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Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

La Fattoria Didattica Il girotondo degli animali è una piccola azienda agricola della pianura pontina che ha deciso, a un certo punto della sua storia, di aprire i cancelli alle scolaresche e alle famiglie. Si trova a pochi minuti da Latina, su una superficie che l’azienda stessa indica intorno ai ventimila metri quadrati, buona parte dei quali occupati da un uliveto. Non è un parco divertimenti, non è uno zoo, non è un’area protetta: è un podere vero, con un orto che produce, con arnie che danno miele e con un frantoio di riferimento che trasforma le olive in olio extravergine a denominazione di origine protetta. Gli animali, che nel nome della struttura fanno da richiamo principale, vivono lì perché fanno parte del funzionamento quotidiano dell’azienda e non perché siano stati raccolti per essere esposti. La differenza sembra sottile e invece cambia tutto: cambia il modo in cui si organizza la giornata, cambia quello che i bambini vedono, cambia perfino il rumore che si sente quando si scende dall’automobile. Chi cerca giostre resterà deluso; chi cerca una mattinata in campagna con qualcuno che spiega come nasce l’olio, come lavorano le api e perché una gallina razzola in quel modo troverà esattamente quello che serve. Per chi ragiona in termini di giornate fuori porta con i bambini nel Lazio meridionale, nella stessa logica di visita si collocano anche la fattoria didattica C’era Una Volta, Parco Natura La Selvotta e Parco Natura VoloAlto, tutte strutture private che lavorano su prenotazione e con gruppi organizzati.

Fattoria Didattica Il girotondo degli animali
Fattoria Didattica Il girotondo degli animali: la campagna pontina a pochi minuti da Latina, con l’uliveto che occupa gran parte dei ventimila metri quadrati dell’azienda agricola e gli spazi aperti dove si svolgono le attività con i gruppi di bambini.

Dove si trova Fattoria Didattica Il girotondo degli animali e come ci si arriva davvero

La prima informazione da fissare è geografica, perché è quella che fa sbagliare più spesso l’organizzazione della giornata. La fattoria non si trova dentro Latina, non si trova in un borgo e non si trova lungo una strada principale con il cartello ben visibile: si trova in campagna, nel reticolo di strade poderali e di consortili che la bonifica ha disegnato a tavolino negli anni Trenta del Novecento e che ancora oggi taglia la pianura in quadrati regolari. Questo reticolo ha una caratteristica che chi non è della zona non si aspetta: le strade sono dritte, lunghe, tutte uguali fra loro, con gli stessi filari di eucalipti e gli stessi canali di scolo ai lati. Un errore di svolta significa percorrere due o tre chilometri prima di trovare il punto in cui invertire la marcia senza finire in un fosso.

Il riferimento urbano è Latina, che la fattoria dichiara a pochi minuti di automobile. Latina non è una città antica: nacque come Littoria, con la posa della prima pietra il 30 giugno 1932 e l’inaugurazione solenne il 18 dicembre dello stesso anno, e prese il nome attuale il 7 giugno 1945. Il suo territorio comunale comprende una dozzina di borghi di fondazione, da Borgo Sabotino a Borgo Podgora, da Borgo Piave a Borgo Grappa, da Borgo Faiti a Borgo San Michele, e le aziende agricole di questa fascia si appoggiano quasi sempre a uno di quei borghi come punto di orientamento. Chi organizza la visita farà bene a chiedere direttamente all’azienda quale sia il borgo di riferimento e quale la strada da imboccare, perché è l’unico modo per evitare la trappola dei toponimi ripetuti.

In automobile: le direttrici che funzionano

La grande direttrice di tutta la pianura è la via Pontina, che scende da Roma verso Latina e prosegue oltre. Chi parte dalla capitale la imbocca all’altezza dell’Eur e la percorre per una settantina di chilometri, superando Pomezia, Aprilia e Campoverde, con un tratto finale in cui la carreggiata si stringe e la velocità media cala parecchio. La seconda direttrice è la via Appia, quella storica, che corre più all’interno ai piedi dei Monti Lepini e serve chi arriva da Velletri, da Cisterna e dai Castelli Romani. La terza è la litoranea, che collega Anzio e Nettuno a Latina passando per Foce Verde e il lido: chi arriva dal mare userà quella.

Una volta usciti dalle direttrici principali comincia la parte che conta. Le strade della campagna pontina sono asfaltate ma strette, senza banchina utilizzabile, spesso con il ciglio che scende direttamente nel canale. Non c’è illuminazione. Nelle giornate di nebbia, che qui in autunno e in inverno sono frequenti perché l’umidità del terreno bonificato risale appena cala la temperatura, la visibilità si riduce in modo brusco. Conviene calcolare almeno un quarto d’ora in più rispetto a quello che promette l’applicazione del telefono, perché su quelle strade non si viaggia alla velocità che il software immagina e perché i trattori, in stagione, occupano l’intera carreggiata.

Il parcheggio è quello tipico delle aziende agricole: uno spiazzo sterrato o inerbito, all’interno o davanti al cancello, senza strisce e senza custode. L’azienda dichiara la disponibilità di parcheggio fra i servizi, e questa è una notizia migliore di quanto sembri, perché significa che i pullman scolastici hanno dove fermarsi e che le famiglie non devono lasciare l’automobile sulla poderale. Chi guida un mezzo basso faccia attenzione dopo le piogge: il terreno pontino è argilloso, trattiene l’acqua e le pozze nascondono i solchi lasciati dai mezzi agricoli.

Con i mezzi pubblici: la verità scomoda

Non esiste una linea di trasporto pubblico che porti davanti al cancello di una fattoria didattica in mezzo ai campi, e vale la pena dirlo con chiarezza invece di lasciarlo intuire. La stazione ferroviaria di Latina si trova a Latina Scalo, una decina di chilometri a nord del centro cittadino, ed è servita dalla linea che collega Roma a Napoli; dalla stazione partono autobus per il centro e per i borghi, con frequenze che nei giorni feriali funzionano e nei festivi si diradano molto. Da qualsiasi fermata di borgo alla fattoria restano comunque chilometri di campagna senza marciapiede, da percorrere su strade dove le automobili viaggiano spedite.

