Parco Natura La Selvotta (Formello)

Il Parco Natura La Selvotta si trova a Formello, in via della Selvotta 25, dentro il perimetro del Parco di Veio, a una manciata di chilometri dal Grande Raccordo Anulare e a poco più di venti dal centro di Roma. Non è uno zoo, non è un agriturismo e non è un parco pubblico: risulta una struttura privata gestita da un’associazione senza scopo di lucro, nata dalla passione di una famiglia, la famiglia Garruto, per la natura e per gli animali dell’Italia centrale. Si estende su una decina di ettari di campagna tufacea affacciata sulla valle del Cremera, e la sua ragione sociale dichiarata è la divulgazione: far capire come funziona un ecosistema, quali animali lo abitano, perché alcune specie che qui si vedono da vicino fuori di qui quasi non si vedono più. Chi arriva aspettandosi un recinto con i cartelli e un percorso da fare in autonomia trova invece un’altra cosa: un’associazione che apre le porte a chi si associa o sottoscrive una tessera giornaliera, su prenotazione, e che accompagna i visitatori con una persona che parla, spiega e risponde. È un modello diverso da quello dei grandi giardini zoologici, e conviene saperlo prima di mettersi in macchina. Nel giro di pochi chilometri, per chi vuole costruire una giornata intera, si trovano anche la Valle del Sorbo e la Cascata dell’Inferno, due dei posti più belli di tutto il settore settentrionale della campagna romana.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Parco Natura La Selvotta (Formello)
Parco Natura La Selvotta (Formello): la campagna tufacea di Formello, dentro il Parco di Veio, con i prati e le siepi che fanno da cornice ai percorsi didattici dell’associazione. È il paesaggio classico dell’alto Lazio interno, dove il bosco di cerro e carpino si alterna al pascolo e ai coltivi.

Dove si trova Parco Natura La Selvotta (Formello) e come ci si arriva davvero

Formello è un comune di quasi quattordicimila abitanti a nord ovest di Roma, sulle propaggini meridionali dei Monti Sabatini, in quella fascia di territorio che il Parco regionale di Veio ricopre per circa il settanta per cento della superficie comunale. Il Parco Natura La Selvotta occupa un settore di questa campagna, in via della Selvotta, una strada laterale che si stacca dalla viabilità principale del comune e scende verso la valle. La distanza dal centro di Roma, misurata da piazza Venezia, oscilla fra i venti e i venticinque chilometri a seconda del percorso; dal Grande Raccordo Anulare si tratta di una quindicina di chilometri scarsi. Detta così sembra vicinissimo, e in effetti lo è, ma il traffico della Cassia e della Flaminia nelle ore di punta sa allungare i tempi in modo sorprendente.

In auto: Cassia bis, Flaminia e le strade interne di Formello

La strada più rapida da Roma passa per la Cassia bis Veientana, la superstrada che collega il Grande Raccordo Anulare a Monterosi correndo parallela alla vecchia Cassia. Si prende l’uscita per Formello e da lì si scende verso il paese seguendo le indicazioni; l’ultimo tratto si percorre su strade comunali e vicinali strette, con curve e qualche tratto senza marciapiede, quindi conviene rallentare. Chi arriva dal quadrante nord est della città può usare la via Flaminia fino a Prima Porta e poi risalire verso Sacrofano e Formello, un percorso più lento ma più bello, che attraversa la campagna veiente vera e propria.

Le distanze utili da tenere a mente sono queste: dal Raccordo, uscita Cassia bis, si parla di venti minuti in condizioni normali; dall’aeroporto di Fiumicino si tratta di poco più di quaranta chilometri passando per il Raccordo; da Ciampino la distanza supera i cinquanta. Chi arriva da nord, dalla Tuscia o dal lago di Bracciano, scende dalla Cassia oppure taglia da Anguillara Sabazia e Cesano, ma su quest’ultimo itinerario le strade sono minori e i tempi si dilatano.

Il parcheggio è quello della struttura e delle sue pertinenze. Non risulta un’area di sosta pubblica attrezzata nelle immediate vicinanze, quindi vale la regola di buon senso di tutte le strutture private in campagna: si posteggia dove indicano, senza occupare accessi ai fondi agricoli e senza bloccare le carreggiate strette, che qui servono anche ai trattori.

Con i mezzi pubblici: la realtà, senza girarci intorno

Formello è servita dalle autolinee extraurbane Cotral che collegano Roma, Saxa Rubra e Ponte Milvio con i comuni della Cassia e della Flaminia. La ferrovia regionale FL3 Roma Viterbo ha una stazione a La Giustiniana e una a Sacrofano, entrambe a distanze che con l’autobus si coprono, ma con tempi lunghi e con frequenze che nel fine settimana si diradano parecchio. Il punto delicato è l’ultimo tratto: dal centro di Formello alla via della Selvotta il trasporto pubblico locale non è pensato per i visitatori, e camminare lungo strade di campagna senza banchina, con i bambini al seguito, non è un’idea che mi sento di consigliare.

La mia opinione, dopo molte visite in questo quadrante, è semplice: il Parco Natura La Selvotta va raggiunto in auto. Se non avete l’auto, la soluzione realistica è un taxi o un noleggio con conducente dalla stazione più vicina, oppure accodarsi a una visita organizzata. Le scolaresche infatti arrivano quasi sempre in pullman, e quello resta il modo più comodo di arrivare qui senza mezzo proprio.

Il contesto: il Parco di Veio tutto intorno

Va detto con chiarezza perché si fa confusione: il Parco di Veio è un’area naturale protetta regionale che comprende un triangolo di territorio delimitato grosso modo dalla via Flaminia a est, dalla via Cassia a ovest e dalla provinciale Campagnanese a nord. Dentro questo triangolo si trovano boschi, forre tufacee, corsi d’acqua, coltivi, casali e uno dei complessi archeologici etruschi più importanti d’Italia. Il Parco Natura La Selvotta è una struttura privata che si trova dentro quel perimetro: non è una porta d’ingresso ufficiale del parco regionale, non è un centro visite dell’ente, e le due cose vanno tenute separate. Chi cerca i sentieri liberi dell’area protetta deve rivolgersi all’ente parco; chi cerca l’esperienza guidata con gli animali si rivolge all’associazione.

