Parco Naturale dei Monti Aurunci

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci ha la sua sede operativa in Viale Glorioso 10, a Campodimele (LT), CAP 04020: telefono 0771 598114 e 0771 598130, posta elettronica info@parcoaurunci.it. L'ingresso al Parco Naturale dei Monti Aurunci è libero e gratuito, perché si tratta di un territorio aperto di 19.374 ettari e non di un recinto con biglietteria: si paga semmai il parcheggio nei borghi, il pasto in trattoria e la benzina. Si arriva in auto da Roma con la SS 148 Pontina o con la SS 7 Appia in direzione Terracina, Fondi e Formia; da Napoli con la SS 7 quater Domiziana verso Mondragone e poi la SS 7 Appia; dall'autostrada A1 con le uscite di Cassino, Ceprano e Pontecorvo. In treno si scende a Formia sulla linea Roma Napoli, con una media di due convogli l'ora per direzione e un tempo di percorrenza di poco superiore all'ora da entrambe le città; sulla stessa linea servono anche le stazioni di Fondi Sperlonga e di Itri. Gli autobus per i paesi interni partono da Formia, da Cassino e da Frosinone, con corse pensate per i residenti più che per gli escursionisti: orari e coincidenze vanno controllati sul sito dell'Ente Parco prima di partire, perché la domenica il servizio si dirada parecchio.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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La catena a cui appartiene questa area protetta la raccontiamo per esteso nella guida sui Monti Aurunci, che resta il punto di partenza naturale per chi vuole capire dove finisce il Lazio marittimo e dove comincia la montagna.

Parco Naturale dei Monti Aurunci
Parco Naturale dei Monti Aurunci

Che cosa è il Parco Naturale dei Monti Aurunci

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci è un parco naturale regionale, istituito dalla Regione Lazio con la legge regionale n. 29 del 6 ottobre 1997. La sua estensione è di 19.374 ettari e il suo ambito territoriale abbraccia due province, Frosinone e Latina. L'Ente gestore si chiama Ente Parco Monti Aurunci e ha codice fiscale 90023880595, con posta certificata parcomontiaurunci@pec.regione.lazio.it e indirizzo istituzionale parcomontiaurunci@regione.lazio.it.

Un dettaglio che vale la pena fissare subito: il Parco Naturale dei Monti Aurunci è il parco più meridionale del sistema delle aree protette del Lazio. Non è un primato da targa, è una chiave di lettura. Qui la montagna appenninica finisce dentro il mare: dalla vetta si guardano contemporaneamente le faggete e il Golfo di Gaeta, e in poche decine di minuti di macchina si passa dalla lecceta alla spiaggia. Nessun altro parco laziale offre questa compressione di paesaggi.

I comuni del Parco Naturale dei Monti Aurunci

I comuni compresi nel perimetro sono dieci. In provincia di Frosinone: Ausonia, Esperia, Pico e Pontecorvo. In provincia di Latina: Campodimele, Fondi, Formia, Itri, Lenola e Spigno Saturnia. Dieci municipalità che parlano dialetti diversi fra loro, con una frattura linguistica e culturale netta fra il versante interno, agricolo e continentale, e il versante marittimo, votato alla pesca e agli agrumi.

I monumenti naturali gestiti dall'Ente Parco

L'Ente Parco Monti Aurunci amministra sette siti protetti, e questo è uno degli aspetti meno noti dell'intera vicenda. Oltre al parco regionale, la sua competenza copre cinque Zone Speciali di Conservazione della rete europea Natura 2000, il Monumento naturale Montecassino e il Monumento naturale Collina di San Cristoforo. Due monumenti naturali ricadenti nei territori di Fondi, Lenola e Vallecorsa coprono insieme 244 ettari. In pratica, la stessa struttura che gestisce le faggete del Petrella custodisce anche la collina su cui sorge l'Abbazia di Montecassino: la si visita come luogo di fede e di storia militare, quasi mai la si guarda come sito naturalistico tutelato, e invece lo è.

La geologia del Parco Naturale dei Monti Aurunci

I Monti Aurunci sono la porzione sud occidentale della piattaforma carbonatica laziale abruzzese, una struttura che si estende per circa 1.230 chilometri quadrati. L'assetto che vediamo oggi è il risultato di eventi distribuiti lungo un arco temporale di circa 150 milioni di anni, dal Giurassico al Paleocene. Tradotto per chi cammina: la roccia bianca e scheggiata su cui si posa lo scarpone è un fondale marino sollevato, fatto di gusci e di fanghi calcarei compattati.

Da quella composizione discende tutto il resto. Il calcare si scioglie con l'acqua, e il territorio del Parco Naturale dei Monti Aurunci presenta morfologie carsiche importanti: doline, alcune di grandi dimensioni, cavità e grotte di elevato valore ambientale. È la ragione per cui sui pianori sommitali non si incontrano torrenti: l'acqua se ne va di sotto e riappare a quota bassa, nelle sorgenti che hanno fatto la fortuna di Formia e dei suoi orti. Chi sale in estate deve farsene una ragione e portarsi tutta l'acqua da valle, perché le fontane in quota sono poche e stagionali.

Il risultato visivo sono le grandi sassaie chiare, le pendici asciutte e brulle coperte da cespugli radi e da erba scarsa, che agli occhi di un escursionista abituato all'Appennino verde risultano quasi nordafricane. È un paesaggio che non piace a tutti. A me sì, e molto: è l'unico posto del Lazio in cui si cammina su un altopiano bianco con il mare azzurro trecento metri sotto la scarpa.

Le cime del Parco Naturale dei Monti Aurunci

Geograficamente si tratta di un massiccio appartenente alla più ampia catena dei Volsci, di cui gli Aurunci fanno parte insieme ai Lepini e agli Ausoni. Il gruppo si sviluppa nel tratto più meridionale della costa laziale, a est della piana di Fondi e alle spalle di Gaeta, Formia, Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano. Gli Aurunci costituiscono un punto di transizione fra gli Appennini centrali e quelli meridionali, e la transizione si legge nella flora prima ancora che nella roccia.