Chi non dispone di un mezzo proprio ha tre possibilità concrete. La prima è farsi accompagnare da qualcuno. La seconda è prendere un taxi o un noleggio con conducente dalla stazione o dal centro di Latina, accordandosi anche per il ritorno, perché nella campagna pontina non si trova un taxi di passaggio. La terza, che è quella che funziona meglio per i gruppi, è organizzare la visita con un pullman: le scolaresche lo fanno abitualmente e le comitive di famiglie possono fare lo stesso, dividendo la spesa. Dirlo serve a evitare che qualcuno parta in treno con due bambini piccoli e si ritrovi a camminare lungo una provinciale.

Quanto tempo serve per arrivare

Da Roma, partendo dalla zona meridionale della città, la percorrenza reale si colloca fra l’ora e l’ora e mezza a seconda del traffico sulla Pontina, che nelle ore di punta si congestiona in modo serio nel tratto fra il Raccordo e Pomezia. Dai Castelli Romani, scendendo per l’Appia, si arriva in circa un’ora. Da Anzio e da Nettuno, seguendo la litoranea, bastano una quarantina di minuti. Da Terracina e dal versante meridionale della provincia si risale in mezz’ora abbondante. Dal centro di Latina, come dichiara l’azienda, si tratta di pochi minuti, ed è proprio questa vicinanza al capoluogo a rendere la struttura comoda per le scuole della città, che possono uscire dopo l’appello e rientrare per l’ora di pranzo.

Che cosa è davvero Il girotondo degli animali: un’azienda agricola che apre i cancelli

La ragione sociale dice tutto: si tratta di un’Azienda Agricola che ha affiancato all’attività produttiva una funzione didattica. Questa non è una formula burocratica, è il cuore del modello. Le fattorie didattiche nascono in Europa negli ultimi decenni del Novecento, in Belgio, Francia, Germania, Spagna e Italia, come risposta a due problemi simultanei: da un lato aziende agricole piccole che faticano a reggere sul solo reddito dei prodotti, dall’altro generazioni di bambini cresciuti in città che il ciclo del cibo lo conoscono soltanto dallo scaffale del supermercato. La soluzione trovata è stata mettere le due cose insieme: l’azienda continua a produrre e, nello stesso tempo, racconta come produce a chi viene a vederla.

In Italia il quadro si è consolidato con la legge di orientamento del settore agricolo, che ha riconosciuto la cosiddetta multifunzionalità: l’agricoltore non fa soltanto l’agricoltore, può anche accogliere, ospitare, formare. Le regioni hanno poi costruito i propri elenchi e le proprie carte della qualità, con requisiti di sicurezza, di igiene, di formazione del personale e di impostazione dei percorsi educativi. Chi porta una classe in una fattoria didattica non entra quindi in un luogo improvvisato: entra in un’azienda che ha accettato di sottoporsi a regole ulteriori rispetto a quelle che già valgono per la produzione agricola.

Ventimila metri quadrati e un uliveto

Il dato dimensionale dichiarato dall’azienda è di circa ventimila metri quadrati, cioè due ettari, in parte occupati da uliveto. Vale la pena tradurre questi numeri in esperienza concreta, perché due ettari sono una superficie che disorienta chi la legge senza contesto. Due ettari sono all’incirca tre campi da calcio regolamentari messi uno accanto all’altro. Sono abbastanza per contenere un uliveto produttivo, un orto, i ricoveri degli animali, un’area attrezzata per i picnic e uno spazio giochi, e sono nello stesso tempo abbastanza poco perché un bambino di sei anni riesca a percorrerli senza esaurire le energie a metà mattina. È esattamente la scala giusta per la didattica: grande quanto basta per contenere cose diverse, piccola quanto basta per non perdere nessuno.

L’uliveto merita un discorso a parte perché non è un elemento decorativo. Gli olivi della pianura pontina e delle colline che la chiudono a est sono in larga parte di cultivar Itrana, quella che dà anche l’oliva da tavola conosciuta come Oliva di Gaeta. Un uliveto adulto ha un ritmo che i bambini possono seguire con gli occhi nel corso dell’anno scolastico: la fioritura in primavera, l’allegagione, l’ingrossamento estivo dei frutti, l’invaiatura che li scurisce in autunno, la raccolta fra ottobre e dicembre.

Gli animali: chi vive qui e perché

Il nome della struttura promette animali e l’azienda ne dichiara molti. L’elenco che l’azienda stessa pubblica comprende caprette, conigli, una cavalla, oche, anatre, galline, faraone, tacchini, un asino, maiali, pecore, cincillà, cavie peruviane, tartarughe di acqua e di terra, germani reali, cigni, pesciolini, pavoni, pulcini, lombrichi, cani e gatti. Un elenco del genere va letto per quello che è: una fotografia di quello che l’azienda ha dichiarato, non un catalogo garantito. Gli animali di una fattoria vera nascono, invecchiano, vengono ceduti e sostituiti, e la composizione cambia di stagione in stagione. Chi arriva con un bambino che ha in testa un animale preciso e non intende accontentarsi farà bene a chiedere prima se quell’animale al momento c’è.

L’uliveto, l’olio DOP Colline Pontine, il miele e l’orto

La parte produttiva dell’azienda è quella che dà sostanza a tutto il resto, e l’azienda la dichiara con precisione: olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta Colline Pontine, miele delle proprie api, prodotti dell’orto, tutti con metodo biologico. Sono tre filiere diverse, con tre calendari diversi, e ciascuna offre ai bambini un aggancio differente.

L’olio a denominazione di origine protetta

La denominazione Colline Pontine è stata riconosciuta nel 2010 e riguarda un areale che comprende venticinque comuni della provincia di Latina, fra cui Aprilia, Bassiano, Campodimele, Castelforte, Cisterna di Latina, Cori, Fondi, Formia, Itri, Lenola, Maenza e Minturno. La cultivar di riferimento è l’Itrana, conosciuta anche come Oliva di Gaeta, Trana, Oliva Grossa o Cicerone: una varietà a duplice attitudine, che si presta cioè sia alla produzione di olio sia alla trasformazione in oliva da mensa, cosa che nel panorama olivicolo italiano non è affatto scontata.