Che cosa è davvero Parco Natura La Selvotta (Formello): un’associazione, non un giardino zoologico

Questa distinzione è la chiave di tutto. Il Parco Natura La Selvotta nasce come associazione senza scopo di lucro, costruita intorno a un progetto interamente rivolto alle tematiche della natura. La formula giuridica non è un dettaglio burocratico: determina il modo in cui si entra, il modo in cui si visita e il modo in cui si pagano le attività. L’accesso risulta riservato agli associati e a chi sottoscrive una tessera giornaliera, e la visita avviene su prenotazione. Non si arriva, si compra un biglietto alla cassa e si gira per conto proprio: si contatta prima la struttura, si concorda un giorno e un orario, e si viene accompagnati.

Chi è abituato ai grandi parchi faunistici europei, con la biglietteria automatica e il percorso a senso unico, all’inizio lo trova scomodo. Dopo mezza giornata capisce che il modello ha una logica precisa. L’associazione ha scelto deliberatamente una strada diversa rispetto ad altre iniziative analoghe sul territorio nazionale: privilegia le attività che portano il visitatore a una conoscenza sviluppata sul campo, attraverso il contatto diretto con gli animali e con l’ambiente. Tradotto: si vede meno vetro e più mano, meno pannelli e più voce di chi quegli animali li cura ogni giorno.

La didattica come attività principale

La quota maggiore del lavoro della Selvotta è didattica, e il pubblico di riferimento sono le scuole. La struttura dichiara di accogliere oltre centocinquanta istituti all’anno, per un totale che si aggira intorno ai millecinquecento bambini, con percorsi formativi calibrati sull’età dei partecipanti. Non è un numero enorme in assoluto, ed è esattamente questo il punto: la capienza contenuta permette gruppi piccoli e un rapporto diretto fra l’operatore e i ragazzi. Chi ha portato una classe in un grande parco faunistico sa che cosa succede quando trenta bambini si trovano davanti a una vetrata insieme ad altre trecento persone. Qui la scala è un’altra.

Il percorso tipo prevede l’incontro con i rapaci, la visita alla fattoria e un tratto dedicato alla storia del territorio, perché sotto e intorno a questi campi passa una delle opere idrauliche etrusche più notevoli del Lazio. Le attività cambiano con la stagione e con l’età del gruppo, e vengono concordate al momento della prenotazione: non esiste un programma unico valido tutto l’anno, ed è corretto che sia così, perché gli animali non seguono un calendario scolastico.

Le famiglie nel fine settimana

Oltre alle scuole, il parco apre alle famiglie, tipicamente nei fine settimana e sempre con prenotazione. La formula è quella della tessera giornaliera, con condizioni differenziate fra adulti, bambini e persone con disabilità. Quote, orari e giorni di apertura cambiano nel tempo e vengono aggiornati direttamente dall’associazione: l’unico modo serio di saperli è chiederli ai canali ufficiali prima di partire, scrivendo o telefonando. Il sito dell’Associazione Parco Natura La Selvotta resta il riferimento per il contatto diretto, e la prenotazione telefonica è il metodo che funziona meglio, perché permette di spiegare quanti siete, di che età, e che cosa vi interessa vedere.

La fattoria, il centro rapaci, le tartarughe e il settore etrusco

Il parco risulta organizzato in settori tematici, e ciascuno ha una sua funzione precisa dentro il progetto complessivo. Non li descrivo come un elenco di gabbie, perché non è quello che sono, ma come quattro modi diversi di guardare lo stesso territorio.

La fattoria

La parte di fattoria raccoglie gli animali domestici della tradizione rurale dell’Italia centrale. È la sezione che funziona meglio con i bambini piccoli, perché il contatto è diretto e immediato e non richiede spiegazioni complicate. È anche la sezione che, dal mio punto di vista, ha il valore culturale meno ovvio e più profondo: molte razze rustiche italiane sono scomparse o quasi, sostituite da linee selezionate per la produttività, e vedere da vicino animali che i nostri nonni davano per scontati è un esercizio di memoria oltre che di zoologia. La cura quotidiana di questi animali è una delle attività di routine dell’associazione, insieme alla riproduzione, che serve a mantenere il ceppo genetico di specie ormai rarefatte sul territorio nazionale.

Il centro rapaci

Il settore dedicato ai rapaci è quello che colpisce di più i visitatori, e anche quello che richiede la maggiore competenza da parte di chi lo gestisce. L’associazione si occupa dell’addestramento dei rapaci, e alcuni esemplari nati nel parco vengono addestrati al volo: volano e poi rientrano sul guanto. Chi non ha mai visto un rapace lavorare da vicino di solito sottovaluta la scena. Non è uno spettacolo circense: è un rapporto costruito su settimane di lavoro quotidiano, sul peso dell’animale controllato ogni giorno, su un linguaggio di richiami e di gesti che il falconiere e l’uccello condividono. Quando un poiana o un gufo attraversano dieci metri d’aria e si posano a un palmo dalla vostra faccia, il silenzio che si crea fra i presenti è la cosa più interessante della giornata.

Sulla falconeria si discute, e ha senso discuterne. La pratica è antichissima, documentata in Europa dall’alto medioevo e codificata da Federico II di Svevia nel trattato De arte venandi cum avibus, e nel contesto moderno ha assunto due funzioni principali: la didattica e il controllo faunistico negli aeroporti e nelle aree agricole. Chi la osserva per la prima volta con occhio critico farà bene a guardare le condizioni degli animali, gli spazi, il modo in cui vengono maneggiati. Nel caso della Selvotta la finalità dichiarata è divulgativa e di conservazione, con particolare attenzione alla riproduzione di specie in difficoltà.