Monte Petrella, il tetto del Parco Naturale dei Monti Aurunci

Monte Petrella tocca i 1.533 metri ed è la cima più alta dell'intero gruppo. Dalla vetta, in giornata limpida, lo sguardo copre il Golfo di Gaeta, le isole pontine e la dorsale appenninica interna. La faggeta lo accompagna a partire dai 1.200 metri circa, insieme al vicino monte Faggeto, che dal faggio prende il nome. È una montagna che va rispettata: il dislivello dal versante di Esperia supera i mille metri e il crinale finale, sotto vento, è meno amichevole di quanto suggerisca la quota modesta.

Monte Sant'Angelo e Monte Ruazzo

Monte Sant'Angelo raggiunge i 1.404 metri e porta nel nome la firma del culto micaelico, quello di San Michele Arcangelo, che in tutto il Mezzogiorno si è installato sulle alture e dentro le grotte. Monte Ruazzo, 1.314 metri, è la montagna dei pastori di Formia: ci si sale attraverso una zona di grande interesse geologico, fra doline, grotte e sorgenti, e dalla cima si domina un pianoro chiamato Valle di Sciro che sembra disegnato con il compasso.

Monte Redentore, Monte Altino e la statua sul Golfo

La cima del Redentore è il balcone più famoso del Parco Naturale dei Monti Aurunci. Sorge sul versante meridionale di Monte Altino e la sovrasta una statua del Redentore collocata lassù nel 1900, visibile dalla città di Formia e dal mare aperto. Non è un monumento di grande qualità artistica, e chi ci arriva aspettandosi un capolavoro resta deluso. Il punto non è la statua: è il fatto che sotto di lei ci sono ottocento metri di vuoto e poi il Tirreno.

Monte Fuga e Monte Maio

Chiudono l'elenco delle cime maggiori Monte Fuga, 953 metri, e Monte Maio, 940 metri. Quote basse, che però si affacciano sulla valle del Liri e sul fronte interno: sono le montagne che nell'inverno fra il 1943 e il 1944 si trovarono dentro il sistema difensivo tedesco, e la loro storia militare pesa quanto la loro storia naturale.

La flora del Parco Naturale dei Monti Aurunci

Il territorio del Parco Naturale dei Monti Aurunci è uno dei più ricchi del Lazio dal punto di vista floristico: sono state censite oltre 1.900 specie, fra cui endemismi e varietà esclusive dell'Italia centrale e meridionale, alcune molto rare, come la Corydalis pumila. Per dare la misura: una manciata di ettari di montagna calcarea ospita quasi un quinto della flora italiana.

Le orchidee selvatiche del Parco Naturale dei Monti Aurunci

Sono presenti oltre cinquanta specie di orchidee selvatiche, fra cui la Ophrys lacaitae e la Ophrys promontorii, la Ophrys bombyliflora, la serapide cuoriforme e l'orchidea maggiore, a cui si aggiunge una ventina di ibridi naturali. Il genere Ophrys funziona per inganno sessuale: il labello della fioritura imita per forma, colore e profumo la femmina di un insetto pronubo, il maschio tenta l'accoppiamento e se ne va coperto di polline. Sono fioriture minuscole, alte quanto una mano, e bisogna camminare con gli occhi bassi per vederle. La stagione buona va da aprile a fine maggio sui pascoli aridi, un poco più tardi in quota.

Opinione netta, e valga come avvertimento: le orchidee spontanee non si raccolgono e non si spostano per fare la fotografia più pulita. Una Ophrys lacaitae calpestata da chi cercava l'inquadratura è un danno che quel pascolo non recupera nella stessa stagione.

Boschi, faggete e leccete

La vegetazione del Parco Naturale dei Monti Aurunci presenta insieme aspetti mesofili, con cerro, carpino nero, orniello e carpino orientale, e aspetti xerofili, con leccio e foresta a sughera. Ampi pascoli xerici a prevalenza di Bromus erectus occupano i pianori, mentre nell'area più interna si estendono importanti superfici boschive: leccete, boschi di carpino e di querce mesofile, e la faggeta a partire dai 1.200 metri sui monti Petrella e Faggeto. I boschi misti di querce e aceri rivestono i versanti di monte Le Pezze e monte Trina e ospitano, secondo la stagione, elleboro, bucaneve, anemone e ciclamino. Nei boschi di roverella compare l'olivella, elemento vegetale caratteristico di questa zona.

La macchia mediterranea del versante a mare

Il versante meridionale, quello che digrada verso il Tirreno, cambia completamente registro: qui dominano le specie tipiche della gariga e della macchia mediterranea. Lungo il tracciato dell'Appia antica si incontrano ginestre, alberi di Giuda e mirto; sulle pietraie di quota, fra i cespugli bassi di salvia ed elicriso, spuntano fioriture come la Campanula tanfanii, la Scabiosa crenata e il Linum alpinum. Camminare in primavera sul versante sud del Parco Naturale dei Monti Aurunci significa attraversare, in un'ora di salita, una sequenza di climi che altrove richiederebbe seicento chilometri di viaggio.

Monti Aurunci
Monti Aurunci

La fauna del Parco Naturale dei Monti Aurunci

La fauna del Parco Naturale dei Monti Aurunci comprende alcune specie endemiche, fra cui l'artropode Campodea, sottogenere Monocampa, aurunca e il coleottero Scotonomus auruncus, e specie di particolare interesse naturalistico come il tritone italiano. Sono presenti anche specie più diffuse: la testuggine, la salamandrina dagli occhiali, la rana italica, il biacco, la biscia dal collare, il cervone, il ramarro, le lucertole e la vipera. Gli anfibi censiti sono nove specie. Fra gli insetti merita una citazione la rosalia alpina, coleottero azzurro e nero legato ai faggi vecchi, protetto dalla direttiva europea sugli habitat.

