchio oratore spezzato dalla stanchezza e dallo sconforto. Le fonti lo dipingono esitante, che si imbarca e poi torna a terra, che riprende il mare e di nuovo scende, incapace di risolversi alla fuga come chi ha già intuito che non c'è scampo. Alla fine, poco lontano da qui, presso la sua villa di Formia, i sicari lo raggiunsero e lo uccisero. La sua testa e le sue mani furono portate a Roma ed esposte sui Rostri, per volere di Antonio.
Ecco perché quando si nomina il Boschetto di Torre Astura non si nomina soltanto un bosco: si nomina un luogo che ha visto passare, in un momento di svolta della storia occidentale, uno degli uomini che quella storia l'avevano scritta. Da questa spiaggia, o da una molto vicina, il più grande oratore di Roma guardò il mare per l'ultima volta da uomo libero. È una densità di memoria che pochi litorali possono vantare, e che dà a questo posto silenzioso una gravità particolare.
Il Medioevo: la torre dei Frangipane al Boschetto di Torre Astura
La storia di Astura non finisce con Roma. Dopo la caduta dell'Impero e i secoli oscuri dell'alto Medioevo, la costa laziale diventa terra di frontiera, esposta alle incursioni dal mare, contesa tra famiglie baronali e potentati locali. È in questo contesto che nasce la Torre Astura come la vediamo oggi, o meglio come si è tramandata: una fortificazione costiera edificata, in parte sfruttando le strutture romane preesistenti, dalla potente famiglia dei Frangipane, uno dei grandi casati baronali del Lazio medievale.
La torre sorge su un basamento che riutilizza le antiche murature romane e si protende sul mare, collegata alla terraferma da un ponte. Era, a tutti gli effetti, un castello marittimo: un punto di controllo della costa, un rifugio, un baluardo contro le scorrerie dei pirati saraceni che per secoli hanno flagellato queste rive. Le torri costiere, lungo tutto il litorale tirrenico, formavano un sistema di avvistamento e difesa: dall'una si vedeva l'altra, e con i fuochi e i segnali si dava l'allarme quando all'orizzonte comparivano le vele nemiche. La Torre Astura è una delle più imponenti e meglio conservate di questo sistema, ed è oggi l'immagine simbolo di tutto il luogo, quella che dà il nome al Boschetto di Torre Astura.
La cattura di Corradino di Svevia nel 1268
Alla Torre Astura è legato uno degli episodi più celebri e più tragici del Medioevo italiano: la cattura di Corradino di Svevia. Per capirlo bisogna ricordare il quadro. Corradino era l'ultimo erede della grande dinastia sveva degli Hohenstaufen, il casato di Federico II, l'imperatore stupor mundi. Alla morte di Federico e poi del figlio Manfredi, il papato e la casa d'Angiò si erano coalizzati per strappare agli Svevi il Regno di Sicilia e dell'Italia meridionale. Carlo d'Angiò aveva sconfitto e ucciso Manfredi a Benevento nel 1266. Il giovane Corradino, poco più che sedicenne, scese in Italia dalla Germania per riprendersi l'eredità della sua famiglia.
La partita si decise nella battaglia di Tagliacozzo, nell'agosto del 1268, dove l'esercito di Corradino fu sconfitto dalle truppe angioine. Il giovane erede tentò la fuga verso il mare, cercando di imbarcarsi per mettersi in salvo. E raggiunse proprio Astura. Ma qui, secondo la tradizione storica, fu tradito e catturato dai Frangipane, i signori della torre, che lo consegnarono a Carlo d'Angiò. Corradino fu portato a Napoli, processato e decapitato in piazza del Mercato nell'ottobre del 1268. Aveva sedici anni. Con lui si estingueva la dinastia sveva, e la sua morte diventò, nei secoli, il simbolo romantico della giovinezza sacrificata alla ragion di Stato, cantata da poeti e drammaturghi.
Così la Torre Astura, e con essa tutto il Boschetto di Torre Astura, porta il ricordo di due fughe verso il mare finite in tragedia: quella di Cicerone e quella di Corradino. Due uomini, a milletrecento anni di distanza, che da questa stessa punta cercarono la salvezza nell'imbarco e non la trovarono. È una coincidenza che ha del letterario, e che nessuna guida può raccontare senza sentirne il peso.
Il fiume Astura e la foce presso il Boschetto di Torre Astura
Il nome viene dal fiume, e al fiume conviene dedicare qualche riga, perché è l'elemento che dà unità a tutto questo paesaggio. L'Astura è un corso d'acqua modesto per lunghezza e portata, un fiume di pianura che scende dolcemente verso il mare raccogliendo le acque della campagna a nord dell'agro pontino. Non ha nulla della drammaticità dei fiumi di montagna: scorre piano, tra rive basse coperte di canne e di vegetazione ripariale, e arriva al mare in una foce che è uno degli ambienti più interessanti di tutta l'area del Boschetto di Torre Astura.
Le foci dei fiumi sono, in natura, luoghi di confine e di mescolanza. Qui l'acqua dolce del fiume incontra l'acqua salata del mare, e si crea un ambiente salmastro, di transizione, che ospita una vita specializzatissima. Ci sono pesci che entrano ed escono dal fiume con le maree, uccelli che vengono a pescare, piante che tollerano il sale. La vegetazione ripariale della foce dell'Astura, con i suoi canneti e i suoi giunchi, offre riparo e nidificazione a molte specie di uccelli acquatici, e funziona come filtro naturale, trattenendo i sedimenti e depurando l'acqua prima che raggiunga il mare. È un piccolo mondo delicato, tenuto in equilibrio da flussi invisibili.
La presenza del fiume spiega anche perché i romani scelsero questo punto per le loro ville: l'acqua dolce era una risorsa preziosa, e una foce navigabile, sia pure per piccole imbarcazioni, offriva un approdo. Astura era, in un certo senso, un porto naturale, un punto in cui la costa sabbiosa e uniforme offriva finalmente un riferimento, una discontinuità utile alla navigazione. Il rapporto tra il fiume, la foce, il boschetto e la torre non è casuale: è la logica stessa dell'insediamento umano su una costa, ripetuta attraverso i secoli.