Le tartarughe

Il settore delle tartarughe merita una riga in più di quanto di solito gli si dedica. Le testuggini terrestri e palustri italiane sono fra gli animali più maltrattati dalla buona fede: comprate come animali da compagnia, tenute male, rilasciate in natura quando diventano ingombranti, con conseguenze pesanti sugli equilibri locali. La testuggine palustre europea, in particolare, è messa in difficoltà dalla concorrenza delle specie esotiche liberate nei corsi d’acqua. Una sezione dedicata serve a spiegare esattamente questo, e la spiegazione vale più di dieci cartelli.

Il settore etrusco e il piccolo museo

Il quarto settore è quello che nessuno si aspetta in un parco faunistico, ed è la ragione per cui la Selvotta si racconta come una visita fra natura e storia. Sotto questa campagna passa un sistema di cunicoli e canalizzazioni etrusche di lunghezza notevole, e la struttura include nel percorso la visita a un tratto di acquedotto etrusco che presenta come il più lungo e importante del Lazio. Nel parco è stato allestito anche un piccolo museo naturalistico, con nidi di uccelli, uova di rapaci notturni e diurni e reperti vari raccolti sul territorio. Non è un museo nel senso istituzionale del termine, con vetrine climatizzate e cataloghi scientifici: è una collezione didattica, che serve a far toccare con mano la differenza fra il guscio di un barbagianni e quello di una poiana.

Parco Natura La Selvotta (Formello)
Parco Natura La Selvotta (Formello): gli spazi aperti della struttura, dove si svolgono i percorsi didattici e le dimostrazioni di volo dei rapaci. Il fondo è naturale, con dislivelli e tratti erbosi: scarpe chiuse e suola con presa sono la scelta giusta in qualunque stagione.

Una curiosità su Parco Natura La Selvotta (Formello)

La curiosità riguarda il mese di marzo, e vale la pena raccontarla per intero perché cambia il senso della visita. Marzo è il periodo delle nascite. Chi arriva alla Selvotta in quelle settimane trova i piccoli appena nati, e questo non è soltanto un motivo di tenerezza: è un’occasione didattica che nessun documentario sostituisce. I nidiacei dei rapaci, in particolare, attraversano in poche settimane una trasformazione talmente rapida da risultare quasi incredibile a chi non l’ha mai osservata.

Il consiglio operativo che ne discende è questo: se andate a marzo, mettete in conto di tornare a maggio. Lo stesso animale che a marzo era un batuffolo cieco, due mesi dopo è un esemplare con il piumaggio quasi completo, con occhi che mettono a fuoco, con una postura riconoscibile. Vedere il prima e il dopo sullo stesso individuo è un’esperienza che i bambini ricordano per anni, e che agli adulti spiega meglio di qualunque lezione il concetto di ciclo biologico. Alcuni degli ultimi nati vengono poi avviati all’addestramento, e questo significa che il bambino che ha visto il piccolo nel nido in primavera può ritrovare lo stesso animale in volo, sul guanto del falconiere, in una visita successiva.

L’acquedotto etrusco sotto Formello e la civiltà dell’acqua

Qui bisogna allargare lo sguardo, perché senza questo capitolo non si capisce dove ci si trova. Il territorio fra Formello, Isola Farnese e Campagnano è il cuore dell’antico ager veientanus, cioè il contado della città etrusca di Veio. Veio era una metropoli, non un villaggio: gli autori latini la chiamano pulcherrima urbs, città bellissima, e fra il settimo e il sesto secolo avanti Cristo fu uno dei centri più potenti dell’Etruria meridionale. Controllava i septem pagi sulla riva destra del Tevere e le saline alla foce del fiume, cioè le due risorse che facevano la ricchezza dell’area.

Cinquanta chilometri di cunicoli

Il dato che colpisce chiunque si occupi di questa zona è la quantità di opere idrauliche sotterranee. Nel territorio veientano sono stati censiti circa cinquanta chilometri di cunicoli scavati nel tufo, realizzati per drenare i terreni, regolare il deflusso delle acque e portare acqua dove serviva. Non si tratta di acquedotti monumentali come quelli romani, con le arcate che attraversano la campagna: si tratta di gallerie sotterranee, scavate a mano nel banco di tufo, con pozzi di aerazione a intervalli regolari e pendenze calcolate con una precisione che, considerando gli strumenti disponibili, risulta impressionante.

Il Ponte Sodo e il Cremera

L’opera più famosa del sistema è il Ponte Sodo, che nonostante il nome non è un ponte ma una galleria artificiale scavata nella roccia, lunga una settantina di metri e larga circa tre, realizzata per far passare sotto il colle il corso del Cremera ed evitare che le piene allagassero i terreni a valle. È un pezzo di ingegneria idraulica di duemilacinquecento anni fa che funziona ancora, e che si può vedere percorrendo l’area archeologica di Veio.

Il Cremera, il torrente che nasce dai Sabatini e scende verso il Tevere attraversando questa campagna, è lo stesso corso d’acqua che modella la Valle del Sorbo e che, più a valle, precipita nel salto della Cascata dell’Inferno. È il filo che lega tutti i posti di cui parlo in queste righe: la Selvotta, la valle, la cascata, l’area archeologica. Un solo torrente, un solo bacino, una sola storia.

La guerra di dieci anni

La fine di Veio merita di essere raccontata perché è uno dei momenti fondativi della storia di Roma. Nel 406 avanti Cristo Roma iniziò un assedio che durò dieci anni, un impegno militare talmente prolungato da costringere la città, per la prima volta nella sua storia, a istituire una retribuzione per i soldati: fino a quel momento si combatteva stagionalmente e si tornava ai campi. Nel 396 Marco Furio Camillo espugnò la città, secondo la tradizione facendo scavare un cunicolo sotterraneo che passava sotto le mura. Che il dettaglio sia storico o leggendario, il fatto che la tradizione romana attribuisca la caduta di Veio proprio a una galleria scavata nel tufo dice quanto quel sistema di cunicoli fosse identitario per questo territorio.