Una denominazione di origine protetta non è un bollino commerciale. È un impegno scritto in un disciplinare che stabilisce dove le olive possono essere coltivate, quali varietà si possono usare e in quali percentuali, quando si raccoglie, entro quante ore dalla raccolta si deve frangere, a quale temperatura si lavora la pasta di olive e quali parametri chimici e organolettici l’olio deve rispettare per potersi fregiare del nome. Ogni passaggio è tracciato e controllato da un organismo terzo. Per un’azienda piccola aderire a un sistema del genere significa accettare vincoli e costi che non sono obbligatori: nessuno impedisce di vendere un ottimo olio senza denominazione. Se un’azienda sceglie di farlo, è perché intende giocare su un piano in cui la qualità viene dichiarata e verificata da qualcun altro.

Nella visita didattica questo diventa il percorso che l’azienda chiama, con parole sue, il cammino dell’olio dalla pianta alla nostra tavola. Funziona bene perché è lineare e perché ogni passaggio ha un oggetto concreto da guardare: l’albero, il frutto, la rete stesa sotto la chioma, il pettine o l’agevolatore che scuote i rami, le cassette forate, il frantoio, la pasta, l’olio che esce. E funziona soprattutto in autunno, quando la raccolta è in corso davvero e il bambino non guarda una ricostruzione ma il lavoro in atto.

Le api e il miele

L’azienda dichiara miele di produzione propria e un percorso guidato dedicato al mondo delle api. L’apicoltura è forse l’argomento didattico più efficace che esista in una fattoria, per una ragione precisa: l’alveare è un organismo collettivo che si comporta come se fosse un individuo solo, e questo concetto, che agli adulti richiede una spiegazione, i bambini lo afferrano quasi subito. Una famiglia di api conta decine di migliaia di individui con ruoli definiti, una sola regina che depone, operaie che cambiano mansione con l’età passando dalla pulizia delle celle alla cura della covata, poi alla produzione di cera, poi alla guardia dell’ingresso e infine al bottino esterno, e fuchi che compaiono soltanto nella stagione riproduttiva.

Naturalmente le api pungono, e la gestione della sicurezza in un percorso apistico è materia di chi conduce l’attività. Le arnie si osservano a distanza di sicurezza, con l’accompagnatore che decide fino a dove ci si avvicina; l’osservazione ravvicinata si fa in genere attraverso un telaino protetto o un’arnia didattica con parete trasparente. Chi ha in famiglia una persona allergica al veleno di imenotteri deve segnalarlo prima di prenotare, senza aspettare di trovarsi sul posto: è una precauzione elementare che vale in qualunque fattoria con apiario.

L’orto e il metodo biologico

Il terzo pilastro è l’orto, e l’azienda propone un percorso stagionale dedicato alla scoperta delle colture. Stagionale è la parola chiave: un orto ad aprile e lo stesso orto a ottobre sono due luoghi diversi, con piante diverse, colori diversi e lavori diversi. Nella pianura pontina il clima consente una gamma molto ampia, perché l’inverno è mite e l’acqua non manca; la provincia di Latina produce ortaggi in quantità industriali, dai carciofi alle zucchine ai cocomeri, e detiene una quota enorme della produzione nazionale di kiwi, tutelato dal 2002 da un’indicazione geografica protetta.

Una curiosità su Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

La curiosità riguarda il nome, ed è il genere di dettaglio che nessuno si ferma a considerare perché sembra troppo ovvio. Il girotondo degli animali evoca immediatamente la filastrocca dei bambini, quella del giro giro tondo. Quello che quasi nessuno sa è che si tratta di una delle poche formule dell’infanzia davvero paneuropee, presente con struttura pressoché identica in decine di lingue diverse, e che la spiegazione che quasi tutti ne danno è falsa.

La versione inglese, Ring a Ring o’ Roses, compare stampata per la prima volta a metà Ottocento: una variante si trova nel romanzo The Old Homestead di Ann S. Stephens nel 1855, la versione più nota viene fissata da Kate Greenaway nel volume Mother Goose or the Old Nursery Rhymes del 1881, e nel 1883 William Wells Newell nei suoi Games and Songs of American Children ne raccoglie diverse forme, una delle quali con una melodia fatta risalire al 1790 circa nel Massachusetts. In area tedesca una filastrocca quasi sovrapponibile viene stampata già nel 1796 e confluisce nella celebre raccolta Des Knaben Wunderhorn. In Italia una versione con il verso gira gira rosa risulta registrata a Venezia nel 1874. In Olanda esiste la forma Roze roze meie, con una melodia molto simile a quella inglese. In Svizzera i bambini girano intorno a un cespuglio di rose vero.

E qui arriva la parte che smonta la leggenda. Da qualche decennio circola ovunque la spiegazione secondo cui la filastrocca sarebbe una memoria cifrata della peste: l’anello rosso sulla pelle come primo segno, il mazzetto di fiori in tasca per coprire l’odore, lo starnuto come sintomo e la caduta finale come morte. È una lettura affascinante e completamente priva di fondamento. I due maggiori studiosi mondiali di filastrocche infantili, Peter e Iona Opie, l’hanno demolita indicando quattro obiezioni che non ammettono replica: la spiegazione non compare da nessuna parte prima della metà del Novecento, i sintomi della peste non corrispondono al testo, le versioni più antiche non contengono né lo starnuto né le ceneri, e nelle varianti europee e ottocentesche il verbo che indica la caduta descrive un inchino, cioè una riverenza di chiusura del ballo, e non un crollo.

Che cosa c’entra tutto questo con una fattoria della pianura pontina? C’entra perché il nome scelto dall’azienda mette al centro l’idea del cerchio, e il cerchio è esattamente la forma che assume il ciclo agricolo: si semina, si coltiva, si raccoglie, si torna a seminare; le api escono e rientrano; le olive maturano, cadono, ricrescono. Un girotondo di animali è, senza volerlo, la metafora più esatta di quello che accade dentro un podere. E la lezione metodologica vale anche per gli adulti che accompagnano i bambini: la spiegazione più suggestiva quasi mai è quella giusta, e in campagna come nella storia conviene sempre chiedere a chi lavora davvero prima di raccontare la versione che gira.