Il Novecento: lo sbarco di Anzio e il Boschetto di Torre Astura
Se la storia antica e medievale ha lasciato su questa costa le peschiere e la torre, il Novecento vi ha lasciato una cicatrice e un vincolo. La cicatrice è quella della guerra: nel gennaio del 1944, sulle spiagge tra Anzio e Nettuno, gli Alleati sbarcarono nell'ambito dell'operazione Shingle, con l'obiettivo di aggirare la linea difensiva tedesca che bloccava l'avanzata verso Roma lungo il fronte di Cassino. Lo sbarco di Anzio fu uno degli episodi più duri e sanguinosi della campagna d'Italia: la testa di ponte, che secondo i piani doveva rapidamente dilagare verso l'interno, rimase per mesi inchiodata sulla costa, sotto il fuoco dell'artiglieria tedesca appostata sui rilievi dei colli Albani.
Per mesi, dal gennaio alla primavera del 1944, questo tratto di litorale fu teatro di combattimenti feroci, bombardamenti, distruzione. Le spiagge che oggi sono silenziose furono coperte di mezzi da sbarco, di depositi, di trincee. Il litorale di cui fa parte il Boschetto di Torre Astura porta, sotto la sabbia e dentro la memoria dei luoghi, il segno di quei mesi terribili. I cimiteri di guerra di Anzio e Nettuno, con le loro croci allineate a migliaia, ricordano il prezzo pagato allora. È bene tenerlo presente, perché la vocazione militare di questa costa non nasce dal nulla: affonda le radici nella geografia stessa, in quella posizione strategica che ne ha fatto, nei secoli, un punto di sbarco, di difesa, di controllo del mare.
Dal fronte al poligono: il vincolo militare del Boschetto di Torre Astura
Dopo la guerra, questo tratto di costa non tornò alla vita civile come accadde a gran parte del litorale. La sua destinazione militare si consolidò, e l'area divenne poligono, sede di attività addestrative delle Forze Armate. La strada litoranea fu interrotta, i cancelli chiusi, la costa sottratta all'urbanizzazione. Per decenni, mentre l'Italia del boom economico riempiva le sue coste di cemento, qui dentro il tempo si è come fermato. E in questo tempo fermo, la natura ha ripreso i suoi spazi.
È il grande paradosso del Boschetto di Torre Astura, quello che continuo a ripetere perché è la sua verità più profonda: la stessa vocazione militare che ha portato la guerra su queste spiagge le ha poi salvate dalla speculazione. Il filo spinato che tiene lontano il pubblico ha tenuto lontane anche le ruspe. La costa che avrebbe potuto diventare una fila ininterrotta di stabilimenti e seconde case è rimasta duna, macchia, pineta, foce. Non per una scelta ambientale, ma per un effetto collaterale del vincolo militare. È una lezione, se vogliamo, su quanto sia fragile la natura conservata e su quali strane circostanze, a volte, la proteggano.
Perché il Boschetto di Torre Astura è un luogo raro
Voglio insistere su questo punto, perché è la ragione per cui vale la pena conoscere il Boschetto di Torre Astura anche senza poterci mettere piede. Chi conosce il litorale del Lazio sa quanto poco ne sia rimasto di intatto. Da Ostia a Terracina, il Tirreno laziale è stato per gran parte urbanizzato nel corso del Novecento: lidi balneari, lungomari, seconde case, porti turistici. Le dune, che un tempo correvano ininterrotte, sono state spianate quasi ovunque. Le pinete costiere sono state ridotte, frammentate, tagliate dalle strade. Gli ambienti umidi sono stati in gran parte bonificati.
In questo quadro di trasformazione quasi totale, i pochi tratti di costa scampati alla cementificazione hanno assunto un valore enorme, ecologico e paesaggistico. Sono le "isole" in cui sopravvivono specie e habitat scomparsi altrove, i serbatoi di biodiversità da cui, in teoria, la natura potrebbe un giorno ripartire. Il litorale del Boschetto di Torre Astura, protetto dal vincolo militare, è una di queste isole. Insieme ai tratti conservati del Parco Nazionale del Circeo, più a sud, rappresenta uno degli ultimi esempi di come fosse tutta questa costa prima dell'uomo moderno.
C'è qualcosa di quasi commovente in questo. Un luogo che nessuno può vedere liberamente è, proprio per questo, uno dei pochi rimasti degni di essere visti. La sua inaccessibilità è la condizione della sua sopravvivenza. E chi lo racconta sa di raccontare qualcosa che esiste in gran parte al di là della portata del suo lettore: un paradosso che è anche, se ci pensate, una forma di rispetto. Non tutto ciò che esiste deve essere consumato. Alcuni luoghi valgono di più proprio perché restano intatti.
Come si può vedere il Boschetto di Torre Astura
Arriviamo alla domanda che tutti si fanno: si può visitare? La risposta onesta è: quasi mai, e mai in modo scontato. Poiché il Boschetto di Torre Astura e la sua costa ricadono nel poligono militare di Nettuno, l'accesso è di norma interdetto. Esistono, storicamente, occasioni in cui l'area, o parte di essa, è stata aperta al pubblico: giornate particolari, iniziative culturali, aperture straordinarie promosse insieme alle autorità competenti, visite guidate autorizzate al sito archeologico della torre e delle peschiere. A questo si aggiunge l'apertura estiva della spiaggia: secondo il portale turistico della Regione Lazio nel 2025 è stata aperta gratis tutti i giorni di luglio e agosto e nei fine settimana di settembre, con parcheggio in via Valmontorio. Date e orari cambiano ogni anno e vanno controllati sul sito del Comune di Nettuno. Non è comunque un accesso libero e permanente.
Per chi davvero desiderasse tentare di vedere la torre e la costa, conviene procedere con realismo e pazienza. Le eventuali aperture vanno verificate presso le autorità competenti: gli enti militari che gestiscono il poligono, il comune di Nettuno, le eventuali associazioni culturali o ambientali che, in accordo con l'autorità militare, organizzano visite. Non ci si presenta al cancello sperando di entrare: si informa, si prenota quando è possibile, si rispetta scrupolosamente ogni prescrizione. E si mette in conto che, per ragioni di sicurezza, un'apertura programmata possa essere annullata all'ultimo. Non prometto accessi, perché nessuno può prometterli: sarebbe scorretto verso di voi.