I mammiferi e il ritorno del lupo

Fra i mammiferi vivono qui la faina, l'istrice, il ghiro, il tasso, la volpe, il moscardino, il cinghiale, la donnola, la lepre selvatica, la martora e il gatto selvatico. Negli ultimi anni è stato constatato il ritorno di alcuni esemplari di lupo, animale che da tempo era scomparso da queste montagne. Il rientro del lupo non è un fatto folcloristico: segnala che la catena alimentare regge, che gli ungulati sono abbondanti e che la continuità fra Aurunci, Ausoni e Appennino interno funziona ancora come corridoio. Il territorio ospita inoltre ventuno specie di chirotteri, alcune molto rare, favorite dalle grotte carsiche che bucano il calcare.

Rapaci e avifauna del Parco Naturale dei Monti Aurunci

L'avifauna è composta da 121 specie, di cui 80 nidificanti. Una ricerca recente ha censito come nidificanti sette specie di rapaci diurni e cinque di rapaci notturni. Fra i notturni si incontrano la civetta, il gufo, il barbagianni, l'allocco e l'assiolo; fra i diurni il falco pellegrino, la poiana, lo sparviero, il lodolaio, il biancone e il gheppio. Fra i passeriformi vanno cercati la monachella e il picchio muraiolo, quest'ultimo una specie di farfalla con il becco che gioca sulle pareti verticali; fra i corvidi, il corvo imperiale, che si riconosce dal verso roco e dal volo a rombo. La parete calcarea quasi verticale chiamata Roccia Laolatra, sul percorso del Redentore, è uno dei punti migliori per osservare gheppio e falco pellegrino in caccia.

I pesci dei corsi d'acqua

Nei corsi d'acqua sono rappresentate la rovella, Rutilus rubilio, e il cavedano, Squalius squalus, entrambi endemiti italiani. La lampreda di ruscello, Lampetra planeri, la trota macrostigma, Salmo cettii, e la cagnetta, Salaria fluviatilis, un tempo presenti, risultano invece estinte in questo comprensorio. È una perdita che va detta con chiarezza: la fauna ittica è la parte più fragile del sistema e la prima a pagare le captazioni idriche e l'inquinamento di fondovalle.

I sentieri del Parco Naturale dei Monti Aurunci

La rete escursionistica del Parco Naturale dei Monti Aurunci è una delle più fitte del Lazio: dal solo territorio di Itri si diramano cinquantadue percorsi segnati, e Campodimele ne conta oltre cinquanta fra piedi e bicicletta. La segnaletica è quella del Club Alpino Italiano, orizzontale e verticale. Qui di seguito i percorsi che consiglio per primi, con i dati dichiarati dall'Ente gestore.

CAI 960, dal Rifugio Pornito alla cima del Redentore

Partenza dal Rifugio di Pornito, in territorio di Formia; arrivo alla cima del Redentore. Quattro chilometri, 570 metri di dislivello in salita e 230 in discesa, un'ora e trenta di cammino, difficoltà E, cioè escursionistica. Il sentiero risale il versante meridionale di Monte Altino attraverso pietraie brulle affacciate sul Golfo di Gaeta, con bassi cespugli di salvia ed elicriso. Lungo la salita, una deviazione sulla destra porta alla chiesa di San Michele incastonata nella roccia; si passa poi per la Sella Sola e si arriva sotto la statua. Periodo consigliato da marzo a ottobre. È il percorso che darei a chiunque venga qui per la prima volta.

CAI 963, da Polleca a Monte Petrella

Si parte dal bivio di Polleca, nel comune di Esperia, e si sale alla vetta del Monte Petrella: 7,3 chilometri, 1.031 metri di dislivello in salita e 137 in discesa, tre ore e trenta, difficoltà EE, riservata a escursionisti esperti. Il tracciato segue il vecchio tratturo comunale che d'estate permetteva ai pastori di raggiungere le mandrie. Dopo una sterrata iniziale si risale il Canale Scaricati fra boschi di carpino nero e faggeta, si toccano i pianori di Morroncelli e la cisterna Cupa, si prosegue sul crinale di Serra Capriola fra faggi e conifere e si arriva in vetta. Periodo consigliato da marzo a ottobre. Non è una gita: è una salita seria, con poca acqua e nessun riparo.

CAI 956, dal Rifugio Acquaviva a Monte Ruazzo

Tre chilometri e mezzo, 580 metri in salita e 81 in discesa, tre ore e trenta, difficoltà E. Si parte dall'area della sorgente presso il Rifugio Acquaviva, in territorio di Formia, e si sale verso destra in una zona di grande interesse geologico, fra doline, grotte e sorgenti. Dopo la lecceta e gli arbusteti a salvia si raggiunge la sella di Monte Mesole, si attraversa la faggeta su un pianoro carsificato bucato da numerose doline, si tocca la grotta del Fosso di Fabio e si affronta l'ultimo tratto ripido fino in vetta, con vista sul Golfo di Gaeta, sull'Appennino e sul pianoro della Valle di Sciro. Marzo ottobre la finestra buona.

CAI 949, da contrada Raino al Santuario della Madonna della Civita

Due chilometri e sei, 385 metri di dislivello, un'ora, difficoltà E. Si parte dalla località Raino di Itri e si risale il versante meridionale di Monte Fusco fra i cespugli profumati della macchia mediterranea, con l'ultimo tratto dentro la lecceta, fino al piazzale del santuario. Dalla terrazza lo sguardo abbraccia il Golfo di Gaeta, il promontorio del Circeo, la piana e i laghi di Fondi, il monte Vele e il monte Ruazzo. C'è una fontana sul piazzale, tavoli e panchine vicino al parcheggio basso; il percorso non è accessibile a sedie a rotelle né a passeggini e non dispone di ausili per ipovedenti. Si cammina tutto l'anno, ed è l'unico dei grandi percorsi del Parco Naturale dei Monti Aurunci che regge anche a gennaio.