I percorsi didattici e come si svolgono

L’azienda pubblica un ventaglio di percorsi piuttosto ampio, e conviene passarli in rassegna uno per uno perché ciascuno ha una logica propria e un pubblico ideale diverso. La premessa comune, dichiarata dall’azienda, è che tutti i percorsi prevedono la degustazione: si assaggia quello che si è visto nascere, ed è la chiusura del cerchio che rende la visita memorabile.

Scopriamo l’orto

È il percorso stagionale dedicato alla scoperta delle colture dell’orto. Cambia completamente a seconda del mese in cui si prenota, e questa è una caratteristica da sfruttare invece che da subire. In primavera si vedono le semine, i trapianti, le prime germinazioni; in estate si vede la produzione piena, con le piante cariche; in autunno si vedono le colture da foglia e la preparazione del terreno per l’inverno. Per una classe che torna due volte nello stesso anno scolastico, una in autunno e una in primavera, il confronto fra le due visite vale più di qualunque lezione teorica.

Impariamo a conoscere l’olio dalla pianta alla nostra tavola

È il percorso identitario dell’azienda, quello che si appoggia direttamente all’uliveto di proprietà e alla denominazione Colline Pontine. Segue la filiera intera. Il momento migliore per prenotarlo è l’autunno, in coincidenza con la raccolta, perché in quel periodo tutto quello che si racconta accade davvero nel podere. Fuori stagione il percorso resta valido ma diventa più narrativo e meno operativo, e vale la pena saperlo in anticipo per non arrivare con aspettative sbagliate.

Le api e il miele

L’azienda lo presenta come percorso guidato per imparare a conoscere il mondo delle api. È quello con il maggiore effetto sorpresa e anche quello che richiede più attenzione organizzativa, per la questione delle allergie e per la gestione delle distanze. La stagione migliore va dalla tarda primavera all’inizio dell’estate, quando la famiglia è al massimo dello sviluppo e l’attività di volo davanti all’ingresso dell’arnia è continua.

Facciamo la pizza, dall’impasto alla cottura in forno a legna

È il percorso che i bambini ricordano più a lungo, e non per ragioni gastronomiche. Impastare è un’attività tattile totale: si affonda la mano nella farina, si sente la pasta cambiare consistenza sotto le dita, si percepisce il calore del lievito che lavora. Poi c’è il forno a legna, che introduce un tema che nelle case moderne è scomparso: il fuoco vero, la legna, il calore che non si regola con una manopola ma spostando la brace. Un bambino che ha steso il proprio disco di pasta e lo ha visto gonfiarsi in ottanta secondi davanti alla bocca del forno ha imparato qualcosa sulla trasformazione degli alimenti che nessuna scheda didattica trasmette. Ha il vantaggio ulteriore di funzionare tutto l’anno e con qualunque tempo, perché si svolge al coperto.

Sentiamo con i piedi, il percorso sensoriale

L’azienda lo descrive come un cammino a piedi nudi su un tracciato naturale, per riconoscere attraverso il tatto materiali diversi: legno, paglia, ciottoli e altro ancora. È il percorso che gli adulti sottovalutano di più e che invece ha il fondamento pedagogico più solido. La pianta del piede contiene una densità altissima di recettori, e nei bambini di città quel canale sensoriale resta quasi sempre inutilizzato perché la scarpa lo isola dal mattino alla sera. Camminare scalzi su superfici che cambiano ogni due metri produce un carico di informazioni che il cervello deve elaborare in tempo reale, con effetti sull’equilibrio, sulla propriocezione e sulla concentrazione. Per i bambini con difficoltà di attenzione è spesso il momento della giornata in cui si vedono i cambiamenti più evidenti.

Il percorso delle erbe aromatiche

Rosmarino, salvia, timo, menta, lavanda, alloro, origano: le aromatiche mediterranee crescono nella pianura pontina senza sforzo e hanno la caratteristica di rilasciare i propri oli essenziali quando si strofina la foglia fra le dita. È un percorso a bassissima soglia di ingresso, adatto anche ai gruppi più piccoli, e collega il campo alla cucina in modo immediato. Una foglia di rosmarino schiacciata e portata al naso è una lezione di botanica completa che dura tre secondi.

Il mondo animale

È il percorso che porta il nome della fattoria, dedicato alla conoscenza ravvicinata degli animali. Conviene arrivarci con un’aspettativa corretta: la conoscenza ravvicinata non significa libero accesso ai recinti, significa avvicinamento guidato, spiegato e regolato, con norme igieniche precise e con il rispetto dei tempi degli animali. Gli animali da cortile hanno reazioni proprie, i più giovani si spaventano, le femmine con i piccoli difendono, e un accompagnatore che conosce i suoi animali sa quando è il momento di lasciare avvicinare un gruppo e quando invece è meglio osservare dalla staccionata.

Le attività ulteriori

L’azienda segnala inoltre serate a tema, notti sotto le stelle e attività per imparare l’inglese. Sono formule che escono dallo schema della mattinata scolastica e aprono a un uso diverso della struttura: il gruppo che si ferma la sera, il campo estivo, il laboratorio linguistico in contesto agricolo. La notte sotto le stelle, in particolare, ha un senso preciso proprio in quel territorio: la campagna pontina, lontana dalle luci del capoluogo, conserva cieli notturni di qualità discreta, e la differenza fra il cielo visto da un balcone di città e il cielo visto da un podere è una scoperta che i bambini non si aspettano.

Tutte queste formule vanno concordate con l’azienda. Numeri dei partecipanti, durata, periodo dell’anno, età dei bambini, presenza di esigenze particolari: sono variabili che determinano l’organizzazione e che nessuna pagina web può fissare in anticipo. I riferimenti ufficiali dell’azienda restano l’unico canale valido per definirle.

Fattoria Didattica Il girotondo degli animali
Gli spazi della Fattoria Didattica Il girotondo degli animali: i percorsi si svolgono all’aperto fra orto, uliveto e recinti degli animali, con l’area attrezzata per il pranzo al sacco e il parco giochi che completano la giornata dei gruppi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

La cosa che nessuno dice riguarda il terreno su cui si cammina, e non è un dettaglio poetico: è la chiave per capire perché questa fattoria esiste e perché fino a un secolo fa non sarebbe potuta esistere. Il podere si trova nell’Agro Pontino, cioè in una delle poche pianure italiane che sono state letteralmente fabbricate dall’uomo in meno di dieci anni. Fino agli anni Venti del Novecento quella pianura era una palude. Non una zona umida pittoresca: una palude malarica, con acqua stagnante, con una popolazione rada che viveva nelle capanne stagionali chiamate lestre e che d’estate risaliva verso i monti per non morire di febbri.