Va anche detto che una parte della costa e della torre è visibile, da lontano, dal mare. Chi naviga lungo questo tratto di litorale, rispettando le eventuali interdizioni alla navigazione nei periodi di attività del poligono, può scorgere la sagoma inconfondibile della Torre Astura protendersi sul mare, con il boschetto scuro alle spalle. È forse il modo più autentico di vederla: da quella stessa prospettiva marina da cui la videro, in fuga, Cicerone e Corradino. Ma anche questo va fatto con prudenza e informandosi sulle regole vigenti.
Distinguere il boschetto, la torre e la villa
Vale la pena ribadirlo, perché è la fonte di gran parte della confusione: quando si parla di Boschetto di Torre Astura si stanno in realtà sovrapponendo tre cose distinte, che è bene tenere separate nella mente per capire davvero il luogo. La prima è la Torre Astura, l'edificio fortificato medievale dei Frangipane, protesa sul mare su un basamento di età romana. È un monumento, un pezzo di architettura militare del Medioevo, ed è ciò che salta all'occhio e dà il nome a tutto.
La seconda è la villa romana con le peschiere: un sito archeologico, cioè un insieme di resti antichi, in parte sommersi, che testimoniano la presenza qui, duemila anni fa, di una residenza aristocratica con i suoi impianti per l'allevamento del pesce. Questo è il livello della storia romana, di Cicerone, dell'otium imperiale.
La terza, quella di cui questa scheda porta il nome, è il boschetto vero e proprio: l'area naturale, la pineta e la macchia mediterranea, la duna, la foce, l'ambiente costiero che circonda e ingloba la torre e i resti romani. È il livello della natura, degli habitat, della fauna e della flora. Le tre cose stanno nello stesso luogo, si sovrappongono, ma appartengono a piani diversi: architettura, archeologia, ambiente. Un buon modo per orientarsi è tenere a mente queste tre parole e chiedersi, ogni volta, di quale delle tre si sta parlando. Il fascino del Boschetto di Torre Astura nasce proprio dal fatto che tutte e tre convivono, sovrapposte, nello spazio di poche centinaia di metri di costa.
Il clima e le stagioni del Boschetto di Torre Astura
Il clima di questo litorale è il classico clima mediterraneo costiero: inverni miti, con temperature che di rado scendono sotto i pochi gradi sopra lo zero, e piogge concentrate soprattutto tra l'autunno e l'inizio della primavera; estati calde e secche, mitigate dalla brezza marina che nelle giornate serene si alza puntuale nel pomeriggio. È un clima che ha plasmato la vegetazione, come abbiamo visto, e che regola il ritmo della vita nell'intero ecosistema del Boschetto di Torre Astura.
La primavera è forse la stagione più bella, quella in cui la macchia si copre di fiori: i cisti aprono i loro petali di carta, il mirto profuma, le ginestre, dove ci sono, accendono di giallo la duna. È anche la stagione del grande passo migratorio, quando gli uccelli tornano dall'Africa e la foce dell'Astura si popola di ali. L'autunno ripropone la migrazione in senso inverso, e regala i colori caldi delle bacche mature, il rosso del corbezzolo, il nero del lentisco e del mirto. L'estate è la stagione dell'arsura, quando la macchia si difende dal sole chiudendosi in se stessa e la pineta offre l'unica ombra. L'inverno, infine, è la stagione delle mareggiate, quando il mare rimodella la spiaggia e la duna dimostra la sua funzione di diga vivente.
L'erosione costiera e il ruolo della duna nel Boschetto di Torre Astura
C'è un tema tecnico che vale la pena affrontare, perché spiega gran parte del valore ambientale di questo luogo: l'erosione costiera. Le spiagge sabbiose non sono immobili: vivono di un continuo scambio di sedimenti. Le mareggiate invernali portano via sabbia dalla battigia; le correnti la ridistribuiscono lungo la costa; i fiumi ne apportano di nuova alle foci; d'estate il mare più calmo la restituisce alla spiaggia. È un equilibrio dinamico, e la duna ne è il perno: funziona da magazzino, immagazzinando sabbia quando ce n'è in abbondanza e cedendola quando serve.
Quando questo equilibrio si rompe, per esempio perché si costruisce sulla duna o si riduce l'apporto di sedimenti dei fiumi, la costa comincia a erodersi: la spiaggia si assottiglia, il mare avanza, e per difendersi si costruiscono barriere e scogliere che spesso peggiorano il problema spostandolo più in là. Gran parte del litorale laziale urbanizzato soffre oggi di erosione proprio per questo. Nel Boschetto di Torre Astura, dove la duna è integra e nessuno ha costruito sulla battigia, il sistema funziona ancora come dovrebbe. È un laboratorio naturale di come una costa sana si autoregola, e come tale ha un valore che va molto oltre il paesaggio.
L'architettura della torre e il sistema difensivo del Boschetto di Torre Astura
Torniamo un momento alla torre, perché merita uno sguardo da vicino, sia pure raccontato. La Torre Astura appartiene alla grande famiglia delle torri costiere che punteggiano tutto il litorale tirrenico, dalla Toscana alla Calabria. Sono strutture nate da una necessità precisa: difendere le coste dalle incursioni dei pirati, in particolare dei corsari barbareschi e saraceni che per secoli, dal Medioevo fino all'età moderna, hanno flagellato le rive del Mediterraneo, saccheggiando i villaggi e rapendo gli abitanti per venderli come schiavi. La minaccia era così concreta che intere popolazioni costiere si ritirarono verso l'interno, abbandonando il mare, e nacque quel sistema di torri di avvistamento che ancora oggi vediamo lungo le coste.
La Torre Astura, però, è qualcosa di più di una semplice torre di avvistamento: è un castello marittimo, una fortificazione imponente costruita sull'acqua, collegata alla terra da un ponte, con la funzione non solo di avvistare ma di resistere, di ospitare un presidio, di controllare l'approdo. Il suo basamento riutilizza le murature romane, in una continuità di pietra che attraversa i secoli: sotto il castello medievale ci sono le strutture antiche, e sotto ancora, in acqua, le peschiere. È un palinsesto, cioè una pergamena riscritta più volte senza cancellare del tutto ciò che c'era prima. Ogni epoca ha aggiunto il suo strato, e il Boschetto di Torre Astura conserva questa stratificazione come un libro di storia scritto nella pietra e nella sabbia.