CAI 925, la Via Appia antica nella valle di Sant'Andrea

Due chilometri e quattro, 147 metri di dislivello in salita e 13 in discesa, un'ora, difficoltà T, la più bassa della scala: turistica. Si percorre a piedi e in bicicletta, fra Itri e Fondi, dentro la valle di Sant'Andrea. Il tratto conserva segmenti di basolato originale sostenuti da imponenti muraglioni poligonali e attraversa antiche stazioni di servizio, resti di ville, grandi cisterne per l'acqua, un ponte rinascimentale sul rio Sant'Andrea e un forte napoleonico costruito sopra un antico tempio di Apollo. Area picnic con tavoli e panchine sul lato di Fondi, nessun servizio igienico e nessun punto acqua. Si cammina tutto l'anno. Per la cronaca tecnica: il tratto recuperato misura circa tre chilometri, la carreggiata basolata è larga quattro metri e venti, con marciapiedi e parapetti laterali, e i terrazzamenti di sostegno raggiungono i nove o dodici metri di altezza, con tecniche costruttive diverse fra loro che denunciano più fasi di restauro antico.

Il Bike Park dei Monti Aurunci

Chi preferisce le ruote ha a disposizione un circuito di 22 chilometri con quattordici percorsi, undici dei quali single track, segnalati con frecce e pensati per bambini, ragazzi e adulti; la difficoltà complessiva dichiarata è E. Il bike park si sviluppa fra la Piana di Sant'Onofrio, a Campodimele, e la Valle Vona, a Pico. Si accede da Campodimele prendendo la strada verso il convento di Sant'Onofrio, oppure da Pico attraverso la località Greci o la SR 82. I tracciati attraversano boschi misti di querce e noccioli, terrazzamenti agricoli abbandonati e ruderi storici, con panorami che a nord aprono sulla valle del Liri e sull'Appennino e a sud sulla piana di Fondi e sul Tirreno.

Monti Aurunci
Monti Aurunci

Uomo e territorio: che cosa hanno costruito quassù

Fino al 1860 questa fu terra di confine fra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio, e nel Settecento la frontiera passava letteralmente fra un versante e l'altro. L'economia si reggeva sul latifondo e sulla mezzadria, con braccianti stagionali e coloni come figure principali fino ai primi del Novecento. Le comunità di montagna vivevano di pastorizia e di caseificazione, con una particolarità che distingue gli Aurunci da gran parte dell'Appennino: qui si preferì la stanzialità alla transumanza lunga, perché il pascolo d'inverno lo si trovava a un'ora di mulattiera, verso il mare.

Gli abitanti hanno modellato il versante con i terrazzamenti e con i muri a secco che qui si chiamano macere, costruiti soprattutto per l'olivo e per la vite. Le valli carsiche, fertili e chiuse, erano i campi buoni. I comuni costieri, Fondi, Itri e Formia, unirono agricoltura intensiva, pastorizia e mestieri del mare; l'interno si specializzò in altro. Ad Ausonia si sviluppò l'estrazione del marmo di Coreno, oggi documentata dal Museo della Pietra; a Pontecorvo la coltivazione del tabacco generò una forma di agricoltura quasi industriale, raccontata dal Museo del Tabacco.

Santuari, processioni e mestieri scomparsi

Sul piano religioso il territorio del Parco Naturale dei Monti Aurunci ruota intorno a due poli: il santuario della Madonna del Piano, presso Ausonia, e il santuario della Madonna della Civita, sopra Itri. La transumanza religiosa, cioè lo spostamento stagionale delle statue dei santi, faceva parte integrante del ciclo pastorale. Alcune processioni sopravvivono: quella di San Michele che parte da Maranola, frazione alta di Formia, a giugno e a settembre, e la festa di San Clino a Esperia in maggio. A Itri la festa di San Giuseppe cade il 19 marzo.

L'artigianato tradizionale comprendeva fabbri, calzolai, ricamatrici, merlettaie e falegnami, e soprattutto gli strammari, che lavoravano le fibre dell'ampelodesma, la grande graminacea dei pendii aridi, per farne funi, scope e legacci. A Pontecorvo i cannatari producevano anfore e recipienti domestici in terracotta. Sono mestieri ormai quasi del tutto scomparsi, e chi passa oggi per questi paesi ne trova traccia nei musei locali più che nelle botteghe.

I borghi del Parco Naturale dei Monti Aurunci e cosa c'è intorno

Campodimele sorge sulla sommità di un colle e ospita gli uffici del Parco Naturale dei Monti Aurunci; nell'Ottocento il suo territorio conobbe il fenomeno del brigantaggio e nella seconda guerra mondiale si trovò attraversato dalla linea Gustav, la fortificazione tedesca costruita per fermare l'avanzata alleata. Poco fuori dall'abitato sorge il convento di Sant'Onofrio, meta di una processione che si ripete ogni anno a giugno. Itri è un importante centro agricolo appena fuori dal confine sud occidentale dell'area protetta: conserva i resti imponenti del castello e, nel nucleo medievale, la chiesa di San Michele Arcangelo.

Chi si muove in zona può allargare il raggio in poche decine di minuti: Sperlonga, con il suo dedalo bianco a picco sul mare, Gaeta e la sua montagna sacra, la spiaggia di Terracina, Formia con le sue sorgenti, Minturno e il basso Garigliano, il Parco di Gianola e Monte di Scauri, il Monumento naturale Mola della Corte Settecannelle Capodacqua, Pico nell'interno e, verso Frosinone, Cassino con la sua abbazia. È un sistema che si visita bene in tre giorni, con base a Formia o a Fondi.

Una curiosità su Parco Naturale dei Monti Aurunci

La curiosità più solida riguarda il numero delle orchidee. Oltre cinquanta specie spontanee, con una ventina di ibridi naturali, su un'area di poco meno di ventimila ettari: significa che il Parco Naturale dei Monti Aurunci concentra una quota altissima delle orchidacee italiane in un fazzoletto di calcare affacciato sul mare. Il motivo è tecnico e vale la pena conoscerlo, perché cambia il modo in cui si guarda un pascolo apparentemente povero.