Il problema era antichissimo. I Latini e i Volsci avevano tentato di drenare la zona con canali sotterranei; nel Quattrocento papa Martino V approvò un progetto di bonifica; nel Cinquecento Leonardo da Vinci studiò il sistema idraulico dell’area senza che il suo progetto venisse mai realizzato; alla fine del Settecento papa Pio VI avviò i lavori che produssero il canale noto come Linea Pia, cominciati nel 1777 sotto la direzione dell’ingegnere Gaetano Rappini e proseguiti per una ventina d’anni con migliaia di operai. Nessuno di questi tentativi risolse la questione in modo definitivo, perché il problema non era scavare un canale ma governare un intero sistema idraulico in un territorio che in molti punti si trova sotto il livello del mare.

La soluzione arrivò fra il 1926 e il 1937 con la bonifica integrale. Le cifre di quell’operazione restano impressionanti: cinquantamila lavoratori impiegati, oltre diciotto milioni di giornate lavorative, quattrocentosedici chilometri di strade costruite e duemilatrecentonovantadue case coloniche edificate da zero. Dal 1931 l’Opera Nazionale Combattenti prese in mano il progetto. Il 27 ottobre 1932 arrivarono i primi treni di coloni, in gran parte veneti, friulani, emiliani e romagnoli, ai quali venivano assegnati un podere, una casa, il bestiame e l’assistenza tecnica. Nel 1932 nacque Littoria; negli anni immediatamente successivi Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia, progettate secondo i canoni dell’architettura razionalista.

Ecco il punto che nessuno racconta ai bambini in visita, e che invece è la cosa più interessante di tutte: quel reticolo di strade dritte, quei canali paralleli, quei filari di eucalipti piantati per asciugare il terreno, quelle case coloniche identiche una all’altra a distanza regolare, sono tutti elementi di un progetto unico, disegnato a tavolino e realizzato in pochi anni. La campagna pontina non è cresciuta: è stata costruita. Quando si percorre la strada che porta alla fattoria si attraversa un’opera di ingegneria territoriale, e il podere stesso, con la sua forma regolare e i suoi confini netti, è una tessera di quel disegno.

C’è anche un rovescio della medaglia che merita di essere detto con onestà. La bonifica distrusse un ecosistema unico in Europa. Di quel mondo di acque, di boschi allagati e di avifauna straordinaria resta soltanto quello che il Parco Nazionale del Circeo, istituito nel 1934, riuscì a salvare: la Selva di Terracina, che con i suoi circa tremilatrecento ettari è la più estesa foresta naturale di pianura in Italia, i laghi costieri di Fogliano, Monaci, Caprolace e Paola, la duna litoranea lunga ventidue chilometri. È una beffa perfetta della storia: lo stesso regime che stava prosciugando la palude istituì il parco che ne conservava un frammento. Una famiglia che visita la fattoria al mattino e nel pomeriggio scende al lago di Fogliano compie, senza rendersene conto, il percorso che spiega l’intera vicenda.

E c’è un dettaglio tecnico che vale come chiusura: la pianura pontina resta asciutta soltanto perché ci sono idrovore che pompano via l’acqua giorno e notte, con una potenza installata di oltre quattromila chilowatt, perché in ampie porzioni del territorio l’acqua non può defluire per gravità. Il terreno su cui pascolano le caprette della fattoria è asciutto grazie a un impianto che non si ferma mai. Raccontarlo a un bambino di dieci anni produce un silenzio che vale tutta la visita.

Il consiglio che ti do per visitare Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

Il consiglio principale è uno solo e va detto prima di tutti gli altri: telefonare. Non mandare un messaggio e aspettare, non affidarsi a una prenotazione automatica, non presentarsi al cancello sperando che sia aperto. Una fattoria didattica è un’azienda agricola con un numero limitato di persone che la mandano avanti, e quelle stesse persone che accompagnano i gruppi al mattino nel pomeriggio potano, mungono, raccolgono o sistemano le arnie. La giornata in cui si può accogliere un gruppo va concordata, e il contenuto della visita pure. Una telefonata di cinque minuti risolve in anticipo tutto quello che altrimenti diventa un problema sul posto.

Che cosa chiedere quando si chiama

Ci sono sei domande che conviene preparare prima di comporre il numero. La prima riguarda il percorso: quale fra quelli proposti è disponibile nel periodo scelto, perché l’orto e l’olio seguono le stagioni e le api hanno un calendario proprio. La seconda riguarda la durata effettiva, perché una mezza giornata e una giornata intera richiedono organizzazioni diverse, soprattutto per il pranzo. La terza riguarda il pranzo stesso: se il gruppo porta il sacco, se l’azienda fornisce qualcosa, se il barbecue e il gazebo si possono usare e a quali condizioni. La quarta riguarda l’età dei partecipanti, perché lo stesso percorso raccontato a bambini dell’infanzia e a ragazzi delle medie non è la stessa attività. La quinta riguarda le esigenze particolari: allergie, intolleranze alimentari, difficoltà motorie, bambini che hanno bisogno di accompagnamento. La sesta riguarda l’accesso: come si arriva esattamente, dove si parcheggia, se un pullman può entrare o deve fermarsi fuori.

Come vestirsi e che cosa portare

Scarpe chiuse, sempre, per tutti, senza eccezioni. Non sandali, non ballerine, non scarpe di tela leggera. Il terreno di un podere contiene sassi, radici affioranti, tubi di irrigazione, avvallamenti e deiezioni animali, e nulla rovina una mattinata quanto un bambino che scivola o che si bagna il piede al primo quarto d’ora. Le scarpe devono essere scarpe che si possono sporcare: chi arriva con calzature nuove passerà la visita a preoccuparsene invece di guardare gli animali. Per il percorso sensoriale a piedi nudi serve poi un paio di calzini di ricambio e un asciugamano piccolo, che pesano niente e cambiano l’esperienza.