Le torri costiere e i pirati saraceni
Per capire perché la Torre Astura fu costruita così robusta bisogna immaginare il Mediterraneo dei secoli passati come un mare pericoloso, percorso da flotte corsare che potevano comparire all'orizzonte in qualunque momento. Un villaggio costiero indifeso era una preda facile: i corsari sbarcavano di sorpresa, saccheggiavano, catturavano quante più persone potevano e ripartivano prima che arrivassero i soccorsi. La cattura di schiavi era un vero e proprio commercio, e le coste italiane ne furono a lungo terreno di caccia. Le torri servivano a spezzare questo meccanismo: dall'alto si vedevano arrivare le vele, si accendevano i fuochi di segnalazione, si dava l'allarme, e la popolazione aveva il tempo di rifugiarsi.
La rete delle torri era pensata perché ciascuna fosse in vista della successiva: un sistema di comunicazione ottica che poteva trasmettere un allarme lungo decine di chilometri di costa in tempi brevissimi, di torre in torre. La Torre Astura era un nodo di questa rete, e la sua posizione, protesa sul mare presso la foce e l'approdo, la rendeva particolarmente strategica. Camminare oggi, con l'immaginazione, lungo la costa del Boschetto di Torre Astura significa anche ricostruire questa geografia della paura e della difesa, che per secoli ha organizzato la vita di chi abitava il mare.
La geologia e la sabbia del Boschetto di Torre Astura
Sotto i piedi, in questo litorale, c'è una storia geologica che vale la pena accennare. La pianura costiera tra Anzio, Nettuno e l'agro pontino è il risultato di lunghi processi di sedimentazione: i fiumi hanno portato al mare materiali erosi dai rilievi interni, le correnti li hanno ridistribuiti, il vento ha modellato le dune. La sabbia di queste spiagge non è tutta uguale: cambia colore, grana, composizione a seconda della provenienza dei sedimenti e dell'azione del mare. Nei pressi delle foci prevalgono i materiali fluviali; altrove, i minerali di origine vulcanica, perché non lontano, verso l'interno, c'è l'apparato dei vulcani laziali, i colli Albani, la cui attività nel corso delle ere geologiche ha lasciato tracce anche in questi sedimenti.
Le dune del Boschetto di Torre Astura sono cordoni di sabbia costruiti dal vento e trattenuti dalla vegetazione. Sono strutture giovani, in termini geologici, in continua trasformazione: crescono, si spostano, vengono erose e ricostruite. La vegetazione le fissa, ma se la vegetazione muore la duna torna mobile e può migrare verso l'interno, seppellendo tutto ciò che incontra. È un equilibrio delicato tra sabbia, vento e piante, e il fatto che qui sia ancora in funzione, indisturbato, è una delle cose più preziose di questo luogo.
Il silenzio del Boschetto di Torre Astura
Se dovessi indicare la qualità che più di ogni altra caratterizza questo luogo, non parlerei di un monumento o di una specie: parlerei del silenzio. Il litorale del Boschetto di Torre Astura è, per la sua stessa inaccessibilità, uno dei tratti di costa più silenziosi del Lazio. Non c'è il rumore di fondo che accompagna ovunque le spiagge frequentate: la musica degli stabilimenti, le voci, i motori, il traffico del lungomare. Qui il paesaggio sonoro è fatto quasi soltanto di elementi naturali: il rumore delle onde, il vento tra i pini, il fruscio della macchia, il canto degli uccelli, il verso lontano di un rapace.
Questo silenzio non è un vuoto: è pieno di suoni, ma di suoni naturali, quelli che il nostro orecchio riconosce come giusti per un luogo del genere. È un silenzio che oggi è diventato rarissimo, perché il rumore umano ha invaso quasi ogni angolo del paese. Gli studiosi parlano di "paesaggi sonori" e ne riconoscono il valore, ambientale e persino terapeutico. Il Boschetto di Torre Astura, involontariamente, conserva uno di questi paesaggi sonori integri. Chi ha la fortuna di sentirlo, anche solo dal mare, porta con sé un'impressione difficile da dimenticare: quella di un pezzo di costa restituito al suo ordine originario, dove la voce dominante è quella della natura e non quella dell'uomo.
La notte e il cielo sul Boschetto di Torre Astura
C'è un'altra qualità che l'assenza di urbanizzazione regala a questo tratto di costa: il buio. In un litorale illuminato a giorno da lungomari, stabilimenti e seconde case, la notte non esiste più davvero. Qui, invece, dove non ci sono luci artificiali, il cielo notturno conserva la sua profondità. L'inquinamento luminoso, che altrove cancella le stelle, qui è ridotto, e nelle notti serene il cielo sopra il Boschetto di Torre Astura è ancora popolato di stelle come lo era per Cicerone e per i marinai romani che navigavano questa costa orientandosi sugli astri. È un altro di quei valori invisibili, che non si comprano e non si vendono, e che la conservazione forzata di questo luogo ha salvato quasi per caso.
L'agro pontino, la bonifica e il Boschetto di Torre Astura
Non si può capire questo pezzo di costa senza allargare lo sguardo alla grande pianura che gli sta alle spalle: l'agro pontino. Per secoli questa fu una delle zone più insalubri d'Italia, un vasto territorio paludoso e malarico, dove l'acqua stagnante rendeva la vita quasi impossibile e la malaria mieteva vittime. La bonifica integrale, condotta nel corso degli anni Venti e Trenta del Novecento, prosciugò queste paludi, vi fondò città nuove e trasformò l'agro pontino in una delle aree agricole più produttive del Lazio. Fu un intervento enorme, che cambiò per sempre il volto del territorio.
Il litorale del Boschetto di Torre Astura sta al margine settentrionale di questo mondo bonificato, in quel tratto in cui la pianura incontra il mare. La bonifica, che altrove ha cancellato gli ambienti umidi originari, qui ha lambito senza travolgere: la foce dell'Astura, la duna, la macchia sono sopravvissute, in parte grazie al vincolo militare, in parte perché stanno proprio sul filo tra la terra bonificata e il mare. Ricordare la bonifica serve a capire quanto sia raro ciò che è rimasto: la pianura alle spalle è stata interamente trasformata dall'uomo, mentre questa sottile fascia costiera conserva ancora la memoria di come fosse tutto prima. È un contrasto istruttivo, quello tra la campagna geometrica e produttiva dell'agro pontino e la natura disordinata e antica del boschetto.