Le orchidee spontanee mediterranee prosperano dove il suolo è magro, il calcare abbondante e lo sfalcio o il pascolo impediscono al bosco di chiudersi. Sono specie che perdono la partita appena l'erba diventa alta e fitta. Il pascolo estensivo degli Aurunci, praticato per secoli dai pastori stanziali, ha creato e mantenuto proprio quella condizione: prati aridi a Bromus erectus, poco concimati, tosati dalle pecore. In altre parole, la biodiversità che oggi tuteliamo è il sottoprodotto di un'economia contadina povera, non di una natura intatta.

La conseguenza pratica la si vede oggi, ed è meno rassicurante. Dove la pastorizia si è ritirata, il cespuglio avanza e le fioriture si diradano. Chi gestisce il Parco Naturale dei Monti Aurunci si trova quindi nella posizione paradossale di dover tenere in vita un'attività economica marginale per conservare un patrimonio botanico raro. Fra le specie che cercherei per prime ci sono la Ophrys lacaitae, dal labello giallo bordato, e la Ophrys promontorii, entrambe legate a questi ambienti aperti; la rarissima Corydalis pumila, invece, appartiene a un mondo diverso, quello dei suoli freschi e ombrosi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Parco Naturale dei Monti Aurunci

Nessuna guida lo scrive in prima pagina: l'Ente che gestisce il Parco Naturale dei Monti Aurunci ha competenza anche sulla collina di Montecassino, che è un monumento naturale. Il più celebre luogo di battaglia della campagna d'Italia, il colle dell'abbazia benedettina fondata da Benedetto da Norcia, non è soltanto un sito religioso e un cimitero di guerra: è un'area protetta a tutti gli effetti, insieme al Monumento naturale Collina di San Cristoforo e a cinque Zone Speciali di Conservazione della rete Natura 2000. Sette siti in tutto, sotto lo stesso ente, con due monumenti naturali che coprono 244 ettari fra Fondi, Lenola e Vallecorsa.

La seconda informazione che quasi nessuno riceve prima di partire riguarda l'acqua. Su un massiccio carsico l'acqua superficiale non esiste: si infiltra nelle doline e riemerge molto più in basso, alle sorgenti che alimentano le città costiere. Sui pianori sommitali, quindi, non ci sono ruscelli e le poche fontane in quota, quando funzionano, dipendono dalla stagione. Chi affronta il CAI 963 verso il Petrella in luglio e conta di riempire la borraccia a metà strada compie un errore di valutazione che può costare caro. Due litri a testa, minimo, da valle.

Terza cosa, meno drammatica e più utile. Le quote sono modeste, il clima è marittimo, e questo inganna: il Parco Naturale dei Monti Aurunci è perfettamente percorribile in inverno, quando l'Appennino interno è chiuso dalla neve. I percorsi bassi, come l'Appia di Sant'Andrea e la salita alla Civita, sono indicati per tutto l'anno. Gennaio e febbraio, con l'aria tersa, danno le viste migliori dell'intera stagione.

Il consiglio che ti do per visitare Parco Naturale dei Monti Aurunci

Il consiglio è uno e lo do senza giri di parole: non affrontate il Parco Naturale dei Monti Aurunci come si affronta una montagna appenninica qualsiasi, cioè arrivando alle nove e partendo in salita. Qui la logica giusta è quella marittima. Si parte presto, si sale con l'ombra, si arriva in cresta prima delle undici e si scende per pranzo, perché sul calcare bianco esposto a sud la riverberazione nelle ore centrali è durissima e l'ombra è sostanzialmente assente.

Per un primo contatto sceglierei il CAI 960 dal Rifugio Pornito alla cima del Redentore: quattro chilometri, un'ora e mezza, difficoltà escursionistica, e in cima il Golfo di Gaeta tutto intero. Per una giornata piena, il CAI 949 alla Madonna della Civita al mattino e il CAI 925 sull'Appia della valle di Sant'Andrea nel pomeriggio: due ore complessive di cammino, due mondi diversi, zero rischi. Per chi ha gambe e allenamento, il Petrella da Polleca, ma con partenza all'alba e con la consapevolezza che si tratta di un EE con oltre mille metri di dislivello.

Sulle calzature sono inflessibile: qui serve lo scarponcino con suola scolpita, perché il calcare levigato dai secoli di pascolo scivola come il marmo bagnato e le sassaie mobili non perdonano la scarpa da ginnastica. Portate un cappello, occhiali da sole, crema solare anche a marzo e una giacca a vento leggera pure d'estate, perché sulla cresta del Petrella il maestrale cambia la temperatura percepita di dieci gradi in cinque minuti. E il telefono non basta: il segnale nelle valli chiuse è discontinuo, la traccia GPS va scaricata prima.

Ultimo punto, che riguarda il portafoglio e il buon senso. Mangiate nei paesi del Parco Naturale dei Monti Aurunci e non sulla costa: a Campodimele, a Lenola, a Esperia si spende la metà e si mangia il doppio, con un olio extravergine che sugli Aurunci è materia seria e non souvenir.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che gli Aurunci sono montagne sul mare. Pochissimi ricordano la conseguenza scientifica di quella posizione: questo massiccio è un punto di transizione fra gli Appennini centrali e quelli meridionali, e la transizione non è una formula da manuale, è una cosa che si vede camminando. Nella stessa giornata si attraversano faggete da Appennino centrale, sopra i 1.200 metri, e garighe da Mediterraneo meridionale, cinquecento metri più in basso. Le due flore si toccano senza fascia di transizione, perché il versante è ripido e la distanza fra il mare e la vetta è minima.

Il dato che dà la misura del fenomeno è quello floristico: oltre 1.900 specie censite, con endemismi ed esclusive dell'Italia centrale e meridionale. Su una superficie pari a un ventesimo di quella del Parco Nazionale d'Abruzzo, gli Aurunci schierano una ricchezza botanica comparabile, e la devono proprio a questa sovrapposizione di climi. Aggiungiamo le ventuno specie di pipistrelli, favorite dalle cavità carsiche, e i nove anfibi, legati alle poche pozze e sorgenti superstiti, e il quadro si completa.