L’abbigliamento va costruito a strati, perché la campagna pontina ha escursioni termiche mattutine più forti di quelle della città: alle nove del mattino di marzo, con l’umidità che sale dai canali, fa parecchio più freddo di quanto dica il termometro, e alle undici la temperatura è già cambiata. In estate servono cappello e crema solare, perché fra l’orto e i recinti l’ombra è scarsa e il sole della pianura, riflesso dal terreno chiaro, è più aggressivo di quello di città. In inverno serve una giacca impermeabile: il terreno argilloso trattiene l’acqua per giorni dopo una pioggia, e la fanghiglia è parte dell’esperienza.

Gli errori più comuni

Il primo errore è presentarsi senza preavviso. Il secondo è arrivare con l’aspettativa di uno zoo e restare delusi perché gli animali non fanno spettacolo. Il terzo è dare da mangiare agli animali senza chiedere: il cibo che viene dalle tasche dei visitatori è una delle cause principali di problemi digestivi negli animali da cortile, e la dieta la decide chi li alleva. Il quarto è lasciare correre i bambini liberi fra i recinti: un asino o una capra non sono pericolosi, ma un bambino che arriva alle spalle di un animale che non lo ha visto rischia una reazione istintiva.

L’area picnic, il parco giochi e i servizi per famiglie

Fra i servizi dichiarati dall’azienda compaiono un’area verde attrezzata per il picnic con annesso parco giochi, il barbecue, il gazebo, gli ombrelloni e il parcheggio. È un elenco che vale la pena leggere con attenzione perché descrive con precisione il tipo di giornata che la struttura consente.

Perché l’area picnic cambia la visita

Un’area attrezzata per il pranzo al sacco non è un dettaglio logistico, è quello che trasforma una visita di due ore in una giornata. Nella campagna pontina, fuori dai centri abitati, i punti di ristoro sono radi e spesso distanti; senza un posto dove sedersi a mangiare, un gruppo deve rimettersi in automobile a mezzogiorno e la giornata si spezza. Con i tavoli disponibili, invece, il pranzo diventa parte dell’esperienza: si mangia dove si è passata la mattina, i bambini restano nello stesso ambiente, il pomeriggio può proseguire senza spostamenti.

Il barbecue, il gazebo, gli ombrelloni

La presenza del barbecue apre alla formula della giornata fra famiglie o fra amici, che è cosa diversa dalla visita didattica pura. Il gazebo e gli ombrelloni servono a una funzione precisa e molto concreta: creare ombra. In una pianura coltivata a orto e a uliveto giovane l’ombra naturale è scarsa, e fra giugno e settembre, nelle ore centrali, un punto ombreggiato dove far sedere i bambini fa la differenza fra una pausa e un tormento. Chi organizza una visita estiva chieda esplicitamente quanti posti all’ombra ci sono per il numero di persone che porta.

Il parco giochi

Il parco giochi annesso all’area verde ha una funzione che gli adulti spesso non considerano: serve a scaricare. Dopo un percorso didattico in cui si è chiesto ai bambini di stare attenti, di non correre, di ascoltare e di non toccare, mezz’ora di gioco libero è il modo migliore per chiudere la giornata senza che l’ultima mezz’ora di viaggio in automobile diventi complicata. Conviene quindi tenerlo per la fine e non per l’inizio: un gruppo che comincia dallo scivolo è un gruppo che non ascolterà più nulla per il resto della mattina.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che la provincia di Latina produce cibo in quantità enormi. Quello che quasi mai viene detto è quanto quelle quantità siano fuori scala rispetto alla superficie del territorio, e quanto questo dipenda proprio dalla natura artificiale della pianura.

Il dato più clamoroso riguarda il kiwi: l’areale pontino da solo produce circa tre quarti dell’intera produzione nazionale italiana, e l’Italia è storicamente fra i primi produttori mondiali di questo frutto, che pure arriva dall’Asia orientale ed è stato introdotto in Europa in tempi recentissimi. Il kiwi dell’Agro Pontino è tutelato da un’indicazione geografica protetta ottenuta nel 2002. Chi attraversa la pianura per raggiungere la fattoria vede i pergolati dei kiwi senza riconoscerli: sono quelle strutture basse e regolari, con i pali di cemento e i fili tesi, che coprono ettari interi e che d’inverno, spoglie, sembrano scheletri geometrici.

Perché tutto questo conta per chi porta un bambino in una fattoria didattica? Perché colloca la visita in un contesto e le toglie il carattere di parentesi folcloristica. Il podere che si va a visitare non è un residuo di un mondo scomparso conservato per nostalgia: è una piccola unità dentro un sistema produttivo vivo e potentissimo, che rifornisce i banchi dei mercati di mezza Italia. Il bambino che assaggia l’olio o il miele della fattoria non assaggia un souvenir: assaggia un campione di una filiera reale. E la scelta dell’azienda di lavorare in biologico, su due ettari, con una denominazione di origine protetta, va letta esattamente dentro questo quadro: è una scelta di posizionamento in un territorio dove la quantità non manca, e dove quindi la partita si gioca altrove.

C’è poi un corollario che riguarda l’acqua. Tutta questa produzione dipende dal sistema idraulico costruito con la bonifica: canali, argini, chiaviche, idrovore. È un’infrastruttura che richiede manutenzione permanente e che, se si fermasse, riporterebbe la palude in poche stagioni. Quando si guarda un campo di carciofi nella pianura pontina si guarda un equilibrio mantenuto attivamente, non uno stato naturale delle cose. Anche questa è una lezione che una fattoria didattica può dare meglio di qualunque aula.

La foto giusta da fare a Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

La foto giusta non è il primo piano dell’asino e non è il bambino che tiene il coniglio in braccio. Quelle sono le fotografie che tutti portano a casa e che dopo una settimana non dicono più niente. La foto che racconta davvero questo posto si costruisce mettendo insieme due piani: in primo piano il dettaglio agricolo, sullo sfondo la geometria della pianura. Un ramo di olivo carico a fuoco, e dietro, sfocati, il filare regolare degli alberi e la linea dritta del campo che arriva all’orizzonte senza un’increspatura. Quella immagine contiene l’azienda e contiene la bonifica. Serve però la luce bassa, la prima ora del mattino o l’ultima del pomeriggio: a mezzogiorno la pianura si appiattisce, perché non c’è rilievo che generi ombre, mentre con la luce radente i filari disegnano la griglia del podere.