Il Boschetto di Torre Astura e il Circeo: due volti della costa conservata
Chi conosce il litorale laziale non può non pensare, parlando del Boschetto di Torre Astura, al Parco Nazionale del Circeo, che sta poco più a sud, oltre Sabaudia. Il Circeo è la grande area protetta di questa costa, istituita nel 1934 proprio per salvare, in mezzo alla bonifica, un campione degli ambienti originari: la foresta planiziale, le dune, i laghi costieri, il promontorio, la macchia. È il modello ufficiale, riconosciuto, di conservazione del litorale laziale.
Il Boschetto di Torre Astura, invece, non è un parco: è un'area protetta di fatto, non di diritto, salvata non da una legge ambientale ma da un vincolo militare. Eppure conserva molti degli stessi valori: le stesse dune, la stessa macchia, gli stessi ambienti di foce. In un certo senso, il boschetto è il cugino nascosto e non riconosciuto del Circeo, un pezzo dello stesso mondo naturale che è arrivato fino a noi per una strada diversa e imprevista. Mettere i due luoghi in relazione aiuta a capire il quadro: lungo questa costa, ciò che si è salvato lo si deve o alla tutela ambientale, come al Circeo, o a circostanze fortuite, come qui. Tutto il resto è stato costruito. Ecco perché ogni frammento superstite conta.
Il valore del Boschetto di Torre Astura per la ricerca
Un ambiente conservato è, per gli scienziati, molto più che un bel paesaggio: è un punto di riferimento, un campione di come funziona la natura quando l'uomo non interferisce. Studiare la duna integra del Boschetto di Torre Astura, la sua vegetazione, la sua fauna, significa avere un modello con cui confrontare gli ambienti degradati per capire cosa hanno perso e come, forse, ripristinarli. Le aree conservate sono le biblioteche viventi della natura: contengono l'informazione, il patrimonio genetico, gli equilibri che altrove sono andati distrutti.
Questo vale per la botanica, per la zoologia, per l'ecologia, ma anche per l'archeologia e la storia. Le peschiere romane, la torre medievale, la stratigrafia dei luoghi sono documenti che gli studiosi leggono e interpretano. E il fatto che il sito sia rimasto relativamente indisturbato, protetto dall'accesso di massa, significa che questi documenti si sono conservati meglio che altrove. Il Boschetto di Torre Astura è, in questo senso, un archivio a cielo aperto, custodito da un vincolo che ne ha rallentato il consumo. Che sia poco accessibile è, per la conservazione di questo archivio, una fortuna.
L'esperienza del mare al Boschetto di Torre Astura
Immaginiamo, per un momento, di essere tra i pochi ammessi in una delle rare aperture, o di navigare rispettosamente lungo questa costa. Che cosa si prova? La prima impressione è quella dell'ampiezza. Senza le costruzioni che altrove interrompono lo sguardo, la costa del Boschetto di Torre Astura si distende in una lunga linea di sabbia dorata, con la duna coperta di verde argenteo alle spalle e la pineta scura più indietro. Il mare, in queste acque poco frequentate, ha spesso una limpidezza che sorprende, e nei giorni sereni si vedono i fondali chiari, le praterie sommerse, il disegno geometrico delle peschiere romane sotto la superficie.
La sagoma della torre domina la scena: massiccia, antica, protesa sull'acqua, con quel ponte che la collega alla terra. È un'immagine che unisce in un solo colpo d'occhio la natura e la storia, la duna e la pietra, il boschetto e il monumento. E c'è, in tutto questo, una qualità di sospensione, di tempo fermo, che deriva proprio dall'assenza dell'uomo moderno. Sembra di guardare la costa come poteva apparire secoli fa, prima che il Novecento riscrivesse il litorale. È un'esperienza rara, e per questo preziosa, e va vissuta con il rispetto che si deve a un luogo che sopravvive proprio perché quasi nessuno lo tocca.
L'otium romano e la vita di villa ad Astura
Vale la pena soffermarsi su cosa fosse, davvero, una villa marittima come quella che sorgeva ad Astura, perché ci racconta un mondo. Per l'aristocrazia romana, la villa al mare non era una semplice residenza di vacanza: era il luogo dell'otium, una parola che non significa semplicemente ozio nel senso moderno, ma quel tempo libero dagli affari pubblici dedicato alla cura di sé, allo studio, alla conversazione, alla lettura, alla scrittura. Cicerone stesso, nelle sue opere, teorizza il valore dell'otium come tempo dell'anima, contrapposto al negotium, gli affari, la politica, il foro. E dove meglio coltivare l'otium se non in una villa sul mare, lontano dal frastuono di Roma?
Le ville marittime erano progettate per questo: grandi terrazze affacciate sull'acqua per godere del panorama, portici per passeggiare all'ombra conversando, biblioteche, sale da pranzo con vista sul mare, terme private, giardini. Le peschiere, di cui abbiamo parlato, erano insieme una fonte di cibo pregiato e un segno di raffinatezza e di ricchezza: allevare pesci era costoso, richiedeva competenze idrauliche, ed era quindi un modo per mostrare il proprio rango. Attorno alla villa, il boschetto e la macchia offrivano la caccia e la frescura. Il luogo dove oggi si stende il Boschetto di Torre Astura era, duemila anni fa, uno scenario di questo genere: un teatro dell'otium aristocratico, dove uomini colti come Cicerone venivano a rifugiarsi dai travagli della politica. Che poi proprio qui Cicerone abbia vissuto uno degli episodi più drammatici della sua fine è un'ironia amara della storia: il luogo del riposo dell'anima diventò il luogo della fuga disperata.
La toponomastica e la memoria del Boschetto di Torre Astura
I nomi dei luoghi sono documenti storici a tutti gli effetti, e Astura ne è un esempio prezioso. Il nome è antichissimo, precedente alla romanizzazione piena della zona, e si è conservato attraverso i secoli attaccandosi via via al fiume, all'insediamento, alla torre. Questa continuità del nome, dall'antichità a oggi, è essa stessa una forma di memoria: nonostante tutte le trasformazioni, il crollo di Roma, il Medioevo, l'età moderna, la parola Astura è rimasta lì, a segnare il luogo. Il Boschetto di Torre Astura porta nel suo nome duemila anni di storia stratificata.