C'è anche un risvolto storico che discende dalla stessa geografia. La transizione climatica coincide con una transizione politica plurisecolare: la linea fra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie correva qui, e prima ancora questo era il margine fra il mondo volsco e quello aurunco, poi fra Lazio e Campania romana. Il Parco Naturale dei Monti Aurunci è, da tremila anni, una frontiera.

La foto giusta da fare a Parco Naturale dei Monti Aurunci

La fotografia che porta a casa il senso del Parco Naturale dei Monti Aurunci si scatta dalla cima del Redentore, e si scatta voltando le spalle alla statua. Inquadratura larga, statua di tre quarti sul bordo sinistro del fotogramma, e sotto il Golfo di Gaeta con la curva della costa fino al promontorio. La statua da sola è un soggetto mediocre; la statua come misura del vuoto che ha davanti è la fotografia giusta. L'ora buona è la prima del mattino, quando il sole arriva da est e stacca la sagoma dal fondo; verso mezzogiorno la luce piatta appiattisce tutto e il mare va in controluce.

La seconda inquadratura che consiglio è quella delle pietraie del versante sud, da fare sul CAI 960 mentre si sale: cespugli bassi di salvia ed elicriso in primo piano, sassaia bianca a media distanza, mare in fondo. Serve un punto di ripresa basso, quasi a terra, per dare peso al primo piano. Chi ha un obiettivo lungo lo tenga pronto sulla Roccia Laolatra: la parete verticale è il posto giusto per un gheppio in stallo o per un pellegrino in picchiata, ma bisogna avere pazienza e restare fermi.

Terza opzione, per chi ama le architetture: la terrazza del Santuario della Madonna della Civita con il Circeo in lontananza, e i laghi di Fondi che brillano sulla piana. Qui la fotografia funziona nel tardo pomeriggio, quando la luce radente disegna i terrazzamenti e le macere sul fianco della montagna. Sull'Appia di Sant'Andrea, infine, il basolato va ripreso in verticale dal centro della carreggiata, con i muraglioni poligonali a chiudere i lati: è l'unico modo per restituire i quattro metri e venti di larghezza della strada romana.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il fatto più antico che segna questo territorio è il passaggio della via Appia. La regina viarum, aperta nel 312 avanti Cristo e prolungata poi verso Brindisi, attraversa gli Aurunci nella valle di Sant'Andrea fra Fondi e Formia: il tratto recuperato misura circa tre chilometri, con basolato largo quattro metri e venti, marciapiedi, parapetti e terrazzamenti alti fino a dodici metri. Le tecniche costruttive diverse che si leggono nei muraglioni raccontano più fasi di restauro succedutesi nei secoli. Per mille anni tutto ciò che si muoveva fra Roma e il Mezzogiorno, eserciti, merci, ambascerie, papi e pellegrini, passò di qui.

Il secondo grande capitolo è quello del confine. Dal Cinquecento all'Unità d'Italia la linea fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, poi Regno delle Due Sicilie, tagliò questi monti; nel Settecento l'assetto economico del latifondo e della mezzadria si consolidò proprio su quella frontiera. Le conseguenze arrivarono fino all'Ottocento, quando il territorio del Parco Naturale dei Monti Aurunci conobbe il fenomeno del brigantaggio: montagne impervie, boschi fitti, un confine a poche ore di mulattiera e comunità povere formavano la combinazione perfetta per chi viveva fuori legge. Campodimele fu uno dei centri toccati dal fenomeno.

Il 1900 porta un avvenimento minore per la storia generale e capitale per il paesaggio locale: la collocazione della statua del Redentore sulla cima che da allora ne porta il nome, sopra Monte Altino, visibile da Formia e dal mare. Un gesto devozionale che ha creato l'immagine simbolo dell'intero massiccio.

Il capitolo più drammatico è quello dell'inverno fra il 1943 e il 1944. La linea Gustav, la fortificazione tedesca costruita per bloccare l'avanzata alleata verso Roma, attraversò questo territorio: Campodimele si trovò sulla linea del fronte, Itri porta ancora i segni della guerra, e il colle di Montecassino, oggi monumento naturale gestito dallo stesso Ente Parco, fu teatro della battaglia più sanguinosa della campagna d'Italia. I paesi degli Aurunci pagarono quei mesi con distruzioni, sfollamenti e violenze sulla popolazione civile.

Il 6 ottobre 1997, infine, la legge regionale n. 29 istituì il Parco Naturale dei Monti Aurunci. È l'ultimo avvenimento della serie, e non il meno importante: da quella data la montagna smise di essere solo una risorsa da sfruttare e diventò un bene da amministrare. Il ritorno del lupo, constatato negli anni più recenti dopo una lunga assenza, è la conferma biologica che la scelta ha funzionato.

Chi è passato da Parco Naturale dei Monti Aurunci

Il primo nome è quello di Marco Tullio Cicerone. L'oratore possedeva una villa a Formia, ai piedi di questi monti, e percorse decine di volte il tratto dell'Appia che attraversa la valle di Sant'Andrea, oggi sentiero CAI 925. Fu proprio lungo quella direttrice, nel dicembre del 43 avanti Cristo, che i sicari inviati da Marco Antonio lo raggiunsero e lo uccisero mentre tentava di imbarcarsi. Camminare oggi su quel basolato significa mettere i piedi sull'ultima strada percorsa dal più grande prosatore latino.

Il secondo nome è quello di Quinto Orazio Flacco. Nella quinta satira del primo libro Orazio racconta il viaggio da Roma a Brindisi compiuto al seguito di Mecenate, con tappe ad Anxur, l'odierna Terracina, a Fundi e a Formiae: il tracciato passa esattamente sotto i versanti meridionali degli Aurunci. È il più antico diario di viaggio della letteratura latina, e descrive locande, zanzare, mal d'occhi e compagni di strada con un realismo che nessuna guida moderna ha mai eguagliato.