Prima ancora, nel 477, sulle rive del Cremera si era consumata la battaglia in cui la gens Fabia venne quasi interamente annientata dai Veienti. Trecentosei Fabi, secondo la tradizione, caduti in una sola giornata in una roccaforte che dominava la valle. Il nome del torrente che scorre sotto questi campi porta con sé quel racconto.

Dove è finita la statua

Il santuario di Portonaccio, presso una sorgente di acqua sulfurea ai margini dell’antica città, ospitava il gruppo statuario in terracotta di cui fa parte l’Apollo di Veio, attribuito allo scultore Vulca, il solo artista etrusco di cui le fonti latine conservino il nome. Quella statua oggi si trova al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma. Chi visita la Selvotta e vuole chiudere il cerchio dovrebbe mettere in programma una mattina a Villa Giulia: guardare il volto sorridente dell’Apollo dopo aver camminato sul territorio che lo ha prodotto è un’esperienza diversa dal guardarlo a freddo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Parco Natura La Selvotta (Formello)

La cosa che non trovate scritta quasi da nessuna parte riguarda la natura stessa della visita, e il modo in cui questo cambia le aspettative di chi arriva. Non si entra a piacimento. Non esiste un orario continuato in cui la struttura risulta aperta al pubblico generico, con la biglietteria che stacca i tagliandi. L’accesso avviene su prenotazione e attraverso l’adesione all’associazione o la sottoscrizione di una tessera giornaliera. Questo significa che una famiglia che decide la domenica mattina di andare a vedere i rapaci rischia di trovare il cancello chiuso.

La seconda cosa che nessuno dice è che la durata della visita non la decidete voi. Essendo accompagnata, segue il ritmo dell’operatore e del gruppo. Chi si aspetta di poter passare mezz’ora davanti allo stesso recinto a fotografare rimarrà frustrato; chi accetta il ritmo guidato porta a casa molte più informazioni di quante ne avrebbe raccolte girando da solo. È uno scambio, e conviene saperlo prima.

La terza riguarda il terreno. Il parco si sviluppa su campagna reale, con fondo naturale, erba, terra battuta, dislivelli. Dopo una pioggia il terreno tiene l’acqua, come tutti i suoli argillosi e tufacei di questa fascia, e diventa scivoloso. Ho visto famiglie arrivare con le scarpe da città e passare l’intera visita a preoccuparsi di dove mettere i piedi invece di guardare gli animali. Scarpe chiuse con suola scolpita, sempre, in qualunque stagione. E d’estate, cappello: l’ombra nei settori aperti è discontinua e il sole della campagna romana fra mezzogiorno e le quattro non perdona.

La quarta, e per me la più importante: questo è un posto piccolo. Chi confronta il Parco Natura La Selvotta con il Bioparco di Roma, che è un giardino zoologico storico con collezioni vaste e strutture museali, resterà deluso dalle dimensioni. Il paragone corretto è un altro: la Selvotta appartiene alla famiglia delle fattorie didattiche e dei centri di educazione ambientale, come la Fattoria Didattica Il girotondo degli animali o C’era Una Volta, con in più una specializzazione forte sui rapaci che la avvicina al Parco Natura VoloAlto. Misurata con il metro giusto, la valutazione cambia completamente.

Il consiglio che ti do per visitare Parco Natura La Selvotta (Formello)

Il consiglio principale è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: telefonate prima. Non scrivete soltanto una mail e non affidatevi a quello che leggete in giro, comprese queste righe, per stabilire orari e condizioni. Chiamate, dite quante persone siete, di che età, che giorno avete in mente e che cosa vi interessa. In cinque minuti di conversazione otterrete informazioni più precise e più aggiornate di quante ne trovereste in un’ora di ricerche. Le strutture piccole a gestione familiare funzionano così, e pretendere che funzionino come un parco divertimenti è un errore di prospettiva.

Costruite la giornata intorno alla visita, non solo sulla visita

Il secondo consiglio riguarda la pianificazione. Una visita alla Selvotta occupa una parte della giornata, non tutta. Il modo migliore di usarla è incastrarla in un itinerario più ampio nel Parco di Veio. La combinazione che propongo più spesso ai gruppi che accompagno è questa: mattina alla Selvotta, pranzo a Formello o in un agriturismo della zona, pomeriggio alla Valle del Sorbo con la passeggiata al santuario della Madonna del Sorbo. Chi ha gambe e abbigliamento adatti può sostituire il pomeriggio con la discesa alla Cascata dell’Inferno, che è più impegnativa e richiede attenzione, soprattutto con i bambini e dopo le piogge.

La stagione giusta

Il terzo consiglio riguarda il calendario. Se lo scopo è vedere i cuccioli, marzo. Se lo scopo è il comfort della giornata, aprile, maggio, settembre e ottobre sono i mesi migliori: temperature gestibili, campagna verde, luce buona. Luglio e agosto in questa fascia di territorio significano caldo secco e sole verticale, gestibili solo la mattina presto. L’inverno ha il vantaggio dei cieli tersi e degli spazi vuoti, ma il fango dopo le piogge cambia parecchio l’esperienza, e le attività all’aperto risentono del freddo.

Con i bambini: la regola dei tre no

Il quarto consiglio è per chi porta bambini, che poi è il pubblico principale. Tre cose da evitare. Primo: non promettete ai bambini che vedranno un animale specifico. Gli animali non sono attrazioni programmate, e una giornata storta di un rapace è una giornata storta anche per il falconiere. Secondo: non portateli affamati o stanchi. Una visita guidata di un paio d’ore richiede attenzione, e un bambino esausto non ascolta. Terzo: non lasciateli avvicinare agli animali senza il via libera dell’operatore, mai, nemmeno agli animali di fattoria che sembrano mansueti. Un becco o uno zoccolo fanno male anche quando l’intenzione non c’era.