C'è qualcosa di potente in questa persistenza. Il nome ha attraversato la caduta di un impero, le incursioni dei pirati, l'abbandono, la costruzione della torre, le guerre, la bonifica, il vincolo militare. Ha visto passare Cicerone e Corradino, ha assistito allo sbarco di Anzio, e ancora oggi indica questo tratto di costa. Quando lo pronunciamo, senza saperlo ripetiamo un suono antichissimo. È il filo sottile che lega il presente inaccessibile di questo boschetto militarizzato al suo lontanissimo passato di ville e di otium. Conoscere questo filo significa guardare il luogo con occhi diversi, capaci di vedere, sotto la sabbia e dietro il filo spinato, la profondità del tempo.
La conservazione futura del Boschetto di Torre Astura
Che ne sarà, in futuro, di questo luogo? È una domanda legittima, perché la sua sopravvivenza, come abbiamo visto, dipende da una circostanza fortuita, il vincolo militare, e non da una tutela ambientale stabile e pensata. Se un giorno la destinazione militare venisse meno, cosa accadrebbe a questo tratto di costa? La speculazione, tenuta a bada per decenni, tornerebbe a bussare. Le pressioni per aprire il litorale al turismo, all'edilizia, allo sfruttamento sarebbero forti. E un ambiente conservato per caso è, per definizione, fragile: basta cambiare la circostanza che lo protegge perché tutto sia rimesso in discussione.
Per questo, chi ama il Boschetto di Torre Astura auspica che, prima o poi, alla protezione fortuita del vincolo militare si sostituisca o si affianchi una tutela ambientale vera, consapevole, capace di riconoscere il valore di questo litorale e di garantirne la conservazione anche se un giorno i militari se ne andassero. Perché una cosa è certa: ciò che si è salvato qui, la duna integra, la macchia, la pineta, la foce, il silenzio, il cielo scuro, non si potrebbe ricostruire una volta perduto. Sono valori che si conservano o si distruggono, ma non si rifanno. E allora conoscere questo luogo, raccontarlo, capirne l'importanza, è già una forma di tutela: perché si protegge davvero soltanto ciò che si conosce e si ama.
I dintorni del Boschetto di Torre Astura
Poiché il boschetto vero e proprio è quasi sempre inaccessibile, chi voglia avvicinarsi a questo mondo può conoscere i luoghi che gli stanno intorno e che ne condividono la storia. Anzio e Nettuno, le due cittadine costiere immediatamente a nord, offrono molto a chi le sa guardare. Anzio, l'antica Antium, fu città importante già in epoca romana, patria di imperatori, sede di ville imperiali di cui restano notevoli resti sul mare. Nettuno conserva un bel borgo medievale fortificato, il forte Sangallo, e una lunga tradizione marinara. Entrambe furono al centro dello sbarco del 1944, e i cimiteri di guerra e i musei dedicati a quegli eventi permettono di comprendere quel capitolo terribile della storia.
Chi visita questi luoghi respira la stessa aria di costa, la stessa storia stratificata di cui il Boschetto di Torre Astura è, più a sud e più nascosto, uno dei punti più intensi. E magari, informandosi presso le autorità locali e gli enti competenti, potrà cogliere una di quelle rare occasioni in cui il boschetto, la torre o le peschiere vengono aperti al pubblico. Nel frattempo, conoscere il contesto, la storia romana di Antium, la vicenda medievale delle torri, la tragedia del 1944, la bonifica dell'agro pontino, significa già entrare, con la mente, in quel mondo di cui il boschetto è il cuore segreto.
Una curiosità su Boschetto di Torre Astura
La curiosità che preferisco raccontare su questo luogo è quella delle due fughe verso il mare, perché ha del prodigioso e nessuna guida può inventarla, essendo scritta nelle fonti. Da questa stessa punta di costa, a milletrecento anni di distanza l'uno dall'altro, due uomini che la storia aveva messo con le spalle al muro tentarono di salvarsi imbarcandosi, e nessuno dei due ci riuscì. Il primo fu Cicerone, nel 43 a.C., in fuga dalle proscrizioni di Antonio: gli storici antichi lo dipingono che sale sulla barca e poi torna a terra, indeciso, spezzato, come chi ha già capito che il mare non lo salverà. E infatti fu raggiunto e ucciso poco dopo. Il secondo fu Corradino di Svevia, nel 1268, l'ultimo erede degli Hohenstaufen, in fuga dopo la sconfitta di Tagliacozzo: raggiunse Astura sperando di imbarcarsi, ma fu catturato proprio qui e consegnato a Carlo d'Angiò, che lo fece decapitare a Napoli a sedici anni.
Che due delle fughe più celebri e più tragiche della storia italiana, a distanza di tredici secoli, siano finite entrambe su questa stessa spiaggia, è una coincidenza che ha del letterario. Il Boschetto di Torre Astura è, se ci pensate, un luogo di soglie mancate: la soglia tra la terra e il mare, tra la salvezza e la cattura, tra la vita e la morte, che due volte si è chiusa sul più illustre dei fuggitivi. C'è chi ha visto in questo una sorta di maledizione del luogo, ma è più convincente leggerlo come un segno della sua posizione, di quella geografia di approdo e di frontiera che per secoli ha fatto di Astura un punto dove le storie degli uomini vengono a incontrare il mare. E il mare, si sa, non salva chi la storia ha già condannato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Boschetto di Torre Astura
La cosa che quasi nessuno dice, perché disturba una certa retorica ambientalista a cui siamo abituati, è che questo pezzo di natura si è salvato grazie ai cannoni. Sì, avete letto bene: è il poligono militare, con le sue esercitazioni, i suoi spari, il suo filo spinato, ad aver protetto per decenni la duna, la macchia, la pineta e la foce del Boschetto di Torre Astura. Non un parco, non una legge sulla tutela del paesaggio, non l'iniziativa di qualche associazione: un vincolo militare, nato per ragioni che con l'ambiente non hanno nulla a che vedere, e che pure ha fatto per la conservazione di questa costa più di quanto abbia fatto qualunque provvedimento ambientale altrove sul litorale laziale.