Poi vengono i santi e i pellegrini. Il culto di San Michele Arcangelo, che nel Mezzogiorno si insedia sulle alture e nelle grotte, ha lasciato qui il Monte Sant'Angelo, alto 1.404 metri, e la chiesetta incastonata nella roccia lungo la salita al Redentore; la processione di San Michele da Maranola, frazione alta di Formia, si ripete ancora oggi in giugno e in settembre. Al Santuario della Madonna della Civita, sopra Itri, salgono da secoli pellegrini da tutto il basso Lazio e dalla Campania, per una devozione mariana che la transumanza religiosa legava al calendario dei pastori.

Passò di qui anche Michele Pezza, il ribelle di Itri divenuto celebre in tutta Europa con il nome di Fra Diavolo, protagonista dell'insorgenza antifrancese di fine Settecento e poi personaggio d'opera e di romanzo. E passarono, con ben altro spirito, i soldati di mezzo mondo: polacchi, neozelandesi, indiani, marocchini, americani e tedeschi, che fra il 1943 e il 1944 combatterono sulla linea Gustav e sul colle di Montecassino. Fra i frequentatori più assidui di queste montagne, infine, ci sono generazioni di pastori senza nome, quelli che hanno costruito le macere e aperto i tratturi su cui oggi corrono i sentieri CAI. Il Parco Naturale dei Monti Aurunci è opera loro quanto della geologia.

Parco Naturale dei Monti Aurunci
Parco Naturale dei Monti Aurunci

Quando andare al Parco Naturale dei Monti Aurunci

La finestra migliore va da marzo a fine maggio. È il periodo indicato dall'Ente gestore per la maggior parte dei sentieri di quota ed è anche quello delle fioriture: orchidee sui pascoli, ginestre e alberi di Giuda lungo l'Appia, campanule e lini sulle pietraie del Redentore. Settembre e ottobre offrono un secondo tempo eccellente, con temperature gentili, aria limpida e boschi che virano.

Luglio e agosto li sconsiglio apertamente per i percorsi esposti a sud. Non è una questione di fatica, è una questione di sicurezza: il calcare riflette il calore, l'ombra manca, l'acqua non si trova. Se capitate qui d'estate, uscite all'alba e chiudete la camminata entro le dieci, oppure spostatevi sui percorsi bassi e ombrosi. L'inverno, al contrario, è una stagione sottovalutata: l'Appia di Sant'Andrea e la salita alla Civita si percorrono tutto l'anno e a gennaio regalano la visibilità migliore sul Golfo.

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci con i bambini e l'accessibilità

Con bambini piccoli il percorso giusto è uno solo: il CAI 925 sull'Appia antica della valle di Sant'Andrea. Due chilometri e quattro, un'ora, difficoltà T, area picnic con tavoli e panchine sul lato di Fondi, e un tema che tiene desta l'attenzione, perché si cammina su una strada romana vera, fra cisterne e ponti. Il bike park fra Campodimele e Pico, con i suoi ventidue chilometri e le frecce di segnalazione, è pensato dichiaratamente anche per bambini e ragazzi.

Sull'accessibilità occorre essere onesti. I percorsi principali del Parco Naturale dei Monti Aurunci non sono accessibili a sedie a rotelle né a passeggini, e non dispongono di ausili per l'orientamento di persone ipovedenti: la scheda del CAI 949 verso la Madonna della Civita e quella del CAI 925 sull'Appia lo dichiarano espressamente. Al santuario si arriva comunque in automobile, e il piazzale con la sua fontana è raggiungibile senza cammino: per chi ha difficoltà motorie è la soluzione migliore per godersi il panorama sulla piana e sui laghi di Fondi.

Guide, accompagnatori e organizzazione della visita

Questo è un territorio che si presta al fai da te sui percorsi bassi e che invece premia l'accompagnamento sulle salite di cresta, dove la segnaletica CAI c'è ma la lettura del terreno carsico richiede esperienza. Chi organizza gruppi, viaggi aziendali o uscite per piccoli gruppi trova su TourLeaderPro accompagnamento turistico il servizio dedicato, mentre chi lavora su Roma e dintorni può partire dalla pagina dei servizi turistici professionali a Roma. Per i tour operator che cercano un professionista certificato su questa zona c'è lo strumento per trovare un accompagnatore turistico certificato.

Chi arriva dall'estero e prepara un itinerario in inglese trova il quadro completo della regione nella guida al Lazio di ItalyPlanner, l'inquadramento nazionale del turismo di montagna e natura nella pagina mountains and nature in Italy e la lista delle cose da vedere nella capitale nella guida sulle best things to do in Rome.

Domande veloci su Parco Naturale dei Monti Aurunci

Quanto costa entrare nel Parco Naturale dei Monti Aurunci?

Nulla. Il Parco Naturale dei Monti Aurunci è un'area protetta aperta, senza recinzione né biglietteria: si entra liberamente dai sentieri e dalle strade dei dieci comuni. Eventuali costi riguardano le visite guidate e le attività organizzate, che vanno richieste all'Ente Parco.

Quanto è grande il Parco Naturale dei Monti Aurunci?

L'estensione è di 19.374 ettari, distribuiti fra le province di Frosinone e Latina. A questi si aggiungono i monumenti naturali gestiti dallo stesso Ente, per ulteriori 244 ettari fra Fondi, Lenola e Vallecorsa.

Quando è stato istituito il Parco Naturale dei Monti Aurunci?

Nel 1997, con la legge regionale del Lazio n. 29 del 6 ottobre.

Quali comuni fanno parte del Parco Naturale dei Monti Aurunci?

Dieci: Ausonia, Campodimele, Esperia, Fondi, Formia, Itri, Lenola, Pico, Pontecorvo e Spigno Saturnia.

Dove si trova la sede dell'Ente Parco?