Che cosa mettere nello zaino

Il quinto consiglio è pratico. Acqua, sempre, anche d’inverno. Scarpe chiuse con suola scolpita. Un cambio per i bambini, perché in campagna ci si sporca e questo fa parte del gioco. Cappello e crema solare da aprile a settembre. Un repellente per gli insetti nei mesi caldi, perché i tafani della campagna romana hanno un carattere difficile. E una macchina fotografica vera, se ne avete una: per i rapaci in volo il telefono raccoglie poco, e ci arrivo fra poche righe.

Il Parco di Veio intorno: la valle, la cascata e i mulini

Il territorio che circonda il Parco Natura La Selvotta è, a mio parere, uno dei più sottovalutati dell’intera provincia di Roma. Lo dico dopo anni passati ad accompagnare gruppi anche in posti molto più celebri: qui il rapporto fra qualità del paesaggio e affollamento risulta fra i migliori del Lazio.

La Valle del Sorbo

La Valle del Sorbo è una forra tufacea solcata dal Cremera, con pascoli, boschi ripariali e un fondovalle largo dove i cavalli allo stato brado sono uno spettacolo abituale. Nel punto più suggestivo, su uno sperone roccioso, si trova il santuario della Madonna del Sorbo, un antico complesso conventuale la cui festa si celebra il martedì dopo Pasquetta e richiama ancora una partecipazione popolare notevole. La passeggiata dal fondovalle al santuario è breve e adatta a quasi tutti, il che la rende il complemento naturale di una mattina alla Selvotta.

La Cascata dell’Inferno

Più a valle, il Cremera precipita in un salto dentro una gola stretta e ombrosa: è la Cascata dell’Inferno, uno di quei posti che quando li si raggiunge la prima volta sembrano fuori scala rispetto alla campagna che li circonda. La discesa richiede attenzione, calzature adeguate e un minimo di allenamento; dopo le piogge il fondo diventa insidioso e la portata del torrente cambia in fretta. È una meta da adulti e da ragazzi grandi, non da passeggino.

I mulini e la cascata della Mola

Lungo i fossi del Parco di Veio si contano i resti di diversi mulini ad acqua, che per secoli hanno macinato il grano della campagna veientana sfruttando i salti naturali del tufo. Nei pressi di uno di questi si trova la cascata della Mola, che si articola in due salti, il secondo dei quali raggiunge una ventina di metri. È un pezzo di archeologia industriale preindustriale, se il termine si può usare, che racconta come funzionava l’economia di questa campagna prima che Roma se la mangiasse con l’espansione edilizia del Novecento.

La fauna del parco regionale

Dal punto di vista naturalistico il Parco di Veio ospita boschi mesofili e mesotermofili, con cerro, acero e carpino nero a dominare i versanti. La fauna comprende cinghiale, volpe, daino, istrice, e negli ultimi anni sono state documentate presenze di lupo, coerentemente con la ripresa della specie su tutta la dorsale appenninica e le sue propaggini. Fra gli uccelli si contano picchi e numerosi passeriformi; nelle acque dei fossi vivono salamandre e tritoni, mentre fra i rettili si trovano serpi, lucertole e testuggini. È un elenco che spiega perché una struttura come la Selvotta abbia senso proprio qui: gli animali che si vedono nel parco didattico sono, in buona parte, gli stessi che vivono nei boschi intorno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che Formello è il paese della Lazio. Nel territorio comunale si trova il centro sportivo della Società Sportiva Lazio, dove la prima squadra si allena e dove hanno sede gli uffici del club. Lo sanno tutti i tifosi, lo sanno tutti i giornalisti sportivi, e il nome del comune compare nelle cronache calcistiche italiane con una frequenza che nessun altro comune di tredicimila abitanti può vantare.

Quello che si cita di rado è la conseguenza culturale di questo fatto. Per decenni Formello è stata, nell’immaginario di chi vive a Roma, soltanto quello: il posto dove si allena la Lazio. Il paese vero, con la sua chiesa di San Lorenzo di età altomedievale, con la chiesa di San Michele Arcangelo citata dal 1236, con il Palazzo Chigi che era degli Orsini prima di passare ai Chigi, è rimasto in ombra dietro un centro sportivo. E questo ha avuto un effetto paradossalmente positivo: nessuno ha mai pensato a Formello come a una meta turistica, e quindi il paese non ha subito la trasformazione che ha snaturato altri borghi del Lazio. Ci si arriva e si trova un centro storico vivo, con residenti veri, negozi di quartiere, fontane storiche alimentate dalle sorgenti Carissima e Tre Cannelle.

C’è un secondo fatto che i romani danno per scontato senza pensarci: Formello e tutto questo quadrante costituiscono il territorio dove Roma ha combattuto la sua prima guerra lunga, quella che l’ha trasformata da villaggio fra i villaggi latini a potenza regionale. La conquista di Veio nel 396 avanti Cristo raddoppiò di colpo il territorio romano. Ogni volta che si guida sulla Cassia bis si attraversa il campo di battaglia che ha reso possibile tutto il resto, e nessun cartello lo segnala.

Terzo fatto: la storia feudale. Formello fu concessa in feudo agli Orsini nel 1279 e rimase loro fino al 1661, quando la famiglia vendette il feudo ai Chigi. Sono le due dinastie che hanno disegnato mezzo Lazio. Il cardinale Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII, fece edificare qui la Villa Chigi Versaglia, il cui nome tradisce l’ambizione del committente: Versaglia come Versailles. Chi conosce Palazzo Farnese a Caprarola o le residenze dei Castelli riconosce immediatamente la logica: la nobiltà romana usava la campagna come specchio del potere cittadino.

La foto giusta da fare a Parco Natura La Selvotta (Formello)

La foto che tutti provano a fare è il rapace in volo. La foto che quasi nessuno porta a casa è il rapace in volo. Vale la pena spiegare perché e come rimediare, perché qui la differenza fra un ricordo e uno scatto decente si gioca su tre parametri.