È un paradosso che merita di essere meditato, perché ci dice qualcosa di scomodo sul rapporto tra l'uomo e la natura. Mentre tutto il litorale accessibile veniva cementificato, riempito di stabilimenti e seconde case, spianato e consumato, qui dentro, dove nessuno poteva entrare, la natura restava intatta. La libertà di accesso, che noi consideriamo un valore, si è rivelata altrove la condizione della distruzione; e l'interdizione, che consideriamo una privazione, è stata qui la condizione della sopravvivenza. Nessuno ve lo dirà con queste parole, perché è più comodo raccontare la conservazione come frutto di virtù. Ma la verità del Boschetto di Torre Astura è più ruvida e più istruttiva: a volte la natura si salva non perché la proteggiamo, ma perché le costruiamo intorno una barriera per tutt'altro motivo, e la dimentichiamo. E nel dimenticarla, la lasciamo vivere.
Il consiglio che ti do per visitare Boschetto di Torre Astura
Il consiglio più importante che posso darvi è, per una volta, un consiglio di rinuncia realistica unita a preparazione. Non partite da casa pensando di poter entrare nel Boschetto di Torre Astura come si entra in un parco: quasi certamente troverete i cancelli chiusi e il poligono in attività, e tornerete delusi. Il luogo è, nella stragrande maggioranza dei giorni dell'anno, inaccessibile. Metterlo in chiaro con voi stessi prima di partire vi risparmierà una frustrazione. La regola d'oro è: informarsi prima, sempre, presso le autorità competenti, e non dare mai per scontato l'accesso.
Detto questo, ecco come muovervi se davvero volete tentare. Primo: verificate presso gli enti che gestiscono l'area, il comando militare del poligono, il comune di Nettuno, le eventuali associazioni culturali e ambientali che, in accordo con le autorità, organizzano di tanto in tanto visite guidate alla torre e alle peschiere. Queste aperture, insieme a quella estiva della spiaggia, sono l'unica via legale e sicura per vedere il sito da vicino. Secondo: se cogliete una di queste occasioni, rispettate scrupolosamente ogni prescrizione, non uscite dai percorsi indicati, non raccogliete nulla, non calpestate la duna, non disturbate la fauna: siete ospiti di un ambiente fragilissimo. Terzo: mettete in conto che anche un'apertura programmata possa saltare all'ultimo per ragioni di sicurezza militare, e non prendetela come un torto. Quarto, e forse più prezioso: se non riuscite a entrare, accontentatevi di conoscere i dintorni, Anzio, Nettuno, la storia dei luoghi, e di sapere che il Boschetto di Torre Astura è lì, intatto, proprio perché quasi nessuno lo tocca. A volte il rispetto per un luogo si misura nella capacità di lasciarlo in pace.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Un fatto che tutti gli appassionati di storia romana conoscono, ma che quasi mai viene collegato a questo tratto di costa da chi non è del mestiere, è il legame di Astura con Cicerone e con la sua tragica fine. Si studia a scuola la morte di Cicerone, le Filippiche contro Antonio, le proscrizioni del secondo triumvirato, la testa esposta sui Rostri; ma pochissimi sanno che uno degli ultimi luoghi della sua fuga, uno dei punti da cui il grande oratore tentò disperatamente di imbarcarsi per salvarsi, fu proprio questa Astura, cioè il litorale del Boschetto di Torre Astura. È un pezzo di storia risaputo, eppure geograficamente dimenticato: sappiamo tutti come morì Cicerone, ma quasi nessuno collega quella morte a questa spiaggia.
Eppure il legame è nelle fonti, non è una fantasia. Astura era una delle proprietà, o dei punti di sosta, della fuga di Cicerone nel 43 a.C., e da qui egli guardò il mare cercando una via di scampo che non trovò. Riportare questo fatto risaputo al suo luogo preciso significa restituire densità a un tratto di costa che il grande pubblico conosce, quando lo conosce, solo come poligono militare. Sotto quel filo spinato, dietro quella duna, c'è la memoria di uno dei momenti fondativi della cultura occidentale, la morte dell'uomo che più di ogni altro incarnò l'eloquenza e il pensiero politico di Roma. Il Boschetto di Torre Astura è, senza clamore, uno dei luoghi ciceroniani per eccellenza, anche se nessuna targa lo grida ai quattro venti.
La foto giusta da fare a Boschetto di Torre Astura
Poiché l'accesso a terra è quasi sempre precluso, la foto giusta del Boschetto di Torre Astura è, nella maggior parte dei casi, una foto rubata da lontano: dal mare, se vi capita di navigare rispettosamente lungo questa costa nei periodi consentiti, oppure dai tratti di litorale accessibile ai margini dell'area militare. E la fotografia che vale la pena cercare è quella che tiene insieme, in una sola inquadratura, i due poli del luogo: la sagoma massiccia e scura della Torre Astura protesa sul mare, e alle sue spalle la linea bassa e verde del boschetto e della duna. In un solo scatto, la storia e la natura, la pietra dei Frangipane e la macchia mediterranea.
La luce migliore è quella delle prime ore del mattino o del tardo pomeriggio, quando il sole radente accende la pietra della torre di toni caldi e disegna con le ombre i rilievi della duna. A mezzogiorno, con il sole alto, il paesaggio si appiattisce e perde profondità; all'alba e al tramonto, invece, acquista rilievo e drammaticità. Se siete dal mare, cercate il momento in cui la torre si staglia contro il cielo con il boschetto alle spalle: è l'immagine che riassume tutto, la stessa che videro, arrivando o partendo, i naviganti di duemila anni fa. Ma la vera foto giusta, quella che nessun obiettivo cattura, è mentale: è l'immagine di un pezzo di costa rimasto intatto perché protetto, e la consapevolezza che ciò che state guardando è raro proprio perché non si può possedere. Fotografatelo con rispetto, da lontano, senza forzare accessi: il Boschetto di Torre Astura si lascia guardare, non conquistare.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Riepiloghiamo, perché pochi luoghi di queste dimensioni possono vantare una simile concentrazione di storia. Nel I secolo a.C., ad Astura fiorivano le ville marittime dell'aristocrazia romana, e qui, nel 43 a.C., Marco Tullio Cicerone tentò l'imbarco durante la fuga dalle proscrizioni, in uno degli episodi più drammatici della fine della Repubblica. È il primo grande avvenimento legato al suolo del Boschetto di Torre Astura: la soglia di una delle morti più celebri della storia antica.