La seconda immagine da cercare è quella delle mani. Mani di bambino nella farina, mani che reggono un telaino, mani che stringono una foglia di rosmarino, piedi nudi sul percorso sensoriale. Sono fotografie che non richiedono il volto, quindi non pongono problemi di consenso quando si tratta di gruppi scolastici, e che restituiscono l’esperienza meglio di qualunque ritratto. La terza, se la stagione la offre, è la rete stesa sotto l’olivo con le olive che la punteggiano: è la sintesi visiva dell’intera filiera.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Parlare di avvenimenti storici avvenuti dentro i confini di un podere di due ettari sarebbe un’operazione forzata, e non la farò. Quello che si può dire con precisione riguarda il territorio in cui il podere si trova, e sono avvenimenti che hanno cambiato la geografia d’Italia.

Il primo è la bonifica integrale, condotta principalmente fra il 1926 e il 1937, con l’Opera Nazionale Combattenti alla guida dell’operazione dal 1931. Prima di quella data l’area era palude malarica; dopo, era pianura coltivabile divisa in poderi assegnati. Il 27 ottobre 1932 arrivarono i primi treni di coloni dal Veneto, dal Friuli, dall’Emilia e dalla Romagna, le famiglie che hanno dato origine alla comunità venetopontina ancora oggi riconoscibile nei cognomi e in certe inflessioni della parlata locale.

Il secondo è la fondazione della città: prima pietra il 30 giugno 1932, inaugurazione il 18 dicembre 1932 con il nome di Littoria. Poi Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia negli anni immediatamente successivi. Nel 1944 il nome divenne Latinia e il 7 giugno 1945 assunse la forma attuale di Latina.

Il quarto è la seconda guerra mondiale. Nel 1944 la pianura pontina fu teatro dello sbarco alleato di Anzio e Nettuno e dei mesi di combattimenti che ne seguirono; le idrovore furono fermate e in alcune aree la palude tornò, con una recrudescenza della malaria che era stata quasi debellata. Il sistema idraulico fu rimesso in funzione nel dopoguerra. Chi vuole approfondire questo capitolo trova materiale al Museo dello Sbarco di Anzio, mentre la vicenda della bonifica e della colonizzazione è raccontata al Museo della Terra Pontina di Latina.

Chi è passato da Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

Da una fattoria didattica passano ogni anno migliaia di persone che non compaiono in nessun elenco: classi di scuola dell’infanzia e primaria, gruppi di centri estivi, comitive di famiglie, compleanni, gruppi parrocchiali, associazioni. Sono loro i visitatori che contano, e l’azienda dichiara esplicitamente di rivolgersi a gruppi di bambini e scolaresche, gruppi privati e famiglie. Non risultano visite documentate di personaggi noti, e inventarle sarebbe sciocco.

Se invece si allarga lo sguardo al territorio, i nomi non mancano. La pianura pontina e i suoi dintorni sono stati attraversati da una quantità notevole di persone che hanno lasciato tracce scritte. Leonardo da Vinci studiò il sistema idraulico delle paludi nel Cinquecento. Papa Pio VI vi impegnò una parte considerevole delle risorse del suo pontificato. Goethe percorse l’Appia lungo il margine delle paludi durante il viaggio in Italia. Nel Novecento, Sabaudia e il litorale pontino sono stati il rifugio estivo di scrittori, registi e intellettuali: Pier Paolo Pasolini vi passò lunghi periodi e Alberto Moravia vi ebbe casa per anni, in quella striscia di dune fra il mare e il lago che allora era quasi deserta.

E poi c’è la categoria che nessuno cita mai e che ha davvero fatto questo paesaggio: le famiglie contadine arrivate in treno nel 1932 e negli anni seguenti, a cui vennero consegnati un podere, una casa e una stalla in un territorio che non conoscevano e in cui molti si ammalarono. Una fattoria didattica dell’Agro Pontino è, che lo dichiari o no, l’erede diretta di quella storia.

Quando andare e quando evitare

La primavera, da marzo a fine maggio, è la stagione migliore in assoluto: il clima regge, l’orto è nel pieno delle semine e dei trapianti, le api sono in piena attività, gli animali hanno spesso i piccoli. È anche il periodo di maggiore richiesta da parte delle scuole, quindi va prenotato con largo anticipo.

L’autunno, da metà settembre a novembre, è la seconda finestra e per il percorso sull’olio è la prima: la raccolta delle olive nella zona si colloca fra ottobre e dicembre, e vedere la raccolta in corso cambia completamente il valore della visita.

L’estate va gestita. Luglio e agosto nella pianura pontina significano caldo umido e sole diretto senza ombra naturale; una visita in quelle settimane funziona soltanto nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio. Le formule serali proposte dall’azienda, come le serate a tema e la notte sotto le stelle, hanno senso proprio in questo periodo.

L’inverno è la stagione più tranquilla e meno frequentata. Il clima della pianura è mite, ma la nebbia mattutina e il terreno fradicio dopo le piogge sono variabili reali. I percorsi al coperto, la pizza in particolare, reggono benissimo anche a gennaio. Il giorno da evitare è quello successivo a una pioggia intensa: il terreno argilloso resta impraticabile per un paio di giorni e la visita perde in comodità quello che non guadagna in nulla.

Cosa c’è intorno a Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

La posizione permette di costruire giornate doppie in quattro direzioni diverse. Verso il mare, a una manciata di chilometri, si trova il Lido di Latina, con la sua spiaggia larga e i suoi stabilimenti; proseguendo lungo la costa si arriva al lago di Fogliano e, più a sud, alla spiaggia di Torre Paola di Sabaudia, alla spiaggia della Bufalara e alla spiaggia di San Felice Circeo, tutte dentro o ai margini del Parco Nazionale del Circeo.

Verso nord si va a Anzio e a Nettuno, con il borgo medievale, la basilica e il Museo dello Sbarco, oppure alla Torre Astura e al boschetto di Torre Astura.