I rapaci: tempi rapidi e messa a fuoco continua

Un rapace che attraversa dieci metri d’aria si muove troppo in fretta perché un telefono riesca a congelarlo con nitidezza, soprattutto in condizioni di luce non perfetta. Chi ha una macchina fotografica con controlli manuali dovrebbe impostare tempi di almeno un millesimo di secondo, meglio un duemillesimo, alzando la sensibilità quanto serve: il rumore digitale si tollera, il mosso no. La messa a fuoco va impostata in modalità continua, con il punto di fuoco al centro, e conviene seguire l’animale con la macchina già in movimento invece di aspettarlo fermi. Chi ha solo il telefono ha comunque una carta: la modalità raffica. Dieci scatti consecutivi danno una probabilità ragionevole che almeno uno sia a fuoco.

Il ritratto sul guanto

La foto più facile e spesso la più bella è il ritratto ravvicinato dell’animale posato sul guanto del falconiere. Qui il soggetto è fermo, la distanza è minima e anche un telefono recente produce un risultato eccellente. Il consiglio è di scendere all’altezza dell’occhio dell’animale invece di fotografarlo dall’alto: cambia completamente il carattere dell’immagine. E mettete a fuoco sull’occhio, sempre. In un ritratto animale, se l’occhio è nitido tutto il resto si perdona.

I bambini e gli animali di fattoria

La terza foto è quella che finirà davvero nell’album di famiglia: il bambino che tocca un animale per la prima volta. Qui la tecnica conta poco e il tempismo conta tutto. Non chiedete al bambino di guardare in camera: la foto buona è quella in cui guarda l’animale. Restate a distanza, usate uno zoom se ce l’avete, e lasciate che la scena accada. Le fotografie in cui i bambini posano davanti a un recinto sono tutte identiche e tutte dimenticabili.

Il paesaggio, che nessuno fotografa

L’ultima foto è quella che il novanta per cento dei visitatori non fa, e sbaglia: il paesaggio intorno. La campagna di Formello nella luce bassa del tardo pomeriggio, con i profili morbidi delle colline sabatine e le macchie scure del bosco, è uno dei paesaggi rurali più fotogenici del Lazio. Un’ora prima del tramonto la luce diventa calda e radente e i volumi del terreno si leggono. Girate le spalle agli animali per cinque minuti e guardate dove vi trovate.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il territorio in cui si trova il Parco Natura La Selvotta ha una densità di avvenimenti storici che poche campagne italiane possono eguagliare. Li elenco in ordine cronologico, perché il filo si capisce solo così.

La preistoria e la nascita di Veio

Le tracce di frequentazione umana in questa fascia di territorio risalgono alla preistoria, favorite dall’abbondanza di acqua, dalla facilità di scavo del tufo e dalla fertilità dei suoli vulcanici. Fra il nono e l’ottavo secolo avanti Cristo i villaggi villanoviani sparsi sul pianoro si aggregano nella città che i Romani chiameranno Veio: uno dei processi di sinecismo meglio documentati dell’Etruria meridionale.

477 avanti Cristo: la battaglia del Cremera

Sulle rive del torrente che attraversa questa campagna la gens Fabia, che si era assunta in proprio il compito di presidiare il confine contro Veio, viene annientata. La tradizione romana ha trasformato l’episodio in uno dei racconti fondativi dell’etica repubblicana: una famiglia intera che si sacrifica per lo Stato. Gli storici moderni discutono i numeri, non il fatto.

406 avanti Cristo: comincia l’assedio

Roma avvia l’assedio di Veio, che durerà dieci anni. Le altre città etrusche, divise e diffidenti, rifiutano di intervenire in soccorso. La durata del conflitto obbliga Roma a introdurre lo stipendium, la paga per i soldati: una rivoluzione organizzativa che getta le basi dell’esercito professionale dei secoli successivi.

396 avanti Cristo: la caduta della città

Marco Furio Camillo espugna Veio. Il territorio romano raddoppia. La popolazione veiente viene dispersa e l’area, nei secoli successivi, si spopola progressivamente fino a diventare campagna quasi disabitata, punteggiata da ville rustiche romane come quella di Campetti.

780: la rinascita medievale

Dopo secoli di abbandono, papa Adriano I fonda in questa zona un insediamento agricolo, una di quelle domuscultae con cui il papato altomedievale ripopolava e rimetteva a coltura la campagna romana. È l’atto di nascita di Formello come comunità stabile.

1279: gli Orsini

Formello viene concessa in feudo agli Orsini, una delle due grandi famiglie baronali romane. Ci resteranno quasi quattro secoli, fortificando il borgo e costruendo il palazzo che ancora oggi domina la piazza.

1661: i Chigi

Gli Orsini vendono il feudo ai Chigi, la famiglia senese salita al soglio pontificio con Alessandro VII. Il palazzo passa di mano e prende il nome nuovo. Il cardinale Flavio Chigi fa costruire la Villa Chigi Versaglia, residenza di villeggiatura di gusto secentesco.

Novecento: il centro sportivo e il parco regionale

Nel Novecento la campagna intorno a Roma cambia natura. Formello resta agricola più a lungo di altri comuni della cintura, protetta dalla distanza e dalla conformazione del terreno. Negli anni Novanta si insedia il centro sportivo della Lazio, che porta al paese una notorietà nazionale di tipo del tutto nuovo. Poco dopo la Regione Lazio istituisce il Parco regionale di Veio, che vincola una quota altissima del territorio comunale e ne congela di fatto il consumo di suolo. È in questo contesto che nascono e si sviluppano realtà come il Parco Natura La Selvotta: strutture private che scelgono la divulgazione naturalistica come attività, in un territorio che la tutela ambientale ha protetto dall’edificazione.

Chi è passato da Parco Natura La Selvotta (Formello)

Le persone che sono passate da questa campagna si dividono in tre categorie, e vale la pena percorrerle tutte e tre.