A Campodimele, in Viale Glorioso 10, CAP 04020, provincia di Latina. I recapiti telefonici sono 0771 598114 e 0771 598130, la posta elettronica info@parcoaurunci.it.

Qual è la cima più alta?

Il Monte Petrella, con i suoi 1.533 metri. Seguono il Monte Sant'Angelo con 1.404 metri, il Monte Ruazzo con 1.314, il Monte Fuga con 953 e il Monte Maio con 940.

Come si arriva al Parco Naturale dei Monti Aurunci in treno?

Con la linea Roma Napoli, scendendo a Formia, a Fondi Sperlonga o a Itri. Da Formia partono gli autobus per i comuni del parco. In media circolano due treni l'ora per direzione e il viaggio dura poco più di un'ora sia da Roma sia da Napoli.

Come si arriva in auto?

Da Roma con la SS 148 Pontina o la SS 7 Appia verso Terracina, Fondi e Formia; da Napoli con la SS 7 quater Domiziana verso Mondragone e poi la SS 7 Appia; dalla A1 con le uscite di Cassino, Ceprano o Pontecorvo.

Quanti sentieri ci sono nel Parco Naturale dei Monti Aurunci?

La rete segnata CAI è molto estesa: il solo territorio di Itri conta cinquantadue percorsi, Campodimele oltre cinquanta fra escursionismo e bicicletta, e il catalogo dell'Ente elenca decine di itinerari numerati su tutti i versanti.

Qual è il sentiero più facile?

Il CAI 925 lungo la via Appia antica nella valle di Sant'Andrea, fra Itri e Fondi: 2,4 chilometri, 147 metri di dislivello, un'ora, difficoltà T.

Qual è il sentiero più impegnativo?

Fra quelli qui descritti, il CAI 963 da Polleca al Monte Petrella: 7,3 chilometri, 1.031 metri di dislivello in salita, tre ore e mezza, difficoltà EE per escursionisti esperti.

Si può andare in mountain bike?

Sì. Il Bike Park dei Monti Aurunci offre 22 chilometri e quattordici percorsi, undici dei quali single track, fra la Piana di Sant'Onofrio a Campodimele e la Valle Vona a Pico.

Ci sono rifugi?

Sì, e alcuni sono punto di partenza dei sentieri principali: il Rifugio Pornito e il Rifugio Acquaviva in territorio di Formia sono i più usati dagli escursionisti. Apertura e servizi vanno verificati presso l'Ente Parco prima della partenza.

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci è adatto ai bambini?

Sì, scegliendo i percorsi giusti: l'Appia di Sant'Andrea con la sua area picnic e i tracciati facili del bike park. Le salite di cresta, con dislivelli fra i 500 e i mille metri, sono un'altra faccenda.

I sentieri sono accessibili in sedia a rotelle?

No. Le schede ufficiali dei percorsi principali dichiarano che non sono accessibili a sedie a rotelle né a passeggini e che non esistono ausili per l'orientamento di persone ipovedenti. Al Santuario della Madonna della Civita si arriva però in automobile.

C'è acqua lungo i percorsi?

Poca e non garantita. Il massiccio è carsico e l'acqua superficiale scompare nelle doline: sul CAI 925 non esistono punti acqua, sul CAI 949 c'è una fontana al piazzale del santuario. Portate la scorta da valle.

Qual è il periodo migliore per visitare il Parco Naturale dei Monti Aurunci?

Da marzo a ottobre per i sentieri di quota, con il massimo fra aprile e maggio per le fioriture. I percorsi bassi, Appia e Civita, sono praticabili tutto l'anno.

Si possono vedere i lupi?

Vederli è praticamente impossibile: il lupo è tornato in pochi esemplari ed evita l'uomo. Si possono trovare tracce, impronte e fatte, e chi cammina all'alba in zone silenziose ha qualche probabilità in più di sentirne l'ululato.

Quante specie di orchidee ci sono?

Oltre cinquanta specie spontanee, più una ventina di ibridi naturali, all'interno di un patrimonio floristico che supera le 1.900 specie censite.

Che differenza c'è fra i Monti Aurunci e i Monti Ausoni?

Appartengono entrambi alla catena dei Volsci, insieme ai Lepini, ma sono gruppi distinti: gli Ausoni sono più interni e settentrionali, gli Aurunci si affacciano direttamente sul Tirreno e raggiungono quote maggiori con il Petrella.

Serve una guida per visitare il Parco Naturale dei Monti Aurunci?

Sui percorsi T ed E ben segnati no, se si è attrezzati e si legge una traccia. Sui percorsi EE e sui pianori carsici, dove la nebbia cancella i riferimenti in pochi minuti, un accompagnatore esperto cambia radicalmente la sicurezza e la qualità della giornata.

Il mio giudizio finale sul Parco Naturale dei Monti Aurunci

Dopo vent'anni di gruppi accompagnati nel Lazio, continuo a considerare questo il parco più sottovalutato della regione. La gente scende in autostrada verso Gaeta e Sperlonga guardando il mare, e alle spalle ha una montagna con millenovecento specie vegetali, cinquanta orchidee, il lupo tornato e una strada romana intatta dentro una valle chiusa. Ci va un decimo dei visitatori che affollano i Castelli. Meglio così, in un certo senso, ma è un'ingiustizia che vale la pena correggere.

Se dovessi scegliere una sola giornata, salirei al Redentore all'alba di un giorno di aprile, mangerei a Campodimele verso l'una e nel pomeriggio camminerei sul basolato dell'Appia nella valle di Sant'Andrea. Venti euro di benzina, due ore di cammino, tremila anni di storia e un panorama che dal Circeo arriva a Ischia. Poche cose nel Lazio reggono il confronto.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl parco naturale dei Monti Aurunci è un'area naturale protetta del Lazio istituita nel 1997 e situata al confine tra le province di Frosinone e Latina.
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IndirizzoViale Glorioso, snc, 04020 Campodimele LT, Italia 4020
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