Verso l’interno, ai piedi dei Monti Lepini, si aprono i borghi collinari: Sermoneta con il suo castello, Norma affacciata sulla pianura, Cori con il museo della città e del territorio, Priverno con i suoi musei e il lago di Giulianello. A pochi minuti da Sermoneta si trova il Giardino di Ninfa, che resta una delle visite più memorabili dell’intero Lazio.

Verso sud, infine, la costa prosegue verso la spiaggia di Terracina e le calette di Sperlonga. Per chi cerca invece un’altra giornata di animali con i bambini, nella stessa logica si collocano Zoomarine a Torvaianica e, nella campagna a nord di Roma, Parco Natura La Selvotta e Parco Natura VoloAlto.

Domande veloci su Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

Dove si trova esattamente?

Nella campagna a pochi minuti da Latina, nell’Agro Pontino. L’indirizzo preciso e le indicazioni stradali vanno richiesti direttamente all’azienda: nel reticolo di strade poderali della bonifica il navigatore da solo non basta.

Si può entrare senza prenotare?

La struttura lavora per gruppi di bambini e scolaresche, gruppi privati e famiglie, con attività organizzate. L’accesso e le modalità vanno concordati in anticipo con i gestori.

Quali percorsi si possono fare?

L’azienda propone il percorso dell’orto, quello dell’olio dalla pianta alla tavola, quello sulle api e il miele, il laboratorio della pizza con cottura in forno a legna, il percorso sensoriale a piedi nudi, quello delle erbe aromatiche e quello dedicato al mondo animale, oltre a serate a tema, notti sotto le stelle e attività in lingua inglese. Tutti i percorsi prevedono la degustazione.

Ci sono aree per il pranzo?

L’azienda dichiara un’area verde attrezzata per il picnic con parco giochi, barbecue, gazebo, ombrelloni e parcheggio. Condizioni d’uso e capienza si concordano al momento della prenotazione.

Che cosa produce l’azienda?

Olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta Colline Pontine, miele delle proprie api e ortaggi, tutti da produzione biologica, su una superficie di circa ventimila metri quadrati in parte occupata da uliveto.

È adatta ai bambini molto piccoli?

Le dimensioni contenute e i percorsi sensoriali la rendono praticabile anche con i più piccoli, ma durata e contenuti vanno calibrati e concordati con chi accompagna il gruppo.

A nostro giudizio questa fattoria va giudicata per quello che è: due ettari di campagna pontina, un uliveto che produce un olio a denominazione, un apiario, un orto e una raccolta di animali da cortile, tenuti da persone che con quella terra ci lavorano tutti i giorni. Non offre numeri da grande struttura e non pretende di offrirli. Offre la scala giusta per un bambino fra i quattro e i dieci anni, un racconto agricolo che regge da solo e un contesto territoriale, quello della pianura costruita dall’uomo, che nessun altro luogo d’Italia può raccontare allo stesso modo. Telefonate prima, andate in primavera o in autunno, mettete scarpe chiuse e lasciate ai bambini il tempo di annoiarsi un momento davanti a un recinto: è lì che di solito imparano qualcosa.

Domande frequenti su Fattoria Didattica Il girotondo degli animali

Che cos’è la Fattoria Didattica Il girotondo degli animali?

Il girotondo degli animali è un’azienda agricola in campagna vicino a Latina, nell’Agro Pontino, che affianca all’attività produttiva una funzione didattica per bambini e famiglie. L’azienda coltiva con metodo biologico olio extravergine a denominazione di origine protetta Colline Pontine, miele delle proprie api e prodotti dell’orto, e propone percorsi guidati che si chiudono sempre con una degustazione.

Dove si trova esattamente la fattoria?

La Fattoria Didattica Il girotondo degli animali si trova in campagna a pochi minuti da Latina, nell’Agro Pontino, nel reticolo di strade poderali e consortili disegnato dalla bonifica negli anni Trenta del Novecento. L’indirizzo preciso e le indicazioni stradali vanno richiesti direttamente all’azienda, perché in questa rete di strade il navigatore da solo non basta.

Si può entrare senza prenotare?

No, alla Fattoria Didattica Il girotondo degli animali non si entra senza prenotare. La struttura lavora per gruppi di bambini e scolaresche, gruppi privati e famiglie, con attività organizzate, e il consiglio esplicito dato dall’azienda è di telefonare in anticipo invece di presentarsi al cancello sperando che sia aperto.

Che cosa si può fare al Girotondo degli animali?

Alla Fattoria Didattica Il girotondo degli animali si possono seguire percorsi didattici come Scopriamo l’orto, dedicato alle stagioni delle coltivazioni, oltre a osservare l’uliveto, le api e gli animali dell’azienda. Tutti i percorsi prevedono la degustazione finale dei prodotti dell’azienda, con l’idea di far assaggiare ai bambini quello che hanno visto nascere.

Ci sono spazi per il picnic e i bambini possono giocare?

Sì, la Fattoria Didattica Il girotondo degli animali dichiara fra i propri servizi un’area verde attrezzata per il picnic con annesso parco giochi, oltre a barbecue, gazebo, ombrelloni e parcheggio, pensati per rendere la visita una giornata intera e non solo una tappa breve.

Quando è il periodo migliore per andare al Girotondo degli animali?

La primavera, da marzo a fine maggio, è la stagione migliore per visitare la Fattoria Didattica Il girotondo degli animali: il clima regge, l’orto è nel pieno delle semine, le api sono attive e gli animali hanno spesso i piccoli. È anche il periodo di maggiore richiesta da parte delle scuole, quindi conviene prenotare con largo anticipo. L’autunno è la seconda finestra consigliata.

Che cosa c’è vicino alla fattoria?

Vicino alla Fattoria Didattica Il girotondo degli animali, verso il mare, si trova il Lido di Latina, con la sua spiaggia larga e gli stabilimenti balneari. Proseguendo lungo la costa si arriva al lago di Fogliano e, più a sud, alla spiaggia di Torre Paola di Sabaudia e alla spiaggia di San Felice Circeo, dentro o ai margini del Parco Nazionale del Circeo.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata nell’Agro Pontino, con accompagnatore turistico abilitato e trasporto incluso, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari per famiglie nel Lazio trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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