I nomi della storia antica

Marco Furio Camillo, il dictator che espugnò Veio e che la tradizione chiama secondo fondatore di Roma, ha operato esattamente qui. Lo scultore Vulca, l’unico artista etrusco di cui le fonti latine conservino il nome, lavorava a Veio: le sue terrecotte arrivavano fino al tempio di Giove Capitolino a Roma. I trecentosei Fabi caduti sul Cremera sono passati di qui e non sono tornati. Sono nomi che non compaiono su nessuna targa nei dintorni della Selvotta, ma il territorio è quello.

I nomi della storia moderna

Gli Orsini e i Chigi hanno amministrato questo feudo per settecento anni complessivi. Il cardinale Flavio Chigi, nipote del papa, è la figura che ha lasciato il segno architettonico più visibile. Papa Adriano I, con la fondazione dell’insediamento altomedievale, è il responsabile remoto dell’esistenza stessa del paese.

Chi passa oggi

La terza categoria è quella che riguarda più da vicino il Parco Natura La Selvotta, ed è fatta di persone di cui nessuno scriverà mai il nome. Millecinquecento bambini all’anno, secondo i numeri dichiarati dall’associazione, e oltre centocinquanta scuole. Significa che nell’arco di un decennio sono passati di qui più di diecimila ragazzi dell’area romana. Molti di loro hanno visto il primo rapace della loro vita in questo posto, hanno toccato per la prima volta la lana di una pecora, hanno capito che le uova non nascono nel cartone del supermercato.

E ci sono i tifosi della Lazio, che arrivano a Formello per ragioni completamente diverse e che in larga maggioranza ignorano di trovarsi a pochi minuti d’auto da una delle campagne archeologicamente più dense del Lazio. Ogni tanto qualcuno se ne accorge, e quando succede è sempre una piccola soddisfazione.

Quando andare a Parco Natura La Selvotta (Formello) e quando evitarlo

La stagionalità di questo posto è più marcata di quanto sembri, e non dipende solo dal meteo.

Marzo e aprile: il periodo migliore

Marzo è il mese delle nascite, e questo da solo basterebbe. Ad aprile la campagna di Formello raggiunge il suo massimo: prati verdi, fioriture, temperature fra i quindici e i venti gradi, giornate che si allungano. La settimana dopo Pasqua ha in più la festa della Madonna del Sorbo, il martedì successivo a Pasquetta, che è un evento popolare autentico e vale una deviazione se combinate le due mete.

Maggio e giugno: la seconda finestra

Maggio conserva i vantaggi di aprile con giornate ancora più lunghe, e permette di vedere la crescita degli animali nati a marzo. Giugno comincia a scaldare, ma le mattine restano perfette. Da metà giugno in poi conviene prenotare le fasce orarie più fresche.

Luglio e agosto: da gestire

Il caldo della campagna romana interna fra le undici e le diciassette è serio, e l’ombra nei settori aperti risulta discontinua. Una visita in piena estate va fatta la mattina presto o nel tardo pomeriggio, con acqua abbondante e cappello. Agosto ha in più il problema della chiusura estiva che molte strutture a gestione familiare osservano: un’altra ragione per telefonare prima invece di presentarsi.

Settembre e ottobre: la stagione dimenticata

Per me la finestra più sottovalutata dell’anno. Il caldo si spezza, la luce diventa dorata, i boschi del Parco di Veio cambiano colore fra la fine di ottobre e novembre, e i visitatori si diradano. Se dovessi scegliere un solo fine settimana per un adulto senza bambini, sceglierei il primo di ottobre.

Inverno: cieli tersi e fango

Da novembre a febbraio la campagna è vuota e i cieli, dopo il passaggio delle perturbazioni, diventano di una limpidezza che d’estate non si vede mai. Il rovescio della medaglia è il terreno: dopo le piogge il fondo naturale diventa pesante e scivoloso. Le attività all’aperto risentono del freddo e del vento, e le giornate corte comprimono i tempi. Resta una stagione praticabile, ma richiede abbigliamento adeguato e una buona dose di flessibilità.

Quando evitare

Evitate senza esitazione le giornate immediatamente successive a piogge intense, per una questione di sicurezza e di comfort, e le giornate di vento forte, perché le attività di volo con i rapaci dipendono dalle condizioni atmosferiche e possono essere sospese. Evitate anche i giorni in cui avete poco tempo: questo è un posto che richiede di rallentare, e chi arriva con il cronometro in mano se ne va senza aver capito niente.

Cosa si trova intorno a Parco Natura La Selvotta (Formello)

Il vero valore di questa zona è la densità di cose da vedere in un raggio di venti chilometri. Ecco come le organizzo quando costruisco un itinerario.

Dentro il Parco di Veio

Oltre alla Valle del Sorbo e alla Cascata dell’Inferno, l’area protetta comprende l’area archeologica di Veio con il Ponte Sodo e il santuario di Portonaccio, i resti della villa romana di Campetti, la rete dei sentieri lungo i fossi e le antiche mole. La pagina generale del Parco di Veio raccoglie il quadro d’insieme.

I borghi della zona

A breve distanza si trovano alcuni fra i borghi più interessanti del quadrante nord di Roma. Castelnuovo di Porto, con la sua rocca Colonna, domina la valle del Tevere. Calcata, arroccata su uno sperone di tufo sopra la valle del Treja, è uno dei borghi più fotografati del Lazio e il punto di accesso naturale al Parco Valle del Treja. Più a nord, Nepi con le sue forre e la sua rocca, e Sutri con l’anfiteatro scavato nel tufo e il Parco Naturale Regionale dell’Antichissima Città di Sutri.

I laghi

Verso ovest si apre il sistema dei laghi vulcanici sabatini, tutelati dal Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano. Il Lago di Bracciano è il maggiore, con i tre paesi rivieraschi di Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano. Il Lago di Martignano, più piccolo e senza strade sulle rive, è il posto dove i romani vanno quando vogliono acqua dolce senza cemento. Più a nord la Riserva di Monterano conserva un borgo abbandonato che sembra una scenografia e che, in effetti, ha ospitato molti set cinematografici.