Nel Medioevo, i Frangipane costruirono qui la torre-castello, riutilizzando le strutture romane, come baluardo contro le incursioni dei pirati. E fu proprio ad Astura, nel 1268, che si consumò il secondo grande avvenimento: la cattura di Corradino di Svevia, l'ultimo Hohenstaufen, in fuga dopo la battaglia di Tagliacozzo. Tradito e consegnato agli Angioini, il giovane erede fu decapitato a Napoli, e con lui si spense la dinastia sveva. È uno degli snodi decisivi della storia dell'Italia meridionale, e avvenne qui.
Nei secoli successivi, la torre continuò a presidiare la costa contro i corsari, dentro quel sistema di torri di avvistamento che difese il litorale tirrenico per l'intera età moderna. E poi, nel gennaio del 1944, il terzo grande avvenimento: lo sbarco di Anzio, l'operazione Shingle, con la testa di ponte alleata che per mesi rimase inchiodata su queste spiagge sotto il fuoco tedesco, in uno degli episodi più sanguinosi della campagna d'Italia. La costa del Boschetto di Torre Astura fu teatro e retrovia di quei combattimenti. Infine, nel dopoguerra, l'avvenimento meno clamoroso ma più duraturo: il consolidarsi del vincolo militare, che ha trasformato questa costa in poligono e, senza volerlo, l'ha salvata dalla speculazione, consegnandola intatta al nostro tempo. Cinque snodi, dall'età di Cicerone a oggi, tutti su questa stessa sabbia.
Chi è passato da Boschetto di Torre Astura
Chi è passato di qui, dunque? La lista è breve nei nomi ma altissima nel rango. È passato Cicerone, il più grande oratore di Roma, che da questa costa guardò il mare per l'ultima volta da uomo libero, nel 43 a.C., prima di essere raggiunto e ucciso dai sicari di Antonio. È una presenza che pesa: il luogo del Boschetto di Torre Astura è legato indissolubilmente all'ultimo atto della sua esistenza, quella fuga verso il mare che non lo salvò.
È passato Corradino di Svevia, il giovane erede degli Hohenstaufen, che qui, nel 1268, cercò scampo dopo la sconfitta e qui fu catturato, sedicenne, per essere poi decapitato a Napoli. Con lui passò e si spense un'intera dinastia, quella sveva, e la sua figura divenne, nei secoli, il simbolo romantico della giovinezza sacrificata. Sono passati i Frangipane, la potente famiglia baronale che costruì e tenne la torre, protagonisti della storia medievale del Lazio. Sono passati, in senso più ampio, i romani dell'età repubblicana e imperiale che qui vennero a coltivare l'otium nelle loro ville marittime, e i marinai che per secoli navigarono questa costa orientandosi sulla torre e sulle stelle.
E sono passati, nel Novecento, i soldati: quelli dello sbarco di Anzio del 1944, di tante nazionalità, che su queste spiagge combatterono e in gran numero morirono, e i cui cimiteri costellano ancora il litorale vicino; e poi i militari che, nel dopoguerra, hanno presidiato il poligono, e la cui presenza, per un paradosso della storia, ha custodito la natura del luogo. Cicerone, Corradino, i Frangipane, i romani dell'otium, i soldati di due epoche lontanissime: la lista di chi è passato dal Boschetto di Torre Astura attraversa duemila anni e tocca alcuni dei momenti più alti e più tragici della storia italiana. Pochi tratti di costa, silenziosi e chiusi come questo, possono raccontare tanto.
Domande veloci su Boschetto di Torre Astura
Dove si trova il Boschetto di Torre Astura
Il Boschetto di Torre Astura sta sul litorale tirrenico del Lazio meridionale, nel comune di Nettuno, subito a sud del centro urbano e del confine con Anzio, a poco meno di sessanta chilometri da Roma in linea d'aria. Si stende attorno alla foce del fiume Astura. La cosa da sapere prima di tutto è che ricade dentro il poligono militare di Nettuno, quindi non ci arrivi come a un parco.
Si può visitare il Boschetto di Torre Astura
Quasi mai, e mai in modo scontato. L'area è dentro il poligono militare di Nettuno e l'accesso è di norma interdetto: la strada litoranea è interrotta e i cancelli sono presidiati. Fa eccezione l'apertura estiva della spiaggia, che secondo il portale turistico della Regione Lazio nel 2025 è stata gratuita tutti i giorni di luglio e agosto e nei fine settimana di settembre. Le date cambiano ogni anno e vanno controllate sul sito del Comune di Nettuno. Le visite guidate alla torre e alle peschiere restano rare. Se parti senza esserti informato troverai quasi certamente i cancelli chiusi.
Come ci si informa sulle aperture e serve prenotare
Devi verificare prima presso gli enti competenti: il comando militare del poligono, il comune di Nettuno e le associazioni culturali e ambientali che, in accordo con le autorità, organizzano di tanto in tanto visite guidate. Non ci si presenta al cancello sperando di entrare: ti informi e prenoti quando è possibile. Metti in conto che anche un'apertura programmata può essere annullata all'ultimo per ragioni di sicurezza militare.
Che cosa si vede al Boschetto di Torre Astura
Trovi tre cose sovrapposte in poche centinaia di metri di costa. C'è la Torre Astura, il castello marittimo medievale dei Frangipane proteso sul mare e collegato alla terra da un ponte. C'è la villa romana con le peschiere, in parte sommerse. E c'è il boschetto vero e proprio, cioè duna, macchia mediterranea, pineta e foce del fiume, uno degli ultimi tratti di litorale laziale rimasti senza stabilimenti e seconde case.
Si può vedere la torre senza entrare nel poligono
Sì, da lontano. Una parte della costa e la sagoma della Torre Astura sono visibili dal mare, se navighi lungo questo tratto rispettando le eventuali interdizioni alla navigazione nei periodi di attività del poligono, oppure dai tratti di litorale accessibile ai margini dell'area militare. La luce migliore è quella del primo mattino o del tardo pomeriggio. Informati sempre sulle regole in vigore e non forzare accessi.
Che cosa c'è da vedere vicino al Boschetto di Torre Astura
Se non riesci a entrare, ti conviene conoscere i dintorni. Anzio, l'antica Antium, conserva sul mare notevoli resti di ville imperiali. Nettuno ha un borgo medievale fortificato, il forte Sangallo e una lunga tradizione marinara. Entrambe furono al centro dello sbarco del 1944, e i cimiteri di guerra e i musei dedicati a quegli eventi ti aiutano a capire la storia di questa costa.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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