Le altre mete per famiglie

Chi costruisce un fine settimana intorno a esperienze per bambini può mettere in fila il Parco Natura VoloAlto, la Fattoria Didattica Il girotondo degli animali e la fattoria didattica C’era Una Volta. Verso il litorale si trova l’Oasi di Castel di Guido, mentre sul versante nord orientale della città si apre la Riserva Naturale della Marcigliana.

In città, per chiudere il cerchio

Due mete romane completano il discorso. Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove si trova l’Apollo di Veio, è la tappa obbligata per chi ha camminato sul territorio veientano. Il Museo civico di Zoologia, vicino al Bioparco, è il complemento naturale di una giornata passata a guardare animali vivi. E per chi ama camminare, la Via Francigena attraversa questo quadrante del Lazio scendendo verso Roma.

Domande veloci su Parco Natura La Selvotta (Formello)

Il Parco Natura La Selvotta è un parco pubblico?

No. Risulta una struttura privata gestita da un’associazione senza scopo di lucro, situata dentro il perimetro del Parco regionale di Veio ma indipendente da esso. L’accesso avviene su prenotazione e attraverso l’adesione all’associazione o la sottoscrizione di una tessera giornaliera.

Si può andare senza prenotare?

La prenotazione è prevista. Presentarsi senza aver concordato giorno e orario significa rischiare di trovare il cancello chiuso. La telefonata preventiva è il modo corretto di organizzare la visita.

Quanto costa?

Le condizioni economiche sono differenziate fra adulti, bambini e persone con disabilità e cambiano nel tempo. Le tariffe vigenti si chiedono direttamente all’associazione, che è l’unica fonte affidabile in materia.

Che animali si vedono?

La struttura dichiara di ospitare oltre cento specie fra animali di fattoria, rapaci e testuggini. La composizione cambia nel tempo, per nascite, cessioni e scambi con altre strutture, quindi conviene chiedere che cosa si trova nel periodo in cui pensate di andare invece di partire con un elenco in testa.

Quanto dura la visita?

La visita è accompagnata e la durata dipende dal percorso concordato e dalla composizione del gruppo. Mettete in conto una porzione consistente di mezza giornata e organizzate il resto della giornata di conseguenza.

È adatto ai bambini piccoli?

Il pubblico principale sono proprio i bambini, e i percorsi vengono calibrati sull’età. Il terreno però è campagna vera, con fondo naturale e dislivelli: il passeggino non è lo strumento adatto, e per i più piccoli conviene lo zaino portabimbo.

È accessibile alle persone con disabilità?

L’associazione prevede condizioni dedicate alle persone con disabilità, ma il fondo naturale del terreno pone limiti oggettivi che variano da settore a settore. Chi ha esigenze specifiche deve segnalarle al momento della prenotazione, così da concordare un percorso praticabile.

Quando nascono i cuccioli?

Il mese indicato dalla struttura è marzo. Chi visita in quel periodo vede i piccoli appena nati e, tornando a distanza di un paio di mesi, può seguirne la crescita.

Si può arrivare con i mezzi pubblici?

Teoricamente sì, combinando ferrovia regionale e autolinee Cotral fino a Formello, ma l’ultimo tratto verso via della Selvotta non è servito in modo utile. L’auto resta il mezzo realistico, oppure il pullman per i gruppi organizzati.

Che differenza c’è fra il Parco Natura La Selvotta e il Parco di Veio?

Il Parco di Veio è un’area naturale protetta regionale che copre decine di migliaia di ettari fra la Cassia e la Flaminia, con sentieri liberi e siti archeologici. Il Parco Natura La Selvotta è una struttura privata di educazione ambientale che si trova dentro quel territorio. Due cose diverse, con gestioni diverse e regole di accesso diverse.

Vale la pena con un adulto senza bambini?

Dipende da che cosa cercate. Chi si interessa di falconeria, di conservazione delle specie o di storia del territorio veientano trova materia. Chi cerca un’attrazione spettacolare la troverà piccola. La mia risposta onesta: per un adulto senza bambini, la Selvotta funziona come tappa dentro una giornata nel Parco di Veio, non come meta unica.

Il giudizio complessivo, dopo molte giornate passate ad accompagnare gruppi in questo quadrante della campagna romana, è che il Parco Natura La Selvotta vada valutato per quello che dichiara di essere: un progetto didattico familiare, di dimensioni contenute, costruito intorno all’idea che la conoscenza della natura passi dal contatto diretto e non dalla vetrina. Misurato con il metro dei grandi parchi faunistici europei sembrerà poca cosa. Misurato con il metro giusto, cioè quello dei centri di educazione ambientale che tengono in vita competenze rare su un territorio protetto, risulta una delle realtà più solide del nord di Roma. E il contorno, il Parco di Veio con le sue forre, i suoi cunicoli etruschi e la sua cascata, è il motivo per cui vale la pena salire fin quassù anche senza bambini al seguito.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata nel Parco di Veio, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari nella campagna a nord di Roma trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com. Per chi ragiona in giornate fuori città c’è la guida alle migliori gite di un giorno da Roma, mentre chi vuole capire come organizzare un viaggio in Italia con i bambini trova il quadro completo nella guida dedicata alle vacanze in Italia con i bambini.

RiassuntoIl Parco Natura 'La Selvotta' onlus alle porte di Roma (circa 15 km) si trova a Formello in via della Selvotta 25, e ha lo scopo di divulgare la conoscenza della flora, della fauna e dell'ecosistema in genere dell'Italia centrale, in particolare del Parco di Veio su cui poggia.
TagsLa SelvottaLa Selvotta (Formello)Parco NaturaParco Natura FormelloParco Natura La SelvottaParco Natura La Selvotta (Formello)Parco naturaleRiserva naturale

Contact Information

IndirizzoVia della Selvotta, 25, 00060 Formello RM, Italia 60
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →